Qualche riflessione in tema di claim

Gabriella Ferraris Avvocato in Milano – avv.gabriella.ferraris@gmail.com


La sentenza della Corte di Giustizia 31.01.2020 che si è occupata dell’interpretazione dell’art.10 co.3 del Regolamento (CE) 1924/2006 sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute riferite ad alimenti e sostanze alimentari ci dà l’occasione di fare un generale ripasso sulla disciplina dei claim, che è di grande interesse per gli operatori del settore che devono poter utilizzare in modo appropriato le indicazioni per valorizzare i propri prodotti, senza incorrere in violazioni e conseguenti sanzioni.
Il Regolamento (CE) 1924/2006 consente indicazioni nutrizionali e sulla salute riferite ad alimenti e sostanze alimentari; si è ritenuto, infatti, che la disciplina di tali indicazioni possa aiutare il consumatore a effettuare scelte consapevoli e in piena sicurezza, oltre a favorire la libera circolazione dei prodotti. Il Regolamento ha una portata generale e vale per tutti gli alimenti, salvo alcune tipologie specificatamente escluse, tra cui non figurano gli integratori alimentari; di conseguenza, dunque, per gli integratori alimentari, come per tutti gli alimenti comuni, le norme sui claim sono applicabili.
Quando ci si riferisce al Regolamento (CE) 1924/2006 si usa l’espressione “Regolamento claim”, ma cosa sono questi claim? Con claim si intendono quelle indicazioni nutrizionali e sulla salute indicate nel titolo del provvedimento, e che, nell’articolo dedicato alle definizioni (art.2), sono così spiegate: con “indicazione” si intende “qualunque messaggio o rappresentazione non obbligatorio in base alla legislazione comunitaria o nazionale, comprese le rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche in qualsiasi forma, che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari caratteristiche” e si distingue, poi, l’“indicazione nutrizionale”, che è “qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari proprietà nutrizionali benefiche dovute: a) all’energia che apporta, apporta a tasso ridotto o accresciuto o non apporta; b) alle sostanze nutritive o di altro tipo che contiene, contiene in proporzione ridotte, accresciute o non contiene”, dall’“indicazione sulla salute”, che è “qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l’esistenza di un rapporto tra un categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute”.
Una delle domande più frequenti è se i claim, qualunque sia il contesto in cui vengono utilizzati, siano sempre soggetti alla disciplina del Regolamento. Si trova la risposta nei considerando del Regolamento dove si spiega che la disciplina si applica a tutti i claim “figuranti in comunicazioni commerciali, compresa la pubblicità generica di prodotti alimentari e le campagne promozionali quali quelle appoggiate in toto o in parte da autorità pubbliche”. Aggiunge il legislatore che: “Il presente Regolamento dovrebbe inoltre applicarsi a marchi e alle altre denominazioni commerciali che possono essere interpretati come indicazioni nutrizionali o sulla salute”. Le indicazioni nutrizionali e sulla salute disciplinate dal Regolamento sono dunque sia quelle che si possono trovare nelle presentazioni, denominazioni commerciali e marchi riportate sulle etichette degli alimenti, sia quelle che si impiegano nei messaggi pubblicitari. Quando si valuta un’etichetta, di conseguenza, oltre a considerare il rispetto delle prescrizioni indicate dal Reg.1169/11, che già danno particolare rilevanza alla correttezza delle presentazioni dei prodotti alimentari vietando, tra l’alto, l’attribuzione di proprietà di cura e prevenzione di malattie, è necessario porre attenzione al rispetto delle regole imposte dal Regolamento claim. Lo stesso quando si impostano messaggi pubblicitari; oltre alle regole del codice del consumo e del Regolamento autodisciplinare dello IAP, non si può dimenticare di valutare il rispetto del regolamento claim.
Restano escluse dall’applicazione del Reg.1924/06 solo le “comunicazioni non commerciali, quali gli orientamenti o i consigli dietetici espressi da autorità e organi di sanità pubblica” e le “comunicazioni non commerciali riportate nella stampa e in pubblicazioni scientifiche”. Quanto alla distinzione tra comunicazioni commerciali e non commerciali, si può ricordare un’interessante sentenza della Corte di Giustizia del 14.7.2016, secondo la quale “una comunicazione deve intendersi come commerciale quando ha lo scopo di assicurare la promozione economica di prodotti o servizi, direttamente o anche indirettamente, e di influenzare così le decisioni dei potenziali acquirenti” e che rientrano in tale definizione anche delle lettere informative inviate da un’azienda distributrice di integratori alimentari a dei medici; infatti, in questo caso, sostiene la Corte, “benché i consumatori non ricevano personalmente la comunicazione contenente indicazioni oggetto di tale Regolamento, essi sono in realtà le persone indirettamente destinatarie di tale iniziativa commerciale, in quanto il prodotto alimentare che ne costituisce l’oggetto è per ipotesi destinato a essere venduto a loro e non ai professionisti che hanno ricevuto la lettera pubblicitaria. (…) Questi ultimi costituiscono in realtà dei meri intermediari contattati da un’impresa del settore alimentare, precisamente perché possano facilitare la promozione del prodotto da essa venduto assicurando la trasmissione delle informazioni commerciali che lo riguardano ai potenziali acquirenti o addirittura raccomandando loro l’acquisto del prodotto stesso”.
Proprio perché le indicazioni riportate in etichetta o in pubblicità possono avere un forte impatto sulle scelte del consumatore di acquistare e assumere un alimento, il legislatore comunitario ha ritenuto necessario garantire che solo le proprietà delle sostanze su cui esista consenso scientifico possano essere oggetto di claim.
È stato quindi redatto un elenco di tutte le indicazioni nutrizionali consentite e delle loro condizioni d’uso specifiche; elenco che è allegato al Regolamento e che è soggetto a regolare aggiornamento per tener conto del progresso scientifico e tecnologico.
In ordine alle indicazioni sulla salute si distinguono due categorie: a) le indicazioni sulla salute che riguardano il ruolo di una sostanza nutritiva o di altro tipo per la crescita, lo sviluppo e le funzioni dell’organismo o le funzioni psicologiche e comportamentali o il dimagrimento e il controllo del peso; b) le indicazioni sulla riduzione dei rischi di malattia. Le indicazioni della prima categoria devono essere specifiche e fondate su prove scientifiche, verificate da EFSA e autorizzate dalla Commissione europea; solo i claim che superano il vaglio dell’EFSA e vengono approvati dalla Commissione vanno a costituire l’elenco di indicazioni autorizzate, cui gli operatori del settore possono attingere e scegliere di utilizzare per valorizzare gli ingredienti dei propri prodotti.
L’operatore che sceglie di ricorrere a un claim deve ricordare, poi, che ogni volta che si riporta un’indicazione specifica sulla salute in etichetta o in pubblicità, nello stesso contesto deve riportate le seguenti informazioni “a) una dicitura relativa all’importanza di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano; b) la quantità dell’alimento e le modalità di consumo necessarie per ottenere l’effetto benefico indicato; c) se del caso, una dicitura rivolta alle persone che dovrebbero evitare di consumare l’alimento e d) un’appropriata avvertenza per i prodotti che potrebbero presentare un rischio per la salute se consumati in quantità eccessive”. Utili chiarimenti su come riportare le indicazioni sulla salute e le conseguenti informazioni sono state fornite dalla Commissione europea con la decisione di esecuzione del 24.01.2013 (Linee guida sull’attuazione delle condizioni specifiche per le indicazioni sulla salute di cui all’art.10 del Regolamento (CE) n.1924/2006).
Importante sottolineare che il legislatore comunitario distingue i benefici specifici per la salute, autorizzati, dai benefici sanitari generali, non autorizzati, questi ultimi consentiti a norma dell’art.10 par.3 del Reg.1924/06 solo se coerenti a una o più delle indicazioni specifiche autorizzate e “accompagnate” a queste ultime. La Commissione, nel Regolamento di esecuzione 2013/63/UE del 24.1.13, ha riconosciuto che un operatore possa avere interesse all’utilizzo di “dichiarazioni facili, attraenti, che fanno riferimento a benefici generali e non specifici dell’alimento per la buona salute complessiva o per il benessere derivante dallo stato di salute” e che anche il consumatore possa trarre vantaggio da queste dichiarazioni che contengono “messaggi di facile comprensione” ma, grazie alle condizioni poste, ha voluto evitare che i messaggi semplici e attraenti, da soli, possano essere fraintesi o interpretati erroneamente dal consumatore.
Si è virgolettato il termine “accompagnare” perché la Corte di Giustizia, in una sentenza pubblicata il 30.1.2020, è stata chiamata proprio a interpretare questo termine utilizzato nell’art.10 par.3 del Reg.(CE) 1924/06 per indicare la relazione tra indicazioni generali e indicazioni specifiche sulla salute attribuite a un integratore alimentare, nonché a chiarire se vale anche per le indicazioni generali sulla salute il principio, espresso dall’art.5 dello stesso Regolamento, secondo il quale “le indicazioni nutrizionali e sulla salute sono basate su prove scientifiche generalmente accettate”.
L’intervento della Corte è stato chiesto in relazione a una causa di concorrenza sleale, trattata dinanzi a un giudice tedesco, nella quale si discuteva se doveva considerarsi conforme al Regolamento claim un integratore alimentare che riportava sul fronte un’indicazione sulla salute generale, mentre quelle specifiche sugli ingredienti erano apposte sul retro della confezione. Secondo i giudici europei, un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento, deve essere in grado di comprendere che i benefici generali che sono vantati trovano fondamento nelle indicazioni specifiche e dunque il termine “accompagnare” deve essere interpretato nel senso che ci deve essere un collegamento sia concettuale sia visivo tra l’indicazione generale e quella specifica sulla salute. Secondo la Corte, l’indicazione generale e quella specifica, quindi, devono trovarsi nello stesso campo visivo o, in caso di impossibilità pratica, ci deve essere un rinvio, ad esempio un asterisco, che consenta al consumatore di comprendere il collegamento tra le diverse diciture. Quanto alla necessità che anche l’indicazione sulla salute generale debba essere fondata su prove scientifiche, la Corte di Giustizia ha affermato la validità generale del principio, ma ha anche riconosciuto che le indicazioni generali di benefici sanitari derivano la loro fondatezza scientifica dalle indicazioni specifiche autorizzate, alle quali devono sempre essere accompagnate.

