La ricerca della tranquillità

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L’utilizzo di derivati naturali di estrazione vegetale per contrastare stati di ansia, depressione, insonnia e simili disagi si perde nella notte dei tempi, ma è tuttora un popolare rimedio nelle situazioni in cui fatica e ansietà devono essere contrastate. Il ricorso a sostanze naturali ad azione calmante o stimolante si presenta, nel complesso, meno compromettente nei confronti di un naturale equilibrio fisiologico, rispetto a quello dell’uso di farmaci di sintesi. È di uso generalizzato ed antichissimo il ricorso agli estratti di piante conosciute per la loro azione ansiolitica, rilassante e in questo caso la forma di utilizzo più ricorrente è certamente quella dell’infuso. I tradizionali infusi ottenuti in genere da parti essiccate (ma anche fresche, appena colte) di queste erbe sono particolarmente indicati in sindromi ansiose non gravi, e si sono rivelati efficaci soprattutto ai fini di conciliare il sonno, per la loro azione sedativa nel trattamento di insonnia e anche di cefalea. La particolare composizione dell’associazione di ingredienti attivi degli estratti utilizzati consente una somministrazione anche prolungata, senza comparsa di indesiderati effetti collaterali spesso riscontrabili con l’uso, specialmente per lunghi periodi, di farmaci di sintesi. Infatti, il farmaco ansiolitico può ridurre ed anche in modo estremamente efficace i sintomi dell’ansia, ma il suo effetto è temporaneo, per cui l’esigenza di ulteriore assunzione può, oltre che creare disturbi, anche sfociare in una vera e propria forma di dipendenza.

Gli ansiolitici da piante

Non può sorprendere, quindi, l’interesse universale nella ricerca di ansiolitici naturali, cioè estratti da piante, veramente efficaci che possano utilizzarsi in alternativa a farmaci specifici, con la garanzia di una maggiore sicurezza di impiego, senza rischio dell’insorgere di effetti avversi, controindicazioni, assuefazione. Uno dei problemi, se così possiamo chiamarlo, correlato all’impiego di erbe nel contrastare stati di ansia è che gli estratti, nella quasi totalità dei casi, contengono un numero illimitato di componenti, per cui non sempre è facile distinguere e localizzare tra questi quale (o quali) sono quelli veramente efficaci ai fini dello sviluppo di effetto ansiolitico. La moderna ricerca scientifica si è preoccupata, e si sta occupando, anche di questa problematica ed ormai sono ben noti, e di volta in volta spesso identificati nei vari estratti, i componenti attivi a questi fini, quali flavonoidi, fenilpropanoidi, acidi fenolici, ed in particolare alcaloidi e oli essenziali che caratterizzano la funzionalità degli estratti della pianta. Tali molecole possono, di volta in volta, da pianta a pianta, operare secondo diversi meccanismi di azione tra cui, in particolare, quello legato alla via dei GABA-recettori ed a quello della inibizione di enzimi che possono degradare monoammine come serotonina. Non è escluso, comunque, che certi principi attivi possano sviluppare una loro specifica attività atipica od una azione sinergica complementare, integrativa a quella di farmaci di sintesi. La tabella acclusa alla fine del testo elenca un certo numero di piante di cui abbiamo reperito utile documentazione in letteratura circa loro funzionalità ansiolitica, antidepressiva. In tabella abbiamo segnato anche, ove reperiti, i principi attivi che gli autori delle varie ricerche hanno creduto di poter identificare come principali responsabili degli effetti richiesti.

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Le piante a funzione ansiolitica

In questo capitolo porteremo una descrizione più dettagliata delle piante più note e che oggi risultano maggiormente impiegate in preparati terapeutici ed integratori alimentari per combattere stati di ansietà. Per non sbilanciarci in preferenze, abbiano ritenuto opportuno elencarle in ordine alfabetico.

Schermata 2017-07-24 alle 16.15.03Calendula

Per quanto nella medicina popolare tradizionale siano ascritte proprietà ansiolitiche agli estratti da Calendula (Calendula officinalis L.), pure considerata a questi fini anche nella medicina ayurvedica, sono di data recente ricerche che ne hanno confermato scientificamente validi requisiti. Estratti metanolici ed acquosi da parti aeree della pianta, valutati in vari dosaggi (test su topini) hanno rivelato una attività ansiolitica, antispasmodica già quando utilizzata a dosaggio di 100 mg/kg pc, con un effetto, a queste condizioni, paragonabile a quello di diazepam (2 mg/kg). Screening fitochimico ha confermato che l’effetto indotto è da attribuirsi alla presenza nella droga delle parti aeree della pianta di alcaloidi e polifenoli.

Schermata 2017-07-24 alle 16.15.24Camomilla

L’attività ansiolitica, calmante, ipnotica della Camomilla (Matricaria chamomilla L.) è universalmente e scientificamente nota e declamata da tempi immemorabili. Per quanto concerne la sua azione conciliante il sonno, la sua assunzione sotto forma di infuso riduce i tempi di latenza della fase di addormentamento e prolunga il periodo di sonno, riducendo anche l’attività motoria. Anche in questo caso, gli studi più recenti assimilano l’azione ansiolitica e ipnoinducente ad un’azione simile a quella svolta dalle principali categorie di farmaci tradizionalmente impiegati nel trattamento di disturbi ansiogeni: le benzodiazepine. Gli attivi della droga (crisina, apigenina) si legano ai recettori GABA, così come possono avere influenza su altri neurotrasmettitori come le monoammine (dopamina, serotonina).

Centella asiatica

Sono numerose le referenze reperibili in letteratura anche per Centella asiatica L., circa le sue proprietà ansiolitiche e miglioranti le funzioni cognitive. Questi autori non fanno che supportare teorie della dottrina ayurvedica, decisa sostenitrice delle proprietà ansiolitiche di questa pianta. Tale funzione viene attribuita per buona parte alla ricca frazione triterpenica della droga della pianta. Asiaticoside di questi triterpeni si ritiene sia quello più abbondante ed anche il più attivo, ma non è da escludere che possano essere altri componenti della droga ad agire in azione sinergica ai triterpeni incrementandone l’attività.

Gelso bianco

Con funzione ansiolitica, si è potuto verificare che al test HBT (Hole Board Test), un metodo sperimentale utilizzato per valutare livelli di ansietà, stress, emotività e neofilia, il trattamento del soggetto con estratti di Gelso bianco (Morus alba L.) fornisce risultati paragonabili a quelli con trattamento con farmaco specifico (diazepan). Secondo alcuni ricercatori, l’attività ansiolitica degli estratti da Gelso è da ascrivere alla funzione di un agente steroideo della droga.

Ginkgo biloba

Ginkgo biloba (Ginkgo biloba L.) è certamente una delle più antiche piante che forniscono principi attivi da considerarsi “cibi per la mente”. Suoi estratti vengono infatti utilizzati contro una grande varietà di disordini mentali, per aumentare la funzione mnemonica e migliorare in genere il funzionamento della mente. L’effetto ansiolitico-simile accreditato agli estratti della pianta è da attribuirsi ad una serie di terpenoidi presenti nella droga, i ginkgolidi (ginkgolide-A, B,C e bilobalide). Si è potuto verificare che tra i quattro, quello che è in grado di sviluppare la maggiore attività ansiolitica a seguito di somministrazione di preparati che lo contengono, è il ginkgolide-A, che agisce al meglio dopo almeno cinque giorni di trattamento.

Griffonia

Griffonia simplicifolia, una pianta africana, un legume, è stata di recente classificata tra le piante ad attività ansiolitica. Le proprietà terapeutiche di questa pianta sarebbero da attribuire al fatto che nella sua droga si ritrova 5-idrossitritopfano (un derivato del triptofano); la molecola agisce nel nostro organismo da precursore della sintesi della serotonina. Serotonina, una triptammina, è un neurotrasmettitore sintetizzato nel sistema nervoso centrale e principalmente coinvolto nella regolazione dell’umore e del sonno (oltre che dell’appetito). Estratti di Griffonia sembra siano in grado di aumentare la quantità di serotonina in circolo.

Kava

Anche a questa pianta (Piper methisticum) della famiglia delle Piperaceae (come il Pepe nero), sono riconosciute proprietà sedative, ansiolitiche, miorilassanti, anestetizzanti, ampiamente documentate in letteratura con studi preclinici e clinici, meta-analisi, revisioni sistematiche. Si ritiene che i principi attivi della droga efficaci a tali fini siano rappresentati da una serie di kavalattoni (kavaina, diidrokavaina, metisticina, diidrometisticina). Il meccanismo biochimico che spiega la funzione ansiolitica è da identificarsi nella formazione di un legame di questi componenti con i recettori GABA di tipo A ed anche con inibizione di monoammina-ossidasi. Ricordiamo che tra le monoammine c’è serotonina, che ha effetto antidepressivo. Preparati a base di tale droga sembra non ingenerino pericolosa assuefazione e pertanto siano sicuri, con l’esplicarsi di una efficacia esaltante la funzione inibitoria del GABA, paragonabile a quella delle benzodiazepine. Peraltro, vale la pena ricordarlo, ultimamente sono state evidenziate le avvertenze contrarie all’impiego di tale droga in quanto epatotossica. 

