Alpin Heilmoor Extract

Alpin Heilmoor Extract

Principio attivo innovativo multifunzionale e brevettato

Innovativo principio attivo multifunzionale brevettato
per nuove applicazioni cosmetiche

Per la medicina tradizionale, tutti i materiali utilizzati a scopo terapeutico sotto forma di impacchi e costituiti da una mescolanza di acqua minerale con materie organiche e/o inorganiche sono denominati peloidi.

Storicamente il peloide veniva impiegato per il trattamento di processi reumatici cronici, osteoartrosi degenerativa, postumi di lesioni osteoarticolari, fratture, lussazioni, malattie dermatologiche, ecc. (1).

Oggi, grazie all’Alpin Heilmoor Extract (AHE), le proprietà maggiormente efficaci e preziose del fango curativo sono rese disponibili in una forma più concentrata, pura e versatile; una polvere scura micronizzata e stabilizzata che, rispetto alla sua origine, risulta priva di acqua e di qualsiasi contaminazione microbiologica, perfetta per un nuovo uso in ambito cosmetico.

AHE, infatti, viene estratto da una torbiera accreditata (Heilmoor) nel sud dell’Austria, in Carinzia, nei pressi del lago di Längsee, tramite un processo del tutto sostenibile.

È un principio attivo multifunzionale 100% naturale, brevettato e certificato (NATRUE, COSMOS e Vegan), prodotto da Premium Organic GmbH e distribuito in esclusiva per l’Italia da Gale & Cosm.

Le nostre formulazioni

Formulations
Alpin Heilmoor Extract®

SCOPRI DI PIù

Formulations
Toiletries

SCOPRI DI PIù

COSMETIC TECHNOLOGY

Irene Valentini
Marketing Specialist
tel 02 9315076/93506389
info@galecosm.com

Condividi la notizia!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
GALE & COSM

alpin heilmoor extract

Probiotici e quadro regolatorio in EU

[…] sulla base delle indicazioni della Commissione, in molti Paesi della Comunità il termine “probiotico” non può neanche essere indicato sulle confezioni dei prodotti perché ritenuto un claim salutistico; questa situazione non aiuta il consumatore che viene confuso con etichette dei prodotti non esaustive.
Alcuni Paesi della Comunità, però, in relazione all’utilizzo del termine “probiotico”, negli ultimi mesi stanno prendendo una posizione diversa da quanto indicato da EFSA e dalla Commissione, sulla base delle considerazioni delle aziende e delle associazioni di categoria, ma soprattutto per il fatto che lo stato dell’arte sotto il profilo della ricerca scientifica è progredito molto negli ultimi anni a livello mondiale. […]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 4/2021

Postbiotici o paraprobiotici

[…] The International Scientific Association of Probiotics and Prebiotics (ISAPP) ha recentemente pubblicato un consensus statement sulla definizione e i benefici dei postbiotici (2), a cura di un comitato di esperti nutrizionisti, microbiologi, gastroenterologi e pediatri convocato (maggio 2019) per fare chiarezza sull’argomento. Contemporaneamente a questo testo, è stata pubblicata una review dedicata ai paraprobiotici che propone anch’essa una definizione per distinguere i postbiotici dai paraprobiotici (3). […]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 4/2021

I probiotici di precisione del domani

Questo articolo riassume l’approccio innovativo che ha portato alla scoperta del probiotico di precisione Hafnia alvei HA4597®* e dei suoi benefici sul peso corporeo e sui parametri metabolici. Hafnia alvei HA4597® è stato identificato, dopo i risultati sugli effetti del metabolita batterico peptidasi caseinolitica B (ClpB) sulla regolazione dell’appetito, attraverso una selezione delle specie che producono il ClpB. L’efficacia della specie nell’uomo è stata convalidata nel corso di uno studio multicentrico, in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, che includeva 236 adulti in sovrappeso.
I risultati positivi dello studio clinico sulla perdita di peso suggeriscono l’utilizzo di H. alvei HA4597® nel controllo globale dell’eccesso di peso. […]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 4/2021

EDITORIALE • IN4/2021

Una rivoluzione nel mondo dei probiotici
I probiotici di precisione

Cari lettori,
è proprio vero che il mondo dei probiotici non cessa di stupirci, con le numerose innovazioni a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni.
Avevamo da poco abbandonato il termine “fermenti lattici”, che identificava quei prodotti che hanno curato i disturbi intestinali di tanti bambini, per utilizzare il più preciso termine “probiotico”. Poi abbiamo iniziato a prendere confidenza con i post-biotici e i para-probiotici, ai quali è dedicata la rubrica di aggiornamento della Letteratura scientifica.
Ma non basta: arrivano i “probiotici di precisione”.
Le ricerche condotte nel settore hanno ormai evidenziato che per modulare il complesso sistema che costituisce il nostro microbiota intestinale servono approcci personalizzati. A più di un secolo dalla scoperta di alcune specie come potenziali microrganismi benefici, l’identificazione di ceppi probiotici che producono effetti riproducibili sulla salute umana è ancora in gran parte effettuata attraverso un approccio di tipo top-down, ovvero lo studio di microrganismi che sono tipicamente arricchiti negli individui sani. Ma la ricerca ci ha insegnato che ci sono centinaia di trilioni di microbi all’interno del corpo umano, che hanno un profondo impatto sulla modulazione della funzione dell’ospite. Molti di questi microbi risiedono nel tratto gastrointestinale e hanno dimostrato di influenzare la normale fisiologia in tutti i sistemi corporei. Le interruzioni nel delicato equilibrio dei microbi all’interno dell’intestino e di altre nicchie sono associate a numerosi stati patologici, inclusi disturbi neurologici, malattie cardiovascolari, disturbi gastrointestinali e persino il cancro. Di conseguenza, c’è un intenso interesse nel prendere di mira questi microbi per promuovere la salute generale e per abrogare le malattie, con notevoli progressi fatti di recente. L’obiettivo è quindi quello di identificare microrganismi in grado di svolgere una funzione molecolare ben precisa, utilizzando procedure analitiche estremamente avanzate, quasi tutte appartenenti al mondo dell’-omica, per poi passare a esperimenti su animali e trial clinici. Un approccio di precisione ai probiotici potrebbe affrontare l’eterogeneità inerente ai ceppi probiotici, agli ospiti e ai loro microbiomi.
Questa nuova strategia di manipolazione del microbiota intestinale potrà riequilibrarlo in maniera specifica e peculiare per ciascun soggetto; si tratta quindi di pre e probiotici di “precisione”, dimenticando prescrizioni di fermenti lattici generiche del tipo “uno vale l’altro”. Tutto questo permetterà di raggiungere, sulla spinta di robuste evidenze scientifiche, un’accurata prevenzione di diverse patologie.
E per stare al passo con l’innovazione, in questo numero pubblichiamo un articolo che descrive lo sviluppo di un probiotico di precisione per il controllo del sovrappeso e della salute metabolica.

Buona lettura!

