Opinion Leader • CT4, 2025

Daniela Ronchetti

Opinion Leader • CT4, 2025

La bellezza è davvero per tutti?

Nel panorama cosmetico odierno, i concetti di diversità e inclusività stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. La diversità si riferisce alla presenza di caratteristiche, esperienze e prospettive differenti tra le persone, mentre l’inclusività garantisce che tutti si sentano valorizzati, rispettati e in grado di contribuire. In un mondo in rapida evoluzione, le aziende del settore cosmetico stanno adottando strategie e sviluppando prodotti pensati per rispondere alle esigenze di una clientela sempre più variegata. Un numero crescente di marchi sta ampliando le proprie gamme di colore e formulazioni, passando da un’offerta standardizzata a soluzioni specifiche per diversi tipi di pelle e capelli, includendo anche quelle appartenenti a minoranze etniche. Un esempio emblematico di questa tendenza è la creazione di linee cosmetiche che abbracciano la bellezza di ogni individuo, superando i limiti delle caratteristiche caucasiche e valorizzando la pluralità di identità. Un passo importante che dimostra come il settore si stia evolvendo verso un modello più inclusivo, capace di rispondere alle richieste di un pubblico sempre più attento alle tematiche sociali.

L’edizione 2025 di in-Cosmetics Global si conferma come punto di svolta per il settore cosmetico, sottolineando con forza il ruolo strategico di ingredienti innovativi al servizio di un’industria progressivamente più attenta alle nuove esigenze del mercato. In qualità di attore del settore cosmetico, ritengo fondamentale analizzare le tendenze emerse e il ruolo centrale che gli ingredienti stanno assumendo in questa rivoluzione culturale e tecnologica.

Il mercato dell’inclusività: crescita e trasformazioni

Secondo un approfondito rapporto di Grand View Research, il segmento dei cosmetici inclusivi e diversificati vale circa 70 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 6,5%. Questa dinamica rispecchia una società in evoluzione, in cui Millennials e Gen Z desiderano prodotti che riflettano la loro pluralità di identità etnica, di genere e di età. La preferenza per marchi trasparenti e inclusivi si traduce in un’attenzione crescente verso formulazioni capaci di rispondere alle più svariate caratteristiche cutanee e capillari.

Negli ultimi anni, l’industria della cosmesi ha compiuto progressi significativi verso la diversità e l’inclusività. Sempre più marchi hanno ampliato le proprie gamme di prodotti per rispondere a un pubblico più eterogeneo, includendo diverse tonalità di pelle, tipologie di capelli e esigenze specifiche. Per esempio, la disponibilità di fondotinta con sfumature più ampie è notevolmente aumentata, mentre le linee di prodotti per la cura dei capelli offrono ora soluzioni mirate per i capelli dalle più diverse esigenze.

Tuttavia, nonostante questi miglioramenti, il percorso verso una vera inclusività è ancora lungo. Molti brands continuano a non riuscire a soddisfare appieno le esigenze di tutti i consumatori, e il settore deve mantenere un impegno costante nel considerare la diversità durante lo sviluppo dei prodotti.

in-cosmetics 2025 e Ingredienti attivi: un banco di prova per le tendenze di domani nel cuore dell’innovazione inclusiva 

L’appuntamento per gli operatori del settore svoltosi ad Amsterdam nell’aprile 2025 ha evidenziato come gli ingredienti più innovativi si stiano orientando verso valori di sostenibilità e “clean label”. Estratti botanici e microalghe sono stati protagonisti, portando in scena un’idea di bellezza più rispettosa dell’ambiente e delle diversità genetiche. Questi ingredienti, caratterizzati da pratiche di estrazione sostenibile e nuove tecnologie di fermentazione, sono il simbolo di un’evoluzione che mira a prodotti formulati non solo per l’efficacia, ma anche per l’inclusività e la responsabilità sociale.

Inoltre, l’attenzione si è focalizzata su ingredienti personalizzabili e adattivi, capaci di rispondere alle esigenze di pelli sensibili, mature e di origini diverse. La ricerca si sta muovendo in direzione di formulazioni che riducono le barriere di accesso, offrendo soluzioni su misura e sostenibili, in linea con i principi di etica e rispetto ambientale.

Diverse aziende hanno già intrapreso un percorso di ampliamento del portafoglio con ingredienti che promuovono questi valori. La strategia si basa su una ricerca costante di complessi attivi efficaci e rispettosi delle caratteristiche di ogni tipologia di pelle, con un occhio di riguardo alle pratiche di estrazione etiche e sostenibili. Si conferma l’impegno delle aziende di settore: innovare con responsabilità!

Ritengo che il ruolo delle aziende fornitrici di ingredienti attivi sia quello di guidare le imprese verso un modello di bellezza autentica, rappresentativa e accessibile a tutti. Solo così si potrà contribuire a una rivoluzione culturale che pone al centro l’individualità e il rispetto per il pianeta, senza rinunciare all’efficacia e alla qualità degli ingredienti.

Tecnologia e naturalità al servizio dell’innovazione, ecco alcuni spunti:

Niacinamide (Vitamina B3): elemento versatile, utile per pelli sensibili, mature, con eccesso di sebo e con discromie, che favorisce un approccio inclusivo alle esigenze dermatologiche più diverse. Le innovazioni nelle formulazioni, come microincapsulazione e sistemi a rilascio controllato, potenziano la stabilità e l’efficacia di questa vitamina, spesso in combinazione con altri attivi per risultati più duraturi.