Schermata 2017-07-24 alle 16.15.51Lavanda

Per la Lavanda (Lavandula officinalis L.), studi recenti hanno individuato proprietà sedative ed ansiolitiche, così come ne è stata confermata la positiva influenza su soggetti sia sani, sia su pazienti affetti da demenza senile e con manifestazioni di agitazione psicomotoria. In vari studi si è cercato di verificare l’influenza di stimolazione olfattiva dell’olio essenziale e come il sistema serotonergico sia coinvolto nell’effetto ansiolitico, quando inalato. Come per altri oli eterei, anche quello di Lavanda esplicherebbe la sua attività anti-ansietà con un meccanismo di azione diverso da quello GABA-benzodiazepine.

Loto sacro

Anche una pianta acquatica come il Loto sacro (Nelumbo nucifera Gaertner) è da annoverare nella categoria di piante ad attività ansiolitica. I vari autori che ne hanno verificata e confermata la funzione anti-ansietà, sedativa, ipnotica, sono concordi nell’affermare che essa è da ritenersi attribuibile alla frazione in alcaloidi (nelumbina, metarbina) della droga della pianta. Così come si dà per certo che induce l’effetto sedativo-ipnotico in ragione dell’incrementato livello di GABA nel cervello, e che già a dosaggi di 20 mg/kg induce effetto ansiolitico-simile ed aumenta significativamente la concentrazione di serotonina e dopamina. Questi dati dimostrano che la frazione alcaloidica dell’estratto del Loto esercita un’azione sedativa-ipnotica ed effetto ansiolitico, via legami ai recettori GABA ed attivazione del sistema monoaminergico.

Melissa

È questa un’altra pianta cui la pratica centenaria e la letteratura botanica e scientifica in genere riconoscono proprietà antistress ed ansiolitiche. Anche gli estratti di Melissa (Melissa officinalis L.), per queste loro specifiche proprietà, sono da considerarsi utile e sicura alternativa all’impiego di farmaci ansiolitici di sintesi. L’induzione di rilassamento nelle condizioni di stress, senza provocare compromissione di performance intellettuali e cognitive, è un’altra delle importanti prerogative attribuibili a questa pianta nota sino dai tempi più antichi. Melissa, rispetto ad altre piante utilizzate allo scopo, sembra essere quella che mostra il più elevato potenziale inibente GABA-transaminasi, l’enzima responsabile della degradazione del GABA. Ulteriori dati confermerebbero che l’acido rosmarinico è il componente della frazione attiva della pianta da considerarsi quale maggiore interferente ai fini di tale attività. Dati sperimentali riferiscono di un potenziale inibente del 40% di stress da parte di un estratto da Melissa titolato in acido rosmarinico, già ad un minimo dosaggio di 100 μg/mL.

Schermata 2017-07-24 alle 16.29.19Melograno

Al succo estratto dal frutto del Melograno (Punica granatum L.) si ascrive un’attività anti-ansietà. Gli studi fatti hanno dimostrato che il meccanismo di azione della droga della pianta è sicuramente da ascrivere ad un comportamento correlato alla funzione del GABA, come quello delle benzodiazepine. Ciò non toglie che la presenza di numerosi principi attivi nella droga (flavonoidi, saponine, tannini, steroli, polifenoli, ecc.) possa avere una sua interferenza e qualcuno di questi ingredienti attivi possa agire per suo conto in funzione di una sua particolare specifica funzionalità anche nel confronto di disturbi correlati al sistema nervoso centrale.

Noce moscata

Della Noce moscata (Myristica fragrans Houttuyn) è nota un’attività anti-ansietà. Nella droga della pianta, oltre un ricco olio essenziale (canfene, limonene, pinene…), è anche presente un fenilpropanoide, la miristicina, e pare sia proprio questo composto il “motore” più importante che muove il meccanismo di azione della droga della pianta. La miristicina non agisce come modulatore dei recettori del GABA ma riduce comunque lo stato di ansia. Anche se non ne è stato determinato appieno il vero meccanismo di azione, si ritiene che questo fenilpropanoide agisca su altri siti recettori del sistema nervoso, oltre a quelli correlati alla funzione del GABA, modulandone la funzione ed inducendo, quindi, ansiolisi.

Noni

Per noi Noni, botanicamente Morinda citrifolia, è una pianta indiana cui sono riconosciute varie proprietà farmacologiche, in particolare analgesiche, antinfiammatorie, antiossidanti. Recenti ricerche ne hanno validato una azione sui recettori del sistema nervoso centrale ed illustrata una attività ansiolitica, sedativa, ipnotica, sviluppabile secondo il meccanismo tipico di azione delle benzodiazepine, coinvolgente cioè i recettori del GABA.

Schermata 2017-07-24 alle 16.29.35Passiflora

Anche della Passiflora (Passiflora incarnata L.), con studi in vivo su animali, sono state confermate le qualità ansiolitiche, sedative ed ipnoinducenti, così come sono stati rilevati indubbi benefici sulla qualità del sonno e sui livelli di ansia a seguito di sua assunzione. Relativamente all’efficacia anti-ansietà e sedativa degli estratti della pianta si ritiene che i componenti della droga attivi a questo fine siano da identificarsi in flavonoidi (vitexina, isovitexina, orientina) che si legano con i recettori del GABA, inibendo l’attività dell’enzima che lo demolisce. Numerosi studi hanno fatto notare che l’attività della Passiflora riducente stato di ansia non induce sedazione o cambi nelle funzionalità psicomotorie del paziente, così come presenta una assai bassa incidenza di disturbi di performance lavorativa, se paragonata agli effetti di benzodiazepine. Si è anche ipotizzato che la Passiflora, così come la Valeriana, possano concorrere ad aumentare l’attività inibitoria delle benzodiazepine, legandosi con i recettori GABA e promuovendo un marcato effetto complementare. In sede europea si consiglia di usarla, nel caso di agitazione nervosa, in dosaggi da 4 a 8 g nelle preparazioni. Nella sua forma di impiego la si ritrova sminuzzata per la preparazione di infusi o altre formulazioni galeniche per uso interno. La Passiflora è nota anche per favorire il rilassamento muscolare, ha azione ansiolitica e risolve alcuni tipici sintomi stress-dipendenti, come la contrattura muscolare delle spalle e del rachide cervicale, facilitando condizioni di rilassamento fisico e psichico.

Pompelmo

Sono di recente data vari studi atti a verificare e validare la funzione anti-ansietà degli estratti del Pompelmo (Citrus paradisi). La funzione ansiolitica degli estratti dal frutto della pianta è stata attribuita al loro contenuto in flavonoidi. Infatti, in altri studi è stato dimostrato che glucosidi quercitrina e isoquercitrina sviluppano un effetto sedativo sul sistema nervoso centrale (test su topini). Test fitochimici su estratti di Pompelmo hanno rivelato presenza di flavonoidi e loro glucosidi, saponine, steroidi. Un possibile meccanismo di azione di tale estratto potrebbe essere quello che prevede legame di questi fitochimici ai recettori GABA o al complesso GABA-benzodiazepine. A parte il Pompelmo, riferimenti bibliografici relativamente a loro proprietà ansiolitiche, psicorilassanti, ecc. sono largamente reperibili per le numerose varietà della specie Citrus, dall’aurantium al limon, dal medica, al grandis, ecc., vale a dire per la maggior parte dei più tipici agrumi. Loro estratti, ed in particolare il loro olio essenziale, sono presentati come valide alternative all’uso di ansiolitici di sintesi. Vengono loro riconosciute proprietà ansiolitiche, ipnotiche, sedative, concilianti il sonno. 

Pratolina

Anche un grazioso piccolo fiore primaverile del prato, la Pratolina, o Margheritina (Bellis perennis), è da citare tra le piante a funzione ansiolitica. La detta funzionalità della pianta è validata da studi e positiva utilizzazione da decenni. Relativamente ai meccanismi di azione di questa pianta sono state riferite diverse interessanti considerazioni. In relazione al suo contenuto in vari principi attivi, da flavonoidi a composti fenolici, da alcaloidi a steroli ed altro, la funzionalità antidepressiva ed ansiolitica dei preparati potrebbe essere influenzata dalla presenza e specifica attività di uno o più di questi ingredienti o di una loro azione sinergica ed esplicarsi quindi, secondo un diverso meccanismo di azione. 

Rovo

Pure del Rovo (Rubus fruticosus L.), meglio noto come Mora, un comunissimo frutto del bosco, sono state studiate e valutate varie attività di ordine neurologico, come ansiolitica, muscolo-rilassante, antidepressiva, sedativa. Per gli estratti di questa pianta alcuni tra gli studi più probanti hanno evidenziato una accertata funzione ansiolitica e antidepressiva e, per contro, un minore effetto sedativo e muscolo-rilassante. La loro attività, dovuta a triterpeni, steroli, glucosidi ed antocianine, è risultata essere dose-dipendente. Una osservazione interessante di vari autori, relativamente all’impiego di estratti di questa pianta in campo terapeutico, è quella di considerare la loro elevata attività antinfiammatoria ed immunomodulante, tale da farne, anche nel caso di utilizzazione in campo neurologico, ingredienti di base assai sicuri, oltre che efficaci.

