Il futuro della nutrizione sportiva passa da Internet

I prodotti alimentari formulati o commercializzati per le persone che praticano sport o attività fisica sono sempre più numerosi, con una dimensione del mercato nazionale sicuramente importante.
Per l’Italia, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM, 2013), sulla base di uno studio Unintegra, un’associazione di categoria, ha recentemente stimato un giro d’affari di 78 milioni di euro per il settore più propriamente ed esclusivamente dedicato agli sportivi (quello di integratori e prodotti per sportivi notificati) (AGCM. I718 – ENERVIT-CONTRATTI DI DISTRIBUZIONE, Bollettino N. 49 del 9 Dicembre 2013, p. 7-15 http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/3990-49-13.html).
Il settore della nutrizione per lo sport è naturalmente molto più grande: nella stima AGCM, non sono state considerate le vendite nel canale farmacia (che pure è diventato un canale abituale, con marchi ad hoc anche di alcune aziende farmaceutiche), le bevande isotoniche di largo consumo, tra cui quelle delle multinazionali (come Gatorade o Powerade), il grandissimo mercato del settore vendite dirette, o marketing multi-level (le cui dimensioni si possono apprezzare dall’ubiquità delle sponsorizzazioni di Herbalife) e anche di alimenti ordinari, come il miele o le barrette biologiche, etichettati con immagini che ne suggeriscono l’utilizzo in ambito sportivo.
Si tratta dunque di un settore di grandi dimensioni, ma che è anche in quasi inevitabile crescita. In tutta Europa, ci si aspetta un aumento della popolazione che si dedica all’attività fisica e sportiva, anche per gli indiscussi benefici per la salute; le fasce più giovani sono più informate e sportive, pur con variazioni geografiche importanti. Secondo i dati dell’Organizzazone per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, i bambini italiani sono forse i meno attivi d’Europa (per attività fisica moderata o intensa, età 11-15, dati 2009-2010); nonostante la fase economica non favorevole, c’è quindi ampio margine di crescita, con una futura platea per una nutrizione dedicata alla persone fisicamente attive (OCSE, Health at a Glance: Europe 2012. Determinants of health.2.4. Physical activity among children http://www.oecd-ilibrary.org/sites/9789264183896-en/02/04/index.html).
Se aumenta la popolazione interessata allo sport attivo, la crescente accettazione di integratori e di altri prodotti formulati con obiettivi nutrizionali o salutistici dovrebbe anch’essa essere positiva per il settore; l’Italia è il primo mercato europeo per gli integratori alimentari. Non solo, anche se il tema dei rischi per la salute non può essere trascurato nei settori innovativi come questo, i dubbi sulla sicurezza e liceità di molte sostanze, quali per esempio la creatina o le proteine, sono sostanzialmente scomparsi, e la creatina è ormai proposta agli anziani e perfino ai bambini, mentre meno di un decennio fa era oggetto dei più oscuri (e spesso infondati) sospetti.

Le sfide per gli operatori italiani ed europei
Accanto ai margini di crescita, esistono però alcune sfide importanti, anche per gli operatori italiani e più generalmente europei, siano essi produttori o contoterzisti, distributori, titolari di marchi o dettaglianti. Le più rilevanti appaiono:
1 le sfide legate alla comunicazione, per il nuovo assetto normativo in materia di etichettatura e pubblicità alimentare;
2 le problematiche di innovazione formulativa, di qualità e sicurezza;
3 le opportunità e difficoltà del commercio elettronico.

Limiti alla comunicazione ai consumatori
Dal punto di vista regolatorio, possono essere destinati (anche) agli sportivi alimenti di uso corrente o arricchiti di vitamine o minerali, gli integratori alimentari (‘per sportivi’) e, in maniera più specifica, alcuni prodotti dietetici.
Il legislatore europeo, con il Regolamento 609/2013, ha previsto, salvo ripensamenti improbabili, la scomparsa della categoria del prodotto dietetico destinato allo sportivo (‘alimenti adattati ad un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi’) per il 2016. Secondo il parere prevalente delle autorità comunitarie, le indicazioni sulla salute, in inglese health claim, dovrebbero fornire garanzie sufficienti alle imprese per comunicare i benefici dimostrati, per lo sport, di alcune sostanze o alimenti; non vi sarebbero basi scientifiche sufficienti a meglio definire ed uniformare formulazioni ‘per sportivi’, e sarebbe quindi preferibile un approccio basato sulle singole indicazioni sulla salute.
Tra l’altro, molte autorità nazionali non ritengono l’indicazione ‘per sportivi’ di per sé un health claim, o tutt’al più la considerano riconducibile a quei benefici generici (art.10.3) che possono essere richiamati se vi sono health claim più specifici in etichetta, semplificando quindi il futuro regolamentare di questi prodotti.
D’altro canto, un’applicazione del Regolamento sui claims che trascende, in senso restrittivo, lo spirito e la lettera della norma, senza un beneficio informativo per il consumatore, sembra prevalere presso alcune autorità in taluni Paesi. Indubbiamente questo può rendere più complicata la comunicazione e, nel mercato europeo e anche nazionale, regolato in maniera poco uniforme, opaca la concorrenza. L’elemento di dubbio è quindi come a livello europeo e nazionale verrà monitorata la comunicazione per questi prodotti, se la categoria dei dietetici per sportivi verrà meno, e con quale flessibilità verrà applicato il regolamento claim.
Un dilemma per gli operatori è poi la comunicazione per le sostanze, quali gli aminoacidi ramificati, la beta-alanina o la glutammina, popolari per gli sportivi, e con evidenze di benefici non sufficienti a convincere EFSA, e quindi senza health claim autorizzati. È opportuno ricordare che, anche senza claim approvati, queste sostanze possono essere impiegate negli integratori alimentari, poiché sono sicure. In Italia, può essere indicata la loro destinazione agli sportivi, ma non possono essere associati benefici per la salute. Il futuro di queste sostanze non sembra quindi essere di crescita perché gli incentivi ad investire in nuovi studi sono bassi (tranne forse per la beta-alanina). EFSA ha scelto un approccio particolarmente rigoroso per queste sostanze, e parlarne ai consumatori – in maniera legale – sarà sempre più difficile.
Creatina, proteine, minerali e vitamine, insieme ad alcuni claim specifici per lo sport (da idratazione e carboidrati alla vitamina C), restano le sostanze su cui è più facile fare comunicazione.
I Botanicals, grazie alla sospensione dell’armonizzazione comunitaria, quindi con health claim utilizzabili in via transitoria, offrono particolari margini sia per la formulazione che per la comunicazione di un prodotto. Tuttavia, qualsiasi armonizzazione comunitaria sarà realisticamente in senso restrittivo.

Problematiche di innovazione formulativa, di qualità e sicurezza
Per quanto riguarda formule e qualità, i limiti imposti all’innovazione dal regolamento Novel Foods (Reg. 258/97) sono sensibili, ove questo viene applicato in maniera attenta e coe-rente (e non accade in alcuni paesi europei). D’altro canto, la qualità delle materie prime richiede attenzione.
Anche in Europa e in Italia, sono stati identificati casi sporadici, ma reali, di spaccio di sostanze sintetiche come derivati vegetali (il famoso caso DMAA, notificato anche da noi come olio di geranio); sono episodi che mettono a rischio l’immagine del settore (è una sostanza dopante), possono mettere a rischio la salute dei consumatori (numerosi i casi gravi nel mondo legati al DMAA), sono difficili tecnicamente da individuare; purtroppo, questi casi sporadici hanno avuto una flebile risposta sul piano repressivo, con la probabile considerazione che sono le aziende e le loro rappresentanze a doversi attivare per tutelare legalità, concorrenza e consumatori.
Meno grave per la salute, ma altrimenti importante è la presentazione di sostanze sintetiche natural identiche, spesso di origine cinese, come di derivazione naturale, fenomeno che parte dagli USA ma che sembra aver preso piede anche in Europa. Anche qui la situazione dovrebbe essere regolamentata in maniera trasparente e proporzionata, specie nell’applicazione del regolamento (Reg. 258/97). Qui è opportuno non avere preclusioni alla verifica caso per caso, vista la possibilità di reperire dati che ne dimostrino la presenza sul mercato prima del 1997, ma neanche supporre conformità che poi si rivelano inesistenti.
Da un altro punto di vista, l’effettiva concentrazione delle sostanze indicate in etichetta è risultata in Europa non sempre rispondente alle attese, anche considerando le tolleranze ministeriali (in parte in via di superamento); in questo caso sono gli Stati Uniti ad avere definito standard più rigorosi con le GMP. Alcuni paesi, diversi dall’Italia, stanno attivando controlli ufficiali puntuali. D’altro canto, la continua domanda di sostanze stimolanti (invece della ‘banale’ caffeina) porta a soluzioni molto rischiose, da cui le aziende dovrebbero rifuggire senza convincenti prove di sicurezza; i prodotti dimagranti, inoltre, richiedono un approfondimento sulla sicurezza, con attente valutazioni che non tutte le aziende extra europee fanno. Era venduto in tutta Europa (anche se non in Italia) Oxy Elite Pro, un prodotto responsabile di decine di casi di epatite acuta (ancora inspiegata).

