Survey sui consumatori italiani

Nel mercato italiano esiste la possibilità che i probiotici diventino parte del consumo quotidiano per i consumatori. In effetti, una ricerca di FMCG Gurus indica che il 71% degli italiani ha acquistato un prodotto probiotico negli ultimi 12 mesi (sondaggio Probiotics Italia, FMCG Gurus Q4 2018). Ciò evidenzia un buon livello di consapevolezza dei probiotici e dei loro benefici per la salute.

Di questo 71%, poco più della metà aveva scelto bevande allo yogurt, che rappresentano un formato ideale per fornire probiotici all’organismo: non solo sono possibili molte formulazioni, ma i consumatori in generale considerano i prodotti lattiero-caseari utili per la salute, e il prodotto stesso è conveniente ed economico.

Collocare un prodotto nelle abitudini quotidiane dei consumatori è l’aspettativa finale di marchi e produttori, in quanto porta a vendite forti e consistenti e ad una reputazione del marchio in costante crescita. Il mercato probiotico italiano presenta queste opportunità. Esiste una chiara domanda di prodotti probiotici, e la ricerca mostra che, tra coloro che hanno acquistato i probiotici negli ultimi 12 mesi, due terzi lo fanno come parte di una dieta quotidiana o equilibrata. Evidentemente, capitalizzare questa domanda di probiotici quotidiani, o anche potenzialmente ampliarla, presenta ulteriori opportunità di successo.

Tuttavia, come in ogni mercato, ci sono sfide aperte. Per i consumatori, il fatto di consumare un prodotto ogni giorno deve essere semplicemente conveniente e facile. Il termine “conveniente” ha molti significati in questo caso: il prodotto deve essere facile da acquistare e ad un prezzo vantaggioso; deve avere un buon sapore, in modo che sia piacevole da assumere; deve essere presentato in una confezione adeguata; e deve potersi inserire in una routine quotidiana e standard. Ad esempio, se un prodotto è scomodo per l’uso, a prescindere dai benefici percepiti per la salute, i consumatori non saranno motivati a utilizzarlo. Le bevande allo yogurt possono soddisfare tutte queste richieste, in quanto hanno un prezzo accessibile; i prodotti lattiero-caseari rappresentano la base ideale per elevati contenuti di probiotici, possono essere venduti in confezioni monodose e con un’ampia varietà di sapori. Considerando tutte queste caratteristiche, non è difficile capire perché le bevande allo yogurt hanno conquistato una quota così significativa del mercato.

La preferenza per cibi e bevande a base di probiotici è interessante, specialmente in un’economia spesso guidata dal prezzo e dalla convenienza. Tuttavia, mangiare in modo naturale e sano è un’importante tendenza globale. Gli alimenti fortificati con i probiotici, o che li contengono naturalmente ad alta concentrazione, vanno incontro alla richiesta dei consumatori più facilmente rispetto a un integratore, che può sembrare più artefatto, mentre uno yogurt o una bevanda possono incontrarsi più facilmente con la richiesta di prodotti più naturali.

Nel complesso, la ricerca di FMCG Gurus indica una forte e sostenuta domanda di probiotici, che offre ampie opportunità per i lanci di nuovi prodotti e le espansioni del marchio. Tuttavia, va ricordato che i prodotti che non richiedono sacrifici o cambiamenti nelle abitudini dei consumatori hanno molte più probabilità di diventare normali articoli presenti nel carrello della spesa. Essere in grado di capitalizzare la tendenza per tutte le cose naturali simultaneamente, accresce ulteriormente il potenziale per più offerte premium.

 


FMCG Gurus fornisce ricerche e approfondimenti sulle attitudini e sul comportamento dei consumatori nel mercato di alimenti, bevande e integratori in tutto il mondo; con focus specifico sulla comprensione delle ultime tendenze e innovazioni, concentrandosi su temi come gusto e nutrizione, healthy ageing e medical nutrition.

Per l’integrazione nutrizionale dello sportivo

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Una formulazione unica e innovativa è rappresentata da Gunamino Formula SPORT, un integratore alimentare proposto da Guna, costituito da 8 aminoacidi essenziali, magnesio e vitamine del gruppo B, con PowerGrape® (estratto vegetale di Uva), utile in caso di intensa attività fisica.

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Le confezioni da 24 bustine da 7,5 g, o da 42 bustine da 7,5 g, sono vendute in farmacia.

Per informazioni
Clelia Corradi
Glebb & MetzgerUfficio Stampa Guna
tel 02 72023003
ccorradi@glebb-metzger.it
www.guna.it

Integratori per nutrire la bellezza

Schermata 2017-05-02 alle 15.15.19La linea di prodotti di Planet Pharma dedicata alla cura e alla bellezza delle unghie, My Nails, presenta Keratin Cres Forte, un integratore alimentare che, grazie ad una formulazione innovativa a base di cheratina, svolge un’azione combinata su unghie e capelli. Formulato in softgel, l’integratore favorisce e accelera la naturale ricrescita delle unghie, mantenendole forti, sane e belle; rallenta la caduta dei capelli e ne favorisce la naturale ricrescita, rendendoli più forti, più lunghi e più folti.

Indicazioni
La formulazione di Keratin Cres Forte è composta da:
• Cynatine® – cheratina idrolizzata di nuova generazione ad elevata biodisponibilità. Test clinici hanno dimostrato che essa stimola un miglioramento della struttura del capello e delle unghie, favorendo al contempo elasticità e idratazione;
• resveratrolo, dalle note proprietà antiossidanti che risultano rinforzate dalla presenza di vitamina C ed E, le quali contribuiscono alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo e dall’azione dei radicali liberi;
• miglio, ricco in sali minerali e in vitamine del gruppo B, che contribuisce al mantenimento di unghie forti ed è tradizionalmente noto per ridare vigore e lucentezza ai capelli;
• selenio e zinco, che contribuiscono al mantenimento di unghie e capelli sani e forti.

Ingredienti
Gelatina alimentare; Agente di resistenza: glicerolo; Miglio estratto fluido (Panicum miliaceum L., semi) (in olio di germe di grano-glutine); olio di Girasole; vitamina C (acido L-ascorbico); L-metionina; Cynatine® HNS – Cheratina (ingrediente contenente solfiti); Ortica e.s. (Urtica dioica L., foglie) (maltodestrine); addensante: mono- e digliceridi degli acidi grassi; vitamina E (acetato di DL-alfa tocoferile); ossido di zinco; betacarotene; resveratrolo (da Polygonum cuspidatum Siebold & Zucc., radice); emulsionante: lecitina di Girasole; colorante: E172; solfato di rame; selenio di sodio.