Approfondimento pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 3, 2020

Il digitale al servizio della persona

Oggi più che mai, a seguito degli ultimi eventi che hanno modificato le nostre vite, non solo da un punto di vista personale ma anche lavorativo, il digitale è diventato un alleato di cui non si può e non si potrà più fare a meno.
Pertanto, se ancora prima che si verificasse questa situazione la trasformazione digitale era un processo inevitabile per le imprese, ora è divenuta una realtà imprescindibile se si vuole rimanere competitivi sul mercato.
Per “trasformazione digitale” si intende un radicale cambiamento nell’organizzazione aziendale, nei processi e nelle attività che costituiscono l’ecosistema di una società. L’introduzione del digitale comporta una riduzione delle mansioni più ripetitive, inserendo l’automazione di determinati processi volti a migliorare e velocizzare non solo il sistema produttivo ma tutte le aree coinvolte nel business, dalle funzioni aziendali (ad esempio marketing, risorse umane e amministrazione) ai modelli di business, di partnership e così via.
C’era un tempo in cui si temeva che la macchina industriale avrebbe “rubato” lavoro all’uomo sostituendolo nelle sue mansioni. Tale previsione non si è avverata, anzi, all’opposto, l’industrializzazione ha sgravato l’uomo dai lavori più pesanti, consentendogli di concentrarsi maggiormente sulle attività intellettuali, e ha contribuito alla creazione di un nuovo mercato del lavoro nel quale nuove professioni prendono forma e altre svaniscono. Il digitale deve essere inteso come l’opportunità di crescita attraverso uno strumento che accelera determinati meccanismi, consente l’ottimizzazione dei processi e quindi la possibilità di concentrarsi sul proprio core business.
La tecnologia, dunque, come importante opportunità di miglioramento in tutti i settori, ma anche come possibile fonte di rischio per la privacy. Non si possono infatti dimenticare i problemi connessi alla gestione dei dati personali che sorgono in particolari processi aziendali. Il GDPR è nato proprio per regolamentare la protezione di tali informazioni, coniugando tutela personale e sviluppo tecnologico. Non è questa la sede per discutere di sicurezza dei dati, ma il principio non può essere trascurato; non a caso la sicurezza è diventata l’elemento cardine in materia di protezione dei dati, senza il rispetto della quale il trattamento degli stessi non può essere effettuato.

