Parola d’ordine: second life

Da un lato gli obiettivi dell’Unione europea, dall’altro le esigenze del mercato e i desiderata dei consumatori spingono le industrie a investire sempre più tempo e ricerca nello sviluppo di imballaggi ottenuti da materiali riciclati, e senza ombra di dubbio un materiale ampiamente utilizzato su cui sono puntati i riflettori sono le plastiche.
Ed è così che l’industria cosmetica e l’industria del packaging, seppur in assenza di una normativa ad hoc o di indicazioni comunitarie specifiche, si sono sedute intorno al tavolo di lavoro promosso dall’Istituto Italiano Imballaggio insieme ai rappresentanti di laboratori già da tempo attivi nella messa a punto di metodi di analisi degli imballaggi, per sviluppare un pensiero condiviso affinché i materiali riciclati ottenuti e impiegati nel packaging cosmetico godano delle caratteristiche di sicurezza, performance e idoneità tecnologica necessarie.

Ne abbiamo parlato con Marina Camporese (Coordinatrice della Commissione Packaging Cosmetico istituita presso l’Istituto Italiano Imballaggio) e Daniela Aldrigo (Regulatory Affairs presso l’Istituto Italiano Imballaggio) che si stanno occupando di orchestrare i lavori della Commissione per lo sviluppo di un nuovo capitolo delle Linee Guida che riguardano il connubio fra imballaggio e cosmetico.

 


D. Non è la prima volta che la Commissione Packaging Cosmetico è in prima linea a tracciare una strada che rappresenti un vero e proprio metodo di lavoro per l’industria cosmetica, quella del packaging e i laboratori di analisi. Già nel corso del 2019 abbiamo avuto modo di ospitare su alcuni numeri di Cosmetic Technology degli articoli relativi al “peso” del packaging nella valutazione della sicurezza del cosmetico e all’approccio analitico sul packaging primario in materia plastica.
Ma facciamo un passo indietro: com’è nata la Commissione?
R Daniela Aldrigo (DA). L’Istituto Italiano Imballaggio annovera da molto tempo commissioni tecniche che lavorano su tematiche tecnico-regolatorie; in particolare il settore del food packaging, che da sempre ha la maggior attenzione legislativa, ma anche gli aspetti ambientali e di sostenibilità legati al packaging sono da sempre monitorati e seguiti da una commissione dedicata.
L’evoluzione tecnico-normativa ha però richiamato l’attenzione su altri settori in cui il packaging svolge un ruolo comunque importante e decisivo. Sono quindi state attivate due nuove commissioni: una dedicata alle tematiche analitiche del packaging per i prodotti farmaceutici e un’altra che si è occupata da subito della sicurezza del prodotto cosmetico confezionato in tutte le sue sfaccettature, dapprima guardando alle Good Manufacturing Practice (GMP) e alle tematiche documentali (con le Linee Guida pubblicate rispettivamente nel 2013 e nel 2015). Nel 2019, invece, l’evoluzione tecnico-normativa si è soffermata sugli aspetti più analitici, con particolare attenzione alle plastiche che rappresentano il materiale più largamente utilizzato per il confezionamento dei prodotti cosmetici, ma anche il materiale che soffre di più delle critiche ambientaliste.

R Marina Camporese (MC). Le prime due Linee Guida hanno cercato di colmare alcune lacune, poiché il Regolamento non è mai entrato nel dettaglio di come il valutatore della sicurezza o il team preposto debbano agire per rispettare la normativa relativa alla sicurezza del packaging cosmetico.
Successivamente è nata l’esigenza di ampliare dal punto di vista del testing la valutazione del packaging cosmetico, prendendo sì spunto dalla normativa food, come suggerito dalla Commissione europea, ma considerando anche le caratteristiche peculiari delle formulazioni cosmetiche, le possibili interazioni e le sostanze con restrizioni totali o parziali dal Regolamento (CE) n.1223/2009 (Allegati II e III).

D. Possiamo affermare che con il lavoro della Commissione e con la pubblicazione delle Linee Guida è stata colmata una lacuna tra la richiesta regolatoria (di valutare l’eventuale presenza involontaria di quantità ridotte di sostanze vietate migrate dall’imballaggio) e l’assenza di metodi e procedure ufficiali?
R (DA). Certamente con la pubblicazione delle Linee Guida per la Valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico mediante approccio analitico sul packaging primario in materia plastica si è fatto un notevole passo in avanti circa la definizione di un piano analitico più adatto alle necessità specifiche del settore cosmetico. Guidati dell’esperienza analitica del food packaging, che ha regole codificate nella legislazione di riferimento, sono stati identificati gli aspetti che la legislazione dei Food Contact Materials (FCM) non copre in modo efficace. Partendo dal presupposto che un imballaggio idoneo a contenere alimenti è un ottimo punto di partenza, ci si è resi conto che in alcuni casi questo non basta e bisogna tener conto delle caratteristiche compositive del prodotto cosmetico in relazione alle possibili interazioni con il suo packaging, e delle diversità di interazione con il consumatore.
In realtà molto resta ancora da fare.

D. Già nel precedente capitolo delle Linee Guida, mi riferisco a quello dedicato allo sviluppo di un approccio analitico sul packaging primario, l’attenzione è stata puntata sulle materie plastiche. Anche ora che si parla di materiali riciclati la Commissione ha deciso di focalizzarsi su questi materiali. Si tratta di un materiale largamente impiegato per il confezionamento dei cosmetici. Quali sono le problematiche che più frequentemente i fornitori di packaging incontrano con le plastiche riciclate?
R (DA). L’utilizzo della plastica riciclata a diretto contatto con il prodotto cosmetico non ha restrizioni legislative e regolatorie; va valutata nell’ottica della sicurezza del prodotto confezionato, come qualsiasi altro materiale. Diverso è l’approccio legislativo per il food contact, dove un regolamento europeo in attesa di applicazione prevede l’autorizzazione di processi di riciclo idonei a produrre plastica riciclata destinata al contatto diretto con gli alimenti, mentre a livello nazionale è consentito l’uso di rPET per tutti i tipi di alimenti per realizzare bottiglie con un contenuto massimo del 50% di riciclato e vaschette, ma con specifiche limitazioni d’uso (art.13ter DM 21.03.1973) e rPE/rPP per cassette per ortofrutta, e con specifiche indicazioni d’uso secondo l’art.13bis DM 21.03.1973.
In virtù delle autorizzazioni nel settore food e dell’attività da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che si è concentrata maggiormente, se non quasi unicamente, sulla valutazione dei processi di riciclo che producono rPET, ad oggi i flussi che offrono più garanzie documentali e operative relative alla raccolta differenziata riguardano proprio questo polimero.
Dal punto di vista analitico, non riuscendo a garantire la costanza compositiva di quanto viene raccolto, le sostanze presenti potenzialmente pericolose (Non Intentionally Added Substances, NIAS, contaminanti, ecc.) vanno valutate attentamente attraverso analisi di screening mediante marker adeguati, idealmente a ogni lotto.