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Modalità d’uso

Si consiglia l’assunzione di 2 softgel per un trattamento iniziale d’urto e 1 softgel per un trattamento successivo di mantenimento, durante l’arco
della giornata. È consigliabile un ciclo di trattamento di almeno due mesi.
La confezione da 30 softgel è disponibile in farmacia, parafarmacia ed erboristeria.

Per informazioni
Studio Morena Paleari
tel 02 76007513  –  info@morenapaleari.com  –  www.planetpharma.it

Dieta vegetariana-vegana

Schermata 2016-09-13 alle 17.17.07È sempre più d’attualità il dibattito sull’alimentazione vegetariana, molto seguita anche dai giovani. Al di là di influenze filosofiche poco attendibili, derivazione di alcune correnti tuttora molto popolari, e allo scopo di fare chiarezza sugli aspetti bio-medici e nutrizionali di questa dieta e le possibili carenze di micronutrienti, abbiamo intervistato Gianluca Rizzo, biologo nutrizionista e docente di corsi di formazione ed ECM, organizzatore del recente evento Alimentazione vegetariana e salute (Messina, 2 aprile 2016), di cui abbiamo parlato nel numero precedente de L’Integratore Nutrizionale.

D. Quali sono gli aspetti positivi e quali quelli negativi delle diete vegetariana-vegana, in particolare nei confronti delle diete tradizionali?

R. Prima di tutto, è doveroso valutare quale tipo di dieta rappresenta il modello di confronto al quale rapportare l’alimentazione vegetariana. Quest’ultima, dal punto di vista scientifico, consiste in un insieme eterogeneo che include sia veganismo che latto-ovo-vegetarismo e sue varianti. Se rapportiamo alle diete consigliate per la prevenzione delle patologie, come la dieta mediterranea, notiamo numerosi parallelismi. L’alimentazione occidentale, attualmente, si discosta molto da questi modelli e, proprio per tale motivo, va indubbiamente rivalutata. Le possibili carenze vitaminiche o proteico-energetiche, di cui tanto si parla, non rappresentano sicuramente un limite: viviamo in una realtà in cui la disponibilità di cibi è talmente ampia da relegare le carenze a situazioni di forti sbilanciamenti alimentari, in realtà familiari, particolari, che non rappresentano affatto la regola nella scelta vegetariana.

D. Perché rinunciare alla carne ed ai derivati animali (uova, latte)?

R. I motivi possono essere i più disparati. Da un punto di vista etico, il consumo di latte e derivati o di uova risulta altrettanto problematico di quello di alimenti carnei. Si tratta, infatti, di produzioni su vasta scala che comportano uno sfruttamento massivo degli animali, che vengono allevati in condizioni ben distanti da quello che sarebbe il loro normale stile di vita. Sul fronte ambientale, l’allevamento di animali si traduce in uno sfruttamento insostenibile delle risorse idriche e in un’eccessiva emissione di gas serra, problematica irrisolta ancora oggi a livello mondiale. Sotto il profilo nutrizionale, uova e derivati del latte vanno comunque limitati e non possono essere considerati la principale fonte alimentare giornaliera. Esistono indizi, degni di attenzione, sul possibile effetto negativo dell’eccesso di latticini nell’eziopatogenesi di alcune patologie. Gli alimenti carnei, specie quelli lavorati, sono attualmente sotto i riflettori, e il loro consumo continua a crescere parallelamente all’acquisizione di abitudini alimentari occidentali.

D. È possibile svolgere attività fisiche impegnative, ad esempio, praticare sport, seguendo solo le diete vegetariana-vegana?

R. Non esiste alcuna limitazione intrinseca nel praticare sport anche a livelli agonistici seguendo una dieta priva di alimenti animali. Il concetto è ben espresso da varie associazioni ed enti di fama internazionale, come American Dietetic Association, Dietitians of Canada e American College of Sports Medicine. Naturalmente, vanno rispettati i livelli adeguati di nutrienti che possono discostarsi molto da quelli della popolazione comune. Una corretta pianificazione sarà in grado di soddisfare le reali esigenze in base alla tipologia di attività fisica eseguita.

D. Si è parlato dei suddetti modelli di alimentazione per i bambini: qual è il suo punto di vista?

R. Credo che i reali limiti siano a carico delle condizioni familiari. è molto importante, nel momento in cui si fa questa scelta, indagare su quali siano le cognizioni nutrizionali che possiede la famiglia, e sulle dinamiche interne al nucleo familiare, per scongiurare l’insorgere di eventuali carenze. Alcune integrazioni alimentari risultano comunque fondamentali, e in caso di resistenza, il medico di famiglia dovrà essere adeguatamente informato della situazione.

D. Quali sono le patologie ed i disturbi evitabili con le diete vegetariana e vegana?

R. Si deve premettere che una dieta ben bilanciata è comunque potenzialmente efficace nella prevenzione delle patologie cronico-degenerative, a prescindere dalla totale esclusione di alimenti animali. Tuttavia, esistono diversi riferimenti in letteratura che indicano minore incidenza di alcune neoplasie, obesità, diabete di tipo II, patologie tiroidee e una possibile riduzione della mortalità generale per chi segue una dieta vegetariana.

D. Seguendo i suddetti modelli di alimentazione, è necessario assumere integratori o integrare, ad esempio, vitamine, proteine, etc.?

R. La carenza di B12 nelle diete vegetariane è ormai dimostrata. Questo non esclude che esistano le stesse carenze nella popolazione comune. Per un principio precauzionale, l’integrazione di tale fattore vitaminico diventa necessario, oltre che del tutto innocuo. In alcune fasi della vita potrebbe essere necessaria l’integrazione di acidi grassi polinsaturi. Non esistono altre carenze strettamente dipendenti dallo stile alimentare, se ben pianificato.

D. Secondo lei, le diete vegana e vegetariana sono frutto del benessere e/o di sofisticazioni alimentari che permettono oggi di ottenere cibi sofisticati e particolari? 