Valeriana

Un’altra pianta a marcato effetto sedativo, ansiolitico, è la ben nota Valeriana (Valeriana officinalis L.). Gli estratti della pianta sono da considerarsi tra i rimedi erboristici più utilizzati da sempre, negli stati d’ansia e nei casi di insonnia. A buona ragione, la Valeriana figura tra le piante più conosciute come “amiche del sonno”. Sono alcuni componenti della droga della pianta che, provocando rilassamento muscolare, facilitano l’induzione del sonno senza lasciare, peraltro, sensazione di torpore o intontimento, manifestazioni che spesso accompagnano assunzione di farmaci specifici. Anche nel caso della Valeriana la maggior parte delle ricerche sul suo meccanismo di azione riferiscono che sia da attribuirsi all’inibizione dell’enzima riduttore del GABA, lo ripetiamo, mediatore chimico coinvolto in meccanismi di eccitabilità neuronale, del rilassamento e dell’induzione del sonno. Secondo vari autori l’impiego in associazione di estratti di Valeriana e Melissa consente di ottenere preparati a funzione calmante, sedativa, paragonabile a quella di benzodiazepine, ad esempio nella induzione del sonno. Interessante e curioso, a nostro avviso, il rapporto di altri ricercatori relativo ai risultati ottenibili a fini inibenti antistress, utilizzando combinazioni degli estratti di Valeriana e di Melissa. Si riferisce in merito, infatti, che utilizzando i due componenti in associazione a basso dosaggio di entrambi, si verifica un significativo abbattimento dello stato di stress, mentre un dosaggio maggiorato porterebbe ad un peggioramento della situazione (aumentato stato di stress).

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DSM – ALPAFLOR® Sostenibilità e Fair Trade applicati alla produzione di attivi biologici

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D. Quali sono i fondamenti della filosofia Alpaflor®?
R. La filosofia Alpaflor® si basa su tre pilastri: la sostenibilità (incluso il commercio equo), la tracciabilità e la qualità. Sin dalla sua fondazione 20 anni fa, Alpaflor® si è concentrata sugli estratti vegetali alpini per l’industria cosmetica, utilizzando solo piante coltivate biologicamente per garantire che i territori di montagna non venissero impoveriti e per proteggere la biodiversità alpina, un’idea pionieristica a quel tempo. I primi attivi biologici sono stati lanciati sul mercato nel 2004. Alpaflor® ha istituito una rete per sostenere la catena di approvvigionamento delle piante alpine, con una stretta ed equa relazione tra una cooperativa di montagna e gli agricoltori. Questa rete garantisce la tracciabilità dei nostri prodotti. Tutti i nostri estratti sono standardizzati in composti attivi e le prove di efficacia vengono eseguite dai nostri colleghi della ricerca e sviluppo presso la sede di DSM Nutritional Products nei pressi di Basilea.

D. Come sono stati raggiunti gli obiettivi della sostenibilità e del commercio equo e solidale (Fair Trade) da parte di DSM?
R. Per quanto riguarda l’ambiente, nel sito produttivo Alpaflor® pratichiamo la coltivazione biologica. Inoltre rispettiamo anche i principi della chimica verde: utilizziamo solo energia rinnovabile, abbiamo drasticamente ridotto il nostro consumo di energia (in particolare il consumo di petrolio e acqua), ricicliamo i residui delle piante esauste come compost e, dopo estrazione, l’etanolo organico viene riutilizzato. Non produciamo rifiuti chimici. Per quanto riguarda il commercio equo, l’intero portafoglio Alpaflor® è ora certificato ESR (Fairness, Solidarity and Responsibility) da Ecocert Environment. Abbiamo stabilito un contratto a lungo termine con una cooperativa agricola, concordando un prezzo minimo garantito e un salario equo (ci facciamo carico di tutti i rischi della coltivazione – gli agricoltori vengono pagati secondo l’area coltivata e non per la resa del materiale essiccato). Inoltre forniamo all’agricoltore un supporto tecnico gratuito grazie all’Istituto Federale Svizzero di Ricerca in Agricoltura (Agroscope) con cui collaboriamo.

D. Con quale criterio viene selezionata la specie di pianta più efficace? Può farci un esempio?
R. È molto importante selezionare la giusta specie vegetale. Ciò è possibile solo perché siamo noi a coltivare le piante (con la raccolta di piante spontanee è molto difficile distinguere tra specie vicine o anche tra diversi chemiotipi). Abbiamo osservato una grande variazione nel contenuto di attivi tra piante dello stesso genere, ad esempio all’interno del genere Epilobium. Epilobium angustifolium è la specie più comune in montagna, ma abbiamo trovato almeno altre quattro specie sulle Alpi. Dopo aver analizzato tutte queste specie, abbiamo notato che Epilobium fleischeri ha il miglior contenuto di attivi, tre volte superiore rispetto a Epilobium angustifolium.

D. Quali sono le caratteristiche delle colture di montagna ad alta quota?
R. Ad altitudini elevate, le piante sintetizzano grandi quantità di metaboliti secondari per proteggersi da condizioni ambientali difficili (come radiazioni UV, un’ampia variazione di temperatura durante il ciclo circadiano – giorno e notte – ed elevati livelli di disidratazione dovuti alla combinazione di calore e vento forte). E questi metaboliti vengono da noi estratti per la loro attività sulla pelle. Per ottenere colture ottimali, abbiamo stabilito che la migliore altitudine è quella tra 1.000 e 1.500 metri sul livello del mare. Sotto i 1.000 metri le piante sintetizzano meno attivi e sono più sensibili all’aggressione di malattie e parassiti e, oltre i 1.500 metri, la stagione è molto breve e la resa del materiale è troppo bassa. Abbiamo anche confrontato le piante alpine nel loro habitat naturale e quelle coltivate da noi e non abbiamo trovato differenze significative nel contenuto di attivo.

D. Può illustrarci come viene garantita la tracciabilità degli attivi Alpaflor®?
R. La tracciabilità è pienamente garantita grazie alla nostra filiera locale corta. Conosciamo tutti gli stakeholder (l’Istituto Federale Svizzero di Ricerca in Agricoltura, i vivai, la cooperativa di montagna e gli agricoltori), ci troviamo nella stessa zona (massimo 50 km di distanza). Abbiamo una forte relazione da quasi 20 anni e veniamo subito a conoscenza delle problematiche. La tracciabilità parte dai semi (che devono anche essere biologici), e passa attraverso le piantine nel vivaio e le giovani piante che vengono trasferite nei campi, fino alla raccolta nel momento giusto e all’essiccazione e alla frantumazione eseguita presso la cooperativa.
La cooperativa crea un lotto della pianta corrispondente ad un agricoltore, un raccolto, un campo. Noi manteniamo questa tracciabilità nella nostra fabbrica, conosciamo il nome dell’agricoltore, l’appezzamento di terra e la data delle piante utilizzate per produrre ogni chilo di attivo che viene commercializzato. DSM-Alpaflor® gestisce ogni passaggio della filiera, dal seme all’attivo.

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Technics Cosmetics

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D. Come è organizzato il vostro team di lavoro?
R. Per gestire la nostra Azienda utilizziamo Technics e tutto è organizzato per ottimizzare ogni singolo dettaglio della gestione quotidiana, dall’assistenza alla gestione delle richieste dei clienti.
Il nostro team è composto eslusivamente da tecnici, non abbiamo personale commerciale, ad oggi i clienti ci scelgono per passaparola e questo è motivo per noi di grande soddisfazione ma non solo, ci obbliga a tenere alti gli standard qualitativi del nostro lavoro.
Il nostro approccio non è mai cambiato, continuiamo ad evolvere Technics attingendo dalle quotidiane esperienze di lavoro a fianco dei nostri clienti.
Possiamo dire che ogni giorno nasce una nuova versione di Technics sempre più ricca di funzionalità; nel 2016 ad esempio abbiamo sviluppato 360 tra nuove funzioni o migliorie.
Importantissimo il fatto che abbiamo scelto di sviluppare tutto internamente, abbiamo sviluppato anche moduli “scomodi” come ad esempio la gestione delle dogane per l’alcool o la parte contabile con il rispetto delle varie normative.
Diciamo che in questo modo per noi è più difficile: i costi di sviluppo sono più alti ma ci permettono di interventire in qualsiasi momento sul programma per modificarlo e migliorarlo senza dipendere da nessuno, e, cosa fondamentale, ci consente di non dire mai “non si può fare” al cliente. Fa la differenza poi, e sono i nostri clienti a farcelo notare, l’avere programmatori che quotidianamente masticano di INCI, di quarantena e di test di stabilità.

D. Qual è lo scenario per azienda che si voglia dotare di un software gestionale?
R. Mettersi nei panni di chi deve valutare la migliore soluzione software per la propria azienda è veramente difficile, ci sono diverse variabili.
Non si tratta solo di verificare che un applicativo faccia bene tutto quello che serve, si tratta di capirne gli sviluppi futuri, il team di lavoro che c’è dietro, la loro filosofia di lavoro e non per ultimo i costi, sia quelli immediati di licenza che quelli necessari per rendere operativa l’azienda.
Come dicevo prima, la nostra scelta di aver sviluppato un’applicazione “totale” ci ha sempre ripagato, altre realtà hanno scelto la strada dell’integrazione tra applicativi diversi con tutte le problematiche che ne derivano.
Ad esempio, in Technics dopo aver inserito ed approvato una formula, la stessa viene vista in produzione, come per le specifiche che determineranno poi i bollettini di analisi; in altri scenari invece tutte queste informazioni devono passare da interfacce dati dedicate, costose e poco efficaci.
A parte le aziende che delegano le attività extra gestionali ad Excel abbiamo visto casi di strutture che utilizzano fino a 5 o 6 software differenti: laboratorio, magazzino, produzione, contabilità, pesate e metrologico; non essendo poi applicazioni native per la cosmetica necessitano di una quantità considerevole di personalizzazioni.
Technics si presenta quindi la soluzione “ready to use” con un solo partner di riferimento.

