SpheraCosmolife

Alberto Manganaro1, Gianluca Selvestrel2, Federica Robino3

1Kode Chemoinformatics, Pisa
2Laboratory of Environmental Chemistry and Toxicology, Environmental Health Department, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano
3Angel Consulting, Milano

a.manganaro@kode-solutions.net


All’interno del progetto europeo LIFE VERMEER è stato sviluppato un software innovativo, disponile gratuitamente, chiamato SpheraCosmolife, in grado di aiutare gli esperti nel processo di valutazione della sicurezza degli ingredienti cosmetici. Tale strumento segue i dettami della regolamentazione cosmetica europea e usa una serie di dati sperimentali, se disponibili, oppure una batteria di modelli in silico in grado di fornire predizioni di molte caratteristiche e proprietà degli ingredienti, avendo semplicemente come input la loro struttura molecolare. Nell’articolo presentiamo tale strumento e forniamo una panoramica di cosa fornisce e come può essere utile agli esperti del settore.

SpheraCosmolife
The new tool for the risk assessment of cosmetic products
Within the EC project LIFE VERMEER, a new, freely available software called SpheraCosmolife has been developed to help the experts in the safety assessment process of cosmetic ingredients. This tool takes the EU regulatory framework into account and uses a series of experimental data, if available, or a battery of in silico models providing predictions for different ingredients, simply having their molecular structure as input. In this article we present this tool and provide a complete overview of the output results, proving how it can be useful for the experts of this sector.

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The Importance of Being Earnest

Le nostre vite professionali ci impongono di scrivere chilometri di mail, di trascorrere ore al telefono a cui si sommano le chat per i messaggi più spicci e incisivi: ricordare un appuntamento o passare un assist a un collega durante una riunione (se abbassa gli occhi sullo schermo, s’intende). E poi le videoconferenze, regine indiscusse insieme agli eventi webinar che hanno via via sostituito gli appuntamenti in presenza, con i vantaggi e gli svantaggi del caso. Concedetemi una domanda da curiosa: “Chissà che cosa accade on the dark side of the moon?” Parafrasando i Pink Floyd intendo dire “dall’altra parte dello schermo”. Qui servirebbe una di quelle faccine gialle con la giusta smorfia.
Ecco, tra tutte queste parole, scritte o volanti, alcune di circostanza, altre più sentite, io credo che sarebbe necessario non lesinare su alcune di queste: sui grazie, ad esempio. Perché un grazie, se sincero, può fare la differenza.
Ed è così che io voglio dire “grazie” agli autori e ai membri del Comitato Scientifico dai quali sto imparando tanto del comparto, delle criticità, delle necessità e delle potenzialità. Così col tempo sta mutando il mio sentire e vivere il mio ruolo all’interno di CEC editore, e più in generale nella mia vita consulenziale.
Ognuno con un proprio stile: chi più accademico; chi più divulgativo; chi più prolisso da arginare; chi estremamente sintetico; chi molto giovane ha visto l’approdo alla rivista come un trampolino; chi di lunga esperienza con montagne di pubblicazioni alle spalle che però non ha mancato di essere presente; chi si è fatto parte attiva di un processo di cambiamento; chi si è fatto travolgere dall’entusiasmo; chi è più visionario e creativo; chi è da inseguire per la consegna; chi mi insegue per la revisione. Ma tutti ugualmente coinvolti nel veicolare conoscenza.

“L’arte di scriver storie sta nel saper tirare fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla” (Italo Calvino).

La cosmetica si tinge di verde e di biotech

AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia • info@aideco.org


Gli ingredienti di origine vegetale e la biotecnologia: risorse ormai irrinunciabili in cosmetica
Quando si valuta la “naturalità” di un cosmetico, l’associazione con gli estratti delle piante è intuitiva, anche se l’accezione è in effetti in via di grande trasformazione. Basti ricordare il grande e attuale tema della sostenibilità, che non si limita alla scelta degli ingredienti o dei packaging ecosostenibili, ma che valuta l’intero ciclo di vita di un prodotto di consumo nel suo insieme e calato nel contesto delle attività umane.
L’uso in cosmetica di sostanze vegetali è essenziale, prima di tutto perché è parte della tradizione cosmetica, secondo poi perché già ora, ma soprattutto in un prossimo futuro, l’opinione pubblica e quindi i consumatori in generale sono fortemente orientati verso la strada green (nel suo più ampio significato) quando scelgono un prodotto cosmetico. Dunque, la comunicazione all’utente finale in tal senso (semplice, corretta, onesta, chiara, trasparente, “sostenibile”, ecc.) sarà obiettivo primario.
La conoscenza e l’utilizzo delle piante da parte dell’uomo è antichissima. L’utilizzo degli ingredienti a disposizione si è spontaneamente rivolto al miglioramento delle condizioni di salute e benessere, comprendendo non per ultima la bellezza e l’estetica. Ai giorni nostri, la ritrovata sensibilità ambientale ha focalizzato particolarmente lo sguardo alla “cosmesi vegetale”, che ha assunto un valore ormai globale guadagnandosi un consistente spazio nel settore nel garantire una qualità ecosostenibile.
Altrettanto importanti, e non certo in contrasto con il cosmetico vegetale, ma piuttosto in sinergia con esso, le biotecnologie già da svariati anni sono parte essenziale dell’innovazione cosmetologica, a partire dalle modalità attraverso le quali si producono gli ingredienti (come è stato ad esempio per il metodo di produzione dell’acido ialuronico da colture cellulari o altri metodi biotecnologici), fino ad arrivare all’ampio spazio che le biotecnologie possono occupare proprio nell’ambito della loro vocazione a favore della sostenibilità.