R. La capacità di usufruire di alimenti ad-hoc rappresenta sicuramente un vantaggio dato dall’industrializzazione. Escludendo le sopra citate integrazioni, non è indispensabile utilizzare alimenti che abbiano subìto un particolare processo produttivo di arricchimento o fortificazione. Ovviamente, uno stato di maggiore benessere economico può ridurre alcuni ostacoli per una corretta alimentazione, ma questa è una problematica molto comune nella popolazione che, in caso di condizioni socio-economiche sfavorevoli, si accontenta delle scelte più a buon mercato e non necessariamente più salutari.

D. È favorevole alle diete vegana e vegetariana?

R. Mi trovo in accordo con l’Associazione Americana di Dietetica che le considera adeguate in tutte le fasi della vita, inclusa gravidanza, allattamento ed età evolutiva.

D. Meglio l’una o l’altra?

R. Dal punto di vista salutistico, se ben pianificate, dovrebbero essere equivalenti. Vale sempre l’affermazione che comunque uova e latticini dovrebbero essere consumati con moderazione.

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da L’Integratore Nutrizionale 3-2016

Ottimizzazione delle proteine del siero di latte

Le proteine del latte (caseina e proteine del siero di latte) sono tra le più popolarmente usate da atleti e sportivi, per migliorare la resistenza, la formazione e il recupero muscolare. Queste sono proteine complete, che forniscono tutti e nove gli aminoacidi essenziali, ed hanno alti livelli dei tre aminoacidi a catena ramificata (BCAA) leucina, isoleucina e valina.

La caseina, che rappresenta circa l’80% delle proteine del latte, è una proteina di lenta digestione, mentre il rimanente 20% (le proteine del siero di latte) sono di veloce digestione e riducono i tempi di recupero muscolare, stimolando la riparazione delle proteine. Per questo le proteine del siero di latte sono i principali ingredienti utilizzati in tutti i nuovi prodotti ad alto contenuto proteico, e nei nuovi lanci di alimenti, bevande e integratori per l’esercizio fisico e le prestazioni atletiche.

La Tabella 1 riporta le motivazioni che inducono i consumatori ad aumentare il loro consumo proteico. Il sondaggio (Lightspeed GMI/QQ Survey/Mintel) riguardava utilizzatori di internet, di età compresa tra 20/49 anni, ed era condotto su 783, 247, 495 e 190 soggetti ripettivamente in Cina, Germania, USA e UK.

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Le proteine del siero concentrate (WPC) sono la preparazione maggiormente utilizzata negli integratori, trovandosi nel 37% di tutti i prodotti lanciati dall’inizio del 2014. Al secondo posto le proteine di soia isolate, che si trovano nel 34% di prodotti, seguite dalle proteine di latte concentrate presenti nel 22% dei prodotti. Un’altra proteina della famiglia delle proteine del siero di latte, le proteine del siero isolate (WPI), sono anche molto utilizzate (21% di nuovi prodotti), mentre proteine di siero di latte non specificate sono presenti nel 9% dei prodotti (Tab.2).

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La leucina e il beta-idrossi-beta-metilbutirrato (HMB)

Un altro ingrediente utilizzato negli integratori alimentari per aumentare e riparare la massa muscolare è l’aminoacido essenziale leucina. È stato dimostrato che la leucina contribuisce ad aumentare la massa magra, la forza muscolare, e a ridurre il grasso corporeo e i dolori muscolari e la stanchezza dopo esercizio fisico. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che l’effetto della leucina sulla sintesi di proteine e sulla massa muscolare è limitato dalla conversione della leucina nei suoi metaboliti specifici. Il metabolita della leucina identificato come uno dei regolatori della sintesi proteica è il beta-idrossi-beta-metilbutirrato (HMB). Gli studi cha hanno utilizzato HMB come integratore hanno dimostrato il suo potenziale effetto nel promuovere la sintesi proteica, superando il limite rappresentato dalla leucina, facilitando ulteriormente il recupero muscolare.

La International Society of Sport Nutrition (ISSN) ha pubblicato un documento attestante il suo parere su HMB come integratore alimentare per lo sport, dichiarando che l’uso di HMB può contribuire a stimolare la sintesi proteica e a ridurre la degradazione delle proteine, contribuendo ad accelerare il recupero muscolare dopo esercizio ad alta intensità (1).

L’ISSN ha sottolineato che l’efficacia dell’HMB dipende dalla tempistica di ingestione, dalla formulazione e dalla dose. Lo studio ha confrontato due forme di HMB, HMB calcio (HMB-Ca) e acido libero (HMB-FA). Anche se i risultati non hanno chiarito quale forma fosse migliore, hanno evidenziato che l’effetto è maggiore quando l’integratore è assunto in prossimità di un allenamento, in particolare 30-60 minuti prima di iniziare l’esercizio nel caso di HMB-FA o 60-120 minuti nel caso di HMB-Ca. Il dosaggio raccomandato è di 38 mg/kg/die nel caso di allenamenti regolari e continui.

L’associazione di HMB e un estratto di carboidrati migliora l’efficacia del siero di latte nella formazione di massa muscolare. Lo afferma uno studio (2) pubblicato nel Journal of the American College of Nutrition, che ha valutato se la combinazione di proteine del siero di latte, calcio-HBM e l’estratto di carboidrati del disaccaride dolcificante isomaltulosio avesse effetti additivi sul recupero seguente l’esercizio fisico rispetto alle proteine del siero da solo. Lo studio ha coinvolto un gruppo di uomini allenati in esercizi di resistenza.

I soggetti hanno assunto la speciale formulazione di siero di latte o un supplemento standard di siero di latte due volte al giorno per le due settimane precedenti, durante e per due giorni successivi i tre giorni di intenso esercizio di resistenza. I marcatori di danno muscolare e i livelli ormonali sono stati valutati nel sangue dei soggetti prima, durante e dopo gli allenamenti. I soggetti dovevano anche riportare l’entità dei dolori muscolari, e eseguire un test di salto verticale. I risultati hanno mostrato che il recupero muscolare è stato maggiore quando le proteine del siero di latte erano usate in combinazione con HMB e il complesso di carboidrati. Nei soggetti che hanno preso lo speciale complesso di proteine del siero di latte, HMB e carboidrati, i marcatori di danno muscolare sono stati ridotti, i rapporti di indolenzimento muscolare diminuiti ed è stato osservato un miglioramento delle prestazioni atletiche.

