Cosmetologi si diventa

Il Master di II livello in Scienza dei prodotti cosmetici e dermatologici ha raggiunto la sua X edizione, un traguardo che abbiamo deciso di festeggiare intervistando la Prof.ssa Di Martino, direttrice del Master, che ci ha raccontato le caratteristiche di questo percorso di studi e gli sbocchi professionali che esso è in grado di offrire.


D. Quali sono le peculiarità del corso? Ovvero, in quali elementi si differenzia dagli altri che si inseriscono nel medesimo settore?
R. Il Master in Scienza dei prodotti cosmetici e dermatologici offre un percorso di studi che copre tutte le discipline connesse al mondo del cosmetico, ma cerca di affrontarle in modo pratico, distaccandosi da una logica per così dire “accademica”. La formazione è fortemente orientata nel rispondere alle problematiche reali e concrete del settore. Le lezioni frontali sono affiancate da esercitazioni, laboratori sensoriali, analisi di casi di studio, redazione del PIF e, in ultimo, da un laboratorio di formulazione, durante il quale gli studenti si esercitano nella realizzazione di preparazioni. Il percorso si conclude con un progetto, mediante il quale gli studenti sono chiamati a “realizzare” un prodotto cosmetico affrontando tutte le problematiche connesse, ovvero dalle indagini di mercato fino alla progettazione, passando per la selezione delle materie prime, il contatto con i fornitori, la scelta del packaging e tutto ciò che coinvolge gli aspetti di marketing, senza naturalmente dimenticare la valutazione della sicurezza del prodotto oppure della piccola linea messa a punto. Il percorso studi si conclude con uno stage formativo dell’impegno complessivo di 24 CFU (600 ore) presso una sede concordata con lo studente secondo le proprie attitudini e aspirazioni, che può essere un’azienda cosmetica, una farmacia o un laboratorio di analisi specializzato in analisi in ambito cosmetico (chimiche o microbiologiche). Il tirocinio è gestito mediante un sistema online di registrazione che facilita il compito sia alle aziende sia ai partecipanti.
Ma, indipendentemente dal programma, credo che l’aspetto cardine che contraddistingue il nostro Master dagli altri sia l’importanza del rapporto umano.
Partendo da una mia personale considerazione secondo la quale ciò che fa la differenza nel mondo del lavoro sia la relazione con le persone, noi cerchiamo di formare i nostri studenti in modo tale da fornire loro gli strumenti utili per dare un apporto personale e non standardizzato nel luogo di lavoro in cui si inseriranno. Per raggiungere tale obiettivo, durante l’anno scolastico teniamo dei colloqui individuali per orientare ogni singolo studente nella scelta dello stage più idoneo da svolgere a seconda degli interessi personali e delle attitudini e competenze di ciascun individuo, e questo si traduce in un percorso personalizzato per ogni singolo studente. Ovviamente alla fine i nostri allievi non li “abbandoniamo” e continuiamo a seguirli nel loro percorso professionale supportandoli in ogni evenienza.

D. Come vi siete preparati per affrontare possibili chiusure e garantire in ogni caso la continuità della didattica? In particolare per le ore di laboratorio, se previste.
R. Le lezioni che non richiedono necessariamente la presenza in aula si potranno svolgere attraverso l’utilizzo di una piattaforma telematica adatta per la didattica a distanza (Cisco WebEx o altre tecnologie simili quali ad esempio Google Meet o MsTeams).
Invece per quanto riguarda la parte pratica svolta durante i laboratori, che avranno luogo nei mesi di giugno-luglio, le lezioni saranno garantite rispettando le norme sanitarie che oramai tutti noi conosciamo (distanza di sicurezza di almeno 1 metro, utilizzo della mascherina e dei guanti che comunque in laboratorio vengono normalmente utilizzati, oltre all’igiene delle mani e delle superfici). Abbiamo già sperimentato queste nuove disposizioni durante i laboratori che abbiamo tenuto poco prima dell’estate e non abbiamo avuto problemi, anche perché le aule sono molto grandi e quindi la distanza è più che rispettata.
Durante l’anno vi sono poi delle esercitazioni sensoriali dove la frequenza è sempre auspicabile e ammetto che con il COVID-19 abbiamo riscontrato non poche difficoltà. Pertanto, per consentire agli studenti di non perdere delle opportunità formative, abbiamo deciso di ripetere queste esercitazioni anche a luglio durante i laboratori, per coloro che sono stati impossibilitati a seguirle come da calendario.

D. Qual è la provenienza degli studenti che fanno richiesta di ammissione al Master?
R. Come ben sappiamo il settore della cosmetica è un ambito molto vasto e generalizzato con un’utenza molto ampia, di conseguenza anche la provenienza dei nostri studenti è molto variegata.
Normalmente gli iscritti sono per una larga parte neolaureati provenienti da facoltà scientifiche (in particolare farmacia, chimica e biologia) che fanno fatica ad accedere al mondo del lavoro con la sola laurea magistrale.
Vi sono poi situazioni atipiche come i medici estetici che già lavorano e che vogliono approfondire la conoscenza dei prodotti cosmetici di cui abitualmente consigliano l’uso ai loro pazienti.
Per la X edizione, invece, stiamo avendo un boom di richieste da parte dei farmacisti, forse a causa della situazione emergenziale in corso.

