Un aiuto per il sistema immunitario dei felini

Un innovativo alimento complementare in pasta, Help-TH1, è stato sviluppato e testato da Camon per sostenere le difese immunitarie di gatti e gattini. È un prodotto Orme Naturali, la linea di Camon che offre una gamma completa di prodotti ideati per supportare il benessere di cani e gatti, contribuendo a gestione e risoluzione di numerosi disturbi che possono colpire gli animali domestici.

Indicazioni
Uno dei principali fattori di rischio per la salute dei felini è rappresentato dai retrovirus, ovvero virus che alterano il materiale genetico della cellula infetta, trasformandola in piccola fabbrica di virus (FIV e FeLV sono i più conosciuti).
Help-TH1 è utile per sostenere la risposta difensiva dell’organismo in soggetti in cui la componente linfocitaria dei T helper-1 (cellule di fondamentali per una corretta risposta immunitaria) deve essere stimolata.
Questo nuovo alimento complementare in pasta molto appetibile può risultare utile per sostenere l’organismo tra una vaccinazione e l’altra o in ogni caso in cui il sistema immunitario sia posto sotto stress, grazie alla sua speciale composizione che si basa su un mix di funghi considerati adattogeni dalla farmacopea europea (Codyceps sinensis, Ganoderma lucidum e Coriolus versicolor) e sulle epigallochatechine gallate (EGCG) da tè verde, ovvero polifenoli dal potere ricostituente.

Ingredienti
Malto (da orzo), Cordyceps sinensis 5%, Ganoderma lucidum 5%, Coriolus versicolor 5%, Echinacea angustifolia 1%, Eleutherococcus senticosus 1%, Uncaria tomentosa 1%, Coenzima Q10, Prodotti del lievito.
Additivi nutrizionali: 3a700 Vitamina E (tutto-rac-alfa-tocoferile acetato) 10.000 mg/kg, 3a300 Vitamina C 15.000 mg/kg, Vitamina B12 3 mg/kg, 3b810 Lievito al selenio Saccharomyces cerevisiae CNCM I-3060 inattivato (Selenio 0,022 mg/kg), 3b605 Solfato di zinco monoidrato 470mg/kg (Zinco: 199,28 mg/kg), 3c322 Monocloridrato di L-lisina tecnicamente puro 50.000 mg/kg.

Additivi organolettici: estratto di Camellia sinensis (CoE 451) 25.000 mg/kg, estratto di Curcuma (CoE 163) 30.000 mg/kg.

Additivi tecnologici: E 262 Diacetato di sodio 4000 mg/kg, E202 Sorbato di potassio 4000 mg/kg, E281 Propionato di sodio 4000 mg/kg, E415 Gomma di xantano 4500 mg/kg, E551b Silice Colloidale 1000 mg/kg.

Componenti analitici: Proteina Grezza 9,00%, Fibra Grezza 0,01%, Grassi Grezzi 1,20%, Ceneri Grezze 0,80, Umidità 55,00%.

Modalità d’uso
Help-TH1 è disponibile nella pratica siringa graduata da 30 g che consente un utilizzo facilitato.
Il prodotto può essere somministrato direttamente in bocca o nell’alimento dell’animale e può essere richiesto in farmacia.

Per informazioni
Camon Customer Care
tel 045 6608511
customercare@camon.it
www.camon.it

Ancorotti Cosmetics: dove si fa la luce la bellezza

ancorotti cosmetics

Dove si fa luce la bellezza

ANCOROTTI COSMETICS nasce nel 2009 dalla decennale esperienza nel business cosmetico di RENATO ANCOROTTI e dalla visione creativa della figlia ENRICA.
Inizialmente interamente dedicata alla produzione di mascara, oggi ANCOROTTI COSMETICS sviluppa una vasta gamma di makeup e prodotti skin care per i brand di tutto il mondo.

Con la recente acquisizione dell’ex stabilimento Olivetti di macchine per scrivere, Ancorotti Cosmetics ha riqualificato un’area di 30.000 m2 nel cuore della città di Crema. La nuova fabbrica ha permesso all’azienda produttrice di cosmetici per conto terzi di ampliarsi senza ulteriore consumo di suolo, nel pieno rispetto della comunità e dell’ambiente circostanti.
Uno sviluppo industriale sostenibile non può prescindere dall’innovazione di processo; un obiettivo che la società persegue costantemente.
La progettazione del nuovo stabilimento ha infatti comportato una riconfigurazione dei processi aziendali secondo il paradigma di Industria 4.0, con un approccio sempre più integrato e l’applicazione di soluzioni di smart manufacturing.
Ecco quindi che l’officina dove si costruiva la famosa macchina per scrivere ET 101, la prima elettronica al mondo, è tornata a ospitare tecnologia e innovazione in un ambiente moderno, interconnesso e sostenibile. […]

