EleVastin™

EleVastin™

Senza gravità

Gattefossé ha sviluppato e distribuisce in Italia EleVastin™, una soluzione mirata al rilassamento cutaneo indotto dalla gravità. Questo attivo di origine naturale al 100% si rivolge ai principali attori nella sintesi e nel mantenimento delle fibre elastiche funzionali. Così facendo, offre un innegabile sostegno alla pelle, sottoposta alla quotidiana pressione della gravità. EleVastin™ riduce l’abbassamento della parte inferiore del volto. I contorni del viso sono meglio definiti, le rughe verticali profonde vengono cancellate e viene ripristinato un aspetto giovanile.

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Quantità d'uso 1%

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Certificato COSMOS

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Betaine (and) Water (and) Propanediol (and) Murraya Koenigii Stem Extract

Le piante tradizionali utilizzate per scopi terapeutici o alimentari sono una fonte illimitata di ispirazione per i ricercatori di Gattefossé. Una di queste piante, la Murraya koenigii, è utilizzata da centinaia di anni nella medicina ayurvedica e in cucina. È originaria del subcontinente asiatico ed è oggi largamente coltivata nei territori che si affacciano sull’Oceano Indiano.

In collaborazione con un consolidato partner locale di Gattefossé, gli steli frondosi dell’albero Murraya koenigii vengono raccolti manualmente da appezzamenti privi di fertilizzanti nell’ambiente preservato dell’isola di La Reunion. La perfetta tracciabilità è assicurata dall’albero ai laboratori di Gattefossé.

Si ottiene un pool complesso di fitomolecole sinergiche (flavonoidi, acidi fenolici e alfa-idrossiacidi, ecc.) utilizzando una miscela innovativa di solventi di origine vegetale (betaina, propandiolo e acqua) e un processo di estrazione delicato.

L’attivo è di origine naturale al 100% (ISO 16128), è certificato COSMOS Ecocert Greenlife, RSPO MASS BALANCE ed è elencato su IECIC 2021.

EleVastin™

La soluzione contro il rilassamento cutaneo indotto dalla gravità
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EleVastin™

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COSMETIC TECHNOLOGY

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Gattefossé

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Resconcept® Sun SPF50 Eco Essential Reef

Resconcept® Sun SPF50 Eco Essential Reef

Una sfida eco-possibile per i solari

La messa a punto di un prodotto solare è tra le sfide più impegnative per un cosmetologo. Tra i prodotti skin care è senza dubbio quello che racchiude maggiori difficoltà intrinseche, non solo per l’efficacia ma anche per la sicurezza: un solare è sicuro se efficace ed è efficace se è sicuro. Inoltre, al cosmetologo è richiesto di sviluppare un prodotto che soddisfi anche gli aspetti legati alla piacevolezza della texture e alla sostenibilità ambientale.

Relativamente alla sostenibilità ambientale e nello specifico all’impatto dei solari sull’ambiente marino, si deve considerare che esso è composto da ecosistemi marini molto ricchi di specie e complessi, con particolare attenzione alle barriere coralline. La loro preziosa biodiversità è il risultato della coesistenza di diversi fattori ambientali e geografici, che ne fanno una delle comunità ecologiche più importanti da preservare. Un campanello d’allarme del loro stato di salute è rappresentato dallo sbiancamento dei coralli.

Recenti studi hanno evidenziato che alcuni filtri UV sembra che possano essere la causa di questo fenomeno, anche se hanno mostrato diversi punti deboli in quanto ad oggi non esiste un protocollo di test standardizzati che dimostri in modo evidente questa tesi (2,3). Tuttavia, tali studi preliminari hanno alimentato un dibattito pubblico e portato all’attuazione di divieti riguardanti alcuni filtri UV in diverse località, tra cui le Isole Vergini americane, Palau e le Hawaii. I prodotti solari non devono contenere benzofenone-3 ed etil metossicinnamato per essere in accordo con tali disposizioni.

Nonostante la mancanza di solide prove scientifiche, questi divieti, seppur controversi, hanno già portato all’emergere di un nuovo mercato di prodotti solari “Hawaiian Compliant”.

Il mercato offre oggi un’ampia gamma di prodotti solari. Alla classica crema solare si sono aggiunti gli spray particolarmente apprezzati per la praticità e la facilità d’uso: grazie soprattutto alle applicazioni aerosol di ultima generazione, risultano più semplici da distribuire, anche in aree del corpo non facilmente raggiungibili. Presentano però una notevole complessità intrinseca di cosmetic design, una vera sfida tecnica che i cosmetologi sono chiamati a risolvere: l’attributo eco-sostenibile delle texture iperfluide. La criticità tecnica è legata all’ingegnerizzazione della struttura reologica, in una texture iperfluida di tipo emulsivo. Districarsi nella complessità dei sistemi dispersi e perseguire la perfetta combinazione tra struttura, bilanciamento dei filtri e sostenibilità diventa un obiettivo ambizioso e impegnativo. Ne consegue che dovranno essere studiate in maniera approfondita la corretta selezione dei filtri chimici organici, la scelta degli emollienti utilizzati e la struttura (emulsionanti e conservanti per soddisfare opportunamente dei requisiti divenuti imprescindibili).

Con l’obiettivo di offrire una valida risposta a tutte le citate problematiche formulative, Res Pharma Innovative Ingredients ha sviluppato una nuova linea di Resconcept® Sun Eco Essential Reef distribuita in Italia da Res Pharma, progettata per offrire un connubio ottimale tra alti SPF, sensorialità, sicurezza e sostenibilità ambientale.

Il prodotto è stato testato per la determinazione del fattore di protezione solare (SPF) secondo UNI EN ISO 24444:2020; della fotoprotezione UVA secondo UNI EN ISO 24443:2012 e dell’attività resistente all’acqua (Linee guida Colipa per la valutazione della resistenza all’acqua di un prodotto solare, dicembre 2005).

Usato tal quale ha le seguenti proprietà: SPF 50, protezione UVA, resistenza all’acqua.

Sulla base dei dati tossicologici disponibili, Resconcept® Sun SPF50 Eco Essential Reef è considerato sicuro per l’uso cosmetico secondo le modalità d’uso suggerite 

e sulla base dei dati disponibili e valutati.

La valutazione dei parametri tossicologici ha fornito i seguenti risultati:

• irritazione cutanea (test OECD 404): non irritante;

• irritazione oculare (test OECD 405): non irritante;

• sensibilizzazione cutanea (test OECD 406): non sensibilizzante.

Resconcept® Sun SPF50 Eco Essential Reef è un’emulsione iper-fluida concentrata adatta alla realizzazione di prodotti solari a diverso SPF.

Tutta la gamma Resconcept® è realizzabile a freddo e permette di essere personalizzata. 

Grazie a un profilo reologico “pseudo-newtoniano”, le emulsioni iper-fluide con tecnologie Resconcept® sono texture molto versatili, poiché consentono la realizzazione di un’intera linea di prodotti solari a diversi SPF, modulando opportunamente il fattore di diluizione. In questo caso sarà necessario ripetere i test per l’accertamento del fattore SPF. 

Il team Res Pharma Innovative Ingredients è a disposizione per supportare nella scelta della corretta valutazione dei diversi fattori di diluizione.

L’utilizzatore è tenuto a verificare le legislazioni locali relative alle massime concentrazioni consentite di conservanti e filtri solari.

COSMETIC TECHNOLOGY

Nadia Papasergio
Skincare Specialist 
tel 02 909941
n.papasergio@respharma.com 

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RES PHARMA

Resconcept® Sun SPF50 Eco Essential Reef

La Beautycologa

La Beautycologa

Quando il 2.0 parte dalla cosmetica

Due chiacchiere con...

Marilisa Franchini

CEO e Founder di M 2.0 S.r.l.

