Cosmetic Technology 5-2021

Cosmetic Technology 5-2021

Focus: SOLARI

Dopo la pausa estiva rieccoci più carichi che mai con un nuovo numero di Cosmetic Technology, questa volta incentrato sui Solari, prodotti cosmetici fondamentali per la nostra pelle, poiché ci proteggono dall’esposizione al sole che, come ben sappiamo, oltre a determinare numerosi benefici per la salute umana può provocare anche effetti negativi.

Cominciamo a fare gli onori di casa andandovi a presentare i contenuti che incontreremo durante la lettura di Cosmetic Technology 5.

In apertura troveremo come sempre l’editoriale del Direttore Scientifico, la Dott.ssa Anna Caldiroli, che ci andrà a informare sugli ultimi sviluppi per quanto riguarda l’utilizzo di dati ottenuti da test non eseguiti sugli animali nell’ambito della valutazione degli effetti di sensibilizzazione cutanea e la relazione tra normative diverse.

L’editoriale sarà accompagnato come sempre dall’Opinion Leader, questa volta di Elena Grasselli, Prof.ssa presso l’Università degli Studi di Genova e membro del Comitato Scientifico di Cosmetic Technology, la quale ci parlerà dei filtri solari e delle ambiguità che li circondano.

Entriamo nel vivo con gli Articoli in linea con il focus: Luigi Miori, Luca Pizzato, Debora Pepe e Laura Pelosi di Areaderma cominceranno a parlarci dei filtri UV e in particolare di un metodo analitico per poter determinare e quantificare i filtri UV all’interno dei prodotti cosmetici (questa sarà solo la prima parte dell’articolo che si concluderà sul prossimo numero.

Filtri UV
Sviluppo e convalida di un metodo HPLC per il controllo qualità dei filtri UV nelle preparazioni cosmetiche
di Luigi Miori, Luca Pizzato, Debora Pepe, Laura Pelosi
– 1 PARTE –

Lo scopo di questa ricerca è la messa a punto e la validazione di un metodo analitico per poter determinare e quantificare i filtri UV all’interno dei prodotti cosmetici.
Il metodo è focalizzato su 6 filtri UV: omosalato, butilmetossidibenzoil metano, octocrilene, etilesil metossicinnamato, etilesil salicilato e dietilammino idrossibenzoil esil benzoato.
Lo strumento utilizzato è un HPLC Agilent Technologies 1220 Infinity LC con colonna Zobrax Eclipse XDB-C18 5 µm 4,6×250 mm.
Il metodo prevede una fase mobile costituita da 2 fasi: una fase A composta da una soluzione acquosa di acido acetico a pH 3 e una fase B composta da etanolo e acetonitrile in rapporto 60:40.
Tutti i parametri necessari alla convalida sono stati accertati e i dati ottenuti rientrano nei criteri di accettazione.
Per effettuare tale validazione si sono seguite le linee guida ICH Q2 (R1) (1).

Viviana Brancato, Annamaria Ratti e Alice Guidubaldi di Bregaglio si focalizzeranno su come formulare un prodotto solare con alto SPF, fotostabile e idratante; in questo, che è uno studio sperimentale, presenteranno  la valutazione dell’idratazione e dell’effetto bianco sulla pelle di emulsioni solari che contengono diverse tipologie di filtri UV

I nuovi claim per i prodotti solari
Come formulare un prodotto solare con alto SPF, fotostabile e idratante
Viviana Brancato, Annamaria Ratti, Alice Guidubaldi

Nel 2020 la vendita dei prodotti solari ha subito un rallentamento causato dalla pandemia, che ha determinato la limitazione degli spostamenti, che si è tradotto in un minor tempo trascorso all’aperto e al sole, probabilmente perché l’uso della mascherina ha fatto percepire come non necessario l’utilizzo di una protezione solare. Nello stesso periodo si è registrato da parte di molti brand un incremento nell’utilizzo di claim relativi alla protezione SPF/UVApf in prodotti skin care e makeup, soprattutto associato a un’azione antinvecchiamento e anti rughe. C’è stato un incremento nella ricerca di prodotti multifunzionali.
Considerando le premesse, lo scopo di questo lavoro è stata la valutazione dell’idratazione e dell’effetto bianco sulla pelle di emulsioni solari O/A e A/O con filtri inorganici e organici, e di emulsioni solari O/A e A/O con filtri inorganici naturali ad alta protezione, ad ampio spettro di protezione e fotostabili.

Martina Issleib e Lars Jung di Symrise proporranno, invece, delle valide alternative al silicone da impiegare nelle formulazioni dei prodotti solari, puntando l’attenzione sul fatto che gli ingredienti devono essere accuratamente selezionati per ottenere la massima sostenibilità,

Alternative al silicone nelle formulazioni dei prodotti solari
Per una maggiore sostenibilità
Martina Issleib, Lars Jung

Le nuove aspettative dei consumatori e il cambio di mentalità dei produttori di cosmetici, relativamente alla sostenibilità dei prodotti di bellezza, riguardano anche i prodotti solari.
Sebbene i filtri UV organici necessari per offrire un fattore di protezione solare sufficiente sono e rimarranno principalmente basati su materie prime di sintesi, i restanti componenti delle formulazioni devono essere accuratamente selezionati per ottenere la massima sostenibilità possibile di queste composizioni. Il presente articolo espone alcune possibilità per sostituire i tradizionali derivati siliconici con combinazioni “smart” di ingredienti a base naturale, senza compromettere il profilo sensoriale o le performance dei prodotti solari.

Anna Marras, infine, ci racconterà quali sono state le campagne di prevenzione dei danni causati dai raggi UV che hanno cominciato a diffondersi a partire dagli anni ’80 del Novecento, l’efficacia e i meccanismi psicologici connessi.

Le campagne di prevenzione dei danni causati dai raggi UV
Efficacia e meccanismi psicologici
Anna Marras

Nelle ultime tre decadi, l’incidenza di melanoma mostra un incremento annuo costante nonostante la crescente quantità di informazioni sui rischi connessi all’esposizione ai raggi UV di cui disponiamo. Le campagne di prevenzione e protezione solare hanno cominciato a diffondersi dagli anni ’80 del Novecento, con numerose modalità diversificate a seconda del target di popolazione a cui si indirizzano. Tuttavia, siamo ancora lontani da una comprensione approfondita dei meccanismi che possano garantire un’efficacia delle stesse in termini di riduzione dell’incidenza dei tumori cutanei. Tra le componenti che meritano un’analisi vi sono sicuramente i meccanismi psicologici che guidano la motivazione verso la modifica comportamentale, poiché questo può favorire l’ottimizzazione delle strategie preventive.

Chiude la sezione degli articoli Michela Barattin di ALCHèMIA fitobottega, che ci parlerà della neurocosmesi come strumento alternativo e complementare al benessere dell’individuo, che coinvolge l’intera sfera sensoriale.

Neurocosmesi: quando
il benessere parte dal tocco
Dalla polisensorialità del prodotto alla danza biochimica tra pelle e cervello
Michela Barattin

Attraverso una stimolazione che coinvolge l’intera sfera sensoriale, il neurocosmetico si configura come strumento alternativo e complementare nel concorrere al benessere dell’individuo, in una visione olistica di cui il binomio bellezza-salute rappresenta il minimo comun denominatore, con evidenti richiami alla Medicina Tradizionale Cinese (MTC).
La sinergica unione di ingredienti funzionali in grado di indurre il rilascio di neuromediatori coinvolti in emozioni positive, texture gradevoli e inebrianti, profumazioni evocative e pigmenti perlescenti sono il poker vincente per la formulazione del neurocosmetico, insieme a un packaging attraente e ad un marketing chiaro, corretto e invogliante. L’intento è quello di risvegliare i sensi e influenzare la condizione della pelle e la sua funzione protettiva attraverso il sistema nervoso, stuzzicando fisicamente, chimicamente ed emotivamente la complessa rete nervosa che mette in comunicazione la cute con il cervello in modo bi-direzionale.
Tra gli attivi, ricoprono un ruolo centrale i peptidi bioattivi, che mimano l’azione biologica di peptidi fisiologici di cui esplicano le rispettive funzionalità, e gli ingredienti in grado di contrastare la risposta indotta dallo stress cutaneo, spesso correlato anche all’insorgenza di problematiche come acne, dermatite e psoriasi. Interessante risulta essere l’inclusione di ingredienti “edibili” che risvegliano anche il gusto attraverso la stimolazione indiretta delle papille gustative, oltre a rappresentare una risorsa sostenibile laddove provengano da scarti della filiera agro-alimentare (upcycling). Completano la palette di ingredienti raffinate fragranze frutto di un sapiente bilanciamento di note olfattive e oli essenziali, che stimolano il sistema limbico e attivano il potere evocativo dell’olfatto. Insieme alla profumazione, la texture è di certo determinante per rendere il prodotto piacevole, attraente e di successo, per un benessere che parte proprio dal tocco.

Seguiranno poi gli Aggiornamenti con le immancabili rubriche di Anna Ciranni (Linee Guida e Segnalazioni Rapex), di Sonia Cudrig (Hints for Lab), di Floriana Sergio (Eccellenze italiane) e di Lorella Giovannelli (Letteratura).