Ingredienti di origine vegetale: cosmetico naturale e/o biologico? Sì, ma con certificazione
Per essere impiegate le piante vengono sottoposte a numerosi e diversificati processi che permettono di ottenere così la sostanza funzionale, ovvero quella “frazione attiva” che caratterizza (insieme agli altri ingredienti del cosmetico finito) tipologia e attività del prodotto. I metodi di estrazione e le parti utilizzate fanno come noto la differenza sia in termini di efficacia sia di sicurezza d’impiego, oltre che ovviamente che per le loro percentuali nel formulato del prodotto finito.
Alcuni esempi possono essere di riferimento per comprendere meglio come alcuni estratti derivati dal mondo vegetale siano tanto semplici quanto complessi, così da fornire una risposta al trattamento della pelle e dei suoi annessi, prendendo spunto sia dalla tradizione sia dall’innovazione in cosmetologia.
L’Origanum vulgare L. è da sempre utilizzato come ingrediente culinario, ma nell’industria cosmetica si sfrutta il suo potere nel “ritardare” l’invecchiamento cutaneo (1); i metaboliti secondari del Rosmarinus officinalis L. sono sfruttati, invece, per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie (2). Gli estratti possono essere utilizzati non solo per migliorare una condizione fisiologica come può essere il rilassamento cutaneo, ma anche per coadiuvare il trattamento in caso di patologie come l’acne, la rosacea o altre dermatiti; l’utilizzo di Panax ginseng in prodotti specifici per l’acne è giustificato dal fatto che è stata dimostrata la sua attività “antimicrobica”, paragonabile ad altri comuni principi attivi della Farmacopea (3). Analogamente, lo stesso Laurus nobilis leaf extract è in grado di modulare la via di segnalazione infiammatoria indotta dal Propionibacterium acnes, batterio anaerobio che induce l’espressione di citochine pro-infiammatorie (4).
L’industria cosmetica utilizza gli ingredienti di origine vegetale non solo per l’elevata attività di alcuni estratti, ma anche per sostituire quelli di origine animale, sempre più sottoposti a controversie, dubbi e perplessità in ordine ai problemi etici. Specialmente nell’ultimo decennio, l’industria cosmetica è sempre più attenta a immettere sul mercato prodotti formulati con un numero (e/o una concentrazione) sempre minore di componenti di derivazione animale, per fornire risposta a un mercato sempre più consistente che esige risposte sul fronte della sostenibilità.
È anche per questo che il mondo green si confonde con il mondo “vegan”, verso il quale un numero sempre crescente di consumatori si sta orientando. Questa categoria di cosmetici non dovrebbe contenere sostanze di origine animale e men che meno, come ormai la normativa cosmetica obbliga di osservare da molti anni, essere testati sugli animali.
Per poter considerare un cosmetico davvero naturale e/o “biologico”, e non semplicemente legato a un claim pubblicitario poco veritiero, nascono nel 2009 le certificazioni COSMOS e NATRUE che forniscono indicazioni su ingredienti ammessi e vietati, nonché sui trattamenti consentiti sulle materie prime e le percentuali di ingredienti naturali e/o “biologici”. COSMOS propone due livelli di certificazione per i prodotti cosmetici finiti: COSMOS Natural e COSMOS Organic. Nel primo caso gli enti certificatori autorizzati ad applicare il metodo verificano che i cosmetici non contengano più del 2% di ingredienti di sintesi. Nel secondo caso, i cosmetici devono contenere almeno il 20% di ingredienti biologici, facendo eccezione i prodotti a risciacquo, i prodotti acquosi non emulsionati e i prodotti con almeno l’80% di minerali o con ingredienti di origine minerale, per i quali almeno il 10% del prodotto totale deve essere biologico.
NATRUE offre invece tre standard: cosmetici naturali, naturali con ingredienti biologici e cosmetici biologi. Per ogni categoria vengono fissate le concentrazioni minime e massime per il contenuto delle sostanze, variabile dal 90% per le formulazioni senz’acqua al 20% per creme, deodoranti, cosmesi decorativa e fino all’1% per i saponi liquidi.