Dalla passione per il colore, la strada verso il makeup

Dalla passione per il colore,
la strada verso il makeup

RF Cosmetici è una società italiana che da 25 anni opera nella produzione di skin care e makeup conto terzi. Nata dalla passione dei fondatori per la chimica e la farmacologia, per l’arte, la cultura e il design, è guidata da Rita Rizzi che può vantare una pluriennale esperienza come direttore tecnico e consulente di aziende del settore. Lo stabilimento, sito nell’hinterland bolognese, è dotato di un centro R&D (Ricerca e Sviluppo) interamente dedicato all’ideazione di formule basate su nuovi materiali e nuove tecnologie nella prospettiva di un green hi-tech. La consapevolezza che il progresso tecnologico influisce sull’ambiente sta cambiando l’industria della bellezza: i consumatori di oggi non sono disposti a rinunciare a principi essenziali quali autenticità, trasparenza e sostenibilità.
La nostra mission è creare prodotti unici con il focus rivolto alla bellezza di domani e ideare storie di marketing che attraggano nuovi clienti, stampa e influencer.

RF Cosmetici
Per saperne di più sul mondo RF Cosmetici
abbiamo intervistato Rita Rizzi, CEO di RF Cosmetici.
Rita Rizzi
CEO di RF COSMETICI

Come hai iniziato la tua attività nell’ambito del makeup?
RF Cosmetici è nata 25 anni fa dall’esigenza mia e di mia madre di dare vita a un desiderio che fino ad allora era vivo, ma ancora in uno stato embrionale.
La mia esperienza post laurea (Farmacia) in un piccolo laboratorio cosmetico in cui ho capito che la mia strada era la formulazione e la ricerca, e gli anni di esperienza di mia madre come esperta di dermocosmesi nel mondo delle farmacie, ci hanno portato a decidere di intraprendere insieme un’avventura che per due donne poteva sembrare quasi un azzardo. Invece negli anni questa semplice avventura si è trasformata in un’azienda la cui vocazione è coltivare l’innovazione per differenziare. RF Cosmetici ricerca nuove sostanze che consentano di accedere a nuove texture elaborando nuovi concept e filosofie per fabbricare prodotti che divengano vettori di un messaggio che rifletta l’identità del cliente. Dopo vent’anni di formulazione e produzione di prodotti principalmente skin care, cinque anni fa, dopo aver conseguito la certificazione Halal, ho deciso che la mia passione per l’arte e i colori maturata in anni di frequentazione dell’Accademia della Belle Arti di Bologna poteva svilupparsi nel creare una linea di makeup innovativa, diversa, sfidante, e in linea con i tre principi per me fondamentali: sostenibilità , eticità e cruelty free. […]

Per informazioni
rfcosmetici@rfcosmetici.it • www.rfcosmetici.com

Reazioni avverse a integratori contenenti acido alfa lipoico

La consapevolezza che anche gli integratori alimentari possono provocare reazioni avverse, talora anche gravi, deve essere ben presente negli utilizzatori e nel personale sanitario. Va sottolineata a questo proposito l’importanza della segnalazione spontanea di sospette reazioni avverse al sistema di fitovigilanza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (www.vigierbe.it).

Gli integratori alimentari a base di acido alfa lipoico sono sempre più frequentemente utilizzati, principalmente per lombosciatalgia, sindrome del tunnel carpale e a scopo dimagrante, anche se le informazioni legate alla sicurezza sono ancora poche. Un contributo rilevante è stato dato di recente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che ha valutato le segnalazioni spontanee degli ultimi 20 anni raccolte dal sistema di fitosorveglianza tra marzo 2002 e febbraio 2020, e pubblicato i risultati sulla rivista Clinical Nutrition a luglio 2020 (1).

Da marzo 2002 a febbraio 2020, su un totale di 2147 segnalazioni, sono state raccolte dal sistema di fitovigilanza 116 segnalazioni relative a 212 sospette reazioni avverse a integratori alimentari a base di acido lipoico.

Le segnalazioni hanno riguardato soprattutto donne (68%) e le reazioni più frequenti sono state a carico della pelle (44,9%) e del sistema gastrointestinale (10,8%).

i) Causalità: il livello di imputabilità, cioè la probabilità di associazione delle reazioni segnalate con l’integratore, è risultata come definita (N=15), probabile (N=35), possibile (N=24), improbabile (N=5), e non determinabile (N=37).

ii) Esordio precoce: nel 70% dei casi gli eventi si erano manifestati entro 1 mese di utilizzo dell’acido lipoico.

iii) Gravità: quasi il 40% degli eventi sono stati indicati come gravi. Tra questi vi sono casi di iperinsulinemia autoimmune (N=10). Questa rara condizione, anche nota come sindrome di Hirata, è una gravissima reazione avversa che si manifesta con una severa ipoglicemia. Sebbene la sindrome di Hirata sia nota in Giappone, la sua diagnosi e la sua possibile associazione con l’assunzione di acido lipoico non è molto nota nei Paesi occidentali. L’alta prevalenza nell’Europa meridionale dell’antigene leucocitario umano DRB1*04:03, implicato nella suscettibilità genetica della sindrome di Hirata, insieme a un alto consumo di integratori in Italia e alla presenza di un sistema di segnalazione di sospette reazioni avverse a integratori alimentari possono essere fattori che hanno permesso di individuare tale segnale.