La digitalizzazione nei settori beauty and wellness
Anche nella beauty and wellness industry il processo di digitalizzazione è in fase di forte crescita e sviluppo.
Dal rapporto Censis sul valore sociale dell’integratore alimentare del giugno 2019, risulta che il consumo degli integratori, dal 2008 al 2018, è aumentato del 126%, generando un giro d’affari di 3,3 miliardi di euro all’anno.
Oltre le motivazioni soggettive che spingono i consumatori all’acquisto di tali prodotti, non si può sottovalutare l’importanza che sta avendo l’utilizzo dei canali digitali volto a favorire tale incremento. Il marketing digitale quali social network, motori di ricerca su internet ed e-commerce è uno strumento per promuovere non solo determinati prodotti, ma anche un veicolo per fidelizzare i clienti coltivando relazioni esistenti e sviluppandone di nuove.
Anche a livello mondiale, da una ricerca condotta da Euromonitor International è emerso che il mercato mondiale della nutraceutica vale su internet 68 miliardi di dollari.
Il marketing digitale sta diventando quindi uno strumento fondamentale da inserire nelle strategie aziendali, poiché ha cambiato l’approccio che il consumatore finale ha nei confronti dei prodotti che si vogliono acquistare. Se un tempo il passaparola era il metodo utilizzato per informarsi in merito a un determinato prodotto, ora tali informazioni sono fornite dalla tecnologia attraverso le recensioni e i consigli che si trovano online e/o sui social network.
Pertanto, indipendentemente dalla scelta degli strumenti che l’azienda decide di adottare, adeguarsi a tale situazione è diventato inevitabile, un’ovvia conseguenza per incrementare le vendite dei propri prodotti.
Lo stesso vale per le imprese cosmetiche. Dal Report di Cosmetica Italia del 2019 è emerso che le imprese cosmetiche hanno e stanno tuttora reagendo al tema dell’informatizzazione, non solo investendo maggiormente nell’e-commerce, ma anche impegnandosi a progettare e realizzare un piano destinato a trasformare l’intera organizzazione aziendale. Dall’indagine effettuata da Ermeneia è emerso che, nel 2019, il 40% delle imprese cosmetiche ha venduto online, rispetto al 9% del 2011.
Sul piano della progettazione e della realizzazione effettiva, invece, il Report di Cosmetica Italia sostiene che il 60% degli imprenditori intervistati ha dichiarato di essere già impegnato in un processo di digitalizzazione, seppure a livelli e intensità differenti. Tuttavia, il 78% degli intervistati ha sostenuto che tale rivoluzione digitale è stata frammentaria, ovvero è avvenuta in modo discontinuo, solo in alcuni reparti. Per trarre il beneficio digitale è invece necessario coinvolgere tutto il sistema organizzativo nel suo complesso e nelle singole funzioni, e sempre considerando le caratteristiche e le specificità della singola impresa.

La digitalizzazione e il recruitment del personale
Anche nel settore della ricerca e selezione e formazione del personale esistono realtà che si sono distinte grazie alla tecnologia, non sottovalutando il concetto di e-recruitment ma, al contrario, implementando strumenti digitali innovativi volti a facilitare il flusso delle informazioni tra i vari attori interessati. Alcune società hanno addirittura utilizzato sistemi in grado di fornire un servizio di ricerca e selezione del personale in modalità “self-service”, offrendo al cliente la possibilità di trovare il proprio candidato ideale in modo autonomo e indipendente, senza interferenza da parte del recruiter, se non specificatamente richiesta.
Questo ha permesso di ridurre le distanze e il tempo di ricerca tra chi cerca lavoro o percorsi professionali alternativi e chi cerca know-how e competenza.
Tuttavia, se nell’era del digitale la tecnologia è fondamentale per raggiungere ottimi risultati in tempi ridotti, soprattutto in un ambito quale quello del recruitment, la componente umana rimane parte integrante dell’attività, anzi al centro della selezione.
La tecnologia non è tutto; il focus rimane sulla persona. In un mondo dove il digitale e i social fanno da padroni nelle relazioni, un’efficiente ed efficace società di recruitment non può prescindere dalla competenza umana. Sono le persone giuste al posto giusto a fare la differenza e per trovare il candidato ideale occorrono competenza, specializzazione, innovazione e collaborazione.
Il vero tratto distintivo di una selezione adeguata e soddisfacente presuppone, infatti, una serie di competenze e soft skill che non possono essere fornite dall’automazione, ma devono essere affidate a risorse valide, capaci e altamente qualificate. Una volta compilata la parte digitale, con l’inserimento dei propri dati, esperienze e qualifiche professionali, la selezione del candidato si deve completare attraverso un’intervista o un incontro con un team di professionisti. Tale modo di operare evidenzia l’importanza della relazione e della collaborazione, considerando l’elemento umano quale strumento indispensabile al raggiungimento dell’obiettivo.
Soprattutto nei settori come quello del recruitment, in cui la persona deve rimanere l’attore protagonista, oggi la vera sfida è quella di riuscire a sfruttare i vantaggi della digitalizzazione integrando il processo nell’unico modo possibile per superare i limiti che la tecnologia comporta, ovvero con la componente umana.

