Come indossare il makeup?

Come indossare il makeup?

L’industria cosmetica è suddivisa in diversi segmenti in base alla tipologia di prodotto: pelle, capelli, makeup, prodotti per l’igiene personale e profumi. Durante la primavera scorsa, a causa dell’epidemia da COVID-19, quasi tutti questi settori hanno registrato un calo delle vendite. Gli effetti del lockdown sull’industria cosmetica possono essere osservati a livello globale in tutte le regioni, dal Nord America all’Europa, fino all’Asia Pacifica.
Il COVID-19 ha sconvolto il mondo e generato in breve tempo nuovi bisogni, accelerando alcune tendenze già esistenti. Mentre prodotti come makeup e profumi hanno osservato un evidente calo delle vendite, alcune categorie sono riuscite a registrare una rapida crescita, tra cui saponi e bagnoschiuma (+194%), colorazione capelli (+115%), cura delle unghie (+108%), cura della pelle (+99%) e lozioni per il corpo (+79%) (1-4).
I mesi vissuti in emergenza sanitaria hanno avuto e continueranno ad avere un notevole impatto sulla dinamica dei consumi di prodotti cosmetici: non solo sono cambiati routine e stile di vita, ma anche l’approccio all’acquisto (5,6).
Se in un primo momento la richiesta di makeup era diminuita a favore di prodotti igienizzanti, al termine del lockdown la richiesta è nuovamente aumentata. Dopo ogni crisi economica o sociale, i consumatori sono orientati all’acquisto di prodotti che migliorano non solo il loro aspetto, ma che li facciano sentire meglio, generando un effetto sensoriale ed esperienziale nel consumatore come dopo una giornata alla Spa.
Un cambiamento molto importante nelle abitudini occidentali, ma già presente da molti anni in Oriente, è l’utilizzo delle mascherine di protezione in luoghi pubblici o affollati, e che ormai sono inevitabilmente entrate a far parte della routine quotidiana di tutti. Chiavi, portafoglio…e mascherina!

Scopo delle sperimentazioni


Con l’utilizzo frequente e ancora obbligatorio della mascherina, è necessario ripensare ai prodotti makeup per aumentare le vendite. In accordo con Mintel, diviene essenziale identificare il cambiamento degli stili di vita e delle abitudini dei consumatori per scoprire nuove opportunità da parte dei brand cosmetici. Ad esempio, vi è un potenziale aumento di utilizzo del makeup dedicato alla zona occhi, in quanto i consumatori cercano di abbinare il trucco degli occhi alla mascherina. Mentre i prodotti per il trucco a zone saranno ricercati per migliorare sopracciglia e occhi, il trucco di base dovrà garantire una formulazione più resistente al sudore e al costante contatto con la mascherina.

MAKEUP TECHNOLOGY

Valentina Abbondandolo,
Chiara Chiaratti
Mérieux NutriSciences Italia

chiara.chiaratti@mxns.com

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Innovazione per la sicurezza

Innovazione per la sicurezza

Screening del makeup per l’identificazione dei metalli potenzialmente tossici

Gli effetti collaterali che possono essere causati alla salute dall’utilizzo di makeup e prodotti cosmetici contenenti elementi e composti potenzialmente tossici sono ben noti e studiati approfonditamente. La consapevolezza dei produttori e dei consumatori nei riguardi della qualità del makeup è notevolmente aumentata negli ultimi anni. Tuttavia, sono noti recenti casi di effetti negativi riscontrati da alcuni consumatori in seguito all’uso di alcuni prodotti presenti sul mercato, per cui si è parlato di toxic beauty. Per questo motivo, a livello europeo è necessario procedere a un accurato e costante controllo di qualità delle materie prime utilizzate, dei processi di produzione e dei prodotti cosmetici provenienti da Paesi extra EU. A tal fine è auspicabile l’utilizzo di metodi di screening attendibili, semplici, veloci, economici e sostenibili che permettano un più facile e ampio controllo dei prodotti “pre” e “post” produzione.
Tra gli elementi critici figurano alcuni metalli pesanti, come il piombo, che possono essere facilmente rilevati dalle tecniche di fluorescenza dei raggi X (XRF). Queste permettono l’identificazione simultanea di tutti gli elementi rilevabili presenti nei campioni. Rispetto alle tecniche spettroscopiche tradizionali, l’analisi mediante XRF permette di utilizzare diversi metodi di preparazione dei campioni. In questo studio sono stati analizzati con la tecnica XRF in riflessione totale (TXRF) vari prodotti di makeup raccolti sul mercato italiano, preparati con metodiche diverse: solubilizzazione, sospensione e il nuovo metodo SMART STORE® ideato dal nostro gruppo di ricerca per lo screening e la conservazione dei campioni.
I risultati evidenziano le potenzialità di questo nuovo metodo rapido e semplice per l’individuazione di metalli potenzialmente tossici nei cosmetici.

