La nutrizione sportiva


La nutrizione sportiva

Aspetti di mercato e regolatori

Adam Carey

La dizione ‘nutrizione sportiva’ e l’immagine che essa suscita da sempre nella mente è quella dei sollevatori di pesi e di atleti di élite, ma oggi tutto questo è ben lungi dal rappresentare la realtà.
La nutrizione sportiva ha smesso di essere una questione riguardante esclusivamente gli atleti di élite diverso tempo fa, ed il suo utilizzo non è ormai più confinato ai seguaci del sollevamento pesi o del bodybuilding. Sebbene continui ad essere una pietra miliare nei regimi alimentari delle star sportive internazionali, oggi essa è seguita anche da milioni di entusiasti del fitness e dello sport in tutto il mondo, che praticano attività che vanno dalla corsa alle arti marziali.

Nell’ultimo decennio, l’industria europea ha rivestito un ruolo di primo piano nel settore degli alimenti e delle bevande, raggiungendo traguardi importanti, e continuando a prosperare, consolidandosi come mercato specializzato. Questa crescita, tuttavia, non è stata priva di problematiche; i responsabili delle politiche ed i regolatori di tutta Europa hanno combattuto per capire come regolare al meglio questo mercato in crescita senza abbandonare i criteri di flessibilità e innovazione; hanno sfidato se stessi e l’industria, per tutelare i consumatori ed evitare che prodotti illegali e pericolosi fossero immessi sul mercato. Inoltre, hanno incoraggiato il commercio transfrontaliero attraverso l’adeguato funzionamento del mercato interno.
Da dove proviene dunque questa crescita? E cosa ci riserva il futuro?

Storia della nutrizione sportiva
Il concetto di massimizzazione della performance sportiva e di esercizio fisico su cui si basano tutte le bevande, i gel e le tavolette di moderna concezione è noto dall’antichità. Fin dai Giochi Olimpici del 500 A.C, gli atleti avvertono la necessità di sostenere la propria performance attraverso l’assunzione di nutrienti ed il consumo di grandi quantità di carne, pane, frutta secca, miele, diverse varietà di funghi ed erbe.
E’ riconosciuto che il moderno mercato della nutrizione sportiva sia sorto negli Stati Uniti negli anni ‘40 con la nascita di Weider Nutrition. La società è stata fondata su richiesta dei praticanti di bodybuilding alla ricerca di modi attraverso i quali migliorare le loro prestazioni e sulla base degli avanzamenti scientifici e delle prove che testimoniavano la correlazione fra l’incremento dell’uso dei carboidrati e il miglioramento della performance sportiva. Tutto ciò ha condotto alla prima generazione di prodotti per la nutrizione sportiva che all’epoca consistevano in bevande dolci e zuccherine a base di amido – una rivoluzione rispetto al precedente utilizzo di alcool, stricnina e altri ‘integratori’ discutibili che gli atleti erroneamente credevano potessero incidere positivamente sulla prestazione.
I decenni seguenti hanno registrato una rapida evoluzione. Gli allenatori e gli sportivi da loro seguiti, hanno riconosciuto i benefici degli integratori alimentari e ne hanno favorevolmente accolto l’utilizzo. Studi scientifici hanno dimostrato i benefici di diversi ingredienti, e la crescente innovazione ha portato allo sviluppo di prodotti complessi inimmaginabili negli anni ’40. Ulteriori studi e letteratura scientifica hanno messo in evidenza le esigenze nutrizionali accresciute ed esclusive degli atleti che non seguivano un regime alimentare giornaliero a causa di mancanza di conoscenza, mancanza di convenienza o non volontà di adottare un regime alimentare rigoroso.
Questa evoluzione nel mondo sportivo è stata seguita da una evoluzione nel pubblico generico che è divenuto più consapevole dell’importanza di stili di vita salutari e dei benefici dell’attività fisica. Anche comuni cittadini hanno iniziato a utilizzare integratori alimentari praticando la loro attività sportiva. Ciò ha significato che il settore della nutrizione sportiva ha assistito ad un ampliamento del profilo di età del mercato e ad una espansione delle tipologie di attività intraprese – dallo jogging del fine settimana agli entusiasti del fitness, fino alle giovani madri, desiderose di migliorare la loro salute e benessere.
Questa popolarità ed accettazione è stata guidata anche dalla praticità: i consumatori hanno risposto positivamente alle barrette nutrizionali, alle bevande a base di carboidrati e ai frullati come sostituzione del pasto, cogliendoli come nuovi mezzi per soddisfare le loro esigenze in termini energetici e nutrizionali all’interno di una vita impegnata e in cui il tempo per se stessi scarseggia. L’industria della nutrizione sportiva ha risposto a questa domanda con la creazione di nuove categorie di prodotti che soddisfano le richieste dei consumatori e, mettendo i prodotti a disposizione del grande pubblico piuttosto che lasciarli confinati in un mercato altamente specializzato come quello dei bodybuilder. Il risultato è stato che oggi sugli scaffali dei supermercati, è possibile reperire non soltanto gel, tavolette, barrette, frullati, capsule e compresse ma anche prodotti simili a pancake, cereali e zuppe.
Anche i canali di distribuzione sono cambiati. Fino a dieci anni fa, i consumatori avrebbero dovuto certamente rivolgersi ad un rivenditore specializzato, ad un sito web o persino recarsi di persona in una palestra per reperire questi prodotti di nutrizione sportiva; oggi invece, in qualsiasi supermercato o minimarket è possibile scegliere tra una vasta gamma di prodotti.
Il risultato? L’industria della nutrizione sportiva globale rappresenta un mercato di più di 5 miliardi di dollari (3.66 miliardi di Euro) all’anno e gli analisti stimano che nei prossimi quattro anni essa supererà i 6.17 miliari di dollari (4.5 miliardi di Euro).

