Intervista a Bettina Jackwerth

Schermata 2017-03-21 alle 09.59.32D. L’olio di palmisto costituisce un’importante materia prima per l’industria cosmetica. Ci spiega perchè?

R. Oggigiorno, sempre più ingredienti utilizzati nell’industria cosmetica sono a base di materie prime rinnovabili. L’olio di palmisto è uno dei più importanti in virtù delle sue proprietà chimiche. L’esclusiva distribuzione delle catene, ad elevata percentuale di catene C12-14, rendono la sua composizione ideale per gli ingredienti personal care, e soprattutto per i tensioattivi di base. Questo è il motivo per il quale è difficile per la nostra industria, sostituire l’olio di palma.

D. Perché da diversi anni ormai, BASF si è impegnata a favore dell’olio di palma sostenibile?

R. Nel giro di dieci anni, la crescente domanda di prodotti a base di olio di palma e l’espansione delle piantagioni di palma, soprattutto in Indonesia e Malaysia, hanno non soltanto distrutto foreste e terreni ad elevato valore, ma anche ridotto la biodiversità. Allo stesso tempo, l’olio di palmisto è insostituibile per la nostra industria, in virtù delle sue caratteristiche intrinseche. Questo dilemma pone dunque una grande responsabilità sulla nostra industria. Essendo uno dei principali produttori nel panorama globale del personal care, la nostra azienda, lavora un numero elevato di materie prime a base di olio di palma e noi crediamo che l’olio di palma sostenibile sia una realtà possibile. Ciò malgrado, potremo proteggere le risorse naturali nei paesi produttori, solo con la collaborazione di tutti gli stakeholders della catena di valore.

D. Quali sono i progressi compiuti ad oggi?

R. BASF è uno dei fornitori leader per l’industria cosmetica. Oggi offriamo in tutto il mondo oltre 120 ingredienti personal care a base di olio di palmisto sostenibile certificato RSPO, che copre tutte le funzionalità, da tensioattivi a emulsionanti ed emollienti fino ai surgrassanti, agenti perlanti e molto altro. Dal lancio dei nostri primi ingredienti certificati RSPO nel 2012, ci stiamo spostando continuamente verso una gamma di prodotti sempre più comprensiva che permetterà ai nostri clienti dell’industria cosmetica, di sviluppare formulazioni in grado di soddisfare la crescente domanda di ingredienti sostenibili certificati.

In qualità di fornitore strategico e attore di collegamento fra produttori di materie prime e produttori di cosmetici, abbiamo deciso di investire nell’approvvigionamento dell’olio di palma sostenibile: dal 2004 BASF è infatti membro di RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil) e supporta i progressi nel campo dell’olio di palma indirizzando la catena di fornitura verso prodotti certificati. Il Palm Commitment di BASF è stato dapprima pubblicato nel 2011 ed ampliato nel 2015, ed include anche una panoramica su come fare in modo che l’olio di palma sostenibile diventi la norma per l’industria, oltre ad una valutazione dei progressi compiuti. Lo stesso anno, BASF è diventato membro del Gruppo Direttivo dell’High Carbon Stock (HCS) ed ha conseguentemente integrato i criteri dell’approccio HCS nella sua Politica di Approvvigionamento dell’Olio di Palma. Lo scorso anno, siamo riusciti ad incrementare il nostro volume di acquisto di olio di palmisto sostenibile certificato RSPO fino a 158,000 tonnellate. Più del 56% dell’olio di palmisto sostenibile da noi approvvigionato è certificato RSPO e rintracciabile fino al frantoio. Inoltre, abbiamo espanso la nostra rete globale di siti certificati. In totale, 19 siti produttivi BASF in Asia, Europa, Nord e Sud America, sono certificati RSPO. Continueremo il nostro percorso e intendiamo condividere i nostri progressi nel trasformare il mercato, nel nostro primo Palm Progress Report che sarà disponibile ad in-cosmetics, Londra.

Schermata 2017-03-21 alle 10.00.07D. Ci sono materie prime alternative alla palma per l’industria cosmetica?

R. Non per l’immediato futuro. In questo momento non vi sono alternative rinnovabili, commercialmente fattibili, all’olio di palma e di palmisto per la nostra industria. In primo luogo, è difficile sostituirlo in ragione delle proprietà chimiche sopra menzionate. Inoltre, dobbiamo ricordare che gli oli di palma hanno la maggiore resa per ettaro, rispetto ad altre coltivazioni che producono olio. Quindi si deriva più olio dall’area coltivata.

D. Quali sono le condizioni più importanti per i prodotti a base di olio di palma sostenibile?

R. Trasformare il mercato indirizzandolo verso prodotti a base di olio di palma sostenibile, il modo in cui l’olio di palma è prodotto e approvvigionato deve divenire maggiormente sostenibile e trasparente. Un sistema di certificazione affidabile ed il massimo della trasparenza, così come misure sociali per le comunità locali, soprattutto per i piccoli coltivatori, sono passi fondamentali per prodotti a base di olio di palma sostenibile, inclusa la tutela delle foreste ad elevato carbon stock.

D. Perché è così importante coinvolgere gli agricoltori?

R. Ricordiamoci che circa il 40% dell’olio di palma del mondo è prodotto da piccoli agricoltori. Essi e le loro famiglie dipendono dall’olio di palma per il proprio sostentamento e necessitano di incrementare la resa delle terre che coltivano. I metodi di agricoltura sostenibile, una produzione efficiente, nonché standard di salute e sicurezza occupazionale elevati, sono soltanto alcune delle condizioni più importanti per la produzione di olio di palma certificato. I piccoli agricoltori possono imparare a soddisfare questi requisiti in modo locale, mediante programmi di formazione dedicati. BASF lavora con le organizzazioni della società civile ed altri partner della catena di fornitura per supportare progetti relativi ai piccoli agricoltori. Grazie alla nostra più recente collaborazione stiamo raggiungendo circa 5.500 agricoltori locali. Mediante questi progetti vogliamo instaurare, congiuntamente, catene di fornitura sostenibili per l’olio di palma e di palmisto che migliorino le condizioni di vita dei piccoli agricoltori e che siano eleggibili per la certificazione, conformemente ai criteri di RSPO.

D. Quali saranno quindi i vostri prossimi passi verso l’olio di palma sostenibile?

R. BASF sta lavorando a stretto contatto con i propri partner della catena di fornitura per trasformare il mercato indirizzandolo verso l’olio di palma responsabile. Ampliamo continuamente la nostra conoscenza e condividiamo la nostra expertise con il mercato, anche per supportare i nostri clienti in questo viaggio, ad esempio con conferenze web e simposi per approfondire la conoscenza degli oleo-derivati a base di palma. All’in-cosmetics di Londra, quest’anno, BASF ospiterà il secondo Palm Dialog. Diversi attori della supply chain parteciperanno così ad una discussione costruttiva. Siamo convinti che tutti gli attori della supply chain, BASF inclusa, debbano contribuire a trasformare il mercato. E noi facciamo del nostro meglio affinché i nostri clienti possano contare su di noi per raggiungere i loro obiettivi.

Schermata 2017-03-21 alle 09.59.19

Per informazioni
Lorenzo Agrati – lorenzo.agrati@basf.com
www.carecreations.basf.com

 

da Cosmetic Technology 2 – 2017

Maschera e crema in un solo prodotto

Schermata 2017-02-27 alle 12.15.38Per pelli over 35, Mediterranea ha creato una maschera viso dalla texture innovativa e avvolgente, che accompagna la pelle durante il riposo notturno ricaricandola di energia: Unica Lux Sleeping Mask. Studiata per l’utilizzo serale da tenere in posa, si trasforma successivamente in una straordinaria crema da notte per continuare la sua azione mentre la pelle riposa. Nella formula rientra una miscela di Oli, arricchita da Polvere di platino e Perle nere  che caratterizzano il prodotto e ne determinano l’azione illuminante. Il prodotto, che viene applicato con uno strato spesso su tutto il viso, e la cui eccedenza può essere rimossa con una velina, viene successivamente disteso come una normale crema da notte anche su viso e décolleté  e lasciato agire per tutta la notte, con un utilizzo consigliato di una o due volte a settimana. Non contiene parabeni e la sua profumazione è delicatamente fiorita. I prodotti Mediterranea sono disponibili sul sito www.mediterranea.it, oppure contattando il n.telefonico 0182/708708.

Ingredients  Unica Lux Sleeping Mask – Propylene Glycol Dicaprylate/Dicaprate, Dicaprylyl Ether, Myristyl Alcohol, Caprylic/Capric Triglyceride, Behenyl Alcohol, Ethylcellulose, Octyldodecanol, PEG-6 Caprylic/Capric Glycerides, Platinum Powder, Pearl Powder, Aqua, CI 77019, CI 77891, CI 77499, CI 77491, CI 77861, Butylphenyl Methylpropional, Hexyl Cinnamal, Linalool, Citronellol, Alpha-Isomethyl Ionone, Geraniol, Parfum

Sperimentazione sugli animali

La Corte di Giustizia CE chiarisce la portata della norma che le vieta per i cosmetici distribuiti in Europa e la Commissione nell’ambito del regolamento REACH ammette il ricorso a metodi alternativi per le prove di sensibilizzazione cutanea

In data 21 settembre 2016 la Corte di Giustizia ha pronunciato una sentenza accolta con grande favore da ambientalisti e animalisti. Secondo la sentenza, che ha deciso la causa C-592/14, “l’art.18, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (CE) n.1223/2009 del Parlamento e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sui prodotti cosmetici, deve essere interpretato nel senso che esso può vietare l’immissione sul mercato dell’Unione europea di prodotti cosmetici alcuni ingredienti dei quali sono stati oggetto di sperimentazioni animali al di fuori dell’Unione, al fine di consentire la commercializzazione di prodotti cosmetici in paesi terzi, se i dati che ne risultano sono utilizzati per dimostrare la sicurezza dei suddetti prodotti ai fini della loro immissione sul mercato dell’Unione”.

Il testo dell’art.18 par.1 lett.b) la cui interpretazione è stata oggetto della sentenza è il seguente: “…è vietato quanto segue: a)(omissis)…; b) l’immissione sul mercato di prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti che siano stati oggetto, allo scopo di conformarsi alle disposizioni del presente regolamento, di una sperimentazione animale con un metodo diverso da un metodo alternativo…”.

