
D. Ci presenti la Datacheck
Risposta: Siamo una piccola realtà informatica ma con un’elevata specializzazione, abbiamo superato con successo le numerose evoluzioni tecnologiche informatiche che si sono succedute in tre decenni; un traguardo molto significativo per una società di software.
Le nostre soluzioni non solo gestiscono completamente tutti i processi dei laboratori, ma garantiscono alle organizzazioni di operare in conformità alle numerose normative nazionali, europee ed internazionali.
Sono competenze molto particolari ed in continua evoluzione, che si possono trovare in società di consulenza specializzate, ma che Datacheck ha da sempre al suo interno.
Sviluppiamo software ed abbiamo un team di consulenti specializzati che seguono il progetto di implementazione, portando al Cliente finale tutta la nostra esperienza del settore.
D. Da quanto lavorate nel settore cosmetico e quale è stata la motivazione principale?
Risposta: Abbiamo Clienti produttori di cosmetici da parecchi anni, che usano le nostre soluzioni nei loro laboratori di Controllo della Qualità, ma l’applicazione del Regolamento CE 1223/2009 e la normativa GMP ISO 22716 hanno spinto le aziende del settore cosmetico a dotarsi di supporti informatici specializzati, ed in collaborazione con un nostro importante cliente, abbiamo ampliato la nostra soluzione con nuove funzionalità dedicate allo sviluppo formulativo (database Cosing, restrizioni, vincoli di impiego, metodi di lavorazione, stabilità), alla valutazione della sicurezza (calcolo SED e MOS) ed alla produzione del PIF per prodotti cosmetici in più lingue e formati.
Tutte le nostre soluzioni sono sviluppate in collaborazione con i nostri clienti e quindi analizzate e verificate sul campo, nei vari ambiti gestionali, dalla ricerca e sviluppo, alla produzione del prodotto finito e sono facilmente integrabili a qualsiasi soluzione ERP aziendale. Le affinità del settore cosmetico con il settore farmaceutico sono moltissime, e anche le attuali normative stanno andando verso quelle del farmaceutico, che da sempre è il settore più normato e controllato.
Come per il farmaceutico, anche per la cosmesi la qualità dei prodotti è legata alla salute del consumatore.
D. Quali evoluzioni nel prossimo futuro?
Risposta: Il prossimo futuro vedrà l’inserimento nelle nostre soluzioni delle tecnologie ormai presenti nella nostra vita quotidiana: utilizzo di device mobili e dati in cloud.
L’evoluzione tecnologica è per noi una componente importante, al pari del continuo miglioramento delle funzionalità, per far sì che il lavoro degli addetti al controllo qualità ed alla ricerca, sia il più semplice e controllato possibile, prevenendo errori ed aumentandone la qualità, riducendo considerevolmente il time-to-market dei nuovi prodotti.
Anche il tema “Innovazione 4.0” è alla nostra attenzione e sono allo studio le attività necessarie per far comprendere in questo ambito anche le nostre soluzioni.

Risponde Gian Carlo Cavalli, Sales & Marketing Manager
D. Il settore cosmetico come recepisce l’innovazione informatica?
Risposta: Il settore cosmetico italiano è composto da tante piccole e medie imprese, spesso produttori per conto terzi, ma anche da aziende che con il notevole sviluppo del mercato degli ultimi anni sono diventate medio-grandi organizzazioni. Proprio queste imprese si sono ritrovate con sistemi non adeguati alle necessità che la dimensione ed il mercato impongono, e proprio in questi anni molti nostri clienti stanno sostituendo i loro sistemi gestionali. Il controllo qualità e la ricerca e sviluppo sono reparti spesso gestiti con bassa tecnologia e molta attività manuale. L’inserimento di sistemi compartimentali specializzati come il LIMS o il Dispensing, in contemporanea ai nuovi gestionali è un’occasione unica, che permette all’impresa di affrontare con tranquillità e sicurezza il business e la conformità alle normative.