Dopo molti anni di attesa è stata pubblicata la norma ISO 16128 dall’International Organization for Standardization (ISO), la più importante organizzazione mondiale che redige norme tecniche e standard di riferimento in relazione alle attività industriali, alle tecnologie, alla sicurezza alimentare, all’agricoltura e all’assistenza sanitaria. Sono state messe a punto Linee guida il cui scopo è stato quello di tentare di far chiarezza sul tema prodotto-ingrediente/naturale-biologico. La norma è divisa in due parti e in particolare, seguendo l’iter di pubblicazione:
• la prima parte (febbraio 2016) è dedicata alla definizione degli ingredienti e ai criteri tecnici che consentono di considerarli naturali, derivati “naturali”, “biologici” o derivati biologici;
• la seconda parte (settembre 2017) contiene invece metodi per definire gli indici di naturale e biologico degli ingredienti, da cui poi deriveranno i relativi conteggi di naturale e biologico del prodotto finito.

Questa norma però non si occupa degli aspetti relativi alla comunicazione verso il consumatore finale (etichettatura, informazioni, claim), alla sicurezza d’uso dei prodotti finiti, a questioni ambientali o a considerazioni socio-economiche o alla sostenibilità del prodotto cosmetico naturale, non prende in considerazione le certificazioni e benché meno entra nel contesto della classificazione degli ingredienti (accettabili o meno), non adottando il concetto di valori minimi di soglia. In pratica, la ISO 16128 non definisce nello specifico quali ingredienti siano ammessi nei cosmetici naturali o biologici e i loro contenuti minimi nel prodotto finito. Il suo obiettivo è stato invece quello di fornire criteri quantitativi di “naturalità” applicabili a tutti gli ingredienti cosmetici e determinare indici quantitativi per la composizione in ingredienti naturali e biologici del prodotto finito. In conclusione, questa impostazione della norma implica che all’interno di un prodotto naturale o biologico si possano inserire tutti gli ingredienti, come ad esempio i siliconi, purché venga calcolato un “natural index” idoneo per questa ISO. Questa condizione potrebbe quindi sostenere i noti meccanismi di concorrenza basata sul greenwashing, neologismo che indica una strategia di comunicazione scorretta che associa la propria immagine a tematiche ambientali, distogliendo invece l’attenzione dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive e ostacolando, di fatto, la crescita di un’economia ecocompatibile. Saranno dunque necessarie ulteriori revisioni al fine di ottenere una corretta standardizzazione generale sul “naturale” e “biologico”.

Ingredienti dalla biotecnologia: cosmetico biotech? Sì, ma sostenibile
Negli ultimi anni anche la biotecnologia si è posta al servizio della cosmetica, permettendo di ottenere prodotti dinamici con formulazioni innovative e sicure specifiche per le diverse tipologie cutanee. I principi attivi biotecnologici derivano da metodi produttivi eseguiti in laboratorio con processi altamente tecnologici, ad esempio attraverso le colture cellulari, come è il caso di quelle batteriche per la produzione dell’acido bio-ialuronico o delle cellule staminali vegetali in grado di riprodursi con tecniche controllate.
Nel caso dell’acido ialuronico, la prima fonte di estrazione era stata per anni la cresta di gallo, che oggi deriva quasi esclusivamente da colture batteriche, con il vantaggio di essere più sicuro dal punto di vista allergologico e non soggetto a contaminazioni.
Le cellule staminali vegetali sono “primitive” e “totipotenti”, ovvero quelle da cui avranno origine tutte le altre cellule. Sono in grado di moltiplicarsi velocemente e dare origine a numerose copie di se stesse (autoriproduzione) oppure ad altre cellule più specializzate di vari organi o tessuti della pianta. Una volta raggiunto il livello di maturazione desiderato, se ne possono estrarre le sostanze attive (amminoacidi, zuccheri, fitosteroli, sali minerali, oligoelementi, ecc.) con un grado di purezza e qualità controllabile. Solo per chiarire: le cellule staminali umane non sono utilizzabili in cosmetica.
La funzione primaria degli ingredienti sopra descritti passa attraverso l’utilizzo di meccanismi che, oltre a ripristinare le normali funzioni fisiologiche cutanee, combattono fattori degenerativi come ad esempio il danno da radiazione solare. Alcuni altri esempi: il Lactobacillus acidophilus KCCM12625P sintetizzato è in grado di combattere le specie reattive dell’ossigeno (ROS) che causano invecchiamento cutaneo e iperpigmentazione (5). In modo analogo, lo Zanthoxylum schinifolium fermented extract rappresenta una potenziale alternativa ai prodotti di sintesi, in grado di agire come coadiuvante antinfiammatorio, antibatterico e agente sbiancante (6).
Tutto ciò è compatibile con il concetto della sostenibilità, purché i processi produttivi non impattino negativamente con l’ambiente e con tutti gli altri fattori coinvolti nel ciclo di vita del prodotto.
In conclusione, a condizione che tutti gli ingredienti naturali (vegetali) e biotecnologici soddisfino i criteri di valutazione del profilo tossicologico, è così che la cosmetica green a braccio e in sinergia con la cosmetica biotech affina la qualità della sua produzione, per soddisfare tra natura (tradizione) e scienza (innovazione) le esigenze di un consumatore sempre più attento e informato. Purtroppo ancora oggi è forte l’esigenza di più chiarezza e trasparenza nella comunicazione in cosmetica.