Il caso è sorto quando la federazione europea per gli ingredienti cosmetici (EFFCI), associazione di categoria che opera all’interno dell’Unione Europea e rappresenta i fabbricanti di ingredienti impiegati nei prodotti cosmetici, ha presentato ricorso all’High Court of Justice (England and Wales) per verificare la portata della norma. EFFCI ha chiesto alla Corte di accertare se il fatto che tre società, associate a EFFCI, avessero sottoposto alcuni ingredienti a sperimentazione animale al di fuori dell’Unione al fine di ottenere dati necessari per poter utilizzare gli ingredienti in questione in cosmetici destinati alla vendita in Giappone e Cina, potesse dar luogo a responsabilità penali e alla conseguente irrogazione di sanzioni qualora le società avessero commercializzato tali cosmetici nel Regno Unito.

I Giudici inglesi hanno ritenuto la norma di difficile interpretazione e hanno investito la Corte di Giustizia chiedendo di chiarire:

“1) se l’art.18, paragrafo 1 lett.b) del regolamento (CE) n.1223/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30.11.2009, sui prodotti cosmetici debba essere interpretato nel senso che vieta l’immissione sul mercato comunitario di prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti che siano stati oggetto di una sperimentazione animale, nel caso in cui detta sperimentazione sia stata effettuata al di fuori dell’Unione Europea allo scopo di soddisfare i requisiti legislativi o regolamentari dei paesi terzi, al fine di commercializzare in tali paesi prodotti cosmetici contenenti detti ingredienti. 

2) Se la risposta alla prima questione dipenda a) dal fatto che la valutazione della sicurezza svolta a norma dell’art.10 del regolamento in parola per dimostrare la sicurezza del prodotto cosmetico per la salute umana prima di renderlo disponibile sul mercato comunitario comporti l’uso di dati risultanti dalla sperimentazione animale effettuati al di fuori dell’Unione Europea; b) dal fatto che i requisiti legislativi o regolamentari dei paesi terzi si riferiscano alla sicurezza dei prodotti cosmetici; c) dal fatto che fosse ragionevolmente prevedibile, al momento della realizzazione al di fuori dell’Unione della sperimentazione su animali di un (omissis) ingrediente, che chiunque potesse tentare di immettere prima o poi sul mercato comunitario un cosmetico contenente tale ingrediente; e/o d) da un altro fattore, e, in caso affermativo, quale”.

Nel procedimento innanzi ai giudici europei l’avvocato generale della Corte, nelle sue conclusioni, ha pure dichiarato che l’articolo sottoposto ad interpretazione “Non è ben formulato” ed è comprensibile “la difficile situazione di chiunque cerchi di dare un senso all’art.18 par.1 lett.b) del regolamento sui cosmetici”. Infatti, la Corte di Giustizia per affrontare la questione ha dovuto sviluppare un articolato ragionamento.

Il fatto che non possano essere effettuati nel territorio della comunità europea sperimentazioni su animali per ingredienti o combinazioni di ingredienti per cosmetici è indiscusso. Il nocciolo della questione, sulla quale verte la causa, riguarda invece i casi in cui le sperimentazioni animali su un ingrediente o una combinazione di ingredienti siano state effettuate all’estero per adempiere a richieste di paesi extraeuropei. Ci si chiede cioè se il solo fatto di aver fatto ricorso alla sperimentazione animale sia sufficiente a rendere attivo il divieto di commercializzazione del cosmetico che li contiene nel mercato europeo, oppure ci siano casi in cui tali cosmetici possono trovare comunque legittimamente distribuzione.

I giudici hanno ritenuto che l’interpretazione della norma verta soprattutto sul significato da attribuire all’espressione “allo scopo di conformarsi alle disposizioni del presente regolamento” ed ha quindi analizzato il significato dell’espressione mediante un esame letterale, in relazione alla sua collocazione nel contesto del regolamento e dal suo rapporto rispetto gli obiettivi perseguiti dalla disciplina.

Da un punto di vista letterale la formulazione della norma è stata ritenuta ambigua dai giudici. Attenendosi strettamente alle parole utilizzate nella norma si potrebbe ritenere che il fatto dirimente per ritenere o meno vietata la condotta di chi effettua sperimentazioni su animali all’estero sia l’intenzione di utilizzare i dati sperimentali per “conformarsi alle disposizioni” del regolamento cosmetici. Se si accettasse tale interpretazione però si aprirebbero problemi di difficile soluzione in termini di individuazione e prova dello scopo perseguito dal professionista. Per questa ragione è apparso opportuno approfondire la ricerca del significato della norma ricorrendo ad un’interpretazione fondata sul contesto in cui l’articolo è inserito e sugli obiettivi generali perseguiti dalla disciplina sui cosmetici.

I giudici evidenziano dunque che l’obiettivo principale della disciplina sui cosmetici è quello della tutela della salute umana. Il cosmetico deve essere sicuro nelle normali condizioni d’uso (art.3) ed elemento fondamentale per dare prova della sicurezza è la relazione nella quale devono essere valutate tutte le informazioni pertinenti al prodotto ed ai suoi ingredienti (art.10), relazione che è documento chiave del fascicolo informativo sul prodotto che la persona responsabile deve tenere a disposizione dell’autorità (art.11).

Altro bene cui il regolamento cosmetico assicura un livello di tutela elevato, anzi più elevato rispetto a quello applicabile in altri settori, è il benessere degli animali. Infatti condizione per l’accesso dei cosmetici sul mercato europeo è proprio l’esclusione del ricorso alla sperimentazioni su animali, sostituita da metodi alternativi convalidati, per provare la sicurezza dei prodotti (art.18).

La Corte riconosce poi che il divieto di sperimentazione su animali, pur non essendo assoluto – a dimostrazione i giudici richiamano l’art.11, che riguarda la documentazione informativa sul prodotto e prevede al par.2 lett.e) che siano conservati “i dati concernenti le sperimentazioni animali effettuate dal fabbricante, dai suoi agenti o dai suoi fornitori relativamente allo sviluppo o alla valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico o dei suoi ingredienti, inclusi gli esperimenti sugli animali effettuati per soddisfare i requisiti legislativi o regolamentari dei paesi terzi” ma si può ricordare anche che nella valutazione di sicurezza può tenersi conto dei dati ottenuti con sperimentazioni animali condotte anteriormente all’entrata in vigore del divieto – ha l’obiettivo primario di promuovere l’applicazione di metodi alternativi che non comportino l’impiego di animali per garantire la sicurezza nel settore cosmetico e che dunque tale obiettivo sarebbe seriamente compromesso se fosse possibile sfruttare la richiesta di dati sperimentali su animali di paesi terzi per assicurare la sicurezza del cosmetico da immettere sul mercato comunitario.

La Corte giunge quindi alla conclusione che “letta alla luce del suo contesto e dei suoi obiettivi, detta disposizione deve essere interpretata nel senso che devono essere ritenute come effettuate “allo scopo di conformarsi alle disposizioni di tale regolamento” le sperimentazioni animali, effettuate fuori dell’Unione al fine di permettere la commercializzazione di prodotti cosmetici in paesi terzi, i cui risultati sono utilizzati per dimostrare la sicurezza di tali prodotti per la loro immissione sul mercato dell’Unione”.

Dal tenore della sentenza potrebbe ammettersi la presenza nel fascicolo informativo di dati ottenuti da sperimentazioni su animali qualora gli stessi non siano tenuti in conto per la valutazione di sicurezza, da basarsi esclusivamente su dati ottenuti attraverso metodi alternativi.

La conclusione è dunque che nella relazione sulla sicurezza di un cosmetico, gli ingredienti o le miscele di ingredienti cosmetici non devono mai essere valutati su dati ottenuti nell’ambito di sperimentazioni animali; unica esclusione prevista è costituita dai casi in cui tali dati siano stati ottenuti prima delle date limite per l’eliminazione progressiva delle diverse sperimentazioni animali.

Anche in un settore diverso ma che ha punti di contatto con il mondo dei cosmetici sono da segnalarsi importanti modifiche dirette ad un più elevato livello di protezione degli animali. Infatti, anche nel settore delle sostanze chimiche disciplinate dal regolamento “REACH” (CE) 1907/2006 si sta cercando di sostituire e ridurre il ricorso alla sperimentazione animale. In questo senso infatti il regolamento (UE) 2016/1688 della Commissione del 20 settembre 2016 che modifica l’allegato VII del regolamento CE n.1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche per quanto riguarda la sensibilizzazione cutanea.

La modifica portata dal regolamento 2016/1688 riguarda infatti la possibilità, resa oggi possibile dal progredire della scienza, di sostituire le prove in vivo per la sensibilizzazione cutanea con nuovi metodi alternativi convalidati. Benchè le prove in vivo non siano state vietate del tutto, essendo possibile il ricorso alle sperimentazioni animali nei casi in cui i metodi alternativi non siano applicabili a specifiche sostanze, oppure se i risultati di tali studi non siano ritenuti adeguati ai fini della classificazione e valutazione dei rischi della sostanza valutata, si tratta di un sostanziale passo avanti per la tutela del benessere degli animali.

da Cosmetic Technology 5 – 2016

Trattamento dei capelli

Formononetina contro la caduta dei capelli

Formononetina è un flavonoide (7-ossi-4’-metossi isoflavone). Si tratta del componente tipico della droga di varie piante, in particolare il Trifoglio, ma anche Erba medica, Liquirizia, Chiodi di Garofano. In terapeutica e cosmetica è apprezzata per la sua leggera attività estrogeno-simile. Nella pratica tradizionale spesso estratti contenenti fitoestrogeni sono stati utilizzati con il presupposto che sostanze ormono-simili in essi contenute sono in grado di stimolare la crescita dei capelli. E questo, lo ha confermato la ricerca scientifica, in relazione al fatto che tali sostanze stimolano e regolano la proliferazione dei cheratinociti del follicolo dei capelli. È proprio con formononetina estratta da Chiodi di Garofano (Eugenia caryophyllus) che è stato effettuata una ricerca atta a stabilire l’interesse di questo ingrediente attivo in preparati tricocosmetici intesi a contrastare la perdita dei capelli. Si è potuto verificare che formononetina esplica un effetto anti-apoptotico deregolando l’espressione di caspasi-3, esercitando quindi un effetto regressivo sulla perdita dei capelli. Ricorderemo che caspasi-3 è una proteasi (enzima idrolasi) con gruppo cisteinico nel sito attivo, ed è essenziale alle cellule ai fini di attivarne apoptosi (8).