R (MC). Per questo motivo, con le Linee Guida in preparazione cercheremo di dare più informazioni possibili riguardo alle conoscenze attuali in ambito di processi di riciclo e flussi di materiale connessi, ma andremo anche ad approfondire le informazioni sulle plastiche riciclate post consumo, grazie ad attività di testing interlaboratorio e ad una panoramica della normativa cogente.

D. In estrema sintesi, considerato che il lavoro è decisamente corposo, quali sono gli obiettivi a cui tende questa nuova edizione delle Linee Guida?
R (MC). L’obiettivo è quello di fornire a tutti gli attori della filiera (dai produttori di packaging ai produttori di cosmetici, ai valutatori della sicurezza dei prodotti cosmetici) le informazioni e le conoscenze di base per valutare i materiali riciclati e il loro possibile utilizzo a contatto con i prodotti cosmetici, nel rispetto della sicurezza richiesta dal Regolamento (CE) n.1223/2009
Non dimentichiamo anche la difficoltà che hanno trovato inizialmente i valutatori della sicurezza e i produttori di cosmetici in generale nell’affrontare temi diversi e lontani dalle proprie competenze, che potremmo definire piuttosto complessi e soprattutto senza strumenti tecnici a disposizione.
Riteniamo, quindi, che queste Linee Guida potranno essere un valido aiuto per chi si dovrà approcciare a queste tematiche di grande interesse e attualità, mettendo a disposizione tutte le informazioni al momento disponibili sui vari aspetti: normativa cogente sulle plastiche food, norme tecniche sul riciclo, Regolamento REACH, attività di testing, documentazione in entrata e in uscita scambiata lungo la catena di approvvigionamento.

D. Anche per i materiali e oggetti destinati a venire a contatto con alimenti, l’uso di materiali da post-consumo sta diventando una pratica sempre più diffusa. L’esperienza maturata nell’ambito del food packaging, che già in passato ha tracciato la via dell’approccio adottato (mi riferisco in particolare ma non solo all’identificazione di simulanti per la valutazione della conformità dei materiali) se e come può essere di supporto in questa fase del lavoro della Commissione?
R (MC). La normativa cogente in continuo aggiornamento e le analisi eseguite da tempo in ambito food packaging ci hanno permesso di raggiungere conoscenze importanti per la valutazione della sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti, anche nel caso di plastica riciclata (in particolare, come accennato prima, sull’rPET). Più carenti sono le informazioni su rPE e rPP che invece godono dell’interesse dell’industria cosmetica, sempre più orientata ad avere una connotazione green e dove vi sono materiali di elezione (in particolare il PE).
Ma sicuramente le esperienze già maturate in ambito alimentare e le tecniche analitiche sempre più sensibili e accurate ci permetteranno di arrivare a una valutazione precisa e attenta, anche dei materiali post consumo destinati al contatto con le varie matrici cosmetiche.

D. Concludendo: “Avete già idea di quando le nuove Linee Guida vedranno la luce?”
R (DA). Stiamo lavorando con molto impegno per poter essere d’aiuto al settore. Riteniamo che la metà del 2021 sia una data percorribile.

 

Per informazioni
www.istitutoimballaggio.org • tel 02 58319624

Dai vasetti ai sacchetti

Alessandra Semenzato1, Alessia Costantini2, Marco Scatto2, Gianni Baratto2
1Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università di Padova, Padova
2Unired, Spin-off Università di Padova, Padova
alessandra.semenzato@unipd.it


Università: mai stata così vicina
In quest’anno profondamente segnato dalla pandemia è emersa ancora di più la necessità di instaurare un dialogo costruttivo tra scienza e popolazione. La scienza, infatti, si interroga da decenni su come coinvolgere e interessare i cittadini alle sue scoperte. A tal fine, ogni anno dal 2005 viene organizzata in diverse città europee la notte delle ricercatrici e dei ricercatori, che nel caso degli atenei di Padova, Venezia e Verona prende il nome di Venetonight. A causa della pandemia, quest’anno è stata organizzata un’edizione interamente online che ha visto la realizzazione di webinar, esperimenti di laboratorio online e video informativi su domande che posso sorgere spontanee a chiunque, ad esempio come nasce un vaccino, come avviene l’effetto serra o che cosa sono e a che cosa servono le emozioni.
Scopo dell’iniziativa è quello di portare fuori dai laboratori la ricerca accademica, mostrando alla popolazione quanto la ricerca affronti ogni giorno problemi che interessano tutti noi, ma soprattutto quanto questa possa offrire soluzioni che hanno una ricaduta pratica nella società. Quest’ultimo aspetto in particolare è parte della mission degli spin-off universitari che si pongono come veri e propri luoghi di incontro tra accademia e impresa, al fine di favorire il trasferimento tecnologico della ricerca.
Ne è un esempio il video realizzato da Unired, spin-off dell’Università degli Studi di Padova, che da più di otto anni collabora con aziende del settore cosmetico e nutraceutico con lo scopo di favorire l’innovazione di prodotto e la crescita del know-how. Il video in questione (www.youtube.com/watch?v=zgP7diawQho&t=3s) riguarda il frutto dell’ultimo anno di ricerca di Unired sulla sostenibilità dei packaging cosmetici. Tale ricerca ha portato recentemente allo sviluppo di ECO PIPING BAGS, un packaging cosmetico dal design innovativo e in materiale completamente biodegradabile e compostabile.