Anna C. : Come sei messa venerdì in giornata?
Marilisa F.: Sono libera…per una call o per vederci?
Anna C.: Per intervistarti…cosa ne dici di una passeggiata nel parco di Villa Litta? Vorrei orientare l'intervista a storia e arte viste dal tuo punto di vista, cioè la tua storia e la tua arte.
Marilisa F.: Sarebbe bellissimo…

Ci incontriamo, in un venerdì pomeriggio agostano a Milano. A farci compagnia un gelato, un quaderno per gli appunti, il vociare dei bambini che giocano nel parco. La chiacchierata dura delle ore oscillando tra due dimensioni parallele: la scienza e l’arte della formulazione dei cosmetici, sapientemente fuse insieme. Di Marilisa sono tanti gli aspetti che mi hanno convinta fin da subito, non ultimi la dialettica fluente, la compostezza, la serietà, l’intraprendenza e l’entusiasmo.

Anna Caldiroli

R. Il piacere è mio! Il mio arrivo alla cosmetica parte da lontano. Dopo un percorso universitario dedicato al marketing ho lavorato per un certo periodo nella grande distribuzione, principalmente nell’area acquisti. Lì ho iniziato ad appassionarmi ai prodotti cosmetici, e in particolare a capire la differenza che intercorre tra le diverse materie prime che possono giustificare anche una differenza di prestazioni e di prezzo. Ho perciò cominciato a fare delle prove formulative in totale autonomia, acquistando delle materie prime e cimentandomi nella realizzazione di alcuni prodotti. Ho proseguito in questo modo per diversi anni e poi ho deciso che dovesse aprirsi per Marilisa il 2.0; vale a dire era giunto il momento di crearmi una nuova opportunità, professionale e personale. Mi sono perciò iscritta al corso in Scienze Cosmetiche all’Università Statale di Milano. Parallelamente è nato il mio blog, sul quale ancora scrivo, che mi ha permesso di intraprendere un’attività di divulgazione scientifica. I miei contenuti erano e sono sempre avvalorati da bibliografia a supporto, la cui lettura e approfondimento continuano a essere occasione di studio e di crescita.

R. Dopo anni di sperimentazione nell’ambito dello skin care e di confronto con le persone ho capito quali fossero i reali bisogni o i dubbi delle persone che mi seguivano, ed è così che sono nati i primi prodotti “ufficiali” Beautycology®, che hanno atteso un paio d’anni di gestazione. Il lancio dei primi prodotti è avvenuto a novembre 2020 e ora eccomi qua.
Tra l’altro, due referenze sono state oggetto di presentazione proprio su questa testata nella rubrica Prodotti finiti1.
Nel logo c’è una molecola di serotonina: il connubio tra scienza e sensorialità. Un prodotto sensorialmente piacevole verrà utilizzato con più costanza e questo farà apprezzare più facilmente la sua efficacia, per questo motivo i miei prodotti sono efficaci e caratterizzati da texture e profumazioni piacevoli e ricercate.

R. Studio personalmente le formule affinché mi rappresentino a pieno titolo. Scelgo gli attivi in modo da “attaccare il problema da più fronti”, utilizzando solo ingredienti con un forte consenso scientifico che ne comprovi l’efficacia e sempre nelle dosi funzionali. Mi avvalgo di un terzista per la realizzazione di prodotti e di un laboratorio che mi supporta nello sviluppo e nei test di efficacia e di stabilità. La distribuzione dei prodotti avviene quasi esclusivamente attraverso l’e-shop online.

R. Studio personalmente le formule affinché mi rappresentino a pieno titolo. Scelgo gli attivi in modo da “attaccare il problema da più fronti”, utilizzando solo ingredienti con un forte consenso scientifico che ne comprovi l’efficacia e sempre nelle dosi funzionali. Mi avvalgo di un terzista per la realizzazione di prodotti e di un laboratorio che mi supporta nello sviluppo e nei test di efficacia e di stabilità. La distribuzione dei prodotti avviene quasi esclusivamente attraverso l’e-shop online.

R. Il mio pubblico è composto principalmente da donne nella fascia di età 25-34, ma non mancano gli uomini! Ho un pubblico interessato alla scienza e che ama la divulgazione scientifica, al quale cerco di fornire gli strumenti per interpretare la comunicazione delle aziende cosmetiche e le notizie che compaiono sui giornali, e poi…spero che scelgano i miei prodotti! Questi ultimi sono formulati per essere adatti a tutti: testati su pelli sensibili, Nichel Tested e Gender Neutral.

R. Mi verrebbe da rispondere “scientifico”. Ciò che intendo dire è che molto spesso i termini “naturalità” e “sostenibilità” vengono utilizzati come sinonimi, vale a dire si crede che se un prodotto è naturale (o di origine naturale) sarà certamente più sicuro e sostenibile. Tuttavia, sappiamo che nella realtà dei fatti non è così. Non sempre ciò che è riconducibile alla naturalità è necessariamente non pericoloso o più sicuro per noi e per l’ambiente di ciò che è di sintesi.
Vorrei affrontare in futuro con metodo la valutazione dell’impatto dei cosmetici Beautycology® attraverso, ad esempio, l’applicazione del Life Cycle Assessment.
Al momento i materiali usati per la spedizione sono tutti riciclabili e ho eliminato il packaging secondario. Oltre alle informazioni obbligatoriamente presenti in etichetta è riportato un QR code che consente di integrare ulteriormente le nozioni di cui ritengo debba disporre un consumatore. Questo mi dà la possibilità di ridurre alcuni costi e di investire di più nelle materie prime cosmetiche, che scelgo sempre cercando l’alternativa più sostenibile e di migliore qualità.

R. Trovo che manchi una reale trasparenza nella comunicazione fatta ai consumatori. Per questo cerco, con la mia divulgazione, di far capire come funziona davvero la scienza, per dare alle persone gli strumenti per valutare e comprendere i messaggi con cui vengono costantemente bombardati. In questo modo, chi mi segue sarà in generale un consumatore più attento, severo, nel valutare il lavoro dell’intero comparto, ma anche il mio. Questo non mi spaventa, anzi, mi spinge a lavorare sempre meglio e con maggiore integrità.

R. No, non credo. Le attività sono nate e diffuse proprio attraverso i social media, che mi hanno permesso di raggiungere un vasto pubblico. Mi hanno aiutato a capire i bisogni delle persone che mi seguivano, le quali mi hanno assistito a creare le formule migliori per loro.

COSMETIC TECHNOLOGY

Il nostro progetto editoriale nel corso di questo 2021 sta riservando ampio spazio all’imprenditoria femminile in campo cosmetico. È un’idea che è nata quasi per caso (come del resto un’ampia fetta delle scoperte scientifiche, quindi questo ci fa ben sperare!) e ha via via preso sempre più piede. Per chi ci segue assiduamente anche sui supporti virtuali, diversi dalla carta stampata, sa che i post con cui accompagniamo i testi della Beautycologa utilizzano come motto #inscienscewetrust. Infatti, le scelte formulative che Marilisa Franchini, CEO e Founder di M 2.0 S.r.l., intraprende sono inderogabilmente accompagnate dalle “pezze giustificative” (come le chiama lei), ovvero da solide pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali, che le consentono di orientare le sue decisioni e di condividerle sui canali social.

Anna Caldiroli

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Beautycologa.it

IL BLOG DEDICATO ALLA COSMETOLOGIA

Per aiutarti a fare scelte consapevoli e a capire quali prodotti e quali ingredienti sono più adatti alla tua pelle.

Alpin Heilmoor Extract

Alpin Heilmoor Extract

Principio attivo innovativo multifunzionale e brevettato

Innovativo principio attivo multifunzionale brevettato
per nuove applicazioni cosmetiche

Per la medicina tradizionale, tutti i materiali utilizzati a scopo terapeutico sotto forma di impacchi e costituiti da una mescolanza di acqua minerale con materie organiche e/o inorganiche sono denominati peloidi.