Opportunità e difficoltà del commercio elettronico
Ma la sfida principale riguarda i canali di vendita. La contrazione e concentrazione dei dettaglianti specializzati in nutrizione sportiva è un fenomeno probabilmente reale ed irreversibile, anche se qualche catena specializzata potrebbe avere un certo successo. D’altro canto, i farmacisti non vanno mai sottovalutati, anche se probabilmente il canale è funzionale solo ad una certa tipologia di prodotti e di consumatori, senza soffrire la concorrenza della grande distribuzione.
Tuttavia, è il commercio elettronico a mostrare i risultati e le prospettive di crescita più importanti.
Un pubblico tendenzialmente giovane, e comunque più aperto alle tecnologie per strato socio-economico, è naturalmente più propenso all’acquisto online. Il tipo di prodotto, la possibilità di presentarlo in maniera adeguata in formato digitale, la facilità di restituire merce difettosa, gli importi relativamente elevati dell’unità di prodotto favoriscono lo spostamento verso questo canale del commercio dei prodotti per sportivi; dopo aver provato un prodotto acquistandolo al dettaglio, il consumatore può facilmente cercare offerte migliori online. Il pubblico di questo tipo di consumatori è anche abituato a leggere e a discutere dei prodotti sui social media. La conseguenza è stata, negli ultimi cinque-dieci anni, la comparsa di siti di e-commerce con proiezione europea o nazionale di particolare efficienza.
Come auspicato dalla Commissione Europea, si è creato quindi un mercato transfrontaliero all’interno dell’Unione, che però ha compresso gli spazi degli operatori nazionali minori nel campo di produzione, importazione e distribuzione (anche se opportunità nuove per i produttori si sono oggettivamente aperte).
Di particolare preoccupazione per il settore è l’attuale relativa mancanza di regole di questo mercato. Infatti, se le autorità nazionali italiane hanno continuato ad effettuare controlli sugli operatori di e-commerce nazionali, lo stesso non si può dire delle autorità di paesi quali la Slovenia, la Spagna, il Portogallo, l’Olanda o il Regno Unito, anche se alcuni hanno di recente mostrato una maggiore sensibilità.
Si è creato pertanto uno spazio di rischio per il consumatore, in alcun casi, e molto spesso di concorrenza sleale, diretta in maniera specifica al mercato italiano, o altri mercati controllati, con il preciso fine di aggirare non legalmente le norme nazionali, di evitare una seria applicazione delle norme europee, di risparmiare l’obbligo di notifica e di etichettatura in italiano. L’attività di contrasto da parte della autorità italiane, nonostante la buona volontà di singoli funzionari, è stata finora quasi impercettibile.
La conseguenza è una maggiore difficoltà per produttori, distributori ed operatori e-commerce italiani, con negative ripercussioni economiche.
Del resto la libertà formulativa e comunicativa di cui questi operatori off-shore godono, almeno oggi li pone in una posizione invidiabile. Questa situazione probabilmente evolverà verso maggiore regolamentazione e controllo, anche per l’azione di associazioni di categoria e di autorità transnazionali, ma l’esito non è ancora chiaro.
Certamente, al di là degli operatori dell’e-commerce, vi è un interesse di tutti gli operatori europei del settore a regole certe applicate in tutti i paesi, comprese le norme nazionali , ove conformi al diritto comunitario.

Gli scenari futuri
Uno scenario più favorevole si avrebbe nel caso di una flessibilità corrispondente allo spirito e alla lettera del regolamento per quanto riguarda i claims, di un’applicazione trasparente e proporzionata della norma sui novel food, accompagnata a controlli ufficiali sulla qualità e, come assoluta priorità, utilizzando gli strumenti che la legge già prevede, sui siti esteri.
In questo caso, i prodotti italiani e i rivenditori italiani potrebbero competere adeguatamente sul mercato nazionale ed europeo, aprendosi ai promettenti mercati medioorientali ed africani. La composizione demografica di questi paesi e l’emergere di una classe media suggerisce che siano i mercati del futuro.
Uno scenario più complesso, ma forse più probabile, prevede rigidità crescente nell’applicazione delle due norme, almeno in Italia, bassa intensità di controlli ufficiali in altri paesi europei ed un lento incremento dei controlli sui siti esteri. In questo caso evidentemente la produzione nazionale potrebbe orientarsi verso soluzioni low-cost, con prodotti e comunicazione specifica per il mercato estero, anche per rivolgersi ai mercati dei paesi terzi.
Se dovesse prevalere quest’ultimo scenario, non è nella formulazione di integratori alimentari con sostanze particolari (salvo lo spazio dei botanicals, sempre da verificare però per esportazioni anche nella UE) che dovrebbe trovarsi il futuro (pochi spazi per claims, problemi per i novel food, concorrenza di prodotti meno vincolati). Le prospettive potrebbero invece stare in un più ampio raggio di prodotti in cui gli aspetti sensoriali, nutrizionali, di digeribilità e assorbimento, possano coniugarsi con una strategia comunicativa che affronta aspetti diversi da quelli della semplice efficacia, o che lo fa con un mix di messaggi e di immagini, o di altri strumenti comunicativi.

La nutrizione sportiva

La dizione ‘nutrizione sportiva’ e l’immagine che essa suscita da sempre nella mente è quella dei sollevatori di pesi e di atleti di élite, ma oggi tutto questo è ben lungi dal rappresentare la realtà.
La nutrizione sportiva ha smesso di essere una questione riguardante esclusivamente gli atleti di élite diverso tempo fa, ed il suo utilizzo non è ormai più confinato ai seguaci del sollevamento pesi o del bodybuilding. Sebbene continui ad essere una pietra miliare nei regimi alimentari delle star sportive internazionali, oggi essa è seguita anche da milioni di entusiasti del fitness e dello sport in tutto il mondo, che praticano attività che vanno dalla corsa alle arti marziali.

Nell’ultimo decennio, l’industria europea ha rivestito un ruolo di primo piano nel settore degli alimenti e delle bevande, raggiungendo traguardi importanti, e continuando a prosperare, consolidandosi come mercato specializzato. Questa crescita, tuttavia, non è stata priva di problematiche; i responsabili delle politiche ed i regolatori di tutta Europa hanno combattuto per capire come regolare al meglio questo mercato in crescita senza abbandonare i criteri di flessibilità e innovazione; hanno sfidato se stessi e l’industria, per tutelare i consumatori ed evitare che prodotti illegali e pericolosi fossero immessi sul mercato. Inoltre, hanno incoraggiato il commercio transfrontaliero attraverso l’adeguato funzionamento del mercato interno.
Da dove proviene dunque questa crescita? E cosa ci riserva il futuro?

Storia della nutrizione sportiva
Il concetto di massimizzazione della performance sportiva e di esercizio fisico su cui si basano tutte le bevande, i gel e le tavolette di moderna concezione è noto dall’antichità. Fin dai Giochi Olimpici del 500 A.C, gli atleti avvertono la necessità di sostenere la propria performance attraverso l’assunzione di nutrienti ed il consumo di grandi quantità di carne, pane, frutta secca, miele, diverse varietà di funghi ed erbe.
E’ riconosciuto che il moderno mercato della nutrizione sportiva sia sorto negli Stati Uniti negli anni ‘40 con la nascita di Weider Nutrition. La società è stata fondata su richiesta dei praticanti di bodybuilding alla ricerca di modi attraverso i quali migliorare le loro prestazioni e sulla base degli avanzamenti scientifici e delle prove che testimoniavano la correlazione fra l’incremento dell’uso dei carboidrati e il miglioramento della performance sportiva. Tutto ciò ha condotto alla prima generazione di prodotti per la nutrizione sportiva che all’epoca consistevano in bevande dolci e zuccherine a base di amido – una rivoluzione rispetto al precedente utilizzo di alcool, stricnina e altri ‘integratori’ discutibili che gli atleti erroneamente credevano potessero incidere positivamente sulla prestazione.
I decenni seguenti hanno registrato una rapida evoluzione. Gli allenatori e gli sportivi da loro seguiti, hanno riconosciuto i benefici degli integratori alimentari e ne hanno favorevolmente accolto l’utilizzo. Studi scientifici hanno dimostrato i benefici di diversi ingredienti, e la crescente innovazione ha portato allo sviluppo di prodotti complessi inimmaginabili negli anni ’40. Ulteriori studi e letteratura scientifica hanno messo in evidenza le esigenze nutrizionali accresciute ed esclusive degli atleti che non seguivano un regime alimentare giornaliero a causa di mancanza di conoscenza, mancanza di convenienza o non volontà di adottare un regime alimentare rigoroso.
Questa evoluzione nel mondo sportivo è stata seguita da una evoluzione nel pubblico generico che è divenuto più consapevole dell’importanza di stili di vita salutari e dei benefici dell’attività fisica. Anche comuni cittadini hanno iniziato a utilizzare integratori alimentari praticando la loro attività sportiva. Ciò ha significato che il settore della nutrizione sportiva ha assistito ad un ampliamento del profilo di età del mercato e ad una espansione delle tipologie di attività intraprese – dallo jogging del fine settimana agli entusiasti del fitness, fino alle giovani madri, desiderose di migliorare la loro salute e benessere.
Questa popolarità ed accettazione è stata guidata anche dalla praticità: i consumatori hanno risposto positivamente alle barrette nutrizionali, alle bevande a base di carboidrati e ai frullati come sostituzione del pasto, cogliendoli come nuovi mezzi per soddisfare le loro esigenze in termini energetici e nutrizionali all’interno di una vita impegnata e in cui il tempo per se stessi scarseggia. L’industria della nutrizione sportiva ha risposto a questa domanda con la creazione di nuove categorie di prodotti che soddisfano le richieste dei consumatori e, mettendo i prodotti a disposizione del grande pubblico piuttosto che lasciarli confinati in un mercato altamente specializzato come quello dei bodybuilder. Il risultato è stato che oggi sugli scaffali dei supermercati, è possibile reperire non soltanto gel, tavolette, barrette, frullati, capsule e compresse ma anche prodotti simili a pancake, cereali e zuppe.
Anche i canali di distribuzione sono cambiati. Fino a dieci anni fa, i consumatori avrebbero dovuto certamente rivolgersi ad un rivenditore specializzato, ad un sito web o persino recarsi di persona in una palestra per reperire questi prodotti di nutrizione sportiva; oggi invece, in qualsiasi supermercato o minimarket è possibile scegliere tra una vasta gamma di prodotti.
Il risultato? L’industria della nutrizione sportiva globale rappresenta un mercato di più di 5 miliardi di dollari (3.66 miliardi di Euro) all’anno e gli analisti stimano che nei prossimi quattro anni essa supererà i 6.17 miliari di dollari (4.5 miliardi di Euro).

