Recupero dei by-products nella filiera della frutta secca

Recupero dei by-products nella filiera della frutta secca

Cristina Danna

Università degli Studi di Genova
cristina.danna@edu.unige.it

L’esigenza del recupero delle biomasse di scarto derivanti dalla filiera agricola apre nuove prospettive di studio di forte interesse applicativo e di innovazione. Un caso emblematico di by-products, sottoprodotti, è quello rappresentato dalle biomasse di scarto derivanti dall’attività di produzione e lavorazione della frutta secca. Dal Nord al Sud Italia sono molteplici le specie coltivate e inserite nel mercato nazionale e internazionale. In questo breve articolo verranno presentati alcuni esempi di coltivazioni di frutta secca, le quali rappresentano i capisaldi di produzione, dal potenziale ancora maggiore se sviluppate nell’ottica dell’economia circolare. I principali scarti della produzione e della lavorazione della frutta secca sono rappresentati dal legno di potatura, dai gusci legnosi e dai tegumenti; molteplici sono gli utilizzi innovativi offerti da questi scarti, oggetto di studio della comunità scientifica. L’uso efficace dei sottoprodotti agricoli è sicuramente una grande sfida nella gestione dei rifiuti e la conversione di questi ultimi in risorse rappresenta un goal importante per la società moderna. I nuovi campi di studio riguardano sia la ricerca di nuovi materiali sia la ricerca relativa ai composti bioattivi recuperabili dagli scarti, obiettivo cardine per l’innovazione nei botanicals.

Le noci

La nocicoltura rappresenta un caposaldo della tradizione colturale italiana delle zone montane e collinari, diffusa solitamente dai 500 fino ai 1200 metri di altitudine. 
Juglans regia L., il Noce, è un albero appartenente alla famiglia delle Juglandaceae, dalle origini asiatiche, nella regione dell’attuale Uzbekistan. Introdotto in Europa già in antichità dai Greci e diffuso poi in tutto l’Impero in età romana. Il nome Juglans (da Iupiter “Giove” e da glans “ghianda”, “ghianda di Giove”) testimonia l’importanza e le proprietà attribuite al frutto. In Italia sono 4 mila gli ettari dedicati alla nocicoltura, per una produzione di circa 12 mila tonnellate. Vista la forte richiesta interna, che si attesta intorno alle 50 mila tonnellate, importazioni di noci vedono a capo del mercato gli USA, il Cile, la Francia e la Germania; da queste, circa 6 mila tonnellate sono gli scarti derivanti dalla produzione di noci sgusciate. Gli usi tradizionalmente noti del Noce come pianta alimentare, medicinale, tintoria e di uso artigianale vengono oggigiorno implementati da conoscenze e ricerche atte ad approcciare i bisogni e problemi della modernità. In quest’ottica si inserisce il discorso del recupero delle biomasse scartate in fase produttiva. 
Da un punto di vista morfologico, il frutto di Noce è composto da quattro parti principali: il nocciolo (embrione), la buccia (tegumento), il guscio e il mallo (Fig.1). 
Una review pubblicata recentemente (2020) da Ali Jahanban-Esfahlan (1) e collaboratori analizza la possibilità di un utilizzo del guscio del frutto come prezioso materiale vegetale bio-assorbente, impiegabile nella rimozione di materiali pericolosi. La porzione di guscio del frutto della noce è uno scarto agricolo lignocellulosico composto da cellulosa (17,74%), emicellulosa (36,06%) e lignina (36,90%). Negli ultimi anni il guscio di Noce è stato ampiamente studiato come bio-assorbente vegetale naturale e inerte. Vengono esplorate le potenziali applicazioni dei sottoprodotti derivati dai gusci di Noce per l’efficacia nella rimozione di vari materiali nocivi, tra cui metalli pesanti, sintetici, oli, ecc. Il materiale assorbente è stato in grado di assorbire dalle acque reflue 11 ioni di metalli pesanti: rame (Cu2+), cromo (Cr6+), arsenico (As3+), cadmio (Cd2+), piombo (Pb2+), cesio (Cs+), nichel (Ni2+), zinco (Zn2+), manganese (Mn2+), ferro (Fe2+) e mercurio (Hg2+). Questo agro-rifiuto ricco di cellulosa rappresenta anche il materiale adatto per lo sviluppo commerciale di packaging biodegradabile. Dingyuan Zheng e collaboratori (2) hanno utilizzato il guscio di Noce come materia prima per la produzione di cellulosa purificata. La tecnica di produzione prevede molteplici trattamenti, tra cui quelli alcalini e di sbiancamento. 
La produzione di materiali cellulosici a partire da materiali di scarto si inserisce in una logica di economia circolare, e ancora una volta l’obiettivo è convertire le biomasse di scarto in risorse e beni preziosi e necessari.
Recentemente è stato oggetto di studi anche un’altra parte del frutto, il mallo verde di Noce. Vanessa Vieira (3) e collaboratori ne hanno studiato l’estratto idroalcolico come fonte di composti bioattivi, dalle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antibatteriche, volendo anche in questo caso valorizzare una biomassa generalmente scartata che potrebbe invece contribuire allo sviluppo di nuovi botanicals. Un ulteriore recente studio di Raffaele Romano e collaboratori (4), sempre relativo allo studio del mallo, si è focalizzato sull’estratto in CO2 supercritica. Nonostante il costo elevato, dovuto alla complessità dei macchinari, questa estrazione consente un minor impatto ambientale, in quanto il solvente utilizzato non lascia tracce e può essere recuperato e riutilizzato per ulteriori estrazioni. Gli estratti sono stati caratterizzati in termini di contenuto totale di polifenoli, con attività antiossidante e antifungina. Il mallo verde di Noce rappresenta, dunque, un’importante fonte economica di composti bioattivi che ne suggeriscono l’utilizzo per i packaging attivi nell’industria alimentare.