Risultati simili si sono ottenuti analizzando altri database internazionali di reazioni avverse (5641 report nel WHO-VigiBase) che hanno confermato i risultati italiani.

I clinici dovrebbero essere a conoscenza di questo possibile gravissimo evento sia nei pazienti diabetici (in particolare in quelli non trattati con sulfaniluree) sia nei pazienti non diabetici, qualora mostrino ipoglicemia durante l’uso di integratori alimentari a base di acido lipoico. La somministrazione di corticosteroidi ad alti dosaggi si è dimostrata efficace per il trattamento di tali pazienti.

Complessivamente lo studio del ISS raccomanda:

i) un’attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio dei prodotti contenenti ALA da parte delle autorità regolatorie;

ii) consapevolezza e monitoraggio da parte dei medici;

iii) vigilanza continua del loro profilo di sicurezza attraverso i preziosi sistemi di segnalazione spontanea.

 

Bibliografia
1. Gatti M, Ippoliti I, Poluzzi E et al (2020) Assessment of adverse reactions to α-lipoic acid containing dietary supplements through spontaneous reporting systems.
Clin Nutr doi:10.1016/j.clnu.2020.07.028

Per informazioni
www.epicentro.iss.it

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

Benessere delle vie urinarie in compressa tristrato

Uno dei disturbi più comuni delle vie urinarie è la cistite. Nonostante il problema interessi principalmente il sesso femminile, lo si può riscontrare anche negli uomini, soprattutto con l’avanzare dell’età.
La principale causa d’infezione delle vie urinarie è dovuta all’adesione e alla conseguente colonizzazione a livello vescicale del batterio Escherichia coli.
IVUXUR® di Kolinpharma è un integratore alimentare a base di Pacran® (estratto secco di mirtillo rosso), D-mannosio, uva ursina e zinco. Grazie all’innovazione tecnologica, IVUXUR® è ora disponibile anche in compresse tristrato.


Indicazioni
IVUXUR® è un integratore alimentare a base di mirtillo rosso, D-mannosio, uva ursina e zinco, pensato per il benessere delle vie urinarie.
Il mirtillo rosso e l’uva ursina sono utili per il benessere e la funzionalità delle vie urinarie; lo zinco, oltre a essere di aiuto al normale funzionamento del sistema immunitario, contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

Ingredienti
Una compressa di IVUXUR® contiene: D-mannosio, agenti di carica: cellulosa, fosfato dicalcico, idrossipropilmetilcellulosa, carbossimetilcellulosa sodica reticolata, idrossipropilcellulosa; estratto secco di mirtillo PACRAN® (Vaccinium macrocarpon Aiton) titolato all’1,5% in proantocianidine (PACs), uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi (L.) Spreng.) foglie estratto secco titolato al 20% in derivati idrochinonici totali espressi come arbutina anidra, agenti antiagglomeranti: sali di magnesio degli acidi grassi, biossido di silicio; bisglicinato di zinco, colorante: E172.

Modalità d’uso
Si consiglia l’assunzione di 1 o 2 compresse al giorno di IVUXUR®.
Disponibile in farmacia in confezione da 14 compresse tristrato da 1,45 g e nel formato 14 bustine da 3 g.

Per informazioni
www.kolinpharma.com

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

“Lipstick effect” vs “Covid effect”: chi vincerà?

Report di 24 Ore Ricerche e Studi in collaborazione con l’Area Studi Mediobanca


La produzione mondiale di articoli cosmetici (o beauty) è stimabile in 400 miliardi di dollari, mentre la spesa pro-capite mondiale in beauty è pari a 66 USD. L’Italia occupa la posizione di quarto produttore europeo e nono al mondo con vendite per 11,9 miliardi di dollari, preceduta in Europa da Germania, Francia e Regno Unito.
L’intera filiera della cosmetica italiana, compresi i fornitori, soprattutto di packaging, arriva a circa 16 miliardi. La GDO rappresenta il principale canale di vendita in Italia, con una quota attorno al 45%, seguito da profumerie (20%) e farmacie (18%). L’unico canale in crescita durante il lockdown è stato l’e-commerce (+37%).
L’export l’ha fatta da padrone, passando dal 25,1% delle vendite nel 2009 al 43,4% del 2019. L’Italia è il terzo esportatore europeo con 5,4 miliardi di euro e il sesto mondiale.
Sono questi alcuni dei numeri presenti nel report COSMESI elaborato da 24 ORE Ricerche e Studi, la nuova Area del Gruppo 24 ORE che realizza analisi complete e dettagliate dei singoli settori di mercato, in collaborazione con l’Area Studi di Mediobanca.
Il report di oltre 200 pagine analizza i bilanci degli ultimi 5 anni delle società quotate e non quotate, e propone un outlook di settore corredato da una Ceo’S Agenda. Il report, che parte da una visione sintetica del business a livello mondiale individuando i maggiori Paesi produttori, inquadra il ruolo delle imprese italiane e ne analizza le performance. Particolare attenzione viene posta a temi quali import/export, governance, operazioni di M&A, delocalizzazioni, dinamiche commerciali e affidabilità creditizia.

