Nel giardino dell’Eden officinale

Apertura

È l’ultimo giorno di primavera, domani comincia l’estate. Al mattino presto l’intero impianto è immobile, silenzioso. Il cielo è luminoso, è arrivato un bel sole dopo un lungo periodo di pioggia: i vialetti del giardino sono ancora deserti, lo stabilimento di estrazione è sigillato, anche se all’interno si vedono muoversi i primi operai; nella palazzina, negli uffici, al punto vendita, nella mensa non c’è ancora nessuno. Lo specchio d’acqua all’ingresso è l’unica presenza viva, animata dal movimento dell’acqua, delle foglie e degli animaletti che lo attraversano. Si ha l’impressione che tutto il complesso stia assumendo il ritmo della natura per dare il via alla giornata.

Un otto disteso
Schwäbisch Gmünd, con 23 ettari di superficie coltivata, è il più ampio centro di coltivazione biodinamica in Europa e uno dei tre punti cardinali della struttura produttiva di Weleda.
Il percorso su cui ci avviamo seguirà il tracciato dell’otto disteso, che delinea la forma del simbolo dell’infinito nella quale è stata disegnata la struttura del complesso: i vivai, i campi, il laboratorio di trasformazione, il centro didattico e direzionale.
Quello di Schwäbisch Gmünd è il più grande, e il principale per potenziale produttivo, dei Giardini Weleda.
Ci chiedevamo come mai tutti in azienda lo chiamano “giardino”, pensando di andare a visitare una impresa agricola. La risposta è arrivata da sola: questo è prima di tutto un luogo dove venire a incontrare e a conoscere le piante e la natura. In effetti, le aree più vicine all’ingresso sono arredate in modo particolarmente adatto ad accogliere il pubblico che visita con piacere la struttura, e presentano una varietà di specie e di fiori di particolare bellezza e richiamo. Oltre alla selezione floreale, in questa zona non mancano realizzazioni didattiche dimostrative che consentono al visitatore di cogliere immediatamente alcuni aspetti essenziali del tipo di agricoltura che si pratica qui; come il terrario, che permette di vedere con i propri occhi la vita che si propaga nel sottosuolo per metri, non centimetri, lungo le “gallerie” aperte degli apparati radicali delle piante, o la botte per la dinamizzazione del compost con acqua piovana e corno letame.
Schermata 2016-09-23 alle 16.28.38Ma non occorre scendere nello specifico della metodologia e delle tecniche antroposofiche per rendersi conto che l’azienda agricola qui è vista come un grande organismo vivente, e il compito di chi ci lavora è quello di tenere in equilibrio questa forma di vita e in armonia le complesse relazioni esistenti tra le varie specie di piante e il terreno. Perché se l’elenco delle officinali che qui vengono coltivate e direttamente utilizzate per la produzione di tinture e altri estratti, o che vengono spedite per venire impiegate nella preparazione di medicinali e cosmetici realizzate presso altri stabilimenti Weleda, arriva ad almeno 180 specie, bisogna considerare che la biodiversità presente nell’azienda agricola è ancora più ricca. In effetti è possibile osservare tra i filari varie consociazioni, e anche quando si attraversano i campi più estesi, come quelli dedicati alla calendula, non ci si trova di fronte a monoculture nettamente separate dall’ambiente circostante, ma a ampi settori aperti nel contesto di habitat vegetativi ricchi e compositi che separano i vari appezzamenti (a differenza di quanto siamo abituati a vedere nelle nostre campagne, dove lungo i bordi dei campi coltivati non cresce più niente).
Si stima siano circa 260 le specie officinali presenti complessivamente all’interno del giardino. Anche se sono importanti le piante arboree e perenni, coltivate per la raccolta di cortecce, fiori, frutti, radici e anche della pianta intera, nel giardino la prassi è la continua rotazione delle colture, con raccolti che iniziano già nei primi mesi invernali (si raccolgono le radici di celidonia e di angelica) fino a ottobre.

Gli altri giardini
Questo in Germania non è il solo: i giardini Weleda nel mondo sono tanti, diversi uno dall’altro.
Le altre due sedi principali della struttura internazionale Weleda, quella storica di Arlesheim, in Svizzera, e quella alsaziana di Huningue, in Francia, custodiscono due piccoli giardini, che conservano entrambi una grande varietà di specie medicinali. Piccoli gioielli sono quello di Ilkeston, nella contea di Derbyshire in Inghilterra centrale, composto da piccoli appezzamenti naturali, o quello olandese di Zoetermeer, sul mare del Nord, di meno di un ettaro, ma in grado di alternare nel corso dell’anno la vegetazione di oltre 200 specie differenti.
Da quando l’organizzazione Weleda si è estesa in altri continenti, l’esperienza dei giardini si è radicata a São Roque, nei territori montani della foresta pluviale del Brasile, in Argentina, nella regione di Cordoba, e perfino nella regione di Hawkes Bay in Nuova Zelanda, con l’originale giardino di Havelock North.

Coltivare e raccogliere nel rispetto della natura e delle comunità
Dall’avvio del progetto Weleda, la coltivazione di piante officinali ha consentito di avere sempre la disponibilità di piante fresche, ingredienti base nella formulazione dei prodotti medicinali e cosmetici per la cura del corpo.
La diversificazione della gamma di prodotti offerti, in particolare l’ampliamento delle linee cosmetiche con l’introduzione di nuove piante, tutte scelte in base ai criteri della filosofia Weleda, ma provenienti da tutto il mondo, ha reso necessario l’approvvigionarsi di nuove materie prime, alcune delle quali non possono essere coltivate nei climi dell’Europa centrale.
Per rispondere a questa esigenza, con la certezza di continuare a disporre di derivati integri dal punto di vista della naturalità, sia che vengano ricavati da piante coltivate che raccolte dalla flora spontanea, sono nati diversi progetti di cooperazione internazionale, che hanno portato alla costituzione di un network di produttori attivi in diverse parti del mondo, che Weleda avvia sulla base dei principi della sostenibilità sociale, ambientale e economica.
È il caso delle comunità che raccolgono l’Arnica selvatica in Romania, la Betulla in Repubblica Ceca, o che coltivano la Rosa damascena e il Melograno in Turchia, l’Iris in Marocco, la Ratania in Perù, fino alla coltivazione di Olivello spinoso in Toscana.

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Schwäbisch Gmünd nella storia Weleda
Superata l’area didattica all’ingresso, ha inizio un settore particolarmente significativo del giardino, dove su piccole parcelle vengono prodotte alcune delle specie “eroiche” della farmacopea antroposofica steineriana. Troviamo alcuni filari di Aconito (non è la sola pianta tossica che viene coltivata, destinata come altre all’uso farmaceutico nelle varie forme di dilui-
zione omeopatica; più avanti svettano dei bellissimi corimbi di Cicuta) e le aree dedicate alla “vegetalizzazione” dei metalli. Qui alcuni filari di Iperico sono coltivati su parcelle ove il terreno è stato trattato con una soluzione d’oro (quando lo vieni a sapere, ti sembra che i fiori gialli siano ancora più brillanti). Il cartellino Au1 indica che siamo nel primo anno del processo: le piante vengono raccolte in fioritura ma saranno utilizzate solo per compostazione, per la creazione di un humus “dorato” che verrà utilizzato per Iperico Au2, una nuova generazione che verrà “nutrita” con l’oro. Solo la generazione Au3 verrà destinata alla lavorazione per la preparazione del medicinale biodinamico.
Weleda venne fondata da Steiner, Wegman e Schmiedel nel 1921. Già nel primo decennio di attività Schwäbisch Gmünd fu sede di produzione dei primi farmaci biodinamici, anche se solo nel dopoguerra divenne il principale centro di coltivazione del gruppo. In questa struttura moderna, immersa nella natura, c’è il ricordo di un secolo di storia della medicina naturale.

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La parcella della Cicuta: la conoscenza dell’attività delle piante senza sapere perché
La Cicuta è l’esempio che viene portato ai visitatori di una pianta la cui azione era conosciuta fin dall’antichità, pur senza che l’uomo potesse spiegarsi le ragioni della sua attività e come questa si esplicasse.
Schermata 2016-09-23 alle 16.29.02L’aspirazione di raccogliere l’energia che i fiori e le piante sono in grado di racchiudere è uno dei fondamenti della pratica steineriana. Se bisogna studiare e condividere la sua filosofia per seguire le interpretazioni della dottrina di Steiner dei vari fenomeni che riguardano il rapporto tra l’uomo e il mondo naturale, è impossibile non cogliere istintivamente l’energia vitale che sprigiona un ettaro di calendula in fioritura. Da quando la fioritura ha inizio, la raccolta dei capolini prosegue per diversi giorni, alla mattina presto. Viene condotta a mano, come il diserbo dei filari e molte altre lavorazioni nel giardino, che per questo si avvale nel periodo estivo di molti lavoratori stagionali.

Una sfida al futuro
Molte sono le lavorazioni svolte all’interno del Giardino Weleda che assomigliano più alla cura di un parco che alla conduzione di una azienda agricola: la formazione delle riserve d’acqua con la creazione di laghetti popolati da ninfee e altre piante acquatiche; i ripari per le decine di specie diverse di insetti impollinatori, che come molti altri rappresentanti della piccola fauna del giardino sono protetti per le condizioni di equilibrio competitivo che creano verso gli insetti nocivi; la esecuzione della galleria di piante di poligono all’interno della quale vengono coltivate le felci, in condizioni di ombra analoghe a quelle che queste piante ricercano in natura.

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Conoscendo le difficoltà che incontra ogni giorno chi vuole coltivare piante officinali viene da chiedersi come sia possibile condurre in modo economico una impresa, che oltre alle normali sfide del mercato, si pone il rispetto di una così complessa serie di regole di principio.
Il modo deve esserci, se oggi Weleda è presente in 50 paesi del mondo, con circa 2000 dipendenti (di cui il 69% sono donne, per l’eredità forse dello slancio impresso dalla cofondatrice, Ita Wegman).
L’insieme delle scelte etiche adottate da Weleda non sta solo nell’applicazione dei principi antroposofici per la formulazione e la realizzazione dei prodotti: riguarda anche l’insieme dei criteri che regolano i rapporti interni all’impresa, in cui tutti i dipendenti sono responsabilizzati a vari livelli nelle scelte gestionali, quelli con i partner esterni all’azienda e, naturalmente, quelli con il pubblico e i consumatori finali.
Tutte scelte verificate e controllate da enti terzi.
Ci dicono che non può essere che così secondo la visione antroposofica: la salute, il benessere sono contenuti all’interno di un serie di cerchi concentrici che rappresentano l’individuo, la società, la natura, come nel simbolo dell’impresa, disegnato da Steiner.
Certamente, aggiungiamo noi, la qualità “naturale” ottenuta creando i prodotti in questo modo aiuta: lo dimostrano questo secolo di storia, e sicuramente, i prossimi cento anni.

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Benessere gastrointestinale

Il termine “salute dell’intestino” è un’espressione sempre più usata nel mondo occidentale (1) e contempla molteplici caratteristiche del tratto gastrointestinale (GI). In termini generali, i cinque principali parametri per definire un intestino in buona salute sono: efficace digestione ed assorbimento dei cibi, assenza di specifiche patologie al tratto GI, presenza di un microbiota normale e stabile, un’efficace sistema immunitario ed uno stato di benessere. L’importanza della salute dell’intestino è sottolineata dalla lunga lista di disturbi che possono interessarlo, quali flatulenza, gonfiore, bruciore di stomaco, nausea, vomito, costipazione, diarrea, intolleranza alimentare, dolori addominali e crampi.

I comportamenti suggeriti al fine di mantenere un corretto stato di salute intestinale comprendono uno stile di vita salutare, una dieta bilanciata e una moderata attività fisica giornaliera. Tuttavia, il rispetto di tali comportamenti può essere piuttosto impegnativo. I nostri ritmi sono sempre più veloci, anche per colpa di telefoni cellulari, e-mail ed internet che, se da un lato ci offrono possibilità nuove, dall’altro rendono difficile consumare un pasto salutare o farsi una passeggiata tranquilla. Queste sfide che il mondo moderno ci propone si traducono in una più alta prevalenza di patologie gastrointestinali funzionali ed organiche nei paesi occidentali.

Le evidenze scientifiche in campo medico non hanno ancora chiarito del tutto come mantenere o ripristinare lo stato di salute del nostro intestino, ma alcune osservazioni di carattere generale suggeriscono che esiste un’ampia varietà di possibili soluzioni utili per supportare il buon funzionamento dell’intestino ed un corretto stato di salute del tratto GI; tra queste per esempio l’impiego di ingredienti naturali che ne possano alleviare i disturbi. Alcuni esempi recenti sono discussi qui di seguito.