Acido ialuronico a diverse molecolarità: ancora un ingrediente star per un’idratazione su misura, che si adatta a tutti i tipi di pelle. Sul mercato cosmetico, l’acido ialuronico si presenta in molte formulazioni innovative, come quelle multimolecolari, cross-linkate e a basso peso molecolare, progettate per migliorare l’idratazione, l’elasticità e il volume di tutti i tipi di pelle, comprese quelle etniche. Queste formulazioni avanzate sono pensate per offrire benefici specifici, rispettando la compatibilità cutanea e minimizzando irritazioni, adattandosi alle esigenze di pelli più spesse, sensibili o con pigmentazioni diverse.

Peptidi biomimetici: stimolanti naturali della produzione di collagene ed elastina rivolti a pelli di ogni età, contribuendo a una percezione di giovinezza e tonicità universale. Grazie alla loro biocompatibilità, favoriscono una azione profonda e promuovono un aspetto più tonico e uniforme, rappresentando un innovativo approccio rigenerativo e antinvecchiamento senza confini.

Oli naturali ripensati con un approccio tecnologico, come olio di avocado, crambe e girasole che ripristinano i lipidi capillari in modo intelligente, possono costituire una alternativa sostenibile ai siliconi e risultano fondamentali per rafforzare i capelli ricci, afro o trattati e per fornire nutrimento dove è necessario e definizione del capello senza appesantire.

Color correcting pigments e nuove shades di pigmenti che permettono la creazione di prodotti da makeup adatti anche alle tonalità più scure, per uniformare e valorizzare le diverse carnagioni, favorendo un’estetica più autentica e rappresentativa. L’adozione di queste specifiche polveri trattate in superficie consente di evitare la segregazione cromatica e prevenire effetti di tonalità grigie, facilitando al contempo la realizzazione di tonalità scure più omogenee. Inoltre, la riduzione della concentrazione di pigmento in formula contribuisce a migliorare le caratteristiche sensoriali della texture, grazie a un miglioramento della dispersione e della percezione sensoriale complessiva del prodotto. Il settore del makeup è sicuramente uno dei settori più dinamici e che appieno abbraccia la cultura della diversità!

L’edizione 2025 di in-Cosmetics ha ribadito che l’innovazione nel settore cosmetico non può prescindere da un impegno concreto verso la diversità e la sostenibilità. Garantire che i cosmetici siano pensati per un pubblico diversificato non dovrebbe rappresentare una semplice tendenza, bensì un impegno duraturo e imprescindibile, la bellezza è inclusione.

Lettura consigliata

Premium Cosmetics Market Size, Share & Trends Analysis Report By Product (Skin Care, Hair Care, Color Cosmetics), By End Use (Men, Women), By Distribution Channel, By Region, And Segment Forecasts, 2024 – 2030. Report ID: GVR-3-68038-869-5

Editoriale CT4, 2025

Anna Caldiroli

Editoriale CT4, 2025

Qual è il vostro parere nei confronti di un’Europa che se da una parte ascolta gli stakeholder (a posteriori) e rispetta gli impegni presi in tema di semplificazione, dall’altra “sembra cambiare idea” a pochi mesi dalla pubblicazione di un aggiornamento epocale?

Coltiviamo connessioni

Lo scorso giugno ho partecipato all’Assemblea Generale AssICC e il Dott. Sangalli, Presidente di Confcommercio ha creato una connessione tra il quadro e simbolo dell’assemblea di quest’anno e cioè “Il Girotondo” di Pellizza da Volpedo e la condizione delle imprese: nel quadro un gruppo di bambini e bambine (che potrei ricondurre ai soggetti che decidono di associarsi) si tengono per mano; canticchiando la filastrocca che tutti ricordiamo, potremmo dire che solo insieme (come imprese e come persone che abitano le imprese) sostenendoci e tutelando la terra, andando nella stessa direzione, questo mettersi in gioco ha un senso, altrimenti si cade “tutti giù per terra”. Un altro passaggio importante del discorso, a mio avviso, è stata la definizione di sostenibilità che ha fatto emergere una lettura diversa e coesa con il quadro: è la consapevolezza che tutto è collegato (come questi bambini nel girotondo) e non ci sono scelte insignificanti. Non è possibile isolarsi, non ci si può fermare ma occorre lavorare come filiera. È importante avere una piena consapevolezza del passato, una conoscenza del presente per concretizzare la visione del futuro che chiede al settore della distribuzione delle materie prime – ma mi sento di estendere questa considerazione anche all’intera industria cosmetica – un agire che sia nella direzione della sicurezza e della sostenibilità, dell’innovazione e della competitività. Anche questi pilastri non sono delle colonne isolate ma l’una è strettamente connessa con l’altra. Ulteriore elemento emerso è stata la necessità di semplificazione delle norme che non significa banalizzazione o carenza: le imprese non intendono sottrarsi all’impegno di garantire la sicurezza dei consumatori, in particolare; tuttavia, in un panorama (italiano) disseminato di PMI che sono in grado di adempiere a richieste proporzionate e praticabili, si ravvisa la necessità di eliminare oneri superflui e consolidare la chiarezza giuridica.

Così, l’8 luglio con il nuovo Chemical Action Plan è stato pubblicato il pacchetto di semplificazione normativa Omnibus con una serie di proposte tra cui una dedicata alla modifica del Regolamento (UE) 2024/2865 – il recente aggiornamento del CLP – per date di applicazione e disposizioni transitorie. Obiettivi: bilanciare meglio, da un lato, l’esigenza che le informazioni riportate sull’etichetta siano chiaramente comprese dai consumatori e, dall’altro, la necessità di ridurre le barriere di mercato e gli oneri amministrativi per l’industria. La proposta specifica modificherebbe (i) l’art. 2 che stabilisce le date di entrata in vigore e di applicazione delle sue disposizioni; (ii) l’art. 30 che stabilisce i termini per la rietichettatura, (iii) l’art. 48 sulla pubblicità, (iv) l’art. 48 bis sulle vendite a distanza e l’etichettatura delle pompe di carburante di cui all’allegato II; (v) le disposizioni che modificano l’art. 31.3, e le sezioni pertinenti dell’Allegato I sui requisiti obbligatori di formattazione. Stabilita anche una nuova data di applicazione al 1° gennaio 2028 per tutte le disposizioni menzionate. A questa, nell’Omnibus si affiancano ulteriori proposte che vedrebbero un “ritorno alle origini”- per certi versi – del CLP. 