D. Qual è il cliente tipo di Technics?
R. Abbiamo una clientela piuttosto varia; per quanto riguarda le dimensioni riusciamo a far lavorare con lo stesso software sia aziende famigliari composte da 2 o tre persone, sia aziende con più di un centinaio di dipendenti. Anche se la maggior parte dei nostri clienti sono terzisti abbiamo una grossa fetta di clienti che producono a marchio proprio.
Per la tipologia di prodotti sviluppati tanti producono hair care o skin care ma negli ultimi due anni siamo partiti con tantissime aziende di make up.

D. Su cosa state lavorando? Presenterete delle novità al Making Cosmetics 2017?
R. Come le aziende cosmetiche, investiamo moltissimo tempo in ricerca e sviluppo, questo ci permette da sempre di avere una serie di moduli e funzioni sempre più ampia.
Diciamo che in genere lo spunto sul cosa fare ce lo danno i clienti, sempre molto attenti ed esigenti, noi implementiamo e insieme a loro affiniamo il tutto grazie ai loro feedback.
Nell’ultimo anno, i clienti ci hanno indirizzato nello sviluppo di applicazioni per la creazione del prezzo di vendita di un prodotto, tenendo conto di tutti i fattori costo presenti all’interno di un’azienda.

Ci saranno novità per le applicazioni internet, le aziende vogliono essere sempre in grado di reperire le informazioni necessarie, ma tutto deve essere fatto in modo realmente concreto. Ad esempio è possibile visionare formule, ingredienti e allegati tecnici da un qualsiasi dispositivo mobile, l’andamento della produzione e molte informazioni statistiche.
Anche l’integrazione con i macchinari a bordo linea riveste un ruolo chiave nei nostri piani di sviluppo, abbiamo sviluppato applicazioni che installate su monitor touch screen consentono agli operatori di interagire con le logiche della produzione: contapezzi, fermi macchina, tempi macchina e del personale, il tutto per determinare poi i veri costi di produzione dell’azienda.

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Kalis Officina Dermocosmetica

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Abbiamo rivolto alcune domande al Direttore tecnico Andrea Brunetta, figlio del fondatore dell’attività, per comprendere le caratteristiche distintive di questa azienda.

D. Siete soddisfatti dell’andamento del lavoro?
R. Il nostro lavoro segue un trend di crescita costante; quest’anno il fatturato è in aumento del 20% rispetto allostesso periodo dell’anno precedente. Inoltre abbiamo creato recentemente una nuova società che gestisce la distribuzione dei prodotti nel canale farmacia che sta dando ottimi risultati.

D. Quali sono i vostri punti di forza, in che cosa vi distinguete rispetto ai competitors?
R. Il nostro principale punto di forza è la profonda competenza tecnica e formulativa e analitica. Disponiamo di un attrezzato laboratorio R&D e controllo qualità ed internamente siamo in grado di eseguire controlli su materie prime e prodotti finiti grazie alle più moderne ed efficienti strumentazioni per le analisi chimico-fisiche e al laboratorio interno per le analisi microbiologiche. Ciò che ci distingue quindi è la messa a punto di formulazioni ad alto contenuto tecnologico e scientifico, forme particolari e raffinate che sfruttano il nostro consolidato background tecnico e i più moderni ed efficienti impianti produttivi che sono modificati in base alle nostre esigenze specifiche. Un altro aspetto fondamentale è la flessibilità in quanto la nostra azienda è strutturata e dimensionata in modo da riuscire a gestire sia produzioni relativamente piccole, che quantitativi importanti.

D. Quali sono quindi le vostre specifiche competenze formulative?
R. In questi anni abbiamo avuto il piacere di collaborare con aziende, sia di medie che di grandi dimensioni, che distribuiscono i prodotti in diversi canali formulativi, per cui abbiamo le competenze tecniche per realizzare prodotti skin care con caratteristiche diverse: da quelli per l’alta profumeria fino a quelli con impostazione farmaceutica, passando per i prodotti certificati naturali o biologici e per i dispositivi medici ad uso topico. Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione con un noto profumiere, Roberto Dario, abbiamo sviluppato la capacità di realizzare internamente fragranze per la profumeria alcolica e per i prodotti skin care. Il laboratorio olf
attivo comprende oltre 800 materie prime specifiche per la profumeria, grazie alle quali siamo in grado di realizzare fragranze originali e raffinate.

D. Qual è la vostra situazione relativa alla Qualità?
R. La nostra azienda è certificata UNI EN ISO 9001:2015, ISO 22716:2007 (norme di buona fabbricazione), ISO 13485:2015 (produzione di dispositivi medici per uso topico). Il processo di selezione dei fornitori, di analisi delle materie prime e dei prodotti finiti e dei processi è sempre estremamente rigoroso e documentato.

Schermata 2017-07-21 alle 12.28.40D. Qual è il vostro codice “etico”?
R. Il nostro lavoro si basa sulla passione per la ricerca, la creazione e il continuo miglioramento dei prodotti, a prescindere dallo scopo puramente economico. Il nostro caposaldo è il rispetto di un proprio codice etico che ha come regole fondamentali fiducia, lealtà, onestà, trasparenza, diligenza, riservatezza, sostenibilità ambientale. Possiamo dire con orgoglio di esserci comportati sempre in maniera corretta e trasparente sia con i clienti che con i fornitori. Inoltre il nostro sito produttivo si trova in una location del tutto inusuale: le colline ai piedi delle Prealpi trevigiane e l’azienda è stata costruita con una struttura armonizzata con il paesaggio circostante. Il contesto all’interno del quali lavorano i nostri collaboratori è quindi di particolare benessere ed armonia. Infine molte risorse vengono destinate alla motivazione del personale sotto forma di formazione ed attività di team building.

D. In che cosa consiste la vostra attività di consulenza? 
R. siamo consulenti di importanti aziende internazionali per quanto riguarda le applicazioni formulative di particolari materie prime per impiego dermatologico. Relativamente ad alcune applicazioni specifiche possiamo affermare di avere delle competenze uniche che mettiamo a disposizione dei nostri clienti per lo sviluppo di formulazioni innovative.

D. Potrebbe spiegarci con maggiore dettaglio in che cosa consiste la vostra attività di ricerca cosmetica?
R. I nostri ricercatori collaborano attivamente con tre importanti Università italiane (Padova, Trieste, Ferrara) per la messa a punto della formulazione e per i test sui prodotti; inoltre, a nome Brunetta, siamo autori di oltre 40 pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate e inventori di 5 brevetti internazionali oltre che relatori o correlatori di decine di tesi di laurea e di specializzazione.

D. In che modo supportate i vostri clienti?
R. Il nostro personale possiede delle competenze approfondite e specifiche: il team R&D è composto da farmacisti e chimici industriali e da biologi. Siamo in grado di supportare i nostri clienti in tutte le fasi: dall’ideazione del prodotto e degli studi di fattibilità fino alla realizzazione del prodotto finito, compresa la gestione del packaging e degli aspetti regolatori. Se richiesto, siamo in grado di offrire un servizio full service, ovvero prodotto chiavi in mano

D. Quale è il vostro approccio nei confronti dei clienti?
R. Ritengo che un terzista evoluto non debba semplicemente essere in grado di concretizzare delle richieste, ma debba essere propositivo e aggiornato su tutte le tendenze del mercato. Il nostro lavoro quindi consiste anche nel fornire ai nostri clienti spunti e stimoli, novità e esempi formulativi al passo con i tempi.

D. Quali sono le sfide che vi riserva il futuro?
R. Lo spazio dell’attuale sito produttivo è insufficiente rispetto alle esigenze attuali e future, per cui abbiano previsto un ampliamento della superficie produttiva e dei magazzini, che verrà realizzato entro due anni. Nel corso di quest’anno invece è previsto l’acquisto di un astucciatrice automatica e di un monoblocco per il riempimento di piccoli flaconi per potenziare l’automatizzazione del reparto confezionamento. A livello di laboratorio controllo qualità inoltre abbiamo previsto l’acquisto di alcuni nuovi strumenti ed in particolare un HPLC. Circa il 20% del nostro fatturato attuale comprende aziende localizzate al di fuori dell’Italia, ma stiamo lavorando anche nell’ottica di internazionalizzazione, con l’acquisizione di nuovi clienti e distributori esteri.

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La cronotricologia: un’arma in più per la prevenzione e la cura delle malattie dei capelli e dello scalpo

Chronotricology. To prevent and cure hair and scalp diseases 
Circadian rhythms and hair
Summary
The Circadian peripheral rhythms contribute to the regulation of hair follicle life cycle.
Subject of this article is their study in persons with tricological symptoms or problems of hair scalp due to apoptotic damages from oxidative stress when the sleep/wake cycles are modified or due to lack of melatonin secretion.


Riassunto
I ritmi circadiani periferici modulano il ciclo di vita dei follicoli piliferi. Scopo del presente lavoro è stato il loro esame in soggetti che manifestano sintomi tricologici o del cuoio capelluto riportabili a danni apoptotici da stress ossidativo, in condizioni di modificazione del ritmo sonno-veglia o in carenza di secrezione di melatonina.

