Editoriale IN2, 2026

Editoriale IN2, 2026

Tiziana Mennini

Direttore scientifico
de L'Integratore Nutrizionale

Supplementazione di precisione personalizzata
Un futuro che deve diventare prossimo

La convinzione che vitamine, minerali e altri integratori potessero essere assunti a scopo preventivo da chiunque, a prescindere dallo stato nutrizionale o dalle condizioni di salute, sembra non essere più adeguata. Oggi, infatti, le evidenze scientifiche più recenti mettono in discussione questo modello: i benefici concreti sembrano riguardare soprattutto individui con carenze accertate o con specifiche indicazioni cliniche. L’idea di un integratore “valido per tutti” risulta quindi non solo poco efficace, ma in alcuni casi potenzialmente rischiosa. Strumenti di stratificazione basati su biomarcatori, come per esempio l’indice degli omega-3, i livelli sierici di magnesio, la selenoproteina P circolante e la 25-idrossivitamina D, stanno emergendo come determinanti critici dell’efficacia degli integratori per la salute cardiovascolare (1). Per esempio, la supplementazione a base di solo EPA ha mostrato riduzioni costanti degli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con ipertrigliceridemia, mentre le formulazioni combinate EPA + DHA hanno prodotto risultati incoerenti. Analogamente, la supplementazione di selenio risulta protettiva nelle popolazioni carenti, ma neutra o persino dannosa nei gruppi con adeguati livelli del minerale. Inoltre, le interazioni tra nutrienti, come la sinergia magnesio-vitamina D o l’interazione tra selenio e ormoni tiroidei, possono ampliare ulteriormente il potenziale terapeutico della supplementazione. Nonostante i profili di tollerabilità degli integratori alimentari siano generalmente favorevoli, la supplementazione non è priva di rischi. Dosi elevate di acidi grassi omega-3 sono state associate a un’aumentata incidenza di fibrillazione atriale e la co-somministrazione di aglio o omega-3 con anticoagulanti può aumentare il rischio di sanguinamento. Secondo i ricercatori, questi dati rafforzano la posizione secondo cui la supplementazione indiscriminata è spesso inutile e talvolta superflua. L’approccio più appropriato è quello della nutrizione di precisione: intervenire solo nei soggetti che presentano reali deficit, identificati tramite biomarcatori, e personalizzare il dosaggio in base alle caratteristiche individuali. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo degli integratori, ma di impiegarli in modo mirato e razionale, come strumenti specifici piuttosto che come soluzione preventiva universale. Queste considerazioni sottolineano la necessità di una rigorosa validazione dell’integrazione attraverso studi clinici randomizzati controllati su larga scala, arricchiti da biomarcatori. Va tuttavia considerato che i trial su larga scala e le metanalisi provengono prevalentemente da Paesi ad alto reddito, mentre le popolazioni con la più alta prevalenza di carenze nutrizionali, e quindi potenzialmente il maggior beneficio assoluto dalla supplementazione, risiedono spesso in Paesi a basso e medio reddito.

L’impatto traslazionale delle nostre conclusioni è pertanto limitato da questo divario geografico nella ricerca. Fattori quali le infrastrutture sanitarie, il costo dei test basati su biomarcatori e l’accesso a integratori di alta qualità complicano ulteriormente l’implementazione di strategie di supplementazione di precisione in tali contesti.

La ricerca futura dovrà dare priorità a disegni di studio inclusivi che coinvolgano popolazioni provenienti da contesti socioeconomici e geografici diversificati, al fine di garantire un progresso equo nella scienza della nutrizione e sviluppare interventi fattibili e specifici per contesto. Un tale cambiamento di paradigma può trasformare la supplementazione da pratica empirica a intervento basato su evidenze e sostenuto dai meccanismi biologici, offrendo benefici mirati ai pazienti che hanno la maggiore probabilità di trarne vantaggio.


1. Wu X, Fang T. Advances in cardiovascular supplementation: mechanisms, efficacy, and clinical perspectives. Front Mol Biosci. 2026;12:1699492.

