Non è così scontato: mantenerci in buona salute dipende dalle scelte che ognuno di noi fa per quanto riguarda lo stile di vita e l’alimentazione, e anche dalle scelte salutistiche e sanitarie. Ma le buone scelte dipendono dalla capacità di saper comprendere e giudicare l’attendibilità delle informazioni che riceviamo, e non tutti hanno questa competenza e/o la possibilità di accedere facilmente a informazioni attendibili.
Mai come oggi siamo bersagliati da infinite informazioni, che ci arrivano da diverse fonti, su ciò che può migliorare o danneggiare la nostra salute: affermazioni sui cambiamenti dello stile di vita, per esempio come adeguare l’alimentazione per contrastare malattie e invecchiamento o come allenarsi per mantenersi giovani e scattanti; affermazioni su rimedi erboristici e altri tipi di medicina tradizionale o alternativa. Anche le affermazioni sulla salute pubblica, sugli interventi ambientali, sugli effetti di farmaci, di interventi chirurgici e sui cambiamenti nel modo in cui l’assistenza sanitaria viene fornita, finanziata e governata sono oggetto di dibattiti pubblici sui media o sui social.
Alcune di queste affermazioni sono vere e altre sono false, e molte non sono comprovate: cioè non sappiamo se siano vere o false. Per quanto riguarda poi il mantenimento della buona salute, le affermazioni sugli effetti dei trattamenti sono spesso sbagliate. Quindi le persone che credono a tali asserzioni e agiscono di conseguenza sprecano risorse. Inoltre potrebbero soffrire inutilmente mettendo in atto comportamenti che non aiutano e che potrebbero essere dannosi, e non facendo cose che aiutano. Ma la maggior parte delle persone non è in grado di valutare i claim e la fondatezza delle affermazioni salutistiche.
Proprio per questo, nel 2015 un gruppo di ricerca internazionale, multidisciplinare, guidato da David Sackett, Iain Chalmers e Andy Oxman assieme ad altri medici, ricercatori e insegnanti, designer ed esperti di salute pubblica dalla Norvegia, Gran Bretagna, Rwanda, Kenya e Uganda, si è riunito sotto un progetto denominato Informed Health Choices (www.informedhealthchoices.org), cui stanno lavorando 57 gruppi di ricerca in tutto il mondo, con l’obiettivo non solo di favorire l’accesso pubblico a informazioni sui trattamenti per la salute che siano affidabili, ma anche e soprattutto di migliorare la capacità di filtro critico delle persone a partire dall’età scolare. Per questo sono stati elaborati 49 concetti chiave sulla salute e ne sono stati selezionati 12 ritenuti adatti per generare risorse didattiche dirette alla scuola primaria.
In Italia il Libro delle Decisioni sulla Salute, fumetto didattico che costituisce la base per l’apprendimento dei concetti chiave, è stato tradotto da due medici che fanno parte dell’Associazione Alessandro Liberati e pubblicato a proprie spese in un’edizione limitata di copie da una casa editrice che ha voluto sostenere il progetto. Nello stesso anno 2019 è stato condotto uno studio pilota in due classi quinte elementari di una scuola pubblica primaria toscana, i cui risultati saranno elaborati nei prossimi mesi e pubblicati.
È quanto mai lodevole questa iniziativa, che in un mondo di disinformazione o di affermazioni superficiali, magari riassunte in un Tweet, ripropone l’importanza dell’insegnamento del metodo scientifico nelle scuole per formare persone in grado di prendere decisioni informate sulla salute.
Archivio Autore: Cec Editore
Nuove prospettive cosmetiche
Il ruolo della supplementazione di boro per la salute delle ossa
Il boro è un oligoelemento che svolge un ruolo importante in numerose funzioni biologiche, fra cui metabolismo del calcio, crescita e mantenimento del tessuto osseo. Tuttavia, non vi sono ancora precise indicazioni circa il possibile ruolo della supplementazione di boro e la relativa quantità utile ai fini del mantenimento della salute ossea. L’obiettivo della presente review è quello di fare il punto della situazione sull’efficacia della supplementazione di boro (da solo o con altri micronutrienti) sulla crescita e sul mantenimento delle ossa nell’uomo, attraverso il controllo del metabolismo del calcio, della vitamina D e degli ormoni steroidei sessuali, al fine di suggerire un dosaggio giornaliero per la supplementazione del boro. La presente review ha incluso 11 studi eleggibili: 7 inerenti la supplementazione di boro da solo e 4 relativi alla supplementazione di boro con altri nutrienti. Malgrado il numero degli studi considerati sia esiguo, il numero di soggetti esaminati in tali studi è elevato (594) e i risultati sono interessanti. Gli studi presi in considerazione suggeriscono l’efficacia di una supplementazione giornaliera di 3 mg/die di boro (da solo o con altri nutrienti) per il supporto della salute delle ossa (per prevenire e conservare un’adeguata densità minerale ossea), anche in considerazione del fatto che la dose giornaliera di 3 mg è molto inferiore al livello massimo indicato dall’European Food Safety Authority (EFSA) nel dosaggio giornaliero di 10 mg.
