Oxisol

Uno dei principali elementi da tenere in considerazione nell’ottica dell’anti-aging odierno è senz’altro rappresentato dall’azione contro gli inquinanti ambientali e le relative eccessive esposizioni alle radiazioni elettromagnetiche solari, il cui filtro naturale (ozono) è messo sempre di più alla prova dallo sviluppo industriale. È infatti dimostrato come una delle principali cause dell’invecchiamento cutaneo sia legata proprio alla scarsa protezione nei confronti dei radicali liberi e delle radiazioni UV atmosferiche. Pur essendoci una grande varietà di alternative in natura, va tenuta presente la molteplicità di variabili che rende una molecola anti-ossidante veramente efficace in vivo. Gli anti-ossidanti naturali mostrano problematiche nel soddisfare tutti i criteri di esame.

Da un punto di vista fisiologico, infatti, l’azione di un anti-ossidante va valutata in stretta correlazione con tre parametri:

1 Potere antiossidante Intrinseco

2 Tempo di reazione nello scavenging del radicale

3 Stabilità intrinseca dell’anti-radicale (ed eventuali reazioni con altri elementi presenti nello stesso sistema)

Nel primo e nel secondo caso è risaputo che un anti-ossidante ha una diversa tendenza a reagire con molecole radicaliche, sia in termini di intensità che di tempi richiesti nell’effettiva azione di scavenging. Molte sostanze naturali hanno un buon potere anti-ossidante di base, ma tempi richiesti nello scavenging più lunghi. Questo effetto ritardato può comunque non essere sufficiente alla prevenzione dal danno radicalico.

L’optimum formulativo è pertanto legato all’impiego di sostanze con un alto potere anti-ossidante e con tempi di reazione minimi, al fine di garantire una celere inattivazione del radicale libero.
Allo stesso tempo è fondamentale che l’antiossidante tal quale abbia una propria stabilità di fondo, e che non tenda a reagire con l’aria o altri eventuali elementi in formula.

Prendendo in esame alcuni esempi, è ben nota l’azione antiossidante della Vitamina C, quanto allo stesso tempo, la sua instabilità nella sua forma standard non funzionalizzata e la sua tendenza a reagire ed esaurire prematuramente la sua azione. Kalichem Italia, a seguito di un lungo lavoro di studio e ricerca in collaborazione con l’Università di Ferrara, ha introdotto di recente sul mercato un’innovativa molecola anti-ossidante brevettata a livello mondiale, Oxisol, in grado di centrare appieno i 3 parametri precedenti definiti.

Schermata 2016-10-18 alle 15.24.35Composizione e Caratteristiche tecniche

Oxisol (INCI: DiHydrohyPhenylBenzimidazole Carboxilic Acid) è un anti-ossidante di ultima generazione, con una struttura benzimidazolico-fenolica, in grado di agire sui radicali liberi con un potere anti-ossidante superiore ai benchmark di mercato (vedere tabella con test comparativi), in tempi più rapidi, mantenendo la propria struttura stabile persino a seguito di esposizioni agli UV (il che lo rende eleggibile tra gli antiossidanti di riferimento da considerare anche nel nuovo trend funzionale rivolto simultaneamente a sun care/anti-ruga/anti-pollution).

Le caratteristiche tecniche della materia prima sono riportate in Tabella 1.

Efficacia

L’azione anti-radicalica è ascrivibile soprattutto all’azione delle unità fenoliche, mentre l’innovativa stabilità è legata alla ricchissima delocalizzazione elettronica ritrovata lungo tutta la struttura molecolare, che tende subito a rigenerare la forma anti-ossidante attiva della specialità.

La fortissima azione di scavenging consente inoltre di supportare l’azione dei filtri organici ed inorganici, incrementando significativamente sia la protezione sugli UV-B che sugli UV-A con un effetto di booster di filtri solari broad spectrum.
La sua stabilità intrinseca e le evolute proprietà anti-radicaliche lo rendono inoltre eleggibile anche per il trattamento preventivo dei danni legati all’esposizione ai raggi Infrarossi (costituenti essi stessi un fattore di rischio in ottica di invecchiamento cutaneo). Il prodotto, con la sua sostenuta azione anti-ossidante è in grado di prevenire i danni mitocondriali generati dai radicali liberi in risposta agli IR (e dalle forze vibrazionali che questi esercitano a livello dermico).

Diversi fattori di rischio provenienti dall’atmosfera sono associati all’invecchiamento cutaneo (Fig 1).

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L’attivo, attraverso la sua forte azione di scavenging, riesce ad agire su ciascuno di questi fattori attenuando lo stress ossidativo generale e riducendo significativamente gli effetti di photoaging ad essi associati.

Efficacia anti-pollution antiossidante

Test ex vivo

Oxisol è stato testato ex vivo su un modello di epidermide umana esposta all’azione di fumo chimico (nello specifico fumo di sigaretta, per ricreare condizioni ambientali inquinanti).

Le superfici cutanee previamente esposte a tale inquinante sono state trattate con una crema base contenente Oxisol all’1% e la stessa crema base senza l’attivo.

Il parametro misurato per valutare la riduzione della tossicità è l’espressione da parte delle cellule cutanee di un marker citotossico, rappresentato dalla proteina enzimatica LDH (Lattato Deidrogenasi) (Fig 2a).

Con Oxisol una riduzione del danno da inquinamento del 30%, in virtù della riduzione del 30% di LDH.

Test in vitro 

Test in vitro PCL evidenziano che Oxisol mostra un potere anti-ossidante 3 volte superiore alla vitamina C, 10 volte superiore alla vitamina E, e ben 40 volte superiore al resveratrolo.

Anche quando inserito all’interno di specifiche formule cosmetiche (tenendo dunque in conto le eventuali interazioni con altri componenti in formula), l’attivo continua a mostrare un trend di performance considerevolmente superiore rispetto ai benchmark di riferimento (Fig.2b).

Test sulla cinetica di scavenging dei radicali

La molecola è stata testata anche in termini di Tempi di Reazione, al fine di valutarne la velocità nell’azione di scavenging. Il test eseguito è un DPPH test.

I risultati ottenuti mostrano che la materia prima riesce ad agire in un arco temporale brevissimo (12,2 secondi), meglio di molti prodotti benchmark (vitamina E circa 20 secondi, resveratrolo 73 secondi) e di altri svariati anti-ossidanti naturali (estratto di tè, quercetina, rosmarino, estratti d’uva ecc) (Fig.2c).

Oxisol è dunque in grado di ridurre considerevolmente i danni cutanei legati all’inquinamento e di agire con una forza anti-ossidante più intensa e rapida rispetto ai benchmark di comune impiego sul mercato. Il tutto conservando la propria stabilità e non mostrando alcun tipo di interazione con altri elementi in formula.

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Efficacia nel boosting solare (SPF, protezione UVA)

Test in vivo/in vitro

L’attivo è stato testato all’interno di tre formulazioni solari contenenti filtri di comune impiego (Avobenzone, Octocrylene ed OctylMethoxyCinnamate) usati a diverse concentrazioni (Fig.3 – Test 1 e Test 2).

L’addizione della molecola è in grado di incrementare in vitro mediamente la protezione UV-B di 2-3 volte e di raddoppiare l’efficacia nella protezione UV-A. I test sono stati effettuati considerando il valore di protezione di un solare contenente solo Oxisol (che non ha mostrato azione protettiva se usato solo), il valore relativo ad una miscela di filtri, e il valore della stessa miscela addizionata del booster. Anche nella determinazione in vivo, il valore di SPF aumenta di 2,5 volte (Fig.3Test 3).

I test dimostrano tangibilmente che nonostante Oxisol non sia un filtro, rimane di primario interesse per impiego in solari, in quanto la sua fortissima azione sui radicali liberi riesce a favorire un aumento abnorme della protezione sia su UV-B che UV-A.

Oxisol garantisce un forte supporto sull’azione protettiva verso gli UV-A.

Molecole di natura organica ad azione protettiva sugli UVA sono molto rare da trovare: l’Avobenzone, filtro di elezione in tale ambito, mostra svariate problematiche sia da un punto di vista tecnologico   di inserimento in formula (a causa della necessità di riscaldamento e dell’eventualità diffusa di fenomeni di precipitazione), che funzionale (la molecola è altamente instabile e spesso la sua azione protettiva è soltanto teorica e limitata alla vita del solare sullo scaffale). La materia prima, da un punto di vista tecnologico, è idrosolubile, mantiene la propria stabilità in formula (basta lavorare a pH fisiologico), non dà luogo a precipitazioni e non richiede specificamente riscaldamento. L’aggiunta di Oxisol all’Avobenzone, inoltre, come mostrato nel grafico di riferimento (Fig.3 – Test 4), è in grado di limitare significativamente la riduzione dell’efficacia sulla protezione UV-A. Usando soltanto l’avobenzone, infatti, si denota una riduzione dell’efficacia anti-UVA pre e post esposizione di un netto -65%; impiegando Oxisol in associazione, si riesce ad assestarsi su una perdita di attività di circa il 10%.

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Sicurezza

Oxisol è stato largamente testato in termini di stabilità e sicurezza ed il patch test non ha dato alcun effetto irritativo e indesiderato. Trattandosi di una molecola pensata per anti-pollution, anti-aging e boosting solare, sono stati condotti anche innumerevoli test sulla stabilità fisica (stabilità post esposizione agli UV, test su denaturazione proteine e DNA, test di perossidazione lipidica ecc.); la materia prima ha mostrato un ottimo profilo di sicurezza.