La rivoluzione del packaging in un sacchetto
La maggior parte dei prodotti cosmetici è contenuta in vasetti, flaconi o tubetti di plastica, i quali hanno un ruolo fondamentale nel garantire la corretta conservazione del prodotto, proteggendolo efficacemente dagli agenti esterni, oltre che a permettere il giusto dosaggio e una consona applicazione. I classici contenitori cosmetici sono però voluminosi, aumentano notevolmente la produzione di rifiuti e spesso non possono essere inclusi nella filiera del riciclaggio.
In un mondo in cui l’attenzione all’ambiente è sempre più impellente e una delle tematiche più dibattute è come ridurre i rifiuti, è necessario cercare soluzioni sostenibili. Proprio in quest’ottica è nato il progetto ECO PIPING BAGS.
Esso sostituisce il classico flacone o vasetto di plastica con un sacchetto sottile, leggero e dal design unico, realizzato in materiale completamente biodegradabile e compostabile. Il nuovo contenitore per prodotti per la pelle, innovativo e sostenibile, mira a cambiare l’idea del cosmetico e il suo impiego, richiamando il mondo della pasticceria. L’innovazione di questo imballaggio consiste, infatti, nel trasferire e adattare al mondo cosmetico un contenitore come la sac à poche, che è proprio di una realtà, la pasticceria, altrettanto costellata di creme.

Come si presenta il sacchetto e da cosa è composto
Il contenitore a sacchetto è realizzato con polimeri biobased, biodegradabili e compostabili provenienti dal mondo dell’agricoltura, ed è avvolto da carta biodegradabile che ne favorisce la presa e garantisce una sensazione tattile piacevole, aspetto fondamentale della gestualità cosmetica. Il corretto svuotamento della confezione viene favorito dall’impugnatura “da pasticceria”, evitando così il contatto diretto del dito con il prodotto, come avviene ad esempio con i vasetti, e riducendo quindi la possibile contaminazione.
L’erogazione del prodotto dal “contenitore a sacchetto” avviene grazie a un dispositivo di erogazione anch’esso biodegradabile e compostabile, dal design ideato su misura e dotato di tappo richiudibile. Questo sistema “apri e chiudi” permette di dosare facilmente il prodotto. Infine il sacchetto viene riposto in un contenitore di carta rettangolare che permette di metterlo a scaffale. Anche tale contenitore è stato realizzato ad hoc per assicurare la funzionalità, riducendo al minimo il materiale che lo compone.
La realizzazione di un sacchetto rispetto a un flacone si traduce in una riduzione di oltre il 90% della quantità di plastica utilizzata per produrlo, abbattendo drasticamente gli spazi necessari per stoccare i pezzi nei magazzini e l’inquinamento derivante dal loro trasporto.
Il progetto ha partecipato al Best Packaging 2020, contest promosso dall’Istituto Italiano di Imballaggio volto a premiare i migliori packaging in relazione a innovazione e sostenibilità, aggiudicandosi il premio Quality Design con la seguente motivazione: “Il prototipo introduce una nuova visione e una nuova concezione del flacone per skin care. Il trasferimento tecnologico della forma, che ricorda una sac à poche da pasticceria, afferma nuove coordinate espressive e propone al consumatore la sperimentazione di nuovi modelli di utilizzo”.
Come sottolinea anche la motivazione, oltre a essere sostenibile introduce una nuova gestualità e fa da apripista a nuovi modi di concepire il packaging cosmetico e non solo.
L’esperienza data dalla realizzazione di questo progetto mostra, ancora una volta, come la sinergia tra ricerca accademica e impresa porti allo sviluppo di modelli virtuosi che possono essere adottati anche da altre industrie, non solo cosmetiche. […]

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La bellezza del riuso

Lilia Longo, Elena Ghedini*, Michela Signoretto, Federica Menegazzo • CATMAT e VeNice, spin-off dell’Università Ca’ Foscari,
Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi, Mestre-Venezia – * Dottore di Ricerca in Scienze Chimiche, gelena@unive.it
Silvia Tabasso • Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Torino, Torino
Giorgio Grillo • Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco, Università degli Studi di Torino, Torino


In un’ottica di economia circolare verso la quale, dal 2015, l’Unione europea si sta muovendo per poter sostenere le sfide climatiche, economiche e sociali, il risparmio, il riutilizzo, il riciclo e il rinnovo di materie prime considerate tradizionalmente scarti, ma che in questa prospettiva trovano vita come potenziali risorse, sono di fondamentale importanza.
L’Italia, secondo il Rapporto di economia circolare del 2020 (1), è prima nella classifica di circolarità tra le principali economie europee.
Fra i punti principali dell’economia circolare, l’uso più efficiente delle materie prime, la gestione dei rifiuti, lo sviluppo di tecnologie innovative e della ricerca scientifica sono i capisaldi a cui fa riferimento questo progetto del Fondo Sociale Europeo (FSE).
Negli ultimi anni, anche in ambito cosmetico si pone sempre più attenzione a questi argomenti da parte sia degli sviluppatori sia dei consumatori. La ricerca del “naturale” e del “sostenibile” è un criterio importante con il quale vengono selezionati i prodotti.
L’utilizzo di materie prime provenienti dagli scarti agroalimentari dei mercati ortofrutticoli è un proposito importante della bio-economia1, che prevede l’utilizzo di risorse per la produzione di bio-prodotti, in pieno accordo con i principi dell’economia circolare.
In questo contesto si pone il progetto di ricerca condotto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e finanziato dal FSE denominato HAIR: Hair ed Agrifood, Innovare Riciclando. Un progetto di ricerca che coniuga la valorizzazione degli scarti coinvolgendo realtà locali del comune di Venezia, come i negozianti del mercato di Rialto, con le competenze in ambito di sviluppo formulativo e cosmetico del gruppo di ricerca CatMat della Prof.ssa Signoretto presso il Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi dell’Università di Ca’ Foscari, e dello spin-off cafoscarino VeNice per la produzione di cosmetici hi-tech, in particolare per l’hair care. Tutto il processo, dall’estrazione degli attivi alla formulazione del prodotto, mira a essere innovativo e sostenibile tramite l’utilizzo di tecnologie non convenzionali, grazie anche all’esperienza del gruppo di ricerca del Prof. Cravotto dell’Università di Torino nella valorizzazione della biomassa, riducendo il dispendio energetico e il consumo di sostanze dannose per l’ambiente e per l’uomo.
Tra gli scarti prodotti dai mercati ortofrutticoli, di particolare impatto sono quelli di carciofo che risulta edibile solo per un 20% dell’intera pianta (2). Foglie, stelo e brattee esterne vengono eliminate comportando un gravoso onere per i rivenditori. […]

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Anche i capelli invecchiano?