Peptidi antiforfora

Il brevetto riferisce di preparati antiforfora ove come ingredienti attivi sono considerati particolari tipi di peptidi antimicrobici. Per peptide antimicrobico si intende un peptide che previene, inibisce o riduce la crescita di microrganismi o, anche, li distrugge. Nel caso specifico, i peptidi in esame si sono rivelati efficaci nel confronto dei microrganismi tipici della formazione di forfora (Malassezia furfur, M. ovalis…). Le formulazioni si sono rivelate efficaci nel trattamento di disordini correlati a desquamazione dello scalpo quali dermatiti seborroiche e forfora. I peptidi utilizzati sono del tipo filloseptine e dermaseptine, separati da pelle di anfibi. Tali peptidi, mentre hanno sviluppato una specifica attività mirata a contrastare lo sviluppo e l’attività di microrganismi patogeni come quelli sopra citati, al contempo non interferiscono sull’equilibrio fisiologico della flora microbica residente e benefica sul sito di applicazione. Dopo l’applicazione del preparato contenente i peptidi antimicrobici, si può ricorrere al lavaggio della chioma con shampoo. Peraltro i peptidi possono essere utilizzati anche in formulazioni non a risciacquo (9).

Microrganismi probiotici contro disordini dello scalpo

L’invenzione descrive l’uso di microrganismi probiotici o una frazione di loro metaboliti nel trattamento di disordini dello scalpo quali dermatiti seborroiche, irritazioni o prurito, sviluppo di forfora. Gli Autori del brevetto hanno scoperto che microrganismi probiotici delle specie Lactobacillus e Bifidobacterium riducono i detti disagi agendo sul livello di idratazione e sulla funzione barriera dello scalpo. Ottimizzando l’assimilazione di nutrienti forniti in una idonea dieta a livello della mucosa intestinale, contribuiscono a promuovere la fornitura di nutrienti essenziali al metabolismo cellulare ed alla sintesi di vari elementi strutturali della pelle. Quest’azione si risolve, dicono gli estensori del brevetto, in un rafforzamento della funzione barriera della cute, nella riduzione di condizioni infiammatorie e nel mantenimento di una bilanciata ecoflora cutanea benefica. Di conseguenza, lo scalpo risulta più nutrito, più idratato, meno irritato e meno fragile e non tende a squamarsi. L’azione è diversa e più intensa e più pronunciata di quella ascrivibile a preparati che contengono tradizionali ingredienti antiforfora (10).

da Cosmetic Technology 4 – 2016

Seminario

Dopo alcuni anni, SICC è tornata a trattare l’argomento “Capelli e cuoio capelluto” che ha dimostrato grande evoluzione in questo settore, dal punto di vista scientifico, tecnologico e normativo.

Questa volta SICC si è spostata dalla sede istituzionale di Milano per aderire ad una richiesta dei soci del Centro Italia, approfittando anche dell’ospitalità dell’Università di Camerino, da qualche anno sede del Master in Cosmetologia.

Il convegno è stato ospitato nella stupenda sala degli stemmi del Palazzo Ducale, sede di una delle Università più antiche e prestigiose d’Italia.

Dopo il saluto del Prorettore dell’Università, che ha ringraziato SICC per questa opportunità ed ha auspicato altri eventi in collaborazione, relatori autorevoli hanno trattato di ingredienti, formulazioni, metodologie di valutazione e di supporto ai claim per i prodotti di igiene e trattamento di capelli e cuoio capelluto, sia maschile che femminile.

Piera Di Martino, titolare del Master in Cosmetologia dell’Università di Camerino, ha delineato frammentazione e trend del mercato Italiano dei prodotti per capelli, che rappresenta circa il 14% del totale del cosmetico; il mercato ha seguito l’andamento generale di quello cosmetico, fatta eccezione per il settore professionale che ha subito negli ultimi anni un rallentamento importante; per il futuro si prevede un aumento della segmentazione in prodotti specialistici ed un altrettanto importante aumento del settore Bio-, che nel settore Hair già rappresenta un 30% del totale del mercato Bio-cosmetico.

Nicola Lionetti, dello Studio Rigano, ha poi effettuato una carrellata degli ingredienti nuovi e meno nuovi che caratterizzano il settore, soprattutto nell’ottica della specializzazione dei prodotti, ritornando comunque a rappresentare il caso “SLES” come emblematico dell’approccio contrapposto fra ricercatori “ortodossi” e bloggers del settore cosmetico.

Giuseppe Gennero, fondatore dell’Azienda Grow Upp, ha illustrato la segmentazione del mercato professionale del settore “Capelli femminile”, che vale circa 10 Mil di € a livello mondiale, di cui il 50% rappresentato dall’area Color, il 35% dall’area Care ed il restante 15% dallo Shape & Finishing. Gennero ha poi rappresentato 4 diversi style trends, per ognuno dei quali ha suggerito linee di prodotti ed interventi specialistici.

Gianfranco Secchi ha poi presentato alcune tecnologie e strumenti utilizzabili sia in ambito diagnostico dello stato dei capelli, che per la valutazione dell’efficacia dei trattamenti, fra i quali di massima importanza sono la valutazione dell’idratazione e la sebometria di capello e cuoio capelluto; il tutto per supportare adeguatamente i claim, requisito imprescindibile di legge sancito dal 2013 dal Regolamento Cosmetico Europeo che ne tratta in modo specifico gli obblighi. Un altro metodo importante riguarda la valutazione dell’efficacia antiforfora che si può avvalere di semplici metodi colorimetrici per la conta e la valutazione morfologica delle squame forforali pre e post trattamento.

Ermanno Piergentili (ML – kosmetik Italia) ha poi trattato in modo esauriente lo spinoso problema della colorazione e dei coloranti per capelli; dopo un’introduzione scientifica sul colore e la sua valutazione sensoriale e sulla struttura del capello in quanto elemento di supporto alle diverse tecniche di applicazione dei coloranti, è poi entrato nel merito delle diverse tipologie di prodotti coloranti, che ha suddiviso nelle tre classiche categorie: temporanei, semipermanenti e permanenti; per ognuna delle tre categorie ha poi illustrato le più importanti strutture cosmetiche a supporto del sistema colorante, soffermandosi in particolare sulla chimica dei coloranti permanenti che si ottengono principalmente per ossidazione e polimerizzazione di precursori non colorati; da ultimo è entrato nel merito delle problematiche tossicologiche e legislative dei coloranti per capelli, ribadendo che, a fronte delle liste positive presenti nell’Allegato del Regolamento Cosmetico Europeo, i coloranti per capelli possono essere ritenuti a tutti gli effetti innocui sia per i consumatori che per i professionisti, ovviamente nel rispetto di tutte le raccomandazioni obbligatorie trasmesse dalla corretta comunicazione B2B e B2C.

La lettura poi di Roberto Leonardi (consulente) ha riscosso molto interesse nell’auditorio per il suo carattere più filosofico che tecnologico; attraverso una fantasiosa illustrazione di prodotti innovativi ma di nicchia, ha voluto tracciare il processo dell’innovazione a partire dalla creatività che si può estrinsecare nella produzione di prototipi innovativi solo a fronte di meditazione profonda sul valore aggiunto che rappresenta tale innovazione per l’utente finale, che non può prescindere da un modo accattivante di comunicazione; da qui il ruolo fondamentale del Marketing se si vuole che prodotti e brand abbiano successo sul mercato.

Per ultimo, Luigi Campanella (Università La Sapienza, Roma), ha ribadito il ruolo fondamentale della chimica anche nella valutazione dello stato di benessere del capello e, di conseguenza, anche dell’organismo umano in toto. Sul capello infatti si fissano molti dei componenti (oligoelementi, sostanze minerali) che derivano dal metabolismo generale e, dalla loro analisi, si possono anche tracciare i recenti eventi metabolici, quali ingestione e/o assorbimento di tracce di sostanze tossiche e/o benefiche per lo stato di benessere di cute ed organismo umano.

Al termine di questa presentazione un acceso dibattito ha cercato di chiarire il ruolo del Reach, che riguarda principalmente le sostanze, ma che ha riflessi importanti anche per gli end-users, quali i prodotti cosmetici.

da Cosmetic Technology 4 – 2016

L’avanguardia antiaging

Il benessere dell’epidermide è uno dei nuovi simboli del life-style dell’individuo: una pelle curata, in armonia con corpo e mente, rappresenta oggi, e sempre più lo sarà nel futuro, un valore di forte connotazione sociale. Oramai da decenni, anche nella cultura occidentale, si è iniziato a prendersi cura dell’epidermide con prodotti e soprattutto materie prime capaci di attivare un processo di prevenzione dell’invecchiamento e di mantenimento di uno stato ottimale della pelle. Prendendo spunto dalle antichissime tradizioni orientali, nei nostri paesi si è sviluppata un’approfondita e ricca ricerca che ha portato alla nascita di prodotti sofisticati e mirati per i diversi bisogni, dando vita ad una nuova e oramai consolidata cultura cosmetica che, pur non essendo ancora arrivata ai millenari rituali orientali, ha fatto propria la gestualità cosmetica, che è ormai diventata un’abitudine quotidiana. In termini di stimoli sociali riceviamo sempre più segnali di una forte “consapevolezza dell’invecchiare”, che porta l’individuo ad affrontare con determinazione e trasparenza un processo di vita che lo vede ancora protagonista e capace di esprimere una sua profonda bellezza.

Nello specifico, l’invecchiamento cutaneo è solo uno dei fenomeni che permette di registrare un radicale cambio di approccio rispetto ad alcuni decenni fa: consapevoli dell’importanza di prevenire ma anche di conservare le proprie capacità di difesa, oggi si approccia all’uso di prodotti cosmetici in modo sempre più mirato ed efficace. Infatti il percorso cosmetico negli anni ha portato ad affrontare l’argomento anti-aging dapprima mettendo le basi della cultura cosmetica, con messaggi di idratazione e nutrimento, passando poi alla lotta ai radicali liberi, con ogni forma di protezione ed attivazione dei meccanismi di difesa, fino a lavorare sulla trama cutanea, per garantire risultati visibili.

In questo ambito, i nuovi ritrovati di grande interesse cosmetico sono di due diverse categorie: Pentapeptide-48 (and) Hydrogenated Lecithin (and) Glycerin (and) Butyrospermum Parkii (Shea) Butter (and) Phenethyl Alcohol (and) Ethylhexylglycerin (and) Maltodextrin (and) Aqua/Water: peptide biologicamente attivo la cui funzione si basa sulla scienza epigenetica con effetti analoghi alla pappa reale. Infatti mima la composizione della royal lecitin per combattere irregolarità e discromie della pelle e conferire omogeneità, morbidezza, compattezza e luminosità. Interessante anche l’approccio di Calendula Officinalis Flower Extract: ricco in oligosaccaridi rivitalizza l’epigenoma indebolito dalle aggressioni esterne e dall’età. Questo principio attivo impedisce le modificazioni degli istoni e la produzione di miRNA.