Storicamente il peloide veniva impiegato per il trattamento di processi reumatici cronici, osteoartrosi degenerativa, postumi di lesioni osteoarticolari, fratture, lussazioni, malattie dermatologiche, ecc. (1).

Oggi, grazie all’Alpin Heilmoor Extract (AHE), le proprietà maggiormente efficaci e preziose del fango curativo sono rese disponibili in una forma più concentrata, pura e versatile; una polvere scura micronizzata e stabilizzata che, rispetto alla sua origine, risulta priva di acqua e di qualsiasi contaminazione microbiologica, perfetta per un nuovo uso in ambito cosmetico.

AHE, infatti, viene estratto da una torbiera accreditata (Heilmoor) nel sud dell’Austria, in Carinzia, nei pressi del lago di Längsee, tramite un processo del tutto sostenibile.

È un principio attivo multifunzionale 100% naturale, brevettato e certificato (NATRUE, COSMOS e Vegan), prodotto da Premium Organic GmbH e distribuito in esclusiva per l’Italia da Gale & Cosm.

Le nostre formulazioni

Formulations
Alpin Heilmoor Extract®

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Toiletries

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COSMETIC TECHNOLOGY

Irene Valentini
Marketing Specialist
tel 02 9315076/93506389
info@galecosm.com

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GALE & COSM

alpin heilmoor extract

Euro skinpure

Euro skinpure

Un alleato di origine mediterranea contro l’acne

Derivato dalla sinergia di TIMO e ORIGANO

EFFICACIA TESTATA

Produzione italiana al
100%

L’acne vulgaris è una malattia infiammatoria cronica dei follicoli sebacei e rappresenta la più comune malattia della pelle (1), di cui non sono ancora completamente comprese le cause; infatti è estremamente complessa, con elementi di patogenesi che coinvolgono difetti nella proliferazione e differenziazione dei cheratinociti, nella secrezione di androgeni e nell’infiammazione follicolare (2).
L’acne vulgaris è caratterizzata dalla formazione di comedoni, pustole o cisti in seguito all’ostruzione e all’infiammazione delle unità pilosebacee, ovvero i follicoli piliferi e le loro corrispettive ghiandole sebacee. L’acne si sviluppa sul viso e sulla parte superiore del tronco e colpisce il più delle volte gli adolescenti. Il trattamento può comprendere agenti topici e sistemici diretti a ridurre la produzione di sebo, la formazione di comedoni, l’infiammazione e la carica batterica.
In particolare, il batterio Propionibacterium acnes, Gram-positivo anaerobio a lenta crescita collegato ad alcune patologie della cute come l’acne, è in grado di proliferare all’interno del dotto di tutti i follicoli pilo-sebacei delle pelli acneiche, svolgendo un ruolo fondamentale nello sviluppo delle lesioni infiammatorie (3).
P. acnes attiva il rilascio di citochine infiammatorie sia direttamente sui cheratinociti che indirettamente, rilasciando sostanze chemiotattiche che attraggono i leucociti polimorfonucleati responsabili della produzione di citochine infiammatorie (4). Inoltre, dopo la fagocitosi dei batteri, i neutrofili attratti rilasciano enzimi lisosomiali e producono specie reattive dell’ossigeno (ROS) che possono danneggiare l’epitelio follicolare.
Qualunque sia il meccanismo implicato nell’induzione dell’infiammazione cutanea da parte di P. acnes, i ROS sono coinvolti in questo processo, poiché la produzione di perossido di idrogeno (H2O2) risulta aumentata nei pazienti affetti da acne (5). Inoltre, alcuni studi dimostrano che la diminuzione dell’attività del superossido dismutasi (SOD) è correlata con la gravità di questa patologia (6,7).
Recentemente è stato dimostrato il contributo dei polifenoli nel trattamento dell’acne (8).
I polifenoli, infatti, agiscono contrastando gli effetti dei radicali liberi e mostrano un’elevata capacità antinfiammatoria, antimicrobica e inibitoria sulla 5α-riduttasi, un enzima coinvolto nel metabolismo degli androgeni e nella patologia dell’acne.

L’ingrediente innovativo Euro skinpure presentato da Eurochemicals, di Deimos Group, ideato per il mercato skin care, è in grado di combattere la patogenesi dell’acne.

L’efficacia di Euro skinpure è stata valutata indagando:

Determinazione dei gruppi fenolici mediante il saggio di Folin-Ciocalteu
Il saggio di Folin-Ciocalteu consente di ottenere una stima approssimativa della presenza di polifenoli presenti in un campione.
Per la determinazione del contenuto in fenoli è stato eseguito il saggio di Folin-Ciocalteu.
Il test consiste in una reazione redox tra l’acido fosfotungstico e l’acido fosfomolibdico presenti nel reattivo di Folin-Ciocalteu e i sistemi di natura polifenolica (9). I composti fenolici in ambiente basico vengono ossidati dai metalli molibdeno e tungsteno presenti nei complessi, e assumono la colorazione blu dovuta alla riduzione dei metalli che ne garantisce l’effetto antiossidante.

Inibizione dell’anione perossidico
Le ROS, e in particolare l’anione superossido O2•− e H2O2, svolgono un ruolo importante nell’evento infiammatorio indotto da P. acnes, poiché possono danneggiare l’epitelio follicolare. Pertanto, inibendo queste specie di radicali è possibile limitare la lisi dei cheratinociti.
L’abilità di Euro skinpure nell’inibire l’anione superossido O2•− è stata valutata mediante il saggio b-carotene-acido linoleico (10). Questo saggio si basa sull’ossidazione di un acido grasso insaturo, l’acido linoleico, da parte di un agente pro-ossidante. L’ossidazione genera radicali liberi (O2•−) che attaccano molecole ricche in doppi legami come il b-carotene (che nel saggio è utilizzato come indicatore colorato di ossidazione), nel tentativo di riacquisire un atomo di idrogeno. Di conseguenza, man mano che procede la reazione di ossidazione, la molecola di b-carotene perde la sua coniugazione e il suo caratteristico colore arancione. In presenza di molecole antiossidanti il sistema coniugato b-carotene viene preservato, di conseguenza la capacità antiossidante sarà proporzionale all’assorbanza del b-carotene non danneggiato.
Una soluzione di Euro skinpure (3% v/v) mostra un’eccellente capacità di inibire la perossidazione dell’acido linoneico, mostrando una percentuale di inibizione dell’anione perossidico pari al 90%.

L’infiammazione è l’evento cruciale nella patogenesi dell’acne vulgaris. L’ossido nitrico (NO) è un radicale libero a emivita breve che agisce da messaggero intercellulare prodotto da una varietà di cellule di mammifero, come i macrofagi, neutrofili, piastrine, fibroblasti, cellule endoteliali, neuronali e muscolari lisce. Il NO media una varietà di eventi biologici che vanno dalla vasodilatazione, neurotrasmissione, inibizione dell’adesione e dell’aggregazione piastrinica, nonché gli stati di infiammazione. La determinazione in vitro dell’attività scavenging sull’ossido di azoto può essere un utile indice dell’attività antinfiammatoria (11).
È stato dimostrato che questa materia prima è in grado di agire come scavenger nei confronti dell’ossido di azoto. Una soluzione al 3% v/v di Euro skinpure può inibire completamente il radicale di NO con il tempo, mostrando una risposta antinfiammatoria elevata.

Sono state valutate diverse concentrazioni dall’1 al 3% di Euro skinpure e sono state testate contro P. acnes, il principale batterio implicato nella patogenesi dell’acne.
Euro skinpure è risultato essere attivo contro P. acnes ATCC 11827, ottenendo dei valori di MIC e MMC pari a 2,9 e 5,5%, rispettivamente.

