AVG

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Presentazione dell'azienda

AVG nasce pioneristicamente con l’idea di specializzarsi e di proporre sul mercato italiano solo principi attivi funzionali vegetali. I principi attivi funzionali di AVG hanno da sempre rappresentato l’eccellenza di un’azienda che fin dai suoi esordi si è distinta per la qualità delle sostanze proposte, il supporto scientifico e le competenze tecnico-formulative, offerti ai propri clienti.

Grazie ad un’accurata selezione delle più importanti realtà internazionali che hanno impianti di produzione dedicati, AVG ha costruito negli anni una solida partnership con i propri clienti, i quali possono avvalersi di una proposta estremamente vasta di prodotti scientificamente testati, quali principi attivi, sostanze funzionali, oli ed estratti naturali.

La sua capacità di cambiare, insieme al mondo che cambia, ha permesso inoltre ad AVG di trasferire il know-how acquisito in ambito cosmetico, alle esigenze di altri mercati - Pharma, Food, Nutrizionale e Pet - nei quali oggi è in costante crescita in termini di prodotti e servizi offerti e fatturato realizzato.

Esperienza, competenza, ricerca e sviluppo vengono messi al servizio dei progetti e delle idee dei propri clienti, attraverso un servizio di consulenza sempre orientato al raggiungimento di obiettivi concreti in termini di proposta di valore e di posizionamento di mercato. AVG è molto più di un semplice distributore, è un partner solido ed affidabile in grado di connettere i propri clienti ad una rete mondiale di fornitori di comprovata eccellenza. AVG è una realtà di livello globale costantemente proiettata nel futuro, con una visione del business etica e sostenibile.

Il management di AVG ha saputo infatti integrare il proprio impegno a favore della sostenibilità nel core-business aziendale con risultati sorprendenti. AVG, attraverso la selezione, la vendita e la distribuzione di principi attivi, estratti, oli e sostanze totalmente naturali e funzionali di elevata qualità, intende promuovere la salute e il benessere della collettività rendendo unica la proposta di valore dei propri clienti, ispirando fiducia nel futuro e rispetto per l’uomo e l’ambiente. Ne è testimonianza concreta la certificazione ISO 14001, frutto di un approccio in tal senso sistematico e ben strutturato.

Via IV Novembre 92/T
Bollate 20021 (MI)
tel +39 02 99020245
fax +39 02 3505691
info@avgsrl.it

www.avgsrl.it

Key Partners

Mibelle AG Biochemistry

Lipoid AG

Deretil

Fermedics

Algamo

Fermentalg

Laboratoires Phodé

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AVG - #LOOKFORTHEFUTURE

Un'identità rinnovata
per nuove sfide e nuovi traguardi

L’Integratore Nutrizionale n°6/2021

L’Integratore Nutrizionale n°6/2021

Focus: Salute cardiovascolare

ARTICOLI SCIENTIFICI:

• Questo numero si apre con un articolo di Visioli e colleghi, che affrontano l’argomento in focus parlando della relazione che intercorre tra microbioma intestinale e rischio cardiovascolare (CVD). In particolare, in questo articolo vengono esaminate alcune delle interazioni microbiota-rischio CVD dotate di solidità scientifica e vengono proposte alcune future opportunità cardio-preventive.

Microbiota intestinale e rischio cardiovascolare
Un quadro complesso che offre grandi opportunità di studio e intervento
Francesco Visioli, Federico Scarmozzino, Andrea Poli

Molti studi suggeriscono che il microbiota intestinale possa influenzare indirettamente o direttamente il rischio cardiovascolare (CVD). A tal proposito, il microbiota potrebbe agire modificando i composti naturalmente presenti negli alimenti, sia in senso potenzialmente aterogenico sia in senso protettivo; inoltre, ceppi batterici specifici, la cui crescita potrebbe essere facilitata anche da composti di origine alimentare, ovvero i prebiotici, potrebbero invece svolgere effetti diretti sull’aterogenesi. In altre parole, il rapporto microbiota-cibo è bidirezionale, nel senso che quest’ultimo modifica il primo che, a sua volta, produce metaboliti con effetti salutari o nocivi. In questo articolo esaminiamo alcune delle interazioni microbiota-rischio CVD che, alla luce delle evidenze disponibili, possono essere considerate già dotate di una convincente solidità scientifica. In particolare, ci concentriamo sul microbiota intestinale, dove la ricerca è più attiva, e proponiamo alcune future opportunità cardio-preventive: una delle quali sarebbe sviluppare e testare composti in grado di inibire la formazione di molecole nocive derivate dal microbiota. Dopo lo sviluppo di strumenti di screening appropriati, affidabili e poco costosi per i metabotipi, potranno anche essere implementate diete personalizzate e prescritti supplementi ad hoc. L’altra via terapeutica e preventiva che potrebbe essere percorsa è quella della modificazione del microbiota attraverso l’utilizzo di appropriati pro- e prebiotici.

• Nel secondo articolo si parla dell’invecchiamento biologico e del ruolo che assolve una dieta ricca di polifenoli. Esposito e colleghi, mediante uno studio, hanno analizzato la relazione che intercorre tra la differenza fra età biologica e cronologica di un soggetto, polifenoli e capacità antiossidante della dieta in una coorte di italiani adulti.