Elena Ugazio
Università di Torino, Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco • elena.ugazio@unito.it


Riassunto
Come la pelle, i capelli subiscono mutamenti sia a causa di fattori intrinseci, ovvero associati all’invecchiamento cronologico, sia dipendenti dall’ambiente esterno, da stress fisici e chimici o da carenze nutrizionali e stili di vita poco salutari. In particolare, il photo-ageing indotto dalla radiazione solare è una forma di aggressione naturale con ripercussioni sulla salute del capello e del cuoio capelluto.
I processi di invecchiamento costituiscono un problema estetico in termini di alterazione di colore, quantità e qualità delle fibre, ma sono anche alla base di cambiamenti a livello microscopico e biochimico. Oltre al progressivo ingrigimento, i segnali più evidenti dell’invecchiamento dei capelli sono, nell’uomo come nella donna, anche se con distribuzione ed evoluzione un poco differente, l’assottigliamento e il diradamento, fino alla caduta diffusa.
Per contrastare o almeno ritardare questo fenomeno si può ricorrere a trattamenti che aiutino a preservare l’integrità e l’aspetto generale della capigliatura. Dunque le industrie cosmetiche e farmaceutiche sviluppano prodotti hair care sempre più innovativi che non si limitano alla detergenza, ma associano anche altre proprietà funzionali specifiche. L’applicazione regolare di formulazioni tricologiche contenenti composti ad azione rinforzante, condizionante, fotoprotettiva e antiossidante, eventualmente in abbinamento con l’assunzione di micronutrienti attraverso il cibo o gli integratori orali, rappresenta una strategia vincente.

Introduzione
Sin dagli albori della civiltà, la capigliatura ha giocato un ruolo fondamentale nel potere seduttivo sia dell’uomo sia della donna. Nel corso del tempo la chioma ha quindi contraddistinto i modelli di bellezza delle varie epoche (1).
I capelli sono espressione del nostro stato di salute e la percezione di questa parte del corpo, apparentemente secondaria, può avere ripercussioni sulla sfera emotiva soggettiva e sulle relazioni interpersonali, creando eventuale disagio, alterazione del benessere psico-fisico dell’individuo e ansia sociale (1).
Con il passare del tempo, anche i capelli subiscono, come la pelle, mutamenti fisiologici ed estetici inevitabili; tuttavia, accanto all’invecchiamento biologico geneticamente predisposto, altri fattori possono indurre alterazioni della struttura e delle proprietà biofisiche delle fibre (2,3).
Nel presente articolo, dopo la descrizione delle caratteristiche anatomo-funzionali del capello, sono delineate le cause sia intrinseche sia estrinseche dell’ageing, e vengono illustrati i cambiamenti e i segni, più o meno evidenti, che questi processi provocano su chioma e cuoio capelluto.
Un ulteriore aggravamento che va considerato dipende dall’esposizione alla radiazione solare. In particolare la componente ultravioletta genera stress ossidativo e provoca a livello cellulare alterazioni talvolta irreversibili.
Vengono quindi prese in esame le strategie che consentono di ridurre o quanto meno ritardare gli effetti dell’invecchiamento, ovvero trattamenti cosmetici e terapeutici basati sull’utilizzo di sostanze, sia naturali sia di origine sintetica, capaci di preservare la struttura e le proprietà intrinseche dei capelli, e al contempo contrastare i danni a cui possono essere esposti nel corso del tempo.[…]

Does hair get old too?
Anti-aging hair care strategies

Like skin, hair undergoes changes both due to intrinsic factors, which are associated with chronological aging, and to aspects like the external environment, physical and chemical stress or nutritional deficiencies and bad lifestyles. In particular, sunlight-induced photoaging is a form of natural aggression with repercussions on the health of the hair and also of the scalp. Aging processes are an aesthetic problem in terms of color, quantity and quality alteration of fibers, but they are also at the basis of changes at microscopic and biochemical levels. In addition to the progressive graying, the most evident signs of hair aging are, in men and women alike, even if with a slightly different distribution and evolution, thinning and less density, up to diffused loss. To counteract or at least delay this phenomenon, treatments can be applied to preserve the integrity and the general appearance of the hair. Therefore, the cosmetic and pharmaceutical industries develop innovative hair care products, which are not limited to cleansing, since they also associate other specific functional properties. The regular application of trichological formulations containing compounds with strengthening, conditioning, photoprotective and antioxidant actions, in combination with micronutrients taken through alimentation or oral supplements, represents a winning strategy.