Per informazioni
Silvia Lovagnini – Founder & CEO
silvia.lovagnini@jobonbeauty.com
tel +39 331 1799714
Giorgia Lanza – HR Business Partner
giorgia.lanza@jobonbeauty.com

Articolo pubblicato su L’integratore Nutrizionale, 3 – 2020

 

Botanicals per contrastare la depressione

I principi attivi presenti negli integratori di origine botanica appartengono a una classe molto vasta, comprendendo prodotti diversissimi tra loro sia per origine sia per struttura chimica e attività biologica. Per questo, nella scelta dell’integratore, la qualità diventa un criterio dirimente per medici, farmacisti e consumatori, ed è un requisito imprescindibile dell’informazione e della trasparenza.

Varie sono le iniziative, promosse dalle associazioni di categoria, società scientifiche e aziende, che sottolineano la necessità di fare chiarezza su questi temi e propongono documenti di consenso, quali ad esempio il Consensus Paper Integratori di origine botanica: approccio multidisciplinare alla qualità, di cui abbiamo parlato sul numero 1 della nostra rivista (1).

In questa rubrica, anziché presentare nuovi ingredienti di origine botanica disponibili nella letteratura scientifica (sarebbe stata difficile una selezione, visto che in PubMed abbiamo trovato più di 300 voci solo negli ultimi 5 anni!), vi proponiamo delle nuove strategie di ricerca che possono offrire originali sviluppi futuri. Abbiamo selezionato, come esempio, l’applicazione di principi botanici per contrastare la depressione.

 

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Botanicals: a che punto siamo?

Il Regolamento claim (1) è stato adottato nel 2006 per garantire informazioni veritiere ai consumatori e per facilitare la libera circolazione nella Comunità europea degli alimenti, inclusi gli integratori alimentari che rivendicano indicazioni nutrizionali e salutistiche (claim).

Il Regolamento stabilisce che i claim rivendicati per gli alimenti, compresi i prodotti a base vegetale (botanicals), debbano essere autorizzati solo dopo una valutazione scientifica approfondita da parte dell’Autorità per la sicurezza alimentare (EFSA).

Nel 2009 nessun claim salutistico relativo ai botanicals ed esaminato da EFSA ha ricevuto una valutazione favorevole a causa dell’assenza di studi ritenuti idonei secondo il Regolamento e nel 2010 la procedura di valutazione è stata sospesa da parte della Commissione in attesa di proporre una soluzione al problema.

Sempre in relazione ai botanicals, nel 2012 la Commissione ha pubblicato un elenco di 2078 claim salutistici in attesa di valutazione, che comunque potevano essere utilizzati sul mercato dell’UE in attesa di una decisione definitiva e sotto la responsabilità degli operatori; comunque l’utilizzo era ed è ancora soggetto ai principi e alle condizioni generali del Regolamento, e alle relative disposizioni nazionali.

 

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Botanicals

Cari lettori, come ogni anno dedichiamo un numero della rivista ai Botanicals.

Ce ne vorrebbero molti di più, in quanto si tratta di un argomento molto vasto che offre spunti di discussione praticamente inesauribili. È per questo che anche questa volta è stato difficile fare una scelta.

Abbiamo selezionato solo pochi esempi per i diversi aspetti della ricerca: dallo sviluppo di nuovi principi attivi, come l’erucina contenuta nella rucola con potenziale attività antipertensiva, agli studi evidence-based sull’efficacia clinica e la sicurezza d’uso di Pelargonium sidoides EPs® 7630. Anche le presentazioni da parte delle aziende riguardano ingredienti botanici recentemente caratterizzati, tra gli altri uno derivato dall’alga Euglena gracilis, recentemente riconosciuta novel food, e un altro dalla microalga Chlorella. E poi abbiamo parlato degli aspetti regolatori e delle relative prospettive, ben riassunti nell’Opinione di Antonino Santoro.

Per dare ancora più importanza all’innovazione, troverete nella letteratura scientifica non tanto la recensione di nuovi prodotti, bensì l’esemplificazione di aspetti metodologici applicati alla ricerca sui botanicals. Infatti, con l’applicazione di tecniche di indagine a livello del genoma, la biologia dei sistemi e la network pharmacology sarà possibile identificare nuovi obiettivi e meccanismi d’azione per sviluppare ingredienti di “nuova generazione”.

Ci piacerebbe parlare ancora di tante altre cose, ma lo spazio a disposizione non ce lo consente. Vi lascio solo con un’ultima notizia a proposito di innovazione tecnologica: un’azienda britannica commercializza integratori nutrizionali personalizzati utilizzando la stampa 3D per ottenere forme masticabili (tipo chewing gum) composte da 7 strati differenti, ciascuna contenente un ingrediente “personalizzato” in modo da comporre un mix di attivi a seconda della richiesta del consumatore. Nel loro catalogo propongono 28 possibili ingredienti, tra cui probiotici, vitamine, minerali, oltre a botanicals quali Maca, Ginseng e Ashwagandha! Tanti i dubbi che andrebbero chiariti e approfonditi, ma per ora lasciamo solo una finestra aperta sui molteplici aspetti che l’innovazione propone anche in questo campo.

