Soluzioni applicative performanti per il makeup

Soluzioni applicative performanti per il makeup

Il sistema mascara

Da sempre il mascara è un vero must-have del makeup. La sua funzione è quella di dare più colore e spessore alle ciglia, per rendere seducente e magnetico lo sguardo attraverso formule che negli anni sono diventate sempre più avanzate e performanti. Al passo con la ricerca formulativa che ha raggiunto altissimi livelli di tecnologia e innovazione, è il packaging, quando accuratamente progettato e realizzato, a garantire la veicolazione delle performance del cosmetico. Il “prodotto mascara” costituisce un “sistema” perfettamente equilibrato e integrato di cosmetico e contenitore, la cui performance è la sintesi di un equilibrio perfetto. Solo le aziende specializzate, con alle spalle un profondo know-how tecnico, sanno tradurre con l’ingegneria dei processi e dei materiali le richieste dei formulatori, concretizzando qualità, estetica e praticità d’uso.

Application Solutions for Mascara
The mascara system

Mascara has always been an essential part of makeup. Its function is to give more color, thickness, and length to the eyelashes, to make the eyes look more prominent, seductive, and magnetic. While mascara formulation research has reached high levels of technology and innovation to create more advanced and performance enhancing formulas, it is the package that guarantees the ease of application and transmission to ensure the desired effect. A “mascara product” consists of the perfect balanced execution of an integrated system of formula and dispensing system, whose performance is the synthesis of a perfect balance. Only specialized companies, with a deep technical know-how behind them, know-how to translate the requests of mascara formulators with the engineering, manufacturing processes, and materials to realize the quality, aesthetics, and application performance necessary for a successful mascara.

Il mascara è il vero must-have del makeup e lo è diventato ancora di più con le nuove abitudini imposte dalla pandemia. Seduzione e femminilità trovano un grosso alleato nel mascara. Chiamato in questi mesi a valorizzare la bellezza del viso della donna, oggi in gran parte nascosto dalla mascherina protettiva, è diventato il protagonista incontrastato del makeup, guadagnando un primato storicamente attribuibile al rossetto. Quest’ultimo è stato sempre capace di superare senza grandi scossoni qualsiasi crisi e ha sempre registrato una tenuta in termini di vendite, grazie alla sua capacità di immediata valorizzazione della femminilità e per la disponibilità di offerta su diverse fasce di prezzo, a soddisfazione di tutte le capacità di acquisto. Oggi l’ampia disponibilità di proposte sul mascara offre esattamente le stesse aspettative.

Il binomio formula-packaging
Il mascara è il cosmetico utilizzato per dare più colore e spessore alle ciglia: le solleva e le scurisce andando a creare un contrasto con l’iride e la cornea, realizzando una cornice che valorizza l’occhio e lo sguardo. Da sempre immancabile nel beauty case femminile, il mascara ha una storia secolare che parte dagli antichi Egizi e passa dai Romani fino ad arrivare alla fine degli anni Cinquanta, quando acquisisce la conformazione attuale con il primo mascara di Helena Rubinstein. Oggi il cosmetico è un fluido cremoso, dalle diverse fisicità e viscosità a seconda della formulazione, e richiede l’impiego di un imballaggio in plastica composto basicamente da un flacone e da un accessorio integrato che consente l’applicazione sulle ciglia. Le aziende cosmetiche di tutto il mondo si contendono il mercato a colpi di innovazione e brevetti, alla ricerca di formule migliorate e diversificate: questo offre spunti e slancio allo sviluppo del packaging, con il quale la formula crea un binomio perfetto, equilibrato e integrato.

MAKEUP TECHNOLOGY

Andrea Vanoncini
Product Manager,
Brivaplast Group, Ornago (MB)
group@brivaplast.com

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briva plast group

Soluzioni applicative
performanti per il makeup

Tecnologia Omega Ceramide®

Tecnologia Omega Ceramide®

Ω9 Ceramide Olive®, Vitaskin E® e Ceralink+®

La tecnologia Omega Ceramide® è un processo produttivo a basso impatto ambientale: reazione biocatalizzata da enzimi, senza l’utilizzo di solventi, che parte da substrati vegetali. La sintesi inizia con amminoglicerolo e acido grasso differente a seconda della fonte vegetale utilizzata, ottenendo infine una struttura a testa polare e code apolari con proprietà chimico-fisiche caratteristiche delle ceramidi (Fig.1). Questa tecnologia presenta tre aspetti positivi:
1. Ripristino del cemento lipidico intercorneocitario: migliora la coesione dei cheratinociti con effetto ristrutturante della barriera cutanea.
2. Stabilizzazione degli UFA: aumenta la stabilità all’ossidazione e facilita la formulazione.
3. Aumento della biodisponibilità degli UFA grazie alle caratteristiche biomimetiche della struttura: incrementa l’efficacia dell’attivo. Interessanti attivi prodotti con questa tecnologia sono:
• Ω9 Ceramide Olive®, veicolante acido oleico da olio d’oliva;
• Vitaskin E®, contente omega 6 e 3 da semi di lampone, e un derivato della vitamina E;
• Ceralink+®, con acido linoleico da semi di cartamo e Ceramide 3.

Ω9 Ceramide Olive® (nome INCI: Olive Oil Aminopropanediol Esters) è un attivo indicato per prodotti anti-ageing, in grado sia di ripristinare la corretta omeostasi della barriera cutanea sia di avere un effetto rassodante.
Vitaskin E® (nome INCI: Raspberry Seed Oil/Tocopheryl Succinate Aminopropanediol Esters) è un attivo in grado di stimolare la ristrutturazione degli strati cutanei grazie al contenuto di acido linoleico, linolenico e del derivato della vitamina E, più stabile e biodisponibile.
Ceralink+® (nome INCI: Safflower Oil/Palm Oil Aminopropanediol Esters, Ceramide 3) è un attivo costituito da una delle ceramidi maggiormente presenti nello strato corneo (~22%), la ceramide N, e due analoghi della ceramide 10 (NdS) e 2 (NS) ottenuti tramite tecnologia Omega Ceramide® con olio di cartamo.
Ceralink+® stimola la sintesi di un precursore partecipante alla formazione endogena di ceramidi, migliora quindi la composizione della barriera cutanea aumentando le difese da aggressioni esterne e conseguente riduzione dello stato infiammatorio.
Le caratteristiche tecniche di Ω9 Ceramide Olive®, Vitaskin E® e Ceralink+® sono riportate in Tabella 1.