D. Che tasso di occupazione ha il Master?
R. Con orgoglio posso dire che il tasso di occupazione che il nostro Master ha raggiunto è del 100% degli studenti attraverso le strutture messe a disposizione per lo svolgimento del tirocinio. Di solito non meno dell’80% degli studenti riesce a trovare lavoro nell’ambito prediletto nel giro di 1 anno.

D. Dove si sono collocati gli studenti del Master?
R. Indicativamente i nostri studenti hanno trovato lavoro all’interno delle aziende cosmetiche o nelle farmacie; realtà del tutto in linea con gli sbocchi occupazionali che il Master è in grado di offrire.

D. I docenti da dove provengono? Solo dal mondo delle Università o anche altri professionisti sono stati chiamati a intervenire?
R. Il corpo docenti è composto per la maggior parte da professionisti esterni che sono in grado di apportare la propria esperienza professionale unica e specifica, ma si può comunque ricorrere a professori interni in caso di bisogno. La “parte formulativa”, invece, viene gestita solo internamente.

D. I vostri studenti hanno in qualche modo contribuito a modificare il Master durante il corso degli anni oppure il programma è rimasto invariato?
R. Innanzitutto io credo che un Master debba essere in grado di prendere spunto dai fatti che ci circondano, dalle richieste dell’industria e dai cambiamenti che la nostra società affronta quotidianamente, di conseguenza non può essere statico, bensì in continuo aggiornamento.
Inoltre ci teniamo molto al parere dei nostri studenti, ed è proprio per questo motivo che chiediamo loro di compilare un questionario anonimo alla fine del corso, attraverso il quale poter esprimere dei giudizi sul Master per poterlo migliorare. In passato, infatti, è già successo di aver ripensato al piano di studi seguendo i consigli degli studenti. Ed è proprio sulla necessità di aumentare sempre di più la qualità della nostra offerta formativa che questo Master è stato selezionato dal nostro ateneo per l’implementazione della qualità, e speriamo a breve di ottenere la certificazione ISO 9001 AFAQ/AFNOR.

D. Nel corso degli anni avete avuto dei riconoscimenti da parte delle aziende che hanno assunto gli studenti che hanno frequentato il Master?
R. Durante la progettazione del Master ci siamo ripromessi di investire le nostre energie sulla preparazione degli studenti, in modo tale che questi ultimi non si trovassero poi spiazzati e impreparati una volta giunti “sul campo”. E a quanto pare i nostri sforzi sono stati ripagati, poiché alcune delle aziende che hanno assunto i nostri allievi si sono complimentate con noi per il loro grado di preparazione e per la loro capacità di essere “pronti” a lavorare fin dal loro primo inserimento in azienda.

 

Intervista pubblicata su Cosmetic Technology 5, 2020

Startup israeliana sostituisce gli imballaggi in plastica con i rifiuti alimentari

La quantità di rifiuti di plastica che fluiscono nell’oceano potrebbe triplicare entro il 2040 come parte degli 1,3 miliardi di tonnellate stimati previsti per soffocare il nostro ecosistema già teso, uccidendo la vita marina e inquinando la terra. Una recente indagine britannica ha scoperto che particelle di plastica microscopiche e potenzialmente pericolose sono diventate “parte dell’aria che respiriamo”.

W-Cycle, una startup israeliana di FoodTech fondata nel 2017 ha sviluppato SupraPulp™, imballaggi privi di plastica realizzati con rifiuti di canna da zucchero che sono completamente compostabili, sicuri, ma abbastanza resistenti da essere utilizzati per cibi grassi, umidi o caldi. Gli alimenti confezionati con SupraPulp possono essere congelati e riscaldati in forno, in forno a convezione, in  pentola a vapore o in microonde. Dopo l’uso, la confezione può essere smaltita come rifiuto organico.

SupraPulp™ è brevettato, testato sul campo ed è un sostituto ideale per contenitori in plastica, alluminio o schiuma. È composto al 100% da fibre di canna da zucchero rinnovabili chiamate bagassa, la materia fibrosa secca e polposa che rimane dopo che i gambi della canna da zucchero o del sorgo zuccherino vengono tritati per estrarne il succo.

Joseph Siani, Direttore tecnico e Cofondatore di W-Cycle, commenta: ”C’è una maggiore richiesta e pressione sui marchi per offrire prodotti che rispettino l’ambiente. Fornire una soluzione compostabile per piatti pronti e prodotti a base di carne ci consente di aiutare i produttori di alimenti e i consumatori ad abbandonare i contenitori di plastica e creare un ambiente più pulito. Insieme possiamo porre fine all’inquinamento da plastica. Attualmente stiamo commercializzando vassoi SupraPulp™ e cerchiamo distributori strategici, la domanda è eccezionale“.

Per informazioni
W-Cycle Nataly Turgeman, VP Business Development – nataly@w-cycle.com – www.w-cycle.com
NutriPR – Liat Simha – liat@nutripr.com – Twitter: @LiatSimha – www.nutripr.com

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

Gli scarti alimentari come fonte di ingredienti cosmetici sostenibili

Kitarida Kopo, Antonella Casiraghi
Dipartimento di Scienze farmaceutiche, Università degli Studi di Milano, Milano
antonella.casiraghi@unimi.it


Turning food waste into sustainable beauty products
The future of beauty is green
The increasing sensitivity of cosmetic users has promoted greater attention to the origin of the active components used for the production of cosmetic products. Recent pressures to safeguard the environment have also been a reason for promoting a more careful search for active substances obtainable from food waste, and care for extraction processes. These elements have set in motion interesting research to highlight some benefits deriving from the use in the cosmetic field of raw materials obtained from natural sources, such as citrus waste, tomatoes, olives, grapes and coffee.