Figura 1
Le nocciole

Corylus avellana L., il Nocciolo, è un albero appartenente alla famiglia delle Betulaceae. Originario dell’Asia minore, si trova ampiamente spontaneo e coltivato in Italia fino a un’altitudine di 1300 m. Il nome scientifico della specie deriva dal greco κόρυς (córys) “elmo”, probabilmente a ricordo della forma della cupula, involucro fogliaceo che attornia il frutto; avellana è invece riferito alla città di Abella, nome latino di Avella Vecchia (Campania), anticamente rinomata per le nocciole. L’Italia è uno dei maggiori produttori a livello mondiale, secondo dopo la Turchia, con circa 86 mila ettari dedicati alla corilicoltura e una produzione di circa 110 mila tonnellate all’anno. Ricordiamo per importanza la Nocciola di Giffoni Igp, la Nocciola delle Langhe Igp e la Nocciola romana Dop.
La valorizzazione dei sottoprodotti delle nocciole (Fig.2) dà un importante contributo per l’isolamento e la purificazione di molecole bioattive che possono essere utilizzate sia per scopi medicinali che industriali.
Recentemente, Sandra Cabo e collaboratori (5) hanno studiato le cupule delle nocciole come fonte di polifenoli antiossidanti. L’estratto dalle maggiori attività antiossidanti è quello in metanolo, tuttavia nello studio vengono riportate ulteriori modalità di estrazione meno impattanti dal punto di vista ambientale, quale ad esempio l’estrazione con acqua, presentata come un’alternativa affidabile e sicura. 
Alessandro Di Michele e collaboratori (6) hanno invece studiato gli estratti dei gusci delle nocciole, isolando anche in questo caso agenti antiossidanti e antibatterici. L’acido gallico è risultato essere il composto fenolico più abbondante e a seguire l’acido clorogenico, rutina e acido protocatecuico.
Gli scarti delle nocciole sono inoltre utilizzabili come materia prima per l’industria della carta. A titolo esemplare, il progetto EcoPaper coordinato dalla Ferrero ha permesso di creare un packaging più sostenibile ed economico a partire dalle biomasse di scarto. 
Si stima che dai residui produttivi, bucce delle fave di cacao e gusci e cuticole di nocciole, inseriti per il 10% nel prodotto finale, vengano prodotte 1,5 milioni di tonnellate di carta annui.