Tuttavia le aziende che vogliano includere l’HMB in integratori proteici di siero di latte devono essere consapevoli delle sue qualità organolettiche. Finora infatti il suo sapore forte e l’odore deciso ne limita l’uso solo in preparati ready-to-drink e polveri. L’aggiunta di isomaltulosio nella miscela testata nello studio sembra abbia mascherato il sapore e l’odore sgradevole del HMB.

Questo è un dettaglio importante, perché il gusto dei prodotti per la nutrizione sportiva è un aspetto determinante per i consumatori: il 30% dei consumatori del Regno Unito dice che rifiuta prodotti dal sapore sgradevole. Quindi il gusto del prodotto finale deve essere una priorità nella formulazione di nuovi integratori a base di proteine del siero di latte e HMB.

1 Wilson JM et al ( 2013) International Society of Sports Nutrition Position Stand: beta-hydroxy-beta-methylbutyrate (HMB). J Int Soc Sports Nutr 10 (6)

2 Kraemer WJ et al (2015). The Addition of Beta-hydroxy-beta-methylbutyrate and Isomaltulose to Whey Protein Improves Recovery from Highly Demanding Resistance Exercise. J Am Coll Nutr 34(2):91-99

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Aperta la nuova filiale europea del gruppo BGG

Schermata 2016-07-20 alle 15.39.52Il Gruppo BGG, fondato nel 1995 e specializzato nello sviluppo e nella produzione di estratti vegetali e di estratti da microalghe, ha recentemente aperto la prima filiale Europea (BGG Europe SA) con sede a Lugano. Abbiamo intervistato Christian Artaria, Global Chief Marketing Executive di BGG Group, responsabile della gestione della nuova filiale.

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D. Come nasce in BGG Group l’esigenza di aprire una filiale europea?

R. BGG è stata fondata nel 1995 dal Sig.Chunhua Li, con l’iniziale obiettivo di produrre e fornire acido glicirrizico, una saponina triterpenoide naturale, che si trova nelle radici e nei rizomi della Liquirizia (Glycyrrhiza spp.), il suo sale di ammonio ed estratti di Ginkgo biloba, mentre la produzione di acido shikimico è stata avviata nel 1998. Dopo il successo dei derivati di liquirizia, Ginkgo biloba e acido shikimico, nel 1999 BGG si è concentrata sulla produzione dell’estratto di mirtillo (Vaccinium myrtillus), nel 2002 su quella di tocoferoli e tocotrienoli, e nel 2005 su quella dell’artemisinina. Altri sviluppi in anni più recenti includono la Stevia e l’astaxantina.

Oggi, il gruppo BGG, pur essendo leader di mercato per molti degli ingredienti che ne hanno marcato la sua storia, ha sempre focalizzato la sua attenzione principalmente sulle tecnologie di produzione, e da un punto di vista commerciale si è quasi esclusivamente concentrato sul mercato giapponese e statunitense. In Europa BGG è presente da ormai più di un decennio e realizza ca. 15 mln di Euro di fatturato, ma fornendo finora solo pochi grandi clienti e senza una vera e propria presenza diretta. L’apertura della filiale in Europa è in linea col nostro obiettivo di far leva sulla nostra piattaforma produttiva per attuare una strategia di crescita commerciale globale. Grazie alla nuova filiale, BGG sarà in grado non solo di fornire prodotti di qualità ma anche di ampliare il servizio, il supporto tecnico e regolatorio fornito ai propri clienti in tutti i mercati in cui i prodotti sono venduti.

D. In quali Paesi opererà BGG Europe?

R. La filiale europea del gruppo sarà responsabile per le operazioni di BGG in Europa, Africa e Medio Oriente.

D. C’è in genere una certa “prevenzione” riguardo le società cinesi: quali garanzie offre BGG?

R. Ritengo ogni tipo di generalizzazione sbagliata, anche se capisco che la prevenzione sia legata alla difficoltà di leggere un mercato come quello cinese. La dimensione della Cina, la distanza geografica, i problemi linguistici e il numero di operatori presenti su questo mercato complica, in particolare per le piccole e medie realtà europee, un’analisi oggettiva dei singoli operatori presenti.

Per cercare di dare una visione più oggettiva della mia realtà, ecco qualche dato su BGG:
– 100 mln di fatturato;
– 400 dipendenti;
– 5 siti produttivi, di cui 4 dedicati alle nostre 4 gamme di prodotti principali (mirtillo, astaxantina, liquirizia e vitamine E);
– 3 filiali internazionali;
– Tutti i siti sono certificati ISO 9001 e ISO 22000 e due sono autorizzati alla produzione di farmaci;
– Praticamente tutti i prodotti BGG sono certificati Kosher, Halal e IP non-OGM;
– Primo ed unico produttore ad avere certificato organica la produzione di Haematoccus pluvialis per l’estrazione dell’astaxantina; inoltre disponiamo di certificazioni Ecocert e Ceres-Cert per molte delle nostre materie prime;
– Primo produttore al mondo d’estratto di mirtillo e secondo produttore al mondo di liquirizia e derivati, astaxantina e tocoferoli/tocotrienoli.

Questi numeri si riflettono sul nostro portafoglio clienti ed infatti BGG fornisce da anni le più rinomate aziende farmaceutiche, alimentari e cosmetiche mondiali.

D. Quali sono i principali prodotti che caratterizzano BGG e per quale impiego sono proposti?

R. BGG si focalizza su pochi prodotti: la liquirizia ed i suoi derivati, utilizzati nel settore alimentare, cosmetico e farmaceutico, in quest’ultimo sia come attivi che come eccipienti farmaceutici. Gli estratti di frutti rossi del nord Europa, in particolare il mirtillo nero, utilizzati principalmente nel settore alimentare come ingredienti per gli integratori alimentari; tocoferoli e tocotrienoli che trovano impiego in cosmetica e nella nutraceutica ed infine l’astaxantina, principalmente utilizzata sempre nel settore nutraceutico.

Per ognuna di queste gamme di prodotti abbiamo uno stabilimento produttivo dedicato e per ognuna di queste gamme di prodotti siamo il primo o secondo produttore al mondo.