L’Integratore Nutrizionale n°4/2021

L’Integratore Nutrizionale n°4/2021

Focus: Prebiotici/probiotici e salute gastrointestinale

ARTICOLI SCIENTIFICI:

• Un bellissimo lavoro, frutto della collaborazione di illustri nomi dell’Università francese Mont-Saint-Aignan, ci presenta i probiotici di precisione del domani, in particolare una nuova soluzione per il controllo del sovrappeso.

I probiotici di precisione del domani
Una nuova soluzione per il controllo del sovrappeso e della salute metabolica
Emma Baghtchedjian, Nina Vinot, Sergueï Fetissov, Pierre Déchelotte, Clémentine Trotin-Picolo, Grégory Lambert

Questo articolo riassume l’approccio innovativo che ha portato alla scoperta del probiotico di precisione Hafnia alvei HA4597®* e dei suoi benefici sul peso corporeo e sui parametri metabolici. Hafnia alvei HA4597® è stato identificato, dopo i risultati sugli effetti del metabolita batterico peptidasi caseinolitica B (ClpB) sulla regolazione dell’appetito, attraverso una selezione delle specie che producono il ClpB. L’efficacia della specie nell’uomo è stata convalidata nel corso di uno studio multicentrico, in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, che includeva 236 adulti in sovrappeso. I risultati positivi dello studio clinico sulla perdita di peso suggeriscono l’utilizzo di H. alvei HA4597® nel controllo globale dell’eccesso di peso.

• Margherita Patrucco, dell’azienda Probiotical, ci offre la lettura di un interessante studio sui benefici della miscela probiotica B. breve BR03 + B. breve B632, contro l’obesità infantile e insulinoresistenza in età pediatrica

Obesità infantile e insulinoresistenza in età pediatrica
Benefici della miscela probiotica B. breve BR03 + B. breve B632
Margherita Patrucco

L’obesità rappresenta ad oggi una delle sfide più difficili per la salute pubblica, essendo associata a numerose gravi comorbidità. Recentemente è stata dimostrata un’associazione tra obesità e alterazioni del microbiota intestinale, permettendo di ipotizzare che l’uso di probiotici possa rappresentare un valido aiuto nel trattamento di queste problematiche. È stato condotto uno studio su 101 pazienti pediatrici affetti da obesità e insulinoresistenza in trattamento con una dieta isocalorica, con lo scopo di valutare l’efficacia di una miscela di due ceppi probiotici (Bifidobacterium breve BR03 e Bifidobacterium breve B632)* nel migliorare il metabolismo glucidico e insulinico all’inizio di un programma nutrizionale finalizzato alla perdita di peso. I risultati, oltre a evidenziare la sicurezza del trattamento, dimostrano gli effetti benefici della miscela sul metabolismo glucidico e insulinico nei pazienti pediatrici. È emerso, infatti, che la somministrazione dei due ceppi è associata al miglioramento della sensibilità all’insulina sia a digiuno che durante l’Oral Glucose Tolerance Test (OGTT). Contrariamente a quanto affermato in altri studi, gli effetti metabolici si mantengono anche dopo l’interruzione del trattamento. Lo studio supporta l’uso di questi probiotici come aiuto per il controllo e il trattamento dell’obesità giovanile, e suggerisce che la funzionalità del microbiota potrebbe influenzare la risposta metabolica ai probiotici. Il trattamento su misura con probiotici potrebbe quindi essere una promettente strategia aggiuntiva per l’obesità.

• Rosario Russo, dell’azienda Giellepi, ci illustra i risultati di uno studio clinico, randomizzato, in doppio cieco, nel quale si valuta l’efficacia di Lacticaseibacillus paracasei Lpc-37® nel ridurre stress e ansia

Lacticaseibacillus paracasei Lpc-37® riduce stress e ansia
Risultati di uno studio clinico, randomizzato, in doppio cieco (Sisu study)
Elaine Patterson, Síle M. Griffin, Alvin Ibarra, Emilia Ellsiepen, Juliane Hellhammer
Traduzione di Rosario Russo

Lo stress cronico rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di disturbi dell’umore e altri disordini psicologici. Evidenze cliniche dimostrano che la somministrazione di probiotici è in grado di influenzare la risposta allo stress e l’umore. Il presente studio clinico (Sisu) ha lo scopo di valutare se il Lacticaseibacillus paracasei Lpc-37® (Lpc-37®)* è utile nel modulare la risposta allo stress, l’umore e il benessere in individui adulti. A tal fine, 120 soggetti sani (18-65 anni) sono stati randomizzati in due gruppi in base al trattamento ricevuto (1,75×1010 CFU di Lpc-37® o placebo) per 5 settimane. L’obiettivo principale dello studio è stato quello di valutare gli effetti del trattamento sulla frequenza cardiaca in risposta al Trier Social Stress Test (TSST), mentre gli obiettivi secondari hanno previsto l’analisi di diversi parametri psicometrici e biomarker fisiologici, tra cui la percezione dello stress, i livelli di cortisolo, la pressione arteriosa e la valutazione soggettiva della qualità del sonno, della vita e dell’umore. I risultati dello studio hanno confermato l’efficacia della somministrazione di Lpc-37® nel contrastare l’aumento della frequenza cardiaca in soggetti con stress cronico ridotto (LCS), mentre è stato registrato un aumento della frequenza cardiaca nei soggetti con stress cronico elevato (HCS). La somministrazione orale di Lpc-37® ha comportato una significativa riduzione della percezione dello stress dopo l’intervento, la normalizzazione dei livelli di cortisolo, un aumento della percezione di benessere e miglioramento della qualità del sonno. Durante lo studio non sono stati osservati eventi avversi gravi in nessuno dei due gruppi. Complessivamente, la somministrazione orale di Lpc-37® ha determinato una riduzione dello stress percepito dai partecipanti rispetto al placebo.

• Silvia Romagnoli, della Direzione Scientifica di Ofi-Procemsa Group, presenta una review della letteratura sugli psicobiotici nel disturbo mentale comune

Gli psicobiotici nel disturbo mentale comune
Breve review della letteratura

Silvia Romagnoli

Gli psicobiotici sono probiotici sviluppati come target terapeutico per il beneficio sulla salute in pazienti affetti da malattie psichiatriche, essendo in grado di produrre e rilasciare sostanze neuroattive che agiscono sull’asse cervello-intestino. La valutazione preclinica in modello animale Germ Free (GF) suggerisce che alcuni psicobiotici possiedono attività antidepressiva o ansiolitica. In recenti studi clinici sull’uomo emergono prove dei benefici nell’alleviare i sintomi dell’ansia, dello stress e della depressione, riscontrabili anche nei disturbi post traumatici da stress (PTSD). Tali benefici possono essere correlati alle azioni antinfiammatorie e modulatorie sul sistema serotoninergico degli psicobiotici somministrati.

• “Pompelmo e integratori a base di pompelmo”: questo è il tema che illustri nomi della medicina e dell’Università, trattano nell’ultimo, ma non meno importante, articolo di questo numero. Il lavoro presenta, in particolar modo, l’interazione di questo frutto con i farmaci. 