La sfida della percezione
Tutto questo non significa che la crescita e lo sviluppo dell’industria della nutrizione sportiva siano avvenuti senza problemi; in effetti, nel pubblico vi è stata, e vi è tutt’ora, una allarmante ed erronea confusione tra nutrizione sportiva e sostanze per migliorare la prestazione. Questa situazione non è certo aiutata dai prodotti del cosiddetto ‘mercato nero’, molti dei quali nascono negli Stati Uniti e riescono a infiltrarsi nei negozi e nei siti web europei. Molti di questi prodotti causano gravi danni alla salute dei consumatori – persino decessi – e questa situazione ha contribuito a fornire una percezione scorretta della nutrizione sportiva. La realtà è che molti di questi prodotti del mercato nero sono semplicemente droghe illecite e non hanno nulla a che fare con la nutrizione sportiva scrupolosamente sviluppata.
Gli ormoni o i prodotti simili a steroidi e i forti stimolanti sono vietati da diversi anni nei paesi Europei. Ciò non ha comunque impedito il verificarsi di storie mediatiche che hanno portato ad affermare che gli ‘integratori sportivi’ contengono sostanze vietate, o che la produzione e il commercio al dettaglio sono privi di regole o scarsamente controllati.
In alcuni casi, gli atleti professionisti hanno cercato di addossare le colpe dei loro esiti positivi ai test anti-droga agli integratori per sportivi, ignorando che le sostanze per migliorare la prestazione, vietate dall’Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA) e dal Comitato Olimpico Internazionale (IOC), non sono presenti nei prodotti per la nutrizione sportiva e la loro vendita come specialità da banco è vietata nell’Unione Europea.
L’industria della nutrizione sportiva e i governi nazionali si sono adoperati al fine di tutelare i consumatori da queste sostanze illegali, attuando un’apposita legislazione riguardante ingredienti potenzialmente pericolosi o indicazioni sulla salute fuorvianti. Oggi esistono numerose leggi UE che regolano la produzione, il confezionamento, la distribuzione, la vendita al dettaglio e l’etichettatura dei prodotti alimentari – una categoria in cui ora rientra anche la nutrizione sportiva. I produttori intraprendono azioni volte a minimizzare, se non addirittura eliminare, il rischio di contraffazione legata alla contaminazione incrociata di prodotti. Molti si spingono addirittura oltre, testando i prodotti finiti presso strutture indipendenti.
Negli anni recenti, l’industria della nutrizione sportiva ha sofferto le conseguenze derivanti da claims erronei; la colpa di questa situazione è attribuibile ai prodotti venduti senza alcuno scrupolo nel mercato nero che si affianca all’industria severamente regolata della nutrizione sportiva e degli integratori. Ciò malgrado, l’industria ha reagito e adesso comincia a raccogliere i frutti della vittoria, dato che i consumatori ora riconoscono l’importanza di riporre la loro fiducia in prodotti di buona fama e provenienti da fonti sicure.

Il limbo regolatorio
Ciò che ha reso lo sviluppo dell’industria della nutrizione sportiva ancora più considerevole è il fatto che essa debba confrontarsi con una regolamentazione severa che in alcuni casi ha rischiato di intralciare l’innovazione piuttosto che tutelare i consumatori.
Nel 2003, la Commissione Europea ha proposto la creazione di rigidi criteri per la nutrizione sportiva; questi criteri avrebbero collocato questi prodotti in una fascia regolatoria comprendente alimenti per neonati e bambini o alimenti utilizzati per specifiche finalità mediche. Detti criteri avrebbero subordinato i prodotti già considerati sicuri e legali, ad un livello di rigorosità regolamentare che avrebbe soffocato l’innovazione dell’industria e ridotto la sua crescita, poiché i produttori avrebbero dovuto modificare i loro ingredienti per soddisfare le definizioni restrittive in merito a ciò che potevano e non potevano utilizzare. Per i consumatori ciò avrebbe significato una contrazione del numero di prodotti disponibili fra cui scegliere.
L’industria ha risposto in modo deciso nel 2003, con la creazione della European Specialist Sports Nutrition Alliance (ESSNA); si tratta di una associazione di commercio pan-europea che rappresenta l’industria ed i suoi interessi in tutta l’Unione
Europea.
L’ESSNA è stata specificatamente incaricata di negoziare con l’UE per assicurare un approccio regolatorio più realistico e meno gravoso nei confronti della nutrizione sportiva, rispetto a quanto considerato dalla Commissione Europea. Grazie agli interventi dell’ESSNA, la Commissione Europea ha rivisto la propria posizione accettando che la nutrizione sportiva fosse soggetta ad una legislazione alimentare generica piuttosto che obbligata a rispondere a norme speciali.
Ciò non ha tuttavia sancito il via libera per l’industria della nutrizione sportiva e le preoccupazioni manifestate in Europa (derivanti dall’associazione erronea fra nutrizione sportiva e sostanze illecite per migliorare la prestazione) hanno comunque posto il settore sotto vigilanza, in una sorta di limbo regolatorio. Nell’ultima fase di questo limbo, la Commissione Europea sta preparando un rapporto sui prossimi due anni ‘sulla necessità, se opportuno, di disposizioni relative agli alimenti pensati per sportivi’.
Piuttosto che opporsi a quella che sarebbe apparsa come una procrastinazione, il settore della nutrizione sportiva, tramite l’ESSNA, ha accolto il rapporto della Commissione come opportunità per assicurare che le specifiche esigenze nutrizionali degli sportivi fossero riconosciute e che vi fosse un mercato interno funzionante in modo corretto per il settore. Dopo la pubblicazione di questo rapporto, l’ESSNA si aspetta che l’elaborazione di una nuova legislazione per i prodotti del settore venga permanentemente fermata.

Dopo più di dieci anni di impasse, ora sembra esservi una luce in fondo al tunnel regolatorio dell’industria della nutrizione sportiva. Questo decennio ha tuttavia causato problemi all’interno degli Stati Membri a causa dell’esistenza di una legislazione conflittuale nei singoli paesi, che ha ostacolato la libera circolazione di merci. Questa incertezza ha generato uno shopping regolatorio fra i venditori al dettaglio senza scrupoli, che hanno approfittato delle lacune di alcuni paesi per farsi strada. A sua volta, questo fenomeno ha comunque permesso ai prodotti illeciti di riapparire sul mercato.
Questo non significa che la risposta risieda in una regolamentazione severa. La soluzione, secondo quanto sostiene l’ESSNA da dieci anni, risiede nell’applicazione e nell’attuazione delle norme già esistenti piuttosto che nella creazione di nuove norme che non farebbero altro che confondere le acque. L’ESSNA ha già intrapreso azioni contro i fornitori senza scrupoli ed ha ampliato la propria competenza passando da un ruolo di stretta negoziazione ad un ruolo che le permetta di incrementare la consapevolezza nel settore della nutrizione sportiva e, cosa più importante, di identificare e segnalare ai regolatori i prodotti illeciti al fine di garantire che la reputazione della nutrizione sportiva lecita non venga intaccata.

Il problema dei food claims
La nutrizione sportiva ha infine dovuto affrontare anche le sfide riguardanti gli attuali claim salutistici e nutrizionali dell’Unione Europea che possono essere apposti sugli alimenti.
In poche parole i produttori ed i venditori al dettaglio non possono apporre claim che affermino che un prodotto sia salutare o abbia valore nutrizionale, se questo claim non può essere provato. Ma le norme che regolano questi claim, fino a poco tempo fa, hanno definito soltanto cosa deve essere messo sull’etichetta. Ciò ha lasciato poco spazio per l’attuazione. Ed anche in questo ambito, ciò è stato applicato e attuato a livelli differenti nei diversi Stati Membri. Il risultato? Nel 2006 l’UE ha adottato una nuova legislazione per armonizzare le norme relative all’uso dei claim relativi al valore nutrizionale, come ad esempio ‘ad elevato contenuto proteico’ e ‘con pochi grassi’, o claim salutistici come ‘contribuisce all’aumento della massa muscolare’.
In ragione di questa legislazione, i claim nutrizionali o salutistici di prodotti alimentari, devono essere autorizzati prima di poter essere apposti sulle etichette dei prodotti destinati alla vendita. Le basi scientifiche dei claim sono valutate dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).
L’EFSA ha effettuato un vero e proprio giro di vite sui claim non comprovati e fino ad oggi soltanto 200 claim circa sono stati approvati dalla Commissione Europea, malgrado le migliaia di domande di claim che sono state presentate per l’approvazione.
Rispetto ad altri settori, la nutrizione sportiva si è ben destreggiata in questo quadro normativo. I prodotti contenenti proteine, soluzioni di creatina o di carboidrati e elettroliti, possono asserire di avere numerosi effetti sulla salute dell’uomo. La creatina ad esempio, incrementa la performance fisica nell’ambito di serie di brevi esercizi ad elevata intensità. Le proteine contribuiscono alla crescita ed al mantenimento della massa muscolare. Le soluzioni di carboidrati ed elettroliti promuovono la resistenza in caso di allenamento prolungato e incrementano l’assorbimento dell’acqua.
Questi non sono gli unici claim che sono riconosciuti. Anche la maggior parte delle vitamine e dei nutrienti hanno claim approvati.
Ma sebbene sia stato migliorato, il sistema non è perfetto. Sarebbe erroneo affermare che un claim non è vero perché non approvato dall’EFSA. In molti casi infatti, le domande non presentavano documentazioni sufficienti, oppure in altri casi i risultati presentati non erano chiari, e questo molte volte per la mancanza di chiare linee guida per la presentazione delle domande di approvazione dei claim.
L’altro problema di questo sistema concerne il fatto che la Commissione Europea e le singole autorità di stato non hanno sempre preso in considerazione le esigenze specifiche dei gruppi che compongono la popolazione. Un esempio ne sono gli sportivi. Un claim salutistico per il sodio è stato respinto sebbene scientificamente provato. La base razionale della Commissione e delle altre autorità era che il parere salutistico generico fosse che la popolazione dovesse ridurre e non incrementare l’apporto di sodio. Ma questo ignorava le diverse esigenze degli sportivi rispetto alle persone fisicamente meno attive.
Un dibattito similare è attualmente in corso per quanto concerne caffeina, carboidrati e glucosio.
L’industria della nutrizione sportiva si è evoluta rapidamente negli ultimi dieci anni. Ma il settore ha ancora un grande potenziale; la realizzazione di questo potenziale, tuttavia, richiederebbe ai responsabili delle politiche regolatorie di tutta Europa di comprendere al meglio gli obiettivi dell’industria nel promuovere il modo in cui i consumatori possono raggiungere una salute ottimale, incluso l’apporto nutrizionale. Ciò significherebbe anche che i politici valutassero i benefici in termini di spesa sanitaria e benessere sociale.
Per mettere a frutto questo potenziale, il settore della nutrizione sportiva necessita che la Commissione Europea e gli altri organi pongano le domande corrette per fare in modo di non ostacolare la crescita di questo interessante ed innovativo settore.