Invecchiamento biologico, il ruolo di una dieta ricca di polifenoli
Simona Esposito, Alessandro Gialluisi, Simona Costanzo, Augusto Di Castelnuovo, Emilia Ruggiero, Amalia De Curtis, Mariarosaria Persichillo, Chiara Cerletti, Maria Benedetta Donati, Giovanni de Gaetano, Licia Iacoviello, Marialaura Bonaccio

La differenza tra l’età biologica e quella cronologica di un soggetto (Δage) è stata associata alla dieta mediterranea, particolarmente ricca in polifenoli, e rappresenta un nuovo robusto indicatore del rischio di malattie cardiovascolari. In questo studio abbiamo analizzato la relazione tra Δage, polifenoli e capacità antiossidante della dieta in una coorte di italiani adulti. È stata eseguita un’analisi trasversale su una sotto coorte di 4,592 soggetti (età ≥35 anni; 51,8% donne) dello studio Moli-sani (arruolamento 2005-2010), che ha mostrato come l’invecchiamento biologico sia inversamente associato al consumo di polifenoli (β=-0,31; 95% CI -0,39, -0,24), al di là della loro capacità antiossidante.

• L’articolo successivo è a cura di NatIng, che esamina il tema dell’amaranto nei prodotti nutraceutici per il diabete e la dislipidemia. L’amaranto, infatti, risulta essere utile nella gestione della glicemia post prandiale e nella dislipidemia, grazie alla particolare composizione del suo chicco. L’estratto di amaranto può essere utilizzato come ingrediente per il prodotto nutraceutico oppure essere impiegato come matrice funzionale per la veicolazione di altri botanicals impiegati nella formulazione.

L’amaranto nei prodotti nutraceutici per il diabete e la dislipidemia
Studi preclinici sul pseudocereale verso le maltodestrine
Anna Carlin

La particolare composizione del chicco di amaranto (Amaranthus caudatus L.), ricco in proteine dall’alto valore biologico, in fibra grezza e in lipidi ad alto grado di insaturazione, rende questo pseudocereale utile nella gestione della glicemia post prandiale e nella dislipidemia, e adatto alla formulazione di prodotti nutraceutici volti alla gestione delle malattie metaboliche. L’estratto a base di amaranto può essere utilizzato come ingrediente per il prodotto nutraceutico oppure essere impiegato come matrice funzionale per la veicolazione di altri botanicals impiegati nella formulazione. Gli studi preclinici condotti presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova sul prodotto a base di amaranto* hanno preso in esame la sua capacità di modulare l’assorbimento intestinale di colesterolo rispetto alla maltodestrina, solitamente utilizzata come carrier negli integratori alimentari; il contenuto di polifenoli assorbiti attraverso il tessuto intestinale; la determinazione del glucosio libero dopo digestione enzimatica di maltodestrina e di estratto di amaranto; e la quantificazione del rilascio di insulina da isole pancreatiche umane. I risultati hanno dimostrato che l’amaranto potrebbe costituire un valido sostituto della maltodestrina in preparati nutraceutici. 

• Un altro articolo, scritto da Brunelli e colleghi, tratta i risultati di uno studio realizzato con l’obiettivo di individuare possibili biomarcatori plasmatici nella fragilità dell’anziano. Nello specifico, si è indagato l’effetto dell’assunzione di frutta e verdura sull’acido ippurico plasmatico, possibile barometro della fragilità nell’anziano.

Effetto dell’assunzione di frutta e verdura sull’acido ippurico plasmatico
Possibile barometro della fragilità nell’anziano
Laura Brunelli, Annalisa Davin, Giovanna Sestito, Maria Chiara Mimmi, Giulia De Simone, Claudia Balducci, Orietta Pansarasa, Gianluigi Forloni, Cristina Cereda, Roberta Pastorelli, Antonio Guaita

La fragilità è una sindrome legata all’avanzare dell’età che comporta una minor capacità nel rispondere a situazioni di stress. Questo studio è stato condotto nell’ambito di InveCe.Ab, uno studio di popolazione longitudinale effettuato in Italia. Il nostro scopo era di individuare possibili biomarcatori plasmatici della fragilità nell’anziano. Il plasma di 130 persone anziane (età compresa tra 76 e 78 anni) è stato analizzato utilizzando approcci di metabolomica basati sulla spettrometria di massa. I risultati sono stati successivamente validati su un altro gruppo di soggetti anziani (303 soggetti). Si è osservato che, mentre i metaboliti delle vie metaboliche centrali non erano in grado di differenziare gli anziani fragili da quelli non-fragili, solo l’acido ippurico, un metabolita secondario, era in grado di discriminare le due popolazioni. L’analisi di regressione logistica ha indicato che alti livelli di acido ippurico plasmatico sono significativamente associati a una riduzione del rischio di fragilità dopo quattro anni. L’analisi di mediazione utilizzando l’indice di fragilità (FI), l’acido ippurico e l’assunzione di frutta e verdura ha evidenziato il ruolo del consumo di frutta e verdura nella relazione tra acido ippurico e indice di fragilità. I risultati indicano che un basso livello di acido ippurico nel plasma sembra essere un segno distintivo dell’evoluzione verso uno stato di fragilità, associato a un minor consumo di frutta e verdura. 