Bibliografia
1. Laothaweerungsawat N, Sirithunyalug J, Chaiyana W (2020) Chemical Compositions and Anti-Skin-Ageing Activities of Origanum vulgare L. Essential Oil from Tropical and Mediterranean Region.
Molecules 25(5):1101
2. Colica C, Di Renzo L, Aiello V et al (2018) Rosmarinic Acid as Potential Anti-Inflammatory Agent.
Rev Recent Clin Trials 13(4):240-242
3. Hou JH, Shin H, Jang KH et al (2019) Anti-acne properties of hydrophobic fraction of red ginseng (Panax ginseng C.A. Meyer) and its active components.
Phytother Res33(3):584-590
4. Lee EH, Shin JH, Kim SS et al (2019) Suppression of Propionibacterium acnes-Induced Skin Inflammation by Laurus nobilis Extract and Its Major Constituent Eucalyptol.
Int J Mol Sci 20(14):3510
5. Lim HY, Jeong D, Park SH et al (2020) Antiwrinkle and Antimelanogenesis Effects of Tyndallized Lactobacillus acidophilus KCCM12625P.
Int J Mol Sci 21(5):1620
6. Lee S-W, Lim J-M, Mohan H et al (2020) Enhanced bioactivity of Zanthoxylum schinifolium fermented extract: Anti-inflammatory, anti-bacterial, and anti-melanogenic activity.
J Biosci Bioeng 129(5):638-645

Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 4, 2020

Perché è utile valutare la dimensione particellare di detergenti e nanosistemi cosmetici?

Unired • Padova – info@unired.it


I sistemi cosmetici trasparenti sono di grande interesse non solo per il mercato detergente (sistemi micellari), ma anche per il trattamento skin care (micro e nano-emulsioni).
La loro caratterizzazione è molto importante per valutare alcune proprietà rilevanti per l’uso.
Durante le fasi di ricerca e sviluppo di un prodotto cosmetico, infatti, il formulatore deve assicurare standard di qualità e un’adeguata shelf-life. Le nano-emulsioni, ad esempio, pur essendo trasparenti, sono sistemi termodinamicamente instabili. Monitorare il diametro medio delle particelle che compongono la formulazione risulta quindi utile per prevedere l’eventuale instabilità del prodotto e prevenire fenomeni di aggregazione particellare.
Non solo, nel caso dei detergenti, il volume delle micelle formate dai tensioattivi che lo compongono può influenzare la dermocompatibilità del prodotto; maggiore è il diametro delle micelle e verosimilmente minore sarà la loro capacità di asportare i lipidi di barriera dello strato corneo.
Per questo motivo l’analisi dimensionale può rivelarsi un approccio semplice e veloce, molto utile per la caratterizzazione dei sistemi nano-dispersi e per garantire la stabilità chimico-fisica del prodotto nel tempo e la conformità alle sue specifiche.
Nei nostri laboratori l’analisi dimensionale viene effettuata mediante Dynamic Light Scattering (DLS), una tecnica strumentale non invasiva per la misura del diametro idrodinamico di nanoparticelle o colloidi tipicamente sub-micronici, dispersi o solubilizzati in un liquido. Il campione viene illuminato da un raggio laser e le variazioni d’intensità della luce diffusa (scattering) dal campione, generate dal movimento browniano delle particelle, vengono misurate in funzione del tempo. A parità di temperatura e di viscosità, le particelle più piccole si muovono molto velocemente generando variazioni rapide dell’intensità di scattering, mentre le particelle più grandi si muovono più lentamente generando variazioni d’intensità ritardate. Il segnale viene inviato a un autocorrelatore che calcola il coefficiente di diffusione delle particelle, che viene poi convertito in diametro idrodinamico.
L’uso di questa tecnica rappresenta un approccio innovativo che può efficientemente integrare le valutazioni di stabilità accelerata comunemente effettuate durante lo sviluppo di un prodotto cosmetico.

Bambini, donne, anziani

Prosegue la collaborazione tra Integratori Italia, parte di Unione Italiana Food, e l’Unione Nazionale Consumatori con la terza edizione della campagna informativa sugli integratori alimentari, nata per fornire una “bussola” ai consumatori che gli permetta di orientarsi nel mondo degli integratori alimentari evitando le notizie parziali e combattendo le fake news. Dopo la vitamina D, il focus adesso è sull’integrazione alimentare in rapporto alle varie fasce di età. Anche questo tema è stato presentato con una videografica informativa e condiviso attraverso la pagina FB e gli altri strumenti di comunicazione di Unione Nazionale Consumatori, ma anche attraverso la newsletter e il sito internet della prima associazione dei consumatori in Italia.

