Farmasinara, l’immaginazione applicata

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Farmasinara2

Lavorare senza fretta, seguendo i bioritmi della natura, padrona di un territorio immenso e selvaggio. Farmasinara nasce così da un’idea di Giorgio Pintore, docente universitario di Farmacognosia nell’Ateneo di Sassari, con una grande passione: lo studio delle piante medicinali e delle sostanze naturali.
Piccoli passi, lo sguardo sempre rivolto a materie prime delicate, naturali e attive, e una costante voglia di crescere e migliorare, senza pericolosi voli pindarici.
Farmasinara, lo dice il nome, intreccia le sue origini e gran parte della sua storia all’isola dell’Asinara e al Parco nazionale che ha sposato in pieno la causa. E forte è anche il legame con l’Università di Sassari di cui la piccola azienda è una start up innovativa.

Un laboratorio aperto
Tra gli aromi di elicriso e quello tipico delle piante officinali endemiche ha origine l’ispirazione per un’avventura imprenditoriale unica nel suo genere, almeno in Sardegna, dove, negli ultimi anni, hanno visto la luce diverse realtà nel campo della cosmesi.
Sull’isola le porte del laboratorio cosmetico sono aperte ai visitatori occasionali e programmati.Perché la produzione di Farmasinara può essere seguita in diretta, passo dopo passo, accanto agli studenti dell’Università di Farmacia di Sassari o a quelli del master di Scienze cosmetologiche di Pavia che in Sardegna praticano lo stage obbligatorio.

Tra artigianato e ricerca innovativaFarmasinara4
Le formulazioni di Farmasinara, il loro studio e l’applicazione sul campo sono segnati da passaggi precisi, condotti in collaborazione con le principali scuole cosmetiche d’Italia. A volte le idee per un prodotto nascono proprio dalle tesi di laurea di futuri farmacisti, desiderosi di approfondire lo studio delle materie prime e della loro funzione. «E quelle che si trovano in natura qui in Sardegna – precisa Pintore – hanno potenzialità sbalorditive!”.
Si resta incantanti dalle saponette che prendono forma negli stampi, tagliati uno a uno e “timbrati” con lo stemma identificativo di Farmasinara. Segno di un processo di lavorazione paziente a fortissima vocazione artigianale. Stessa filosofia per tutte le altre preparazioni più complesse che compongono l’intera linea. La crema viso idratante ad esempio, ricavata dall’emulsione delle fasi oleosa e acquosa. Così per l’olio corpo, dalla profumazione intensa e ben riconoscibile, dove l’essenza di Sardegna non può che essere il tratto distintivo.
Interessante il richiamo del sapone da barba, Barberia, che riprende una vecchia e rudimentale insegna del patio all’interno della Diramazione centrale, il carcFarmasinara3ere che si trova nella collinetta, a due passi da Cala d’Oliva.

La natura in un simbolo
L’Asinara è un piccolo continente, un mondo a sé, per anni inaccessibile per l’attività delle carceri di massima sicurezza. Oggi quel mondo incantato è visibile a tutti e conserva nelle sue strade, nei suoi saliscendi tra costa e collina, un fascino travolgente. E se non esiste una stagione speciale da preferire ad altre, è altrettanto vero che la primavera ha quel qualcosa in più, in grado di investire ogni angolo di colori e profumi avvolgenti. Racchiudere queste emozioni cromatiche e sensoriali non è impresa da poco per restituire una carezza per l’anima, attraverso un cosmetico.
Sugli scaffali dei punti vendita il consumatore è attratto da un packaging pulito e chiaro, dallo stile moderno ed elegante, frutto di un complesso studio grafico. Il simbolo di Farmasinara, la stilizzazione del fiore dell’elicriso richiama l’idea del sole, il movimento degli elettroni. Il tutto raccordato in basso dalla sagoma dell’Asinara, il luogo magico da cui tutto ha avuto inizio.

Per informazioni: www.farmasinara.it

 

 

Schede Colturali

DragoncelloEstragone (o Dragoncello)

di Sauro Biffi

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Calendula

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Timo

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Echinacea

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Angelica

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Lavanda

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Ortica

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Tiglio

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Le due Santoregge,
annuale e montana

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Il tocco lieve della Piantaggine

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1990. La nave americana si dirige verso il porto di Genova (o forse è successo prima a Trieste?) con un carico di copertoni usati. I marinai attraccano; i copertoni vengono portati a terra e cominciano il loro viaggio per le strade d’Italia. Ma recano con sé dei clandestini. Migliaia di clandestini. Minuscoli, nascosti in quelle piccole pozze d’acqua piovana raccoltasi all’interno degli pneumatici. Sono larve acquatiche che si nutrono di batteri e respirano aria atmosferica grazie a lunghi sifoni respiratori. Attendono, nascoste nei copertoni. E presto si trasformeranno. Acquisite le ali, l’invasione può avere inizio. Una dopo l’altra cadono le principali città padane: Padova, Rovigo, Brescia, Torino, Bologna. Ed è solo il principio, la prima campagna d’Italia di Aedes albopictus. Ben presto, pochi sono i luoghi che possono dirsi al sicuro: solo la montagna, con i suoi inverni troppo freddi, o l’arido meridione. Vola poco la zanzara tigre, ma l’uomo ne trasporta inconsapevolmente le uova e le larve nascoste nei camion e nelle navi. È stato così fin dall’inizio, quando ha disboscato le sue sedi remote nel fitto delle foreste dell’Asia meridionale. Da lì è partita l’invasione. Ha conquistato dapprima l’Asia, crogiolo di vie commerciali, poi si è volta verso Occidente: le Americhe, e infine l’Europa. Non c’è scampo. Aedes albopictus attacca anche di giorno. E il nostro corpo non è ancora preparato a sopportare l’iniezione anticoagulante dell’insetto. Le punture gonfiano e prudono. Parecchio (1).

Non c’è scampo. Ma c’è una pianta che può aiutare a neutralizzare il fastidio. Basta sfregarne le foglie sulla puntura e, in breve, il prurito scompare. Ed è una pianta che, per certi versi, ha una storia simile e contraria a quella della zanzara: la Piantaggine.

Mucillagine, per aderire all’ambiente

Il genere Plantago (famiglia Plantaginaceae) comprende circa 275 specie annuali e perenni distribuite in tutto il mondo. Tre le specie più utilizzate: Plantago major L., Plantago lanceolata L. e Plantago asiatica L. Sono piante erbacee con foglie ellittiche che formano una rosetta basale dal cui centro si diparte l’infiorescenza, cilindrica, a spiga, con numerosi semi ermafroditi le cui grosse antere sporgono dalla corolla (2,3). La fioritura inizia in primavera e si protrae fino a settembre, e il polline dei suoi fiori può essere causa di allergie, spesso correlate a quelle delle Graminacee. Riniti, asma, congiuntiviti: un piccolo scotto che ad alcuni tocca pagare per una pianta altrimenti utilissima (4). Il frutto è una capsula ovale che contiene piccoli semi (ce ne sono quasi 20000 per scapo fiorale). E sono proprio questi semi la chiave del suo successo, ciò che le ha permesso di espandersi in ogni dove. Il rivestimento del seme presenta delle cellule particolari in grado di produrre mucillagini. La loro parete cellulare è ricca di pectine, che rigonfiano quando piove portando il seme ad aumentare di dimensione fino a 4 volte. Le mucillagini hanno una triplice funzione: forniscono una riserva d’acqua per l’embrione; proteggono il seme quando viene ingerito dagli uccelli e ne favoriscono l’espulsione; conferiscono al seme proprietà adesive, che gli permettono di attaccarsi alle zampe degli animali di passaggio. Gli uccelli sono ghiotti dei suoi semi, e la pianta ha sviluppato con essi un rapporto simbiotico: cibo in cambio di un aiuto nella germinazione. Se la germinabilità dei semi è normalmente del 56%, quando questi passano attraverso l’apparato digerente degli uccelli, diventa del 100%. Si parla, in questo caso, di diffusione endozoocora (5). Ma è l’altra diffusione, quella epizoocora, che si è resa protagonista di una grande invasione. E, come per la zanzara tigre, il vettore è Homo sapiens.

Schermata 2017-07-25 alle 11.29.28Una storia accanto agli uomini

Di nuovo una nave. Non più dall’America, ma per l’America. Da un qualche porto europeo un gruppo di coloni parte a cercare fortuna nel Nuovo Mondo. Non è passato molto dai viaggi di Colombo; l’America è un continente vergine, da conquistare, agli occhi degli Europei. Ma un’altra conquista ha luogo. Silenziosa. Eppure fulminea come quella dei Visi pallidi, che segue, è il caso di dirlo, a ruota. I coloni portano con sé dei semi di Piantaggine; la coltivano nei loro orti sulla costa americana, ma, ben presto, la pianta evade. I suoi semi si attaccano alle scarpe e ai pantaloni degli Europei, e alle ruote dei loro carri. E verdi macchie di Piantaggine spuntano ovunque essi vadano. L’impronta dell’uomo bianco: così la chiamano gli Indiani, che la vedono comparire dappertutto assieme agli invasori (6). Ma la conquista dell’America di questa specie di origine eurasiatica è solo uno dei tanti capitoli che essa occupa nella storia. I Greci e i Romani la conoscevano e ne apprezzavano le proprietà al punto che Temisone di Laodicea, fondatore della scuola metodica di medicina nel I secolo a.C., le dedicò un trattato apposito: De plantagine, che purtroppo non ci è pervenuto (7). Pochi secoli dopo (siamo tra il terzo e il quinto d.C.), i semi di Piantaggine compaiono negli stomaci delle cosiddette mummie di palude, antichi uomini dell’Europa del nord i cui corpi si sono conservati fino ad oggi, mummificati naturalmente grazie all’ambiente asfittico delle torbiere (8). In tempi più recenti veniva coltivata nei giardini dei monasteri e fa la sua comparsa, nonostante il suo aspetto umile e dimesso, anche nell’arte e nella letteratura. All’inizio del XVI secolo compare negli acquarelli Albrecht Dürer, dove, semplice erbaccia assieme ad altre erbacce, conquista la sublimità di ciò che è naturale e selvatico, espressa con vivido realismo dal pittore tedesco (9). Alla fine del secolo, invece, entra nei teatri grazie al genio di Shakespeare, che le dedica qualche verso in Romeo e Giulietta (10).