• L’ultimo articolo, realizzato da Garzarella e colleghi, tratta di uno studio clinico monocentrico, randomizzato, doppio cieco, controllato con placebo, realizzato con lo scopo di valutare la sicurezza e l’efficacia di un integratore alimentare a base di acido alfa lipoico per la riduzione del dolore idiopatico.

Sicurezza ed efficacia dell’acido alfa lipoico nella riduzione del dolore idiopatico
Studio clinico monocentrico, randomizzato, doppio cieco, controllato con placebo
Cristina Esposito, Emanuele Ugo Garzarella, Cristina Santarcangelo, Alessandro Di Minno, Marco Dacrema, Roberto Sacchi, Gaetano Piccinocchi, Roberto Piccinocchi, Alessandra Baldi, Maria Daglia

In letteratura sono presenti numerosi studi a supporto dell’impiego dell’acido alfa lipoico (ALA) per la riduzione del dolore in pazienti affetti da neuropatie diabetiche, mentre i dati scientifici a dimostrazione della sicurezza e dell’efficacia di ALA nel trattamento del dolore a eziologia sconosciuta in soggetti normoglicemici sono limitati. Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare la sicurezza e l’efficacia di un integratore alimentare a base di ALA per la riduzione del dolore idiopatico. I risultati ottenuti suggeriscono che l’utilizzo di ALA come integratore alimentare possa essere un’opzione sicura ed efficace per il trattamento di artralgie, neuropatie e fibromialgie idiopatiche modeste o moderate, in cui, non essendo nota l’eziologia del dolore, il medico non ha elementi per curare la causa del dolore ma può solo somministrare farmaci analgesici orali non sempre privi di effetti avversi. 

AGGIORNAMENTI

• LETTERATURA SCIENTIFICA: Domenico Barone e Tiziana Mennini parlano in questa sede di evidenze, dubbi e domande sugli acidi grassi omega 3 e salute cardiovascolare.

• APPROFONDIMENTI FORMULATIVI: Andrea Fratter (SIFNut) discute della decisione attesa dell’EFSA e la conseguente ratifica da parte del Ministero della Salute delle Nazioni europee sul ridimensionamento del dosaggio e dei claim relativi alla monacolina K estratta dal riso rosso fementato.

• BIOTECH: continua questa rubrica di aggiornamento a cura di Federchimica-Assobiotec e con il coordinamento del vicepresidente Elena Sgaravatti. In questo numero viene presentato il progetto Biotech, il futuro migliore. Per la nostra salute, per il nostro ambiente, per l’Italia.

• PUBBLICITÀ AL VAGLIO: il mondo degli integratori alimentari è costellato di esempi pubblicitari falsi e fuorvianti. Serena Ponso ha identificato quelli più recenti presi in esame dallo IAP.

• APPROFONDIMENTI NORMATIVI: Franca Ponzio tratta della sperimentazione clinica effettuata nel campo degli integratori alimentari per valutarne la validità. Questo processo è però ricco di complessità e prospettive.

• NOVEL FOOD: Armando Antonelli parla della valutazione di sicurezza dell’Akkermansia come nuovo alimento e della procedura necessaria per autorizzarne l’immissione sul mercato dell’Unione e per aggiornare di conseguenza la lista che elenca i novel food autorizzati e le relative condizioni.

Ed ecco giunti allo spazio dedicato alle AZIENDE che collaborano attivamente con noi presentando nuovi ingredienti: C.F.M CO. FARMACEUTICA, MILANESE, GIELLEPI, VARIATI – BEGA BIONUTRIENTS, ROELMI HPC.

Questi argomenti e tante altre NOTIZIE ti aspettano su questo numero... BUONA LETTURA!

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Innovazione in Botanicals n°1/2021

Innovazione in Botanicals n°1/2021

Articoli scientifici

Aggiornamenti

• ECONOMIA CIRCOLARE: i principi dell’economia circolare sono stati sinora applicati nel campo dei derivati vegetali limitatamente a grosse realtà produttive quali la filiera agro-forestale, dalla quale derivano abbondanti biomasse di scarto. Ancora poco esplorata è invece la valorizzazione nella filiera delle piante officinali, che pure presentano importanti potenzialità soprattutto in relazione al valore dei principi bioattivi in esse contenuti. È questo il focus del primo intervento della rubrica curata da Cristina Danna.

• ABS: RISORSE GENETICHE, DIRITTI, CONDIVISIONE: nonostante il Regolamento europeo sia in vigore da diversi anni, e l’impatto del Protocollo di Nagoya sia diventato di grande attualità nel mercato globale, in Italia l’ABS sembra essere un tema ancora sconosciuto. Il fatto che la nostra amministrazione non abbia ancora ratificato il Protocollo di Nagoya non esime tuttavia gli utilizzatori operanti sul territorio nazionale dall’osservanza degli obblighi previsti: Valentina Veneroso fa luce sull’attuale stato dell’arte.