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Qualche riflessione in tema di claim

[…] La sentenza della Corte di Giustizia 31.01.2020 che si è occupata dell’interpretazione dell’art.10 co.3 del Regolamento (CE) 1924/2006 sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute riferite ad alimenti e sostanze alimentari ci dà l’occasione di fare un generale ripasso sulla disciplina dei claim, che è di grande interesse per gli operatori del settore che devono poter utilizzare in modo appropriato le indicazioni per valorizzare i propri prodotti, senza incorrere in violazioni e conseguenti sanzioni. […]

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Oligosaccaridi del latte materno e microbiota gastrointestinale

[…] Il microbiota gastrointestinale (GI) svolge un ruolo fondamentale per la salute e le malattie; svolge anche un effetto di modulazione dell’attività cerebrale attraverso l’asse intestino-cervello. Lo sviluppo di un efficace microbiota GI è associato agli oligosaccaridi del latte umano (HMO). Studi eseguiti sugli animali hanno dimostrato che gli HMO possono influenzare l’attività cerebrale e lo sviluppo cognitivo, indicando inoltre che la gestione del microbiota gastrointestinale tramite l’alimentazione potrebbe avere ripercussioni su una vasta gamma di malattie. L’autismo, che è il nome comune del disturbo dello spettro autistico (ASD), comprende un gruppo di disfunzioni neuro-evolutive eterogenee caratterizzate da deficit sociali, comportamenti ripetitivi e stereotipati, insistenza sulle routine e problemi della comunicazione. Le anomalie gastrointestinali sono caratteristiche di un numero notevole di bambini affetti da ASD, i quali possiedono nel microbiota GI una quantità complessiva inferiore di taxa benefici, come il Bifidobacterium e l’Akkermansia, e un numero maggiore di Clostridia potenzialmente patogeni rispetto ai bambini con un quadro evolutivo nella norma. La fisiopatologia soggiacente all’ASD rimane sconosciuta, sebbene le pratiche di allattamento al seno non ottimali siano associate a questo disturbo. Gli oligosaccaridi del latte umano promuovono in modo selettivo la crescita di bifidobatteri nel tratto gastrointestinale, cui si associano numerosi effetti benefici per la salute. Gli HMO vantano, in particolare, due potenziali effetti benefici nel mitigare l’autismo. Innanzitutto, l’apporto di HMO ai neonati tramite l’allattamento al seno può aiutare a stabilizzare un microbiota GI funzionale, evitando quindi la disbiosi gastrointestinale che è comunemente correlata all’insorgenza dell’autismo. In secondo luogo, la somministrazione di HMO può alleviare i sintomi dell’autismo attraverso l’effetto sull’asse intestino-cervello. […]

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La riclassificazione dei lattobacilli

[…] Come visto sopra, l’attuale genere Lactobacillus sarà suddiviso in almeno 10 generi, anche se questo numero potrebbe essere aumentato fino a 24. Nessun nome di specie cambierà, ma molte specie, comprese quelle commercialmente importanti, saranno associate a nomi di genere diversi.

Solo se i nomi di questi ultimi inizieranno con la lettera “L”, per il consumatore finale sarà possibile non percepire quasi alcuna differenza di denominazione, dal momento che il genere viene spesso riportato in forma abbreviata.

Nel complesso è comunque ragionevole prevedere alcune difficoltà derivanti da questo enorme mutamento, anche se il campo probiotico potrebbe trarre alcuni benefici dall’accogliere questi cambiamenti e sviluppare strategie per ridurre al minimo le problematicità che ne derivano.

Se da un lato sarà infatti una sfida comunicare a clienti e consumatori che i nomi dei batteri sui prodotti stanno cambiando nonostante i ceppi impiegati siano gli stessi, dall’altro sarà anche un’occasione unica per spiegare meglio il mondo dei probiotici, per capire in maniera più dettagliata le specificità tra i nuovi gruppi e sviluppare prodotti mirati con una visione funzionale più profonda e, in definitiva, una migliore efficacia. […]

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Prodotti innovativi per il microbiota intestinale

Il microbiota intestinale è davvero un mondo affascinante che offre molte opportunità di innovazione agli operatori dell’industria nutraceutica, come suggeriscono le novità che la ricerca scientifica riporta nelle sempre più numerose pubblicazioni che si trovano sull’argomento.

I probiotici ne sono stati il primo esempio: dai semplici prodotti per il benessere gastrointestinale ai proteobiotici, post-biotici, simbiotici, psicobiotici… Di questi troverete una panoramica nella Letteratura scientifica, la rubrica di aggiornamento che vi proponiamo con regolarità.

Ma sembra che la vera novità emergente riguardi i prebiotici, che sono in grado di fornire salute al microbiota in vari formati e applicazioni. Non a caso il mercato dei prebiotici è raddoppiato nel periodo 2016-2020, con l’1% di share del 2016 passato all’8% nel 2019. L’innovazione è soprattutto a carico dei non-fiber prebiotics, quali i polifenoli, e i prebiotici di origine marina (alghe e microalghe).

Avremo modo, anche nei prossimi numeri, di presentare meglio queste novità; questa volta mi piace soffermare l’attenzione sui batteriofagi come possibili prebiotici (troverete anche per questo argomento una recensione nella Letteratura scientifica). Sono stati infatti pubblicati recentemente i risultati di uno studio clinico (The Bacteriophage for Gastrointestinal Health (PHAGE)) che ha riportato come una miscela di 4 batteriofagi, commercialmente disponibile in America, abbia selettivamente eliminato microbi patogeni e aumentato ceppi benefici nell’intestino umano.

Se consideriamo la definizione di prebiotici pubblicata sul sito del Ministero della Salute, “sostanze non digeribili di origine alimentare che, assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale…”, ritroviamo l’effetto descritto nello studio PHAGE; ci puo venire solo un dubbio circa l’”origine alimentare”. Ma l’Istituto Nazionale di Sanità (NIH) americano non ha avuto difficoltà a registrare lo studio in questione come PHAGE Study: Bacteriophages as Novel Prebiotics. In realtà il prodotto utilizzato è Generally Recognized As Safe (GRAS) dalla Food and Drug Administration (FDA) ed è brevettato negli Stati Uniti come “prebiotico”.