Pompelmo e integratori a base di pompelmo
Interazioni con i farmaci: non allarmismo ma cautela

Valentina Talarico, Roberto Miniero, Domenico Barone

Gli psicobiotici sono probiotici sviluppati come target terapeutico per il beneficio sulla salute in pazienti affetti da malattie psichiatriche, essendo in grado di produrre e rilasciare sostanze neuroattive che agiscono sull’asse cervello-intestino. La valutazione preclinica in modello animale Germ Free (GF) suggerisce che alcuni psicobiotici possiedono attività antidepressiva o ansiolitica. In recenti studi clinici sull’uomo emergono prove dei benefici nell’alleviare i sintomi dell’ansia, dello stress e della depressione, riscontrabili anche nei disturbi post traumatici da stress (PTSD). Tali benefici possono essere correlati alle azioni antinfiammatorie e modulatorie sul sistema serotoninergico degli psicobiotici somministrati.

AGGIORNAMENTI

• LETTERATURA SCIENTIFICA: Domenico Barone ci parla di postbiotici o paraprobiotici.

• APPROFONDIMENTI FORMULATIVI: SIFNUT, in questo numero, presenta le tecnologie di elaborazione emergenti per la valorizzazione dei rifiuti, con il recupero di preziosi composti bioattivi.

• PIANTE E DERIVATI BOTANICI: in questo numero si affronta il tema dell’adulterazione dell’estratto di melograno.

• HEALTH CLAIM: Probiotici e quadro regolatorio in EU, a cura di Antonino Santoro

• BIOTECH: Biotecnologie: presentati due nuovi rapporti che fotografano le imprese biotech in Italia e la bioeconomia in Europa

• APPROFONDIMENTI NORMATIVI – Armando Antonelli ci parla dell’impatto sugli integratori alimentari della Garcinia cambogia.

• PUBBLICITA’ AL VAGLIO: in questo numero si focalizza l’attenzione sulla pubblicità degli integratori alimentari, avvalendosi anche su quanto emerso dal webinar del 19 maggio realizzato da FederSalus.

E ora spazio alle AZIENDE che collaborano attivamente con noi presentando nuovi ingredienti tutti legati al focus:

…ma non solo ingredienti e prodotti, anche il pubbliredazionale di Probiotical tratta di probiotici e prebiotici e della salute gastrointestinale, non perdetelo!

Questi e tanti altri interessanti argomenti ti aspettano su questo numero... BUONA LETTURA!

CEC Editore, in collaborazione con Making Cosmetics e in-vitality, presenta: ANTEPRIMA ESPOSITORI 2021, una pubblicazione imperdibile per tutte le aziende!

L’edizione 2021 si articolerà quindi in un elenco completo degli espositori di entrambe le fiere, dove le aziende avranno, oltre al nome presente nell’elenco, la possibilità di aggiungere una doppia pagina a loro dedicata con tutte le novità 2021.

L’Anteprima espositori Making Cosmetics/in-vitality verrà allegata ai numeri 4 di Cosmetic Technology e de L’Integratore Nutrizionale, distribuita durante la fiera e disponibile in versione digitale sul nostro sito.

Non perdere questa grande occasione, un’ottima vetrina per tutte le aziende!

Condividi la notizia!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Il riempimento di un flacone mascara

Il riempimento di un flacone mascara

L’intero processo, dal riempimento alla tappatura, attraverso l’automazione

Il riempimento di flaconi rappresenta da sempre il core business dell’azienda: il primo modello di macchina realizzata è stata proprio la MF-300, macchina nata per il riempimento di flaconi mascara. L’evoluzione della MF-300 ha portato alla realizzazione, negli anni successivi, dei modelli MF-301 e MF-302, con il progressivo sviluppo tecnologico e l’implementazione di automazione e robotica che hanno assunto un valore sempre più significativo. La ricerca al miglioramento continuo rappresenta da sempre la forza dell'azienda. Il fiore all’occhiello è l’ultima nata: la e-MF-302. Si tratta di una macchina full electric che racchiude in sé l’automazione più evoluta, l’interconnessione 4.0 e una serie di plus (performance, ridotto impatto acustico, rispetto dell’ambiente, risparmio energetico, ecc.) che la rendono uno dei modelli top di gamma del mercato.

The filling of a mascara bottle
The whole process, from filling to capping, through the automation

Filling cosmetic bottles has always represented the company’s core business: the first model was, as a matter of fact, the MF-300, a machine created to fill mascara bottles. The evolution of the MF-300 led to the creation, in the following years, of the MF-301 and MF-302 models with the progressive technological development and the implementation of automation and robotics, which have assumed an increasingly significant value. The search for continuous improvement has always been the strength of the company: the flagship is the latest addition, the e-MF-302. It is a full electric machine that implies the most advanced automation, 4.0 interconnection and a series of distinguishing features (better performances, reduced acoustic impact, respect for the environment, energy saving, etc.) that make it one of the top-of-the-range models in the whole market.

IDM Automation è una società fondata nel 2009, nata dalla passione e collaborazione tra aziende di automazione e di produzione cosmetica.
Dalla sua nascita si occupa di progettazione e fornitura di macchine e impianti funzionali nel settore cosmetico (specificatamente nel settore del makeup), che tengono conto di produttività, qualità del prodotto finale, facilità di utilizzo e pulizia.
La vicinanza al cliente attraverso il supporto e la consulenza, indispensabili a tradurre un’idea in un progetto concreto, rappresenta la capacità di rispondere alle diverse esigenze attraverso personalizzazione, innovazione e flessibilità che da anni contraddistinguono l’azienda.

Processo di riempimento del mascara
Per descrivere il processo di riempimento di un flacone mascara, è per prima cosa necessario considerare l’intero processo (dal carico del flacone in macchina allo scarico dello stesso) senza trascurare alcuna fase. Per fare questo ci faremo guidare dalla sequenza operativa della macchina MF-302 attraverso il passaggio nelle varie unità:
• (unità di) carico flacone
• (unità di) controllo presenza e corretto orientamento flacone
• (unità di) riempimento flacone
• (unità di) inserimento wiper
• (unità di) carico tappo-pennello
• (unità di) chiusura flacone
• (unità di) scarico flacone
• (unità di) pesatura flacone

MAKEUP TECHNOLOGY

Ivan Riboni
IDM Automation, Vigevano (PV)
i.riboni@idmautomation.it

Condividi la notizia!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
IDM AUTOMATION