Schermata 2017-07-25 alle 11.30.01Un rimedio polivalente

Ma perché la Piantaggine è stata, da sempre, così apprezzata? Pare che abbia numerose proprietà benefiche, tanto da poter essere considerata una sorta di pronto soccorso da campo. Il medico greco Dioscoride (I sec. d.C.) la dice utile per una lunga serie di disturbi (11). Sarebbe ottima per asciugare le ferite e aiutarle a rimarginare, contro le ulcere, per stagnare il sangue e cicatrizzare i tagli, contro i morsi dei cani, le infiammazioni e la dissenteria. Ma anche per gli epilettici, gli asmatici e coloro che soffrono di piaghe in bocca. Il succo delle foglie aiuterebbe a eliminare il mal d’orecchie e darebbe sollievo agli occhi. A tal proposito, aggiunge il suo contemporaneo Columella, che si occupava di agricoltura, sarebbe utile creare un collirio mischiando il succo della Piantaggine con del miele estratto dai favi senza l’uso del fumo o, in mancanza di questo, con del miele di timo (12). Ma l’elenco di Dioscoride prosegue: la Piantaggine è utile per il sanguinamento delle gengive e per la dissenteria (somministrata per clistere). Bevuta assieme al vino è indicata per chi ha problemi intestinali e per chi sputa sangue. La radice, inoltre, allevierebbe il mal di denti. Anche Plinio il Vecchio ricorda le sue proprietà cicatrizzanti, e la dice utile contro il catarro (13). Dall’antichità al medioevo: tra gli altri impieghi, fa la sua comparsa nella letteratura medica la curiosa applicazione topica delle foglie di Piantaggine per ridare tono alla vagina ut etiam corrupta appareat virgo (14). E dal medioevo ai giorni nostri. Tralasciando il consumo delle foglie in insalata, gli impieghi che la medicina popolare ha per la Piantaggine sono numerosissimi. In Inghilterra viene usata per le sue proprietà emostatiche e antisettiche, per le vene varicose, per eliminare il pus, come sollievo contro le punture (tutti i tipi di punture, non solo quelle delle zanzare, di cui dicevamo prima), come tonico, per la tosse e per lenire le scottature. In Irlanda, invece, si ha la credenza che una pagina della foglia sia in grado di espellere il pus, mentre all’altra pagina sono attribuite le facoltà curative. È usata per gonfiori, screpolature, calli, verruche, mal di testa, gotta, problemi al fegato e, mischiata al latte, come ricostituente per i bambini deboli (15). E ancora. Le foglie di Plantago major sono usate in molti Paesi per la guarigione delle ferite, per le infezioni (della pelle e non solo), per i disordini digestivi e respiratori, per migliorare la circolazione e la riproduzione, come antidolorifico e per prevenire l’insorgenza del cancro. Plantago lanceolata è considerata anch’essa nel trattamento delle ferite e delle infiammazioni; inoltre è ritenuta antibatterica, diuretica, antiasmatica, in grado di contrastare artrite, gotta, problemi della bocca e della pelle. Plantago asiatica è usata nella medicina popolare come antipiretico, antitussivo, diuretico, cicatrizzante. Le fibre dei semi di numerose specie (Plantago afra L., Plantago ovata Forssk., Plantago indica L., Plantago major L.), inoltre, sono impiegate per promuovere la motilità intestinale. Alcune tribù messicane, poi, mischiano i semi di Piantaggine con acqua per formare un ammasso gelatinoso in grado di alleviare il mal di stomaco (16).

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Nuove prospettive dalle evidenze scientifiche

Una tradizione d’uso millenaria e variegata, dunque, quella della Piantaggine che, negli ultimi anni, si è confrontata con l’indagine scientifica. Le analisi hanno rivelato la presenza, nelle foglie, di un complesso cocktail di sostanze attive che la pianta ha sviluppato per proteggersi dai patogeni, dagli erbivori e con funzione allelopatica, regolando le interazioni tra piante diverse. Glicosidi fenilpropanoidi, iridoidi (come l’aucubina), triterpeni, flavonoidi, acidi fenolici: tutte sostanze che contribuiscono anche ai numerosi effetti che la Piantaggine sembra avere sul nostro organismo (17). Effetti che, a fronte della mole di dati etnobotanici, sono stati studiati con metodo scientifico, cercando di dare una spiegazione all’immensa fortuna di cui la Piantaggine gode a livello popolare. Numerose le proprietà della pianta che hanno trovato un riscontro scientifico. Innanzitutto la sua attività antiossidante (18). È in grado infatti, di stimolare il corpo a produrre quantità più elevate del normale di antiossidanti quali superossido dismutasi e glutatione (19). Connesse, l’attività antinfiammatoria che, grazie a composti come l’aucubigenina e gli acidi ursolico e oleanolico, riesce a inibire i mediatori dell’infiammazione, e quella cicatrizzante (20). Quest’ultima si esplica con un’accelerazione del tasso di contrazione e di epitelizzazione delle ferite. Ma non solo. È anche in grado di modulare l’immunità cellulo-mediata, di agire contro alcuni virus e cellule tumorali; ha effetti ematopoietici e, grazie alla stimolazione del sistema immunitario, antimicrobici. A questi si sommino moderati effetti antiparassitari nei confronti del protozoo responsabile della giardiasi, che dà sintomi di tipo gastrointestinale. È diuretica. E, per finire, nonostante il suo polline possa provocare allergie, gli estratti etanolici delle foglie si sono dimostrati in grado di inibire il rilascio di istamina IgE dipendente: effetti antiallergici, dunque (21). Un discorso a sé stante meritano i semi della Piantaggine. Come dicevamo sopra, sono ricchi di mucillagine, che ne rappresenta il principio attivo. Costituita di una porzione polisaccaridica solubile formata perlopiù (85%) da arabinoxilani, questa mucillagine non è utile soltanto per la dispersione dei semi: anche l’uomo ha saputo trarne vantaggio, impiegandola per regolarizzare le funzioni intestinali. In quanto lassativi formanti massa, i semi di Piantaggine sono in grado di richiamare acqua, una volta nell’intestino, e di rigonfiare grazie alla mucillagine in essi contenuta. L’aumento di volume stimola la peristalsi e favorisce l’espulsione delle feci nei soggetti affetti da costipazione. Le feci, inoltre, diventano più soffici, provocando meno dolore a chi è soggetto a emorroidi o ha subito un intervento chirurgico in loco. E tuttavia non servono solo per la costipazione, ma anche per il suo contrario: diarrea, sia cronica sia acuta. Gli effetti antidiarroici sono anch’essi dovuti all’azione delle mucillagini, che assorbono i liquidi in eccesso nell’intestino, aumentano la viscosità delle feci e, di conseguenza, il tempo di transito intestinale, regolarizzando la defecazione (22).

La Piantaggine e l’ambiente

Le virtù della Piantaggine non si limitano alla cura dell’uomo. È una pianta resistente e caparbia, che tollera bene il calpestio, così come i terreni inquinati, e prospera anche lungo le strade cittadine. E questa sua tolleranza fa sì che possa essere impiegata anche per risanare l’ambiente. Non solo tollera gli inquinanti, ma è anche in grado di accumularne alcuni, come i metalli pesanti, eliminandoli dal suolo. Il piombo prima di tutto, prevalentemente ad opera di Plantago major, ma anche rame e zinco (Plantago lanceolata) (23). Sembra quasi che sia la natura stessa a farla crescere in luoghi che necessitano di un risanamento. E se la sua capacità di ripulire il suolo non bastasse, di recente si sono studiate le sue applicazioni per eliminare i coloranti dalle acque di scarico. Le industrie tessili, della gomma, del cuoio, della carta, della plastica, dei cosmetici (ecc.) ogni anno rilasciano nella biosfera 1-2 milioni di kilogrammi di coloranti. Sono, questi, molecole sintetiche dalla complessa struttura aromatica resistenti alla degradazione biologica, stabili alla luce, al calore e all’ossidazione. Come eliminarli dalle acque in cui sono confluiti? Il metodo più utilizzato è quello della coagulazione-flocculazione. Ed è qui che entrano in gioco le mucillagini della Piantaggine, che fungono da agente coagulante in grado di riunire le molecole di colorante disperse in acqua perché possano poi essere rimosse con mezzi fisici (24). Un regalo in più che questa piccola pianta dall’aspetto così umile e trasandato è in grado di offrire all’uomo e al mondo intero. 

Bibliografia

1. Di Domenico M (2008) Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno. Bollati Boringhieri, Torino: 178-181
2. Gonçalves S, Romano A (2016) The medicinal potential of plants from the genus Plantago (Plantaginaceae). Industrial Crops and Products 83:213-226, pp. 213, 223
3. Appendino G, Luciano R, Salvo R (2012) Flora urbica. Erbe di città. Erbe spontanee su marciapiedi, muri, bordi strade nelle città. Volume primo: Erbe commestibili, medicinali, tossiche. Arabafenice, Boves: 170
4. Gademaier G, Eichhorn S, Vejvar E, Weilnböch L, Lang R et al (2014) Plantago lanceolata: An important trigger of summer pollinosis with limited IgE cross-reactivity. J Allergy Clin Immunol 134:2:475.e5
5. Kreitschitz A, Kovalev A, Gorb SN (2016) “Sticky invasion” – the physical properties of Plantago lanceolata L. seed mucilage. Beilstein J Nanotechnol 7:1918-1927
6. Mitich LW (1987) White Man’s Foot: Broadleaf Plantain. Weed Technology 1:3:250-251
7. È Plinio il Vecchio a darcene notizia: Naturalis Historia 25.80
8. Mitich LW (1987) op cit
9. Dürer A (1503), La grande zolla (Das große Rasenstück). Vedi immagine in apertura articolo.
10. Atto primo, scena seconda.
11. Dioscoride De materia medica 2.126
12. Columella De re rustica 6.33.2
13. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia 25.80
14. Appendino G et al (2012) op cit: 170
15. Allen DE, Hatfield G (2004) Medicinal Plant in Folk Tradition. An Ethnobotany of Britain & Ireland. Timber Press, Portland – Cambridge: 247-248
16. Gonçalves S, Romano A (2016) op cit: 214
17. Ibidem
18. Ivi: 215
19. Hussan F, Haryani Osman Basah R, Rafizul Mohd Yusof M et al (2015) Plantago major treatment enhanced innate antioxidant activity in experimental acetaminophen toxicity. Asian Pacific Journal of Tropical Biomedicine 5:9:728-732
20. Riva E (2011) L’universo delle piante medicinali. Trattato storico, botanico e farmacologico di 400 piante di tutto il mondo. Tassotti Editore, Bassano (19951):246
21. Per una rassegna degli effetti di Piantaggine (P. major, nello specifico): WHO (2010) WHO monographs on medicinal plants commonly used in the Newly Independent States (NIS). WHO Press, Geneva: 318-322
22. WHO (1999) WHO monographs on selected medicinal plants. Vol.1 WHO Press Geneva:208-209
23. Romeh AA, Khamis MA, Metwally SM (2016) Potential of Plantago major L. for Phytoremediation of Lead-Contaminated Soil and Water. Water Air Soil Pollut 227:9
24. Chaibakhsh N, Ahmadi N, Zanjanchi MA (2014) Use of Plantago major L. as a natural coagulant for optimized decolorization of dye-containing wastewater. Industrial Crops and Products 61:169-175

L’attuazione del Protocollo di Nagoya in Europa: Il Regolamento ABS

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Il 9 giugno 2014, è entrato in vigore il Regolamento (UE) n.511/2014 “sulle misure di conformità per gli utilizzatori risultanti dal protocollo di Nagoya relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione nell’Unione” (anche “Regolamento ABS”). Il Regolamento ha la finalità di attuare in modo uniforme nel territorio europeo una parte del Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e sulla giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dal loro utilizzo, in particolare il c.d. “user compliance pillar”. Con questa espressione si usa identificare l’insieme di regole del Protocollo che obbligano gli Stati parte a definire misure (leggi, norme amministrative ed altro) per garantire che gli utilizzatori che operano nell’ambito della rispettiva giurisdizione rispettino le norme sull’accesso dei Paesi fornitori. Il Regolamento si rivolge agli “utilizzatori” di risorse genetiche e di conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche, ovvero a “qualsiasi persona fisica o giuridica che utilizza risorse genetiche o conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche” (art. 3, par. 4 Regolamento ABS), indipendentemente dalle rispettive dimensioni o dall’uso cui sono destinate le risorse (commerciale o non commerciale). Il Regolamento ABS definisce “utilizzo” qualsiasi “attività di ricerca e sviluppo sulla composizione genetica e/o biochimica delle risorse genetiche, anche attraverso l’applicazione della biotecnologia”, riprendendo la definizione data dal Protocollo di Nagoya (art. 2 lett. c).