Euro skinpure può essere utilizzato in svariate tipologie di prodotti come sieri, creme, gel, emulsioni, tonici, ecc. La concentrazione consigliata è 1-3%.

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Un alleato di origine mediterranea contro l’acne

Dal laboratorio dell’università
alla creazione di uno spin-off

Dal laboratorio dell’università
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L’esperienza di UNIRED

Due chiacchiere con...

Alessandra Semenzato
Direttore scientifico UNIRED e docente presso l’Università degli Studi di Padova

Ascoltare una presentazione della Prof.ssa Semenzato durante un convegno è come partire per un viaggio dal quale si tornerà arricchiti; si viene condotti per mano dalla sua determinatezza e indiscutibilmente rapiti dalla sua capacità di accogliere gli stimoli dall'esterno, di osservare oltre a vivere nel reale. Curiosi di conoscere qual è stata la sua carriera accademica fin dai primi esordi e di sapere come è nato UNIRED, spin-off dell’Università degli Studi di Padova, abbiamo fatto quattro chiacchere con Alessandra Semenzato.

R. Mi sono iscritta a Chimica e Tecnologie Farmaceutiche (CTF) con moltissima convinzione, perché fin dal liceo mi ero innamorata della chimica e quindi non ho mai avuto dubbi su cosa volessi fare. Ero inizialmente orientata a iscrivermi alla Facoltà di Chimica, ma nello stesso anno della mia immatricolazione universitaria è stato avviato il Corso di Laurea in CTF, proprio nella mia città. Ho quindi deciso di orientarmi alla chimica applicata anziché alla chimica pura. Mi sono laureata con una tesi in biochimica supervisionata da un professore che mi ha stimolato a proseguire la carriera accademica, avendo visto in me delle doti che io stessa non sapevo di avere. Ammetto che, prima di allora, non ci avevo mai pensato, ma insegnare è tutt’ora la cosa che mi piace di più del mio lavoro universitario, quindi gli sono davvero grata.
Il referente del gruppo di biochimica in cui lavoravo era il Prof. Benassi, da poco rientrato a Padova da Ferrara, dove aveva avviato l’iter per la realizzazione della scuola di specializzazione in cosmetica (oggi Cosmast) e aveva deciso di mettere in piedi insieme al Prof. Bettero un gruppo che si occupasse di cosmetica, in particolare di analitica, in appoggio alla richiesta crescente da parte delle aziende di metodologie, in vista del recepimento in Italia della Direttiva europea del ‘76.
Pochi giorni dopo la laurea il Prof. Benassi mi offrì una borsa di studio che accettai, nonostante la cosmetica fosse per me una disciplina sconosciuta e (lo confesso) lontana dai miei interessi. Catapultata a Ferrara alla scuola di specializzazione in cosmetica, ho scoperto un mondo che da una parte mi affascinava ma dall’altra mi spaventava, perché molto lontano dall’idea della ricerca “ideale” in cui mi ero formata.
Nel giro di pochi anni sono riuscita a entrare come ricercatrice all’Università degli Studi di Padova, dove ancora insegno Chimica dei prodotti cosmetici dal 2006 e dove nel corso degli anni ho scoperto una vera passione per la cosmetica, ampliando i miei interessi dall’analitica alla formulazione e alle tecniche fisiche di caratterizzazione dei materiali, in un processo naturale e continuo.
Se all’inizio la cosmetica non rientrava nel mio immaginario (anche perché avevo molti preconcetti al riguardo), alla fine si è rivelata una strada che mi corrispondeva pienamente, forse proprio in quanto non preordinata.
D’altronde John Lennon disse: “La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti” (N.d.R).

R. Uno dei primi lavori che ho pubblicato riguardava un metodo per valutare la quantità di formaldeide derivante dall’uso dei preservanti; un metodo innovativo che rendeva la procedura molto semplice e rapida. Dopo la pubblicazione, il responsabile del Controllo Qualità di una multinazionale cosmetica mi inviò una lettera (le mail non esistevano ancora!) per ringraziarmi, in cui mi diceva come quel metodo aveva di gran lunga semplificato l’iter dei controlli, liberando tempo prezioso per i suoi collaboratori. Avevo gettato il primo seme. Il mio obiettivo, infatti, è sempre stato quello di fornire alle aziende delle soluzioni ma anche un metodo di lavoro. In molte realtà produttive mancano gli approcci metodologici che invece sono propri del bagaglio di chi lavora all’università. Provo molta soddisfazione quando la collaborazione crea qualcosa di utile che spesso si concretizza anche in nuovi prodotti. È un po’ come il lavoro dello chef… e a me piace cucinare, oltre che mangiare!
Da questo desiderio di relazione con le aziende è nato dunque UNIRED.

R. “UNI” sta per “università” e in origine il nome completo era UNIR&D, con un chiaro richiamo al reparto Research & Development delle aziende. Sfortunatamente la scelta di avere nel nome una lettera come la & commerciale non si è rivelata in linea con le logiche dei motori di ricerca, così quando abbiamo deciso di rivedere la nostra comunicazione digitale abbiamo scelto il nome UNIRED.

R. La prima idea di spin-off mi è venuta nel 2000 quando ho partecipato alla prima edizione di una competizione (Start Cup) proposta dall’Università degli Studi di Padova per la selezione di idee imprenditoriali innovative derivanti dalla ricerca dei propri laboratori. Sono arrivata in finale ma non sono stata finanziata. Meglio così perché i tempi non erano ancora maturi…!
UNIRED invece è nata nel 2012 in seguito alla collaborazione pluriennale con il Dott. Baratto, responsabile scientifico di UNIFARCO. Nella creazione dello spin-off ho coinvolto da subito altri colleghi con competenze molto diverse ma strategiche per il mondo healthcare e abituati a lavorare con le aziende. UNIRED cerca quindi di mettere l’approccio universitario al servizio e ai bisogni dell’azienda, costruendo soluzioni personalizzate. Credo che, come universitari, abbiamo questo “dovere”, ovvero vedere “al di là del nostro naso” al fine di proporre un’idea di ricerca applicata e rispondente a un bisogno ben preciso, per aiutare le aziende nel percorso di innovazione.
Spesso le aziende rinunciano a innovare per paura che approcci metodologici diversi portino via tempo e risorse senza dare un ritorno immediato, mentre l’innovazione è la chiave per capitalizzare e offrire al consumatore qualcosa di nuovo in una prospettiva di breve e medio termine. Il mercato sta diventando sempre più competitivo e le offerte sono sempre più ampie e variegate; è quindi necessario reinventarsi e per farlo è indispensabile un approccio scientifico di fondo.

R. Sì… nel mio percorso professionale ho intrapreso una collaborazione ultraventennale con la Facoltà di Economia, grazie alla quale abbiamo dato vita a un Master in Business and Management nel settore cosmetico conosciuto a livello internazionale, in quanto parte di un progetto denominato EFCM. Vedere che molti degli studenti che si sono formati presso questo Master oggi ricoprono ruoli chiave nel management delle aziende è motivo di orgoglio e conferma l’importanza del dialogo tra il mondo tecnico-scientifico e quello aziendale nel campo della cosmetica.
L’interdisciplinarietà è proprio ciò su cui dovremmo maggiormente puntare nella ricerca e nella didattica, come nei team di lavoro aziendale. Finalmente oggi anche l’università sembra muovere i primi passi in questa direzione, anche se persistono delle resistenze burocratiche e organizzative.