• ANALISI GENETICHE: un mercato dei derivati vegetali in rapida crescita, catene di approvvigionamento globali e regolamentazioni complesse nei vari settori di utilizzazione determinano la necessità di assicurare adeguate modalità di controllo delle filiere. Nell’ultimo decennio l’uso di strumenti molecolari per l’autenticazione di materie prime vegetali si è notevolmente diffuso e nuove tecniche sono state introdotte e ottimizzate per affrontare le criticità della metodologia del DNA barcoding. Le passa in rassegna il primo intervento della rubrica curata da Valerio Mezzasalma, di FEM2 Ambiente.

• BOTANICALS IN ACTION: l’inverdimento risulta una buona strategia per migliorare la qualità dell’ambiente urbano, apportando numerosi benefici meglio noti come servizi ecosistemici, quali ad esempio la mitigazione del fenomeno isola di calore, la riduzione delle polveri sottili e degli inquinanti aerodispersi nei canyon urbani, la riduzione del deflusso superficiale delle acque meteoriche, l’aumento della biodiversità locale e il miglioramento del benessere psico-fisico della popolazione residente. In quest’ottica, l’impiego di Nature-Based Solution (NBS), definite dall’UE come soluzioni ispirate e supportate dalla natura, si sta configurando sempre più come settore in crescita a livello di mercato, destinato ad aumentare in vista degli obbiettivi del Green Deal Europeo e della strategia UE 2030 per la Biodiversità. Descrive alcune di queste interessanti esperienze il primo intervento di Enrica Roccotiello.

Aziende

L’ideazione e lo sviluppo di Ecovitis®, nuovo estratto standardizzato da semi d’uva ottenuti dalle vinacce selezionate da cantine del nord-est italiano, rappresenta un interessante esempio applicativo di nuove tecnologie estrattive in un contesto di economia circolare. Inoltre, lo sviluppo analitico, il particolare profilo polifenolico e l’unicità della correlazione tra profilo metabolomico meccanismi d’azione ed efficacia clinica rendono questo prodotto un avanzamento importante nel contesto della conoscenza relativa agli effetti salutistici di un rilevante gruppo di polifenoli alimentari quali le proantocianidine, illustrati nell’articolo curato da Paolo Morazzoni.
La nuova Divisione Nutraceutica delle Distillerie Bonollo nasce con l’obiettivo di sviluppare ingredienti innovativi derivanti da prodotti di scarto della filiera dell’uva e/o da altre fonti di tipo alimentare da proporre in campo nutraceutico.

Notizie

Il panorama delle iniziative riguardanti i botanicals spazia dall’agenda dei congressi scientifici in programma in Europa il prossimo anno, alla segnalazione di nuove tendenze di interesse pubblico e nell’implementazione delle biotecnologie, alle recenti avvertenze emerse sul mercato americano in tema di adulterazioni, alla descrizione di nuovi progetti di ricerca in corso grazie a parternariati internazionali.

BUONA LETTURA!

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Su questo numero hanno scritto per noi…

Anna Rita Bilia

Cristina Danna

Vincenzo De Feo

Lucia Grifoni

Valerio Mezzasalma

Paolo Morazzoni

Enrica Roccotiello

Giulia Vanti

Valentina Veneroso

La Beautycologa

La Beautycologa

Quando il 2.0 parte dalla cosmetica

Due chiacchiere con...

Marilisa Franchini

CEO e Founder di M 2.0 S.r.l.

Anna C. : Come sei messa venerdì in giornata?
Marilisa F.: Sono libera…per una call o per vederci?
Anna C.: Per intervistarti…cosa ne dici di una passeggiata nel parco di Villa Litta? Vorrei orientare l'intervista a storia e arte viste dal tuo punto di vista, cioè la tua storia e la tua arte.
Marilisa F.: Sarebbe bellissimo…

Ci incontriamo, in un venerdì pomeriggio agostano a Milano. A farci compagnia un gelato, un quaderno per gli appunti, il vociare dei bambini che giocano nel parco. La chiacchierata dura delle ore oscillando tra due dimensioni parallele: la scienza e l’arte della formulazione dei cosmetici, sapientemente fuse insieme. Di Marilisa sono tanti gli aspetti che mi hanno convinta fin da subito, non ultimi la dialettica fluente, la compostezza, la serietà, l’intraprendenza e l’entusiasmo.

Anna Caldiroli

R. Il piacere è mio! Il mio arrivo alla cosmetica parte da lontano. Dopo un percorso universitario dedicato al marketing ho lavorato per un certo periodo nella grande distribuzione, principalmente nell’area acquisti. Lì ho iniziato ad appassionarmi ai prodotti cosmetici, e in particolare a capire la differenza che intercorre tra le diverse materie prime che possono giustificare anche una differenza di prestazioni e di prezzo. Ho perciò cominciato a fare delle prove formulative in totale autonomia, acquistando delle materie prime e cimentandomi nella realizzazione di alcuni prodotti. Ho proseguito in questo modo per diversi anni e poi ho deciso che dovesse aprirsi per Marilisa il 2.0; vale a dire era giunto il momento di crearmi una nuova opportunità, professionale e personale. Mi sono perciò iscritta al corso in Scienze Cosmetiche all’Università Statale di Milano. Parallelamente è nato il mio blog, sul quale ancora scrivo, che mi ha permesso di intraprendere un’attività di divulgazione scientifica. I miei contenuti erano e sono sempre avvalorati da bibliografia a supporto, la cui lettura e approfondimento continuano a essere occasione di studio e di crescita.

