Deodorante

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A chi non è mai capitato di sentirsi in imbarazzo perché non “profumati” abbastanza, soprattutto in determinate circostanze? E quante volte si è desiderato avere un deodorante a portata di mano subito prima di un incontro, che fosse di carattere personale, di lavoro o altro? A differenza degli animali, che utilizzano il proprio odore come sistema di comunicazione, la specie umana ha ormai perso la capacità di utilizzo dell’odore corporeo come strumento di indagine ambientale e interpersonale, e non lo gradisce affatto, se non all’età neonatale dove l’odore della madre è un fondamentale elemento di riconoscimento da parte del neonato. Il sudore e l’odore ad esso legato diventa così un elemento da combattere e da contrastare. E il deodorante è ormai tra i prodotti per la cura del benessere della persona, uno di quelli di cui non si può più fare a meno, a partire dall’adolescenza. Ma cos’è il sudore e che funzioni svolge? Come funziona un deodorante e come possiamo fare la scelta giusta rispetto alle esigenze personali? Basta l’uso del deodorante per contrastare quello che oggi viene considerato un “odore sgradevole”?

Sudore e funzioni
Il sudore è un liquido di per sé inodore, prodotto dalle ghiandole sudoripare, oltre che dalle ghiandole sebacee, la cui funzione principale è quella di controllare la temperatura corporea ed eliminare i sali e i liquidi interni mantenendo l’equilibrio idro-elettrolitico, importante per tutte le funzioni organiche. Il sudore, inoltre, partecipa alla formazione e al mantenimento del film idrolipidico, una sottile barriera che ricopre la pelle idratandola e proteggendola anche dai raggi ultravioletti del sole, grazie ad alcuni componenti come l’acido urocanico (1-3). Le funzioni svolte dal sudore sono quindi vitali per l’organismo.
Le ghiandole sudoripare si dividono in eccrine e apocrine. Le apocrine sono localizzate in alcune zone, come nell’area ascellare (solo nelle ascelle, una delle superfici meno estese del corpo, ce ne sono fra le 25 e le 50 mila), nell’areola mammaria e nelle aree genitali, e sono controllate da fattori ormonali, mentre le ghiandole sudoripare eccrine sono distribuite sull’intera superficie corporea, anche se più numerose sulla superficie delle mani, dei piedi e sul cuoio capelluto (4). Il sudore eccrino è parte attiva nella termoregolazione corporea: è praticamente trasparente e non produce alcun odore, è costituito al 90% d’acqua e da cloruro di sodio e da altre molecole minori. Il sudore apocrino, invece, è il maggior responsabile dell’odore corporeo: ha un colore opaco e oltre all’acqua contiene proteine, lipidi, zuccheri e tracce di sali inorganici. Appena prodotto, anche il sudore apocrino è praticamente inodore. Ma la presenza di batteri presenti sulla superficie cutanea di alcune zone (quali appunto il cavo ascellare) ne favoriscono la proliferazione, in grado poi di determinare la formazione dell’odore sgradevole. Tali batteri, infatti, la cui crescita incontrollata viene facilitata da un ambiente caldo-umido, attivano enzimi (lipasi ed esterasi) in grado di “digerire” le componenti del sudore dando luogo alla produzione di particolari composti detti “acidi grassi liberi”, i veri responsabili degli odori corporei considerati “cattivi”. La presenza dei peli terminali di zona favorisce, inoltre, l’attecchimento dei batteri e quindi la loro moltiplicazione. Viene quindi naturale pensare di voler combattere questo fenomeno, seppur “naturale”, senza però alterare le funzioni svolte dal sudore stesso. Ecco, dunque, che vengono in aiuto quei preziosi cosmetici denominati “deodoranti”, la cui origine si può far risalire alla fine dell’800 negli Stati Uniti. Utilizzando diversi meccanismi di azione (in base ai quali possono essere classificati in antisudorali e antitraspiranti, batteriostatici, adsorbenti, sostanze ad azione anti-enzimatica batterica, sostanze odorose, o coprenti o profumanti) grazie ai numerosi prodotti disponibili sul mercato in varie forme cosmetiche (stick, roll-on, spray con propellente, vapo senza gas propellente, gel, in crema, in pasta grassa anidra, in polvere, in micro-emulsione), è possibile scegliere agevolmente il deodorante più adatto alle proprie esigenze.

Meccanismi di azione, benefici e aspetti da considerare per una scelta mirata
Antisudorali e antitraspiranti
Esplicano la loro azione grazie alla presenza di ingredienti quali sali di alluminio, di zinco e sostanze similari che, in presenza di acqua (o di soluzioni acquose, come il sudore), reagiscono formando una sostanza che riduce la quantità di secreto dalle ghiandole sudoripare. Non agiscono sul meccanismo di formazione dell’odore, quindi, ma sull’attività escretrice delle ghiandole stesse, riducendola perfino al 50%.
I moderni antitraspiranti non bloccano completamente l’attività della ghiandola sudoripara, ma moderano la fuoriuscita del secreto sudorale. Sono molto efficaci per sudorazioni abbondanti come nel caso dell’iperidrosi.
In passato sono stati messi sotto accusa per l’ipotesi di rischio circa l’insorgenza di irritazioni e allergie, e per la loro presunta tossicità sistemica (che peraltro non è stata sufficientemente argomentata o dimostrata). Si sono proposte nel tempo anche ipotesi di correlazione tra l’uso di deodoranti antisudorali/antitraspiranti e l’insorgenza di tumore al seno. Numerosi studi scientifici e articoli apparsi su importanti riviste hanno dimostrato che non c’è una connessione tra l’uso di antitraspiranti e il cancro al seno (5,6).
Se mal formulati o male utilizzati (ad esempio con applicazioni eccessive in quantità e frequenza, anche ripetute a intervalli troppo brevi, oppure senza accurata detersione/rimozione prima della riapplicazione), nell’uso continuato possono provocare la cosiddetta “idrosadenite”, causata dell’eccessiva occlusione che i sali determinano precipitando all’interno del dotto ghiandolare. In caso di pelle sensibile, è bene scegliere con cautela il deodorante da applicare, che deve essere selezionato fra quelli “testati” sotto controllo dermatologico e con protocolli appropriati. Le moderne formulazioni hanno comunque ridotto rispetto al passato l’insorgenza di effetti indesiderabili per chi ne fa utilizzo.