Report COSMESI
Nel report COSMESI emerge che le imprese italiane del beauty con fatturato superiore a 10 milioni sono 195, con vendite pari a 12,1 miliardi di euro e oltre 39.000 dipendenti.
Prevalgono le attività produttive (6,4 miliardi) su quelle commerciali (5,6 miliardi). Tra le imprese manifatturiere, quelle che producono a marchio proprio fatturano 4,4 miliardi, mentre i terzisti sono appena sopra i 2 miliardi. Nel commercio, i grossisti con 3,4 miliardi superano i dettaglianti a 2,2 miliardi.
Il fatturato 2018 conferma i cinque migliori player italiani: l’Oréal Italia, azienda multiprodotto, a 870,4 milioni; Intercos a 691,6 milioni e KIKO a 592,5 milioni (entrambe aziende di makeup); Sodalis, il cui principale settore di attività è l’igiene della persona, a 422,2 milioni; e infine Euroitalia, azienda di profumi, a 395,5 milioni.
Le imprese italiane del makeup segnano ricavi per 2,8 miliardi (23% del totale italiano), quelle dell’igiene della persona per 2,1 miliardi (18%), i prodotti per capelli, creme e profumi sono attorno al 10% del totale. Le imprese multiprodotto a controllo straniero sono una parte importante della produzione con vendite per 1,5 miliardi, ancora marginale la nicchia della cosmesi naturale (0,6 miliardi). La presenza straniera in Italia è molto rilevante e vale oltre un terzo della produzione a 4,3 miliardi, con i francesi che da soli fatturano 1,8 miliardi di euro. In generale la presenza straniera è molto forte nel commercio (60% del giro d’affari italiano), nella cosmesi naturale (57%) e nelle creme (50%). Gli store al dettaglio di cosmesi multimarca sono per il 55% in mano a imprese straniere.

Uno sguardo al futuro
Se nel 2020 il fatturato dell’industria mondiale del beauty dovesse ripiegare nella stessa misura per cui è attesa la flessione del PIL (-4,5%), la produzione mondiale di beauty tornerebbe solo nel 2022 su livelli (circa 410 miliardi) superiori a quelli del 2019. Nel 2025 mancherebbero circa 40 miliardi di ricavi rispetto allo scenario pre-Covid.
Circa lo scenario italiano, è ragionevole attendere che il lockdown del 2020 abbia penalizzato principalmente i prodotti il cui utilizzo ha risentito della limitata socialità, principalmente il makeup e i profumi, e quelli la cui diffusione è legata alle attività commerciali, specificamente tutte le linee professionali.
In generale, comunque, giocano a favore del beauty la sua storica resilienza alle fasi recessive (c.d. “lipstick effect”), la forte brand awareness di cui godono i nostri prodotti, la buona solidità patrimoniale delle imprese (il settore conta disponibilità liquide pari a circa 1,5 miliardi) e, infine, la discreta presenza produttiva all’estero che potrebbe compensare la caduta produttiva domestica.
Il report COSMESI è acquistabile su 24oreprofessionale.ilsole24ore.com/prodotti/cosmesi

Per informazioni
Responsabile Ufficio Stampa Gruppo 24 ORE
Ginevra Cozzi • tel +39 335 1350144 • ginevra.cozzi@ilsole24ore.com

Responsabile Ufficio Stampa Mediobanca
Simona Rendo • tel +39 346 3130647 • simona.rendo@mediobanca.com

Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 5, 2020

Cosmetologi si diventa

Il Master di II livello in Scienza dei prodotti cosmetici e dermatologici ha raggiunto la sua X edizione, un traguardo che abbiamo deciso di festeggiare intervistando la Prof.ssa Di Martino, direttrice del Master, che ci ha raccontato le caratteristiche di questo percorso di studi e gli sbocchi professionali che esso è in grado di offrire.