Introduzione
Il ritmo circadiano (dal latino circa diem, quindi riferito ad un periodo di tempo di circa 24 ore) regola molti fisiologici processi quotidiani e il rapporto con l’ambiente circostante, come il ritmo sonno-veglia, la temperatura corporea, la secrezione ormonale. La terra ruota su stessa una volta ogni 24 ore, e il nostro sistema circadiano è stato sviluppato per adattarsi a questo ritmo in modo da utilizzare con efficienza la luce del sole; la luce, infatti, interagisce con i recettori retinici e attiva una serie di segnali che dal sistema nervoso centrale vengono diffusi a tutto l’organismo, consentendo l’anticipazione degli eventi quotidiani, che conferisce un notevole vantaggio per il risparmio di tempo e l’uso efficiente dell’energia: dalla fotosintesi nelle piante alla possibilità di procurarsi il cibo negli animali (1,2).
Il ritmo circadiano è organizzato in base ad un orologio centrale e a orologi periferici. Il ciclo chiaro/scuro coinvolge l’orologio centrale a livello del nucleo sopra-chiasmatico (SCN) che si trova nell’ipotalamo, dove regola soprattutto ritmi di attività correlate, come ad esempio i cicli di sonno/veglia, il sistema nervoso autonomo, la temperatura corporea e la secrezione di melatonina. Al contrario, l’alternanza alimentazione/digiuno coinvolge orologi periferici che si trovano nella maggior parte dei tessuti (3) e regolano processi fisiologici locali, come l’omeostasi di glucosio e lipidi, la secrezione ormonale, la risposta immunitaria, e il sistema di digestione (4). L’orologio centrale interagisce con gli orologi locali attraverso segnali neuronali e umorali, per ottenere una sincronizzazione di attività.
Recenti studi hanno dimostrato la presenza di ritmi circadiani a livello di leucociti, mucosa orale, cute e follicoli (4-9).
Il follicolo pilifero è un organo del corpo umano tra i più complicati, sottoposto ad un ciclo biologico molto complesso in cui l’alternarsi di anagen/catagen/telogen è possibile grazie a una precisa regolazione di segnali di proliferazione cellulare, migrazione e differenziazione di cellule staminali del bulge, cellule germinali, cellule della matrice, e cellule del fusto del capello. All’interno di questo ciclo sono molti i punti di regolazione dell’orologio circadiano, in diversi tipi cellulari e in diversi processi cellulari (10,11).
Recenti studi hanno cominciato ad occuparsi della presenza di ritmi circadiani a livello del bulge e delle cellule progenitrici (3,12,13). Uno studio pionieristico (8) ha individuato il bulge come il luogo chiave dell’attività circadiana periferica a livello dei follicoli dei capelli durante la fase telogen e la loro transizione verso una precoce fase anagen. Alcuni Autori (14,15) hanno evidenziato che a livello dei cheratinociti epidermici il ritmo circadiano determina la progressione della fase S del ciclo del follicolo. Un recente studio (16) ha dimostrato che le cellule della matrice epiteliale e i fibroblasti della papilla dermica sono le sedi di maggior espressione del ritmo circadiano e che a livello della matrice del follicolo esiste un ciclo circadiano autonomo che genera il quotidiano ritmo mitotico della fase anagen (il che può spiegare come mai i capelli crescano più di giorno che durante la notte (17), e siano soggetti ad alterazioni stagionali della crescita).
Il follicolo pilifero è un bersaglio di moltissime sostanze che esercitano un’azione sul suo ciclo vitale, ma è ormai stato dimostrato che il follicolo stesso (come ogni vero organo del corpo) produce molti attivi fondamentali come gli ormoni estrogeni e tiroidei, il cortisolo, la eritropoietina, la prolattina e la melatonina.
È stato evidenziato anche che il follicolo pilifero è connesso nella regolazione periferica dell’asse ormonale adrenalico-pituitario-ipotalamico. Questo significa che il follicolo ha una propria secrezione di ormoni autonoma, che auto-regola il ciclo di vita (5,6), ma che l’alterazione di questo processo fisiologico determina l’innescarsi di molte malattie dei capelli e del cuoio capelluto. La melatonina e la serotonina, in questo meccanismo autonomo ma coordinato di regolazione del ciclo del capello e del ritmo circadiano, svolgono un ruolo determinante per il mantenimento della vita del bulbo e per la produzione della melanina che determina il colore dei capelli. In particolare, la melatonina svolge una triplice azione di regolazione dei follicoli: a) effetto modulatorio e di regolazione del ciclo del capello; b) azione di blocco dei radicali liberi (radical scavenger) svolgendo attività anti-apoptotiche per stimolazione di meccanismi di riparazione direttamente sul DNA; c) prolungamento della fase di vita del bulbo (fase anagen) che determina la salute del bulbo e l’allungamento del fusto del capello. Mantiene il pigmento dei capelli e ritarda l’incanutimento. Grazie a questi meccanismi la melatonina e la serotonina hanno un ruolo fondamentale sull’alopecia areata e sull’alopecia androgenetica; sono evidenti anche gli effetti della melatonina sulla perdita di capelli provocata dalla chemioterapia e nelle forme infiammatorie che determinano l’alopecia cicatriziale.
Sulla base di queste premesse, tre anni fa il nostro gruppo ha iniziato a considerare le variabili della cronobiologia del bulbo pilifero nel contesto della cronobiologia di ogni singolo paziente, partendo dall’osservazione di casi di defluvium telogenico in cui non era stato possibile determinare una causa evidente, e di alopecia areata in pazienti che non mostravano segni chiari di malattia autoimmune, per valutare la possibile efficacia di melatonina o suoi precursori nella terapia di questi casi.
Studio preliminare

Sono stati reclutati 136 pazienti con telogen effluvium, istologicamente confermato, in cui non era stato possibile determinare una causa evidente e non responsiva alla terapia tradizionale. Per ognuno di essi è stata raccolta un’anamnesi dettagliata sulle abitudini di vita e sull’alimentazione: ore sufficienti di sonno per notte, regolarità del sonno (turni di notte, abitudini di vita, viaggi frequenti in fusi orari diversi), orari regolari dei pasti; si è considerata presente un’anomalia del ritmo circadiano per presenza di almeno due di queste alterazioni (Fig.1) e in questi soggetti sono stati valutati i livelli di melatonina salivare (ore 22,3,13) (Fig.2), il livello di cortisolo ematico alle 8 (Fig.3) e la temperatura corporea alle 3 (Fig.4).

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I risultati ottenuti hanno evidenziato un’alterazione anamnestica del ritmo circadiano (ciclo sonno/veglia, orari di assunzione di cibo, esposizione alla luce solare) nel 48,5% dei casi valutati (66 pazienti su 136), con melatonina salivare 8 volte inferiore alla norma, livelli di cortisolo 4 volte superiori alla norma, temperatura corporea media alle tre del mattino di 37,6 in assenza di episodi infettivi o infiammatori.
In questi pazienti, la terapia con melatonina a dosaggi terapeutici (10 mg/die) abbinata a serotonina (5mg/die) da assumere pochi minuti prima di coricarsi per dormire, l’applicazione di melatonina (2%) per via dermoforetica, e un controllo crono-nutrizionale hanno determinato l’arresto della caduta e la ricrescita dei capelli su tutto lo scalpo in 2 mesi dall’inizio della terapia.

Conclusioni
I cicli circadiani periferici modulano il ciclo del follicolo umano e sono una componente fondamentale per la regolazione, complessivamente considerata, del ciclo del capello (18). La considerazione dell’alterazione dei ritmi circadiani deve essere considerata in ogni soggetto che manifesti sintomi tricologici o del cuoio capelluto riportabili a danni apoptotici da stress ossidativo in condizioni di modificazione del ritmo sonno-veglia o in carenza di secrezione di melatonina (per esempio in soggetti di oltre 50 anni). Terapie adeguate con melatonina o suoi precursori (triptofano, serotonina) possono determinare la risoluzione o la guarigione di molte di queste situazioni, anche quando la terapia più tradizionale non ha dato risposte positive.

Bibliografia

1 C.S. Pittendrigh (1993) Temporal organization: reflections of a Darwinian clock-watcher. Annu Rev Physiol 55 16-54

2 P.L. Lowrey, J.S. Takahashi (2011) Genetics of circadian rhythms in Mammalian model organism. Adv Genet 74 175-230

3 F.O. James et al (2007) Expression of clock genes humanperipheral blood mononuclear cells throughout the sleep/wake and circadian cycles. Chronobiol Int 24 1009-1034

4 M. Akashi et al (2010) Noninvasive method for assessing the human circadian clock using hair follicle cells. Proc Natl Acad Sci USA 107 15643-15648

5 R. Paus, S. Müller-Röver, V.A. Botchkarev (1999) Chronobiology of the hair follicle: Hunting the “hair cycle clock”. J Investig Dermatol Symp Proc 4(3) 338-345

6 R. Paus, K. Foitzik (2004) In search of the “hair cycle clock”: a guided tour. Differentation 72(9-10) 489-511

7 M. Tanioka et al (2009) Molecular clocks in mouse skin. J Invest Dermatol 129(5) 1225-1231

8 K.K. Lin, et al (2009) Circadian clock genes contribute to the regulation of hair follicle cycling. PloS Genet 5(7):e 1000573

9 P. Janich et al (2011) The circadian molecular clock creates epidermal stem cell heterogeneity. Nature 480 (776) 209-214

10 Y. Tahara, S. Shibata (2013) Chronobiology and nutrition. Neuroscience 253 78-88

11 J. Richards, M.L. Gumz (2012) Advances in understanding the peripheral circadian clocks. FASEB J 26(9) 3602-3613

12 G.A. Bjarnason et al (2001) Circadian expression of clock genes in human oral mucosa and skin:association with specific cell-cycle phases. Am J Pathol 158 1793-1801

13 H. Fukuya et al (2007) Circadian expression of clock genes in human peripheral leukocytes. Biochem Biophys Res Commun 354 924-928

14 S. Gaddameedhi et al (2011) Control of skin cancer by the circadian rhythm. Proc Natl Acad Sci USA 108(48) 18790-18795

15 M. Geyfman et al (2012) Brain and muscle Arnt-like protein-1 (BMAL1) controls circadian cell proliferation and susceptibility to UVB-induced DNA damage in the epidermis. Proc Natl Acad Sci USA 109(29) 11758-11763

16 M.V.Plikus et al (2013) Local circadian clock gates cell cycle progression of transiet amplifying cell during regenerative hair cycling. Proc Natl Acad Sci USA 110(23) E2106-15

17 S. Comaish (1969) Autoradiographic studies of hair growth in various dermatosis: Investigation of a possible circadian rhythm in human hai growth. Br J Dermatol 81(4) 283-288

18 Y. Al-Nuaimi et al (2012) A mathematical model of the human hair cycle. J Theor Biol 310 143-159

 

da Cosmetic Technology n°6-2015

Un 2017 a colori

Schermata 2017-06-30 alle 17.25.40Merck è da sempre attenta ai trend attuali e continuamente proiettata al futuro, con proposte mirate a soddisfare le tendenze che verranno nelle prossime stagioni. Una vasta gamma di pigmenti e attivi, unita a proposte formulative innovative, consente al formulatore di soddisfare le richieste dei consumatori.

