Ecodesign di prodotti solari: quali sfide?

OPINION LEADER

Alessandra Semenzato

Direttore scientifico Unired
Docente Università degli Studi
di Padova

Ecodesign di prodotti solari: quali sfide?

Sviluppare prodotti cosmetici secondo criteri di ecodesign è la sfida della cosmesi moderna. Come tutto il mondo produttivo, anche il nostro settore è infatti chiamato a prendere consapevolezza delle ricadute ambientali associate non solo al ciclo di produzione ma anche al ciclo di vita dei prodotti e a trovare nuove soluzioni che siano in grado di immettere sul mercato cosmetici formulati in un’ottica di sostenibilità, evitando ogni forma di greenwashing. 

Formulare in ecodesign significa progettare un prodotto secondo criteri ambientali che tengano in considerazione parallelamente contenuto e contenitore. La costruzione di un prodotto in ecodesign non può prescindere infatti dai materiali che compongono il packaging, che ne determinano l’impatto ambientale nella sua fase di fine vita. 

L’obiettivo da raggiungere non è affatto scontato per nessuna categoria di cosmetici ma non c’è dubbio che l’asticella da superare sia posizionata ancora più in alto quando parliamo di prodotti solari, ovvero di una categoria di prodotti che hanno un ruolo specifico nella prevenzione della nostra salute e che presenta dei vincoli normativi specifici sia in termini di scelta degli ingredienti attivi (lista filtri del Regolamento sui prodotti cosmetici) che di misurazione dell’efficacia (ISO solari). 

La questione ambientale e le problematiche dell’impatto dei solari nell’ecosistema barriera corallina è emersa già da alcuni anni: i principali imputati dei danni ambientali sono filtri solari di vecchia generazione, come Oxybenzone (Benzophenone-3) e Octinoxate (Ethylhexyl Methoxycinnamate), sospettati di essere dei potenti interferenti endocrini, che sono stati vietati in alcuni stati USA. In Europa, dove a differenza degli Stati Uniti la lista dei filtri ammessi include anche molecole di ultima generazione ad ampio spettro più performanti, rinunciare a queste molecole e definirsi ocean friendly è stato semplice, anche se non è questa la corretta modalità per affrontare la sfida della sostenibilità.

Per vincerla dobbiamo allargare lo sguardo e abituarci ad aggiungere un ulteriore criterio di valutazione per selezionare le materie prime con cui formuliamo i nostri prodotti: non più solo funzionalità, SPF, aspetti applicativi/sensoriali e costi ma anche impatto ambientale, dobbiamo quindi abituarci a ragionare in termini di LCA (Life Cycle Assessment) di prodotto e di materia prima. 

Per un design formulativo sostenibile è infatti necessario considerare che ogni fase del ciclo di vita del prodotto ha una ricaduta sull’ambiente: è stato calcolato che la fase di design che comprende il sourcing delle materie prime è la fase che incide maggiormente (16%) mentre le altre fasi (manufacturing, distribution, consumer use e post consumer use) pesano più o meno in parti uguali (13-14%).

Evidentemente, la fase consumer use per i prodotti leave-on è quasi trascurabile e quindi il peso della fase di design e della scelta delle materie prime (CO2, estrazione, sintesi) risulta ancora più determinante. 

Per i prodotti rinse-off, invece, ciò che incide in modo più pesante è proprio la fase di utilizzo da parte dei consumatori e il fine vita che coinvolgono sia l’uso dell’acqua durante il lavaggio sia le implicazioni dei residui nelle acque di scarico (biodegradabilità, ecotossicità).

E nel caso di un prodotto solare? Pur essendo un prodotto leave-on la fase di utilizzo impatta in modo pesante sul mondo marino, quindi, anche criteri come biodegradabilità ed ecotossicità diventano prioritari. 

L’ecodesign formulativo di un solare non può quindi prescindere da un’attenta analisi delle materie prime utilizzate: il sistema filtrante che deve garantire la protezione, la scelta di oli ed emulsionanti e quella dei polimeri.  