Grazie a questi meccanismi viene migliorato l’aspetto della superficie cutanea in seguito a riduzione delle rughe e dei microrilievi ed all’aumento del tono. Molto performante, in caso di epidermide che presenta evidenti segni di età, Water, Glycerin, Diglucosyl Gallic Acid (suggested): principio attivo bio-ottimizzatore dell’uniformità dell’incarnato attraverso il blocco del processo di melanogenesi (causa della formazione di discromie e macchie cutanee) e la protezione dall’insorgenza di processi infiammatori anch’essi responsabili di una pelle disomogenea (arrossamenti). La sua peculiarità è di essere attivato dallo stratum microbium della cute, cioè da quella infinita varietà di microrganismi che vivono sulla superficie della nostra pelle e che sono in grado di comunicare con le cellule epidermiche generando metaboliti e stimolando l’interazione cellulare. Nel corso degli anni la ricerca si è anche concentrata sui danni provocati dall’inquinamento atmosferico. Si prevede che sempre più i prodotti di bellezza vanteranno claims anti-pollution, con una crescita stimata intorno al 40% per i prodotti che ne dichiareranno un’efficacia mirata.

Anche in questo ambito la ricerca ha raggiunto traguardi di altissimo profilo e l’argomento anti-age si estende oggi allo studio di soluzioni anti-inquinamento sempre più mirate, fino ad arrivare ad analizzare nuovi eventi che sono entrati a far parte della nostra quotidianità e dei quali non abbiamo ancora consapevolezza. Un esempio sul tema: la cosìddetta blue light, luce derivante da computer, tablet e telefonini, e che è ormai annoverata tra le cause di digital aging. La protezione preventiva, in questo caso, è sempre più importante e tra i principi attivi da inserire nelle formulazioni è possibile segnalare Water/Aqua (and) Butylene Glycol (and) Theobroma Cacao (Cocoa) Seed Extract (INCI proposed): principio attivo derivato dai semi di cacao non fermentati di “Criollo Porcelana” (specie premium nella produzione del cioccolato) e ricco di peptidi, zuccheri e polifenoli. Attraverso studi in vitro si è osservato che la sua azione si esplica attraverso la riduzione dello stress ossidativo, la protezione delle Opsine (i fotorecettori della luce blu), nonché l’aumento di collagene ed elastina. Tutto ciò si traduce in una pelle più liscia grazie all’attenuazione delle rughe e delle linee di espressione.

Da non trascurare infine, un trend eco-biologico di sempre maggiore interesse: si è sempre più sensibili al consumo di acqua, definita oggi New Luxury, elemento di vitale importanza che rischia di scarseggiare sempre più sul nostro pianeta e che va quindi protetta da sprechi. Molti laboratori, e non solo nell’ambito cosmetico, hanno avviato ricerche sullo sviluppo di prodotti anidri. In particolare, nell’ambito dell’antiaging, segnaliamo alcune materie prime di interesse formulativo, quali Sodium Hyaluronate, Ricinus Communis (Castor) Seed Oil, Hydrogenated Castor Oil, che rappresenta la soluzione ottimale per veicolare l’acido ialuronico, molecola idrosolubile nota per le sue proprietà idratanti e quindi per contrastare l’invecchiamento cutaneo, in prodotti anidri. Aiuta per esempio a contrastare la secchezza delle labbra e la formazione delle rughe denominate “codice a barre” che, con l’avanzare dell’età, diventano sempre più evidenti (soprattutto nei soggetti fumatori, conseguenza dell’arricciare la bocca per aspirare il fumo), e che favoriscono la migrazione del rossetto con antiestetiche conseguenze. Allo stesso modo, sempre in presenza di una formula anidra per prodotti di make-up, troviamo l’innovazione di Triolein, Sodium Hyaluronate: grazie alla sinergia tra ialuronani ad alta prestazione e trigliceridi di origine naturale, questo principio attivo offre un’azione rigenerante e rimpolpante.

Schermata 2016-09-28 alle 10.26.12

da Cosmetic Technology 4 – 2016

Acquisti di cosmetici on line

In occasione della presentazione della ricerca condotta da Human Highway, nel quadro dell’accordo tra Cosmetica Italia e Netcomm, sono state illustrate le dinamiche più recenti in materia di e-commerce, riservando particolare riguardo al mercato cosmetico e al comportamento dei consumatori.

Dallo studio è emerso che in Italia, tra i 29,3 milioni di individui che si servono della rete abitualmente, almeno una volta alla settimana, circa il 62% è acquirente on line. Da questa premessa è risultato che nel 2015 circa 4,7 milioni di persone hanno acquistato almeno una volta negli ultimi sei mesi un prodotto di cosmetica e di questi circa due milioni sono clienti abituali, ovvero hanno acquistato un cosmetico più di una volta nell’arco di sei mesi. Considerando che, nel 2014, si stimava che gli acquirenti on line di cosmetici fossero circa 4 milioni, il risultato è davvero importante. Il 2015 registra un valore di 175 milioni di euro (+22%), un ritmo superiore a quello dell’intero net retail italiano (+19% nel 2015 rispetto al 2014).

Gli acquirenti di prodotti cosmetici on line sono indotti a questo tipo di acquisti dalla convenienza, grazie alle offerte e al risparmio; ma non solo.

La disponibilità di prodotti, con un amplissimo catalogo di proposte rappresenta un ulteriore input a questa scelta di acquisto. Nel caso delle vendite on line, la motivazione vincente risulta essere quella della convenienza dei prezzi collegata alla promozionalità. E questi sono i valori più alti nel confronto con gli altri canali.

Ci si potrebbe chiedere se l’e-commerce rappresenti un ostacolo agli acquisti nei canali tradizionali, ma la risposta che emerge è negativa. Prevale infatti la parola d’ordine cross-canalità e, grazie a questo concetto, la sovrapposizione delle vendite dei comparti merceologici sfocia in una reciproca soddisfazione della domanda. Il confronto tra vendite on line e quelle nei canali tradizionali rivela un andamento in valore ancora ridotto per questi ultimi, ma è interessante valutare alcune tipologie di prodotto. I profumi, i prodotti per il trucco delle mani e per lo styling dei capelli sono ben al di sopra della media di consumo, anche se con valori inferiori delle vendite on line rispetto a quelle nei canali tradizionali.

 

Per informazioni
Benedetta Boni – tel 02 28177348 – benedetta.boni@cosmeticaitalia.it
Francesca Casirati – tel 02 28177347 – francesca.casirati@cosmeticaitalia.it
www.cosmeticaitalia.it

Cosmetic Technology 4 – 2016

Accademia del Profumo

Oltre 1300 visitatori hanno preso parte alla prima tappa del percorso olfattivo organizzato da Accademia del Profumo Straordinario Sentire: trilogia del profumo in tre atti, manifestando grande entusiasmo, curiosità e stupore.

L’evento è stato inaugurato il 15 giugno u.s. dal Presidente di Accademia del Profumo, Luciano Bertinelli accompagnato dal direttore dell’Orto Botanico di Brera, Martin Kater. I visitatori hanno potuto approfondire le relazioni tra profumo e società e scoprire il dietro le quinte della creazione delle fragranze, ma soprattutto annusare! Quaranta odori infatti hanno accompagnato i tre atti del percorso: il primo dedicato all’emozione, il secondo all’evoluzione, il terzo alla conoscenza.

Passeggiando per l’orto, è stato inoltre possibile scoprire le famiglie olfattive dei profumi e l’olfatto è stato il protagonista degli incontri di approfondimento che hanno animato il percorso durante l’apertura al pubblico. Dopo l’evento teaser del 9 giugno, con un aperitivo olfattivo al Labsolue Perfume Laboratory di Magna Pars Suites Milano, il 18 giugno sono stati svelati alcuni aspetti inediti del mondo del profumo: il team di Expressions Parfumées (Vincent Ricord, il “naso” creatore, e Edoardo Matassi, AD della sede italiana) ha raccontato I mestieri della profumeria, mentre i “nasi” di AFM Atelier Fragranze Milano (Maurizio Cerizza e Luca Maffei) hanno presentato alcune materie prime di origine italiana spiegandone l’origine di utilizzo nelle fragranze.

Giovanna Zucconi, autrice di La sua voce è profumo e creatrice del marchio di profumeria artistica Serra&Fonseca, ha invece condotto i visitatori nella “passeggiata “ letteraria tra aromi e fragranze Profumi e parole: la rosa, la zagara e l’ambra grigia hanno accompagnato alcune letture, insieme alle note musicali a tema del gruppo Enerbia.

Infine, anche i Piccoli nasi dei bambini hanno avuto la possibilità di sperimentare alcuni odori molto familiari nel kids/LAB di domenica 19 giugno.

Per informazioni
Benedetta Boni – tel 02 28177348 – benedetta.boni@cosmeticaitalia.it
Francesca Casirati – tel 02 28177347 – francesca.casirati@cosmeticaitalia.it
www.cosmeticaitalia.it

Cosmetic Technology 4 – 2016

Supplementazione nel fotoaging

Inizia da questo numero una breve serie di review della letteratura recente riguardante gli effetti della nutrizione e della supplementazione sul benessere della pelle e dei capelli, che vuole dare, oltre che un aggiornamento “accademico”, anche delle informazioni pratiche che possono risultare utili ai formulatori. La prima review riguarda il fotoaging, argomento di primaria importanza nell’invecchiamento cutaneo e nelle patologie correlate all’esposizione solare.

L’invecchiamento cutaneo è un fenomeno biologico complesso causato dall’interazione di due processi: l’invecchiamento intrinseco (cronoaging) ed estrinseco (fotoaging). Il cronoaging è determinato geneticamente e porta inesorabilmente alla morte cellulare. L’invecchiamento estrinseco, che si manifesta anche nei giovani e si sovrappone al precedente nelle aree fotoesposte, è causato in gran parte dalla radiazione ultravioletta, ed è denominato per questo fotoaging. Non solo la radiazione UV, ma anche l’inquinamento ambientale, gli AGEs del collagene e la radiazione visibile e infrarossa inducono nella pelle la formazione di radicali liberi anche dopo soli 15 minuti di esposizione alla radiazione UV con dosi ben al di sotto della dose minima eritematogena (1).