Ω9 Ceramide Olive®
I test di efficacia eseguiti verificano l’attività anti-elastasi e la capacità di migliorare l’elasticità e la tonicità cutanea.

Studi in vitro
Studi in vitro su espianti di pelle umana (cute addominale di donne di 40 anni) comprovano l’azione inibente dell’enzima elastasi; questo è una proteasi che catalizza la degradazione dell’elastina con conseguente peggioramento del tessuto connettivo, riducendo le proprietà elastiche della pelle quando sottoposta a forze meccaniche, con conseguente perdita di tono.
Sugli espianti è applicata giornalmente (per 6 giorni) un’emulsione contenente l’1% di Ω9 Ceramide Olive® o placebo e successivamente elastasi. Sono osservate poi le fibre al microscopio ottico per misurare la superficie occupata.
Il network di fibre elastiche di partenza rimane inalterato al termine del test senza l’applicazione dell’enzima; dove questo viene applicato la differenza è netta tra il trattamento con crema contente l’attivo e i casi trattati con placebo.
In questi ultimi le fibre sono nettamente deteriorate a differenza del precedente dove il network rimane immutato, prova dell’inibizione dell’enzima.

Studi in vivo
Studi in vivo su 20 volontari con una condizione di cute molto secca e danneggiata dimostrano come l’applicazione bigiornaliera (per 56 giorni) di un’emulsione contenente l’1% di Ω9 Ceramide Olive® porti a un significativo aumento dell’elasticità e tonicità della pelle (verificato con analisi del microrilievo).
A differenza dell’utilizzo del placebo, che non porta a un risultato significativo, l’uso della crema con l’attivo migliora del 33% le microdepressioni nell’80% dei volontari […]

Tutti i componenti di Ω9 Ceramide Olive®, Vitaskin E® e Ceralink+® sono conformi al Regolamento (CE) n.1223/2009, privi di qualsiasi sostanza proibita, CMR e allergeni.
Sono materie prime ben tollerate dalla pelle, con un profilo tossicologico sicuro sia per la cute che per gli occhi.
Ω9 Ceramide Olive® e Vitaskin E® non contengono derivati da palma. I componenti derivati da palma costituenti Ceralink+® sono certificati RSPO.
I nomi INCI delle materie prime sono registrati in EU, USA e Giappone; in Cina tutti i componenti degli attivi sono listati nell’elenco IECIC e in più la Ceramide 3 del Ceralink+® è presente anche nell’elenco IECSC.

La tecnologia Omega Ceramide® contrappone un alto livello di efficacia a un basso impatto ambientale.
Il mercato è in continua ricerca di prodotti funzionali e questa tecnologia è in grado di offrirli.
Ω9 Ceramide Olive®, Vitaskin E® e Ceralink+® sono attivi versatili dal punto di vista formulativo e funzionale, utilizzabili sia nelle classiche emulsioni che in prodotti anidri.

MAKEUP TECHNOLOGY

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VARIATI - SOLABIA

TECNOLOGIA Omega Ceramide®

Validazione/descrizione di un impianto per la produzione di emulsioni

Validazione/descrizione di un impianto per la produzione di emulsioni

Sistema composto da fusore e turboemulsore

Questo articolo descrive l’impiantistica di produzione delle emulsioni. Verrà prima fatta una breve introduzione riguardo le norme di buona fabbricazione (Good Manufacturing Practices, GMP) dal punto di vista impiantistico, con la descrizione delle tipologie di emulsioni e l'importanza della pulizia e sanitizzazione; si proseguirà poi con la descrizione delle macchine e del processo. Scopo della trattazione è illustrare l'adeguatezza dell'impianto alla fabbricazione dei prodotti cosmetici, in particolare delle emulsioni (mascara).

Validation/description of an emulsion production plant
System composed of melter and turboemulsifier

This article describes the emulsion production plant.
A brief introduction will first be made regarding good manufacturing practices regarding machinery, the description of the types of emulsions and the importance of cleaning and sanitization; we will then continue with the description of the machines and the process.
The purpose of the discussion is to illustrate the suitability of the plant for the manufacture of cosmetic products, in particular emulsions (mascara).

Definizione e descrizione di un impianto e validazione, adeguatezza alla produzione di emulsioni (mascara).

Materiali e Metodi
La validazione è considerata come la verifica della conformità di almeno tre produzioni conformi.
Di seguito è illustrato un esempio di formula e metodo con cui si va a testare il funzionamento dell’impianto.

Esempio di formula e metodo di produzione
Ingredienti o materiali (mascara)
Gli ingredienti sono acqua, idratante, solvente, collante, gelificante, emulsionante, colorante, fattore di consistenza, cere, filmogeni e conservanti.
Il sistema di produzione o metodo prevede l’utilizzo di 2 macchine: fusore e turboemulsore.
Ciascuno dei due impianti è dotato di mescolatore; il turboemulsore in più ha la turbina od omogeneizzatore, fondamentale per ottenere l’emulsione.
Nel fusore viene lavorata la fase oleosa composta da: fattore di consistenza, cere e filmogeni.
Nel turboemulsore vengono lavorate le seguenti fasi:
• Fase 1: acqua, idratante, solvente.
• Fase 2: collante, gelificante.
• Fase 3: acqua, emulsionante.
• Fase 4: colorante.
• Fase 5: conservanti.