Women In Nutraceuticals Announces 2026

Women In Nutraceuticals Announces 2026
Leadership Summit to Advance Industry Leadership, Innovation, and Inclusion

Women In Nutraceuticals (WIN) is a nonprofit organization dedicated to supporting and advancing women in the nutraceutical industry. Through education, mentorship, and networking opportunities, WIN works to create a more inclusive and equitable industry for all.

Women In Nutraceuticals (WIN), the nonprofit organization dedicated to advancing gender equity in the nutraceutical industry, will host its 2nd Annual WIN Leadership Summit from April 24–25, 2026, at the Sonoran University of Health Sciences in Tempe, Arizona.

Building on the success of its inaugural event, the 2026 Summit will bring together professionals from across the global nutrition and health industry for two days of leadership development, connection, and inspiration. Designed for individuals at all stages of their careers, the event will offer actionable insights, meaningful networking opportunities, and a platform to shape the future of inclusive leadership in nutraceuticals.
The Summit will kick off on April 24 with WIN’s Entrepreneur Pitch Event, a WIN Gives Back service project, an optional tour of local Arizona manufacturing facilities, and a networking reception, followed by a full day of programming featuring keynote speaker Dr. Kulreet Chaudhary and a series of expert-led sessions.
Attendees will gain practical tools and strategies to accelerate both personal and organizational growth, while connecting with a diverse community of peers, mentors, and industry leaders.
“The WIN Leadership Summit is designed to empower professionals across the nutraceutical industry with the tools, connections, and confidence to lead,” said Rebecca Takemoto, Executive Director of WIN. “Our mission is to create opportunities for growth while fostering a more inclusive and innovative future for the industry.”
The Summit reflects WIN’s broader commitment to supporting women in science, business, and leadership roles, and to driving meaningful change across the nutraceutical landscape.

Key topics will include

Event Details

Opinion Leader • CT2, 2026

U. Borellini

Opinion Leader • CT2, 2026

Neurocosmesi, PNEI e approccio polisensoriale

Nuove frontiere della cosmetologia moderna

Oggi sappiamo che UVB, UVA e una parte della luce visibile attivano vie di danno differenti: dai classici dimeri di timina alla generazione di ROS, fino alla degradazione delle fibre dermiche e alla melanogenesi persistente. Anche gli IR-A giocano un ruolo tutt’altro che marginale, influenzando l’attività di enzimi che regolano la degradazione di proteine come per esempio il collagene. Per chi, come me, guida un’azienda che lavora con la pelle da oltre quarant’anni, questa conoscenza è fondamentale: ci impone di vedere la fotoprotezione non come un filtro, ma come un sistema multilivello di protezione. 

Parallelamente, gli studi degli ultimi anni confermano che PM2.5, IPA e ozono non solo danneggiano direttamente lipidi e proteine, ma potenziano il danno UV, accelerando fenomeni di invecchiamento, discromie, fragilità della barriera e reattività cutanea. Riduzione della filaggrina, calo delle ceramidi e destabilizzazione del microbioma diventano indicatori chiave della vulnerabilità urbana. 

La pelle delle nostre città è esposta a un “cocktail quotidiano” di aggressori. Questo rende il tema della protezione profondamente attuale e urgente anche nel contesto cosmetico professionale.

La domanda che mi pongo sempre come imprenditrice è: quale tipo di formulazione può realmente rispondere a questa complessità?

Le evidenze ci guidano verso un modello integrato che considero oggi imprescindibile.

• Filtri fotostabili e film intelligenti:

la copertura spettrale deve essere ampia, ma soprattutto stabile nel tempo. Il film cosmetico deve garantire distribuzione omogenea, persistenza e resistenza alle condizioni di vita reale: è la componente invisibile, ma spesso la più determinante.

• Antiossidanti a più livelli:

la ricerca ci mostra che la sinergia funziona più della singola molecola. Servono antiossidanti lipofili, idrofili e molecole chelanti per neutralizzare ROS generati da UV, particolato e metalli pesanti. La progettazione antiossidante è oggi parte integrante della fotoprotezione.

• Rinforzo della barriera:

una barriera efficiente è la prima linea di difesa. Ceramidi, colesterolo, precursori lipidici e sostanze funzionali (attivi) biomimetici favoriscono una pelle più resistente allo stress ossidativo e più tollerante anche nei confronti dei sistemi filtranti quotidiani.

