Il futuro dell’anti-ageing nello skin care

Schermata 2016-09-02 alle 10.25.23In-cosmetics offre la possibilità di conoscere da vicino le tendenze in tema di prodotti beauty. Osservando i lanci dei nuovi ingredienti, i recenti brevetti e gli sviluppi della ricerca accademica, è possibile dare uno sguardo al futuro dell’innovazione cosmetica. L’anti-ageing continua ad essere una forza trainante in tutte le categorie beauty. All’interno del segmento skincare, che guida l’industria in termini di volume e tendenze, vi sono quattro direzioni chiave: Sirtuine, stress & epigenetica / Anti-inquinamento / Potere dei peptidi / Approccio naturale. Il presente report, supportato da Euromonitor International, e a cura dall’analista globale in materia di skincare Nica Lewis per il Gruppo In-cosmetics, esamina e mette in luce le potenziali aree di crescita futura.

Sirtuine, stress ed epigenetica

Le sirtuine hanno fatto la loro comparsa sulla scena cosmetica pressappoco dieci anni fa, quando si scoprì che il resveratrolo influenzava l’attività della sirtuina. Queste proteine energetiche multi-azione regolano il metabolismo cellulare e l’invecchiamento, incrementano gli enzimi anti-ossidanti e riducono i radicali liberi. Malgrado i lanci di marchi importanti quali Estée Lauder e Avon, la tecnologia della sirtuina non è decollata. Nuovi prodotti skincare contenenti resveratrolo continuano ad apparire e nei prossimi anni si potrebbe registrare un revival della sirtuina grazie a nuove ricerche e nuovi ingredienti. Un team di Biocogent, Stati Uniti, ha brevettato un complesso che stimola la sirtuina (1) con l’aggiunta di un meccanismo protettivo. I ricercatori hanno cercato di far fronte alla preoccupazione che la sirtuina avesse un potenziale effetto secondario sulle cellule danneggiate. Il complesso anti-ageing combina un attivatore della sirtuina ed un agente “compensatore” della sirtuina che mira a “prolungare l’aspettativa di vita delle cellule, evitando contestualmente la proliferazione del danno cellulare”. Tale complesso è pensato sia per applicazioni cosmetiche che farmaceutiche. Allo stesso tempo, gli studiosi continuano ad esplorare la biologia della sirtuina e gli effetti benefici della modulazione di questa sulle patologie correlate all’età (diabete, Alzheimer) ed al processo di invecchiamento. A ulteriore dimostrazione che le sirtuine stanno entrando sempre più frequentemente nel panorama odierno, vi è una nuova dieta a base di alimenti che affermano di avere un effetto sull’attività della sirtuina. La cosiddetta Sirtfood Diet dunque, sviluppata da due nutrizionisti di Londra e testata in una palestra, pone l’enfasi su cibi ricchi di polifenoli come apigenina, acido gallico, miricetina e quercetina che attivano la sirtuina. Il menù prevede fragole, grano saraceno, rucola, noci, cavolo riccio, tè verde, capperi, vino rosso e cacao. Trattandosi di una dieta ad inclusione (vs dieta ad esclusione con restrizione di calorie), promette di “favorire la perdita di peso e aiutare a prevenire le malattie”. Alban Muller, Sederma e Active Concepts, per citare alcune aziende, offrono la tecnologia della sirtuina per applicazioni cosmetiche.

Rapporto sirtuina-stress

Si ritiene che la sirtuina sia importante anche nel mantenimento dell’integrità del genoma, soprattutto in relazione allo stress (2). Gli studiosi stanno quindi analizzando il ruolo delle sirtuine nell’epigenetica (il campo che studia le modificazioni esterne o ambientali ai geni). SIRT1 e SIRT6 ad esempio, sembrano complementari, agendo su invecchiamento e infiammazione. Una nuova ulteriore area di ricerca, che avrà implicazioni sulla scienza cosmetica, è la mappatura delle relazioni funzionali fra le sirtuine.

Epigenetica e dermatologia

Un gruppo di ricercatori (3) di Stati Uniti, Danimarca e Francia, ritiene che lo studio dell’epigenetica apra molte possibilità per la dermatologia. Il loro lavoro esamina gli strumenti epigenetici utilizzati dalle cellule: metilazione, istoni e microRNA. Lo studio prende in considerazione applicazioni per il trattamento del melanoma, della psoriasi e dell’invecchiamento cutaneo e mette anche in evidenza due ingredienti, resveratrolo e riso rosso dell’Hymalaya, che, stando a quanto affermato, mirano a questi meccanismi epigenetici.  Per diversi anni, le aziende di ingredienti cosmetici hanno esplorato il mondo dell’epigenetica alla ricerca di nuovi ingredienti anti-ageing. Nel 2011, Lonza ha lanciato ReGeniStem; un anno più tardi, Infinitec ha introdotto NatureCells e nel 2014 è stata la volta di Epigenomyl di Silab, tutti questi ingredienti si basano su attivi che svolgono un effetto su marker epigenetici. Secondo il gruppo Mibelle, l’epigenetica dimostra che l’espressione genica è un sistema molto più complesso di quanto immaginato. “Stiamo studiando il modo in cui l’invecchiamento cutaneo dovuto a fattori ambientali stia potenzialmente causando alterazioni epigenetiche del genoma a lungo termine nelle cellule cutanee”, spiega Fred Zülli, Managing Director. Gli ultimi sforzi dell’azienda svizzera si concentrano sulla scoperta di modelli classici di regolatori epigenetici da utilizzarsi come attivi cosmetici. Il suo nuovo attivo mima la funzione della proteina Royal Jelly, responsabile della programmazione epigenetica dell’ape regina. Gli studi in vitro mostrano un’attività di RoyalEpigen P5 simile a EGF. Negli studi clinici, l’ingrediente ha incrementato la rigenerazione cutanea e ha conferito una maggiore uniformità al tono della pelle.

Stress e legame mente-intestino-cute

Schermata 2016-09-02 alle 10.25.48Il legame fra stress, cervello, intestino e cute è un’altra interessante area di sviluppo. La ricerca ha già mostrato che lo stress fisico, ambientale e/o psicologico può scatenare infiammazione a stomaco e cute. Alcuni studi hanno rivelato che lo stress stesso può essere in qualche misura ereditario, trasferendosi alle generazioni future. Man mano che la nostra comprensione di questo fenomeno aumenta, sarà possibile sviluppare prodotti e trattamenti skincare appropriati. Le aziende stanno così cercando di esplorare questa relazione mente-cute con una serie di nuovi ingredienti attivi. Questa primavera Givaudan ha aperto una nuova strada con NeurophrolineTM. Questo ingrediente, presentato come la prima generazione di attivi in grado di bloccare la produzione di cortisolo, il principale ormone dello stress, afferma anche di promuovere il rilascio di endorfine. Derivato dai semi della Baptisia australis, ricca di proteine ed utilizzata nella medicina ayurvedica per ripristinare la salute e trattare condizioni cutanee. L’ingrediente attivo anti-ageing NeurobioxTM di BASF si focalizza su un nuovo pathway metabolico, lo scambio neuro-cutaneo. Le biopsie di cute umana trattata con formulazioni NeurobioxTM hanno mostrato un incremento del dieci per cento dello spessore epidermico e tassi accelerati di rinnovamento (dati in vivo).

I risultati dopo due mesi hanno dimostrato che l’ingrediente ha permesso un miglioramento paragonabile a quello dell’acido glicolico, se non addirittura leggermente migliore. Codif afferma di aver rivoluzionato la neurocosmetica con NeuroGuard. L’ingrediente mira direttamente all’invecchiamento dei neuroni. Arysta Health & Nutrition Sciences, nuovo espositore giapponese a in-cosmetics, offre Sake Peptide, descritto come “modulatore del biostress”.

Anti-inquinamento

Il claim “protezione contro l’inquinamento” sta guadagnando sempre più terreno nel mercato skincare. L’inquinamento dell’aria ha raggiunto ormai livelli critici in città come Pechino, Nuova Delhi e Karachi. L’inquinamento dell’aria uccide 3,3 milioni di persone all’anno (4). Oltre a contribuire alle morti premature, fattori come il particolato, i fumi dovuti al traffico stradale e lo smog, sono anche considerati come agenti aggressivi per la cute, in grado di causare rughe. Ciò sta spingendo le aziende a rafforzare la funzione protettiva di numerosi prodotti skincare. Ciò sta anche dando nuovo vigore ai trattamenti ed ai nutricosmetici, settori nei quali troviamo ormai numerose maschere ossigenanti per il viso oltre a integratori. I fornitori di ingredienti cosmetici stanno cercando di guidare questa tendenza, offrendo attivi che affermano di proteggere contro gli effetti dell’inquinamento. Due dei più recenti provengono da IBR: IBR-Pristinizer® e IBR-Gapture® affermano di far fronte all’inquinamento dall’interno. Gli attivi sono progettati per “detossificare” dagli agenti inquinanti la pelle e proteggere dall’esterno aiutando a rafforzare la barriera della cute. I benefici anti-ageing, includono la riduzione della pigmentazione e delle rughe e l’idratazione cutanea. All’inizio di quest’anno, Lipotec ha introdotto PolluShieldTM. Questo attivo afferma di incrementare la resistenza della cute al danno legato all’inquinamento, creando una barriera fra la cute e gli agenti inquinanti dell’ambiente e stimolando la difesa anti-ossidante della pelle. Esso contiene un polimero in grado di chelare metalli ed antiossidanti. L’efficacia dell’ingrediente attivo è stata testata in vivo su volontari esposti all’inquinamento di Pechino. A Parigi, in occasione di in-cosmetics 2016, diverse società hanno presentato nuovi attivi anti-inquinamento, come ad esempio Ashland (Blumilight and Elixiance), Codif (CityGuard+), DowCorning (Citycare), ID Bio (Cell’Intact), Sederma (Citystem) e Symrise (SymUrban). Al fine di aiutare a quantificare il claim anti-inquinamento, OxiProteomics, una nuova start-up francese, offre analisi in vitro e in vivo della protezione contro il danno molecolare contro inquinamento, UV e invecchiamento.

Il potere dei peptidi

Schermata 2016-09-02 alle 10.26.49Gli sviluppi medici sono una inesauribile fonte di innovazione nell’area dell’anti-ageing. Da GABA ai fattori di crescita, vi sono una serie di scoperte biotecnologiche che hanno alimentato lo skincare cosmeceutico, sia in termini di nuovi marchi che di ingredienti attivi. Da quando il Botox ha fatto il suo ingresso nel mercato, negli anni ’90, si è cercato di replicare il suo effetto lisciante delle rughe con un prodotto skincare non invasivo. L’avvento della tossina del botulino topico è vicino, ma naturalmente occorreranno tutte le conformità del caso ai regolamenti locali, sia in termini di applicazione che di disponibilità. Il produttore di botox Allergan ha acquisito Anterios, azienda biotech che sta sviluppando una tecnologia che, in base a quanto affermato, permette alle neurotossine di essere rilasciate nella cute senza uso di aghi. Un paio di aziende biotech sudcoreane hanno brevettato un peptide che penetra nelle cellule connesso ad una tossina di botulino (5). Procell Therapeutics e ATGC Co affermano che il loro complesso proteico ricombinante permette il rilascio transdermico della tossina di botulino, rendendolo una conveniente alternativa alle iniezioni. Esso è commercializzato per fini cosmetici ed estetici. I peptidi sono attivi anti-ageing affidabili, supportati da consistenti dati in vivo. Essi aiutano la pelle a restare compatta promuovendo la sintesi del collagene. Matrixyl e Argireline sono due dei più noti attivi per la riduzione delle rughe del viso e del contorno occhi.

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Un approccio più naturale

I principi attivi anti-ageing vegetali, siano essi di origine terrestre o marina, hanno per lungo tempo rappresentato l’anello di congiunzione tra consumatori e aziende alla ricerca di formulazioni e/o look più naturali. Il Sud Corea continua ad essere un centro ad elevata innovazione in questo ambito. I ricercatori del Korea Institute of Oriental Medicine hanno brevettato un complesso attivo a base di una pianta perenne sempreverde. L’estratto di Anemarrhena asphodeloides Bunge sembra avere proprietà in grado di ridurre le rughe. Una collaborazione Sud-Coreana fra università e industria ha prodotto un complesso floreale ed un frutto sbiancante anti-ageing. La combinazione di rosa bianca e mangostano afferma di inibire MMP-1 e l’attività della tirosinasi. Coseed Biopharm ha lanciato due nuovi attivi anti-ageing a base vegetale, estratto di Forsythia suspensa e omija.

Anche la medicina vegetale tradizionale asiatica sta ispirando le aziende europee:

• Il nuovo Neurovity® dei Laboratoires Expanscience è derivato dal Vitex negundo (pianta cinese, Albero Casto – Chinese chaste tree) coltivato con tecnica aeroponica, che sembra incrementare la longevità delle cellule.

• Crodarom ha introdotto Elfe Flower, estratto di Epimedium grandiflorum. Nativo di Cina, Giappone e Corea, questo fiore fa parte della farmacopea vegetale tradizionale asiatica e pare avere molteplici azioni, fra cui proprietà anti-ageing.