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Andare oltre

Questo editoriale nasce da alcune chiacchiere scambiate con una persona che collabora esternamente con la rivista: una mente tecnica e fortemente visionaria con la quale è bello confrontarsi e anche rimanere spiazzati dalla sicurezza con cui maneggia un sapere poliedrico per poi piegarlo al raggiungimento dello scopo, cioè l’innovazione in ambito cosmetico.
Nel caso specifico si stava parlando di un webinar che avrei dovuto seguire; stavo chiedendo un parere a questo proposito e sono partita con diecimila circonvoluzioni.
La risposta è stata: “Dipende dal tuo film!”.
“Dal mio film?!” chiedo sorpresa.
“Sì! Perché ognuno ha un suo film…il webinar sarà un film; tu hai un tuo film e il tuo grado di soddisfazione dipenderà dal delta tra i due”.
Finita la telefonata ci ho pensato ed è così: la soddisfazione che traiamo dalle situazioni dipende dal delta tra le nostre aspettative (il mio film) e il film dell’altra parte in causa.
Trascorre qualche giorno, ci risentiamo, parliamo di questo editoriale e chiedo: “Mi scrivi un limite per descrivere questa situazione matematicamente?”.
“Un limite? Perché un limite?”.
“Sì, uno di quelli in cui il limite per x che tende a qualcosa, allora il delta tende a 0”.
“Va beh, provo” (scarabocchia cose, ipotizza formule).
Passa qualche giorno e suona di nuovo il telefono. “Ce l’ho! Non ti serve un limite, la soluzione era in India”.
“In India?”.
“Sì, è un tributo a una delle menti più interessanti della matematica. L’equazione proposta è semplice, sbagliata, che lascia senza parole sia per quello che afferma sia nella dimostrazione tecnicamente elegante ma incorretta che porta alla conclusione. E qui ci sta appunto l’associazione ai film. L’equazione riguarda una serie e afferma che la somma dei numeri naturali è uguale a – 1/12
1+2+3+4+…n+…= -1/12
Poi Ramanujan ha affermato che la soluzione l’ha vista incisa sulla lingua della dea (Namagiri n.d.r.) sulla quale leggeva i libri che credeva di aver letto”.
Fino ad ora non conoscevo la storia di questo matematico indiano e documentandomi un po’ sicuramente mi colpisce il fatto che sapeva andare oltre il libro, scoprendo cose con strumenti semplici a propria disposizione. Credo che sia questo il suggerimento che ricevo dalla persona che virtualmente firma con me l’editoriale, cioè l’incoraggiamento ad andare oltre, anche a ciò che è evidentemente sbagliato ma ben rappresentato, per costruire il mio film, senza fermarsi al solo concetto di corretto o scorretto, ma piuttosto sullo stile e sull’eleganza intesa come lo scegliere, l’eleggere, ovvero l’azione di una mente che ha maturato la propria idea di bello in autonomia.
Ed è così che, a chiusura di un anno in cui siamo stati ripetutamente messi alla prova, io auguro a voi e a me di avere un delta che tende a 0 tra il film reale e film ideale.

Tra le nuvole e il mare si può andare, andare
Sulla scia delle navi di là dal temporale
Qualche volta si vede una luce di prua
E qualcuno grida: “Domani”.

Editoriale pubblicato su Cosmetic Technology 6, 2020

Editoriale de L’Integratore Nutrizionale 6/2020

Non è così scontato: mantenerci in buona salute dipende dalle scelte che ognuno di noi fa per quanto riguarda lo stile di vita e l’alimentazione, e anche dalle scelte salutistiche e sanitarie. Ma le buone scelte dipendono dalla capacità di saper comprendere e giudicare l’attendibilità delle informazioni che riceviamo, e non tutti hanno questa competenza e/o la possibilità di accedere facilmente a informazioni attendibili.
Mai come oggi siamo bersagliati da infinite informazioni, che ci arrivano da diverse fonti, su ciò che può migliorare o danneggiare la nostra salute: affermazioni sui cambiamenti dello stile di vita, per esempio come adeguare l’alimentazione per contrastare malattie e invecchiamento o come allenarsi per mantenersi giovani e scattanti; affermazioni su rimedi erboristici e altri tipi di medicina tradizionale o alternativa. Anche le affermazioni sulla salute pubblica, sugli interventi ambientali, sugli effetti di farmaci, di interventi chirurgici e sui cambiamenti nel modo in cui l’assistenza sanitaria viene fornita, finanziata e governata sono oggetto di dibattiti pubblici sui media o sui social.
Alcune di queste affermazioni sono vere e altre sono false, e molte non sono comprovate: cioè non sappiamo se siano vere o false. Per quanto riguarda poi il mantenimento della buona salute, le affermazioni sugli effetti dei trattamenti sono spesso sbagliate. Quindi le persone che credono a tali asserzioni e agiscono di conseguenza sprecano risorse. Inoltre potrebbero soffrire inutilmente mettendo in atto comportamenti che non aiutano e che potrebbero essere dannosi, e non facendo cose che aiutano. Ma la maggior parte delle persone non è in grado di valutare i claim e la fondatezza delle affermazioni salutistiche.
Proprio per questo, nel 2015 un gruppo di ricerca internazionale, multidisciplinare, guidato da David Sackett, Iain Chalmers e Andy Oxman assieme ad altri medici, ricercatori e insegnanti, designer ed esperti di salute pubblica dalla Norvegia, Gran Bretagna, Rwanda, Kenya e Uganda, si è riunito sotto un progetto denominato Informed Health Choices (www.informedhealthchoices.org), cui stanno lavorando 57 gruppi di ricerca in tutto il mondo, con l’obiettivo non solo di favorire l’accesso pubblico a informazioni sui trattamenti per la salute che siano affidabili, ma anche e soprattutto di migliorare la capacità di filtro critico delle persone a partire dall’età scolare. Per questo sono stati elaborati 49 concetti chiave sulla salute e ne sono stati selezionati 12 ritenuti adatti per generare risorse didattiche dirette alla scuola primaria.
In Italia il Libro delle Decisioni sulla Salute, fumetto didattico che costituisce la base per l’apprendimento dei concetti chiave, è stato tradotto da due medici che fanno parte dell’Associazione Alessandro Liberati e pubblicato a proprie spese in un’edizione limitata di copie da una casa editrice che ha voluto sostenere il progetto. Nello stesso anno 2019 è stato condotto uno studio pilota in due classi quinte elementari di una scuola pubblica primaria toscana, i cui risultati saranno elaborati nei prossimi mesi e pubblicati.
È quanto mai lodevole questa iniziativa, che in un mondo di disinformazione o di affermazioni superficiali, magari riassunte in un Tweet, ripropone l’importanza dell’insegnamento del metodo scientifico nelle scuole per formare persone in grado di prendere decisioni informate sulla salute.