• Tecnologie antiadesione:

ridurre la capacità del particolato di aderire alla pelle rappresenta una strategia preventiva concreta. È una tecnologia “silenziosa”, ma estremamente efficace nel limitare l’impatto dell’ambiente fin dal primo contatto.

In questo percorso di evoluzione della protezione, un esempio che considero emblematico è Golden Vibes, premiato a Cosmoprof & Cosmopack Awards 2025 nella categoria Sun Care. Questo riconoscimento internazionale ha valorizzato non solo un prodotto, ma un modo completamente nuovo di intendere la protezione quotidiana. Il prodotto nasce come autoabbronzante di nuova generazione, ma il suo cuore formulativo — l’attivo Neuro Sun, estratto da Persicaria tinctoria — riflette perfettamente il paradigma “Protection 360°”:

sostiene la melanina endogena senza esposizione UV, offrendo un’abbronzatura sicura;

stimola vie biochimiche legate a endorfine e ossitocina, replicando alcuni benefici dell’esposizione solare;

contribuisce alla sintesi di vitamina D e alla protezione del DNA da stress ambientali;

agisce come modulatore di infiammazione e ossidazione, rispondendo alle necessità delle pelli urbane.

Al di là del premio, ciò che il prodotto dimostra è che oggi l’innovazione cosmetica non si misura solo in termini di SPF, ma nella capacità di offrire benessere biologico, protezione ambientale e risultato estetico in un unico gesto quotidiano.

Uno dei fenomeni più interessanti che osservo nei mercati internazionali è la skinification della protezione solare. Oggi gli utenti non cercano un solare: cercano un cosmetico quotidiano, elegante, leggero, che si integri naturalmente nella routine.

Questo cambia le regole della formulazione. Una protezione moderna deve possedere:

texture;

compatibilità con il makeup;

tollerabilità elevata anche in applicazioni sottili;

sensorialità coerente con gli standard della skincare avanzata;

doppia azione cosmetica.

Per un’azienda cosmetica, questo significa trasformare la protezione in un’esperienza d’uso evoluta, non più percepita come obbligo ma come gesto di benessere.

Come CEO, sono convinta che il nostro ruolo oggi non sia solo formulare prodotti, ma guidare una nuova consapevolezza dell’ambiente e della pelle. La protezione non è più un tema stagionale, ma una scelta quotidiana di benessere e prevenzione. 

Golden Vibes, in questo senso, è un esempio concreto di come scienza, formulazione e visione possano convergere in un prodotto capace di parlare alle esigenze contemporanee della pelle e della persona.

Il futuro del Sun Care — e lo dico con l’esperienza maturata nel settore professionale — non sarà mai più solo “UV-centrico”, ma anche capace di unire scienza, sensorialità, efficacia e rispetto della fisiologia cutanea in un’ottica di skinification della protezione solare.

Letture consigliate

Burke KE. Molecular mechanisms of skin photoaging and plant inhibitors. Int J Green Pharm. 2010;4(1):1-8. 

Krutmann J, Bouloc A, Sore G et al. The skin aging exposome. J Dermatol Sci. 2017;85(3):152-161. 

Krutmann J, Schalka S, Watson REB et al. Daily photoprotection to prevent photoaging. Photodermatol Photoimmunol Photomed. 2021;37(6):482-489. 

Magnani ND, Muresan XM, Belmonte G et al. Skin damage mechanisms related to airborne particulate matter exposure. Toxicol Sci. 2016;149(1):227-236. 

Mistry N. Guidelines for formulating anti-pollution products. Cosmetics. 2017;4(4):57. 

Paik K, Na J-I, Huh C-H et al. Particulate matter and its molecular effects on skin: implications for various skin diseases. Int J of Molecular Sciences. 2024;25(18):9888. 

Woo YR, Kim HS. Interaction between the microbiota and the skin barrier in aging skin: a comprehensive review. Front Physiol. 2024;15:1322205. 