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Come si intuisce, il Regolamento ABS si rivolge a una platea molto ampia di destinatari che operano nel mondo della ricerca scientifica e accademica, in quello della conservazione (orti botanici, banche genetiche, collezioni…), e – nell’ambito della produzione e del mercato – nei settori biotecnologico, farmaceutico, cosmetico, agro alimentare, sementiero, zootecnico, dell’itticoltura, del biocontrollo e dei biostimolanti, della floricoltura, del vivaismo …

In tutti questi ambiti il Regolamento va a spiegare i suoi effetti nelle varie attività che si dipanano lungo tutta la catena di valore dei possibili “utilizzi” di risorse genetiche di origine vegetale, animale e microbica: dal “reperimento” e l’apprensione materiale della risorsa genetica, fino allo sviluppo finale del prodotto. È opportuno premettere che il Regolamento e il Protocollo di Nagoya si applicano solo laddove sia svolta un’attività di ricerca e sviluppo: non sono soggetti, quindi, alla disciplina dell’ABS il commercio e l’impiego di una risorsa genetica quale “bene di consumo” (“commodity”), come ad esempio l’importazione di un prodotto destinato al consumo diretto o di un materiale usualmente incorporato come ingrediente in un prodotto (ad esempio il burro di karitè in un cosmetico, laddove le proprietà del composto biochimico siano già note e non sia condotta alcuna attività di R&S). L’ampiezza dell’ambito di applicazione del Regolamento e la genericità della terminologia utilizzata dal legislatore europeo, ma anche dallo stesso Protocollo di Nagoya, hanno portato la Commissione Europea ad elaborare una serie di Documenti di orientamento per aiutare gli operatori nell’interpretazione dei basilari concetti di “risorsa genetica”, “derivato”, “conoscenza tradizionale”, “utilizzo”, “ricerca e sviluppo”, prevedendo anche specifiche linee guida focalizzate su ciascun settore di interesse. Questi Documenti di orientamento rappresentano un’utile guida per orientare l’utilizzatore nella interpretazione della normativa ABS e per adempiere al primo obbligo di “due diligence”, ovvero rispondere alla fondamentale domanda: l’attività che sto conducendo rientra nell’ambito di applicazione del Regolamento ABS e del Protocollo di Nagoya? Sono soggetto ai relativi obblighi? Il quadro normativo di fonte europea cui dobbiamo fare riferimento, per la specifica materia, è quindi, ad oggi composto da:

1. il regolamento (UE) n.511/2014, entrato in vigore il 9 giugno 2014 e applicabile in tutto il territorio dell’Unione europea dal 12 ottobre 2014; è prevista l’applicazione differita al 12 ottobre 2015, per gli articoli 4 (obblighi degli utilizzatori), 7 (monitoraggio della conformità dell’utilizzatore) e 9 (controlli sulla conformità dell’utilizzatore);

2. il regolamento di Esecuzione (UE) 2015/1866 della Commissione europea del 13 ottobre 2015, entrato in vigore il 9 novembre 2015, che dà una disciplina di dettaglio di alcune disposizioni del Regolamento ABS;

3. il “Documento di orientamento relativo all’ambito di applicazione e ai principali obblighi del regolamento (UE) n. 511/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sulle misure di conformità per gli utilizzatori risultanti dal Protocollo di Nagoya relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione nell’Unione” – 2016/C 313/01, pubblicato in G.U. dell’Unione Europea il 27 agosto 2016, che consiste in una serie di indicazioni elaborate dalla Commissione europea sull’ambito di applicazione del Regolamento;

4. Linee Guida verticali per settore (animal breeding, biocontrol and biostimulants, biotechnologies, cosmetics, food and feed, pharmaceuticals, plant breeding) sul concetto di utilizzo, in corso di elaborazione.

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I contenuti del Regolamento ABS

Il nucleo della disciplina regolamentare si articola su un doppio binario di regole, “impositive” da un lato e “facilitative” dall’altro, con lo scopo di garantire che gli utilizzi di risorse genetiche e/o conoscenze tradizionali ad esse associate nel territorio dell’Unione europea avvengano in conformità alle norme sull’ABS del Protocollo di Nagoya.

Regole impositive:

• obblighi di due diligence in capo agli “utilizzatori”;

• sistema di monitoraggio degli “utilizzatori”;

• controllo degli “utilizzatori”;

• previsione di sanzioni a carico degli utilizzatori inadempienti.

Regole facilitative

hanno lo scopo di agevolare e promuovere il rispetto dei suddetti obblighi di due diligence:

• istituzione di un Registro europeo delle collezioni di risorse genetiche ritenute “affidabili”, sotto il profilo della loro acquisizione, conservazione e gestione;

• istituzione di un sistema di riconoscimento di “best practices” elaborate ed applicate nei vari settori interessati coerenti agli scopi del Regolamento ABS.

La due diligence dell’utilizzatore

Il principale obbligo per gli utilizzatori previsto dal regolamento consiste nell’esercitare “la dovuta diligenza per accertare se l’accesso alle risorse genetiche […] che utilizzano sia avvenuto in conformità delle disposizioni legislative e regolamentari applicabili in materia di accesso e di ripartizione dei benefici e che i benefici siano ripartiti in maniera giusta ed equa in base a termini reciprocamente concordati, in conformità delle disposizioni legislative o regolamentari applicabili” (art. 4 par. 1 Regolamento ABS). La due diligence si traduce innanzitutto nell’obbligo di “accertarsi”, attraverso una raccolta mirata ed analitica di informazioni, che la risorsa genetica in questione e/o la conoscenza tradizionale associata (ricadente nell’ambito di applicazione del Regolamento ABS) sia utilizzata sulla base di un PIC, o un analogo permesso rilasciato dal Paese fornitore, e di un MAT che preveda la ripartizione dei benefici.

L’esercizio della due diligence si estende poi all’obbligo di:

a) conservare tali informazioni (20 anni);

b) di trasferirle agli utilizzatori successivi ;

c) di attivarsi, nei casi in cui le informazioni possedute non risultino “sufficienti o persistano incertezze circa la legalità dell’accesso e dell’utilizzazione”, per rimediare a tali carenze, ottenendo il relativo PIC (o documento equivalente) e stipulando il MAT;

d) di interrompere l’utilizzo, nei casi in cui non sia possibile rimediare all’insufficienza o all’incertezza delle informazioni possedute.

Le Linee Guida della Commissione europea, di recente emanazione, precisano che “nello specifico contesto del regolamento ABS, la conformità all’obbligo di dovuta diligenza dovrebbe garantire che le informazioni necessarie relative alle risorse genetiche siano disponibili lungo tutta la catena di valore dell’Unione” (par. 3.1.).

Il monitoraggio dell’utilizzatore: i check-point e la c.d. “dichiarazione di due diligence

In base a questo complesso di regole, gli utilizzatori sono obbligati a presentare, in alcuni specifici momenti nel corso delle varie fasi della filiera (che vanno dallo stadio della “ricerca” a quello finale della commercializzazione di un prodotto), ad autorità specifiche individuate dagli Stati Membri (c.d. “Check-point”), una “dichiarazione”, con la quale dimostrino di ottemperare e/o di avere ottemperato agli obblighi di due diligence (la c.d. “dichiarazione di due diligence”). La dichiarazione di due diligence deve essere resa compilando un apposito modello allegato al regolamento di esecuzione (UE) 2015/1866 (All.II, Parte A e Parte B) e ha ad oggetto le informazioni reperite e conservate dall’utilizzatore a norma dell’art. 4 Regolamento ABS. Il meccanismo europeo di monitoraggio si articola su due livelli, che corrispondono alla suddivisione ideale in due fasi dell’intera “catena di valore” delle attività di ricerca e sviluppo nei vari settori interessati dall’ABS:

a) una fase “upstream”, che comprende attività di ricerca di base sulle risorse genetiche e/o sulle conoscenze tradizionali associate, sostenuta usualmente da finanziamenti pubblici e/o privati, i cui attori principali appartengono alla realtà accademica e della ricerca;

b) una fase “downstream”, che comprende il complesso delle attività di ricerca, di base e applicata, di sviluppo, produzione e commercializzazione del prodotto finito, i cui attori appartengono prevalentemente al mondo produttivo e industriale.

Nella fase upstream, gli utilizzatori “beneficiari di finanziamenti alla ricerca che implica l’utilizzazione di risorse genetiche e di conoscenze tradizionali associate” sono obbligati a presentare – in alcuni specifici momenti della ricerca finanziata – una dichiarazione di due diligence, su richiesta dello Stato membro o della Commissione europea, al check-point all’uopo designato.

Nella fase downstream dell’utilizzo, invece, il monitoraggio degli obblighi di due diligence si colloca temporalmente nella “fase finale dello sviluppo di un prodotto”: al verificarsi del primo tra una serie di eventi, identificati dall’art. 6, par. 2 regolamento di esecuzione (UE) 2015/1866, l’utilizzatore è obbligato a presentare al check-point, identificato dallo Stato membro, la dichiarazione di due diligence. Per la trasparenza del sistema ABS le informazioni acquisite dai check-point sono trasmesse all’ABS Clearing-House per la loro pubblicazione e, laddove richiesto dalle circostanze, alle autorità nazionali competenti del Paese fornitore.

Le disposizioni sul monitoraggio del Regolamento ABS prevedono particolari cautele nella trasmissione delle informazioni rilevanti per la tutela della riservatezza delle informazioni commerciali o industriali.