MAKEUP TECHNOLOGY

Antonio Zaghi
BP2, Cernusco sul Naviglio (MI)
antoniozaghi@bp2inox.it

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bp2 inox

Validazione/descrizione
di un impianto per la produzione di emulsioni

Il mascara naturale

Il mascara naturale

Aspettative vs realtà: come la formulazione dei mascara si adatta ai nuovi trend del mercato

L’articolo è volto a definire il significato dei numerosi claim che negli ultimi anni hanno popolato il mondo della cosmetica. Il consumatore è sempre più spesso desideroso di capire e controllare quello che sta comprando e utilizzando. A questo scopo ho voluto approfondire quali sono i mezzi che può utilizzare per informarsi e analizzare la qualità delle informazioni che può ottenere con questi strumenti. Non esistendo una definizione chiara e univoca di “naturale”, il concetto viene spesso male interpretato. A “naturale” si sono uniti molti altri nuovi claim, in relazione ai quali ci sono molti miti da sfatare. Nella seconda parte dell’articolo si entra nel dettaglio di una delle categorie cosmetiche più coinvolte da questo trend: il mascara. Il mascara naturale viene percepito dal consumatore come più sicuro e meno irritante, ma queste preoccupazioni sono realmente giustificate? Entrando nel dettaglio di ogni classe di materie prime utilizzate in un mascara, possiamo vedere come questa tipologia di prodotto si sta adattando alle nuove tendenze.

Natural mascara
Expectations vs reality: how mascara formulation adapts to new market trends

This article is aimed at defining the meaning of the numerous claims that have populated the world of cosmetics in recent years. Consumers are increasingly eager to understand and control what they are buying and using. For this purpose I wanted to investigate what are the tools that can be used to inform themselves and analyze the quality of information they can get with these tools.
As there is no clear and univocal definition of “natural” the concept is often misinterpreted. To “natural” have joined many other new claims in relation to which there are many myths to debunk.
In the second part of the article, we go into detail about one of the cosmetic categories most affected by this trend: mascara. Natural mascara is perceived by consumers as safer and less irritating, but are these concerns really justified? By going into detail about each class of raw materials used in a mascara, we can see how this type of product is adapting to the new trends.

Era il 2010 quando Johann Wiechers parlava di “Naturale” come la nuova religione cosmetica.
Argomentava il suo articolo partendo dal rapporto tra scienza e religione, sostenendo che la religione è qualcosa che non deve essere provata da fatti; se la religione avesse delle prove sarebbe una scienza e a quel punto non sarebbe più una fede. Quindi perché definire come “naturale” la nuova religione cosmetica? Perché non c’è evidenza della superiorità del naturale sul sintetico, ma nonostante ciò molti consumatori pensano che “naturale” sia migliore.
Continuava l’articolo con vari aneddoti, tra cui la sua discussione con una persona che sosteneva che i tensioattivi naturali fossero migliori “perché sono naturali” e che “essendo naturali non irritano e sono migliori per la pelle”. Alla sua ulteriore domanda: “E perché non irritano la pelle?”. La risposta fu: “Perché sono naturali”. A quel punto cercò di spiegare al “credente del naturale” che la struttura dei tensioattivi li porta ad avere una maggior probabilità di interagire con le membrane cellulari, ed è questa la ragione del loro potere irritante. La verità non è che tutti i tensioattivi naturali non sono irritanti e che tutti i tensioattivi sintetici lo sono (1).
Sono passati 11 anni e il “credo” del naturale si è diffuso e sviluppato secondo diverse diramazioni.
Partendo da quello che era puramente un credo, la parte scientifica della cosmetica ha cercato di approfondire, trovare una linea comune e dare una logica a questo grande trend.
A oggi al naturale si affiancano tanti nuovi concetti più tangibili e dimostrabili: sostenibile, a basso impatto ambientale, biodegradabile, zero-waste, enviromental friendly, upcycling, short INCI, ecc.
Mentre per un consumatore esperto e informato questi sono claim ben distinti, il 50% dei consumatori europei non è in grado di definire la differenza tra un cosmetico naturale e biologico, ma nonostante questo, nel 2016 l’80% delle donne francesi ha acquistato un cosmetico naturale/biologico e il 50% di queste dichiara di averlo fatto dopo aver realizzato l’impatto ecologico dei prodotti non biologici (2).
È chiaro, quindi, che nonostante la confusione e la mancanza di una regolamentazione, indipendentemente dalla motivazione di base, che sia per cieca fiducia o per consapevole informazione, questo tipo di trend non è destinato a sparire a breve.

MAKEUP TECHNOLOGY

Lara Checchi
Research Chemist, Oxygen Innovation, Crema (CR)
lchecchi@oxygendevelopment.com

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OXYGEN DEVELOPMENT

MASCARA IS BLACK

Black of 35

Black of 35

Carbon black non-nano e pre-disperso ideale per eyeliner e mascara

“Specchio, specchio delle mie brame,
chi ha lo sguardo più intenso del reame?”

Potrebbe forse essere il mantra rivisitato di una fiaba dei fratelli Grimm dei giorni nostri.
Ciglia effetto volume ed eyeliner grafici continueranno a rappresentare la tendenza dei prossimi mesi. La mascherina ci accompagnerà ancora per qualche tempo, riportando l’attenzione sul nostro più affascinante strumento comunicativo: gli occhi.
Le formulazioni di eyeliner e mascara, per considerarsi performanti, devono poter rispondere a una serie di criteri: pay-off soddisfacente, viscosità adeguata, scorrevolezza in applicazione e lunga durata.
Un ulteriore requisito fondamentale risiede nell’accurata selezione del packaging: uno scovolino o un applicatore poco idonei possono compromettere le performance di una formula ottimale.
Nonostante in commercio si possano reperire delineatori occhi e mascara delle colorazioni più svariate, il grande classico resta sempre il nero: il colore della notte e del carbone. Sì, il carbone.
C’erano una volta, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, il profumiere francese Eugène Rimmel e T. L. Williams (fondatore di Maybelline): i pionieri della formulazione del mascara. I primi prototipi vennero creati miscelando vaselina a polvere di carbone.
Il nero fumo, o Carbon black (CI 77266), è il pigmento inorganico nero per eccellenza, costituito da particelle finissime di carbonio amorfo ottenute attraverso la combustione incompleta di idrocarburi.
Il Carbon black (D&C Black 2) è tuttavia un “osservato speciale” da parte della Commissione europea1 e della Food and Drug Administration (FDA) per i suoi possibili rischi per la salute umana.
Un carbon black pre-disperso in forma non- nano è la favola di ogni formulatore?
“I sogni son desideri” che oggi diventano realtà.
Gale & Cosm distribuisce in esclusiva per l’Italia il BLACK OF 35 di Nanogen, una dispersione acquosa di Carbon black stabile, versatile e di facile impiego.