Schermata 2016-09-14 alle 16.48.36

Gli UV, oltre al danno diretto al DNA che provoca anche l’insorgenza di neoplasie, attivano recettori sulla superficie dei cheratinociti e dei fibroblasti che portano alla degradazione del collagene nella matrice extracellulare e all’inibizione della sua sintesi. La riparazione del collagene susseguente al danno solare non è perfetta e produce cicatrici solari che ripetendosi negli anni diventano clinicamente visibili, come atrofia, secchezza e rugosità: i segni del fotoaging. Il fotoaging è più evidente negli individui con pelle più chiara i quali manifestano più precocemente discromie e rughe e si pensa che l’80% dell’invecchiamento del viso sia dovuto al fotoaging.

Le più importanti vie di segnalazione regolate dallo stress ossidativo indotto da UV (Fig.1) sono:

• la via delle MAPK che aumenta l’espressione delle metalloproteinasi della matrice extracellulare (MMPs) con conseguente degradazione del collagene e contemporanea inibizione della sua sintesi

• la via del fattore di trascrizione NF-kB che attiva citochine e prostaglandine infiammatorie come IL1, IL-6, TNF-α e le PGE2

• la via del fattore di trascrizione Nrf2 che è considerato il principale regolatore della difesa antiossidante endogena per la sua capacità di controllare l’espressione di numerosi geni che codificano per enzimi antiossidanti e antinfiammatori, tra cui la glutatione perossidasi, la glutatione transferasi, la glutamilcisteinil ligasi, e la superossido dismutasi.

A seguito del tipo di radiazione UV e del fototipo, si producono scottatura solare, immunosoppressione, fotoaging e neoplasie cutanee. L’immunosoppressione che aumenta il rischio di neoplasie cutanee è indotta dall’azione sinergica delle radiazioni UVB, UVA e dalla isomerizzazione dell’acido trans-urocanico nella sua forma cis- che inibisce la funzione delle cellule di Langerhans.

Fotoprotezione sistemica

Il danno da UV può essere limitato con indumenti adeguati, con prodotti per la protezione solare, che sono le misure più importanti per prevenire il fotoaging e l’insorgenza di neoplasie, e con un trattamento locale o sistemico a base di antiossidanti o di principi attivi che per la loro azione schermante, antiossidante, antinfiammatoria e immunomodulante stimolano le difese antiossidanti e i meccanismi riparativi endogeni. In condizioni normali e in soggetti sani e nutriti correttamente il danno ossidativo viene riparato quasi completamente. Una dieta ricca di vitamina C, verdura, legumi, acidi grassi essenziali, olio di oliva, e povera di grassi e carboidrati, contrasta gli effetti dell’aging e migliora l’aspetto della cute anche in tarda età, anche se in condizioni eccezionali come l’esposizione al sole estivo è di aiuto ma non sufficiente. La protezione solare endogena ha una protezione più bassa dei prodotti solari topici, ma ha il vantaggio di coprire l’intero arco della giornata, ed è proprio l’esposizione continua non protetta dai prodotti solari, più che quella occasionale, che contribuisce maggiormente al fotoaging. Le molecole ideali da utilizzarsi nella fotoprotezione sistemica devono raggiungere la cute in quantità sufficiente, essere sicure perché devono essere impiegate per lunghi periodi di tempo, schermare la radiazione solare, neutralizzare le specie reattive, avere un’azione antinfiammatoria, stimolare o ripristinare le difese antiossidanti endogene, ponendo la cellula nelle migliori condizioni possibili per riparare il danno subito. Per non creare squilibri nel sistema antiossidante endogeno e per non incorrere in dosaggi elevati, i supplementi dovrebbero essere formulati con più principi attivi ad azione sinergica.

Vitamine

La vitamina C ha un’azione antiossidante, immunostimolante, favorisce la riparazione delle ferite, protegge le strutture cellulari e il DNA dai danni delle specie reattive dell’ossigeno e, rigenerando la vitamina E, protegge indirettamente gli acidi grassi polinsaturi di membrana dal danno ossidativo. Con la sua azione antiossidante inibisce la degradazione del collagene e ne aumenta sintesi e maturazione, rallentando così l’insorgenza delle rughe. La combinazione di vitamina C (2g/die) e vitamina E (1000 IU di α-tocoferolo) per os, una settimana prima dell’esposizione agli UV, riduce la scottatura solare e aumenta la MED (minimal erythema dose) del 21%. Se si prolunga la somministrazione per tre mesi, si osserva la diminuzione della formazione di dimeri di timina e un aumento significativo della MED del 41% (2). Un supplemento contenente vitamina C (Ascorbato di Sodio 45 mg), vitamina A (Retinil Palmitato 600 μg), vitamina E (Tocoferil Acetato 10 mg), zinco (Zinco Solfato Monoidrato 7 mg) e collagene idrolizzato (10g) assunto una volta al giorno per 90 giorni riduce le rughe, migliora la densità dermica, la larghezza dei pori e l’elasticità cutanea esercitando un’azione significativa contro l’aging cutaneo (3). La somministrazione per via topica della vitamina C aumenta i livelli cutanei da 27 a 40 volte rispetto all’assunzione per os e può essere quindi affiancata efficacemente alla supplementazione orale.

Nicotinamide

La nicotinamide è il costituente fondamentale del coenzima redox NAD ed è fondamentale per la sintesi di ATP. La radiazione UV diminuisce il quantitativo di NAD cutaneo provocando una crisi energetica che impedisce una normale funzione immunitaria e un’ottimale riparazione del DNA. L’assunzione di nicotinamide in individui sani alle dosi di mg 500/die o mg 1500/die per una settimana riduce l’immunosoppressione cutanea e, alle dosi di 1000 mg/die in due somministrazioni per 4 mesi, limita l’insorgenza di cheratosi attiniche (4).

β-carotene

I carotenoidi come il licopene, il β-carotene, la zeaxantina e la luteina con i loro doppi legami coniugati hanno una spiccata proprietà antiossidante e sono tra i più efficaci scavenger naturali dell’ossigeno singoletto e del radicale perossilico. La supplementazione con β-carotene protegge anche dall’immunosoppressione fotoindotta. L’azione scavenger è aumentata dall’associazione dei carotenoidi con altri antiossidanti come la vitamina E o C. Il β-carotene non è tossico e l’assunzione fino a 7 mg/die è considerata sicura eccetto che nei fumatori e nei lavoratori dell’amianto. Il β-carotene alle dosi di 20 mg/die per almeno 10 settimane riduce l’eritema indotto da UV del 40-50% nonostante il suo SPF (Sun Protection Factor) non raggiunga il valore di 4(5). La riduzione dell’eritema si ha anche con l’assunzione di una miscela di carotenoidi formata da β-carotene, luteina e licopene (8 mg per ciascuno/die) per 12 settimane (6). La radiazione UV è uno dei fattori che predispongono all’insorgenza del melasma. In 68 donne brasiliane con melasma, di un’età compresa tra i 30 e i 60 anni, e con fototipo III, IV o V (Fitzpatrick), l’applicazione topica durante la stagione estiva di un prodotto per la protezione solare (SPF 60) associata a una supplementazione con un prodotto commerciale contenente beta-carotene, licopene e Lactobacillus johnsonii ha ridotto il melasma dell’8,5% secondo la scala di Taylor (7). Questi dati suggeriscono che alle nostre latitudini e in soggetti con fototipi più chiari, un trattamento continuo con β-carotene o associato a licopene e Lactobacillus johnsonii possa avere un azione efficace sul melasma. Dopo 4 settimane di assunzione di frullati con frutta ricca di carotenoidi, la cute assume una tonalità giallo arancio che rende il viso più attraente perché i carotenoidi, che diminuiscono nelle infezioni, sono un marker di salute e dieta sana (8).

Minerali

I minerali sono essenziali per l’attività degli enzimi antiossidanti e devono essere assunti con la dieta o con la supplementazione. Il rame, lo zinco e il manganese sono componenti essenziali della superossidodismutasi, il selenio della glutatione perossidasi (GPx) e il ferro della catalasi. Lo zinco ha anche un’azione antiossidante per il suo legame con i gruppi tiolici (-SH) delle membrane cellulari che protegge dall’ossidazione e per l’induzione della sintesi delle metallotioneine che, sequestrando i metalli, impediscono la formazione dei radicali liberi. Essendo lo zinco in competizione, per l’assorbimento intestinale, con il rame e il ferro, e dato che la carenza di ferro e zinco sono frequenti e possono presentarsi contemporaneamente, se la supplementazione con zinco è protratta, si possono aggiungere al supplemento 1-2 mg di rame (9). La supplementazione con silicio stabilizzato con colina (10 mg/die per 20 settimane) migliora l’aspetto e le proprietà meccaniche della pelle nelle donne affette da fotoaging. La deficienza di selenio diminuisce le difese antiossidanti e aumenta lo stress ossidativo in seguito all’esposizione agli UV.