Mi è piaciuto segnalare questo studio come potenziale approccio innovativo, anche se in Europa l’utilizzo dei batteriofagi è tuttora in discussione. Nel 2009 l’EFSA ha riconosciuto l’innocuità dei batteriofagi (QPS) come un’efficace alternativa per l’eliminazione di specifici patogeni alimentari (nei processi produttivi); tuttavia, nello stesso documento QPS l’EFSA cita che le caratteristiche di sicurezza dei fagi dovrebbero essere valutate “caso per caso”. Emerge quindi come le problematiche connesse all’utilizzo dei batteriofagi siano ancora aperte e come sia dunque necessario potenziare l’approccio scientifico e sperimentale al fine di aumentare la sostenibilità scientifica finalizzata a un loro utilizzo pratico.

 

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Innovativa formulazione di quercetina a elevata biodisponibilità

Antonella Riva, Jacopo A. Vitale, Gianni Belcaro, Shu Hu, Beatrice Feragalli, Giulia Vinciguerra, Marisa Cacchio,
Ezio Bonanni, Luca Giacomelli, Roberto Eggenhöffner, Stefano Togni


SUMMARY

A novel highly-bioavailable quercetin in triathlon athletes
A pilot registry study

Oxidative stress is associated with delayed recovery and higher risk of post-training pain in triathlon athletes. Therefore, supplementation with antioxidant compounds may have a role in enhancing recovery. Quercetin presents marked antioxidant activity. In this pilot registry study, we evaluated the effects of the supplementation with a novel proprietary delivery form (phytosome®) of quercetin in amateur triathlon athletes (§). We employed a specific study model of triathlon according to the “Sprint” distance. The individual triathlon training included repetition of the run 8 times in 14 days. A group of athletes (n=23) used quercetin phytosome® supplementation (one tablet of 250 mg quercetin phytosome® twice daily). A control group (n=25) did not use supplementation. All subjects attended a baseline measurement run and a second final measurement run at day 14. At the end of the study, subjective performance, post-training pain, cramps, time to full recovery and oxidative stress were measured. No side effects were reported. The improvement of time to complete the run was greater in subjects on quercetin supplementation compared with the control group (-11,3% vs -3,9%; p<0,05). Training was considered more valuable in the quercetin group compared with controls (p<0,05). Similarly, post-run muscular pain, cramps, localized pain and the post-exercise recovery time were all considered better with the supplementation (p<0,05). Oxidative stress was also reduced (p<0,05). This pilot study suggests that the oral supplementation with quercetin phytosome® may result in improved training and performance in amateur triathlon athletes.


Riassunto

Lo stress ossidativo è associato al lento recupero e al rischio più elevato di dolore post-allenamento negli atleti di triathlon; pertanto, l’integrazione con composti naturali antiossidanti può avere un ruolo importante nel migliorare la condizione degli sportivi nella fase successiva allo sforzo fisico. La quercetina presenta una marcata attività antiossidante. In questo studio pilota abbiamo valutato gli effetti dell’integrazione con una nuova formulazione di quercetina a elevata biodisponibilità, atta quindi a migliorarne l’assorbimento negli atleti amatoriali di triathlon (§).

Abbiamo impiegato uno specifico modello di studio del triathlon in base alla distanza “Sprint” secondo cui l’allenamento individuale includeva la ripetizione della corsa 8 volte in 14 giorni. Un gruppo di atleti (n=23) ha assunto l’integratore alimentare (una compressa da 250 mg di quercetina Fitosoma® due volte al giorno), mentre un gruppo di controllo (n=25) non ha assunto l’integrazione. Tutti i soggetti hanno partecipato a una sessione di allenamento all’inizio dello studio e a una seconda sessione di allenamento al giorno 14. Alla fine dello studio sono state misurate le prestazioni soggettive, il dolore post-allenamento, i crampi, il tempo per raggiungere il completo recupero e lo stress ossidativo.

Non sono stati segnalati effetti collaterali durante la supplementazione. Il miglioramento del tempo per completare l’intera sessione di triathlon è stato maggiore nei soggetti che avevano assunto quercetina rispetto al gruppo di controllo (-11,3% vs -3,9%; p<0,05). L’allenamento è stato considerato più efficace nel gruppo che aveva assunto quercetina rispetto ai controlli (p<0,05).

Allo stesso modo, il dolore muscolare post-corsa, i crampi, il dolore localizzato e il tempo di recupero post-esercizio sono risultati migliori con l’integrazione (p<0,05). Anche lo stress ossidativo è stato ridotto (p<0,05).

Questo studio pilota suggerisce che l’integrazione orale con quercetina Fitosoma® può migliorare allenamento e prestazioni in atleti di triathlon amatoriali.

Introduzione

La resistenza è definita nello sport come la capacità della forza muscolare di continuare o completare una prova nonostante la fatica, lo stress o altre condizioni avverse (1). Gli atleti di triathlon necessitano di alti livelli di resistenza per completare la loro competizione, e una pronta ripresa dopo l’allenamento è fondamentale per ottenere livelli di resistenza maggiori (1,2). Lo stress ossidativo è stato associato a recupero ritardato e a maggiore rischio di dolore post-allenamento negli atleti di triathlon (2-4). A tal fine, l’integrazione con composti antiossidanti nelle fasi di allenamento e post-gara potrebbe avere un ruolo nel miglioramento della fase di recupero.

La quercetina è uno dei polifenoli più abbondanti, comunemente presente in frutta e verdura (5). Questo flavonoide è dotato di marcata attività antiossidante, nonché di proprietà antinfiammatorie (6). Inoltre, la quercetina agisce come un potente scavenger di specie reattive dell’ossigeno, chela i metalli di transizione ed esercita un effetto protettivo contro la perossidazione lipidica (6).

Studi precedenti hanno riportato che la quercetina esercita un effetto protettivo sulla pelle, riducendo i segni di infiammazione dell’epidermide danneggiata (6,7).

In questo studio pilota abbiamo valutato gli effetti dell’integrazione con una nuova formulazione di quercetina a elevata biodisponibilità*, atta quindi a migliorarne l’assorbimento negli atleti amatoriali di triathlon.

Materiali e Metodi

Sono stati considerati per la selezione atleti non professionisti di triathlon di età compresa tra 30 e 40 anni.