Il BLACK OF 35 (nome INCI: Water, Black 2, Butylene Glycol, Laureth-20, 1,2-hexanediol) è una dispersione acquosa di D&C Black 2 al 35%, dotato di elevata purezza e in forma non-nano.
L’ingrediente si presenta come un fluido lievemente viscoso, dall’intensa e uniforme nuance nera.
Il BLACK OF 35 rispetta i requisiti previsti dal Regolamento EU 1223/20092 e dalla FDA secondo il Code of Federal Regulations (CFR) Title 21.
In accordo con la ISO 16128, la percentuale di origine naturale è pari a 6,35%.
In Tabella 1 sono riportate le caratteristiche tecniche del prodotto.

I benefici legati al suo impiego sono molteplici:
1. stabilità nel tempo, senza formazione di precipitati e/o viraggio di colore;
2. rapidità di dispersione;
3. intensità e purezza del colore (il nero è più profondo rispetto all’ossido di ferro tradizionale);
4. resistenza intrinseca agli oli.
Per dimostrare le prestazioni del BLACK OF 35 sono stati svolti un test di stabilità per 3 mesi e un Cycling test.
Il BLACK OF 35 è risultato, in entrambi i casi, estremamente performante.
Andiamo a esaminare nel dettaglio i risultati ottenuti.
La stabilità è stata valutata mantenendo un becher contenente BLACK OF 35 puro a temperatura costante di 25°C per 3 mesi.
In Tabella 2 è possibile confrontare la viscosità a T0, a distanza di una settimana, dopo un mese e dopo 3 mesi. Come si desume dai dati, la viscosità non ha subito evidenti alterazioni; inoltre non si sono presentati fenomeni di cristallizzazione, aggregazione di particelle e/o precipitazione della componente solida.
Il BLACK OF 35 è caratterizzato da una notevole rapidità di auto-dispersione in fase acquosa. La sequenza di immagini della Figura 1 descrive il comportamento tempo-dipendente del BLACK OF 35 allo 0,05%, in un becher contenente acqua demineralizzata.
Dopo appena 15 secondi, il prodotto risulta essere completamente disperso senza agitazione alcuna e la soluzione appare omogenea.
Per un’indagine approfondita della stabilità del prodotto, il secondo metodo sperimentale utilizzato è il Cycle test, in cui è stato confrontato il BLACK OF 35 con un ingrediente analogo della concorrenza. […]

Il BLACK OF 35 è da ritenersi sicuro nelle condizioni di utilizzo consigliate. Non contiene nanomateriali, CMR, SVHC e diossano.

Per ottimizzare la resistenza all’acqua e sebo del BLACK OF 35, si consiglia l’impiego combinato del BLACK OF 35 con il Nanosol SS (nome INCI: Acrylates Copolymer) di Nanogen.
La sinergia tra i due elementi è stata dimostrata mediante la preparazione di una miscela di BLACK OF 35 al 30%, Nanosol SS al 30% e acqua al 40%. […]

FaseNome INCINome commerciale%
AAqua-59
BAlgin Vivastar CS 052 Alginate (Gale & Cosm)1,5
Glycerin-4,5
CPolyglyceryl-4 Hemp SeedateGalehemp WS (Gale & Cosm)5
DAqua, Black 2, Butylene Glycol, Laureth-20, 1,2-hexanediolBLACK OF 35 (Gale & Cosm)25
EAcrylates CopolymerNanosol SS (Gale & Cosm)4
FPhenoxyethanol, Ethylhexylglycerin-1
Sodium Hydroxide-q.b.
Descrizione processo produttivo

MAKEUP TECHNOLOGY

Cecilia Compagnoni
Product Specialist
tel 02 9315076
cecilia.compagnoni@galecosm.com

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gale & cosm

BLACK OF 35

Mascara is back

Mascara is back

La nuova era del mascara: protagonista in tempi di crisi

Obiettivo di questo articolo è evidenziare come negli ultimi anni il mascara abbia cambiato il suo corso, partendo dal suo momentaneo declino a inizio 2018, fino alla sua sorprendente ascesa a seguito della crisi sanitaria mondiale del 2020: un prodotto che negli ultimi anni è stato altamente sottovalutato, sta ora vivendo una nuova era. L’entrata in scena delle mascherine come parte integrante della quotidianità ha di fatto messo in ombra la categoria di prodotti labbra, aumentando il focus sugli occhi. Tutto ciò ha portato alla nascita del termine “mascara index”, strumento di misurazione del mercato che ha sostituito il famoso “lipstick index”, coniato nel 2001 successivamente all’analisi della vendita di rossetti durante la crisi economica di quel periodo. L’area occhi è oggi il focus del color makeup e in particolare il mascara è tra i prodotti più richiesti dell’ultimo anno, in quanto capace di dare il giusto risalto allo sguardo, importante strumento di comunicazione in questo periodo in cui la distanza è una necessità. Il mascara è un prodotto estremamente tecnico e soggettivo, per cui è necessario trovare la perfetta sinergia tra i vari elementi che lo compongono per ottenere un prodotto performante e vincente. In aggiunta, ha anche bisogno di essere attrattivo e in linea con la richiesta di mercato, in continua evoluzione a seconda del contesto sociale e culturale. Ecco perché è necessario sviluppare un mascara che segua i trend del momento, partendo dalla ricerca di un volume ad alta definizione e lunga durata, alla domanda di formulazioni sempre più all’avanguardia, naturali e “clean”.