Polifenoli

I polifenoli hanno un’attività antiossidante, anticancro ed estrogenica. La loro attività antiossidante e quindi anche antinfiammatoria è dovuta ai gruppi funzionali, soprattutto idrossilici, legati agli anelli aromatici e alla delocalizzazione elettronica sulle strutture alifatiche e aromatiche, susseguente alla formazione del radicale fenolico. Gli effetti anticancro sono dovuti all’azione su diverse vie di segnalazione cellulare tra cui la via delle MAPK, i fattori di trascrizione NF-kB e AP-1, e i loro geni bersaglio codificanti per COX-2 e VEGF, mentre l’azione estrogenica è mediata dagli isoflavoni. Il Picnogenolo® è un estratto della corteccia di pino marittimo francese (Pinus pinaster) che contiene flavonoidi, catechine, acidi fenolici e procianidine. Possiede un’azione antiossidante e antinfiammatoria ed è un potente scavenger dei radicali liberi. Protegge la vitamina E dall’ossidazione e rigenera la vitamina C, mantenendo efficienti le difese ossidative della pelle. Per la sua azione inibente la tirosinasi dei melanociti, ha un effetto schiarente e può per questo essere utile nella prevenzione del cloasma e della lentigo senile. Secondo il produttore, per avere un’azione antiossidante preventiva efficace, la dose deve essere di almeno 20 mg/die, con un massimo di 150 mg/die per periodi di 4 settimane per avere un effetto antiedemigeno. Per l’effetto antinfiammatorio la dose deve essere di almeno 30 mg/die. Il picnogenolo per la sua mancanza di tossicità e genotossicità può essere assunto per lunghi periodi e può così entrare nella formulazione di supplementi antiaging.  La supplementazione con 326 mg/die per 12 settimane di polifenoli del cacao ricchi in flavanoli (epicatechine 61 mg e catechine 20 mg) migliora l’eritema indotto da UV, il circolo e l’idratazione cutanea, contribuendo così alla fotoprotezione endogena (10). Il Ginkgo biloba contiene flavonoidi e polifenoli che stimolano la proliferazione dei fibroblasti del derma e la produzione di collagene. Un suo flavonoide, la ginkgetina, inibendo la COX-2, mostra proprietà antinfiammatorie e antitumorali (11). I polifenoli del tè verde (GTPPs), somministrati sia topicamente che per via orale, hanno proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali. La somministrazione orale dei polifenoli del tè verde inibisce l’espressione delle MMPs indotte dai raggi UV, contrastando la degradazione del collagene e mostrando così un’efficacia contro il fotoinvecchiamento. L’assunzione di 300 mg di GTPPs due volte al giorno e l’applicazione di una crema al 10% di GTPPs una volta al giorno per 8 settimane ha migliorato la componente elastica del derma in 40 donne, con moderato fotoaging e con fototipo I, II e III (Fitzpatrick) (12). L’assunzione media di isoflavoni della soia nei paesi asiatici è di 24-45 mg, più di dieci volte maggiore di quella dei paesi occidentali. Si racconta che le donne impiegate nelle fabbriche nelle quali si lavorava la soia erano apprezzate per la bellezza dei loro capelli e per la pelle liscia e luminosa, dovuta ai fitoestrogeni di cui è ricca la soia. L’azione estrogenica è prodotta dagli isoflavoni ed è dovuta alla competizione con l’estradiolo per il recettore degli estrogeni (ER). Differentemente dall’estradiolo che ha la stessa affinità per i recettori ER-α e ER-β, gli isoflavoni come la genisteina hanno maggiore affinità per gli ER-β. La genisteina è un potente antiossidante, neutralizza i radicali perossili proteggendo le membrane e le LDL dall’ossidazione. L’azione favorevole sulla cute e sulla crescita del capello mediata dagli isoflavoni (75 mg/die) indica che il loro livello raggiunto nel follicolo e quindi nel derma è sufficiente a produrre un effetto biologico.Una supplementazione con isoflavoni della soia (50 mg), licopene (6 mg) e vitamina C (60 mg) contrasta l’invecchiamento cutaneo mantenendo la densità, la compattezza e l’idratazione cutanea in donne in menopausa (13). L’estratto di soia applicato per via topica mostra un interessante effetto antiaging, inducendo la sintesi di collagene-1 ed elastina e inibendo nel contempo l’attività dell’elastasi in trapianti di pelle umana su topo. L’estratto di Melograno, ricco di polifenoli, ha proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Nel topo glabro SKH-1 esposto agli UV, inibisce l’ossidazione dei lipidi, delle proteine, l’iperplasia dell’epidermide, l’infiammazione e modulando le vie di segnalazione di NF-kB e MAPK inibisce l’attivazione indotta dagli UV della COX-2 e della iNOS, mostrando così proprietà antitumorali. Il resveratrolo è un polifenolo appartenente alla famiglia degli stilbeni, la principale classe di fitoalessine prodotte nelle Vitaceae. Protegge i cheratinociti dai danni del fumo di sigaretta e da esposizioni multiple agli UVB con la modulazione della via delle MAPK. L’applicazione topica di resveratrolo sulla pelle del topo glabro SKH-1 previene l’edema cutaneo, l’infiammazione, l’ispessimento fotoindotto da UVB della pelle, il rilascio di perossido d’idrogeno e l’infiltrazione leucocitaria UVB indotta; ritarda inoltre l’insorgenza dei tumori in seguito all’esposizione agli UVB. Nell’uomo, in uno studio in doppio cieco contro placebo su 50 volontari sani di ambo i sessi, di età tra i 35 e i 65 anni, si è somministrata una capsula/die di un supplemento contenente: 133 mg di estratto d’uva (8 mg di resveratrolo), 14,63 mg di procianidine, 0,67 mg di antocianosidi, 0,4 mg di flavonoidi, 1,3 mg di altri stilbeni, 125 mg di estratto secco di melograno (3,75 mg di procianidine), 8.75 mg di punicalagina e acido ellagico, 50 μg di selenio, 26 mg di diossido di silicio e 45 mg di maltodestrine. Dopo 60 giorni, si sono ridotte le rughe, le lentigo senili, si è ridotto lo stress ossidativo e sono migliorate l’elasticità e l’idratazione cutanea (14). Uno studio in doppio cieco ha valutato l’efficacia sull’aging cutaneo di due supplementi assunti 2 volte al giorno per via sublinguale su 60 volontari sani di ambo i sessi non fumatori e con un’età compresa tra i 40 e i 65 anni. Il primo supplemento contiene 4,5 mg di papaya fermentata, mentre il secondo era composto da: 10 mg di resveratrolo, 60 μg di selenio, 10 mg di vitamina E e 50 mg di vitamina C. Nonostante i due supplementi abbiano dimostrato un effetto antiaging, con l’assunzione di papaya fermentata si è avuto un miglior risultato sull’elasticità e sull’idratazione cutanea (15).

N-acetilcisteina (NAC)

La somministrazione orale di N-acetilcisteina (NAC) in dose singola (1,200 mg) protegge i nevi melanocitici dallo stress ossidativo provocato da un’acuta esposizione agli UV, che nel lungo termine può portare all’insorgenza del melanoma. Dopo tre ore dall’assunzione, il contenuto di cisteina e GSH aumenta significativamente e in sei ore ritorna ai livelli basali; l’azione protettiva è quindi limitata nel tempo. I pazienti a rischio di melanoma possono quindi assumere come profilassi NAC prima dell’esposizione solare (16).

Cartilagine di pesce

I polisaccaridi derivati dal pesce assunti per via orale migliorano l’elastosi, riducono le rughe e l’assottigliamento della pelle per la loro azione che stimola la sintesi del collagene III e i processi riparativi del derma. Una supplementazione a base di polisaccaridi derivati dalla cartilagine di pesce (3×250 mg/die per 8 settimane), associata a una miscela di antiossidanti (Gingko biloba, flavonoidi e Centella asiatica), riduce le rughe, migliora la pigmentazione, lo spessore e la viscoelasticità della pelle (17). Quest’azione del supplemento è legata ai cambiamenti avvenuti nel derma profondo, mentre la maggior parte dei cosmetici ha un’azione breve e più superficiale. L’associazione di un prodotto topico con un supplemento per via orale è più efficace nella prevenzione dell’invecchiamento cutaneo.

Polypodium leucotomos 

Il Polypodium leucotomos (PL) è una felce tropicale usata in centroamerica dai nativi Americani per la sua attività antinfiammatoria e antitumorale. L’estratto ricco di principi ad azione antiossidante, fotoprotettiva e antitumorale, tra cui gli acidi ferulico, caffeico, 4-idrossibenzoico, 4-idrossicinnamico e clorogenico, aiuta a contrastare l’eritema solare proteggendo dalle radiazioni UVB e UVA. Il PL manifesta la sua attività antiossidante neutralizzando i ROS come il radicale idrossilico, l’ossigeno singoletto e l’anione superossido, prevenendo così la perossidazione delle membrane. Sopprime l’espressione di TNF-α, iNOS, inibisce AP-1 e aumenta l’espressione nell’epidermide del fattore antitumorale p53. L’assunzione orale per 60 giorni dell’estratto di PL (2×240 mg/die) in adulti sani con fototipo I–IV di Fitzpatrick, diminuisce la probabilità di scottatura solare, aumenta la MED e diminuisce l’intensità dell’eritema indotto da UV (18). Il PL alla dose di 240 mg per capsula dovrebbe essere assunto con questa posologia: 1 capsula 30 minuti prima dell’esposizione solare da ripetersi dopo 3 ore; in caso di intensa radiazione solare le dosi devono essere raddoppiate e il trattamento si ripeterà fino alla fine dell’esposizione agli UV. Il PL può essere combinato con altri principi attivi, come il licopene e le vitamine C ed E (19). Il PL è ben tollerato fino alle dosi di 1080 mg/die; solo nel 2% dei casi si sono avuti lievi disturbi gastrointestinali e prurito. Mancando dati certi sulla sicurezza, è sconsigliato l’uso nei bambini, in gravidanza e nel periodo dell’allattamento. Nei ratti, dopo la somministrazione per 90 giorni di un estratto di PL (Fernblock®), la NOAEL è stata stabilita a 1200 mg/kg pc/die, che corrisponde circa a un centinaio di volte la dose normalmente usata nell’uomo (20).

Bacche di goji (Lycium barbarum) 

Le bacche di goji sono ricche di antiossidanti e sono usate da millenni nella medicina tradizionale cinese nel trattamento dell’infertilità maschile, delle patologie renali, epatiche, oculari, come immunostimolanti e con funzione antiaging. Per il loro contenuto di luteina e zeaxantina potrebbero essere utili per contrastare l’aging cutaneo ma mancano adeguati studi clinici nell’uomo. Ultimamente vi è un aumento degli studi in vitro e su animali riguardo ai suoi polisaccaridi che hanno dimostrato effetti antiossidanti, anticancro e antipertensivi (21). Nel topo glabro (SKH: hr-1) la somministrazione di un succo al 5% di bacche di goji disciolto nell’acqua, ha ridotto l’edema e l’immunosoppressione indotta dagli UV (22).

Probiotici e fotoprotezione

Nell’uomo i probiotici possono modulare il sistema immunitario cutaneo contrastando l’immunosoppressione e inibendo le citochine infiammatorie, proteggendo così dai danni di un’esposizione acuta agli UV. Ceppi probiotici che aiutano a contrastare i danni della radiazione solare sono: il Bifidobacterium breve, il Lactobacillus johnsonii e il Lactobacillus plantarum HY7714 utilizzati da soli o in associazione con antiossidanti, come nella seguente combinazione: Lactobacillus johnsonii 5·108 CFU/die e 7,2 mg/die di β-carotene (23).

Acidi grassi essenziali

La supplementazione per tre mesi con 10 g/die di olio di pesce contenente il 18% di EPA e il 12% di DHA diminuisce la concentrazione di PGE2 sia nella cute irradiata che nella cute non esposta, aumentando la MED e riducendo l’eritema (24). Assumendo per tre mesi 4 g/die di EPA non si è avuto un incremento significativo dei mediatori dell’infiammazione dopo l’esposizione agli UV-B. Il fotoaging grave è inversamente correlato con l’assunzione dietetica di acido α-linolenico nei maschi e di EPA nelle donne (25).