• Gattefossé invece, dal canto suo, ha aggiunto alla sua linea Gatuline un nuovo prodotto derivato dai boccioli del cedro giapponese; Gatuline Renew conferisce benefici quali effetto lisciante e rinnovamento della pelle.

Altre aziende stanno guardando all’Africa alla ricerca di nuovi estratti botanici e oli. Rahn ha derivato un estratto dalla linfa della foglia della pianta medicinale sudafricana Bulbine frutescens, che è alla base del suo ultimo ingrediente attivo promotore di collagene, Liftonin-Xpert. Estratti di questa stessa pianta sono disponibili anche presso un fornitore africano, Timola Natural Products, mentre Sericoside, di Indena, è ottenuto dall’albero d’Argento africano, la cui struttura, simile a quella della Centella asiatica, si è mostrata efficace su rughe, luminosità del viso e occhiaie. Gli estratti marini sono anch’essi ingredienti attivi anti-ageing estremamente popolari. Dalle alghe al finocchio marino, dal collagene marino alla clorella marina, la lista degli ingredienti cosmetici derivati dal mare è innumerevole. Spagna e Francia sono i paesi leader in questo ambito con lanci di prodotti notevoli da parte di Greenaltech (Algactiv® GenoFix CPD e Algactiv®Zen) e Lipotec (CellynkageTM). Un nuovo fornitore di microalghe da guardare con interesse è Algaeing, con sede nell’isola di Qeshm nel Golfo Persico.

Sfide e opportunità

Tutti questi sviluppi devono essere osservati unitamente all’innovazione guidata dalla domanda, nonché dalle necessità e dai comportamenti dei consumatori. L’ulteriore crescita dello skincare anti-ageing sarà plasmata da tendenze più ampie in ambito regolatorio, di sostenibilità e tecnologia.

Regolamentazione

La regolamentazione continuerà a dettare il passo dell’innovazione nello skincare anti-ageing. L’attuale distinzione fra cosmetico, quasi-farmaco e prodotto farmaceutico, rende difficile per le aziende di ingredienti, fare progressi in aree quali la neurocosmetica, nel breve termine. “In qualità di produttore di materie prime incentrato sull’approccio scientifico, spesso lottiamo con il fatto che il termine ”ingrediente cosmetico” non è una parola ben definita nel mondo”, afferma Lenka Řebíčková di Contripro. “E noi vogliamo evitare di varcare il confine con i prodotti farmaceutici.” Likivon Oppen-Bezalel di IBR afferma che la globalizzazione della regolamentazione e la conformità alla normativa cinese sono fattori che inibiscono l’invenzione di nuove componenti. Le campagne dei consumatori contro i test sugli animali, le microperle e il fenossietanolo, se otterranno il risultato di modificare la legislazione, avranno un impatto sulle formulazioni future di tutti i prodotti cosmetici e non soltanto sullo skincare anti-ageing. Uno dei principali ostacoli resta la mancanza di una regolamentazione concordata a livello globale sul termine “naturale”.

Sostenibilità

Schermata 2016-09-02 alle 10.27.06La tendenza verso una maggiore trasparenza nelle pratiche di business ed il lancio dei Sustainable Development Goals (SDG) stanno spingendo le società a rivedere la produzione. Sempre più aziende cosmetiche stanno integrando la sostenibilità ambientale e sociale nelle loro strategie. Le multinazionali statunitensi, europee e giapponesi sono attualmente alla guida di questo trend. Aziende di piccole e medie dimensioni di altri mercati, seguiranno. La gestione responsabile dell’acqua, delle foreste e del suolo è un fattore critico ai fini di una catena di approvvigionamento sostenibile. L’industria cosmetica ha già adottato standard per l’olio di palma sostenibile (RSPO), la soia (RSPS) e la carta (FSC) oltre a quelli volti alla conservazione della biodiversità. L’Oréal, Natura e Unilever partecipano ad una iniziativa che monitora l’impronta idrica e al di la di ciò, vi è anche uno standard ISO (14046). Molti fornitori hanno in atto programmi per ridurre il consumo e riciclare l’acqua. I nuovi SDG (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) sull’acqua (SDG6), il consumo (SDG12), gli oceani (SDG14) e le foreste (SDG15) daranno all’industria ulteriore impeto per una migliore gestione dell’uso delle risorse.

Tecnologia

La tecnologia, sia essa digitale, diagnostica o biotecnologica, continua a modellare la relazione dell’industria del personal care con il consumatore. La maggior parte dei marchi cosmetici usano app e social come mezzi per entrare in contatto con il consumatore, monitorare i risultati o espandere la loro rete di contatti. Dall’altro lato, strumenti sempre più tecnologici sono impiegati per i trattamenti di bellezza: laser, radio frequenza, terapia della luce e ultrasuoni ad alta frequenza (HIFU). Per i fornitori, il biotech è in grado di svelare numerosi segreti dell’invecchiamento umano e migliorare ulteriormente la sicurezza dei test. “La biotecnologia svolgerà un ruolo importante anche nello sviluppo di nuovi materiali in modo sostenibile”, afferma Zülli di Mibelle. Le principali sfide della tecnologia sono il costo e la velocità di cambiamento.

Schermata 2016-09-02 alle 10.27.23Uno sguardo al futuro

Neurocosmetica

Sebbene ci vorrà tempo per svelare i segreti dell’epigenetica per lo skincare, ora che il legame fra epigenetica, stress e sirtuine è stato accertato, vi è un rinnovato dinamismo nel marketing degli attivi neurocosmetici. I messaggi relativi al legame stress-cervello-intestino-pelle, avranno buon appeal sui consumatori attenti al proprio stile di vita e all’alimentazione. Un’altra sfida sarà quella di comunicare le scoperte delle biotecnologie ai consumatori. Zülli di Mibelle spiega che “La trasformazione di concetti anti-ageing completamente nuovi, in storie di marketing per i consumatori resterà una sfida. Un ingrediente attivo anti-ageing innovativo, basato sulla scienza epigenetica, ad esempio, potrà avere successo commerciale solo se saremo in grado di spiegare l’innovazione e i benefici ai consumatori”. Innovazione è prevista anche nel settore spa/benessere: stimolazione elettrica e agopuntura sono già tecniche utilizzate per veicolare principi attivi anti-ageing nella matrice cutanea. Una nuova generazione di gel con attivi neuro cosmetici ad azione anti stress o anti-ageing potrebbe essere sviluppata per l’utilizzo in trattamenti professionali o in dispositivi di trattamento domiciliare.

Protezione contro l’inquinamento

A livello globale, il claim anti-inquinamento la farà da padrone nei prossimi tre/cinque o addirittura dieci anni. Quando i miglioramenti della qualità dell’aria saranno stati ottenuti, idealmente entro il 2025, vi sarà meno bisogno di claim specifici per prodotti cosmetici in questo ambito. Ricercatori e fornitori stanno anche studiando le implicazioni skincare dell’inquinamento indoor dovuto a schermi elettronici, che porterà una nuova ondata di innovazione. Nel frattempo, in Cina si fronteggia il nuovo problema dell’inquinamento legato ai metalli pesanti nel suolo ed ai fertilizzanti e ai pesticidi nell’acqua. Questa situazione ha già scatenato la paura dei consumatori verso le coltivazioni di riso. Lo scorso anno, il governo ha speso 2,8 miliardi di yuan per bonificare il suolo, tuttavia gli studiosi affermano che ne sarebbero serviti tre volte di più. Oltre al problema dei fondi ci vorrà anche tempo perché le condizioni del suolo migliorino. Ciò potrebbe rendere le aziende riluttanti ad approvvigionarsi di estratti vegetali in aree dove il suolo e l’acqua sono contaminati, in Cina o altrove. Ciò potrebbe dare ulteriore slancio agli standard di tracciabilità e promuovere la credibilità di alcune etichette etiche.

Peptidi

Per i peptidi ci si aspetta una robusta crescita in virtù della loro affidabile performance ed efficacia. Dal momento che la ricerca anti-ageing si spinge nel territorio medico, possiamo aspettarci maggiori sviluppi sulla scia del lavoro Contripro sull’ormone Klotho. Zülli tiene anche a sottolineare in questo ambito l’attivazione genica di Foxo e AMPK come metodi che rilasciano effetti benefici sulle cellule cutanee.

Mercati da osservare

“In termini di potenziale di crescita per gli anti-ageing, India e Indonesia sono in cima alla classifica globale con il più elevato CAGR proiettato fino al 2020”, spiega Irina Barbalova di Euromonitor. Con l’abolizione delle sanzioni, il PNL dell’Iran dovrebbe crescere del 5-6% nel 2015-2016. Euromonitor prevede qui una crescita degli anti-agers di almeno un terzo, ovvero a 29,8 m di dollari americani entro il 2020. L’Iran ha appena concordato di facilitare le importazioni per i cosmetici sud coreani.
E quest’anno, Kolon Global Corp del sud della Corea, prevede di aprire una joint-venture al dettaglio di 10 m di dollari USA nell’intento di instaurare una base produttiva in Iran e sviluppare una linea cosmetica per il mercato iraniano.

“In termini di introiti effettivi, la Cina supererà qualsiasi altro mercato a livello globale, e gli Stati Uniti si posizioneranno secondi”, aggiunge Barbalova. “Oltre ai nuovi ingredienti e formulazioni, anche la crescente diffusione degli strumenti per la diagnosi cutanea, degli apparecchi di uso domestico e della tecnologia per personalizzare ulteriormente i prodotti, sta guidando la prossima frontiera degli sviluppi anti-ageing. I recenti dispositivi anti-ageing includono TriaBeauty approvato dalla FDA, ossia un laser a domicilio contro i segni dell’invecchiamento, OKU Personal Skin Coach il primo iPhone al mondo dotato di strumento di scansione cutanea e Romy Paris, strumento domiciliare che lavora aggiungendo ingredienti attivi altamente concentrati contenuti in capsule ad un siero o crema a seconda delle esigenze del consumatore”. Sulla base delle tendenze qui analizzate, Stati Uniti e Corea sono due dei principali mercati per la ricerca biotecnologica. I brevetti, la ricerca e gli ingredienti qui sviluppati sono fondamentali per lo skincare anti-ageing. Per i professionisti R&D e marketing dell’industria beauty e personal care, le prossime esposizioni e conferenze in-cosmetics offriranno uno spazio dinamico dove scoprire tendenze e dare forma a nuove idee. Gli analisti Euromonitor commentano: “Nel 2015, in Italia, i prodotti anti-ageing hanno registrato la performance migliore nel settore skin care, con un incremento del valore corrente del 3%. I prodotti premium hanno registrato la crescita maggiormente dinamica, con un incremento che si avvicina al 4%, mentre per gli anti-ageing di massa la crescita è stata del 2%. La crescita della categoria è stata dovuta al fatto che i consumatori, soprattutto le donne, cercano prodotti in grado di correggere le imperfezioni e combattere i segni dell’invecchiamento. In Italia le donne sono disposte a spendere per prodotti che possono migliorare il loro aspetto. Inoltre, questi prodotti cominciano ad essere utilizzati ad un’età precoce, quando questa pratica non costitui-sce una necessità ma solo una misura preventiva. Una delle sfide maggiori che oggi affronta lo skin care, e soprattutto la cura del viso, è quella posta dalle proprietà anti-ageing del moderno make up, come nel caso delle creme “alfabeto”, proposte come unico prodotto in grado di offrire protezione solare, idratazione e funzionalità make up. Laddove le consumatrici vanno alla ricerca di modi che permettano loro di risparmiare tempo e denaro, questi prodotti costituiscono una valida alternativa ai 3 prodotti che altrimenti dovrebbero acquistare.

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Ringraziamenti

Desideriamo ringraziare le persone qui sotto citate per aver contribuito, con le loro analisi e stime, al presente report: Irina Barbalova, Global Lead-Beauty and Personal Care, Euromonitor International – Belinda Carli, Director, Institute of Personal Care Science – Mary Overton, Worldwide Export Manager, CACI International – Lenka Řebíčková, Technical Sales Support, Contripro – Likivon Oppen-Bezalel, Ph.D., VP Business Development and Marketing, IBRLtd. – Dr. Fred Zülli, Managing Director, Mibelle Group Biochemistry

Bibliografia

1 http://www.cosmeticsandtoiletries.com/research/patents/
Patent-Pick–Non-sirtuin-Sirtuin-328246821.html#sthash.GmgPOGbG.dpuf
2 https://books.google.co.uk/books?id=1e19BAAAQBAJ&pg=PA151&lpg=
PA151&dq=sirtuins+stress+epigenetics&source=bl&ots=
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0ahUKEwj2kKm96qTNAhWGF8AKHedYCFcQ6AEIQTAF#v=
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3 http://www.cosmeticsandtoiletries.com/research/biology/
Epigenetics-and-Aging-A-New-Player-in-Skin-Care-352273491.html
4 http://www.nature.com/nature/journal/v525/n7569/full/nature15371.html
5 http://www.cosmeticsandtoiletries.com/research/patents/Patent-Pick-
Conjugated-Penetrating-Botulinum-Toxin-360850091.html#sthash.BZWJLsqZ.dpuf

da Cosmetic Technology 19(14)

Disciplina sanzionatoria per la violazione del regolamento CE n.1223/2009 sui prodotti cosmetici: gli illeciti previsti

Nel numero precedente sono state esposte alcune considerazioni generali sul d.lgs. 204/2015 ed ora, invece, si procederà all’esame delle specifiche fattispecie di illecito previste. Per rendere più facile agli operatori la comprensione delle condotte che generano responsabilità, non si seguirà l’articolato del decreto ma si considereranno per primi gli illeciti propri della persona responsabile, in ordine di gravità crescente: (prima, le violazioni considerate illeciti amministrativi, poi le violazioni a carattere penale); lo stesso per quanto riguarda il distributore e per ultimi gli illeciti che possono riguardare qualunque soggetto. Fatte queste necessarie premesse di carattere generale si possono esaminare gli illeciti previsti nel decreto 204/2015.