Batteriostatici
Gran parte dei prodotti a funzione deodorante è basata sull’attività batteriostatica, ovvero la capacità di alcuni ingredienti di impedire un’eccessiva proliferazione batterica e quindi un’eccessiva decomposizione dei secreti ghiandolari, evitando così l’ossidazione del sudore e il conseguente sviluppo dell’odore sgradevole. È importante che le sostanze utilizzate in questa tipologia di deodoranti, quali ad esempio il tricloroidrossidifeniletere (noto come Triclosan), la clorexidina (INCI: Chlorhexidine) e il farnesolo (INCI: Farnesol), siano presenti in concentrazioni tali da ridurre la crescita dei microrganismi cutanei (azione batteriostatica) ma senza eliminarli completamente (azione battericida), così da evitare un eccessivo squilibrio della flora batterica naturale; tant’è che questa categoria di ingredienti a uso cosmetico è generalmente normata attraverso la descrizione di limiti e condizioni di utilizzo (Allegati al Regolamento (CE) n.1223/2009).
Le formulazioni di questa tipologia di deodoranti contengono sempre almeno una sostanza “coprente l’odore” (profumo) e spesso sostanze che, mentre svolgono una leggera azione antimicrobica, producono una gradevole profumazione, come ad esempio gli oli essenziali quali il limonene, il bergamotto e il pino silvestre. Il risvolto della presenza di queste sostanze, però, è quello di essere potenziali allergizzanti.

Adsorbenti
Non interferiscono sulla sudorazione come invece fanno gli antitraspiranti e non modificano la flora microbica residente come i batteriostatici. Agiscono invece captando le molecole che producono l’odore sgradevole, annientandole. La funzione deodorante viene infatti svolta da alcune sostanze (ad esempio derivati dello zinco, ossidi di magnesio, talco, ecc.) che letteralmente “adsorbono” gli eccessi di umidità e i derivati maleodoranti che si formano, impedendone la liberazione nell’ambiente. Sebbene ben tollerati, la loro azione è blanda, tanto da richiedere nella formulazione la presenza di altre sostanze attive, oltre che in grado di conferire loro leggere profumazioni.

Ad azione anti-enzimatica batterica
Questa tipologia di deodorante agisce bloccando l’attività degli enzimi utilizzati dai batteri per degradare le componenti del sudore, meccanismo che causa la formazione degli odori sgradevoli. Contengono in genere il trietilcitrato e sostanze antiossidanti; sono in genere ben tollerati poiché rispettano la fisiologia cutanea.

Con sostanze odorose, coprenti o profumanti
Sono i cosiddetti deodoranti profumati che si avvalgono di una consistente dose di sostanze profumanti quale unico mezzo per combattere l’odore corporeo, il cui effetto, quindi, può essere definito “coprente”. Si cerca cioè di coprire o mascherare il cattivo odore con una nota odorosa più piacevole e marcata. Alcuni deodoranti profumati sono composti anche da essenze (oli essenziali) che, come già riportato, oltre al mascheramento dell’odore svolgono una blanda azione batteriostatica. È un’azione limitata nel tempo e se la zona ascellare non è stata ben detersa l’applicazione di questa tipologia di deodorante può, a contatto con il sudore, formare “miscugli” molto più sgradevoli dell’odore naturale stesso, amplificandone gli effetti negativi. Questa tipologia di deodoranti può irritare la pelle e aumentare il rischio di sviluppare dermatiti allergiche da contatto, quindi il loro utilizzo deve essere ben ponderato.
Da quanto sopra riportato, il deodorante, in ogni sua forma e tipologia di azione, è il cosmetico che ci permette di contrastare la formazione degli odori corporei sgradevoli. Il solo uso del sapone, ovviamente, non è sufficiente a combattere tali odori, poiché già solo dopo poche ore il sudore è sottoposto nuovamente all’attacco dei batteri responsabili della loro comparsa. Ma un uso corretto del deodorante richiede che vengano seguite alcune regole, come per esempio quella che prevede che venga applicato comunque dopo una corretta detersione del cavo ascellare, peraltro ben asciutto. Possiamo riassumere, quindi, poche regole da seguire affinché il deodorante esplichi al meglio la sua efficacia e rispetti le delicate zone di applicazione quali sono le aree ascellari:
a) Il deodorante deve essere applicato subito dopo il lavaggio e l’asciugatura dell’area, e distribuito esclusivamente nel cavo ascellare. Spruzzare il deodorante sul torace, così come sui vestiti, è inutile e potrebbe anche essere dannoso.
b) Se si esegue la rasatura del cavo ascellare, la pelle può divenire più sensibile ed essere frequentemente soggetta a irritazioni. Per prevenire è bene radersi nelle ore serali e attendere almeno 6 ore prima di applicare il deodorante o, peggio ancora, esporsi al sole. Il deodorante applicato sulla pelle priva di peli viene usato in minore quantità.
c) Se la cute è sensibile è opportuno trattare le ascelle con deodoranti privi di alcol (spesso causa di irritazioni) e di profumi (per evitare possibili allergie). È importante, inoltre, non usare prodotti che blocchino l’attività della ghiandola (i cosiddetti “7 giorni”). Sconsigliate anche le soluzioni in stick, crema e roll-on che possono aumentare la macerazione della pelle. In questi casi (pelle sensibile e predisposta alle irritazioni) è utile, pertanto, preferire i prodotti in crema che svolgono un’azione deodorante più tollerata e aiutano il ripristino delle condizioni cutanee fisiologiche.
d) I deodoranti roll-on si possono facilmente inquinare a causa della sfera che, girando, può portare all’interno del recipiente peli e impurità. È auspicabile, dunque, avere maggiore cura nella pulizia del flacone.
e) Evitare abusi nell’uso: il deodorante, infatti, è comunque un “elemento” che si inserisce nel delicato equilibrio della microflora cutanea; inoltre, per questa categoria di cosmetico il rischio di effetti indesiderati è più alto (irritazioni/arrossamenti, fenomeni allergici locali, infiammazione delle ghiandole sudoripare ascellari).
f) Per i bambini nella prima infanzia i meccanismi della sudorazione sono diversi rispetto agli adulti; l’uso di deodoranti, dunque, dovrebbe essere sconsigliato. Nei bimbi più grandi il deodorante può essere previsto, tenendo però presente che l’assorbimento percutaneo è maggiore rispetto a quanto avviene negli adulti; in tal caso dovrebbe dunque essere consigliato solo l’uso di prodotti deodoranti specifici “baby”.