Editoriale CT2, 2026

Anna Caldiroli

Editoriale CT2, 2026

Bellezza in note

Io vengo dall’epoca in cui al pomeriggio, in camera, si ascoltava la radio in attesa che passasse “quella” canzone, pronti a intercettare il momento in cui la voce del deejay sfumava per pigiare il tasto REC e fermarla sulla nostra cassettina che avremmo riascoltato allo sfinimento. Per questo numero ho preparato una playlist: una selezione di brani reinterpretati secondo la scienza; spero che la ascoltiate magari condividendola con i colleghi di reparto e, perché no, canticchiando qualcosa insieme per mettere in fuga stress e tensioni.

“Rumore” di Raffaella Carrà

L’applicazione di un prodotto con la sua texture tattile o l’apertura di un packaging con il “clic” del tappo sono momenti di sensorialità con invio di un segnale immediato al sistema nervoso. È la bellezza che “si sente” e che determina una risposta attiva a uno stimolo. Il battito che accelera, la microcircolazione che si attiva, il glow che nasce da uno stato d’allerta positiva e diventa una scarica di benessere. Un prodotto deve saper “fare rumore”, distinguendosi per design e funzionalità senza necessariamente far tornare indietro nel tempo.

“Splendido Splendente” di Donatella Rettore

Per una pelle radiosa, è fondamentale rimuovere le cellule devitalizzate che opacizzano la superficie; per poi concludere con un’opportuna protezione. In questo quadro, il packaging di un prodotto “splendente” non è un semplice contenitore, ma un’estensione del concetto di luce con materiali dalle finiture metallizzate che anticipano visivamente al consumatore l’effetto finale sulla pelle.

“Sotto casa” di Max Gazzè

Il testo parla di “aprire la porta”, la metafora perfetta per il dialogo costante tra la pelle e i microrganismi che la abitano. Siamo ecosistemi complessi che necessitano di equilibrio: occorrono protezione della barriera cutanea e attenzione alla vulnerabilità cellulare anche attraverso la valutazione profonda degli ingredienti, non facendosi solo guidare dalla tendenza del momento. Il trend passa la pelle resta.

“Profumo” di Gianna Nannini

L’odore è identità. Oggi, il concetto di deodorante va riletto in chiave olistica non puntando alla copertura con l’ostruzione dei pori ma all’ingegneria del microbiota e del packaging, anche pensando a erogatori pratici e comodi per ripetere l’applicazione e sentirsi sempre confortevoli.

“L’essenziale” di Marco Mengoni

Un inno a eliminare il superfluo con un ritorno a ciò che è necessario; in cosmetica, si traduce nello skin minimalism: non è una rinuncia ma una raffinazione estrema della qualità, pochi ingredienti multifunzionali ad alta concentrazione e biodisponibilità; meno ingredienti con una riduzione del potenziale allergenico e l’uso di carrier biomimetici.

“Scrivile scemo” dei Pinguini Tattici Nucleari

Un cosmetico è un atto comunicativo totale e il packaging è il primo ad aprire una conversazione dallo scaffale che dovrà poi proseguire sul corpo. È necessario progettare l’insieme, curare ogni dettaglio, dal tocco materico del flacone alla risposta della formula.

“Sinceramente” di Annalisa

La sincerità in cosmetica è un dovere verso il mercato e non solo perché imposto dalla legge. Occorre un packaging che non nasconda il prodotto ma lo esalti senza il bisogno di farlo sembrare altro. Una bellezza sincera in cui le fragranze inserite sono una vibrazione che parte dal flacone e colpisce mente e cuore; probabilmente rappresentano per il consumatore target l’espressione diretta della qualità degli ingredienti, protetti da un packaging che ne garantisce l’integrità.

Cosmetic Technology 2, 2026

Cosmetic Technology 2 - 2026

NEUROGLOW & Holistic beauty

ARTICOLI
AGGIORNAMENTI
REGOLATORIO
AZIENDE
NOTIZIE
Editoriale

Bellezza in note
A. Caldiroli

Opinion Leader

Neurocosmesi, PNEI e approccio polisensoriale
U. Borellini

articoli

aggiornamenti

regolatorio

Legislazione Cosmetica

Uno strumento di lavoro ONLINE in cui potete trovare, oltre al Nuovo Regolamento n.1223/2009 (con i relativi aggiornamenti), tutte le Leggi afferenti e trasversali al settore cosmetico
aziende

Le aziende protagoniste di questo numero

NON PERDERTI
GLI APPUNTAMENTI
DI SETTORE

Ricevi Cosmetic Technology tutto l'anno

La rivista di riferimento per formulazione, ingredienti, regulatory e trend dell’industria cosmetica.