Persona responsabile

La persona responsabile, intendendo con tale definizione, come si è già detto, sia il fabbricante, sia l’importatore, sia il distributore, quando agisca sostanzialmente come un fabbricante, si espone:

in base all’art.9, se omette la notifica alla Commissione richiesta per la immissione in commercio, o non trasmette i necessari aggiornamenti, alla sanzione pecuniaria amministrativa tra € 1000,00 ed € 6000,00;

in base all’art.11, se omette la notifica alla Commissione relativa all’impiego nei cosmetici di nanomateriali, alla sanzione amministrativa pecuniaria, da € 1000,00 ad € 6000,00;

in base all’art.13 co.1, in caso di non conformità dell’etichettatura a quanto disposto dall’art.19 del Regolamento alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 500,00 ad € 4000,00;

in base all’art.13 co.2, in caso di presentazione inappropriata del cosmetico, in relazione a quanto disposto dall’art.20 del Regolamento, alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 500,00 ad € 5000,00;

in base all’art.14, se non garantisce l’accesso dei consumatori alle informazioni relative alla composizione qualitativa e quantitativa dei cosmetici, nonché se non rende noti gli effetti indesiderabili e gli effetti indesiderabili gravi derivati dall’uso del prodotto, alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 1000,00 a € 6000,00;

in base all’art.15, per l’inosservanza degli obblighi derivanti dalla cosmetovigilanza – omissione della segnalazione all’Autorità sanitaria di effetti indesiderabili gravi relativi all’uso di cosmetici e mancata collaborazione nel segnalare i prodotti contenenti sostanze sospettate non sicure – alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 500,00 ad € 5000,00.

Come è stato anticipato il legislatore assegna alla persona responsabile il ruolo di “coordinatore” dell’intera filiera produttiva e distributiva e “garante” nei confronti del pubblico del prodotto cosmetico e proprio a questo ruolo si riferiscono gli artt.6 e 16.

Infatti è la persona responsabile che risponde:

• a norma dell’art.6 del decreto, della tracciabilità del prodotto cosmetico nei tre anni successivi alla messa a disposizione del distributore di ogni lotto di prodotto, esponendosi ad una sanzione amministrativa pecuniaria da € 10000,00 ad € 25000,00;

• a norma dell’art.16 del decreto, dell’osservanza delle misure dettate dall’autorità competente, al fine di porre riparo alle irregolarità del cosmetico riscontrate o denunciate, nonché dell’ottemperanza alle richieste di informazioni o documentazione necessarie per dimostrare la conformità di aspetti specifici del prodotto, esponendosi alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 5000,00 ad € 25000,00.

Di maggiore gravità, ed infatti si passa ad un illecito qualificato come contravvenzione, è la sanzione applicabile alla persona responsabile, nel caso non prenda alcuna iniziativa quando riscontri la non conformità del cosmetico immesso sul mercato. Secondo l’art.4 del d.lgs. 204/2015, infatti, la persona responsabile che venuta a conoscenza di uno o più fatti specifici dai quali si desume che un prodotto che essa ha immesso sul mercato non è conforme al regolamento, non adotta immediatamente le misure correttive necessarie per rendere conforme il prodotto, ritirarlo o richiamarlo o che, in caso di cosmetici che espongano a rischio la salute, non segnali tempestivamente alle autorità competenti la non conformità riscontrata e le misure assunte per porvi riparo, anche concordandole con le stesse autorità, ne risponde esponendosi al pagamento di un’ammenda da € 10000,00 ad € 25000,00.

L’art.8 del d.lgs. 204/15 stabilisce, infine, che la persona responsabile risponde penalmente con l’ammenda da € 10000 ad € 100000, quando i cosmetici che immette in commercio: a) non sono stati sottoposti alla valutazione di sicurezza; b) sono stati sottoposti alla valutazione di sicurezza, ma la relazione di sicurezza non è stata redatta seguendo correttamente le indicazioni dell’allegato I del regolamento; c) non ha a disposizione la documentazione informativa sul prodotto, oppure tale documentazione non è completa; d) la valutazione della sicurezza è stata effettuata da soggetto non competente, in base a informazioni non corrette e seguendo procedure non adeguate.

Il distributore

Quanto al distributore, che secondo la definizione dell’art.2 co.1 lett.e) è la persona fisica o giuridica nella catena della fornitura, diversa dal fabbricante o importatore, che mette a disposizione un prodotto cosmetico sul mercato comunitario, è chiamato a rispondere degli illeciti amministrativi previsti dagli artt.6 e 9, nonché dell’illecito penale di cui all’art.5.

Il distributore è cioè chiamato a rispondere:

in base all’art.6, insieme alla persona responsabile, per l’inosservanza degli obblighi sulla tracciabilità, esponendosi alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 10000,00 ad € 25000,00;

in base all’art.9, per l’inosservanza dell’obbligo di notifica quando traduce di propria iniziativa un qualsiasi elemento dell’etichetta di un prodotto al fine di rispettare il diritto nazionale, esponendosi alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 1000,00 ad € 6000,00;

in base all’art.5, per aver mantenuto nella catena di fornitura di cosmetici che non rispettino i requisiti di etichettatura o linguistici, cosmetici scaduti, nonché cosmetici di cui conosca la non conformità e per i quali non siano adottate le idonee misure correttive, esponendosi alla sanzione penale dell’ammenda da € 3000,00 ad euro 30000,00.

Chiunque

Chiunque, che ovviamente significa qualsiasi altro soggetto che ponga in essere la condotta prevista dalla norma, risponde:

in base all’art.7 dell’inosservanza delle, buone pratiche di fabbricazione, esponendosi alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 10000,00 ad € 25000,00;

in base all’art.12, per la violazione del divieto di immettere sul mercato prodotti sperimentati sugli animali e prodotti i cui ingredienti, semplici o composti, siano stati sperimentati sugli animali (contravvenzione), esponendosi alla sanzione penale dell’arresto da 1 mese ad un anno e dell’ammenda da € 500,00 ad € 5000,00;

in base all’art.12, per la violazione del divieto di sperimentazione su animali all’interno della comunità di ingredienti cosmetici e di cosmetici finiti (contravvenzione), esponendosi alla sanzione penale dell’arresto da 1 mese a 6 mesi o un anno e dell’ammenda da € 500,00 ad € 5000,00.

Infine, e sono gli illeciti più gravi previsti dal decreto 204/2015, a chiunque possono essere contestati i delitti previsti dagli artt.10.

Sempre fatta salva la possibilità che le condotte previste dall’articolo citato possano essere ricondotte anche ad altri più gravi reati, l’art.10 del decreto prevede e sanziona: 1) con la reclusione da 6 mesi a 2 anni e con la multa da 2000,00 a 15.000,00 Euro chiunque volontariamente impieghi nella fabbricazione di prodotti cosmetici sostanze vietate comprese nell’allegato II del regolamento; 2) con la reclusione da 1 mese a 1 anno e con la multa da 500,00 a 5.000,00 chiunque volontariamente impieghi nella fabbricazione sostanze comprese negli allegati III, IV, V e VI del regolamento senza osservare i limiti e le condizioni specificate; 3) con la reclusione da 6 mesi a 2 anni e con la multa da 2000,00 a 15000,00 Euro chiunque volontariamente impieghi nella fabbricazione di prodotti cosmetici sostanze CMR in modo difforme da quanto stabilito dall’art.15 del Regolamento.

Sempre l’art.10 del decreto prevede come illeciti penali, ma meno gravi e cioè come contravvenzioni, le stesse condotte sopra richiamate (nn.1, 2 e 3) quando siano state poste in essere colposamente, che significa non volontariamente ma a causa di incompetenza, negligenza, imperizia, e le sanziona, rispettivamente, la prima con le sanzioni dell’arresto da 3 mesi a 1 anno o con l’ammenda da € 1000,00 ad € 10000,00; la seconda, con le sanzioni dell’arresto fino a 6 mesi o con l’ammenda da € 250,00 ad € 2500,00; la terza con le sanzioni dell’arresto da 3 mesi a 1 anno o con l’ammenda da € 1000,00 ad € 10000,00.

Un’ultima osservazione va fatta per quanto riguarda i distributori al dettaglio, i cd. commercianti, che sono considerati nell’art.17 del decreto. La norma riprende alla lettera l’art.12 della previgente l. 713/1986, ribadendo che la responsabilità del commerciante è esclusa in tutti i casi in cui i prodotti non rispettino le prescrizioni della legge che riguardino i requisiti intrinseci, o la composizione dei prodotti, o le condizioni interne dei recipienti e sempre che il commerciante non sia a conoscenza della violazione, e la confezione non presenti segni di alterazione.

Ovviamente ogni fattispecie di illecito merita uno specifico approfondimento, ma con il breve riepilogo sopra riportato ci si augura di aver almeno contribuito a portare un po’ di chiarezza sulla divisione degli obblighi e delle responsabilità di tutti coloro che operano nella complessa filiera di produzione e distribuzione dei cosmetici.

Cosmetici e contraffazione

Sfogliando i quotidiani, spesso capita di trovare nella cronaca notizie riguardanti cosmetici contraffatti. Sovente si tratta di pochi esemplari di profumi rinvenuti in singoli mercati rionali, ma recentemente ci sono stati casi di contraffazione di altre tipologie di cosmetici, prodotti in gran numero. Solo per ricordare fatti recenti: a marzo la Guardia di Finanza ha sequestrato a Vicenza centinaia di cosmetici con marchio contraffatto destinati al commercio ambulante. Ad aprile i Carabinieri hanno smantellato un sodalizio criminale dedito alla contraffazione di creme e trattamenti per la pelle tra le province di Cremona e Lodi, prodotti destinati alla vendita in quelle province, ma anche attraverso siti internet.
Più o meno un anno fa sono stati diffusi i dati di uno studio condotto dall’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI) sul costo economico della violazione dei diritti di proprietà industriale, nell’ambito del quale sono stati misurati i danni economici, fiscali ed occupazionali causati nell’Unione Europea dalla contraffazione dei cosmetici e dei prodotti per l’igiene personale. I prodotti presi in considerazione nello studio comprendono i profumi e le acque da toeletta, i prodotti di bellezza e per il trucco, le preparazioni antisolari e abbronzanti, gli shampoo, lacche ed altre preparazioni per il trattamento dei capelli, i dentifrici, le preparazioni da barba, i deodoranti, i prodotti depilatori e i saponi. Lo studio ha valutato l’impatto economico che la contraffazione produce sugli operatori e sulla società in generale ed ha appurato che le aziende subiscono danni a causa del calo delle vendite, e quindi della perdita di fatturato, e che ciò determina la perdita di posti di lavoro. La produzione di cosmetici contraffatti avviene in siti non regolari e nell’inosservanza delle leggi sanitarie e fiscali, nuocendo così alla salute pubblica ed alle casse statali. Si è calcolato che ogni anno la contraffazione di articoli di profumeria, per il trucco e l’igiene personale, causa in Europa la perdita annua di fatturato di circa 4,7 miliardi di euro, pari al 7,8% delle vendite in questi settori. L’Italia, che nell’UE per il settore cosmetico si colloca al terzo posto tra i pae-si produttori e fra i primi paesi come consumatori, risulta molto toccata dal fenomeno della contraffazione e si è calcolato che subisca un danno di oltre 600 milioni di euro.
Nel 2014 l’Osservatorio Provinciale sulla contraffazione della Camera di Commercio di Torino ha reso noti i risultati di un’indagine condotta dal Settore Studi, Statistica e Documentazione, relativa alla contraffazione dei cosmetici considerata dal punto di vista dei consumatori. Da tale indagine è emerso che i consumatori temono i prodotti contraffatti in quanto ravvisano una minaccia per la loro salute e sicurezza, ma che molti si lasciano tentare dall’acquisto per i prezzi convenienti con il quale vengono venduti. La diffusione dei cosmetici contraffatti è resa più facile per la scarsa attenzione da parte dei consumatori nei riguardi di ciò che viene acquistato: pochi dedicano una lettura accurata dell’etichetta e degli ingredienti e comunque è difficile che il consumatore medio riesca a valutare la conformità delle indicazioni riportate sulle confezioni alle disposizioni di legge.
Per contrastare il fenomeno della contraffazione dei cosmetici, in continuo aumento, il Ministero della Salute nel 2013 ha pubblicato una nota dedicata al problema, sollecitando i consumatori a prendere coscienza dello stesso e ad evitare l’acquisto di prodotti contraffatti.
Il Ministero nella propria nota sottolinea che i prodotti contraffatti rappresentano un problema per la società sotto molteplici aspetti: si tratta, prima di tutto, di prodotti per loro stessa natura fabbricati illegalmente e di provenienza sconosciuta, e quindi che non garantiscono il rispetto dei requisiti di sicurezza e qualità imposti dalla normativa comunitaria con conseguenti pericoli per il consumatore; la contraffazione rappresenta però anche un’alterazione dei normali rapporti tra gli operatori del settore, in quanto costituisce una forma di concorrenza illecita che mina l’equilibrio economico di chi rispetta le regole. Il Ministero consiglia, per riuscire ad individuare i cosmetici contraffatti, di prestare attenzione al nome del prodotto ed, in particolare, alla grafica, controllare bene il marchio, confrontare l’aspetto della confezione in termini di colori, scritte, dimensioni del contenitore e della scatola, verificare la presenza delle informazioni che devono figurare in modo obbligatorio sulla scatola o sul contenitore, verificare che le condizioni di utilizzo, le precauzioni d’impiego e la funzione del prodotto siano riportate in lingua italiana, valutare la congruità del prezzo rispetto al tipo di prodotto, scegliere canali di vendita regolarmente autorizzati.
Anche l’associazione di difesa e orientamento consumatori (ADOC) ha pubblicato sul proprio sito un decalogo per aiutare i consumatori a difendersi dai cosmetici contraffatti. In tale decalogo, oltre a fornire le informazioni principali sui requisiti che per legge i cosmetici devono rispettare, suggerisce di sospettare di prodotti a basso costo che sembrano riportare un marchio famoso e che sono distribuiti fuori dai tradizionali canali di vendita (profumerie, farmacie, negozi specializzati, supermercati).