R. Dopo anni di sperimentazione nell’ambito dello skin care e di confronto con le persone ho capito quali fossero i reali bisogni o i dubbi delle persone che mi seguivano, ed è così che sono nati i primi prodotti “ufficiali” Beautycology®, che hanno atteso un paio d’anni di gestazione. Il lancio dei primi prodotti è avvenuto a novembre 2020 e ora eccomi qua.
Tra l’altro, due referenze sono state oggetto di presentazione proprio su questa testata nella rubrica Prodotti finiti1.
Nel logo c’è una molecola di serotonina: il connubio tra scienza e sensorialità. Un prodotto sensorialmente piacevole verrà utilizzato con più costanza e questo farà apprezzare più facilmente la sua efficacia, per questo motivo i miei prodotti sono efficaci e caratterizzati da texture e profumazioni piacevoli e ricercate.

R. Studio personalmente le formule affinché mi rappresentino a pieno titolo. Scelgo gli attivi in modo da “attaccare il problema da più fronti”, utilizzando solo ingredienti con un forte consenso scientifico che ne comprovi l’efficacia e sempre nelle dosi funzionali. Mi avvalgo di un terzista per la realizzazione di prodotti e di un laboratorio che mi supporta nello sviluppo e nei test di efficacia e di stabilità. La distribuzione dei prodotti avviene quasi esclusivamente attraverso l’e-shop online.

R. Studio personalmente le formule affinché mi rappresentino a pieno titolo. Scelgo gli attivi in modo da “attaccare il problema da più fronti”, utilizzando solo ingredienti con un forte consenso scientifico che ne comprovi l’efficacia e sempre nelle dosi funzionali. Mi avvalgo di un terzista per la realizzazione di prodotti e di un laboratorio che mi supporta nello sviluppo e nei test di efficacia e di stabilità. La distribuzione dei prodotti avviene quasi esclusivamente attraverso l’e-shop online.

R. Il mio pubblico è composto principalmente da donne nella fascia di età 25-34, ma non mancano gli uomini! Ho un pubblico interessato alla scienza e che ama la divulgazione scientifica, al quale cerco di fornire gli strumenti per interpretare la comunicazione delle aziende cosmetiche e le notizie che compaiono sui giornali, e poi…spero che scelgano i miei prodotti! Questi ultimi sono formulati per essere adatti a tutti: testati su pelli sensibili, Nichel Tested e Gender Neutral.

R. Mi verrebbe da rispondere “scientifico”. Ciò che intendo dire è che molto spesso i termini “naturalità” e “sostenibilità” vengono utilizzati come sinonimi, vale a dire si crede che se un prodotto è naturale (o di origine naturale) sarà certamente più sicuro e sostenibile. Tuttavia, sappiamo che nella realtà dei fatti non è così. Non sempre ciò che è riconducibile alla naturalità è necessariamente non pericoloso o più sicuro per noi e per l’ambiente di ciò che è di sintesi.
Vorrei affrontare in futuro con metodo la valutazione dell’impatto dei cosmetici Beautycology® attraverso, ad esempio, l’applicazione del Life Cycle Assessment.
Al momento i materiali usati per la spedizione sono tutti riciclabili e ho eliminato il packaging secondario. Oltre alle informazioni obbligatoriamente presenti in etichetta è riportato un QR code che consente di integrare ulteriormente le nozioni di cui ritengo debba disporre un consumatore. Questo mi dà la possibilità di ridurre alcuni costi e di investire di più nelle materie prime cosmetiche, che scelgo sempre cercando l’alternativa più sostenibile e di migliore qualità.

R. Trovo che manchi una reale trasparenza nella comunicazione fatta ai consumatori. Per questo cerco, con la mia divulgazione, di far capire come funziona davvero la scienza, per dare alle persone gli strumenti per valutare e comprendere i messaggi con cui vengono costantemente bombardati. In questo modo, chi mi segue sarà in generale un consumatore più attento, severo, nel valutare il lavoro dell’intero comparto, ma anche il mio. Questo non mi spaventa, anzi, mi spinge a lavorare sempre meglio e con maggiore integrità.

R. No, non credo. Le attività sono nate e diffuse proprio attraverso i social media, che mi hanno permesso di raggiungere un vasto pubblico. Mi hanno aiutato a capire i bisogni delle persone che mi seguivano, le quali mi hanno assistito a creare le formule migliori per loro.