La tendenza di questo anno è la conquista di regni perduti per cercare di costruire il mondo di domani. Trasformazione e arricchimento sono gli elementi che guidano la società contemporanea. La ricerca di prodotti naturali e un ritorno al passato sono rivisitati con un twist moderno. Le donne e gli uomini di oggi richiedono performances e qualità superiori ai cosmetici e sempre più spesso identificano qualità e performance con caratteristiche legate alla tradizione e al passato. Il confine tra fantasia e realtà è indistinto, autenticità e percezione si fondono insieme. Come si riflette questa macro tendenza nel mondo del colore? Come per ogni stagione e ogni trend, non esiste una soluzione unica per tutti.

Le tipologie di consumatori a cui rivolgersi sono molteplici: le giovani ragazze, che chiedono freschezza, colori e divertimento; business women sofisticate che ricercano qualità e prodotti multi-tasking che si adattino alla loro vita estremamente impegnata. Ci sono poi le consumatrici creative, che amano sperimentare, e quelle alla ricerca del make up perfetto per un party che duri tutta la notte. I prossimi trend del Beauty e del Fashion accontenteranno tutti!

Autunno/Inverno

Questa stagione sarà caratterizzata da nude-look naturali e sofisticati. Il no-make up trend (I woke up like this!) è solo apparantemente semplice: richiede tempo e tecnica! La palette colore è tipicamente invernale, caratterizzata da tonalità marroni castagna, rossi rosati, colori scuri tipicamente invernali e essenziali per uno smoky look sofisticato. In contrasto, la stagione propone anche toni accesi e vibranti, come rossi arancio, verde acido o rosa fuchsia. Per chi osa ancora di più, il trend vedrà anche in abbinamento toni pastello, del bianco ottico o del blu denim.

Primavera Estate

La stagione calda propone tonalità pastello molto chiare e con un finish powdery. Il nero lascia il posto a grigi antracite e accesi da toni blu e tocchi sparkle. Si osano colori scuri ma estivi, come verdi esotici intensi, viola e rosso Bordeaux. Per un look più easy, si attinge ai colori della natura come verde khaki, gialli luminosi da abbinare a toni più caldi come marrone e terracotta. Questa estate sarà caratterizzata anche da tocchi accesi dei colori primari come il giallo vibrante, il blu, il verde acido. L’intera stagione è accomunata da una grande varietà di arancioni, da quello più solare e brillante alle sfumature mandarino all’avvolgente terracotta.

Focus: Incarnato Perfetto!

I trend più attuali sono lo strobing e l’effetto illuminante, per ottenere un viso fresco e luminoso tipico delle pelli più giovani. Creme, lozioni, primers, fondotinta e make up innovativi sono proposti per creare un look sano e perfetto. Questi effetti possono essere ottenuti con pigmenti perlescenti di piccole dimensioni, ideali per dare l’effetto strobing, conferendo luminosità uniforme senza effetto gloss. Altro valido strumento formulativo è rappresentato dai filler funzionali: sono polveri in grado di correggere visivamente le discromie, dare effetto soft focus, correggere le rughe, migliorare la sensorialità e il pay off delle formulazioni.

Per ogni trend e ogni stagione, Merck ha sempre qualcosa di speciale e unico da offrire per rispondere alle necessità dei clienti e del mercato cosmetico!

Per informazioni
Elena Nunno – elena.nunno@merckgroup.com
Emanuele Piras – emanuele.piras@merckgroup.com


			

CoenzimaQ10

La pelle è esposta ad agenti stressanti endogeni ed esogeni che assumono sempre più importanza con l’avanzare dell’età. Per mantenere l’omeostasi e riparare i danni subiti la cute è dipendente dalle riserve energetiche e dall’energia assunta con gli alimenti. Con l’avanzare dell’età vi è una perdita del potenziale della membrana mitocondriale e una diminuzione dell’efficienza della fosforilazione ossidativa con diminuzione della produzione di energia nel mitocondrio e aumento compensatorio della produzione di energia tramite vie alternative come la glicolisi. La difficoltà di mantenere nel tempo un ottimale livello energetico cellulare è dovuto anche alla complessa procedura di codifica, trasporto e assemblaggio in differenti comparti cellulari dei complessi proteici della catena di trasporto elettronica. Inoltre i cheratinociti, diversamente dalle altre cellule cutanee come i fibroblasti, i melanociti e le cellule di Langerhans, hanno la stragrande maggioranza dei mitocondri con una marcata riduzione della membrana interna. Questa osservazione assieme a quella che i cheratinociti in coltura producano grandi quantità di lattato ha fatto supporre che nell’età avanzata possano produrre energia quasi esclusivamente per via anaerobica. L’energia cellulare disponibile diminuisce così con l’età, risultando in accelerato invecchiamento.

Interrompere questo circolo vizioso con principi attivi come il Coenzima Q10 (CoQ10) può non solo rallentare ma anche invertire il processo di invecchiamento.

Il CoQ10, i cui livelli nella cute diminuiscono con l’età, inverte il cronoaging agendo come antiossidante, sia direttamente come scavenger sulle specie reattive dell’ossigeno, che indirettamente rigenerando la vitamina E, mantendo i livelli energetici cellulari con il suo importante ruolo nella catena elettronica mitocondriale e regolando l’espressione genica, diminuendo l’infiammazione, aumentando il tasso di divisione cellulare e la sintesi di acido ialuronico, collagene IV ed elastina. Già nel 1999 uno studio (1) aveva dimostrato che l’applicazione topica per 3 mesi di CoQ10 in soggetti anziani riduceva le rughe perioculari.

Un risultato simile (2) si era raggiunto nel 2004 con l’assunzione per via orale di CoQ10 alle dosi di 60 mg per 3 mesi. Da allora il CoQ10 è entrato sempre più nella formulazione di integratori e cosmetici per contrastare gli effetti dell’invecchiamento, ma i dati disponibili sull’efficacia della sua assunzione orale sono ancora insufficienti.

Uno studio recente dell’Università di Lubiana prova a far luce sulla questione (3).

In uno studio randomizzato, in doppio cieco contro placebo sono state arruolate 33 donne sane di età compresa tra i 45 e i 60 anni (età media di 52,6 anni ± 4,2) con segni di aging e fotoaging cutaneo e fototipo II e III secondo la classificazione di Fitzpatrick. Le partecipanti nei sei mesi precedenti lo studio non dovevano nè aver assunto supplementi dietetici, nè essere state sottoposte a trattamenti di medicina estetica di alcun tipo. Le volontarie sono state divise in tre gruppi di 11 soggetti ai quali per 12 settimane è stato prescritto 5 mL/die di sciroppo contenente rispettivamente: il placebo, 50 mg (gruppo LD) e 150 mg (gruppo HD) di una formulazione idrosolubile di CoQ10 (CoQ10Vital®) ad alta biodisponibilità. I controlli sulle partecipanti sono stati effettuati all’inizio dello studio, a 6 e a 12 settimane. Si sono valutati i parametri cutanei di superficie (viscoelasticità e idratazione), lo spessore e la densità del derma, la MED (dose minima eritemigena), mentre le rughe del viso sono state classificate secondo la scala di Lemperle. Le immagini ad alta risoluzione sono state acquisite ed elaborate con il relativo software mediante il VisioFace Quick system valutando così il microrilievo e la rugosità. Solo la compattezza cutanea è stata valutata dalle partecipanti mentre gli altri parametri sono stati valutati da dermatologi esperti. Nello studio non sono stati riportati effetti collaterali di nessun genere. Per mantenere alta la compliance dei soggetti sono state evitate le procedure invasive, e non si è potuto così purtroppo valutare i tassi plasmatici del CoQ10 nei diversi soggetti e correlarli agli effetti cutanei. Nonostante studi in vitro avessero dimostrato un effetto antinfiammatorio del CoQ10 in seguito all’esposizione ai raggi UV, nello studio non sono stati riportati significativi cambiamenti della MED, dovuti probabilmente o alla limitata durata della supplementazione, o al fatto che il CoQ10, essendo sensibile agli ultravioletti, al calore e all’ossigeno, non produce un efficace effetto fotoprotettivo.