D. Quali sono le peculiarità del corso? Ovvero, in quali elementi si differenzia dagli altri che si inseriscono nel medesimo settore?
R. Il Master in Scienza dei prodotti cosmetici e dermatologici offre un percorso di studi che copre tutte le discipline connesse al mondo del cosmetico, ma cerca di affrontarle in modo pratico, distaccandosi da una logica per così dire “accademica”. La formazione è fortemente orientata nel rispondere alle problematiche reali e concrete del settore. Le lezioni frontali sono affiancate da esercitazioni, laboratori sensoriali, analisi di casi di studio, redazione del PIF e, in ultimo, da un laboratorio di formulazione, durante il quale gli studenti si esercitano nella realizzazione di preparazioni. Il percorso si conclude con un progetto, mediante il quale gli studenti sono chiamati a “realizzare” un prodotto cosmetico affrontando tutte le problematiche connesse, ovvero dalle indagini di mercato fino alla progettazione, passando per la selezione delle materie prime, il contatto con i fornitori, la scelta del packaging e tutto ciò che coinvolge gli aspetti di marketing, senza naturalmente dimenticare la valutazione della sicurezza del prodotto oppure della piccola linea messa a punto. Il percorso studi si conclude con uno stage formativo dell’impegno complessivo di 24 CFU (600 ore) presso una sede concordata con lo studente secondo le proprie attitudini e aspirazioni, che può essere un’azienda cosmetica, una farmacia o un laboratorio di analisi specializzato in analisi in ambito cosmetico (chimiche o microbiologiche). Il tirocinio è gestito mediante un sistema online di registrazione che facilita il compito sia alle aziende sia ai partecipanti.
Ma, indipendentemente dal programma, credo che l’aspetto cardine che contraddistingue il nostro Master dagli altri sia l’importanza del rapporto umano.
Partendo da una mia personale considerazione secondo la quale ciò che fa la differenza nel mondo del lavoro sia la relazione con le persone, noi cerchiamo di formare i nostri studenti in modo tale da fornire loro gli strumenti utili per dare un apporto personale e non standardizzato nel luogo di lavoro in cui si inseriranno. Per raggiungere tale obiettivo, durante l’anno scolastico teniamo dei colloqui individuali per orientare ogni singolo studente nella scelta dello stage più idoneo da svolgere a seconda degli interessi personali e delle attitudini e competenze di ciascun individuo, e questo si traduce in un percorso personalizzato per ogni singolo studente. Ovviamente alla fine i nostri allievi non li “abbandoniamo” e continuiamo a seguirli nel loro percorso professionale supportandoli in ogni evenienza.

D. Come vi siete preparati per affrontare possibili chiusure e garantire in ogni caso la continuità della didattica? In particolare per le ore di laboratorio, se previste.
R. Le lezioni che non richiedono necessariamente la presenza in aula si potranno svolgere attraverso l’utilizzo di una piattaforma telematica adatta per la didattica a distanza (Cisco WebEx o altre tecnologie simili quali ad esempio Google Meet o MsTeams).
Invece per quanto riguarda la parte pratica svolta durante i laboratori, che avranno luogo nei mesi di giugno-luglio, le lezioni saranno garantite rispettando le norme sanitarie che oramai tutti noi conosciamo (distanza di sicurezza di almeno 1 metro, utilizzo della mascherina e dei guanti che comunque in laboratorio vengono normalmente utilizzati, oltre all’igiene delle mani e delle superfici). Abbiamo già sperimentato queste nuove disposizioni durante i laboratori che abbiamo tenuto poco prima dell’estate e non abbiamo avuto problemi, anche perché le aule sono molto grandi e quindi la distanza è più che rispettata.
Durante l’anno vi sono poi delle esercitazioni sensoriali dove la frequenza è sempre auspicabile e ammetto che con il COVID-19 abbiamo riscontrato non poche difficoltà. Pertanto, per consentire agli studenti di non perdere delle opportunità formative, abbiamo deciso di ripetere queste esercitazioni anche a luglio durante i laboratori, per coloro che sono stati impossibilitati a seguirle come da calendario.

D. Qual è la provenienza degli studenti che fanno richiesta di ammissione al Master?
R. Come ben sappiamo il settore della cosmetica è un ambito molto vasto e generalizzato con un’utenza molto ampia, di conseguenza anche la provenienza dei nostri studenti è molto variegata.
Normalmente gli iscritti sono per una larga parte neolaureati provenienti da facoltà scientifiche (in particolare farmacia, chimica e biologia) che fanno fatica ad accedere al mondo del lavoro con la sola laurea magistrale.
Vi sono poi situazioni atipiche come i medici estetici che già lavorano e che vogliono approfondire la conoscenza dei prodotti cosmetici di cui abitualmente consigliano l’uso ai loro pazienti.
Per la X edizione, invece, stiamo avendo un boom di richieste da parte dei farmacisti, forse a causa della situazione emergenziale in corso.