Il riempimento di un flacone mascara

Euro skinpure

Euro skinpure

Un alleato di origine mediterranea contro l’acne

Derivato dalla sinergia di TIMO e ORIGANO

EFFICACIA TESTATA

Produzione italiana al
100%

L’acne vulgaris è una malattia infiammatoria cronica dei follicoli sebacei e rappresenta la più comune malattia della pelle (1), di cui non sono ancora completamente comprese le cause; infatti è estremamente complessa, con elementi di patogenesi che coinvolgono difetti nella proliferazione e differenziazione dei cheratinociti, nella secrezione di androgeni e nell’infiammazione follicolare (2).
L’acne vulgaris è caratterizzata dalla formazione di comedoni, pustole o cisti in seguito all’ostruzione e all’infiammazione delle unità pilosebacee, ovvero i follicoli piliferi e le loro corrispettive ghiandole sebacee. L’acne si sviluppa sul viso e sulla parte superiore del tronco e colpisce il più delle volte gli adolescenti. Il trattamento può comprendere agenti topici e sistemici diretti a ridurre la produzione di sebo, la formazione di comedoni, l’infiammazione e la carica batterica.
In particolare, il batterio Propionibacterium acnes, Gram-positivo anaerobio a lenta crescita collegato ad alcune patologie della cute come l’acne, è in grado di proliferare all’interno del dotto di tutti i follicoli pilo-sebacei delle pelli acneiche, svolgendo un ruolo fondamentale nello sviluppo delle lesioni infiammatorie (3).
P. acnes attiva il rilascio di citochine infiammatorie sia direttamente sui cheratinociti che indirettamente, rilasciando sostanze chemiotattiche che attraggono i leucociti polimorfonucleati responsabili della produzione di citochine infiammatorie (4). Inoltre, dopo la fagocitosi dei batteri, i neutrofili attratti rilasciano enzimi lisosomiali e producono specie reattive dell’ossigeno (ROS) che possono danneggiare l’epitelio follicolare.
Qualunque sia il meccanismo implicato nell’induzione dell’infiammazione cutanea da parte di P. acnes, i ROS sono coinvolti in questo processo, poiché la produzione di perossido di idrogeno (H2O2) risulta aumentata nei pazienti affetti da acne (5). Inoltre, alcuni studi dimostrano che la diminuzione dell’attività del superossido dismutasi (SOD) è correlata con la gravità di questa patologia (6,7).
Recentemente è stato dimostrato il contributo dei polifenoli nel trattamento dell’acne (8).
I polifenoli, infatti, agiscono contrastando gli effetti dei radicali liberi e mostrano un’elevata capacità antinfiammatoria, antimicrobica e inibitoria sulla 5α-riduttasi, un enzima coinvolto nel metabolismo degli androgeni e nella patologia dell’acne.

L’ingrediente innovativo Euro skinpure presentato da Eurochemicals, di Deimos Group, ideato per il mercato skin care, è in grado di combattere la patogenesi dell’acne.

L’efficacia di Euro skinpure è stata valutata indagando:

Determinazione dei gruppi fenolici mediante il saggio di Folin-Ciocalteu
Il saggio di Folin-Ciocalteu consente di ottenere una stima approssimativa della presenza di polifenoli presenti in un campione.
Per la determinazione del contenuto in fenoli è stato eseguito il saggio di Folin-Ciocalteu.
Il test consiste in una reazione redox tra l’acido fosfotungstico e l’acido fosfomolibdico presenti nel reattivo di Folin-Ciocalteu e i sistemi di natura polifenolica (9). I composti fenolici in ambiente basico vengono ossidati dai metalli molibdeno e tungsteno presenti nei complessi, e assumono la colorazione blu dovuta alla riduzione dei metalli che ne garantisce l’effetto antiossidante.

Inibizione dell’anione perossidico
Le ROS, e in particolare l’anione superossido O2•− e H2O2, svolgono un ruolo importante nell’evento infiammatorio indotto da P. acnes, poiché possono danneggiare l’epitelio follicolare. Pertanto, inibendo queste specie di radicali è possibile limitare la lisi dei cheratinociti.
L’abilità di Euro skinpure nell’inibire l’anione superossido O2•− è stata valutata mediante il saggio b-carotene-acido linoleico (10). Questo saggio si basa sull’ossidazione di un acido grasso insaturo, l’acido linoleico, da parte di un agente pro-ossidante. L’ossidazione genera radicali liberi (O2•−) che attaccano molecole ricche in doppi legami come il b-carotene (che nel saggio è utilizzato come indicatore colorato di ossidazione), nel tentativo di riacquisire un atomo di idrogeno. Di conseguenza, man mano che procede la reazione di ossidazione, la molecola di b-carotene perde la sua coniugazione e il suo caratteristico colore arancione. In presenza di molecole antiossidanti il sistema coniugato b-carotene viene preservato, di conseguenza la capacità antiossidante sarà proporzionale all’assorbanza del b-carotene non danneggiato.
Una soluzione di Euro skinpure (3% v/v) mostra un’eccellente capacità di inibire la perossidazione dell’acido linoneico, mostrando una percentuale di inibizione dell’anione perossidico pari al 90%.

L’infiammazione è l’evento cruciale nella patogenesi dell’acne vulgaris. L’ossido nitrico (NO) è un radicale libero a emivita breve che agisce da messaggero intercellulare prodotto da una varietà di cellule di mammifero, come i macrofagi, neutrofili, piastrine, fibroblasti, cellule endoteliali, neuronali e muscolari lisce. Il NO media una varietà di eventi biologici che vanno dalla vasodilatazione, neurotrasmissione, inibizione dell’adesione e dell’aggregazione piastrinica, nonché gli stati di infiammazione. La determinazione in vitro dell’attività scavenging sull’ossido di azoto può essere un utile indice dell’attività antinfiammatoria (11).
È stato dimostrato che questa materia prima è in grado di agire come scavenger nei confronti dell’ossido di azoto. Una soluzione al 3% v/v di Euro skinpure può inibire completamente il radicale di NO con il tempo, mostrando una risposta antinfiammatoria elevata.

Sono state valutate diverse concentrazioni dall’1 al 3% di Euro skinpure e sono state testate contro P. acnes, il principale batterio implicato nella patogenesi dell’acne.
Euro skinpure è risultato essere attivo contro P. acnes ATCC 11827, ottenendo dei valori di MIC e MMC pari a 2,9 e 5,5%, rispettivamente.

Euro skinpure può essere utilizzato in svariate tipologie di prodotti come sieri, creme, gel, emulsioni, tonici, ecc. La concentrazione consigliata è 1-3%.

COSMETIC TECHNOLOGY

Condividi la notizia!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
DEIMOS GROUP

euro skinpure

Un alleato di origine mediterranea contro l’acne

Dal laboratorio dell’università
alla creazione di uno spin-off

Dal laboratorio dell’università
alla creazione di uno spin-off

L’esperienza di UNIRED

Due chiacchiere con...

Alessandra Semenzato
Direttore scientifico UNIRED e docente presso l’Università degli Studi di Padova

Ascoltare una presentazione della Prof.ssa Semenzato durante un convegno è come partire per un viaggio dal quale si tornerà arricchiti; si viene condotti per mano dalla sua determinatezza e indiscutibilmente rapiti dalla sua capacità di accogliere gli stimoli dall'esterno, di osservare oltre a vivere nel reale. Curiosi di conoscere qual è stata la sua carriera accademica fin dai primi esordi e di sapere come è nato UNIRED, spin-off dell’Università degli Studi di Padova, abbiamo fatto quattro chiacchere con Alessandra Semenzato.