Dispepsia funzionale

Con il termine dispepsia viene identificata una serie di sintomi riferibili alla regione gastroduodenale che comunemente affliggono la popolazione adulta. La prevalenza della dispepsia funzionale (FD) varia globalmente tra l’11 e il 29,2% (2).

La FD non è una patologia che mette a repentaglio la vita e non sembra essere associata ad alcun incremento della mortalità. Tuttavia, l’impatto di tale condizione sui diversi soggetti e sulla sanità pubblica è considerevole: il 20% della popolazione europea e del Nord America consulta o il proprio medico di base, o lo specialista ospedaliero per disturbi legati alla dispepsia: più del 50% dei soggetti con dispepsia è sottoposto a trattamento e circa il 30% dei soggetti con FD riferisce di aver perso giorni di scuola o di lavoro a causa dei propri disturbi. I soggetti che non presentano alcuna patologia chiaramente identificabile, sono tenuti in osservazione nel tempo e rassicurati in merito alle loro condizioni. In presenza di sintomi, le terapie sono costituite da inibitori della pompa protonica (PPI), bloccanti H2 o agenti citoprotettivi. Nei soggetti con disturbi della motilità del tratto GI possono essere utilizzati anche farmaci pro-cinetici (per es. metoclopramide, eritromicina) somministrati sotto forma di sospensione liquida. Tuttavia, fino ad oggi non esistono evidenze certe che l’uso di classi specifiche di farmaci per i sintomi particolari (ad esempio reflusso vs dismotilità ) corrisponda ad un’efficace trattamento.

Recentemente, sono stati ottenuti risultati interessanti nel trattamento della FD da parte di una promettente combinazione brevettata di estratti di carciofo e zenzero (AGs). Due studi clinici supportano l’impiego di AGs nella FD e nella promozione di una sana digestione (3,4). In uno studio in doppio cieco randomizzato e controllato verso placebo (3) condotto su 126 soggetti, è stato dimostrato che la somministrazione di AGs prima dei pasti si associava, dopo 14 giorni, ad una riduzione dei sintomi statisticamente significativa rispetto al placebo. È interessante notare che tale efficacia si manteneva fino al 28° giorno dopo l’ultima somministrazione. La differenza percentuale tra il placebo e il gruppo dei trattati si avvicinava al 34%. Questa differenza è ben maggiore del 15% di incremento osservato negli studi precedenti condotti utilizzando prodotti sintetici o naturali. Inoltre, l’86% dei soggetti trattati con AGs riferisce un miglioramento dei sintomi legati alla FD, con una marcata riduzione nel 63% dei soggetti e un miglioramento soprattutto di nausea, sensazione di pienezza, dolore epigastrico e gonfiore.

Un secondo studio clinico cross-over randomizzato, condotto in 11 volontari sani (4), ha mostrato che il consumo di AGs prima di un pasto standard migliora significativamente lo svuotamento gastrico, confermando l’attività pro-cinetica della combinazione dei due estratti selezionati.

Questo è un ottimo esempio di come recuperare estratti vegetali ben noti quali il carciofo e lo zenzero per sviluppare un prodotto nuovo, sulla base di dati clinici che ne dimostrano l’attività (svuotamento gastrico) e l’efficacia (miglioramento della sintomatologia).

Sindrome del colon irritabile (IBS)

L’IBS è una patologia cronica funzionale del tratto GI. I soggetti che ne soffrono riportano dolore addominale e alterazioni delle abitudini dell’alvo, soprattutto con diarrea (IBS-D), stipsi (IBS-C) o entrambi (IBS-M). La diagnosi di IBS si fa solo su base clinica, dato che, ad oggi, non esistono marcatori che permettono di fare una diagnosi inequivocabile. Dati recenti riportano che la prevalenza di IBS è tra il 10 e il 25% (5). La patologia è caratterizzata da disturbi addominali ricorrenti o da dolore associato a due o più dei seguenti sintomi: sollievo dopo la defecazione, cambiamenti nella frequenza di svuotamento dell’alvo (diarrea o stipsi) o alterata consistenza delle feci. L’eziologia non è chiara ma sembra coinvolgere fattori sia psicosociali sia fisiologici. La terapia farmacologica è diretta ad alleviare i sintomi dominanti. Sono utilizzati farmaci anticolinergici per il loro effetto antispastico ma possono essere di beneficio anche i modulatori dei recettori della serotonina. Nei soggetti che presentano diarrea, è consigliata l’assunzione di 2-4 mg di loperamide per via orale prima dei pasti. La dose di loperamide deve essere aggiustata al fine di ottenere una remissione della diarrea senza comparsa di stipsi. In molti soggetti, gli antidepressivi triciclici (TCAs) aiutano a ridurre sintomi della diarrea, dolore addominale e gonfiore.

In questa complessa situazione clinica, gli estratti di Boswellia serrata costituiscono una buona risorsa per il sollievo dai disturbi del tratto GI. La Boswellia ha un’importante storia etnofarmacologica: nei testi tradizionali di medicina Ayurvedica e Unani, la sua resina gommosa trova spazio come rimedio efficace per la diarrea e la dissenteria. Questo uso potenziale è stato confermato in modelli preclinici (6). Recentemente, uno studio in aperto di tipo osservazionale condotto su soggetti con colite in fase di remissione, ha dimostrato un effetto significativamente benefico di Boswellia serrata Phytosome® su tutti i parametri analizzati, quali il dolore intestinale diffuso, la presenza evidente od occulta di sangue nelle feci, la peristalsi intestinale e i crampi, le feci liquide, il malessere, l’anemia, il coinvolgimento del retto e il numero di globuli bianchi, così come la necessità di effettuare un trattamento farmacologico o di ricevere cure mediche. Questi risultati rappresentano il punto di partenza per disegnare un secondo studio clinico specifico per i soggetti con IBS.

Cosa riserva il futuro?

Tra i disordini funzionali gastrointestinali (FGID) sono compresi svariati disturbi, fra loro diversi, che riguardano differenti porzioni del tratto GI e che coinvolgono l’ipersensibilità viscerale e la motilità intestinale. Pertanto, oltre a FD e IBS, anche altri disturbi possono essere identificati e trattati con ingredienti vegetali. Due entità funzionali sono fondamentali per il raggiungimento e il mantenimento di una buona salute intestinale, il microbiota GI e la barriera GI che consiste nella difesa da parte dell’epitelio (il sistema immunitario legato alle mucose) e nelle funzioni metaboliche (sistema nervoso enterico). La profonda comprensione delle interazioni positive tra molecole di origine vegetale, microbiota e barriera GI potrà portare ad un nuovo sfruttamento delle biodiversità vegetali. Queste ultime considerazioni sono oggetto di studi attuali e porteranno presto a nuovi ed interessanti risultati.

Bibliografia
1 Bischoff SC (2011) “Gut health”: a new objective in medicine? BMC Med 9:24-37
2 Mahadeva S, Goh KL (2006) Epidemiology of functional dyspepsia: a global perspective. World J Gastroenterol 12:2661-2666
3 Giacosa A, Guido D, Grassi M et al (2015) The effect of ginger (Zingiber officinalis) and artichoke (Cynara cardunculus) extract supplementation on functional dyspepsia: a randomized double-blind and placebo-controlled clinical trial. Evid Based Complement Alternat Med 915087
4 Lazzini S, Polinelli W, Riva A, Morazzoni P et al (2016) The effect of ginger (Zingiber officinalis) and artichoke (Cynara cardunculus) extract supplementation on gastric motility: a pilot randomized study in healthy volunteers. Eur Rev Med Pharmacol Sci 20:146-149
5 Canavan C, West J, Card T (2014) The epidemiology of irritable bowel syndrome. Clin Epidemiol 6:71-80
6 Borrelli F, Capasso F, Capasso R et al (2006) Effect of Boswellia serrata on intestinal motility in rodents: inhibition of diarrhoea without constipation. Br J Pharmacol 148:553-560

da L’Integratore Nutrizionale 3 – 2016

Acquisti di cosmetici on line

In occasione della presentazione della ricerca condotta da Human Highway, nel quadro dell’accordo tra Cosmetica Italia e Netcomm, sono state illustrate le dinamiche più recenti in materia di e-commerce, riservando particolare riguardo al mercato cosmetico e al comportamento dei consumatori.

Dallo studio è emerso che in Italia, tra i 29,3 milioni di individui che si servono della rete abitualmente, almeno una volta alla settimana, circa il 62% è acquirente on line. Da questa premessa è risultato che nel 2015 circa 4,7 milioni di persone hanno acquistato almeno una volta negli ultimi sei mesi un prodotto di cosmetica e di questi circa due milioni sono clienti abituali, ovvero hanno acquistato un cosmetico più di una volta nell’arco di sei mesi. Considerando che, nel 2014, si stimava che gli acquirenti on line di cosmetici fossero circa 4 milioni, il risultato è davvero importante. Il 2015 registra un valore di 175 milioni di euro (+22%), un ritmo superiore a quello dell’intero net retail italiano (+19% nel 2015 rispetto al 2014).

Gli acquirenti di prodotti cosmetici on line sono indotti a questo tipo di acquisti dalla convenienza, grazie alle offerte e al risparmio; ma non solo.

La disponibilità di prodotti, con un amplissimo catalogo di proposte rappresenta un ulteriore input a questa scelta di acquisto. Nel caso delle vendite on line, la motivazione vincente risulta essere quella della convenienza dei prezzi collegata alla promozionalità. E questi sono i valori più alti nel confronto con gli altri canali.

Ci si potrebbe chiedere se l’e-commerce rappresenti un ostacolo agli acquisti nei canali tradizionali, ma la risposta che emerge è negativa. Prevale infatti la parola d’ordine cross-canalità e, grazie a questo concetto, la sovrapposizione delle vendite dei comparti merceologici sfocia in una reciproca soddisfazione della domanda. Il confronto tra vendite on line e quelle nei canali tradizionali rivela un andamento in valore ancora ridotto per questi ultimi, ma è interessante valutare alcune tipologie di prodotto. I profumi, i prodotti per il trucco delle mani e per lo styling dei capelli sono ben al di sopra della media di consumo, anche se con valori inferiori delle vendite on line rispetto a quelle nei canali tradizionali.

 

Per informazioni
Benedetta Boni – tel 02 28177348 – benedetta.boni@cosmeticaitalia.it
Francesca Casirati – tel 02 28177347 – francesca.casirati@cosmeticaitalia.it
www.cosmeticaitalia.it

Cosmetic Technology 4 – 2016

Accademia del Profumo

Oltre 1300 visitatori hanno preso parte alla prima tappa del percorso olfattivo organizzato da Accademia del Profumo Straordinario Sentire: trilogia del profumo in tre atti, manifestando grande entusiasmo, curiosità e stupore.

L’evento è stato inaugurato il 15 giugno u.s. dal Presidente di Accademia del Profumo, Luciano Bertinelli accompagnato dal direttore dell’Orto Botanico di Brera, Martin Kater. I visitatori hanno potuto approfondire le relazioni tra profumo e società e scoprire il dietro le quinte della creazione delle fragranze, ma soprattutto annusare! Quaranta odori infatti hanno accompagnato i tre atti del percorso: il primo dedicato all’emozione, il secondo all’evoluzione, il terzo alla conoscenza.

Passeggiando per l’orto, è stato inoltre possibile scoprire le famiglie olfattive dei profumi e l’olfatto è stato il protagonista degli incontri di approfondimento che hanno animato il percorso durante l’apertura al pubblico. Dopo l’evento teaser del 9 giugno, con un aperitivo olfattivo al Labsolue Perfume Laboratory di Magna Pars Suites Milano, il 18 giugno sono stati svelati alcuni aspetti inediti del mondo del profumo: il team di Expressions Parfumées (Vincent Ricord, il “naso” creatore, e Edoardo Matassi, AD della sede italiana) ha raccontato I mestieri della profumeria, mentre i “nasi” di AFM Atelier Fragranze Milano (Maurizio Cerizza e Luca Maffei) hanno presentato alcune materie prime di origine italiana spiegandone l’origine di utilizzo nelle fragranze.

Giovanna Zucconi, autrice di La sua voce è profumo e creatrice del marchio di profumeria artistica Serra&Fonseca, ha invece condotto i visitatori nella “passeggiata “ letteraria tra aromi e fragranze Profumi e parole: la rosa, la zagara e l’ambra grigia hanno accompagnato alcune letture, insieme alle note musicali a tema del gruppo Enerbia.