D. Che tasso di occupazione ha il Master?
R. Con orgoglio posso dire che il tasso di occupazione che il nostro Master ha raggiunto è del 100% degli studenti attraverso le strutture messe a disposizione per lo svolgimento del tirocinio. Di solito non meno dell’80% degli studenti riesce a trovare lavoro nell’ambito prediletto nel giro di 1 anno.

D. Dove si sono collocati gli studenti del Master?
R. Indicativamente i nostri studenti hanno trovato lavoro all’interno delle aziende cosmetiche o nelle farmacie; realtà del tutto in linea con gli sbocchi occupazionali che il Master è in grado di offrire.

D. I docenti da dove provengono? Solo dal mondo delle Università o anche altri professionisti sono stati chiamati a intervenire?
R. Il corpo docenti è composto per la maggior parte da professionisti esterni che sono in grado di apportare la propria esperienza professionale unica e specifica, ma si può comunque ricorrere a professori interni in caso di bisogno. La “parte formulativa”, invece, viene gestita solo internamente.

D. I vostri studenti hanno in qualche modo contribuito a modificare il Master durante il corso degli anni oppure il programma è rimasto invariato?
R. Innanzitutto io credo che un Master debba essere in grado di prendere spunto dai fatti che ci circondano, dalle richieste dell’industria e dai cambiamenti che la nostra società affronta quotidianamente, di conseguenza non può essere statico, bensì in continuo aggiornamento.
Inoltre ci teniamo molto al parere dei nostri studenti, ed è proprio per questo motivo che chiediamo loro di compilare un questionario anonimo alla fine del corso, attraverso il quale poter esprimere dei giudizi sul Master per poterlo migliorare. In passato, infatti, è già successo di aver ripensato al piano di studi seguendo i consigli degli studenti. Ed è proprio sulla necessità di aumentare sempre di più la qualità della nostra offerta formativa che questo Master è stato selezionato dal nostro ateneo per l’implementazione della qualità, e speriamo a breve di ottenere la certificazione ISO 9001 AFAQ/AFNOR.

D. Nel corso degli anni avete avuto dei riconoscimenti da parte delle aziende che hanno assunto gli studenti che hanno frequentato il Master?
R. Durante la progettazione del Master ci siamo ripromessi di investire le nostre energie sulla preparazione degli studenti, in modo tale che questi ultimi non si trovassero poi spiazzati e impreparati una volta giunti “sul campo”. E a quanto pare i nostri sforzi sono stati ripagati, poiché alcune delle aziende che hanno assunto i nostri allievi si sono complimentate con noi per il loro grado di preparazione e per la loro capacità di essere “pronti” a lavorare fin dal loro primo inserimento in azienda.

 

Intervista pubblicata su Cosmetic Technology 5, 2020

Startup israeliana sostituisce gli imballaggi in plastica con i rifiuti alimentari

La quantità di rifiuti di plastica che fluiscono nell’oceano potrebbe triplicare entro il 2040 come parte degli 1,3 miliardi di tonnellate stimati previsti per soffocare il nostro ecosistema già teso, uccidendo la vita marina e inquinando la terra. Una recente indagine britannica ha scoperto che particelle di plastica microscopiche e potenzialmente pericolose sono diventate “parte dell’aria che respiriamo”.

W-Cycle, una startup israeliana di FoodTech fondata nel 2017 ha sviluppato SupraPulp™, imballaggi privi di plastica realizzati con rifiuti di canna da zucchero che sono completamente compostabili, sicuri, ma abbastanza resistenti da essere utilizzati per cibi grassi, umidi o caldi. Gli alimenti confezionati con SupraPulp possono essere congelati e riscaldati in forno, in forno a convezione, in  pentola a vapore o in microonde. Dopo l’uso, la confezione può essere smaltita come rifiuto organico.

SupraPulp™ è brevettato, testato sul campo ed è un sostituto ideale per contenitori in plastica, alluminio o schiuma. È composto al 100% da fibre di canna da zucchero rinnovabili chiamate bagassa, la materia fibrosa secca e polposa che rimane dopo che i gambi della canna da zucchero o del sorgo zuccherino vengono tritati per estrarne il succo.

Joseph Siani, Direttore tecnico e Cofondatore di W-Cycle, commenta: ”C’è una maggiore richiesta e pressione sui marchi per offrire prodotti che rispettino l’ambiente. Fornire una soluzione compostabile per piatti pronti e prodotti a base di carne ci consente di aiutare i produttori di alimenti e i consumatori ad abbandonare i contenitori di plastica e creare un ambiente più pulito. Insieme possiamo porre fine all’inquinamento da plastica. Attualmente stiamo commercializzando vassoi SupraPulp™ e cerchiamo distributori strategici, la domanda è eccezionale“.