Le piccole-medie imprese cosmetiche hanno più difficoltà ad investire in strumenti informatici specializzati, perchè spesso mancanti di strutture ed esperienze informatiche. Sono però ora “spinti” dall’applicazione delle normative e dalle richieste di maggior qualità dalle aziende committenti.
Le nostre soluzioni sono operative sia presso le più importanti aziende italiane della cosmesi, ma anche presso piccoli laboratori con un solo utente, grazie alla elevata configurabilità e a progetti di implementazione step-by-step.
D. Come Datacheck risponde alle esigenze ad elevata variabilità dei produttori di cosmetici?
Risposta: A differenza del settore farmaceutico dove la produzione di nuovi prodotti ha un ciclo lungo e complesso, il settore cosmetico lancia senza sosta nuovi prodotti, per seguire la moda o per l’applicazione di nuove sostanze e metodi applicativi.
Il numero delle informazioni da gestire è sempre più elevato e variabile e non può più essere gestito da documenti cartacei o con strumenti di office automation.
Datacheck permette alle imprese del settore cosmetico di gestire in tranquillità tutte le esigenze dovute alla numerosità dei prodotti e dei loro confezionamenti, alle varianti produttive: creme, lozioni, profumi, make up, ecc., sia per il consumatore finale che per il mercato professionale.
La nostra politica di evoluzione delle soluzioni è da sempre quella di recepire tutte le tipologie ed esigenze del settore ed inserirle nelle nostre soluzioni standard, eliminando completamente il problema delle “personalizzazioni”.
La nostra esperienza e la specializzazione delle nostre soluzioni sono gli elementi principali che offriamo ai nostri clienti, che devono gestire e ottenere più qualità.


Il genere Mimosa appartiene alla grande famiglia delle Leguminosae e include quasi 500 specie, di cui la maggior parte d’origine americana. Le mimose possono essere molto variabili nell’aspetto, da piccole piante striscianti quali la graziosa M. pudica, nota per le foglie che si chiudono velocemente quando toccate, sino ad alberi di notevoli dimensioni. Una specie apparentemente insignificante – un alberello o arbusto spinoso alto 2-5 m – da tre secoli è diventata protagonista di un’avvincente storia sociale-religiosa in Brasile, e negli ultimi 40 anni ha visto acquisire importanza fitoterapica in Messico, sino a raggiungere la ribalta medica internazionale. Si tratta di Mimosa tenuiflora (Will.) Poiret. Nota con il nome popolare di tepezcouhite in Messico e di jurema in Brasile; sino a non molto tempo fa botanicamente era conosciuta come M. hostilis (C. Marth.) Benth., considerato ora un suo sinonimo.
M. tenuiflora è specie prettamente tropicale, diffusa in diverse aree dell’America Latina: cresce in Messico (stati di Oaxaca e Chiapas), nell’America Centrale (El Salvador, Honduras, Nicaragua, Panama), e nell’America Meridionale (Colombia, Venezuela, Brasile) (2).