Cosa si intende quando si parla di contraffazione?
Il codice penale all’art.473 cp definisce contraffazione gli atti di chi potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali o di chi senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati. È altresì contraffazione l’atto di chi contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri o chi fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.
Sempre in tema di contraffazione l’art.474 cp punisce chi introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati.
Il bene giuridico tutelato dagli artt.473 e 474 cp è la fiducia che il pubblico indeterminato dei consumatori ripone nella genuinità dei segni che servono a contraddistinguere e garantire la circolazione dei prodotti industriali.
Commette contraffazione quindi chi riproduce un marchio o un prodotto senza il consenso del legittimo titolare del diritto di proprietà industriale, o comunque imita un marchio o un prodotto altrui in modo che si crei una situazione di confondibilità tra i prodotti. La tutela penale è prevista per i segni distintivi registrati. L’esempio tipico di contraffazione in ambito cosmetico è quello dei numerosi profumi che riportano un marchio celebre contraffatto o alterato, idoneo a trarre in inganno l’acquirente.
In giurisprudenza si è posto il problema di individuare la soglia della confondibilità. La giurisprudenza per un certo periodo ha affermato che chi doveva escludere la rilevanza penale del falso grossolano, dove per grossolano si intendeva quel falso immediatamente riconoscibile da non poter far cadere in errore alcuno, ed i contraffattori avevano interpretato tale giudizio come una sorta di legittimazione al commercio dei cd. prodotti look-like. In questo contesto si collocano i casi di cosmetici che hanno iniziato a circolare riportando, accanto al marchio contraffatto o alterato, avvertenze del tipo falso d’autore oppure marchio e/o nome altrui usato in funzione descrittiva per l’individuazione del tipo di fragranza.
Successivamente però, tale orientamento è stato ribaltato. In una sentenza della Corte di Cassazione dello scorso anno (Cass.24516/15) avente ad oggetto il caso di una operatrice del settore della vendita di articoli di profumeria, colpevole di avere acquistato per la commercializzazione da una ditta numerose confezioni di profumo caratterizzate dalle diciture falsi d’autore e marchio e/o nome altrui usato in funzione descrittiva per l’individuazione del tipo di fragranza, i giudici di legittimità hanno affermato che l’interesse tutelato dalle norme in materia di contraffazione (art.473 e 474 cp) è la pubblica fede in senso oggettivo, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi o segni distintivi che individuano le opere dell’ingegno o i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione e non l’affidamento del singolo, sicché, ai fini dell’integrazione dei reati non è necessaria la realizzazione di una situazione tale da indurre il cliente in errore sulla genuinità del prodotto; al contrario, in presenza di una contraffazione, i reati sono configurabili anche se il compratore sia stato messo a conoscenza dallo stesso venditore della non autenticità del marchio. Precisa ancora la sentenza che la legge accorda una speciale tutela al marchio registrato: e la tutela non può essere aggirata attraverso diciture artatamente “attestative” circa l’indebito uso del marchio, quali “falso d’autore” o simili, giacché la contraffazione è, in sé, sufficiente e decisiva per la violazione del bene tutelato.
Tale sentenza che afferma un orientamento più rigoroso in materia di contraffazione è pienamente condivisibile in quanto non è più possibile ignorare il danno economico e commerciale di tali fattispecie illecite. Non solo, poiché i cosmetici si applicano sulla pelle e sono destinati ad entrare in contatto con parti particolarmente sensibili del corpo, come occhi e mucose, la circolazione di prodotti contraffatti, dei quali nella maggior parte dei casi si ignora il luogo e le condizioni di produzione, può costituire un pericolo per la salute di chi li utilizza e comunque aumenta il rischio che insorgano reazioni allergiche anche molto gravi. La violazione dei diritti di privativa industriale infatti spesso si accompagna ad altre irregolarità e violazioni che riguardano, nei casi più gravi la sostanza dei prodotti (ingredienti non consentiti, contaminazioni) e negli altri la forma (irregolarità dell’etichettatura, mancanza di informazioni. Il fatto che la contraffazione sia grossolana o addirittura esista un’avvertenza della falsità dei prodotti non serve certo ad escludere tutte le irregolarità che la contraffazione porta con sé ed è dunque auspicabile che per il futuro si intensifichino i controlli, si confermi l’orientamento più rigoroso per la valutazione della contraffazione e si tenga alta anche l’attenzione dei consumatori su tali problemi, con specifiche campagne di sensibilizzazione.

La bellezza nel tempo

Riassunto

Dipingersi il viso e il corpo è una pratica esercitata fin dal tempo dei tempi, in luoghi e culture diverse e lontane tra loro. Per alcune realtà è un vero e proprio rituale di bellezza, mentre in altri luoghi sia uomini che donne dipingono il proprio viso in occasione di particolari riti religiosi o di guerra.
Un’analisi sociologica dell’evento chiamato trucco, proprio derivante dal termine francese trouque, inganno, permetterà di capire alcuni significati simbolici di prodotti e utilizzi, comunemente presenti nei nostri mercati e dei quali non sempre si conosce il significato.
Sembra che già l’uomo di Neanderthal usasse dipingere il proprio viso con pigmenti appositi (come per esempio succhi derivati da bacche, terre argillose, ecc.) a scopi rituali e simbolici, a testimonianza di come già migliaia di anni fa gli uomini conoscessero l’arte della pittura corporea.
Guerra, religione, società e bellezza: le motivazioni che spingono l’uomo a dipingersi il viso sono molte e variano a seconda del periodo cronologico e del luogo di origine. Prima di concentrarci sull’uso noto ai più di prodotti da trucco, è interessante esplorare le culture da noi più lontane, che hanno adottato l’uso del colore viso, con una precisa funzione sociale.
Esploreremo mondi e tempi lontani che ci permetteranno di seguire e ricostruire l’evoluzione della bellezza, attraverso uno dei prodotti più misteriosi e affascinanti di sempre: il fondotinta.

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Antico Egitto: il valore spirituale e religioso

Schermata 2016-06-17 alle 11.51.52La storia del trucco prende il via presso gli Egizi, per i quali il make up aveva innanzitutto una funzione religiosa. Il loro desiderio per la bellezza non era fine a se stesso: si credeva che la bellezza fosse gradita agli dei e che il trucco potesse proteggere dal male. Le diverse miscele o gli olii per il corpo erano preparate dai sacerdoti.
Il popolo di Cleopatra è stato tra i primi a sviluppare un ampio assortimento di prodotti cosmetici e a documentarne l’importanza nella sua cultura. Non è difficile studiare la cosmesi egizia: le numerose testimonianze pittoriche pervenuteci, infatti, sintetizzano in modo più che eloquente il trucco e le pettinature in voga migliaia di anni fa presso quella popolazione così sensibile e attenta alla bellezza e alla cura del corpo (Fig.3).
Sia uomini che donne facevano largo impiego di cosmetici per truccare il viso; anche se determinati aspetti, ovviamente, sono mutati nel corso dei secoli, il make up degli egiziani mantenne sempre intatte alcune peculiari caratteristiche, come l’uso di colori accesi, il contorno definito degli occhi, la pelle perfetta.
Le loro conoscenze delle sostanze naturali erano precise e dettagliate. La cura e l’abbellimento del proprio corpo, intesa come esaltazione della bellezza, era una delle maggiori preoccupazioni per gli Egizi, soprattutto per gli individui di classe più elevata. La cosmesi egizia, così come ci è pervenuta, risulta praticata da esperti conoscitori di materie prime, che venivano scelte in modo appropriato alla funzione. Il corpo era considerato un luogo sacro, la “casa dell’anima immortale”: credevano che la vita e la bellezza potessero continuare nell’aldilà. La seduzione era importante e doveva esser correlata alla cura di sé, ma erano soprattutto il trucco viso e le acconciature a rendere le donne egizie così affascinati.
Schermata 2016-06-17 alle 11.52.16Lo sguardo aveva un valore prettamente spirituale ed andava sottolineato con prodotti specifici. Per porre enfasi agli occhi, la pelle del viso andava preparata in modo impeccabile per risultare una base neutra ed uniforme. Si schiariva quindi l’epidermide con un composto cremoso derivato dalla biacca, disponibile in diversi colori. Alcune donne che avevano la pelle particolarmente scura utilizzavano polvere di alabastro e di carbonato di soda mista a miele.
Il fondotinta venne sempre più considerato un cosmetico e, allo stesso tempo, un repellente per insetti e mosche. Furono sviluppate in seguito due tipologie di prodotto: l’Udju, diffuso nel Basso Egitto e preparato con malachite verde, e il Mesdemet, creato con la galena di Assuan nell’Alto Egitto. Nel tempo questa crema divenne un simbolo di raffinatezza.
Le sostanze cosmetiche più raffinate venivano dal Delta del Nilo ed erano custodite in vasetti molto belli, realizzati in alabastro, ceramica o vetro, talvolta decorati con pezzi di pietre colorate che formavano dei disegni geometrici (Fig.4).

I canoni greci della bellezza

Nel mondo classico, i Greci esaltavano molto la bellezza, tanto che esistevano delle multe per le donne che osavano presentarsi in pubblico con un aspetto trascurato. Nella Grecia pre-classica la percezione della bellezza era molto vaga poiché non esisteva ancora una comprensione consapevole di questo concetto. Per filosofi e poeti, con l’importante eccezione della poetessa Saffo, il tema della bellezza non sembra rilevante.
Nella Grecia classica il concetto di bellezza assunse toni più delineati: attraverso gli inni la bellezza si rivela nell’armonia del cosmo, attraverso la scultura viene raffigurata nelle appropriate misure e nella simmetria delle parti che la compongono. A partire dal III secolo, importato dall’Egitto e dall’Asia Minore, il maquillage trova posto nella cultura greca. Una pelle bella, liscia e profumata era la base imprescindibile per essere davvero attraenti e quindi anche il punto da cui partire per cominciare a prendersi cura di sé.
Riguardo al viso, difficilmente le signore greche andavano a dormire la sera senza aver prima steso su di esso un generoso strato di maschera preparata con ingredienti naturali, che poi la mattina veniva asportata con del latte, mentre al corpo erano riservati rituali piuttosto lunghi e sofisticati.
L’olio d’oliva, dalle note proprietà emollienti, nutritive ed elasticizzanti, costituiva l’ingrediente d’elezione per confezionare cosmetici (1).
Se in un primo tempo le donne truccavano molto poco la pelle, in seguito consacravano parte delle loro mattine ad abbellirsi. Il cosmetico più diffuso nell’antica Grecia era indubbiamente la biacca (carbonato basico di piombo) e gesso, che dava alla pelle un colore bianco. L’obiettivo era mantenere l’incarnato pallido a qualsiasi costo; il colore bianco era simbolo di purezza e virtù per le donne al punto da dover sembrare quasi trasparenti; a causa dell’uso costante e prolungato della biacca, si avvelenavano fino a morire. Per dare colore si usava invece il rosso del minio (ossido di piombo), oppure quello che si otteneva dalla pianta Anchusa tinctoria (hennè), o dal phukos (un’alga marina), o ancora dalle more essiccate.