Infine, anche i Piccoli nasi dei bambini hanno avuto la possibilità di sperimentare alcuni odori molto familiari nel kids/LAB di domenica 19 giugno.

Per informazioni
Benedetta Boni – tel 02 28177348 – benedetta.boni@cosmeticaitalia.it
Francesca Casirati – tel 02 28177347 – francesca.casirati@cosmeticaitalia.it
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Cosmetic Technology 4 – 2016

Aromaterapia scientifica: Spagna chiama Italia

Schermata 2016-09-16 alle 17.10.11Si affaccia al mercato italiano un giovane e moderno laboratorio catalano, Terpenic Labs, che dell’approccio scientifico all’uso degli oli essenziali, caratterizzati, di qualità e origine controllata, e alle loro applicazioni in campo alimentare, cosmetico e terapeutico, ha fatto la propria specializzazione. 

Sin dai tempi più remoti, l’umanità in diverse latitudini della terra ha usato, talvolta in modo casuale, erbe e piante per gli effetti curativi ed estetici. Nel XIX secolo di pari passo alle scoperte della biologia, della chimica e della fisica, si fa strada una medicina scientifica non più vincolata a credenze esoteriche e spiritistiche. Con lo sviluppo della farmacologia moderna si avvia lo studio razionale delle droghe vegetali e dei relativi effetti sull’organismo umano e animale.

Mirra e incenso, galbano e calamo, cisto o cannella non rappresentano più gli ingredienti di misteriosi unguenti che portano la nostra fantasia olfattiva a terre lontane e ancestrali, dal Nilo alla Giudea, dalla Persia all’isola di Sumatra. Oggi con le moderne tecniche di laboratorio possiamo conoscere l’utilità di una droga vegetale nella fisiologia e nella patogenesi di molti disturbi. Tra le varie tipologie di estratti (tinture, succhi, macerati, ecc.), gli oli essenziali costituiscono i principi attivi delle piante la cui azione sui diversi tessuti umani e animali è ampiamente documentata. Sebbene l’utilizzo dell’olio essenziale costituisca una pratica ampiamente diffusa in alcuni Paesi del Vecchio Continente come Francia o Spagna, in Italia l’Aromaterapia è ancora oggi troppo spesso associata a pratiche di dubbia rilevanza, sia in ambito clinico che estetico, relegando l’olio essenziale ad una semplice composizione profumata.

La gascromatografia o la spettrometria di massa hanno permesso di evidenziare la composizione chimica complessa di un olio essenziale, consentendo così una perfetta identificazione del chemiotipo. Una stessa specie botanica infatti, può sintetizzare essenze diverse, e a volte molto diverse, secondo la provenienza geografica o le caratteristiche climatiche. L’esempio più noto è quello del timo (Thymus vulgaris) che presenta sei diversi chemiotipi in base al costituente primario (timolo, linalolo, tujanolo, carvacrolo, geraniolo, terpineolo).

L’attività dell’olio essenziale, sia a livello cosmetico che farmacologico, dipende quindi dal suo chemiotipo e dal profilo cromatografico nel suo complesso. Ad esempio, l’olio essenziale di rosmarino (Rosmarinus officinalis) chemiotipo 1,8-cineolo presenterà caratteristiche assai diverse da un olio essenziale ottenuto da una specie botanica con il medesimo fenotipo (Rosmarinus officinalis), ma con un chemiotipo differente, come il verbenone o il canfora.

L’attività biologica dell’olio essenziale è in realtà data non solo dal suo costituente primario. In più occasioni si è tentato di riprodurre l’effetto terapeutico di una essenza isolando e utilizzando uno solo dei suoi componenti; tuttavia, si è osservato che è il complesso di tutte le molecole che, di concerto, esplicano una specifica azione sui tessuti umani. Inoltre, alcuni oli essenziali presentano un comportamento ormetico, ovvero diametralmente opposto da un punto di vista terapeutico a seconda del dosaggio usato, come ad esempio la canfora, il cineolo o a-tujone che sembrano essere sedativi a bassi dosaggi ed eccitanti a dosaggi più alti.

È quindi di prima importanza una valutazione dei parametri qualitativi dell’olio essenziale per evitare, ad esempio, eventuali adulterazioni che risultano essere una pratica assai diffusa. Da un’indagine australiana che presto verrà pubblicata, sul mercato europeo sette su dieci oli essenziali di Tea Tree (Melaleuca alternifolia) risultano non conformi ai parametri qualitativi stabiliti in Australia.

Schermata 2016-09-16 alle 17.10.34L’aggiunta di composti sintetici, di frazioni di bassa qualità o addirittura la vendita di miscele totalmente sintetiche, costituiscono un rischio per la salute del consumatore. Vista la complessità biochimica dell’olio essenziale, la varietà botanica delle piante aromatiche e le variabili che influenzano la biosintesi dell’essenza, sono poche le aziende specializzate in Aromaterapia scientifica la cui struttura può assicurare il rispetto dei parametri qualitativi e di sicurezza. Parallelamente a questi aspetti, è importante avere accesso a una formazione di base e specifica, con un costante aggiornamento che permetta al professionista della salute o dell’estetica di utilizzare l’olio essenziale più adatto tra un ventaglio estremamente ampio di possibilità.

In Spagna si è posizionata con grande successo Terpenic Labs, una giovane ditta catalana la cui alta specializzazione in Aromaterapia scientifica ha permesso di creare una struttura organizzativa agile e funzionale, formulando sinergie e preparati a base di oli essenziali chemiotipizzati.

Terpenic Labs dispone, inoltre, di un moderno laboratorio di analisi gascromatografiche, il che permette un seguimento costante nei processi di controllo qualità dei propri prodotti, offrendo altresì un servizio di analisi altamente specializzato a terzi.

Terpenic Labs commercializza circa 200 oli essenziali, 60 oli vegetali, una linea di integratori alimentari e preparati dermo a base di oli essenziali chemiotipizzati, nonché una ventina di diversi idrolati che sono sottoposti ad un particolare processo per evitare l’uso di conservanti.

L’ampio ventaglio di prodotti permette di proporre oli essenziali o vegetali rari o poco conosciuti per la loro origine e attività. Quello, ad esempio, di Lavanda Siviglia molto difficile da trovare in Italia1 si ricava da una sottospecie botanica della famiglia delle Lamiaceae, la Lavandula Luisieri (Rozeira) Rivas Mart. che cresce nella zona del mediterraneo, in particolare nelle regioni limitrofe della città di Siviglia e di altre province dell’Andalusia. Si ricava dalla distillazione in corrente di vapore dei fiori e presenta note olfattive e caratteristiche biochimiche completamente distinte rispetto alla conosciutissima Lavanda comune (Lavandula angustifolia), alla Lavanda spica (Lavandula latifolia), o al Lavandino (Lavandula hybrida). Il costituente biochimico principale è l’acetato di alfa-Luisierile e il profilo cromatografico di quest’olio essenziale è naturalmente complesso. Utilizzato a livello topico, presenta una serie di caratteristiche che un recente studio portoghese pubblicato nel 2016 ha confermato, come l’attività antiossidante per l’azione inibente sulla perossidazione lipidica e le proprietà analgesiche e antinfiammatorie2. Tradizionalmente l’olio essenziale di Lavanda Siviglia è anche usato come cicatrizzante, per trattare le melanodermie e la pelle a buccia d’arancia nella cellulite.

Schermata 2016-09-16 alle 17.10.53Gli oli essenziali usati in ambito estetico e come integratori sono spesso associati all’uso degli idrolati e degli oli vegetali, quest’ultimi generalmente ottenuti per spremitura di frutti o semi. La differente composizione in acidi grassi e frazione insaponificabile dei lipidi vegetali (come nel caso degli oli vergini di prima spremitura), rappresenta un’importantissima fonte di costituenti preziosi come le serie Omega (3,6,9) o di vitamine come la A, la E, la D, oltre che costituire il veicolo più appropriato per diluire l’olio essenziale.

L’Aromaterapia scientifica rappresenta, per i suoi prodotti di origine naturale spesso biologici, una alternativa agli ingredienti di sintesi che dominano il panorama formulativo degli integratori alimentari e della cosmesi.

Info: www.terpenic.com
(Alessandro Pejrano Romero, Terpenic Labs)


1 L’olio essenziale di Lavanda Siviglia è commercializzato in Italia da Terpenic Labs (www.terpenic.com) tel 02.94756311
2 Arantes S, Candeias F, Lopes O, Lima M, Pereira M, Tinoco T, Cruz-Morais J, Martins MR (2016) Pharmacological and Toxicological Studies of Essential Oil of Lavandula stoechas subsp. Luisieri. Planta Med: Apr 28

Supplementazione nel fotoaging

Inizia da questo numero una breve serie di review della letteratura recente riguardante gli effetti della nutrizione e della supplementazione sul benessere della pelle e dei capelli, che vuole dare, oltre che un aggiornamento “accademico”, anche delle informazioni pratiche che possono risultare utili ai formulatori. La prima review riguarda il fotoaging, argomento di primaria importanza nell’invecchiamento cutaneo e nelle patologie correlate all’esposizione solare.

L’invecchiamento cutaneo è un fenomeno biologico complesso causato dall’interazione di due processi: l’invecchiamento intrinseco (cronoaging) ed estrinseco (fotoaging). Il cronoaging è determinato geneticamente e porta inesorabilmente alla morte cellulare. L’invecchiamento estrinseco, che si manifesta anche nei giovani e si sovrappone al precedente nelle aree fotoesposte, è causato in gran parte dalla radiazione ultravioletta, ed è denominato per questo fotoaging. Non solo la radiazione UV, ma anche l’inquinamento ambientale, gli AGEs del collagene e la radiazione visibile e infrarossa inducono nella pelle la formazione di radicali liberi anche dopo soli 15 minuti di esposizione alla radiazione UV con dosi ben al di sotto della dose minima eritematogena (1).

Schermata 2016-09-14 alle 16.48.36

Gli UV, oltre al danno diretto al DNA che provoca anche l’insorgenza di neoplasie, attivano recettori sulla superficie dei cheratinociti e dei fibroblasti che portano alla degradazione del collagene nella matrice extracellulare e all’inibizione della sua sintesi. La riparazione del collagene susseguente al danno solare non è perfetta e produce cicatrici solari che ripetendosi negli anni diventano clinicamente visibili, come atrofia, secchezza e rugosità: i segni del fotoaging. Il fotoaging è più evidente negli individui con pelle più chiara i quali manifestano più precocemente discromie e rughe e si pensa che l’80% dell’invecchiamento del viso sia dovuto al fotoaging.

Le più importanti vie di segnalazione regolate dallo stress ossidativo indotto da UV (Fig.1) sono:

• la via delle MAPK che aumenta l’espressione delle metalloproteinasi della matrice extracellulare (MMPs) con conseguente degradazione del collagene e contemporanea inibizione della sua sintesi

• la via del fattore di trascrizione NF-kB che attiva citochine e prostaglandine infiammatorie come IL1, IL-6, TNF-α e le PGE2

• la via del fattore di trascrizione Nrf2 che è considerato il principale regolatore della difesa antiossidante endogena per la sua capacità di controllare l’espressione di numerosi geni che codificano per enzimi antiossidanti e antinfiammatori, tra cui la glutatione perossidasi, la glutatione transferasi, la glutamilcisteinil ligasi, e la superossido dismutasi.

A seguito del tipo di radiazione UV e del fototipo, si producono scottatura solare, immunosoppressione, fotoaging e neoplasie cutanee. L’immunosoppressione che aumenta il rischio di neoplasie cutanee è indotta dall’azione sinergica delle radiazioni UVB, UVA e dalla isomerizzazione dell’acido trans-urocanico nella sua forma cis- che inibisce la funzione delle cellule di Langerhans.