La selezione dei filtri è cruciale per la protezione solare perché nei prodotti ad alto SPF (30, 50, 50+) la loro concentrazione rappresenta il 30 % degli ingredienti del prodotto. 

Non disponiamo ancora di dati sufficientemente esaustivi sull’impatto ambientale deli filtri solari ma dai primi studi sembra chiaro che le molecole di ultima generazione con caratteristiche broad spectrum rappresentino una scelta più ecofriendly: dal momento che garantiscono migliori performance in termini di protezione solare, sono quindi utilizzabili a concentrazioni più limitate rispetto alle classiche molecole organiche di prima e seconda generazione (1). Molto spesso, quando si tratta di sostenibilità, a livello marketing i filtri UV detti fisici vengono presentati come prima scelta perché considerati “naturali”. Tuttavia, proprio per la loro natura chimica (inorganica, appunto), per questa categoria di filtri (come l’ossido di zinco) non si applicano i criteri di biodegradabilità e le loro concentrazioni nell’ambiente marino potrebbero aumentare nel tempo con potenziali effetti acuti e cronici su un gran numero di specie presenti appunto nell’ambiente marino.

L’efficacia di un prodotto solare oltre che dalla tipologia di sistema filtrante utilizzato è strettamente dipendente dalla presenza di polimeri che permettono di creare film uniformi capaci sia di migliorare la resistenza al lavaggio che di implementare il cammino ottico della luce, agendo da booster di SPF.

Se in un futuro non poi così lontano i polimeri a base di acrilati, molto utilizzati nei prodotti solari allo scopo di migliorare la resistenza all’acqua e come booster di SPF, fossero identificati come microplastiche e sottoposti a restrizione come già accaduto per i derivati del nylon o del PMMA, questo inciderebbe sull’operatività poiché diverrebbero non più utilizzabili nelle formulazioni cosmetiche.

A questo proposito, vale la pena di ricordare che se è vero che tutte le plastiche sono polimeri, non è vero che tutti i polimeri sono plastiche. L’obiettivo di utilizzare nuovi materiali polimerici biodegradabili e non ecotossici che siano in grado di garantire le performance di water resistance e booster. 

Per quanto riguarda i sistemi emulsionanti e gli oli emollienti è necessario privilegiare molecole anche di sintesi o semi-sintesi ma preparate utilizzando criteri di green chemistry capaci di coniugare in modo ottimale una bassa impronta CO2 e biodegradabilità con proprietà funzionali e sensoriali elevate. Fortunatamente esiste un’ampia scelta di sistemi con cui preparare sia emulsioni acqua in olio che olio in acqua con fasi lipidiche caratterizzate da proprietà solventi molto importanti per la solubilizzazione dei filtri. 

Sostenibilità è anche saper rinunciare a ciò che non è strettamente necessario. Formulare in ecodesign vuol dire quindi realizzare prodotti semplici, utilizzando quegli ingredienti necessari a garantire aspetti sensoriali e funzionali e di stabilità del prodotto in modo da semplificare anche la fase di produzione. 

Questo stesso criterio deve essere applicato anche al packaging poiché solo i packaging monomateriale possono essere facilmente riciclabili, come flaconi e tubi che a differenza di pompe spray non richiedono l’uso di polimeri di diversa natura chimica.

Oggi i consumatori chiedono sempre di più ai cosmetici che acquistano, ricercando la sostenibilità a 360 gradi, non solo in termini di impatto ambientale e biodegradabilità, ma anche di sicurezza. In quest’ottica, è necessario un approccio più olistico, ponendo particolare attenzione alla qualità delle materie prime utilizzate e formulando prodotti solari con ingredienti che abbiano un elevato grado di dermo-affinità, adatti a tutti i tipi di pelle, anche le più sensibili. Tutto questo senza tralasciare gli aspetti sensoriali di scorrevolezza e di texture, che rendono il prodotto piacevole da applicare, in modo tale che il consumatore sia più propenso alle applicazioni ripetute nell’arco della giornata, elemento indispensabile per assicurare l’efficacia protettiva.