Applicazioni e Modalità d’uso

Oxisol va utilizzato a diverse concentrazioni di impiego, a seconda della tipologia di applicazione di riferimento. Per l’uso anti-ossidante e anti-pollution, l’1% è la dose indicata, fermo restando che a seconda dell’eventuale presenza di attivi sinergizzanti, le concentrazioni di riferimento possono partire anche da valori inferiori. In ottica di boosting solari, incremento sia di protezione UVA che UVB, e “mantenimento” della protezione UVA post-esposizione solare, le concentrazioni di riferimento variano da 0,5% fino ad un optimum del 3%.

La molecola si può solubilizzare in acqua a pH basico per poi riportare il pH a neutralità.

Di seguito viene riportata una formula di crema antipollution.

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da Cosmetic Technology 4 – 2016

Liposan Forte

Nella popolazione italiana si assiste ad una importante tendenza dell’incidenza di gravi eventi cardio-vascolari (angina, infarto, coronaropatie, ischemie, aterosclerosi, ictus ed eventi cerebrovascolari) che rappresentano attualmente la maggiore causa di morte nel nostro Paese (oltre il 30% dei decessi – Istat Report 2012 – dic. 2014).

Questi dati epidemiologici evidenziano l’importanza strategica di poter agire favorevolmente sulla riduzione dell’incidenza del rischio cardiovascolare sulla popolazione. Sebbene i farmaci di elezione siano le statine, in caso di ipercolesterolemia medio-bassa si può preferire un intervento di tipo non farmacologico, con attivi di origine naturale.

La Monacolina K è una statina naturale, analoga alla Lovastatina, ed è ottenuta da fermentazione controllata di comune riso (Oryza sativa) con uno specifico ceppo di lievito, il Monascus purpureus, che attraverso il suo metabolismo porta alla produzione della molecola ipo-colesterolemizzante.

Salugea ha sviluppato l’integratore alimentare Liposan Forte che presenta una esclusiva associazione fra Monacolina K (10 mg/die) da Riso Rosso fermentato (Monascus purpureus), Berberina da estratto di Crespino (Berberis vulgaris), Silimarina da estratto di Cardo Mariano (Silybum marianum) e Rosmarino.

Schermata 2016-10-17 alle 16.51.55Composizione

Liposan Forte è un integratore alimentare in capsule vegetali, la cui composizione è riportata in Tabella 1.

Meccanismo d’azione

Nel Liposan Forte si realizza una esclusiva sinergia a 3 vie per la riduzione del colesterolo e dei trigliceridi ematici.

• La Monacolina K è in grado di inibire l’attività del HMG-CoA reduttasi, enzima strategico nelle prime tappe di biosintesi endogena del colesterolo, ottenendone così la riduzione (1).

• La Berberina svolge un’azione di stimolo alla proliferazione dei recettori membranari degli epatociti per la captazione del colesterolo, specie in forma LDL (2).

• La Silimarina attua una profonda riattivazione della funzione epatica, con conseguente miglioramento dell’equilibrio lipidico del sangue, sia per il colesterolo (ratio HDL/LDL) che per i trigliceridi (3).

In aggiunta ai meccanismi specifici di ogni attivo, il prodotto sfrutta la particolare sinergia crociata che si attua fra essi.

Infatti l’azione della Monacolina K è esaltata ed integrata dalla presenza della Berberina che svolge un’attività inibitoria (4) sulla pro-Proteina CSK-9 (pro proteina convertasi subtilisin/kexin di tipo 9), la cui funzione è di indurre la degradazione del recettore per l’LDL-Col sulla superficie delle cellule epatiche; in presenza di Berberina quindi la p-CSK-9 viene limitata nella sua azione che condurrebbe alla riduzione dell’assorbimento del colesterolo circolante in eccesso.

In tal modo Monacolina K e Berberina agiscono sinergicamente, l’una per diminuire la produzione di colesterolo endogeno inibendone la cascata enzimatica di sintesi, l’altra per mantenere elevato ed attivo il numero dei recettori degli epatociti per il LDL-Col., migliorando così la captazione di quello circolante.

Inoltre la Silimarina ha una forte azione migliorativa sull’efficacia della Berberina; infatti quest’ultima di per sé (al 90%) non riesce a permanere nelle cellule del fegato e a svolgere la sua funzione perché viene espulsa rapidamente (5) da esse per mezzo dell’azione della molecola membranaria Gp-P (Glicoproteina-P) che la estrude fuori dall’epatocita.

La Silimarina risulta infatti essere un inibitore della glicoproteina-P (5) e quindi permette un maggiore e prolungato accesso della Berberina nella cellula epatica, permettendole così di agire al meglio nello stimolo alla ricaptazione del colesterolo circolante ed alla sua metabolizzazione.

Studio clinico

In questo studio preliminare, condotto dal Medico di Medicina Generale Capriotti F. e dal Biologo Censani S., sono state arruolate 8 persone di entrambi i sessi di età media 56 anni, che presentavano come criteri di ammissione il valore del colesterolo LDL > 110 mg/dl ed almeno 1 altro fattore di rischio cardio-vascolare (pregressa ischemia cardiaca o cerebrale, ipertensione, familiarità con gravi eventi vascolari).

Su ogni soggetto è stato svolto un test analitico all’inizio della sperimentazione, prima dell’assunzione del Liposan Forte (T0), sui seguenti parametri: Colesterolo Totale, Col. HDL, Col. LDL, Trigliceridi, Glicemia, GOT, GPT, GGT; è stato monitorato anche il peso corporeo e la pressione arteriosa a T0.

Immediatamente dopo è iniziata l’assunzione di Liposan Forte (Lotto 141202LF, 1 capsula al termine del pranzo ed 1 capsula al termine della cena per die) per la durata totale di 3 mesi, con un’interruzione di 5 giorni fra un flacone ed il successivo (62 capsule = 31 gg).

Nessuna variazione al consueto stile di vita ed all’abituale alimentazione è stata richiesta ai soggetti.

Schermata 2016-10-17 alle 16.52.07Al termine dei 3 mesi sono state confrontate le medie dei vari parametri testati fra inizio del test (T0) e suo termine (T1). I risultati sono riportati in Tabella 2.

Per ciò che riguarda i valori di Glicemia, GOT, GPT, GGT, essi non hanno mostrato variazioni significative, permanendo, sia all’inizio che al termine, in range di normalità. Anche per peso corporeo e pressione arteriosa non sono state riscontrate variazioni significative.

Sebbene preliminare, lo studio suggerisce che Liposan Forte, nell’arco di soli 3 mesi di trattamento, è efficace nel migliorare significativamente il quadro lipidico complessivo. In particolare sono da sottolineare i netti miglioramenti su Colesterolo Totale, quello LDL, i Trigliceridi e dei dati lipemici estrapolati che rappresentano indici estremamente importanti nella valutazione clinica del migliorato grado di rischio cardio-vascolare.

Sicurezza

Liposan Forte è un integratore alimentare totalmente naturale a base di estratti vegetali; nel corso dello studio non sono stati rilevati significativi effetti avversi o collaterali all’uso.

Applicazioni e modalità d’uso

Liposan Forte può rappresentare una valida alternativa di natura vegetale per il trattamento efficace delle dislipidemie sia da colesterolo, che da trigliceridi, specialmente per soggetti sensibili alle statine sintetiche, o per coloro i quali può non essere necessario/opportuno il ricorso al farmaco. Si suggerisce di assumere 1-2 capsule al giorno con acqua, preferibilmente dopo i pasti principali, per almeno 3 mesi consecutivi.

Bibliografia 

1 Shamim S, Al Badarin FJ, Di Nicolantonio JJ, Lavie CJ, O’Keefe JH (2013) Red yeast rice for dysipidemia. Mo Med 110(4):349-354

2 Kong W, Wei J. Abidi P, Lin M, Inaba S et al (2004) Berberine is a novel cholesterol-lowering drug working through unique mechanism distinct from statins. Nat Med 10 (12):1344-1351

3 Cacciapuoti F, Scognamiglio A, Palumbo R et al (2013) Silymarin in non alcoholic fatty liver disease. World J Hepatol 5(3):109-113

4 Cameron J, Ranheim T, Kulseth MA et al (2008) Berberine decreases PCSK9 expression in HepG2 cells. Atherosclerosis 201:266-273

5 Pan GY, Wang GJ, Liu XD, Fawcett JP, Xie YY (2002) The involvement of P-glycoprotein in berberine absorption.

Pharmacol Toxicol 91(4):193-197

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da L’Integratore Nutrizionale 3 – 2016

Peptidyss™

Abyss Ingredients è un’azienda biotecnologica francesce con sede in Bretagna che si occupa di sviluppo e produzione di ingredienti nutraceutici da origine ittica.

La Bretagna detiene il primato nazionale di pesca commerciale, processando in un anno circa 140.000 tonnellate di pesce destinate alla produzione di filetti per consumo alimentare umano; questa attività genera un quantitativo di oltre 70.000 tonnellate/anno di scarto (50% del peso totale del pesce), sottoprodotto valorizzato per la produzione di ingredienti alimentari.

Tutte le specie pescate e lavorate in Bretagna provengono da pratiche di pesca responsabili e sostenibili (in accordo e rispetto alle quote di pesca definite dall’Unione Europea) e l’utilizzo dei sottoprodotti per la produzione di ingredienti funzionali conferma strategie di sviluppo sostenibili che consentono di individuare le migliori soluzioni al fine di poter utilizzare tutto il prodotto pescato.