Introduzione

La direttiva dell’Unione Europea (UE) sui cosmetici afferma, nell’art.2, che la sicurezza dei cosmetici e la protezione dei consumatori sono responsabilità di produttori, distributori e importatori; un prodotto cosmetico immesso sul mercato europeo non deve causare danni alla salute umana se applicato in condizioni d’uso normali e ragionevolmente prevedibili, tenendo conto della sua etichetta, delle istruzioni per l’uso e smaltimento, e di qualsiasi altra indicazione o informazione fornita dal produttore, dal suo agente autorizzato o da chiunque ne abbia la responsabilità (1). Esistono regolamenti precisi che garantiscono la sicurezza dei cosmetici e vietano l’utilizzo di nove ingredienti, tra cui coloranti di catrame e di carbone, formaldeide, etere glicolico, piombo, mercurio, parabeni, fenilendiammina e ftalati (2). Anche il regolamento più rigoroso, tuttavia, accetta tracce di elementi e composti non desiderabili, detti “tecnicamente” inevitabili (2). Tra questi sono presenti piombo, arsenico, cadmio, mercurio e antimonio; metalli potenzialmente tossici che possono derivare da impurità delle materie prime o da pigmenti aggiunti nel processo di produzione.
La normativa canadese fissa i seguenti limiti per i metalli: Pb 10 µg/g, As 3 µg/g, Cd 3 µg/g, Hg 3 µg/g e Sb 5 µg/g (3). Il Federal office of consumer protection and food safety (BVL) tedesco ha emanato delle linee guida più restrittive per la concentrazione di questi metalli nei cosmetici: Pb 5 µg/g (in qualche cosmetico anche inferiore, fino a 2 µg/g), Ni 10 µg/g, As 0.5 µg/g Cd 0.1 µg/g e Hg 0,1 µg/g.
La presenza di sostanze tossiche come i metalli in alcuni prodotti presenti sul mercato e gli effetti negativi riscontrati anche recentemente su alcuni consumatori hanno portato a parlare di toxic beauty (4). Particolare interesse suscitano piombo e cadmio che, se accumulati, possono essere la causa di malattie cardiovascolari, renali, ossee, epatiche e oncologiche (5). Questi e altri effetti collaterali sulla salute sono ben noti e studiati approfonditamente (6,7). Per questo motivo, a livello europeo è necessario procedere a un accurato e costante controllo di qualità delle materie prime utilizzate, dei processi di produzione e dei prodotti cosmetici provenienti da Paesi extra EU. A tal fine è auspicabile l’utilizzo di metodi di screening attendibili, semplici, veloci, economici e sostenibili che permettano un più facile e ampio controllo dei prodotti.
L’analisi chimica elementare dei cosmetici non è facile a causa dell’ampia variazione delle concentrazioni degli elementi (da pochi µg/kg a g/kg) e della complessità chimico-fisica delle matrici. Le tecniche analitiche più comunemente impiegate sono la spettrometria di massa al plasma (8) e la spettrometria di assorbimento atomico (9-11). Entrambe le tecniche richiedono la solubilizzazione completa del campione da analizzare, che solitamente avviene mediante un processo di digestione con una miscela di acidi minerali, metodo piuttosto lungo e impattante dal punto di vista ambientale. Un’altra tecnica di analisi chimica elementare è la fluorescenza dei raggi X (XRF), che rispetto alle sopracitate spettrometrie presenta alcuni vantaggi, tra i quali l’identificazione simultanea degli elementi presenti e la possibilità di utilizzare metodi di preparazione dei campioni semplici e veloci.
Negli ultimi anni si sta diffondendo la spettrometria XRF in riflessione totale (TXRF) in numerosi campi di applicazione. Un’ampia letteratura scientifica riporta l’analisi qualitativa e quantitativa di matrici ambientali come le acque (12,13), i terreni (14,15), i vegetali usati come indicatori di inquinamento (16), il particolato atmosferico (PM) (17); gli alimenti (18); varie tipologie di campioni biologici (19,20); farmaci (21). Pochi e recenti sono invece gli studi che riguardano l’analisi dei cosmetici (22,23).
I metodi di preparazione del campione per l’analisi TXRF variano in funzione della matrice, con l’obiettivo di ottenere una piccola quantità di materiale misurabile, il più possibile omogeneo e rappresentativo. Accanto ai metodi più utilizzati di solubilizzazione e sospensione, il nostro gruppo di ricerca propone il nuovo metodo SMART STORE®, che permette la conservazione permanente del campione che viene racchiuso tra due strati adesivi di polimero. Il metodo è già stato testato nell’analisi del particolato atmosferico depositato sulle foglie (16) o raccolto su membrane filtranti (24-27) e per lo screening di campioni alimentari (28).
Lo scopo di questa ricerca è presentare e confrontare i risultati ottenuti dall’analisi TXRF di campioni commerciali di makeup preparati mediante solubilizzazione, sospensione e SMART STORE®, illustrando vantaggi e svantaggi di queste metodiche. Lo studio si occupa, in particolare, del rilevamento di piombo, cromio e nickel in matita per gli occhi, ombretto di vari colori, mascara, rossetto, fard e fondotinta di provenienza differente, e dimostra che è possibile effettuare uno screening veloce per l’individuazione di questi elementi in concentrazioni potenzialmente dannose […]