Il benessere e il piacere nell’Antica Roma

Dopo la conquista della Grecia (146 a.c.), anche i Romani impararono a curare il loro aspetto fisico ed assunsero i canoni estetici e le usanze dal popolo vinto.
Le raffinate abitudini greche e orientali influenzarono fortemente i costumi dei Romani durante l’Impero ed i dipinti dell’epoca ci danno notizia dei trucchi usati dalle donne per essere più belle.
Vennero addirittura pubblicati dei manuali di bellezza, come il De medicamine faciei feminae di Ovidio, in cui si consiglia l’uso della biacca di Rodi per nascondere le imperfezioni della pelle; di Ficus o Purpurissum per dare colore a viso e labbra; di Fuligo per scurire ciglia e sopracciglia e dar risalto agli occhi. La saggia Metrodora, autrice di un trattato di medicina, elargiva consigli naturali per rendere il volto luminoso: “amido, vecce nere, fior di farina di frumento col bianco di un uovo, sciroppo di orzo insieme al miele”. A Roma non si conosceva l’uso del sapone, ma qualche signora come Poppea, della famiglia imperiale, si concedeva bagni nel latte di asina per schiarire il colore della pelle e renderla più morbida ed elastica.  Per ottenere una carnagione perfettamente candida usavano applicare come fondotinta una creta speciale o, in alternativa, la nivea cerussa, pericolosa perché a base di carbonato di piombo.
Un particolare interessante è che i loro cosmetici avevano come principi attivi testicoli di toro o feci di coccodrillo, api affogate nel miele, uova di formiche pestate, grasso di cigno e di pecora, midollo di cervo e di capriolo, lumache essiccate mescolate con della farina di fave, burro, lupini, ceci e così via.
Nell’antica Roma di epoca imperiale tutto il necessario cosmetico veniva preparato fresco da schiave specializzate, le cosiddette cosmetae.

Il Medioevo ed il Feudalesimo: la totale scomparsa del colore e la sua lenta rinascita

Con l’avvento del Medioevo si perse l’uso della cura del corpo e del make up. Solo in occasioni speciali uomini e donne ingaggiavano addirittura pittori professionisti, che dipingevano i loro volti con colori ad olio o a tempera.
In questo periodo fu scritto il Primo Trattato di Cosmetica della Storia, De Ornatu Mulierum (“Sui Cosmetici delle Donne”, Opera di Trotula de Ruggiero), nel quale si insegnava alle donne come preservare e migliorare la propria bellezza e come curare le malattie della pelle mediante una serie di precetti, consigli e rimedi naturali. Veniva anche suggerito come nascondere le rughe, rimuovere i gonfiori da occhi e viso, schiarire la pelle e nascondere le macchie. Nell’opera la cosmetica non risultava avere un aspetto frivolo; al contrario doveva essere in accordo con la filosofia della natura, come esempio di corpo in salute e in armonia con l’universo.
La pelle del viso e i capelli erano considerati i punti di forza femminili ed erano quindi le parti del corpo alle quali ci si dedicava di più. Ovviamente la Chiesa condannava queste pratiche estetiche e, già durante i primi secoli del Cristianesimo, consigliava alle giovani donne di non adornarsi per evitare la dannazione eterna.
Gli ingredienti base del trucco viso erano un velenoso intruglio di polvere di piombo, aceto e miele che conferiva all’incarnato un colore bianco opaco, simile a quello della biacca, che con il passare del tempo, lo corrodeva e lo deturpava.
Con il Feudalesimo, si persero definitivamente le tendenze che avevano affinato i Romani nella cura del corpo e nel concetto di bellezza e ci si avvicinò ai canoni estetici normanni con carnagione chiara, capelli biondi e occhi azzurri, uniti a portamento elegante, abiti di prestigio, acconciature laboriose, trucco sofisticato e gioielli di manifattura eccezionale. Ancora una volta, le donne ricorrevano a misure estreme per raggiungere lo “stato mortale” utilizzando ingredienti come il piombo e l’arsenico.
L’estetica femminile perse i suoi tratti forti per passare a sembianze il più naturali possibile, soprattutto a causa dei numerosi divieti imposti dal potere ecclesiastico riguardo la seduzione femminile, additando come prostituta chi utilizzava del trucco che superasse la cipria o il rossetto, ovviamente di colore chiaro.

Il Rinascimento e i canoni estetici classici

Dopo l’oscuro Medioevo arriva una luce nel mondo del make up, grazie all’epoca della grandezza e delle arti: il Rinascimento. A seguito della scoperta dell’America si generò una maggiore apertura verso il trucco e l’abbigliamento che sfocerà nel periodo storico successivo in cui la parola chiave sarà “esagerazione”. Si arrivò ad uno sviluppo del make up tale da avere la prima vendita di trousse con le varie formulazioni per il trucco di tutto il viso.
Ritornò il gusto per il classico e per la bellezza intesa come perfezione ed armonia, tramite la ricerca di un incarnato perfetto e dell’esaltazione delle forme, seguendo il radicale cambiamento dei canoni di bellezza femminile. Da donna sobria, magra, con seno piccolo e fianchi stretti, si passerà ad ammirare una donna in carne con forme prosperose, seni abbondanti e fianchi larghi. Questa tipologia di dama era la tipica dimostrazione della ricchezza e dell’opulenza della propria classe di appartenenza, che doveva differenziarsi il più possibile da quella povera, anche attraverso il fisico a prova della differente tipologia di alimentazione.
Andò perduta anche la concezione di donna acqua e sapone tanto che, per rimarcare la propria nobiltà, la nuova immagine della donna rinascimentale esaltava persino le vene blu del corpo con una matita di lapislazzulo. Le guance e le labbra erano rosse in contrasto con la bianca carnagione uniforme, grazie all’utilizzo di biacca e polvere di gesso. Il trucco aveva anche uno scopo “pratico”: nascondere la propria sporcizia. Il paradosso di quest’epoca prevedeva un totale abbandono della pulizia per paura di prendere il colera dall’acqua contaminata, che veniva sostituita con l’uso, e l’abuso, di profumo e il consumo di fard rosso era diventato così eccessivo da portare all’attuazione di un’imposta su questo prodotto.
Schermata 2016-06-17 alle 11.52.44Un’epoca di contrasti tra l’essere e l’apparire, o meglio il voler apparire. Poiché il corpo femminile doveva avere tre attributi bianchi (la carnagione, i denti e le mani), si applicava sul viso in quantità abbondante la cerussa, un derivato del piombo, per neutralizzare le rughe; per neutralizzarne la tossicità si trascorreva la notte con una maschera a base di scaloppine crude di vitello imbevute nel latte.  Anche Caterina Sforza consigliava, tra le sue ricette di bellezza raccolte negli Experimenta, un metodo per schiarire la carnagione: “latte di balia che allatta un maschio in cui si sarà disciolta una rondine con tutte le piume, un poco di trementina, canfora, due uova fresche e miele”(1).
È con il Rinascimento che ritornano in auge i canoni estetici classici. Le donne riprendono a truccarsi gli occhi contornandoli con il bistro (fuliggine), utilizzato anche per il trucco delle sopracciglia (Fig.5).

1700–1800: il Periodo Vittoriano

Nel 1700–1800, con l’avvento della società borghese, il nuovo spirito pratico conduce all’abbandono del make up, che rimane solo per classi sociali specifiche.
Infatti nell’epoca Vittoriana, il trucco del viso cominciò ad essere associato a prostitute ed attrici.
Le donne ricorrevano a misure estreme per apparire con una pelle diafana utilizzando, ancora una volta, ingredienti come il piombo e l’arsenico. Neppure il sole era ben visto: la pelle per essere giovane e sana doveva essere protetta da velette ed ombrellini.
La pelle abbronzata era prerogativa di chi lavorava tutto il giorno all’aria aperta, quindi di umile estrazione sociale. Ingredienti naturali come fiocchi d’avena, miele, tuorli d’uovo, e rose costituivano i prodotti di bellezza. Le sopracciglia erano ridisegnate ed era utilizzato il riso in polvere su viso e décolleté.
L’ascesa al trono della regina Vittoria segnò quindi il declino dell’uso dei cosmetici.
Schermata 2016-06-17 alle 11.52.56L’epoca vittoriana fu un periodo dominato da un rigido codice morale, da valori religiosi, da modestia e sobrietà sessuale. Sebbene il make up fosse considerato qualcosa che solo le donne di dubbia moralità avrebbero utilizzato, la cosmesi progredì e divenne parte integrante dell’universo femminile, con tonalità delicate che si addicessero all’aspetto di una donna fragile, delicata e sobria (2).
Il pallore, da preservare a tutti i costi con cappelli e ombrellini parasole, era ancora sinonimo di eleganza e nobiltà: le signore usavano cospargere la pelle di ossido di zinco, ma arrivavano persino a dipingere sul volto sottilissime linee blu per rendere l’effetto delle vene che traspaiono sotto un incarnato etereo.
La cosmetologia conobbe un notevole perfezionamento nella seconda metà dell’800, soprattutto grazie all’evoluzione della chimica: vennero prodotti per la prima volta su scala industriale ombretti con polveri di piombo e solfuro di antimonio e rossetti con solfuro di mercurio, tutti materiali che in seguito si rivelarono altamente tossici (Fig.6).

Il 1900, il secolo delle grandi innovazioni

Nei primi anni del 1900 si sono verificate le vere e grandi trasformazioni sociali in ambito di bellezza.
“Ridete e non piangete, altrimenti la bellezza vi abbandonerà presto”. Questo è il motto che raccomandava Colette che aprì a Parigi il suo notissimo Salon De Beauté.
Il make up, come lo conosciamo oggi, nacque in concomitanza con lo svolgersi della prima guerra mondiale. In questo periodo grazie alla ricerca di personaggi come Helena Rubinstein (1903), Coty (1904), Harriet Hubbard (1907), Max Factor (1909), L’Oréal (1909) ed Elizabeth Arden (1910), il trucco viene finalmente utilizzato non solo per correggere eventuali difetti, ma per puro piacere personale. Nei primi anni ’20 si assiste ad una svolta epocale per le donne: mademoiselle Chanel lancia la moda dell’abbronzatura, vincendo per prima il tabù ormai millenario della carnagione diafana per le signore aristocratiche o alto-borghesi. Si inizia a diffondere l’idea che un colorito naturale, forse perché socialmente opposto a quello cadaverico dato dalla tisi, il male del secolo, fosse simbolo di salute, vivacità e sensualità. Già nel 1913, del resto, era stato finalmente vietato l’uso cosmetico della biacca di piombo.
Così sono nati i fondotinta colorati come li conosciamo oggi. Il primo passo verso il fondotinta moderno lo ha compiuto il marchio Shiseido, che nel 1906 ha lanciato l’innovativa polvere per viso color carne. Fino a quel momento, infatti, esistevano solo polveri bianche. La formula Shiseido, a base di oli, permetteva di aderire meglio alla pelle e di mantenere così il suo effetto uniformante e levigante più a lungo. Negli anni trenta il trucco era utilizzato dalle donne di tutte le classi sociali. Si svilupparono ulteriormente le grandi case cosmetiche come Max Factor, Elizabeth Arden, Revlon, Lancôme. Lo stile di trucco è sintetizzato dalla bocca colorata a forma di cuore all’interno dei contorni naturali, che andavano neutralizzati dal fondotinta.
Schermata 2016-06-17 alle 11.53.09È di questo decennio l’invenzione che cambiò il mondo cosmetico del trucco viso: nacque il primo fondotinta inizialmente formulato solo per l’industria del cinema e che avrebbe sostituito nel tempo le polveri viso. Max Factor fu l’inventore, nel 1914, di un cerone in crema ultra sottile e flessibile sulla pelle, sviluppato in ben 12 sfumature di colore per adattarsi al meglio ad ogni tipo di incarnato.
Fu un vero successo. Nel 1932 la grande svolta: con l’avvento del colore in ambito cinematografico, il make up si dovette adeguare: dalla texture in crema si passò alla forma solida da applicare con una spugna umida. Il finish è matt e trasparente, ma riesce a coprire in maniera naturale le imperfezioni della pelle. È nato il famoso Pan-Cake così chiamato per la sua somiglianza ad una piccola torta contenuta in una scatoletta metallica (3). Diventò il make up delle dive ma in breve tempo fu così famoso che, da prodotto esclusivo per gli Studios, venne immesso sul mercato cosicchè tutte le donne poterono acquistarlo (Fig.7).