LSchermata 2017-06-28 alle 16.41.27e rughe periorbitali e il microrilievo sono migliorati (Fig. 1) allo stesso modo sia nel gruppo LD che HD, mentre le pieghe nasolabiali, le rughe degli angoli della bocca e periorali sono migliorate solo nel gruppo HD. Sarebbe stato interessante che fossero state pubblicate non solo le foto della regione periorbitale ma anche quelle della regione periorale per poter valutare i miglioramenti in una zona di fondamentale importanza, sia per l’estetica che per il make up. Un’altra limitazione dello studio che si è svolto tra novembre e gennaio, oltre al basso numero di partecipanti che come sottolineato anche dagli Autori avrebbe dovuto avere almeno 100 soggetti per gruppo, è stata la breve durata del trattamento: non si sono potuti valutare così i cambiamenti dei parametri cutanei al variare delle stagioni e non si è permesso che si esplicassero appieno gli effetti della supplementazione orale (che richiede più cicli cutanei); forse si sarebbero potuti così osservare gli effetti sulla produzione e sulla diminuita degradazione delle proteine strutturali del derma, come il collagene e l’elastina, che si sono viste in alcuni studi in vitro. Lo svolgimento dello studio nella stagione fredda ha comunque evidenziato l’effetto del CoQ10 nel limitare gli effetti negativi dei mesi invernali su parametri cutanei come l’elasticità. Non essendo stato rilevato alcun cambiamento nell’idratazione cutanea si può dedurre che l’effetto del CoQ10 si sia esplicato soprattutto a livello dermico e che la quantità escreta sulla superfice cutanea, tramite il sebo ai dosaggi utilizzati, non influisca su questo parametro. Inoltre va sottolineato che i miglioramenti sono stati notati non solo dai dermatologi esperti ma anche dalle partecipanti, nelle percentuali del 70, 36 e 18% rispettivamente nel gruppo HD, LD e placebo. È noto come l’effetto antiaging possa essere ottenuto sostenendo il metabolismo energetico cellulare non solo con il CoQ10 ma anche con la creatina. La via della creatina-fosfocreatina rende rapidamente disponibile l’ATP in caso di bisogno improvviso, come nell’ipossia e nell’anossia, e in quei casi in cui si debbano riparare i danni cellulari provocati dallo stress ossidativo. Nella cute anche i livelli di creatina come quelli di CoQ10 diminuiscono con l’età. Uno studio (4) ha mostrato infatti come l’applicazione topica di acido folico e creatina abbia migliorato i segni dell’aging cutaneo in vivo aumentando i livelli di procollagene e migliorando la densità del collagene. Nella formulazione di prodotti ad azione antiaging potrebbe essere utilizzata l’azione sinergica del CoQ10 e della creatina per mantenere i livelli energetici cutanei e contrastare i segni del cronoaging.

Bibliografia

1. Hoppe U et al (1999) Coenzyme Q10, a cutaneous antioxidant and energizer. BioFactors  9 371–378

2. Ashida Y et al (2004) Effect of coenzyme Q10 as a supplement on wrinkle reduction. Food Style 21(8) 1–4

3. Zmitek K et al (2017) The effect of dietary intake of coenzyme Q10 on skin parameters and condition: Results of a randomised, placebo-controlled, double-blind study. BioFactors 43(1) 132–140

4. Fischer F et al (2011) Folic acid and creatine improve the firmness of human skin in vivo. J Cosm Dermatol 10 15–23.

Quattro fattori di protezione in una linea solare

Schermata 2017-06-27 alle 15.40.42Con Aloe vera biologica e Probiosunfactor, Specchiasol ha dato vita alla nuova linea Verattiva Sole, uno scudo naturale per la pelle sotto il sole. Si tratta di una linea di prodotti efficace, che risponde alle esigenze di ogni tipo di pelle, frutto di un’esperienza maturata nell’utilizzo di formulazioni a base di probiotici, in grado di garantire maggiore idratazione ed elasticità cutanea. Verattiva Sole implementa la sua efficacia grazie alla presenza dell’innovativo Probiosunfactor 2.0 con fermento Thermus thermophilus, in grado di proteggere dai raggi IR. Lo scudo che si viene quindi a formare svolge un’azione quattro volte protettiva: anti UVA, anti UVB, anti IR e antiradicalico.
La nuova gamma comprende alte protezioni rappresentate da Emulsione Spray SPF 50 ed Emulsione Spray SPF 30; medie protezioni con Emulsione Spray SPF 15; basse protezioni con Emulsione Spray Attivatore dell’Abbronzatura, con attività anti-age; un Balsamo Corpo Dopo Sole e un Bagno Doccia Corpo Fissante.
Dermatologicamente testata, la linea non contiene nano materiali, parabeni, alcool, OGM, petrolati, SLES, SLS.

www.specchiasol.it

Fagron Calcioveg

Il calcio rappresenta il minerale più abbondante nel corpo umano e si trova principalmente nelle ossa e nei denti;
inoltre, oltre ad avere un ruolo strutturale, svolge anche altre funzioni come la regolazione del battito cardiaco, della pressione sanguigna, il controllo del processo di coagulazione, la regolazione della secrezione ormonale.
Il calcio è di estrema importanza nelle donne in menopausa per prevenire l’invecchiamento delle ossa e l’insorgenza dell’osteoporosi, tuttavia il suo assorbimento intestinale è piuttosto basso per cui il calcio assunto con la dieta spesso non è suffi ciente e risulta necessario ricorrere all’assunzione di alimenti fortifi cati e di integratori alimentari.
Fagron Italia  propone Fagron Calcioveg, un’innovativa fonte di calcio, di origine vegetale, ottenuto da Lithothamnium calcareum  (Pallas) per integratori alimentari per il benessere delle ossa.

Composizione e Specifiche tecniche
Fagron Calcioveg è un’innovativa fonte di calcio (min.30%, in forma di carbonato), di minerali e vitamine di origine
vegetale, ottenuto da Lithothamnium calcareum (Pallas), un’alga rossa della famiglia delle Corallinaceae, tipica
dei mari freddi dell’Atlantico (1), sul cui tallo si cristallizza acqua di mare ricca in calcio, minerali e vitamine. Le caratteristiche tecniche di Fagron Calcioveg sono riassunte in Tabella 1, mentre la Tabella 2 riporta la composizione e i valori nutrizionali.

Schermata 2017-06-22 alle 11.00.24Schermata 2017-06-22 alle 11.00.11
Efficacia

Studi preclinici
Uno studio sul topo della durata di 15 mesi (2) ha evidenziato che la combinazione di calcio e di minerali cationici (rame, ferro, magnesio, manganese, selenio e zinco), naturalmente presenti nel tallo di Lithothamnium
calcareum, favorisce la costruzione e la densità delle ossa prevenendone al tempo stesso la demineralizzazione
principalmente nella regione trabecolare, dove la perdita di matrice ossea è più rapida e mercata.
Inoltre, la combinazione dei minerali presenti nel prodot to riduce l’infi ammazione sistemica, noto fattore di rischio per la perdita della matrice ossea.
Un ulteriore studio condotto sul modello di topo affetto da riassorbimento osseo alveolare conferma che l’integrazione orale con integratori alimentari di calcio da alghe Lithothamnium limita il processo di demineralizzazione grazie alla riduzione del numero di osteoclasti, della citochina pro-infi ammatoria TNF-α e della TRAP (fosfatasi acida tartrato resistente) associata ad incrementato turnover osseo ed osteoporosi (3).

Studio clinico
Uno studio clinico doppio-cieco, randomizzato, controllato da placebo, ha valutato l’impatto dell’assunzione orale di un integratore alimentare a base di minerali da Lithothamnium (contenente 34% di calcio) in 50 soggetti affetti da osteoartrite delle ginocchia, moderata o severa. L’integratore alimentare assunto al dosaggio giornaliero di 2400 mg ha portato, nel corso di 12 settimane, ad una maggiore riduzione del dolore e della rigidità articolare del ginocchio rispetto al placebo o al gruppo trattato con 1500 mg/die di glucosamina (4).

Sicurezza
Il tallo di Lithothamnium calcareum è inserito negli allegati 1 e 1bis del DM 27 marzo 2014 che disciplinano l’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali. Studi su modello animale hanno evidenziato che l’integrazione alimentare nella dieta di calcio e minerali da genere Lithothamnium non altera i livelli circolanti di calcitriolo, potentissimo stimolatore dell’assorbimento del calcio e del fosforo a livello intestinale e promotore di formazione e crescita delle ossa (3).
Diversi studi hanno evidenziato sul topo che i prodotti a base di Lithothamnium calcareum sono sicuri per il fegato
grazie all’azione antiossidante (5) proteggendo l’organo da lesioni epatiche proliferative neoplastiche e pre-neoplastiche associate a steatosi (6). Un ulteriore studio ha evidenziato la sicurezza a livello intestinale (1) riportando che, nel topo, il prodotto è in grado sopprimere la formazione di polipi a livello del colon (7).
Integratori alimentari multiminerali a base di Lithothamnium sono risultati sull’uomo ben tollerati (4,8).