Intervista a… Sandro Ballariano

La parola alle aziende

Intervista a...

Sandro Ballariano

SHARINGREDIENTS

Nasce un nuovo mercato dove comprare 
e condividere le materie prime

Sandro Ballariano

Serena Zanella

Sharingredients è nata per far fronte all’esigenza di ottimizzare la gestione dell’approvvigionamento degli ingredienti chimici

Sandro Ballariano

L’idea di realizzare questo progetto nasce nel 2021. In quel periodo, complice la pandemia in corso, è iniziata la “tempesta perfetta” delle materie prime: lead time sempre più lunghi, MOQ sempre più rigidi e una crescita costante dei prezzi hanno portato ad un sovraccarico dei magazzini con conseguenti problemi nella gestione della shelf life e un aumento dei prodotti da smaltire.

Il problema dello smaltimento delle materie prime scadute accomuna tutte le aziende operanti nel settore chimico: produttori di prodotti finiti, laboratori di ricerca, distributori e produttori di ingredienti.

Per risolvere questo problema serviva la possibilità di rimettere in commercio gli ingredienti stoccati in eccesso, la possibilità di “condividere”: ecco da dove nasce la nostra idea di un servizio di share-ingredients!

Earth Overshoot Day

giorno nel quale tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare autonomamente in un anno vengono consumate dall’uomo

Sai quando raggiungiamo di media l’Overshoot day, ogni anno?

Negli ultimi anni è accaduto quasi sempre intorno alla fine di luglio. Quindi, ogni anno, ci servirebbero le risorse naturali di 1,7 pianeti per stare in equilibrio.

Comprare ingredienti chimici in base alle reali necessità, rivendere quelli in eccesso, ridurre lo smaltimento dei prodotti scaduti.

Find what you need, share what you don’t!

Non possiamo più permetterci nulla di diverso, le risorse della terra sono limitate e le stiamo già sfruttando oltre ogni limite.

Sharingredients è l’unico investimento sulla tua sostenibilità che costa meno di non farlo!

FeraLuxe™

FeraLuxe™

Una soluzione naturale
per contrastare il photoaging
FeraLuxe™ è un principio attivo cosmetico multifunzionale di origine naturale in grado di proteggere la pelle dal fotoinvecchiamento in modo sicuro ed efficace riducendo i ROS nei cheratinociti umani esposti ai raggi UVA e UVB; inoltre, migliora la texture della pelle, riduce le rughe e le macchie pigmentarie, schiarendo la pelle e attenuando le discromie cutanee.
A base di aloesina, estratta da Aloe vera e Aloe ferox
Inibisce l’enzima tirosinasi, riducendo la sintesi di melanina
Diminuisce macchie scure e iperpigmentazione
Aiuta a proteggere la pelle dai danni dei raggi UV

Composizione
e Specifiche tecniche

01

NOME INCI

Aloesin

02

Caratteristiche organolettiche

Aspetto: Polvere
Colore: Da bianco a bianco sporco
Odore: Inodore

02

Contaminanti

Antrachinono (Aloin) (ppm): 10
Residui di solventi organici: Conforme ai limiti USP
Residui di pesticidi: Conforme ai limiti USP

02

Metalli pesanti (ppm)

Piombo: 0,5
Arsenico: 2
Cadmio: 2
Mercurio: 2

02

Caratteristiche microbiologiche

Conta microbica aerobica totale (UFC/g): 100
Lieviti e muffe (UFC/g): 100
Coliformi totali: Negativo

02

Stabilità e Conservazione

Stabile nelle normali condizioni di stoccaggio
Shelf-life: 5 anni

Editoriale IN3-2025

Editoriale IN3-2025

Tiziana Mennini

Direttore scientifico
de L'Integratore Nutrizionale

Alimenti salutari
e indicazioni sulla salute
Non tutto è proprio liscio come l’olio…

Cari Lettori, 

si è ripresentato il caso della richiesta di autorizzazione di un’indicazione sulla salute relativa ai polifenoli dell’olio d’oliva e al mantenimento di concentrazioni normali di colesterolo lipoproteico ad alta densità nel sangue (HDL-c) ai sensi dell’Art 13.5 del regolamento (CE) 1924/2006, già valutato dallo stesso gruppo di esperti scientifici dell’EFSA su Nutrizione, nuovi alimenti e allergeni alimentari (NDA) nel 2011 con esito negativo (secondo l’Art 13.1 dello stesso regolamento). Ricordiamo che l’unico claim approvato da EFSA nel 2011 per i polifenoli dell’olio di oliva è che “proteggono le lipoproteine LDL dal danno ossidativo”, ma non ci sono evidenze chiare per quanto riguarda il mantenimento del normale metabolismo lipidico. 

Dalla valutazione attuale (1) è emerso un messaggio inequivocabile per l’industria alimentare: anche per prodotti da sempre ritenuti salutari, come l’olio extravergine d’oliva, l’approvazione di un claim a livello europeo richiede evidenze scientifiche robuste e riproducibili, oltre a una dimostrazione chiara del meccanismo d’azione.

Nel caso specifico, il gruppo di esperti scientifici ritiene che il costituente alimentare in questione, ovvero i polifenoli dell’olio d’oliva, sia sufficientemente caratterizzato e che il mantenimento dei livelli di colesterolo HDL nel sangue (senza un aumento del colesterolo LDL) sia considerato un effetto fisiologico positivo per la popolazione generale.