R. Mi sono iscritta a Chimica e Tecnologie Farmaceutiche (CTF) con moltissima convinzione, perché fin dal liceo mi ero innamorata della chimica e quindi non ho mai avuto dubbi su cosa volessi fare. Ero inizialmente orientata a iscrivermi alla Facoltà di Chimica, ma nello stesso anno della mia immatricolazione universitaria è stato avviato il Corso di Laurea in CTF, proprio nella mia città. Ho quindi deciso di orientarmi alla chimica applicata anziché alla chimica pura. Mi sono laureata con una tesi in biochimica supervisionata da un professore che mi ha stimolato a proseguire la carriera accademica, avendo visto in me delle doti che io stessa non sapevo di avere. Ammetto che, prima di allora, non ci avevo mai pensato, ma insegnare è tutt’ora la cosa che mi piace di più del mio lavoro universitario, quindi gli sono davvero grata.
Il referente del gruppo di biochimica in cui lavoravo era il Prof. Benassi, da poco rientrato a Padova da Ferrara, dove aveva avviato l’iter per la realizzazione della scuola di specializzazione in cosmetica (oggi Cosmast) e aveva deciso di mettere in piedi insieme al Prof. Bettero un gruppo che si occupasse di cosmetica, in particolare di analitica, in appoggio alla richiesta crescente da parte delle aziende di metodologie, in vista del recepimento in Italia della Direttiva europea del ‘76.
Pochi giorni dopo la laurea il Prof. Benassi mi offrì una borsa di studio che accettai, nonostante la cosmetica fosse per me una disciplina sconosciuta e (lo confesso) lontana dai miei interessi. Catapultata a Ferrara alla scuola di specializzazione in cosmetica, ho scoperto un mondo che da una parte mi affascinava ma dall’altra mi spaventava, perché molto lontano dall’idea della ricerca “ideale” in cui mi ero formata.
Nel giro di pochi anni sono riuscita a entrare come ricercatrice all’Università degli Studi di Padova, dove ancora insegno Chimica dei prodotti cosmetici dal 2006 e dove nel corso degli anni ho scoperto una vera passione per la cosmetica, ampliando i miei interessi dall’analitica alla formulazione e alle tecniche fisiche di caratterizzazione dei materiali, in un processo naturale e continuo.
Se all’inizio la cosmetica non rientrava nel mio immaginario (anche perché avevo molti preconcetti al riguardo), alla fine si è rivelata una strada che mi corrispondeva pienamente, forse proprio in quanto non preordinata.
D’altronde John Lennon disse: “La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti” (N.d.R).

R. Uno dei primi lavori che ho pubblicato riguardava un metodo per valutare la quantità di formaldeide derivante dall’uso dei preservanti; un metodo innovativo che rendeva la procedura molto semplice e rapida. Dopo la pubblicazione, il responsabile del Controllo Qualità di una multinazionale cosmetica mi inviò una lettera (le mail non esistevano ancora!) per ringraziarmi, in cui mi diceva come quel metodo aveva di gran lunga semplificato l’iter dei controlli, liberando tempo prezioso per i suoi collaboratori. Avevo gettato il primo seme. Il mio obiettivo, infatti, è sempre stato quello di fornire alle aziende delle soluzioni ma anche un metodo di lavoro. In molte realtà produttive mancano gli approcci metodologici che invece sono propri del bagaglio di chi lavora all’università. Provo molta soddisfazione quando la collaborazione crea qualcosa di utile che spesso si concretizza anche in nuovi prodotti. È un po’ come il lavoro dello chef… e a me piace cucinare, oltre che mangiare!
Da questo desiderio di relazione con le aziende è nato dunque UNIRED.

R. “UNI” sta per “università” e in origine il nome completo era UNIR&D, con un chiaro richiamo al reparto Research & Development delle aziende. Sfortunatamente la scelta di avere nel nome una lettera come la & commerciale non si è rivelata in linea con le logiche dei motori di ricerca, così quando abbiamo deciso di rivedere la nostra comunicazione digitale abbiamo scelto il nome UNIRED.

R. La prima idea di spin-off mi è venuta nel 2000 quando ho partecipato alla prima edizione di una competizione (Start Cup) proposta dall’Università degli Studi di Padova per la selezione di idee imprenditoriali innovative derivanti dalla ricerca dei propri laboratori. Sono arrivata in finale ma non sono stata finanziata. Meglio così perché i tempi non erano ancora maturi…!
UNIRED invece è nata nel 2012 in seguito alla collaborazione pluriennale con il Dott. Baratto, responsabile scientifico di UNIFARCO. Nella creazione dello spin-off ho coinvolto da subito altri colleghi con competenze molto diverse ma strategiche per il mondo healthcare e abituati a lavorare con le aziende. UNIRED cerca quindi di mettere l’approccio universitario al servizio e ai bisogni dell’azienda, costruendo soluzioni personalizzate. Credo che, come universitari, abbiamo questo “dovere”, ovvero vedere “al di là del nostro naso” al fine di proporre un’idea di ricerca applicata e rispondente a un bisogno ben preciso, per aiutare le aziende nel percorso di innovazione.
Spesso le aziende rinunciano a innovare per paura che approcci metodologici diversi portino via tempo e risorse senza dare un ritorno immediato, mentre l’innovazione è la chiave per capitalizzare e offrire al consumatore qualcosa di nuovo in una prospettiva di breve e medio termine. Il mercato sta diventando sempre più competitivo e le offerte sono sempre più ampie e variegate; è quindi necessario reinventarsi e per farlo è indispensabile un approccio scientifico di fondo.

R. Sì… nel mio percorso professionale ho intrapreso una collaborazione ultraventennale con la Facoltà di Economia, grazie alla quale abbiamo dato vita a un Master in Business and Management nel settore cosmetico conosciuto a livello internazionale, in quanto parte di un progetto denominato EFCM. Vedere che molti degli studenti che si sono formati presso questo Master oggi ricoprono ruoli chiave nel management delle aziende è motivo di orgoglio e conferma l’importanza del dialogo tra il mondo tecnico-scientifico e quello aziendale nel campo della cosmetica.
L’interdisciplinarietà è proprio ciò su cui dovremmo maggiormente puntare nella ricerca e nella didattica, come nei team di lavoro aziendale. Finalmente oggi anche l’università sembra muovere i primi passi in questa direzione, anche se persistono delle resistenze burocratiche e organizzative.

R. Naturalmente sì, sia tra i soci che tra i dipendenti e i collaboratori. Attualmente in UNIRED ci sono 5 dipendenti (un laureato in Economia Aziendale e 4 farmacisti), a cui si aggiungono un consulente psicologo e psicoterapeuta che si occupa di neuromarketing e qualità della vita, e un altro consulente, esperto di polimeri, che si occupa di packaging sostenibile. A queste persone si aggiunge altro personale dell’università come borsisti, assegnisti e laureandi. Quindi in totale siamo tra le 8 e le 10 persone. La differenza tra la mia prima idea di spin-off e UNIRED risiede nel fatto di avere al suo interno una squadra in cui ciascuno ha una sua specifica competenza e predisposizione.
Questa interdisciplinarietà e l’ottimo gioco di squadra sono alla base anche dai nostri podcast, un’idea nata durante il lockdown e con cui andiamo ad analizzare, con un linguaggio semplice e andando dritti al punto (da qui il nome del podcast Dritti al punto), le notizie scientifiche, spaziando dal settore chimico-farmaceutico al mondo dei cosmetici e del personal care, portando l’ascoltatore ad allenare il pensiero critico, utile ad approcciarsi razionalmente nei confronti della vastità di informazioni e delle fake news che riceviamo ogni giorno.