La seconda videopillola è stata realizzata grazie al contributo di Domenico Careddu, Pediatra FIMP; Vincenzo De Leo, Direttore della scuola di specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Dipartimento di Medicina Molecolare e dello sviluppo, Università di Siena; e Giovanni Scapagnini, Ordinario di Nutrizione Umana, Dipartimento di Scienze per la Salute, Università degli Studi del Molise, e Vicepresidente SINUT.

Età pediatrica
Domenico Careddu dichiara: “L’alimento ideale dalla nascita fino al sesto mese è, senza alcun dubbio, il latte materno. Dal primo anno di vita è possibile considerare una supplementazione con Vitamina D e K, la cui concentrazione nel latte materno dopo la nascita è bassa. Dopo il primo anno di vita, l’utilizzo di integratori alimentari può essere necessario in bambini che seguono diete di esclusione o in altre situazioni a rischio di carenza. È bene ricordare che, soprattutto nei ragazzi che praticano sport a livello pre-agonistico/agonistico, l’alimentazione deve consentire di fornire il miglior supporto metabolico alla prestazione, mantenendo contestualmente un peso e una composizione corporea normali.”

La donna
Vincenzo De Leo commenta: “Nella fase della pubertà, periodo di passaggio dall’infanzia all’età adulta, può essere utile integrare con Vitamina D, che ha un ruolo fondamentale nel metabolismo osseo. In età fertile la vitamina B1 si è dimostrata un trattamento efficace per le mestruazioni dolorose e la vitamina E può essere utilizzata nel trattamento della dismenorrea primaria, grazie alla sua attività antiossidante. Infine, per contrastare gli effetti dell’iniziale decremento degli estrogeni in peri-menopausa, l’alterazione della termoregolazione, della stabilità vasomotoria e del ritmo sonno-veglia, negli ultimi anni si sono affermate come terapie i fitoestrogeni, prodotti nutraceutici che, oltre a rappresentare una buona alternativa alla terapia ormonale sostitutiva, si sono dimostrati in grado di esercitare una spiccata attività antiossidante e antinfiammatoria.”

Integratori e invecchiamento cerebrale
Giovanni Scapagnini dichiara: “Il cervello è l’organo del corpo che invecchia più velocemente e in maniera più significativa rispetto a tutti gli altri tessuti dell’organismo. In quest’ottica, trovare delle sostanze che aumentino le difese naturali del cervello rappresenta sempre più un’emergenza socio-sanitaria. Numerose sostanze nutraceutiche sono state oggetto di ricerche sperimentali e cliniche, in quanto potenzialmente efficaci nel supportare le funzioni cerebrali. In generale, il cervello è particolarmente sensibile a carenze vitaminiche, e in particolare alcune vitamine del gruppo B svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento della fisiologia cerebrale. Gli omega-3 sono considerati acidi grassi essenziali.”

L’edizione 2020 proseguirà nei prossimi mesi con il focus sul microbiota intestinale. Dopo una prima fase, i video saranno disponibili anche sul sito www.integratoriebenessere.it e sulla pagina FB Integratori e Benessere.

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

Reazioni avverse a integratori contenenti acido alfa lipoico

La consapevolezza che anche gli integratori alimentari possono provocare reazioni avverse, talora anche gravi, deve essere ben presente negli utilizzatori e nel personale sanitario. Va sottolineata a questo proposito l’importanza della segnalazione spontanea di sospette reazioni avverse al sistema di fitovigilanza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (www.vigierbe.it).

Gli integratori alimentari a base di acido alfa lipoico sono sempre più frequentemente utilizzati, principalmente per lombosciatalgia, sindrome del tunnel carpale e a scopo dimagrante, anche se le informazioni legate alla sicurezza sono ancora poche. Un contributo rilevante è stato dato di recente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che ha valutato le segnalazioni spontanee degli ultimi 20 anni raccolte dal sistema di fitosorveglianza tra marzo 2002 e febbraio 2020 […]

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

Integrazione alimentare nel bambino che pratica sport

[…] La pratica dell’attività sportiva non può essere disgiunta da un’alimentazione corretta e bilanciata. È però necessario sottolineare che esistono differenze tra la nutrizione clinica e la nutrizione sportiva.

Soprattutto nei ragazzi che praticano sport a livello pre-agonistico/agonistico, l’alimentazione deve consentire di fornire il miglior supporto metabolico alla prestazione, mantenendo contestualmente un peso e una composizione corporea normali. Gli elementi essenziali che devono essere sempre garantiti sono un corretto apporto di nutrienti (correlato alla reale attività svolta), un’adeguata composizione e suddivisione cronologica dei pasti rispetto all’orario di allenamento/gara, e una corretta idratazione.