Il richiedente (l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro) ha presentato una revisione sistematica pubblicata, accompagnata da una metanalisi di dieci studi di intervento sull’uomo, oltre ai singoli studi inclusi, per valutare l’effetto dei polifenoli dell’olio d’oliva sui livelli di colesterolo HDL nel sangue.

Nel valutare le prove disponibili, il gruppo di esperti dell’EFSA ha considerato che solo uno di questi studi di intervento condotto su uomini adulti ha mostrato un aumento dose-dipendente del colesterolo HDL dopo tre settimane di consumo quotidiano di polifenoli dell’olio d’oliva, ma questi risultati non sono stati confermati da altri studi né replicati in altri gruppi di popolazione o in tempi più lunghi. Inoltre, non è stato fornito un meccanismo plausibile che spieghi come i polifenoli dell’olio d’oliva potrebbero produrre l’effetto dichiarato.

In conclusione, il gruppo di esperti conclude che le prove fornite non sono sufficienti per stabilire un rapporto causa-effetto tra il consumo di polifenoli dell’olio d’oliva e il mantenimento di normali livelli di colesterolo HDL nel sangue.

Pertanto, anche per alimenti tradizionalmente considerati salutari, è indispensabile disporre di solide evidenze scientifiche per poter ottenere un claim approvato a livello europeo: una sfida tutt’altro che semplice per chi intende valorizzare le proprietà funzionali dei prodotti della dieta mediterranea.

Editoriale CT3, 2025

Anna Caldiroli

Editoriale CT3, 2025

ma sai che ognuno c’ha il suo mare dentro al cuore sì (…)

ma sai che ognuno c’ha i suoi sogni da inseguire sì

Mare mare (Luca Carboni)

Tra babordo e tribordo

A Milano ci sono “le week” e questo l’abbiamo già detto.

“Le week” che – lo ammetto pubblicamente – certe volte cerco di dribblare. Mi capita di partecipare a qualche evento ma più per sfruttarlo come occasione per incontrare persone (che siano amici della vita privata, autori con cui collaboro, potenziali clienti ecc.) con uno sguardo talora distratto e non sempre completamente coinvolto.

Ebbene, quest’anno, complice l’algoritmo che governa uno tra i canali social più noti, ho iniziato a interessarmi al Salone del mobile ma, in particolare, a ciò che si è saputo imporre negli anni fino a diventare imperdibile: il Fuorisalone, diffuso per la città, e, che, oltre ad annoverare esposizioni in palazzi prestigiosi si estende fino ad aree di archeologia industriale. Ora, senza addentrarmi sull’indotto – positivo e negativo – che è in grado di generare sulla città e limitrofi, nelle lunghe code per accaparrarsi il famoso sgabello o altro, sono andata a curiosare alcuni di questi appuntamenti. 

Durante “La” week 2025, ho trovato sentimentalmente significativo Wind Labyrinth avvolto dal fascino nascosto e senza tempo del Cortile del 700 nella sede dell’Università degli Studi di Milano di Via Festa Del Perdono proposto da Sanlorenzo Yacht: un’installazione immersiva che si concede per un’esperienza per i sensi che simula la navigazione e, come in acqua, lo spettatore non avverte più il proprio peso. Un labirinto di vele metafora del mare quale spazio infinito, il vento è guida nella scoperta e ne definisce anche il percorso, lambisce il viso dei naviganti di Terra. Sono stati utilizzati vele, rande e fiocchi già precedentemente impiegati, liberi di muoversi secondo la spinta naturale del vento per celebrare il movimento continuo del mare; la luce cambia, gli elementi materiali si avvicinano allo spettatore sino ad inglobarlo. Come accompagnamento, il suono delle onde del mare e lo stridio dei gabbiani. Dal sito web dedicato all’evento, si legge che la società intende “ridefinire il rapporto tra uomo, natura e tecnologia, attraverso un linguaggio estetico e progettuale sempre più orientato alla sostenibilità”.

Quali relazioni e punti di contatto ho intravisto tra questa installazione, che tanto mi ha emozionato, e l’industria cosmetica?

Il desiderio di creare anche attraverso texture, profumi ed esperienze coinvolgenti per il consumatore, per portarlo oltre la semplice funzionalità o l’aspetto visivo.

L’innovazione scientifica e tecnologica per plasmare soluzioni avanzate con il divenire di strumentazioni elettroniche e ingegnerizzate oltre a nuovi metodi di analisi.

Il benessere emotivo e la cura di sé grazie alla proposta di prodotti efficaci dai risultati visibili ma anche momenti di piacere e relax.

L’attenzione sempre crescente alla sostenibilità, mediante la selezione di materie prime, materiali e packaging così come il riesame dei propri processi produttivi affinché, le misurazioni, diano evidenza di un basso impatto ambientale, rispondendo a una spinta di mercato ma anche regolatoria.

L’estetica e il design di prodotto.

Un’esperienza che, per me, è diventata un’opportunità per avere una visione d’insieme e far emergere alcuni elementi cardine della vita d’impresa che prescindono dal settore industriale.

 

Opinione Leader • CT3, 2025

Sonia Cudrig

Opinione Leader • CT3, 2025

La protezione solare cambia pelle

Oggi stiamo registrando un cambiamento importante nell’uso dei prodotti cosmetici con SPF (Sun Protection Factor). La consapevolezza da parte dei consumatori di proteggersi dai danni provocati dalle radiazioni solari è aumentata: fino a qualche anno fa si considerava dannosa l’esposizione alle radiazioni UV solo durante la stagione estiva, ora appare chiaro che bisogna proteggere la pelle dall’esposizione al sole durante tutto l’anno. 

