Formononetina contro la caduta dei capelli
Formononetina è un flavonoide (7-ossi-4’-metossi isoflavone). Si tratta del componente tipico della droga di varie piante, in particolare il Trifoglio, ma anche Erba medica, Liquirizia, Chiodi di Garofano. In terapeutica e cosmetica è apprezzata per la sua leggera attività estrogeno-simile. Nella pratica tradizionale spesso estratti contenenti fitoestrogeni sono stati utilizzati con il presupposto che sostanze ormono-simili in essi contenute sono in grado di stimolare la crescita dei capelli. E questo, lo ha confermato la ricerca scientifica, in relazione al fatto che tali sostanze stimolano e regolano la proliferazione dei cheratinociti del follicolo dei capelli. È proprio con formononetina estratta da Chiodi di Garofano (Eugenia caryophyllus) che è stato effettuata una ricerca atta a stabilire l’interesse di questo ingrediente attivo in preparati tricocosmetici intesi a contrastare la perdita dei capelli. Si è potuto verificare che formononetina esplica un effetto anti-apoptotico deregolando l’espressione di caspasi-3, esercitando quindi un effetto regressivo sulla perdita dei capelli. Ricorderemo che caspasi-3 è una proteasi (enzima idrolasi) con gruppo cisteinico nel sito attivo, ed è essenziale alle cellule ai fini di attivarne apoptosi (8).
Peptidi antiforfora
Il brevetto riferisce di preparati antiforfora ove come ingredienti attivi sono considerati particolari tipi di peptidi antimicrobici. Per peptide antimicrobico si intende un peptide che previene, inibisce o riduce la crescita di microrganismi o, anche, li distrugge. Nel caso specifico, i peptidi in esame si sono rivelati efficaci nel confronto dei microrganismi tipici della formazione di forfora (Malassezia furfur, M. ovalis…). Le formulazioni si sono rivelate efficaci nel trattamento di disordini correlati a desquamazione dello scalpo quali dermatiti seborroiche e forfora. I peptidi utilizzati sono del tipo filloseptine e dermaseptine, separati da pelle di anfibi. Tali peptidi, mentre hanno sviluppato una specifica attività mirata a contrastare lo sviluppo e l’attività di microrganismi patogeni come quelli sopra citati, al contempo non interferiscono sull’equilibrio fisiologico della flora microbica residente e benefica sul sito di applicazione. Dopo l’applicazione del preparato contenente i peptidi antimicrobici, si può ricorrere al lavaggio della chioma con shampoo. Peraltro i peptidi possono essere utilizzati anche in formulazioni non a risciacquo (9).
Microrganismi probiotici contro disordini dello scalpo
L’invenzione descrive l’uso di microrganismi probiotici o una frazione di loro metaboliti nel trattamento di disordini dello scalpo quali dermatiti seborroiche, irritazioni o prurito, sviluppo di forfora. Gli Autori del brevetto hanno scoperto che microrganismi probiotici delle specie Lactobacillus e Bifidobacterium riducono i detti disagi agendo sul livello di idratazione e sulla funzione barriera dello scalpo. Ottimizzando l’assimilazione di nutrienti forniti in una idonea dieta a livello della mucosa intestinale, contribuiscono a promuovere la fornitura di nutrienti essenziali al metabolismo cellulare ed alla sintesi di vari elementi strutturali della pelle. Quest’azione si risolve, dicono gli estensori del brevetto, in un rafforzamento della funzione barriera della cute, nella riduzione di condizioni infiammatorie e nel mantenimento di una bilanciata ecoflora cutanea benefica. Di conseguenza, lo scalpo risulta più nutrito, più idratato, meno irritato e meno fragile e non tende a squamarsi. L’azione è diversa e più intensa e più pronunciata di quella ascrivibile a preparati che contengono tradizionali ingredienti antiforfora (10).


NATRUE è l’Associazione Internazionale per la Cosmesi Naturale e Biologica, e la prima domanda che rivolgiamo a Francesca Morgante, Label & Communication Manager NATRUE è proprio rappresentata da quali sono i principali obiettivi e quale ruolo caratterizza l’associazione e la distingue dagli altri organismi di certificazione oggi presenti sul mercato: “Il fatto di essere un’associazione senza scopo di lucro ci differenzia dalla maggior parte degli enti che promuovono standard di certificazione per la cosmesi naturale e bio. Infatti gli standard sono generalmente gestiti da enti di certificazione che definiscono il disciplinare e allo stesso tempo ne verificano la conformità.
Riguardo allo scenario europeo, ci si è interrogati a lungo sulla eventualità che potesse intervenire un atto normativo riguardo la cosmesi naturale e biologica: dall’osservatorio di NATRUE e alla luce della conoscenza e dei rapporti che avete aperti con le istituzioni comunitarie, qual è la valutazione dell’associazione a questo riguardo? È questa una eventualità prevedibile nel prossimo futuro, oppure l’identità del cosmetico naturale dipenderà ancora a lungo da forme di autoregolamentazione delle imprese più virtuose?
Ma, restando sul punto di vista del consumatore, va detto che il prodotto cosmetico naturale è oggi “vestito” da un numero spesso elevato di simboli vari. NATRUE cosa ritiene sia possibile fare per accrescere l’efficacia e la percezione dei marchi che hanno una reale valenza di garanzia?


Ma non occorre scendere nello specifico della metodologia e delle tecniche antroposofiche per rendersi conto che l’azienda agricola qui è vista come un grande organismo vivente, e il compito di chi ci lavora è quello di tenere in equilibrio questa forma di vita e in armonia le complesse relazioni esistenti tra le varie specie di piante e il terreno. Perché se l’elenco delle officinali che qui vengono coltivate e direttamente utilizzate per la produzione di tinture e altri estratti, o che vengono spedite per venire impiegate nella preparazione di medicinali e cosmetici realizzate presso altri stabilimenti Weleda, arriva ad almeno 180 specie, bisogna considerare che la biodiversità presente nell’azienda agricola è ancora più ricca. In effetti è possibile osservare tra i filari varie consociazioni, e anche quando si attraversano i campi più estesi, come quelli dedicati alla calendula, non ci si trova di fronte a monoculture nettamente separate dall’ambiente circostante, ma a ampi settori aperti nel contesto di habitat vegetativi ricchi e compositi che separano i vari appezzamenti (a differenza di quanto siamo abituati a vedere nelle nostre campagne, dove lungo i bordi dei campi coltivati non cresce più niente).

L’aspirazione di raccogliere l’energia che i fiori e le piante sono in grado di racchiudere è uno dei fondamenti della pratica steineriana. Se bisogna studiare e condividere la sua filosofia per seguire le interpretazioni della dottrina di Steiner dei vari fenomeni che riguardano il rapporto tra l’uomo e il mondo naturale, è impossibile non cogliere istintivamente l’energia vitale che sprigiona un ettaro di calendula in fioritura. Da quando la fioritura ha inizio, la raccolta dei capolini prosegue per diversi giorni, alla mattina presto. Viene condotta a mano, come il diserbo dei filari e molte altre lavorazioni nel giardino, che per questo si avvale nel periodo estivo di molti lavoratori stagionali.