Bibliografia
1. Gibbs NK, Tye J, Norval M et al (2008) Recent advances in urocanic acid photochemistry, photobiology and photoimmunology.
Photochem Photobiol Sci 7(6):655-667
2. Shiohara T, Sato Y, Komatsu Y et al (2016) Sweat as an Efficient Natural Moisturizer.
Curr Probl Dermatol 51:30-41
3. Celleno L (2008) Aspetti di patologia cutanea e trattamento dermocosmetologico. Dermatologia cosmetologica. Tecniche Nuove, Dermakos.
4. Scrivener Y, Cribier B (2002) Morphology of sweat glands.
Morphologie 86(272):5-17
5. New studies on antiperspirants containing aluminium: impairments to health unlikely as a result of aluminium uptake via the skin.
BfR Opinion No 030/2020 issued 20 July 2020, Bundesinstitut für Risikobewertung
6. Washbrook E (2006) Risk factors and epidemiology of breast cancer.
Women’s Health Medicine 3(1):8-14

 

Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 5, 2020

Un caffè per digerire meglio

La ricerca suggerisce che bere caffè può aiutare a ridurre il rischio di alcuni disturbi digestivi, inclusi calcoli biliari e pancreatite, e a dare beneficio alla motilità intestinale.

Un nuovo report dell’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC), dal titolo Coffee and its effect on digestion, riesamina le ultime ricerche sugli effetti del caffè sulla digestione ed evidenzia un effetto protettivo potenziale contro calcolosi e pancreatite. Il report mette in evidenza anche altri effetti benefici che il consumo di caffè può avere sul processo digestivo, inclusi coadiuvare la microflora e promuovere la motilità intestinale.

Il report è stato redatto dal Professore Carlo La Vecchia del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università di Milano, che ha commentato: “Quella degli effetti del caffè sulla digestione è un’area in crescita. I dati evidenziano benefici contro i comuni disturbi digestivi come la costipazione, oltre a una potenziale riduzione del rischio di alcune malattie croniche del fegato, come la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), dei calcoli biliari e della pancreatite”.

I calcoli biliari sono un disturbo digestivo comune, causato dall’accumulo di calcoli nella cistifellea o nel dotto biliare, che colpisce approssimativamente il 10-15% della popolazione adulta, mentre il meccanismo che permetterebbe al caffè di proteggere contro la calcolosi è ancora sconosciuto. È stato osservato che il rischio del disturbo diminuisce con l’aumento del consumo giornaliero di caffè.

Una domanda comune fra i consumatori è se il caffè sia associato ad acidità o a malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). L’acidità di stomaco è una forma lieve di reflusso acido che può colpire chiunque occasionalmente, mentre la MRGE è una condizione severa e cronica di reflusso acido che colpisce fino a 1 adulto su 5 ed è caratterizzata da bruciore frequente, rigurgito di cibo o liquidi, e da difficoltà nella deglutizione. La maggior parte degli studi riesaminati suggerisce che il caffè non è una delle maggiori cause scatenanti di queste condizioni di MRGE. Il report ha anche riesaminato un’area di ricerca in crescita su salute e nutrizione, ovvero quella degli effetti del caffè sulla microflora intestinale.

Studi recenti suggeriscono che le popolazioni del batterio intestinale benefico Bifidobacterium spp. aumentano dopo l’assunzione di caffè. Si ritiene che le fibre alimentari e i polifenoli presenti nel caffè sostengano una crescita sana della microflora.

Ulteriori risultati della ricerca evidenziati nel report sono i seguenti:

• il caffè può stimolare la motilità intestinale;

• il consumo di caffè può stimolare la digestione favorendo il rilascio di succhi gastrici, bile e secrezioni pancreatiche.

Il caffè è uno degli alimenti più studiati e i suoi effetti sulla digestione rimangono un’area di ricerca in crescita. Questo report, oltre a evidenziare un gran numero di ricerche interessanti emerse negli ultimi anni, fornisce anche un approfondimento delle aree in cui ulteriori ricerche sarebbero di grande beneficio per capire meglio i meccanismi dietro alcuni degli effetti osservati.

Per informazioni
Ufficio stampa Consorzio Promozione Caffè – OPRG
Angela Sirago
angela.sirago@omnicomprgroup.com
tel +39 02 62411911

Pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

Social media marketing e influencer: istruzioni per l’uso

Social media
marketing e influencer

ISTRUZIONI PER L'USO

Esperta in materia di marchi, brevetti, know how, design, concorrenza sleale, pubblicità, diritto d’autore, software e diritto dell’internet, l’Avvocato Cristina Bellomunno dal 2006 fa parte della redazione scientifica della rivista Giurisprudenza annotata di diritto industriale. È autrice di numerosi articoli pubblicati su importanti riviste giuridiche e svolge con regolarità attività di formazione nella materia del diritto industriale e del diritto d’autore.
È membro dell’European Community Trademark Association (ECTA) e dell’Associazione Internazionale per la Protezione della Proprietà Intellettuale (AIPPI).

CRISTINA BELLOMUNNO
Avvocato

Il perché, il come e il quanto l’uso del social media marketing si sia diffuso nel settore della cosmetica è una questione certamente interessante da molti punti di vista, ma che non considereremo in queste pagine.
Diamo piuttosto per assodato che nel mondo del beauty (più che in altri settori), al di là delle dimensioni dell’azienda, i messaggi pubblicitari siano oggi veicolati in larga misura tramite i social network e gli influencer. Quasi tutte le società hanno, infatti, oltre che un sito internet anche una pagina Instagram e una pagina Facebook, attraverso le quali promuovono direttamente i propri prodotti grazie all’uso di immagini, video, hashtag e post.
Oltre a ciò, per sponsorizzare i propri prodotti spesso le aziende si affidano agli influencer, figure sempre più professionali anche con solide strutture imprenditoriali alle spalle, e ai micro influencer.
Le grandi aziende investono molto denaro per reclutare l’influencer più adatto, per ideare le migliori campagne social, per verificare se, da un punto di vista legale, tutto è conforme alle regole. E i piccoli? Capita che facciano da soli e che a volte incappino in qualche buccia di banana. Sbagliare è facilissimo; da un lato, in quanto la velocità richiesta dalla comunicazione social (si pensi alle stories di Instagram che durano 24 h) induce spesso ad agire senza un’adeguata ponderazione e, dall’altro, in quanto non esiste una normativa organica ad hoc.
Il fatto che non esista una normativa specifica non significa però che non esistano delle regole; al contrario, le norme che bisogna considerare sono numerose. A titolo di esempio: la legge sul diritto d’autore (n.633/1941), il codice della proprietà industriale (D.Lgs. n.30/2005), il codice civile (art.2598), le norme sulla pubblicità ingannevole (D.Lgs. n.145/2007), il codice del consumo (D.Lgs. n.206/2005) e la Digital Chart.
Prendendo spunto dalle situazioni più comuni già affrontate dalla giurisprudenza e dai dubbi più frequenti, di seguito qualche risposta […]

Per la normale funzione dell’apparato cardiovascolare

Con la nuova linea di integratori, Valsoia ha deciso di entrare nel campo degli integratori alimentari. Facente capo a questa “famiglia” è Cardio OK, l’integratore alimentare vegetale, 100% naturale, a base di vite, olivo e vitamina B1, che aiuta la normale funzione dell’apparato cardiovascolare.