Dopo l’introduzione del termine Photoaging nel 1986, è cresciuta l’attenzione nei confronti dei danni indotti dalla radiazione solare, soprattutto verso quelle frequenze che manifestano la loro azione dopo molti anni. I diretti responsabili di questa azione silente e dannosa sono gli UVA, gli IR e la luce visibile. L’insorgenza di rughe, secchezza cutanea e alterazioni nella pigmentazione sono i tipici segni di una pelle che non è stata adeguatamente protetta. 

L’immagine portata, per esempio, in molti studi scientifici del guidatore che ha la metà del volto esposta per anni al finestrino completamente solcata da rughe profonde è diventata emblematica. L’esposizione involontaria necessita quindi di una protezione adeguata; i nuovi trend di protezione, in senso ampio, sono proprio quelli collegati all’esposizione involontaria alla radiazione solare: attività sportive all’aperto, vita quotidiana e protezione in grado di adattarsi ai raggi solari. In questo testo intendo rispondere alla domanda “quali sono le maggiori difficoltà che incontra un formulatore per soddisfare i nuovi trend del mercato?” Certamente, la natura lipofila dei filtri UV organici crea un ostacolo importante per l’ottenimento di texture leggere. Con i filtri UV inorganici, invece, serve lavorare sulla gradevolezza nell’applicazione e assenza di “effetto bianco”.

Solari per lo sport

Molte attività sportive si praticano all’esterno: il golf, il tennis, lo sci, il ciclismo e lo jogging sono solo alcuni esempi, esponendo lo sportivo, più o meno inconsapevolmente, alle radiazioni solari per diverse ore del giorno (1). Per sensibilizzare i consumatori sull’importanza della protezione della pelle, i campioni dello sport, i tennisti in particolare, sono diventati testimonial per importanti brand di prodotti solari. È interessante ricordare che è passato solo un decennio da quando il Wall Street Journal si interrogava su come mai proprio i tennisti fossero così restii a utilizzare una protezione durante le competizioni. In quel tempo, le protezioni solari presentavano molti inconvenienti pratici: l’untuosità delle formulazioni che interferiva con la presa sulla racchetta, scarsa resistenza al sudore e anche irritazioni agli occhi erano le cause principali. L’utilizzo di prodotti solari nella pratica sportiva oggi prende in considerazione queste specifiche esigenze.

La praticità d’uso di una protezione solare è diventata la parola d’ordine. Sono disponibili sul mercato formulazioni che non necessitano di essere spalmate. Questo evita il contatto con le mani che inavvertitamente potrebbero toccare gli occhi: versioni in stick e in aerosol spray. Ideali, poi, sono le formulazioni anidre, senza emulsionanti, che presentano un’intrinseca resistenza al sudore perché subiscono un minore dilavamento a contatto con l’acqua. La presenza di polimeri che garantiscano la Water Resistance li rendono ancora più performanti. Mentre, per ridurre l’untuosità del prodotto, si fa uso di agenti texturizzanti nella formulazione che sono in grado di assorbire quantità elevate di olio e garantire una sensorialità più asciutta. Nel caso in cui il prodotto finisca accidentalmente a contatto con gli occhi, il bruciore crea un fastidioso disturbo durante l’attività sportiva. La causa di questo inconveniente potrebbe essere imputabile ai filtri organici (e per questo potrebbero essere sostituiti con quelli fisici), ma devono essere tenuti in considerazione anche oli e fragranze. Per tutte queste ragioni, oggi occorre selezionare in modo molto accurato e scrupoloso questi ingredienti.

Prodotti solari per la protezione quotidiana:
SPF e antipollution

Il sole fa bene solo se ci si espone con moderazione. La corretta esposizione al sole è soggettiva: dipende dal fototipo, dall’età e dal sesso. Nel 2002 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il Global Solar UV Index (Indice UV): una scala numerica tra 2 e 11 che indica il comportamento da seguire per ridurre i rischi per la salute quando ci si espone alla radiazione solare. Il valore pari o superiori a 3 indica che è fortemente consigliato proteggersi con l’uso di una crema solare durante l’esposizione al sole. L’indice UV è entrato a fare parte della nostra vita. Oggi, anche le previsioni meteo diffuse dai media lo riportano, in quanto si tratta di un’informazione rilevante. Si intuisce a questo punto quanto sia aumentata l’importanza di proteggere la pelle quotidianamente (2).

Per rispondere a questo nuovo bisogno, il trend fortemente in crescita nella skincare è l’integrazione della protezione SPF. Con maggiore frequenza, vediamo in commercio prodotti multifunzionali che combinano la protezione dalle radiazioni solari con altri benefici per la pelle: pensiamo all’acne, i pori dilatati, la cute sensibile ecc. Sono sempre più apprezzate dai consumatori le “formulazioni coreane” che propongono texture estremamente gradevoli e prodotti di alta efficacia grazie all’aggiunta di ingredienti idratanti, antiaging, lenitivi e antipollution. 

Sviluppare un prodotto con SPF idoneo all’uso quotidiano richiede molte accortezze; è necessario soprattutto considerare le richieste dei consumatori: formule esteticamente piacevoli, con fattore di protezione elevato e possibilmente naturali, eco-friendly e sostenibili. Ottenere texture leggere e adatte a tutti i tipi di pelle rappresenta la difficoltà maggiore nell’ideazione di un prodotto solare. 

Obiettivo, questo, non facilmente raggiungibile se si considera che la stragrande maggioranza dei filtri organici ha natura lipofila e necessita di idonei solventi oleosi per ottenere una corretta solubilizzazione. L’inserimento di booster di SPF aiuta a massimizzare l’efficienza dei filtri UV, permettendo così di ridurne la quantità nella formula e il conseguente ottenimento di texture meno unte e meno lucide. 