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La violazione degli obblighi di due diligence dell’utilizzatore: i controlli e le sanzioni

Il Regolamento ABS prevede un sistema di controlli e di sanzioni in caso di violazione degli obblighi di due diligence. Con riguardo a questi aspetti il Regolamento impone agli Stati membri di adottare specifiche norme di implementazione. L’articolo 9, infatti, prescrive agli Stati membri di adottare controlli “efficaci, proporzionati e dissuasivi” rispondenti a requisiti minimi ivi descritti. Si evidenzia che i controlli possono prevedere verifiche presso le sedi degli utilizzatori e possono includere l’esame delle misure, protocolli e procedure interne di due diligence adottate, di registri e documentazione rilevante, delle dichiarazioni di due diligence eventualmente presentate. In caso di “carenze” e a seconda della loro gravità, possono essere adottate “misure o interventi correttivi” da parte dell’Autorità competente, “misure provvisorie immediate”, ovvero “sanzioni” quando siano riscontrate violazioni agli obblighi di due diligence. Con riguardo a quest’ultimo aspetto, il legislatore europeo richiede a ciascuno Stato membro di prevedere un sistema di sanzioni “efficaci, proporzionate e dissuasive […] da applicare in caso di violazione degli articoli 4 e 7” e di adottare “tutte le misure necessarie per assicurarne l’applicazione”.

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Le regole facilitative della compliance al Regolamento ABS: il Registro europeo delle Collezioni e il riconoscimento europeo di “best practices” dell’ABS 

Il Regolamento prevede l’istituzione di un Registro europeo delle collezioni di risorse genetiche ritenute “affidabili”, sotto il profilo della loro acquisizione, conservazione e gestione. Gli utilizzatori che acquisiscono risorse genetiche da una collezione inclusa (interamente o parzialmente) in tale Registro sono considerati ottemperanti rispetto all’obbligo di dovuta diligenza per quanto riguarda la ricerca delle informazioni relative alle risorse ottenute da tale collezione (la parte pertinente inclusa nel registro). L’articolo 8 del Regolamento ABS istituisce un sistema di riconoscimento di “best practices(“pratiche”, “procedure interne”, “codici di condotta” “modelli di clausole contrattuali standard”) elaborate dalle Associazioni di utilizzatori (Associazioni di categoria o altre parti interessate) ed applicate nei vari settori interessati coerenti agli scopi del Regolamento ABS. L’attuazione di best practices riconosciute da parte di un utilizzatore riduce il rischio di non conformità dello stesso utilizzatore e, secondo quanto stabilisce lo stesso Regolamento, “giustifica una riduzione dei controlli di conformità” (Considerando 24) Premesse). Il regolamento (UE) di esecuzione n. 2015/1866 raccomanda anche alle Autorità competenti degli Stati membri di tenere in debito conto, nel monitorare la conformità dell’utilizzatore, dell’efficace attuazione di migliori prassi riconosciute da parte degli utilizzatori (Considerando n. 2).

L’implementazione del Regolamento ABS negli Stati membri

Il Regolamento, per essere efficacemente e pienamente attuato nel territorio dell’Unione, richiede da parte degli Stati Membri l’adozione di alcune specifiche misure, ovvero:

a) la designazione delle Autorità competenti ABS “responsabili dell’applicazione del Regolamento”;

b) la designazione dei Checkpoint (autorità deputate alla fase del monitoraggio);

c) l’adozione di un sistema di controlli per le Collezioni registrate e gli utilizzatori;

d) l’adozione di un quadro sanzionatorio per la violazione degli obblighi regolamentari.

L’Italia non ha ancora adottato alcuna misura legislativa di implementazione del Regolamento ABS, ponendosi in ritardo rispetto alla maggior parte dei Paesi europei che hanno in larga parte già adempiuto a questi obblighi (tra i quali, ad esempio, Danimarca, Finlandia, Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Ungheria). Uno schema di disegno di legge sulla ratifica ed attuazione del protocollo di Nagoya e sull’adeguamento in ambito nazionale di quanto disposto dal regolamento ABS UE n. 511/2014, è attualmente in corso di esame e discussione interministeriale. Nell’attesa della piena attuazione da parte dell’Italia del Regolamento ABS, è opportuno che i potenziali destinatari del Regolamento, che operano nel nostro Paese, si attivino per prendere consapevolezza dei nuovi obblighi di fonte comunitaria e internazionale, per determinare il livello di esposizione al rischio di “non compliance” con la normativa ABS per la propria attività e adottare le indispensabili cautele nella gestione di questi rischi. L’attuale assenza di uno specifico quadro sanzionatorio per la violazione del Regolamento non può essere considerato un elemento sufficiente per ritenersi esonerati dagli obblighi in materia di ABS. Molti Paesi fornitori di risorse genetiche, infatti, Parti del Protocollo di Nagoya (e anche non ancora Parti del Protocollo) hanno adottato da anni normative sull’accesso, la cui violazione espone il trasgressore a pesanti conseguenze sul piano sanzionatorio e di immagine. Inoltre, molte procedure di rilascio di autorizzazioni o di notifica per l’immissione al commercio di prodotti nel territorio europeo, come pure di finanziamento di attività di R&S, sono accentrate presso organi UE, che richiederanno agli interessati la specifica dichiarazione di “due diligence”, indipendentemente dallo stato della implementazione della nostra normativa nazionale. Ed ancora, nel caso in cui la propria attività (che comprenda R&S su risorse genetiche e conoscenze tradizionali associate) si collochi in uno specifico segmento della filiera produttiva per la messa in commercio di uno specifico prodotto, essere adempienti rispetto alla normativa ABS ed informati sulle sue implicazioni rappresenta sicuramente un requisito indispensabile e dirimente, in termini di competitività nel proprio settore di riferimento.

per contatti con l’autore: v.veneroso@anello.it

La ricerca della tranquillità

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L’utilizzo di derivati naturali di estrazione vegetale per contrastare stati di ansia, depressione, insonnia e simili disagi si perde nella notte dei tempi, ma è tuttora un popolare rimedio nelle situazioni in cui fatica e ansietà devono essere contrastate. Il ricorso a sostanze naturali ad azione calmante o stimolante si presenta, nel complesso, meno compromettente nei confronti di un naturale equilibrio fisiologico, rispetto a quello dell’uso di farmaci di sintesi. È di uso generalizzato ed antichissimo il ricorso agli estratti di piante conosciute per la loro azione ansiolitica, rilassante e in questo caso la forma di utilizzo più ricorrente è certamente quella dell’infuso. I tradizionali infusi ottenuti in genere da parti essiccate (ma anche fresche, appena colte) di queste erbe sono particolarmente indicati in sindromi ansiose non gravi, e si sono rivelati efficaci soprattutto ai fini di conciliare il sonno, per la loro azione sedativa nel trattamento di insonnia e anche di cefalea. La particolare composizione dell’associazione di ingredienti attivi degli estratti utilizzati consente una somministrazione anche prolungata, senza comparsa di indesiderati effetti collaterali spesso riscontrabili con l’uso, specialmente per lunghi periodi, di farmaci di sintesi. Infatti, il farmaco ansiolitico può ridurre ed anche in modo estremamente efficace i sintomi dell’ansia, ma il suo effetto è temporaneo, per cui l’esigenza di ulteriore assunzione può, oltre che creare disturbi, anche sfociare in una vera e propria forma di dipendenza.

Gli ansiolitici da piante

Non può sorprendere, quindi, l’interesse universale nella ricerca di ansiolitici naturali, cioè estratti da piante, veramente efficaci che possano utilizzarsi in alternativa a farmaci specifici, con la garanzia di una maggiore sicurezza di impiego, senza rischio dell’insorgere di effetti avversi, controindicazioni, assuefazione. Uno dei problemi, se così possiamo chiamarlo, correlato all’impiego di erbe nel contrastare stati di ansia è che gli estratti, nella quasi totalità dei casi, contengono un numero illimitato di componenti, per cui non sempre è facile distinguere e localizzare tra questi quale (o quali) sono quelli veramente efficaci ai fini dello sviluppo di effetto ansiolitico. La moderna ricerca scientifica si è preoccupata, e si sta occupando, anche di questa problematica ed ormai sono ben noti, e di volta in volta spesso identificati nei vari estratti, i componenti attivi a questi fini, quali flavonoidi, fenilpropanoidi, acidi fenolici, ed in particolare alcaloidi e oli essenziali che caratterizzano la funzionalità degli estratti della pianta. Tali molecole possono, di volta in volta, da pianta a pianta, operare secondo diversi meccanismi di azione tra cui, in particolare, quello legato alla via dei GABA-recettori ed a quello della inibizione di enzimi che possono degradare monoammine come serotonina. Non è escluso, comunque, che certi principi attivi possano sviluppare una loro specifica attività atipica od una azione sinergica complementare, integrativa a quella di farmaci di sintesi. La tabella acclusa alla fine del testo elenca un certo numero di piante di cui abbiamo reperito utile documentazione in letteratura circa loro funzionalità ansiolitica, antidepressiva. In tabella abbiamo segnato anche, ove reperiti, i principi attivi che gli autori delle varie ricerche hanno creduto di poter identificare come principali responsabili degli effetti richiesti.

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Le piante a funzione ansiolitica

In questo capitolo porteremo una descrizione più dettagliata delle piante più note e che oggi risultano maggiormente impiegate in preparati terapeutici ed integratori alimentari per combattere stati di ansietà. Per non sbilanciarci in preferenze, abbiano ritenuto opportuno elencarle in ordine alfabetico.

Schermata 2017-07-24 alle 16.15.03Calendula

Per quanto nella medicina popolare tradizionale siano ascritte proprietà ansiolitiche agli estratti da Calendula (Calendula officinalis L.), pure considerata a questi fini anche nella medicina ayurvedica, sono di data recente ricerche che ne hanno confermato scientificamente validi requisiti. Estratti metanolici ed acquosi da parti aeree della pianta, valutati in vari dosaggi (test su topini) hanno rivelato una attività ansiolitica, antispasmodica già quando utilizzata a dosaggio di 100 mg/kg pc, con un effetto, a queste condizioni, paragonabile a quello di diazepam (2 mg/kg). Screening fitochimico ha confermato che l’effetto indotto è da attribuirsi alla presenza nella droga delle parti aeree della pianta di alcaloidi e polifenoli.

Schermata 2017-07-24 alle 16.15.24Camomilla

L’attività ansiolitica, calmante, ipnotica della Camomilla (Matricaria chamomilla L.) è universalmente e scientificamente nota e declamata da tempi immemorabili. Per quanto concerne la sua azione conciliante il sonno, la sua assunzione sotto forma di infuso riduce i tempi di latenza della fase di addormentamento e prolunga il periodo di sonno, riducendo anche l’attività motoria. Anche in questo caso, gli studi più recenti assimilano l’azione ansiolitica e ipnoinducente ad un’azione simile a quella svolta dalle principali categorie di farmaci tradizionalmente impiegati nel trattamento di disturbi ansiogeni: le benzodiazepine. Gli attivi della droga (crisina, apigenina) si legano ai recettori GABA, così come possono avere influenza su altri neurotrasmettitori come le monoammine (dopamina, serotonina).