Indicazioni
L’estratto di olivo contribuisce alla regolarizzazione della pressione arteriosa e alla normale circolazione del sangue; l’estratto di vite favorisce la regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare, mentre la tiamina (Vitamina B1) contribuisce alla normale funzione cardiaca.

Ingredienti
Agenti di carica: cellulosa, fosfato dicalcico; olivo (Olea europaea L.) frutto e foglie e.s. tit. 2% in idrossitirosolo e 6% in oleuropeina; vite (Vitis vinifera L.) semi e.s. tit. 95% in proantocianidine; antiagglomeranti: biossido di silicio, sali di magnesio degli acidi grassi; tiamina (cloridrato di tiamina).

Modalità d’uso
Si consiglia l’assunzione di una compressa al giorno quando si vuole aiutare a stabilizzare la pressione del sangue e, in caso di sensibilità cardiovascolare, nei periodi di maggiore stress.
Il ciclo di assunzione consigliato è di 1 mese. In farmacia.

BIOFARMA GROUP – BILANCIO POSITIVO A CHIUSURA DEL 2020

INTEGRAZIONE E CRESCITA, ELEMENTI CHIAVE DEL SUCCESSO A UN ANNO DALLA NASCITA DEL GRUPPO

NONOSTANTE LA PANDEMIA DI COVID-19, IL GRUPPO È ANDATO CONTROTENDENZA RAGGIUNGENDO IMPORTANTI TRAGUARDI NEL COMPARTO HEALTH & BEAUTY CARE

Mereto di Tomba, 9 dicembre 2020 – Con l’imminente chiusura dell’anno, Biofarma Group, realtà industriale fortemente sviluppata nell’ambito della formulazione, produzione e confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, farmaci a base di probiotici e cosmetici esclusivamente conto terzi, conferma le attese e dimostra di essere un esempio di successo nella realizzazione di un progetto industriale ad ampio respiro.

Il Gruppo, dopo aver avviato il progetto di integrazione tra Biofarma SpA e Nutrilinea a febbraio 2020, ha confermato la propria presenza ai vertici del mercato nazionale ed europeo. Nonostante l’emergenza dovuta alla pandemia di coronavirus non abbia favorito lo sviluppo delle imprese del territorio, l’azienda è andata controtendenza, ottenendo un fatturato in crescita del 10%, che tocca a chiusura del 2020 i 184 milioni di euro. Ma non solo. Tra i risultati raggiunti, si è anche registrato un importante incremento delle risorse sia in termini quantitativi sia qualitativi: il personale dipendente è arrivato oggi a contare oltre 700 collaboratori con l’obiettivo di accrescere le competenze professionali del gruppo, ed è stata creata una solida linea manageriale.

Il 2020 ha rappresentato un anno fuori dal comune sotto tutti i punti di vista, ma lo abbiamo affrontato con impegno, passione e determinazione raggiungendo risultati molto positivi di cui siamo tutti molto orgogliosi” – afferma Maurizio Castorina, Amministratore Delegato del Gruppo Biofarma. “Chiudiamo quest’anno consapevoli di avere una squadra altamente qualificata e competente, ed è questo che ci ha consentito di attraversare con successo un momento storico difficile, durante il quale si è registrato un calo sia nel settore della nutraceutica sia, in particolar modo, in quello del beauty care. Abbiamo dimostrato la nostra capacità competitiva e continueremo a investire in innovazione e ricerca”.  

Il progetto di crescita vede anche ben delineati gli obiettivi per il prossimo futuro che mette al centro la maggiore presenza sui mercati internazionali.

Vogliamo continuare ad essere partner solidi e affidabili per i nostri attuali clienti e diventare un punto di riferimento anche per chi è alla ricerca di un partner all’avanguardia. Per questa ragione continueremo a sviluppare servizi e prodotti puntando su nuove tecnologie” – interviene Marco Malaguti, Direttore Generale Biofarma Group. “Oggi siamo presenti in 40 Paesi del mondo, ma il nostro mercato di riferimento è ancora l’Italia. Vogliamo espandere la nostra presenza sui mercati esteri incrementando la nostra quota in Europa”.

Nel campo dell’innovazione, il Gruppo punterà nello specifico sull’utilizzo di macchinari all’avanguardia, sulla creazione di nuove formulazioni che rispecchino i bisogni dei clienti e nuovi trend, e su una filiera di produzione sempre più efficiente e di qualità. 

Per noi è di fondamentale importanza continuare a distinguerci in un mercato altamente competitivo” – commenta Germano Scarpa, membro del consiglio di amministrazione del Gruppo e Presidente di Biofarma.La Ricerca & Sviluppo è un asset strategico, il nostro team è costituito da 50 professionisti che sviluppano oltre 2.000 progetti all’anno, guidati da un costante spirito d’innovazione che attraversa ogni fase del nostro lavoro, dall’ideazione e sviluppo di ogni singolo prodotto all’implementazione di nuove tecnologie all’interno dei nostri laboratori e siti produttivi”.

Innovazione, eccellenza produttiva ed elevata professionalità del team sono quindi i capisaldi dell’azienda, anche in un’ottica di crescita funzionale che guarda verso l’acquisizione di nuove tecnologie e capitale d’innovazione. Questo permetterà a Biofarma Group di continuare ad affermarsi come realtà fortemente attrattiva, in grado di generare un impatto positivo sul territorio e guidare il mercato come leader nello sviluppo e nella fabbricazione di prodotti Health-Care e Beauty Care


Biofarma Group

Biofarma Group è il gruppo industriale che opera nell’ambito dello sviluppo, produzione e confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, farmaci a base di probiotici e cosmetici esclusivamente conto terzi. Il Gruppo vanta 4 siti produttivi in Italia: a Mereto di Tomba (UD), che è anche Quartier Generale del Gruppo, Gallarate e Cusano Milanino (MI) e S. Pietro Viminario (PD). Con 184 milioni di euro di fatturato e oltre 700 dipendenti, Biofarma Group è un punto di riferimento nel settore dello sviluppo e della fabbricazione di prodotti Health e Beauty Care sul mercato italiano ed europeo.