Skin Sensitization

Per la prima volta, CEC Editore e Cosmetic Technology organizzeranno una conferenza nella mattinata del 24 novembre, il cui focus sarà rappresentato dagli aspetti legati alla valutazione della sensibilizzazione cutanea (Skin Sensitization).

La sensibilizzazione cutanea è un processo complesso responsabile di allergie da contatto di cui soffre il 15-20% della popolazione. Negli ultimi anni la miglior comprensione della cascata di eventi molecolari e cellulari (Adverse Outcome Pathway – AOP) responsabili della risposta allergica in vivo ha permesso di sviluppare di test in vitro più specifici per questo end-point.

Il seminario in particolare illustrerà:
• I più recenti aggiornamenti sui meccanismi delle reazioni allergiche – E. Corsini;
• Chiarirà l’impiego delle strategie di test integrati (Integrated Approaches to Testing and Assessment – IATA) – L. Ceriotti;
• Entrerà nel dettaglio dei nuovi protocolli dei test alternativi – E. Corsini, M. Meloni;
• Porterà come esempio la valutazione della sicurezza delle fragranze – L Zappa.

Pre registrarti gratuitamente clicca qui: www.making-cosmetics.it/book

Per informazioni
www.making-cosmetics.it

Nel tuo giorno speciale…

San Valentino. La festa della mamma. Di qualsiasi festa si tratti, i creatori di biglietti d’auguri hanno un’occasione per torturarmi. Per anni queste ricorrenze sono state per me i giorni peggiori. Perché? Perché avevo sempre lo stesso problema, che credo interessi molti uomini. Cosa comprare per la/e persona/e a cui voglio bene? (al plurale, ancora peggio). Non posso sbagliare acquistando un profumo. Tuttavia, dopo anni di ricerche per individuare il profumo giusto, le mie signore hanno tutte le fragranze di cui hanno bisogno e trovarne una nuova adatta può rivelarsi una sfida insormontabile. La mia scelta spesso è sbagliata o antiquata, e delude le destinatarie. Esattamente quello che volevo evitare.
Bompan_fig1

Tutto questo vi ricorda qualcosa? In tal caso, continuate a leggere perché, fortunatamente, ho trovato la soluzione. Inoltre, tale soluzione mi consente di coinvolgere l’altro mio grande amore – la stampa. Gli sviluppi tecnologici mi consentono ora di acquistare il profumo già testato e apprezzato e di farlo personalizzare con un ulteriore segno del mio affetto “Per Te. Con amore, Mike”. Il profumo giusto con un messaggio sentito sono perfetti insieme. Certo, non si tratta di un messaggio originale, ma funziona. La stampa personalizzata è diventata di tendenza e di conseguenza la stampa di articoli speciali personalizzati come bottiglie, scatole o addirittura buoni regalo, sta modificando il settore dei regali.
Oggi negli aeroporti è possibile stampare articoli personalizzati mentre si attende il proprio volo. Si sceglie un profumo. Si stampa qualcosa sulla scatola o sulla bottiglia ed è fatta – si può ripartire con qualcosa di speciale. Sebbene l’incisione sia una tecnica diffusa già da tempo, non è abbastanza. Non è possibile aggiungere colori, immagini o logo. Tutto questo la rende poco personale. Con gli inchiostri UV, è possibile stampare il messaggio desiderato e progettare articoli in quadricromia e aggiungere immagini, in modo rapido e semplice.
Mi trovavo all’aeroporto e c’era uno stand che vendeva cover per smartphone con le immagini fornite dal cliente. Questa idea apre la strada a enormi opportunità. Tutti abbiamo moltissime immagini tra cui scegliere sui nostri cellulari o tablet e aggiungendo del testo all’immagine è possibile ottenere un regalo esclusivo. Basta ricordarsi qual è il modello di smartphone del destinatario, per evitare in seguito lunghe discussioni.
Bompan_fig2Ma come funziona? Non tutti gli oggetti sono stampabili o possono offrire l’adesione adeguata. Credetemi, non potete stampare su qualsiasi cosa. Il trucco sta nel trovare la combinazione adeguata di inchiostri, primer e oggetto. È possibile stampare la plastica con la maggior parte di stampanti UV di piccolo formato, ma le bottiglie di vetro sono un po’ più difficili. Fortunatamente, il primer integrato di Mimaki rende possibile la stampa senza alterare l’aspetto del prodotto. Anche gli oggetti arrotondati, come le bottiglie di vino, possono essere stampate usando la nuova opzione Kebab di Mimaki. Ciò significa che articoli quali candele personalizzate possono essere stampati con la foto preferita delle vacanze o con quell’immagine eccezionale dei vostri bambini. Basta aggiungere il testo che volete e in pochi minuti otterrete il miglior regalo mai visto. Potete immaginare con che entusiasmo verrà accolta una candela profumata con l’immagine dei vostri bambini invece della solita boccetta di profumo?
Ora avete la possibilità di essere speciali, diversi e unici. Non ci sono scuse per non investire in un regalo personalizzato la prossima volta che farete un viaggio. O per portare il vostro regalo a un livello superiore nelle occasioni speciali.
Opzioni infinite sono il grande vantaggio di questo nuovo settore della personalizzazione. Avete il controllo non solo sulla tecnologia ma anche sul prodotto finale. Sono certo che un settore ricco di opportunità si apre innanzi a noi. Quanto ha avuto inizio nel settore degli articoli promozionali ora ha acquisito un aspetto più personale. Speriamo che il mondo commerciale sia pronto a raccogliere questa sfida, perché i risultati saranno eccezionali!
Bompan_fig3
Let’s create… together.
Mike Horsten

Bompan invita stampatori e fornitori che desiderino cogliere una nuova opportunità di business e portare innovazione ed efficienza all’interno del proprio ambiente di lavoro, così come brand owners che vogliano conoscere come la tecnologia digitale possa essere un valido alleato nello sviluppo e nella promozione delle loro linee di prodotto, a visitare la loro sala demo in provincia di Varese, dove tecnici, commerciali e tutte le macchine Mimaki sono a disposizione per prove gratuite. Bompan, importatore esclusivo Mimaki per l’Italia.

Per informazioni
www.bompan.it
informazioni@bompan.it
tel 0331 81971

You speak, we listen

Mintel è il fornitore di ricerche di mercato indipendente in grado di fornire ai propri clienti un’accurata analisi dei mercati di tutto il mondo; tutto ciò è possibile grazie agli esperti locali di cui Mintel si avvale, la cui prossimità al territorio di riferimento, permette di avere una visione precisa e dettagliata del mercato locale. I report Mintel sono quindi il risultato di una approfondita analisi di settore, nonché il frutto di vere opinioni raccolte fra i consumatori e l’esito di un lavoro di intelligence competitiva e previsioni di mercato in grado di permettere ai clienti di arrivare al successo, sia nel mercato domestico che in quello estero.
La capillare presenza di Mintel è stata ulteriormente incrementata a livello mondiale con la creazione di nuove sedi a Chicago, New York, Shanghai, Tokyo e Sidney. Attualmente, gli utilizzatori dei report di ricerca Mintel sono più di 70.000 e sono distribuiti in tutti i paesi del mondo; la missione di Mintel è quella di aiutare tutti gli operatori di marketing e i decision-maker ad adottare strategie per prodotti e servizi e ad avere così una migliore conoscenza dei mercati in cui operano.

Oggi Mintel effettua più di 20.000 lanci di prodotti al mese e l’accuratezza delle sue previsioni è comprovabile dai dati di mercato.
Come previsto da Mintel, nel 2014 si è assistito ad una lotta per l’ambiente, a lanci ibridi e ad un aumento dei prodotti a valore aggiunto che rispondono alle specifiche esigenze di gruppi di popolazione, come quella maschile e quella dei consumatori etnici.
Per il 2015 prevediamo che i consumatori adottino abitudini quotidiane più flessibili nel settore beauty, mixando prodotti multi-funzionali in grado di rispondere alle loro esigenze quotidiane. La stagionalità, le diverse abitudini lavorative e fattori demografici svolgeranno un ruolo nella definizione del consumatore.
In Mintel siamo orgogliosi di aiutare migliaia di marchi di bellezza nel mondo a raggiungere i propri obiettivi commerciali. Siamo orgogliosi di supportare i piani di crescita dei nostri clienti grazie ai nostri esperti in materia di analisi e ricerche di mercato, ha affermato Jane Henderson, Global President, Divisione Beauty & Personal Care.