Applicazioni e Modalità d’uso
Il Lithothamnium calcareum può essere impiegato negli integratori in quanto è inserito nell’allegato 1 e 1bis del DM 27 marzo 2014 che disciplina l’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali.
Le linee guida ministeriali di riferimento per gli effetti fisiologici, applicabili in attesa della defi nizione dei claims
sui botanicals a livello comunitario e presenti nell’allegato 1 del DM 27 marzo 2014, attribuiscono al tallo di Lithothamnium calcareum il trofismo del tessuto osseo.
L’apporto massimo giornaliero per via orale di calcio previsto dall’allegato (revisione giugno 2016) del Ministero della Salute “Apporti giornalieri di vitamine e minerali ammessi negli integratori alimentari” è di 1200 mg.
Fagron Calcioveg può essere impiegato, sulla base delle evidenze scientifi che, come fonte vegetale di calcio, minerali e vitamine in integratori alimentari per il benessere delle ossa e delle articolazioni.
Fagron Calcioveg è adatto anche a vegetariani, vegani e a persone con intolleranza al lattosio che necessitano di
una fonte supplementare di calcio. Il prodotto si presenta, inoltre, privo di olio di palma e dei suoi derivati.

Bibliografia
1. Aslam MN, Bhagavathula N, Paruchuri T, Hu X, Chakrabarty S et al (2009) Growth-inhibitory effects of a mineralized extract from the red marine algae, Lithothamniun calcareum, on Ca(2+)-sensitive and Ca(2+)-resistant human colon carcinoma cells. Cancer Lett 283(2):186-192
2. Aslam MN, Kreider JM, Paruchuri T, Bhagavathula N, DaSilva M et al (2010) A mineral-rich extract from the red marine algae Lithothamniun calcareum preserves bone structure and function in female mice on a Western-style diet. Calcif Tissue Int 86(4):313-324
3. De Albuquerque Taddei SR, Madeira MF, de Abreu Lima IL, Queiroz-Junior CM et al (2014) Effect of Lithothamnium sp. and calcium supplements in strain- and infection-induced bone resorption. Angle Orthod 84(6):980-988
4. Frestedt JL, Walsh M, Kuskowski MA, Zenk JL (2008) A natural mineral supplement provides relief from knee osteoarthritis symptoms: a randomized controlled pilot trial. Nutr J 7:9 doi:10.1186/1475-2891-7-9
5. Hong IH, Ji H, Hwa SY, Jeong WI, Jeong DH et al (2011) The protective effect of ENA Actimineral resource A on CCl4-induced liver injury in rats. Mar Biotechnol (NY) 13(3):462-473
6. Aslam MN, Bergin I, Naik M, Hampton A, Allen R et al (2012) A multi-mineral natural product inhibits liver tumor formation in C57BL/6 mice. Biol Trace Elem Res 147(1-3):267-274
7. Aslam MN, Paruchuri T, Bhagavathula N, Varani J (2010) A mineralrich red algae extract inhibits polyp formation and infl ammation in the gastrointestinal tract of mice on a high-fat diet. Integr Cancer Ther 9(1):93-99
8. Desideri D, Cantaluppi C, Ceccotto F, Meli MA, Roselli C et al (2016) Essential and toxic elements in seaweeds for human consumption. J Toxicol Environ Health A 79(3):112-122

Schermata 2017-06-22 alle 11.00.35

Fagron HA

L’acido ialuronico è, dal punto di vista biologico, un glicosaminoglicano che svolge la funzione di idratante tissutale e di lubrifi cante delle cartilagini proteggendo anche l’organismo dai radicali liberi. Durante il processo di invecchiamento e anche durante la riparazione delle ferite si ha una variazione del contenuto di acido ialuronico. Fagron Italia  propone Fagron HA , un acido ialuronico, nella sua forma di sale sodico, ad alto peso molecolare, per integratori alimentari per il benessere di pelle e cartilagini.

Composizione e Specifiche tecniche

L’acido ialuronico è un glicosaminoglicano non solforato, carico negativamente, composSchermata 2017-06-22 alle 09.58.46to da una lunga catena polimerica del disaccaride acido D-glucuronico e N-acetil-D-glucosamina legati tra loro da legami glucosidici β-1,4 e β-1,3 (1). Fagron HA è un acido ialuronico sale sodico con un peso molecolare compreso tra 1,0–1,5×106 Dalton non di derivazione animale, in quanto ottenuto mediante un processo di fermentazione batterica. Le caratteristiche tecniche sono riportate in Tabella 1.

Meccanismo d’azione

Studi di farmacocinetica condotti sui ratti ed inerenti la biodisponibilità orale confermano che l’acido ialuronico ad alto peso molecolare (1×106 Da) è assorbito per il 90% ed utilizzato dal corpo umano (2) per promuovere l’idratazione cutanea. L’acido ialuronico rappresenta anche una molecola segnale poiché è in grado di legarsi a diversi recettori di membrana (3 ), in particolare a specifi che proteine dette ialaderine (1,2) attivando vie di segnalazione intracellulari coinvolte nella proliferazione, nel differenziamento e nella motilità delle cellule. Un recente studio evidenzia che l’acido ialuronico ad alto peso molecolare è in grado di legarsi al recettore TLR4 (Toll-like receptor 4) associato ad una riduzione dell’infiammazione (2) ed al recettore LYVE-1 (Lymphatic vessel endothelial receptor 1) responsabile del trasferimento dell’acido ialuronico dai tessuti alla linfa e del livello di idratazione dei tessuti. L’acido ialuronico rappresenta anche una fonte di Nacetil-D-glucosamina e pertanto agisce anche con un meccanismo d’azione simile alla glucosamina come agente condroprotettivo e antinfiammatorio. Inoltre, protegge l’organismo dai radicali liberi dell’ossigeno generati in seguito a fenomeni infi ammatori e regola diversi fattori della riparazione tissutale (4,5).

Efficacia

Effetto sulla secchezza cutanea

Diversi studi clinici (ref 2 per review) riportano che l’acido ialuronico assunto per via orale migliora l’idratazione cutanea. Un primo studio clinico, doppio-cieco, randomizzato, controllato da placebo condotto su pazienti con secchezza cronica cutanea ha evidenziato che, al dosaggio giornaliero di 240 mg per 6 settimane, l’integrazione orale di acido ialuronico migliora la pelle del volto e del corpo riducendone la secchezza rispetto al placebo già dopo 3-6 settimane. Un secondo studio randomizzato, doppio-cieco, controllato da placebo ha confermato che già ad un dosaggio più basso (pari a 120 mg/die) l’integrazione orale (in donne con età media di 43 anni affette da secchezza cutanea) con acido ialuronico contribuisce a migliorare l’idratazione cutanea.

Effetto sull’osteoartrite del ginocchio

Uno studio clinico (6) in doppio cieco, randomizzato, controllato da placebo e condotto su 60 pazienti con osteoartrite del ginocchio (grado 2-3 Kellgren-Lawrence) ha confermato che la somministrazione orale per 12 mesi di acido ialuronico, al dosaggio di 200 mg/die, può risultare  efficace nel migliorare la sintomatologia di questa patologia in particolar modo in soggetti con età superiore a 70  anni o in giovani che svolgono esercizio fisico di rinforzo del ginocchio. Nei pazienti con età inferiore a 70 anni il Japanese Knee Osteoarthritis Measure (JKOM) è risultato migliore rispetto al gruppo placebo a partire dal secondo e quarto mese di integrazione orale. La somministrazione orale di acido ialuronico può quindi essere utile per migliorare la compliance al trattamento dell’osteoartrite del ginocchio, in quanto l’iniezione direttamente nella cavità articolare risulta molto spesso fastidiosa e poco confortevole.

Sicurezza

L’acido ialuronico è una sostanza naturalmente presente nell’organismo umano. Evidenze scientifiche confermano la sicurezza d’uso dell’acido ialuronico assunto per via orale (2). Studi in vitro hanno riportato che il prodotto non è mutageno. Negli studi sull’animale e sull’uomo (anche con un’assunzione orale prolungata per un anno) non sono state riscontrate anormalità dei parametri clinici ed ematologici. L’acido ialuronico è stato inserito dal Ministero della Salute nella lista dell’allegato “Altri nutrienti e altre  sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico – revisione ottobre 2016” senza definire l’apporto massimo giornaliero.

Applicazioni e Modalità d’uso

Sulla base della letteratura scientifica, l’acido ialuronico sale sodico trova impiego negli integratori alimentari per il benessere della pelle e delle cartilagini. Negli studi scientifici l’acido ialuronico è stato sommini strato per via orale ad un dosaggio giornaliero di 120-240 mg per il mantenimento dell’idratazione cutanea per un periodo di 3-6 settimane (2). Per le cartilagini, evidenze scientifiche suggeriscono un dosaggio di 200 mg/die (6).

 

Bibliografia
1. Papakonstantinou E, Roth M, Karakiulakis G (2012) Hyaluronic acid. A key molecule in skin aging. Dermato-Endocrinol 4:3:253-258
2. Kawada C, Yoshida T, Yoshida H et al (2014) Ingested hyaluronan moisturizes dry skin. Nutr J 13:70
3. Litwiniuk M, Krejner A, Speyrer MS, Gauto AR, Grzela T (2016) Hyaluronic Acid in Inflammation and Tissue Regeneration. Wounds 28(3):78-88
4. Fakhari A, Berkland C (2013) Applications and Emerging Trends of Hyaluronic Acid in Tissue Engineering, as a Dermal Filler, and in Osteoarthritis Treatment. Acta Biomater 9(7):7081-7092
5. Maharjan AS, Pilling D, Gomer RH (2011) High and Low Molecular Weight Hyaluronic Acid Differentially Regulate Human Fibrocyte Differentiation. PLoS One 6(10):e26078
6. Tashiro T, Seino S, Sato T et al (2012) Oral Administration of Polymer Hyaluronic Acid Alleviates Symptoms of Knee Osteoarthritis: A Double-Blind, Placebo-Controlled Study over a 12-Month Period. “The Scientific World Journal” Article ID 167928, 8 pages

 

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