La sfida della percezione
Tutto questo non significa che la crescita e lo sviluppo dell’industria della nutrizione sportiva siano avvenuti senza problemi; in effetti, nel pubblico vi è stata, e vi è tutt’ora, una allarmante ed erronea confusione tra nutrizione sportiva e sostanze per migliorare la prestazione. Questa situazione non è certo aiutata dai prodotti del cosiddetto ‘mercato nero’, molti dei quali nascono negli Stati Uniti e riescono a infiltrarsi nei negozi e nei siti web europei. Molti di questi prodotti causano gravi danni alla salute dei consumatori – persino decessi – e questa situazione ha contribuito a fornire una percezione scorretta della nutrizione sportiva. La realtà è che molti di questi prodotti del mercato nero sono semplicemente droghe illecite e non hanno nulla a che fare con la nutrizione sportiva scrupolosamente sviluppata.
Gli ormoni o i prodotti simili a steroidi e i forti stimolanti sono vietati da diversi anni nei paesi Europei. Ciò non ha comunque impedito il verificarsi di storie mediatiche che hanno portato ad affermare che gli ‘integratori sportivi’ contengono sostanze vietate, o che la produzione e il commercio al dettaglio sono privi di regole o scarsamente controllati.
In alcuni casi, gli atleti professionisti hanno cercato di addossare le colpe dei loro esiti positivi ai test anti-droga agli integratori per sportivi, ignorando che le sostanze per migliorare la prestazione, vietate dall’Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA) e dal Comitato Olimpico Internazionale (IOC), non sono presenti nei prodotti per la nutrizione sportiva e la loro vendita come specialità da banco è vietata nell’Unione Europea.
L’industria della nutrizione sportiva e i governi nazionali si sono adoperati al fine di tutelare i consumatori da queste sostanze illegali, attuando un’apposita legislazione riguardante ingredienti potenzialmente pericolosi o indicazioni sulla salute fuorvianti. Oggi esistono numerose leggi UE che regolano la produzione, il confezionamento, la distribuzione, la vendita al dettaglio e l’etichettatura dei prodotti alimentari – una categoria in cui ora rientra anche la nutrizione sportiva. I produttori intraprendono azioni volte a minimizzare, se non addirittura eliminare, il rischio di contraffazione legata alla contaminazione incrociata di prodotti. Molti si spingono addirittura oltre, testando i prodotti finiti presso strutture indipendenti.
Negli anni recenti, l’industria della nutrizione sportiva ha sofferto le conseguenze derivanti da claims erronei; la colpa di questa situazione è attribuibile ai prodotti venduti senza alcuno scrupolo nel mercato nero che si affianca all’industria severamente regolata della nutrizione sportiva e degli integratori. Ciò malgrado, l’industria ha reagito e adesso comincia a raccogliere i frutti della vittoria, dato che i consumatori ora riconoscono l’importanza di riporre la loro fiducia in prodotti di buona fama e provenienti da fonti sicure.