Biliografia

  1. Pawlowski S, Herzog B, Sohn M et al. EcoSun Pass: A tool to evaluate the ecofriendliness of UV filters used in sunscreen products. Int J Cosmet Sci. 2021;43: 201-210.

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Solari Mineral Only

ARTICOLI

Mattia Battistin* Alessandro Bonetto** Stefano Manfredini*** et al

*Kalis Srl
**Università Ca' Foscari Venezia
***Università di Ferrara

Solari Mineral Only

Estratto di semi di Pongamia come innovativo booster SPF per la protezione solare 100% minerale

Oltre agli indiscutibili effetti positivi dell’esposizione solare per la salute umana, i raggi UV sono stati ampiamente studiati per aspetti tossicologici legati a dosi eccessive di UVB e UVA, che coinvolgono scottature solari, invecchiamento cutaneo, danni al DNA delle cellule cutanee e cancerogenesi. La protezione solare aiuta a prevenire queste problematiche sia a breve, sia a lungo termine. Anche nei prodotti solari la tendenza oggigiorno è quella di utilizzare materie prime naturali per una maggior sicurezza per il consumatore finale ma anche per una migliore compatibilità con l’ambiente, soprattutto per l’ecosistema marino. In questo lavoro è stata indagata l’attività dell’estratto di semi di Pongamia (pongamolo) come booster di protezione solare per il filtro minerale ZnO. I risultati ottenuti hanno dimostrato come l’aggiunta di pongamolo in emulsione permetta di ottenere un importante effetto booster (confermato dal test in vivo) già a basse concentrazioni. Questo approccio si inserisce in un percorso volto a formulare creme solari completamente naturali pensate per un consumatore molto consapevole e attento alla scelta dei prodotti cosmetici acquistati e si inserisce nel trend della sempre più ricercata green beauty.

Mineral Only Solar
Pongamia seed extract as an innovative SPF booster for 100% mineral sun protection
In addition to the indisputable positive effects of sun exposure for human health, UV rays have been extensively studied for toxicological aspects related to excessive doses of UVB and UVA, involving sunburn, skin aging, damage to skin cells DNA and carcinogenesis. Natural or synthetic sunscreen helps prevent these problems both in the short and long term. Even in solar products, the trend nowadays is to use natural raw materials for greater safety for the final consumer but also for better compatibility with the environment, especially for the marine ecosystem. In this work the activity of Pongamia seed extract (Pongamol) as a sun protection booster for the ZnO mineral filter was investigated. The results obtained showed how the addition of Pongamol in emulsion allows to obtain an important booster effect (confirmed by the in vivo test) already at low concentrations. This approach is part of a path aimed at formulating completely natural suncreams thought at a consumer who is very aware and attentive to the choice of cosmetic products purchased, and is part of the trend of increasingly sought – after green beauty.

Articolo integrale in uscita sul numero 4 di Cosmetic Technology

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Soluzioni di packaging per prodotti cosmetici contenenti filtri solari organici

ARTICOLI

Marcello Valdameri Antonella Cavazza Claudio Corradini

Art Cosmetics
Università di Parma

Soluzioni di packaging per prodotti cosmetici contenenti filtri solari organici

Qualità e sicurezza di un prodotto dipendono anche dal packaging

Le creme solari svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione del cancro della pelle e nella protezione contro il fotoinvecchiamento. Tuttavia, la natura lipofila dei filtri organici favorisce l’interazione con alcuni materiali plastici costituenti dei contenitori. Inoltre, le alte temperature e la presenza di ingredienti volatili possono provocare la permeazione del filtro al packaging in cui è contenuto il cosmetico.

In questo studio sono state comparate due tipologie di packaging, uno in polietilene e uno in polietilene additivato con uno strato barriera in etilene vinil alcol, EVOH. Inoltre, in via del tutto sperimentale, è stato preso in considerazione un coating totalmente biodegradabile sviluppato dall’Università di Parma.