Editoriale MakeUp Technology Primavera-Estate 2026

Makeup Technology
Primavera-Estate 2026
EDITORIALE
FABRIZIA LO BOSCO
Direttore Scientifico di MakeUp Technology
e Innovazione in Botanicals fabrizia.lobosco@ceceditore.com
Oltre la formula:
progettare l’esperienza

Inizio con grande entusiasmo questa nuova avventura come Direttrice Scientifica di Make-Up Technology. Il mio obiettivo è raccontare l’innovazione cosmetica andando oltre le parole di tendenza e riportando l’attenzione su ciò che rende davvero un prodotto efficace: la progettazione, le scelte tecniche e la relazione tra ricerca e utilizzo reale. Con questo numero si apre quindi una nuova fase della rivista, che vorrei accompagnare verso un racconto sempre più concreto, chiaro e consapevole del make-up contemporaneo.
Per anni abbiamo parlato di formula e, separatamente, di packaging. Oggi questa distinzione non è più reale.
Nel makeup contemporaneo la performance nasce dall’interazione tra contenuto e contenitore: non esiste più prodotto senza sistema di erogazione, né texture senza interfaccia applicativa.
La stabilità di una polvere, la scorrevolezza di un balm, la resa di un blush o la sicurezza di una lente cosmetica non dipendono solo dalla chimica, ma dal modo in cui il pack protegge, dosa, orienta e media il contatto con la pelle.

È ciò che definiamo packformance.

Il packaging non è più un involucro: è parte della formula estesa. Controlla l’esposizione all’aria, governa l’idratazione residua, influenza la pick-up dell’applicatore, modula la deposizione del film cosmetico. In alcuni casi diventa persino dispositivo: comunica tramite NFC, guida l’uso in modo inclusivo attraverso codici tattili, mantiene le prestazioni in condizioni ambientali estreme come l’alta quota.
Questo cambia radicalmente il processo di sviluppo. Non si progetta più un prodotto e poi si cerca un pack: si progettano insieme reologia, geometria, materiali e gestualità.

Un pennello modifica la percezione della texture.
Una polvere nasce in funzione della camera di carico.
Un packaging air-tight ridefinisce il conservante necessario.
Un sistema di chiusura determina la shelf-life reale, non teorica.

Il makeup diventa così una progettazione interdisciplinare dove formulatore, packaging engineer, designer e regolatorio lavorano sullo stesso oggetto tecnico: l’esperienza d’uso.
In questo numero analizziamo questa convergenza da più prospettive — dalla digitalizzazione del pack alla progettazione inclusiva, dai sistemi per texture anidre alla stabilità in condizioni ambientali critiche — perché comprendere il prodotto oggi significa comprendere il sistema che lo rende performante.

La bellezza non è più solo ciò che si vede allo specchio. È ciò che accade prima: nel gesto, nel dosaggio, nel contatto. E sempre più spesso, accade nel packaging.

Buona lettura!

Fabrizia Lo Bosco

MakeUp Technology Primavera-Estate 2026

Makeup Technology
Primavera-Estate 2026

PACKformance

TENDENZE
FINESTRE DI APPROFONDIMENTO
RUBRICHE
INGREDIENTI
EDITORIALE
tendenze

Il colore dell’anno 2026
di Sensient
è Reverie Pinke

Questa tonalità vi ispirerà a trovare gioia e forza nei momenti di tranquillità e riflessione

F. Soro
Senior Global Trends Manager, SENSIENT BEAUTY fernanda.soro@sensient.com

le lenti a contatto colorate

Si confermano accessorio beauty strategico per valorizzare il makeup
DESIO sceglie il marrone come colore iconico del 2026