Aspetti biochimici
Proprietà farmacologiche
Anche in Italia è stato sviluppato uno studio clinico con il tepezcohuite, con risultati molto promettenti. L’indagine è stata condotta presso la Clinica Ostetrica e Ginecologica di Ortona su un campione di 65 donne in allattamento affette da ragadi del capezzolo. Sulle aree coinvolte dalle ragadi è stata applicata una pomata a base di M. tenuiflora e Calendula officinalis, integrate con vitamine A ed E. La calendula esplica un’azione sinergica con quella del tepezcohuite, per via del suo contenuto di esteri triterpendiolici, che hanno riconosciute proprietà anti-infiammatorie e di riduzione degli edemi, favoriscono la rigenerazione epiteliale, oltre ad avere proprietà antibatteriche e antiossidanti. La vitamina A è un regolatore epiteliare che stimola le cellule basali nella produzione di muco, mentre la vitamina E ha significative proprietà antiossidanti, ed entrambe le vitamine contrastano il danno indotto dai radicali liberi e aiutano a mantenere il trofismo fisiologico della cute. In seguito a 6-7 applicazioni giornaliere della crema (dopo ogni poppata), è stata osservata una risoluzione delle ragadi sanguinanti nel 95,6% dei casi entro le 48-72 ore, una riduzione di fissurazioni ed eritemi fino a scomparsa totale nell’89-93% dei casi, e un miglioramento dell’elasticità del capezzolo nell’81,5% dei casi. La scarsità di benefici è stata riscontrata in sole 2 donne su 65. Con questi risultati non è stato necessario interrompere l’allattamento, evento che si verifica di frequente in seguito alla comparsa delle ragadi mammarie (26).
Grazie alle sue proprietà sedative e antispasmodiche del tratto gastrointestinale e genito-urinario, P. incarnata è da lungo tempo utilizzata nella medicina popolare. La letteratura infatti la riporta come pianta utile per contrastare nevrastenie, insonnia, stati d’ansia o di irrequietezza, alleviare mal di testa e “isteria” e in generale disturbi legati al sistema-neurovegetativo. Non avendo controindicazioni ed effetti collaterali, la Passiflora può essere somministrata a pazienti di tutte le età, dai bambini fino agli anziani. Dal punto di vista fitochimico, le principali componenti attive della pianta, presenti in tutte le sue parti, sono flavonoidi (schaftoside, isoschaftoside, isovitexina-2’’-O-glucopiranoside, isoorientina-2’’-O-glucopiranoside), composti fenolici e alcaloidi armanici. Essendo composti appartenenti al gruppo delle beta-carboline, gli alcaloici armanici in particolar modo svolgono un’importante funzione antiossidante, metabolizzante delle sostanze tossiche e di sostegno terapeutico contro malattie neuropsichiatriche come il morbo di Alzheimer, corea di Huntingon e morbo di Parkinson. Le parti aeree della Passiflora sono oggetto di una monografia della Farmacopea Europea che riporta come standard qualitativo la determinazione dei flavonoidi totali, espressi come vitexina, la quale non deve essere inferiore all’1,5% (European Pharmacopoeia) al fine di far risultare la droga conforme. Nel complesso, la droga è rappresentata dalla parte aerea con le sommità fiorite ed è utilizzata sia sotto forma di infuso, che per ottenere tintura, estratto fluido ed estratto secco.


Cosmetici naturali con componenti biologici: si applicano tutte le condizioni di cui sopra, ma almeno il 70% degli ingredienti naturali (o di derivazione naturale, quando previsto dallo standard) deve provenire da coltivazione biologica e/o raccolta spontanea controllata. Rispetto al primo livello, si richiede un contenuto minimo di ingredienti più elevato e una presenza minore di ingredienti trasformati di origine naturale.
La cicoria (Cichorium intybus) è una pianta erbacea selvatica della famiglia delle Asteraceae, dalle cui radici e parti aeree si ricava un oligosaccaride, l’inulina (Fig.1), polimero glucidico (m.m. ~5000 Da) e fibra vegetale solubile, non assorbita dall’intestino. Tra le varie attività salutistiche attribuite all’inulina, c’è la capacità di prevenire la costipazione e di favorire la motilità intestinale. La costipazione, o stipsi, è una tra le più comuni affezioni nel mondo occidentale. È stato effettuato uno studio clinico (NCT02548247) finalizzato a determinare gli effetti di inulina sulla frequenza della defecazione in soggetti sani affetti da costipazione (3). In questo trial clinico, condotto in base ai recenti documenti di orientamento per la valutazione della funzione intestinale, è stato usato un disegno randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, cross-over, con 2 settimane di wash out. Ogni periodo dello studio comprendeva una fase di inserimento, seguita dall’assunzione giornaliera di 3 x 4g di inulina x 4 settimane o di maltodestrina. Sono stati arruolati nello studio 44 volontari sani, con costipazione, frequenza e consistenza di evacuazione, caratteristiche gastrointestinali e qualità di vita documentate. Il consumo di inulina ha aumentato significativamente (p=0,038) la frequenza delle evacuazioni (mediana 4,0 [interquartile range (IQR) 2,5-4,5]) vs la malto destrina (3 [IQR 2,5-4,0] evacuazioni/settimana), cui si è aggiunto l’ammorbidimento della consistenza delle feci ed una tendenza verso una maggior soddisfazione rispetto al placebo (p=0,059). Questi risultati dimostrano che l’inulina è efficace in individui con costipazione cronica e migliora significativamente la funzionalità intestinale (3).