La pelle si trova esposta a tutte le aggressioni ambientali e quelle maggiormente impattanti sono sicuramente l’esposizione alla radiazione solare e l’inquinamento atmosferico. Entrambi questi agenti stressogeni propagano i loro danni nel tessuto cutaneo attraverso la generazione di radicali liberi. 

Lo stress ossidativo in questo tessuto è molto elevato. Il formulatore, nello sviluppo di un prodotto per il daily use, dovrà dunque inserire anche ingredienti antiossidanti.

Protezione solare che si adatta all’esposizione solare: sviluppo di formulazioni sempre più personalizzate

L’intensità con cui la luce solare raggiunge la superficie terrestre è variabile ed è influenzata da diversi fattori: ora del giorno, posizione geografica, latitudine, altitudine, condizioni atmosferiche, inquinamento, fenomeni di riflessione dal suolo e dalle superfici acquose. 

L’esposizione personale è correlata con le attività che si svolgono all’esterno e con le abitudini individuali. Considerando quanto detto, la nostra pelle non necessita la medesima protezione in tutte le condizioni, ma dovrebbe essere modulata per adattarsi ai momenti in cui è più necessaria. Una novità molto interessante arriva da una start-up altamente tecnologica che ha l’obiettivo di ridurre l’incidenza dei tumori della pelle indotti dalla radiazione UV. L’azienda ha investito nella ricerca e sviluppo di attivi altamente efficaci e con un bassissimo impatto tossicologico e ambientale. Queste molecole si possono definire precursori fotochimici e sono i primi prodotti sul mercato in grado di conferire una fotoprotezione adattativa: maggiore è l’esposizione, maggiore sarà la protezione. Il loro meccanismo d’azione si basa su una trasformazione fotochimica che viene indotta dalla luce solare e permette l’assorbimento della radiazione ultravioletta a differenti lunghezze d’onda. Questa reazione è “dose” dipendente e conferisce una protezione a lunga durata. Si tratta di una tecnologia brevettata (WO2006100225) che fa in modo che una molecola possa passare dall’assorbire la radiazione UVB a quella UVA, per esempio. Il meccanismo d’azione ha preso spunto dalla capacità delle piante ed altri organismi viventi capaci di adattarsi e di rispondere in modo efficace alla radiazione solare. A dimostrazione dell’efficacia di queste molecole, sono stati condotti test in vitro. Il risultato dimostra l’incremento di protezione UVA.

Bibliografia

Moehrle M. Outdoor sports and skin cancer. Clin Dermatol. 2008;26(1):12-15.

Marionnet C, Tricaud C, Bernerd F. Exposure to non-extreme solar UV daylight: spectral characterization, effects on skin and photoprotection. Int J Mol Sci. 2014;16(1):68-90.

Cosmetic Technology 3, 2025

Cosmetic Technology 3, 2025

Sun protection, sport & antipollution
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Coltiviamo connessioni
A. Caldiroli

Opinion Leader

La bellezza è davvero per tutti?
D. Ronchetti

articoli

C. Pecoraro
Bio Basic Europe, Milano

chiara.pecoraro@biobasiceurope.it

The new MDR Regulation and SMEs: challenges, costs, and impact on the availability of medical devices

The consequences of European medical device regulations for small and medium enterprises and possible strategies to address them

The introduction of Regulation (EU) 2017/745 (MDR) has redefined the regulatory framework for medical devices, imposing stricter requirements for certification, post-market surveillance, and product traceability. While the regulation aims to enhance the safety and quality of medical devices, small and medium-sized enterprises (SMEs) in the sector have faced significant challenges in adapting to the new provisions. Increased certification costs, longer approval times, and a reduced number of notified bodies have made compliance more burdensome, leading to the withdrawal of certain devices from the market and slowing down innovation.

This article analyzes the key differences between Directive 93/42/EEC (MDD) and the MDR, focusing on the impact on SMEs and the availability of medical devices. Furthermore, it discusses possible strategies to mitigate the challenges posed by the new regulation, such as implementing simplified certification pathways for essential devices, expanding the number of notified bodies, and introducing financial support measures for companies. The goal is to identify solutions that ensure patient safety without compromising the competitiveness and sustainability of the European medical device sector.


L’introduzione del Regolamento (UE) 2017/745 (MDR) ha ridefinito il quadro normativo dei dispositivi medici, imponendo requisiti più stringenti per la certificazione, la sorveglianza post-market e la tracciabilità dei prodotti. Sebbene il regolamento abbia l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e la qualità dei dispositivi medici, le piccole e medie imprese (PMI) del settore hanno riscontrato notevoli difficoltà nell’adeguarsi alle nuove disposizioni. L’aumento dei costi di certificazione, i tempi di approvazione più lunghi e la riduzione del numero di organismi notificati hanno reso il processo di conformità più oneroso, portando al ritiro di alcuni dispositivi dal mercato e rallentando l’innovazione. Questo articolo analizza le principali differenze tra la Direttiva 93/42/CEE (MDD) e l’MDR, con particolare attenzione agli impatti sulle PMI e sulla disponibilità dei dispositivi medici. Inoltre, vengono discusse le possibili strategie per mitigare le criticità emerse, tra cui l’adozione di percorsi di certificazione semplificati per i dispositivi essenziali, l’ampliamento degli organismi notificati e l’introduzione di misure di sostegno economico per le aziende. L’obiettivo è individuare soluzioni che consentano di garantire la sicurezza dei pazienti senza compromettere la competitività e la sostenibilità del settore medicale in Europa.