Figura 2
I pistacchi

Pistacia vera L., il Pistacchio, è un albero appartenente alla famiglia delle Anacardaceae. Originario dell’Asia minore, si è diffuso nel bacino del Mediterraneo in età greco-romana. Pistacia, dal greco πιστάκη (pistáke) “pistacchio”, deriva dal vocabolo persiano pistáh, che significa “ricco di farina”. La coltivazione e produzione del Pistacchio in Italia è principalmente diffusa in coltivazioni che non superano gli 800 m di altitudine in Sicilia nella varietà Bianca di Bronte, il famoso Pistacchio che gode denominazione di origine protetta (Dop) ed è un Presidio Slow Food. Si stima che la produzione italiana ammonti a circa 3400 tonnellate, mentre le importazioni siano di circa 10.000 tonnellate.
Anche il Pistacchio, come nei casi precedentemente citati per altra frutta secca, vede nella sua filiera di produzione e trasformazione diversi scarti, principalmente guscio legnoso e “buccia” (Fig.3). 
Queste biomasse inutilizzate hanno attirato l’interesse scientifico nella ricerca di fonti alternative di composti bioattivi, aumentando il valore della produzione del Pistacchio. Un recente studio condotto da Antonella Smeriglio e collaboratori (7) ha dimostrato, mediante saggi in vitro e in vivo, gli effetti antiossidanti e inibitori della biosintesi della melanina di un estratto in metanolo di tegumenti di Pistacchio. I risultati suggeriscono che il tegumento di Pistacchio maturo può essere considerato come una promettente fonte di agenti antiossidanti e sbiancanti per lo sviluppo di nuovi prodotti utili nella prevenzione di disturbi della pigmentazione nell’uomo e/o per migliorare la qualità degli alimenti, aprendo nuove possibilità in campo nutraceutico e farmaceutico.
L’ulteriore lavoro di Nunzio Cardullo e collaboratori (8) riporta la valutazione dei gusci di Pistacchio, un sottoprodotto di scarso valore economico, come promettente fonte di polifenoli antiossidanti. Gli autori hanno proposto e ottimizzato una procedura di estrazione ecosostenibile con etanolo sotto irradiazione a microonde, e un metodo di frazionamento facilmente riproducibile e scalabile, adatto per applicazioni industriali. I risultati hanno evidenziato che la metodologia proposta può essere un modo efficace per recuperare i composti fenolici bioattivi dal guscio duro del Pistacchio, rendendo questo sottoprodotto una promettente fonte di composti con potenziali applicazioni nei settori alimentare e sanitario.

Figura 3
Conclusioni

È importante comprendere appieno il valore dei sottoprodotti derivanti dalla filiera produttiva della frutta secca e determinare la fattibilità tecnica e i metodi da utilizzare nel riciclo. Il problema che molti operatori del settore devono affrontare è quello di trovare macchinari e metodi idonei alla lavorazione di tali sottoprodotti, in grado di garantire il recupero di importanti molecole e composti bioattivi ancora presenti. Fondamentale risulta quindi, nella logica dell’economia circolare relativa al settore agricolo, inserire punti di raccolta dei sottoprodotti agricoli, connessi a sedi di lavorazione provviste dei macchinari adeguati, che alimentino nuovi cicli produttivi. Ancora una volta, da prodotti generalmente considerati di scarto può derivare un valore aggiunto. I riscontri positivi riguardano sia il mondo agricolo sia il mondo dell’impresa innovativa, attenta alla tutela dell’ambiente e delle sue risorse, e al benessere dei consumatori.