G. Cingolani
PR & Digital Communication Consultant press@marzo21.it

Dalla STANDARDIZZAZIONE alla personalIZZAZIONE

SCENARI MAKEUP 2026

M. Donzelli
Regulatory Affairs e Technical Innovation Specialist donzelli.m94@icloud.com

Packaging inclusivo
nel beauty

lo stato dell’arte tra normative, design tattile e soluzioni tecnologiche

A. Rizzuto
Product, Project manager and Scientific Freelance Writer annarizzuto.pm@gmail.com

FINESTRE DI APPROFONDIMENTO

Packformance

Quando il packaging potenzia la formula

P. Fazio
Responsabile coordinamento ricerca applicata, IMPRIMA patrizia.fazio@imprima.it

RIVOLUZIONE anni '70

Un’eredità di bellezza

S. Abbattista
O-PAC Create to Innovate, Oggiono (LC) stefania.abbattista@opac.it

DOUBLEUM

Nuova generazione di pennelli professionali

A. Iannitelli
anna.iannitelli@ceceditore.com

Dal sottoprodotto alimentare al packaging makeup

La tecnologia REKRILL® per sostituire le plastiche petrolchimiche

M. Petrillo
Marketing e Communication Manager, KRILL DESIGN michela.petrillo@krilldesign.net

Studio e sviluppo di packaging cosmetici per l’alta quota

Risposta alle criticità climatiche dell’ambiente montano tramite packaging innovativi

F. Leghissa, S. Comensoli, C. Marchetti, M. Marranzano,
C. Bertaggia

Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche (SICC), Italia francesca.leghissa@yahoo.com

packaging un motore attivo di performance

Il nuovo paradigma del makeup è la packformance

M. Pasqua
Head of Regulatory Affairs and Product Safety (RAPS), BKolor Makeup&Skincare (Treviglio, BG)
manupasqua73@gmail.com

Il ruolo dell’esperto di packaging

Competenze e metodologie per il design di prodotto

P. Perugini, C. Grignani
Dipartimento Scienze del Farmaco, Università di Pavia
ETICHUB, Spin-off accademico dell’Università di Pavia paola.perugini@unipv.it

rubriche
Job Corner

L’impatto della formazione accademica sulle carriere Beauty
S. Lovagnini

Sistemi avanzati

NFC nel packaging del makeup
Una rivoluzione digitale per il settore della bellezza • P. Fazio

Legale

- È lecito limitare la garanzia nel makeup? La vera partita si gioca nel contratto di fornitura • D. Manzoni
- Dal long-lasting alla sostenibilità • V. Viola

INGREDIENTI


TALC-TOUCH CNM-SM0115

Talc-free, senza compromessi

URAI
F. Keller • federica.keller@urai.it

FORMULAZIONI

WhiteLipstick

FARAVELLI COSMETIC DIVISION
G. Magrini
cosmetico@faravelli.it

Beauty Backpacking

LABORATORIO COSMOPOLITA
M. GALLO
lab@laboratoriocosmopolita.com

PUBBLIREDAZIONALE
Vacanze Romane
soft blush

Scopri Vacanze Romane, un blush leggero con una texture cream to powder ultra levigante che dona un incarnato naturalmente sano e baciato dal sole. La sua formula setosa si fonde perfettamente con la pelle, regalando un finish fresco e luminoso.
La texture soft touch assicura un’applicazione controllata e una sfumatura impeccabile, per un risultato uniforme e modulabile, da un velo di colore delicato a un effetto più radioso e scolpito.
Per un’applicazione ottimale, applica il prodotto con un pennello con movimenti morbidi oppure con la punta delle dita: un tocco semplice che esalta la vitalità naturale della pelle e lascia il viso fresco, luminoso ed elegantemente chic, con il fascino senza tempo di un’estate italiana.

Per Vacanze Romane, Faenza Packaging ha realizzato un astuccio stampato in tecnologia digitale HP Indigo, impreziosito da laminazione soft touch e dettagli lucidi ad alto spessore che ne esaltano l’eleganza e la qualità percepita.

È stata scelta una carta GC1 certificata FSC, in linea con l’impegno del Gruppo verso la sostenibilità. Un approccio che si traduce in soluzioni progettate per essere più funzionali, più responsabili e a ridotto impatto ambientale, senza alcun compromesso in termini di qualità e performance.

Editore
Francesco Bazzi
fb@ceceditore.com

Direttore Responsabile
Francesco Redaelli
fr@ceceditore.com

Direttore Scientifico
Fabrizia Lo Bosco
fabrizia.lobosco@ceceditore.com

Responsabile di redazione
Anna Iannitelli
ai@ceceditore.com

Progetto grafico
e impaginazione

Serena Dori
sd@ceceditore.com

Marketing
Giulia Gilardi
gg@ceceditore.com

Condividi la notizia!