R. Naturalmente sì, sia tra i soci che tra i dipendenti e i collaboratori. Attualmente in UNIRED ci sono 5 dipendenti (un laureato in Economia Aziendale e 4 farmacisti), a cui si aggiungono un consulente psicologo e psicoterapeuta che si occupa di neuromarketing e qualità della vita, e un altro consulente, esperto di polimeri, che si occupa di packaging sostenibile. A queste persone si aggiunge altro personale dell’università come borsisti, assegnisti e laureandi. Quindi in totale siamo tra le 8 e le 10 persone. La differenza tra la mia prima idea di spin-off e UNIRED risiede nel fatto di avere al suo interno una squadra in cui ciascuno ha una sua specifica competenza e predisposizione.
Questa interdisciplinarietà e l’ottimo gioco di squadra sono alla base anche dai nostri podcast, un’idea nata durante il lockdown e con cui andiamo ad analizzare, con un linguaggio semplice e andando dritti al punto (da qui il nome del podcast Dritti al punto), le notizie scientifiche, spaziando dal settore chimico-farmaceutico al mondo dei cosmetici e del personal care, portando l’ascoltatore ad allenare il pensiero critico, utile ad approcciarsi razionalmente nei confronti della vastità di informazioni e delle fake news che riceviamo ogni giorno.

R. Il cosmetico è un prodotto per la persona; non nasce per rispondere solo alle esigenze della sua pelle o per evocare emozioni. Puntare sull’innovazione e sulla tecnologia significa dare risposte scientifiche ai bisogni della salute e del benessere della persona. Per fare questo ci vogliono però degli strumenti nuovi. Il successo del cosmetico è la risultante delle sue caratteristiche fisiche e applicative, ed è solo attraverso una vera conoscenza di come le materie prime si mettono in relazione tra di loro che si possono migliorare le performance dei prodotti. Oggi con gli studi di neuromarketing si possono misurare i benefici che essi sono in grado di apportare e quindi comprendere meglio come far diventare i nostri prodotti un vero successo di mercato.

R. Innanzitutto è importante prendere consapevolezza del fatto che la sostenibilità è un processo complesso che riguarda molte fasi della realizzazione di un prodotto.
Per questo la prima cosa che proponiamo è un ciclo di formazione aziendale che coinvolga tutti i reparti, dalla Ricerca e Sviluppo al Marketing, per allineare l’azienda ed evitare così di cadere nel noto fenomeno del greenwashing. Si capisce facilmente, quindi, come la sostenibilità sia un percorso di lungo periodo che include diversi obiettivi, realizzabili con tempistiche diverse.
Ad esempio, la sostituzione del packaging con materiali biodegradabili e compostabili richiede tempi di sviluppo lunghi e investimenti ingenti, mentre quando si parla di ingredienti e biodegradabilità della formulazione gli obiettivi sono più a breve termine. Un grande spazio della nostra ricerca è anche dedicato allo studio di nuovi principi attivi da materiali di scarto, che si inseriscono molto bene nel concetto di economia circolare, in quanto affronta il problema dello smaltimento dei rifiuti.

R. Il problema più grosso è quello delle impurezze perché ci sono delle criticità da governare.
Ma ci sono anche materiali di scarto che non presentano grosse criticità: c’è scarto e scarto. Più si va verso lo scarto di lavorazione e più ci saranno problemi, ma tutto è risolvibile. Anche in questo caso ci vuole tempo e sperimentazione.
Oltre alla rivalutazione dei materiali di scarto, la nostra ricerca si concentra anche sulla rivalutazione di prodotti del territorio a filiera corta che possono rappresentare una fonte di biodiversità ma sono poco appetibili per il settore alimentare, ad esempio la mela cotogna.
La sfida principale per le aziende che realizzano prodotti healthcare rimane quella di coniugare la sostenibilità con le performance del prodotto, non solo per gli attivi funzionali ma anche per le materie prime che strutturano il veicolo. Questo richiede l’utilizzo di tecniche di caratterizzazione fisica che possano supportare la sostituzione razionale di materie sintetiche come modificatori reologici e texturizzanti con materie prime naturali compatibili con l’eco-design del prodotto, in grado di mantenerne le proprietà applicative.

R. Secondo me le aziende non dovrebbero mai adattarsi e sedimentarsi su determinati procedimenti aziendali, perché non è detto che ciò che è sempre andato bene continuerà ad andare bene; gli scenari possono cambiare da un momento all’altro e il COVID-19 ne è la dimostrazione.
Una delle citazioni a me più care è la seguente: “Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità” (Alex Carrel). Concordo pienamente con questa affermazione e cerco di applicarla sia nel lavoro che nella mia vita personale. Essere buoni osservatori della realtà senza innamorarsi dei propri ragionamenti ci rende molto più aperti alla possibilità di cogliere le novità e, tradotto sul piano pratico per un’azienda, a ricordarci che i consumatori sono prima di tutto persone e non semplicemente dei target.
Quello che invece consiglierei di fare è creare delle figure di raccordo tra i vari reparti: un dialogo tra R&D e produzione e tra R&D e marketing rende i processi più fluidi. Questo dialogo porta allo sviluppo di team che sono realmente interdisciplinari, che riescono meglio a governare le complessità e in cui le competenze di ciascuno possono emergere ed essere valorizzate.
Riportare l’attenzione sulle persone, inoltre, è uno dei fattori che contribuisce a realizzare un’azienda sostenibile.

COSMETIC TECHNOLOGY

Alessandra Semenzato

tel 049 776766
alessandra.semenzato@unired.it
www.unired.it

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UNIRED - HEALTH AND PERSONAL CARE INNOVATION

Soluzioni personalizzate per l’innovazione di prodotto
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Raspberry e Blueberry NECTA®

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Cosmetica sostenibile, bellezza in armonia con l’ambiente

Conosciuti come i beauty upcyclers, Full Circle sviluppa ingredienti naturali e sostenibili per la cosmetica, realizzati unicamente impiegando sottoprodotti ricavati dai processi produttivi delle filiere primarie e altrimenti destinati allo smaltimento, come per esempio la polpa dei frutti recuperati dall’industria della spremitura o i noccioli di oliva utilizzati in precedenza per la produzione dell’olio d’oliva.
Il portafoglio offre a marchi e formulatori avanguardisti opportunità uniche per creare prodotti di bellezza innovativi, facendo un uso eccellente delle preziose risorse che ci circondano. Oltre a promuovere un’economia circolare, è stato dimostrato che gli ingredienti “a rifiuti zero” di Full Circle garantiscono performance superiori a quelli convenzionali. La gamma NECTA® di Full Circle è composta da nettari attivi liposolubili a elevate prestazioni per formulazioni dedicate alla cura della pelle e dei capelli. Come tutti gli ingredienti Full Circle, la gamma NECTA® è al 100% di provenienza upcycle, naturale e vegana.

 Della gamma NECTA® fanno parte Raspberry NECTA® e Blueberry NECTA®, prodotti da Full Circle e distribuiti in Italia da amita health care Italia.

Raspberry NECTA®

Raspberry NECTA® (nome INCI: Rubus Idaeus Seed Oil), nettare oleoso attivo, altamente nutriente e idratante, è stato testato al fine di quantificare le capacità antiossidanti. Ha mostrato una capacità antiossidante superiore del 120% rispetto all'olio di semi di lampone standard e del 61% superiore rispetto a un normale olio di semi di mirtillo. È stato inoltre dimostrato che ha una capacità antiossidante notevolmente superiore rispetto all'olio di oliva e all'olio di arachidi.
Inoltre, ha dimostrato di aumentare l'idratazione della pelle di oltre il 25% dopo 2 ore dall’applicazione del prodotto, all’interno del quale è stato inserito il 3% di attivo.

Raspberry NECTA® è particolarmente indicato per le applicazioni face, skin e hair care. Non ci sono limiti percentuali all’utilizzo in formula.