Bibliografia

1. Jahanban-Esfahlan A, Jahanban-Esfahlan R, Tabibiazar M et al (2020) Recent advances in the use of walnut (Juglans regia L.) shell as a valuable plant-based bio-sorbent for the removal of hazardous materials. RSC Advances 10(12):7026-7047
2. Zheng D, Zhang Y, Guo Y et al (2019) Isolation and Characterization of Nanocellulose with a Novel Shape from Walnut (Juglans Regia L.) Shell Agricultural Waste. Polymers (Basel) 11(7):1130
3. Vieira V, Pereira C, Abreu RMV et al (2020) Hydroethanolic extract of Juglans regia L. green husks: A source of bioactive phytochemicals. Food Chem Toxicol 137:111189
4. Romano R, Aiello A, Meca G et al (2021) Recovery of bioactive compounds from walnut (Juglans regia L.) green husk by supercritical carbon dioxide extraction. Int J Food Sci Technol 56(9):4658-4668
5. Cabo S, Aires A, Carvalho R et al (2021) Corylus avellana L. Husks an Underutilized Waste but a Valuable Source of Polyphenols. Waste and Biomass Valorization 12:3629-3644
6. Di Michele A, Pagano C, Allegrini A et al (2021) Hazelnut Shells as Source of Active Ingredients: Extracts Preparation and Characterization. Molecules 26(21),  doi:10.3390/molecules26216607 
7. Smeriglio A, D’Angelo V, Denaro M et al (2021) The Hull of Ripe Pistachio Nuts (Pistacia vera L.) as a Source of New Promising Melanogenesis Inhibitors. Plant Foods Hum Nutr 76(1):111-117
8. Cardullo N, Leanza M, Muccilli V et al (2021) Valorization of Agri-Food Waste from Pistachio Hard Shells: Extraction of Polyphenols as Natural Antioxidants. Resources 10(5), doi:10.3390/resources10050045

Le molteplici funzionalità del Carrubo

Le molteplici funzionalità del Carrubo

Da specie antica utilizzata nella dieta
alla possibile valorizzazione nutraceutica
dei sottoprodotti

Massimiliano Brugaletta

Agronomo, presidente associazione CAREX,
vicepresidente Distretto Frutta Secca di Sicilia
massibruga@gmail.com

Parole chiave

Variabilità Carrubo
Locust Bean Gum (LBG)
Ciclitolo

Doltendix®

Doltendix®

Per il benessere dei tendini

I tendini sono costituiti da tessuto connettivo denso, la cui natura fibroelastica consente l’interazione tra muscoli e ossa, rendendo possibile il movimento. Sono composti prevalentemente da fibre collagene di tipo I, che conferiscono la forza necessaria per far fronte a carichi elevati. Se sottoposti ad alcune condizioni, quali sovraccarico, movimenti scorretti e allenamento, possono subire lesioni e andare incontro a degenerazione.

DOLTENDIX®

Un integratore alimentare
a base di peptidi bioattivi
da collagene, astaxantina, trans-resveratrolo
e vitamina C, formulato
per il benessere dei tendini.

ASTAXANTINA
Carotenoide rosso ottenuto da microalghe (Haematococcus pluvialis) ad azione antiossidante.

TRANS-RESVERATROLO
Polifenolo non flavonoide presente in molte varietà botaniche.

BIO-PEPTIDI DA COLLAGENE TENDOFORTE®
Miscela brevettata di peptidi bioattivi di collagene altamente caratterizzati dal punto di vista chimico e altamente specifici. 

VITAMINA C
La vitamina C contribuisce alla normale formazione del collagene per la normale funzione delle cartilagini.

Collagene di origine bovina (TENDOFORTE®); maltodestrina; vitamina C (acido L-ascorbico); aromi; correttore di acidità: acido citrico; astaxantina (AstaReal®), amido modificato; colorante: rosso di barbabietola; trans-resveratrolo (Veri•Sperse®); antiagglomerante: biossido di silicio; edulcorante: sucralosio.

Si consiglia l’assunzione di 2 buste al giorno di DOLTENDIX®, disperdendole ciascuna in un bicchiere d’acqua (circa 250 ml) a temperatura ambiente.