Per informazioni
W-Cycle Nataly Turgeman, VP Business Development – nataly@w-cycle.com – www.w-cycle.com
NutriPR – Liat Simha – liat@nutripr.com – Twitter: @LiatSimha – www.nutripr.com

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

Gli scarti alimentari come fonte di ingredienti cosmetici sostenibili

Kitarida Kopo, Antonella Casiraghi
Dipartimento di Scienze farmaceutiche, Università degli Studi di Milano, Milano
antonella.casiraghi@unimi.it


Turning food waste into sustainable beauty products
The future of beauty is green
The increasing sensitivity of cosmetic users has promoted greater attention to the origin of the active components used for the production of cosmetic products. Recent pressures to safeguard the environment have also been a reason for promoting a more careful search for active substances obtainable from food waste, and care for extraction processes. These elements have set in motion interesting research to highlight some benefits deriving from the use in the cosmetic field of raw materials obtained from natural sources, such as citrus waste, tomatoes, olives, grapes and coffee.

La sempre maggiore sensibilità degli utilizzatori di cosmetici ha promosso una maggiore attenzione all’origine dei componenti attivi impiegati per la produzione dei prodotti da loro usati. Anche le recenti spinte a esigenze di salvaguardia dell’ambiente sono state motivo di promozione di una più attenta ricerca di sostanze attive ottenibili dagli scarti alimentari e della cura ai processi di estrazione. Questi elementi hanno messo in moto interessanti ricerche per mettere in evidenza alcuni benefici derivanti dall’utilizzo in ambito cosmetico di materie prime ricavate da fonti naturali come gli scarti di agrumi, pomodori, olive, uva e caffè.

Introduzione

La cosmesi negli ultimi decenni ha cambiato completamente il proprio volto, complici le nuove scoperte in ambito chimico e tossicologico, e la consapevolezza dei danni ambientali provocati dall’utilizzo di sostanze non eco-compatibili. Le nuove formulazioni cosmetiche includono oggi un numero sempre maggiore di ingredienti naturali sostenibili a livello ambientale; un elemento che ha contribuito a modificare il settore, spostando parte degli investimenti verso la ricerca di ingredienti caratterizzati da efficacia e sostenibilità, e favorendo la valorizzazione di materie prime ottenute, ad esempio, dagli scarti ancora ricchi di bioattivi provenienti dall’industria agroalimentare, vinicola e della lavorazione dei chicchi di caffè. Questa è stata la maggior consapevolezza dell’impatto delle scelte di acquisto dei consumatori sull’ambiente che li circonda. Nuovi composti bioattivi utilizzabili per formulazioni cosmetiche eco-compatibili provengono anche dagli scarti dell’industria ittica, in particolare dalla parte non edibile dei crostacei, ricchi in pigmenti, xantine e chitina, e dalle alghe.
In questo lavoro si mettono in evidenza alcuni benefici derivanti dall’utilizzo in ambito cosmetico di materie prime ricavate da fonti naturali come gli scarti di agrumi, pomodori, olive, uva e caffè.

Scarti alimentari: una fonte preziosa per una cosmesi sostenibile

La necessità di ottimizzazione delle risorse alimentari e il loro impatto ambientale è argomento sempre più rilevante, se si tiene conto che proprio la produzione alimentare genera dal 19 al 29% di emissioni mondiali di gas serra (1). Gli scarti alimentari sono quindi un importante obiettivo da gestire nelle nuove strategie industriali, al fine di diminuire le perdite di prodotto che impattano negativamente sull’intera catena di approvvigionamento. A tal proposito, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) stima che ci sia una perdita annua di circa 1,3 milioni di tonnellate di cibo in forma di loss o waste. Con l’espressione food loss s’intende la perdita di cibo, ovvero quella quantità di cibo che potrebbe essere edibile ma che si perde per diversi motivi prima che possa essere messa a disposizione del consumatore, in particolare per la presenza di muffe o parassiti. Con food waste s’intende invece lo spreco di cibo, ovvero il cibo scartato dai venditori perché non adatto a standard commerciali per forme o colori, ma anche quello gettato via dai consumatori. Nel concetto di “spreco” è incluso anche il consumo di energia, acqua e di risorse usate lungo tutto il ciclo di vita dell’alimento, comprese quelle utilizzate per il suo smaltimento se il prodotto non viene consumato. Occorre inoltre distinguere fra Paesi in via di sviluppo e Paesi industrializzati. Nei Paesi in via di sviluppo, nella fase produttiva le perdite sono da imputare a tecnologie e tecniche agronomiche non idonee e arretrate, a condizioni ambientali sfavorevoli, alla presenza di parassiti, a condizioni igienico-sanitarie che compromettono parte del raccolto e il suo stoccaggio, a un’organizzazione logistica debole o con infrastrutture obsolete oppure alla raccolta anticipata per carestie. Al contrario, nei Paesi industrializzati l’abbondanza dell’offerta rispetto alla domanda innesca situazioni in cui è più svantaggioso economicamente effettuare il raccolto piuttosto che lasciarlo incolto; inoltre, il cibo può essere scartato perché non conforme per colore, dimensione o forma per la grande distribuzione. I danni alla merce causati da imballatrici o contaminazioni sono motivo dello spreco durante la fase di trasformazione. Durante lo stoccaggio e la vendita al dettaglio, invece, ci possono essere delle interruzioni della catena del freddo che compromettono la qualità dei prodotti. Un’elevata percentuale di spreco alimentare avviene anche durante la fase del consumo domestico per innumerevoli motivi, spesso legati a fattori socio-demografici.