Nuove prospettive cosmetiche

Nuove prospettive cosmetiche: ricominciamo con un futuro a colori

GIUSEPPINA VISCARDI, VALENTINA STRADA

1Creative Cosmetic Consultant,  giuseppinaviscardi@tiscali.it
2Chemist Research,  valentinairene.strada@gmail.com

La drammatica e imprevista situazione causata della pandemia da COVID-19 ha mutato concretamente e irrimediabilmente gli scenari mondiali, costringendo il mondo intero a un veloce e repentino cambiamento in tutti i campi e settori. Anche le prospettive cosmetiche previste per il 2020 hanno disatteso le tendenze preventivate e si sono dovute adattare a queste incalzanti trasformazioni e al nuovo panorama che si sta delineando all’orizzonte. Questo è stato infatti l’anno che nessuno si aspettava. Chiunque è stato coinvolto dalla grave emergenza che stiamo ancora vivendo e durante il lockdown abbiamo imparato a cambiare e/o modificare le nostre pratiche di vita quotidiana. Negli ultimi mesi, la chiusura forzata e la ridotta libertà di circolazione hanno permesso a molti di riscoprire il piacere di dedicarsi a se stessi tra le mura domestiche, in molti casi migliorando e trasformando le proprie abitudini per stare bene con il proprio corpo. Sono proprio questi alcuni degli elementi che trainano le richieste più recenti dei consumatori: prodotti per la cura di sé, che coccolino e facciano sentire bene l’utilizzatore durante il loro impiego, e che restituiscano un senso concreto di benessere. In questo contesto si inquadrano tutti quei prodotti con un concetto olistico, arricchiti di estratti vegetali ricercati e di materie prime dalle caratteristiche detossificanti e protettive, quasi a creare uno “scudo” nei confronti di un nemico invisibile e insidioso.
Già alcuni segnali in questa direzione si stanno vedendo anche in altri campi. Per esempio, nel tessile importanti marchi hanno creato tessuti con “tecnologie anti-virus” che impediscono alla stoffa di diventare una superficie ospite per microrganismi indesiderati.
Sempre nell’abbigliamento la ricerca di materiali morbidi, soffici, avvolgenti, che diano una sensazione di comfort ha ispirato il cosmetico. La ricerca di comodità si è fatta via via più strada: il desiderio di “coccola” e personalizzazione del prodotto sono diventati elementi centrali per sentirsi al sicuro in un momento dove quasi tutte le certezze sembrano essere messe in discussione. […]

Il ruolo della supplementazione di boro per la salute delle ossa

Il boro è un oligoelemento che svolge un ruolo importante in numerose funzioni biologiche, fra cui metabolismo del calcio, crescita e mantenimento del tessuto osseo. Tuttavia, non vi sono ancora precise indicazioni circa il possibile ruolo della supplementazione di boro e la relativa quantità utile ai fini del mantenimento della salute ossea. L’obiettivo della presente review è quello di fare il punto della situazione sull’efficacia della supplementazione di boro (da solo o con altri micronutrienti) sulla crescita e sul mantenimento delle ossa nell’uomo, attraverso il controllo del metabolismo del calcio, della vitamina D e degli ormoni steroidei sessuali, al fine di suggerire un dosaggio giornaliero per la supplementazione del boro. La presente review ha incluso 11 studi eleggibili: 7 inerenti la supplementazione di boro da solo e 4 relativi alla supplementazione di boro con altri nutrienti. Malgrado il numero degli studi considerati sia esiguo, il numero di soggetti esaminati in tali studi è elevato (594) e i risultati sono interessanti.  Gli studi presi in considerazione suggeriscono l’efficacia di una supplementazione giornaliera di 3 mg/die di boro (da solo o con altri nutrienti) per il supporto della salute delle ossa (per prevenire e conservare un’adeguata densità minerale ossea), anche in considerazione del fatto che la dose giornaliera di 3 mg è molto inferiore al livello massimo indicato dall’European Food Safety Authority (EFSA) nel dosaggio giornaliero di 10 mg.

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Integratori alimentari e mutuo riconoscimento

Il Regolamento (UE) 2019/515, che abroga il Regolamento (CE) n.764/2008, è entrato in vigore il 19 aprile 2020 (1) e “si prefigge l’obiettivo di rafforzare il funzionamento del mercato interno migliorando l’applicazione del principio del reciproco riconoscimento rimuovendo gli ostacoli ingiustificati al commercio”.

Il Regolamento prevede anche l’istituzione e la gestione negli Stati membri di “punti di contatto” per i prodotti, nonché la cooperazione e lo scambio di informazioni nel contesto del principio del reciproco riconoscimento.

Il Regolamento si applica alle merci che non sono coperte da una legislazione europea armonizzata, che sono legalmente commercializzate in uno Stato membro e che sono compatibili con la regolamentazione tecnica degli altri Stati membri. Questo è il caso degli integratori alimentari che sono solo parzialmente armonizzati dalla legislazione comunitaria; infatti, mentre per le vitamine e i sali minerali c’è una parziale armonizzazione a livello delle fonti delle stesse, dei claim autorizzati, ma non dei livelli massimi, per quanto riguarda i botanicals, probiotici e “altre sostanze” non c’è un’armonizzazione nell’Unione europea e prevalgono le disposizioni nazionali. […]

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Deodorante

AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia • info@aideco.org – www.aideco.org


A chi non è mai capitato di sentirsi in imbarazzo perché non “profumati” abbastanza, soprattutto in determinate circostanze? E quante volte si è desiderato avere un deodorante a portata di mano subito prima di un incontro, che fosse di carattere personale, di lavoro o altro? A differenza degli animali, che utilizzano il proprio odore come sistema di comunicazione, la specie umana ha ormai perso la capacità di utilizzo dell’odore corporeo come strumento di indagine ambientale e interpersonale, e non lo gradisce affatto, se non all’età neonatale dove l’odore della madre è un fondamentale elemento di riconoscimento da parte del neonato. Il sudore e l’odore ad esso legato diventa così un elemento da combattere e da contrastare. E il deodorante è ormai tra i prodotti per la cura del benessere della persona, uno di quelli di cui non si può più fare a meno, a partire dall’adolescenza. Ma cos’è il sudore e che funzioni svolge? Come funziona un deodorante e come possiamo fare la scelta giusta rispetto alle esigenze personali? Basta l’uso del deodorante per contrastare quello che oggi viene considerato un “odore sgradevole”?