COSMETIC TECHNOLOGY

Il nostro progetto editoriale nel corso di questo 2021 sta riservando ampio spazio all’imprenditoria femminile in campo cosmetico. È un’idea che è nata quasi per caso (come del resto un’ampia fetta delle scoperte scientifiche, quindi questo ci fa ben sperare!) e ha via via preso sempre più piede. Per chi ci segue assiduamente anche sui supporti virtuali, diversi dalla carta stampata, sa che i post con cui accompagniamo i testi della Beautycologa utilizzano come motto #inscienscewetrust. Infatti, le scelte formulative che Marilisa Franchini, CEO e Founder di M 2.0 S.r.l., intraprende sono inderogabilmente accompagnate dalle “pezze giustificative” (come le chiama lei), ovvero da solide pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali, che le consentono di orientare le sue decisioni e di condividerle sui canali social.

Anna Caldiroli

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Beautycologa.it

IL BLOG DEDICATO ALLA COSMETOLOGIA

Per aiutarti a fare scelte consapevoli e a capire quali prodotti e quali ingredienti sono più adatti alla tua pelle.

Novel food:

E’ stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 20 agosto il Regolamento di esecuzione UE 2021/1377 (1) che autorizza una modifica delle condizioni d’uso del nuovo alimento «oleoresina ricca di astaxantina derivata dall’alga Haematococcus pluvialis» a norma del regolamento (UE) 2015/2283 del Parlamento europeo e del Consiglio e che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2017/2470 della Commissione.[…]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5/2021

 

La scarsa bioaccessibilità dei nutraceutici……..

[…] Questa è, a nostro parere, l’unica vera ed efficace strategia per garantire l’efficacia dei nutraceutici, di cui la corretta disaggregazione è solo un tassello. E chi se non l’Italia potrebbe farsi promotrice di una tale rivoluzione, visto che è la Nazione Europea con il più grande e forte mercato di questi prodotti? […]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5/2021

Boswellia serrata per il trattamento della corioretinopatia sierosa centrale

[…] Il distacco sieroso della retina neurosensoriale a livello maculare è un tratto distintivo della corioretinopatia sierosa centrale (CSCR) una condizione che causa deficit visivo associato a distorsione e ondulazione delle immagini. …… È stata attribuita una certa importanza alla componente infiammatoria responsabile dell’insorgenza e della persistenza della permeabilità coroideale…..Casperome® (Indena SpA, Milano, Italia) rappresenta una forma proprietaria di somministrazione di una miscela purificata di acidi triterpenici provenienti dalla resina di Boswellia serrata, dalla dimostrata attività antinfiammatoria……. In questo studio pilota, abbiamo studiato l’effetto di BP sull’acuità visiva e sullo spessore retinico nei pazienti affetti da CSCR. […]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 5/2021

EDITORIALE • IN5/2021

Quando un “consensus statement” non è proprio di “consenso”
Il caso dei postbiotici: un dibattito ancora aperto

Il progresso scientifico si basa sul confronto e sul dibattito aperto, particolarmente quando si tratta di nuovi concetti, come il campo emergente dei postbiotici. Di questo argomento ne abbiamo parlato nel numero precedente1 e oggi riteniamo doveroso riportare un aggiornamento alla discussione. 

Un gruppo di 33 affermati ricercatori internazionali esperti del settore (tra cui gli italiani Maria Rescigno, Lorenzo Morelli, Simone Guglielmetti, Valentina Taverniti e altri)  hanno criticato il consensus statement pubblicato dall’International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP) (e da noi riportato) sulla base di alcuni punti di divergenza fondamentali2. Innanzitutto la definizione: il termine postbiotico proposto dai ricercatori dell’ ISAPP, che include anche i microrganismi inattivati, affermando che “il termine “postbiotico”… è usato in modo incoerente e manca di una definizione chiara”. Tuttavia, secondo gli autori sopra citati, la definizione di postbiotico è stata enunciata esplicitamente nel 2013 come “qualsiasi fattore risultante dall’attività metabolica di un probiotico o qualsiasi molecola rilasciata in grado di conferire effetti benefici all’ospite in modo diretto o indiretto”, in accordo con altre definizioni proposte. 

Quanto ai “paraprobiotici”, sempre secondo questi autori, il termine è comunemente usato in letteratura per indicare esplicitamente batteri inattivati e/o morti (cioè secondo la definizione originaria di questo termine). Nessun altro termine è stato finora adottato in modo più esteso per indicare l’uso di microrganismi inattivati con proprietà benefiche per la salute. 

Di conseguenza, gli autori ritengono che sussista la necessità scientifica di distinguere fattori molecolari ben definiti di origine microbica con proprietà benefiche per la salute (concetto originario di postbiotico) dall’utilizzo di matrici complesse derivate da cellule microbiche, per le quali i precisi fattori molecolari a supporto di benefici per la salute non sono completamente noti (concetto di paraprobiotico). La letteratura scientifica degli ultimi 10 anni supporta questa distinzione.

Seguono altre critiche all’articolo di ISAPP (la shelf-life dei prodotti, marker per verificarne la stabilità,  l’uso del termine “inanimato”, ecc.).

Naturalmente la risposta dei ricercatori dell’ISAPP non si è fatta aspettare3: questi rimangono sulle loro posizioni e controbattono punto per punto quanto pubblicato dai “contestatori” del consensus statement da loro proposto. Loro concludono che questo settore è ancora agli inizi e sentono la necessità di proporre ora un termine più comprensivo, sostenendo che  “le prime definizioni non sono necessariamente le migliori: si consideri che la prima definizione pubblicata per i probiotici nel 1965 era “sostanze secrete da un microrganismo che stimolano un’ altro microrganismo””. 