Fotoprotezione sistemica

Il danno da UV può essere limitato con indumenti adeguati, con prodotti per la protezione solare, che sono le misure più importanti per prevenire il fotoaging e l’insorgenza di neoplasie, e con un trattamento locale o sistemico a base di antiossidanti o di principi attivi che per la loro azione schermante, antiossidante, antinfiammatoria e immunomodulante stimolano le difese antiossidanti e i meccanismi riparativi endogeni. In condizioni normali e in soggetti sani e nutriti correttamente il danno ossidativo viene riparato quasi completamente. Una dieta ricca di vitamina C, verdura, legumi, acidi grassi essenziali, olio di oliva, e povera di grassi e carboidrati, contrasta gli effetti dell’aging e migliora l’aspetto della cute anche in tarda età, anche se in condizioni eccezionali come l’esposizione al sole estivo è di aiuto ma non sufficiente. La protezione solare endogena ha una protezione più bassa dei prodotti solari topici, ma ha il vantaggio di coprire l’intero arco della giornata, ed è proprio l’esposizione continua non protetta dai prodotti solari, più che quella occasionale, che contribuisce maggiormente al fotoaging. Le molecole ideali da utilizzarsi nella fotoprotezione sistemica devono raggiungere la cute in quantità sufficiente, essere sicure perché devono essere impiegate per lunghi periodi di tempo, schermare la radiazione solare, neutralizzare le specie reattive, avere un’azione antinfiammatoria, stimolare o ripristinare le difese antiossidanti endogene, ponendo la cellula nelle migliori condizioni possibili per riparare il danno subito. Per non creare squilibri nel sistema antiossidante endogeno e per non incorrere in dosaggi elevati, i supplementi dovrebbero essere formulati con più principi attivi ad azione sinergica.

Vitamine

La vitamina C ha un’azione antiossidante, immunostimolante, favorisce la riparazione delle ferite, protegge le strutture cellulari e il DNA dai danni delle specie reattive dell’ossigeno e, rigenerando la vitamina E, protegge indirettamente gli acidi grassi polinsaturi di membrana dal danno ossidativo. Con la sua azione antiossidante inibisce la degradazione del collagene e ne aumenta sintesi e maturazione, rallentando così l’insorgenza delle rughe. La combinazione di vitamina C (2g/die) e vitamina E (1000 IU di α-tocoferolo) per os, una settimana prima dell’esposizione agli UV, riduce la scottatura solare e aumenta la MED (minimal erythema dose) del 21%. Se si prolunga la somministrazione per tre mesi, si osserva la diminuzione della formazione di dimeri di timina e un aumento significativo della MED del 41% (2). Un supplemento contenente vitamina C (Ascorbato di Sodio 45 mg), vitamina A (Retinil Palmitato 600 μg), vitamina E (Tocoferil Acetato 10 mg), zinco (Zinco Solfato Monoidrato 7 mg) e collagene idrolizzato (10g) assunto una volta al giorno per 90 giorni riduce le rughe, migliora la densità dermica, la larghezza dei pori e l’elasticità cutanea esercitando un’azione significativa contro l’aging cutaneo (3). La somministrazione per via topica della vitamina C aumenta i livelli cutanei da 27 a 40 volte rispetto all’assunzione per os e può essere quindi affiancata efficacemente alla supplementazione orale.

Nicotinamide

La nicotinamide è il costituente fondamentale del coenzima redox NAD ed è fondamentale per la sintesi di ATP. La radiazione UV diminuisce il quantitativo di NAD cutaneo provocando una crisi energetica che impedisce una normale funzione immunitaria e un’ottimale riparazione del DNA. L’assunzione di nicotinamide in individui sani alle dosi di mg 500/die o mg 1500/die per una settimana riduce l’immunosoppressione cutanea e, alle dosi di 1000 mg/die in due somministrazioni per 4 mesi, limita l’insorgenza di cheratosi attiniche (4).

β-carotene

I carotenoidi come il licopene, il β-carotene, la zeaxantina e la luteina con i loro doppi legami coniugati hanno una spiccata proprietà antiossidante e sono tra i più efficaci scavenger naturali dell’ossigeno singoletto e del radicale perossilico. La supplementazione con β-carotene protegge anche dall’immunosoppressione fotoindotta. L’azione scavenger è aumentata dall’associazione dei carotenoidi con altri antiossidanti come la vitamina E o C. Il β-carotene non è tossico e l’assunzione fino a 7 mg/die è considerata sicura eccetto che nei fumatori e nei lavoratori dell’amianto. Il β-carotene alle dosi di 20 mg/die per almeno 10 settimane riduce l’eritema indotto da UV del 40-50% nonostante il suo SPF (Sun Protection Factor) non raggiunga il valore di 4(5). La riduzione dell’eritema si ha anche con l’assunzione di una miscela di carotenoidi formata da β-carotene, luteina e licopene (8 mg per ciascuno/die) per 12 settimane (6). La radiazione UV è uno dei fattori che predispongono all’insorgenza del melasma. In 68 donne brasiliane con melasma, di un’età compresa tra i 30 e i 60 anni, e con fototipo III, IV o V (Fitzpatrick), l’applicazione topica durante la stagione estiva di un prodotto per la protezione solare (SPF 60) associata a una supplementazione con un prodotto commerciale contenente beta-carotene, licopene e Lactobacillus johnsonii ha ridotto il melasma dell’8,5% secondo la scala di Taylor (7). Questi dati suggeriscono che alle nostre latitudini e in soggetti con fototipi più chiari, un trattamento continuo con β-carotene o associato a licopene e Lactobacillus johnsonii possa avere un azione efficace sul melasma. Dopo 4 settimane di assunzione di frullati con frutta ricca di carotenoidi, la cute assume una tonalità giallo arancio che rende il viso più attraente perché i carotenoidi, che diminuiscono nelle infezioni, sono un marker di salute e dieta sana (8).

Minerali

I minerali sono essenziali per l’attività degli enzimi antiossidanti e devono essere assunti con la dieta o con la supplementazione. Il rame, lo zinco e il manganese sono componenti essenziali della superossidodismutasi, il selenio della glutatione perossidasi (GPx) e il ferro della catalasi. Lo zinco ha anche un’azione antiossidante per il suo legame con i gruppi tiolici (-SH) delle membrane cellulari che protegge dall’ossidazione e per l’induzione della sintesi delle metallotioneine che, sequestrando i metalli, impediscono la formazione dei radicali liberi. Essendo lo zinco in competizione, per l’assorbimento intestinale, con il rame e il ferro, e dato che la carenza di ferro e zinco sono frequenti e possono presentarsi contemporaneamente, se la supplementazione con zinco è protratta, si possono aggiungere al supplemento 1-2 mg di rame (9). La supplementazione con silicio stabilizzato con colina (10 mg/die per 20 settimane) migliora l’aspetto e le proprietà meccaniche della pelle nelle donne affette da fotoaging. La deficienza di selenio diminuisce le difese antiossidanti e aumenta lo stress ossidativo in seguito all’esposizione agli UV.

Polifenoli

I polifenoli hanno un’attività antiossidante, anticancro ed estrogenica. La loro attività antiossidante e quindi anche antinfiammatoria è dovuta ai gruppi funzionali, soprattutto idrossilici, legati agli anelli aromatici e alla delocalizzazione elettronica sulle strutture alifatiche e aromatiche, susseguente alla formazione del radicale fenolico. Gli effetti anticancro sono dovuti all’azione su diverse vie di segnalazione cellulare tra cui la via delle MAPK, i fattori di trascrizione NF-kB e AP-1, e i loro geni bersaglio codificanti per COX-2 e VEGF, mentre l’azione estrogenica è mediata dagli isoflavoni. Il Picnogenolo® è un estratto della corteccia di pino marittimo francese (Pinus pinaster) che contiene flavonoidi, catechine, acidi fenolici e procianidine. Possiede un’azione antiossidante e antinfiammatoria ed è un potente scavenger dei radicali liberi. Protegge la vitamina E dall’ossidazione e rigenera la vitamina C, mantenendo efficienti le difese ossidative della pelle. Per la sua azione inibente la tirosinasi dei melanociti, ha un effetto schiarente e può per questo essere utile nella prevenzione del cloasma e della lentigo senile. Secondo il produttore, per avere un’azione antiossidante preventiva efficace, la dose deve essere di almeno 20 mg/die, con un massimo di 150 mg/die per periodi di 4 settimane per avere un effetto antiedemigeno. Per l’effetto antinfiammatorio la dose deve essere di almeno 30 mg/die. Il picnogenolo per la sua mancanza di tossicità e genotossicità può essere assunto per lunghi periodi e può così entrare nella formulazione di supplementi antiaging.  La supplementazione con 326 mg/die per 12 settimane di polifenoli del cacao ricchi in flavanoli (epicatechine 61 mg e catechine 20 mg) migliora l’eritema indotto da UV, il circolo e l’idratazione cutanea, contribuendo così alla fotoprotezione endogena (10). Il Ginkgo biloba contiene flavonoidi e polifenoli che stimolano la proliferazione dei fibroblasti del derma e la produzione di collagene. Un suo flavonoide, la ginkgetina, inibendo la COX-2, mostra proprietà antinfiammatorie e antitumorali (11). I polifenoli del tè verde (GTPPs), somministrati sia topicamente che per via orale, hanno proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali. La somministrazione orale dei polifenoli del tè verde inibisce l’espressione delle MMPs indotte dai raggi UV, contrastando la degradazione del collagene e mostrando così un’efficacia contro il fotoinvecchiamento. L’assunzione di 300 mg di GTPPs due volte al giorno e l’applicazione di una crema al 10% di GTPPs una volta al giorno per 8 settimane ha migliorato la componente elastica del derma in 40 donne, con moderato fotoaging e con fototipo I, II e III (Fitzpatrick) (12). L’assunzione media di isoflavoni della soia nei paesi asiatici è di 24-45 mg, più di dieci volte maggiore di quella dei paesi occidentali. Si racconta che le donne impiegate nelle fabbriche nelle quali si lavorava la soia erano apprezzate per la bellezza dei loro capelli e per la pelle liscia e luminosa, dovuta ai fitoestrogeni di cui è ricca la soia. L’azione estrogenica è prodotta dagli isoflavoni ed è dovuta alla competizione con l’estradiolo per il recettore degli estrogeni (ER). Differentemente dall’estradiolo che ha la stessa affinità per i recettori ER-α e ER-β, gli isoflavoni come la genisteina hanno maggiore affinità per gli ER-β. La genisteina è un potente antiossidante, neutralizza i radicali perossili proteggendo le membrane e le LDL dall’ossidazione. L’azione favorevole sulla cute e sulla crescita del capello mediata dagli isoflavoni (75 mg/die) indica che il loro livello raggiunto nel follicolo e quindi nel derma è sufficiente a produrre un effetto biologico.Una supplementazione con isoflavoni della soia (50 mg), licopene (6 mg) e vitamina C (60 mg) contrasta l’invecchiamento cutaneo mantenendo la densità, la compattezza e l’idratazione cutanea in donne in menopausa (13). L’estratto di soia applicato per via topica mostra un interessante effetto antiaging, inducendo la sintesi di collagene-1 ed elastina e inibendo nel contempo l’attività dell’elastasi in trapianti di pelle umana su topo. L’estratto di Melograno, ricco di polifenoli, ha proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Nel topo glabro SKH-1 esposto agli UV, inibisce l’ossidazione dei lipidi, delle proteine, l’iperplasia dell’epidermide, l’infiammazione e modulando le vie di segnalazione di NF-kB e MAPK inibisce l’attivazione indotta dagli UV della COX-2 e della iNOS, mostrando così proprietà antitumorali. Il resveratrolo è un polifenolo appartenente alla famiglia degli stilbeni, la principale classe di fitoalessine prodotte nelle Vitaceae. Protegge i cheratinociti dai danni del fumo di sigaretta e da esposizioni multiple agli UVB con la modulazione della via delle MAPK. L’applicazione topica di resveratrolo sulla pelle del topo glabro SKH-1 previene l’edema cutaneo, l’infiammazione, l’ispessimento fotoindotto da UVB della pelle, il rilascio di perossido d’idrogeno e l’infiltrazione leucocitaria UVB indotta; ritarda inoltre l’insorgenza dei tumori in seguito all’esposizione agli UVB. Nell’uomo, in uno studio in doppio cieco contro placebo su 50 volontari sani di ambo i sessi, di età tra i 35 e i 65 anni, si è somministrata una capsula/die di un supplemento contenente: 133 mg di estratto d’uva (8 mg di resveratrolo), 14,63 mg di procianidine, 0,67 mg di antocianosidi, 0,4 mg di flavonoidi, 1,3 mg di altri stilbeni, 125 mg di estratto secco di melograno (3,75 mg di procianidine), 8.75 mg di punicalagina e acido ellagico, 50 μg di selenio, 26 mg di diossido di silicio e 45 mg di maltodestrine. Dopo 60 giorni, si sono ridotte le rughe, le lentigo senili, si è ridotto lo stress ossidativo e sono migliorate l’elasticità e l’idratazione cutanea (14). Uno studio in doppio cieco ha valutato l’efficacia sull’aging cutaneo di due supplementi assunti 2 volte al giorno per via sublinguale su 60 volontari sani di ambo i sessi non fumatori e con un’età compresa tra i 40 e i 65 anni. Il primo supplemento contiene 4,5 mg di papaya fermentata, mentre il secondo era composto da: 10 mg di resveratrolo, 60 μg di selenio, 10 mg di vitamina E e 50 mg di vitamina C. Nonostante i due supplementi abbiano dimostrato un effetto antiaging, con l’assunzione di papaya fermentata si è avuto un miglior risultato sull’elasticità e sull’idratazione cutanea (15).