La sempre maggiore sensibilità degli utilizzatori di cosmetici ha promosso una maggiore attenzione all’origine dei componenti attivi impiegati per la produzione dei prodotti da loro usati. Anche le recenti spinte a esigenze di salvaguardia dell’ambiente sono state motivo di promozione di una più attenta ricerca di sostanze attive ottenibili dagli scarti alimentari e della cura ai processi di estrazione. Questi elementi hanno messo in moto interessanti ricerche per mettere in evidenza alcuni benefici derivanti dall’utilizzo in ambito cosmetico di materie prime ricavate da fonti naturali come gli scarti di agrumi, pomodori, olive, uva e caffè.

Introduzione

La cosmesi negli ultimi decenni ha cambiato completamente il proprio volto, complici le nuove scoperte in ambito chimico e tossicologico, e la consapevolezza dei danni ambientali provocati dall’utilizzo di sostanze non eco-compatibili. Le nuove formulazioni cosmetiche includono oggi un numero sempre maggiore di ingredienti naturali sostenibili a livello ambientale; un elemento che ha contribuito a modificare il settore, spostando parte degli investimenti verso la ricerca di ingredienti caratterizzati da efficacia e sostenibilità, e favorendo la valorizzazione di materie prime ottenute, ad esempio, dagli scarti ancora ricchi di bioattivi provenienti dall’industria agroalimentare, vinicola e della lavorazione dei chicchi di caffè. Questa è stata la maggior consapevolezza dell’impatto delle scelte di acquisto dei consumatori sull’ambiente che li circonda. Nuovi composti bioattivi utilizzabili per formulazioni cosmetiche eco-compatibili provengono anche dagli scarti dell’industria ittica, in particolare dalla parte non edibile dei crostacei, ricchi in pigmenti, xantine e chitina, e dalle alghe.
In questo lavoro si mettono in evidenza alcuni benefici derivanti dall’utilizzo in ambito cosmetico di materie prime ricavate da fonti naturali come gli scarti di agrumi, pomodori, olive, uva e caffè.

Scarti alimentari: una fonte preziosa per una cosmesi sostenibile

La necessità di ottimizzazione delle risorse alimentari e il loro impatto ambientale è argomento sempre più rilevante, se si tiene conto che proprio la produzione alimentare genera dal 19 al 29% di emissioni mondiali di gas serra (1). Gli scarti alimentari sono quindi un importante obiettivo da gestire nelle nuove strategie industriali, al fine di diminuire le perdite di prodotto che impattano negativamente sull’intera catena di approvvigionamento. A tal proposito, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) stima che ci sia una perdita annua di circa 1,3 milioni di tonnellate di cibo in forma di loss o waste. Con l’espressione food loss s’intende la perdita di cibo, ovvero quella quantità di cibo che potrebbe essere edibile ma che si perde per diversi motivi prima che possa essere messa a disposizione del consumatore, in particolare per la presenza di muffe o parassiti. Con food waste s’intende invece lo spreco di cibo, ovvero il cibo scartato dai venditori perché non adatto a standard commerciali per forme o colori, ma anche quello gettato via dai consumatori. Nel concetto di “spreco” è incluso anche il consumo di energia, acqua e di risorse usate lungo tutto il ciclo di vita dell’alimento, comprese quelle utilizzate per il suo smaltimento se il prodotto non viene consumato. Occorre inoltre distinguere fra Paesi in via di sviluppo e Paesi industrializzati. Nei Paesi in via di sviluppo, nella fase produttiva le perdite sono da imputare a tecnologie e tecniche agronomiche non idonee e arretrate, a condizioni ambientali sfavorevoli, alla presenza di parassiti, a condizioni igienico-sanitarie che compromettono parte del raccolto e il suo stoccaggio, a un’organizzazione logistica debole o con infrastrutture obsolete oppure alla raccolta anticipata per carestie. Al contrario, nei Paesi industrializzati l’abbondanza dell’offerta rispetto alla domanda innesca situazioni in cui è più svantaggioso economicamente effettuare il raccolto piuttosto che lasciarlo incolto; inoltre, il cibo può essere scartato perché non conforme per colore, dimensione o forma per la grande distribuzione. I danni alla merce causati da imballatrici o contaminazioni sono motivo dello spreco durante la fase di trasformazione. Durante lo stoccaggio e la vendita al dettaglio, invece, ci possono essere delle interruzioni della catena del freddo che compromettono la qualità dei prodotti. Un’elevata percentuale di spreco alimentare avviene anche durante la fase del consumo domestico per innumerevoli motivi, spesso legati a fattori socio-demografici.

I benefici degli scarti della filiera alimentare

Nuove strategie di smaltimento dei rifiuti prodotti dalla filiera alimentare si sono rese quindi necessarie dove la sola educazione generazionale alla prevenzione nel produrli non è stata in grado di risolvere il problema.
In alcuni casi, le tecniche di smaltimento operate fino ad ora, compresi compostaggio e incenerimento, hanno creato non prevedibili danni ambientali, mentre il riutilizzo dei rifiuti sotto forma di mangimi si è rivelato un metodo più efficiente in termini ambientali. Il maggiore interesse delle aziende cosmetiche è invece rivolto al recupero di composti attivi estratti dagli scarti alimentari, da usare come sostanze funzionali. Si tratta di metodi di gestione dei rifiuti che devono perfezionarsi in modo da raggiungere l’obiettivo dell’eco-efficienza, ovvero aumentare la produzione economica e di conseguenza gli utili diminuendo l’impatto ambientale.