G. Baratti1, I. Ferroni2
1 Personal Care & Cosmetics Business Unit Manager, URAI
2 Head of Cosmetic Laboratory, URAI

  cosmetica@urai.it

Ectoine
The extremolite that protects the skin at 360 degrees

Extremolites are natural molecules produced by extremophilic microorganisms that live in hostile environments such as high temperatures or high salinity. The most known and used extremolite in the cosmetic field is Ectoine, an aminoacid that protects cells from damage caused by environmental stress. Ectoine stabilizes cell membranes, reduces inflammation, and enhances the skin’s barrier function, combating dryness, pollution, UV radiation and visible light. Thanks to its moisturizing and soothing action, it is effective in treating sensitive and atopic skins and it’s improving the appearance of wrinkles.

 

Gli estremoliti sono molecole naturali prodotte da microrganismi estremofili, che vivono in ambienti ostili alla vita come alte temperature o alta salinità. L’estremolita più noto e utilizzato in cosmetica è l’Ectoina, un aminoacido che protegge le cellule dai danni causati da stress ambientali. L’ectoina stabilizza le membrane cellulari, riduce l’infiammazione e migliora la funzione di barriera della pelle, contrastando secchezza, inquinamento, radiazioni UV e luce visibile. Grazie alla sua azione idratante e lenitiva, è efficace nel trattamento di pelli sensibili e atopiche e nel migliorare l’aspetto delle rughe.

A. Sguazzin1, C. Cusan2
1 Regulatory Toxicologist, S&C BEST (Portogruaro)
2 Ph.D., ERT, Founder and Principal Scientist at S&C BEST (Portogruaro)

  claudia@sc-best.eu

Il benzofenone è stato recentemente riclassificato come cancerogeno di categoria 1B H350, “Può provocare il cancro” rispetto alla precedente classificazione di categoria 2 H351, “Sospettato di provocare il cancro”. La riclassificazione è stata supportata da evidenze sperimentali che dimostrano la formazione di tumori rari, come per esempio il sarcoma istiocitico nelle femmine di topo e il carcinoma epatocellulare nei maschi di ratto. Studi di mutagenicità, come il test di Ames e altri saggi, hanno confermato che il meccanismo di azione cancerogeno non è mediato da un’interazione diretta con il DNA. Per questo motivo il benzofenone rappresenta un caso di studio rilevante per la determinazione di un valore di sicurezza soglia di un cancerogeno non mutageno. Infatti, mentre per un mutageno non è possibile stabilire l’esposizione giornaliera permessa (Permitted Daily Exposure, PDE), sotto il quale il rischio è trascurabile, tale PDE può essere stabilito per un cancerogeno non mutageno, con l’adozione di un approccio simile a quello applicato per l’anilina, in accordo alla linea guida del “International Council for Harmonisation of Technical Requirements for Pharmaceuticals for Human Use for Mutagenic Impurities” (ICH M7). Questo approccio permette di stabilire un livello di sicurezza utilizzando i fattori di incertezza descritti nelle linee guida ICH Q3C, ovvero la linea guida per “Residual solvents in pharmaceuticals”.

Questo lavoro si propone di illustrare il processo di valutazione tossicologica del benzofenone, sottolineando l’importanza di un’analisi approfondita per garantire la sicurezza dei composti chimici utilizzati nei settori industriale e farmaceutico.

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BUONA LETTURA!

8th IPCE Conference

I membri della SiCC hanno diritto a:

8th IPCE CONFERENCE Intercontinental Personal Care Excellence

11th-12th June 2025
Verona (VR) – Italy

Hotel Leon D’Oro

Registration
CONTACT

ipce2025@promoest.com

IPCE negli anni si è affermata come ponte di collegamento fra l’ultimo Congresso IFSCC ed il successivo: in questo caso Foz du Iguassù e Cannes!

L’eccellente programma scientifico, in cui si alterneranno gli autori dei migliori Poster del Congresso mondiale IFSCC di Foz do Iguassù con Lettori Magistrali di fama Internazionale, sarà completato da eventi sociali di alto livello, fra i quali la possibilità di partecipare alla serata inaugurale dell’Arena Opera Festival 2025 che si aprirà con il NABUCCO di G. Verdi

Anche quest’anno sono state scelte location prestigiose, nel centro storico di Verona, patrimonio dell’Unesco, conosciuta anche come la città di Giulietta e Romeo: la sala Mascagni dell’Hotel Leon D’oro sarà la sede delle due giornate di Conferenza, mentre lo scenografico Palazzo Verità ospiterà la cena di gala  

Program - 11st June
Program - 12st June

Opinion Leader • CT2, 2025

Leonardo Celleno

Opinion Leader • CT2, 2025

Senescenza e invecchiamento:
due processi su cui possiamo intervenire

Differenze, cause e soluzioni innovative per contrastare i processi dell’età

Si sa, invecchiare è un processo naturale. La senescenza ne è la naturale conseguenza e non possiamo fare niente per evitarla. Si cerca di invecchiare meglio, di mantenere più a lungo possibile il nostro benessere, ma comunque prima o poi si diventa “vecchi”. Tutto vero, però c’è qualcosa di nuovo. Intanto senescenza e invecchiamento, sebbene usati spesso come sinonimi, si riferiscono (per chi studia questi problemi) a processi distinti e diversi. La senescenza scientificamente indica un processo cellulare che porta all’arresto permanente del ciclo delle cellule con conseguenze che, alla fine, saranno evidenti anche sull’intero individuo. Si verifica in tutte le cellule proliferanti spontaneamente o perché soggette a sollecitazioni stressanti diverse. È uno dei processi causali dell’invecchiamento ed è responsabile di parte dei disturbi legati a questo processo.  