N-acetilcisteina (NAC)

La somministrazione orale di N-acetilcisteina (NAC) in dose singola (1,200 mg) protegge i nevi melanocitici dallo stress ossidativo provocato da un’acuta esposizione agli UV, che nel lungo termine può portare all’insorgenza del melanoma. Dopo tre ore dall’assunzione, il contenuto di cisteina e GSH aumenta significativamente e in sei ore ritorna ai livelli basali; l’azione protettiva è quindi limitata nel tempo. I pazienti a rischio di melanoma possono quindi assumere come profilassi NAC prima dell’esposizione solare (16).

Cartilagine di pesce

I polisaccaridi derivati dal pesce assunti per via orale migliorano l’elastosi, riducono le rughe e l’assottigliamento della pelle per la loro azione che stimola la sintesi del collagene III e i processi riparativi del derma. Una supplementazione a base di polisaccaridi derivati dalla cartilagine di pesce (3×250 mg/die per 8 settimane), associata a una miscela di antiossidanti (Gingko biloba, flavonoidi e Centella asiatica), riduce le rughe, migliora la pigmentazione, lo spessore e la viscoelasticità della pelle (17). Quest’azione del supplemento è legata ai cambiamenti avvenuti nel derma profondo, mentre la maggior parte dei cosmetici ha un’azione breve e più superficiale. L’associazione di un prodotto topico con un supplemento per via orale è più efficace nella prevenzione dell’invecchiamento cutaneo.

Polypodium leucotomos 

Il Polypodium leucotomos (PL) è una felce tropicale usata in centroamerica dai nativi Americani per la sua attività antinfiammatoria e antitumorale. L’estratto ricco di principi ad azione antiossidante, fotoprotettiva e antitumorale, tra cui gli acidi ferulico, caffeico, 4-idrossibenzoico, 4-idrossicinnamico e clorogenico, aiuta a contrastare l’eritema solare proteggendo dalle radiazioni UVB e UVA. Il PL manifesta la sua attività antiossidante neutralizzando i ROS come il radicale idrossilico, l’ossigeno singoletto e l’anione superossido, prevenendo così la perossidazione delle membrane. Sopprime l’espressione di TNF-α, iNOS, inibisce AP-1 e aumenta l’espressione nell’epidermide del fattore antitumorale p53. L’assunzione orale per 60 giorni dell’estratto di PL (2×240 mg/die) in adulti sani con fototipo I–IV di Fitzpatrick, diminuisce la probabilità di scottatura solare, aumenta la MED e diminuisce l’intensità dell’eritema indotto da UV (18). Il PL alla dose di 240 mg per capsula dovrebbe essere assunto con questa posologia: 1 capsula 30 minuti prima dell’esposizione solare da ripetersi dopo 3 ore; in caso di intensa radiazione solare le dosi devono essere raddoppiate e il trattamento si ripeterà fino alla fine dell’esposizione agli UV. Il PL può essere combinato con altri principi attivi, come il licopene e le vitamine C ed E (19). Il PL è ben tollerato fino alle dosi di 1080 mg/die; solo nel 2% dei casi si sono avuti lievi disturbi gastrointestinali e prurito. Mancando dati certi sulla sicurezza, è sconsigliato l’uso nei bambini, in gravidanza e nel periodo dell’allattamento. Nei ratti, dopo la somministrazione per 90 giorni di un estratto di PL (Fernblock®), la NOAEL è stata stabilita a 1200 mg/kg pc/die, che corrisponde circa a un centinaio di volte la dose normalmente usata nell’uomo (20).

Bacche di goji (Lycium barbarum) 

Le bacche di goji sono ricche di antiossidanti e sono usate da millenni nella medicina tradizionale cinese nel trattamento dell’infertilità maschile, delle patologie renali, epatiche, oculari, come immunostimolanti e con funzione antiaging. Per il loro contenuto di luteina e zeaxantina potrebbero essere utili per contrastare l’aging cutaneo ma mancano adeguati studi clinici nell’uomo. Ultimamente vi è un aumento degli studi in vitro e su animali riguardo ai suoi polisaccaridi che hanno dimostrato effetti antiossidanti, anticancro e antipertensivi (21). Nel topo glabro (SKH: hr-1) la somministrazione di un succo al 5% di bacche di goji disciolto nell’acqua, ha ridotto l’edema e l’immunosoppressione indotta dagli UV (22).

Probiotici e fotoprotezione

Nell’uomo i probiotici possono modulare il sistema immunitario cutaneo contrastando l’immunosoppressione e inibendo le citochine infiammatorie, proteggendo così dai danni di un’esposizione acuta agli UV. Ceppi probiotici che aiutano a contrastare i danni della radiazione solare sono: il Bifidobacterium breve, il Lactobacillus johnsonii e il Lactobacillus plantarum HY7714 utilizzati da soli o in associazione con antiossidanti, come nella seguente combinazione: Lactobacillus johnsonii 5·108 CFU/die e 7,2 mg/die di β-carotene (23).

Acidi grassi essenziali

La supplementazione per tre mesi con 10 g/die di olio di pesce contenente il 18% di EPA e il 12% di DHA diminuisce la concentrazione di PGE2 sia nella cute irradiata che nella cute non esposta, aumentando la MED e riducendo l’eritema (24). Assumendo per tre mesi 4 g/die di EPA non si è avuto un incremento significativo dei mediatori dell’infiammazione dopo l’esposizione agli UV-B. Il fotoaging grave è inversamente correlato con l’assunzione dietetica di acido α-linolenico nei maschi e di EPA nelle donne (25).

Il fattore di trascrizione Nrf2 (Nuclear factor-E2-related factor 2)

Il fattore di trascrizione Nrf2 è considerato il principale regolatore della difesa antiossidante endogena per la sua capacità di controllare l’espressione di numerosi geni che codificano per enzimi antiossidanti/antinfiammatori, tra cui la glutatione perossidasi, la glutatione transferasi, la glutamilcisteinil ligasi (GCL), l’emeossigenasi e la superossidodismutasi. La strategia antiossidante cutanea si basa sull’utilizzo di potenti induttori di Nrf2 come: il 6-methilsulfinilhexilisotiocianato della Wasabia japonica, l’estratto di broccoli arricchito di sulforafano, la curcumina, il resveratrolo, l’acido lipoico e l’aldeide cinnamica, principio attivo contenuto nella corteccia della cannella (26).

Lo stress antiossidante

Se la dieta è carente di nutrienti ad azione antiossidante, o si è in una condizione di stress ossidativo come durante l’esposizione al sole estivo, una supplementazione adeguata con antiossidanti è certamente utile, ma se gli antiossidanti sono assunti in eccesso si può incorrere nello stress antiossidante.

Non dobbiamo dimenticarci che le specie reattive dell’ossigeno intervengono nelle vie di segnalazione cellulare e che molti aspetti di un sano stile di vita sono proossidanti, come il rapporto omega-6/omega-3 che è considerato ottimale quando è spostato a favore dei più proossidanti omega-6, e l’attività fisica, nella quale i meccanismi che favoriscono l’adattamento all’esercizio sono proossidativi. Dobbiamo considerare che le cellule tumorali, nonostante le loro efficaci difese antiossidanti, sono sottoposte a un elevato stress ossidativo e studi recenti sembrano avvalorare l’ipotesi che gli antiossidanti come l’acetilcisteina possano favorire la progressione del melanoma (27), mentre una diminuzione delle difese antiossidanti possa essere un’efficace strategia per indurre l’apoptosi nelle cellule neoplastiche (28).

Quando usare allora gli antiossidanti?

• dopo la valutazione del livello di stress ossidativo individuale, peraltro molto dispendioso e difficile da determinare per la mancanza di valori di riferimento, e considerando inoltre che i markers plasmatici di stress ossidativo sono solo valutazioni indirette perché le specie reattive in quanto tali hanno una vita brevissima

• in caso di diete inadeguate

• quando è quasi inevitabile una carenza come nel caso della supplementazione con selenio nei territori dove il minerale scarseggia

• quando la causa della diminuzione delle difese antiossidanti sia ben nota (fotoaging)

• per curare e prevenire patologie in cui l’uso degli antiossidanti abbia una ben documentata efficacia.

Ringraziamenti

Questo lavoro di revisione dei dati di letteratura costituisce una parte della tesi di diploma dal titolo: “Crono e fotoaging: supplementazione”, svolta nell’ambito del Master di II livello in “Prodotti Nutraceutici: progettazione, sviluppo formulativo, controllo e commercializzazione” istituito dal Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Pavia, coordinato dalla
Prof.ssa Maria Daglia.

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24 Rhodes LE et al (1994) Dietary fish-oil supplementation in humans reduces UVB-erythemal sensitivity but increases epidermal lipid peroxidation. J Invest Dermatol 103(2):151-154

25 Latreille J et al (2013) Association between dietary intake of n-3 polyunsaturated fatty acids and severity of skin photoaging in a middle-aged Caucasian population. Journal of Dermatological Science 72:233-239

26 Long M et al (2015) Nrf2-dependent suppression of azoxymethane/dextran sulfate sodium-induced colon carcinogenesis by the cinnamon-derived dietary factor cinnamaldehyde. Cancer Prev Res (Phila) 8(5):444-454

27 Le Gal K et al (2015) Antioxidants can increase melanoma metastasis in mice. Sci Transl Med 7(308):308re8

28 Davison CA et al (2013) Antioxidant enzymes mediate survival of breast cancer cells deprived of extracellular matrix. Cancer Res 73 (12):3704-3715

Dieta vegetariana-vegana

Schermata 2016-09-13 alle 17.17.07È sempre più d’attualità il dibattito sull’alimentazione vegetariana, molto seguita anche dai giovani. Al di là di influenze filosofiche poco attendibili, derivazione di alcune correnti tuttora molto popolari, e allo scopo di fare chiarezza sugli aspetti bio-medici e nutrizionali di questa dieta e le possibili carenze di micronutrienti, abbiamo intervistato Gianluca Rizzo, biologo nutrizionista e docente di corsi di formazione ed ECM, organizzatore del recente evento Alimentazione vegetariana e salute (Messina, 2 aprile 2016), di cui abbiamo parlato nel numero precedente de L’Integratore Nutrizionale.

D. Quali sono gli aspetti positivi e quali quelli negativi delle diete vegetariana-vegana, in particolare nei confronti delle diete tradizionali?

R. Prima di tutto, è doveroso valutare quale tipo di dieta rappresenta il modello di confronto al quale rapportare l’alimentazione vegetariana. Quest’ultima, dal punto di vista scientifico, consiste in un insieme eterogeneo che include sia veganismo che latto-ovo-vegetarismo e sue varianti. Se rapportiamo alle diete consigliate per la prevenzione delle patologie, come la dieta mediterranea, notiamo numerosi parallelismi. L’alimentazione occidentale, attualmente, si discosta molto da questi modelli e, proprio per tale motivo, va indubbiamente rivalutata. Le possibili carenze vitaminiche o proteico-energetiche, di cui tanto si parla, non rappresentano sicuramente un limite: viviamo in una realtà in cui la disponibilità di cibi è talmente ampia da relegare le carenze a situazioni di forti sbilanciamenti alimentari, in realtà familiari, particolari, che non rappresentano affatto la regola nella scelta vegetariana.

D. Perché rinunciare alla carne ed ai derivati animali (uova, latte)?

R. I motivi possono essere i più disparati. Da un punto di vista etico, il consumo di latte e derivati o di uova risulta altrettanto problematico di quello di alimenti carnei. Si tratta, infatti, di produzioni su vasta scala che comportano uno sfruttamento massivo degli animali, che vengono allevati in condizioni ben distanti da quello che sarebbe il loro normale stile di vita. Sul fronte ambientale, l’allevamento di animali si traduce in uno sfruttamento insostenibile delle risorse idriche e in un’eccessiva emissione di gas serra, problematica irrisolta ancora oggi a livello mondiale. Sotto il profilo nutrizionale, uova e derivati del latte vanno comunque limitati e non possono essere considerati la principale fonte alimentare giornaliera. Esistono indizi, degni di attenzione, sul possibile effetto negativo dell’eccesso di latticini nell’eziopatogenesi di alcune patologie. Gli alimenti carnei, specie quelli lavorati, sono attualmente sotto i riflettori, e il loro consumo continua a crescere parallelamente all’acquisizione di abitudini alimentari occidentali.