Su campioni conservati a 25 e 40 °C è stato monitorato l’andamento della stabilità dei conservanti, della sostanza volatile e del filtro chimico attraverso analisi HPLC-DAD e FTIR. Nei tubi in polietilene conservati a 40 °C si è riscontrata permeazione delle sostanze analizzate e un calo del 12% del filtro organico, mentre nei flaconi in polietilene rivestiti con il materiale biodegradabile la perdita è significativamente ridotta. 

Packaging solutions for cosmetic products containing organic sunscreens
Product quality and safety are also packaging-dependent

Sun creams are an important “tool” for preventing skin injuries and protecting from photo-ageing. However, lipophilic substances occurring in the formulation, together with volatile compounds, can interact with the plastic materials of packaging, and, at high temperature can lead to permeation through the container.

This study is focused on the comparison between the behavior of two different packaging, a first one made of polyethylene, and a second one of the same material covered by a barrier of ethylene vinyl alcohol (EVOH). In addition, an innovative biodegradable coating developed by the University of Parma has been considered.

Samples were stored at 25 and 40 °C, and the stability of ingredients present in the formulation was analyzed by HPLC-DAD and FTIR. In polyethylene tubes stored at 40 °C a permeation of some components, and a decrease of 12% of the solar screen was observed. The decrease of solar screen in coated tubes was significantly reduced

Articolo integrale in uscita sul numero 4 di Cosmetic Technology

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Editoriale CT 4 • 2022

Editoriale
Cosmetic technology 4, 2022

Anna Caldiroli

Direttore scientifico
di Cosmetic Technology

Houston, abbiamo
un problema, anzi due

Nel numero dedicato alla “tintarella” mi è sembrato doveroso coinvolgere una Regina nota per il suo candore, le cui abitudini di makeup non le hanno permesso di mantenere il suo viso in buono stato: Regina Elisabetta I Tudor.

Cambiano le epoche ma il concetto di dover corrispondere a dei canoni imposti resta fortemente affermato così come l’inseguimento di una (apparente) perfezione: lei inseguiva il bianco assoluto e, noi oggi, l’abbronzatura a tutti i costi, per cui a volte si rischia la pelle, nel vero senso della parola!

Andando oltre i colori bianco latte, marrone bronzo, evitando il rosso peperone, quali sono le preoccupazioni del nostro tempo?

Ne intravedo almeno due: gli effetti del riscaldamento globale sulla salute e quelli dei cosmetici sull’ambiente. Un vero e proprio cane che si morde la coda. Uno studio del 20101 spiega come un aumento della temperatura influenzi il comportamento delle persone: incoraggia a trascorrere più tempo all’aperto aumentando così l’esposizione ai raggi solari.

Se da una parte questo adattamento comportamentale può avere benefici (es. sintesi della vitamina D) parimenti può essere legato a un aumento dell’incidenza di cancro e di scottature solari, indipendentemente dal fatto che in natura questi eventi siano “fisiologici”. Da considerare anche come la riduzione dello strato di ozono incida sulla salute umana: si è maggiormente esposti ai raggi UVB che, senza uno “schermo”, raggiungono con più facilità la superficie terreste e i cui effetti sono ben noti (cancro della pelle con meccanismo dose-dipendente).

Con un salto di un decennio2 è stato valutato come il riscaldamento climatico e altre variabili, tra cui temperatura, umidità, raggi UV e inquinamento atmosferico, influenzino il microbioma cutaneo e, quindi, la salute della pelle, incidendo su epidemiologia e gravità dei disturbi cutanei.