D. L’astaxantina è ormai molto nota e sul mercato sono disponibili molti brand. Che cosa caratterizza il vostro ingrediente?

R. BGG dispone oggi del secondo più grande sito produttivo di astaxantina naturale da microalghe al mondo e prevediamo di diventare il primo produttore al mondo entro la fine del 2017.

Disponiamo di un sito di produzione all’avanguardia dove un ceppo selezionato di Haematoccus pluvialis viene coltivato in fotobioreattori tubolari in vetro e chiusi che ci permette di ottenere una biomassa ricca in astaxantina senza l’utilizzo di luce artificiale. Grazie anche a questo impianto siamo stati il primo ed unico produttore ad essere riusciti a certificare organica la produzione di Haematoccus pluvialis.

Un altro aspetto importante è poi legato al processo di produzione, che permette di ridurre l’ossidazione ed aumentare la stabilità del prodotto rispetto ad altri presenti sul mercato.

Vista l’importanza e la crescita del mercato degli ingredienti nutraceutici da alghe, BGG ha deciso  di scorporare le proprie attività in questo settore, affidandole ad una nuova società, di cui BGG resterà il principale azionista, e che avrà come suo unico obiettivo produzione, commercializzazione e sviluppo di ingredienti a partire da alghe.

D. Quali sono le priorità e le prospettive di BGG Europe?

R. La risposta del mercato europeo è stata in questi primi mesi d’attività ottima, ed oltre logicamente ad espandere ulteriormente la presenza del gruppo nel mercato europeo, la mia priorità rimane quella di far conoscere questa realtà e rendere il marchio BGG riconoscibile e riconosciuto per i suoi valori di serietà, trasparenza e capacità tecniche e tecnologiche.

BGG

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da L’Integratore Nutrizionale 19(2) 2016

Automedicazione per Sanofi

Schermata 2016-07-07 alle 16.47.10Sanofi è azienda leader della salute a livello globale e, per la sua consolidata esperienza, ricopre un ruolo di rilievo nel mercato dell’automedicazione a livello mondiale: con la sua divisione di Consumer Healthcare, è il terzo produttore al mondo di soluzioni per l’automedicazione. Sanofi Consumer Healthcare (CHC) risponde ai bisogni di salute delle persone attraverso un’ampia scelta di prodotti per la cura e il benessere della persona, prodotti in grado di alleviare i piccoli disturbi quotidiani e stagionali, dal bruciore di stomaco alla tosse, dalla carenza di vitamine ai disturbi intestinali. Abbiamo intervistato Fabio Mazzotta, General Manager della Business Unit Consumer Healthcare di Sanofi Italia e Malta, arrivato meno di tre anni fa nel settore farmaceutico, dopo significative esperienze in aziende leader nel mercato dei prodotti di largo consumo, come Kimberly Clark, Reckitt Benckiser e L’Oreal. Alla guida della Divisione Sanofi CHC, Fabio Mazzotta ha inteso virare verso un approccio nuovo al mercato dell’automedicazione, a cominciare dalla sua definizione, che si differenzia dai competitor per visione e innovazione.

D. Cosa intende per modello innovativo di business nel mondo dell’automedicazione?

R. Per Sanofi il concetto di automedicazione va oltre la cura farmaceutica: il trattamento di un paziente è “cura di sé”, nel senso più ampio del termine, per questo quando parliamo di automedicazione non ci riferiamo soltanto al mondo OTC o Sop ma guardiamo anche al mercato degli integratori e dei medical devices. L’area farmaco rappresenta il 43% del mercato, per un giro d’affari di 2,5 miliardi, quella legata a integratori e medical device, negli ultimi tre anni, è aumentata complessivamente del 5,1%, arrivando a toccare i 5,7 miliardi. Il fenomeno di crescita registrato è dovuto al contestuale sviluppo della sensibilità alla prevenzione e al benessere psicofisico. La prevenzione è divenuta parte integrante della vita quotidiana rientrando a pieno nelle abitudini di consumo.

D. Che tipo di trend avete registrato nel comportamento del consumatore?

R. La maggiore attenzione da parte delle persone alla propria salute sta producendo la tendenza a una maggiore autonomia nella scelta di cura. Sanofi CHC come protagonista di questo trend sente una forte responsabilità verso il cittadino e la sua scelta. È per questo che cerchiamo di guidare il consumatore verso una scelta responsabile dei prodotti di salute. Sanofi CHC ha costruito diverse attività di educazione rivolte al paziente, rafforzando di conseguenza il ruolo del farmacista come educatore nel percorso di salute.

D. Questo approccio vale per gli integratori? 

R. Credo in maggior misura. Sanofi, per scelta, produce integratori che rispettano gli standard qualitativi dei farmaci OTC. Nonostante gli integratori richiedano standard differenti, Sanofi non fa distinzione. Il nostro standard produttivo e di controllo ha il medesimo processo, sia che si tratti di farmaco, sia che si tratti di integratori. Tuttavia, in questo ambito ci troviamo a competere con aziende spesso medio-piccole che promettono benefici non sempre controllati da standard di qualità. Per questo abbiamo deciso di commercializzare il nostro prodotto solo attraverso il canale farmacia, dove il consumatore può ricevere adeguata informazione e assistenza da una figura professionale esperta e competente, che possa difendere una diversità basata su qualità di ricerca clinica e completezza di indicazioni.

D. Si deduce che il farmacista è un buon alleato in questo percorso di informazione al paziente. Che relazione ha Sanofi con il canale farmacia? 

R. È una relazione che stiamo intensificando con grande impegno. Abbiamo sentito l’esigenza di dare al farmacista un servizio a 360°. A partire dal 2014, abbiamo realizzato un programma chiamato Sanofi Perfect Store, che rappresenta proprio un nuovo approccio al canale farmacia. Abbiamo creato un
team
di 30 persone sul territorio, dedicato ad aiutare il farmacista nella gestione commerciale della farmacia. Il team è composto da consulenti che affiancano il farmacista nella valorizzazione delle categorie di prodotti di automedicazione, lo aiuta a rendere efficiente l’assortimento, fornisce consigli di visual merchandising e di politiche promozionali ed espositive. La consulenza riguarda anche lo sviluppo di competenze sulla gestione delle risorse umane in farmacia.