Articolo pubblicato su MakeUp Technology Autunno/Inverno 2020

MAKEUP TECHNOLOGY

Fabjola Bilo, Laura Borgese INSTM e Laboratorio di Chimica per le Tecnologie, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale, Università degli Studi di Brescia, Brescia

SMART Solutions, spin-off dell’Università degli Studi di Brescia, Brescia

fabjola.bilo@smartsolutionsweb.it

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DOES TOMORROW MATTER TO YOU?
Sustainable Research and Development

Il digitale al servizio della persona

Il digitale al servizio della persona

L’e-recruitment dedicato al mondo della cosmetica

L’avanzata della digitalizzazione

Oggi più che mai, a seguito degli ultimi eventi che hanno modificato le nostre vite, non solo da un punto di vista personale ma anche lavorativo, il digitale è diventato un alleato di cui non si può e non si potrà più fare a meno.
Pertanto, se ancora prima che si verificasse questa situazione la trasformazione digitale era un processo inevitabile per le imprese, ora è divenuta una realtà imprescindibile se si vuole rimanere competitivi sul mercato.
Per trasformazione digitale si intende un radicale cambiamento nell’organizzazione aziendale, nei processi e nelle attività che costituiscono l’ecosistema di una società.
L’introduzione del digitale comporta una riduzione delle mansioni più ripetitive, inserendo l’automazione di determinati processi volti a migliorare e velocizzare non solo il sistema produttivo ma tutte le aree coinvolte nel business, dalle funzioni aziendali (quali, ad esempio, marketing, risorse umane, amministrazione) ai modelli di business, di partnership e così via.
C’era un tempo in cui si temeva che la macchina industriale avrebbe “rubato” lavoro all’uomo sostituendolo nelle sue mansioni. Tale previsione non si è avverata, anzi, all’opposto, l’industrializzazione ha sgravato l’uomo dai lavori più pesanti, consentendogli di concentrarsi maggiormente sulle attività intellettuali, e ha contribuito alla creazione di un nuovo mercato del lavoro, nel quale nuove professioni prendono forma e altre svaniscono. Il digitale deve essere inteso come un’opportunità di crescita attraverso uno strumento che accelera determinati meccanismi, consente l’ottimizzazione dei processi e quindi la possibilità di concentrarsi sul proprio core business.
La tecnologia, dunque, come importante opportunità di miglioramento in tutti i settori, ma anche come possibile fonte di rischio per la privacy. Non si possono infatti dimenticare i problemi connessi alla gestione dei dati personali che sorgono in particolari processi aziendali. Il General Data Protection Regulation (GDPR) è nato proprio per regolamentare la protezione di tali informazioni, coniugando tutela personale e sviluppo tecnologico. Non è questa la sede per discutere di sicurezza dei dati, ma il principio non può essere trascurato; non a caso, la sicurezza è diventata l’elemento cardine in materia di protezione dei dati, senza il rispetto della quale il trattamento degli stessi non può essere effettuato.

La digitalizzazione nel comparto cosmetico
Anche nella beauty industry il processo di digitalizzazione è in fase di forte crescita e sviluppo. Dal report di Cosmetica Italia del 2019 è emerso che le imprese cosmetiche hanno e stanno tuttora reagendo al tema dell’informatizzazione, non solo investendo maggiormente nell’e-commerce, ma anche impegnandosi a progettare e realizzare un piano destinato a trasformare l’intera organizzazione aziendale.
Nel mondo cosmetico l’e-commerce ha comportato una parte di disinvestimento nei confronti dell’intermediazione tradizionale, tuttavia rimane affiancato ad altri canali di vendita attraverso intermediari esterni e interni all’azienda. Le imprese interpellate sul punto hanno riconosciuto la fondamentale importanza dell’investimento nell’e-commerce, poiché esso offre enormi potenzialità commerciali. Non per niente, dall’indagine effettuata da Ermeneia è emerso che nel 2019 il 40% delle imprese cosmetiche ha venduto online rispetto al 9% del 2011.
Sul piano della progettazione e della realizzazione effettiva, invece, il report di Cosmetica Italia sostiene che il 60% degli imprenditori intervistati ha dichiarato di essere già impegnato in un processo di digitalizzazione, seppure a livelli e intensità differenti. La maggior parte degli imprenditori che ha partecipato all’indagine riconosce l’opportunità e il beneficio dietro al digitale, non solo all’interno della propria azienda, ma anche nei rapporti con la lunga filiera che costituisce l’impresa cosmetica, sia a monte con la produzione sia a valle con la rete di vendita. L’interconnessione tra i vari e numerosi attori deve essere facilitata e velocizzata attraverso la circolazione fluida delle informazioni, in modo tale da instaurare un dialogo costante e continuo tra i soggetti coinvolti.
Nel microcosmo aziendale, però, il 78% degli intervistati ha sostenuto che tale rivoluzione digitale è stata frammentaria, ovvero è avvenuta in modo discontinuo, solo in alcuni reparti. Per trarre il beneficio digitale è invece necessario coinvolgere tutto il sistema organizzativo, nel suo complesso e nelle singole funzioni, considerando sempre le caratteristiche e le specificità della singola impresa (1,2).