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Integratori alimentari e mutuo riconoscimento
Il Regolamento (UE) 2019/515, che abroga il Regolamento (CE) n.764/2008, è entrato in vigore il 19 aprile 2020 (1) e “si prefigge l’obiettivo di rafforzare il funzionamento del mercato interno migliorando l’applicazione del principio del reciproco riconoscimento rimuovendo gli ostacoli ingiustificati al commercio”.
Il Regolamento prevede anche l’istituzione e la gestione negli Stati membri di “punti di contatto” per i prodotti, nonché la cooperazione e lo scambio di informazioni nel contesto del principio del reciproco riconoscimento.
Il Regolamento si applica alle merci che non sono coperte da una legislazione europea armonizzata, che sono legalmente commercializzate in uno Stato membro e che sono compatibili con la regolamentazione tecnica degli altri Stati membri. Questo è il caso degli integratori alimentari che sono solo parzialmente armonizzati dalla legislazione comunitaria; infatti, mentre per le vitamine e i sali minerali c’è una parziale armonizzazione a livello delle fonti delle stesse, dei claim autorizzati, ma non dei livelli massimi, per quanto riguarda i botanicals, probiotici e “altre sostanze” non c’è un’armonizzazione nell’Unione europea e prevalgono le disposizioni nazionali. […]
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Deodorante
AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia • info@aideco.org – www.aideco.org
A chi non è mai capitato di sentirsi in imbarazzo perché non “profumati” abbastanza, soprattutto in determinate circostanze? E quante volte si è desiderato avere un deodorante a portata di mano subito prima di un incontro, che fosse di carattere personale, di lavoro o altro? A differenza degli animali, che utilizzano il proprio odore come sistema di comunicazione, la specie umana ha ormai perso la capacità di utilizzo dell’odore corporeo come strumento di indagine ambientale e interpersonale, e non lo gradisce affatto, se non all’età neonatale dove l’odore della madre è un fondamentale elemento di riconoscimento da parte del neonato. Il sudore e l’odore ad esso legato diventa così un elemento da combattere e da contrastare. E il deodorante è ormai tra i prodotti per la cura del benessere della persona, uno di quelli di cui non si può più fare a meno, a partire dall’adolescenza. Ma cos’è il sudore e che funzioni svolge? Come funziona un deodorante e come possiamo fare la scelta giusta rispetto alle esigenze personali? Basta l’uso del deodorante per contrastare quello che oggi viene considerato un “odore sgradevole”?
Sudore e funzioni
Il sudore è un liquido di per sé inodore, prodotto dalle ghiandole sudoripare, oltre che dalle ghiandole sebacee, la cui funzione principale è quella di controllare la temperatura corporea ed eliminare i sali e i liquidi interni mantenendo l’equilibrio idro-elettrolitico, importante per tutte le funzioni organiche. Il sudore, inoltre, partecipa alla formazione e al mantenimento del film idrolipidico, una sottile barriera che ricopre la pelle idratandola e proteggendola anche dai raggi ultravioletti del sole, grazie ad alcuni componenti come l’acido urocanico (1-3). Le funzioni svolte dal sudore sono quindi vitali per l’organismo.