Su questo numero faranno parte degli Aggiornamenti anche l’Approfondimento Cosmetico realizzato da Alessandra Semenzato, Giulia Galizia e Giovanni Tartufo di UNIRED, che offriranno una panoramica dei filtri solari a 360°; la rubrica Professioni, che questa volta indagherà la professione del cosmetologo, dove troveremo un’intervista doppia a due professionisti della cosmetica che ci racconteranno i loro percorsi di formazione, la loro esperienza lavorativa e i loro must have: Pedro Catalá e Paolo Siragusa; e l’Intervista a Nicoletta Paparone, responsabile del coordinamento Ricerca Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, da parte della nostra inviata speciale Floriana Sergio, la quale ha voluto indagare sul progetto EBioScart – GO FICO di cui la Dott.ssa Paparone ne è la responsabile.

Poteva forse mancare l’Infografica del Laboratorio CosmopolitaSerena Zanella e Ludovica Ferrari ci presenteranno alcuni ingredienti utilizzabili nella formulazione di prodotti solari come booster di SPF o come attivi multifunzionali e ci spiegheranno “perché ci piace”. A loro, è stata dedicata una pagina speciale… clicca il banner qui sotto per un tour virtuale nel loro laboratorio!

Nella sezione Aziende avremo poi le schede ingredienti di Res Pharma – Res Pharma Innovative Ingredients, Biochim – RAHN AG, Active UP – Toyo Sugar Refining Co, amitahc Italia – Cobiosa e THOR Specialties, alcune delle quali avranno anche un richiamo nella rubrica Formulario con formule create ad hoc da parte delle aziende; un’occasione in più per mettere in evidenza l’ingrediente presentato.

Biochim - RAHN AG

LIFTONIN®-Q

Active UP - Toyo Sugar Refining Co

NARINGINOL GLX™

amitahc Italia
Cobiosa

Sugicare

Thor Specialties

Microcare® Quat EQG

Seguiranno le interviste a Marilisa Franchini, CEO e founder di M 2.0, che ci racconterà del suo percorso accademico fino alla nascita della linea Beautycology®

A Giulia Guadalupi, CEO e co-fondatrice di Bacfarm, una giovane start up sarda che ha avuto l’intuizione di allevare e sfruttare organismi che rappresentano una fonte inesauribile di nuove materie prime naturali; e a Giovanna Pressi, responsabile R&S di Aethera Biotech®, società italiana parte del gruppo Cereal Docks e specializzata nella ricerca e sviluppo di attivi da colture controllate per il settore Food e Personal Care.

Come sempre ci sarà la presentazione di alcuni Prodotti finiti, la cui rubrica a partire da questo numero si arricchirà grazie alla sezione dedicata ai Dispositivi Medici; e la rubrica fissa Next Generation, che su questo numero ospiterà il testo di Alessio Borghi, Laura Lugli, Desirè Natali e Serena Zingaretti dell’Università degli Studi di Camerino andranno a presentare un doposole lenitivo con pigmenti microincapsulati.

Detto ciò, non vi resta che venirci a trovare al Making Cosmetics per ritirare la vostra copia omaggio e immergervi nella lettura di questo nuovo numero ricco (come sempre) di spunti e contenuti interessanti.

Vi aspettiamo dunque numerosi allo stand IN 501 di MiCo Milano Congressi!

BUONA LETTURA!

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Perché ci piace – Solari

Perché
ci piace

Booster SPF e ingredienti attivi per proteggere la pelle dai raggi UV

Abbiamo selezionato ingredienti utilizzabili nella formulazione di prodotti solari come booster di SPF o come attivi multifunzionali. I primi, attraverso diversi meccanismi d’azione, sono in grado di aumentare l’SPF di una formulazione solare, consentendo così di ridurre la concentrazione dei fifi ltri e di raggiungere più facilmente l’SPF desiderato. I secondi, invece, sono attivi che proteggono la nostra pelle e i nostri capelli dai danni derivanti dalla prolungata esposizione ai raggi solari.Di ognuno vi spieghiamo la funzione e….perchè ci piace!

Serena & Ludovica

Categoria: Attivo-booster SPF
Funzione: Un attivo smart in grado di svolgere una doppia funzione all’interno della formulazione: 1) agisce come filtro; 2) qualche ora dopo l’applicazione sulla pelle, funziona come attivo anti-age
Percentuale d’uso: % variabile a seconda dell’SPF desiderato
Perchè ci piace: Un booster amico dell’ecosistema marino, essendo lui stesso uno dei componenti principali dell’apparato osseo dei pesci

Categoria: Burro, emolliente, attivo
Funzione: Un burro naturale che apporta alla formula tutti i benefici dei curcuminoidi: oltre a migliorare le prestazioni SPF e PFA della protezione solare, ha anche proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antimicrobiche
Percentuale d’uso: % variabile a seconda della texture desiderata
Perchè ci piace: Non un semplice burro, ma un vero e proprio burro funzionalizzato ricco di proprietà

Categoria: Attivo-prolungatore dell’abbronzatura
Funzione: Un peptide che i test in vivo ed ex vivo hanno dimostrato essere il più efficace nell’attivazione del MC1R (Melanocortin 1 Receptor), il principale regolatore della pigmentazione naturale della pelle
Percentuale d’uso: 1-3%
Perchè ci piace: L’attivo ideale per formulare cosmetici che prolungano l’abbronzatura estiva e che garantiscono alla pelle un bagliore naturale non solo nel periodo estivo ma l’intero anno

Categoria: Attivo-booster SPF, modificatore reologico
Funzione: Un booster di origine naturale facilmente disperdibile in acqua
Percentuale d’uso: 1-3%
Perchè ci piace: Aumenta la viscosità della formula per cui si può ridurre il contenuto di viscosizzanti

Categoria: Attivo-protezione della pelle
Funzione: Un attivo che protegge la pelle dalle scottature, ma anche un booster di filtri solari UVB. Ricco di acidi grassi, carotenoidi e una fonte di vitamine A, E, B1, B2, PP, K e C
Percentuale d’uso: 1-5%
Perchè ci piace: Può essere sfruttato sia in formulazioni solari sia in prodotti anti-age grazie alla sua capacità di proteggere la pelle mantenendola elastica e idratata

Categoria: Attivo-protezione del capello
Funzione: Non un semplice quat! Dona al capello una protezione UV completa: assorbe sia nel range dell’UVB che UVA. In questo modo è quindi in grado di proteggere il colore e, allo stesso tempo, di preservare la lunghezza della fibra del capello
Percentuale d’uso: 2-4%
Perchè ci piace: Un liquido facile da utilizzare che può essere aggiunto alla formula sia a caldo che a freddo. Adatto sia per prodotti rinse-off che leave-on

L’Integratore Nutrizionale n°5/2021

L’Integratore Nutrizionale n°5/2021

Focus: Nutricosmetici, Healthy ageing

ARTICOLI SCIENTIFICI:

• Apriamo questo numero con un articolo, a cura di Metagenics Italia, che affronta il tema in focus presentandoci le proresolvine, la loro attività e l’importante ruolo che la risoluzione dell’infiammazione ha per un invecchiamento di successo. Nel testo vengono analizzati provenienza e classificazione delle proresolvine, meccanismi d’azione nelle patologie nell’invecchiamento e nelle patologie neurodegenerative e sinergia con farmaci antinfiammatori.   

Proresolvine e ageing
La risoluzione dell’infiammazione come chiave per un invecchiamento di successo
Maurizio Salamone, Veronica Di Nardo, Francesca Busa

I Selective Pro-resolving Mediators (SPMs) o proresolvine sono mediatori lipidici derivati da acidi grassi polinsaturi, prodotti nel sito dell’infiammazione a conclusione del processo infiammatorio acuto. Agiscono non come antinfiammatori ma come segnali naturali agonisti della risoluzione, orchestrando numerosi meccanismi fisiologici predeterminati geneticamente e orientati al ripristino dell’omeostasi e alla guarigione dei tessuti coinvolti. La classificazione delle proresolvine evidenzia un’attività specifica su ogni cellula del sistema immunitario, recettori specifici e meccanismi d’azione peculiari in risposta alle citochine proinfiammatorie. L’attività pleiotropica delle proresolvine e l’importante ruolo che l’infiammazione svolge in tutte le patologie cronico-degenerative suggerisce che i processi di risoluzione dell’infiammazione possano rappresentare una chiave tutta da esplorare per un invecchiamento di successo. Oltre 1200 studi negli ultimi 20 anni ci hanno fatto conoscere la farmacologia della risoluzione e finalmente sono disponibili sul mercato alcune formulazioni nutraceutiche che contengono questi principi attivi dalle incredibili potenzialità.

• La Boswellia serrata è la protagonista del secondo articolo scientifico di questo numero. Indena ci propone uno studio pilota sull’effetto di Boswellia Phytosome® sull’acuità visiva e sullo spessore retinico nei pazienti affetti da CSCR. Il distacco sieroso della retina neurosensoriale a livello maculare è un tratto distintivo della corioretinopatia sierosa centrale (CSCR), una condizione che causa deficit visivo associato a distorsione e ondulazione delle immagini. È stata attribuita una certa importanza alla componente infiammatoria responsabile dell’insorgenza e della persistenza della permeabilità coroideale. Boswellia Phytosome® rappresenta una forma proprietaria di somministrazione di una miscela purificata di acidi triterpenici provenienti dalla resina di Boswellia serrata, dalla dimostrata attività antinfiammatoria.