Se attraverso una generalizzata ed efficace opera di informazione fossimo in grado diffondere la necessità d’impiego di una protezione solare – lo dico brutalmente – potremmo abbattere i costi sanitari derivati dall’insorgere di queste patologie. Rovescio della medaglia, l’incremento dell’uso di solari potrebbe avere delle ripercussioni sull’ambiente e l’allerta è molto alta verso i filtri UV. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti i filtri organici, tuttavia, anche gli inorganici sembrano avere delle “gatte da pelare” sia in termini di classificazioni armonizzate (lo ZnO per l’ambiente e il TiO2 con la sua recente classificazione come Carc 2 per via inalatoria, in base alla dimensione particellare) e, in modo più ampio, per gli effetti sull’ambiente di entrambi se in forma nanostrutturata.

In alcuni casi, sembra che le norme sui prodotti per la protezione solare non siano al passo con le scoperte scientifiche che vengono divulgate e, di conseguenza, lo scetticismo diffonde tra la popolazione oltre a una non opportuna informazione che conduce a un generale riduzione d’uso. Per prevenire questo, bisogna lavorare sulla formulazione di prodotti contemporaneamente sicuri per uomo e ambiente e che non abbiano effetti di lungo termine dovuti al loro accumulo3.

1Fabbrocini G, Triassi M, Mauriello MC et al. Epidemiology of Skin Cancer: Role of Some Environmental Factors. Cancers. 2010;2:1980-1989.
2Isler MF, Coates SJ, Boos MD. Climate change, the cutaneous microbiome and skin disease: implications for a warming world. Int J Dermatol. 2022.
3Fivenson D, Sabzevari N, Qiblawi S et al, Review. Sunscreens: UV filters to protect us: Part 2-Increasing awareness of UV filters and their potential toxicities to us and our environment. Int J Womens Dermatol. 2021;7:45-69.

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VISION OF VISUAL

VISION OF VISUAL

Immagini evocative e tone of voice nella comunicazione di un prodotto solare
Barbara Panzeri

Barbara Panzeri

Digital graphic artist
RONFstyle.com
rontstyle@gmail.com

VISION OF VISUAL

Immagini evocative e tone
of voice nella comunicazione di un prodotto solare

In questa quarta rubrica di Vision of Visual dedicata al tema dei solari ho il piacere di presentarmi anche se a distanza per approfondire come lo stesso prodotto solare può essere comunicato attraverso delle immagini evocative con 3 tone of voice differenti.
Vedremo nello specifico come rappresentare a livello visivo i concetti che caratterizzano le proprietà di una crema solare questa volta però non attraverso il suo Packaging ma tramite la comunicazione e degli esempi di possibili profili Social IG.

Come introdotto nella prima rubrica, di Cosmetic Technology 1-2022, il potere della creatività abbinata al visual consiste nel fatto che esistono infinite immagini per poter rappresentare una singola parola e questo apre un mondo parallelo, in cui spesso mi piace “perdermi”, che permette di esprimere nelle più svariate declinazioni un concetto.
Un viaggio i cui soli limiti e confini sono quelli che ci poniamo.
Un gioco di forme e colori che viene applicato nei più svariati ambiti e che serve a caratterizzare un prodotto/servizio passando la giusta percezione in linea al target di riferimento.

COSMETIC TECHNOLOGY

Barbara Panzeri
Digital Graphic Artist

ronfstyle@gmail.com

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BICOTENE®

BICOTENE®

Bicotene® Riparazione

e Protezione

Un’eccessiva esposizione alla luce solare porta all’ossidazione stress, degradazione delle proteine della pelle e danni nelle strutture cellulari.
Queste sono le principali cause di invecchiamento precoce e numerosi disturbi della pelle.
Tuttavia, l’applicazione topica di Pro-Retinol è limitata a causa dell’instabilità di questa molecola che se non adeguatamente formulato, viene rapidamente reso inattivo.

Bicotene® Complex è un sistema Bicosome® in grado di stabilizzare e fornire molecole di Pro-Retinolo in profondità l’epidermide, dove lavorano riparando il danno causato dall’esposizione al sole.