Condividi su linkedin

Editoriale Innovazione in Botanicals 1 – 2026

editoriale
Innovazione in Botanicals 1•2026
Fabrizia Lo Bosco

Direttore scientifico
di Innovazione in Botanicals

Circular Botanicals
il futuro della sostenibilità e della tracciabilità

Per molto tempo, nel nostro settore, “naturale” è stata una parola sufficiente. Bastava indicare l’origine vegetale di un ingrediente per collocarlo automaticamente in una dimensione positiva, quasi autogiustificata. Oggi non è più così.
Il mercato è cambiato, ma soprattutto è cambiato il modo in cui guardiamo alle materie prime. Non chiediamo soltanto che cosa contiene un estratto: chiediamo da dove arriva, come è stato coltivato, quali risorse ha consumato e che cosa rimane dopo la sua produzione. In altre parole, il botanical non è più solo una composizione chimica, ma una storia tecnica verificabile.
È qui che nasce il concetto di Circular Botanicals. Non una categoria di prodotto, bensì un cambio di logica industriale.
Per decenni abbiamo lavorato secondo uno schema lineare: si coltiva, si estrae, si utilizza, si scarta. Un modello efficiente solo in apparenza, perché trasferiva altrove i costi ambientali e agronomici. Oggi, invece, la materia vegetale tende a essere vista come una matrice complessa in cui ogni frazione possiede un potenziale funzionale. La parte non utilizzata in un processo diventa materia prima per un altro e la coltivazione non è più semplice approvvigionamento, ma gestione di un sistema biologico che deve rimanere fertile nel tempo.
Parallelamente, la tecnologia sta trasformando la sostenibilità da dichiarazione a dato. Tracciabilità digitale, analisi avanzate e sistemi di certificazione evoluti stanno spostando il valore dal titolo dell’attivo alla qualità del percorso che porta a quell’attivo. Un estratto non vale solo per ciò che contiene, ma per ciò che dimostra: provenienza, riproducibilità, responsabilità produttiva.
Questo passaggio avrà conseguenze profonde. La competizione non sarà più basata esclusivamente su concentrazione e prezzo, ma sulla solidità dell’ecosistema produttivo. In altre parole, la qualità percepita diventerà qualità documentata. E quando la qualità è documentata, diventa confrontabile, quindi inevitabilmente anche selettiva.
Per l’industria dei botanicals significa ripensare il proprio ruolo. Non più fornitori di ingredienti isolati, ma progettisti di processi: agricoli, estrattivi ed energetici insieme. È un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico, perché implica accettare che il valore economico derivi dalla stabilità del sistema nel tempo, non solo dall’efficienza immediata.
In questo scenario anche la comunicazione cambia. Il consumatore non è più soltanto destinatario, ma verificatore. La fiducia non nasce dalla promessa, ma dalla possibilità di controllarla.
I Circular Botanicals rappresentano quindi il passaggio da un’industria estrattiva a una rigenerativa. Non una scelta di immagine, ma un’evoluzione inevitabile: quando le informazioni diventano accessibili, la trasparenza smette di essere un vantaggio competitivo e diventa lo standard minimo.
La domanda che guiderà il prossimo decennio non sarà più quanto un ingrediente sia naturale, ma quanto sia dimostrabile il suo impatto sul sistema che lo ha generato.

Il futuro del nostro settore dipenderà dalla capacità di rispondere a questa domanda con dati, metodo e responsabilità.

Condividi la notizia!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Editoriale IN1, 2026

Editoriale IN1, 2026

Tiziana Mennini

Direttore scientifico
de L'Integratore Nutrizionale

Dobbiamo avere paura dell’Intelligenza Artificiale in sanità?

Cari Lettori, 

ormai tutti i giorni i media ci bersagliano con notizie, citazioni, dibattiti, conferenze e molto altro a proposito dell’Intelligenza Artificiale (IA) e del suo possibile ruolo nell’affiancarsi o addirittura sostituire le attività umane, per cui al momento credo che tutti la guardiamo con cautela e/o scetticismo. 