Anni ’50-’60: dall’esplosione del colore alle nuove icone di bellezza

Negli anni ‘50 il make up subì una profonda rivoluzione, con una vera e propria esplosione del colore, stimolata anche dall’ottimismo post bellico.
La donna è tornata tra le mura di casa anche nella comunicazione di massa, diventando l’apologia della moglie e della madre perfetta. Perfezione, appunto: non solo della condotta, ma anche della pelle. L’imperativo categorico è l’uniformità dell’incarnato, bianco d’inverno e dorato d’estate. È di quegli anni il boom nel settore bellezza riscosso da Avon che inaugura la vendita porta-a-porta di cosmetici.
Gli anni ’60 furono dominati dall’incredibile evoluzione del cinema, che ricominciava a sfornare modelli e icone da copiare come l’esile e bella Audrey Hepburn.
Schermata 2016-06-17 alle 11.53.24Nella moda, giovanissime modelle diventarono simbolo di quest’era, Jane Shrimpton (detta Shrimp, gamberetto) e Lesley Hornby, alias Twiggy (legnetto). Il look adolescenziale diventò tendenza.
Nel frattempo le esigenze delle donne mutarono in conseguenza dei cambiamenti del loro stile di vita e, quando la forza lavoro iniziò a essere composta anche dall’universo femminile, queste manifestarono la necessità di prodotti veloci da stendere e semplici da applicare. Si usavano fondotinta leggeri, per uniformare e dorare la pelle, e fard in gel per non ostruire i pori. L’epidermide non doveva essere coperta e le lentiggini diventarono un simbolo di libertà che rispecchiava il momento storico: il ritrovo pacifista di Woodstock e la Factory di Andy Warhol. Il trucco era una bandiera (2).
Fu anche il momento in cui giovani visagisti diventarono i più affermati make up artists.
Uno su tutto Serge Lutens (Fig.8).

Anni ’70: femminismo ed emancipazione

Arriva quindi il decennio dell’emancipazione. Le donne rifiutano definitivamente il rossetto e si avvicinano ad un aspetto naturale: il trucco degli occhi ed il mascara scompaiono quasi completamente, l’eyeliner bianco o blu pallido diviene popolare, come i colori perlescenti; compaiono le prime ciglia finte e le labbra sono colorate con tinte perlescenti e pallide. Per la secchezza del viso nascono sistemi emollienti e per le vacanze al mare i primi oli solari.
Gli ingredienti usati per questi primi cosmetici dell’era moderna sono vegetali: glicerina, lanolina, cera d’api, ma a breve tempo, la crescente industria del petrolio fornisce a basso costo derivati minerali: olio di vaselina, vaselina filante, paraffina.
Schermata 2016-06-17 alle 11.53.35Negli anni ’70 una nuova esigenza fa capolino: non più solo un prodotto pratico e veloce, al fondotinta si richiede anche una lunga tenuta in quanto il tempo che le donne passano fuori casa, per lavoro e svago, aumenta sempre più e il loro make up deve reggere questi nuovi ritmi. Shiseido non si fa cogliere impreparata e sviluppa un nuovo prodotto idrorepellente, capace di resistere a sudore e traspirazione cutanea.
Si diffonde la moda dei cosmetici orientali composti con sostanze naturali, in virtù di un ritorno alla terra di derivazione hippy; ma di notte ci si copre di glitter per andare allo Studio 54 di New York frequentato tra gli altri da Warhol e Bianca Jagger (1). I grandi stilisti si lanciano nel mercato dei cosmetici: da Chanel a Yves Saint Laurent si firmano make up dalle ampie gamme cromatiche, dai colori sfacciati e sensuali (Fig.9).

Anni ’80: l’edonismo consumistico

Negli anni ’80 il trucco pesante, accentuato, gli occhi scuri e drammatici, truccati con l’aiuto di molti strati di eyeliner e ombretti brillanti nelle tonalità blu, verde e viola.
Schermata 2016-06-17 alle 11.54.03Sono stati gli anni in cui i nuovi must erano la qualità del prodotto e la capacità di assicurare un risultato impeccabile a lungo nel tempo. Individuando nel sebo la principale causa per cui il fondotinta “non tiene”, dal Giappone arrivarono nuovi prodotti progettati con attività sebo-assorbente, in grado di liberare una volta per tutte le donne da problemi di lucidità, di fondotinta che vira sulla pelle e non tiene. Questa caratteristica si ottenne utilizzando polveri sferiche cave, in grado di assorbire l’eccesso di sebo e trattenerlo al loro interno.
Diventò di moda il colorito abbronzato, che ricorda le vacanze e quindi il benessere economico, così si sviluppò l’uso di terre e blush. Il fondotinta doveva creare una base omogenea opaca che non modificasse il colore della pelle e che trasformasse il viso in una tela su cui poi sbizzarrirsi con colori accesi.
Nei paesi asiatici rimase la convinzione che la pelle chiara fosse simbolo di maggiore benessere.
Furono gli anni delle Top Model, da Linda Evangelista (soprannominata Il Camaleonte), Cindy Crawford (The Body), Carole Alt (The Face), Claudia Schiffer (la Nuova BB), e la strepitosa Naomi Campbell (La Pantera), la cui bellezza venne esaltata da make up artists che diventarono sempre più famosi e influenti (Fig.10).

Anni ’90: il consumo democratico

La crisi economica, l’incertezza per il futuro e lo spettro dell’AIDS fecero crollare l’idea di prosperità che ha contraddistinto il decennio precedente. Si sentì la necessità di ritornare all’essenziale e la parola d’ordine divenne “togliere”: nella moda i colori non erano più così accesi, i tacchi si abbassarono, sparirono paillettes e gioielli appariscenti.
Il nuovo imperativo fu il minimalismo.
Schermata 2016-06-17 alle 11.54.23Anche il potere di una bellezza prorompente venne messo in discussione (l’icona del periodo fu la modella Kate Moss che ostentava un look quasi emaciato grazie anche alla sua magrezza esasperata); vi fu un ritorno del natural look: viso non più truccato con fondotinta coprenti, fard dai colori accesi e metallizzati. Il fondotinta divenne opaco, le guance color pesca e labbra arancio chiare.
La pelle appariva più pulita e vestita con fondotinta leggeri, quasi evanescenti, ed opachi che incarnavano perfettamente il concetto di “trucco che cura la pelle”. Sono di questi anni i primi lanci di prodotti di make up che vantano specifiche funzioni cosmetiche, grazie all’inserimento in formula di principi funzionali mirati ed estremamente performanti, primo fra tutti l’Acido Jaluronico.
In parallelo si sviluppava il filone del trucco no transfer, per soddisfare l’esigenza delle donne emancipate e indipendenti, che desiravano avere la certezza di un look impeccabile e prolungato per tutto il giorno. Inoltre si impose sul mercato il make up per le pelli scure ed ispaniche: tale tipologia di donne era stata sino ad ora molto poco considerata, ma fu la modella Iman (di origini sudanesi) a colmare questa lacuna immettendo sul mercato una linea di fondotinta pensata proprio per questo settore di consumatrici ancora di nicchia (Fig.11).

Il secondo millennio: natura e tecnologia

Con il nuovo millennio il make up diventa sempre più naturale non solo nell’effetto finale ma anche nell’utilizzo delle materie prime. Per i prodotti viso, fondotinta innanzitutto ma anche cipria, fard ed ombretti, un grande successo viene raggiunto dal trucco minerale formulato, per quanto riguarda la fase colore, esclusivamente con ossidi di ferro e polveri di origine naturale (per esempio la mica non di sintesi) per garantire la massima compatibilità con la pelle.
Un altro trend che ha caratterizzato il primo decennio degli anni duemila è rappresentato dalle formule mousse. Questi prodotti, in genere anidri e formulati con siliconi volatili e polveri sferiche, hanno focalizzato l’attenzione della consumatrice non solo sull’effetto finale ma anche sulla sensorialità durante il prelievo e l’applicazione sul viso. La stesura è semplice e veloce e lascia un sottilissimo film di prodotto dal finish matt-poudrè.
A partire dal secondo decennio, il trend dei prodotti viso viene dettato dalla Corea: arrivano in occidente le prime BB Cream che riprendono e rafforzano il concetto di un fondotinta curativo concepito come una crema cosmetica. Questo filone si è sviluppato con nuovi prodotti con una evoluzione alfabetica. Una curiosità: la prima BB Cream è stata formulata in Germania, apprezzata e sviluppata ulteriormente dai coreani in versione cosmetica e solo a seguire ne è nata la versione pigmentata per il mercato occidentale.
I fondotinta di ultima generazione hanno ancora una volta modificato le abitudini delle donne. Il trucco del viso esige nuove gestualità e nuove formulazioni. L’ispirazione cosmetica del trucco è sempre più influenzata dal mondo dello skin care: le nuove formule sembrano essere concepite come variante pigmentata di una raffinata crema di bellezza.
Ma anche le texture cambiano, facendosi sempre più fluide sino ad arrivare alle formule bifasiche in cui i pigmenti vanno rimiscelati e riportati in sospensione prima dell’utilizzo. Naturalmente anche il packaging si deve adeguare alla nuova forma fisica del prodotto: flaconi con pompetta contagocce o altre tipologie di dropper che garantiscono la giusta erogazione. La stesura è davvero facile, sia con il solo utilizzo delle dita che con un pennello specifico. La resa è estremamente naturale quasi non ci fosse nulla sul viso, ma in effetti l’incarnato appare più omogeneo e luminoso.
L’ultima frontiera del trucco viso vede ancora una volta una rivoluzione completa: mai come ora un fondotinta è nato dalla perfetta simbiosi tra una formula nuova ed esclusiva ed un packaging che ne esalta le caratteristiche con grande efficacia. È nato il concetto cushion foundation che ha già avuto interessanti sviluppi: dal bronzer al prodotto per labbra.

Conclusioni

In un’era dettata da contaminazioni tra mondi e luoghi che forniscono le più incredibili esperienze sensoriali ed emotive, il fondotinta diventa un prodotto con il quale dialogare con un pubblico sempre più in evoluzione, colto e preparato, attento e curioso, fino a superare la barriera del gender e diventare un complice della bellezza trasversale. Una nuova sfida, per nuovi grandi successi.

What about y generation?

X, Y o Z? A quale generazione appartiene il nostro consumatore? A quale profilo socio-economico dobbiamo rivolgere le nostre future attenzioni?

Il target attuale che determina i più interessanti successi del settore cosmetico in genere, è senza dubbio la cosiddetta “Gen X”, nati intorno agli anni ’70-’80. Uomini e donne diventati consumatori autonomi negli ultimi 10-15 anni del secolo scorso. Oggi, questi adulti di circa 40/50 anni sono abituali utilizzatori di creme, make up e profumi e fanno proprie le nuove proposte in arrivo sul mercato, in linea con le tendenze e con il fascino dei brand.

Si sta già profilando una nuova generazione di consumatori, che è riduttivo rinchiudere in una lettera: Y. Più noti come Generation Next o Net Generation, gli “Y Gen”, più noti come Millennials, sono giovani adulti tra i 20 e i 40 anni, estremamente sofisticati e tecnologici, esposti ad ogni stimolo proveniente da ogni parte del mondo e decisamente immuni dalle tradizionalissime leve del marketing tradizionale. Non si tratta di una generazione facile da monitorare, ricca di sfumature etniche ed estremamente segmentata, con molti profili al suo interno. La fedeltà ad un marchio non è più un must: viaggiano e scelgono alla velocità di Internet, con una flessibilità ed una capacità comunicativa mai vista prima.

Il giovane Millennials, in funzione anche del luogo e della cultura di provenienza, può essere definito Lottatore Imperterrito o Consumatore Impulsivo, ma anche Tradizionalista Sicuro o Ottimista Equilibrato. Una certezza comune è la grande propensione alla spesa per ricerca del benessere attraverso uno stile individuale molto forte, con connotazioni diverse e mirate. I loro esempi quotidiani, la generazione X, hanno trasmesso loro uno stile impregnato di attenzione al proprio aspetto ed una cultura fortemente orientata al cosmetico.

In termini cosmetici gli elementi comuni al target sono sicuramente una grande attenzione alla sensorialità dei prodotti: il giusto equilibrio tra vista, olfatto e sicuramente tatto, saprà ripagare il Millennians delle sue attese. A ciò occorre aggiungere un’attenta ricerca di materie funzionali che possano rispondere alle esigenze specifiche: trattandosi di un target con età mediamente ampia, troveremo sia una giovane pelle afflitta da imperfezioni, lucidità o pori dilatati, ma anche un’epidermide già più adulta che desidera mettere le basi per una corretta prevenzione. Il tutto con grande attenzione ai danni provocati dalle aggressioni esterne, primo tra tutti l’inquinamento atmosferico.