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Microincapsulazione di Tea Tree Oil

Lorena Segale, Andrea Foglio Bonda, Lorella Giovannelli

APTSol, Novara • info@aptsol.it


Gli oli essenziali sono composti naturali estratti da parti aromatiche di diverse piante, caratterizzati da un odore particolare, un’elevata volatilità e una ridotta stabilità che li rende piuttosto sensibili a ossigeno, luce, umidità o calore. Partendo da queste considerazioni, l’obiettivo di questo lavoro è stato quello di veicolare un olio essenziale, il Tea Tree Oil (TTO), in un sistema solido, al fine di ottenere un prodotto sicuramente più maneggevole e più stabile di quello di partenza. Per raggiungere questo obiettivo sono state preparate microparticelle di calcio alginato contenenti l’olio essenziale. Le microparticelle, ottenute per gelazione ionotropica sfruttando la tecnologia a vibrazione, sono state essiccate mediante tre modalità di essiccamento: statico in stufa a 40°C, dinamico sotto flusso d’aria a temperatura ambiente e per liofilizzazione. I sistemi microparticellari sono stati poi sottoposti a una caratterizzazione completa per identificarne morfologia e dimensioni, contenuto di olio essenziale appena preparato e dopo conservazione a temperatura ambiente per 1, 3 e 5 mesi. Dopo essiccamento statico e dinamico, le microparticelle si presentavano parzialmente aggregate, con un diametro medio di circa 400 µm, di forma irregolare ma con un elevato contenuto in TTO (oltre il 50% p/p). Il prodotto liofilizzato, invece, era costituito da microparticelle ben separate tra loro, di dimensioni maggiori rispetto alle altre (circa 500 µm di diametro) e con un buon contenuto in olio essenziale. In tutti e tre i casi, dopo conservazione a temperatura ambiente per 1, 3 e 5 mesi, il contenuto di olio essenziale diminuiva nel tempo con perdite variabili tra il 10% (microparticelle essiccate in stufa) e il 24% (microparticelle essiccate sotto flusso d’aria).

Microencapsulation of Tea Tree Oil
Alginate microparticles prepared using prilling vibration technology
Essential oils are natural liquid compounds extracted from the aromatic parts of different plants. They are characterized by a particular odor and high volatility. These compounds are chemically unstable and easily susceptible to degradation, especially induced by oxygen, light, moisture and heat and this aspect impacts negatively on stability and acceptability of the final products. Starting from these considerations, the aim of this work was to encapsulate Tea Tree Oil (TTO) in a solid system in order to obtain a product more manageable and more stable than the original one. To achieve this goal, calcium alginate microparticles containing TTO were prepared by ionotropic gelation using vibration technology. The obtained microparticles were dried according to three different methods: static in an oven at 40 °C, dynamic under air flow at room temperature and by freeze-drying. Microparticles were completely characterized to identify their morphology and size, essential oil content immediately after the preparation and after storage at room temperature for 1, 3 and 5 months and essential oil in vitro release ability. After static and dynamic drying, the microparticles, partially aggregated, were characterized by an average diameter of about 400 µm, irregular shape and high TTO content (over 50% w/w). The lyophilized product, on the other hand, consisted of well-separated microparticles, larger in diameter than the others (about 500 µm) and with a good content of essential oil. For all systems, the oil content decreased during storage with a total loss, after 5 months, ranging from 10% (air-flow dried microparticles) to 24% (oven dried microparticles).

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SpheraCosmolife

Alberto Manganaro1, Gianluca Selvestrel2, Federica Robino3

1Kode Chemoinformatics, Pisa
2Laboratory of Environmental Chemistry and Toxicology, Environmental Health Department, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano
3Angel Consulting, Milano

a.manganaro@kode-solutions.net


All’interno del progetto europeo LIFE VERMEER è stato sviluppato un software innovativo, disponile gratuitamente, chiamato SpheraCosmolife, in grado di aiutare gli esperti nel processo di valutazione della sicurezza degli ingredienti cosmetici. Tale strumento segue i dettami della regolamentazione cosmetica europea e usa una serie di dati sperimentali, se disponibili, oppure una batteria di modelli in silico in grado di fornire predizioni di molte caratteristiche e proprietà degli ingredienti, avendo semplicemente come input la loro struttura molecolare. Nell’articolo presentiamo tale strumento e forniamo una panoramica di cosa fornisce e come può essere utile agli esperti del settore.

SpheraCosmolife
The new tool for the risk assessment of cosmetic products
Within the EC project LIFE VERMEER, a new, freely available software called SpheraCosmolife has been developed to help the experts in the safety assessment process of cosmetic ingredients. This tool takes the EU regulatory framework into account and uses a series of experimental data, if available, or a battery of in silico models providing predictions for different ingredients, simply having their molecular structure as input. In this article we present this tool and provide a complete overview of the output results, proving how it can be useful for the experts of this sector.