Alcuni esempi delle capacità di Mintel di anticipare le tendenze di mercato:
• Nell’autunno 2014 Mintel ha individuato la Corea come grande fonte di ispirazione per i marchi di make up occidentali.
I prodotti per labbra long lasting con finish naturale, un prodotto in crescita in questa regione, sono estremamente apprezzati dagli utenti occidentali; così è stato previsto che i nuovi prodotti ibridi in grado di combinare le caratteristiche di un rossetto, di un lipgloss, di un burrocacao e di un pennarello per labbra avrebbero avuto un enorme successo sia presso la popolazione asiatica che quella occidentale; fu così che nel gennaio 2015 Yves Saint Laurent lancia il suo Tint in Oil e Clarins presenta la sua collezione Primavera 2015 che si contraddistingue per una vasta gamma di pennarelli per labbra.
• Nel novembre 2013 Mintel ha affermato che, sebbene le vendite di preparazioni per la rasatura fossero in calo, la barba rappresentava una vera opportunità per i marchi di prodotti per capelli e di styling. Un anno dopo, Murdock ha immesso sul mercato uno shampoo/balsamo per barba.

In tutto ciò, il feedback dei clienti è fondamentale in quanto permette di apportare continui miglioramenti, come l’arricchimento del database dei nuovi prodotti (che rispetto agli inizi del 2015 oggi copre 12 paesi in più), una maggiore copertura di Mintel a livello mondiale con la creazione di nuovi uffici, la creazione di Databook di Report che possono essere facilmente scaricati accedendo ai dati sui quali si fondano le ricerche, un processo di login semplificato che permette di accedere alle informazioni Mintel da qualsiasi strumento, anche fuori ufficio.

We are Mintel. We are your eyes and ears in the markets that matter. The insights behind your next big idea. Your fingers on the pulse of innovation. Your interpreters of consumer trends.

Focus sul mercato brasiliano

Secondo quanto riportato da in-Cosmetics, il Brasile rappresenta l’11% del mercato mondiale per quanto riguarda Prodotti per l’Igiene Personale, Cosmetici, Fragranze (HPPC). Fra tutti questi prodotti, quelli per la cura dei capelli occupano un posto preponderante nel mercato brasiliano (22%) e nel corso degli anni tutti i prodotti appartenenti a questa macro-categoria hanno registrato una crescita media costante. Questo incremento dei consumi, unitamente ad una popolazione eterogenea, ha generato abitudini e preferenze differenti nelle cinque regioni del Brasile; le aziende sono state quindi costrette a confrontarsi con la vera natura del consumatore brasiliano e, di fatto, l’ultima ricerca condotta nel settore HPPC ha rivelato l’esistenza di diversi target indirizzati proprio al mercato HPPC brasiliano.

Fig_Brasile_pack

Le caratteristiche climatiche e le differenze socio-economiche sono due fattori che potrebbero aver forgiato le preferenze distintive dei consumatori brasiliani. Oggi vi è una tipologia di consumatori che non è visibile quanto coloro che utilizzano prodotti di ‘massa’, ma che tuttavia trova qui ampia rappresentazione. Il consumatore di prodotti premium o sofisticati è una figura già ben nota in tutto il mondo e che ha contribuito a stimolare l’economia brasiliana.
Ciò detto, i prodotti di consumo di massa sono quelli più ampiamente rappresentati nella ricerca. Per comprendere meglio questa tipologia di consumatore, un’analisi effettuata dai professionisti dell’Associazione Brasiliana che riunisce i produttori di cosmetici, fragranze e prodotti per l’igiene personale (ABIHPEC), sulla base dei dati Mintel (la società di ricerche di mercato a livello globale) ha evidenziato alcune delle caratteristiche distintive del consumo nelle diverse regioni del Brasile. Lo studio sopra indicato afferma che a livello generale, il 69% della popolazione predilige utilizzare sempre lo stesso prodotto o lo stesso marchio per la cura dei capelli, a differenza di quanto registrato nel nord-est e nel sud-est dove si predilige cambiare prodotto e/o marchio, e che la maggior parte della popolazione acquista i prodotti al supermercato.

In termini di consumo di prodotto finito, la ricerca ha mostrato che il 53% degli intervistati nella zona centro-occidentale, il 42% al nord, il 38% nel sud-est, il 27% nel nord-est ed il 25% nel sud, utilizza prodotti di condizionamento. Nello specifico, i prodotti per capelli normali sono preferiti per lo più dalla popolazione centro-occidentale (36%), i prodotti anti-crespo dalla popolazione del nord (20%), i prodotti in crema volumizzanti sono consumati per lo più dalla popolazione centro-occidentale e del nord-est; i prodotti per capelli ricci infine, non sembrano riscuotere grande interesse in Brasile, dato questo che conferma la preferenza di questo paese per i capelli lisci.
L’analisi delle abitudini della popolazione ha mostrato che il 65% preferisce applicare i trattamenti per capelli a casa propria anziché rivolgersi ad un salone specializzato; in termini di utilizzo generale, il 91% degli intervistati utilizza lo shampoo, il 75% balsami con risciacquo, il 39% balsami senza risciacquo, il 33% prodotti di trattamento ed il 30% prodotti di scultura e fissaggio. In termini di prodotti cosmetici dunque, possiamo osservare che le attenzioni dei brasiliani si rivolgono primariamente a quelli per la cura dei capelli. La dimensione del paese e le differenze climatiche all’interno di esso, generano una vasta gamma di opportunità di mercato per una grande varietà di prodotti.

Fig_Brasile
www.in-cosmeticsbrasil.com

Certificazioni naturali e biologiche nell’era della globalizzazione

Parole chiave USDA, Biologico, NOP, Naturale, Standard COSMOS, Ecocert

Riassunto
Gli standard per prodotti naturali e biologici sono in larga misura gli stessi, sebbene alcuni riguardino i prodotti ‘naturali’ ed altri quelli ‘biologici’. Ogni programma e marchio è concepito per una regione specifica e ciò dovrebbe essere tenuto in considerazione nell’individuazione di mercati altrettanto specifici. Con il presente lavoro, vengono esaminati gli enti certificatori ed i marchi maggiormente riconosciuti nel mondo per prodotti naturali e biologici.

Packaging
Grazie a numerosi studi sui consumatori, gli esperti di marketing sono ormai consapevoli che il punto vendita costituisce il vero momento in cui essi, i consumatori appunto, familiarizzano con i prodotti e che tale processo ha luogo soprattutto in negozi veri e propri. E non è tutto: la maggior parte delle decisioni di acquisto, malgrado la precedente esposizione dei consumatori alla pubblicità e ad altre forme di promozione, avviene proprio nel punto vendita, talvolta in modo piuttosto spontaneo. Ciò significa che le scelte che le aziende adottano in materia di etichettatura e confezionamento sono di primaria importanza. Le motivazioni all’acquisto dunque, non riguardano soltanto ciò che viene messo nel prodotto, ma anche ciò che viene inserito sulla confezione del prodotto stesso, e in merito a quest’ultimo aspetto, entrano in gioco anche le norme relative ai claim. Negli Stati Uniti, ad esempio, i regolamenti relativi all’ etichettatura sono di competenza della Food and Drug Administration (FDA). Nell’ambito dei prodotti topici, cosmetici e drug, ci sono claim specifici, ammessi o vietati, a seconda della classe merceologica cui appartiene il prodotto stesso, ma questa regola viene a volte disattesa. La questione è ben nota agli esperti di marketing, sebbene vi siano ancora frequenti casi di abuso, poiché diverse aziende produttrici di prodotti cosmetici continuano a proporre claim non permessi, come ad esempio ‘riduce le rughe’ o ‘contrasta l’invecchiamento’. Questi claim sono monitorati dalla FDA, sebbene le risorse a disposizione di questo organo permettano di affrontare soltanto le trasgressioni più eclatanti. Al riguardo, il settore è pazientemente in attesa che il governo crei, per i prodotti ad uso topico, la categoria dei cosmeceutici proprio come avvenuto con l’Act of Congress (DSHEA 1994) che ha creato la classe intermedia degli ‘integratori nutrizionali’ che da ormai quasi 20 anni si colloca fra ‘alimenti’ e ‘farmaci’. Talune affermazioni di ‘supporto nutrizionale’ infatti, sono concesse quando un prodotto è classificato come integratore alimentare piuttosto che come alimento o farmaco; tuttavia, queste dichiarazioni non possono essere considerate claim sulla ‘salute’, in quanto questi ultimi sono da riservarsi solo ai prodotti classificati come farmaci.