Il fattore di trascrizione Nrf2 (Nuclear factor-E2-related factor 2)

Il fattore di trascrizione Nrf2 è considerato il principale regolatore della difesa antiossidante endogena per la sua capacità di controllare l’espressione di numerosi geni che codificano per enzimi antiossidanti/antinfiammatori, tra cui la glutatione perossidasi, la glutatione transferasi, la glutamilcisteinil ligasi (GCL), l’emeossigenasi e la superossidodismutasi. La strategia antiossidante cutanea si basa sull’utilizzo di potenti induttori di Nrf2 come: il 6-methilsulfinilhexilisotiocianato della Wasabia japonica, l’estratto di broccoli arricchito di sulforafano, la curcumina, il resveratrolo, l’acido lipoico e l’aldeide cinnamica, principio attivo contenuto nella corteccia della cannella (26).

Lo stress antiossidante

Se la dieta è carente di nutrienti ad azione antiossidante, o si è in una condizione di stress ossidativo come durante l’esposizione al sole estivo, una supplementazione adeguata con antiossidanti è certamente utile, ma se gli antiossidanti sono assunti in eccesso si può incorrere nello stress antiossidante.

Non dobbiamo dimenticarci che le specie reattive dell’ossigeno intervengono nelle vie di segnalazione cellulare e che molti aspetti di un sano stile di vita sono proossidanti, come il rapporto omega-6/omega-3 che è considerato ottimale quando è spostato a favore dei più proossidanti omega-6, e l’attività fisica, nella quale i meccanismi che favoriscono l’adattamento all’esercizio sono proossidativi. Dobbiamo considerare che le cellule tumorali, nonostante le loro efficaci difese antiossidanti, sono sottoposte a un elevato stress ossidativo e studi recenti sembrano avvalorare l’ipotesi che gli antiossidanti come l’acetilcisteina possano favorire la progressione del melanoma (27), mentre una diminuzione delle difese antiossidanti possa essere un’efficace strategia per indurre l’apoptosi nelle cellule neoplastiche (28).

Quando usare allora gli antiossidanti?

• dopo la valutazione del livello di stress ossidativo individuale, peraltro molto dispendioso e difficile da determinare per la mancanza di valori di riferimento, e considerando inoltre che i markers plasmatici di stress ossidativo sono solo valutazioni indirette perché le specie reattive in quanto tali hanno una vita brevissima

• in caso di diete inadeguate

• quando è quasi inevitabile una carenza come nel caso della supplementazione con selenio nei territori dove il minerale scarseggia

• quando la causa della diminuzione delle difese antiossidanti sia ben nota (fotoaging)

• per curare e prevenire patologie in cui l’uso degli antiossidanti abbia una ben documentata efficacia.

Ringraziamenti

Questo lavoro di revisione dei dati di letteratura costituisce una parte della tesi di diploma dal titolo: “Crono e fotoaging: supplementazione”, svolta nell’ambito del Master di II livello in “Prodotti Nutraceutici: progettazione, sviluppo formulativo, controllo e commercializzazione” istituito dal Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Pavia, coordinato dalla
Prof.ssa Maria Daglia.

Bibliografia 

1 Darvin ME et al (2010) Radical production by infrared A irradiation in human tissue. Skin Pharmacol Physiol 23(1):40-46

2 Placzek M et al (2005) Ultraviolet B-induced DNA damage in human epidermis is modified by the antioxidants ascorbic acid and D-alpha-tocopherol. J Invest Dermatol 124(2):304-307

3 Maia Campos P et al (2015) An Oral Supplementation Based on Hydrolyzed Collagen and Vitamins Improves Skin Elasticity and Dermis Echogenicity: A Clinical Placebo-Controlled Study. Clin Pharmacol Biopharm 4:1-6

4 Surjana D et al (2012) Oral nicotinamide reduces actinic keratoses in phase II double-blinded randomized controlled trials. J Invest Dermatol 132(5):1497-1500

5 Bayerl C (2008) Beta-carotene in dermatology: does it help? Acta Dermatoven APA 17(4):160-162, 164-166

6 Stahl W et al (2001) Dietary tomato paste protects against ultraviolet light-induced erythema in humans. J Nutr 131(5):1449-1451

7 Wanick FBF et al (2011) Avaliação da eficácia do licopeno, betacaroteno e Lactobacillus johnsonii no tratamento de manutenção do melasma durante o verão: um estudo comparativo. Efficacy evaluation of lycopene, beta-carotene and Lactobacillus johnsonii in the maintenance treatment of melasma during the summer: a comparative study. Surg Cosmet Dermatol 3:297-301

8 Tan KW et al (2015) Daily Consumption of a Fruit and Vegetable Smoothie Alters Facial Skin Color. PLoS ONE 10(7)

9 Bowe WP, Shalita AR (2008) Effective over the counter acne treatments. Semin Cutan Med Surg 27 (3):170-176

10 Heinrich U et al (2006) Long-term ingestion of high flavanol cocoa provides photoprotection against UV-induced erythema and improves skin condition in women. J Nutr 136(6):1565-1569

11 Lim H et al (2006) Effects of anti-inflammatory bioflavonoid, ginkgetin on chronic skin inflammation. Biol Pharm Bull 29(5):1046–1049

12 Chiu AE et al (2005) Doubleblinded, placebo controlled trial of green tea extracts in the clinical and histologic appearance of photoageing skin. Dermatol Surg 31 (7 Pt 2) 855-860

13 Dréno B (2003) New assessment methods applied to a patented lacto-lycopene, soy isoflavones and vitamin C in the correction of skin aging. Nouv Dermatol 22:1-6

14 Buonocore D et al (2012) Resveratrol-procyanidin blend: nutraceutical and antiaging efficacy evaluated in a placebocontrolled, double-blind study. Clin Cosmet Investig Dermatol 5:159-165

15 Bertuccelli G et al (2016) Effect of a quality-controlled fermented nutraceutical on skin aging markers: An antioxidant-control, double-blind study. Exp Ther Med 11(3):909-916

16 Goodson AG et al (2009) Use of Oral N-Acetylcysteine for Protection of Melanocytic Nevi against UV-Induced Oxidative Stress: Towards a Novel Paradigm for Melanoma Chemoprevention. Clin Cancer Res 15(23):7434-7440

17 Distante F (2002) Oral fish cartilage polysaccharides in the treatment of photoageing: biophysical findings. Int J Cosmet Sci 24(2):81-87

18 Nestor MS et al (2015) Safety and efficacy of oral Polypodium leucotomos extract in healthy adult subjects. J Clin Aesthet Dermatol 8(2):19-23

19 Sonthalia S (2015) Polypodium leucotomos: The latest “oral sunscreen” on the block. Pigment Int 2(2):104-107

20 Timothy S et al (2015) A comprehensive toxicological safety assessment of an aqueous extract of Polypodium leucotomos (Fernblock®). Food and Chemical Toxicology 86:328-341

21 Ulbricht C et al (2015) An Evidence-Based Systematic Review of Goji (Lycium spp.) by the Natural Standard Research. Collaboration Journal of Dietary Supplements 12(2):184-240

22 Reeve VE et al (2010) Mice drinking goji berry juice (Lycium barbarum) are protected from UV radiation-induced skin damage via antioxidant pathways. Photochem Photobiol Sci 9(4):601-607

23 Bouilly-Gauthier D et al (2010) Clinical evidence of benefits of a dietary supplement containing probiotic and carotenoids on ultraviolet-induced skin damage. Br. J. Dermatol 163(3):536-543

24 Rhodes LE et al (1994) Dietary fish-oil supplementation in humans reduces UVB-erythemal sensitivity but increases epidermal lipid peroxidation. J Invest Dermatol 103(2):151-154

25 Latreille J et al (2013) Association between dietary intake of n-3 polyunsaturated fatty acids and severity of skin photoaging in a middle-aged Caucasian population. Journal of Dermatological Science 72:233-239

26 Long M et al (2015) Nrf2-dependent suppression of azoxymethane/dextran sulfate sodium-induced colon carcinogenesis by the cinnamon-derived dietary factor cinnamaldehyde. Cancer Prev Res (Phila) 8(5):444-454

27 Le Gal K et al (2015) Antioxidants can increase melanoma metastasis in mice. Sci Transl Med 7(308):308re8

28 Davison CA et al (2013) Antioxidant enzymes mediate survival of breast cancer cells deprived of extracellular matrix. Cancer Res 73 (12):3704-3715

Cosmetici e e-commerce

Per e-commerce o, in italiano, commercio elettronico il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, in Linee di politica industriale per il commercio elettronico del 30 luglio 1998, ha accolto la definizione data dalla Commissione europea nel documento Un’iniziativa europea in materia di commercio elettronico (COM (97) 157) che recita: L’E-commerce consiste nello svolgimento di attività commerciali e di transazioni per via elettronica e comprende attività diverse quali: la commercializzazione di beni e servizi per via elettronica, la distribuzione on-line di contenuti digitali, l’effettuazione per via elettronica di operazioni finanziarie e di borsa, gli appalti pubblici per via elettronica ed altre procedure di tipo transattivo della pubblica Amministrazione.

Il significato comune del termine commercio elettronico è mutato col passare del tempo; mentre all’inizio indicava il supporto alle transazioni commerciali in forma elettronica per inviare documenti commerciali in formato elettronico, in seguito ha identificato prevalentemente l’attività di vendita di beni e servizi attraverso mezzi elettronici e soprattutto attraverso il web. Il commercio elettronico può essere rivolto sia al consumatore (B2C), sia agli altri operatori commerciali (B2B), così come nelle attività commerciali si distingue tra commercio al dettaglio e commercio all’ingrosso; ma per quanto qui ci riguarda, per e-commerce ci si riferirà esclusivamente alla vendita al consumatore finale.

Nella relazione sull’e-commerce nel 2016 di un rinomato studio di consulenza (Casaleggio e associati) si legge che La vendita on line di prodotti e servizi ha rappresentato nel 2015 il 7,4% del totale del mercato di vendita al dettaglio a livello globale: complessivamente 1671 miliardi di dollari e si prevede che entro il 2019 questo valore sarà più che raddoppiato, per raggiungere i 3578 miliardi di dollari. In Europa nel 2015 il valore dell’e-commerce è stato stimato essere 477 miliardi e l’Italia si trova alla settima posizione per il volume di e-commerce generato, con circa 28,8 miliardi di Euro e con una crescita del 19% rispetto al 2014.