La digitalizzazione e il recruitment del personale

Anche nel settore della ricerca e selezione e formazione del personale esistono realtà che si sono distinte grazie alla tecnologia, non sottovalutando il concetto di e-recruitment ma, al contrario, implementando strumenti digitali innovativi volti a facilitare il flusso delle informazioni tra i vari attori interessati. Alcune società hanno addirittura utilizzato sistemi in grado di fornire un servizio di ricerca e selezione del personale in modalità “self-service”, offrendo al cliente la possibilità di trovare il proprio candidato ideale in modo autonomo e indipendente, senza interferenza da parte del recruiter, se non specificatamente richiesta.
Tuttavia, se nell’era del digitale la tecnologia è fondamentale per raggiungere ottimi risultati in tempi ridotti, soprattutto in un ambito quale quello del recruitment, la componente umana rimane parte integrante dell’attività, anzi, al centro della selezione.
La tecnologia non è tutto: il focus rimane sulla persona.
In un mondo dove il digitale e i social la fanno da padroni nelle relazioni, un’efficiente ed efficace società di recruitment non può prescindere dalla competenza umana. Sono le persone giuste al posto giusto a fare la differenza e per trovare il candidato ideale occorrono competenza, specializzazione, innovazione e collaborazione.
Il vero tratto distintivo di una selezione adeguata e soddisfacente presuppone, infatti, una serie di competenze e soft skills che non possono essere fornite dall’automazione, ma devono essere affidate a risorse valide, capaci e altamente qualificate. Una volta che il candidato ha compilato la parte digitale con l’inserimento dei propri dati, esperienze e qualifiche professionali, la selezione deve essere completata attraverso un’intervista o un incontro con un team di professionisti. Tale modo di operare evidenzia l’importanza della relazione e della collaborazione, considerando l’elemento umano quale strumento indispensabile al raggiungimento dell’obiettivo.
Soprattutto nei settori come quello del recruitment, in cui la persona deve rimanere l’attore protagonista, oggi la vera sfida è quella di riuscire a sfruttare i vantaggi forniti dalla digitalizzazione integrando il processo nell’unico modo possibile per superare i limiti che la tecnologia comporta: con la componente umana.

MAKEUP TECHNOLOGY

Webinar

Giorgia Lanza
HR Business Partner,
Job On Beauty, Milano

giorgia.lanza@jobonbeauty.com

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JOB ON BEAUTY

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Sicurezza di prodotti MAKEUP

Sicurezza di prodotti MAKEUP

L’importanza dell’analisi dei metalli pesanti

di MARTA FAGGIAN1, JESSICA DE PRÀ2, STEFANO FRANCESCATO2, GIANNI BARATTO2,  ALESSANDRA SEMENZATO3, STEFANO DELL’ACQUA3
1Unired, Spin-off Università di Padova, Padova
2Unifarco, Santa Giustina (BL)
3Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università di Padova, Padova
alessandra.semenzato@unipd.it