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Per maggiori informazioni:
Ufficio stampa – Noesis
Samanta Iannoni – M: +39 348 1511488 – samanta.iannoni@noesis.net
Valeria Riccobono – M: +39 392 9625892 – valeria.riccobono@noesis.net

 

Premio Internazionale Tecnovisionarie®

Promosso da Women&Tech – Associazione Donne e Tecnologie, il Premio Internazionale Tecnovisionarie® viene attribuito ogni anno a donne che, nella loro attività lavorativa, hanno testimoniato di possedere visione e forte etica professionale, privilegiando l’impatto sociale, la trasparenza nei comportamenti e l’etica. “Interpretare l’economia circolare attraverso l’innovazione”: è questo il filo rosso che attraversa la XIV edizione del Premio Internazionale Tecnovisionarie®, evento annuale promosso da Women&Technologies® – Associazione Donne e Tecnologie.

Gianna Martinengo, ideatrice del Premio e Presidente di Women&Tech, afferma: “Il Premio Tecnovisionarie®, anno dopo anno, si afferma come appuntamento di riferimento nel supporto al cambiamento culturale nel nostro Paese. Attraverso il Premio intendiamo riconoscere il merito femminile alle donne che, con la loro professionalità, creatività ed energia, aiutano il progresso economico, scientifico e sociale. Per questa edizione la Giuria ha analizzato le candidature pervenute numerosissime da una richiesta alla rete delle associate e ha selezionato le “Tecnovisionarie 2020” nei settori della ricerca, dell’innovazione, dell’impresa e della cultura”.

Il riconoscimento centra il focus 2020 sulla circolarità; un tema dalle molteplici sfaccettature che fa di termini come “riuso”, “riciclo” e “rinnovamento” la cornice di senso in cui inquadrare il futuro. Ma quando nasce quest’urgenza interpretativa? Come illustrano i dati raccolti dal Ministero dell’Ambiente, ogni cittadino dell’Unione europea genera una media di oltre 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno. Quantità ingestibili, direttamente connesse a un sistema produttivo che spreca materia ed energia nella creazione di prodotti destinati alle discariche.

Coniugare innovazione e circolarità significa, quindi, individuare soluzioni per ridurre gli sprechi, rigenerare i prodotti e ripensare i materiali coinvolgendo l’intero modello di business in una trasformazione tecnologica e sociale. Significa soprattutto lavorare alla costruzione di una forte visione comune, sia all’interno dell’azienda sia tra aziende, stakeholder e comunità. Un bisogno di apertura che dà il via a processi virtuosi, insiti nei piani delle startup e perseguiti con resilienza dalle imprese più evolute, in cui scienza e coscienza si sostengono l’un l’altra. A differenza di quanto avveniva solo pochi anni fa, questo approccio operativo è molto più di un proposito, configurandosi tra gli obiettivi primari della Commissione europea. Ma nel concreto c’è ancora molto lavoro da fare, molte competenze da ridefinire, e siamo tutti chiamati a fare la nostra parte.

Le 10 professioniste selezionate da Women&Tech sono imprenditrici, scienziate, accademiche che hanno deciso di canalizzare i loro sforzi verso una società più responsabile. Animate da altruismo, senso morale e spirito di condivisione, rappresentano settori diversi mostrando, ognuna a suo modo, cosa si può fare per generare cambiamento. Azioni semplici, articolate, complesse, tutte volte a trasformare le sfide di oggi in nuove opportunità.

Scelte da una giuria di prestigio composta da qualificati esponenti degli ambiti tematici delle diverse categorie di concorso, ecco le Tecnovisionarie che saranno insignite del Premio 2020:

• #Green Biotech: Elena Sgaravatti, President of Plantarei, Co-founder & SH, DemBiotech;

• #EcoPackaging: Lara Botta, Innovation Manager, Botta Packaging;

• #Wastewater treatments: Monica Casadei, Socia & Amministratore Delegato, Iride Acque;

• #GreenEnergy: Sabina Corbo, Socia & Amministratore Delegato, Green Network;

• #No-waste Leather: Eugenia Presot, Titolare, Conceria Pietro Presot;

• #Green Fashion: Federica Storace, CEO & Co-founder, Drexcode;

• Premio Speciale Europa: Ersilia Vaudo Scarpetta, Agenzia Spaziale Europea;

• Premio Speciale Pubblica Amministrazione: Elsa Fornero, Economista;

• Premio Speciale Ricerca e Scienza: Lucia Gardossi, Università degli Studi di Trieste;

• Menzione Speciale per la sostenibilità e il sociale: Cecilia Sironi, Presidente Cnai, Consociazione Nazionale Associazioni Infermieri

Media partner anche di questa edizione è il magazine ELLE diretto da Maria Elena Viola, il brand internazionale nato in Francia nel 1945 che da sempre segue e sostiene l’evoluzione del mondo femminile.

Una citazione anche al logo tutto nuovo ideato da Pat Carra nei temi del bianco e del rosso, in cui il termine “Tecnovisionarie” è racchiuso in una sorta di schermo su cui campeggia una piccola luna. Due mani indicano l’interno dello schermo, a confermare l’importanza dell’osservare ciò che realmente merita attenzione.

La collaborazione e la capacità di networking dell’Associazione sono dimostrate dal supporto che tutte le associate assicurano e hanno assicurato. Il ringraziamento a loro dedicato è esteso anche a chi, in questa edizione, ha messo in campo energie e le proprie organizzazioni per il successo della manifestazione.

Il Premio internazionale Tecnovisionarie® è promosso da Women&Tech – Associazione Donne e Tecnologie, fondata da Gianna Martinengo per valorizzare il talento femminile nella tecnologia, nell’innovazione e nella ricerca scientifica, per promuovere progetti e azioni finalizzati alla lotta agli stereotipi e alla discriminazione di genere, e per contribuire all’orientamento dei giovani ai mestieri del futuro e verso modelli imprenditoriali sostenibili.