I benefici degli scarti della filiera alimentare

Nuove strategie di smaltimento dei rifiuti prodotti dalla filiera alimentare si sono rese quindi necessarie dove la sola educazione generazionale alla prevenzione nel produrli non è stata in grado di risolvere il problema.
In alcuni casi, le tecniche di smaltimento operate fino ad ora, compresi compostaggio e incenerimento, hanno creato non prevedibili danni ambientali, mentre il riutilizzo dei rifiuti sotto forma di mangimi si è rivelato un metodo più efficiente in termini ambientali. Il maggiore interesse delle aziende cosmetiche è invece rivolto al recupero di composti attivi estratti dagli scarti alimentari, da usare come sostanze funzionali. Si tratta di metodi di gestione dei rifiuti che devono perfezionarsi in modo da raggiungere l’obiettivo dell’eco-efficienza, ovvero aumentare la produzione economica e di conseguenza gli utili diminuendo l’impatto ambientale.

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Microincapsulazione di Tea Tree Oil

Lorena Segale, Andrea Foglio Bonda, Lorella Giovannelli

APTSol, Novara • info@aptsol.it


Gli oli essenziali sono composti naturali estratti da parti aromatiche di diverse piante, caratterizzati da un odore particolare, un’elevata volatilità e una ridotta stabilità che li rende piuttosto sensibili a ossigeno, luce, umidità o calore. Partendo da queste considerazioni, l’obiettivo di questo lavoro è stato quello di veicolare un olio essenziale, il Tea Tree Oil (TTO), in un sistema solido, al fine di ottenere un prodotto sicuramente più maneggevole e più stabile di quello di partenza. Per raggiungere questo obiettivo sono state preparate microparticelle di calcio alginato contenenti l’olio essenziale. Le microparticelle, ottenute per gelazione ionotropica sfruttando la tecnologia a vibrazione, sono state essiccate mediante tre modalità di essiccamento: statico in stufa a 40°C, dinamico sotto flusso d’aria a temperatura ambiente e per liofilizzazione. I sistemi microparticellari sono stati poi sottoposti a una caratterizzazione completa per identificarne morfologia e dimensioni, contenuto di olio essenziale appena preparato e dopo conservazione a temperatura ambiente per 1, 3 e 5 mesi. Dopo essiccamento statico e dinamico, le microparticelle si presentavano parzialmente aggregate, con un diametro medio di circa 400 µm, di forma irregolare ma con un elevato contenuto in TTO (oltre il 50% p/p). Il prodotto liofilizzato, invece, era costituito da microparticelle ben separate tra loro, di dimensioni maggiori rispetto alle altre (circa 500 µm di diametro) e con un buon contenuto in olio essenziale. In tutti e tre i casi, dopo conservazione a temperatura ambiente per 1, 3 e 5 mesi, il contenuto di olio essenziale diminuiva nel tempo con perdite variabili tra il 10% (microparticelle essiccate in stufa) e il 24% (microparticelle essiccate sotto flusso d’aria).

Microencapsulation of Tea Tree Oil
Alginate microparticles prepared using prilling vibration technology
Essential oils are natural liquid compounds extracted from the aromatic parts of different plants. They are characterized by a particular odor and high volatility. These compounds are chemically unstable and easily susceptible to degradation, especially induced by oxygen, light, moisture and heat and this aspect impacts negatively on stability and acceptability of the final products. Starting from these considerations, the aim of this work was to encapsulate Tea Tree Oil (TTO) in a solid system in order to obtain a product more manageable and more stable than the original one. To achieve this goal, calcium alginate microparticles containing TTO were prepared by ionotropic gelation using vibration technology. The obtained microparticles were dried according to three different methods: static in an oven at 40 °C, dynamic under air flow at room temperature and by freeze-drying. Microparticles were completely characterized to identify their morphology and size, essential oil content immediately after the preparation and after storage at room temperature for 1, 3 and 5 months and essential oil in vitro release ability. After static and dynamic drying, the microparticles, partially aggregated, were characterized by an average diameter of about 400 µm, irregular shape and high TTO content (over 50% w/w). The lyophilized product, on the other hand, consisted of well-separated microparticles, larger in diameter than the others (about 500 µm) and with a good content of essential oil. For all systems, the oil content decreased during storage with a total loss, after 5 months, ranging from 10% (air-flow dried microparticles) to 24% (oven dried microparticles).

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