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The Importance of Being Earnest

Le nostre vite professionali ci impongono di scrivere chilometri di mail, di trascorrere ore al telefono a cui si sommano le chat per i messaggi più spicci e incisivi: ricordare un appuntamento o passare un assist a un collega durante una riunione (se abbassa gli occhi sullo schermo, s’intende). E poi le videoconferenze, regine indiscusse insieme agli eventi webinar che hanno via via sostituito gli appuntamenti in presenza, con i vantaggi e gli svantaggi del caso. Concedetemi una domanda da curiosa: “Chissà che cosa accade on the dark side of the moon?” Parafrasando i Pink Floyd intendo dire “dall’altra parte dello schermo”. Qui servirebbe una di quelle faccine gialle con la giusta smorfia.
Ecco, tra tutte queste parole, scritte o volanti, alcune di circostanza, altre più sentite, io credo che sarebbe necessario non lesinare su alcune di queste: sui grazie, ad esempio. Perché un grazie, se sincero, può fare la differenza.
Ed è così che io voglio dire “grazie” agli autori e ai membri del Comitato Scientifico dai quali sto imparando tanto del comparto, delle criticità, delle necessità e delle potenzialità. Così col tempo sta mutando il mio sentire e vivere il mio ruolo all’interno di CEC editore, e più in generale nella mia vita consulenziale.
Ognuno con un proprio stile: chi più accademico; chi più divulgativo; chi più prolisso da arginare; chi estremamente sintetico; chi molto giovane ha visto l’approdo alla rivista come un trampolino; chi di lunga esperienza con montagne di pubblicazioni alle spalle che però non ha mancato di essere presente; chi si è fatto parte attiva di un processo di cambiamento; chi si è fatto travolgere dall’entusiasmo; chi è più visionario e creativo; chi è da inseguire per la consegna; chi mi insegue per la revisione. Ma tutti ugualmente coinvolti nel veicolare conoscenza.

“L’arte di scriver storie sta nel saper tirare fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla” (Italo Calvino).

La cosmetica si tinge di verde e di biotech

AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia • info@aideco.org


Gli ingredienti di origine vegetale e la biotecnologia: risorse ormai irrinunciabili in cosmetica
Quando si valuta la “naturalità” di un cosmetico, l’associazione con gli estratti delle piante è intuitiva, anche se l’accezione è in effetti in via di grande trasformazione. Basti ricordare il grande e attuale tema della sostenibilità, che non si limita alla scelta degli ingredienti o dei packaging ecosostenibili, ma che valuta l’intero ciclo di vita di un prodotto di consumo nel suo insieme e calato nel contesto delle attività umane.
L’uso in cosmetica di sostanze vegetali è essenziale, prima di tutto perché è parte della tradizione cosmetica, secondo poi perché già ora, ma soprattutto in un prossimo futuro, l’opinione pubblica e quindi i consumatori in generale sono fortemente orientati verso la strada green (nel suo più ampio significato) quando scelgono un prodotto cosmetico. Dunque, la comunicazione all’utente finale in tal senso (semplice, corretta, onesta, chiara, trasparente, “sostenibile”, ecc.) sarà obiettivo primario.
La conoscenza e l’utilizzo delle piante da parte dell’uomo è antichissima. L’utilizzo degli ingredienti a disposizione si è spontaneamente rivolto al miglioramento delle condizioni di salute e benessere, comprendendo non per ultima la bellezza e l’estetica. Ai giorni nostri, la ritrovata sensibilità ambientale ha focalizzato particolarmente lo sguardo alla “cosmesi vegetale”, che ha assunto un valore ormai globale guadagnandosi un consistente spazio nel settore nel garantire una qualità ecosostenibile.
Altrettanto importanti, e non certo in contrasto con il cosmetico vegetale, ma piuttosto in sinergia con esso, le biotecnologie già da svariati anni sono parte essenziale dell’innovazione cosmetologica, a partire dalle modalità attraverso le quali si producono gli ingredienti (come è stato ad esempio per il metodo di produzione dell’acido ialuronico da colture cellulari o altri metodi biotecnologici), fino ad arrivare all’ampio spazio che le biotecnologie possono occupare proprio nell’ambito della loro vocazione a favore della sostenibilità.