Le ghiandole sudoripare si dividono in eccrine e apocrine. Le apocrine sono localizzate in alcune zone, come nell’area ascellare (solo nelle ascelle, una delle superfici meno estese del corpo, ce ne sono fra le 25 e le 50 mila), nell’areola mammaria e nelle aree genitali, e sono controllate da fattori ormonali, mentre le ghiandole sudoripare eccrine sono distribuite sull’intera superficie corporea, anche se più numerose sulla superficie delle mani, dei piedi e sul cuoio capelluto (4). Il sudore eccrino è parte attiva nella termoregolazione corporea: è praticamente trasparente e non produce alcun odore, è costituito al 90% d’acqua e da cloruro di sodio e da altre molecole minori. Il sudore apocrino, invece, è il maggior responsabile dell’odore corporeo: ha un colore opaco e oltre all’acqua contiene proteine, lipidi, zuccheri e tracce di sali inorganici. Appena prodotto, anche il sudore apocrino è praticamente inodore. Ma la presenza di batteri presenti sulla superficie cutanea di alcune zone (quali appunto il cavo ascellare) ne favoriscono la proliferazione, in grado poi di determinare la formazione dell’odore sgradevole. Tali batteri, infatti, la cui crescita incontrollata viene facilitata da un ambiente caldo-umido, attivano enzimi (lipasi ed esterasi) in grado di “digerire” le componenti del sudore dando luogo alla produzione di particolari composti detti “acidi grassi liberi”, i veri responsabili degli odori corporei considerati “cattivi”. La presenza dei peli terminali di zona favorisce, inoltre, l’attecchimento dei batteri e quindi la loro moltiplicazione. Viene quindi naturale pensare di voler combattere questo fenomeno, seppur “naturale”, senza però alterare le funzioni svolte dal sudore stesso. Ecco, dunque, che vengono in aiuto quei preziosi cosmetici denominati “deodoranti”, la cui origine si può far risalire alla fine dell’800 negli Stati Uniti. Utilizzando diversi meccanismi di azione (in base ai quali possono essere classificati in antisudorali e antitraspiranti, batteriostatici, adsorbenti, sostanze ad azione anti-enzimatica batterica, sostanze odorose, o coprenti o profumanti) grazie ai numerosi prodotti disponibili sul mercato in varie forme cosmetiche (stick, roll-on, spray con propellente, vapo senza gas propellente, gel, in crema, in pasta grassa anidra, in polvere, in micro-emulsione), è possibile scegliere agevolmente il deodorante più adatto alle proprie esigenze.
Meccanismi di azione, benefici e aspetti da considerare per una scelta mirata
Antisudorali e antitraspiranti
Esplicano la loro azione grazie alla presenza di ingredienti quali sali di alluminio, di zinco e sostanze similari che, in presenza di acqua (o di soluzioni acquose, come il sudore), reagiscono formando una sostanza che riduce la quantità di secreto dalle ghiandole sudoripare. Non agiscono sul meccanismo di formazione dell’odore, quindi, ma sull’attività escretrice delle ghiandole stesse, riducendola perfino al 50%.
I moderni antitraspiranti non bloccano completamente l’attività della ghiandola sudoripara, ma moderano la fuoriuscita del secreto sudorale. Sono molto efficaci per sudorazioni abbondanti come nel caso dell’iperidrosi.
In passato sono stati messi sotto accusa per l’ipotesi di rischio circa l’insorgenza di irritazioni e allergie, e per la loro presunta tossicità sistemica (che peraltro non è stata sufficientemente argomentata o dimostrata). Si sono proposte nel tempo anche ipotesi di correlazione tra l’uso di deodoranti antisudorali/antitraspiranti e l’insorgenza di tumore al seno. Numerosi studi scientifici e articoli apparsi su importanti riviste hanno dimostrato che non c’è una connessione tra l’uso di antitraspiranti e il cancro al seno (5,6).
Se mal formulati o male utilizzati (ad esempio con applicazioni eccessive in quantità e frequenza, anche ripetute a intervalli troppo brevi, oppure senza accurata detersione/rimozione prima della riapplicazione), nell’uso continuato possono provocare la cosiddetta “idrosadenite”, causata dell’eccessiva occlusione che i sali determinano precipitando all’interno del dotto ghiandolare. In caso di pelle sensibile, è bene scegliere con cautela il deodorante da applicare, che deve essere selezionato fra quelli “testati” sotto controllo dermatologico e con protocolli appropriati. Le moderne formulazioni hanno comunque ridotto rispetto al passato l’insorgenza di effetti indesiderabili per chi ne fa utilizzo.