La Bretagna è la terra di origine delle popolazioni celtiche che durante l’età del Bronzo, grazie alla padronanza nella tecnica di evaporazione dell’acqua di mare per la produzione di sale, hanno fatto enormi progressi nella conservazione degli alimenti. Per conservare il pescato veniva utilizzato il sale dando origine alla produzione del Garum, un autolisato di pesce ottenuto da pesci oleosi come sardine, sgombri, acciughe. La tecnica di produzione del Garum, a seguito della conquista della Bretagna da parte dell’impero Romano, venne poi trasmessa ad altre regioni dell’Impero e destinata alla preparazione di una salsa che oggi in Italia rivive sotto il nome di “Colatura di Alici di Cetara”.

Traendo ispirazione dal Garum, Abyss Ingredients ha sviluppato l’ingrediente alimentare PeptidyssTM, di cui LCM Trading è distributore esclusivo per il mercato italiano.

Caratteristiche e Specifiche tecniche

PeptidyssTM è un idrolisato di proteine provenienti dai sottoprodotti della lavorazione delle sardine, realizzato con processi biotecnologici all’avanguardia, il cui peso molecolare si concentra per lo più al di sotto dei 1.000 Dalton. Questo è un fattore determinante per l’assorbimento di PeptidyssTM. Una risorsa di materie prime standardizzate consente di mantenere il peso molecolare costante, determinato con cromatografia a esclusione (Fig.1), assicurando ai peptidi che costituiscono PeptidyssTM caratteristiche simili per ciascun lotto; questo garantisce una qualità del prodotto (e quindi un rapporto dose-effetto) stabile nel tempo.

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La specifica tecnologia impiegata per la preparazione dell’idrolisato permette di eliminare la porzione indigeribile e generare un’elevata concentrazione di peptidi. La Tabella 1 riporta le caratteristiche del prodotto,mentre la distribuzione aminoacidica caratteristica del prodotto è riportata in Tabella 2.

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Meccanismo d’azione

Lo stress è una reazione fisiologica che stimola l’adattamento fisico alla variazione delle condizioni ambientali. A livello fisiologico, lo stress induce l’ipofisi anteriore a secernere corticotropina, la cui risposta da parte delle ghiandole surrenali consiste nella secrezione di cortisolo, “l’ormone dello stress”, e nell’attivazione del sistema renina – angiotensina – aldosterone (tachicardizzante ed ipertensivo).

La porzione midollare del surrene ed il sistema nervoso centrale rispondono alla presenza di cortisolo secernendo le catecolamine adrenalina e noradrenalina. Una non eccessiva concentrazione di adrenalina agisce dando sensazione di aumentata energia fisica e maggiore chiarezza di pensiero. Questi effetti benefici sono ascrivibili al cosiddetto eustress (stress positivo), vocabolo coniato dall’endocrinologo Hans Selye.

Tuttavia, se il livello di stress perdura divenendo cronico e la concentrazione sanguigna di cortisolo non si riduce, si generano sintomi estremamente negativi che, sommati all’ipertensione, possono portare a conseguenze decisamente gravi. I sintomi sono sia fisici (mal di testa, dolori muscolari, perdita di appetito, insonnia, attacchi di panico, ecc.), sia psicologici (irritabilità, ansia, tristezza, senso di insoddisfazione generalizzata) e si estendono anche alla sfera cognitiva e comportamentale.

PeptidyssTM dimostra affinità per recettori gabaergici di tipo A. Questi recettori (rispondenti anche alle benzodiazepine) sono canali ionotropi attivi a livello postsinaptico che, iperpolarizzando la cellula tramite importazione di cloro nella membrana, inibiscono la risposta allo stress da parte del SNC.

Uno studio preclinico su ratti è stato condotto nei laboratori ETAP a Nancy (1). Lo studio ha osservato la variazione nella risposta difensiva ad un pericolo (scavo di un rifugio estemporaneo) da parte dei ratti in seguito all’esposizione a stress. I ratti albini (Wistar) sono stati suddivisi in 5 gruppi di 12. 60 minuti prima della prova è stata somministrata una dose (3 mg/kg) di un farmaco di riferimento (la benzodiazepina Diazepam) o PeptidyssTM (a 3 concentrazioni diverse: 300, 600, e 1200 mg/Kg), o metilcellulosa (gruppo di controllo).

La risposta comportamentale dei ratti trattati con Diazepam e PeptidyssTM (nei dosaggi 300 e 600 mg/Kg) successivamente all’esposizione a stress si è rivelata simile (non si è registrata una diminuzione nell’efficacia del comportamento difensivo), mentre nel gruppo trattato con placebo si è rilevato un condizionamento negativo (Fig.2).

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Con dosaggio 1200 mg/Kg si può osservare una riduzione dello stress non significativa se paragonata al gruppo trattato con placebo, possibilmente per un meccanismo di feedback negativo, in virtù del quale una concentrazione eccessiva di peptidi induce una desensitizzazione recettoriale, provocando un decremento della risposta.

Inoltre, quando sottoposti a un successivo test (piscina o labirinto), i ratti trattati con PeptidyssTM, al contrario di quelli trattati con Diazepam, hanno portato a termine la prova con successo.

Nel 2015 sono stati pubblicati i dati di altro studio (2) inteso a valutare l’efficacia dell’effetto ansiolitico dell’idrolisato di pesce (impiegato in tal caso come mangime per cani). Il risultato di questo studio dimostra che l’idrolisato di pesce ha proprietà ansiolitiche, riducendo l’iperattività e la risposta allo stress.

Un ulteriore studio condotto su ratti (3) dimostra che l’effetto dell’idrolisato di pesce è simile a quello del Diazepam.

Sicurezza

PeptidyssTM non presenta particolari effetti collaterali.
È di derivazione completamente naturale, essendo un idrolisato di proteine animali.

Applicazioni e dosaggio

PeptidyssTM si presenta sotto forma di polvere, disponibile con distribuzione granulometrica a 300 e 100 μm, idonea per capsule, compresse, e gel. Ha un’ottima miscibilità con altri ingredienti rilassanti come estratti erbali, vitamina B, Magnesio. Può essere conservato a temperatura ambiente, in ambiente secco. PeptidyssTM può essere incluso in molteplici formulazioni per health supplements; questo consente di impiegarlo in prodotti per diverse esigenze, in accordo alla capacità individuale di fronteggiare la ripetuta esposizione allo stress. Ad esempio può essere utilizzato in associazione con balsamo di limone, valeriana, melatonina per ripristinare i cicli di sonno alterati dallo stress.

La dose raccomandata ad uso umano è di 300-600 mg al giorno.

Bibliografia

1 ETAP Ethologie Appliquée (Messaoudi M et al), ID MER – Abyss’ingredients (Allaume P) (2002) Anxiolytic-like effects of the HVS hydrolysate (Peptidyss Code name), orally administrated at the doses of 300, 600 and 1200 mg/kg, in the conditioned defense burying model in the male Wistar rat. Unpublished

2 Landsberg GM et al (2015) Assessment of noise-induced fear and anxiety in dogs: Modification by a novel fish hydrolysate supplement diet. Journal of Veterinary Behavior 10:391-398

3 Bernet F et al (1999) Diazepam-like effects of a fish protein hydrolysate (Gabolysat PC60) on stress responsiveness of the rat pituitary-adrenal system and sympathoadrenal activity.

4 Psychopharmacology 149:34-40

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da L’Integratore Nutrizionale 3 – 2016

Cosmetici vegan: più dubbi che certezze

Non solo i cibi possono essere vegan, ma anche preparati cosmetici che non contengono prodotti di origine animale. Un altro settore della cosmesi in forte sviluppo sul mercato, ma del quale occorrerebbe chiarire meglio i principi.

Non si può certo asserire che siano del tutto chiare le idee su quello che, in cosmesi, può essere considerato naturale.  Le varie regolamentazioni, molto spesso diverse da stato a stato, le certificazioni Ecocert, NaTrue, BDIH ecc., i rapporti di enti e di associazioni sul cosmetico naturale e no non fanno che aumentare la confusione nella scelta del consumatore il quale, in mezzo a tante “etichette” non sa più quello che è vero e quello che non lo è.

Comunque la corsa alla produzione ed al consumo del cosmetico naturale non si ferma, anzi si evolve, si aprono altre prospettive. Ecco che il prodotto vegan appare sul mercato, in alcune nazioni si sta diffondendo con rapidità, in Germania, ad esempio. I cosmetici vegan rappresentano un nuovo settore dell’industria cosmetica di cui si prevede una vasta diffusione a breve termine. Così come i naturali, neppure i cosmetici vegan sono regolamentati. Per certuni esistono certificazioni, originate principalmente dalle industrie alimentari, ma che sono destinate a cambiare per adeguarsi a quelle cosmetiche. Per cui, almeno sino ad oggi quello che è vegan o non lo è rimane da chiarire. Di certo che nel preparato vegan l’uso di ingredienti di origine animale è assolutamente bandito, inaccettabile.