Un segnale importante, non ancora diventato di tradizione comune, è la sempre maggione presenza di prodotto no-gender, che potrebbe portare ad un sempre più alto consumo di prodotti di make up in modo trasversale: da una parte formule che aspirano alla trasparenza ed alla naturalità del finish, dall’altra prodotti colorati sempre più cosmetici e performanti. Quando pensiamo ai Millennians dobbiamo superare le barriere del marketing tradizionale per diventare promotori di nuove culture. Siamo pronti

E dunque, per il giovane ventenne, ancora alle prese con un disordine cutaneo che può arrivare a compromettere la sua vita sociale, dovremo sviluppare sicuramente formule oil-free e non comedogeniche, arricchendole con principi funzionali capaci di gestire gli eccessi. Alcuni esempi: Propanediol (and) Water (and) Alcohol (and) Iris Fiorentina Root Extract (and) Zinc Sulfate (and) Retinyl Palmitate: ogni singolo componente attivo ha un’azione specifica sull’acne: l’estratto di Iris ha azione astringente, antinfiammatoria e decongestionante; il sale di Zinco ha proprietà antisettiche; la Vitamina A ha azione sebo regolatrice e protettrice dell’epidermide. Estremamente interessante anche il mix di Aqua (and) Glycolic Acid (and) Lactic Acid (and) Sodium Magnesium Silicate (and) Citric Acid (and) Xantan Gum: si tratta di un gel acquoso lamellare derivato da chimica verde che permette un rilascio progressivo e controllato degli AHA presenti al suo interno.

Con questa tecnologia è possibile utilizzare una bassa percentuale di AHA diminuendo i rischi di irritazione cutanea, ma mantenendo inalterate le proprietà esfolianti degli stessi. Il ricambio cutaneo viene accelerato ma in maniera dolce e delicata. Segnaliamo anche Isopentyldiol (and) Trifolium Pratense (Clover) Flower Extract: un attivo ad azione mirata sui pori dilatati che agisce attraverso 3 meccanismi: seboregolazione – azione astringente – regolazione della differenziazione dei cheratinociti e Pistacia Lentiscus Gum/Pistacia Lentiscus (Mastic) Gum (and) Lecithin (and) Glycerin (and) Alcohol: di derivazione 100% vegetale riduce visibilmente l’aspetto e la dimensione dei pori affinando la grana della pelle, diminuisce la formazione di comedoni, conferisce un aspetto opaco e satinato alla pelle riducendone l’oleosità.

Il Millennians più adulto, abituato a condividere informazioni tramite social media e Internet, è ben consapevole dell’importanza di una buona protezione dell’epidermide ai fini di prevenire l’invecchiamento cutaneo e anche di una eccessiva sensibilizzazione allo smog ed agli agenti atmosferici, che possono tradursi in una pelle irritata e spesso profondamente sensibile. Le polveri sottili ed i metalli pesanti danneggiano la pelle causando pigmentazione irregolare con formazione di macchie cutanee ed invecchiamento precoce. È molto interessante quindi vedere come, anche al make up, venga chiesto di agire da scudo nei confronti delle polveri sottili e dello smog visto che la pelle ne è quotidianamente a diretto contatto. Si inverte quindi il modo di percepire anche la funzione del trucco: un alleato che protegge la pelle dalle aggressioni esterne nel rispetto della sua fisiologia. La ricerca scientifica si è spinta oltre in questo campo.

Abbiamo selezionato alcuni stimoli interessanti per rispondere ai nuovi bisogni: Ectoyn (and) Hydroxyectoin: protegge le cellule grazie alla sua attività multifunzionale ad ampio spettro non solo contro l’inquinamento in generale, ma anche contro gli allergeni presenti nell’aria come per esempio i pollini. Attraverso la misurazione di alcuni markers specifici a livello dei corneociti è stato possibile evidenziare come l’effetto antinfiammatorio di questo attivo sia in grado di arginare la comparsa precoce di discromie, iper pigmentazione e rughe. Anche l’innovazione del ritrovato Water (and) Propanediol (and) Diisopropyl Adipate (and) Lecithin (and) Acrilyc Acid/Acrylamidomethyl Propane Sulfonic Acid Copolymer (and) Dimethylmethoxy Chromanol (and) Glyceryl Caprylate (and) Xanthan Gum ci sembra significativa nell’attività anti-antipollution, che si esplica attraverso due modalità d’azione complementari: la prima è una vera e propria attività di barriera chelando le polveri sottili ed i metalli pesanti ed inibendo così la loro interazione con la pelle ed il loro accumulo; la seconda è una capacità antiradicalica in grado di evitare il danno ossidativo a carico delle cellule permettendo alla pelle di sopportare le aggressioni esterne.

Infine, ricordiamo che attraverso il trucco le trentenni ricercano il modo per prevenire e/o minimizzare anche altri tipi di inestetismi legati maggiormente al loro stile di vita: correggere le prime rughe, preservare il contorno occhi da gonfiori ed occhiaie soprattutto in seguito a “notti brave”, correggere il colorito spento della pelle. Due suggerimenti interessanti: Sodium Tocopheryl Phosphate: la vitamina E è universalmente conosciuta come attivo liposolubile con proprietà anti-ossidanti, anti-ageing, anti-radicaliche ed idratanti. Attraverso modifiche della sua struttura chimica è stato possibile ottenere una Vitamina E idrosolubile (quindi più facilmente utilizzabile in formulazioni acquose come ad esempio i sieri) e più stabile all’ossidazione senza però modificare la sue attività specifiche. Origanum Vulgare Leaf Extract (and) Dextran Polymer System: coniugando una matrice polimerica di destrano, che garantisce un effetto prolungato nel tempo, con estratto di foglie di origano si origina un principio attivo con spiccata attività antiossidante che conferisce luminosità alla pelle riducendone rossori e discromie.

Siamo pronti ad affontare il nuovo futuro? La Z Gen è alle porte…., nata a cavallo del nuovo millennio, sta muovendo ora i primi passi nel mondo del consumo, con una facilità di consultazione e ricerca che riuscirà a stupirci ancora una volta. Noi siamo pronti ad accettare la sfida!

Per informazioni
The Concept Hub
Vision robertavilla.m@gmail.com
into
Action giuseppinaviscardi@tiscali.it

 

Disciplina sanzionatoria per la violazione del regolamento CE n.1223/2009 sui prodotti cosmetici: considerazioni generali

Circa un anno fa ho pubblicato su questa stessa rivista un articolo dal titolo La disciplina dei cosmetici e le sanzioni applicabili (CT 18(1) 46-47 ndr), nel quale consideravo, in mancanza di una specifica disciplina sanzionatoria per la violazione degli obblighi imposti dal Reg.CE 1223/2009, se e quali norme della l.713/1986 potevano continuare ad essere applicate. All’esito dell’esame concludevo che il regolamento 1223/09, pur mantenendo una continuità con la disciplina precedente ne ha cambiato l’impostazione. Poiché il nuovo regolamento individua con precisione gli obblighi dei diversi soggetti che operano nella filiera, diversamente dalla l.713/1986, allo stesso modo la disciplina sanzionatoria avrebbe dovuto seguire questa impostazione. Per queste ragioni auspicavo un tempestivo intervento del legislatore.

Sulla Gazzetta Ufficiale del 22 dicembre scorso, finalmente, dopo oltre due anni dall’entrata in vigore del Regolamento 1223/2009 è stato pubblicato il decreto legislativo 4.12.2015 n.204, provvedimento che ha dettato la disciplina sanzionatoria per la violazione del regolamento CE 1223/2009 sui prodotti cosmetici ed ha abrogato la L.713/1986. Il provvedimento è in vigore dal 6 gennaio 2016.

Prima di addentrarci nell’esame del nuovo decreto è utile ricordare brevemente le figure introdotte dal regolamento cosmetici e che costituiscono la specificità del provvedimento in quanto nella previgente l.713/1976 non erano identificati gli operatori professionali responsabili della produzione e commercializzazione. Nel Reg.1223/2009 è posto particolare accento sulla persona responsabile che nella visione del legislatore è colui che deve controllare tutta la filiera di produzione e distribuzione del cosmetico e cui fanno capo tutti i relativi obblighi, nonché la sorveglianza post vendita. È della persona responsabile, poi, l’onere di essere l’interlocutore delle autorità competenti, sia nel caso di incidenti nella filiera, sia per indagini preventive. Persona responsabile è, normalmente il fabbricante o l’importatore dove con il primo termine, analogamente a quanto si ritrova in altri provvedimenti comunitari, non si indica soltanto il soggetto che produce il cosmetico, ma anche colui che lo fa progettare o fabbricare e lo commercializza apponendovi il proprio nome o marchio (art.2 co.1 lett.d); mentre per importatore si intende una persona fisica o giuridica la quale sia stabilita nella Comunità e immetta sul mercato comunitario un prodotto cosmetico originario di un paese terzo (art.2 co.1 lett.i). Accanto alla persona responsabile, il regolamento pone i distributori, cioè i soggetti che operano a vario livello nella catena della fornitura mettendo a disposizione un prodotto cosmetico sul mercato comunitario( art.2 co.1 lett.e). I distributori non incidono su sostanza e presentazione del prodotto, già decise dal fabbricante o importatore e, se lo fanno, diventano a loro volta persone responsabili con tutti i conseguenti obblighi (art.4 co.5).

Ora, nel d.lgs.204/2015 si ribadisce la centralità della figura della persona responsabile: la maggior parte delle fattispecie di illecito previste nel decreto riguardano infatti proprio tale soggetto (artt. 4, 6, 8, 9, 11, 13, 14, 15, 16). In un minor numero di casi sono previste responsabilità specifiche dei distributori (artt.5, 6 e 9). Il decreto identifica, inoltre, una particolare figura di distributore e cioè il commerciante che detiene, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo prodotti cosmetici in confezioni originali (art.17). Solo per le fattispecie più gravi, dove l’inosservanza delle norme comporta un rischio per la sicurezza dei prodotti, quali sono i casi in cui le violazioni riguardano la pratiche di buona fabbricazione e l’impiego di sostanze vietate o soggette a specifiche condizioni di utilizzo, la responsabilità è di chiunque ponga in essere la condotta vietata (artt.7 e 10).

Il decreto prevede illeciti di natura amministrativa, puniti con la sanzione pecuniaria (artt. 6, 7, 9, 11, 13, 14, 15, 16), ed illeciti di natura penale puniti con sanzioni detentive, arresto e reclusione, e/o pecuniarie, multa e ammenda (artt.4, 5, 8, 10, 12), e nell’ambito di questi ultimi alcuni comportamenti costituiscono delitti; le sanzioni in questi casi sono la reclusione e la multa (art.10) ed altre contravvenzioni, le sanzioni in questi casi sono l’arresto e la ammenda (artt.4, 5, 8, 10, 12). Non è questa la sede per dilungarsi in tali distinzioni ma è da evidenziare che la gravità è crescente, passando da illeciti amministrativi ad illeciti penali. Le sanzioni previste per gli illeciti penali sono più gravose sia per natura che per quantità, i procedimenti in ambito penale sono più complessi, così come più complesse sono le valutazioni per la scelta degli eventuali strumenti cui si può ricorrere per definire le questioni.

In breve possiamo ricordare che nel caso di accertamento di fatti che costituiscono illeciti amministrativi, il procedimento segue l’iter previsto dalla l.689/1981, che si articola in tre fasi. Tale procedimento è caratterizzato dalla possibilità data dagli addetti al controllo al soggetto ritenuto responsabile, al quale viene notificata la contestazione della violazione, di pagare, con effetto liberatorio, la sanzione pecuniaria prevista per l’illecito, determinata nella minor somma tra il doppio del minimo ed un terzo del massimo, importo che può essere ulteriormente ridotto nel caso di versamento tempestivo. Se il soggetto notificato non intende valersi della facoltà di pagamento in misura ridotta, ha la possibilità di difendersi sottoponendo la questione all’autorità amministrativa competente (in base alla 689/1981 ogni Regione con propria legge regionale può decidere gli organi competenti). Se l’autorità competente non ritiene di accogliere le ragioni dell’operatore e conferma la contestazione formulata dagli addetti al controllo tale provvedimento, chiamato ordinanza ingiunzione, può essere opposta. Con l’opposizione all’ordinanza ingiunzione si radica un procedimento dinanzi alla magistratura ordinaria.

Nel caso invece i fatti accertati costituiscano illeciti di natura penale, i procedimenti sono di competenza dell’autorità giudiziaria penale. Il rapporto dagli addetti al controllo sarà quindi portato all’attenzione di un giudice che valuterà, in base al tipo di illecito contestato ed alla gravità del caso, la via processuale da seguire. Anche in questi casi ci sono strumenti che consentono di definire i procedimenti senza arrivare necessariamente al processo, sia per scelta del giudice che per iniziativa dell’imputato. Il codice di procedura penale prevede il procedimento per decreto penale di condanna, dà la possibilità di patteggiare e nel caso di contravvenzioni, a seconda del tipo di sanzioni previste, c’è la possibilità di ricorrere all’oblazione.

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Skin Sensitization

Per la prima volta, CEC Editore e Cosmetic Technology organizzeranno una conferenza nella mattinata del 24 novembre, il cui focus sarà rappresentato dagli aspetti legati alla valutazione della sensibilizzazione cutanea (Skin Sensitization).

La sensibilizzazione cutanea è un processo complesso responsabile di allergie da contatto di cui soffre il 15-20% della popolazione. Negli ultimi anni la miglior comprensione della cascata di eventi molecolari e cellulari (Adverse Outcome Pathway – AOP) responsabili della risposta allergica in vivo ha permesso di sviluppare di test in vitro più specifici per questo end-point.