Centella asiatica

Sono numerose le referenze reperibili in letteratura anche per Centella asiatica L., circa le sue proprietà ansiolitiche e miglioranti le funzioni cognitive. Questi autori non fanno che supportare teorie della dottrina ayurvedica, decisa sostenitrice delle proprietà ansiolitiche di questa pianta. Tale funzione viene attribuita per buona parte alla ricca frazione triterpenica della droga della pianta. Asiaticoside di questi triterpeni si ritiene sia quello più abbondante ed anche il più attivo, ma non è da escludere che possano essere altri componenti della droga ad agire in azione sinergica ai triterpeni incrementandone l’attività.

Gelso bianco

Con funzione ansiolitica, si è potuto verificare che al test HBT (Hole Board Test), un metodo sperimentale utilizzato per valutare livelli di ansietà, stress, emotività e neofilia, il trattamento del soggetto con estratti di Gelso bianco (Morus alba L.) fornisce risultati paragonabili a quelli con trattamento con farmaco specifico (diazepan). Secondo alcuni ricercatori, l’attività ansiolitica degli estratti da Gelso è da ascrivere alla funzione di un agente steroideo della droga.

Ginkgo biloba

Ginkgo biloba (Ginkgo biloba L.) è certamente una delle più antiche piante che forniscono principi attivi da considerarsi “cibi per la mente”. Suoi estratti vengono infatti utilizzati contro una grande varietà di disordini mentali, per aumentare la funzione mnemonica e migliorare in genere il funzionamento della mente. L’effetto ansiolitico-simile accreditato agli estratti della pianta è da attribuirsi ad una serie di terpenoidi presenti nella droga, i ginkgolidi (ginkgolide-A, B,C e bilobalide). Si è potuto verificare che tra i quattro, quello che è in grado di sviluppare la maggiore attività ansiolitica a seguito di somministrazione di preparati che lo contengono, è il ginkgolide-A, che agisce al meglio dopo almeno cinque giorni di trattamento.

Griffonia

Griffonia simplicifolia, una pianta africana, un legume, è stata di recente classificata tra le piante ad attività ansiolitica. Le proprietà terapeutiche di questa pianta sarebbero da attribuire al fatto che nella sua droga si ritrova 5-idrossitritopfano (un derivato del triptofano); la molecola agisce nel nostro organismo da precursore della sintesi della serotonina. Serotonina, una triptammina, è un neurotrasmettitore sintetizzato nel sistema nervoso centrale e principalmente coinvolto nella regolazione dell’umore e del sonno (oltre che dell’appetito). Estratti di Griffonia sembra siano in grado di aumentare la quantità di serotonina in circolo.

Kava

Anche a questa pianta (Piper methisticum) della famiglia delle Piperaceae (come il Pepe nero), sono riconosciute proprietà sedative, ansiolitiche, miorilassanti, anestetizzanti, ampiamente documentate in letteratura con studi preclinici e clinici, meta-analisi, revisioni sistematiche. Si ritiene che i principi attivi della droga efficaci a tali fini siano rappresentati da una serie di kavalattoni (kavaina, diidrokavaina, metisticina, diidrometisticina). Il meccanismo biochimico che spiega la funzione ansiolitica è da identificarsi nella formazione di un legame di questi componenti con i recettori GABA di tipo A ed anche con inibizione di monoammina-ossidasi. Ricordiamo che tra le monoammine c’è serotonina, che ha effetto antidepressivo. Preparati a base di tale droga sembra non ingenerino pericolosa assuefazione e pertanto siano sicuri, con l’esplicarsi di una efficacia esaltante la funzione inibitoria del GABA, paragonabile a quella delle benzodiazepine. Peraltro, vale la pena ricordarlo, ultimamente sono state evidenziate le avvertenze contrarie all’impiego di tale droga in quanto epatotossica. 

Schermata 2017-07-24 alle 16.15.51Lavanda

Per la Lavanda (Lavandula officinalis L.), studi recenti hanno individuato proprietà sedative ed ansiolitiche, così come ne è stata confermata la positiva influenza su soggetti sia sani, sia su pazienti affetti da demenza senile e con manifestazioni di agitazione psicomotoria. In vari studi si è cercato di verificare l’influenza di stimolazione olfattiva dell’olio essenziale e come il sistema serotonergico sia coinvolto nell’effetto ansiolitico, quando inalato. Come per altri oli eterei, anche quello di Lavanda esplicherebbe la sua attività anti-ansietà con un meccanismo di azione diverso da quello GABA-benzodiazepine.

Loto sacro

Anche una pianta acquatica come il Loto sacro (Nelumbo nucifera Gaertner) è da annoverare nella categoria di piante ad attività ansiolitica. I vari autori che ne hanno verificata e confermata la funzione anti-ansietà, sedativa, ipnotica, sono concordi nell’affermare che essa è da ritenersi attribuibile alla frazione in alcaloidi (nelumbina, metarbina) della droga della pianta. Così come si dà per certo che induce l’effetto sedativo-ipnotico in ragione dell’incrementato livello di GABA nel cervello, e che già a dosaggi di 20 mg/kg induce effetto ansiolitico-simile ed aumenta significativamente la concentrazione di serotonina e dopamina. Questi dati dimostrano che la frazione alcaloidica dell’estratto del Loto esercita un’azione sedativa-ipnotica ed effetto ansiolitico, via legami ai recettori GABA ed attivazione del sistema monoaminergico.

Melissa

È questa un’altra pianta cui la pratica centenaria e la letteratura botanica e scientifica in genere riconoscono proprietà antistress ed ansiolitiche. Anche gli estratti di Melissa (Melissa officinalis L.), per queste loro specifiche proprietà, sono da considerarsi utile e sicura alternativa all’impiego di farmaci ansiolitici di sintesi. L’induzione di rilassamento nelle condizioni di stress, senza provocare compromissione di performance intellettuali e cognitive, è un’altra delle importanti prerogative attribuibili a questa pianta nota sino dai tempi più antichi. Melissa, rispetto ad altre piante utilizzate allo scopo, sembra essere quella che mostra il più elevato potenziale inibente GABA-transaminasi, l’enzima responsabile della degradazione del GABA. Ulteriori dati confermerebbero che l’acido rosmarinico è il componente della frazione attiva della pianta da considerarsi quale maggiore interferente ai fini di tale attività. Dati sperimentali riferiscono di un potenziale inibente del 40% di stress da parte di un estratto da Melissa titolato in acido rosmarinico, già ad un minimo dosaggio di 100 μg/mL.

Schermata 2017-07-24 alle 16.29.19Melograno

Al succo estratto dal frutto del Melograno (Punica granatum L.) si ascrive un’attività anti-ansietà. Gli studi fatti hanno dimostrato che il meccanismo di azione della droga della pianta è sicuramente da ascrivere ad un comportamento correlato alla funzione del GABA, come quello delle benzodiazepine. Ciò non toglie che la presenza di numerosi principi attivi nella droga (flavonoidi, saponine, tannini, steroli, polifenoli, ecc.) possa avere una sua interferenza e qualcuno di questi ingredienti attivi possa agire per suo conto in funzione di una sua particolare specifica funzionalità anche nel confronto di disturbi correlati al sistema nervoso centrale.

Noce moscata

Della Noce moscata (Myristica fragrans Houttuyn) è nota un’attività anti-ansietà. Nella droga della pianta, oltre un ricco olio essenziale (canfene, limonene, pinene…), è anche presente un fenilpropanoide, la miristicina, e pare sia proprio questo composto il “motore” più importante che muove il meccanismo di azione della droga della pianta. La miristicina non agisce come modulatore dei recettori del GABA ma riduce comunque lo stato di ansia. Anche se non ne è stato determinato appieno il vero meccanismo di azione, si ritiene che questo fenilpropanoide agisca su altri siti recettori del sistema nervoso, oltre a quelli correlati alla funzione del GABA, modulandone la funzione ed inducendo, quindi, ansiolisi.

Noni

Per noi Noni, botanicamente Morinda citrifolia, è una pianta indiana cui sono riconosciute varie proprietà farmacologiche, in particolare analgesiche, antinfiammatorie, antiossidanti. Recenti ricerche ne hanno validato una azione sui recettori del sistema nervoso centrale ed illustrata una attività ansiolitica, sedativa, ipnotica, sviluppabile secondo il meccanismo tipico di azione delle benzodiazepine, coinvolgente cioè i recettori del GABA.

Schermata 2017-07-24 alle 16.29.35Passiflora

Anche della Passiflora (Passiflora incarnata L.), con studi in vivo su animali, sono state confermate le qualità ansiolitiche, sedative ed ipnoinducenti, così come sono stati rilevati indubbi benefici sulla qualità del sonno e sui livelli di ansia a seguito di sua assunzione. Relativamente all’efficacia anti-ansietà e sedativa degli estratti della pianta si ritiene che i componenti della droga attivi a questo fine siano da identificarsi in flavonoidi (vitexina, isovitexina, orientina) che si legano con i recettori del GABA, inibendo l’attività dell’enzima che lo demolisce. Numerosi studi hanno fatto notare che l’attività della Passiflora riducente stato di ansia non induce sedazione o cambi nelle funzionalità psicomotorie del paziente, così come presenta una assai bassa incidenza di disturbi di performance lavorativa, se paragonata agli effetti di benzodiazepine. Si è anche ipotizzato che la Passiflora, così come la Valeriana, possano concorrere ad aumentare l’attività inibitoria delle benzodiazepine, legandosi con i recettori GABA e promuovendo un marcato effetto complementare. In sede europea si consiglia di usarla, nel caso di agitazione nervosa, in dosaggi da 4 a 8 g nelle preparazioni. Nella sua forma di impiego la si ritrova sminuzzata per la preparazione di infusi o altre formulazioni galeniche per uso interno. La Passiflora è nota anche per favorire il rilassamento muscolare, ha azione ansiolitica e risolve alcuni tipici sintomi stress-dipendenti, come la contrattura muscolare delle spalle e del rachide cervicale, facilitando condizioni di rilassamento fisico e psichico.

Pompelmo

Sono di recente data vari studi atti a verificare e validare la funzione anti-ansietà degli estratti del Pompelmo (Citrus paradisi). La funzione ansiolitica degli estratti dal frutto della pianta è stata attribuita al loro contenuto in flavonoidi. Infatti, in altri studi è stato dimostrato che glucosidi quercitrina e isoquercitrina sviluppano un effetto sedativo sul sistema nervoso centrale (test su topini). Test fitochimici su estratti di Pompelmo hanno rivelato presenza di flavonoidi e loro glucosidi, saponine, steroidi. Un possibile meccanismo di azione di tale estratto potrebbe essere quello che prevede legame di questi fitochimici ai recettori GABA o al complesso GABA-benzodiazepine. A parte il Pompelmo, riferimenti bibliografici relativamente a loro proprietà ansiolitiche, psicorilassanti, ecc. sono largamente reperibili per le numerose varietà della specie Citrus, dall’aurantium al limon, dal medica, al grandis, ecc., vale a dire per la maggior parte dei più tipici agrumi. Loro estratti, ed in particolare il loro olio essenziale, sono presentati come valide alternative all’uso di ansiolitici di sintesi. Vengono loro riconosciute proprietà ansiolitiche, ipnotiche, sedative, concilianti il sonno. 