Oltre ai claim: la proliferazione delle certificazioni
Nel mondo dei prodotti naturali e biologici, dove molti claim relativi ad ingredienti attivi potrebbero essere messi profondamente in discussione, c’è un altro aspetto con cui i consumatori devono confrontarsi e che ingenera confusione in materia di etichettatura: le certificazioni rilasciate da enti terzi. Queste certificazioni riguardano i prodotti cosiddetti verdi, lavorati in modo naturale, e quindi dovrebbero aiutare a fare chiarezza, ma sono divenute invece fonte di ulteriore confusione sia per i consumatori che per gli addetti al marketing. D’altra parte, l’esistenza di queste certificazioni è utile dal momento che la regolamentazione governativa è piuttosto carente in questo settore ad elevata crescita ed in cui esistono numerose iperboli pubblicitarie. Per questo motivo, non è più sufficiente apporre un claim che indica l’origine naturale o verde su un’etichetta. In nome della trasparenza e dell’autenticità, due questioni emergenti nel settore, gli esperti di marketing devono cercare di differenziare i prodotti e provare ai consumatori che essi sono esattamente ciò che dicono di essere. Come districarsi in questo caos?
Facciamo un respiro profondo; le cose negli Stati Uniti d’America non sono complicate come sembrano. Se un prodotto è venduto attraverso un rivenditore di prodotti naturali, come i Whole Foods Markets, esso è già stato oggetto di numerosi controlli, dal momento che i requisiti che questi rivenditori al dettaglio impongono ai prodotti, sono rigorosi tanto quanto quelli richiesti dalle varie certificazioni, talvolta anche di più. In poche parole, la cosa più semplice dunque, è fidarsi dei Whole Foods Markets. Ricordate tuttavia che non tutti hanno le possibilità di rivolgersi a punti vendita leader; quindi, cosa dire degli standard dei rivenditori di massa come i Wal-Mart Stores Inc? Non molto purtroppo; più di 20 anni nel settore hanno insegnato che, se un prodotto deve essere venduto attraverso un canale che non ha propri standard in materia naturale e biologica, è importante che il prodotto stesso riporti la certificazione di un ente indipendente. In tutto il mondo ci sono così tante certificazioni che non è possibile analizzarle tutte; molte di queste non riguardano poi l’ambito personal care. Per ragioni di rilevanza (e buonsenso) dunque, ci concentreremo sui marchi più utilizzati nel settore dei prodotti naturali e biologici per la cura personale.

Importanti certificazioni nord americane
USDA Negli Stati Uniti, solo pochi marchi sono molto riconoscibili fra quelli generalmente apposti sulle etichette di prodotti naturali e biologici per la cura personale. Uno di questi è supportato dal governo statunitense. Il Dipartimento statunitense per l’Agricoltura (USDA) è incaricato della supervisione di un programma che permette ad organizzazioni terze di apporre ai prodotti la dicitura ‘Biologico certificato’ (Certified Organic), se essi soddisfano i rigorosi requisiti del National Organic Program (NOP). Dal momento che si tratta di un iter relativamente costoso, attualmente, solo alcuni prodotti per la cura personale riportano l’ormai noto marchio verde e bianco. Gli standard USDA sono stati originariamente sviluppati esclusivamente per gli alimenti e non per i prodotti ad uso topico; questo è un altro motivo per il quale in passato vi sono state difficoltà nell’adattare i suddetti standard ai prodotti per la cura della persona.
In virtù della sua popolarità fra i prodotti alimentari, questo è il marchio preferito negli Stati Uniti per i prodotti posizionati come biologici, sebbene esista un’altra certificazione emessa dalla National Science Foundation (NSF) per i prodotti a minore contenuto biologico o per le aziende che non desiderano conformare i loro prodotti agli standard USDA. Si tratta di un marchio introdotto relativamente di recente che è stato sviluppato per permettere una distinzione fra prodotti che contengono livelli inferiori di ingredienti biologici. Esso deve ancora quindi farsi strada verso un maggiore utilizzo da parte dei produttori di prodotti a marchio.
NPA Natural Seal Un’altra certificazione che ha conosciuto una certa diffusione negli Stati Uniti è il marchio le cui origini sono attribuibili ad una task force denominata International Association of Natural Product Producers (IANPP), che consta di circa trentasei organizzazioni appartenenti alla catena di approvvigionamento, che dopo tre anni sono infine riuscite ad elaborare una definizione di ‘naturale’. Occorre notare che naturale e biologico sono due designazioni differenti e il marchio della Natural Product Association (NPA) riguarda esclusivamente la dicitura ‘naturale’ e non ‘biologico certificato’.
Mentre gli ingredienti biologici sono intrinsecamente naturali infatti, gli ingredienti naturali sono certificati come biologici soltanto se soddisfano i requisiti NOP. In generale, un ingrediente naturale non deve essere né sinteticamente derivato, né sinteticamente lavorato; di contro, un cosmetico naturale deve includere in formula una maggioranza di ingredienti naturali. Salute e sicurezza umana, test sugli animali e biodegradabilità sono anch’esse tematiche affrontate dalla NPA, sebbene sia importante osservare che l’associazione è stata criticata per aver permesso l’utilizzo di ingredienti geneticamente modificati (OGM).
Il lavoro della IANPP è stato sottoposto alla NPA dando vita al sigillo NPA Natural Seal, oggi apposto sulla confezione di più di 1000 differenti prodotti per la cura personale. Questo è il marchio, per chiunque decida di vendere un prodotto posizionato come naturale negli Stati Uniti, poiché supportato dalle più importanti associazioni statunitensi per le aziende di prodotti naturali.
OASIS In questo ambito vale la pena menzionare gli Organic and Sustainable Industry Standards (OASIS), sviluppati nel 2008 dalla omonima organizzazione no-profit OASIS. Secondo quanto riportato, si tratta dei primi standard biologici statunitensi per il settore personal care. Essi sono stati creati in risposta alla confusione sulla pertinenza dei regolamenti biologici USDA per il settore personal care. Sebbene sembri che l’USDA e le certificazioni NSF sopra menzionate abbiano cercato di affrontare tale confusione, non vi sono aggiornamenti recenti sulle attività del gruppo.

Esigenze globali
Se da una parte il Biologico Certificato USDA e i marchi Natural Seals NPA stanno conquistando notorietà negli Stati Uniti, come è la situazione nel resto del mondo ? Come prevedibile, il panorama è caratterizzato da numerosi enti no-profit volti a certificare i prodotti naturali come qualcosa di differente dal sinteticamente derivato e/o sinteticamente lavorato. Il movimento salute e benessere rappresenta ora una tendenza ben insediata e non più una moda passeggera; dunque la ricerca di prodotti migliori per le persone e l’ambiente non è certo destinata al declino. Di conseguenza, anche gli sforzi per distinguere i prodotti in tal senso, non sono certo destinati a diminuire

Standard europei
Nel mondo, gli standard per prodotti naturali sono in ampia misura gli stessi ed ogni standard è concepito per prodotti creati e commercializzati all’interno del paese o della regione dell’ente certificatore. I prodotti sono generalmente analizzati e valutati in base a diversi parametri, fra cui origine e lavorazione degli ingredienti, inclusa la loro percentuale all’interno del prodotto, stoccaggio, produzione e confezionamento, gestione ambientale, etichettatura e comunicazione, ispezione e certificazione/controllo. Di conseguenza, la certificazione deve raccogliere il consenso dei consumatori di una data regione o paese. Alcuni mercati, come ad esempio quello statunitense, si sono affacciati con un certo ritardo al mondo della certificazione dei prodotti personal care naturali e biologici; ecco perché il marchio Ecocert, di seguito descritto, offerto da un organismo certificatore francese, è presente su numerosi prodotti commercializzati negli Stati Uniti. Fino a poco tempo fa infatti, il marchio Ecocert era una delle poche opzioni a disposizione dei produttori americani.
COSMOS Sebbene vi siano diversi organi certificatori in Europa, la buona notizia è che i loro standard sono stati armonizzati secondo il Cosmetics Organic and Natural Standard (COSMOS). Ciò significa ad esempio che un prodotto riportante marchio Ecocert sarà soggetto alle stesse analisi di un prodotto BDIH. La certificazione COSMOS dovrebbe sostituire tutte le certificazioni individuali, anche se questo processo richiede tempo, dal momento che ogni ente certificatore costituisce una entità a sé stante con interessi individuali. Ciò malgrado, i consumatori trarranno certamente beneficio da un marchio COSMOS.
COSMOS è stato sviluppato a livello europeo da un gruppo di certificatori molto influenti: Bubdesverband Deutscher Industrie und Handelsunternehmen (BDIH) in Germania, Association Professionnelle de Cosmetique Ecologique et Biologique (COSMEBIO) e Organisme de Controle et de Certification (Ecocert) in Francia, Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale (ICEA) in Italia, e la Soil Association nel Regno Unito. Questi gruppi hanno fondato una associazione internazionale no-profit, registrata in Belgio il 4 novembre 2008, ovvero l’Association Internationale Sans But Lucratif (AISBL), ed hanno collaborato alla definizione di requisiti e definizioni comuni per cosmetici naturali e biologici. Fare fronte agli eccessi ed alle lacune degli sviluppi attuali rappresenta per il gruppo una vera sfida; il suo obiettivo finale, del resto, è quello di creare uno ‘sviluppo sostenibile’, un altro termine utilizzato per designare prodotti migliori per la salute umana e per l’ambiente, riconciliare il progresso economico, la responsabilità sociale, mantenendo il naturale equilibrio.
BDIH (Germania) L’associazione riunisce produttori e distributori di cosmetici e cosmetici naturali, integratori alimentari, alimenti nutrizionali, farmaci da banco e dispositivi medici.
Cosmebio (Francia) Questa associazione francese si concentra sui cosmetici ecologici e biologici. Essa riunisce fornitori di ingredienti, laboratori cosmetici, terzisti e distributori e rappresenta sia membri francesi che esteri. Creata nel 2002, Cosmebio è alla base della Carta francese dei Cosmetici Ecologici e Biologici, che definisce le norme e i principi di base per i produttori che auspicano aderirvi.
Ecocert (Francia) Ecocert è un organo di ispezione e certificazione creato in Francia nel 1991 da agronomi consapevoli della necessità di sviluppare un’agricoltura ecosostenibile e dell’importanza di offrire un riconoscimento a tutti coloro che si adeguano a questo standard produttivo. Il marchio Ecocert certifica la conformità di prodotti, sistemi o servizi di una società, agli standard dell’organo ed ha contribuito allo sviluppo dell’agricoltura biologica.
ICEA (Italia) Si tratta di un consorzio no-profit di associazioni ed organizzazioni attive nel settore dello sviluppo eco-compatibile/sostenibile e del commercio equo. Il consorzio è stato fondato con l’intento di offrire un servizio di certificazione fondato sui principi di indipendenza, trasparenza, oggettività, imparzialità e competenza.
Soil Association (Regno Unito) La Soil Association è stata fondata nel 1946 da un gruppo di agricoltori, scienziati e nutrizionisti che avevano osservato un legame diretto fra le pratiche agricole e la salute vegetale, animale, umana ed ambientale. Oggi è la prima organizzazione a membership benefica del Regno Unito che si batte per una gestione salutare, umana e sostenibile non soltanto dell’agricoltura ma anche del territorio, della catena alimentare e dei metodi agricoli. In quanto organizzazione benefica, per condurre le proprie attività la Soil Association vive di donazioni, del supporto dei suoi membri e della sensibilità pubblica.
AISBL (Belgio) L’AISBL è l’associazione internazionale no-profit che ha come obiettivo quello di fornire uno standard riconosciuto a livello internazionale per i prodotti cosmetici naturali e biologici. Nel 2002 le organizzazioni fondatrici di COSMOS hanno preso coscienza del fatto che l’industria cosmetica e il mercato hanno un carattere internazionale e che le aziende ed i consumatori avrebbero beneficiato di un unico standard.
Altri organi in Europa Fra gli altri organi certificatori in Europa, troviamo la Organic Farmers and Growers del Regno Unito; la International Federation of Agricolture Movement (IFOAM) in Germania; il programma di eco-marchio di Eco Garantie’s in Olanda ed il programma NaTrue’s Natural and Organic Cosmetics in Belgio. Vi è poi una serie di attori di nicchia desiderosi di certificare prodotti provenienti da tutto il mondo, dal momento che prodotti e marchi di certificazione non conoscono alcun tipo di limite geografico.