Il gesto di truccarsi fa parte della vita sociale dell’uomo da sempre e, come ci conferma la storia dell’arte, ogni epoca ha avuto le sue mode, tendenze specifiche e testimonial d’eccezione: da Cleopatra alla regina Elisabetta I d’Inghilterra e Maria Antonietta di Francia, fino alle donne simbolo degli anni Sessanta, prime fra tutte Audrey Hepburn e Marilyn Monroe. L’uso del makeup rappresenta ancora oggi un modo di esprimersi e un gesto piacevole e imprescindibile per relazionarsi con gli altri a cui è difficile rinunciare, anche quando la pelle presenta problematiche dermatologiche e/o una predisposizione del sistema immunitario a sviluppare allergie cutanee.
Nei prodotti makeup è infatti molto diffuso l’uso di pigmenti colorati, per lo più di origine naturale, come gli ossidi di ferro che sono alla base di terre e fondotinta. Questi pigmenti contengono quantità più o meno rilevanti di metalli pesanti come nichel, cromo, cobalto e piombo. I metalli pesanti, in quanto nocivi, sono ingredienti vietati per l’uso cosmetico (Allegato II del Regolamento europeo 1223/2009); la loro presenza è ammessa solo in tracce come residui dei processi di produzione o impurezze degli ingredienti, come nel caso dei pigmenti presenti nei prodotti makeup. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità fornisce solamente delle indicazioni riguardanti il controllo della presenza di metalli pesanti nel prodotto, suggerendo all’azienda produttrice una valutazione di sicurezza dei prodotti immessi sul mercato in relazione non solo al tipo di metallo pesante, ma anche alla via di esposizione e alla tipologia di prodotto (1).
Le tecnologie disponibili ad oggi consentono di raggiungere un buon grado di purezza del pigmento rispetto agli effetti tossici, ma non permettono di eliminare in modo completo questi elementi che, anche se presenti in quantitativi estremamente limitati, possono generare problematiche di sensibilizzazione. Infatti, il contatto cutaneo ripetuto, anche con quantità molto piccole e non tossiche, può determinare in soggetti predisposti fenomeni di sensibilizzazione e dermatiti da contatto di tipo allergico*.
L’obiettivo di chi formula è quindi quello di utilizzare materie prime e processi produttivi che consentano la produzione di prodotti finiti con il livello più basso possibile di metalli pesanti, dal momento che la soglia di sensibilizzazione identificata da dermatologi e allergologi si attesta intorno a 1 ppm (1mg/kg). Quando si utilizzano pigmenti colorati questa soglia rappresenta una sfida non facile da raggiungere: la presenza di metalli pesanti in tracce risulta infatti uno degli aspetti critici più rilevanti nella formulazione del makeup per le pelli sensibili e/o predisposte a sviluppare allergie.
Le dermatiti da contatto da metalli pesanti sono ampiamente diffuse in tutto il mondo e sono in continua crescita, dal momento che l’uomo entra in contatto con queste sostanze non solo attraverso i cosmetici ma anche con gioielli di metallo, anche prezioso (oro, argento e platino), e monete di uso comune.
Nel caso del makeup destinato agli occhi, le reazioni che possono osservarsi vanno da semplici fastidi a irritazioni oculari e dermatiti palpebrali. Queste reazioni possono essere prevenute innanzitutto educando la popolazione a un uso corretto del makeup: struccarsi sempre a fine giornata con prodotti delicati, non strofinare la zona oculare e pulire periodicamente i pennelli utilizzati per l’applicazione. Altrettanto importante è però utilizzare prodotti formulati ad hoc per ridurre al minimo il rischio di sensibilizzazione.
Il design formulativo di questi prodotti deve quindi partire da un’attenta selezione delle materie prime per garantire il massimo livello di sicurezza del prodotto finito.
La selezione dei pigmenti da utilizzare nei prodotti di makeup rende obbligatorio per l’azienda il ricorso a metodologie analitiche specifiche che consentono di determinare la concentrazione di metalli pesanti presenti. Esistono diverse metodologie per l’analisi dei metalli pesanti e la legislazione cosmetica non individua tuttora un metodo unico e universalmente riconosciuto. Tra le analisi più utilizzate vi è la spettroscopia di assorbimento atomico che si può applicare dopo mineralizzazione acida o in seguito al trattamento con il “sudore artificiale”. La metodica del “sudore artificiale” rappresenta il protocollo ufficiale impiegato in oreficeria per determinare la quantità di nichel rilasciata sulla pelle da gioielli e oggetti metallici, e prevede che il campione venga trattato con una soluzione debolmente acida (pH=4,7) contenente acido lattico, cloruro di sodio e urea che riproduce il sudore. Questa metodica, pur simulando in modo più fedele l’interazione tra cosmetico e pelle, presenta dei limiti, in quanto è pensata per una matrice metallica e non per una matrice di natura organica come quella cosmetica. Non permette, quindi, di discriminare in modo univoco e preciso tra i diversi pigmenti e prodotti cosmetici. Con questo metodo, infatti, la maggior parte degli item testati non raggiunge il valore soglia di 0,1 ppm, indipendentemente dal metallo analizzato, dal tipo di prodotto cosmetico e dal colore.
La mineralizzazione acida prevede, invece, l’utilizzo di solventi capaci di liberare i metalli dalla matrice e di misurarne le quantità effettivamente presenti. In questo modo un’azienda che produce o commercializza prodotti makeup può ottenere informazioni utili per selezionare il fornitore di materie prime più adatto alle proprie esigenze, ma anche per distinguere tra le gamme di prodotti proposte da uno stesso fornitore.
L’analisi dei metalli dopo mineralizzazione acida può essere applicata con successo non solo per il controllo qualità del pigmento (lotto per lotto) che, soprattutto se di origine naturale, può incorrere in una maggiore variabilità nel contenuto di impurezze, ma anche nella fase di design formulativo del prodotto.
Come mostrano i risultati di questo studio, l’approccio analitico di controllo in fase di sviluppo formula o di selezione di prodotti dal portfolio dei produttori specializzati in makeup può essere molto utile all’azienda per garantire la qualità del prodotto finito e la sua conformità ai test di cessione e ai test oftalmologici, ottimizzando i tempi e le risorse economiche. Lo studio è stato condotto, mediante spettroscopia di assorbimento atomico in seguito a mineralizzazione acida, su 67 campioni tra materie prime e prodotti finiti: sono stati analizzati nello specifico i contenuti di metalli pesanti – nichel, cromo, cobalto e piombo presenti all’interno di 28 pigmenti, 7 fondotinta, 12 ombretti e 20 matite occhi. […]