Blueberry NECTA®

Blueberry NECTA® (nome INCI: Vaccinium Myrtillus Seed Oil), un efficace attivo oleosolubile che offre una barriera naturale contro l’esposizione alla blue light, è stato testato per dimostrare la sua capacità di assorbire la blue light funzionando come una barriera naturale per l’esposizione ai raggi di luce blu (HEV) generati dal sole e dai dispositivi tecnologici. Paragonato a un olio di controllo (olio d'oliva) dimostra una capacità di assorbimento energetico superiore, con un utilizzo in formula del 2%.
Blueberry NECTA® è stato testato al fine di quantificare le capacità antiossidanti: ha mostrato risultati superiori all'olio di semi di mirtillo e all'olio di semi di lampone standard, all'olio di oliva e all'olio di arachidi.

Grazie alle sue capacità di assorbimento della blue light, è particolarmente indicato per le applicazioni skin care. Non ci sono limiti percentuali all’utilizzo in formula.

Scarica le brochure dei principali prodotti di Full Circle e scopri l’economia circolare dedicata ad ognuno di essi

Raspberry NECTA®​

Un nettare oleoso attivo altamente nutriente e idratante ricavato dai semi di lampone provenienti da fonte upcycle e prodotto secondo i più elevati standard dell’economia circolare...
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Blueberry NECTA®

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Dario Parente
Sales & Business Development Manager
tel 02 96798808

info@amitahc.com

Full Circle è anche produttore di…

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Cosmetica sostenibile, bellezza in armonia con l’ambiente

La sostenibilità prima di tutto

La sostenibilità prima di tutto

Un modello di business che anticipa i tempi

Due chiacchiere con...

Matteo Locatelli
Titolare Pink Frogs Cosmetics

Pink Frogs è una società di produzione cosmetica fondata nel 1979 come consolidamento di un’impresa familiare nata nel 1939 con il proposito di offrire un servizio di formulazione e produzione di cosmetici tricologici a una clientela altamente specializzata sulla cura del capello. Nel tempo l’organizzazione della società è andata via via strutturandosi, incrementando la propria capacità produttiva e allargando i propri ambiti di competenza all’intero campo della cosmesi non decorativa esclusivamente in conto terzi. Con l’arrivo nel 1996 di Matteo Locatelli sono stati fatti molti passi avanti, specialmente da 10 anni a questa parte, quando l’azienda ha deciso di puntare sulla sostenibilità come valore aggiunto e imprescindibile. La sostenibilità è un argomento a cui teniamo molto anche noi di CEC Editore; non potevamo dunque lasciarci sfuggire l’occasione di intervistare proprio il Dott. Locatelli, titolare di Pink Frogs e vicepresidente di Cosmetica Italia, che ha fatto sì che la propria azienda si distinguesse dalle altre del settore cosmetico per essere stata la prima ad aver rivoluzionato il proprio modello di business puntando sulla carta vincente della sostenibilità. [...]

Pink Frogs cosmetics è anche...

Solidarietà

Franco e Andrea Antonello dell’Impresa Sociale I Bambini delle Fate

... Ecco quindi che ci siamo concentrati sulla costruzione del secondo pilastro rappresentato dalle tematiche sociali con iniziative all’interno del nostro comune e in supporto all’Humanitas, la successiva adesione a La forza e il sorriso e, a partire da quest’anno, la realizzazione di un progetto che permetterà a una Onlus di Rozzano di offrire un’assistenza continuativa a ragazzi affetti da autismo. Questo progetto, coordinato da I bambini delle Fate, coinvolgerà studenti delle scuole superiori che diventeranno “amici dei ragazzi speciali”, instaurando con loro una condivisione di tempo e occasioni di socialità.

Sostenibilità

Conosciamo le etichette di utilizzo responsabile ideate da Pink Frogs

Partiamo dal presupposto che uno dei principi della sostenibilità è la comunicazione: non penso che possa esistere sostenibilità se non viene comunicata. La comunicazione ti obbliga non solo a fissarti degli obiettivi, ma ti spinge a raggiungerli entro un tempo prestabilito. Ecco quindi che con la comunicazione l’impegno preso verso te stesso diventa un impegno preso con la società che ti accoglie...

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Pink Frogs Cosmetics

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Novità regolatorie in Gran Bretagna

Novità regolatorie in Gran Bretagna

Il regolamento cosmetico e chimico dal 1° gennaio 2021

Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito ha lasciato l’Unione europea (1) diventando un Paese terzo e, di conseguenza, con una propria regolamentazione per i diversi settori.
I futuri regolamenti britannici, qualora non già implementati nelle normative del Regno Unito da precedenti direttive europee, originano dai regolamenti europei correntemente in vigore. La legge del Regno Unito EU Withdrawal Act prevede, infatti, l’adattamento delle normative europee correnti e la loro trasposizione in legge britannica (2). Nello specifico, la legge del Regno Unito EU Withdrawal Agreement Bill prevede la trasposizione delle leggi europee in leggi britanniche senza apportare alcun cambiamento nel contenuto (3); di conseguenza i principi regolatori non cambiano, ma sono duplicati per il mercato britannico.
Questo articolo tratta dei nuovi regolamenti sui prodotti cosmetici e sulle sostanze chimiche della Gran Bretagna che sono entrati in vigore a partire dal 1° gennaio 2021, evidenziando le somiglianze e le discrepanze con le normative europee. Le informazioni riportate sono il risultato dell’attenta analisi delle leggi da parte dello staff di CTPA, ma anche della cooperazione tra l’associazione e il governo del Regno Unito.

Regolamento sui prodotti cosmetici

La scheda 34 della legge Product Safety and Metrology etc. (Amendments etc.) (EU Exit) Regulations 2019 e i successivi emendamenti costituiscono il regolamento britannico per i cosmetici. Questo regolamento è entrato in vigore il 1° gennaio 2021 (4) ed è applicabile a tutti i prodotti cosmetici venduti in Gran Bretagna (Inghilterra, Galles e Scozia). L’Irlanda del Nord, invece, mantiene le normative europee, come previsto dal Northern Ireland Protocol del Withdrawal Agreement (5).

Sono riportati sotto i requisiti principali del regolamento applicabili a tutti i prodotti cosmetici venduti nel mercato britannico dal 1° gennaio 2021, qualora non sia previsto un periodo di transizione specifico per gli obblighi descritti nella sezione seguente di questo articolo.
1. La definizione di prodotto cosmetico viene mantenuta tale e quale a quella corrente del regolamento europeo sui prodotti cosmetici (4,6) (art.2 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna).
2. I requisiti correnti di sicurezza e di valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico, ma anche le qualifiche e i diplomi richiesti per l’assessore alla sicurezza, rimangono invariati rispetto alle normative europee (4,6) (artt.3 e 10 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna).
3. Il concetto e definizione di persona responsabile e i suoi obblighi per quanto riguarda la conformità del prodotto cosmetico vengono mantenuti come nel regolamento cosmetico europeo (4,6) (artt.4 e 5 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna). L’art.5a descrive le condizioni per cui una persona responsabile in Irlanda del Nord può essere accettata sotto i termini di questa regolamentazione e operare anche nel Regno Unito.
4. Il ruolo e gli obblighi del distributore dei prodotti cosmetici all’interno del mercato britannico rimangono invariati rispetto alle normative europee (4,6) (art.6 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna).
5. Il Product Information File (PIF) resta inalterato nel suo contenuto rispetto alle normative europee, ma deve essere reso disponibile in inglese (4,6) (art.11 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna).
6. Le informazioni che devono essere inviate al portale per la notifica dei prodotti cosmetici immessi sul mercato britannico rimangono invariate rispetto al regolamento europeo (4,6) (art.13 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna). Il governo del Regno Unito ha creato un portale di notifica, chiamato Submit Cosmetic Product Notifications (SCPN), che è simile al portale europeo Cosmetic Product Notification Portal (CPNP).
Il portale è stato pubblicato il 1° gennaio 2021 (6).
7. Il divieto di testare e immettere sul mercato prodotti o ingredienti cosmetici testati sugli animali viene mantenuto come da regolamento europeo (4,6) (art.18 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna).
8. Le normative di etichettatura dei prodotti cosmetici sono uguali a quelle descritte dal regolamento cosmetico europeo, con l’unica fondamentale differenza che la ragione sociale e indirizzo della persona responsabile devono essere nel Regno Unito (4,6) (art.19 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna).
9. Le norme sulla comunicazione al consumatore (claim) riguardanti gli effetti del prodotto cosmetico e il riferimento ai Common Criteria for Cosmetic Claims sono mantenute rispetto al regolamento europeo (4,6) (art.20 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna).
10. I requisiti per gli ingredienti cosmetici vietati o ai quali sono applicate delle restrizioni, gli ingredienti Carcinogenici, Mutagenici e tossici per la Riproduzione (CMR) e i nanomateriali sono mantenuti come da regolamento europeo (4,6) (artt.14,15,16,30 e 31 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna). Nello specifico, gli ingredienti cosmetici hanno seguito le decisioni europee implementate negli allegati delle normative europee fino al 31 dicembre 2020. A partire dal 1° gennaio 2021, la Gran Bretagna ha istituito il proprio gruppo di esperti indipendenti per la valutazione della sicurezza degli ingredienti cosmetici; le opinioni europee vengono e verranno comunque tenute in considerazione. Di conseguenza, gli ingredienti vietati o ai quali saranno applicate delle restrizioni d’uso in Gran Bretagna potrebbero essere diversi da quelli europei in futuro.
11. Le normative e il processo di cosmetovigilanza per le segnalazioni di effetti indesiderati seri rimangono invariati rispetto ai requisiti europei (4,6) (artt.22 e 23 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna). CTPA e il governo del Regno Unito stanno lavorando a un processo specifico per la cosmetovigilanza e la segnalazione degli effetti indesiderati gravi.
12. Per finire, i reati e le sanzioni che vengono indirizzate dalle autorità non cambiano rispetto ai requisiti correnti (4,6) (artt. 25 e 26 del regolamento cosmetico della Gran Bretagna).