Ma il cosmetico vegan è da considerarsi un prodotto naturale o, meglio, un prodotto completamente naturale?  Anche relativamente a questo concetto, le opinioni sono sostanzialmente differenti. In Germania ad esempio, secondo quanto riferiscono gli estensori della relazione che stiamo recensendo, apparsa su un recente numero di SOFW Journal, i fabbricanti includono nelle formulazioni ingredienti che non sono certificati naturali da Ecocert (ad esempio siliconi o emulsionanti etossilati). Altri prodotti certamente di origine animale, come ad esempio la cera d’api, il miele, le proteine del latte, sembrano essere limitatamente accettate.
Il consumatore vegan, più di ogni altro, dovrebbe essere certamente quello che tende ad un stile di vita che rispetti l’ambiente. Per cui, per lui il preparato cosmetico dovrebbe essere un qualcosa realizzato con prodotti naturali e, soprattutto ecosostenibili, oltre che non di derivazione animale. E qui sorgono altri dubbi, ed altre contraddizioni.

Prodotti di derivazione animale, ma ecosostenibili sono ancora usati nell’industria cosmetica. Un esempio classico, la cera d’api, inclusa in preparati certificati naturali. Ebbene, in preparati vegan il suo uso è sconsigliato. È suggerito, ad esempio (se ne parla nella nota) l’impiego di cere vegetali che possono, per certe loro caratteristiche funzionali e organolettiche essere considerate valida alternativa alla cera d’api.

E ancora, sempre al fine di “sostenere l’ecosostenibile”, il consumatore vegan preferirebbe che l’impiego di oli minerali derivati dal petrolio fosse evitato ed usare, in alternativa un olio naturale, ad esempio di Ricino.

Nuovi indizi riferiscono anche della suggerita rimozione da preparati vegan di materie prime che, pur non potendosi dichiarare di origine animale, ad esempio la xanthan gum, sono state prodotte per fermentazione di microrganismi che sono stati nutriti con proteine da bianco d’uovo. Si è alla ricerca quindi, in questo caso, di soluzioni che prevedano l’impiego di prodotti, sia naturali, sia di sintesi, ma che non siano stati in contatto con bioprodotti animali.

Diciamolo con franchezza, sembra che in materia non tutto sia ancora perfettamente chiaro.

da Erboristeria Domani 5 – 2016

Trattamento dei capelli

Formononetina contro la caduta dei capelli

Formononetina è un flavonoide (7-ossi-4’-metossi isoflavone). Si tratta del componente tipico della droga di varie piante, in particolare il Trifoglio, ma anche Erba medica, Liquirizia, Chiodi di Garofano. In terapeutica e cosmetica è apprezzata per la sua leggera attività estrogeno-simile. Nella pratica tradizionale spesso estratti contenenti fitoestrogeni sono stati utilizzati con il presupposto che sostanze ormono-simili in essi contenute sono in grado di stimolare la crescita dei capelli. E questo, lo ha confermato la ricerca scientifica, in relazione al fatto che tali sostanze stimolano e regolano la proliferazione dei cheratinociti del follicolo dei capelli. È proprio con formononetina estratta da Chiodi di Garofano (Eugenia caryophyllus) che è stato effettuata una ricerca atta a stabilire l’interesse di questo ingrediente attivo in preparati tricocosmetici intesi a contrastare la perdita dei capelli. Si è potuto verificare che formononetina esplica un effetto anti-apoptotico deregolando l’espressione di caspasi-3, esercitando quindi un effetto regressivo sulla perdita dei capelli. Ricorderemo che caspasi-3 è una proteasi (enzima idrolasi) con gruppo cisteinico nel sito attivo, ed è essenziale alle cellule ai fini di attivarne apoptosi (8).

Peptidi antiforfora

Il brevetto riferisce di preparati antiforfora ove come ingredienti attivi sono considerati particolari tipi di peptidi antimicrobici. Per peptide antimicrobico si intende un peptide che previene, inibisce o riduce la crescita di microrganismi o, anche, li distrugge. Nel caso specifico, i peptidi in esame si sono rivelati efficaci nel confronto dei microrganismi tipici della formazione di forfora (Malassezia furfur, M. ovalis…). Le formulazioni si sono rivelate efficaci nel trattamento di disordini correlati a desquamazione dello scalpo quali dermatiti seborroiche e forfora. I peptidi utilizzati sono del tipo filloseptine e dermaseptine, separati da pelle di anfibi. Tali peptidi, mentre hanno sviluppato una specifica attività mirata a contrastare lo sviluppo e l’attività di microrganismi patogeni come quelli sopra citati, al contempo non interferiscono sull’equilibrio fisiologico della flora microbica residente e benefica sul sito di applicazione. Dopo l’applicazione del preparato contenente i peptidi antimicrobici, si può ricorrere al lavaggio della chioma con shampoo. Peraltro i peptidi possono essere utilizzati anche in formulazioni non a risciacquo (9).

Microrganismi probiotici contro disordini dello scalpo

L’invenzione descrive l’uso di microrganismi probiotici o una frazione di loro metaboliti nel trattamento di disordini dello scalpo quali dermatiti seborroiche, irritazioni o prurito, sviluppo di forfora. Gli Autori del brevetto hanno scoperto che microrganismi probiotici delle specie Lactobacillus e Bifidobacterium riducono i detti disagi agendo sul livello di idratazione e sulla funzione barriera dello scalpo. Ottimizzando l’assimilazione di nutrienti forniti in una idonea dieta a livello della mucosa intestinale, contribuiscono a promuovere la fornitura di nutrienti essenziali al metabolismo cellulare ed alla sintesi di vari elementi strutturali della pelle. Quest’azione si risolve, dicono gli estensori del brevetto, in un rafforzamento della funzione barriera della cute, nella riduzione di condizioni infiammatorie e nel mantenimento di una bilanciata ecoflora cutanea benefica. Di conseguenza, lo scalpo risulta più nutrito, più idratato, meno irritato e meno fragile e non tende a squamarsi. L’azione è diversa e più intensa e più pronunciata di quella ascrivibile a preparati che contengono tradizionali ingredienti antiforfora (10).

da Cosmetic Technology 4 – 2016

Integratori alimentari:

Milano, 23 giugno 2016

Il fatturato del comparto integratori in Italia è di 2,4 miliardi di euro per il canale di vendita delle farmacie, che da solo copre l’85,3% del mercato (dati IMS da aprile 2015 ad aprile 2016). Il fatturato cresce del 6,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Lombardia è di gran lunga la regione con la maggior quota di mercato: 17,1% rispetto al totale Italia, (pari a 418 milioni di euro), con una crescita del 6,3%.

Integratori Italia (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari) ha presentato, nello scorso mese di giugno a Milano, un importante passo avanti nella conoscenza del ruolo e delle evidenze scientifiche sull’integrazione alimentare, uno stato dell’arte delle evidenze scientifiche più significative sulle frontiere più promettenti dell’alimentazione e della salute. Un pool di otto tra i maggiori esperti italiani ha realizzato, dopo oltre un anno di lavoro, la prima edizione della Review sull’Integrazione Alimentare che fa chiarezza sia su principi attivi, che sulle diverse esigenze nelle varie fasi della vita. Numerosi e ampi i temi trattati:

– ruolo degli integratori alimentari nei moderni stili di vita

– integratori a base di vitamine e minerali, estratti vegetali e probiotici

– integratori per la salute e la bellezza della donna

– integratori e loro ruolo per la salute cardiovascolare e per contrastare il declino cognitivo

– qualità e sicurezza

La missione di Integratori Italia di AIIPA è quella di Contribuire alla crescita della conoscenza, del corretto utilizzo e della qualità dell’integratore alimentare, per favorire scelte sempre più consapevoli del consumatore e lo sviluppo di questo settore in Italia, ha affermato Alessandro Colombo, Presidente di Integratori Italia, che ha precisato:

“Siamo orgogliosi di aver contribuito a realizzare quest’opera, che certamente non esaurisce un tema così ampio ma che costituisce un passo avanti per fare il punto e contribuire alla conoscenza scientifica sul ruolo degli integratori alimentari nei moderni stili di vita”.

Da diversi anni la ricerca scientifica si è data l’obiettivo di validare il ruolo delle sostanze presenti negli integratori alimentari, nel coadiuvare le funzioni fisiologiche in soggetti sani. Nonostante la difficoltà oggettiva di dimostrare scientificamente un beneficio clinicamente rilevante sul mantenimento dello stato di salute e del benessere, è possibile oggi disporre di un significativo numero di pubblicazioni di alto livello qualitativo che conferma quanto i diversi componenti degli integratori, da vitamine e minerali, a prebiotici e probiotici, ad estratti vegetali sino alle numerose molecole biologicamente attive, derivate dagli organismi animali e vegetali, svolgano effettivamente tale ruolo.

Uno stile di vita sano, costruito su una dieta controllata e varia, un costante esercizio fisico e l’adozione di comportamenti virtuosi per la salute, evitando un eccessivo consumo di alcool e fumo, rappresentano la base irrinunciabile per il mantenimento di questa stessa in ogni fase della vita di persone giovani, adulte o anziane.

Esitono però periodi nei quali il nostro stato di benessere viene messo alla prova, e può essere necessario integrare la propria dieta con elementi concentrati di sostanze che si sono dimostrate utili per affrontare al meglio determinate situazioni. L’uso ormai molto diffuso nel nostro paese di questi alimenti “particolari” che offrono benefici funzionali è diventato una conferma indiretta dei vantaggi che gli integratori offrono per il mantenimento dello stato di benessere dell’individuo.