Queste sono solo alcune delle perplessità che comunque anch’io condivido, soprattutto per quanto riguarda la salute. È un dato di fatto che l’IA sia già entrata nella pratica clinica, soprattutto in ambito diagnostico e nelle piattaforme di chat con i pazienti, molto prima che la regolamentazione riuscisse a starle dietro, lasciando importanti lacune.

Un report del quotidiano The Guardian ha riferito di presunte inesattezze cliniche del modello di Google AI Overview, portando alla rimozione di alcune ricerche mediche fuorvianti, tentando così di arginare momentaneamente il problema, senza risolvere la criticità dell’imprecisione di AI Overview che permane tuttora.

Quando Open AI ha risposto lanciando ChatGPT Salute ho fatto un balzo sulla sedia: ma come? Allora i medici non servono più? Facciamo leggere le nostre cartelle cliniche all’IA? Sarà affidabile? Da chi è controllata? Può sbagliare? (ma subito c’è da chiedersi: sbagliare rispetto a che cosa?). Sbaglia più o meno del medico con camice bianco e stetoscopio?

È arrivata a questo proposito una provocazione del Prof. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Mario Negri, intervenuto alla consegna di borse di studio per le malattie rare, pubblicata su Corriere della Sera. Secondo Remuzzi «oggi l’intelligenza artificiale supera il medico, e di molto, nel ragionamento clinico e nella capacità diagnostica». Infatti, ha citato uno studio pubblicato su New England Journal of Medicine (NEJM) che ha avuto proprio lo scopo di verificare se IA in ambito medico-diagnostico sbagli più o meno del medico. Questo punto è rilevante, perché ogni anno nel mondo muoiono 2,6 milioni di persone a causa di diagnosi sbagliate, circa settemila al giorno (ma tranquillizzatevi, sulla popolazione mondiale, che oggi supera gli 8,2 miliardi di persone, gli errori gravi o esiti fatali legati a diagnosi errate rappresentano “solo” lo 0,03%, in ogni caso una tragedia enorme in termine di vite umane). 

Allora torniamo al NEJM, che pubblica settimanalmente casi di diagnosi complesse aperte al confronto tra medici di tutto il mondo. Su 304 casi analizzati (dal 2017 al 2025) l’IA ha individuato la diagnosi corretta in circa l’85% delle analisi, mentre i medici coinvolti nel test, pur trattandosi di professionisti esperti, si sono fermati intorno al 20%. I casi analizzati derivano comunque da scenari clinici complessi, selezionati proprio perché in grado di mettere in difficoltà anche specialisti altamente qualificati, come sottolineato da Remuzzi, che ha commentato: «è impossibile per un medico, per quanto preparato, conoscere e trattare migliaia di malattie, a cui se ne aggiungono 250 nuove ogni anno. L’IA, invece, può analizzare insieme dati biologici, chimici e clinici in tempi compatibili con la pratica medica.» Si tratta quindi di uno strumento che può affiancare, ma non sostituire, il lavoro del medico, facendogli risparmiare tempo che potrà essere maggiormente dedicato al rapporto umano con i pazienti, aspetto, quest’ultimo, che l’IA non potrà mai sostituire.


Leggi anche l’articolo di Integratori&Benessere su IA e integratori alimentari a pagina 39

 

Cosmetic Technology 1, 2026

Cosmetic Technology 1 - 2026

PROTECTION: Sun & pollution

ARTICOLI
AGGIORNAMENTI
REGOLATORIO
AZIENDE
NOTIZIE
Editoriale

Sun-care (r)evolution
A. Caldiroli

Opinion Leader

Protection 360°
R. Gornati

articoli

aggiornamenti

regolatorio

Legislazione Cosmetica

Uno strumento di lavoro ONLINE in cui potete trovare, oltre al Nuovo Regolamento n.1223/2009 (con i relativi aggiornamenti), tutte le Leggi afferenti e trasversali al settore cosmetico
aziende

Le aziende protagoniste di questo numero

NON PERDERTI
GLI APPUNTAMENTI
DI SETTORE

Ricevi Cosmetic Technology tutto l'anno

La rivista di riferimento per formulazione, ingredienti, regulatory e trend dell’industria cosmetica.