R. Il cosmetico è un prodotto per la persona; non nasce per rispondere solo alle esigenze della sua pelle o per evocare emozioni. Puntare sull’innovazione e sulla tecnologia significa dare risposte scientifiche ai bisogni della salute e del benessere della persona. Per fare questo ci vogliono però degli strumenti nuovi. Il successo del cosmetico è la risultante delle sue caratteristiche fisiche e applicative, ed è solo attraverso una vera conoscenza di come le materie prime si mettono in relazione tra di loro che si possono migliorare le performance dei prodotti. Oggi con gli studi di neuromarketing si possono misurare i benefici che essi sono in grado di apportare e quindi comprendere meglio come far diventare i nostri prodotti un vero successo di mercato.

R. Innanzitutto è importante prendere consapevolezza del fatto che la sostenibilità è un processo complesso che riguarda molte fasi della realizzazione di un prodotto.
Per questo la prima cosa che proponiamo è un ciclo di formazione aziendale che coinvolga tutti i reparti, dalla Ricerca e Sviluppo al Marketing, per allineare l’azienda ed evitare così di cadere nel noto fenomeno del greenwashing. Si capisce facilmente, quindi, come la sostenibilità sia un percorso di lungo periodo che include diversi obiettivi, realizzabili con tempistiche diverse.
Ad esempio, la sostituzione del packaging con materiali biodegradabili e compostabili richiede tempi di sviluppo lunghi e investimenti ingenti, mentre quando si parla di ingredienti e biodegradabilità della formulazione gli obiettivi sono più a breve termine. Un grande spazio della nostra ricerca è anche dedicato allo studio di nuovi principi attivi da materiali di scarto, che si inseriscono molto bene nel concetto di economia circolare, in quanto affronta il problema dello smaltimento dei rifiuti.

R. Il problema più grosso è quello delle impurezze perché ci sono delle criticità da governare.
Ma ci sono anche materiali di scarto che non presentano grosse criticità: c’è scarto e scarto. Più si va verso lo scarto di lavorazione e più ci saranno problemi, ma tutto è risolvibile. Anche in questo caso ci vuole tempo e sperimentazione.
Oltre alla rivalutazione dei materiali di scarto, la nostra ricerca si concentra anche sulla rivalutazione di prodotti del territorio a filiera corta che possono rappresentare una fonte di biodiversità ma sono poco appetibili per il settore alimentare, ad esempio la mela cotogna.
La sfida principale per le aziende che realizzano prodotti healthcare rimane quella di coniugare la sostenibilità con le performance del prodotto, non solo per gli attivi funzionali ma anche per le materie prime che strutturano il veicolo. Questo richiede l’utilizzo di tecniche di caratterizzazione fisica che possano supportare la sostituzione razionale di materie sintetiche come modificatori reologici e texturizzanti con materie prime naturali compatibili con l’eco-design del prodotto, in grado di mantenerne le proprietà applicative.

R. Secondo me le aziende non dovrebbero mai adattarsi e sedimentarsi su determinati procedimenti aziendali, perché non è detto che ciò che è sempre andato bene continuerà ad andare bene; gli scenari possono cambiare da un momento all’altro e il COVID-19 ne è la dimostrazione.
Una delle citazioni a me più care è la seguente: “Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità” (Alex Carrel). Concordo pienamente con questa affermazione e cerco di applicarla sia nel lavoro che nella mia vita personale. Essere buoni osservatori della realtà senza innamorarsi dei propri ragionamenti ci rende molto più aperti alla possibilità di cogliere le novità e, tradotto sul piano pratico per un’azienda, a ricordarci che i consumatori sono prima di tutto persone e non semplicemente dei target.
Quello che invece consiglierei di fare è creare delle figure di raccordo tra i vari reparti: un dialogo tra R&D e produzione e tra R&D e marketing rende i processi più fluidi. Questo dialogo porta allo sviluppo di team che sono realmente interdisciplinari, che riescono meglio a governare le complessità e in cui le competenze di ciascuno possono emergere ed essere valorizzate.
Riportare l’attenzione sulle persone, inoltre, è uno dei fattori che contribuisce a realizzare un’azienda sostenibile.

COSMETIC TECHNOLOGY

Alessandra Semenzato

tel 049 776766
alessandra.semenzato@unired.it
www.unired.it

Condividi la notizia!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
UNIRED - HEALTH AND PERSONAL CARE INNOVATION

Soluzioni personalizzate per l’innovazione di prodotto
e la crescita del know-how delle aziende Health & Personal Care.

Microbiologia e cosmesi si incontrano

Microbiologia e cosmesi si incontrano

Cosmetici suscettibili di contaminazione e microrganismi implicati

Ogni giorno milioni di consumatori applicano prodotti cosmetici su viso e corpo.
È un rituale che, da migliaia di anni, è diventato una necessaria abitudine e del quale non è più possibile a fare a meno.
Principalmente a causa di una cattiva conservazione o di un utilizzo poco ortodosso, i cosmetici possono diventare una fonte di proliferazione di microrganismi, anche patogeni, associati a patologie della pelle e inestetismi cutanei. In particolare, i prodotti per lo skin care e alcuni prodotti makeup (mascara e beauty blender) possono essere i candidati perfetti per accogliere comunità microbiche in espansione.

Produrre prodotti microbiologicamente sicuri: quali i limiti?

I prodotti cosmetici devono essere affidabili e sicuri anche dal punto di vista microbiologico, al fine di evitare l’insorgenza di patologie e inestetismi cutanei che potrebbero derivare da un’eventuale contaminazione del prodotto. Nonostante non siano sterili, i cosmetici vengono realizzati accuratamente per garantire sicurezza e stabilità, al fine di limitare la proliferazione microbica.
Le raccomandazioni sui limiti qualitativi e quantitativi di contaminazione microbiologica dei prodotti cosmetici sono riportate nelle linee guida del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (Scientific Committee on Consumer Safety, SCCS), giunte all’undicesima revisione (1).
Tali limiti sono stabiliti dalla norma tecnica EN ISO 17516:2014; approvata dal Comitato europeo di normazione (European Committee for Standardization, ECS) il 9 agosto 2014, revisionata e confermata nel 2020 (1,2).
Macroscopicamente si possono distinguere i prodotti cosmetici in 2 categorie:
–    Categoria 1: prodotti specificatamente formulati per bambini al di sotto dei 3 anni e prodotti destinati all’applicazione attorno l’area oculare e sulle mucose.
–    Categoria 2: tutti gli altri prodotti considerati “meno preoccupanti”.

Tali limiti stabiliscono che il numero totale di microrganismi aerobi mesofili deve essere inferiore a 102 UFC* ogni ml/g di prodotto per i prodotti di categoria 1 e inferiore a 103 UFC ogni ml/g di prodotto per quelli di categoria 2. Inoltre, sono stabiliti anche dei limiti per quanto riguarda i microrganismi patogeni (Tab.1).