Una recente ricerca di GfK Eurisko per Integratori Italia sul tema “Il mondo degli integratori alimentari” ha infatti evidenziato non solo che sette Italiani su dieci hanno usato un integratore alimentare, ma anche l’elevato livello di interesse dei consumatori ad avere informazioni sugli integratori: oltre quattro persone su dieci desiderano ricevere consigli e notizie, in particolar modo sui benefici per l’organismo, sui rischi e le controindicazioni, sul corretto utilizzo e sui diversi principi attivi. Su questo fronte, giocano un ruolo fondamentale il medico di medicina generale, che è infatti secondo il 53% degli intervistati interessati a ricevere informazioni sugli integratori, la prima fonte informativa, seguito dai medici specialisti e dal farmacista (citati dal 49% della popolazione); segue, in termini di importanza, il web con il 40% di risposte.

“Per rispondere sempre più e sempre meglio a tali bisogni informativi”, ha concluso Colombo, “abbiamo realizzato questo progetto, che ci auguriamo possa costituire un utile complemento a supporto dell’attività di counselling dei professionisti della salute e un ulteriore stimolo alle accresciute esigenze di informazione da parte di consumatori e media”.

Integratori, moderni stili di vita e alimentazione

“Sebbene l’adozione di uno stile alimentare vario ed equilibrato sia ritenuta sufficiente per garantire i nutrienti necessari, sempre più osservazioni epidemiologiche supportano la necessità di una maggiore attenzione alla copertura del fabbisogno nutrizionale e al sostegno delle funzioni fisiologiche”, ha affermato Franca Marangoni, Responsabile Ricerca Nutrition Foundation of Italy. “Gli integratori possono rappresentare una valida e sicura opportunità per favorire l’assunzione ottimale di una o più sostanze e il sostegno di funzioni fisiologiche, contribuendo anche alla prevenzione di fattori di rischio di malattia. Ad esempio, nel Physicians’ Health Study, uno tra i maggiori studi d’intervento condotti recentemente, su una popolazione di oltre 14000 medici americani di 50 anni o più, seguiti per 11 anni, l’assunzione di un multivitaminico è risultata associata a una riduzione modesta ma significativa, del rischio di tumori, soprattutto tra i soggetti in età più avanzata”.

Per invecchiare bene

Come invecchiare in salute, oggi? Benvenuto Cestaro, Direttore della Scuola di Specialità in Scienza dell’Alimentazione (Università degli Studi di Milano) ha affermato: “Le principali direttrici della ricerca biochimica dell’invecchiamento sono indirizzate nella riduzione dell’infiammazione silente, dei processi perossidativi e nella necessità di mantenere l’efficienza mitocondriale, vero motore della cellula. L’infiammazione silente è il primo mezzo di difesa dell’organismo per inattivare virus, batteri, allergeni ambientali. Si tratta di un processo di bassa intensità ma cronico, che può portare ad un esaurimento del sistema immunitario. Per contrastarlo, è utile una dieta antinfiammatoria, con limitata assunzione di acidi grassi idrogenati, acidi grassi saturi e acidi grassi omega-6 (privilegiando quelli monoinsaturi come l’olio oliva), una ridotta assunzione di zuccheri semplici e un incremento di carboidrati integrali. Utile anche l’integrazione a base di acido linolenico, cardiolipine e/o specifici fosfolipidi precursori delle cardiolipine, che si sta rivelando di estrema utilità a prevenire e riparare i danni mitocondriali”.

Alleati del cervello

A proposito d’invecchiamento e declino cognitivo, Giovanni Scapagnini, Associato di Biochimica Clinica al Dipartimento Scienze per la Salute (Università degli Studi del Molise) ha precisato: “Il cervello è estremamente esposto allo stress ossidativo e di conseguenza invecchia più precocemente; la dieta rappresenta uno tra i fattori più in grado di influenzare il nostro stato di salute e la qualità dell’invecchiamento. Oltre al glucosio, da cui dipendono le funzioni cerebrali, risultano fondamentali per una corretta fisiologia neuronale le vitamine, in particolare del gruppo B, gli omega 3 per la trasmissione dell’impulso nervoso, la memoria e l’apprendimento; i fosfolipidi, alla base della struttura delle membrane cellulari; L-acetil carnitina (LAC), assimilabile anche attraverso il cibo e la supplementazione, per la sua azione neuroprotettiva. Ulteriori sostanze “non nutrienti” che hanno evidenziato capacità di ridurre il danno ossidativo, sostenere il normale tono dell’umore e migliorare le capacità mnemoniche sono le antocianine e le procianidine del mirtillo, le catechine del tè, i flavanoli del cacao, il resveratrolo e la curcumina, le epicatechine del cacao e l’omotaurina, presente in alcune alghe marine”.

Amici del cuore

“Stile di vita corretto e alimentazione equilibrata, con il supporto di un’appropriata supplementazione, sono efficaci anche sul fronte della prevenzione delle malattie, ad esempio di quelle cardiovascolari”, ha sottolineato Andrea Poli, Presidente Nutrition Foundation of Italy. “Le osservazioni epidemiologiche e i grandi studi di intervento hanno documentato l’importanza della gestione del profilo lipidico, principale fattore di rischio per le malattie coronariche. Numerosi integratori alimentari sono dotati di una documentata efficacia su tale parametro: tra questi, particolarmente promettenti sono i fitosteroli, gli integratori a base di riso rosso fermentato, il beta-glucano, la berberina, i grassi polinsaturi della famiglia degli omega 3”.

Per la salute e la bellezza delle donne

“Per quanto riguarda la salute della donna, meno colpita dai problemi cardiovascolari, lo stile di vita oggi però la espone comunque a fattori di rischio importanti, come stress, alimentazione irregolare, scarsa attività fisica e fumo. Molti studi evidenziano una carenza cronica di alcuni elementi come ferro, acido folico, calcio, magnesio e molte vitamine, sia durante il periodo adolescenziale che in età adulta”, ha affermato Vincenzo de Leo, Dipartimento di Medicina Molecolare e dello Sviluppo, Sezione di Ginecologia e Ostetricia (Università degli Studi di Siena). “La ricerca oggi ci sta dando interessanti riscontri da integratori alimentari contenenti specifiche sostanze naturali, come ad esempio la cannella per la dismenorrea, trattamenti a base di vitamina B1 per alleviare i sintomi fisici e psichici della sindrome premestruale, fitoestrogeni di origine vegetale in associazione a calcio, vitamina D, agnocasto, iperico per contrastare i sintomi neurovegetativi della delicata fase della vita legata alla menopausa. Interessanti anche i dati relativi a sostanze come la caffeina, il retinolo, il loto (Nelumbo nucifera), la carnitina per il trattamento della cellulite, problema che inizia solitamente nel periodo dell’adolescenza ed è presente a vari gradi in circa il 90% delle donne”.

Gli Italiani amano i botanicals

Un approfondimento speciale meritano gli integratori a base di erbe, che stanno trovando un largo consenso nella popolazione generale e che sempre più entrano a far parte delle abitudini quotidiane. Patrizia Restani, Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari (Università degli Studi di Milano), ha commentato: “Per inquadrare il mercato degli integratori a base di piante, sono interessanti i risultati del Progetto PlantLIBRA, che ha coinvolto 2400 consumatori in 6 paesi europei, Finlandia, Germania, Italia, Romania, Spagna, UK, e che nel nostro paese ha interessato 4 città: Milano, Venezia, Roma, Catania. Emerge un profilo del consumatore di integratori a base di erbe mediamente colto e con un sano stile di vita; il 71% degli intervistati ha un livello di istruzione medio o alto, il 63% fa attività fisica moderata, il 65% è normopeso, il 48% non fuma. Oltre l’80% dei consumatori ha dichiarato di trarre beneficio dall’uso di integratori a base di erbe, sempre o talvolta. Le piante più amate e richieste dagli Italiani: Aloe, Finocchio, Valeriana, Ginseng, Mirtillo, Passiflora, Melissa, Guaranà, Tarassaco, Carciofo (www.plantlibra.eu)”.

I probiotici al servizio di salute e benessere

Un altro ambito che riveste grande interesse in termini di ricerca e innovazione, nonché di grande richiesta da parte dei consumatori, è quello dei probiotici, definiti da FAO/OMS nel 2001 come “microrganismi vivi e vitali al momento dell’uso, la cui efficacia è legata al consumo di un’adeguata quantità e il cui uso deve portare un beneficio per la salute o il benessere”.

A questo proposito, Lorenzo Morelli, Preside Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza), ha precisato: “La ricerca di 20 anni ritiene quello dei probiotici un settore in cui investire risorse per l’avanzamento delle conoscenze del rapporto fra salute e batteri, identificando questi ultimi non più nei soli agenti patogeni, bensì come potenziali mezzi per il mantenimento di un buono stato di salute. Tuttavia, pur a fronte dell’imponente quantità di ricerca e sviluppo svolta, allo stato dell’arte l’unico claim ammesso da EFSA è relativo all’azione idrolitica sul lattosio delle colture batteriche usate per produrre lo yogurt”.

Ha quindi proseguito: “Oggi le linee di ricerca ammissibili sui probiotici secondo EFSA sono principalmente focalizzate sulle aree: discomfort gastro-intestinale (adulti affetti da sindrome da colon irritabile, neonati con coliche gassose); difese immunitarie contro agenti patogeni (i probiotici si sono rivelati utili nella riduzione delle infezioni delle vie respiratorie superiori e nell’incidenza delle infezioni da Clostridium difficile) e benefici nella risposta agli allergeni”.