Mascara Is Back!
Mascara New Era: protagonist in times of crisis

Purpose of this article is to highlight how the mascara trend has changed in recent years; from its momentary decline in early 2018, to its surprising rise following the 2020 world health crisis: a product that has been highly underrated it is now experiencing a new era.
The arrival on the scene of surgical masks as part of everyday life has effectively overshadowed lip product category, increasing the focus on the eye area.
This background has led to the birth of the term Mascara Index, a market measurement tool that has replaced the already existing Lipstick Index, coined in 2001 following the lipstick sales analysis during the economic crisis of that period.
Eye products are now the focus of color make-up and mascara in particular has become one of the most popular products of this last year, as it is able to give the right emphasis to the eyes, which are an important communication tool in this period where distance is a necessity.
Mascara is an extremely technical and subjective product, so it is necessary to find the perfect synergy between the different elements that make it up in order to obtain a highly performant and winning product. In addition, it also needs to be eye-catchy and in line with market demand, which is constantly evolving according to social and cultural context.
Reason why, it is important to develop a mascara which follows today’s trends, going from high-definition and long-lasting volume to the increasing need of cutting-edge, natural and “clean” formulations.

Anno 2018: uno dei protagonisti indiscussi del mondo del color makeup stava vivendo un momento difficile nonostante restasse tra i primi posti dei prodotti cosmetici più venduti; parliamo del mascara.
In quel periodo si parlava di “futuro incerto” e di vendite in calo per il mascara, uno dei prodotti makeup per eccellenza, che veniva talmente trascurato da essere sempre meno incluso nei nuovi lanci di mercato, sia dei nuovi brand che di quelli più trendy e affermati.
Complici anche i social network e la ricerca del selfie perfetto, negli ultimi anni i marchi cosmetici hanno preferito focalizzarsi sulle categorie “Complexion” e Labbra, prediligendo anche l’utilizzo di ciglia finte per aumentare la drammaticità del look occhi.
Tuttavia, il 2020 è stato un periodo storico che ha segnato profondamente il mondo intero dal punto di vista culturale e sociale, portando dunque nuovi stili di vita e, di conseguenza, nuove domande di mercato.
L’uso delle mascherine, strumento indispensabile per la prevenzione della salute in questa emergenza sanitaria mondiale causata dal COVID-19, ha radicalmente cambiato la richiesta dei consumatori che hanno dovuto adattarsi e adeguare le proprie abitudini. Ed è proprio in questo difficile periodo storico che vediamo il ritorno del mascara come prodotto essenziale e irrinunciabile nella nuova routine quotidiana dei consumatori di makeup. Quindi, che siate fisicamente in ufficio o a casa, che abbiate una videocall o una semplice commissione da fare, l’importanza di poter sorridere con lo sguardo ha fatto sì che gli occhi diventassero il nuovo focus di attenzione e potente strumento di comunicazione.
Ecco perché enfatizzare e intensificare lo sguardo è diventata la nuova necessità, e nessuno più del mascara può riuscirci con una sola passata e in pochi secondi.

MAKEUP TECHNOLOGY

Chiara Alquati
Marketing Manager, Oxygen Innovation, Crema (CR)
calquati@oxygendevelopment.com

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OXYGEN DEVELOPMENT

MASCARA IS BLACK

Estogel M, EMC30, EMI30

Estogel M, EMC30, EMI30

La nuova generazione di gelificanti naturali per oli

Estogel M è un polimero di origine naturale nato per viscosizzare sistemi lipofili. Compatibile con un’ampia gamma di esteri e oli polari e medio-polari, questo innovativo viscosizzante permette di ottenere sistemi oleosi trasparenti caratterizzati da un ottimo potere sospendente e da proprietà tissotropiche tali da poterli utilizzare in prodotti in confezione spray.
Estogel M è adatto a realizzare lipogel e stick anidri, e per stabilizzare emulsioni a fase esterna lipofila; tuttavia, per potersi esprimere al meglio deve essere lavorato a elevate temperature (100°C) che possono risultare proibitive per alcuni oli vegetali facilmente ossidabili.
È per questo motivo che il produttore Polymer Expert ha sviluppato due soluzioni versatili e facili da utilizzare che non richiedono elevate temperature per il loro utilizzo:
– EMC30: dispersione al 30% di Estogel M in trigliceride caprilico-caprico per viscosizzare oli polari e medio-polari. Solubilizzabile nel mezzo oleoso a 80°C.
È la referenza dotata del più alto indice di naturalità secondo la ISO 16-128 (ION=0,97).
– EMI30: dispersione al 30% di Estogel M in isononil isononanoato per viscosizzare oli medio-polari. Solubilizzabile nel mezzo oleoso a 80°C.
Questa referenza impartisce un tocco siliconico alla formulazione che lascia la pelle asciutta e vellutata allo stesso tempo.

I prodotti Estogel M, EMC30 e EMI30 sono distribuiti in Italia da DKSH, società attiva nella distribuzione di materie prime per l’industria cosmetica.

Composizione e Specifiche tecniche

Estogel M e le sue dispersioni EMC30 ed EMI30 sono ottenuti dall’olio di ricino attraverso un processo eco-compatibile, e si presentano sotto forma di gel solido.
Questa classe di polimeri viscosizza gli oli grazie a un meccanismo associativo sopra-molecolare che prevede la formazione di legami a idrogeno tra monomeri e olio, fino a formare un sistema a matrice in grado di incrementare la viscosità della fase grassa.
In Tabella 1 sono riportati nome INCI e caratteristiche tecniche di Estogel M, EMC30 ed EMI30, mentre in Figura 1 è riportato il comportamento reologico dell’Estogel M in funzione della sua percentuale di utilizzo e del mezzo oleoso in cui viene solubilizzato: C12-15, olio di girasole, isopropil palmitato (IPP), isononil isononanoato (ININ) e pentaeritritil tetraisostearato (PTIS); trigliceride caprilico caprico (CCT) e olio di ricino.
Il principale vantaggio di questi prodotti consiste nella loro capacità di garantire, oltre a un’elevata viscosità, un ottimo potere sospendente. Questo fa sì che si possano ottenere prodotti trasparenti in cui si possono sospendere glitter, perle, beads o particelle esfolianti, assicurando un effetto visivo di grande impatto.