Nel nostro studio abbiamo impiegato un modello di valutazione specifico del triathlon secondo la distanza “Sprint”: i) un percorso di nuoto di 750 m all’aperto in acqua di mare, ii) un percorso in bicicletta di 20 km (12 miglia), e iii) una corsa di 5 km, come riportato in altri studi (2,3). L’allenamento è stato condotto presso la spiaggia di Pescara. Per mantenere le condizioni il più standard possibile, il periodo di allenamento si è svolto a luglio, quando la temperatura media sulla spiaggia di Pescara intorno alle 19:00 era circa di 21-28°C.

I tempi di esecuzione medi per ciascuna delle tre specialità sono stati circa 12-15 minuti, 40 e 25 minuti, rispettivamente, con una media totale prevista di circa 100 minuti.

Gli atleti dilettanti in grado di eseguire il triathlon in circa 100 ± 15 minuti sono stati inclusi nello studio, che è stato condotto secondo la Dichiarazione di Helsinki. Il comitato etico locale ha approvato il protocollo di studio e tutti i soggetti hanno firmato un consenso informato prima dell’inclusione.

L’allenamento individuale di triathlon includeva la ripetizione delle distanze definite 8 volte in 14 giorni nello stesso ambiente. La dieta era completamente libera e priva di integratori alimentari, dietro consiglio degli sperimentatori. È stato consentito un unico integratore di sali minerali (Polase®).

Un gruppo di atleti (n=23) ha utilizzato la supplementazione in studio (una compressa da 250 mg di quercetina Fitosoma® (QF) due volte al giorno, con la prima colazione e la cena). QF è un’innovativa formulazione di quercetina a elevata biodisponibilità, costituita da una dispersione solida in una matrice a base di lecitina atta a consentirne un maggiore assorbimento. La sua composizione è la seguente: quercetina anidra (34-42%), lecitina di girasole (40%) e altri eccipienti per uso alimentare

(20%). Il gruppo di controllo (n=25) non ha utilizzato la supplementazione con QF, tuttavia ha seguito gli stessi programmi di allenamento e nutrizionali. Gli atleti erano liberi di decidere se prendere o meno la supplementazione di QF.

Per valutare le prestazioni, tutti i soggetti hanno eseguito un allenamento su distanza “Sprint” all’inizio dello studio e un secondo allenamento su distanza “Sprint” dopo 14 giorni. Queste valutazioni non erano competitive ma piuttosto cronometriche; il tempo finale per completare ciascuna prova è stato registrato per ciascun partecipante. Alla fine del periodo di studio, una scala analogica visiva (VAS score, intervallo: 0-10) è stata usata per valutare la performance soggettiva, il dolore post-allenamento e i crampi.

È stato misurato il tempo per raggiungere il completo recupero. Inoltre, lo stress ossidativo è stato valutato misurando i radicali liberi plasmatici (test d-ROMS) (8). Le valutazioni di laboratorio routinarie sono state eseguite al basale e poco prima dell’ultima prova.

Tutte le analisi statistiche sono state eseguite con il programma Sigma plot (Systat Software). È stato utilizzato il test ANOVA a due vie per confrontare le differenze nelle prestazioni nei due gruppi; il valore <0,05 è stato considerato statisticamente significativo.

Risultati

I due gruppi erano comparabili in termini di genere (maschi/femmine: 16/7 e 16/9, rispettivamente) ed età (media: 33 anni in ciascun gruppo).

Non sono stati segnalati effetti collaterali o problemi di tolleranza; la compliance al supplemento è stata del 100%.

Tutti i soggetti hanno completato le valutazioni di base e la misurazione finale.

Tutti i soggetti nei due gruppi hanno migliorato significativamente le prestazioni dopo allenamento rispetto al basale (p<0,05), sia nella misurazione del tempo totale sia nelle singole tre specialità della gara di triathlon rispetto ai valori di base (Tab.1).

Il miglioramento, tuttavia, era maggiore nei soggetti che hanno avuto l’integrazione con quercetina rispetto al gruppo di controllo. La variazione finale nel tempo totale (espressa in secondi, comprese le transizioni tra le 3 specialità sportive) era -11,3 e -3,9% nel gruppo quercetina e nel gruppo controllo, rispettivamente.

La Figura 1 mostra le valutazioni dei parametri soggettivi dopo due settimane di allenamento. Complessivamente l’allenamento è risultato più efficace nel gruppo che aveva assunto quercetina rispetto al gruppo di controllo (p<0,05). Il dolore muscolare post-allenamento, i crampi, il dolore localizzato e le tensioni muscolari sono risultati significativamente ridotti nel gruppo che aveva assunto l’integratore rispetto al controllo (p<0,05). Similmente, il tempo di recupero post-esercizio è significativamente inferiore (p<0,05) (Fig.2).

Anche lo stress ossidativo è risultato ridotto con l’integrazione di quercetina, come indicato dalla misurazione dei radicali liberi plasmatici (392 ± 31 e 431 ± 22 unità Carr per gruppo quercetina e gruppo controllo, rispettivamente (p<0,05)).

Al termine dello studio, nei soggetti del gruppo quercetina si sono misurati livelli più bassi di bilirubina non coniugata rispetto ai controlli (0,68 ± 0,3 vs 0,89 ± 0,3 mg/dl; +15,0% rispetto al basale nel gruppo quercetina e +43,5% nel gruppo di controllo; p<0,05) e livelli inferiori di lattato deidrogenasi (343 ± 38 vs 411 ± 24 U/l; + 11,4% rispetto al basale nel gruppo quercetina e + 33,9% in quello di controllo; p<0,05). Non sono state segnalate altre alterazioni rilevanti nei parametri di laboratorio.

 

 

Discussione

L’uso della quercetina in quanto tale è stato finora limitato per la sua bassa biodisponibilità, che è determinata da un cattivo assorbimento gastrointestinale (9).