È molto importante, quindi, poter calcolare il fabbisogno energetico per ogni attività fisica in ciascun individuo. A tale proposito, nella letteratura riguardante la nutrizione sportiva si fa riferimento al Metabolic Equivalent (MET), che rappresenta la quantità di ossigeno consumata da un individuo seduto a riposo. Si tratta di un’unità di misura del dispendio energetico a riposo (Resting Energy Expenditure, REE) simile al metabolismo basale ma leggermente superiore (5). Per l’età evolutiva sono state pubblicate delle tabelle che individuano il numero di MET (ovvero multipli di REE) per ciascuna attività […]

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

A proposito di sostenibilità

Per il secondo anno consecutivo, Milano è stata valutata dai ricercatori del Centro Studi in Economia e Regolazione dei Servizi, dell’Industria e del Settore Pubblico (CESISP) dell’Università di Milano-Bicocca come la città più “circolare” d’Italia.
L’economia circolare (ovvero quell’economia basata sul riutilizzo delle risorse e sulla riduzione degli sprechi, all’insegna dell’eco-sostenibilità) non rappresenta solo un modello economico per la gestione efficiente delle risorse, ma si propone come un modello olistico volto a promuovere la sostenibilità ambientale e a migliorare il modello di cooperazione tra tutti gli attori sociali.
Il CESISP ha sviluppato un sistema di misurazione dell’economia circolare in 20 città italiane: Aosta, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trento, Venezia e Verona.
I ricercatori hanno individuato cinque cluster rappresentativi (input sostenibili, condivisione sociale, uso di beni come servizi, end of life, estensione della vita dei prodotti) comprendenti a loro volta 28 indicatori di circolarità. Per ogni indicatore è stata stilata una graduatoria parziale delle città, con punteggi da 0 a 10. Infine, la media ponderata dei punteggi parziali ha determinato un indice di circolarità urbana, in base al quale è stata stilata la classifica finale.
Al primo posto è risultata, come nella prima edizione, Milano, città più “circolare” d’Italia con un punteggio di 7,7 su 10; seconda Trento (7,5) e terza Bologna (7,2).
Le prime 10 città classificate si collocano geograficamente al Nord o Centro-Nord, ad eccezione di Genova (5,8 punti), Verona (5,7 punti) e Aosta (5,2 punti). Le ultime posizioni sono esclusivamente coperte da centri urbani del Sud Italia, con Catania (3,8) e Palermo (3,9) come fanalini di coda. Complessivamente i risultati della graduatoria per indice globale di circolarità non sono incoraggianti: solo otto comuni sui venti in esame riescono a raggiungere un valore di piena sufficienza.
Per la prima volta, infine, la ricerca si è spostata sul piano internazionale: il CESISP ha messo a confronto la città leader della circolarità in Italia, Milano, con altre grandi metropoli europee, utilizzando gli stessi criteri di analisi usati per il contesto italiano. La città più circolare d’Europa è risultata Copenaghen, con un punteggio medio di 3,26 su 5; al secondo posto Parigi (3,21) e al terzo Berlino (3,18). Milano è quarta con un punteggio medio di 3,13, lasciandosi alle spalle, tra le altre, Londra e Madrid (sesta e settima).
L’intento della classifica delle città circolari, secondo gli autori dello studio, è di proporre l’indice di circolarità urbana sviluppato come strumento di valutazione utile per le politiche ambientali dei centri urbani e per l’impatto delle nuove normative e regolamenti.

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

Integratori alimentari o farmaci?

Nell’ambito dell’emergenza COVID-19 sono state avanzate numerose proposte di utilizzo degli integratori alimentari (IA) a fini terapeutici. Tale utilizzo non è corretto, in quanto gli IA possono essere usati per migliorare lo stato di benessere dei soggetti sani, ma il loro utilizzo a scopo terapeutico è improprio e potenzialmente pericoloso per la salute. Ciò è ancora più vero nei confronti di una malattia “nuova” come il COVID-19.
Il Gruppo di lavoro ISS Farmaci COVID-19 ha pubblicato un rapporto1 allo scopo di chiarire soprattutto gli aspetti di perenne ambiguità sul ruolo differente degli IA e dei farmaci. Vengono pertanto indicati per entrambi i differenti percorsi regolatori previsti per l’immissione in commercio. Sono infine richiamate le raccomandazioni sull’uso consapevole e informato degli IA rispetto alle loro funzioni, proprietà e interazioni con i farmaci.
Al momento non c’è nessuna evidenza sperimentale che supporti l’uso preventivo e/o terapeutico di un singolo nutriente e/o di un IA o di una loro miscela nei confronti della malattia COVID-19.
I destinatari di questo rapporto sono ricercatori (medici, farmacisti, biologi), operatori del settore alimentare (OSA), sperimentatori clinici e liberi professionisti che a vario titolo e ruolo sono coinvolti nella ricerca, nello sviluppo e commercializzazione di prodotti a base di sostanze naturali a fini alimentari o medicinali. Il rapporto fornisce anche informazioni al cittadino sull’uso consapevole degli integratori alimentari, con particolare riguardo al contesto epidemiologico attuale.