Fonti, modalità di contaminazione e microrganismi implicati

La contaminazione microbica dei prodotti può verificarsi principalmente: a) attraverso l’utilizzo di materie prime contaminate; b) durante il processo di produzione e confezionamento; c) durante l’utilizzo (3,4).
Analizzando i livelli di contaminazione di prodotti usati e i relativi effetti avversi, è stato possibile concludere come questi ultimi siano spesso imputabili per lo più a un uso scorretto da parte del consumatore e a una cattiva conservazione del prodotto.
Risultati ottenuti da studi osservazionali hanno messo in evidenza che le contaminazioni dei prodotti cosmetici sono frequentemente attribuibili a batteri Gram -: tra questi troviamo prevalentemente batteri aerobi quali Pseudomonas e anaerobi facoltativi quali Enterobacter (5), oltre a Salmonella ed Escherichia. Tra i Gram +, i batteri del genere Staphylococcus possiedono una posizione privilegiata.
L’analisi della composizione microbica dei prodotti cosmetici aiuta a comprendere quali siano le condizioni igieniche di tali prodotti, in particolare se utilizzati in maniera scorretta dal consumatore. Ad esempio, la presenza di microrganismi quali Staphylococcus haemolyticus e Staphylococcus saprophyticus (6) è indice di manipolazioni inadeguate e cattiva igiene personale; fattori che si pongono a fondamento della contaminazione dei prodotti cosmetici durante l’utilizzo.

Uno dei microrganismi che desta più attenzione è sicuramente Pseudomonas aeruginosa. Da anni è nota la sua implicazione nelle infezioni nosocomiali e, in alcuni casi, può essere responsabile di infezioni dell’orecchio medio ed esterno, di infezioni del tratto respiratorio, e di follicoliti e infezioni oculari (congiuntiviti, cheratiti e oftalmiti), in particolare in soggetti che utilizzano lenti a contatto (7,8).
Le infezioni da Pseudomonas sono poco frequenti in soggetti immunocompetenti; tuttavia, la compromissione della funzionalità della barriera cutanea determina un significativo incremento del rischio di infezioni associate a utilizzo di prodotti contaminati (9). Tali eventi non vanno quindi sottovalutati.
A tal proposito, un caso in particolare riguarda lo sviluppo di ulcere corneali associato all’utilizzo di mascara contaminati. Ad esempio, è descritto in letteratura un caso molto particolare verificatosi in una donna di 47 anni: lo sviluppo di ulcere corneali è stato associato alla presenza di Pseudomonas aeruginosa, successivamente isolato sia nell’ulcera corneale sia nel mascara (10).

Mascara e contaminazione microbica

I mascara presentano una variabilità di contaminazione microbica maggiore rispetto ad altre tipologie di prodotti per il makeup e risultano essere tra i prodotti più contaminati in assoluto (3,11). La contaminazione microbiologica che li vede protagonisti non è dovuta solamente alla loro formulazione acquosa, ma anche a un utilizzo scorretto da parte del consumatore.
Nel 2013 è stato condotto uno studio volto a esaminare le abitudini di utilizzo di mascara da parte di 44 studentesse brasiliane. Dall’analisi dei risultati è emerso che il 92% delle partecipanti utilizzava il mascara oltre 6 mesi dall’apertura e circa 2/3 protraeva l’utilizzo per oltre 2 anni (7).
I prodotti addizionati per assicurarne la conservazione perdono di efficacia qualora il prodotto dovesse essere utilizzato in maniera non adeguata e oltre la data di scadenza, rendendosi poco utili nel contrastare la proliferazione microbica (4).
Inoltre, il continuo contatto con le ciglia è un elemento fondamentale: i batteri presenti nell’ambiente, posandosi sulla superficie delle ciglia, vengono veicolati direttamente all’interno del prodotto immediatamente dopo l’utilizzo, e a lungo andare il sistema preservante è insufficiente a contrastare questo continuo apporto di microrganismi.

Sebbene Pseudomonas aeruginosa sia uno dei microrganismi maggiormente isolati nei cosmetici usati, una larga parte delle infezioni sono imputabili a batteri appartenenti al genere Staphylococcus, noti per essere implicati in alterazioni patologiche della pelle. Primo fra tutti Staphylococcus aureus, comunemente associato a infezioni di pelle e tessuti molli come dermatite atopica, vesciche cutanee e cellulite; una condizione flogistica che interessa il tessuto sottocutaneo. Anche in questo caso, i mascara sono terreno fertile per la proliferazione di Staphylococcus aureus e Staphylococcus epidermidis: la maggior parte delle infezioni causate da questi microorganismi è ricollegabile a lesioni a carico della superficie dell’occhio (7).
La presenza di graffi, abrasioni e piccoli traumi rende maggiormente suscettibili a infezioni stafilococciche. Una categoria di soggetti particolarmente a rischio è rappresentata da coloro che soffrono di dermatite atopica; a causa di fattori immunologici associati a una maggiore secchezza della pelle e a carenze lipidiche nello strato corneo, questi soggetti sono maggiormente esposti a infezioni cutanee causate da Staphylococcus aureus e per tale motivo devono prestare un’attenzione particolare (12).

Beauty blender: la “nuova arrivata”

Un accessorio degno di nota è la beauty blender, ovvero una particolare tipologia di spugnetta solitamente utilizzata per stendere il fondotinta e altri prodotti per il viso. I dati scientifici sono concordi nello stabilire che le beauty blender usate possiedono un’elevata carica microbica, potendo così rappresentare un rischio per la salute individuale.
Da un recente studio microbiologico effettuato su 467 prodotti makeup usati, divisi in 5 categorie (eyeliner, mascara, rossetti, lipgloss e beauty blender), è emerso che, mentre i prodotti makeup contenevano cariche batteriche comprese tra 102 e 103 UFC per ml, le beauty blender raggiungevano una carica batterica che andava oltre le 106 UFC per ml.
Tale studio ha inoltre evidenziato come alla base della contaminazione vi siano ancora una volta le cattive pratiche igieniche da parte del consumatore: dalle informazioni ottenute mediante un questionario è emerso che il 93% delle beauty blender non era mai stato pulito e che il 64% veniva riutilizzo dopo essere caduto a terra (6).
Dall’analisi dei dati mediante spettrometria di massa (Matrix Assisted Laser Desorption IonizationTime Of Flight, MALDI-TOF) è stato inoltre possibile identificare alcune specie di microrganismi presenti all’interno delle beauty blender. Tra questi vi sono sia Gram (-) come Escherichia coli, Citrobacter freundii e Acinetobacter ursingii, che batteri appartenenti al genere Pseudomonas (Pseudomonas monteilii e Pseudomonas aeruginosa).