Boswellia serrata per il trattamento della corioretinopatia sierosa centrale
Uno studio pilota
Fabio Mazzolani, Stefano Togni, Federico Franceschi, Antonella Riva, Roberto Eggenhöffner, Luca Giacomelli

Lo scopo del presente studio pilota in aperto era studiare l’effetto di Boswellia Phytosome®* (BP) sull’acuità visiva e sullo spessore retinico in soggetti affetti da corioretinopatia sierosa centrale acuta o cronica.
Nello studio sono stati valutati 10 occhi di 10 pazienti che avevano completato almeno un periodo di follow-up di 1 mese. Sono stati somministrati 500 mg di BP al giorno ai pazienti affetti da corioretinopatia sierosa centrale. Come endpoint primario è stata scelta la riduzione dell’essudato maculare, misurato per mezzo di tomografia ottica a coerenza di fase prima e dopo il trattamento; mentre come endpoint secondari sono stati scelti la stabilità o il miglioramento dell’acuità visiva. L’acuità visiva è stata determinata per mezzo di valutazione oftalmologica, mentre la tomografia ottica a coerenza di fase è stata utilizzata per misurare lo spessore retinico.
Dopo un mese di trattamento, la riduzione del distacco dell’epitelio pigmentato retinico o della neuroretina aveva raggiunto un valore significativo (p<0,01). Dopo 1 mese di trattamento, in nessun occhio è stata riscontrata una riduzione dell’acuità visiva; il 70% mostrava una stabilizzazione e il 30% registrava un miglioramento. Questi risultati, sebbene preliminari, mostrano che BP può essere adatto per il trattamento della corioretinopatia sierosa centrale.

• Luisa Diomede e colleghi presentano una revisione della letteratura dove vengono rivalutati le molteplici attività e i principi attivi dell’estratto di liquirizia. Nell’articolo vengono presentate inoltre le strutture chimiche dei composti negli estratti di radice di liquirizia, con i loro nomi più utilizzati, e un panorama dei principali studi sugli effetti antivirali.

Attività antivirale della liquirizia
Revisione della letteratura e prospettive
Luisa Diomede, Marten Beeg, Alessio Gamba, Oscar Fumagalli, Marco Gobbi, Mario Salmona

Le proprietà fitoterapiche dell’estratto di Glycyrrhiza glabra (liquirizia) sono principalmente attribuite alla glicirrizina (GR) e all’acido glicirretico (GA). Analisi computazionali ha permesso di generare una rete di 21 composti potenzialmente attivi e 28 attività biologiche o farmacologiche. Le attività più frequenti sono antibatterica, neuroprotettiva, antiossidante, antinfiammatoria, analgesica e antitumorale. Tra le loro possibili azioni farmacologiche, particolarmente importante è la capacità di agire contro virus appartenenti a famiglie diverse. La principale attività antivirale di GR studiata e descritta è contro i virus dell’epatite A, B e C, anche se i meccanismi coinvolti non sono completamente compresi. Queste molteplici attività dell’estratto di liquirizia e dei suoi principali principi attivi vengono rivalutate in modo critico in questa revisione.

AGGIORNAMENTI

• LETTERATURA SCIENTIFICA: Domenico Barone dedica il suo approfondimento all’aiuto che la nutraceutica può offrire all’anziano per migliorarne le condizioni fisiche, mentali, immunologiche e di qualità della vita.

• APPROFONDIMENTI FORMULATIVI: Andrea Fratter (SIFNut) e Arrigo Cicero (SINut) esprimono la loro opinione e strategia sul problema ancora aperto della bioaccessibilità dei nutraceutici.

• PIANTE E DERIVATI BOTANICI: come di consueto dedichiamo questa rubrica al monitoraggio dell’adulterazione dei botanicals e, in particolare in questo numero, all’adulterazione delle bacche di sambuco.

• APPROFONDIMENTI NORMATIVI – Allerta ossido di etilene, questo è il tema della rubrica di Armando Antonelli che ne analizza l’impatto sugli integratori alimentari e le ammonizioni per un uso improprio. 

• PUBBLICITA’ AL VAGLIO: anche nel mondo degli integratori la pubblicità può essere fuorviante e non del tutto veritiera. In questo numero Serena Ponso elenca alcuni spot pubblicitari presi in esame dallo IAP.

• SOSTENIBILITA’: nella rubrica dedicata ai progetti volti ad un utilizzo sostenibile degli scarti di prodotti alimentari, si parla, in questo numero, del progetto CirCO, acronimo di Circular Coffee, che si propone di studiare la possibile valorizzazione di uno scarto derivante dalla tostatura del caffè, il silverskin, la pellicina che ricopre i grani di caffè.

• PET CORNER: su questo numero viene presentata la valutazione in real life dell’efficacia di un simbiotico commerciale nel trattamento della diarrea acuta del cane.

E ora spazio alle AZIENDE che collaborano attivamente con noi presentando nuovi ingredienti:

Questi argomenti e tante altre NOTIZIE ti aspettano su questo numero... BUONA LETTURA!

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Cosmetic Technology N° 4/2021

Cosmetic Technology N° 4/2021

Focus: INGREDIENTI NATURALI E SOSTENIBILITà

Ovunque voi abbiate deciso di passare le vostre vacanze, vi garantiamo che Cosmetic Technology n.4 sarà di sicuro un’ottima compagnia, sia in versione cartacea sia in digitale.

Questo numero ha come focus Ingredienti naturali e sostenibilità, un tema che oramai è sulla bocca di tutti ed è molto caro alle nuove generazioni.
La pandemia ha rimesso in discussione i nostri comportamenti e scelte; i nostri stili di vita e abitudini. Stiamo davvero mettendo in pratica tutti gli atteggiamenti più idonei al fine di salvaguardare il pianeta per le generazioni future?
Il numero è ricco di nuovi spunti e idee infatti abbiamo accolto preziose testimonianze di realtà che fanno della sostenibilità il proprio “pane quotidiano”.
In questo numero, infatti, la sezione Aziende ospita ben 4 interviste. È proprio il caso di dirlo: ci siamo fatti in 4!

Abbiamo incontrato Marie-Pascale Rogier, Global Project Leader Nagoya, Natural Sourcing & Sustainability di Symrise, che ci ha raccontato del valore che ha la sostenibilità all’interno dell’azienda; Valeria Carli, Marketing and Sales Director presso Eico Novachem, azienda familiare capitanata da sole donne che hanno come principale obiettivo quello di soddisfare la propria clientela con un elevato numero di specialties chimiche di alta qualità a catalogo; e Giacomo Vicari, R&D presso Bottega Verde, che ci ha parlato dell’azienda, dell’evoluzione del mercato e del ruolo giocato dal formulatore.

La Dott.ssa Chiara Degl’Innocenti, Export Manager Cosmetics presso RAHN AG, ha invece incontrato per noi la Dott.ssa Emina Besic Gyenge, Senior R&D Manager Hair Care di RAHN Cosmetic Actives, la quale ha parlato del concetto di Clean Beauty e di è come si è fuso con la filosofia interna di un’azienda come RAHN Cosmetic Actives.

Ma…andiamo con ordine… si comincia con un tuffo nell’arte nella cosmetica raccontata attraverso gli occhi di Paolo Lucchese, Opinion Leader di questo numero che fornisce ai colleghi formulatori qualche suggerimento per un ritorno alle origini.

Passiamo agli Articoli, dove troviamo Andrea Milanesi, Maurizio Rinaldi e Lorella Giovannelli, dell’Università del Piemonte Orientale, ed Elia Bari dell’Università degli Studi di Pavia, che parlano della sericina, una proteina estratta dai bozzoli di Bombyx mori, inizialmente vista come scarto dell’industria tessile e oggi impiegata in ambito biomedicale e cosmetico.

Ottimizzazione di spray-drying di sericina estratta da Bombyx mori
Applicazione del disegno sperimentale nello studio di miscele di sericina e coadiuvanti tecnologici dell’essiccamento
Andrea Milanesi, Maurizio Rinaldi, Lorena Segale, Elia Bari, Lorella Giovannelli

La sericina è una proteina estratta dai bozzoli di Bombyx mori, la cui larva è nota come baco da seta. Negli ultimi anni questo prodotto, originariamente visto come scarto dell’industria tessile, ha suscitato un rinnovato interesse per le sue numerose attività biologiche e ha trovato largo impiego, in particolare in ambito biomedicale e cosmetico. In questo studio la sericina è stata estratta dai bozzoli attraverso la tecnica di degumming High Temperature High Pressure (HTHP) ed è stata essiccata in presenza di due coadiuvanti dell’essiccamento della proteina, il trealosio (TR) e la metil-β-ciclodestrina (MBCD), al fine di ottenere una polvere di impiego tricologico. Attraverso un disegno sperimentale (DoE), il disegno di miscela D-ottimale, è stato valutato l’impatto di un terzo componente, un derivato cationico della gomma di guar, l’idrossipropiltrimonio cloruro (CGG), sulle caratteristiche delle polveri di sericina essiccate in presenza di TR e MBCD. In particolare, sono state valutate la resa di processo, l’umidità residua (tramite analisi termogravimetrica, TGA) e le caratteristiche morfologiche (con microscopia ottica e a scansione elettronica, SEM). L’impiego di queste miscele ha migliorato significativamente il processo di essiccamento della proteina: il disegno sperimentale ha permesso di individuare le miscele migliori per l’ottenimento di polveri di sericina caratterizzate da buone rese e lavorabilità, oltre che da ridotta umidità residua rispetto alla proteina processata senza i coadiuvati dell’essiccamento. In particolare, la polvere derivante dalla soluzione di sericina e da 0,10% di CGG, 0,45% di TR e 0,45% di MBCD si è contraddistinta come quella caratterizzata da proprietà adatte alla produzione di materie prime per impiego tricologico.