TABELLA NUTRIZIONALE
Apporto nutrienti:
VALORI NUTRIZIONALI
(*) VNR: Valori Nutritivi di Riferimento ai sensi del Reg. UE 1169/2011
Componenti
per dose (2 buste)
% VNR/dose (*)
Collagene (TENDOFORTE®)
5000 mg
Astaxantina (AstaReal®)
8 mg
Vitamina C
500 mg
625
Trans-resveratrolo (Veri•Sperse®)
150 mg

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Non ci accontentiamo di meno dell’eccellenza
— Kolinpharma —

Approfondimenti normativi

Approfondimenti normativi

Valeria Pullini

Avvocato

Rita Stefani

Scientific and Regulatory Advisor,
Fine Foods & Pharmaceuticals

Siamo lieti di ospitare in queste pagine due interventi del Centro Studi sul Diritto e le Scienze dell’Agricoltura, alimentazione e ambiente (CeDiSa, www.cedisa.info), nato dall’iniziativa di cinque atenei italiani, decisi a creare uno strumento di dialogo costante fra le scienze e il diritto dell’agricoltura, alimentazione e ambiente. Ringraziamo il direttore, Vito Rubino, e i due membri del Comitato Scientifico di CeDiSa e docenti del Corso di Alta Formazione in Legislazione Alimentare (CAFLA), Valeria Pullini e Rita Stefani, che hanno accettato di scrivere per noi su due argomenti di scottante attualità.

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 2/2022

 

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SURVEY WALK

ARTICOLI

Annalisa Nieddu

Aurora Biofarma, Milano

SURVEY WALK

Valutazione in real life dell’efficacia di un mangime complementare in cani affetti
da osteoartrosi cronica

La Survey Walk nasce come studio osservazionale di campo atto alla valutazione dell’efficacia di un mangime complementare formulato per il supporto della funzione articolare nel miglioramento della qualità di vita e della capacità di movimento nei cani affetti da osteoartrosi (OA) in fase cronica. Lo studio è stato condotto su cani adulti di proprietà senza distinzione di razza e sesso, con peso compreso tra i 16 e i 50 kg, e con diagnosi di OA, per un totale finale di 869 pazienti inclusi. […]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 2/2022

 

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Editoriale IN2 • 2022

Editoriale IN2 • 2022

Tiziana Mennini

Direttore scientifico
de L'Integratore Nutrizionale

Le parole chiave nascoste

Una guida alternativa alla lettura

Cari lettori, 

questa volta non vi parlo degli argomenti trattati in questo numero de L’Integratore Nutrizionale, ma voglio proporvi una chiave di lettura trasversale e alternativa. Ovvero la ricerca delle parole chiave non sempre esplicitate nei testi, come sostenibilità, economia circolare, biotecnologie, tanto per fare qualche esempio che corrisponde anche alle rubriche di aggiornamento di cui abbiamo parlato negli anni scorsi. In effetti, le rubriche di aggiornamento hanno lo scopo di approfondire dei concetti innovativi, poi quando questi diventano routinari e vengono assimilati all’interno dei testi più generali non hanno più motivo di esistere. E siamo contenti che sia così: significa che l’innovazione viene accettata e recepita dai produttori.

Cominciamo allora a parlare di sostenibilità: in questo numero si parla di diversi ingredienti naturali, quali estratto di luteina, di menta, di fieno greco, di curcuma e di Ginko biloba, che sono ottenuti con rigorose procedure rispettose dell’ambiente. Sempre a proposito di sostenibilità ed economia circolare, troverete la presentazione di un ingrediente ottenuto dalla pelle dei pesci: un esempio molto interessante di valorizzazione degli scarti di prodotti ittici per ottenere materie prime di qualità.

Un’altra parola chiave “nascosta” è biotecnologie, che fanno davvero parte della nostra quotidianità anche se non ce ne accorgiamo: perfino il pane e il vino sulla nostra tavola sono prodotti biotecnologici! In questo numero, le biotecnologie fanno capolino in un articolo dove si parla di un attivo composto da ialuronani a diverso peso molecolare, ottenuti attraverso un processo di biofermentazione. Ovviamente non è questo l’argomento dell’articolo, bensì lo studio clinico condotto con l’attivo, ma è importante saper riconoscere i processi che stanno alla base di prodotti di elevata qualità. Sempre a proposito di biotecnologie, troverete la presentazione di una associazione di probiotici e lieviti, indiscussi protagonisti di questo ambito.