Batteriostatici
Gran parte dei prodotti a funzione deodorante è basata sull’attività batteriostatica, ovvero la capacità di alcuni ingredienti di impedire un’eccessiva proliferazione batterica e quindi un’eccessiva decomposizione dei secreti ghiandolari, evitando così l’ossidazione del sudore e il conseguente sviluppo dell’odore sgradevole. È importante che le sostanze utilizzate in questa tipologia di deodoranti, quali ad esempio il tricloroidrossidifeniletere (noto come Triclosan), la clorexidina (INCI: Chlorhexidine) e il farnesolo (INCI: Farnesol), siano presenti in concentrazioni tali da ridurre la crescita dei microrganismi cutanei (azione batteriostatica) ma senza eliminarli completamente (azione battericida), così da evitare un eccessivo squilibrio della flora batterica naturale; tant’è che questa categoria di ingredienti a uso cosmetico è generalmente normata attraverso la descrizione di limiti e condizioni di utilizzo (Allegati al Regolamento (CE) n.1223/2009).
Le formulazioni di questa tipologia di deodoranti contengono sempre almeno una sostanza “coprente l’odore” (profumo) e spesso sostanze che, mentre svolgono una leggera azione antimicrobica, producono una gradevole profumazione, come ad esempio gli oli essenziali quali il limonene, il bergamotto e il pino silvestre. Il risvolto della presenza di queste sostanze, però, è quello di essere potenziali allergizzanti.
Adsorbenti
Non interferiscono sulla sudorazione come invece fanno gli antitraspiranti e non modificano la flora microbica residente come i batteriostatici. Agiscono invece captando le molecole che producono l’odore sgradevole, annientandole. La funzione deodorante viene infatti svolta da alcune sostanze (ad esempio derivati dello zinco, ossidi di magnesio, talco, ecc.) che letteralmente “adsorbono” gli eccessi di umidità e i derivati maleodoranti che si formano, impedendone la liberazione nell’ambiente. Sebbene ben tollerati, la loro azione è blanda, tanto da richiedere nella formulazione la presenza di altre sostanze attive, oltre che in grado di conferire loro leggere profumazioni.
Ad azione anti-enzimatica batterica
Questa tipologia di deodorante agisce bloccando l’attività degli enzimi utilizzati dai batteri per degradare le componenti del sudore, meccanismo che causa la formazione degli odori sgradevoli. Contengono in genere il trietilcitrato e sostanze antiossidanti; sono in genere ben tollerati poiché rispettano la fisiologia cutanea.
Con sostanze odorose, coprenti o profumanti
Sono i cosiddetti deodoranti profumati che si avvalgono di una consistente dose di sostanze profumanti quale unico mezzo per combattere l’odore corporeo, il cui effetto, quindi, può essere definito “coprente”. Si cerca cioè di coprire o mascherare il cattivo odore con una nota odorosa più piacevole e marcata. Alcuni deodoranti profumati sono composti anche da essenze (oli essenziali) che, come già riportato, oltre al mascheramento dell’odore svolgono una blanda azione batteriostatica. È un’azione limitata nel tempo e se la zona ascellare non è stata ben detersa l’applicazione di questa tipologia di deodorante può, a contatto con il sudore, formare “miscugli” molto più sgradevoli dell’odore naturale stesso, amplificandone gli effetti negativi. Questa tipologia di deodoranti può irritare la pelle e aumentare il rischio di sviluppare dermatiti allergiche da contatto, quindi il loro utilizzo deve essere ben ponderato.
Da quanto sopra riportato, il deodorante, in ogni sua forma e tipologia di azione, è il cosmetico che ci permette di contrastare la formazione degli odori corporei sgradevoli. Il solo uso del sapone, ovviamente, non è sufficiente a combattere tali odori, poiché già solo dopo poche ore il sudore è sottoposto nuovamente all’attacco dei batteri responsabili della loro comparsa. Ma un uso corretto del deodorante richiede che vengano seguite alcune regole, come per esempio quella che prevede che venga applicato comunque dopo una corretta detersione del cavo ascellare, peraltro ben asciutto. Possiamo riassumere, quindi, poche regole da seguire affinché il deodorante esplichi al meglio la sua efficacia e rispetti le delicate zone di applicazione quali sono le aree ascellari:
a) Il deodorante deve essere applicato subito dopo il lavaggio e l’asciugatura dell’area, e distribuito esclusivamente nel cavo ascellare. Spruzzare il deodorante sul torace, così come sui vestiti, è inutile e potrebbe anche essere dannoso.