Qualità e sicurezza degli integratori alimentari: Italia capofila d’Europa

Giancarlo Cravotto, Direttore del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco (Università degli Studi di Torino), ha concluso con un punto fermo che riguarda la sicurezza degli integratori alimentari: “La forza del sistema di sicurezza italiano per alimenti e integratori è diventato un riferimento per molti paesi: la nostra organizzazione è basata su un modello one health dove la visione è unitaria, quindi una sola salute che include tutta la catena alimentare, dal ciclo di vita di vegetali e animali arrivando all’uomo. È un processo pianificato e controllato dai campi alla tavola, attuato sulla base delle direttive e dei Regolamenti UE; la direttiva 2002/46/CE del Parlamento europeo, recepita in Italia con il decreto legislativo n.169 del 21 maggio 2004, l’impegno scientifico e di verifica di EFSA, l’istituzione di riferimento per la valutazione del rischio per la sicurezza di alimenti nell’UE, la legislazione alimentare italiana ed europea, hanno costruito un’architettura di protezione e di garanzie per il consumatore italiano unica; i produttori di integratori alimentari in Italia vantano un elevato standard produttivo ed un efficiente sistema di assicurazione della qualità, che li colloca ai primi posti in Europa. Non dimentichiamo infine che l’Italia è una tra le nazioni tecnologicamente più avanzate per lo sviluppo di protocolli di green extraction selettivi, efficienti e a basso impatto ambientale”.

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da L’Integratore Nutrizionale 3 – 2016

La natura lascia il segno

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Schermata 2016-10-06 alle 10.35.55NATRUE è l’Associazione Internazionale per la Cosmesi Naturale e Biologica, e la prima domanda che rivolgiamo a Francesca Morgante, Label & Communication Manager NATRUE è proprio rappresentata da quali sono i principali obiettivi e quale ruolo caratterizza l’associazione e la distingue dagli altri organismi di certificazione oggi presenti sul mercato: “Il fatto di essere un’associazione senza scopo di lucro ci differenzia dalla maggior parte degli enti che promuovono standard di certificazione per la cosmesi naturale e bio. Infatti gli standard sono generalmente gestiti da enti di certificazione che definiscono il disciplinare e allo stesso tempo ne verificano la conformità.
NATRUE invece definisce e aggiorna l’omonimo standard ma delega a enti terzi ed indipendenti i controlli. Questo doppio sistema garantisce al consumatore una ulteriore tutela. Da una parte NATRUE si fa garante dell’integrità dello standard, dall’altra gli enti di certificazione si occupano di quello per cui sono preposti, la verifica di conformità. Oltre a questo, la scelta operativa di collocare la nostra sede a Bruxelles” – continua Francesca Morgante – “vuol dire per NATRUE dare voce al settore dell’autentica cosmesi naturale e biologica, e tramite le attività di advocacy a livello europeo ed internazionale promuovere la cultura della cosmesi bio e difenderne l’autenticità.

Un settore in continua affermazione e crescita

Il prossimo anno la vostra associazione compirà 10 anni di attività. Come giudicate i traguardi raggiunti e le trasformazioni avvenute nello scenario della cosmesi naturale e biologica in questi dieci anni?
Per quanto riguarda NATRUE in questi 10 anni abbiamo promosso uno standard di certificazione che ha avuto il merito di conquistare la fiducia di un numero sempre crescente di aziende e di consumatori, afferma Francesca Morgante, riferendo i dati sullo stato dell’associazione: ad oggi i marchi certificati NATRUE sono oltre 200 per un totale di quasi 5000 prodotti presenti sui mercati internazionali. L’associazione stessa è cresciuta e conta oltre 50 aziende socie attive nei vari gruppi di lavoro interni. Se 10 anni fa NATRUE è nata dalla visione di lungo periodo dei pionieri della cosmesi bio, tra cui Weleda, Dr. Hauschka, Lavera e Primavera, oggi la nostra struttura è in grado di partecipare a tutti i processi decisionali che impattano il settore”.

Lo sviluppo conseguito da questo settore in questi dieci anni ha sorpreso anche voi?
Se 10 anni fa si parlava di un settore di nicchia ora non più così”, è la prima considerazione di Morgante. “L’interesse dei consumatori è cresciuto enormemente e anche la consapevolezza. Da un recente studio commissionato da NATRUE a GfK è emerso che oltre il 60% dei consumatori europei di cosmesi naturale e bio si fida dei marchi di certificazione; questo a mio avviso significa che è stato fatto generalmente un buon lavoro”.

Passi comuni n Europa?

Schermata 2016-10-06 alle 10.36.23Riguardo allo scenario europeo, ci si è interrogati a lungo sulla eventualità che potesse intervenire un atto normativo riguardo la cosmesi naturale e biologica: dall’osservatorio di NATRUE e alla luce della conoscenza e dei rapporti che avete aperti con le istituzioni comunitarie, qual è la valutazione dell’associazione a questo riguardo? È questa una eventualità prevedibile nel prossimo futuro, oppure l’identità del cosmetico naturale dipenderà ancora a lungo da forme di autoregolamentazione delle imprese più virtuose?
Dal punto di vista regolatorio non bisogna dimenticare che ogni prodotto cosmetico sul mercato europeo fa riferimento alla legislazione europea, per cui anche i cosmetici naturali e biologici sono strettamente regolati e garantiscono al consumatore efficacia e sicurezza. I termini “naturale” e “biologico” qualificano il prodotto agli occhi del consumatore e rientrano come molti altri claims nell’articolo 20 della sopracitata legislazione che ne definisce i criteri generici di appropriatezza”, precisa Francesca Morgante.
Le istituzioni europee ad oggi non sembrano voler ulteriormente normare un settore che come spiegato gode già di una legislazione stringente. Inoltre varie iniziative a livello internazionale, tra cui la discussione di una norma ISO per la cosmesi naturale e biologica, hanno indotto il legislatore comunitario e non procedere con ulteriori iniziative”, ci informa la nostra interlocutrice, che non manca però di aggiungere che, “vista ad oggi la debolezza in termini di contenuti della norma ISO di cui proprio quest’anno ha visto la luce la prima parte (Part 1 – ISO 16128-1:2016 definitions for ingredients,) riteniamo che il settore continuerà ad avere bisogno di standard rigorosi come quello NATRUE per rinforzare ulteriormente la fiducia dei consumatori e continuare a crescere”.
A maggiore ragione quindi, sarebbe utile arrivare ad una unificazione degli standard oggi presenti sul mercato?
Penso che prima di cercare a tutti i costi un’unificazione degli standard bisogna chiedersi cosa questo comporterebbe in termini di qualità dello standard stesso. Se ad oggi la maggior parte degli standard è più o meno concorde su quali siano gli ingredienti da escludere in un prodotto cosmetico naturale, permangono ancore sostanziali differenze su come un prodotto naturale vada formulato. NATRUE per esempio definisce i livelli di ingredienti naturali garantiti nella formulazione per categoria di prodotti (es. shampoo, crema, olio, make up etc.), e allo stesso tempo limita l’utilizzo di sostanze di derivazione naturale che hanno quindi subito processi di lavorazione più complessi”, è la considerazione preliminare di Morgante rispetto alla possibilità di uno standard unico. Ma il problema è visto dall’associazione anche da un punto di vista più generale, che considera l’approccio strategico che realmente caratterizza le imprese che si affacciano al mercato in crescita della cosmesi naturale: “NATRUE offre una definizione coerente di quello che è un prodotto cosmetico e va oltre il singolo prodotto. Infatti la stessa linea di prodotti lanciata sul mercato da un brand deve poter essere certificata nella sua stragrande maggioranza. Su 10 prodotti almeno 8 devono essere certificati per offrire al consumatore una vera cosmesi naturale e non solamente qualche referenza civetta che faccia pensare a un impegno maggiore di quello reale. Per le aziende che sostengono NATRUE questi sono valori non negoziabili, sono il DNA delle aziende stesse, che seppur con le loro storie differenti sono riuscite tramite il lavoro comune nell’Associazione a trovare una mission condivisa”, conclude Francesca Morgante.

Il consumatore, soggetto e interlocutore decisivo

Qual è oggi la capacità del pubblico, nei diversi paesi europei in cui l’associazione opera, di cogliere l’importanza della certificazione e di distinguere tra un prodotto che è garantito da un sistema complesso di controlli rispetto a uno “sedicente” naturale?
Se, come accennavo prima, il consumatore di cosmesi naturale e biologica comprende la differenza tra un prodotto certificato e uno sprovvisto di certificazione, più difficile è analizzare le differenze tra i vari standard”, premette Francesca Morgante. “Sempre dallo studio GfK emerge che oltre l’85% delle persone intervistate comprende esserci una differenza tra un cosmetico naturale e uno biologico, tuttavia solo 1/3 è in grado di spiegarla. Se quindi possiamo affermare che negli anni passati si sono poste le basi per far comprendere a grandi linee che cosa si intenda per cosmesi naturale e biologica, la sfida adesso è quella di andare più nel dettaglio con i consumatori di oggi, che sono alla continua ricerca di informazioni di qualità, e allo stesso tempo aiutare i “nuovi” consumatori a non cadere nelle trappole del greenwashing”.