D. Quindi un programma che aiuta il farmacista ad accrescere le sue competente commerciali e di vendita?

R. Non solo. Un altro aspetto molto significativo del programma è il contenuto tecnico rivolto alla professionalizzazione del farmacista, sia titolare che addetto. L’estrazione culturale di molti nostri collaboratori è tecnico scientifica e questo ci ha consentito di sviluppare moduli di formazione in farmacia che approfondiscono il contenuto scientifico dei prodotti, le interazioni tra farmaci negli abbinamenti terapeutici. Questo lavoro quotidiano e capillare è stato anche integrato da un calendario estensivo di incontri tematici di approfondimento medico e farmacologico svolti in oltre 15 città nel 2015 su diverse classi terapeutiche su cui operiamo con il listino di automedicazione Sanofi. Inoltre, siamo promotori di diversi progetti pilota in Italia che aprono la farmacia alla comunità territoriale su temi di prevenzione e sul necessario dialogo tra farmacista e cittadino, qualificando il primo come tassello di presidio della sanità pubblica e educando il secondo a uno stile di vita attento alla autodiagnosi e alla automedicazione responsabile.

D. Oltre all’innovazione nel modello di business avete novità anche sui prodotti?

R. Certamente. Negli ultimi due anni siamo passati da Enterogermina 2 miliardi a Enterogermina 4 e 6 miliardi. Enterogermina è il principale brand della Divisione CHC, prodotto dal 1958. In Italia è prodotto nello stabilimento Sanofi di Origgio (vicino Milano) ed è esportato in tutto il mondo. Per due anni consecutivi è il singolo brand più contributivo alla crescita dell’intero mercato. È il primo prodotto di automedicazione OTC per valore del mercato. Si tratta di un principio attivo costituito da una spora batterica caratterizzata da un’elevata resistenza all’acidità gastrica e all’aggressione dei sali biliari. Questo fa sì che una volta ingerito raggiunga indenne l’intestino e germini lì nella quantità scritta sulla confezione, ripristinando la flora batterica. Il prodotto Sanofi assicura che il numero di spore indicate in confezione si liberi nella dose indicata. Per questo, ad esempio, la bustina da 6 miliardi non può essere data ai bambini.

D. Ci spiega meglio questo meccanismo di gastroresistenza nell’assunzione di Enterogermina?

R. Alcuni prodotti, pur vantando in confezione grande quantità di principio attivo, non necessariamente garantiscono il quantitativo dichiarato in etichetta, poiché non sempre sono in grado di contrastare l’aggressione da parte dell’acidità dello stomaco prima di arrivare nell’intestino. Enterogermina offre questa garanzia. Questi aspetti, che ritengo rilevanti, andrebbero comunicati al consumatore dal proprio farmacista. Tuttavia, si verificano due ordini di problemi in merito alla comunicazione col paziente. Da un lato sappiamo che circa un terzo degli acquisti è basato sull’autodiagnosi fatta su internet e circa un quinto di chi va dal medico ha già in testa cosa vuole sentirsi dire. Il consumatore in farmacia tende a seguire la sua personale convinzione. Dall’altro, il farmacista sottovaluta il potenziale del prodotto di automedicazione, ovvero lo considera solo un segmento per reintegrare i propri margini e non lo ritiene strumento utile per esercitare qualità professionale di consiglio. Questo è un elemento fondamentale del programma Sanofi Perfect Store sul quale stiamo lavorando approfonditamente insieme al farmacista.

D. Altre novità sugli integratori? 

R. Diverse, e non solo su Enterogermina dove nell’ultimo anno stiamo estendendo l’assortimento, oltre all’indicazione principale, con Viaggi, Immuno e Gonfiore. La linea Mag, per tutte le situazioni di carenza da magnesio, si è arricchita di una gamma di integrazione che agisce sui sintomi che lo stress rende manifesti: Mag notte per favorire il riposo notturno, Mag mente attiva per favorire la concentrazione, Mag Vitality per il sovraccarico psico-fisico, lanciato in gennaio.

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I principali drivers del mercato degli integratori alimentari

Il valore globale del mercato degli integratori è valutato intorno ai 73 miliardi di Euro, ed è in forte crescita, grazie anche all’aumento e alla varietà dei prodotti, disponibili ormai non solo nelle farmacie e parafarmacie, ma anche nella GDO.

Circa il 28% di tale crescita si osserva negli Stati Uniti, dove le vendite sono aumentate di circa 5,4 miliardi di Euro tra il 2007 e il 2012. La crescita dovrebbe attestarsi intorno al 5-6% annuo fino al 2017, sia a livello globale che negli Stati Uniti.

La regione Asia-Pacifico è prevista dominare il mercato globale degli integratori alimentari per i prossimi anni, arrivando a controllare circa il 44% del valore di mercato globale entro il 2020.

Il valore di mercato in Europa Occidentale e Orientale è previsto passare complessivamente dagli attuali 7 miliardi a 9 miliardi di Euro nel 2018, con alcuni mercati che potrebbero raddoppiare di valore. Analisti della PMR, una società di market intelligence con esperienza in più di 25 paesi dell’Europa centrale e orientale, prevedono una crescita annuale del 7,6% fino al 2020 nell’Europa centrale.

Pur con delle differenze nelle singole nazioni, ci sono dei drivers comuni che spiegano queste tendenze a livello globale: il principale è l’invecchiamento della popolazione. Secondo quanto riportato dalla Food Standards Agency (FSA) inglese, molti consumatori di integratori alimentari sono over 55, quindi non sorprende il fatto che tra i prodotti più utilizzati ci siano quelli a base di ginkgo, ginseng e glucosamina, che dovrebbero garantire una buona memoria, migliorare la vitalità e la salute delle articolazioni. Nel 2009 i consumatori hanno speso più di 106 milioni di Euro per questi tre tipi di integratori alimentari. I produttori sono consapevoli che questo gruppo demografico ha un crescente interesse per la propria salute, e si stanno ora concentrando le strategie di marketing per incontrare le esigenze di questi consumatori, sia on che e off-line.

Anche probiotici e prodotti immunostimolanti, quali misure preventive per le patologie da raffreddamento, contribuiscono a indirizzare e a far crescere il mercato degli integratori.

Un altro fattore che influenza la crescita del mercato è l’aumentato interesse per il fitness, che porta alla sempre maggiore richiesta di prodotti biologici e fortificati con vitamine.