La tecnologia Phytosome® è un approccio consolidato in grado di garantire buoni tassi di assorbimento dei composti desiderati. Fondamentalmente questa tecnologia consente di ottenere una dispersione solida, ottimizzata e stabile di composti che altrimenti sarebbero scarsamente solubili mediante l’uso di un tensioattivo naturale, la lecitina e altri eccipienti per uso alimentare. Uno studio di farmacocinetica nell’uomo ha dimostrato un miglioramento di 20 volte l’assorbimento per la forma fitosomiale rispetto alla quercetina normale (sulla base di equivalenza in peso, ovvero 500 mg di quercetina Fitosoma® contenente 200 mg di quercetina pura contro 500 mg di quercetina pura) (10).

In questo studio pilota, l’integrazione con QF è risultata associata a prestazioni e resistenza migliorate rispetto all’assenza di integrazione in atleti amatoriali di triathlon.

Il miglioramento è stato particolarmente evidente in termini di riduzione del tempo necessario per completare un modello validato di triathlon secondo la distanza “Sprint” (2,3).

Più specificamente, i soggetti che avevano assunto QF sono stati in grado di ridurre i tempi per completare il percorso di circa il 10% rispetto al basale, dopo un allenamento intensivo di 2 settimane. In termini pratici, secondo la nostra esperienza, una variazione del 5% circa in una competizione simile con 1000 iscritti può consentire a un soggetto di passare dall’800° posto a circa il 700°.

Questo notevole vantaggio può essere dovuto al miglioramento dell’efficacia dell’allenamento e alla riduzione del dolore dopo l’allenamento, come suggerito dalla valutazione soggettiva degli atleti coinvolti. In effetti, una migliore preparazione con piú basso livello di affaticamento, migliore recupero, più facilità negli sforzi e migliore qualità delle prestazioni può risultare in un’esperienza di triathlon più piacevole e meno stressante, portando infine a migliorare le prestazioni.

Attualmente c’è una notevole confusione sul ruolo della supplementazione con antiossidanti nell’esercizio fisico. La supplementazione con vitamina C è stata dimostrata ridurre lo sviluppo della capacità di resistenza (11), e l’opinione che l’esercizio fisico e gli antiossidanti potrebbero competere l’uno contro l’altro è suggerita da studi che dimostrano che l’integrazione con antiossidanti abroga gli effetti benefici dell’esercizio sull’insulino-resistenza (12).

Dato che l’esercizio fisico aumenta il consumo di ossigeno e l’attività mitocondriale, le specie reattive dell’ossigeno potrebbero paradossalmente mediare non solo il danno cellulare associato all’esercizio, ma anche esercitare un effetto benefico. In questi studi “negativi” sono stati usati antiossidanti diretti come vitamina C e vitamina E. Questi composti sono antiossidanti diretti, cioè reagiscono direttamente e neutralizzano i radicali liberi e le specie reattive dell’ossigeno, mentre la quercetina e i polifenoli potenziano le risposte antiossidanti endogene del corpo ed esercitano un’attività antiossidante indiretta attraverso la stimolazione del sistema antiossidante cellulare mediata da Nrf2 e l’espressione di geni citoprotettivi.

È importante sottolineare che nel nostro studio i soggetti che hanno assunto quercetina hanno mostrato una riduzione dello stress ossidativo rispetto ai controlli. La riduzione dello stress ossidativo provoca un miglioramento delle prestazioni nel triathlon (4). Data la ben documentata attività antiossidante e antinfiammatoria della quercetina (6,7), è possibile ipotizzare che questa integrazione abbia contribuito a migliorare le prestazioni e la resistenza nei soggetti valutati, senza alcun evento avverso.

È importante considerare che nel presente studio è stata utilizzata un’integrazione orale con quercetina Fitosoma®. La tecnologia Phytosome® consente di migliorare la farmacocinetica del composto attivo, aumentandone quindi l’assorbimento e la biodisponibilità (13,14).

L’integrazione con QF ha ridotto la bilirubina non coniugata e la lattato deidrogenasi (un enzima abbondante nei globuli rossi e rilasciato nel flusso sanguigno dopo la loro rottura) rispetto al gruppo di controllo. Anche se questo risultato richiede ulteriore convalida in studi dedicati, potrebbe suggerire l’associazione tra l’integrazione con QF e il miglioramento del metabolismo, soprattutto del fegato.

Inoltre, la bilirubina non coniugata è considerata un marker di emolisi (15), pertanto è possibile ipotizzare un effetto protettivo della quercetina sui globuli rossi, che potrà essere indagato in ulteriori studi.

Conclusioni

Sebbene con tutte le limitazioni intrinseche di uno studio pilota, i risultati di questa analisi suggeriscono che l’integrazione orale con QF può migliorare l’allenamento e le prestazioni in atleti di triathlon dilettanti.

Bibliografia
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3. Vinciguerra G, Belcaro G, Bonanni E et al (2013) Evaluation of the effects of supplementation with Pycnogenol® on fitness in normal subjects with the Army Physical Fitness Test and in performances of athletes in the 100-minute triathlon. J Sports Med Phys Fitness 53:644-654
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13. Franceschi F, Feregalli B, Togni S et al (2016) A novel phospholipid delivery system of curcumin (Meriva®) preserves muscular mass in healthy aging subjects. Eur Rev Med Pharmacol Sci 20:762-766
14. Riva A, Togni S, Giacomelli L et al (2017) Effects of a curcumin-based supplementation in asymptomatic subjects with low bone density: a preliminary 24-week supplement study. Eur Rev Med Pharmacol Sci 21:1684-1689
15. Levitt DG, Levitt MD (2014) Quantitative assessment of the multiple processes responsible for bilirubin homeostasis in health and disease. Clin Exp Gastroenterol 7:307-328

(§) da: Riva A, Vitale JA, Belcaro G et al (2018) Quercetin phytosome® in triathlon athletes: a pilot registry study. Minerva Med 109:285-289
*Quercetin phytosome® (Indena, Milano)

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