Ingredienti di origine vegetale: cosmetico naturale e/o biologico? Sì, ma con certificazione
Per essere impiegate le piante vengono sottoposte a numerosi e diversificati processi che permettono di ottenere così la sostanza funzionale, ovvero quella “frazione attiva” che caratterizza (insieme agli altri ingredienti del cosmetico finito) tipologia e attività del prodotto. I metodi di estrazione e le parti utilizzate fanno come noto la differenza sia in termini di efficacia sia di sicurezza d’impiego, oltre che ovviamente che per le loro percentuali nel formulato del prodotto finito.
Alcuni esempi possono essere di riferimento per comprendere meglio come alcuni estratti derivati dal mondo vegetale siano tanto semplici quanto complessi, così da fornire una risposta al trattamento della pelle e dei suoi annessi, prendendo spunto sia dalla tradizione sia dall’innovazione in cosmetologia.
L’Origanum vulgare L. è da sempre utilizzato come ingrediente culinario, ma nell’industria cosmetica si sfrutta il suo potere nel “ritardare” l’invecchiamento cutaneo (1); i metaboliti secondari del Rosmarinus officinalis L. sono sfruttati, invece, per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie (2). Gli estratti possono essere utilizzati non solo per migliorare una condizione fisiologica come può essere il rilassamento cutaneo, ma anche per coadiuvare il trattamento in caso di patologie come l’acne, la rosacea o altre dermatiti; l’utilizzo di Panax ginseng in prodotti specifici per l’acne è giustificato dal fatto che è stata dimostrata la sua attività “antimicrobica”, paragonabile ad altri comuni principi attivi della Farmacopea (3). Analogamente, lo stesso Laurus nobilis leaf extract è in grado di modulare la via di segnalazione infiammatoria indotta dal Propionibacterium acnes, batterio anaerobio che induce l’espressione di citochine pro-infiammatorie (4).
L’industria cosmetica utilizza gli ingredienti di origine vegetale non solo per l’elevata attività di alcuni estratti, ma anche per sostituire quelli di origine animale, sempre più sottoposti a controversie, dubbi e perplessità in ordine ai problemi etici. Specialmente nell’ultimo decennio, l’industria cosmetica è sempre più attenta a immettere sul mercato prodotti formulati con un numero (e/o una concentrazione) sempre minore di componenti di derivazione animale, per fornire risposta a un mercato sempre più consistente che esige risposte sul fronte della sostenibilità.
È anche per questo che il mondo green si confonde con il mondo “vegan”, verso il quale un numero sempre crescente di consumatori si sta orientando. Questa categoria di cosmetici non dovrebbe contenere sostanze di origine animale e men che meno, come ormai la normativa cosmetica obbliga di osservare da molti anni, essere testati sugli animali.
Per poter considerare un cosmetico davvero naturale e/o “biologico”, e non semplicemente legato a un claim pubblicitario poco veritiero, nascono nel 2009 le certificazioni COSMOS e NATRUE che forniscono indicazioni su ingredienti ammessi e vietati, nonché sui trattamenti consentiti sulle materie prime e le percentuali di ingredienti naturali e/o “biologici”. COSMOS propone due livelli di certificazione per i prodotti cosmetici finiti: COSMOS Natural e COSMOS Organic. Nel primo caso gli enti certificatori autorizzati ad applicare il metodo verificano che i cosmetici non contengano più del 2% di ingredienti di sintesi. Nel secondo caso, i cosmetici devono contenere almeno il 20% di ingredienti biologici, facendo eccezione i prodotti a risciacquo, i prodotti acquosi non emulsionati e i prodotti con almeno l’80% di minerali o con ingredienti di origine minerale, per i quali almeno il 10% del prodotto totale deve essere biologico.
NATRUE offre invece tre standard: cosmetici naturali, naturali con ingredienti biologici e cosmetici biologi. Per ogni categoria vengono fissate le concentrazioni minime e massime per il contenuto delle sostanze, variabile dal 90% per le formulazioni senz’acqua al 20% per creme, deodoranti, cosmesi decorativa e fino all’1% per i saponi liquidi.

Dopo molti anni di attesa è stata pubblicata la norma ISO 16128 dall’International Organization for Standardization (ISO), la più importante organizzazione mondiale che redige norme tecniche e standard di riferimento in relazione alle attività industriali, alle tecnologie, alla sicurezza alimentare, all’agricoltura e all’assistenza sanitaria. Sono state messe a punto Linee guida il cui scopo è stato quello di tentare di far chiarezza sul tema prodotto-ingrediente/naturale-biologico. La norma è divisa in due parti e in particolare, seguendo l’iter di pubblicazione:
• la prima parte (febbraio 2016) è dedicata alla definizione degli ingredienti e ai criteri tecnici che consentono di considerarli naturali, derivati “naturali”, “biologici” o derivati biologici;
• la seconda parte (settembre 2017) contiene invece metodi per definire gli indici di naturale e biologico degli ingredienti, da cui poi deriveranno i relativi conteggi di naturale e biologico del prodotto finito.

Questa norma però non si occupa degli aspetti relativi alla comunicazione verso il consumatore finale (etichettatura, informazioni, claim), alla sicurezza d’uso dei prodotti finiti, a questioni ambientali o a considerazioni socio-economiche o alla sostenibilità del prodotto cosmetico naturale, non prende in considerazione le certificazioni e benché meno entra nel contesto della classificazione degli ingredienti (accettabili o meno), non adottando il concetto di valori minimi di soglia. In pratica, la ISO 16128 non definisce nello specifico quali ingredienti siano ammessi nei cosmetici naturali o biologici e i loro contenuti minimi nel prodotto finito. Il suo obiettivo è stato invece quello di fornire criteri quantitativi di “naturalità” applicabili a tutti gli ingredienti cosmetici e determinare indici quantitativi per la composizione in ingredienti naturali e biologici del prodotto finito. In conclusione, questa impostazione della norma implica che all’interno di un prodotto naturale o biologico si possano inserire tutti gli ingredienti, come ad esempio i siliconi, purché venga calcolato un “natural index” idoneo per questa ISO. Questa condizione potrebbe quindi sostenere i noti meccanismi di concorrenza basata sul greenwashing, neologismo che indica una strategia di comunicazione scorretta che associa la propria immagine a tematiche ambientali, distogliendo invece l’attenzione dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive e ostacolando, di fatto, la crescita di un’economia ecocompatibile. Saranno dunque necessarie ulteriori revisioni al fine di ottenere una corretta standardizzazione generale sul “naturale” e “biologico”.