Rossetti: tra R&D e marketing scientifico

Rossetti

Tra R&D e marketing scientifico

di ENZO BIRAGHI1, PIETRO ABBÀ2, LORIS VITALONI3

1CEO Anya Cosmetiques
2R&D Anya Cosmetiques
3QC Anya Cosmetiques
bien@anya.it

In un mercato complesso e dinamico che cambia continuamente, nessuna impresa può permettersi di fare scelte strategiche per il business facendo tentativi e basandosi solamente sull’intuito, sulla creatività o l’esperienza di qualche manager. L’approccio comportamentista “vediamo, proviamo, speriamo” è ancora grandemente diffuso. Le aziende necessitano di strumenti che consentano di prendere decisioni migliori in minor tempo per rispondere al bisogno di chiarezza e sicurezza causato dallo stress decisionale a cui sempre più imprenditori e manager sono soggetti. È possibile andare oltre l’intuito solo attraverso sistemi che connettano input analitici e output strategici, dando indicazioni chiare e non opinabili; sistemi che guidino le imprese attraverso la via strategica più corretta ed efficace, senza sprecare risorse. Questo è un tempo propizio per cambiare: il business ha bisogno di consapevolezza e soprattutto di dati che si trasformino in una nuova energia cinetica di valore.
La risposta è il marketing scientifico che viene applicato con un approccio grafico chiamato Casa della Qualità (HoQ) (Fig.1). Può essere tale perché chiarisce e incrocia la voce del cliente con il suo linguaggio fatto di percezioni, e quello aziendale estremamente formale e numerico. Sarà chiaro e condiviso il percorso logico che ci ha portato alla definizione dei requisiti del cliente. Saranno inoltre evidenti le priorità, fornendo a tutti una bussola per poter prendere decisioni durante tutto lo sviluppo senza che arbitrariamente aspetti secondari possano contrastare lo svolgimento delle attività o, peggio ancora, che si perdano di vista i tempi principali di sviluppo. Il marketing scientifico ha il fondamentale compito di fotografare il territorio competitivo, proprio come farebbe un satellite.

Evoluzione dello scenario competitivo
La HoQ è nata per risolvere tre problemi di tipo generale: la disattenzione alla voce del cliente, la perdita dell’informazione durante il ciclo di sviluppo del prodotto, le diverse interpretazioni delle specifiche da parte dei vari dipartimenti coinvolti.
Da un punto di vista strettamente operativo, la HoQ favorisce il raggiungimento dei seguenti obiettivi: definire le caratteristiche del prodotto che rispondono alle reali esigenze del cliente; codificare su moduli appositi tutte le informazioni necessarie allo sviluppo del nuovo prodotto; effettuare un’analisi comparativa con le prestazioni dei prodotti della concorrenza; garantire coerenza tra i bisogni manifestati dal cliente e le caratteristiche misurabili del prodotto senza trascurare nessun punto di vista; rendere informati tutti i responsabili delle singole fasi del processo riguardo la relazione tra la qualità dell’output di ogni fase e la qualità del prodotto finale; ridurre la necessità di apportare modifiche e correzioni nelle fasi avanzate di sviluppo; minimizzare i tempi di interazione con il cliente; garantire piena coerenza tra la progettazione del prodotto e quella del processo di produzione; aumentare la capacità di reazione dell’azienda. […]

Paracera N®: Eigenmann& Veronelli

Paracera® N

Cere innovative e ad elevata efficienza per cosmetici dalle prestazioni uniche

Negli ultimi decenni non molto è cambiato nel range delle cere disponibili per le formulazioni cosmetiche, o almeno fino ad ora. Per poter arrivare al prodotto cosmetico che oggi conosciamo, i laboratori hanno continuamente investito nello sviluppo e ottimizzazione delle materie prime utilizzate, fino ad arrivare alla formula ottimale.
Paramelt ha investito sia nella Ricerca e Sviluppo sia nella tecnologia produttiva, al fine di creare un range innovativo e ad alta efficienza di cere, in grado di rivoluzionare completamente le performance di questi ingredienti a cui i formulatori possono fare affidamento.
La linea Paracera® N, ultima nata del portfolio di Paramelt e distribuita in italia da Eigenmann & Veronelli, è costituita da un unico range di cere “su misura”, prodotte utilizzando una tecnologia proprietaria e sottoposta a controlli molto stringenti. La linea si compone di cere altamente performanti in grado di fornire riproducibilità e innovazione.
Sia che si tratti di makeup, cosmetica bianca o detergenti, il mercato richiede prodotti a elevata performance e riproducibilità. Nella cosmetica decorativa, e in particolare se pensiamo al mondo dei rossetti, è fondamentale bilanciare correttamente le proprietà meccaniche del prodotto, la lavorabilità nel processo produttivo e, non da ultimo, la gradevolezza all’uso.
Un rossetto deve essere di facile applicazione, flessibile e allo stesso tempo resistente alla rottura durante la stesura. La sfida maggiore per i formulatori è quindi riuscire a bilanciare opportunamente le proprietà meccaniche e termiche, come la stabilità alla temperatura e la resistenza dello stick, con la sensorialità che l’applicazione può regalare e la scorrevolezza nel tratto.
L’uso combinato delle cere Paracera® N con cere microcristalline apre ulteriormente il ventaglio di performance ottenibili, sviluppando e potenziando le prestazioni finali del rossetto.