MAKEUP TECHNOLOGY

Alberto Montano
Local Business Line Manager, Personal Care Industry, Performance Materials
tel 02 3070181
alberto.montano@dksh.com

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Come indossare il makeup?

Come indossare il makeup?

L’industria cosmetica è suddivisa in diversi segmenti in base alla tipologia di prodotto: pelle, capelli, makeup, prodotti per l’igiene personale e profumi. Durante la primavera scorsa, a causa dell’epidemia da COVID-19, quasi tutti questi settori hanno registrato un calo delle vendite. Gli effetti del lockdown sull’industria cosmetica possono essere osservati a livello globale in tutte le regioni, dal Nord America all’Europa, fino all’Asia Pacifica.
Il COVID-19 ha sconvolto il mondo e generato in breve tempo nuovi bisogni, accelerando alcune tendenze già esistenti. Mentre prodotti come makeup e profumi hanno osservato un evidente calo delle vendite, alcune categorie sono riuscite a registrare una rapida crescita, tra cui saponi e bagnoschiuma (+194%), colorazione capelli (+115%), cura delle unghie (+108%), cura della pelle (+99%) e lozioni per il corpo (+79%) (1-4).
I mesi vissuti in emergenza sanitaria hanno avuto e continueranno ad avere un notevole impatto sulla dinamica dei consumi di prodotti cosmetici: non solo sono cambiati routine e stile di vita, ma anche l’approccio all’acquisto (5,6).
Se in un primo momento la richiesta di makeup era diminuita a favore di prodotti igienizzanti, al termine del lockdown la richiesta è nuovamente aumentata. Dopo ogni crisi economica o sociale, i consumatori sono orientati all’acquisto di prodotti che migliorano non solo il loro aspetto, ma che li facciano sentire meglio, generando un effetto sensoriale ed esperienziale nel consumatore come dopo una giornata alla Spa.
Un cambiamento molto importante nelle abitudini occidentali, ma già presente da molti anni in Oriente, è l’utilizzo delle mascherine di protezione in luoghi pubblici o affollati, e che ormai sono inevitabilmente entrate a far parte della routine quotidiana di tutti. Chiavi, portafoglio…e mascherina!

Scopo delle sperimentazioni


Con l’utilizzo frequente e ancora obbligatorio della mascherina, è necessario ripensare ai prodotti makeup per aumentare le vendite. In accordo con Mintel, diviene essenziale identificare il cambiamento degli stili di vita e delle abitudini dei consumatori per scoprire nuove opportunità da parte dei brand cosmetici. Ad esempio, vi è un potenziale aumento di utilizzo del makeup dedicato alla zona occhi, in quanto i consumatori cercano di abbinare il trucco degli occhi alla mascherina. Mentre i prodotti per il trucco a zone saranno ricercati per migliorare sopracciglia e occhi, il trucco di base dovrà garantire una formulazione più resistente al sudore e al costante contatto con la mascherina.

MAKEUP TECHNOLOGY

Valentina Abbondandolo,
Chiara Chiaratti
Mérieux NutriSciences Italia

chiara.chiaratti@mxns.com

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Innovazione per la sicurezza

Innovazione per la sicurezza

Screening del makeup per l’identificazione dei metalli potenzialmente tossici

Gli effetti collaterali che possono essere causati alla salute dall’utilizzo di makeup e prodotti cosmetici contenenti elementi e composti potenzialmente tossici sono ben noti e studiati approfonditamente. La consapevolezza dei produttori e dei consumatori nei riguardi della qualità del makeup è notevolmente aumentata negli ultimi anni. Tuttavia, sono noti recenti casi di effetti negativi riscontrati da alcuni consumatori in seguito all’uso di alcuni prodotti presenti sul mercato, per cui si è parlato di toxic beauty. Per questo motivo, a livello europeo è necessario procedere a un accurato e costante controllo di qualità delle materie prime utilizzate, dei processi di produzione e dei prodotti cosmetici provenienti da Paesi extra EU. A tal fine è auspicabile l’utilizzo di metodi di screening attendibili, semplici, veloci, economici e sostenibili che permettano un più facile e ampio controllo dei prodotti “pre” e “post” produzione.
Tra gli elementi critici figurano alcuni metalli pesanti, come il piombo, che possono essere facilmente rilevati dalle tecniche di fluorescenza dei raggi X (XRF). Queste permettono l’identificazione simultanea di tutti gli elementi rilevabili presenti nei campioni. Rispetto alle tecniche spettroscopiche tradizionali, l’analisi mediante XRF permette di utilizzare diversi metodi di preparazione dei campioni. In questo studio sono stati analizzati con la tecnica XRF in riflessione totale (TXRF) vari prodotti di makeup raccolti sul mercato italiano, preparati con metodiche diverse: solubilizzazione, sospensione e il nuovo metodo SMART STORE® ideato dal nostro gruppo di ricerca per lo screening e la conservazione dei campioni.
I risultati evidenziano le potenzialità di questo nuovo metodo rapido e semplice per l’individuazione di metalli potenzialmente tossici nei cosmetici.