b) Se si esegue la rasatura del cavo ascellare, la pelle può divenire più sensibile ed essere frequentemente soggetta a irritazioni. Per prevenire è bene radersi nelle ore serali e attendere almeno 6 ore prima di applicare il deodorante o, peggio ancora, esporsi al sole. Il deodorante applicato sulla pelle priva di peli viene usato in minore quantità.
c) Se la cute è sensibile è opportuno trattare le ascelle con deodoranti privi di alcol (spesso causa di irritazioni) e di profumi (per evitare possibili allergie). È importante, inoltre, non usare prodotti che blocchino l’attività della ghiandola (i cosiddetti “7 giorni”). Sconsigliate anche le soluzioni in stick, crema e roll-on che possono aumentare la macerazione della pelle. In questi casi (pelle sensibile e predisposta alle irritazioni) è utile, pertanto, preferire i prodotti in crema che svolgono un’azione deodorante più tollerata e aiutano il ripristino delle condizioni cutanee fisiologiche.
d) I deodoranti roll-on si possono facilmente inquinare a causa della sfera che, girando, può portare all’interno del recipiente peli e impurità. È auspicabile, dunque, avere maggiore cura nella pulizia del flacone.
e) Evitare abusi nell’uso: il deodorante, infatti, è comunque un “elemento” che si inserisce nel delicato equilibrio della microflora cutanea; inoltre, per questa categoria di cosmetico il rischio di effetti indesiderati è più alto (irritazioni/arrossamenti, fenomeni allergici locali, infiammazione delle ghiandole sudoripare ascellari).
f) Per i bambini nella prima infanzia i meccanismi della sudorazione sono diversi rispetto agli adulti; l’uso di deodoranti, dunque, dovrebbe essere sconsigliato. Nei bimbi più grandi il deodorante può essere previsto, tenendo però presente che l’assorbimento percutaneo è maggiore rispetto a quanto avviene negli adulti; in tal caso dovrebbe dunque essere consigliato solo l’uso di prodotti deodoranti specifici “baby”.
Bibliografia
1. Gibbs NK, Tye J, Norval M et al (2008) Recent advances in urocanic acid photochemistry, photobiology and photoimmunology.
Photochem Photobiol Sci 7(6):655-667
2. Shiohara T, Sato Y, Komatsu Y et al (2016) Sweat as an Efficient Natural Moisturizer.
Curr Probl Dermatol 51:30-41
3. Celleno L (2008) Aspetti di patologia cutanea e trattamento dermocosmetologico. Dermatologia cosmetologica. Tecniche Nuove, Dermakos.
4. Scrivener Y, Cribier B (2002) Morphology of sweat glands.
Morphologie 86(272):5-17
5. New studies on antiperspirants containing aluminium: impairments to health unlikely as a result of aluminium uptake via the skin.
BfR Opinion No 030/2020 issued 20 July 2020, Bundesinstitut für Risikobewertung
6. Washbrook E (2006) Risk factors and epidemiology of breast cancer.
Women’s Health Medicine 3(1):8-14
Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 5, 2020
Un caffè per digerire meglio
La ricerca suggerisce che bere caffè può aiutare a ridurre il rischio di alcuni disturbi digestivi, inclusi calcoli biliari e pancreatite, e a dare beneficio alla motilità intestinale.
Un nuovo report dell’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC), dal titolo Coffee and its effect on digestion, riesamina le ultime ricerche sugli effetti del caffè sulla digestione ed evidenzia un effetto protettivo potenziale contro calcolosi e pancreatite. Il report mette in evidenza anche altri effetti benefici che il consumo di caffè può avere sul processo digestivo, inclusi coadiuvare la microflora e promuovere la motilità intestinale.
Il report è stato redatto dal Professore Carlo La Vecchia del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università di Milano, che ha commentato: “Quella degli effetti del caffè sulla digestione è un’area in crescita. I dati evidenziano benefici contro i comuni disturbi digestivi come la costipazione, oltre a una potenziale riduzione del rischio di alcune malattie croniche del fegato, come la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), dei calcoli biliari e della pancreatite”.
I calcoli biliari sono un disturbo digestivo comune, causato dall’accumulo di calcoli nella cistifellea o nel dotto biliare, che colpisce approssimativamente il 10-15% della popolazione adulta, mentre il meccanismo che permetterebbe al caffè di proteggere contro la calcolosi è ancora sconosciuto. È stato osservato che il rischio del disturbo diminuisce con l’aumento del consumo giornaliero di caffè.