Grazia Maria Cappucci, Roberto Rosa e Anna Maria Ferrari (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ed EN&TECH) e Carla Villa (DIFAR) trattano invece della metodologia Life Cycle Assessment (LCA), uno strumento ampiamente utilizzato per quantificare la sostenibilità dei prodotti cosmetici.

Life Cycle Assessment per quantificare la sostenibilità dei prodotti cosmetici
Casi studio dalla letteratura
Grazia Maria Cappucci, Roberto Rosa, Carla Villa, Anna Maria Ferrari

La metodologia Life Cycle Assessment (LCA) è lo strumento più usato per valutare le performance ambientali di prodotti, processi e servizi, poiché l’identificazione e la quantificazione degli impatti ambientali viene eseguita secondo correlazioni scientifiche causa-effetto e la standardizzazione fornita dalle norme UNI EN ISO 14040:2006 e UNI EN ISO 14044:2006 garantisce risultati verificabili e riproducibili.
Nel presente lavoro vengono illustrati casi studio realizzati mediante l’applicazione della metodologia LCA su prodotti cosmetici, i cui risultati pongono l’attenzione su aspetti che il consumatore non è portato a considerare con facilità, a causa anche di un’informazione parziale che le industrie cosmetiche forniscono sui propri prodotti. Tra i principali risultati riportati vi è, innanzitutto, la grande incidenza degli ingredienti sugli impatti ambientali, a cui segue quella dovuta alle formulazioni, sotto l’aspetto dell’origine dei componenti.
Gli autori sottolineano alcune criticità negli studi considerati, prima fra tutte la mancanza di adozione di un metodo di valutazione del danno (endpoint), indispensabile per confrontare e valutare in maniera chiara e univoca le performance ambientali. Un ulteriore problema è legato alla scelta dei confini del sistema, che spesso non prendono in considerazione il ciclo di vita completo del prodotto.

Chiude la sezione degli articoli la psicologa Anna Marras, la quale ci racconta della tanoressia, ovvero la dipendenza da abbronzatura; un fenomeno che per certi versi è accomunato a vere e proprie dipendenze comportamentali.

Tanoressia: mai abbastanza abbronzati
Analisi qualitativa del fenomeno e nuove concettualizzazioni nell’ambito delle dipendenze comportamentali
Anna Marras

Il termine colloquiale “tanoressia” è utilizzato per riferirsi alla dipendenza da abbronzatura, ovvero quel fenomeno di compulsione rispetto all’abbronzarsi, associato a un intenso desiderio di apparire abbronzati e alla difficoltà di interrompere tale comportamento. Nonostante i rischi dell’esposizione ai raggi UV (soprattutto artificiali) siano stati ampiamente documentati negli ultimi vent’anni, la prevalenza di questo fenomeno è altamente significativa, tanto da accomunarlo a una dipendenza comportamentale. Con queste ultime condivide, infatti, meccanismi neurobiologici, sintomi psicologici e psichiatrici, e opzioni di trattamento. Scopo di questa trattazione è fornire una visione d’insieme del fenomeno, dalle sue radici culturali ai meccanismi neurobiologici, fino a esaminarne le attuali concettualizzazioni e le opzioni di trattamento.

A seguire troviamo gli Aggiornamenti, dove un testo scritto lo studio Rodl & Partner, per mano di Federica Stramezzi e Giulia Chiarvesio, hanno steso un Approfondimento legislativo sull’attualissima Plastic Tax; la risposta italiana all’obiettivo comune europeo di trovare una soluzione per la crescente produzione e dispersione di rifiuti di plastica nell’ambiente.

Negli Approfondimenti Cosmetici si parla dei cosmetici conosciuti grazie al famoso claim “senza conservanti”. Ma che cosa significa che un prodotto è formulato senza conservanti? Quali componenti del prodotto cosmetico favoriscono la crescita microbica e come è possibile contrastarla? A queste domande rispondono Alessandra Semenzato, Giulia Galizia e Giovanni Tafuro di UNIRED, spin-off dell’Università degli Studi di Padova.

Nella stessa rubrica abbiamo poi il contributo di Carsten Dietz, Sales Director Asian Pacific and East Europe presso Cosphatec GmbH, che ci illustra gli attivi multifunzionali come valida alternativa per una conservazione meno aggressiva dei prodotti.

Segue poi il testo di AIDECO, Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia, che in linea con il focus tratta di ingredienti naturali e sostenibili e dell’interesse del consumatore nei loro confronti.

A completare questa sezione troviamo le rubriche fisse Anna Ciranni (Segnalazioni Rapex e Pareri del Scientific Committee on Consumer Safety), Lorella Giovannelli (Letteratura Cosmetica); chiudono Sonia Cudrig (Hints for lab) e Floriana Sergio (Eccellenze Italiane) con un magnifico viaggio tra le materie prime.

Ma non è finita! Anche questo numero si tinge di rosa con uno speciale interamente dedicato alle donne, in particolare ad alcune giovani donne imprenditrici che il nostro Direttore Scientifico Anna Caldiroli ha avuto modo di conoscere. Lasciamo dunque la parola alle fondatrici di tre start up innovative: Alice Zabeo con Bonnie Beauty, Lucrezia Del Papa con Olivella®, Linda Romano e Simona Rita Tamassia con Plentiness.com.
Delle vere innovatrici che hanno veramente tanto da raccontare di loro e della loro impresa.

In Next Generation, Paola Di Tella, Marta Gentili, Sara Giaccari e Giovanna Fania dell’Università degli Studi di Camerino ci parlano di ZERO CELL, un cofanetto che vede al suo interno una maschera e una crema anticellulite pensati per il trattamento d’urto degli inestetismi legati all’accumulo di adiposità di gambe, addome e glutei.

Arricchiscono ulteriormente il numero  una selezione di esempi formulativi di Active Box, Biochim e Deimos Group e la presentazione delle schede ingredienti di:

Res Pharma
Greentech

CIRCALYS®

Gale & Cosm - Premium Organic

Alpin Heilmoor Extract

Biochim
Lubrizol

Algapur™ HSHO

Active Box
Corum

Epi-On™

Per concludere, siamo stati presenti ad un evento organizzato dall’Università Cà Foscari di Venezia, un vero e proprio esempio di circolarità… non perdete tempo, sfogliate subito il numero per scoprirlo!

Da CEC Editore è tutto! Non ci resta che augurarvi buone vacanze e, come sempre, buona lettura.

Continuate a seguirci e rimanete sintonizzati sui nostri canali social…a settembre torneremo carichi e con tantissime novità!

BUONA LETTURA!

CEC Editore, in collaborazione con Making Cosmetics e in-vitality, presenta: ANTEPRIMA ESPOSITORI 2021, una pubblicazione imperdibile per tutte le aziende!

L’edizione 2021 si articolerà quindi in un elenco completo degli espositori di entrambe le fiere, dove le aziende avranno, oltre al nome presente nell’elenco, la possibilità di aggiungere una doppia pagina a loro dedicata con tutte le novità 2021.

L’Anteprima espositori Making Cosmetics/in-vitality verrà allegata ai numeri 4 di Cosmetic Technology e de L’Integratore Nutrizionale, distribuita durante la fiera e disponibile in versione digitale sul nostro sito.

Non perdere questa grande occasione, un’ottima vetrina per tutte le aziende!

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L’Integratore Nutrizionale n°4/2021

L’Integratore Nutrizionale n°4/2021

Focus: Prebiotici/probiotici e salute gastrointestinale

ARTICOLI SCIENTIFICI:

• Un bellissimo lavoro, frutto della collaborazione di illustri nomi dell’Università francese Mont-Saint-Aignan, ci presenta i probiotici di precisione del domani, in particolare una nuova soluzione per il controllo del sovrappeso.

I probiotici di precisione del domani
Una nuova soluzione per il controllo del sovrappeso e della salute metabolica
Emma Baghtchedjian, Nina Vinot, Sergueï Fetissov, Pierre Déchelotte, Clémentine Trotin-Picolo, Grégory Lambert

Questo articolo riassume l’approccio innovativo che ha portato alla scoperta del probiotico di precisione Hafnia alvei HA4597®* e dei suoi benefici sul peso corporeo e sui parametri metabolici. Hafnia alvei HA4597® è stato identificato, dopo i risultati sugli effetti del metabolita batterico peptidasi caseinolitica B (ClpB) sulla regolazione dell’appetito, attraverso una selezione delle specie che producono il ClpB. L’efficacia della specie nell’uomo è stata convalidata nel corso di uno studio multicentrico, in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, che includeva 236 adulti in sovrappeso. I risultati positivi dello studio clinico sulla perdita di peso suggeriscono l’utilizzo di H. alvei HA4597® nel controllo globale dell’eccesso di peso.