Sudore e funzioni
Il sudore è un liquido di per sé inodore, prodotto dalle ghiandole sudoripare, oltre che dalle ghiandole sebacee, la cui funzione principale è quella di controllare la temperatura corporea ed eliminare i sali e i liquidi interni mantenendo l’equilibrio idro-elettrolitico, importante per tutte le funzioni organiche. Il sudore, inoltre, partecipa alla formazione e al mantenimento del film idrolipidico, una sottile barriera che ricopre la pelle idratandola e proteggendola anche dai raggi ultravioletti del sole, grazie ad alcuni componenti come l’acido urocanico (1-3). Le funzioni svolte dal sudore sono quindi vitali per l’organismo.
Le ghiandole sudoripare si dividono in eccrine e apocrine. Le apocrine sono localizzate in alcune zone, come nell’area ascellare (solo nelle ascelle, una delle superfici meno estese del corpo, ce ne sono fra le 25 e le 50 mila), nell’areola mammaria e nelle aree genitali, e sono controllate da fattori ormonali, mentre le ghiandole sudoripare eccrine sono distribuite sull’intera superficie corporea, anche se più numerose sulla superficie delle mani, dei piedi e sul cuoio capelluto (4). Il sudore eccrino è parte attiva nella termoregolazione corporea: è praticamente trasparente e non produce alcun odore, è costituito al 90% d’acqua e da cloruro di sodio e da altre molecole minori. Il sudore apocrino, invece, è il maggior responsabile dell’odore corporeo: ha un colore opaco e oltre all’acqua contiene proteine, lipidi, zuccheri e tracce di sali inorganici. Appena prodotto, anche il sudore apocrino è praticamente inodore. Ma la presenza di batteri presenti sulla superficie cutanea di alcune zone (quali appunto il cavo ascellare) ne favoriscono la proliferazione, in grado poi di determinare la formazione dell’odore sgradevole. Tali batteri, infatti, la cui crescita incontrollata viene facilitata da un ambiente caldo-umido, attivano enzimi (lipasi ed esterasi) in grado di “digerire” le componenti del sudore dando luogo alla produzione di particolari composti detti “acidi grassi liberi”, i veri responsabili degli odori corporei considerati “cattivi”. La presenza dei peli terminali di zona favorisce, inoltre, l’attecchimento dei batteri e quindi la loro moltiplicazione. Viene quindi naturale pensare di voler combattere questo fenomeno, seppur “naturale”, senza però alterare le funzioni svolte dal sudore stesso. Ecco, dunque, che vengono in aiuto quei preziosi cosmetici denominati “deodoranti”, la cui origine si può far risalire alla fine dell’800 negli Stati Uniti. Utilizzando diversi meccanismi di azione (in base ai quali possono essere classificati in antisudorali e antitraspiranti, batteriostatici, adsorbenti, sostanze ad azione anti-enzimatica batterica, sostanze odorose, o coprenti o profumanti) grazie ai numerosi prodotti disponibili sul mercato in varie forme cosmetiche (stick, roll-on, spray con propellente, vapo senza gas propellente, gel, in crema, in pasta grassa anidra, in polvere, in micro-emulsione), è possibile scegliere agevolmente il deodorante più adatto alle proprie esigenze.

Meccanismi di azione, benefici e aspetti da considerare per una scelta mirata
Antisudorali e antitraspiranti
Esplicano la loro azione grazie alla presenza di ingredienti quali sali di alluminio, di zinco e sostanze similari che, in presenza di acqua (o di soluzioni acquose, come il sudore), reagiscono formando una sostanza che riduce la quantità di secreto dalle ghiandole sudoripare. Non agiscono sul meccanismo di formazione dell’odore, quindi, ma sull’attività escretrice delle ghiandole stesse, riducendola perfino al 50%.
I moderni antitraspiranti non bloccano completamente l’attività della ghiandola sudoripara, ma moderano la fuoriuscita del secreto sudorale. Sono molto efficaci per sudorazioni abbondanti come nel caso dell’iperidrosi.
In passato sono stati messi sotto accusa per l’ipotesi di rischio circa l’insorgenza di irritazioni e allergie, e per la loro presunta tossicità sistemica (che peraltro non è stata sufficientemente argomentata o dimostrata). Si sono proposte nel tempo anche ipotesi di correlazione tra l’uso di deodoranti antisudorali/antitraspiranti e l’insorgenza di tumore al seno. Numerosi studi scientifici e articoli apparsi su importanti riviste hanno dimostrato che non c’è una connessione tra l’uso di antitraspiranti e il cancro al seno (5,6).
Se mal formulati o male utilizzati (ad esempio con applicazioni eccessive in quantità e frequenza, anche ripetute a intervalli troppo brevi, oppure senza accurata detersione/rimozione prima della riapplicazione), nell’uso continuato possono provocare la cosiddetta “idrosadenite”, causata dell’eccessiva occlusione che i sali determinano precipitando all’interno del dotto ghiandolare. In caso di pelle sensibile, è bene scegliere con cautela il deodorante da applicare, che deve essere selezionato fra quelli “testati” sotto controllo dermatologico e con protocolli appropriati. Le moderne formulazioni hanno comunque ridotto rispetto al passato l’insorgenza di effetti indesiderabili per chi ne fa utilizzo.

Batteriostatici
Gran parte dei prodotti a funzione deodorante è basata sull’attività batteriostatica, ovvero la capacità di alcuni ingredienti di impedire un’eccessiva proliferazione batterica e quindi un’eccessiva decomposizione dei secreti ghiandolari, evitando così l’ossidazione del sudore e il conseguente sviluppo dell’odore sgradevole. È importante che le sostanze utilizzate in questa tipologia di deodoranti, quali ad esempio il tricloroidrossidifeniletere (noto come Triclosan), la clorexidina (INCI: Chlorhexidine) e il farnesolo (INCI: Farnesol), siano presenti in concentrazioni tali da ridurre la crescita dei microrganismi cutanei (azione batteriostatica) ma senza eliminarli completamente (azione battericida), così da evitare un eccessivo squilibrio della flora batterica naturale; tant’è che questa categoria di ingredienti a uso cosmetico è generalmente normata attraverso la descrizione di limiti e condizioni di utilizzo (Allegati al Regolamento (CE) n.1223/2009).
Le formulazioni di questa tipologia di deodoranti contengono sempre almeno una sostanza “coprente l’odore” (profumo) e spesso sostanze che, mentre svolgono una leggera azione antimicrobica, producono una gradevole profumazione, come ad esempio gli oli essenziali quali il limonene, il bergamotto e il pino silvestre. Il risvolto della presenza di queste sostanze, però, è quello di essere potenziali allergizzanti.