Introduzione

La direttiva dell’Unione Europea (UE) sui cosmetici afferma, nell’art.2, che la sicurezza dei cosmetici e la protezione dei consumatori sono responsabilità di produttori, distributori e importatori; un prodotto cosmetico immesso sul mercato europeo non deve causare danni alla salute umana se applicato in condizioni d’uso normali e ragionevolmente prevedibili, tenendo conto della sua etichetta, delle istruzioni per l’uso e smaltimento, e di qualsiasi altra indicazione o informazione fornita dal produttore, dal suo agente autorizzato o da chiunque ne abbia la responsabilità (1). Esistono regolamenti precisi che garantiscono la sicurezza dei cosmetici e vietano l’utilizzo di nove ingredienti, tra cui coloranti di catrame e di carbone, formaldeide, etere glicolico, piombo, mercurio, parabeni, fenilendiammina e ftalati (2). Anche il regolamento più rigoroso, tuttavia, accetta tracce di elementi e composti non desiderabili, detti “tecnicamente” inevitabili (2). Tra questi sono presenti piombo, arsenico, cadmio, mercurio e antimonio; metalli potenzialmente tossici che possono derivare da impurità delle materie prime o da pigmenti aggiunti nel processo di produzione.
La normativa canadese fissa i seguenti limiti per i metalli: Pb 10 µg/g, As 3 µg/g, Cd 3 µg/g, Hg 3 µg/g e Sb 5 µg/g (3). Il Federal office of consumer protection and food safety (BVL) tedesco ha emanato delle linee guida più restrittive per la concentrazione di questi metalli nei cosmetici: Pb 5 µg/g (in qualche cosmetico anche inferiore, fino a 2 µg/g), Ni 10 µg/g, As 0.5 µg/g Cd 0.1 µg/g e Hg 0,1 µg/g.
La presenza di sostanze tossiche come i metalli in alcuni prodotti presenti sul mercato e gli effetti negativi riscontrati anche recentemente su alcuni consumatori hanno portato a parlare di toxic beauty (4). Particolare interesse suscitano piombo e cadmio che, se accumulati, possono essere la causa di malattie cardiovascolari, renali, ossee, epatiche e oncologiche (5). Questi e altri effetti collaterali sulla salute sono ben noti e studiati approfonditamente (6,7). Per questo motivo, a livello europeo è necessario procedere a un accurato e costante controllo di qualità delle materie prime utilizzate, dei processi di produzione e dei prodotti cosmetici provenienti da Paesi extra EU. A tal fine è auspicabile l’utilizzo di metodi di screening attendibili, semplici, veloci, economici e sostenibili che permettano un più facile e ampio controllo dei prodotti.
L’analisi chimica elementare dei cosmetici non è facile a causa dell’ampia variazione delle concentrazioni degli elementi (da pochi µg/kg a g/kg) e della complessità chimico-fisica delle matrici. Le tecniche analitiche più comunemente impiegate sono la spettrometria di massa al plasma (8) e la spettrometria di assorbimento atomico (9-11). Entrambe le tecniche richiedono la solubilizzazione completa del campione da analizzare, che solitamente avviene mediante un processo di digestione con una miscela di acidi minerali, metodo piuttosto lungo e impattante dal punto di vista ambientale. Un’altra tecnica di analisi chimica elementare è la fluorescenza dei raggi X (XRF), che rispetto alle sopracitate spettrometrie presenta alcuni vantaggi, tra i quali l’identificazione simultanea degli elementi presenti e la possibilità di utilizzare metodi di preparazione dei campioni semplici e veloci.
Negli ultimi anni si sta diffondendo la spettrometria XRF in riflessione totale (TXRF) in numerosi campi di applicazione. Un’ampia letteratura scientifica riporta l’analisi qualitativa e quantitativa di matrici ambientali come le acque (12,13), i terreni (14,15), i vegetali usati come indicatori di inquinamento (16), il particolato atmosferico (PM) (17); gli alimenti (18); varie tipologie di campioni biologici (19,20); farmaci (21). Pochi e recenti sono invece gli studi che riguardano l’analisi dei cosmetici (22,23).
I metodi di preparazione del campione per l’analisi TXRF variano in funzione della matrice, con l’obiettivo di ottenere una piccola quantità di materiale misurabile, il più possibile omogeneo e rappresentativo. Accanto ai metodi più utilizzati di solubilizzazione e sospensione, il nostro gruppo di ricerca propone il nuovo metodo SMART STORE®, che permette la conservazione permanente del campione che viene racchiuso tra due strati adesivi di polimero. Il metodo è già stato testato nell’analisi del particolato atmosferico depositato sulle foglie (16) o raccolto su membrane filtranti (24-27) e per lo screening di campioni alimentari (28).
Lo scopo di questa ricerca è presentare e confrontare i risultati ottenuti dall’analisi TXRF di campioni commerciali di makeup preparati mediante solubilizzazione, sospensione e SMART STORE®, illustrando vantaggi e svantaggi di queste metodiche. Lo studio si occupa, in particolare, del rilevamento di piombo, cromio e nickel in matita per gli occhi, ombretto di vari colori, mascara, rossetto, fard e fondotinta di provenienza differente, e dimostra che è possibile effettuare uno screening veloce per l’individuazione di questi elementi in concentrazioni potenzialmente dannose […]

Articolo pubblicato su MakeUp Technology Autunno/Inverno 2020

MAKEUP TECHNOLOGY

Fabjola Bilo, Laura Borgese INSTM e Laboratorio di Chimica per le Tecnologie, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale, Università degli Studi di Brescia, Brescia

SMART Solutions, spin-off dell’Università degli Studi di Brescia, Brescia

fabjola.bilo@smartsolutionsweb.it

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DOES TOMORROW MATTER TO YOU?
Sustainable Research and Development