• Margherita Patrucco, dell’azienda Probiotical, ci offre la lettura di un interessante studio sui benefici della miscela probiotica B. breve BR03 + B. breve B632, contro l’obesità infantile e insulinoresistenza in età pediatrica

Obesità infantile e insulinoresistenza in età pediatrica
Benefici della miscela probiotica B. breve BR03 + B. breve B632
Margherita Patrucco

L’obesità rappresenta ad oggi una delle sfide più difficili per la salute pubblica, essendo associata a numerose gravi comorbidità. Recentemente è stata dimostrata un’associazione tra obesità e alterazioni del microbiota intestinale, permettendo di ipotizzare che l’uso di probiotici possa rappresentare un valido aiuto nel trattamento di queste problematiche. È stato condotto uno studio su 101 pazienti pediatrici affetti da obesità e insulinoresistenza in trattamento con una dieta isocalorica, con lo scopo di valutare l’efficacia di una miscela di due ceppi probiotici (Bifidobacterium breve BR03 e Bifidobacterium breve B632)* nel migliorare il metabolismo glucidico e insulinico all’inizio di un programma nutrizionale finalizzato alla perdita di peso. I risultati, oltre a evidenziare la sicurezza del trattamento, dimostrano gli effetti benefici della miscela sul metabolismo glucidico e insulinico nei pazienti pediatrici. È emerso, infatti, che la somministrazione dei due ceppi è associata al miglioramento della sensibilità all’insulina sia a digiuno che durante l’Oral Glucose Tolerance Test (OGTT). Contrariamente a quanto affermato in altri studi, gli effetti metabolici si mantengono anche dopo l’interruzione del trattamento. Lo studio supporta l’uso di questi probiotici come aiuto per il controllo e il trattamento dell’obesità giovanile, e suggerisce che la funzionalità del microbiota potrebbe influenzare la risposta metabolica ai probiotici. Il trattamento su misura con probiotici potrebbe quindi essere una promettente strategia aggiuntiva per l’obesità.

• Rosario Russo, dell’azienda Giellepi, ci illustra i risultati di uno studio clinico, randomizzato, in doppio cieco, nel quale si valuta l’efficacia di Lacticaseibacillus paracasei Lpc-37® nel ridurre stress e ansia

Lacticaseibacillus paracasei Lpc-37® riduce stress e ansia
Risultati di uno studio clinico, randomizzato, in doppio cieco (Sisu study)
Elaine Patterson, Síle M. Griffin, Alvin Ibarra, Emilia Ellsiepen, Juliane Hellhammer
Traduzione di Rosario Russo

Lo stress cronico rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di disturbi dell’umore e altri disordini psicologici. Evidenze cliniche dimostrano che la somministrazione di probiotici è in grado di influenzare la risposta allo stress e l’umore. Il presente studio clinico (Sisu) ha lo scopo di valutare se il Lacticaseibacillus paracasei Lpc-37® (Lpc-37®)* è utile nel modulare la risposta allo stress, l’umore e il benessere in individui adulti. A tal fine, 120 soggetti sani (18-65 anni) sono stati randomizzati in due gruppi in base al trattamento ricevuto (1,75×1010 CFU di Lpc-37® o placebo) per 5 settimane. L’obiettivo principale dello studio è stato quello di valutare gli effetti del trattamento sulla frequenza cardiaca in risposta al Trier Social Stress Test (TSST), mentre gli obiettivi secondari hanno previsto l’analisi di diversi parametri psicometrici e biomarker fisiologici, tra cui la percezione dello stress, i livelli di cortisolo, la pressione arteriosa e la valutazione soggettiva della qualità del sonno, della vita e dell’umore. I risultati dello studio hanno confermato l’efficacia della somministrazione di Lpc-37® nel contrastare l’aumento della frequenza cardiaca in soggetti con stress cronico ridotto (LCS), mentre è stato registrato un aumento della frequenza cardiaca nei soggetti con stress cronico elevato (HCS). La somministrazione orale di Lpc-37® ha comportato una significativa riduzione della percezione dello stress dopo l’intervento, la normalizzazione dei livelli di cortisolo, un aumento della percezione di benessere e miglioramento della qualità del sonno. Durante lo studio non sono stati osservati eventi avversi gravi in nessuno dei due gruppi. Complessivamente, la somministrazione orale di Lpc-37® ha determinato una riduzione dello stress percepito dai partecipanti rispetto al placebo.

• Silvia Romagnoli, della Direzione Scientifica di Ofi-Procemsa Group, presenta una review della letteratura sugli psicobiotici nel disturbo mentale comune

Gli psicobiotici nel disturbo mentale comune
Breve review della letteratura

Silvia Romagnoli

Gli psicobiotici sono probiotici sviluppati come target terapeutico per il beneficio sulla salute in pazienti affetti da malattie psichiatriche, essendo in grado di produrre e rilasciare sostanze neuroattive che agiscono sull’asse cervello-intestino. La valutazione preclinica in modello animale Germ Free (GF) suggerisce che alcuni psicobiotici possiedono attività antidepressiva o ansiolitica. In recenti studi clinici sull’uomo emergono prove dei benefici nell’alleviare i sintomi dell’ansia, dello stress e della depressione, riscontrabili anche nei disturbi post traumatici da stress (PTSD). Tali benefici possono essere correlati alle azioni antinfiammatorie e modulatorie sul sistema serotoninergico degli psicobiotici somministrati.

• “Pompelmo e integratori a base di pompelmo”: questo è il tema che illustri nomi della medicina e dell’Università, trattano nell’ultimo, ma non meno importante, articolo di questo numero. Il lavoro presenta, in particolar modo, l’interazione di questo frutto con i farmaci. 

Pompelmo e integratori a base di pompelmo
Interazioni con i farmaci: non allarmismo ma cautela

Valentina Talarico, Roberto Miniero, Domenico Barone

Gli psicobiotici sono probiotici sviluppati come target terapeutico per il beneficio sulla salute in pazienti affetti da malattie psichiatriche, essendo in grado di produrre e rilasciare sostanze neuroattive che agiscono sull’asse cervello-intestino. La valutazione preclinica in modello animale Germ Free (GF) suggerisce che alcuni psicobiotici possiedono attività antidepressiva o ansiolitica. In recenti studi clinici sull’uomo emergono prove dei benefici nell’alleviare i sintomi dell’ansia, dello stress e della depressione, riscontrabili anche nei disturbi post traumatici da stress (PTSD). Tali benefici possono essere correlati alle azioni antinfiammatorie e modulatorie sul sistema serotoninergico degli psicobiotici somministrati.

AGGIORNAMENTI

• LETTERATURA SCIENTIFICA: Domenico Barone ci parla di postbiotici o paraprobiotici.

• APPROFONDIMENTI FORMULATIVI: SIFNUT, in questo numero, presenta le tecnologie di elaborazione emergenti per la valorizzazione dei rifiuti, con il recupero di preziosi composti bioattivi.

• PIANTE E DERIVATI BOTANICI: in questo numero si affronta il tema dell’adulterazione dell’estratto di melograno.

• HEALTH CLAIM: Probiotici e quadro regolatorio in EU, a cura di Antonino Santoro

• BIOTECH: Biotecnologie: presentati due nuovi rapporti che fotografano le imprese biotech in Italia e la bioeconomia in Europa

• APPROFONDIMENTI NORMATIVI – Armando Antonelli ci parla dell’impatto sugli integratori alimentari della Garcinia cambogia.

• PUBBLICITA’ AL VAGLIO: in questo numero si focalizza l’attenzione sulla pubblicità degli integratori alimentari, avvalendosi anche su quanto emerso dal webinar del 19 maggio realizzato da FederSalus.

E ora spazio alle AZIENDE che collaborano attivamente con noi presentando nuovi ingredienti tutti legati al focus:

…ma non solo ingredienti e prodotti, anche il pubbliredazionale di Probiotical tratta di probiotici e prebiotici e della salute gastrointestinale, non perdetelo!

Questi e tanti altri interessanti argomenti ti aspettano su questo numero... BUONA LETTURA!

CEC Editore, in collaborazione con Making Cosmetics e in-vitality, presenta: ANTEPRIMA ESPOSITORI 2021, una pubblicazione imperdibile per tutte le aziende!

L’edizione 2021 si articolerà quindi in un elenco completo degli espositori di entrambe le fiere, dove le aziende avranno, oltre al nome presente nell’elenco, la possibilità di aggiungere una doppia pagina a loro dedicata con tutte le novità 2021.

L’Anteprima espositori Making Cosmetics/in-vitality verrà allegata ai numeri 4 di Cosmetic Technology e de L’Integratore Nutrizionale, distribuita durante la fiera e disponibile in versione digitale sul nostro sito.

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Microbiologia e cosmesi si incontrano

Microbiologia e cosmesi si incontrano

Cosmetici suscettibili di contaminazione e microrganismi implicati

Ogni giorno milioni di consumatori applicano prodotti cosmetici su viso e corpo.
È un rituale che, da migliaia di anni, è diventato una necessaria abitudine e del quale non è più possibile a fare a meno.
Principalmente a causa di una cattiva conservazione o di un utilizzo poco ortodosso, i cosmetici possono diventare una fonte di proliferazione di microrganismi, anche patogeni, associati a patologie della pelle e inestetismi cutanei. In particolare, i prodotti per lo skin care e alcuni prodotti makeup (mascara e beauty blender) possono essere i candidati perfetti per accogliere comunità microbiche in espansione.

Produrre prodotti microbiologicamente sicuri: quali i limiti?