Per permettere alle società che vendono prodotti cosmetici in Gran Bretagna di adattarsi alle nuove regole, sono stati creati dei requisiti di transizione del regolamento cosmetico della Gran Bretagna che sono validi solo per un determinato periodo di transizione, specifico per alcuni obblighi della persona responsabile.
• Prodotti cosmetici (ciascun numero di lotto) immessi sul mercato britannico prima del 1° gennaio 2021, che non hanno l’indirizzo della persona responsabile nel Regno Unito, possono essere venduti per tempo indefinito e cioè senza specifiche limitazioni temporali (1). Sarà necessario dimostrare alle autorità (in caso di ispezione) quando il prodotto (ovvero uno specifico lotto) è stato immesso sul mercato (1). Questo è previsto dall’art.41 del Withdrawal Agreement.
• Prodotti immessi sul mercato britannico dopo il 1° gennaio 2021 che non hanno l’indirizzo della persona responsabile in Gran Bretagna possono essere venduti per un periodo di 2 anni (4,6). Dopo questi 2 anni di transizione tutti i cosmetici venduti in Gran Bretagana dovranno avere nome e indirizzo della persona responsabile nel Regno Unito riportato sull’etichetta (4,6).
• Lo stesso periodo di transizione di 2 anni vale per l’etichettatura del Paese di produzione, per cosmetici importati in Gran Bretagna dall’Unione europea o altri Paesi terzi (4,6).
• I prodotti immessi sul mercato britannico prima del 1° gennaio 2021 devono essere notificati sul portale di notifica del Regno Unito entro 90 giorni dal 1° gennaio 2021 (4,6). Questo tipo di notifica è semplificata e non richiede l’invio dell’etichetta o della foto del prodotto (4,6). Inoltre il portale supporta il caricamento dei cosidetti “xml files” che possono essere scaricati direttamente dalla notifica del CPNP (6).

Per continuare a vendere prodotti cosmetici sul mercato britannico dal 1° gennaio 2021, altri fattori devono essere presi in considerazione.
a. Le qualifiche del valutatore della sicurezza devono essere considerate equivalenti o accettate dalle autorità della Gran Bretagna (6).
b. Le società che attualmente vendono cosmetici in Gran Bretagna dall’Europa (prima classificati come distributori) sono diventate importatori. Come per il regolamento europeo, anche nel regolamento britannico gli importatori sono automaticamente considerati la persona responsabile (4,6). Qualora il brand owner in Europa abbia già designato una persona responsabile nel Regno Unito, è importante che gli importatori preparino un mandato per i prodotti che importano, in modo da incaricare la persona responsabile in Gran Bretagna, scelta dal brand owner, della responsabilità per le conformità dei prodotti cosmetici di interesse (6).
c. Viceversa, il punto sopra riportato è valido anche per prodotti cosmetici importati nel mercato europeo dalla Gran Bretagna (7).

Irlanda del Nord
Come già menzionato in questo articolo, l’Irlanda del Nord segue il regolamento europeo sui prodotti cosmetici (5). Qualora delle società con sede in Europa vendano solo nell’Irlanda del Nord e non in Gran Bretagna, non dovranno duplicare i requisiti per i cosmetici rispetto al regolamento cosmetico della Gran Bretagna (5,7).

Regolamentazione chimica (UK REACH)

Il testo di legge REACH etc. (Amendment etc.) (EU Exit) Regulations 2019 [Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals (REACH)] e i successivi emendamenti costituiscono il regolamento britannico per le sostanze chimiche (8). Il regolamento è in vigore dal 1° gennaio 2021 ed è valido per tutte le sostanze chimiche immesse sul mercato della Gran Bretagna (Inghilterra, Galles e Scozia) (8). L’Irlanda del Nord, invece, mantiene le normative europee, come previsto dal Northern Ireland Protocol del Withdrawal Agreement (5).

Sono riportati sotto i requisiti principali del regolamento che sono applicabili a tutte le sostanze chimiche immesse sul mercato britannico dal 1° gennaio 2021, qualora non sia previsto un periodo di transizione specifico per gli obblighi descritti nella sezione seguente di questo articolo (8). Essendo UK REACH una replica di EU REACH, possiamo trovare molte similarità nei principi fondamentali di questa normativa, come descritto nei punti seguenti.
• L’autorità britannica Health and Safety Executive (HSE) svolge il ruolo dell’European Chemicals Agency (ECHA) (8,9).
• UK REACH copre la sicurezza delle sostanze chimiche nei confronti dell’ambiente e della sicurezza nei luoghi di lavoro (8,9). UK REACH si applica a tutte le sostanze chimiche singolarmente o come parte di una miscela di sostanze che vengono prodotte o importate sopra al limite di 1 tonnellata/anno per ogni entità legale (8,9).
È importante sottolineare che le quantità di produzione o importazione devono tenere in considerazione solo il mercato della Gran Bretagna e non dell’Irlanda del Nord (5).
• Non è possibile immettere sul mercato britannico una sostanza chimica sopra 1 tonnellata/anno, sulla cui sicurezza non ci siano informazioni o dati (8,9).
• I prodotti cosmetici finiti (che sono per lo più miscele) sono esenti dagli obblighi di UK REACH, ovvero non si applicano; al contrario, gli ingredienti cosmetici individualmente o contenuti nei prodotti cosmetici finiti (sostanze in miscele) sono soggetti agli obblighi previsti dalla norma (8).
• UK REACH identifica diversi ruoli nella catena di fornitura (società fabbricante, importatore, utilizzatori a valle, distributori) e relativi obblighi (8,9).
• In base ai limiti quantitativi, la sostanza chimica deve essere registrata per permettere alle autorità di valutare la sua sicurezza. Il dossier di registrazione deve contenere informazioni e dati sulla sicurezza per dimostrare che le sostanze chimiche possono essere usate in maniera appropriata e che ogni rischio può essere minimizzato. In caso contrario, la sostanza chimica verrebbe proibita o ristretta, o soggetta ad autorizzazione, o sostituita con un’altra sostanza meno pericolosa (8,9).
– Società localizzate al di fuori della Gran Bretagna, inclusi i Paesi europei, dovranno nominare un only representative per svolgere le attività di conformità con la normativa di UK REACH (8,9).
– La registrazione di una sostanza chimica può essere effettuata da una società singola (se questa è l’unica società che produce o importa una data sostanza) o da un gruppo di società con sede in Gran Bretagna che vogliono registrare la stessa sostanza; in questo modo i costi di registrazione e test, ma anche i dati su una specifica sostanza chimica, possono essere condivisi (8,9).
– Nel testo legale, le informazioni che devono essere incluse nel dossier di registrazione sono esattamente le stesse di EU REACH, in base alla quantità di produzione o importazione (regolamenti 10 e 12 di UK REACH); anche il requisito di creare un chemical safety report e schede su come minimizzare i rischi relativi alla sostanza chimica rimangono invariati (8,9).
– Gli utilizzatori a valle hanno l’obbligo di assicurarsi che le sostanze chimiche usate siano registrate con UK REACH (8,9). Qualora il dossier di registrazione non copra l’uso cosmetico, l’utilizzatore a valle può compilare un chemical safety report per estendere il dossier di registrazione da includere al Safety Data Sheet (SDS) della sostanza.
• Il governo del Regno Unito ha creato il portale Comply with UK REACH che è simile al software REACH IT europeo.