In occasione di Cosmoprof Worldwide Bologna sono stati resi noti i dati relativi alle vendite di cosmetici, raccolti in uno studio svolto dal Consorzio del Commercio Elettronico e da Cosmetica Italia con alcune aziende associate. Secondo i dati raccolti risulta che nel 2015 il mercato italiano di cosmetici ha segnato una crescita del 2,2% per un valore che supera i 9.700 milioni di euro, dove il valore delle vendite on line è prossimo ai 170 milioni di euro. Nella relazione di presentazione dello studio si legge che nel 2015 il valore degli acquisti on line di prodotti di cosmetica ha registrato un aumento del 22% rispetto al 2014, quindi superiore a quello del Net Retail italiano (+19% nel 2015 rispetto al 2014). Gli acquirenti di articoli di bellezza on line sono stati il 16,2% degli utenti internet italiani maggiorenni e si è calcolato che si tratta di circa 4,7 milioni di individui, di cui almeno 2 milioni abituali, in quanto hanno acquistato più di una volta un prodotto di bellezza negli ultimi sei mesi.

Dopo aver letto questi dati è chiaro che le problematiche del commercio on line costituiscono un argomento di interesse per il settore cosmetico e le aziende non possono non essere informate sulle modalità per attivare il commercio on line e sulle questioni specifiche, che riguardano la vendita attraverso web, dei cosmetici. Tale consapevolezza, peraltro, è difficile da raggiungere, dovendosi affidare ad un quadro normativo per nulla unitario e definito, nel quale tali iniziative economiche non trovano una precisa collocazione.

Il Regolamento 1223/2009, che detta la disciplina relativa ai cosmetici, pur essendo abbastanza recente, concepito in un periodo in cui l’e-commerce già manifestava un trend in crescita, non considera questo fenomeno e non dedica alcuna disposizione al problema della vendita on line. Preso atto che nella disciplina di settore non si rinvengono norme utili per organizzare e gestire la vendita on line di cosmetici si tratta di capire a quali altri testi normativi si deve far riferimento. Pensando alla vendita on line diretta ai consumatori, la prima domanda che ci si pone riguarda il procedimento da seguire per poter essere abilitati a svolgere tale attività.

Il primo testo normativo cui fare riferimento è il D.Lgs 114/1998 Riforma della disciplina relativa al settore del commercio dove, sebbene l’e-commerce non abbia un suo spazio specifico, viene però ricompreso tra le forme speciali di vendita al dettaglio (art.4 co.1) che considerano le vendite per corrispondenza, per televisione o altri sistemi di comunicazione.
La Circolare del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato n.3487 del 1.6.2000, infatti, interpretando l’art.4 co.1, afferma che con l’espressione vendita …tramite altri sistemi di comunicazione si intende il commercio elettronico, ossia l’attività commerciale svolta nella rete Internet mediante l’utilizzo di un sito web (e-commerce), ove sia svolto nei confronti del consumatore finale e assuma la forma di commercio interno.

Sempre la Circolare 3487/2000 chiarisce che anche per il commercio elettronico vale l’art.18 e quindi l’attività via web è soggetta alla previa presentazione al Comune di una comunicazione nella quale deve essere dichiarato il possesso delle condizioni di onorabilità e capacità (art.5 del D.Lgs.114/1998 che prevedono una dichiarazione relativa all’assenza di fallimenti, condanne penali e della qualità di delinquente abituale) e, nel solo caso di vendita di alimenti – ciò non riguarda quindi la vendita di cosmetici – il possesso dei prescritti requisiti professionali nonchè il settore merceologico. Secondo l’art.18 del D.Lgs.114/1998, modificato dal D.Lgs.59/2010 la comunicazione, chiamata Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), deve essere presentata allo Sportello Unico per le attività produttive del luogo di residenza dell’operatore, se si tratta di un imprenditore persona fisica, od a quello ove ha sede la società, se si tratta di una persona giuridica. L’attività di commercio può essere avviata contestualmente alla presentazione della comunicazione benchè l’amministrazione abbia poi la possibilità, nei successivi 60 giorni, di rilevare la carenza di requisiti e, in mancanza di regolarizzazione, di vietare la prosecuzione dell’attività e la eventuale rimozione di effetti dannosi prodotti. Vale anche per il commercio on line, poi, l’art.22 co.1 del D.Lgs.114/1998 che prescrive la sanzione amministrativa per chi violi quanto disposto dall’art.18.

Il procedimento per essere abilitati al commercio on line (si ritiene che la procedura debba essere seguita sia per la vendita attraverso un proprio sito internet, sia attraverso i cosiddetti marketplaces) è quindi relativamente semplice ma ci sono altri aspetti che devono essere affrontati per procedere fattivamente alla vendita on line.

In particolare, resta tutto da definire come debba essere organizzato il sito e quali tutele debbano essere assicurate ai consumatori.

Per quanto riguarda la prima questione il testo normativo di riferimento è il D.Lgs.70/2013 (Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico) dove all’art.7 sono riportate le informazioni generali obbligatorie da mettere a disposizione dei consumatori e delle autorità e all’art.12 le informazioni dirette alla conclusione del contratto.

Le informazioni elencate dall’articolo 7 che riguardano un sito che venda on line dei cosmetici sono: a) il nome, la denominazione o la ragione sociale del soggetto che esercita l’attività on line; b) il suo domicilio o sede legale; c) gli estremi che permettono di contattare rapidamente il prestatore e di comunicare direttamente ed efficacemente con lo stesso, compreso l’indirizzo di posta elettronica; d) il numero di iscrizione al repertorio delle attività economiche, REA, o al registro delle imprese; e) il numero della partita IVA; h) l’indicazione in modo chiaro ed inequivocabile dei prezzi e delle tariffe dei diversi servizi forniti, evidenziando se comprendono le imposte, i costi di consegna ed altri elementi aggiuntivi da specificare.

L’art.12, poi, prevede che l’operatore commerciale metta a disposizione dell’utente le condizioni generali del contratto proposte e fornisca informazioni sulle varie fasi tecniche da seguire per la conclusione del contratto; sul modo in cui il contratto concluso è archiviato e le relative modalità di accesso; sui mezzi tecnici messi a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati prima di inoltrare l’ordine al prestatore; sugli eventuali codici di condotta cui l’operatore aderisce e come accedervi per via telematica; sulle lingue a disposizione per concludere il contratto oltre all’italiano; sugli strumenti di composizione delle controversie.

Un altro aspetto che non può essere trascurato nella creazione di un sito di e-commerce è il trattamento dei dati personali del consumatore ed è infatti indispensabile fornire tutte le informazioni richieste dal D.Lgs.196/2003 e prevedere l’assolvimento di tutti gli adempimenti previsti dalla disciplina in materia di privacy perché in mancanza l’operatore si espone a pesanti sanzioni amministrative.

Quanto alla tutela del consumatore il testo normativo di riferimento non può che essere il Codice del Consumo (D.Lgs.206/2005 ) dove nel titolo III – artt.da 44 a 67 – sono ulteriormente specificati gli obblighi di informazione nei confronti del consumatore nei casi di contratti stipulati fuori dagli esercizi commerciali ed a distanza e si assicura al consumatore la particolare tutela data dal diritto di recesso. Le informazioni precontrattuali elencate dall’art.49 per i contratti a distanza e negoziati fuori dai locali commerciali sono molte ma tra tutte si ritiene interessante evidenziare che al primo punto si chiede che siano spiegate in maniera chiara e comprensibile: le caratteristiche principali dei beni o servizi, nella misura adeguata al supporto e ai beni o servizi. Ora, nella disciplina dettata specificatamente per i cosmetici, Reg.1223/2009, come detto in apertura di questo scritto, il problema dell’e-commerce non è assolutamente considerato e non vi è quindi alcuna indicazione nemmeno per quanto riguarda le informazioni considerate importanti per il consumatore al fine di orientare la sua scelta all’acquisto. Per assolvere l’onere posto dall’art.49 n.1 appare ragionevole pensare che si possa mutuare quanto disposto dall’art.14 del Reg.1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, articolo dedicato alla vendita a distanza, nel quale si prescrive che per gli alimenti preimballati messi in vendita mediante tecniche di comunicazione a distanza siano rese disponibili prima della conclusione dell’acquisto e appaiano sul supporto a distanza o siano fornite mediante qualunque mezzo adeguato tutte le informazioni obbligatorie richieste nell’etichettatura. Di conseguenza, per i cosmetici, le caratteristiche principali da rendere note al consumatore prima della conclusione dell’acquisto, possono ritenersi quelle informazioni che sono richieste dall’art.19 del Reg.1223/2009 e cioè gli elementi per identificare la persona responsabile, la funzione del cosmetico, gli ingredienti, le precauzioni particolari per l’impiego, il contenuto del cosmetico nonché l’indicazione del tempo in cui il prodotto, una volta aperto, può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore.

Restano infine da considerare le norme di riferimento per quanto riguarda la presentazione dell’operatore commerciale e dei cosmetici messi in vendita attraverso il sito. A questo riguardo c’è da ricordare che tutte le forme di comunicazione destinate, in modo diretto o indiretto, a promuovere beni, servizi o l’immagine di un’impresa, sono da considerarsi comunicazioni commerciali e sono dunque soggette alle norme che regolano tale tipo di messaggi. Scattano quindi per quanto riguarda i testi che presentano i prodotti le norme che regolano la pubblicità e, in primo luogo, per ciò che riguarda i prodotti cosmetici, l’art.20 del Reg.1223/2009 concernente le dichiarazioni e le disposizioni del Reg.665/2013 che stabiliscono i criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni utilizzate in relazione ai prodotti cosmetici, disposizioni di cui si è già a lungo trattato in altri articoli pubblicati sulla questa rivista.
L’inosservanza di tali disposizioni espone l’operatore commerciale non solo alle sanzioni previste dal 13 del D.Lgs.204/2015 (sanzioni pecuniarie amministrative da € 500,00 ad € 5000,00) ma anche alle ben più sostanziose sanzioni che possono essere applicate dall’AGCM per l’accertamento di pratiche commerciali scorrette e/o ingannevoli (sanzioni amministrative pecuniarie che possono essere determinate da un minimo di € 5000,00 ad un massimo di € 5.000.000,00).

I rischi ci sono ma il timore di sanzioni non deve fermare dal tentare l’approccio all’e-commerce. I rapporti sull’e-commerce evidenziano, infatti, che anche nel 2016 il mercato del commercio elettronico sarà in forte crescita e potrà offrire molte soddisfazioni.

da Cosmetic Technology 4-2016