Il prodotto può essere utilizzato nelle seguenti formulazioni:

Prodotti solari pre- e post esposizione

Prodotti
abbronzanti

Prodotti dermoprotettivi con fattore di protezione solare

Sieri ad azione anti età

Formulazioni ad azione antipollution

Lipstick (richiesto l’utilizzo
della forma liofilizzata)

BICOTENE®

BICOTENE®, prodotto da Bicosome e distribuito in Italia da LCM, è un principio attivo a base di carotenoidi incapsulati in sistema bicosomico. Cioè il sistema liposomico brevettato.

COSMETIC TECHNOLOGY

Marco Colombo 
Sales Executive
Cosmetics Department

MColombo@lcmtrading.it

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La nuova prospettiva della protezione solare

Giuseppina Viscardi • Creative Cosmetic Consultant – giuseppinaviscardi@tiscali.it
Valentina Strada • Chemist research – valentinairene.strada@gmail.com


Il mercato dei prodotti solari è ricco di proposte per ogni tipo di esigenza e negli ultimi anni sono stati sviluppati moltissimi attivi in grado di completare, con azioni mirate, il lavoro di protezione che svolgono i filtri UV. Tuttavia, la formulazione di prodotti destinati al sun care deve necessariamente avvalersi di materie prime che non siano solo altamente performanti e caratterizzanti, ma soprattutto in grado di lavorare sinergicamente con i filtri, al fine di non ostacolarne l’attività. Di seguito una selezione di materie prime pensate appositamente per supportare e/o facilitare la formulazione di prodotti per la protezione solare di pelle e capelli.

Poly C10-30 Alkyl Acrylate
Polimero versatile per la gelificazione degli oli con punto di fusione attorno ai 55-60°C, è compatibile con un’ampia gamma di oli organici, mentre è difficilmente compatibile con i siliconi. Può essere utilizzato sia in emulsioni olio/acqua sia in acqua/olio. Una delle caratteristiche più interessanti per la formulazione dei prodotti solari è la capacità di agire da “amplificatore” dell’attività delle molecole filtro, poiché è un ottimo disperdente di questa classe di attivi notoriamente di non facile dispersione. Ne deriva che in fase di applicazione del prodotto finito si forma sulla pelle un film più uniforme in cui i filtri sono distribuiti in maniera più omogenea, aumentando così il loro potere filtrante e quindi la loro azione protettiva nei confronti delle radiazioni solari.
Inoltre, grazie alle sue proprietà filmogene, è in grado di aumentare la resistenza all’acqua, non solo dei prodotti solari ma anche di quelli da makeup.
Percentuale d’uso consigliata: 1,5-3%.

Pongamia Glabra Seed Oil
Dai semi della Pongamia si estrae un olio dal colore giallo-bruno ricco in acidi grassi, in saponificabili e pongamol.
La peculiarità di quest’olio è di avere una buona capacità di agire da filtro nei confronti dei raggi UVB. Il suo utilizzo si potrebbe rivelare interessante nei prodotti cosmetici che vantano “un’origine naturale” e potrebbe permettere una diminuzione dei filtri inorganici (biossido di titanio e/o ossido di zinco) che notoriamente influenzano negativamente la texture del prodotto finito, garantendo in ogni caso un buon livello di SPF.
Percentuale d’uso consigliata: 5%.

Titanium Dioxide (and) C12-15 Alkyl Benzoate (and) Polyhydroxystearic Acid (and) Stearic Acid (and) Alumin
L’innovativa dispersione di biossido di titanio rivestito, la cui granulometria è stata attentamente selezionata per avere una distribuzione controllata in uno specifico intervallo (145 nm), offre un ampio spettro di protezione dalla radiazione solare utilizzando un singolo ingrediente attivo e dona una sensazione di leggerezza in applicazione con un impercettibile “effetto bianco”. Permette di formulare prodotti a elevato SPF con la caratteristica di avere da un lato una copertura UVA superiore rispetto al TiO2 tradizionale e dall’altro di mantenere l’elevata protezione UVB come normalmente viene garantita dal biossido di titanio.
Particolarmente consigliato per i prodotti per bambini, per pelli sensibili e in generale per tutti quegli usi in cui è richiesto un fattore di protezione elevato e ad ampio spettro.
È disponibile anche la versione certificata Ecocert in Caprylic/Capeic/Triglyceride con le stesse caratteristiche applicative.
I test sono stati effettuati con emulsioni di diversa tipologia contenenti dal 18 al 22% di prodotto.