Nuove prospettive cosmetiche

Nuove prospettive cosmetiche: ricominciamo con un futuro a colori

GIUSEPPINA VISCARDI, VALENTINA STRADA

1Creative Cosmetic Consultant,  giuseppinaviscardi@tiscali.it
2Chemist Research,  valentinairene.strada@gmail.com

La drammatica e imprevista situazione causata della pandemia da COVID-19 ha mutato concretamente e irrimediabilmente gli scenari mondiali, costringendo il mondo intero a un veloce e repentino cambiamento in tutti i campi e settori. Anche le prospettive cosmetiche previste per il 2020 hanno disatteso le tendenze preventivate e si sono dovute adattare a queste incalzanti trasformazioni e al nuovo panorama che si sta delineando all’orizzonte. Questo è stato infatti l’anno che nessuno si aspettava. Chiunque è stato coinvolto dalla grave emergenza che stiamo ancora vivendo e durante il lockdown abbiamo imparato a cambiare e/o modificare le nostre pratiche di vita quotidiana. Negli ultimi mesi, la chiusura forzata e la ridotta libertà di circolazione hanno permesso a molti di riscoprire il piacere di dedicarsi a se stessi tra le mura domestiche, in molti casi migliorando e trasformando le proprie abitudini per stare bene con il proprio corpo. Sono proprio questi alcuni degli elementi che trainano le richieste più recenti dei consumatori: prodotti per la cura di sé, che coccolino e facciano sentire bene l’utilizzatore durante il loro impiego, e che restituiscano un senso concreto di benessere. In questo contesto si inquadrano tutti quei prodotti con un concetto olistico, arricchiti di estratti vegetali ricercati e di materie prime dalle caratteristiche detossificanti e protettive, quasi a creare uno “scudo” nei confronti di un nemico invisibile e insidioso.
Già alcuni segnali in questa direzione si stanno vedendo anche in altri campi. Per esempio, nel tessile importanti marchi hanno creato tessuti con “tecnologie anti-virus” che impediscono alla stoffa di diventare una superficie ospite per microrganismi indesiderati.
Sempre nell’abbigliamento la ricerca di materiali morbidi, soffici, avvolgenti, che diano una sensazione di comfort ha ispirato il cosmetico. La ricerca di comodità si è fatta via via più strada: il desiderio di “coccola” e personalizzazione del prodotto sono diventati elementi centrali per sentirsi al sicuro in un momento dove quasi tutte le certezze sembrano essere messe in discussione. […]

Social media marketing e influencer: istruzioni per l’uso

Social media
marketing e influencer

ISTRUZIONI PER L'USO

Esperta in materia di marchi, brevetti, know how, design, concorrenza sleale, pubblicità, diritto d’autore, software e diritto dell’internet, l’Avvocato Cristina Bellomunno dal 2006 fa parte della redazione scientifica della rivista Giurisprudenza annotata di diritto industriale. È autrice di numerosi articoli pubblicati su importanti riviste giuridiche e svolge con regolarità attività di formazione nella materia del diritto industriale e del diritto d’autore.
È membro dell’European Community Trademark Association (ECTA) e dell’Associazione Internazionale per la Protezione della Proprietà Intellettuale (AIPPI).

CRISTINA BELLOMUNNO
Avvocato

Il perché, il come e il quanto l’uso del social media marketing si sia diffuso nel settore della cosmetica è una questione certamente interessante da molti punti di vista, ma che non considereremo in queste pagine.
Diamo piuttosto per assodato che nel mondo del beauty (più che in altri settori), al di là delle dimensioni dell’azienda, i messaggi pubblicitari siano oggi veicolati in larga misura tramite i social network e gli influencer. Quasi tutte le società hanno, infatti, oltre che un sito internet anche una pagina Instagram e una pagina Facebook, attraverso le quali promuovono direttamente i propri prodotti grazie all’uso di immagini, video, hashtag e post.
Oltre a ciò, per sponsorizzare i propri prodotti spesso le aziende si affidano agli influencer, figure sempre più professionali anche con solide strutture imprenditoriali alle spalle, e ai micro influencer.
Le grandi aziende investono molto denaro per reclutare l’influencer più adatto, per ideare le migliori campagne social, per verificare se, da un punto di vista legale, tutto è conforme alle regole. E i piccoli? Capita che facciano da soli e che a volte incappino in qualche buccia di banana. Sbagliare è facilissimo; da un lato, in quanto la velocità richiesta dalla comunicazione social (si pensi alle stories di Instagram che durano 24 h) induce spesso ad agire senza un’adeguata ponderazione e, dall’altro, in quanto non esiste una normativa organica ad hoc.
Il fatto che non esista una normativa specifica non significa però che non esistano delle regole; al contrario, le norme che bisogna considerare sono numerose. A titolo di esempio: la legge sul diritto d’autore (n.633/1941), il codice della proprietà industriale (D.Lgs. n.30/2005), il codice civile (art.2598), le norme sulla pubblicità ingannevole (D.Lgs. n.145/2007), il codice del consumo (D.Lgs. n.206/2005) e la Digital Chart.
Prendendo spunto dalle situazioni più comuni già affrontate dalla giurisprudenza e dai dubbi più frequenti, di seguito qualche risposta […]