Insomma, il dibattito è ancora aperto:  la decisione finale sulla definizione più appropriata e utile spetterà alla comunità scientifica e alle autorità regolatorie.

 


1Barone D,  Mennini T (2021) Postbiotici o paraprobiotici. Un consensus statement farà chiarezza? L’Integratore Nutrizionale 24(4) 46-50
2Aguilar-Toalá JE, Arioli S, Behare P et al (2021) Postbiotics – when simplification fails to clarify. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, doi:10.1038/s41575-021-00521-6
3Salminen S, Collado MC, Endo A et al (2021) Reply to: Postbiotics – when simplification fails to clarify. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, doi:10.1038/s41575-021-00522-5

L’Integratore Nutrizionale n°5/2021

L’Integratore Nutrizionale n°5/2021

Focus: Nutricosmetici, Healthy ageing

ARTICOLI SCIENTIFICI:

• Apriamo questo numero con un articolo, a cura di Metagenics Italia, che affronta il tema in focus presentandoci le proresolvine, la loro attività e l’importante ruolo che la risoluzione dell’infiammazione ha per un invecchiamento di successo. Nel testo vengono analizzati provenienza e classificazione delle proresolvine, meccanismi d’azione nelle patologie nell’invecchiamento e nelle patologie neurodegenerative e sinergia con farmaci antinfiammatori.   

Proresolvine e ageing
La risoluzione dell’infiammazione come chiave per un invecchiamento di successo
Maurizio Salamone, Veronica Di Nardo, Francesca Busa

I Selective Pro-resolving Mediators (SPMs) o proresolvine sono mediatori lipidici derivati da acidi grassi polinsaturi, prodotti nel sito dell’infiammazione a conclusione del processo infiammatorio acuto. Agiscono non come antinfiammatori ma come segnali naturali agonisti della risoluzione, orchestrando numerosi meccanismi fisiologici predeterminati geneticamente e orientati al ripristino dell’omeostasi e alla guarigione dei tessuti coinvolti. La classificazione delle proresolvine evidenzia un’attività specifica su ogni cellula del sistema immunitario, recettori specifici e meccanismi d’azione peculiari in risposta alle citochine proinfiammatorie. L’attività pleiotropica delle proresolvine e l’importante ruolo che l’infiammazione svolge in tutte le patologie cronico-degenerative suggerisce che i processi di risoluzione dell’infiammazione possano rappresentare una chiave tutta da esplorare per un invecchiamento di successo. Oltre 1200 studi negli ultimi 20 anni ci hanno fatto conoscere la farmacologia della risoluzione e finalmente sono disponibili sul mercato alcune formulazioni nutraceutiche che contengono questi principi attivi dalle incredibili potenzialità.

• La Boswellia serrata è la protagonista del secondo articolo scientifico di questo numero. Indena ci propone uno studio pilota sull’effetto di Boswellia Phytosome® sull’acuità visiva e sullo spessore retinico nei pazienti affetti da CSCR. Il distacco sieroso della retina neurosensoriale a livello maculare è un tratto distintivo della corioretinopatia sierosa centrale (CSCR), una condizione che causa deficit visivo associato a distorsione e ondulazione delle immagini. È stata attribuita una certa importanza alla componente infiammatoria responsabile dell’insorgenza e della persistenza della permeabilità coroideale. Boswellia Phytosome® rappresenta una forma proprietaria di somministrazione di una miscela purificata di acidi triterpenici provenienti dalla resina di Boswellia serrata, dalla dimostrata attività antinfiammatoria.

Boswellia serrata per il trattamento della corioretinopatia sierosa centrale
Uno studio pilota
Fabio Mazzolani, Stefano Togni, Federico Franceschi, Antonella Riva, Roberto Eggenhöffner, Luca Giacomelli

Lo scopo del presente studio pilota in aperto era studiare l’effetto di Boswellia Phytosome®* (BP) sull’acuità visiva e sullo spessore retinico in soggetti affetti da corioretinopatia sierosa centrale acuta o cronica.
Nello studio sono stati valutati 10 occhi di 10 pazienti che avevano completato almeno un periodo di follow-up di 1 mese. Sono stati somministrati 500 mg di BP al giorno ai pazienti affetti da corioretinopatia sierosa centrale. Come endpoint primario è stata scelta la riduzione dell’essudato maculare, misurato per mezzo di tomografia ottica a coerenza di fase prima e dopo il trattamento; mentre come endpoint secondari sono stati scelti la stabilità o il miglioramento dell’acuità visiva. L’acuità visiva è stata determinata per mezzo di valutazione oftalmologica, mentre la tomografia ottica a coerenza di fase è stata utilizzata per misurare lo spessore retinico.
Dopo un mese di trattamento, la riduzione del distacco dell’epitelio pigmentato retinico o della neuroretina aveva raggiunto un valore significativo (p<0,01). Dopo 1 mese di trattamento, in nessun occhio è stata riscontrata una riduzione dell’acuità visiva; il 70% mostrava una stabilizzazione e il 30% registrava un miglioramento. Questi risultati, sebbene preliminari, mostrano che BP può essere adatto per il trattamento della corioretinopatia sierosa centrale.