Dal punto di vista farmacodinamico, la curcumina (estratta dalla Curcuma longa) presenta vari target farmacologici e molecolari riconducibili, in genere, all’inibizione di fattori di trascrizione genica coinvolti in processi infiammatori, nonché enzimi, metalli, proteine di trasporto e proteine chinasi. Sono vari e sofisticati gli strumenti di indagine chimico-fisica che hanno permesso di individuare i diversi target molecolari e farmacologici della curcumina e dei suoi metaboliti e/o derivati. Tra questi, la spettroscopia, la risonanza plasmonica di superficie, la competizione legame-ligando, la radiomarcatura, la mutagenesi sito diretta, l’immunoprecipitazione, e molte altre metodiche di ricerca molecolare spesso adoperate per intuire i siti di legame di molecole. Target molecolari della curcumina e dei suoi metaboliti attivi sono diversi e variegati e sfruttano meccanismi di inibizione o di potenziamento, riconducibili a sette macro categorie molecolari: enzimi, proteine chinasi, proteine reduttasi, proteine trasportatrici, molecole pro-infiammatorie, metalli e altro. Lo stress ossidativo ha un ruolo chiave nella patogenesi del diabete mellito (tipo II, DMT2) e nelle complicanze vascolari della patologia. Ciò spiega perché una terapia antiossidante sia suggerita come approccio potenziale per rallentare e smorzare decorso e progressione del DMT2. Scopo di uno studio clinico randomizzato, doppio cieco, controllato con placebo (PLA) è stato valutare gli effetti della supplementazione della dieta di pazienti diabetici di tipo II con curcuminoidi, polifenoli naturali (Fig.2) ottenuti dalla curcuma, sugli indici ossidativi in soggetti diabetici di tipo II. Sono stati arruolati nello studio 118 soggetti affetti da DMT2, randomizzati nei gruppi curcuminoidi (1000 mg/giorno, co-somministrati con piperina (10 mg/giorno), per 8 settimane) e PLA. Capacità antiossidante totale del siero (CATS), attività superossido dismutasi (SOD, enzima antiossidante) e concentrazioni della malonilaldeide (MDA, marker dello stress ossidativo) sono state misurate al tempo 0 e alla fine del periodo di supplementazione. L’assunzione di curcuminoidi ha indotto un aumento significativo delle attività CATS e SOD (p<0,001), mentre i livelli serici di MDA sono risultati significativamente ridotti vs PLA (p<0,001). Questi dati sono rimasti statisticamente significativi anche dopo aggiustamento per potenziali confondenti (differenze della linea di base dell’indice di massa corporea e dell’insulina serica a digiuno). In conclusione, questi risultati supportano l’effetto antiossidante della supplementazione con curcuminoidi in soggetti con DMT2 e incentivano ulteriori studi per valutare l’impatto di questi effetti antiossidanti sull’incidenza delle complicanze diabetiche e degli endpoint cardiovascolari (4).