Non mi resta allora che augurarvi buona lettura, con un occhio attento in modo da riconoscere le parole chiave “nascoste”!

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L’Integratore Nutrizionale n°2/2022

L’Integratore Nutrizionale n°2/2022

Focus: Mobilità e nutrizione sportiva

ARTICOLI
AGGIORNAMENTI
AZIENDE
INTERVISTE
ARTICOLI

Miglioramento della riabilitazione nei casi di sarcopenia
Il primo contributo di questo numero è a cura di Cereda e colleghi che presentano uno studio randomizzato controllato con l’impiego di un alimento a fini medici speciali muscolo-specifico.

eSport
A seguire un altro articolo in linea con il focus del numero. Samanta Maci di Kemin Human Nutrition ci fornisce una panoramica sugli effetti interessanti risultanti dall’assunzione di due ingredienti di origine vegetale: luteina ed estratto di menta.

Ialuronani ad ampio spettro
Uno studio clinico, presentato dall’azienda Roelmi, verifica l’effetto di ExceptionHYAL® Jump – ingrediente nutraceutico attivo a base di uno spettro completo di ialuronani (sale sodico di acido ialuronico, HA) – e valuta l’efficacia clinica sulla sintomatologia delll’osteoartrite (OA) e la funzionalità articolare. 

Approccio nutraceutico in ambito osteoarticolare
Proseguendo nell’ambito della mobilità e nutrizione sportiva, Geopharma ci offre un contributo sull’efficacia della supplementazione di glucosamina, condroitin solfato e bromelina nella gonartrosi dolorosa

Survey Walk
Il focus di questo numero dà spazio anche a studi volti al miglioramento della qualità di vita e della capacità di movimento negli animali, in particolar modo nei cani che soffrono di osteoartrosi. Annalisa Nieddu, di Aurora Biofarma, ci presenta uno di questi studi.

Benessere intestinale 2.0

Giorgio Cerana e Marco Boccarusso introducono, nel loro contributo, alcuni concetti base sul tema del microbioma umano e quelle che sono le ultime scoperte scientifiche del settore, con l’obiettivo di proporre un nuovo punto di vista a coloro che si occupano di innovazione di prodotto.

AGGIORNAMENTI

APPROFONDIMENTI FORMULATIVI – Alessandro Colletti e Marzia Pellizzato parlano dell’utilizzo della curcumina nello sport e di come migliorarne la biodisponibilità.

PIANTE E DERIVATI BOTANICI: Tiziana Mennini ci parla dell’adulterazione delle radici di eleuterococco e dei metodi per rilevarne l’adulterazione accidentale o intenzionale.

APPROFONDIMENTI NORMATIVI – Siamo lieti di ospitare in queste pagine due interventi del Centro Studi sul Diritto e le Scienze dell’Agricoltura, alimentazione e ambiente (CeDiSa, www.cedisa.info), nato dall’iniziativa di cinque atenei italiani, decisi a creare uno strumento di dialogo costante fra le scienze e il diritto dell’agricoltura, alimentazione e ambiente. Valeria Pullini e Rita Stefani scrivono per noi su due argomenti di scottante attualità ovvero le indicazioni sulla salute pending e il requisito della “fondatezza scientifica” e delle procedure avviate per l’articolo 8 del Regolamento n.1925/2006/CE rispettivamente.

PUBBLICITÀ AL VAGLIO: vengono presentate una ingiunzione e una pronuncia recenti dello IAP (Istituto dell’Autodisciplina pubblicitaria).

NOVEL FOOD: Armando Antonelli ci presenta i nuovi alimenti autorizzati nel primo bimestre del 2022.