Il limbo regolatorio
Ciò che ha reso lo sviluppo dell’industria della nutrizione sportiva ancora più considerevole è il fatto che essa debba confrontarsi con una regolamentazione severa che in alcuni casi ha rischiato di intralciare l’innovazione piuttosto che tutelare i consumatori.
Nel 2003, la Commissione Europea ha proposto la creazione di rigidi criteri per la nutrizione sportiva; questi criteri avrebbero collocato questi prodotti in una fascia regolatoria comprendente alimenti per neonati e bambini o alimenti utilizzati per specifiche finalità mediche. Detti criteri avrebbero subordinato i prodotti già considerati sicuri e legali, ad un livello di rigorosità regolamentare che avrebbe soffocato l’innovazione dell’industria e ridotto la sua crescita, poiché i produttori avrebbero dovuto modificare i loro ingredienti per soddisfare le definizioni restrittive in merito a ciò che potevano e non potevano utilizzare. Per i consumatori ciò avrebbe significato una contrazione del numero di prodotti disponibili fra cui scegliere.
L’industria ha risposto in modo deciso nel 2003, con la creazione della European Specialist Sports Nutrition Alliance (ESSNA); si tratta di una associazione di commercio pan-europea che rappresenta l’industria ed i suoi interessi in tutta l’Unione
Europea.
L’ESSNA è stata specificatamente incaricata di negoziare con l’UE per assicurare un approccio regolatorio più realistico e meno gravoso nei confronti della nutrizione sportiva, rispetto a quanto considerato dalla Commissione Europea. Grazie agli interventi dell’ESSNA, la Commissione Europea ha rivisto la propria posizione accettando che la nutrizione sportiva fosse soggetta ad una legislazione alimentare generica piuttosto che obbligata a rispondere a norme speciali.
Ciò non ha tuttavia sancito il via libera per l’industria della nutrizione sportiva e le preoccupazioni manifestate in Europa (derivanti dall’associazione erronea fra nutrizione sportiva e sostanze illecite per migliorare la prestazione) hanno comunque posto il settore sotto vigilanza, in una sorta di limbo regolatorio. Nell’ultima fase di questo limbo, la Commissione Europea sta preparando un rapporto sui prossimi due anni ‘sulla necessità, se opportuno, di disposizioni relative agli alimenti pensati per sportivi’.
Piuttosto che opporsi a quella che sarebbe apparsa come una procrastinazione, il settore della nutrizione sportiva, tramite l’ESSNA, ha accolto il rapporto della Commissione come opportunità per assicurare che le specifiche esigenze nutrizionali degli sportivi fossero riconosciute e che vi fosse un mercato interno funzionante in modo corretto per il settore. Dopo la pubblicazione di questo rapporto, l’ESSNA si aspetta che l’elaborazione di una nuova legislazione per i prodotti del settore venga permanentemente fermata.

Dopo più di dieci anni di impasse, ora sembra esservi una luce in fondo al tunnel regolatorio dell’industria della nutrizione sportiva. Questo decennio ha tuttavia causato problemi all’interno degli Stati Membri a causa dell’esistenza di una legislazione conflittuale nei singoli paesi, che ha ostacolato la libera circolazione di merci. Questa incertezza ha generato uno shopping regolatorio fra i venditori al dettaglio senza scrupoli, che hanno approfittato delle lacune di alcuni paesi per farsi strada. A sua volta, questo fenomeno ha comunque permesso ai prodotti illeciti di riapparire sul mercato.
Questo non significa che la risposta risieda in una regolamentazione severa. La soluzione, secondo quanto sostiene l’ESSNA da dieci anni, risiede nell’applicazione e nell’attuazione delle norme già esistenti piuttosto che nella creazione di nuove norme che non farebbero altro che confondere le acque. L’ESSNA ha già intrapreso azioni contro i fornitori senza scrupoli ed ha ampliato la propria competenza passando da un ruolo di stretta negoziazione ad un ruolo che le permetta di incrementare la consapevolezza nel settore della nutrizione sportiva e, cosa più importante, di identificare e segnalare ai regolatori i prodotti illeciti al fine di garantire che la reputazione della nutrizione sportiva lecita non venga intaccata.