D. È possibile svolgere attività fisiche impegnative, ad esempio, praticare sport, seguendo solo le diete vegetariana-vegana?

R. Non esiste alcuna limitazione intrinseca nel praticare sport anche a livelli agonistici seguendo una dieta priva di alimenti animali. Il concetto è ben espresso da varie associazioni ed enti di fama internazionale, come American Dietetic Association, Dietitians of Canada e American College of Sports Medicine. Naturalmente, vanno rispettati i livelli adeguati di nutrienti che possono discostarsi molto da quelli della popolazione comune. Una corretta pianificazione sarà in grado di soddisfare le reali esigenze in base alla tipologia di attività fisica eseguita.

D. Si è parlato dei suddetti modelli di alimentazione per i bambini: qual è il suo punto di vista?

R. Credo che i reali limiti siano a carico delle condizioni familiari. è molto importante, nel momento in cui si fa questa scelta, indagare su quali siano le cognizioni nutrizionali che possiede la famiglia, e sulle dinamiche interne al nucleo familiare, per scongiurare l’insorgere di eventuali carenze. Alcune integrazioni alimentari risultano comunque fondamentali, e in caso di resistenza, il medico di famiglia dovrà essere adeguatamente informato della situazione.

D. Quali sono le patologie ed i disturbi evitabili con le diete vegetariana e vegana?

R. Si deve premettere che una dieta ben bilanciata è comunque potenzialmente efficace nella prevenzione delle patologie cronico-degenerative, a prescindere dalla totale esclusione di alimenti animali. Tuttavia, esistono diversi riferimenti in letteratura che indicano minore incidenza di alcune neoplasie, obesità, diabete di tipo II, patologie tiroidee e una possibile riduzione della mortalità generale per chi segue una dieta vegetariana.

D. Seguendo i suddetti modelli di alimentazione, è necessario assumere integratori o integrare, ad esempio, vitamine, proteine, etc.?

R. La carenza di B12 nelle diete vegetariane è ormai dimostrata. Questo non esclude che esistano le stesse carenze nella popolazione comune. Per un principio precauzionale, l’integrazione di tale fattore vitaminico diventa necessario, oltre che del tutto innocuo. In alcune fasi della vita potrebbe essere necessaria l’integrazione di acidi grassi polinsaturi. Non esistono altre carenze strettamente dipendenti dallo stile alimentare, se ben pianificato.

D. Secondo lei, le diete vegana e vegetariana sono frutto del benessere e/o di sofisticazioni alimentari che permettono oggi di ottenere cibi sofisticati e particolari? 

R. La capacità di usufruire di alimenti ad-hoc rappresenta sicuramente un vantaggio dato dall’industrializzazione. Escludendo le sopra citate integrazioni, non è indispensabile utilizzare alimenti che abbiano subìto un particolare processo produttivo di arricchimento o fortificazione. Ovviamente, uno stato di maggiore benessere economico può ridurre alcuni ostacoli per una corretta alimentazione, ma questa è una problematica molto comune nella popolazione che, in caso di condizioni socio-economiche sfavorevoli, si accontenta delle scelte più a buon mercato e non necessariamente più salutari.

D. È favorevole alle diete vegana e vegetariana?

R. Mi trovo in accordo con l’Associazione Americana di Dietetica che le considera adeguate in tutte le fasi della vita, inclusa gravidanza, allattamento ed età evolutiva.

D. Meglio l’una o l’altra?

R. Dal punto di vista salutistico, se ben pianificate, dovrebbero essere equivalenti. Vale sempre l’affermazione che comunque uova e latticini dovrebbero essere consumati con moderazione.

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da L’Integratore Nutrizionale 3-2016

Ottimizzazione delle proteine del siero di latte

Le proteine del latte (caseina e proteine del siero di latte) sono tra le più popolarmente usate da atleti e sportivi, per migliorare la resistenza, la formazione e il recupero muscolare. Queste sono proteine complete, che forniscono tutti e nove gli aminoacidi essenziali, ed hanno alti livelli dei tre aminoacidi a catena ramificata (BCAA) leucina, isoleucina e valina.

La caseina, che rappresenta circa l’80% delle proteine del latte, è una proteina di lenta digestione, mentre il rimanente 20% (le proteine del siero di latte) sono di veloce digestione e riducono i tempi di recupero muscolare, stimolando la riparazione delle proteine. Per questo le proteine del siero di latte sono i principali ingredienti utilizzati in tutti i nuovi prodotti ad alto contenuto proteico, e nei nuovi lanci di alimenti, bevande e integratori per l’esercizio fisico e le prestazioni atletiche.

La Tabella 1 riporta le motivazioni che inducono i consumatori ad aumentare il loro consumo proteico. Il sondaggio (Lightspeed GMI/QQ Survey/Mintel) riguardava utilizzatori di internet, di età compresa tra 20/49 anni, ed era condotto su 783, 247, 495 e 190 soggetti ripettivamente in Cina, Germania, USA e UK.

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Le proteine del siero concentrate (WPC) sono la preparazione maggiormente utilizzata negli integratori, trovandosi nel 37% di tutti i prodotti lanciati dall’inizio del 2014. Al secondo posto le proteine di soia isolate, che si trovano nel 34% di prodotti, seguite dalle proteine di latte concentrate presenti nel 22% dei prodotti. Un’altra proteina della famiglia delle proteine del siero di latte, le proteine del siero isolate (WPI), sono anche molto utilizzate (21% di nuovi prodotti), mentre proteine di siero di latte non specificate sono presenti nel 9% dei prodotti (Tab.2).

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La leucina e il beta-idrossi-beta-metilbutirrato (HMB)

Un altro ingrediente utilizzato negli integratori alimentari per aumentare e riparare la massa muscolare è l’aminoacido essenziale leucina. È stato dimostrato che la leucina contribuisce ad aumentare la massa magra, la forza muscolare, e a ridurre il grasso corporeo e i dolori muscolari e la stanchezza dopo esercizio fisico. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che l’effetto della leucina sulla sintesi di proteine e sulla massa muscolare è limitato dalla conversione della leucina nei suoi metaboliti specifici. Il metabolita della leucina identificato come uno dei regolatori della sintesi proteica è il beta-idrossi-beta-metilbutirrato (HMB). Gli studi cha hanno utilizzato HMB come integratore hanno dimostrato il suo potenziale effetto nel promuovere la sintesi proteica, superando il limite rappresentato dalla leucina, facilitando ulteriormente il recupero muscolare.

La International Society of Sport Nutrition (ISSN) ha pubblicato un documento attestante il suo parere su HMB come integratore alimentare per lo sport, dichiarando che l’uso di HMB può contribuire a stimolare la sintesi proteica e a ridurre la degradazione delle proteine, contribuendo ad accelerare il recupero muscolare dopo esercizio ad alta intensità (1).

L’ISSN ha sottolineato che l’efficacia dell’HMB dipende dalla tempistica di ingestione, dalla formulazione e dalla dose. Lo studio ha confrontato due forme di HMB, HMB calcio (HMB-Ca) e acido libero (HMB-FA). Anche se i risultati non hanno chiarito quale forma fosse migliore, hanno evidenziato che l’effetto è maggiore quando l’integratore è assunto in prossimità di un allenamento, in particolare 30-60 minuti prima di iniziare l’esercizio nel caso di HMB-FA o 60-120 minuti nel caso di HMB-Ca. Il dosaggio raccomandato è di 38 mg/kg/die nel caso di allenamenti regolari e continui.

L’associazione di HMB e un estratto di carboidrati migliora l’efficacia del siero di latte nella formazione di massa muscolare. Lo afferma uno studio (2) pubblicato nel Journal of the American College of Nutrition, che ha valutato se la combinazione di proteine del siero di latte, calcio-HBM e l’estratto di carboidrati del disaccaride dolcificante isomaltulosio avesse effetti additivi sul recupero seguente l’esercizio fisico rispetto alle proteine del siero da solo. Lo studio ha coinvolto un gruppo di uomini allenati in esercizi di resistenza.

I soggetti hanno assunto la speciale formulazione di siero di latte o un supplemento standard di siero di latte due volte al giorno per le due settimane precedenti, durante e per due giorni successivi i tre giorni di intenso esercizio di resistenza. I marcatori di danno muscolare e i livelli ormonali sono stati valutati nel sangue dei soggetti prima, durante e dopo gli allenamenti. I soggetti dovevano anche riportare l’entità dei dolori muscolari, e eseguire un test di salto verticale. I risultati hanno mostrato che il recupero muscolare è stato maggiore quando le proteine del siero di latte erano usate in combinazione con HMB e il complesso di carboidrati. Nei soggetti che hanno preso lo speciale complesso di proteine del siero di latte, HMB e carboidrati, i marcatori di danno muscolare sono stati ridotti, i rapporti di indolenzimento muscolare diminuiti ed è stato osservato un miglioramento delle prestazioni atletiche.

Tuttavia le aziende che vogliano includere l’HMB in integratori proteici di siero di latte devono essere consapevoli delle sue qualità organolettiche. Finora infatti il suo sapore forte e l’odore deciso ne limita l’uso solo in preparati ready-to-drink e polveri. L’aggiunta di isomaltulosio nella miscela testata nello studio sembra abbia mascherato il sapore e l’odore sgradevole del HMB.

Questo è un dettaglio importante, perché il gusto dei prodotti per la nutrizione sportiva è un aspetto determinante per i consumatori: il 30% dei consumatori del Regno Unito dice che rifiuta prodotti dal sapore sgradevole. Quindi il gusto del prodotto finale deve essere una priorità nella formulazione di nuovi integratori a base di proteine del siero di latte e HMB.

1 Wilson JM et al ( 2013) International Society of Sports Nutrition Position Stand: beta-hydroxy-beta-methylbutyrate (HMB). J Int Soc Sports Nutr 10 (6)

2 Kraemer WJ et al (2015). The Addition of Beta-hydroxy-beta-methylbutyrate and Isomaltulose to Whey Protein Improves Recovery from Highly Demanding Resistance Exercise. J Am Coll Nutr 34(2):91-99

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Il futuro dell’anti-ageing nello skin care

Schermata 2016-09-02 alle 10.25.23In-cosmetics offre la possibilità di conoscere da vicino le tendenze in tema di prodotti beauty. Osservando i lanci dei nuovi ingredienti, i recenti brevetti e gli sviluppi della ricerca accademica, è possibile dare uno sguardo al futuro dell’innovazione cosmetica. L’anti-ageing continua ad essere una forza trainante in tutte le categorie beauty. All’interno del segmento skincare, che guida l’industria in termini di volume e tendenze, vi sono quattro direzioni chiave: Sirtuine, stress & epigenetica / Anti-inquinamento / Potere dei peptidi / Approccio naturale. Il presente report, supportato da Euromonitor International, e a cura dall’analista globale in materia di skincare Nica Lewis per il Gruppo In-cosmetics, esamina e mette in luce le potenziali aree di crescita futura.

Sirtuine, stress ed epigenetica

Le sirtuine hanno fatto la loro comparsa sulla scena cosmetica pressappoco dieci anni fa, quando si scoprì che il resveratrolo influenzava l’attività della sirtuina. Queste proteine energetiche multi-azione regolano il metabolismo cellulare e l’invecchiamento, incrementano gli enzimi anti-ossidanti e riducono i radicali liberi. Malgrado i lanci di marchi importanti quali Estée Lauder e Avon, la tecnologia della sirtuina non è decollata. Nuovi prodotti skincare contenenti resveratrolo continuano ad apparire e nei prossimi anni si potrebbe registrare un revival della sirtuina grazie a nuove ricerche e nuovi ingredienti. Un team di Biocogent, Stati Uniti, ha brevettato un complesso che stimola la sirtuina (1) con l’aggiunta di un meccanismo protettivo. I ricercatori hanno cercato di far fronte alla preoccupazione che la sirtuina avesse un potenziale effetto secondario sulle cellule danneggiate. Il complesso anti-ageing combina un attivatore della sirtuina ed un agente “compensatore” della sirtuina che mira a “prolungare l’aspettativa di vita delle cellule, evitando contestualmente la proliferazione del danno cellulare”. Tale complesso è pensato sia per applicazioni cosmetiche che farmaceutiche. Allo stesso tempo, gli studiosi continuano ad esplorare la biologia della sirtuina e gli effetti benefici della modulazione di questa sulle patologie correlate all’età (diabete, Alzheimer) ed al processo di invecchiamento. A ulteriore dimostrazione che le sirtuine stanno entrando sempre più frequentemente nel panorama odierno, vi è una nuova dieta a base di alimenti che affermano di avere un effetto sull’attività della sirtuina. La cosiddetta Sirtfood Diet dunque, sviluppata da due nutrizionisti di Londra e testata in una palestra, pone l’enfasi su cibi ricchi di polifenoli come apigenina, acido gallico, miricetina e quercetina che attivano la sirtuina. Il menù prevede fragole, grano saraceno, rucola, noci, cavolo riccio, tè verde, capperi, vino rosso e cacao. Trattandosi di una dieta ad inclusione (vs dieta ad esclusione con restrizione di calorie), promette di “favorire la perdita di peso e aiutare a prevenire le malattie”. Alban Muller, Sederma e Active Concepts, per citare alcune aziende, offrono la tecnologia della sirtuina per applicazioni cosmetiche.