L’invecchiamento, invece, indica la perdita progressiva delle funzioni dei tessuti e degli organi nel tempo per cause legate sia ai processi intrinseci alle cellule sia per l’intervento di fattori esterni, come la radiazione UV. 

Sono due processi diversi che si intersecano fra di loro, ma essenzialmente diversificati. Per chiarire meglio, la senescenza si manifesta spontaneamente nelle cellule diploidi (come le cellule umane) e limita la loro durata di vita proliferativa: dopo un certo numero di divisioni (40-60), perdono la possibilità di dividersi ancora e di originare nuove cellule (limite di Hayflick); fenomeno causato da un progressivo accorciamento dei telomeri ad ogni divisione cellulare per prevenire l’instabilità genomica e quindi l’accumulo di danni al DNA, che si possono verificare durante le ripetute divisioni cellulari. È la senescenza replicativa, diversa dalla senescenza prematura che si verifica per eventi genotossici, forti stress metabolici o stress oncogenici, operando così un meccanismo anti-progressione tumorale. In entrambi i casi la senescenza si presenta quindi come un meccanismo protettivo: serve a “evitare” accumuli di danni al DNA e quindi di trasmettere un patrimonio genetico alterato e dannoso. Le cellule senescenti svolgono un ruolo chiave nei processi fisiologici come l’embriogenesi, il rimodellamento e la riparazione dei tessuti. Per esempio, durante l’embriogenesi, inducendo l’apoptosi, permettono il rinnovamento dei tessuti e l’organogenesi, nella riparazione tissutale eliminano cellule non più utili che ostacolano la guarigione di un danno tissutale. Questo spiega perché l’evoluzione non ha portato alla scomparsa della senescenza cellulare, proprio per mantenere questo sistema di difesa. Tuttavia, non sempre il processo si conclude con l’apoptosi e le cellule senescenti possono accumularsi con il tempo e in sede di patologie legate all’età, come nell’artrosi o nell’aterosclerosi e possono avere un impatto sulla normale fisiologia dei tessuti, secernendo fattori bioattivi come citochine, chemochine, fattori di crescita, metalloproteinasi, lipidi, nucleotidi, vescicole citoplasmatiche e fattori solubili. Così causano un progressivo deterioramento funzionale e diventano una delle cause principali dell’invecchiamento. 

L’invecchiamento, in quanto tale, è anch’esso determinato da molteplici cause, tuttavia, nel corso degli anni, i tantissimi studi hanno ormai stabilito che tra i meccanismi alla base dell’invecchiamento e in comune con i tanti altri processi che lo compongono, i radicali liberi (RL), specialmente quelli basati sull’ossigeno, svolgono un ruolo chiave.

Alla base della senescenza e dell’invecchiamento: il ruolo dei radicali liberi

Ma anche nella senescenza, i RL hanno la “responsabilità” dei tanti processi e fenomeni che si attuano nel suo manifestarsi. Il danno al DNA mediato dallo stress ossidativo è tra le principali cause e la loro aumentata produzione può rivelarsi dannosa e causare danni alle proteine cellulari compreso il DNA. Anche nei processi come l’inflammaging, ossia l’infiammazione cronica comune sia al crono che al foto-invecchiamento, gli RL sono il meccanismo attraverso cui si attuano.

Nel tentativo di contrastare l’azione dannosa degli RL e quindi i processi a loro legati, gli antiossidanti hanno rappresentato la prima risposta che è stata impiegata per combattere l’invecchiamento e non solo quello della cute, ma anche quello organico generale. Il loro impiego si è rivelato utile in molte condizioni fisiologiche e patologiche (infiammazione, protezione dallo stress ossidativo, terapie anticancro ecc.) ma non solo, ha permesso di intervenire su processi legati sia all’invecchiamento che alla senescenza. Molecole naturali quali quercetina, fisetina, luteolina, curcumina sono in grado di indurre selettivamente la morte delle cellule invecchiate, inducendo una “apoptosi selettiva”. Sono poi state sintetizzate nuove molecole sintetiche come il Navitoclax, con funzione pro-apoptotica per inibizione delle BCL-2 (proteine che possono esercitare un effetto pro o antiapoptotico) e di altre proteine, che ugualmente governano la permeabilità della membrana mitocondriale esterna. Altri inibitori delle BCL-2, come A1331852, A1331852, A1155463 ecc., sono in corso di studio così come nuove categorie di farmaci quali i cosiddetti “senomorfi” o “senostatici” che riducono gli effetti dannosi dei fattori biologici secreti dalle cellule senescenti (SASP) o sopprimono la senescenza senza indurre la morte della cellula senescente, interferendo con i regolatori trascrizionali. In studio anche farmaci cosiddetti Senoreverter che, invece di favorire l’apoptosi, consentirebbero alle cellule di rientrare nel ciclo cellulare e svolgere le loro funzioni come la rigenerazione della pelle. Chimera mirata alla proteolisi (PROTAC), nanoportatori, profarmaci a base di galattosio sono inoltre nuove tipologie di farmaci che la ricerca, sia sperimentale che clinica, sta indagando, così come anche l’immunoterapia basata sul «superficioma» delle cellule senescenti.  

Letture consigliate

Calcinotto A, Kohli J, Zagato E et al. Cellular Senescence: Aging, Cancer, and Injury. Physiol Rev. 2019;99(2):1047-1078.

Csekes E, Račková L. Skin Aging. Cellular Senescence and Natural Polyphenols. Int J Mol Sci. 2021;22(23):12641.

Schmeer C, Kretz A, Wengerodt D et al. Dissecting Aging and Senescence-Current Concepts and Open Lessons. Cells. 2019;8(11):1446.

Zhang L, Pitcher LE, Yousefzadeh MJ et al. Cellular senescence: a key therapeutic target in aging and diseases. J Clin Invest. 2022;132(15):e158450.