Pratolina

Anche un grazioso piccolo fiore primaverile del prato, la Pratolina, o Margheritina (Bellis perennis), è da citare tra le piante a funzione ansiolitica. La detta funzionalità della pianta è validata da studi e positiva utilizzazione da decenni. Relativamente ai meccanismi di azione di questa pianta sono state riferite diverse interessanti considerazioni. In relazione al suo contenuto in vari principi attivi, da flavonoidi a composti fenolici, da alcaloidi a steroli ed altro, la funzionalità antidepressiva ed ansiolitica dei preparati potrebbe essere influenzata dalla presenza e specifica attività di uno o più di questi ingredienti o di una loro azione sinergica ed esplicarsi quindi, secondo un diverso meccanismo di azione. 

Rovo

Pure del Rovo (Rubus fruticosus L.), meglio noto come Mora, un comunissimo frutto del bosco, sono state studiate e valutate varie attività di ordine neurologico, come ansiolitica, muscolo-rilassante, antidepressiva, sedativa. Per gli estratti di questa pianta alcuni tra gli studi più probanti hanno evidenziato una accertata funzione ansiolitica e antidepressiva e, per contro, un minore effetto sedativo e muscolo-rilassante. La loro attività, dovuta a triterpeni, steroli, glucosidi ed antocianine, è risultata essere dose-dipendente. Una osservazione interessante di vari autori, relativamente all’impiego di estratti di questa pianta in campo terapeutico, è quella di considerare la loro elevata attività antinfiammatoria ed immunomodulante, tale da farne, anche nel caso di utilizzazione in campo neurologico, ingredienti di base assai sicuri, oltre che efficaci.

Valeriana

Un’altra pianta a marcato effetto sedativo, ansiolitico, è la ben nota Valeriana (Valeriana officinalis L.). Gli estratti della pianta sono da considerarsi tra i rimedi erboristici più utilizzati da sempre, negli stati d’ansia e nei casi di insonnia. A buona ragione, la Valeriana figura tra le piante più conosciute come “amiche del sonno”. Sono alcuni componenti della droga della pianta che, provocando rilassamento muscolare, facilitano l’induzione del sonno senza lasciare, peraltro, sensazione di torpore o intontimento, manifestazioni che spesso accompagnano assunzione di farmaci specifici. Anche nel caso della Valeriana la maggior parte delle ricerche sul suo meccanismo di azione riferiscono che sia da attribuirsi all’inibizione dell’enzima riduttore del GABA, lo ripetiamo, mediatore chimico coinvolto in meccanismi di eccitabilità neuronale, del rilassamento e dell’induzione del sonno. Secondo vari autori l’impiego in associazione di estratti di Valeriana e Melissa consente di ottenere preparati a funzione calmante, sedativa, paragonabile a quella di benzodiazepine, ad esempio nella induzione del sonno. Interessante e curioso, a nostro avviso, il rapporto di altri ricercatori relativo ai risultati ottenibili a fini inibenti antistress, utilizzando combinazioni degli estratti di Valeriana e di Melissa. Si riferisce in merito, infatti, che utilizzando i due componenti in associazione a basso dosaggio di entrambi, si verifica un significativo abbattimento dello stato di stress, mentre un dosaggio maggiorato porterebbe ad un peggioramento della situazione (aumentato stato di stress).

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DSM – ALPAFLOR® Sostenibilità e Fair Trade applicati alla produzione di attivi biologici

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D. Quali sono i fondamenti della filosofia Alpaflor®?
R. La filosofia Alpaflor® si basa su tre pilastri: la sostenibilità (incluso il commercio equo), la tracciabilità e la qualità. Sin dalla sua fondazione 20 anni fa, Alpaflor® si è concentrata sugli estratti vegetali alpini per l’industria cosmetica, utilizzando solo piante coltivate biologicamente per garantire che i territori di montagna non venissero impoveriti e per proteggere la biodiversità alpina, un’idea pionieristica a quel tempo. I primi attivi biologici sono stati lanciati sul mercato nel 2004. Alpaflor® ha istituito una rete per sostenere la catena di approvvigionamento delle piante alpine, con una stretta ed equa relazione tra una cooperativa di montagna e gli agricoltori. Questa rete garantisce la tracciabilità dei nostri prodotti. Tutti i nostri estratti sono standardizzati in composti attivi e le prove di efficacia vengono eseguite dai nostri colleghi della ricerca e sviluppo presso la sede di DSM Nutritional Products nei pressi di Basilea.

D. Come sono stati raggiunti gli obiettivi della sostenibilità e del commercio equo e solidale (Fair Trade) da parte di DSM?
R. Per quanto riguarda l’ambiente, nel sito produttivo Alpaflor® pratichiamo la coltivazione biologica. Inoltre rispettiamo anche i principi della chimica verde: utilizziamo solo energia rinnovabile, abbiamo drasticamente ridotto il nostro consumo di energia (in particolare il consumo di petrolio e acqua), ricicliamo i residui delle piante esauste come compost e, dopo estrazione, l’etanolo organico viene riutilizzato. Non produciamo rifiuti chimici. Per quanto riguarda il commercio equo, l’intero portafoglio Alpaflor® è ora certificato ESR (Fairness, Solidarity and Responsibility) da Ecocert Environment. Abbiamo stabilito un contratto a lungo termine con una cooperativa agricola, concordando un prezzo minimo garantito e un salario equo (ci facciamo carico di tutti i rischi della coltivazione – gli agricoltori vengono pagati secondo l’area coltivata e non per la resa del materiale essiccato). Inoltre forniamo all’agricoltore un supporto tecnico gratuito grazie all’Istituto Federale Svizzero di Ricerca in Agricoltura (Agroscope) con cui collaboriamo.

D. Con quale criterio viene selezionata la specie di pianta più efficace? Può farci un esempio?
R. È molto importante selezionare la giusta specie vegetale. Ciò è possibile solo perché siamo noi a coltivare le piante (con la raccolta di piante spontanee è molto difficile distinguere tra specie vicine o anche tra diversi chemiotipi). Abbiamo osservato una grande variazione nel contenuto di attivi tra piante dello stesso genere, ad esempio all’interno del genere Epilobium. Epilobium angustifolium è la specie più comune in montagna, ma abbiamo trovato almeno altre quattro specie sulle Alpi. Dopo aver analizzato tutte queste specie, abbiamo notato che Epilobium fleischeri ha il miglior contenuto di attivi, tre volte superiore rispetto a Epilobium angustifolium.

D. Quali sono le caratteristiche delle colture di montagna ad alta quota?
R. Ad altitudini elevate, le piante sintetizzano grandi quantità di metaboliti secondari per proteggersi da condizioni ambientali difficili (come radiazioni UV, un’ampia variazione di temperatura durante il ciclo circadiano – giorno e notte – ed elevati livelli di disidratazione dovuti alla combinazione di calore e vento forte). E questi metaboliti vengono da noi estratti per la loro attività sulla pelle. Per ottenere colture ottimali, abbiamo stabilito che la migliore altitudine è quella tra 1.000 e 1.500 metri sul livello del mare. Sotto i 1.000 metri le piante sintetizzano meno attivi e sono più sensibili all’aggressione di malattie e parassiti e, oltre i 1.500 metri, la stagione è molto breve e la resa del materiale è troppo bassa. Abbiamo anche confrontato le piante alpine nel loro habitat naturale e quelle coltivate da noi e non abbiamo trovato differenze significative nel contenuto di attivo.

D. Può illustrarci come viene garantita la tracciabilità degli attivi Alpaflor®?
R. La tracciabilità è pienamente garantita grazie alla nostra filiera locale corta. Conosciamo tutti gli stakeholder (l’Istituto Federale Svizzero di Ricerca in Agricoltura, i vivai, la cooperativa di montagna e gli agricoltori), ci troviamo nella stessa zona (massimo 50 km di distanza). Abbiamo una forte relazione da quasi 20 anni e veniamo subito a conoscenza delle problematiche. La tracciabilità parte dai semi (che devono anche essere biologici), e passa attraverso le piantine nel vivaio e le giovani piante che vengono trasferite nei campi, fino alla raccolta nel momento giusto e all’essiccazione e alla frantumazione eseguita presso la cooperativa.
La cooperativa crea un lotto della pianta corrispondente ad un agricoltore, un raccolto, un campo. Noi manteniamo questa tracciabilità nella nostra fabbrica, conosciamo il nome dell’agricoltore, l’appezzamento di terra e la data delle piante utilizzate per produrre ogni chilo di attivo che viene commercializzato. DSM-Alpaflor® gestisce ogni passaggio della filiera, dal seme all’attivo.

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Technics Cosmetics

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D. Come è organizzato il vostro team di lavoro?
R. Per gestire la nostra Azienda utilizziamo Technics e tutto è organizzato per ottimizzare ogni singolo dettaglio della gestione quotidiana, dall’assistenza alla gestione delle richieste dei clienti.
Il nostro team è composto eslusivamente da tecnici, non abbiamo personale commerciale, ad oggi i clienti ci scelgono per passaparola e questo è motivo per noi di grande soddisfazione ma non solo, ci obbliga a tenere alti gli standard qualitativi del nostro lavoro.
Il nostro approccio non è mai cambiato, continuiamo ad evolvere Technics attingendo dalle quotidiane esperienze di lavoro a fianco dei nostri clienti.
Possiamo dire che ogni giorno nasce una nuova versione di Technics sempre più ricca di funzionalità; nel 2016 ad esempio abbiamo sviluppato 360 tra nuove funzioni o migliorie.
Importantissimo il fatto che abbiamo scelto di sviluppare tutto internamente, abbiamo sviluppato anche moduli “scomodi” come ad esempio la gestione delle dogane per l’alcool o la parte contabile con il rispetto delle varie normative.
Diciamo che in questo modo per noi è più difficile: i costi di sviluppo sono più alti ma ci permettono di interventire in qualsiasi momento sul programma per modificarlo e migliorarlo senza dipendere da nessuno, e, cosa fondamentale, ci consente di non dire mai “non si può fare” al cliente. Fa la differenza poi, e sono i nostri clienti a farcelo notare, l’avere programmatori che quotidianamente masticano di INCI, di quarantena e di test di stabilità.