Rapporto sirtuina-stress

Si ritiene che la sirtuina sia importante anche nel mantenimento dell’integrità del genoma, soprattutto in relazione allo stress (2). Gli studiosi stanno quindi analizzando il ruolo delle sirtuine nell’epigenetica (il campo che studia le modificazioni esterne o ambientali ai geni). SIRT1 e SIRT6 ad esempio, sembrano complementari, agendo su invecchiamento e infiammazione. Una nuova ulteriore area di ricerca, che avrà implicazioni sulla scienza cosmetica, è la mappatura delle relazioni funzionali fra le sirtuine.

Epigenetica e dermatologia

Un gruppo di ricercatori (3) di Stati Uniti, Danimarca e Francia, ritiene che lo studio dell’epigenetica apra molte possibilità per la dermatologia. Il loro lavoro esamina gli strumenti epigenetici utilizzati dalle cellule: metilazione, istoni e microRNA. Lo studio prende in considerazione applicazioni per il trattamento del melanoma, della psoriasi e dell’invecchiamento cutaneo e mette anche in evidenza due ingredienti, resveratrolo e riso rosso dell’Hymalaya, che, stando a quanto affermato, mirano a questi meccanismi epigenetici.  Per diversi anni, le aziende di ingredienti cosmetici hanno esplorato il mondo dell’epigenetica alla ricerca di nuovi ingredienti anti-ageing. Nel 2011, Lonza ha lanciato ReGeniStem; un anno più tardi, Infinitec ha introdotto NatureCells e nel 2014 è stata la volta di Epigenomyl di Silab, tutti questi ingredienti si basano su attivi che svolgono un effetto su marker epigenetici. Secondo il gruppo Mibelle, l’epigenetica dimostra che l’espressione genica è un sistema molto più complesso di quanto immaginato. “Stiamo studiando il modo in cui l’invecchiamento cutaneo dovuto a fattori ambientali stia potenzialmente causando alterazioni epigenetiche del genoma a lungo termine nelle cellule cutanee”, spiega Fred Zülli, Managing Director. Gli ultimi sforzi dell’azienda svizzera si concentrano sulla scoperta di modelli classici di regolatori epigenetici da utilizzarsi come attivi cosmetici. Il suo nuovo attivo mima la funzione della proteina Royal Jelly, responsabile della programmazione epigenetica dell’ape regina. Gli studi in vitro mostrano un’attività di RoyalEpigen P5 simile a EGF. Negli studi clinici, l’ingrediente ha incrementato la rigenerazione cutanea e ha conferito una maggiore uniformità al tono della pelle.

Stress e legame mente-intestino-cute

Schermata 2016-09-02 alle 10.25.48Il legame fra stress, cervello, intestino e cute è un’altra interessante area di sviluppo. La ricerca ha già mostrato che lo stress fisico, ambientale e/o psicologico può scatenare infiammazione a stomaco e cute. Alcuni studi hanno rivelato che lo stress stesso può essere in qualche misura ereditario, trasferendosi alle generazioni future. Man mano che la nostra comprensione di questo fenomeno aumenta, sarà possibile sviluppare prodotti e trattamenti skincare appropriati. Le aziende stanno così cercando di esplorare questa relazione mente-cute con una serie di nuovi ingredienti attivi. Questa primavera Givaudan ha aperto una nuova strada con NeurophrolineTM. Questo ingrediente, presentato come la prima generazione di attivi in grado di bloccare la produzione di cortisolo, il principale ormone dello stress, afferma anche di promuovere il rilascio di endorfine. Derivato dai semi della Baptisia australis, ricca di proteine ed utilizzata nella medicina ayurvedica per ripristinare la salute e trattare condizioni cutanee. L’ingrediente attivo anti-ageing NeurobioxTM di BASF si focalizza su un nuovo pathway metabolico, lo scambio neuro-cutaneo. Le biopsie di cute umana trattata con formulazioni NeurobioxTM hanno mostrato un incremento del dieci per cento dello spessore epidermico e tassi accelerati di rinnovamento (dati in vivo).

I risultati dopo due mesi hanno dimostrato che l’ingrediente ha permesso un miglioramento paragonabile a quello dell’acido glicolico, se non addirittura leggermente migliore. Codif afferma di aver rivoluzionato la neurocosmetica con NeuroGuard. L’ingrediente mira direttamente all’invecchiamento dei neuroni. Arysta Health & Nutrition Sciences, nuovo espositore giapponese a in-cosmetics, offre Sake Peptide, descritto come “modulatore del biostress”.

Anti-inquinamento

Il claim “protezione contro l’inquinamento” sta guadagnando sempre più terreno nel mercato skincare. L’inquinamento dell’aria ha raggiunto ormai livelli critici in città come Pechino, Nuova Delhi e Karachi. L’inquinamento dell’aria uccide 3,3 milioni di persone all’anno (4). Oltre a contribuire alle morti premature, fattori come il particolato, i fumi dovuti al traffico stradale e lo smog, sono anche considerati come agenti aggressivi per la cute, in grado di causare rughe. Ciò sta spingendo le aziende a rafforzare la funzione protettiva di numerosi prodotti skincare. Ciò sta anche dando nuovo vigore ai trattamenti ed ai nutricosmetici, settori nei quali troviamo ormai numerose maschere ossigenanti per il viso oltre a integratori. I fornitori di ingredienti cosmetici stanno cercando di guidare questa tendenza, offrendo attivi che affermano di proteggere contro gli effetti dell’inquinamento. Due dei più recenti provengono da IBR: IBR-Pristinizer® e IBR-Gapture® affermano di far fronte all’inquinamento dall’interno. Gli attivi sono progettati per “detossificare” dagli agenti inquinanti la pelle e proteggere dall’esterno aiutando a rafforzare la barriera della cute. I benefici anti-ageing, includono la riduzione della pigmentazione e delle rughe e l’idratazione cutanea. All’inizio di quest’anno, Lipotec ha introdotto PolluShieldTM. Questo attivo afferma di incrementare la resistenza della cute al danno legato all’inquinamento, creando una barriera fra la cute e gli agenti inquinanti dell’ambiente e stimolando la difesa anti-ossidante della pelle. Esso contiene un polimero in grado di chelare metalli ed antiossidanti. L’efficacia dell’ingrediente attivo è stata testata in vivo su volontari esposti all’inquinamento di Pechino. A Parigi, in occasione di in-cosmetics 2016, diverse società hanno presentato nuovi attivi anti-inquinamento, come ad esempio Ashland (Blumilight and Elixiance), Codif (CityGuard+), DowCorning (Citycare), ID Bio (Cell’Intact), Sederma (Citystem) e Symrise (SymUrban). Al fine di aiutare a quantificare il claim anti-inquinamento, OxiProteomics, una nuova start-up francese, offre analisi in vitro e in vivo della protezione contro il danno molecolare contro inquinamento, UV e invecchiamento.

Il potere dei peptidi

Schermata 2016-09-02 alle 10.26.49Gli sviluppi medici sono una inesauribile fonte di innovazione nell’area dell’anti-ageing. Da GABA ai fattori di crescita, vi sono una serie di scoperte biotecnologiche che hanno alimentato lo skincare cosmeceutico, sia in termini di nuovi marchi che di ingredienti attivi. Da quando il Botox ha fatto il suo ingresso nel mercato, negli anni ’90, si è cercato di replicare il suo effetto lisciante delle rughe con un prodotto skincare non invasivo. L’avvento della tossina del botulino topico è vicino, ma naturalmente occorreranno tutte le conformità del caso ai regolamenti locali, sia in termini di applicazione che di disponibilità. Il produttore di botox Allergan ha acquisito Anterios, azienda biotech che sta sviluppando una tecnologia che, in base a quanto affermato, permette alle neurotossine di essere rilasciate nella cute senza uso di aghi. Un paio di aziende biotech sudcoreane hanno brevettato un peptide che penetra nelle cellule connesso ad una tossina di botulino (5). Procell Therapeutics e ATGC Co affermano che il loro complesso proteico ricombinante permette il rilascio transdermico della tossina di botulino, rendendolo una conveniente alternativa alle iniezioni. Esso è commercializzato per fini cosmetici ed estetici. I peptidi sono attivi anti-ageing affidabili, supportati da consistenti dati in vivo. Essi aiutano la pelle a restare compatta promuovendo la sintesi del collagene. Matrixyl e Argireline sono due dei più noti attivi per la riduzione delle rughe del viso e del contorno occhi.

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Un approccio più naturale

I principi attivi anti-ageing vegetali, siano essi di origine terrestre o marina, hanno per lungo tempo rappresentato l’anello di congiunzione tra consumatori e aziende alla ricerca di formulazioni e/o look più naturali. Il Sud Corea continua ad essere un centro ad elevata innovazione in questo ambito. I ricercatori del Korea Institute of Oriental Medicine hanno brevettato un complesso attivo a base di una pianta perenne sempreverde. L’estratto di Anemarrhena asphodeloides Bunge sembra avere proprietà in grado di ridurre le rughe. Una collaborazione Sud-Coreana fra università e industria ha prodotto un complesso floreale ed un frutto sbiancante anti-ageing. La combinazione di rosa bianca e mangostano afferma di inibire MMP-1 e l’attività della tirosinasi. Coseed Biopharm ha lanciato due nuovi attivi anti-ageing a base vegetale, estratto di Forsythia suspensa e omija.

Anche la medicina vegetale tradizionale asiatica sta ispirando le aziende europee:

• Il nuovo Neurovity® dei Laboratoires Expanscience è derivato dal Vitex negundo (pianta cinese, Albero Casto – Chinese chaste tree) coltivato con tecnica aeroponica, che sembra incrementare la longevità delle cellule.

• Crodarom ha introdotto Elfe Flower, estratto di Epimedium grandiflorum. Nativo di Cina, Giappone e Corea, questo fiore fa parte della farmacopea vegetale tradizionale asiatica e pare avere molteplici azioni, fra cui proprietà anti-ageing.

• Gattefossé invece, dal canto suo, ha aggiunto alla sua linea Gatuline un nuovo prodotto derivato dai boccioli del cedro giapponese; Gatuline Renew conferisce benefici quali effetto lisciante e rinnovamento della pelle.

Altre aziende stanno guardando all’Africa alla ricerca di nuovi estratti botanici e oli. Rahn ha derivato un estratto dalla linfa della foglia della pianta medicinale sudafricana Bulbine frutescens, che è alla base del suo ultimo ingrediente attivo promotore di collagene, Liftonin-Xpert. Estratti di questa stessa pianta sono disponibili anche presso un fornitore africano, Timola Natural Products, mentre Sericoside, di Indena, è ottenuto dall’albero d’Argento africano, la cui struttura, simile a quella della Centella asiatica, si è mostrata efficace su rughe, luminosità del viso e occhiaie. Gli estratti marini sono anch’essi ingredienti attivi anti-ageing estremamente popolari. Dalle alghe al finocchio marino, dal collagene marino alla clorella marina, la lista degli ingredienti cosmetici derivati dal mare è innumerevole. Spagna e Francia sono i paesi leader in questo ambito con lanci di prodotti notevoli da parte di Greenaltech (Algactiv® GenoFix CPD e Algactiv®Zen) e Lipotec (CellynkageTM). Un nuovo fornitore di microalghe da guardare con interesse è Algaeing, con sede nell’isola di Qeshm nel Golfo Persico.