Una domanda comune fra i consumatori è se il caffè sia associato ad acidità o a malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). L’acidità di stomaco è una forma lieve di reflusso acido che può colpire chiunque occasionalmente, mentre la MRGE è una condizione severa e cronica di reflusso acido che colpisce fino a 1 adulto su 5 ed è caratterizzata da bruciore frequente, rigurgito di cibo o liquidi, e da difficoltà nella deglutizione. La maggior parte degli studi riesaminati suggerisce che il caffè non è una delle maggiori cause scatenanti di queste condizioni di MRGE. Il report ha anche riesaminato un’area di ricerca in crescita su salute e nutrizione, ovvero quella degli effetti del caffè sulla microflora intestinale.
Studi recenti suggeriscono che le popolazioni del batterio intestinale benefico Bifidobacterium spp. aumentano dopo l’assunzione di caffè. Si ritiene che le fibre alimentari e i polifenoli presenti nel caffè sostengano una crescita sana della microflora.
Ulteriori risultati della ricerca evidenziati nel report sono i seguenti:
• il caffè può stimolare la motilità intestinale;
• il consumo di caffè può stimolare la digestione favorendo il rilascio di succhi gastrici, bile e secrezioni pancreatiche.
Il caffè è uno degli alimenti più studiati e i suoi effetti sulla digestione rimangono un’area di ricerca in crescita. Questo report, oltre a evidenziare un gran numero di ricerche interessanti emerse negli ultimi anni, fornisce anche un approfondimento delle aree in cui ulteriori ricerche sarebbero di grande beneficio per capire meglio i meccanismi dietro alcuni degli effetti osservati.
Per informazioni
Ufficio stampa Consorzio Promozione Caffè – OPRG
Angela Sirago
angela.sirago@omnicomprgroup.com
tel +39 02 62411911
Pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020
Social media marketing e influencer: istruzioni per l’uso
Per la normale funzione dell’apparato cardiovascolare
BIOFARMA GROUP – BILANCIO POSITIVO A CHIUSURA DEL 2020
INTEGRAZIONE E CRESCITA, ELEMENTI CHIAVE DEL SUCCESSO A UN ANNO DALLA NASCITA DEL GRUPPO
NONOSTANTE LA PANDEMIA DI COVID-19, IL GRUPPO È ANDATO CONTROTENDENZA RAGGIUNGENDO IMPORTANTI TRAGUARDI NEL COMPARTO HEALTH & BEAUTY CARE
Mereto di Tomba, 9 dicembre 2020 – Con l’imminente chiusura dell’anno, Biofarma Group, realtà industriale fortemente sviluppata nell’ambito della formulazione, produzione e confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, farmaci a base di probiotici e cosmetici esclusivamente conto terzi, conferma le attese e dimostra di essere un esempio di successo nella realizzazione di un progetto industriale ad ampio respiro.
Il Gruppo, dopo aver avviato il progetto di integrazione tra Biofarma SpA e Nutrilinea a febbraio 2020, ha confermato la propria presenza ai vertici del mercato nazionale ed europeo. Nonostante l’emergenza dovuta alla pandemia di coronavirus non abbia favorito lo sviluppo delle imprese del territorio, l’azienda è andata controtendenza, ottenendo un fatturato in crescita del 10%, che tocca a chiusura del 2020 i 184 milioni di euro. Ma non solo. Tra i risultati raggiunti, si è anche registrato un importante incremento delle risorse sia in termini quantitativi sia qualitativi: il personale dipendente è arrivato oggi a contare oltre 700 collaboratori con l’obiettivo di accrescere le competenze professionali del gruppo, ed è stata creata una solida linea manageriale.
“Il 2020 ha rappresentato un anno fuori dal comune sotto tutti i punti di vista, ma lo abbiamo affrontato con impegno, passione e determinazione raggiungendo risultati molto positivi di cui siamo tutti molto orgogliosi” – afferma Maurizio Castorina, Amministratore Delegato del Gruppo Biofarma. “Chiudiamo quest’anno consapevoli di avere una squadra altamente qualificata e competente, ed è questo che ci ha consentito di attraversare con successo un momento storico difficile, durante il quale si è registrato un calo sia nel settore della nutraceutica sia, in particolar modo, in quello del beauty care. Abbiamo dimostrato la nostra capacità competitiva e continueremo a investire in innovazione e ricerca”.