Ingredienti dalla biotecnologia: cosmetico biotech? Sì, ma sostenibile
Negli ultimi anni anche la biotecnologia si è posta al servizio della cosmetica, permettendo di ottenere prodotti dinamici con formulazioni innovative e sicure specifiche per le diverse tipologie cutanee. I principi attivi biotecnologici derivano da metodi produttivi eseguiti in laboratorio con processi altamente tecnologici, ad esempio attraverso le colture cellulari, come è il caso di quelle batteriche per la produzione dell’acido bio-ialuronico o delle cellule staminali vegetali in grado di riprodursi con tecniche controllate.
Nel caso dell’acido ialuronico, la prima fonte di estrazione era stata per anni la cresta di gallo, che oggi deriva quasi esclusivamente da colture batteriche, con il vantaggio di essere più sicuro dal punto di vista allergologico e non soggetto a contaminazioni.
Le cellule staminali vegetali sono “primitive” e “totipotenti”, ovvero quelle da cui avranno origine tutte le altre cellule. Sono in grado di moltiplicarsi velocemente e dare origine a numerose copie di se stesse (autoriproduzione) oppure ad altre cellule più specializzate di vari organi o tessuti della pianta. Una volta raggiunto il livello di maturazione desiderato, se ne possono estrarre le sostanze attive (amminoacidi, zuccheri, fitosteroli, sali minerali, oligoelementi, ecc.) con un grado di purezza e qualità controllabile. Solo per chiarire: le cellule staminali umane non sono utilizzabili in cosmetica.
La funzione primaria degli ingredienti sopra descritti passa attraverso l’utilizzo di meccanismi che, oltre a ripristinare le normali funzioni fisiologiche cutanee, combattono fattori degenerativi come ad esempio il danno da radiazione solare. Alcuni altri esempi: il Lactobacillus acidophilus KCCM12625P sintetizzato è in grado di combattere le specie reattive dell’ossigeno (ROS) che causano invecchiamento cutaneo e iperpigmentazione (5). In modo analogo, lo Zanthoxylum schinifolium fermented extract rappresenta una potenziale alternativa ai prodotti di sintesi, in grado di agire come coadiuvante antinfiammatorio, antibatterico e agente sbiancante (6).
Tutto ciò è compatibile con il concetto della sostenibilità, purché i processi produttivi non impattino negativamente con l’ambiente e con tutti gli altri fattori coinvolti nel ciclo di vita del prodotto.
In conclusione, a condizione che tutti gli ingredienti naturali (vegetali) e biotecnologici soddisfino i criteri di valutazione del profilo tossicologico, è così che la cosmetica green a braccio e in sinergia con la cosmetica biotech affina la qualità della sua produzione, per soddisfare tra natura (tradizione) e scienza (innovazione) le esigenze di un consumatore sempre più attento e informato. Purtroppo ancora oggi è forte l’esigenza di più chiarezza e trasparenza nella comunicazione in cosmetica.

Bibliografia
1. Laothaweerungsawat N, Sirithunyalug J, Chaiyana W (2020) Chemical Compositions and Anti-Skin-Ageing Activities of Origanum vulgare L. Essential Oil from Tropical and Mediterranean Region.
Molecules 25(5):1101
2. Colica C, Di Renzo L, Aiello V et al (2018) Rosmarinic Acid as Potential Anti-Inflammatory Agent.
Rev Recent Clin Trials 13(4):240-242
3. Hou JH, Shin H, Jang KH et al (2019) Anti-acne properties of hydrophobic fraction of red ginseng (Panax ginseng C.A. Meyer) and its active components.
Phytother Res33(3):584-590
4. Lee EH, Shin JH, Kim SS et al (2019) Suppression of Propionibacterium acnes-Induced Skin Inflammation by Laurus nobilis Extract and Its Major Constituent Eucalyptol.
Int J Mol Sci 20(14):3510
5. Lim HY, Jeong D, Park SH et al (2020) Antiwrinkle and Antimelanogenesis Effects of Tyndallized Lactobacillus acidophilus KCCM12625P.
Int J Mol Sci 21(5):1620
6. Lee S-W, Lim J-M, Mohan H et al (2020) Enhanced bioactivity of Zanthoxylum schinifolium fermented extract: Anti-inflammatory, anti-bacterial, and anti-melanogenic activity.
J Biosci Bioeng 129(5):638-645

Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 4, 2020

Perché è utile valutare la dimensione particellare di detergenti e nanosistemi cosmetici?

Unired • Padova – info@unired.it


I sistemi cosmetici trasparenti sono di grande interesse non solo per il mercato detergente (sistemi micellari), ma anche per il trattamento skin care (micro e nano-emulsioni).
La loro caratterizzazione è molto importante per valutare alcune proprietà rilevanti per l’uso.
Durante le fasi di ricerca e sviluppo di un prodotto cosmetico, infatti, il formulatore deve assicurare standard di qualità e un’adeguata shelf-life. Le nano-emulsioni, ad esempio, pur essendo trasparenti, sono sistemi termodinamicamente instabili. Monitorare il diametro medio delle particelle che compongono la formulazione risulta quindi utile per prevedere l’eventuale instabilità del prodotto e prevenire fenomeni di aggregazione particellare.
Non solo, nel caso dei detergenti, il volume delle micelle formate dai tensioattivi che lo compongono può influenzare la dermocompatibilità del prodotto; maggiore è il diametro delle micelle e verosimilmente minore sarà la loro capacità di asportare i lipidi di barriera dello strato corneo.
Per questo motivo l’analisi dimensionale può rivelarsi un approccio semplice e veloce, molto utile per la caratterizzazione dei sistemi nano-dispersi e per garantire la stabilità chimico-fisica del prodotto nel tempo e la conformità alle sue specifiche.
Nei nostri laboratori l’analisi dimensionale viene effettuata mediante Dynamic Light Scattering (DLS), una tecnica strumentale non invasiva per la misura del diametro idrodinamico di nanoparticelle o colloidi tipicamente sub-micronici, dispersi o solubilizzati in un liquido. Il campione viene illuminato da un raggio laser e le variazioni d’intensità della luce diffusa (scattering) dal campione, generate dal movimento browniano delle particelle, vengono misurate in funzione del tempo. A parità di temperatura e di viscosità, le particelle più piccole si muovono molto velocemente generando variazioni rapide dell’intensità di scattering, mentre le particelle più grandi si muovono più lentamente generando variazioni d’intensità ritardate. Il segnale viene inviato a un autocorrelatore che calcola il coefficiente di diffusione delle particelle, che viene poi convertito in diametro idrodinamico.
L’uso di questa tecnica rappresenta un approccio innovativo che può efficientemente integrare le valutazioni di stabilità accelerata comunemente effettuate durante lo sviluppo di un prodotto cosmetico.