Ancorotti Cosmetics: dove si fa la luce la bellezza

ancorotti cosmetics

Dove si fa luce la bellezza

ANCOROTTI COSMETICS nasce nel 2009 dalla decennale esperienza nel business cosmetico di RENATO ANCOROTTI e dalla visione creativa della figlia ENRICA.
Inizialmente interamente dedicata alla produzione di mascara, oggi ANCOROTTI COSMETICS sviluppa una vasta gamma di makeup e prodotti skin care per i brand di tutto il mondo.

Con la recente acquisizione dell’ex stabilimento Olivetti di macchine per scrivere, Ancorotti Cosmetics ha riqualificato un’area di 30.000 m2 nel cuore della città di Crema. La nuova fabbrica ha permesso all’azienda produttrice di cosmetici per conto terzi di ampliarsi senza ulteriore consumo di suolo, nel pieno rispetto della comunità e dell’ambiente circostanti.
Uno sviluppo industriale sostenibile non può prescindere dall’innovazione di processo; un obiettivo che la società persegue costantemente.
La progettazione del nuovo stabilimento ha infatti comportato una riconfigurazione dei processi aziendali secondo il paradigma di Industria 4.0, con un approccio sempre più integrato e l’applicazione di soluzioni di smart manufacturing.
Ecco quindi che l’officina dove si costruiva la famosa macchina per scrivere ET 101, la prima elettronica al mondo, è tornata a ospitare tecnologia e innovazione in un ambiente moderno, interconnesso e sostenibile. […]

Dalla passione per il colore, la strada verso il makeup

Dalla passione per il colore,
la strada verso il makeup

RF Cosmetici è una società italiana che da 25 anni opera nella produzione di skin care e makeup conto terzi. Nata dalla passione dei fondatori per la chimica e la farmacologia, per l’arte, la cultura e il design, è guidata da Rita Rizzi che può vantare una pluriennale esperienza come direttore tecnico e consulente di aziende del settore. Lo stabilimento, sito nell’hinterland bolognese, è dotato di un centro R&D (Ricerca e Sviluppo) interamente dedicato all’ideazione di formule basate su nuovi materiali e nuove tecnologie nella prospettiva di un green hi-tech. La consapevolezza che il progresso tecnologico influisce sull’ambiente sta cambiando l’industria della bellezza: i consumatori di oggi non sono disposti a rinunciare a principi essenziali quali autenticità, trasparenza e sostenibilità.
La nostra mission è creare prodotti unici con il focus rivolto alla bellezza di domani e ideare storie di marketing che attraggano nuovi clienti, stampa e influencer.

RF Cosmetici
Per saperne di più sul mondo RF Cosmetici
abbiamo intervistato Rita Rizzi, CEO di RF Cosmetici.
Rita Rizzi
CEO di RF COSMETICI

Come hai iniziato la tua attività nell’ambito del makeup?
RF Cosmetici è nata 25 anni fa dall’esigenza mia e di mia madre di dare vita a un desiderio che fino ad allora era vivo, ma ancora in uno stato embrionale.
La mia esperienza post laurea (Farmacia) in un piccolo laboratorio cosmetico in cui ho capito che la mia strada era la formulazione e la ricerca, e gli anni di esperienza di mia madre come esperta di dermocosmesi nel mondo delle farmacie, ci hanno portato a decidere di intraprendere insieme un’avventura che per due donne poteva sembrare quasi un azzardo. Invece negli anni questa semplice avventura si è trasformata in un’azienda la cui vocazione è coltivare l’innovazione per differenziare. RF Cosmetici ricerca nuove sostanze che consentano di accedere a nuove texture elaborando nuovi concept e filosofie per fabbricare prodotti che divengano vettori di un messaggio che rifletta l’identità del cliente. Dopo vent’anni di formulazione e produzione di prodotti principalmente skin care, cinque anni fa, dopo aver conseguito la certificazione Halal, ho deciso che la mia passione per l’arte e i colori maturata in anni di frequentazione dell’Accademia della Belle Arti di Bologna poteva svilupparsi nel creare una linea di makeup innovativa, diversa, sfidante, e in linea con i tre principi per me fondamentali: sostenibilità , eticità e cruelty free. […]

Per informazioni
rfcosmetici@rfcosmetici.it • www.rfcosmetici.com