Adsorbenti
Non interferiscono sulla sudorazione come invece fanno gli antitraspiranti e non modificano la flora microbica residente come i batteriostatici. Agiscono invece captando le molecole che producono l’odore sgradevole, annientandole. La funzione deodorante viene infatti svolta da alcune sostanze (ad esempio derivati dello zinco, ossidi di magnesio, talco, ecc.) che letteralmente “adsorbono” gli eccessi di umidità e i derivati maleodoranti che si formano, impedendone la liberazione nell’ambiente. Sebbene ben tollerati, la loro azione è blanda, tanto da richiedere nella formulazione la presenza di altre sostanze attive, oltre che in grado di conferire loro leggere profumazioni.

Ad azione anti-enzimatica batterica
Questa tipologia di deodorante agisce bloccando l’attività degli enzimi utilizzati dai batteri per degradare le componenti del sudore, meccanismo che causa la formazione degli odori sgradevoli. Contengono in genere il trietilcitrato e sostanze antiossidanti; sono in genere ben tollerati poiché rispettano la fisiologia cutanea.

Con sostanze odorose, coprenti o profumanti
Sono i cosiddetti deodoranti profumati che si avvalgono di una consistente dose di sostanze profumanti quale unico mezzo per combattere l’odore corporeo, il cui effetto, quindi, può essere definito “coprente”. Si cerca cioè di coprire o mascherare il cattivo odore con una nota odorosa più piacevole e marcata. Alcuni deodoranti profumati sono composti anche da essenze (oli essenziali) che, come già riportato, oltre al mascheramento dell’odore svolgono una blanda azione batteriostatica. È un’azione limitata nel tempo e se la zona ascellare non è stata ben detersa l’applicazione di questa tipologia di deodorante può, a contatto con il sudore, formare “miscugli” molto più sgradevoli dell’odore naturale stesso, amplificandone gli effetti negativi. Questa tipologia di deodoranti può irritare la pelle e aumentare il rischio di sviluppare dermatiti allergiche da contatto, quindi il loro utilizzo deve essere ben ponderato.
Da quanto sopra riportato, il deodorante, in ogni sua forma e tipologia di azione, è il cosmetico che ci permette di contrastare la formazione degli odori corporei sgradevoli. Il solo uso del sapone, ovviamente, non è sufficiente a combattere tali odori, poiché già solo dopo poche ore il sudore è sottoposto nuovamente all’attacco dei batteri responsabili della loro comparsa. Ma un uso corretto del deodorante richiede che vengano seguite alcune regole, come per esempio quella che prevede che venga applicato comunque dopo una corretta detersione del cavo ascellare, peraltro ben asciutto. Possiamo riassumere, quindi, poche regole da seguire affinché il deodorante esplichi al meglio la sua efficacia e rispetti le delicate zone di applicazione quali sono le aree ascellari:
a) Il deodorante deve essere applicato subito dopo il lavaggio e l’asciugatura dell’area, e distribuito esclusivamente nel cavo ascellare. Spruzzare il deodorante sul torace, così come sui vestiti, è inutile e potrebbe anche essere dannoso.
b) Se si esegue la rasatura del cavo ascellare, la pelle può divenire più sensibile ed essere frequentemente soggetta a irritazioni. Per prevenire è bene radersi nelle ore serali e attendere almeno 6 ore prima di applicare il deodorante o, peggio ancora, esporsi al sole. Il deodorante applicato sulla pelle priva di peli viene usato in minore quantità.
c) Se la cute è sensibile è opportuno trattare le ascelle con deodoranti privi di alcol (spesso causa di irritazioni) e di profumi (per evitare possibili allergie). È importante, inoltre, non usare prodotti che blocchino l’attività della ghiandola (i cosiddetti “7 giorni”). Sconsigliate anche le soluzioni in stick, crema e roll-on che possono aumentare la macerazione della pelle. In questi casi (pelle sensibile e predisposta alle irritazioni) è utile, pertanto, preferire i prodotti in crema che svolgono un’azione deodorante più tollerata e aiutano il ripristino delle condizioni cutanee fisiologiche.
d) I deodoranti roll-on si possono facilmente inquinare a causa della sfera che, girando, può portare all’interno del recipiente peli e impurità. È auspicabile, dunque, avere maggiore cura nella pulizia del flacone.
e) Evitare abusi nell’uso: il deodorante, infatti, è comunque un “elemento” che si inserisce nel delicato equilibrio della microflora cutanea; inoltre, per questa categoria di cosmetico il rischio di effetti indesiderati è più alto (irritazioni/arrossamenti, fenomeni allergici locali, infiammazione delle ghiandole sudoripare ascellari).
f) Per i bambini nella prima infanzia i meccanismi della sudorazione sono diversi rispetto agli adulti; l’uso di deodoranti, dunque, dovrebbe essere sconsigliato. Nei bimbi più grandi il deodorante può essere previsto, tenendo però presente che l’assorbimento percutaneo è maggiore rispetto a quanto avviene negli adulti; in tal caso dovrebbe dunque essere consigliato solo l’uso di prodotti deodoranti specifici “baby”.

Bibliografia
1. Gibbs NK, Tye J, Norval M et al (2008) Recent advances in urocanic acid photochemistry, photobiology and photoimmunology.
Photochem Photobiol Sci 7(6):655-667
2. Shiohara T, Sato Y, Komatsu Y et al (2016) Sweat as an Efficient Natural Moisturizer.
Curr Probl Dermatol 51:30-41
3. Celleno L (2008) Aspetti di patologia cutanea e trattamento dermocosmetologico. Dermatologia cosmetologica. Tecniche Nuove, Dermakos.
4. Scrivener Y, Cribier B (2002) Morphology of sweat glands.
Morphologie 86(272):5-17
5. New studies on antiperspirants containing aluminium: impairments to health unlikely as a result of aluminium uptake via the skin.
BfR Opinion No 030/2020 issued 20 July 2020, Bundesinstitut für Risikobewertung
6. Washbrook E (2006) Risk factors and epidemiology of breast cancer.
Women’s Health Medicine 3(1):8-14

 

Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 5, 2020