Quali sono i nuovi consumatori? C’è una nuova generazione che ricerca il naturale anche in questo genere di consumi?
Quando parlo di nuovi consumatori mi riferisco soprattutto al target di età 25-34 anni che sempre secondo l’analisi di GFK sono coloro che, più di altre fasce di età, considerano la cosmesi bio come parte del loro “naturale” stile di vita che comprende alimentazione sana, esercizio e attenzione alla sostenibilità in senso lato”, conferma Francesca Morgante.

Schermata 2016-10-06 alle 10.36.35Ma, restando sul punto di vista del consumatore, va detto che il prodotto cosmetico naturale è oggi “vestito” da un numero spesso elevato di simboli vari. NATRUE cosa ritiene sia possibile fare per accrescere l’efficacia e la percezione dei marchi che hanno una reale valenza di garanzia?
Il sistema NATRUE ha messo, direi per la prima volta, lo standard al centro e l’ente di certificazione in secondo piano, quanto meno agli occhi del consumatore.
Noi non certifichiamo direttamente, e gli enti di certificazione con cui collaboriamo sono ad oggi più di 10 a livello mondiale. Inoltre nel nostro sistema un ente terzo (IOAS) è incaricato da NATRUE di verificare, in cicli di audit quadriennali, la competenza dell’organismo di certificazione a operare secondo lo standard NATRUE. Questo processo si chiama accreditamento. Tuttavia non crea ulteriore frammentazione perché sul prodotto non solo non appare il logo di IOAS ma molto spesso neanche quello dell’ente di certificazione. Sul prodotto c’è solo il logo NATRUE che guida il consumatore nelle sue scelte di acquisto”, ricorda Morgante.

Il fattore prezzo per il cosmetico naturale rappresenta anche una garanzia di naturalità?
Il fattore prezzo non è di per sé una garanzia di naturalità. Il prezzo di un prodotto è determinato da molteplici fattori tra cui economie di scale, distribuzione, posizionamento di brand e anche ovviamente qualità della formulazione. Bisogna inoltre chiarire che “qualità” in una formulazione fa riferimento alla ricerca degli ingredienti, agli investimenti in ricerca e sviluppo e alla complessità della formulazione stessa. Prodotti autenticamente naturali e certificati possono anche avere un prezzo medio-basso frutto di formulazioni semplici, ma non per questo meno naturali. Allo stesso modo quei brand del naturale, che fanno della continua ricerca il loro punto di forza, avranno ingredienti differenti e che richiedono un costo maggiore. La variabilità di prezzo della cosmesi naturale va ricercata anche nello sviluppo del mercato stesso. La Germania, che è leader europeo del settore, ha visto una “democratizzazione” dei prezzi della cosmesi naturale che variano oggi da pochi euro a centinaia di euro, esattamente come accade per i brand del convenzionale”.

Il ruolo degli operatori professionali

Infine, un punto importante per i nostri lettori: come giudica il ruolo degli operatori professionali, che hanno compiuto uno specifico percorso formativo, nella distribuzione del cosmetico naturale e biologico?
Sebbene ormai viviamo in un mondo che fa dell’informazione tra pari un must, penso ancora che il ruolo degli operatori del settore possa essere fondamentale, ma in maniera differente rispetto al passato”, considera Francesca Morgante, e aggiunge “che anche l’operatore specializzato deve informarsi in maniera specifica e puntuale. Molto spesso anche a noi di NATRUE vengono poste domande molto pertinenti ed interessanti che dimostrano una conoscenza crescente dei consumatori”.

Ma l’intermediazione di un operatore professionale può costituire una garanzia per le scelte del consumatore?
Quello che deve far riflettere è che il consumatore di cosmesi naturale è sempre più multicanale. La cosmesi naturale e biologica non è più solo venduta tramite i canali tradizionali. I supermercati e internet giocano un ruolo molto importante e rappresentano una sfida per gli altri canali di distribuzione. Non è più un luogo fisico ad accreditare un prodotto come “naturale”, ma la reputazione del brand stesso e anche la certificazione. La capacità dell’operatore specializzato di indirizzare ogni consumatore verso il prodotto che meglio risponda alle sue necessità facendogli così avere una prima esperienza positiva con la cosmesi naturale, può essere la chiave per mantenere un vantaggio competitivo. La cosmesi naturale e biologica agisce in maniera diversa da quella convenzionale: profumazioni, texture e utilizzo sono spesso molto differenti. Questo mondo va fatto scoprire con passione e professionalità, caratteristiche essenziali per un operatore di punto vendita”.

Un mercato che oltre a crescere, si sta trasformando. Considerazioni utili, sulle quali siamo certi molti nostri lettori vorranno ritornare.

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Seminario

Dopo alcuni anni, SICC è tornata a trattare l’argomento “Capelli e cuoio capelluto” che ha dimostrato grande evoluzione in questo settore, dal punto di vista scientifico, tecnologico e normativo.

Questa volta SICC si è spostata dalla sede istituzionale di Milano per aderire ad una richiesta dei soci del Centro Italia, approfittando anche dell’ospitalità dell’Università di Camerino, da qualche anno sede del Master in Cosmetologia.

Il convegno è stato ospitato nella stupenda sala degli stemmi del Palazzo Ducale, sede di una delle Università più antiche e prestigiose d’Italia.

Dopo il saluto del Prorettore dell’Università, che ha ringraziato SICC per questa opportunità ed ha auspicato altri eventi in collaborazione, relatori autorevoli hanno trattato di ingredienti, formulazioni, metodologie di valutazione e di supporto ai claim per i prodotti di igiene e trattamento di capelli e cuoio capelluto, sia maschile che femminile.

Piera Di Martino, titolare del Master in Cosmetologia dell’Università di Camerino, ha delineato frammentazione e trend del mercato Italiano dei prodotti per capelli, che rappresenta circa il 14% del totale del cosmetico; il mercato ha seguito l’andamento generale di quello cosmetico, fatta eccezione per il settore professionale che ha subito negli ultimi anni un rallentamento importante; per il futuro si prevede un aumento della segmentazione in prodotti specialistici ed un altrettanto importante aumento del settore Bio-, che nel settore Hair già rappresenta un 30% del totale del mercato Bio-cosmetico.

Nicola Lionetti, dello Studio Rigano, ha poi effettuato una carrellata degli ingredienti nuovi e meno nuovi che caratterizzano il settore, soprattutto nell’ottica della specializzazione dei prodotti, ritornando comunque a rappresentare il caso “SLES” come emblematico dell’approccio contrapposto fra ricercatori “ortodossi” e bloggers del settore cosmetico.

Giuseppe Gennero, fondatore dell’Azienda Grow Upp, ha illustrato la segmentazione del mercato professionale del settore “Capelli femminile”, che vale circa 10 Mil di € a livello mondiale, di cui il 50% rappresentato dall’area Color, il 35% dall’area Care ed il restante 15% dallo Shape & Finishing. Gennero ha poi rappresentato 4 diversi style trends, per ognuno dei quali ha suggerito linee di prodotti ed interventi specialistici.

Gianfranco Secchi ha poi presentato alcune tecnologie e strumenti utilizzabili sia in ambito diagnostico dello stato dei capelli, che per la valutazione dell’efficacia dei trattamenti, fra i quali di massima importanza sono la valutazione dell’idratazione e la sebometria di capello e cuoio capelluto; il tutto per supportare adeguatamente i claim, requisito imprescindibile di legge sancito dal 2013 dal Regolamento Cosmetico Europeo che ne tratta in modo specifico gli obblighi. Un altro metodo importante riguarda la valutazione dell’efficacia antiforfora che si può avvalere di semplici metodi colorimetrici per la conta e la valutazione morfologica delle squame forforali pre e post trattamento.

Ermanno Piergentili (ML – kosmetik Italia) ha poi trattato in modo esauriente lo spinoso problema della colorazione e dei coloranti per capelli; dopo un’introduzione scientifica sul colore e la sua valutazione sensoriale e sulla struttura del capello in quanto elemento di supporto alle diverse tecniche di applicazione dei coloranti, è poi entrato nel merito delle diverse tipologie di prodotti coloranti, che ha suddiviso nelle tre classiche categorie: temporanei, semipermanenti e permanenti; per ognuna delle tre categorie ha poi illustrato le più importanti strutture cosmetiche a supporto del sistema colorante, soffermandosi in particolare sulla chimica dei coloranti permanenti che si ottengono principalmente per ossidazione e polimerizzazione di precursori non colorati; da ultimo è entrato nel merito delle problematiche tossicologiche e legislative dei coloranti per capelli, ribadendo che, a fronte delle liste positive presenti nell’Allegato del Regolamento Cosmetico Europeo, i coloranti per capelli possono essere ritenuti a tutti gli effetti innocui sia per i consumatori che per i professionisti, ovviamente nel rispetto di tutte le raccomandazioni obbligatorie trasmesse dalla corretta comunicazione B2B e B2C.

La lettura poi di Roberto Leonardi (consulente) ha riscosso molto interesse nell’auditorio per il suo carattere più filosofico che tecnologico; attraverso una fantasiosa illustrazione di prodotti innovativi ma di nicchia, ha voluto tracciare il processo dell’innovazione a partire dalla creatività che si può estrinsecare nella produzione di prototipi innovativi solo a fronte di meditazione profonda sul valore aggiunto che rappresenta tale innovazione per l’utente finale, che non può prescindere da un modo accattivante di comunicazione; da qui il ruolo fondamentale del Marketing se si vuole che prodotti e brand abbiano successo sul mercato.