Il seminario in particolare illustrerà:
• I più recenti aggiornamenti sui meccanismi delle reazioni allergiche – E. Corsini;
• Chiarirà l’impiego delle strategie di test integrati (Integrated Approaches to Testing and Assessment – IATA) – L. Ceriotti;
• Entrerà nel dettaglio dei nuovi protocolli dei test alternativi – E. Corsini, M. Meloni;
• Porterà come esempio la valutazione della sicurezza delle fragranze – L Zappa.

Pre registrarti gratuitamente clicca qui: www.making-cosmetics.it/book

Per informazioni
www.making-cosmetics.it

Nel tuo giorno speciale…

San Valentino. La festa della mamma. Di qualsiasi festa si tratti, i creatori di biglietti d’auguri hanno un’occasione per torturarmi. Per anni queste ricorrenze sono state per me i giorni peggiori. Perché? Perché avevo sempre lo stesso problema, che credo interessi molti uomini. Cosa comprare per la/e persona/e a cui voglio bene? (al plurale, ancora peggio). Non posso sbagliare acquistando un profumo. Tuttavia, dopo anni di ricerche per individuare il profumo giusto, le mie signore hanno tutte le fragranze di cui hanno bisogno e trovarne una nuova adatta può rivelarsi una sfida insormontabile. La mia scelta spesso è sbagliata o antiquata, e delude le destinatarie. Esattamente quello che volevo evitare.
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Tutto questo vi ricorda qualcosa? In tal caso, continuate a leggere perché, fortunatamente, ho trovato la soluzione. Inoltre, tale soluzione mi consente di coinvolgere l’altro mio grande amore – la stampa. Gli sviluppi tecnologici mi consentono ora di acquistare il profumo già testato e apprezzato e di farlo personalizzare con un ulteriore segno del mio affetto “Per Te. Con amore, Mike”. Il profumo giusto con un messaggio sentito sono perfetti insieme. Certo, non si tratta di un messaggio originale, ma funziona. La stampa personalizzata è diventata di tendenza e di conseguenza la stampa di articoli speciali personalizzati come bottiglie, scatole o addirittura buoni regalo, sta modificando il settore dei regali.
Oggi negli aeroporti è possibile stampare articoli personalizzati mentre si attende il proprio volo. Si sceglie un profumo. Si stampa qualcosa sulla scatola o sulla bottiglia ed è fatta – si può ripartire con qualcosa di speciale. Sebbene l’incisione sia una tecnica diffusa già da tempo, non è abbastanza. Non è possibile aggiungere colori, immagini o logo. Tutto questo la rende poco personale. Con gli inchiostri UV, è possibile stampare il messaggio desiderato e progettare articoli in quadricromia e aggiungere immagini, in modo rapido e semplice.
Mi trovavo all’aeroporto e c’era uno stand che vendeva cover per smartphone con le immagini fornite dal cliente. Questa idea apre la strada a enormi opportunità. Tutti abbiamo moltissime immagini tra cui scegliere sui nostri cellulari o tablet e aggiungendo del testo all’immagine è possibile ottenere un regalo esclusivo. Basta ricordarsi qual è il modello di smartphone del destinatario, per evitare in seguito lunghe discussioni.
Bompan_fig2Ma come funziona? Non tutti gli oggetti sono stampabili o possono offrire l’adesione adeguata. Credetemi, non potete stampare su qualsiasi cosa. Il trucco sta nel trovare la combinazione adeguata di inchiostri, primer e oggetto. È possibile stampare la plastica con la maggior parte di stampanti UV di piccolo formato, ma le bottiglie di vetro sono un po’ più difficili. Fortunatamente, il primer integrato di Mimaki rende possibile la stampa senza alterare l’aspetto del prodotto. Anche gli oggetti arrotondati, come le bottiglie di vino, possono essere stampate usando la nuova opzione Kebab di Mimaki. Ciò significa che articoli quali candele personalizzate possono essere stampati con la foto preferita delle vacanze o con quell’immagine eccezionale dei vostri bambini. Basta aggiungere il testo che volete e in pochi minuti otterrete il miglior regalo mai visto. Potete immaginare con che entusiasmo verrà accolta una candela profumata con l’immagine dei vostri bambini invece della solita boccetta di profumo?
Ora avete la possibilità di essere speciali, diversi e unici. Non ci sono scuse per non investire in un regalo personalizzato la prossima volta che farete un viaggio. O per portare il vostro regalo a un livello superiore nelle occasioni speciali.
Opzioni infinite sono il grande vantaggio di questo nuovo settore della personalizzazione. Avete il controllo non solo sulla tecnologia ma anche sul prodotto finale. Sono certo che un settore ricco di opportunità si apre innanzi a noi. Quanto ha avuto inizio nel settore degli articoli promozionali ora ha acquisito un aspetto più personale. Speriamo che il mondo commerciale sia pronto a raccogliere questa sfida, perché i risultati saranno eccezionali!
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Let’s create… together.
Mike Horsten

Bompan invita stampatori e fornitori che desiderino cogliere una nuova opportunità di business e portare innovazione ed efficienza all’interno del proprio ambiente di lavoro, così come brand owners che vogliano conoscere come la tecnologia digitale possa essere un valido alleato nello sviluppo e nella promozione delle loro linee di prodotto, a visitare la loro sala demo in provincia di Varese, dove tecnici, commerciali e tutte le macchine Mimaki sono a disposizione per prove gratuite. Bompan, importatore esclusivo Mimaki per l’Italia.

Per informazioni
www.bompan.it
informazioni@bompan.it
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You speak, we listen

Mintel è il fornitore di ricerche di mercato indipendente in grado di fornire ai propri clienti un’accurata analisi dei mercati di tutto il mondo; tutto ciò è possibile grazie agli esperti locali di cui Mintel si avvale, la cui prossimità al territorio di riferimento, permette di avere una visione precisa e dettagliata del mercato locale. I report Mintel sono quindi il risultato di una approfondita analisi di settore, nonché il frutto di vere opinioni raccolte fra i consumatori e l’esito di un lavoro di intelligence competitiva e previsioni di mercato in grado di permettere ai clienti di arrivare al successo, sia nel mercato domestico che in quello estero.
La capillare presenza di Mintel è stata ulteriormente incrementata a livello mondiale con la creazione di nuove sedi a Chicago, New York, Shanghai, Tokyo e Sidney. Attualmente, gli utilizzatori dei report di ricerca Mintel sono più di 70.000 e sono distribuiti in tutti i paesi del mondo; la missione di Mintel è quella di aiutare tutti gli operatori di marketing e i decision-maker ad adottare strategie per prodotti e servizi e ad avere così una migliore conoscenza dei mercati in cui operano.

Oggi Mintel effettua più di 20.000 lanci di prodotti al mese e l’accuratezza delle sue previsioni è comprovabile dai dati di mercato.
Come previsto da Mintel, nel 2014 si è assistito ad una lotta per l’ambiente, a lanci ibridi e ad un aumento dei prodotti a valore aggiunto che rispondono alle specifiche esigenze di gruppi di popolazione, come quella maschile e quella dei consumatori etnici.
Per il 2015 prevediamo che i consumatori adottino abitudini quotidiane più flessibili nel settore beauty, mixando prodotti multi-funzionali in grado di rispondere alle loro esigenze quotidiane. La stagionalità, le diverse abitudini lavorative e fattori demografici svolgeranno un ruolo nella definizione del consumatore.
In Mintel siamo orgogliosi di aiutare migliaia di marchi di bellezza nel mondo a raggiungere i propri obiettivi commerciali. Siamo orgogliosi di supportare i piani di crescita dei nostri clienti grazie ai nostri esperti in materia di analisi e ricerche di mercato, ha affermato Jane Henderson, Global President, Divisione Beauty & Personal Care.

Alcuni esempi delle capacità di Mintel di anticipare le tendenze di mercato:
• Nell’autunno 2014 Mintel ha individuato la Corea come grande fonte di ispirazione per i marchi di make up occidentali.
I prodotti per labbra long lasting con finish naturale, un prodotto in crescita in questa regione, sono estremamente apprezzati dagli utenti occidentali; così è stato previsto che i nuovi prodotti ibridi in grado di combinare le caratteristiche di un rossetto, di un lipgloss, di un burrocacao e di un pennarello per labbra avrebbero avuto un enorme successo sia presso la popolazione asiatica che quella occidentale; fu così che nel gennaio 2015 Yves Saint Laurent lancia il suo Tint in Oil e Clarins presenta la sua collezione Primavera 2015 che si contraddistingue per una vasta gamma di pennarelli per labbra.
• Nel novembre 2013 Mintel ha affermato che, sebbene le vendite di preparazioni per la rasatura fossero in calo, la barba rappresentava una vera opportunità per i marchi di prodotti per capelli e di styling. Un anno dopo, Murdock ha immesso sul mercato uno shampoo/balsamo per barba.

In tutto ciò, il feedback dei clienti è fondamentale in quanto permette di apportare continui miglioramenti, come l’arricchimento del database dei nuovi prodotti (che rispetto agli inizi del 2015 oggi copre 12 paesi in più), una maggiore copertura di Mintel a livello mondiale con la creazione di nuovi uffici, la creazione di Databook di Report che possono essere facilmente scaricati accedendo ai dati sui quali si fondano le ricerche, un processo di login semplificato che permette di accedere alle informazioni Mintel da qualsiasi strumento, anche fuori ufficio.

We are Mintel. We are your eyes and ears in the markets that matter. The insights behind your next big idea. Your fingers on the pulse of innovation. Your interpreters of consumer trends.

Focus sul mercato brasiliano

Secondo quanto riportato da in-Cosmetics, il Brasile rappresenta l’11% del mercato mondiale per quanto riguarda Prodotti per l’Igiene Personale, Cosmetici, Fragranze (HPPC). Fra tutti questi prodotti, quelli per la cura dei capelli occupano un posto preponderante nel mercato brasiliano (22%) e nel corso degli anni tutti i prodotti appartenenti a questa macro-categoria hanno registrato una crescita media costante. Questo incremento dei consumi, unitamente ad una popolazione eterogenea, ha generato abitudini e preferenze differenti nelle cinque regioni del Brasile; le aziende sono state quindi costrette a confrontarsi con la vera natura del consumatore brasiliano e, di fatto, l’ultima ricerca condotta nel settore HPPC ha rivelato l’esistenza di diversi target indirizzati proprio al mercato HPPC brasiliano.

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Le caratteristiche climatiche e le differenze socio-economiche sono due fattori che potrebbero aver forgiato le preferenze distintive dei consumatori brasiliani. Oggi vi è una tipologia di consumatori che non è visibile quanto coloro che utilizzano prodotti di ‘massa’, ma che tuttavia trova qui ampia rappresentazione. Il consumatore di prodotti premium o sofisticati è una figura già ben nota in tutto il mondo e che ha contribuito a stimolare l’economia brasiliana.
Ciò detto, i prodotti di consumo di massa sono quelli più ampiamente rappresentati nella ricerca. Per comprendere meglio questa tipologia di consumatore, un’analisi effettuata dai professionisti dell’Associazione Brasiliana che riunisce i produttori di cosmetici, fragranze e prodotti per l’igiene personale (ABIHPEC), sulla base dei dati Mintel (la società di ricerche di mercato a livello globale) ha evidenziato alcune delle caratteristiche distintive del consumo nelle diverse regioni del Brasile. Lo studio sopra indicato afferma che a livello generale, il 69% della popolazione predilige utilizzare sempre lo stesso prodotto o lo stesso marchio per la cura dei capelli, a differenza di quanto registrato nel nord-est e nel sud-est dove si predilige cambiare prodotto e/o marchio, e che la maggior parte della popolazione acquista i prodotti al supermercato.

In termini di consumo di prodotto finito, la ricerca ha mostrato che il 53% degli intervistati nella zona centro-occidentale, il 42% al nord, il 38% nel sud-est, il 27% nel nord-est ed il 25% nel sud, utilizza prodotti di condizionamento. Nello specifico, i prodotti per capelli normali sono preferiti per lo più dalla popolazione centro-occidentale (36%), i prodotti anti-crespo dalla popolazione del nord (20%), i prodotti in crema volumizzanti sono consumati per lo più dalla popolazione centro-occidentale e del nord-est; i prodotti per capelli ricci infine, non sembrano riscuotere grande interesse in Brasile, dato questo che conferma la preferenza di questo paese per i capelli lisci.
L’analisi delle abitudini della popolazione ha mostrato che il 65% preferisce applicare i trattamenti per capelli a casa propria anziché rivolgersi ad un salone specializzato; in termini di utilizzo generale, il 91% degli intervistati utilizza lo shampoo, il 75% balsami con risciacquo, il 39% balsami senza risciacquo, il 33% prodotti di trattamento ed il 30% prodotti di scultura e fissaggio. In termini di prodotti cosmetici dunque, possiamo osservare che le attenzioni dei brasiliani si rivolgono primariamente a quelli per la cura dei capelli. La dimensione del paese e le differenze climatiche all’interno di esso, generano una vasta gamma di opportunità di mercato per una grande varietà di prodotti.

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www.in-cosmeticsbrasil.com