Per informazioni
www.womentech.eu

Ufficio Stampa Tecnovisionarie
ufficiostampa@donnetecnologie.org
tel 02 30516019

Women&Tech – Associazione Donne e Tecnologie
segreteria@donnetecnologie.org
tel 02 30516019

Il Technical Scientific Marketing Manager

Nicola Barbini • Direzione Scientifica di Job On Beauty, Milano – direzionescientifica@jobonbeauty.com


Scenario economico

Il comparto cosmetico, anche in un periodo molto delicato come quello che stiamo vivendo, ha confermato il trend positivo degli ultimi anni. Nel 2019, il valore della produzione cosmetica, cioè il fatturato delle imprese, è cresciuto mediamente del 2,3% rispetto al 2018, per un valore prossimo ai 12.000 milioni di euro. Le previsioni per l’anno in corso, invece, confermano un rallentamento per quanto riguarda i canali tradizionali ed un aumento considerevole del fatturato generato online.
I punti di forza del settore rimangono gli investimenti nell’innovazione, la qualità del prodotto e la qualificazione del servizio unita alla formazione del personale; elementi che consentono la tenuta e la competitività sui mercati, insieme anche ad altri indicatori industriali come l’ampliamento e la qualificazione della capacità competitiva.
Questi dati, presi all’inizio del 2020 e quindi riferiti al periodo precedente l’emergenza sanitaria, dovranno essere ricontrollati alla luce delle posizioni assunte a livello mondiale in termini di circolazione merci e sicuramente subiranno una modifica che comunque non impatterà in maniera così importante sulla filiera.

Evoluzione

La situazione socio-economica causata dalla pandemia ha portato a un rallentamento degli ordinativi di alcune categorie cosmetiche. Tuttavia, in questa seconda parte del 2020, anche grazie alla diminuzione delle restrizioni alla circolazione, gli ordini si stanno riprendendo, consentendo un recupero dell’intero comparto.
Le capacità distintive che caratterizzano l’industria cosmetica, dalla flessibilità alla velocità di reazione, intercettando così i trend in ascesa, costituiscono un asset importante che permette una visione non drammatica e che dimostra l’autonomia e la forza di reazione a prescindere dalle avversità di scenario.
Tra i punti di forza che hanno da sempre contraddistinto il settore e che saranno essenziali nei prossimi mesi si confermano gli investimenti, soprattutto in Ricerca & Sviluppo, che elevano la qualità dei cosmetici italiani che ne caratterizzano l’offerta sul territorio e, soprattutto, fuori dai confini nazionali, e che riporteranno il Made in Italy nel mondo. Inoltre, gli investimenti sui processi produttivi: qualità e flessibilità sono e saranno i valori aggiunti che elevano la competitività aziendale, permettendo così di cogliere opportunità nella specializzazione e differenziazione dell’offerta di prodotto con tempi relativamente brevi. Nuovi prodotti, diversificazione di canale e velocità di proposizione saranno essenziali nelle strategie aziendali per riprendere quote di mercato.

Il capitale intangibile

Per lanciare nuove sfide, l’industria cosmetica ha sempre spinto sull’innovazione e ogni azienda è da sempre caratterizzata da un forte know-how specifico. Questa parola chiave è legata alle persone che nel settore cosmetico hanno un’importanza basilare per il successo aziendale, anche se molte volte questo parametro non viene considerato in ambito di strategia aziendale, cercando di impostare organigrammi, schemi e flussi presi da altri settori, non tenendo conto delle competenze delle persone.
Diverse sono le figure chiave che crescono insieme all’azienda, diventando pilastri importanti del successo aziendale. A seconda della grandezza aziendale le figure sono molteplici, tutte con una conoscenza specifica e consolidata che l’azienda deve tutelare e far crescere, proprio per migliorare costantemente il risultato economico.
Pertanto, solo per citarne alcune:
– addetti alla produzione e industrializzazione;
– Ricerca & Sviluppo;
– qualità;
– regolatorio;
– marketing;
– commerciale;
– acquisti;
– CEO – Direzione generale.

Queste sono alcune delle aree dove la conoscenza è specifica o dovrebbe essere specifica del settore; la perdita di unità a seconda dell’esperienza e della storicità aziendale porta sicuramente a un rallentamento dei flussi e delle performance.

La nuova figura

Analizzando le aree e quindi i profili che si potrebbero individuare, vorrei soffermarmi sull’area marketing. Grazie alla mia esperienza, soprattutto tecnica, come consulente, sono venuto a contatto con numerose realtà aziendali e molti reparti marketing, dai più strutturati a quelli meno; raramente mi sono rapportato con persone dotate di capacità tecniche-chimiche, con conoscenza degli ingredienti in termini scientifici e quindi in grado di dialogare con il reparto di Ricerca & Sviluppo (R&D). Di conseguenza, ho sempre rappresentato la figura ponte tra R&D e marketing operativo e strategico, cercando di combinare le mie conoscenze economiche con quelle tecniche.
A mio parere, la problematica maggiore risiede nel fatto che le persone che operano nei reparti di R&D hanno un’elevata competenza tecnica; generalmente laureati in discipline scientifiche e con una profonda conoscenza del prodotto e degli ingredienti in esso contenuti, avendo analizzato lo stesso da un punto di vista chimico, considerando le prove di compatibilità degli ingredienti, avendo studiato la formulazione, l’applicazione e la performance, senza tralasciare l’aspetto regolatorio che rimane di fondamentale importanza; tuttavia, sono poco consapevoli della portata commerciale vera e propria del prodotto.
Da questa figura preziosa in azienda può nascere il nuovo Technical Scientific Marketing Manager (TSMM), posizione essenziale per tutte le aziende produttive e/o commerciali quali:
• aziende di produzione di materie prime;
• aziende di distribuzione di materie prime con sviluppo di applicativi;
• aziende conto terzista di prodotto cosmetico;
• aziende commerciali di brand che producono da aziende terziste;
• aziende commerciali che distribuiscono linee cosmetiche provenienti dall’estero.