Per ultimo, Luigi Campanella (Università La Sapienza, Roma), ha ribadito il ruolo fondamentale della chimica anche nella valutazione dello stato di benessere del capello e, di conseguenza, anche dell’organismo umano in toto. Sul capello infatti si fissano molti dei componenti (oligoelementi, sostanze minerali) che derivano dal metabolismo generale e, dalla loro analisi, si possono anche tracciare i recenti eventi metabolici, quali ingestione e/o assorbimento di tracce di sostanze tossiche e/o benefiche per lo stato di benessere di cute ed organismo umano.

Al termine di questa presentazione un acceso dibattito ha cercato di chiarire il ruolo del Reach, che riguarda principalmente le sostanze, ma che ha riflessi importanti anche per gli end-users, quali i prodotti cosmetici.

da Cosmetic Technology 4 – 2016

Spazio fitoterapia

Le proprietà antimicrobiche degli estratti da foglie di Olivo (Olea europaea L.) sono ben consolidate nella medicina tradizionale mediterranea e non solo, ma confermate dalla moderna ricerca scientifica.

Numerosi studi hanno investigato circa le proprietà antimicrobiche dei principi attivi ricavati dalle foglie della pianta, valutando l’estratto in toto, e singolarmente i suoi più importanti metaboliti secondari con test sia in vitro, sia in vivo, nei confronti di classici inquinanti come Escherichia coli o Staphylococcus aureus.

Interessante notare che test sono stati eseguiti non solo utilizzando i derivati dell’Olivo presi individualmente o in loro miscela, ma anche in associazione a farmaci, e a veri e propri antibiotici quali ampicillina.

Si è così stabilito che luteolin-7-O-glucoside ed altri derivati secondari sviluppano attività nei confronti dei citati ceppi batterici, in particolare nei confronti di S.aureus.

Ma si è pure potuto verificare che un energico effetto antimicrobico è sviluppabile anche da acido caffeico, verbascoside, oleoeuropeina, altri importanti ingredienti attivi degli estratti da foglie della pianta, nonché dall’olio stesso, quando utilizzati in associazione ad ampicillina. In particolare una pronunciata attività sinergica si è visto che si sviluppa tra ampicillina e idrossitirosolo, un fenolo-derivato che, nella sua forma esterificata (oleoeuropeina) è contenuto nell’olio di Oliva, ma anche nelle foglie.

Pertanto, se questi attivi dell’olio di Oliva possono non essere, parlando in generale, antimicrobici energici in confronto ad altri a più pronunciata attività, il loro uso in abbinamento a farmaci specifici (antibiotici) potrebbe rappresentare una utile strategia ai fini dell’ottenimento di preparati a più marcata attività antibatterica (8).

da Erboristeria Domani n°398

L’avanguardia antiaging

Il benessere dell’epidermide è uno dei nuovi simboli del life-style dell’individuo: una pelle curata, in armonia con corpo e mente, rappresenta oggi, e sempre più lo sarà nel futuro, un valore di forte connotazione sociale. Oramai da decenni, anche nella cultura occidentale, si è iniziato a prendersi cura dell’epidermide con prodotti e soprattutto materie prime capaci di attivare un processo di prevenzione dell’invecchiamento e di mantenimento di uno stato ottimale della pelle. Prendendo spunto dalle antichissime tradizioni orientali, nei nostri paesi si è sviluppata un’approfondita e ricca ricerca che ha portato alla nascita di prodotti sofisticati e mirati per i diversi bisogni, dando vita ad una nuova e oramai consolidata cultura cosmetica che, pur non essendo ancora arrivata ai millenari rituali orientali, ha fatto propria la gestualità cosmetica, che è ormai diventata un’abitudine quotidiana. In termini di stimoli sociali riceviamo sempre più segnali di una forte “consapevolezza dell’invecchiare”, che porta l’individuo ad affrontare con determinazione e trasparenza un processo di vita che lo vede ancora protagonista e capace di esprimere una sua profonda bellezza.

Nello specifico, l’invecchiamento cutaneo è solo uno dei fenomeni che permette di registrare un radicale cambio di approccio rispetto ad alcuni decenni fa: consapevoli dell’importanza di prevenire ma anche di conservare le proprie capacità di difesa, oggi si approccia all’uso di prodotti cosmetici in modo sempre più mirato ed efficace. Infatti il percorso cosmetico negli anni ha portato ad affrontare l’argomento anti-aging dapprima mettendo le basi della cultura cosmetica, con messaggi di idratazione e nutrimento, passando poi alla lotta ai radicali liberi, con ogni forma di protezione ed attivazione dei meccanismi di difesa, fino a lavorare sulla trama cutanea, per garantire risultati visibili.

In questo ambito, i nuovi ritrovati di grande interesse cosmetico sono di due diverse categorie: Pentapeptide-48 (and) Hydrogenated Lecithin (and) Glycerin (and) Butyrospermum Parkii (Shea) Butter (and) Phenethyl Alcohol (and) Ethylhexylglycerin (and) Maltodextrin (and) Aqua/Water: peptide biologicamente attivo la cui funzione si basa sulla scienza epigenetica con effetti analoghi alla pappa reale. Infatti mima la composizione della royal lecitin per combattere irregolarità e discromie della pelle e conferire omogeneità, morbidezza, compattezza e luminosità. Interessante anche l’approccio di Calendula Officinalis Flower Extract: ricco in oligosaccaridi rivitalizza l’epigenoma indebolito dalle aggressioni esterne e dall’età. Questo principio attivo impedisce le modificazioni degli istoni e la produzione di miRNA.

Grazie a questi meccanismi viene migliorato l’aspetto della superficie cutanea in seguito a riduzione delle rughe e dei microrilievi ed all’aumento del tono. Molto performante, in caso di epidermide che presenta evidenti segni di età, Water, Glycerin, Diglucosyl Gallic Acid (suggested): principio attivo bio-ottimizzatore dell’uniformità dell’incarnato attraverso il blocco del processo di melanogenesi (causa della formazione di discromie e macchie cutanee) e la protezione dall’insorgenza di processi infiammatori anch’essi responsabili di una pelle disomogenea (arrossamenti). La sua peculiarità è di essere attivato dallo stratum microbium della cute, cioè da quella infinita varietà di microrganismi che vivono sulla superficie della nostra pelle e che sono in grado di comunicare con le cellule epidermiche generando metaboliti e stimolando l’interazione cellulare. Nel corso degli anni la ricerca si è anche concentrata sui danni provocati dall’inquinamento atmosferico. Si prevede che sempre più i prodotti di bellezza vanteranno claims anti-pollution, con una crescita stimata intorno al 40% per i prodotti che ne dichiareranno un’efficacia mirata.

Anche in questo ambito la ricerca ha raggiunto traguardi di altissimo profilo e l’argomento anti-age si estende oggi allo studio di soluzioni anti-inquinamento sempre più mirate, fino ad arrivare ad analizzare nuovi eventi che sono entrati a far parte della nostra quotidianità e dei quali non abbiamo ancora consapevolezza. Un esempio sul tema: la cosìddetta blue light, luce derivante da computer, tablet e telefonini, e che è ormai annoverata tra le cause di digital aging. La protezione preventiva, in questo caso, è sempre più importante e tra i principi attivi da inserire nelle formulazioni è possibile segnalare Water/Aqua (and) Butylene Glycol (and) Theobroma Cacao (Cocoa) Seed Extract (INCI proposed): principio attivo derivato dai semi di cacao non fermentati di “Criollo Porcelana” (specie premium nella produzione del cioccolato) e ricco di peptidi, zuccheri e polifenoli. Attraverso studi in vitro si è osservato che la sua azione si esplica attraverso la riduzione dello stress ossidativo, la protezione delle Opsine (i fotorecettori della luce blu), nonché l’aumento di collagene ed elastina. Tutto ciò si traduce in una pelle più liscia grazie all’attenuazione delle rughe e delle linee di espressione.

Da non trascurare infine, un trend eco-biologico di sempre maggiore interesse: si è sempre più sensibili al consumo di acqua, definita oggi New Luxury, elemento di vitale importanza che rischia di scarseggiare sempre più sul nostro pianeta e che va quindi protetta da sprechi. Molti laboratori, e non solo nell’ambito cosmetico, hanno avviato ricerche sullo sviluppo di prodotti anidri. In particolare, nell’ambito dell’antiaging, segnaliamo alcune materie prime di interesse formulativo, quali Sodium Hyaluronate, Ricinus Communis (Castor) Seed Oil, Hydrogenated Castor Oil, che rappresenta la soluzione ottimale per veicolare l’acido ialuronico, molecola idrosolubile nota per le sue proprietà idratanti e quindi per contrastare l’invecchiamento cutaneo, in prodotti anidri. Aiuta per esempio a contrastare la secchezza delle labbra e la formazione delle rughe denominate “codice a barre” che, con l’avanzare dell’età, diventano sempre più evidenti (soprattutto nei soggetti fumatori, conseguenza dell’arricciare la bocca per aspirare il fumo), e che favoriscono la migrazione del rossetto con antiestetiche conseguenze. Allo stesso modo, sempre in presenza di una formula anidra per prodotti di make-up, troviamo l’innovazione di Triolein, Sodium Hyaluronate: grazie alla sinergia tra ialuronani ad alta prestazione e trigliceridi di origine naturale, questo principio attivo offre un’azione rigenerante e rimpolpante.

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da Cosmetic Technology 4 – 2016