È importante evidenziare che le compagnie identificate come downstream users di sostanze chimiche potrebbero diventare importatori sotto UK REACH se le sostanze chimiche sono importate dall’Europa alla Gran Bretagna (8,9). Viceversa, questo è valido anche per le compagnie che importano sostanze chimiche dalla Gran Bretagna al mercato europeo (10). È importante ricordare che gli obblighi degli importatori sono estremamente diversi dal quelli dei downstream users.

Per permettere alle società che vendono sostanze chimiche in Gran Bretagna di adattarsi alle nuove regole, sono stati creati dei requisiti di transizione di UK REACH che sono validi solo per sostanze chimiche che sono già registrate conformemente EU REACH.

Società che già possiedono una registrazione secondo quanto previsto dal Regolamento EU REACH
• Le informazioni riportate sotto devono essere inviate all’HSE entro 120 giorni dal 1° gennaio 2021 (30 aprile 2021) (8,11):
– identificazione del produttore o importatore;
– identificazione della sostanza;
– informazioni sulla produzione e uso della sostanza;
– conferma che la sostanza è stata valutata da una persona con esperienza e competenze appropriate;
– numero e data di registrazione EU REACH;
– decisioni ECHA sulla sostanza.

• Dal 28 ottobre 2021 le società hanno le seguenti scadenze per completare il dossier di registrazione (8,11):
– 2 anni per sostanze chimiche sopra le 1000 tonnellate/anno, CMR, tossiche per gli organismi acquatici, lista delle sostanze candidate (pubblicate nella lista delle sostanze candidate fino al 31 dicembre 2020);
– 4 anni per sostanze chimiche sopra le 100 tonnellate/anno, in lista delle sostanze candidate (dal 27 ottobre 2023);
– 6 anni per sostanze chimiche sopra 1 tonnellata/anno.

Utilizzatori a valle che diventeranno importatori
• I “nuovi” importatori devono inviare all’HSE una Downstream User Import Notification (DUIN) entro 300 giorni dal 1° gennaio 2021 (27 ottobre 2021), includendo le informazioni seguenti (8,11):
– identificazione dell’importatore;
– identificazione della sostanza;
– classificazione della sostanza secondo la Classification, Labelling and Packaging (CLP) regulation, solo se disponibile;
– numero di registrazione EU REACH, solo se disponibile;
– autorizzazioni all’uso o restrizioni;
– qualsiasi altra informazione utile per usare la sostanza chimica in sicurezza.

• Dopo i 300 giorni, il downstream user/importatore dovrà decidere se registrare la sostanza in conformità con le scadenze dei registratori di sostanze chimiche o cambiare i fornitori dall’Europa alla Gran Bretagna, per assicurarsi di essere sollevati da ogni obbligo di registrazione (8,11).

Come già menzionato in questo articolo, l’Irlanda del Nord segue il regolamento chimico europeo. Qualora compagnie con sede in Europa vendano solo nell’Irlanda del Nord e non in Gran Bretagna, queste compagnie non dovranno duplicare i requisiti per le sostanze chimiche rispetto a UK REACH (5).

conclusioni

Come spiegato nei dettagli di questo articolo, i regolamenti della Gran Bretagna per i prodotti cosmetici e le sostanze chimiche sono puramente dei duplicati delle normative europee correnti. Il modo più semplice per comprendere questi nuovi regolamenti britannici è quindi seguire la logica e i principi di quelli europei, ma applicati alla Gran Bretagna.
Pur avendo un iniziale allineamento dei requisiti britannici ed europei, non si può tuttavia escludere la possibilità di divergenze in futuro, siano queste su normative o su decisioni riguardanti la sicurezza degli ingredienti cosmetici e sostanze chimiche (per esempio proibizioni, restrizioni o autorizzazioni).

Bibliografia

1. Agreement on the withdrawal of the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland from the European Union and the European Atomic Energy Community (2019) HM Government.
2. European Union (Withdrawal) Act 2018, www.legislation.gov.uk/ukpga/2018/16/contents/enacted
3. EU (Withdrawal Agreement) Bill, www.gov.uk/government/publications/eu-withdrawal-agreement-bill
4. Scheda 34 del Product Safety and Metrology etc. (Amendments etc.) (EU Exit) Regulations 2019 e i successivi emendamenti (the Product Safety and Metrology etc. (Amendment to Extent and Meaning of Market) (EU Exit) Regulations 2020, the Product Safety and Metrology (Amendment) (EU Exit) Regulations 2020, the Product Safety and Metrology etc. (EU Withdrawal and EEA EFTA Separation Agreements) (EU Exit) Regulations 2020 SI, Product Safety and Metrology etc. (Amendment etc.) (UK(NI) Indication) (EU Exit) Regulations 2020).
5. Northern Ireland Protocol to the Withdrawal Agreement, https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/840230/Revised_Protocol_to_the_Withdrawal_Agreement.pdf
6. Office for Product Safety and Standards (OPSS), guida sul regolamento cosmetico della Gran Bretagna, www.gov.uk/guidance/uk-product-safety-and-metrology-from-1-january-2021
7. Commissione europea technical notice on cosmetics, https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/notice_to_stakeholders_cosmetic_products.pdf
8. REACH etc. (Amendment etc.) (EU Exit) Regulations 2019 e i successivi emendamenti (the REACH etc. (Amendment etc.) (EU Exit) (No. 2) Regulations 2019, the REACH etc. (Amendment etc.) (EU Exit) (No. 3) Regulations 2019, the REACH etc. (Amendment etc.) (EU Exit) Regulations 2020).
9. Health and Safety Executive (HSE), guida sul regolamento UK REACH, www.hse.gov.uk/reach/brexit.htm
10. European Chemicals Agency, Brexit advice, https://ec.europa.eu/info/relations-united-kingdom/overview/consequences-public-administrations-businesses-and-citizens-eu_en
11. Department for the Environment, Food and Rural Affairs (Defra) guida sui requisiti di transizione per UK REACH, www.gov.uk/guidance/how-to-comply-with-reach-chemical-regulations?utm_source=613460fe-fbec-4ce9-992c-ca7bdb6abacc&utm_medium=email&utm_campaign=govuk-notifications&utm_content=immediate

COSMETIC TECHNOLOGY

Francesca Rapolla
Cosmetic Toiletry and Perfumery Association (CTPA), Regulatory Affairs Manager CTPA

frapolla@ctpa.org.uk

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