AZIENDE
INTERVISTA A...
Andrea Maria Giori
IBSA Farmaceutici
Vitamine in "film",
un'innovazione tutta italiana
Integratori & Salute
Nuovo presidente
Germano Scarpa
PUBBLIREDAZIONALE

Corso Europa, 5
20020 Lainate (MI)
tel. 02 94324300

www.kolinpharma.com

Questi argomenti e tante altre NOTIZIE ti aspettano su questo numero... BUONA LETTURA!

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Intervista a Andrea Maria Giori

Intervista a ANDREA MARIA GIORI

_DSC0412 Dr. Giori

Direttore della Ricerca e Sviluppo di IBSA Farmaceutici

Il 5 aprile IBSA Farmaceutici ha presentato, nella sala cinematografica Odeon Suite di Milano, Vitamine in “film”: la storia di una ricerca e sviluppo Made in Italy relativa alla tecnologia FilmTec™, un’innovazione interamente italiana nata dalla collaborazione tra IBSA Farmaceutici e Pharmafilm, uno spin-off dell’Università degli studi di Milano.

Riportiamo un colloquio sull’argomento con Andrea Maria Giori, Direttore della Ricerca e Sviluppo di IBSA Farmaceutici.

R. Da sempre IBSA concentra le sue attività di ricerca principalmente nello sviluppo di tecnologie innovative per migliorare prodotti già esistenti. Dare una nuova forma a ingredienti e principi attivi noti, con proprietà consolidate di efficacia e sicurezza, permette infatti di soddisfare meglio i bisogni delle persone, rendendo questi prodotti più semplici da assumere.

Nel caso dei film orodispersibili siamo partiti dalla constatazione che la gran parte degli integratori alimentari è in capsule o compresse, forme economiche e semplici da produrre ma spesso poco gradite alle persone. Abbiamo pertanto sviluppato una forma di somministrazione, appunto il film orale, che si può assumere facilmente, senz’acqua e senza alcun problema di deglutizione. In questo modo facilitiamo l’accesso a una corretta integrazione alle persone attive, spesso fuori casa, ai bambini, agli anziani e a chi ha difficoltà a deglutire.

R. L’innovazione è un lavoro di squadra e una squadra è vincente se unisce competenze e talenti diversi, complementari. Per questo la ricerca IBSA collabora con molti centri esterni, italiani e internazionali. La partecipazione con partner pubblici a progetti di ricerca finanziati, così come l’interazione con spin-off universitari e start-up innovative, sono le principali modalità con cui l’azienda applica il modello della Open Innovation.

La collaborazione con le università, in particolare, permette a una realtà industriale come IBSA Farmaceutici di integrare la ricerca di base, propria dell’ambito accademico, con le conoscenze e le capacità necessarie alla produzione su larga scala e all’autorizzazione di nuovi prodotti per la salute, uno dei settori più strettamente regolamentati.

In questa cornice è stata avviata nei primi anni duemila la collaborazione con Pharmafilm, uno spin-off dell’Università degli studi di Milano nato per valorizzare una tecnologia di produzione di film orodispersibili innovativi, creata nei laboratori del dipartimento di Scienze Farmaceutiche e coperta da brevetti.

R. La tecnologia FilmTec™ è alla base dello sviluppo degli integratori in film orodispersibili IBSA, che si presentano come strisce estremamente sottili di materiale polimerico (50-150 µm di spessore) della dimensione di un francobollo. Fasi critiche del processo di fabbricazione sono la spalmatura e l’essiccamento, che devono portare a film omogenei e uniformi, di spessore costante e predefinito, flessibili ma allo stesso tempo resistenti.

Durante il processo di spalmatura, nelle prima fase di produzione, viene preparata una massa di spalmatura omogenea dove tutti gli ingredienti sono sciolti in un solvente adeguato, generalmente acqua. Per ingredienti poco solubili vengono utilizzate tecniche più specifiche. La massa di spalmatura va poi ad alimentare una spalmatrice in continuo, dove, attraverso una lama calibrata, viene distribuita in modo omogeneo su un nastro di supporto (liner) in materiale plastico, ottenendo uno strato di spessore costante e predefinito. Il tutto passa poi in un tunnel riscaldato, dove l’acqua viene fatta evaporare in condizioni controllate, fino a dare al film orosolubie la sua forma finale. L’ultima fase consiste nel taglio del film nelle dimensioni della singola unità di dosaggio, la rimozione del liner di supporto e il confezionamento individuale in una busta termosaldata.