Standard australiani
La National Association for Sustainable Agriculture (NASAA) è uno dei principali enti certificatori in Australia e fornisce servizi di certificazione biologica con un buon rapporto qualità/prezzo. Essa opera sia in Australia che in diverse regioni dell’Asia, inclusa la Tailandia.
Un altro gruppo importante nel settore del biologico è la Biological Farmers of Australia (BFA). Questa organizzazione no-profit rappresenta e promuove gli interessi di più di 3.000 agricoltori, operatori, produttori e commercianti del settore biologico. BFA lavora anche per la comunità, svolgendo un ruolo di istruzione per il pubblico in materia di benefici derivanti dall’agricoltura e da un’alimentazione biologica. Essa svolge un ruolo attivo nello sviluppo di standard biologici, facendosi portavoce dell’industria biologica presso i governi e supportando la crescita del mercato biologico, non solo a livello nazionale, ma anche internazionale per gli operatori australiani. BFA si adopera infine anche a livello di apertura di differenti mercati ed esportazione, promuovendo lo sviluppo di contatti e reti di business.

Standard dell’America Latina e del Sud America
IBD Certifications è una società brasiliana che svolge attività di certificazione ed ispezione in agricoltura, lavorazione, biologia, biodinamica e commercio equo, attraverso il proprio marchio IBD Certified Organic. Il gruppo è attivo in Brasile e in America Latina per sviluppare un’agricoltura sostenibile basata su nuove relazioni economiche, sociali ed ecologiche. Questo ente certificatore leader conduce operazioni in Brasile, Stati Uniti, Messico, Paraguay, Cina, Tailandia, India, Canada ed Europa. Esso è riconosciuto dal Ministero del Brasile per la produzione biologica.
Oltre al programma IBD Organic, la società gestisce i programmi di commercio solidale EcoSocial e INTEGRA, nonché programmi in materia di organismi non geneticamente modificati (OGM), cosmetici naturali e biologici. La società è inoltre riconosciuta dal programma di protezione climatica Stop Climate Change (SCC) ed ha ricevuto anche l’approvazione da parte dei programmi NSF e NaTrue.

Cina e India
Cina, India e le nazioni in via di sviluppo non hanno ancora sviluppato certificazioni significative in materia di prodotti naturali e biologici. Le aziende con sede in questi paesi di norma adottano standard europei o del Nord America ma anche in questo caso, la scelta in materia di certificazione dovrebbe dipendere, ai fini della massima efficacia, dal luogo in cui il prodotto è venduto. Vale la pena di osservare che, comprensibilmente, il mercato dei prodotti personal care naturali e biologici nei paesi emergenti è poco sviluppato e di conseguenza, le problematiche inerenti le certificazioni, non rivestono un carattere di primaria importanza.

‘Regola generica’
Se tutte queste opzioni possono dare luogo ad una confusione difficilmente accettabile per gli addetti ai lavori, pensate a come si sente il consumatore medio. Basta fare appello alla ragione per affermare che una buona regola generale per gli attori del mercato del naturale e del biologico è la seguente: rivolgersi al marchio certificatore di pertinenza del mercato o della regione desiderata. Tralasciando gli sforzi di armonizzazione di COSMOS a livello europeo, gli standard nel settore cosmetico sono abbastanza frammentati; ciò malgrado, alcuni marchi come Ecocert e USDA cominciano ad emergere come marchi preferiti.
A prescindere dalla certificazione specifica, ricordate che i consumatori prestano sempre più attenzione alle etichette e dunque ciò che è riportato in etichetta assume sempre maggiore importanza. Fate dunque scelte attente in materia di certificazione e prestate attenzione ai claims dei prodotti.

Tratto da Cosmetics & Toiletries Magazine (Vol.128, n.8/agosto 2013)

Eurofragance

Quest’anno, nello scorso mese di maggio, in occasione della sua visita annuale al Beauty World Middle East, il più grande evento internazionale per prodotti di bellezza, capelli, profumi e benessere in Medio Oriente, Eurofragance ha presentato la gamma Fever for Fabric che comprende tre originali fragranze ispirate ai tessuti naturali, alle loro texture e ai relativi processi di lavorazione.
Velvet Inspiration, Silk Orchid e Genuine Leather sono i nomi delle nuove fragranze.
Essenza di cannella, legno di cedro, oud e ambra nera, combinati ad altri ingredienti, evocano ed esaltano la morbidezza del velluto. Un’essenza a base di orchidea selvatica, succo di mandarino, tamarindo e petali di garofano, uniti ad un tocco di essenze, fra cui vaniglia, rendono omaggio alla seta e traducono in aroma le sensazioni evocate da questo prezioso tessuto. Infine un aroma di cuoio ispirato agli artigiani pellettieri, ottenuto da ingredienti come patchouli e legno di cedro del Mediterraneo.
Con questo triplice lancio la società spagnola rende omaggio al dialogo fra sensi, combinando essenze che generano fragranze evocative in grado di suscitare emozioni e sensazioni, rispondendo alle esigenze dei consumatori di prodotti di profumeria, prodotti per l’igiene personale e detergenti, etc.
Presentiamo tre fragranze ispirate al tessile perché crediamo che proprio come i vestiti che indossiamo ci avvolgono, ci scaldano e ci fanno sentire a nostro agio, una fragranza possa fare lo stesso per la nostra pelle ha affermato Santiago Sabatés, CEO Eurofragance.

Per informazioni
eurofragrance@eurofragrance.com
eurofragrance.com

Profumeria contemporanea

In generale si osservano 7 tendenze principali per le fragranze donna e 4 per uomo. Le tendenze e sub-tendenze femminili includono Eternal Addiction, Sensual Gourmandize, Retro Revival, Elegant Freshness, Woody Madame Monsieur e Oud Mood. Le tendenze maschili sono Oud Mood, Woody Power, New Freshness e Bitter Touch.

Tendenze femminili
Eternal addiction
Questa tendenza rievoca chiaramente il bisogno di reminescenze dell’infanzia e di un senso di rassicurazione attraverso fragranze fruttate e golose fra cui:
Heirs of Escada Summer ltd Editions e Angel
Nell’ambito di questa tendenza, l’eccesso è percepito come segno distintivo e spesso queste fragranze hanno come target giovani adulti.
Sub-tendenza A – Frutti Allegorici
La dipendenza è diventata una corrente primaria che può essere perseguita in 2 modi, tramite fragranze fruttate ed un’estrema golosità. Sebbene i clienti più avanti con l’età preferiscano fragranze più sofisticate e multi-sfaccettate che conferiscono una certa eleganza, questa nuova sub-tendenza sembra attirare sia consumatori giovani che più maturi.
La nota fruttata si esprime attraverso una lunga durata e persistenza della fragranza che si sviluppa su tutte le fasi della piramide olfattiva e non solo sulle note primarie. Essa esprime la propria naturalezza richiamando fiori selvatici e note golose.
In ogni caso, Symrise è stata la prima Casa di Fragranze che ha creato il movimento Escada Summer limited edition nel 1993 con Margarita Ley.

Tra le prime fragranze ricordiamo:
• Chiffon Sorbet, Symrise,1993
• Un été en Provence, Symrise, 1994
• Ocean Blue, Symrise, 1995
• Que viva Escada, Symrise, 1997
• Sunny Fruity, Symrise, 1998

Questa tendenza continua fino ai giorni nostri e le fragranze attuali includono:
• La Petite Robe Noire e La Petite Robe Noire Couture con note di ciliegia e fragola
• Cherry in the Air Escada con note di amarene e lampone/mandarino
• Love Pink VS, creato da Carlos Vinals, con note di pescanoce/mela e ananas.

Sub-tendenza B – Sensual Gourmandize
Questo movimento è apparso dapprima fra i giovani consumatori amanti della frutta e del maltolo. Negli ultimi quindici anni questi consumatori, ormai divenuti adulti, sembrano prediligere fragranze più sofisticate.
Così, la golosità si fa sempre più sofisticata tramite l’uso di materie prime di qualità fra cui giglio fiorentino, gelsomino Sambac, eliotropio, mandorla e noce di cocco.
Il maltolo inizia dunque ad essere utilizzato in misura minore oppure integrato ad altre note golose come praline, latte caldo, mandorle in Europa, noce di cocco negli USA, mentre in Brasile vengono aggiunti fiori di eliotropio, più leggeri e meno dolci.