Sfide e opportunità

Tutti questi sviluppi devono essere osservati unitamente all’innovazione guidata dalla domanda, nonché dalle necessità e dai comportamenti dei consumatori. L’ulteriore crescita dello skincare anti-ageing sarà plasmata da tendenze più ampie in ambito regolatorio, di sostenibilità e tecnologia.

Regolamentazione

La regolamentazione continuerà a dettare il passo dell’innovazione nello skincare anti-ageing. L’attuale distinzione fra cosmetico, quasi-farmaco e prodotto farmaceutico, rende difficile per le aziende di ingredienti, fare progressi in aree quali la neurocosmetica, nel breve termine. “In qualità di produttore di materie prime incentrato sull’approccio scientifico, spesso lottiamo con il fatto che il termine ”ingrediente cosmetico” non è una parola ben definita nel mondo”, afferma Lenka Řebíčková di Contripro. “E noi vogliamo evitare di varcare il confine con i prodotti farmaceutici.” Likivon Oppen-Bezalel di IBR afferma che la globalizzazione della regolamentazione e la conformità alla normativa cinese sono fattori che inibiscono l’invenzione di nuove componenti. Le campagne dei consumatori contro i test sugli animali, le microperle e il fenossietanolo, se otterranno il risultato di modificare la legislazione, avranno un impatto sulle formulazioni future di tutti i prodotti cosmetici e non soltanto sullo skincare anti-ageing. Uno dei principali ostacoli resta la mancanza di una regolamentazione concordata a livello globale sul termine “naturale”.

Sostenibilità

Schermata 2016-09-02 alle 10.27.06La tendenza verso una maggiore trasparenza nelle pratiche di business ed il lancio dei Sustainable Development Goals (SDG) stanno spingendo le società a rivedere la produzione. Sempre più aziende cosmetiche stanno integrando la sostenibilità ambientale e sociale nelle loro strategie. Le multinazionali statunitensi, europee e giapponesi sono attualmente alla guida di questo trend. Aziende di piccole e medie dimensioni di altri mercati, seguiranno. La gestione responsabile dell’acqua, delle foreste e del suolo è un fattore critico ai fini di una catena di approvvigionamento sostenibile. L’industria cosmetica ha già adottato standard per l’olio di palma sostenibile (RSPO), la soia (RSPS) e la carta (FSC) oltre a quelli volti alla conservazione della biodiversità. L’Oréal, Natura e Unilever partecipano ad una iniziativa che monitora l’impronta idrica e al di la di ciò, vi è anche uno standard ISO (14046). Molti fornitori hanno in atto programmi per ridurre il consumo e riciclare l’acqua. I nuovi SDG (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) sull’acqua (SDG6), il consumo (SDG12), gli oceani (SDG14) e le foreste (SDG15) daranno all’industria ulteriore impeto per una migliore gestione dell’uso delle risorse.

Tecnologia

La tecnologia, sia essa digitale, diagnostica o biotecnologica, continua a modellare la relazione dell’industria del personal care con il consumatore. La maggior parte dei marchi cosmetici usano app e social come mezzi per entrare in contatto con il consumatore, monitorare i risultati o espandere la loro rete di contatti. Dall’altro lato, strumenti sempre più tecnologici sono impiegati per i trattamenti di bellezza: laser, radio frequenza, terapia della luce e ultrasuoni ad alta frequenza (HIFU). Per i fornitori, il biotech è in grado di svelare numerosi segreti dell’invecchiamento umano e migliorare ulteriormente la sicurezza dei test. “La biotecnologia svolgerà un ruolo importante anche nello sviluppo di nuovi materiali in modo sostenibile”, afferma Zülli di Mibelle. Le principali sfide della tecnologia sono il costo e la velocità di cambiamento.

Schermata 2016-09-02 alle 10.27.23Uno sguardo al futuro

Neurocosmetica

Sebbene ci vorrà tempo per svelare i segreti dell’epigenetica per lo skincare, ora che il legame fra epigenetica, stress e sirtuine è stato accertato, vi è un rinnovato dinamismo nel marketing degli attivi neurocosmetici. I messaggi relativi al legame stress-cervello-intestino-pelle, avranno buon appeal sui consumatori attenti al proprio stile di vita e all’alimentazione. Un’altra sfida sarà quella di comunicare le scoperte delle biotecnologie ai consumatori. Zülli di Mibelle spiega che “La trasformazione di concetti anti-ageing completamente nuovi, in storie di marketing per i consumatori resterà una sfida. Un ingrediente attivo anti-ageing innovativo, basato sulla scienza epigenetica, ad esempio, potrà avere successo commerciale solo se saremo in grado di spiegare l’innovazione e i benefici ai consumatori”. Innovazione è prevista anche nel settore spa/benessere: stimolazione elettrica e agopuntura sono già tecniche utilizzate per veicolare principi attivi anti-ageing nella matrice cutanea. Una nuova generazione di gel con attivi neuro cosmetici ad azione anti stress o anti-ageing potrebbe essere sviluppata per l’utilizzo in trattamenti professionali o in dispositivi di trattamento domiciliare.

Protezione contro l’inquinamento

A livello globale, il claim anti-inquinamento la farà da padrone nei prossimi tre/cinque o addirittura dieci anni. Quando i miglioramenti della qualità dell’aria saranno stati ottenuti, idealmente entro il 2025, vi sarà meno bisogno di claim specifici per prodotti cosmetici in questo ambito. Ricercatori e fornitori stanno anche studiando le implicazioni skincare dell’inquinamento indoor dovuto a schermi elettronici, che porterà una nuova ondata di innovazione. Nel frattempo, in Cina si fronteggia il nuovo problema dell’inquinamento legato ai metalli pesanti nel suolo ed ai fertilizzanti e ai pesticidi nell’acqua. Questa situazione ha già scatenato la paura dei consumatori verso le coltivazioni di riso. Lo scorso anno, il governo ha speso 2,8 miliardi di yuan per bonificare il suolo, tuttavia gli studiosi affermano che ne sarebbero serviti tre volte di più. Oltre al problema dei fondi ci vorrà anche tempo perché le condizioni del suolo migliorino. Ciò potrebbe rendere le aziende riluttanti ad approvvigionarsi di estratti vegetali in aree dove il suolo e l’acqua sono contaminati, in Cina o altrove. Ciò potrebbe dare ulteriore slancio agli standard di tracciabilità e promuovere la credibilità di alcune etichette etiche.

Peptidi

Per i peptidi ci si aspetta una robusta crescita in virtù della loro affidabile performance ed efficacia. Dal momento che la ricerca anti-ageing si spinge nel territorio medico, possiamo aspettarci maggiori sviluppi sulla scia del lavoro Contripro sull’ormone Klotho. Zülli tiene anche a sottolineare in questo ambito l’attivazione genica di Foxo e AMPK come metodi che rilasciano effetti benefici sulle cellule cutanee.

Mercati da osservare

“In termini di potenziale di crescita per gli anti-ageing, India e Indonesia sono in cima alla classifica globale con il più elevato CAGR proiettato fino al 2020”, spiega Irina Barbalova di Euromonitor. Con l’abolizione delle sanzioni, il PNL dell’Iran dovrebbe crescere del 5-6% nel 2015-2016. Euromonitor prevede qui una crescita degli anti-agers di almeno un terzo, ovvero a 29,8 m di dollari americani entro il 2020. L’Iran ha appena concordato di facilitare le importazioni per i cosmetici sud coreani.
E quest’anno, Kolon Global Corp del sud della Corea, prevede di aprire una joint-venture al dettaglio di 10 m di dollari USA nell’intento di instaurare una base produttiva in Iran e sviluppare una linea cosmetica per il mercato iraniano.

“In termini di introiti effettivi, la Cina supererà qualsiasi altro mercato a livello globale, e gli Stati Uniti si posizioneranno secondi”, aggiunge Barbalova. “Oltre ai nuovi ingredienti e formulazioni, anche la crescente diffusione degli strumenti per la diagnosi cutanea, degli apparecchi di uso domestico e della tecnologia per personalizzare ulteriormente i prodotti, sta guidando la prossima frontiera degli sviluppi anti-ageing. I recenti dispositivi anti-ageing includono TriaBeauty approvato dalla FDA, ossia un laser a domicilio contro i segni dell’invecchiamento, OKU Personal Skin Coach il primo iPhone al mondo dotato di strumento di scansione cutanea e Romy Paris, strumento domiciliare che lavora aggiungendo ingredienti attivi altamente concentrati contenuti in capsule ad un siero o crema a seconda delle esigenze del consumatore”. Sulla base delle tendenze qui analizzate, Stati Uniti e Corea sono due dei principali mercati per la ricerca biotecnologica. I brevetti, la ricerca e gli ingredienti qui sviluppati sono fondamentali per lo skincare anti-ageing. Per i professionisti R&D e marketing dell’industria beauty e personal care, le prossime esposizioni e conferenze in-cosmetics offriranno uno spazio dinamico dove scoprire tendenze e dare forma a nuove idee. Gli analisti Euromonitor commentano: “Nel 2015, in Italia, i prodotti anti-ageing hanno registrato la performance migliore nel settore skin care, con un incremento del valore corrente del 3%. I prodotti premium hanno registrato la crescita maggiormente dinamica, con un incremento che si avvicina al 4%, mentre per gli anti-ageing di massa la crescita è stata del 2%. La crescita della categoria è stata dovuta al fatto che i consumatori, soprattutto le donne, cercano prodotti in grado di correggere le imperfezioni e combattere i segni dell’invecchiamento. In Italia le donne sono disposte a spendere per prodotti che possono migliorare il loro aspetto. Inoltre, questi prodotti cominciano ad essere utilizzati ad un’età precoce, quando questa pratica non costitui-sce una necessità ma solo una misura preventiva. Una delle sfide maggiori che oggi affronta lo skin care, e soprattutto la cura del viso, è quella posta dalle proprietà anti-ageing del moderno make up, come nel caso delle creme “alfabeto”, proposte come unico prodotto in grado di offrire protezione solare, idratazione e funzionalità make up. Laddove le consumatrici vanno alla ricerca di modi che permettano loro di risparmiare tempo e denaro, questi prodotti costituiscono una valida alternativa ai 3 prodotti che altrimenti dovrebbero acquistare.

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Ringraziamenti

Desideriamo ringraziare le persone qui sotto citate per aver contribuito, con le loro analisi e stime, al presente report: Irina Barbalova, Global Lead-Beauty and Personal Care, Euromonitor International – Belinda Carli, Director, Institute of Personal Care Science – Mary Overton, Worldwide Export Manager, CACI International – Lenka Řebíčková, Technical Sales Support, Contripro – Likivon Oppen-Bezalel, Ph.D., VP Business Development and Marketing, IBRLtd. – Dr. Fred Zülli, Managing Director, Mibelle Group Biochemistry

Bibliografia

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2 https://books.google.co.uk/books?id=1e19BAAAQBAJ&pg=PA151&lpg=
PA151&dq=sirtuins+stress+epigenetics&source=bl&ots=
oKhNcCG5fi&sig=2z-eIOY4TvtC2w1wJB7MNgU0G_o&hl=en&sa=X&ved=
0ahUKEwj2kKm96qTNAhWGF8AKHedYCFcQ6AEIQTAF#v=
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3 http://www.cosmeticsandtoiletries.com/research/biology/
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4 http://www.nature.com/nature/journal/v525/n7569/full/nature15371.html
5 http://www.cosmeticsandtoiletries.com/research/patents/Patent-Pick-
Conjugated-Penetrating-Botulinum-Toxin-360850091.html#sthash.BZWJLsqZ.dpuf

da Cosmetic Technology 19(14)

Bioattivo rivitalizzante

Schermata 2016-07-21 alle 12.46.53È stato di recente presentato un ingrediente da parte di BASF, un attivo naturale che viene descritto come “bioattivo che ristora l’elasticità della pelle e la rende tonica e rivitalizzata”.

L’ingrediente è commercialmente denominato Lys-Sun (INCI = Aqua (and) Pentylene Glycol (and) Hamamelis virginiana Leaf Extract (and) Xanthan Gum (and) Caprylyl Glycol); è descritto come in grado di ristorare la produzione di fibre di elastina grazie alla stimolazione di un enzima particolare, la lisil-ossidasi (LOX-L). In effetti, questo enzima extracellulare, una proteina, favorisce la formazione di legami cross-linking nella struttura cellulare del collagene e dell’elastina rendendone più stabili e compatte le fibrille.

Ribilanciando la comunicazione tra LOX-L ed elastina, Lys-Sun è in grado di attenuare elastosi solare, proteggendo in tal modo la pelle, mantenendola elastica e tonica.