Il confezionamento singolo è infatti un’altra caratteristica della tecnologia IBSA, che oltre a garantire una stabilità adeguata assicura anche la flessibilità d’impiego in qualunque situazione.

R. La caratteristica distintiva della tecnologia è l’utilizzo delle maltodestrine alimentari come principale polimero filmante, cioè quel componente che forma la struttura portante del film. 

Le maltodestrine sono un ingrediente alimentare sicuro e d’uso comune, che oltre ad assicurare buona resistenza, stabilità e uniformità di dosaggio, permette una dissoluzione rapida, gradevole e senza alcun residuo o retrogusto. Una volta posti nella cavità orale, a contatto con la saliva, i film orodispersibili si dissolvono, infatti, in meno di un minuto e rilasciano velocemente e integralmente gli ingredienti funzionali.

R. I vantaggi di questa nuova forma di dosaggio in film orodispersibile possono essere ricondotti a tre ambiti principali: la facilità di assunzione da parte di tutte le persone, anche di coloro che hanno difficoltà a deglutire e ad assumere le consuete forme orali; la flessibilità di impiego che ne consente l’assunzione in qualunque luogo e in qualsiasi situazione, grazie al fatto che possono essere ingeriti senza acqua e che ogni film è confezionato singolarmente; il dosaggio preciso e uniforme, associato alla rapida dissoluzione e rilascio dell’ingrediente funzionale.

I nuovi film orodispersibili offrono, inoltre, il vantaggio di essere senza glutine, privi di OGM e lattosio, contengono meno di 1 kcal e hanno un’aroma che rende gradevole l’assunzione.

R. L’uso dei film orodispersibili è ancora limitato a poche applicazioni a causa della complessità produttiva. La ricerca, spesso realizzata in ambito accademico, è fiorente, ma limitata alla scala di laboratorio, dunque a processi di fabbricazione dei film inadatti per la produzione su scala industriale. La sfida principale nella produzione degli ODF risiede pertanto in primo luogo nella capacità di sviluppare e ottimizzare metodi produttivi in continuo, a partire da formulazioni che mantengano i vantaggi di questa formula ma che garantiscano al contempo proprietà fisico-meccaniche compatibili con le apparecchiature industriali. In secondo luogo bisogna disporre di linee di produzione adeguate, che sono molto diverse da quelle utilizzate normalmente per la produzione di forme solide orali e che solo pochissime aziende al mondo possiedono.

Il nostro stabilimento di Cassina de’ Pecchi è una delle poche realtà industriali in grado di produrre sia farmaci sia integratori alimentari nella forma di film orodispersibili. 

Qui produciamo per il mercato globale quattro integratori alimentari, con tecnologia IBSA FilmTec™, in film orodispersibile (ODF): Vitamina B IBSA, Vitamina B12 IBSA, Melatonina IBSA, Vitamina D IBSA.

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Applicazioni
e modalità d'uso

Furosap® è un ingrediente per integratori alimentari per incrementare vigore, massa muscolare, fertilità e benessere cardiometabolico con studi clinici condotti in soggetti di sesso maschile. Le Linee guida ministeriali di riferimento per gli effetti fisiologici (Allegato 1 aggiornato dal nuovo Decreto direttoriale 4 Agosto 2021) riportano per i semi di fieno greco Trigonella foenum-graecum le seguenti indicazioni: Metabolismo dei carboidrati. Metabolismo dei trigliceridi e del colesterolo. Sulla base degli studi clinici si suggerisce un dosaggio giornaliero di Furosap® di 500 mg da assumere a stomaco pieno.

Fagron Italia SRL
Via Lazzari 4-6
40057 Quarto Inferiore (BO)
tel 051 53 57 90
www.fagron.it

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