Non solo makeup: la contaminazione dei prodotti per lo skin care

Quando parliamo di contaminazione microbiologica, i prodotti per il makeup non sono gli unici indiziati. Data la loro implicazione, è importante aprire una parentesi sul ruolo dei prodotti di skin care, con un’attenzione particolare alle emulsioni cremose.
L’elevato contenuto di acqua, l’utilizzo di minerali essenziali e l’inclusione, in alcune formulazioni, di prodotti che possono potenzialmente fungere da fattori di crescita contribuiscono a rendere l’ambiente favorevole a un’eventuale contaminazione (13), assicurando ai microrganismi un ampio spettro di sostanze organiche e inorganiche necessarie alla loro proliferazione. Tra il 2005 e il 2018, in Europa sono stati segnalati 104 prodotti oggetto di contaminazione e una porzione abbondante era rappresentata proprio da prodotti skin care (5,14).
L’eterogeneità delle formulazioni, dei processi di produzione e delle modalità attraverso le quali questi prodotti vengono utilizzati rende difficoltosa un’analisi completa e omogenea dei microrganismi rappresentati. Un aspetto molto curioso riguarda la distribuzione geografica dei prodotti contaminati: dai dati presenti in letteratura si evince che prodotti provenienti da Paesi caratterizzati da climi caldi quali India, Egitto e, più in generale, dal Medio Oriente presentano dei tassi di contaminazione più elevati. Questo potrebbe essere in parte dovuto alle condizioni climatiche che caratterizzano queste zone e che, quindi, favorirebbero la proliferazione della maggior parte dei batteri patogeni (15), ma, probabilmente, anche a una carenza del rispetto delle buone pratiche di fabbricazione (Good Manufacturing Practice, GMP).
Nonostante le varianti in gioco siano molte, i dati in letteratura permettono di stabilire che, per quanto riguarda le creme, la contaminazione microbiologica del prodotto inutilizzato non è affatto rara.
Ad esempio, in uno studio effettuato in Iran nel 2000, Behravan et al hanno analizzato 48 prodotti (creme idratanti e creme per viso e mani): 24 utilizzati dai consumatori e 24 inutilizzati e conservati all’interno delle confezioni originali.
Entrambe le tipologie di prodotti, in seguito all’analisi microbiologica, hanno dimostrato di possedere una carica batterica totale compresa tra le 102 e 106 UFC, anche se la maggior parte dei prodotti presentavano una carica batterica totale compresa tra le 102 e 103 UFC. Inoltre, è stata riscontrata la presenza di bacilli Gram-positivi e Staphyloccocus aureus. Sebbene l’incidenza di contaminazione fosse maggiore nei prodotti usati (75% dei 24 campioni), i prodotti inutilizzati non ne erano di certo esenti. Difatti, il 58% dei prodotti inutilizzati sono stati oggetto di contaminazione e tra i batteri responsabili è stato individuato anche l’Escherichia coli (16).
Un altro aspetto riguardante le emulsioni cremose è la presenza di funghi e lieviti: tra questi possiamo annoverare Aspergillus e Candida albicans che, sebbene non frequenti, possono comunque contaminare i nostri prodotti (15,5). La presenza di Candida albicans all’interno di prodotti cosmetici è assai sporadica; tuttavia, dal 2006 al 2012 sono stati segnalati due casi di prodotti contaminati da quest’ultima (17).

conclusione

L’identificazione di batteri patogeni nei prodotti cosmetici usati pone l’accento su un problema importante che molto spesso viene poco considerato. Mascara e beauty blender sono infatti veicoli ottimali di microrganismi quali Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa che, se sottovalutati, possono crearci qualche danno. Un capitolo fondamentale riguarda invece i prodotti per lo skin care. Creme idratanti e creme per il viso sono terreno fertile per batteri Gram-positivi, oltre che per funghi e lieviti quali Aspergillus e Candida albicans.
Come si è potuto osservare, la contaminazione dei prodotti cosmetici non è di certo rara. La stragrande maggioranza della popolazione, però, non è a conoscenza dei pericoli che si celano dietro l’uso di cosmetici contaminati. Considerato il rischio derivante sia dall’utilizzo inappropriato sia dall’utilizzo oltre il periodo dopo l’apertura (Period After Opening, PAO) e data di scadenza, una maggiore e più approfondita educazione del consumatore è sicuramente necessaria a evitare l’autocontaminazione con microrganismi potenzialmente dannosi (6). Una misura interessante potrebbe essere il suggerimento di pratiche corrette in specifiche porzioni dell’etichetta a questo dedicate. Ad esempio, un lavaggio periodico delle beauty blenders renderebbe il prodotto meno suscettibile a contaminazione e permetterebbe, quindi, di minimizzare i rischi derivanti da quest’ultima.
Un altro accorgimento fondamentale è quello di buttare i prodotti scaduti o aperti da troppo tempo: nonostante il prodotto sembri integro e incontaminato, al suo interno potrebbe contenere microrganismi patogeni che rappresentano un rischio per la salute del consumatore.

1. SCCS (2021) Notes of Guidance for the testing of cosmetic ingredients and their safety evaluation – 11th revision.
2. ISO (International Organization for Standardization), International Standard 17516:2014. Cosmetics-Microbiology-Microbiological limits.
3. Dadashi L, Dehghanzadeh R (2016) Investigating incidence of bacterial and fungal contamination in shared cosmetic kits available in the women beauty salons. Health promotion perspectives 6(3):159-163
4. Halla N, Fernandes IP, Heleno SA et al (2018) Cosmetics Preservation: A Review on Present Strategies. Molecules 23(7):1571
5. Michalek IM, John SM, Caetano Dos Santos FL (2019) Microbiological contamination of cosmetic products-observations from Europe, 2005-2018.
JEADV 33(11):2151-2157
6. Bashir A, Lambert P (2020) Microbiological study of used cosmetic products: highlighting possible impact on consumer health.
J Appl Microbiol 128(2):598-605
7. Giacomel CB, Dartora G, Dienfethaeler HS et al (2013) Investigation on the use of expired make-up and microbiological contamination of mascaras.
Int J Cosmet Sci 35(4):375-380
8. Stewart SE, Parker MD, Amézquita A et al (2016) Microbiological risk assessment for personal care products. Int J Cosmet Sci 38(6):634-645
9. RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products), numero della segnalazione: 0508/07.
10. Reid FR, Wood TO (1979) Pseudomonas corneal ulcer. The causative role of contaminated eye cosmetics.
Arch Ophthalmol 97(9):1640-1641
11. RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products), numero della segnalazione: A12/00657/20.
12. Tomczak H, Wróbel J, Jenerowicz D et al (2019) The role of Staphylococcus aureus in atopic dermatitis: microbiological and immunological implications.
Postepy dermatol Alergol 36(4):485-491
13. Jairoun A, Al-Hemyari S, Shahwan M et al (2020) An Investigation into Incidences of Microbial Contamination in Cosmeceuticals in the UAE: Imbalances between Preservation and Microbial Contamination. Cosmetics 7(4):92
14. RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products), numeri delle segnalazioni: A12/0924/16; A12/0439/15; A12/1860/12; A12/1430/12; 1333/11; 0921/11; 0984/09; 0505/09; 0732/06.
15. EL-Bazza ZE, Toama MA, Taher HA (2011) Study of the Microbial Contamination of Cosmetic Creams before and after Use.
Biohealth Science Bulletin 3(2): 37-43
16. Behravan J, Bazzaz F, Malaekeh P (2005) Survey of bacteriological contamination of cosmetic creams in Iran.
Int J Dermatol 44(6):482-485
17. RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products), numeri delle segnalazioni: 0081/12; 0831/06.

COSMETIC TECHNOLOGY

Ilaria Salvatori 
Biologa nutrizionista,
articolista per Microbiologia Italia

S.ilaria95@outlook.it

Condividi la notizia!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
MICROBIOLOGIA ITALIA

Microbiologia e cosmesi si incontrano