Una figura specializzata con un profilo tecnico e con una laurea scientifica (quale, ad esempio, chimica, ingegneria chimica, farmacia, chimica e tecnologia farmaceutiche, biologia), che abbia fatto un percorso di lavoro in un laboratorio di formulazione di almeno 2-3 anni sviluppando prodotti cosmetici finiti, in grado di lavorare con gli ingredienti, conoscerne i profili, le schede tecniche e le performance, e con una particolare vocazione per la comunicazione, rappresenta una perfetta interfaccia tra il marketing e la Ricerca & Sviluppo. Questo perché il marketing più tradizionale studia i trend, i dati economici e le tendenze della moda, mentre la ricerca e lo sviluppo traduce in selezione degli ingredienti e in industrializzazione le richieste. Spesso, infatti, un marketing “vecchio stampo” non sempre risulta essere in grado di dare indicazioni precise ai formulatori, che spesso si limitano agli applicativi forniti dai produttori di materie prime e conseguentemente vengono sviluppati prodotti non innovativi ma i cosiddetti “follower”, simili, quindi, a prodotti già lanciati da altri competitor.
Al contrario, il TSMM è colui che può sedersi in una riunione tecnica con il team della ricerca ed esporre e indirizzare gli interlocutori grazie all’utilizzo del medesimo linguaggio scientifico diventando un volano commerciale in ambito d’incontro con il cliente, che verrebbe supportato e aiutato tecnicamente anche da un punto di vista del marketing.
Una figura nuova da inserire nel proprio organigramma oppure da creare selezionando nel proprio staff tecnico chi mostra le attitudini e il bagaglio esperienziale richiesto che, grazie a un percorso formativo, può diventare una nuova e fondamentale risorsa per migliorare le performance aziendali.

Conclusioni

Il miglioramento aziendale passa da una strategia condivisa a tutti i livelli e le organizzazioni aziendali hanno la necessità di evolversi, cercando di capire dove possono esserci possibilità di miglioramento. In un settore come quello cosmetico, dove la potenzialità di evoluzione e di crescita è ancora notevole, la creazione di nuove figure volte a combinare competenze differenti nasce dall’esperienza vissuta all’interno del settore e diventa essenziale per vincere le sfide della competitività globale. Per questo il capitale umano per il settore cosmetico è la chiave essenziale per il successo.
“Portatemi via la mia gente e lasciatemi le aziende vuote e presto l’erba crescerà sul pavimento dei reparti. Portatemi via le aziende e lasciatemi le persone con cui lavoro e presto avrò aziende migliori di prima”.

(Carneige A).

Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 5, 2020

Il Bregaglio Nutra team

Aria di novità in Bregaglio, storico distributore di materie prime per la cosmetica con sede a Biassono (MB). Nei mesi scorsi, infatti, ha preso forma una nuova divisione nutraceutica nata dalla consapevolezza che il “benessere esterno” curato con i prodotti cosmetici si abbina sempre di più a un “benessere interno” supportato dagli integratori alimentari.

Abbiamo incontrato i componenti del nuovo “Nutra team”: Katia Tudisco, responsabiledell’assistenza tecnica e regolatoria, e Andrea Poli, responsabile commerciale. Entrambi dinamici e con tanta voglia di innovazione.


Come è nata la nuova Nutra Specialities Division?
Crediamo che esista una forte connessione tra la salute e la sintonia con se stessi. La cura di sé, soprattutto oggi, è fondamentale non solo a livello estetico (attraverso l’uso di cosmetici che si prendono cura dell’aspetto esteriore), ma anche attraverso l’integrazione di preziosi elementi per via orale, siano essi assunti con l’alimentazione o tramite un supplemento: questa la strada per ottenere benefici in&out. Ci sono vari ingredienti per raggiungere lo scopo; da qui è nata la decisione di sviluppare materie prime selezionate per la produzione di integratori alimentari.

Quali sono gli ingredienti più innovativi e meritevoli di attenzione a questo proposito?
Il mondo sottomarino nasconde tesori per la nutraceutica: alghe, microalghe e piante marine da cui possiamo ricavare minerali preziosissimi, oltre all’acido docosaesaenoico (DHA) e antiossidanti come l’astaxantina.
Come altro esempio possiamo citare la polpa del frutto di Baobab, considerata un superfood per le innumerevoli proprietà.

Cosa vi piace di più della nuova avventura nutra di Bregaglio?
Aver trovato una squadra affiatata e con tante competenze forti: come Nutra team siamo in due ma tutta l’organizzazione di Bregaglio ha messo in campo il proprio entusiasmo e si è lanciata nella nuova esperienza della nutraceutica. È un vero gruppo di lavoro, molto coinvolgente.

Come vi collocate nel mercato nutraceutico? Verso quali categorie di consumatori vi indirizzate?
Pur essendo buoni ultimi nell’affrontare il mercato nutraceutico, lo slancio verso l’innovazione è stato più forte degli ostacoli. Avendo una consolidata presenza nel settore cosmetico e sapendo di avere a disposizione un bel portafoglio di materie prime a uso bivalente (cosmetico e nutraceutico) proveniente dai fornitori storici di Bregaglio, abbiamo trovato “naturale” ampliare la nostra offerta verso questo settore per noi nuovo. Inoltre, abbiamo molti clienti sensibili alla combinazione di benessere “in+out” e produttori di cosmetici e integratori.
Ci rivolgiamo a consumatori abituati ad acquistare cosmetici in sinergia con gli integratori. Pensiamo che questa tendenza non potrà far altro che aumentare e a nostro avviso il trend sarà anche allineato con il desiderio di alimentazione sana, equilibrata, fatta di ingredienti “bio” e a km zero.
Sta crescendo la consapevolezza che la salute è un bene assoluto e non barattabile, soprattutto per le generazioni più giovani che pongono molta attenzione al benessere a 360°. È un mercato dinamico, fonte di continua innovazione, in cui vogliamo portare il nostro contributo.

Questo periodo di pandemia ha influito molto sulle abitudini dei consumatori. Quali sono le richieste attuali dei clienti e quali le aspettative per il prossimo anno?
La situazione creatasi da febbraio a questa parte sta mandando a nostro avviso un segnale molto chiaro: la cura della salute propria e collettiva è una priorità che fino a qualche mese fa era quasi data per scontata.
Oggi stiamo vivendo una fase probabilmente ancora molto vicina al periodo del lockdown per fare delle buone previsioni. Tuttavia, abbiamo avuto maggiori richieste di prodotti in grado di potenziare il sistema immunitario e gestire lo stress.

Quali sono le aspettative per il futuro?
Abbiamo iniziato questa nuova avventura volendo dimostrare ancora una volta il nostro impegno, la nostra serietà e il nostro spirito di gruppo.
In Bregaglio siamo consapevoli che bisogna sempre spingersi oltre, e a questo proposito facciamo tesoro del pensiero di John Fitzgerald Kennedy che disse: “Il cambiamento è la legge della vita, quelli che guardano solo al passato o al presente sicuramente perderanno il futuro”.