• Luisa Diomede e colleghi presentano una revisione della letteratura dove vengono rivalutati le molteplici attività e i principi attivi dell’estratto di liquirizia. Nell’articolo vengono presentate inoltre le strutture chimiche dei composti negli estratti di radice di liquirizia, con i loro nomi più utilizzati, e un panorama dei principali studi sugli effetti antivirali.

Attività antivirale della liquirizia
Revisione della letteratura e prospettive
Luisa Diomede, Marten Beeg, Alessio Gamba, Oscar Fumagalli, Marco Gobbi, Mario Salmona

Le proprietà fitoterapiche dell’estratto di Glycyrrhiza glabra (liquirizia) sono principalmente attribuite alla glicirrizina (GR) e all’acido glicirretico (GA). Analisi computazionali ha permesso di generare una rete di 21 composti potenzialmente attivi e 28 attività biologiche o farmacologiche. Le attività più frequenti sono antibatterica, neuroprotettiva, antiossidante, antinfiammatoria, analgesica e antitumorale. Tra le loro possibili azioni farmacologiche, particolarmente importante è la capacità di agire contro virus appartenenti a famiglie diverse. La principale attività antivirale di GR studiata e descritta è contro i virus dell’epatite A, B e C, anche se i meccanismi coinvolti non sono completamente compresi. Queste molteplici attività dell’estratto di liquirizia e dei suoi principali principi attivi vengono rivalutate in modo critico in questa revisione.

AGGIORNAMENTI

• LETTERATURA SCIENTIFICA: Domenico Barone dedica il suo approfondimento all’aiuto che la nutraceutica può offrire all’anziano per migliorarne le condizioni fisiche, mentali, immunologiche e di qualità della vita.

• APPROFONDIMENTI FORMULATIVI: Andrea Fratter (SIFNut) e Arrigo Cicero (SINut) esprimono la loro opinione e strategia sul problema ancora aperto della bioaccessibilità dei nutraceutici.

• PIANTE E DERIVATI BOTANICI: come di consueto dedichiamo questa rubrica al monitoraggio dell’adulterazione dei botanicals e, in particolare in questo numero, all’adulterazione delle bacche di sambuco.

• APPROFONDIMENTI NORMATIVI – Allerta ossido di etilene, questo è il tema della rubrica di Armando Antonelli che ne analizza l’impatto sugli integratori alimentari e le ammonizioni per un uso improprio. 

• PUBBLICITA’ AL VAGLIO: anche nel mondo degli integratori la pubblicità può essere fuorviante e non del tutto veritiera. In questo numero Serena Ponso elenca alcuni spot pubblicitari presi in esame dallo IAP.

• SOSTENIBILITA’: nella rubrica dedicata ai progetti volti ad un utilizzo sostenibile degli scarti di prodotti alimentari, si parla, in questo numero, del progetto CirCO, acronimo di Circular Coffee, che si propone di studiare la possibile valorizzazione di uno scarto derivante dalla tostatura del caffè, il silverskin, la pellicina che ricopre i grani di caffè.

• PET CORNER: su questo numero viene presentata la valutazione in real life dell’efficacia di un simbiotico commerciale nel trattamento della diarrea acuta del cane.

E ora spazio alle AZIENDE che collaborano attivamente con noi presentando nuovi ingredienti:

Questi argomenti e tante altre NOTIZIE ti aspettano su questo numero... BUONA LETTURA!

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Alpin Heilmoor Extract

Alpin Heilmoor Extract

Principio attivo innovativo multifunzionale e brevettato

Innovativo principio attivo multifunzionale brevettato
per nuove applicazioni cosmetiche

Per la medicina tradizionale, tutti i materiali utilizzati a scopo terapeutico sotto forma di impacchi e costituiti da una mescolanza di acqua minerale con materie organiche e/o inorganiche sono denominati peloidi.

Storicamente il peloide veniva impiegato per il trattamento di processi reumatici cronici, osteoartrosi degenerativa, postumi di lesioni osteoarticolari, fratture, lussazioni, malattie dermatologiche, ecc. (1).

Oggi, grazie all’Alpin Heilmoor Extract (AHE), le proprietà maggiormente efficaci e preziose del fango curativo sono rese disponibili in una forma più concentrata, pura e versatile; una polvere scura micronizzata e stabilizzata che, rispetto alla sua origine, risulta priva di acqua e di qualsiasi contaminazione microbiologica, perfetta per un nuovo uso in ambito cosmetico.

AHE, infatti, viene estratto da una torbiera accreditata (Heilmoor) nel sud dell’Austria, in Carinzia, nei pressi del lago di Längsee, tramite un processo del tutto sostenibile.

È un principio attivo multifunzionale 100% naturale, brevettato e certificato (NATRUE, COSMOS e Vegan), prodotto da Premium Organic GmbH e distribuito in esclusiva per l’Italia da Gale & Cosm.

Le nostre formulazioni

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Irene Valentini
Marketing Specialist
tel 02 9315076/93506389
info@galecosm.com

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