Il progetto di crescita vede anche ben delineati gli obiettivi per il prossimo futuro che mette al centro la maggiore presenza sui mercati internazionali.
“Vogliamo continuare ad essere partner solidi e affidabili per i nostri attuali clienti e diventare un punto di riferimento anche per chi è alla ricerca di un partner all’avanguardia. Per questa ragione continueremo a sviluppare servizi e prodotti puntando su nuove tecnologie” – interviene Marco Malaguti, Direttore Generale Biofarma Group. “Oggi siamo presenti in 40 Paesi del mondo, ma il nostro mercato di riferimento è ancora l’Italia. Vogliamo espandere la nostra presenza sui mercati esteri incrementando la nostra quota in Europa”.
Nel campo dell’innovazione, il Gruppo punterà nello specifico sull’utilizzo di macchinari all’avanguardia, sulla creazione di nuove formulazioni che rispecchino i bisogni dei clienti e nuovi trend, e su una filiera di produzione sempre più efficiente e di qualità.
“Per noi è di fondamentale importanza continuare a distinguerci in un mercato altamente competitivo” – commenta Germano Scarpa, membro del consiglio di amministrazione del Gruppo e Presidente di Biofarma. “La Ricerca & Sviluppo è un asset strategico, il nostro team è costituito da 50 professionisti che sviluppano oltre 2.000 progetti all’anno, guidati da un costante spirito d’innovazione che attraversa ogni fase del nostro lavoro, dall’ideazione e sviluppo di ogni singolo prodotto all’implementazione di nuove tecnologie all’interno dei nostri laboratori e siti produttivi”.
Innovazione, eccellenza produttiva ed elevata professionalità del team sono quindi i capisaldi dell’azienda, anche in un’ottica di crescita funzionale che guarda verso l’acquisizione di nuove tecnologie e capitale d’innovazione. Questo permetterà a Biofarma Group di continuare ad affermarsi come realtà fortemente attrattiva, in grado di generare un impatto positivo sul territorio e guidare il mercato come leader nello sviluppo e nella fabbricazione di prodotti Health-Care e Beauty Care
Biofarma Group
Biofarma Group è il gruppo industriale che opera nell’ambito dello sviluppo, produzione e confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, farmaci a base di probiotici e cosmetici esclusivamente conto terzi. Il Gruppo vanta 4 siti produttivi in Italia: a Mereto di Tomba (UD), che è anche Quartier Generale del Gruppo, Gallarate e Cusano Milanino (MI) e S. Pietro Viminario (PD). Con 184 milioni di euro di fatturato e oltre 700 dipendenti, Biofarma Group è un punto di riferimento nel settore dello sviluppo e della fabbricazione di prodotti Health e Beauty Care sul mercato italiano ed europeo.
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Per maggiori informazioni:
Ufficio stampa – Noesis
Samanta Iannoni – M: +39 348 1511488 – samanta.iannoni@noesis.net
Valeria Riccobono – M: +39 392 9625892 – valeria.riccobono@noesis.net
Premio Internazionale Tecnovisionarie®
Promosso da Women&Tech – Associazione Donne e Tecnologie, il Premio Internazionale Tecnovisionarie® viene attribuito ogni anno a donne che, nella loro attività lavorativa, hanno testimoniato di possedere visione e forte etica professionale, privilegiando l’impatto sociale, la trasparenza nei comportamenti e l’etica. “Interpretare l’economia circolare attraverso l’innovazione”: è questo il filo rosso che attraversa la XIV edizione del Premio Internazionale Tecnovisionarie®, evento annuale promosso da Women&Technologies® – Associazione Donne e Tecnologie.
Gianna Martinengo, ideatrice del Premio e Presidente di Women&Tech, afferma: “Il Premio Tecnovisionarie®, anno dopo anno, si afferma come appuntamento di riferimento nel supporto al cambiamento culturale nel nostro Paese. Attraverso il Premio intendiamo riconoscere il merito femminile alle donne che, con la loro professionalità, creatività ed energia, aiutano il progresso economico, scientifico e sociale. Per questa edizione la Giuria ha analizzato le candidature pervenute numerosissime da una richiesta alla rete delle associate e ha selezionato le “Tecnovisionarie 2020” nei settori della ricerca, dell’innovazione, dell’impresa e della cultura”.