Bambini, donne, anziani

Prosegue la collaborazione tra Integratori Italia, parte di Unione Italiana Food, e l’Unione Nazionale Consumatori con la terza edizione della campagna informativa sugli integratori alimentari, nata per fornire una “bussola” ai consumatori che gli permetta di orientarsi nel mondo degli integratori alimentari evitando le notizie parziali e combattendo le fake news. Dopo la vitamina D, il focus adesso è sull’integrazione alimentare in rapporto alle varie fasce di età. Anche questo tema è stato presentato con una videografica informativa e condiviso attraverso la pagina FB e gli altri strumenti di comunicazione di Unione Nazionale Consumatori, ma anche attraverso la newsletter e il sito internet della prima associazione dei consumatori in Italia.

La seconda videopillola è stata realizzata grazie al contributo di Domenico Careddu, Pediatra FIMP; Vincenzo De Leo, Direttore della scuola di specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Dipartimento di Medicina Molecolare e dello sviluppo, Università di Siena; e Giovanni Scapagnini, Ordinario di Nutrizione Umana, Dipartimento di Scienze per la Salute, Università degli Studi del Molise, e Vicepresidente SINUT.

Età pediatrica
Domenico Careddu dichiara: “L’alimento ideale dalla nascita fino al sesto mese è, senza alcun dubbio, il latte materno. Dal primo anno di vita è possibile considerare una supplementazione con Vitamina D e K, la cui concentrazione nel latte materno dopo la nascita è bassa. Dopo il primo anno di vita, l’utilizzo di integratori alimentari può essere necessario in bambini che seguono diete di esclusione o in altre situazioni a rischio di carenza. È bene ricordare che, soprattutto nei ragazzi che praticano sport a livello pre-agonistico/agonistico, l’alimentazione deve consentire di fornire il miglior supporto metabolico alla prestazione, mantenendo contestualmente un peso e una composizione corporea normali.”

La donna
Vincenzo De Leo commenta: “Nella fase della pubertà, periodo di passaggio dall’infanzia all’età adulta, può essere utile integrare con Vitamina D, che ha un ruolo fondamentale nel metabolismo osseo. In età fertile la vitamina B1 si è dimostrata un trattamento efficace per le mestruazioni dolorose e la vitamina E può essere utilizzata nel trattamento della dismenorrea primaria, grazie alla sua attività antiossidante. Infine, per contrastare gli effetti dell’iniziale decremento degli estrogeni in peri-menopausa, l’alterazione della termoregolazione, della stabilità vasomotoria e del ritmo sonno-veglia, negli ultimi anni si sono affermate come terapie i fitoestrogeni, prodotti nutraceutici che, oltre a rappresentare una buona alternativa alla terapia ormonale sostitutiva, si sono dimostrati in grado di esercitare una spiccata attività antiossidante e antinfiammatoria.”

Integratori e invecchiamento cerebrale
Giovanni Scapagnini dichiara: “Il cervello è l’organo del corpo che invecchia più velocemente e in maniera più significativa rispetto a tutti gli altri tessuti dell’organismo. In quest’ottica, trovare delle sostanze che aumentino le difese naturali del cervello rappresenta sempre più un’emergenza socio-sanitaria. Numerose sostanze nutraceutiche sono state oggetto di ricerche sperimentali e cliniche, in quanto potenzialmente efficaci nel supportare le funzioni cerebrali. In generale, il cervello è particolarmente sensibile a carenze vitaminiche, e in particolare alcune vitamine del gruppo B svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento della fisiologia cerebrale. Gli omega-3 sono considerati acidi grassi essenziali.”

L’edizione 2020 proseguirà nei prossimi mesi con il focus sul microbiota intestinale. Dopo una prima fase, i video saranno disponibili anche sul sito www.integratoriebenessere.it e sulla pagina FB Integratori e Benessere.

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020

Reazioni avverse a integratori contenenti acido alfa lipoico

La consapevolezza che anche gli integratori alimentari possono provocare reazioni avverse, talora anche gravi, deve essere ben presente negli utilizzatori e nel personale sanitario. Va sottolineata a questo proposito l’importanza della segnalazione spontanea di sospette reazioni avverse al sistema di fitovigilanza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (www.vigierbe.it).

Gli integratori alimentari a base di acido alfa lipoico sono sempre più frequentemente utilizzati, principalmente per lombosciatalgia, sindrome del tunnel carpale e a scopo dimagrante, anche se le informazioni legate alla sicurezza sono ancora poche. Un contributo rilevante è stato dato di recente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che ha valutato le segnalazioni spontanee degli ultimi 20 anni raccolte dal sistema di fitosorveglianza tra marzo 2002 e febbraio 2020 […]

Articolo pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5, 2020