Il digitale al servizio della persona

Il digitale al servizio della persona

L’e-recruitment dedicato al mondo della cosmetica

L’avanzata della digitalizzazione

Oggi più che mai, a seguito degli ultimi eventi che hanno modificato le nostre vite, non solo da un punto di vista personale ma anche lavorativo, il digitale è diventato un alleato di cui non si può e non si potrà più fare a meno.
Pertanto, se ancora prima che si verificasse questa situazione la trasformazione digitale era un processo inevitabile per le imprese, ora è divenuta una realtà imprescindibile se si vuole rimanere competitivi sul mercato.
Per trasformazione digitale si intende un radicale cambiamento nell’organizzazione aziendale, nei processi e nelle attività che costituiscono l’ecosistema di una società.
L’introduzione del digitale comporta una riduzione delle mansioni più ripetitive, inserendo l’automazione di determinati processi volti a migliorare e velocizzare non solo il sistema produttivo ma tutte le aree coinvolte nel business, dalle funzioni aziendali (quali, ad esempio, marketing, risorse umane, amministrazione) ai modelli di business, di partnership e così via.
C’era un tempo in cui si temeva che la macchina industriale avrebbe “rubato” lavoro all’uomo sostituendolo nelle sue mansioni. Tale previsione non si è avverata, anzi, all’opposto, l’industrializzazione ha sgravato l’uomo dai lavori più pesanti, consentendogli di concentrarsi maggiormente sulle attività intellettuali, e ha contribuito alla creazione di un nuovo mercato del lavoro, nel quale nuove professioni prendono forma e altre svaniscono. Il digitale deve essere inteso come un’opportunità di crescita attraverso uno strumento che accelera determinati meccanismi, consente l’ottimizzazione dei processi e quindi la possibilità di concentrarsi sul proprio core business.
La tecnologia, dunque, come importante opportunità di miglioramento in tutti i settori, ma anche come possibile fonte di rischio per la privacy. Non si possono infatti dimenticare i problemi connessi alla gestione dei dati personali che sorgono in particolari processi aziendali. Il General Data Protection Regulation (GDPR) è nato proprio per regolamentare la protezione di tali informazioni, coniugando tutela personale e sviluppo tecnologico. Non è questa la sede per discutere di sicurezza dei dati, ma il principio non può essere trascurato; non a caso, la sicurezza è diventata l’elemento cardine in materia di protezione dei dati, senza il rispetto della quale il trattamento degli stessi non può essere effettuato.

La digitalizzazione nel comparto cosmetico
Anche nella beauty industry il processo di digitalizzazione è in fase di forte crescita e sviluppo. Dal report di Cosmetica Italia del 2019 è emerso che le imprese cosmetiche hanno e stanno tuttora reagendo al tema dell’informatizzazione, non solo investendo maggiormente nell’e-commerce, ma anche impegnandosi a progettare e realizzare un piano destinato a trasformare l’intera organizzazione aziendale.
Nel mondo cosmetico l’e-commerce ha comportato una parte di disinvestimento nei confronti dell’intermediazione tradizionale, tuttavia rimane affiancato ad altri canali di vendita attraverso intermediari esterni e interni all’azienda. Le imprese interpellate sul punto hanno riconosciuto la fondamentale importanza dell’investimento nell’e-commerce, poiché esso offre enormi potenzialità commerciali. Non per niente, dall’indagine effettuata da Ermeneia è emerso che nel 2019 il 40% delle imprese cosmetiche ha venduto online rispetto al 9% del 2011.
Sul piano della progettazione e della realizzazione effettiva, invece, il report di Cosmetica Italia sostiene che il 60% degli imprenditori intervistati ha dichiarato di essere già impegnato in un processo di digitalizzazione, seppure a livelli e intensità differenti. La maggior parte degli imprenditori che ha partecipato all’indagine riconosce l’opportunità e il beneficio dietro al digitale, non solo all’interno della propria azienda, ma anche nei rapporti con la lunga filiera che costituisce l’impresa cosmetica, sia a monte con la produzione sia a valle con la rete di vendita. L’interconnessione tra i vari e numerosi attori deve essere facilitata e velocizzata attraverso la circolazione fluida delle informazioni, in modo tale da instaurare un dialogo costante e continuo tra i soggetti coinvolti.
Nel microcosmo aziendale, però, il 78% degli intervistati ha sostenuto che tale rivoluzione digitale è stata frammentaria, ovvero è avvenuta in modo discontinuo, solo in alcuni reparti. Per trarre il beneficio digitale è invece necessario coinvolgere tutto il sistema organizzativo, nel suo complesso e nelle singole funzioni, considerando sempre le caratteristiche e le specificità della singola impresa (1,2).

La digitalizzazione e il recruitment del personale

Anche nel settore della ricerca e selezione e formazione del personale esistono realtà che si sono distinte grazie alla tecnologia, non sottovalutando il concetto di e-recruitment ma, al contrario, implementando strumenti digitali innovativi volti a facilitare il flusso delle informazioni tra i vari attori interessati. Alcune società hanno addirittura utilizzato sistemi in grado di fornire un servizio di ricerca e selezione del personale in modalità “self-service”, offrendo al cliente la possibilità di trovare il proprio candidato ideale in modo autonomo e indipendente, senza interferenza da parte del recruiter, se non specificatamente richiesta.
Tuttavia, se nell’era del digitale la tecnologia è fondamentale per raggiungere ottimi risultati in tempi ridotti, soprattutto in un ambito quale quello del recruitment, la componente umana rimane parte integrante dell’attività, anzi, al centro della selezione.
La tecnologia non è tutto: il focus rimane sulla persona.
In un mondo dove il digitale e i social la fanno da padroni nelle relazioni, un’efficiente ed efficace società di recruitment non può prescindere dalla competenza umana. Sono le persone giuste al posto giusto a fare la differenza e per trovare il candidato ideale occorrono competenza, specializzazione, innovazione e collaborazione.
Il vero tratto distintivo di una selezione adeguata e soddisfacente presuppone, infatti, una serie di competenze e soft skills che non possono essere fornite dall’automazione, ma devono essere affidate a risorse valide, capaci e altamente qualificate. Una volta che il candidato ha compilato la parte digitale con l’inserimento dei propri dati, esperienze e qualifiche professionali, la selezione deve essere completata attraverso un’intervista o un incontro con un team di professionisti. Tale modo di operare evidenzia l’importanza della relazione e della collaborazione, considerando l’elemento umano quale strumento indispensabile al raggiungimento dell’obiettivo.
Soprattutto nei settori come quello del recruitment, in cui la persona deve rimanere l’attore protagonista, oggi la vera sfida è quella di riuscire a sfruttare i vantaggi forniti dalla digitalizzazione integrando il processo nell’unico modo possibile per superare i limiti che la tecnologia comporta: con la componente umana.

MAKEUP TECHNOLOGY

Webinar

Giorgia Lanza
HR Business Partner,
Job On Beauty, Milano

giorgia.lanza@jobonbeauty.com

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