1Gruppo di Lavoro ISS Farmaci COVID-19. Integratori alimentari o farmaci? Regolamentazione e raccomandazioni per un uso consapevole in tempo di COVID-19. Versione del 31 maggio 2020. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2020. (Rapporto ISS COVID-19 n. 51/2020)

 

Approfondimento pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 4, 2020

Settore cosmetico e risparmio fiscale del Patent Box: quando conviene

Cristina Bellomunno • Avvocato – cristina.bellomunno@legalitax.it
Leonardo Ferri de Lazara • Commercialista – leonardo.ferri@legalitax.it


Secondo l’ultimo Report disponibile (2020) che viene ogni anno stilato da Cosmetica Italia, e nel quale viene analizzato l’andamento del settore cosmetico, “Il fatturato dell’industria cosmetica, cioè il valore della produzione, ha registrato un incremento dell’1,5% sull’anno precedente, con un valore di 12.007 milioni di euro. L’industria cosmetica conferma una tenuta strutturale migliore di altri settori del sistema Made in Italy anche a livello patrimoniale, come confermano le recenti analisi dei bilanci del settore: sono evidenziati valori economico gestionali che, mediamente migliori di altri comparti industriali, consentono di fronteggiare la situazione politica economica ancora molto incerta1”.
È indubbio che il settore della cosmetica richiede costante ricerca e innovazione più che in altri settori: macchinari, nuove tecnologie e metodi di produzione, nuove sostanze e packaging accattivanti. Secondo il Report 2020 di Cosmetica Italia, “I dati consuntivi 2019 confermano le dinamiche competitive del sistema industriale cosmetico, grazie all’attenzione costante in ricerca e innovazione delle imprese del settore che attuano investimenti industriali superiori alla media”.
Si tratta, quindi, di un settore nel quale potrebbe essere molto interessante fare ricorso all’istituto del Patent Box.
Di seguito alcune schematiche indicazioni sulla misura in questione, al fine di verificarne in prima battuta la possibilità di aderirvi. La convenienza di tale misura per la singola impresa dovrà ovviamente essere valutata con l’ausilio di professionisti fiscali e legali esperti.

Di cosa si tratta

La misura del Patent Box è stata per la prima volta varata con la L.190/2014 e successivamente rinnovata con qualche modifica, e consente di ottenere un risparmio grazie a un regime opzionale di tassazione per i redditi d’impresa derivanti dall’utilizzo di beni immateriali giuridicamente tutelabili.
Più nel dettaglio, il Patent Box consente un risparmio sui redditi d’impresa derivanti dallo sfruttamento degli asset di Intellectual Property (IP) e più in particolare dei:
• software protetti da copyright (per la tutela giuridica dei quali non è necessario alcun deposito, essendo sufficiente che essi siano dotati dei requisiti della novità e della creatività richiesti dalla legge sul diritto d’autore);
• brevetti industriali (siano essi concessi o in corso di concessione);
• modelli di utilità (si tratta di invenzioni per così dire “minori”);
• disegni e modelli registrati (per esempio la confezione di un prodotto);
• disegni e modelli non registrati purché abbiano i requisiti di registrabilità (la tutela vale per tre anni dalla prima immissione in commercio nella Comunità);
• know-how (ossia processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico che siano giuridicamente tutelabili2).

I marchi inizialmente agevolabili sono stati esclusi con decorrenza dal periodo d’imposta 2017; rientrano dunque nell’agevolazione solo i marchi per cui i soggetti interessati abbiano effettuato l’opzione nel 2015 e 2016.
Possono esercitare l’opzione i soggetti titolari di reddito d’impresa residenti in Italia, indipendentemente dal tipo di contabilità adottata e dal titolo giuridico in virtù del quale avviene l’utilizzo dei beni che esercitano attività di ricerca e sviluppo.
A seguito dell’introduzione di alcune facilitazioni da parte del c.d. Decreto Crescita del 2019, l’opzione deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta per il quale si intende optare per la stessa, ha durata annuale ed è irrevocabile e rinnovabile.
Non possono beneficiare dell’agevolazione le:
a) società assoggettate alla procedura di fallimento;
b) società in liquidazione coatta amministrativa;
c) società in amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, tranne nei casi in cui la procedura sia finalizzata alla continuazione dell’attività economica;
d) imprese che determinano il reddito con metodi non analitici.

Ambito applicativo

L’accesso al regime premiale del Patent Box può essere esercitato, dietro scelta del contribuente, alternativamente mediante l’attivazione di un ruling, nel quale sono definiti in contradditorio con l’Agenzia delle entrate i metodi e i criteri di calcolo del contributo economico proveniente dall’utilizzo indiretto del bene agevolabile, ovvero a seguito dell’entrata in vigore dell’art.4 del D.L 30 aprile 2019, n.34 in autoliquidazione, determinando e dichiarando direttamente il reddito agevolabile in dichiarazione.