Un’indagine del 2015 di Nielsen su più di 30000 consumatori Europei ha riportato che il 79% degli intervistati è disposto a spendere di più per l’acquisto di prodotti che siano naturali, senza OGM, biologici, e fortificati con calcio o sali minerali. Questa richiesta dei consumatori viene ora soddisfatta dai produttori, che aprono nuove categorie al fine di tenere il passo con le mutevoli mode della salute e del benessere.

Dopo benessere generale, alimenti e bevande per il controllo del peso rappresentano la più grande fetta di mercato sia in Europa orientale che occidentale, con vendite di valore pari a più di 51 miliardi di Euro nel 2014, secondo quanto dichiarato da Ewa Hudson (Euromonitor International).

In conclusione si vede come, nel crescente mercato europeo degli integratori alimentari, sia possibile identificare come drivers tre fattori: l’invecchiamento della popolazione, il fitness e il sempre maggior interesse alla cura di sé.

*da: What’s driving supplement growth? Ageing, fitness & self-care. By Will Chu, 17-Feb-2016
http://www.nutraingredients.com/Markets-and-Trends/What-s-driving-supplement-growth-Ageing-fitness-self-care

Botanicals

Dal Convegno che FederSalus ha organizzato durante EXPO 2015, nello scorso mese di settembre, sono emersi i seguenti dati forniti da Euromonitor International.
L’interesse da parte dei consumatori nei confronti dei botanicals è in crescita, ma la situazione regolatoria a livello europeo rimane congelata. In Italia questi prodotti si classificano al terzo posto nelle vendite in farmacia, dopo OTC+SOP e integratori non a base vegetale, ma risultano essere i primi per trend di crescita negli ultimi 12 mesi. Quello dei botanicals è un mercato che viaggia a due velocità: da un lato, consumi e mercato che crescono grazie all’interesse maggiore da parte del consumatore che attribuisce un valore alto ai prodotti “naturali” ed esprime un maggiore interesse per l’utilizzo di botanicals, siano essi integratori alimentari, farmaci vegetali tradizionali o farmaci di automedicazione a base vegetale. Dall’altro, una situazione regolatoria in Europa ferma, in attesa di una decisione sui claims che le sostanze vegetali possono vantare.
Secondo le stime di Euromonitor International, gli Herbal Traditional Products (1) valgono 6 miliardi di euro in Europa e hanno registrato a livello globale, in numerose aree di mercato, tassi di crescita superiore al 10% (2). Spostando l’attenzione sulle dinamiche del mercato delle Vitamins and Dietary Supplements (3), emerge che la quota a valore rappresentata dagli Herbal/Traditional Dietary Supplements (4) passa dal 17% del totale mercato degli integratori in Europa dell’est, al 22% in Europa occidentale.
Superiore al peso totale, a livello del mercato dell’Europa occidentale, la quota che gli Herbal/Traditional Dietary Supplements rappresentano nel mercato francese (31,5%) e in Germania (32,7%); importante anche il ruolo della categoria nel mercato belga, con un peso del 20%. Inferiore quella degli Herbal/Traditional Dietary Supplements, ma in crescita nel mercato inglese.
Le dinamiche del mercato italiano sono in linea con l’orientamento dei consumi a livello europeo, con accentuazioni positive se si osservano i trend con cui si sono mosse le categorie di prodotti che definiscono lo scenario della self prescription in farmacia e in particolare l’evoluzione registrata dagli integratori contenenti botanicals. Questi ultimi, con un valore di fatturato pari a 404,4 milioni di euro nell’anno mobile luglio 2015 e una quota sul totale mercato integratori del 17,7%, rappresentano l’8,3% del comparto di automedicazione in farmacia. Se, dal confronto per fatturato generato, gli integratori a base vegetale si collocano dopo OTC+SOP (con un valore delle vendite di oltre 2,2 miliardi di euro) e integratori non a base vegetale (che sviluppano oltre 1,8 miliardi di euro), per trend registrati sono in prima posizione con una crescita del 13,4% negli ultimi 12 mesi. Il segmento dei botanicals si attesta come una delle voci più dinamiche e interessanti del mercato della farmacia e traina la categoria degli integratori alimentari: basti pensare che crescono a volumi dell’11,7% a fronte del +8,6% di aumento dei volumi di vendita registrato dal totale mercato degli integratori, incluso anche quello dei botanicals (5). I botanicals sono sempre più presenti nella pratica dei medici di Medicina Generale, Ginecologi e Pediatri (6), per far fronte a quegli stati di salute al limite tra la malattia e la fisiologia e per dare risposte a un paziente sano che, sempre più coinvolto nella gestione della propria salute, mostra propensione accentuata per i prodotti naturali in alternativa ai farmaci di sintesi.
Disturbi stagionali e di lieve entità, come i disturbi intestinali e del sonno, sono i segmenti che dimostrano questa tendenza, nonostante la presenza sul mercato di prodotti SOP-OTC: il segmento delle patologie invernali, gola e tosse, guida le vendite con un valore di 85 milioni di euro (+25,2% sui dodici mesi); seguono i coadiuvanti della funzione intestinale (63,3 milioni, +2,3%) e i coadiuvanti del peso (39,8 milioni, +5,8%). Più bassi nel ranking delle categorie dei botanicals, ma con trend di crescita di assoluto rilievo, i coadiuvanti del riposo notturno e dei calmanti (+10%), i coadiuvanti delle funzioni delle vie urinarie (+26,1%), i coadiuvanti nel controllo del colesterolo (27,6%).