I prodotti cosmetici devono essere affidabili e sicuri anche dal punto di vista microbiologico, al fine di evitare l’insorgenza di patologie e inestetismi cutanei che potrebbero derivare da un’eventuale contaminazione del prodotto. Nonostante non siano sterili, i cosmetici vengono realizzati accuratamente per garantire sicurezza e stabilità, al fine di limitare la proliferazione microbica.
Le raccomandazioni sui limiti qualitativi e quantitativi di contaminazione microbiologica dei prodotti cosmetici sono riportate nelle linee guida del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (Scientific Committee on Consumer Safety, SCCS), giunte all’undicesima revisione (1).
Tali limiti sono stabiliti dalla norma tecnica EN ISO 17516:2014; approvata dal Comitato europeo di normazione (European Committee for Standardization, ECS) il 9 agosto 2014, revisionata e confermata nel 2020 (1,2).
Macroscopicamente si possono distinguere i prodotti cosmetici in 2 categorie:
–    Categoria 1: prodotti specificatamente formulati per bambini al di sotto dei 3 anni e prodotti destinati all’applicazione attorno l’area oculare e sulle mucose.
–    Categoria 2: tutti gli altri prodotti considerati “meno preoccupanti”.

Tali limiti stabiliscono che il numero totale di microrganismi aerobi mesofili deve essere inferiore a 102 UFC* ogni ml/g di prodotto per i prodotti di categoria 1 e inferiore a 103 UFC ogni ml/g di prodotto per quelli di categoria 2. Inoltre, sono stabiliti anche dei limiti per quanto riguarda i microrganismi patogeni (Tab.1).

Fonti, modalità di contaminazione e microrganismi implicati

La contaminazione microbica dei prodotti può verificarsi principalmente: a) attraverso l’utilizzo di materie prime contaminate; b) durante il processo di produzione e confezionamento; c) durante l’utilizzo (3,4).
Analizzando i livelli di contaminazione di prodotti usati e i relativi effetti avversi, è stato possibile concludere come questi ultimi siano spesso imputabili per lo più a un uso scorretto da parte del consumatore e a una cattiva conservazione del prodotto.
Risultati ottenuti da studi osservazionali hanno messo in evidenza che le contaminazioni dei prodotti cosmetici sono frequentemente attribuibili a batteri Gram -: tra questi troviamo prevalentemente batteri aerobi quali Pseudomonas e anaerobi facoltativi quali Enterobacter (5), oltre a Salmonella ed Escherichia. Tra i Gram +, i batteri del genere Staphylococcus possiedono una posizione privilegiata.
L’analisi della composizione microbica dei prodotti cosmetici aiuta a comprendere quali siano le condizioni igieniche di tali prodotti, in particolare se utilizzati in maniera scorretta dal consumatore. Ad esempio, la presenza di microrganismi quali Staphylococcus haemolyticus e Staphylococcus saprophyticus (6) è indice di manipolazioni inadeguate e cattiva igiene personale; fattori che si pongono a fondamento della contaminazione dei prodotti cosmetici durante l’utilizzo.

Uno dei microrganismi che desta più attenzione è sicuramente Pseudomonas aeruginosa. Da anni è nota la sua implicazione nelle infezioni nosocomiali e, in alcuni casi, può essere responsabile di infezioni dell’orecchio medio ed esterno, di infezioni del tratto respiratorio, e di follicoliti e infezioni oculari (congiuntiviti, cheratiti e oftalmiti), in particolare in soggetti che utilizzano lenti a contatto (7,8).
Le infezioni da Pseudomonas sono poco frequenti in soggetti immunocompetenti; tuttavia, la compromissione della funzionalità della barriera cutanea determina un significativo incremento del rischio di infezioni associate a utilizzo di prodotti contaminati (9). Tali eventi non vanno quindi sottovalutati.
A tal proposito, un caso in particolare riguarda lo sviluppo di ulcere corneali associato all’utilizzo di mascara contaminati. Ad esempio, è descritto in letteratura un caso molto particolare verificatosi in una donna di 47 anni: lo sviluppo di ulcere corneali è stato associato alla presenza di Pseudomonas aeruginosa, successivamente isolato sia nell’ulcera corneale sia nel mascara (10).

Mascara e contaminazione microbica

I mascara presentano una variabilità di contaminazione microbica maggiore rispetto ad altre tipologie di prodotti per il makeup e risultano essere tra i prodotti più contaminati in assoluto (3,11). La contaminazione microbiologica che li vede protagonisti non è dovuta solamente alla loro formulazione acquosa, ma anche a un utilizzo scorretto da parte del consumatore.
Nel 2013 è stato condotto uno studio volto a esaminare le abitudini di utilizzo di mascara da parte di 44 studentesse brasiliane. Dall’analisi dei risultati è emerso che il 92% delle partecipanti utilizzava il mascara oltre 6 mesi dall’apertura e circa 2/3 protraeva l’utilizzo per oltre 2 anni (7).
I prodotti addizionati per assicurarne la conservazione perdono di efficacia qualora il prodotto dovesse essere utilizzato in maniera non adeguata e oltre la data di scadenza, rendendosi poco utili nel contrastare la proliferazione microbica (4).
Inoltre, il continuo contatto con le ciglia è un elemento fondamentale: i batteri presenti nell’ambiente, posandosi sulla superficie delle ciglia, vengono veicolati direttamente all’interno del prodotto immediatamente dopo l’utilizzo, e a lungo andare il sistema preservante è insufficiente a contrastare questo continuo apporto di microrganismi.

Sebbene Pseudomonas aeruginosa sia uno dei microrganismi maggiormente isolati nei cosmetici usati, una larga parte delle infezioni sono imputabili a batteri appartenenti al genere Staphylococcus, noti per essere implicati in alterazioni patologiche della pelle. Primo fra tutti Staphylococcus aureus, comunemente associato a infezioni di pelle e tessuti molli come dermatite atopica, vesciche cutanee e cellulite; una condizione flogistica che interessa il tessuto sottocutaneo. Anche in questo caso, i mascara sono terreno fertile per la proliferazione di Staphylococcus aureus e Staphylococcus epidermidis: la maggior parte delle infezioni causate da questi microorganismi è ricollegabile a lesioni a carico della superficie dell’occhio (7).
La presenza di graffi, abrasioni e piccoli traumi rende maggiormente suscettibili a infezioni stafilococciche. Una categoria di soggetti particolarmente a rischio è rappresentata da coloro che soffrono di dermatite atopica; a causa di fattori immunologici associati a una maggiore secchezza della pelle e a carenze lipidiche nello strato corneo, questi soggetti sono maggiormente esposti a infezioni cutanee causate da Staphylococcus aureus e per tale motivo devono prestare un’attenzione particolare (12).

Beauty blender: la “nuova arrivata”

Un accessorio degno di nota è la beauty blender, ovvero una particolare tipologia di spugnetta solitamente utilizzata per stendere il fondotinta e altri prodotti per il viso. I dati scientifici sono concordi nello stabilire che le beauty blender usate possiedono un’elevata carica microbica, potendo così rappresentare un rischio per la salute individuale.
Da un recente studio microbiologico effettuato su 467 prodotti makeup usati, divisi in 5 categorie (eyeliner, mascara, rossetti, lipgloss e beauty blender), è emerso che, mentre i prodotti makeup contenevano cariche batteriche comprese tra 102 e 103 UFC per ml, le beauty blender raggiungevano una carica batterica che andava oltre le 106 UFC per ml.
Tale studio ha inoltre evidenziato come alla base della contaminazione vi siano ancora una volta le cattive pratiche igieniche da parte del consumatore: dalle informazioni ottenute mediante un questionario è emerso che il 93% delle beauty blender non era mai stato pulito e che il 64% veniva riutilizzo dopo essere caduto a terra (6).
Dall’analisi dei dati mediante spettrometria di massa (Matrix Assisted Laser Desorption IonizationTime Of Flight, MALDI-TOF) è stato inoltre possibile identificare alcune specie di microrganismi presenti all’interno delle beauty blender. Tra questi vi sono sia Gram (-) come Escherichia coli, Citrobacter freundii e Acinetobacter ursingii, che batteri appartenenti al genere Pseudomonas (Pseudomonas monteilii e Pseudomonas aeruginosa).

Non solo makeup: la contaminazione dei prodotti per lo skin care

Quando parliamo di contaminazione microbiologica, i prodotti per il makeup non sono gli unici indiziati. Data la loro implicazione, è importante aprire una parentesi sul ruolo dei prodotti di skin care, con un’attenzione particolare alle emulsioni cremose.
L’elevato contenuto di acqua, l’utilizzo di minerali essenziali e l’inclusione, in alcune formulazioni, di prodotti che possono potenzialmente fungere da fattori di crescita contribuiscono a rendere l’ambiente favorevole a un’eventuale contaminazione (13), assicurando ai microrganismi un ampio spettro di sostanze organiche e inorganiche necessarie alla loro proliferazione. Tra il 2005 e il 2018, in Europa sono stati segnalati 104 prodotti oggetto di contaminazione e una porzione abbondante era rappresentata proprio da prodotti skin care (5,14).
L’eterogeneità delle formulazioni, dei processi di produzione e delle modalità attraverso le quali questi prodotti vengono utilizzati rende difficoltosa un’analisi completa e omogenea dei microrganismi rappresentati. Un aspetto molto curioso riguarda la distribuzione geografica dei prodotti contaminati: dai dati presenti in letteratura si evince che prodotti provenienti da Paesi caratterizzati da climi caldi quali India, Egitto e, più in generale, dal Medio Oriente presentano dei tassi di contaminazione più elevati. Questo potrebbe essere in parte dovuto alle condizioni climatiche che caratterizzano queste zone e che, quindi, favorirebbero la proliferazione della maggior parte dei batteri patogeni (15), ma, probabilmente, anche a una carenza del rispetto delle buone pratiche di fabbricazione (Good Manufacturing Practice, GMP).
Nonostante le varianti in gioco siano molte, i dati in letteratura permettono di stabilire che, per quanto riguarda le creme, la contaminazione microbiologica del prodotto inutilizzato non è affatto rara.
Ad esempio, in uno studio effettuato in Iran nel 2000, Behravan et al hanno analizzato 48 prodotti (creme idratanti e creme per viso e mani): 24 utilizzati dai consumatori e 24 inutilizzati e conservati all’interno delle confezioni originali.
Entrambe le tipologie di prodotti, in seguito all’analisi microbiologica, hanno dimostrato di possedere una carica batterica totale compresa tra le 102 e 106 UFC, anche se la maggior parte dei prodotti presentavano una carica batterica totale compresa tra le 102 e 103 UFC. Inoltre, è stata riscontrata la presenza di bacilli Gram-positivi e Staphyloccocus aureus. Sebbene l’incidenza di contaminazione fosse maggiore nei prodotti usati (75% dei 24 campioni), i prodotti inutilizzati non ne erano di certo esenti. Difatti, il 58% dei prodotti inutilizzati sono stati oggetto di contaminazione e tra i batteri responsabili è stato individuato anche l’Escherichia coli (16).
Un altro aspetto riguardante le emulsioni cremose è la presenza di funghi e lieviti: tra questi possiamo annoverare Aspergillus e Candida albicans che, sebbene non frequenti, possono comunque contaminare i nostri prodotti (15,5). La presenza di Candida albicans all’interno di prodotti cosmetici è assai sporadica; tuttavia, dal 2006 al 2012 sono stati segnalati due casi di prodotti contaminati da quest’ultima (17).