Propanedyol dicaprylate
Estere funzionale 100% di derivazione vegetale con un profilo sensoriale simile a quello di un silicone volatile; infatti dopo l’applicazione penetra rapidamente lasciando sulla pelle una sensazione molto morbida e setosa senza appiccicosità.
Non solo è un ottimo disperdente di filtri UV fisici (facilita quindi l’inserimento in formula di elevate percentuali di polveri), ma previene anche la ricristallizzazione dei filtri chimici. Ideale quindi nella formulazione di prodotti solari.

Styrene/Acrylates Copolymer
Si tratta di una polvere cava che lavora come booster di SPF sia con filtri organici sia inorganici. Il suo meccanismo d’azione si basa sulla capacità di deviare con maggiore efficienza la radiazione luminosa, aumentando la probabilità che quest’ultima incontri il filtro contenuto in formula. La sua facilità di impiego, unita all’alta compatibilità con le materie prime di più largo utilizzo, la rende un prodotto trasversale, sfruttabile sia nella formulazione di emulsioni sia in sistemi anidri. Questa materia prima permette di abbassare significativamente la quantità di filtri utilizzati in formula.
Percentuale di utilizzo consigliata: dall’1 al 5%.

Polymethyl Methacrylate (and) Butyl Methoxydibenzoylmethane (and) Ethylhexyl Triazone
Microsfere di PMMA (5 um), al cui interno sono contenuti due filtri liposolubili. Questo sistema consente di migliorare e preservare la fotostabilità dei filtri, coniugando un efficiente sistema di protezione a un texturizzante di largo impiego. Il suo utilizzo è suggerito in particolare per le formulazioni a base acquosa ed è necessario incorporare la polvere a una temperatura inferiorie a 30°C per evitare la possibile separazione dell’involucro dal suo contenuto. La percentuale di utilizzo massima deve tenere conto dei limiti stabiliti dalle normative vigenti.

Polyquaternium-59 (and) Butylene Glycol
Questo poliestere poliquaternizzato è in grado di interagire con le radiazioni UV-B (280-320 nm) preservando e proteggendo la struttura della fibra capillare. La radiazione UV-B è infatti responsabile della degradazione della cistina contenuta nel capello e la riduzione di questo amminoacido ha un importante impatto sulla resistenza meccanica delle fibre che lo compongono. Alcuni test hanno dimostrato che un’esposizione eccessiva alla luce del sole porta nel tempo a un aumento della porosità e dell’effetto crespo. L’inserimento in formula di questa materia prima permette di preservare l’integrità del capello, rendendolo più pettinabile. Il prodotto si presenta in forma liquida ed è facilmente incorporabile nella fase acquosa, in dose consigliata dal 2 al 4%.

Polyamide-2
Il polimero, che si presenta in forma liquida ed è solubile in acqua, è stato sviluppato per fornire una protezione UV ad ampio spettro nei prodotti per la cura dei capelli. La sua struttura contiene un cromoforo interno in grado di assorbire i raggi UV responsabili di danni a vario livello sulla fibra capillare. Gli studi condotti hanno infatti dimostrato che l’esposizione ai raggi UV-A è responsabile della degradazione del colore nei capelli trattati, mentre i raggi UV-B possono causare uno sbiancamento del colore naturale. L’ingrediente, se usato da solo, non può essere oggetto di rivendicazioni SPF, ma deve essere necessariamente abbinato ai classici filtri UVA e UVB.
Adatto sia per formulazioni leave on sia rinse off, la sua percentuale di utilizzo consigliata va dall’1 all’1,4% e risulta stabile in un ampio intervallo di pH (da 3,3 a 12).

 

Approfondimento pubblicato su Cosmetic Technology 3, 2020