Le novità introdotte dal Decreto Crescita

Condizione necessaria per l’esercizio della facoltà concessa dal Decreto è che i soggetti che esercitano l’opzione riportino le informazioni essenziali alla determinazione del reddito agevolabile in un’idonea documentazione e ne diano comunicazione del possesso nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta per il quale si beneficia dell’agevolazione.
L’idoneità della documentazione produce, inoltre, un effetto premiale nell’eventualità di una successiva rettifica del contributo economico in sede di controllo da parte degli organi preposti.
L’idonea documentazione, così come definita dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 luglio 2019, deve indicare le informazioni utili per l’individuazione delle metodologie scelte dal contribuente per il calcolo del reddito imputabile al bene immateriale (IP) oggetto di agevolazione, nonché le attività di ricerca e sviluppo promosse dalla società.
Attraverso l’esercizio del regime premiale del Patent Box, le imprese che svolgono attività di ricerca e sviluppo possono conseguentemente escludere dalla base imponibile il 50% dei redditi derivanti:
• dall’utilizzo, anche congiunto, dei beni immateriali sopra elencati;
• dalla cessione degli stessi beni immateriali, qualora il 90% del ricavato venga reinvestito nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la vendita.

Una volta individuato il contributo economico del bene agevolato, il 50% detassato costituisce per il contribuente una variazione in diminuzione da riportarsi in misura pari a un terzo nell’esercizio di riferimento e nei due successivi.

Gli obiettivi

Il regime ha il chiaro obiettivo di rendere il mercato italiano maggiormente attrattivo per gli investimenti nazionali ed esteri a lungo termine, tutelando al contempo la base imponibile italiana in quanto:
• incentiva la collocazione in Italia dei beni immateriali attualmente detenuti all’estero da imprese italiane o estere;
• incentiva il mantenimento dei beni immateriali in Italia evitandone la ricollocazione all’estero;
• favorisce l’investimento in attività di ricerca e sviluppo.

Come si calcola

Il metodo di calcolo più utilizzato è sicuramente quello denominato RPSM (o profit split), il quale si basa su tre passaggi:
1. Segregazione del conto economico: è necessario predisporre dei prospetti di conto economico, segregati per funzioni aziendali, che diano evidenza delle relative basi di costo o di ricavo, ai fini del successivo calcolo della remunerazione delle attività routinarie, ovvero di quelle attività che non comportano l’utilizzo di beni immateriali; tali prospetti, completi delle formule di calcolo utilizzate per l’individuazione dei dati, devono dar evidenza delle chiavi di allocazione impiegate, della riconciliazione di tali dati con i conti del bilancio di verifica e le corrispondenti voci del bilancio di esercizio.
2. Remunerazione delle funzioni routinarie dell’impresa come risultanti dall’analisi funzionale e di rischio: è necessario predisporre le analisi di benchmark necessarie per la quantificazione della marginalità delle attività routinarie, fornendo al contempo la documentazione a supporto, con indicazione della banca dati utilizzata, dei criteri di estrazione, della data di rilascio, dell’analisi quantitativa e qualitativa; il contribuente deve altresì indicare le ragioni poste alla base del posizionamento individuato nell’ambito dell’intervallo di valori scaturiti dalle analisi svolte.
3. Calcolo del reddito agevolabile: è necessario predisporre un prospetto di calcolo che dia evidenza, per differenza rispetto al reddito ritraibile dalle attività routinarie di cui ai punti precedenti, dell’extraprofitto residuo riferibile agli IP non agevolabili e agli IP oggetto di agevolazione Patent Box; il contribuente deve inoltre esplicitare i criteri e le chiavi allocative utilizzate ai fini della ripartizione dell’extraprofitto residuo tra gli IP non agevolabili e gli IP oggetto di agevolazione Patent Box.

Un esempio numerico

Si riporta in Tabella 1 un esempio numerico di un caso specifico che aiuta a comprendere meglio l’impatto che tale agevolazione può avere sulla tassazione complessiva di una società con un EBIT molto positivo (circa il 28%).

Conclusioni

La misura del Patent Box può rivelarsi particolarmente vantaggiosa per quelle imprese con un’alta marginalità e che derivano una parte del proprio fatturato dallo sfruttamento di beni di IP agevolabili.
Come riportato precedentemente, è possibile sfruttare l’opzione in commento sino all’invio della dichiarazione dei redditi dell’esercizio per il quale si chiede l’agevolazione: in caso di esercizio coincidente con l’anno solare, quindi per il 2019, è possibile richiedere l’agevolazione sino al prossimo 30 novembre 2020.
L’esperienza ha sino ad oggi dimostrato che è opportuno effettuare la corretta identificazione degli asset IP agevolabili, specie ove si tratti di software, disegni e modelli non registrati, e know-how (ossia asset non titolati), con l’ausilio di un consulente legale specializzato in collaborazione con un fiscalista esperto della materia, anche in modo da predisporre la corretta documentazione richiesta dalla norma.

1www.cosmeticaitalia.it/documenti/a_centrostudi/beauty_report/Rapporto-2020_completo.pdf
2Per un approfondimento del tema know-how si veda l’articolo pubblicato su Cosmetic Technology 23(2):48-50, in cui si chiarisce quando il know-how è giuridicamente tutelabile (e quindi agevolabile tramite il Patent Box).