conclusione

L’identificazione di batteri patogeni nei prodotti cosmetici usati pone l’accento su un problema importante che molto spesso viene poco considerato. Mascara e beauty blender sono infatti veicoli ottimali di microrganismi quali Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa che, se sottovalutati, possono crearci qualche danno. Un capitolo fondamentale riguarda invece i prodotti per lo skin care. Creme idratanti e creme per il viso sono terreno fertile per batteri Gram-positivi, oltre che per funghi e lieviti quali Aspergillus e Candida albicans.
Come si è potuto osservare, la contaminazione dei prodotti cosmetici non è di certo rara. La stragrande maggioranza della popolazione, però, non è a conoscenza dei pericoli che si celano dietro l’uso di cosmetici contaminati. Considerato il rischio derivante sia dall’utilizzo inappropriato sia dall’utilizzo oltre il periodo dopo l’apertura (Period After Opening, PAO) e data di scadenza, una maggiore e più approfondita educazione del consumatore è sicuramente necessaria a evitare l’autocontaminazione con microrganismi potenzialmente dannosi (6). Una misura interessante potrebbe essere il suggerimento di pratiche corrette in specifiche porzioni dell’etichetta a questo dedicate. Ad esempio, un lavaggio periodico delle beauty blenders renderebbe il prodotto meno suscettibile a contaminazione e permetterebbe, quindi, di minimizzare i rischi derivanti da quest’ultima.
Un altro accorgimento fondamentale è quello di buttare i prodotti scaduti o aperti da troppo tempo: nonostante il prodotto sembri integro e incontaminato, al suo interno potrebbe contenere microrganismi patogeni che rappresentano un rischio per la salute del consumatore.

1. SCCS (2021) Notes of Guidance for the testing of cosmetic ingredients and their safety evaluation – 11th revision.
2. ISO (International Organization for Standardization), International Standard 17516:2014. Cosmetics-Microbiology-Microbiological limits.
3. Dadashi L, Dehghanzadeh R (2016) Investigating incidence of bacterial and fungal contamination in shared cosmetic kits available in the women beauty salons. Health promotion perspectives 6(3):159-163
4. Halla N, Fernandes IP, Heleno SA et al (2018) Cosmetics Preservation: A Review on Present Strategies. Molecules 23(7):1571
5. Michalek IM, John SM, Caetano Dos Santos FL (2019) Microbiological contamination of cosmetic products-observations from Europe, 2005-2018.
JEADV 33(11):2151-2157
6. Bashir A, Lambert P (2020) Microbiological study of used cosmetic products: highlighting possible impact on consumer health.
J Appl Microbiol 128(2):598-605
7. Giacomel CB, Dartora G, Dienfethaeler HS et al (2013) Investigation on the use of expired make-up and microbiological contamination of mascaras.
Int J Cosmet Sci 35(4):375-380
8. Stewart SE, Parker MD, Amézquita A et al (2016) Microbiological risk assessment for personal care products. Int J Cosmet Sci 38(6):634-645
9. RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products), numero della segnalazione: 0508/07.
10. Reid FR, Wood TO (1979) Pseudomonas corneal ulcer. The causative role of contaminated eye cosmetics.
Arch Ophthalmol 97(9):1640-1641
11. RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products), numero della segnalazione: A12/00657/20.
12. Tomczak H, Wróbel J, Jenerowicz D et al (2019) The role of Staphylococcus aureus in atopic dermatitis: microbiological and immunological implications.
Postepy dermatol Alergol 36(4):485-491
13. Jairoun A, Al-Hemyari S, Shahwan M et al (2020) An Investigation into Incidences of Microbial Contamination in Cosmeceuticals in the UAE: Imbalances between Preservation and Microbial Contamination. Cosmetics 7(4):92
14. RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products), numeri delle segnalazioni: A12/0924/16; A12/0439/15; A12/1860/12; A12/1430/12; 1333/11; 0921/11; 0984/09; 0505/09; 0732/06.
15. EL-Bazza ZE, Toama MA, Taher HA (2011) Study of the Microbial Contamination of Cosmetic Creams before and after Use.
Biohealth Science Bulletin 3(2): 37-43
16. Behravan J, Bazzaz F, Malaekeh P (2005) Survey of bacteriological contamination of cosmetic creams in Iran.
Int J Dermatol 44(6):482-485
17. RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products), numeri delle segnalazioni: 0081/12; 0831/06.

COSMETIC TECHNOLOGY

Ilaria Salvatori 
Biologa nutrizionista,
articolista per Microbiologia Italia

S.ilaria95@outlook.it

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MICROBIOLOGIA ITALIA

Microbiologia e cosmesi si incontrano

Cosmetic Technology N° 3/2021

Cosmetic Technology N° 3/2021

Focus: Inestetismi cutanei e processi infiammatori

L’estate è appena iniziata ma il caldo ha già cominciato a farsi sentire.

Se vi siete già attrezzati per refrigerarvi, che siate in città oppure al mare o in montagna una buona lettura non guasta mai.

Noi vi consigliamo Cosmetic Technology 3, un numero ricco di contenuti e notizie interessanti…come sempre del resto! Ed il focus è Inestetismi cutanei e processi infiammatori.

Allora mettetevi comodi a leggere la rivista, ma non dimenticate di tenere il vostro smartphone a portata di mano perché alcuni testi hanno un’integrazione digitale sul sito web di CEC Editore, dove sarà possibile trovare ulteriori contenuti.
Come fare ad individuarli? Molto semplice: vi basterà osservare il simbolo che vedete qui accanto.

Il numero si apre con l’Opinion Leader: Luigi Rigano, storica presenza nell’industria e nella ricerca cosmetica di fama internazionale, ha espresso una serie di riflessioni sull'(in)stabilità cosmetica.

Nella sezione degli articoli scientifici troviamo Greta Ubiali e Silvia Romagnoli di OFI – Procemsa Group che parlano dell’acne del tronco, un’infiammazione che interessa soprattutto la zona della schiena e colpisce maggiormente gli individui in età adolescenziale o giovani adulti di sesso maschile. Una patologia spesso addirittura nascosta dal paziente.

Acne del tronco
La cosmetica arriva in aiuto
Greta Ubiali, Silvia Romagnoli

L’acne moderata del tronco si estende su spalle, torace e dorso; persiste anche oltre l’età adolescenziale e i più comuni effetti a lungo termine sono costituiti da pigmentazione post-infiammatoria e cicatrici. È una patologia nascosta dal paziente perché spesso non viene portata all’attenzione del dermatologo. Prodotti cosmetici ad hoc ben concepiti possono contribuire al miglioramento dei segni e dei sintomi dei disturbi acneiformi o rush cutanei, e coadiuvare i trattamenti farmacologici che spesso risultano aggressivi per la cute del paziente. Un’idonea matrice cosmetica deve essere progettata per fornire immediata azione idratante e lenitiva, mantenimento di un equilibrato microbioma cutaneo, tenuta sotto controllo dell’assottigliamento della barriera lipidica e dell’alterata composizione di acidi grassi.

Segue un’intera review tecnica scritta da Marilisa Franchini di CEO M 2.0 e dedicata all’acido azelaico, che in campo dermatologico si attesta essere un ingrediente prezioso e di derivazione naturale: oltre alle indiscutibili proprietà, se ne scopriranno gli impieghi di quello che possiamo definire un ingrediente multifunzione, utile in caso di rosacea, acne e melasma.