Il riconoscimento centra il focus 2020 sulla circolarità; un tema dalle molteplici sfaccettature che fa di termini come “riuso”, “riciclo” e “rinnovamento” la cornice di senso in cui inquadrare il futuro. Ma quando nasce quest’urgenza interpretativa? Come illustrano i dati raccolti dal Ministero dell’Ambiente, ogni cittadino dell’Unione europea genera una media di oltre 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno. Quantità ingestibili, direttamente connesse a un sistema produttivo che spreca materia ed energia nella creazione di prodotti destinati alle discariche.
Coniugare innovazione e circolarità significa, quindi, individuare soluzioni per ridurre gli sprechi, rigenerare i prodotti e ripensare i materiali coinvolgendo l’intero modello di business in una trasformazione tecnologica e sociale. Significa soprattutto lavorare alla costruzione di una forte visione comune, sia all’interno dell’azienda sia tra aziende, stakeholder e comunità. Un bisogno di apertura che dà il via a processi virtuosi, insiti nei piani delle startup e perseguiti con resilienza dalle imprese più evolute, in cui scienza e coscienza si sostengono l’un l’altra. A differenza di quanto avveniva solo pochi anni fa, questo approccio operativo è molto più di un proposito, configurandosi tra gli obiettivi primari della Commissione europea. Ma nel concreto c’è ancora molto lavoro da fare, molte competenze da ridefinire, e siamo tutti chiamati a fare la nostra parte.
Le 10 professioniste selezionate da Women&Tech sono imprenditrici, scienziate, accademiche che hanno deciso di canalizzare i loro sforzi verso una società più responsabile. Animate da altruismo, senso morale e spirito di condivisione, rappresentano settori diversi mostrando, ognuna a suo modo, cosa si può fare per generare cambiamento. Azioni semplici, articolate, complesse, tutte volte a trasformare le sfide di oggi in nuove opportunità.
Scelte da una giuria di prestigio composta da qualificati esponenti degli ambiti tematici delle diverse categorie di concorso, ecco le Tecnovisionarie che saranno insignite del Premio 2020:
• #Green Biotech: Elena Sgaravatti, President of Plantarei, Co-founder & SH, DemBiotech;
• #EcoPackaging: Lara Botta, Innovation Manager, Botta Packaging;
• #Wastewater treatments: Monica Casadei, Socia & Amministratore Delegato, Iride Acque;
• #GreenEnergy: Sabina Corbo, Socia & Amministratore Delegato, Green Network;
• #No-waste Leather: Eugenia Presot, Titolare, Conceria Pietro Presot;
• #Green Fashion: Federica Storace, CEO & Co-founder, Drexcode;
• Premio Speciale Europa: Ersilia Vaudo Scarpetta, Agenzia Spaziale Europea;
• Premio Speciale Pubblica Amministrazione: Elsa Fornero, Economista;
• Premio Speciale Ricerca e Scienza: Lucia Gardossi, Università degli Studi di Trieste;
• Menzione Speciale per la sostenibilità e il sociale: Cecilia Sironi, Presidente Cnai, Consociazione Nazionale Associazioni Infermieri
Media partner anche di questa edizione è il magazine ELLE diretto da Maria Elena Viola, il brand internazionale nato in Francia nel 1945 che da sempre segue e sostiene l’evoluzione del mondo femminile.
Una citazione anche al logo tutto nuovo ideato da Pat Carra nei temi del bianco e del rosso, in cui il termine “Tecnovisionarie” è racchiuso in una sorta di schermo su cui campeggia una piccola luna. Due mani indicano l’interno dello schermo, a confermare l’importanza dell’osservare ciò che realmente merita attenzione.
La collaborazione e la capacità di networking dell’Associazione sono dimostrate dal supporto che tutte le associate assicurano e hanno assicurato. Il ringraziamento a loro dedicato è esteso anche a chi, in questa edizione, ha messo in campo energie e le proprie organizzazioni per il successo della manifestazione.
Il Premio internazionale Tecnovisionarie® è promosso da Women&Tech – Associazione Donne e Tecnologie, fondata da Gianna Martinengo per valorizzare il talento femminile nella tecnologia, nell’innovazione e nella ricerca scientifica, per promuovere progetti e azioni finalizzati alla lotta agli stereotipi e alla discriminazione di genere, e per contribuire all’orientamento dei giovani ai mestieri del futuro e verso modelli imprenditoriali sostenibili.
Per informazioni
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