Esempi di queste fragranze includono:
• La Vie est Belle con iris e maltolo
• Extatic Balmain creata da Emilie Coppermann
• Givenchy Ange ou Démon, Le Secret, Pomme d’Amour & Gelsomino Sambac

Retro Revival
Questa tendenza potrebbe essere descritta con l’espressione ‘ritorno ai gloriosi fondamenti’ poiché si fonda sul recupero di affascinanti strutture emblematiche e materie prime dimenticate quali eredi della profumeria di nicchia, con un’attenzione particolare agli ingredienti; si potrebbe definire come il recupero di una qualità rassicurante abbinata alla bellezza senza tempo dei fiori.
Negli ultimi anni abbiamo assistito al revival dei cosiddetti profumi Chypre con note fruttate e floreali di muschio, come in Narciso Rodriguez. Con questa tendenza, le meravigliose strutture floreali e in particolare soliflor tornano ad incantarci. Di particolare interesse è il ritorno della rosa negli Stati Uniti. Ciò è abbastanza sorprendente dal momento che per molti anni, i consumatori americani hanno percepito la rosa come un fiore ‘fuori moda’.
La seconda tendenza a cui assistiamo è Feminine Freshness, che significa innanzitutto il ritorno del galbano e di altri tipi di freschezza. In particolare, prevediamo il ritorno sugli scaffali di fragranze naturali, prima fra tutte per femminilità, la lavanda.
La rosa vanta una lunga storia:
• See by Chloe
• 212 Vip Rose di Carolina Herrera creata da Emilie Coppermann. Questa fragranza coniuga diverse tonalità di rosa e rappresenta un vero tributo alla regina dei fiori.
• Reve de Van Cleef creata da Emilie Coppermann. Contiene rosa, osmanto e note di lilium.

Anche i fiori bianchi hanno una storia interessante da raccontare:
• Modern Muse di Estée Lauder
• Burberry Rhythm For Her con fiori bianchi e lavanda
• Ylang Austral chez l’atelier DE di Givenchy creato da Emilie Coppermann

Elegant Freshness
La Elegant Freshness attinge da due fonti tradizionali. Nel 2012, le materie prime dell’acqua di colonia, come neroli, pompelmo, limone e lime erano le più diffuse. Dopo un anno, nel 2013, la tendenza ha portato in primo piano aromi vintage come galbano e basilico.
Prevediamo che il galbano si diffonda rapidamente negli Stati Uniti, in Russia e in Brasile. Attualmente questi paesi prediligono note verdi che combinano melone e cetriolo che conferiscono una nota più delicata.

Esempi di fragranze includono:
• Eau de Narcisse Bleu, creato da Jean-Claude Ellena – in-house presso Hermès con note di camomilla, bergamotto, petitgrain e galbano
• Blue Cedrat creato da Symrise con note di radice di angelica, bacche di ginepro, cedro, corteccia di china, galbano e petitgrain. Contiene anche note di rosa per un effetto metallico e legno di cedro della Virginia.
• Something Blue Oscar De La Renta
• Jour d’hermes

Woody Madame Monsieur
Le creazioni femminili puntano su una nuova elegante sensualità ottenuta grazie a sfaccettature legnose. Ciò rispecchia il nuovo interesse per personaggi misteriosi, potenti e sensuali.
Nel 2001, Dolce & Gabbana ha presentato Light Blue aprendo la strada a questa tendenza femminile; da allora, questa tendenza è poi evoluta con note fruttate di mela. Dapprima prevalentemente caratterizzata da un tono secco, ottenuto da legno di cedro e ambra, ora assistiamo invece a combinazioni più cremose che cercano di sostituire il maltolo e l’essenza fruttata con frutti e legni. Principalmente coinvolti in questo processo troviamo il patchouli, il cachemire e il legno di sandalo.
Parallelamente all’uso maschile di oud, emerge una seconda tendenza che rappresenta un modo più audace attraverso il quale le donne possono accostarsi al sofisticato trend ispirato a fragranze legnose.

Esempi di queste fragranze includono:
• Coco Noir
• Black XS l’Exces creato da Emilie Coppermann con neroli e pepe nero, gelsomino e rosa e note di cashmere
• Balenciaga

Oud Mood
Attualmente i marchi stanno lanciando fragranze maschili e femminili con chiare note di oud; il richiamo a questa tendenza può essere esplicitato nel nome stesso della fragranza oppure utilizzando i caratteristici accordi di oud. Questi accordi sono impiegati poiché oggi si utilizzano spesso ‘ricostituzioni’, in quanto l’oud originale è estremamente costoso – circa 17.000 euro al chilogrammo. Questo prezioso ingrediente è inoltre spesso oggetto di grande speculazione. Per ottenere l’intenso profumo dell’essenza originale spesso si aggiungono sfaccettature di cuoio, note animali (esempio castoreo sintetico), patchouli, cade, cypriol e ambroxan.
Vediamo quindi la chiara influenza del Medio Oriente che si insinua con la sua potente e oscura sensualità nell’interpretazione di Oud Wood. Per conferirgli un carattere femminile si aggiunge rosa, incenso, zafferano e styrax.
Questa tendenza può anche essere definita come la ricerca di una potente sensualità esotica.

Esempi di fragranze includono:
• Flowerbomb Rose
• L’Autre Oud

Tendenze maschili
Oud Mood
Oud Mood offre una incantata sensualità espressa attraverso diverse atmosfere arricchite con sfaccettature di cuoio, incenso e oud. Si potrebbe persino dire che la sensualità è olfattivamente evocata attraverso legni combinati con sfaccettature di patchouli, cuoio, incenso e oud. Ciò conferisce eleganza, carattere e un segno distintivo alla fragranza e permette di distinguere con chiarezza l’influenza orientale.

Esempi di fragranze sono:
• Bottega Veneta
• One Million Intense
• Play Leather Edition creata da Lucas Sieuzac e Emilie Coppermann con note di bergamotto e mandarino accompagnate da note di pepe rosa, legno dell’Amyris ed un accordo di legno e caffè completato da una base di ciste Labdano (eliantemo), fava tonka, cuoio, patchouli e vetiver.
• Tom Ford Noir

Woody Power
Questa tendenza si esprime attraverso un’affascinante sensualità evocata dal legno. Le sue sfaccettature sono fatte di spezie, frutti ambrati e tocchi di cipria. Ciò indica una vera evoluzione della sensualità e una dipendenza che si esprime tramite l’eleganza e la qualità con l’uso di materie prime ed archetipi femminili eleganti come iris e cipria. Attingendo all’eredità ed al retaggio delle eleganti note femminili e combinandole con note di frutta, spezie, e tocchi di cipria, questa tendenza conferisce comfort e delicatezza alle note legnose.

Esempi di queste fragranze sono:
• 212 VIP for Him di Carolina Herrera creata da Emilie Coppermann, Lucas Sieuzac, Dave Apel e Carlos Vinals
• The Game Davidoff creata da Lucas Sieuzac
• Black XS l’Exces for Him
• Spicebomb

New Freshness
Assistiamo alla nascita di una nuova tipologia di freschezza verde. Il suo profumo elegante e sofisticato è costruito a partire da agrumi come mandarino o mandarino tangerino. Questo nuovo filone verde e vegetale con leggeri tocchi di agrumi crea una nuova freschezza e una sensazione di naturalezza. La naturalezza evolve attraverso l’eleganza e la sofisticatezza e può essere presentata in due modi: dapprima con un’attenzione ed un effetto vintage e in secondo luogo con un tocco anche più amaro. La freschezza aromatica quindi ritorna con un approccio moderno: aroma bagnato e vegetale espresso tramite il cetriolo in Ferragamo, o viola e basilico ne L’Homme Libre di YSL.

Altri esempi di fragranze includono:
• Dior Homme Cologne
• L’homme Libre Tonic
• Le Beau Male

Bitter Touch
Abbiamo già dunque parlato dei tocchi amari che rappresentano tra l’altro la quarta tendenza mascolina che offre nuove fragranze verdi e vegetali con tocchi di agrumi, creando una nuova naturale freschezza. Ciò si ottiene principalmente con l’amarezza del pompelmo a cui possono essere aggiunte note di rabarbaro come in Hugo Red o oliva in Invictus.

Esempi di queste fragranze includono:
• Invictus
• L’esprit Cologne: South Bay di Emilie Coppermann
• Play Sport di Lucas Sieuzac e Emilie Coppermann
• Hugo Red

Per informazioni
Cynthia Clare
cynthia.clare@symrise.com
www.symrise.com

Premio “Innovation & Inspiration Award”

In occasione del salone Cosmopack, presente a Bologna all’interno di Cosmoprof, Pink Frogs Cosmetics ha vinto il premio “Innovation & Inspiration Award” per la miglior formula innovativa Skincare.
Il prodotto che si è aggiudicato questo importante riconoscimento è una formula in 3 fasi differenti che, miscelandosi, assicurano tre azioni sinergiche in un unico gesto: nutriente, idratante e protettiva. La sua particolare composizione consente una versatilità adattabile in differenti ambiti: è declinabile in prodotti viso, corpo, capelli e può essere arricchita con oli naturali, vitamine, peptidi, acido Jaluronico, estratti vegetali sia liposolubili che idrosolubili.
Questo premio è il coronamento di un anno di ricerche che hanno permesso di creare un prodotto estremamente innovativo per il mercato cosmetico nazionale e internazionale.
La sua particolare composizione consente una versatilità adattabile in differenti ambiti: è declinabile in prodotti viso, corpo, capelli e può essere arricchita con olii naturali (Maracuja, Jojoba, Macadamia, Nocciola,…), vitamine, peptidi, acido Ialuronico, estratti vegetali sia liposolubili che idrosolubili, filtri solari.