Per informazioni
Andrea Poli
nutra.bregaglio@outlook.it
tel +39 039 492133
www.bregaglio.eu

 

Intervista pubblicata su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

COVID-19: Biofarma group mette a punto un nuovo liquido

Biofarma Group ha messo a punto un liquido innovativo per la conservazione e il trasporto dei campioni da tampone per il COVID-19, che consente di ridurre al minimo nel tempo le variazioni ambientali del materiale di analisi rispetto agli altri prodotti attualmente presenti sul mercato,
e ne ha depositato il brevetto.
Il progetto di ricerca è nato su spinta dell’Ospedale di Udine, quando la necessità di reperire reagenti e materiali per la diagnosi del COVID-19 appariva assai critica, e il prodotto è adesso a disposizione del Sistema sanitario regionale friulano.
La Regione Friuli Venezia Giulia ha infatti dimostrato interesse per il progetto che nasce da un’azienda di eccellenza del territorio, e sta valutando le forme di collaborazione per consentire che la fase del test avvenga con la massima accuratezza e rapidità, in vista di eventuali necessità di approvvigionamento urgente di materiale diagnostico, in concomitanza a una fase di acutizzazione del COVID-19 in autunno.
Il liquido, la cui ricerca e sviluppo è avvenuta all’interno della sede di Mereto di Tomba, nel laboratorio del Gruppo di analisi chimico-fisica e di microbiologia dell’azienda, consente di ridurre al minimo, nel tempo, le variazioni ambientali del materiale di analisi rispetto agli altri prodotti attualmente presenti sul mercato. Il team di ricercatori, coordinati da Sara Pezzetta ed Emanuele Nencioni con la collaborazione di Michela Bulfoni, biologa dell’Istituto di Anatomia patologica, Dipartimento di Area medica DAME di Udine, ha utilizzato strumenti tecnologicamente avanzati e ha lavorato assiduamente per mettere a punto il brevetto, che offre buoni risultati sia dal punto di vista della sostenibilità dei costi sia delle performance.
Germano Scarpa, Presidente di Biofarma e componente del consiglio di amministrazione di Biofarma Group, nato dalla fusione di Biofarma e Nutrilinea, e oggi gruppo leader in Italia ed Europa nel settore health care, spiega: “Il progetto non nasce con un intento commerciale, ma vuole essere un modo con cui il Gruppo, fortemente radicato in questa regione, dimostra attenzione alle necessità del territorio. La divisione Ricerca e Sviluppo del Gruppo può contare sulla collaborazione con centri di ricerca, università e start up a livello nazionale e internazionale: mettiamo a disposizione della Regione questo patrimonio di know-how e di esperienza”.

Per informazioni
Ufficio stampa Noesis
Valeria Riccobono
tel +39 392 9625892 • valeria.riccobono@noesis.net

Aggiornamento dello standard ISO 24444:2020

Eliana Regola • Coordinatrice Test di Laboratorio – Bio Basic Europe – testing@biobasiceurope.it


Come noto, l’SPF, acronimo di Sun Protection Factor (Fattore di protezione solare), è un indice espresso come valore numerico presente sull’etichetta di tutti i prodotti per la protezione solare. L’SPF indica il grado di protezione che un prodotto cosmetico può garantire nei confronti della radiazione ultravioletta, in particolare l’UVB.
Il test fondamentale a supporto dell’etichettatura del fattore di protezione solare (SPF) sui prodotti cosmetici per la protezione solare è effettuato sulla cute di soggetti umani ed è basato sulla risposta eritemica della pelle alla radiazione ultravioletta (UV) ottenuta da un simulatore solare.
I primi studi sulla determinazione della dose minima di radiazione luminosa necessaria a indurre l’eritema (MED) risalgono al 1934 a opera del fisiologo tedesco Friedrich Ellinger. Dopo aver determinato la minima dose eritemica per la cute non protetta (MEDu) e per la cute protetta dal prodotto in studio (MEDp), è possibile calcolare il valore di SPF del prodotto come rapporto fra MEDp e MEDu.
La prima definizione del rapporto tra MED della cute protetta con un prodotto per la protezione solare e quella della cute non protetta è noto come “Schulze Factor” (1956, fisico tedesco Rudolf Schulze). Il chimico austriaco Franz Greiter ha poi proposto nel 1975 di definire tale rapporto come Sun Protection Factor (SPF).

Standardizzazione di un metodo per la determinazione del fattore SPF
Dopo la definizione dell’International SPF test method del 2006, è stato pubblicato il primo metodo ISO 24444 che ha permesso di standardizzare, dettagliare, migliorare e rendere sempre più riproducibile la metodica di valutazione del valore di SPF.
Il 16 aprile 2020 è entrato infine in vigore lo standard UNI EN ISO 24444:2020 Determinazione in vivo del fattore di protezione solare (SPF).
Recepimento EN ISO 24444:2020 del 15 gennaio 2020; adozione ISO 24444:2019 del 18 dicembre 2019; sostituzione UNI EN ISO 24444:2011 (a sua volta recepimento EN ISO 24444:2010; adozione ISO 24444:2010).

Novità e principali informazioni sulla metodica aggiornata
La possibilità di effettuare il test di determinazione dell’SPF in accordo allo standard UNI EN ISO 24444:2020 è ad oggi un traguardo per i laboratori di analisi che lavorano in ambiente qualità ed effettuano ricerca scientifica di elevato standard.
Il test, realizzato secondo questa metodica, consente infatti di ottenere risultati maggiormente riproducibili e affidabili. Massima attenzione è rivolta alla strumentazione utilizzata, alla procedura di selezione dei soggetti e di esecuzione del test, oltre che alla risposta eritemica e all’espressione dei risultati.
Descrizione sintetica delle novità rispetto alla precedente edizione:
• nuovi metodi di prova per determinare l’uniformità del fascio dei simulatori solari;
• reclutamento dei soggetti in base alla puntuale valutazione colorimetrica della cute (angolo ITA°);
• 3 standard di riferimento, utilizzabili singolarmente o in combinazione, a seconda dell’SPF atteso del prodotto oggetto di studio;
• metodica di preparazione del campione e applicazione del prodotto sulla cute specifica per ogni tipologia di formulazione (lozione, crema, olio, liquido, gel, stick, balsamo, aerosol spray, pump spray, roll on, polvere, formulazioni in schiuma);
• aggiunta di un allegato informativo con esempi fotografici di risposte eritematogene, con linee guida per le classificazioni utili per gli sperimentatori;
• implementazione delle tabelle format per una presentazione dei risultati più completa e chiara.

Il presente Comunicato Stampa verrà pubblicato su Cosmetic Technology 6, 2020