Acido azelaico
Un ingrediente multifunzione: utile in caso di rosacea, acne e melasma
Marilisa Franchini

L’acido azelaico (AA) è un ingrediente di derivazione naturale, con diversi utilizzi farmacologici in campo dermatologico. Le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti si pensa siano correlate alla sua efficacia nella rosacea papulo-pustolosa e nell’acne volgare, oltre che in altre condizioni cutanee. Si è dimostrato in grado di inibire in modo efficiente la tirosinasi e per questo è utilizzato in casi di iperpigmentazione che includono anche il melasma. L’effetto indesiderato dell’AA più riportato negli studi è una sensazione pungente (stinging) leggera e transitoria, bruciore e sensazione di prurito.
È insolubile in acqua ad alte concentrazioni e apporta delle qualità cosmetiche poco piacevoli alle formulazioni, per questo motivo è stata introdotta una nuova molecola, il Potassium Azeloyl Diglycinate (PAD), che ha un’alta solubilità, vanta un’alta attività anche a basse concentrazioni e la presenza di glicina aiuta la pelle a ripristinarsi. D’altra parte, gli studi sul PAD sono ancora pochi e abbiamo bisogno di una maggiore letteratura prima di poter rimpiazzare l’AA nei suoi usi dermatologici.

Michele Massironi, Martina Hermann, Dominik Stuhlmann et al di Symrise ci illustrano un modello ex vivo di ghiandola sebacea umana, sviluppato a partire da diversi tessuti provenienti dalla chirurgia estetica e ricostruttiva: un innovativo screening per cosmetici.

Ghiandole sebacee ex vivo: un modello innovativo per lo screening di composti cosmetici
Studio dell’attività di Tetraselmis suecica sulla regolazione del sebo
Michele Massironi, Martina Hermann, Dominik Stuhlmann, Sandra Gaebler, Ann Christin Weseloh, Marco Massironi, Alessandro Croci, Imke Meyer

La ghiandola sebacea (GS) è una ghiandola olocrina situata nel derma ed è responsabile della produzione di sebo, un olio naturale che, assieme al sudore, partecipa a comporre il film idrolipidico della pelle. Il sebo umano è coinvolto nel mantenimento della barriera cutanea, nella distribuzione di antiossidanti e nella regolazione della perdita di acqua della pelle. La sovrapproduzione di sebo può causare sia alcune patologie della pelle sia disfunzioni di interesse per l’industria cosmetica.
Finora, l’esigua disponibilità di modelli sperimentali efficaci ha sempre ostacolato la ricerca su questi annessi cutanei.
Con il presente lavoro, proponiamo un nuovo modello ex vivo di GS umana sviluppato a partire da diversi tessuti provenienti da chirurgia estetica e ricostruttiva.
Utilizzando le GS in coltura abbiamo dimostrato che l’estratto ottenuto dall’alga marina, Tetraselmis suecica, riduce significativamente i lipidi da esse prodotti.

La sezione articoli si conclude con il lavoro di Barbara Catozzi, farmacista cosmetologa, la quale spiega in che modo è stata utilizzata l’uva in campo cosmetico; in particolar modo per la realizzazione di una linea a partire dall’uva della Valpolicella, comunemente impiegata per ottenere vini pregiati quali Amarone e Recioto.

Utilizzo dell’uva in cosmesi
Realizzazione di una linea cosmetica con uva della Valpolicella
Barbara Catozzi

I benefici dell’uva e le tecniche della sua lavorazione sono noti da lungo tempo e trovano impiego sia a livello nutraceutico che cosmetico. In questo articolo si descrive la realizzazione di una linea cosmetica a partire dall’uva della Valpolicella, comunemente impiegata per la produzione di vini pregiati quali Amarone e Recioto, le cui uve sono sottoposte ad appassimento. L’uva che è stata utilizzata per creare la linea cosmetica oggetto dell’articolo è stata trattata con il metodo della bioliquefazione a opera di enzimi, al fine di estrarre una sostanza a base acquosa ricca di principi attivi. In questo testo verranno considerate le principali attività delle molecole di interesse salutistico che sono state estratte. In maniera sintetica si fa riferimento alla trattazione in letteratura su estratti comparabili come profilo di sicurezza e purezza. Infine, verranno proposte due formulazioni esemplificative.

Dopo gli articoli è la volta degli Aggiornamenti, sezione sempre molto ricca e corposa che raccoglie contributi di vario genere, tra cui le rubriche fisse di Anna Ciranni (Segnalazioni Rapex e Pareri del Scientific Committee on Consumer Safety), Lorella Giovannelli (Letteratura Cosmetica) e Sonia Cudrig (Lab in a Hub).

Alla luce della recente entrata in vigore del nuovo Regolamento 2017/745, trova spazio un doveroso approfondimento sui Dispositivi Medici, per il quale Alessandra Iavello, Irene Giovanetto e Lola Frech di ChemSafe hanno fatto una bella panoramica della normativa e delle novità che ha portato con sé.

Non mancano gli Approfondimenti Cosmetici: Berenice Scarabelli, autrice e docente di Cosmetologia, ci parla dell’incenso come prezioso ingrediente cosmetico per gli inestetismi cutanei; Darya Bulbenkova, Alice Marchetti, Beatrice Castiglioni et al, dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale e Master Emotion, trattano invece il tema delle smagliature, le lesioni cutanee antiestetiche che noi tutti conosciamo, spiegandoci come e perché si sviluppano, quali sono i soggetti più a rischio e in che modo è possibile “combatterle”.

Ilaria Salvatori, biologa nutrizionista, articolista per Microbiologia Italia, ci fa invece riflettere sul binomio microrganismi e prodotti cosmetici, i quali possono diventare una vera e propria fonte di proliferazione di microrganismi, anche patogeni, associati a patologie della pelle e inestetismi cutanei

Samiha Tamanna e Sarah Cargnin, anch’esse dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale e Master Emotion, ci raccontano dell’impiego di probiotici e prebiotici in dermatologia, in particolar modo nella prevenzione o trattamento di alcune patologie della cute, mai come ora sotto stress a seguito del persistente impiego dei dispositivi di protezione individuale e del continuo lavaggio delle mani come prevenzione dall’infezione da COVID-19. 

Altro contributo è quello di AIDECO, Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia, dove si parla dell’infiammazione intesa come meccanismo di difesa dell’organismo, che si attiva ogni volta che subentra un agente patogeno ad aggredirlo, e alla base di alcune patologie come la psoriasi, l’acne o la rosacea, ma anche come primitiva causa di altre manifestazioni cutanee come la cellulite o il fotoinvecchiamento.

Di acne (e di autofagia) scrive Cristina Patanè, Formulation Scientist, nella rubrica Beauty from Within, dove l’autrice illustra un nuovo approccio terapeutico per contrastare l’acne.

In Mercato Marco Francesco Mazzù, Angelo Baccelloni e Sara Zito, della Luiss University descrivono il ruolo cruciale che gioca il packaging nel processo di acquisto da parte del consumatore, presentano uno studio condotto su alcuni prodotti cosmetici simili ma con un diverso imballaggio.

Come dimenticare poi i contenuti delle rubriche “nuove arrivate”? Veramente impossibile!

In Eccellenze italiane  Floriana Sergio, CEO & Founder Farmaflo, rivela le proprietà di Opuntia ficus indica, una tra le specie più ricche di mucillagini e pianta utilizzata nella medicina tradizionale per alleviare le irritazioni e favorire la cicatrizzazione delle ferite.

Perche’ ci piace, la coloratissima infografica a cui si sono dedicate Serena Zanella e Ludovica Ferrari del Laboratorio Cosmopolita con una serie di intriganti consigli formulativi.

In Next Generation, Ludovica Polimeni, Marzia Oneto Domenici e Federica Ferrari, del Master di II livello in Scienza dei Prodotti Cosmetici e Dermatologici dell’Università degli Studi di Camerino, raccontano Spirulì, una linea di prodotti cosmetici ideata per ottenere la perfetta beauty routine per il trattamento di pelli impure con tendenza alle imperfezioni quali la maskne, sempre più frequente oggigiorno anche a causa dell’utilizzo continuativo della mascherina.

Ma manca qualcosa? Eh sì! Perché anche questa volta abbiamo incontrato delle personalità di primissimo ordine: la prima è Alessandra Semenzato, direttore scientifico UNIRED e docente presso l’Università degli Studi di Padova, la quale ha raccontato a tutta la redazione di CEC Editore la sua carriera accademica fin dai primi esordi e in particolar modo la nascita di UNIRED, spin-off dell’Università di Padova.

La seconda è Agostino Facchini, fondatore di Res Pharma Industriale, che ha condotto Anna Caldiroli, Direttore Scientifico della rivista, in una sorta di “visita guidata” all’interno dell’azienda, anticipata da una chiacchierata durante la quale Agostino Facchini ha raccontato la propria esperienza di imprenditore e la nascita di Res Pharma Industriale.

Non poteva mancare una selezione di formule a comporre il formulario di questo numero e, per rimanere sempre aggiornati sulle ultime tendenze messe in campo nel settore cosmetico, le schede ingredienti di:

Active UP
SILAB

DERMAPUR HP®

Deimos Group

Euro skinpure

LEHVOSS Italia
Bloomage Biotechnology

microHA™

Variati
Vytrus Biotech

QUORA NONI™

Chiudono il numero molte notizie del mondo della cosmetica e i decisamente imperdibili spunti tecnici sui prodotti finiti.
Allora cosa ne pensate? Avete abbastanza da leggere mentre vi rilassate prendendo il sole?
Occhio però a non scottarvi che a breve parleremo di Solari!

Da tutta la redazione di CEC Editore un sincero ringraziamento agli autori che hanno contribuito a rendere eccezioanle anche questo numero. Rivolgiamo un “grazie” speciale alla prof.ssa Teresa Cerchiara.

BUONA LETTURA!

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cosmetic technology

Rivista tecnico-scientifica del settore cosmetico