1 Nella visione di Euromonitor International, la categoria include i prodotti a base vegetale venduti nel mercato, sia come integratori alimentari, sia come rimedi medicinali
2 Salla Korpivaara, Euromonitor International – Convegno FederSalus 17 settembre 2015, EXPO Milano
3 Il riferimento è alla categoria Vitamins and Dietary Supplements di Euromonitor International. Si specifica che il criterio di classificazione è quello della composizione del prodotto che prevale sugli aspetti di marketing, regolatori e di registrazione
4 La categoria comprende gli integratori che nella loro formulazione contengono botanicals o ingredienti tradizionali. Sono incluse sia le combinazioni di prodotto a base di più ingredienti vegetali, sia i monocomposto
5 Elena Folpini, New Line Ricerche di Mercato – Convegno FederSalus 17 settembre 2015, EXPO Milano
6 Interventi SNAMID, Centro Studi FIMP, SIFIOG – Convegno FederSalus 17 settembre 2015, EXPO Milano

Per informazioni
Ufficio Stampa FederSalus
gmancino@webershandwick.com
tel 02 57378573 – www.federsalus.it

2016

Per il 2016, il Senior Trends Consultant di Mintel Richard Cope ha presentato le cinque principali tendenze dei consumatori in Europa che saranno in grado di influenzare il mercato, comprese le implicazioni sia per i consumatori che per le aziende nel prossimo anno. La copia completa del documento, tra cui una sezione su progettazione e concetti di prodotti originali, è disponibile gratuitamente al link: http://www.mintel.com/european-consumer-trends.
Qui riportiamo solo alcuni punti che riguardano il mercato degli alimenti.

1) La scarsità d’acqua renderà questa risorsa un bene sempre più prezioso, anche politicamente parlando, incoraggiando l’innovazione in materia di approvvigionamento, riciclo e processi produttivi.
Nel 2016 percepiremo le ricadute agricole di un grave periodo di siccità globale che interessa aree diverse come California, Alberta, Brasile e Tailandia. Le conseguenze a livello europeo potrebbero limitarsi alla carenza di alcuni alimenti provenienti da zone esposte a siccità; tuttavia le innovazioni e le pratiche aziendali di responsabilità sociale in materia di approvvigionamento idrico, di riciclo e conservazione potrebbero venire in primo piano nel mercato europeo.
I consumatori sono sensibili alle esigenze di conservazione dell’acqua per le loro necessità e si stringeranno sempre più attorno a quelle aziende che daranno il loro contributo in tal senso sia a livello personale che pubblico.
Il chiaro impatto della carenza idrica sull’agricoltura è una riduzione della produzione, riduzione dei posti di lavoro e aumento dei prezzi, di vino, carne e riso. Di conseguenza, assisteremo ad un incremento di concentrati di caffè, di alcune bevande, nonché di condimenti e prodotti alternativi che non richiedono approvvigionamento idrico.
Alcune aziende faranno il possibile affinché il riciclo e il recupero di acqua, così come la ricerca in tal senso, divengano parte del loro programma di responsabilità sociale. Si potrebbe anche assistere all’introduzione di una imposta sull’acqua in bottiglia, che trae ispirazione dall’imposta sulle bevande gassate introdotta da Jamie Oliver nei suoi ristoranti; a tale proposito il 52% degli italiani ed il 49% dei consumatori francesi esprime già le proprie preoccupazioni circa l’impatto ambientale dell’acqua in bottiglia. In cucina, ci confrontiamo con un classico scenario che accentua il negativo, dove le carenze giustificano avventurose e fattibili incursioni in soluzioni alternative come cactus, insetti e infusi di acqua marina.

2) Il Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti (TIPP) è l’accordo di libero scambio proposto fra Europa e Stati Uniti, nell’obiettivo di facilitare e regolare le esportazioni, le importazioni e gli investimenti oltre oceano. Gli oppositori di questo accordo ritengono che riducendo le barriere regolatorie al commercio per le grandi aziende, il trattato indebolirà la legislazione relativa alla sicurezza degli alimenti e la legislazione sull’ambiente, con il potenziale rischio che il mercato sarà inondato da alimenti geneticamente modificati, prodotti cosmetici non testati e prodotti trattati con pesticidi e ormoni della crescita. Per alcuni consumatori, ciò scatenerà una reazione, sia che si scelga di prediligere prodotti locali, naturali o fai-da-te.
La ricerca Mintel mostra che i consumatori sono già orientati sempre di più verso stili di vita naturali. In Europa l’opposizione agli alimenti OGM è già forte: il 36% dei consumatori tedeschi ed il 35% di quelli italiani dichiara che non li acquisterebbe mai. L’apprezzamento per gli alimenti biologici si fonda sul non utilizzo di pesticidi: il 50% dei francesi ed il 46% dei tedeschi concorda sul fatto che la frutta e la verdura biologica sono più sicure perché non contengono pesticidi. Noi riteniamo che queste attitudini si rafforzeranno in Europa laddove i consumatori dovessero confrontarsi con lo spettro di prodotti chimicamente trattati e modificati.
Si può vedere come più marchi americani cerchino di incontrare le richieste dei consumatori dell’UE rimuovendo alcuni ingredienti. L’accordo può rafforzare la posizione europea di alimentare, che porta ad un aumento negli acquisti locali, con prodotti artigianali che crescono ulteriormente in settori come bibite, caffè e sughi pronti. Aspettiamo di vedere le nuove fonti di proteine “naturali” come alghe e fagioli. Si svilupperanno dolcificanti alternativi, ottenuti da frutti come Momordica grosvenorii (monk fruit), e andranno per la maggiore più prodotti a base di piante, come prodotti “caseari” senza latte, prodotti senza glutine a base di cocco, e farine cavolfiore.

3) I prodotti mono-dose saranno sempre più apprezzati dai consumatori, come modo per risparmiare spazio, energia e materiali. Infatti gli spazi sempre più limitati nelle abitazioni moderne fanno preferire prodotti poco ingombranti: circa il 21% dei consumatori britannici preferisce piccole confezioni perché occupano meno spazio, e circa il 22% dei consumatori negli Stati Uniti dice che acquista prodotti in base alla facilità con cui si possono conservare.

Mintel in a nutshell
Mintel è la principale agenzia di Market Intelligence a livello mondiale, che fornisce informazioni affidabili, analisi e raccomandazioni essenziali. Il portfolio Mintel di soluzioni e prodotti brevettati supporta clienti di alto profilo in settori chiave come beni di largo consumo (CPG), servizi finanziari, media, retail, tempo libero e istruzione. Con uffici a Londra, Chicago, New York, Toronto, Shanghai, Tokyo, Sydney, Singapore, Mumbai, Kuala Lumpur e San Paolo, la presenza mondiale di Mintel è in continua crescita. Il team specialistico di Mintel, composto da analisti di fama mondiale, utilizza le fonti più attendibili di dati, notizie e opinioni, ed è in grado dunque di fornire elementi sui quali elaborare una visione affidabile delle prospettive future.