D. Qual è lo scenario per azienda che si voglia dotare di un software gestionale?
R. Mettersi nei panni di chi deve valutare la migliore soluzione software per la propria azienda è veramente difficile, ci sono diverse variabili.
Non si tratta solo di verificare che un applicativo faccia bene tutto quello che serve, si tratta di capirne gli sviluppi futuri, il team di lavoro che c’è dietro, la loro filosofia di lavoro e non per ultimo i costi, sia quelli immediati di licenza che quelli necessari per rendere operativa l’azienda.
Come dicevo prima, la nostra scelta di aver sviluppato un’applicazione “totale” ci ha sempre ripagato, altre realtà hanno scelto la strada dell’integrazione tra applicativi diversi con tutte le problematiche che ne derivano.
Ad esempio, in Technics dopo aver inserito ed approvato una formula, la stessa viene vista in produzione, come per le specifiche che determineranno poi i bollettini di analisi; in altri scenari invece tutte queste informazioni devono passare da interfacce dati dedicate, costose e poco efficaci.
A parte le aziende che delegano le attività extra gestionali ad Excel abbiamo visto casi di strutture che utilizzano fino a 5 o 6 software differenti: laboratorio, magazzino, produzione, contabilità, pesate e metrologico; non essendo poi applicazioni native per la cosmetica necessitano di una quantità considerevole di personalizzazioni.
Technics si presenta quindi la soluzione “ready to use” con un solo partner di riferimento.

D. Qual è il cliente tipo di Technics?
R. Abbiamo una clientela piuttosto varia; per quanto riguarda le dimensioni riusciamo a far lavorare con lo stesso software sia aziende famigliari composte da 2 o tre persone, sia aziende con più di un centinaio di dipendenti. Anche se la maggior parte dei nostri clienti sono terzisti abbiamo una grossa fetta di clienti che producono a marchio proprio.
Per la tipologia di prodotti sviluppati tanti producono hair care o skin care ma negli ultimi due anni siamo partiti con tantissime aziende di make up.

D. Su cosa state lavorando? Presenterete delle novità al Making Cosmetics 2017?
R. Come le aziende cosmetiche, investiamo moltissimo tempo in ricerca e sviluppo, questo ci permette da sempre di avere una serie di moduli e funzioni sempre più ampia.
Diciamo che in genere lo spunto sul cosa fare ce lo danno i clienti, sempre molto attenti ed esigenti, noi implementiamo e insieme a loro affiniamo il tutto grazie ai loro feedback.
Nell’ultimo anno, i clienti ci hanno indirizzato nello sviluppo di applicazioni per la creazione del prezzo di vendita di un prodotto, tenendo conto di tutti i fattori costo presenti all’interno di un’azienda.

Ci saranno novità per le applicazioni internet, le aziende vogliono essere sempre in grado di reperire le informazioni necessarie, ma tutto deve essere fatto in modo realmente concreto. Ad esempio è possibile visionare formule, ingredienti e allegati tecnici da un qualsiasi dispositivo mobile, l’andamento della produzione e molte informazioni statistiche.
Anche l’integrazione con i macchinari a bordo linea riveste un ruolo chiave nei nostri piani di sviluppo, abbiamo sviluppato applicazioni che installate su monitor touch screen consentono agli operatori di interagire con le logiche della produzione: contapezzi, fermi macchina, tempi macchina e del personale, il tutto per determinare poi i veri costi di produzione dell’azienda.

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Kalis Officina Dermocosmetica

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Abbiamo rivolto alcune domande al Direttore tecnico Andrea Brunetta, figlio del fondatore dell’attività, per comprendere le caratteristiche distintive di questa azienda.

D. Siete soddisfatti dell’andamento del lavoro?
R. Il nostro lavoro segue un trend di crescita costante; quest’anno il fatturato è in aumento del 20% rispetto allostesso periodo dell’anno precedente. Inoltre abbiamo creato recentemente una nuova società che gestisce la distribuzione dei prodotti nel canale farmacia che sta dando ottimi risultati.

D. Quali sono i vostri punti di forza, in che cosa vi distinguete rispetto ai competitors?
R. Il nostro principale punto di forza è la profonda competenza tecnica e formulativa e analitica. Disponiamo di un attrezzato laboratorio R&D e controllo qualità ed internamente siamo in grado di eseguire controlli su materie prime e prodotti finiti grazie alle più moderne ed efficienti strumentazioni per le analisi chimico-fisiche e al laboratorio interno per le analisi microbiologiche. Ciò che ci distingue quindi è la messa a punto di formulazioni ad alto contenuto tecnologico e scientifico, forme particolari e raffinate che sfruttano il nostro consolidato background tecnico e i più moderni ed efficienti impianti produttivi che sono modificati in base alle nostre esigenze specifiche. Un altro aspetto fondamentale è la flessibilità in quanto la nostra azienda è strutturata e dimensionata in modo da riuscire a gestire sia produzioni relativamente piccole, che quantitativi importanti.

D. Quali sono quindi le vostre specifiche competenze formulative?
R. In questi anni abbiamo avuto il piacere di collaborare con aziende, sia di medie che di grandi dimensioni, che distribuiscono i prodotti in diversi canali formulativi, per cui abbiamo le competenze tecniche per realizzare prodotti skin care con caratteristiche diverse: da quelli per l’alta profumeria fino a quelli con impostazione farmaceutica, passando per i prodotti certificati naturali o biologici e per i dispositivi medici ad uso topico. Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione con un noto profumiere, Roberto Dario, abbiamo sviluppato la capacità di realizzare internamente fragranze per la profumeria alcolica e per i prodotti skin care. Il laboratorio olf
attivo comprende oltre 800 materie prime specifiche per la profumeria, grazie alle quali siamo in grado di realizzare fragranze originali e raffinate.

D. Qual è la vostra situazione relativa alla Qualità?
R. La nostra azienda è certificata UNI EN ISO 9001:2015, ISO 22716:2007 (norme di buona fabbricazione), ISO 13485:2015 (produzione di dispositivi medici per uso topico). Il processo di selezione dei fornitori, di analisi delle materie prime e dei prodotti finiti e dei processi è sempre estremamente rigoroso e documentato.

Schermata 2017-07-21 alle 12.28.40D. Qual è il vostro codice “etico”?
R. Il nostro lavoro si basa sulla passione per la ricerca, la creazione e il continuo miglioramento dei prodotti, a prescindere dallo scopo puramente economico. Il nostro caposaldo è il rispetto di un proprio codice etico che ha come regole fondamentali fiducia, lealtà, onestà, trasparenza, diligenza, riservatezza, sostenibilità ambientale. Possiamo dire con orgoglio di esserci comportati sempre in maniera corretta e trasparente sia con i clienti che con i fornitori. Inoltre il nostro sito produttivo si trova in una location del tutto inusuale: le colline ai piedi delle Prealpi trevigiane e l’azienda è stata costruita con una struttura armonizzata con il paesaggio circostante. Il contesto all’interno del quali lavorano i nostri collaboratori è quindi di particolare benessere ed armonia. Infine molte risorse vengono destinate alla motivazione del personale sotto forma di formazione ed attività di team building.

D. In che cosa consiste la vostra attività di consulenza? 
R. siamo consulenti di importanti aziende internazionali per quanto riguarda le applicazioni formulative di particolari materie prime per impiego dermatologico. Relativamente ad alcune applicazioni specifiche possiamo affermare di avere delle competenze uniche che mettiamo a disposizione dei nostri clienti per lo sviluppo di formulazioni innovative.

D. Potrebbe spiegarci con maggiore dettaglio in che cosa consiste la vostra attività di ricerca cosmetica?
R. I nostri ricercatori collaborano attivamente con tre importanti Università italiane (Padova, Trieste, Ferrara) per la messa a punto della formulazione e per i test sui prodotti; inoltre, a nome Brunetta, siamo autori di oltre 40 pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate e inventori di 5 brevetti internazionali oltre che relatori o correlatori di decine di tesi di laurea e di specializzazione.

D. In che modo supportate i vostri clienti?
R. Il nostro personale possiede delle competenze approfondite e specifiche: il team R&D è composto da farmacisti e chimici industriali e da biologi. Siamo in grado di supportare i nostri clienti in tutte le fasi: dall’ideazione del prodotto e degli studi di fattibilità fino alla realizzazione del prodotto finito, compresa la gestione del packaging e degli aspetti regolatori. Se richiesto, siamo in grado di offrire un servizio full service, ovvero prodotto chiavi in mano

D. Quale è il vostro approccio nei confronti dei clienti?
R. Ritengo che un terzista evoluto non debba semplicemente essere in grado di concretizzare delle richieste, ma debba essere propositivo e aggiornato su tutte le tendenze del mercato. Il nostro lavoro quindi consiste anche nel fornire ai nostri clienti spunti e stimoli, novità e esempi formulativi al passo con i tempi.

D. Quali sono le sfide che vi riserva il futuro?
R. Lo spazio dell’attuale sito produttivo è insufficiente rispetto alle esigenze attuali e future, per cui abbiano previsto un ampliamento della superficie produttiva e dei magazzini, che verrà realizzato entro due anni. Nel corso di quest’anno invece è previsto l’acquisto di un astucciatrice automatica e di un monoblocco per il riempimento di piccoli flaconi per potenziare l’automatizzazione del reparto confezionamento. A livello di laboratorio controllo qualità inoltre abbiamo previsto l’acquisto di alcuni nuovi strumenti ed in particolare un HPLC. Circa il 20% del nostro fatturato attuale comprende aziende localizzate al di fuori dell’Italia, ma stiamo lavorando anche nell’ottica di internazionalizzazione, con l’acquisizione di nuovi clienti e distributori esteri.

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La cronotricologia: un’arma in più per la prevenzione e la cura delle malattie dei capelli e dello scalpo

Chronotricology. To prevent and cure hair and scalp diseases 
Circadian rhythms and hair
Summary
The Circadian peripheral rhythms contribute to the regulation of hair follicle life cycle.
Subject of this article is their study in persons with tricological symptoms or problems of hair scalp due to apoptotic damages from oxidative stress when the sleep/wake cycles are modified or due to lack of melatonin secretion.


Riassunto
I ritmi circadiani periferici modulano il ciclo di vita dei follicoli piliferi. Scopo del presente lavoro è stato il loro esame in soggetti che manifestano sintomi tricologici o del cuoio capelluto riportabili a danni apoptotici da stress ossidativo, in condizioni di modificazione del ritmo sonno-veglia o in carenza di secrezione di melatonina.