La steatosi epatica, patologia cellulare legata all’accumulo di trigliceridi (steatosi) negli epatociti, è un processo degenerativo che può comportare una serie di gravi danni fino alla necrosi del parenchima epatico e all’insufficienza epatica. Ci sono evidenze scientifiche che la somministrazione di olio di Rosa mosqueta (RM) (Fig.3) prevenga la steatosi epatica. L’olio di questa rosa selvatica è ricco di acido α-linolenico (ALA), precursore degli acidi eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico (DHA), mentre l’elevato contenuto in tocoferoli gli conferisce una forte attività antiossidante. Allo scopo di dimostrare il meccanismo antilipogenico indotto dalla somministrazione di olio di RM, in un modello murino alimentato con dieta ad alto contenuto di grassi, è stato fatto uno studio di valutazione dei marker associati alla regolazione del metabolismo delle lipid droplet protein (Plin2 (adipose differentiation-related protein), Plin5 (myocardial lipid droplet protein) e PPAR-γ (peroxisome proliferator-activated receptor gamma)) e delle proteine associate alla lipogenesi: fatty acid synthetase (FAS) e sterol regulatory element binding protein-1c (SREBP-1c). I topi sono stati alimentati, per 12 settimane, con dieta di controllo (CON) o con dieta a elevato contenuto di grassi (HFD), con e senza supplementazione di olio di RM (4 gruppi sperimentali). I risultati dimostrano che l’integrazione di olio di RM diminuisce l’espressione epatica dell’mRNA di PLIN2 e PPAR-γ e i livelli delle proteine SREBP-1c, FAS e PLIN2, mentre non indicano cambiamenti dei livelli di PLIN5 nei 4 gruppi di topi. Questi risultati permettono di ipotizzare che la modulazione dei marker lipogenici potrebbe essere uno dei meccanismi attraverso i quali l’integrazione con olio di RM previene, in un modello murino, la steatosi epatica indotta dal consumo di una dieta ricca di grassi (8).
Luteina (LU) e zeaxantina (ZE) sono carotenoidi alimentari con effetti salutistici in alcuni disturbi visivi e cognitivi. La LU (Fig.4) è una xantofilla corrispondente al β-carotene, con due gruppi ossidrilici negli anelli terminali. I petali dei fiori di Tagetes erecta sono la fonte principale di LU. La ZE, xantofilla (Fig.5) isomero della luteina, si trova nel mais, nel tuorlo d’uovo, nel peperone rosso, nel mango e nell’arancia. Ambedue le xantine, presenti anche in vegetali a foglia verde scura, formano il pigmento naturale dell’occhio umano. Una review recente (11) fa il punto sulle conoscenze relative agli effetti farmacologici indotti dalla supplementazione della dieta con questi due integratori naturali. Si è ipotizzato che LU e ZE esercitino un’azione protettiva in patologie della vista, quali la degenerazione maculare senile (DMS), la cataratta senile (CS), la retinopatia indotta da ipossia ischemica, leggeri danni della retina, la retinite pigmentosa, il distacco retinico, l’uveite e la retinopatia diabetica, e nelle patologie cognitive. Il/i meccanismo/i, grazie al/i quale/i questi carotenoidi sono coinvolti nella prevenzione delle patologie oculari, può essere in qualche modo legato alle loro proprietà di filtrazione della luce blu e ad attività antiossidante locale. Oltre al loro ruolo protettivo dal danno ossidativo indotto dalla luce, evidenze sempre più numerose indicano che LU e ZE possano anche migliorare la normale funzione visiva, aumentando la sensibilità al contrasto di luce e riducendo la disabilità da abbagliamento. Valutazioni sulla supplementazione con LU e ZE indicano che assunzioni moderate di queste sostanze sono associate a un ridotto rischio di DMS e a un minore danno visivo. Questa review prende in esame le quantità più appropriate di consumo, la sicurezza dell’assunzione di LU, i relativi effetti collaterali oltre alle future linee di ricerca (11).