Introduzione
Il ritmo circadiano (dal latino circa diem, quindi riferito ad un periodo di tempo di circa 24 ore) regola molti fisiologici processi quotidiani e il rapporto con l’ambiente circostante, come il ritmo sonno-veglia, la temperatura corporea, la secrezione ormonale. La terra ruota su stessa una volta ogni 24 ore, e il nostro sistema circadiano è stato sviluppato per adattarsi a questo ritmo in modo da utilizzare con efficienza la luce del sole; la luce, infatti, interagisce con i recettori retinici e attiva una serie di segnali che dal sistema nervoso centrale vengono diffusi a tutto l’organismo, consentendo l’anticipazione degli eventi quotidiani, che conferisce un notevole vantaggio per il risparmio di tempo e l’uso efficiente dell’energia: dalla fotosintesi nelle piante alla possibilità di procurarsi il cibo negli animali (1,2).
Il ritmo circadiano è organizzato in base ad un orologio centrale e a orologi periferici. Il ciclo chiaro/scuro coinvolge l’orologio centrale a livello del nucleo sopra-chiasmatico (SCN) che si trova nell’ipotalamo, dove regola soprattutto ritmi di attività correlate, come ad esempio i cicli di sonno/veglia, il sistema nervoso autonomo, la temperatura corporea e la secrezione di melatonina. Al contrario, l’alternanza alimentazione/digiuno coinvolge orologi periferici che si trovano nella maggior parte dei tessuti (3) e regolano processi fisiologici locali, come l’omeostasi di glucosio e lipidi, la secrezione ormonale, la risposta immunitaria, e il sistema di digestione (4). L’orologio centrale interagisce con gli orologi locali attraverso segnali neuronali e umorali, per ottenere una sincronizzazione di attività.
Recenti studi hanno dimostrato la presenza di ritmi circadiani a livello di leucociti, mucosa orale, cute e follicoli (4-9).
Il follicolo pilifero è un organo del corpo umano tra i più complicati, sottoposto ad un ciclo biologico molto complesso in cui l’alternarsi di anagen/catagen/telogen è possibile grazie a una precisa regolazione di segnali di proliferazione cellulare, migrazione e differenziazione di cellule staminali del bulge, cellule germinali, cellule della matrice, e cellule del fusto del capello. All’interno di questo ciclo sono molti i punti di regolazione dell’orologio circadiano, in diversi tipi cellulari e in diversi processi cellulari (10,11).
Recenti studi hanno cominciato ad occuparsi della presenza di ritmi circadiani a livello del bulge e delle cellule progenitrici (3,12,13). Uno studio pionieristico (8) ha individuato il bulge come il luogo chiave dell’attività circadiana periferica a livello dei follicoli dei capelli durante la fase telogen e la loro transizione verso una precoce fase anagen. Alcuni Autori (14,15) hanno evidenziato che a livello dei cheratinociti epidermici il ritmo circadiano determina la progressione della fase S del ciclo del follicolo. Un recente studio (16) ha dimostrato che le cellule della matrice epiteliale e i fibroblasti della papilla dermica sono le sedi di maggior espressione del ritmo circadiano e che a livello della matrice del follicolo esiste un ciclo circadiano autonomo che genera il quotidiano ritmo mitotico della fase anagen (il che può spiegare come mai i capelli crescano più di giorno che durante la notte (17), e siano soggetti ad alterazioni stagionali della crescita).
Il follicolo pilifero è un bersaglio di moltissime sostanze che esercitano un’azione sul suo ciclo vitale, ma è ormai stato dimostrato che il follicolo stesso (come ogni vero organo del corpo) produce molti attivi fondamentali come gli ormoni estrogeni e tiroidei, il cortisolo, la eritropoietina, la prolattina e la melatonina.
È stato evidenziato anche che il follicolo pilifero è connesso nella regolazione periferica dell’asse ormonale adrenalico-pituitario-ipotalamico. Questo significa che il follicolo ha una propria secrezione di ormoni autonoma, che auto-regola il ciclo di vita (5,6), ma che l’alterazione di questo processo fisiologico determina l’innescarsi di molte malattie dei capelli e del cuoio capelluto. La melatonina e la serotonina, in questo meccanismo autonomo ma coordinato di regolazione del ciclo del capello e del ritmo circadiano, svolgono un ruolo determinante per il mantenimento della vita del bulbo e per la produzione della melanina che determina il colore dei capelli. In particolare, la melatonina svolge una triplice azione di regolazione dei follicoli: a) effetto modulatorio e di regolazione del ciclo del capello; b) azione di blocco dei radicali liberi (radical scavenger) svolgendo attività anti-apoptotiche per stimolazione di meccanismi di riparazione direttamente sul DNA; c) prolungamento della fase di vita del bulbo (fase anagen) che determina la salute del bulbo e l’allungamento del fusto del capello. Mantiene il pigmento dei capelli e ritarda l’incanutimento. Grazie a questi meccanismi la melatonina e la serotonina hanno un ruolo fondamentale sull’alopecia areata e sull’alopecia androgenetica; sono evidenti anche gli effetti della melatonina sulla perdita di capelli provocata dalla chemioterapia e nelle forme infiammatorie che determinano l’alopecia cicatriziale.
Sulla base di queste premesse, tre anni fa il nostro gruppo ha iniziato a considerare le variabili della cronobiologia del bulbo pilifero nel contesto della cronobiologia di ogni singolo paziente, partendo dall’osservazione di casi di defluvium telogenico in cui non era stato possibile determinare una causa evidente, e di alopecia areata in pazienti che non mostravano segni chiari di malattia autoimmune, per valutare la possibile efficacia di melatonina o suoi precursori nella terapia di questi casi.
Studio preliminare

Sono stati reclutati 136 pazienti con telogen effluvium, istologicamente confermato, in cui non era stato possibile determinare una causa evidente e non responsiva alla terapia tradizionale. Per ognuno di essi è stata raccolta un’anamnesi dettagliata sulle abitudini di vita e sull’alimentazione: ore sufficienti di sonno per notte, regolarità del sonno (turni di notte, abitudini di vita, viaggi frequenti in fusi orari diversi), orari regolari dei pasti; si è considerata presente un’anomalia del ritmo circadiano per presenza di almeno due di queste alterazioni (Fig.1) e in questi soggetti sono stati valutati i livelli di melatonina salivare (ore 22,3,13) (Fig.2), il livello di cortisolo ematico alle 8 (Fig.3) e la temperatura corporea alle 3 (Fig.4).

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I risultati ottenuti hanno evidenziato un’alterazione anamnestica del ritmo circadiano (ciclo sonno/veglia, orari di assunzione di cibo, esposizione alla luce solare) nel 48,5% dei casi valutati (66 pazienti su 136), con melatonina salivare 8 volte inferiore alla norma, livelli di cortisolo 4 volte superiori alla norma, temperatura corporea media alle tre del mattino di 37,6 in assenza di episodi infettivi o infiammatori.
In questi pazienti, la terapia con melatonina a dosaggi terapeutici (10 mg/die) abbinata a serotonina (5mg/die) da assumere pochi minuti prima di coricarsi per dormire, l’applicazione di melatonina (2%) per via dermoforetica, e un controllo crono-nutrizionale hanno determinato l’arresto della caduta e la ricrescita dei capelli su tutto lo scalpo in 2 mesi dall’inizio della terapia.

Conclusioni
I cicli circadiani periferici modulano il ciclo del follicolo umano e sono una componente fondamentale per la regolazione, complessivamente considerata, del ciclo del capello (18). La considerazione dell’alterazione dei ritmi circadiani deve essere considerata in ogni soggetto che manifesti sintomi tricologici o del cuoio capelluto riportabili a danni apoptotici da stress ossidativo in condizioni di modificazione del ritmo sonno-veglia o in carenza di secrezione di melatonina (per esempio in soggetti di oltre 50 anni). Terapie adeguate con melatonina o suoi precursori (triptofano, serotonina) possono determinare la risoluzione o la guarigione di molte di queste situazioni, anche quando la terapia più tradizionale non ha dato risposte positive.

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da Cosmetic Technology n°6-2015

Un 2017 a colori

Schermata 2017-06-30 alle 17.25.40Merck è da sempre attenta ai trend attuali e continuamente proiettata al futuro, con proposte mirate a soddisfare le tendenze che verranno nelle prossime stagioni. Una vasta gamma di pigmenti e attivi, unita a proposte formulative innovative, consente al formulatore di soddisfare le richieste dei consumatori.

La tendenza di questo anno è la conquista di regni perduti per cercare di costruire il mondo di domani. Trasformazione e arricchimento sono gli elementi che guidano la società contemporanea. La ricerca di prodotti naturali e un ritorno al passato sono rivisitati con un twist moderno. Le donne e gli uomini di oggi richiedono performances e qualità superiori ai cosmetici e sempre più spesso identificano qualità e performance con caratteristiche legate alla tradizione e al passato. Il confine tra fantasia e realtà è indistinto, autenticità e percezione si fondono insieme. Come si riflette questa macro tendenza nel mondo del colore? Come per ogni stagione e ogni trend, non esiste una soluzione unica per tutti.

Le tipologie di consumatori a cui rivolgersi sono molteplici: le giovani ragazze, che chiedono freschezza, colori e divertimento; business women sofisticate che ricercano qualità e prodotti multi-tasking che si adattino alla loro vita estremamente impegnata. Ci sono poi le consumatrici creative, che amano sperimentare, e quelle alla ricerca del make up perfetto per un party che duri tutta la notte. I prossimi trend del Beauty e del Fashion accontenteranno tutti!

Autunno/Inverno

Questa stagione sarà caratterizzata da nude-look naturali e sofisticati. Il no-make up trend (I woke up like this!) è solo apparantemente semplice: richiede tempo e tecnica! La palette colore è tipicamente invernale, caratterizzata da tonalità marroni castagna, rossi rosati, colori scuri tipicamente invernali e essenziali per uno smoky look sofisticato. In contrasto, la stagione propone anche toni accesi e vibranti, come rossi arancio, verde acido o rosa fuchsia. Per chi osa ancora di più, il trend vedrà anche in abbinamento toni pastello, del bianco ottico o del blu denim.

Primavera Estate

La stagione calda propone tonalità pastello molto chiare e con un finish powdery. Il nero lascia il posto a grigi antracite e accesi da toni blu e tocchi sparkle. Si osano colori scuri ma estivi, come verdi esotici intensi, viola e rosso Bordeaux. Per un look più easy, si attinge ai colori della natura come verde khaki, gialli luminosi da abbinare a toni più caldi come marrone e terracotta. Questa estate sarà caratterizzata anche da tocchi accesi dei colori primari come il giallo vibrante, il blu, il verde acido. L’intera stagione è accomunata da una grande varietà di arancioni, da quello più solare e brillante alle sfumature mandarino all’avvolgente terracotta.

Focus: Incarnato Perfetto!

I trend più attuali sono lo strobing e l’effetto illuminante, per ottenere un viso fresco e luminoso tipico delle pelli più giovani. Creme, lozioni, primers, fondotinta e make up innovativi sono proposti per creare un look sano e perfetto. Questi effetti possono essere ottenuti con pigmenti perlescenti di piccole dimensioni, ideali per dare l’effetto strobing, conferendo luminosità uniforme senza effetto gloss. Altro valido strumento formulativo è rappresentato dai filler funzionali: sono polveri in grado di correggere visivamente le discromie, dare effetto soft focus, correggere le rughe, migliorare la sensorialità e il pay off delle formulazioni.

Per ogni trend e ogni stagione, Merck ha sempre qualcosa di speciale e unico da offrire per rispondere alle necessità dei clienti e del mercato cosmetico!

Per informazioni
Elena Nunno – elena.nunno@merckgroup.com
Emanuele Piras – emanuele.piras@merckgroup.com