Il problema dei food claims
La nutrizione sportiva ha infine dovuto affrontare anche le sfide riguardanti gli attuali claim salutistici e nutrizionali dell’Unione Europea che possono essere apposti sugli alimenti.
In poche parole i produttori ed i venditori al dettaglio non possono apporre claim che affermino che un prodotto sia salutare o abbia valore nutrizionale, se questo claim non può essere provato. Ma le norme che regolano questi claim, fino a poco tempo fa, hanno definito soltanto cosa deve essere messo sull’etichetta. Ciò ha lasciato poco spazio per l’attuazione. Ed anche in questo ambito, ciò è stato applicato e attuato a livelli differenti nei diversi Stati Membri. Il risultato? Nel 2006 l’UE ha adottato una nuova legislazione per armonizzare le norme relative all’uso dei claim relativi al valore nutrizionale, come ad esempio ‘ad elevato contenuto proteico’ e ‘con pochi grassi’, o claim salutistici come ‘contribuisce all’aumento della massa muscolare’.
In ragione di questa legislazione, i claim nutrizionali o salutistici di prodotti alimentari, devono essere autorizzati prima di poter essere apposti sulle etichette dei prodotti destinati alla vendita. Le basi scientifiche dei claim sono valutate dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).
L’EFSA ha effettuato un vero e proprio giro di vite sui claim non comprovati e fino ad oggi soltanto 200 claim circa sono stati approvati dalla Commissione Europea, malgrado le migliaia di domande di claim che sono state presentate per l’approvazione.
Rispetto ad altri settori, la nutrizione sportiva si è ben destreggiata in questo quadro normativo. I prodotti contenenti proteine, soluzioni di creatina o di carboidrati e elettroliti, possono asserire di avere numerosi effetti sulla salute dell’uomo. La creatina ad esempio, incrementa la performance fisica nell’ambito di serie di brevi esercizi ad elevata intensità. Le proteine contribuiscono alla crescita ed al mantenimento della massa muscolare. Le soluzioni di carboidrati ed elettroliti promuovono la resistenza in caso di allenamento prolungato e incrementano l’assorbimento dell’acqua.
Questi non sono gli unici claim che sono riconosciuti. Anche la maggior parte delle vitamine e dei nutrienti hanno claim approvati.
Ma sebbene sia stato migliorato, il sistema non è perfetto. Sarebbe erroneo affermare che un claim non è vero perché non approvato dall’EFSA. In molti casi infatti, le domande non presentavano documentazioni sufficienti, oppure in altri casi i risultati presentati non erano chiari, e questo molte volte per la mancanza di chiare linee guida per la presentazione delle domande di approvazione dei claim.
L’altro problema di questo sistema concerne il fatto che la Commissione Europea e le singole autorità di stato non hanno sempre preso in considerazione le esigenze specifiche dei gruppi che compongono la popolazione. Un esempio ne sono gli sportivi. Un claim salutistico per il sodio è stato respinto sebbene scientificamente provato. La base razionale della Commissione e delle altre autorità era che il parere salutistico generico fosse che la popolazione dovesse ridurre e non incrementare l’apporto di sodio. Ma questo ignorava le diverse esigenze degli sportivi rispetto alle persone fisicamente meno attive.
Un dibattito similare è attualmente in corso per quanto concerne caffeina, carboidrati e glucosio.
L’industria della nutrizione sportiva si è evoluta rapidamente negli ultimi dieci anni. Ma il settore ha ancora un grande potenziale; la realizzazione di questo potenziale, tuttavia, richiederebbe ai responsabili delle politiche regolatorie di tutta Europa di comprendere al meglio gli obiettivi dell’industria nel promuovere il modo in cui i consumatori possono raggiungere una salute ottimale, incluso l’apporto nutrizionale. Ciò significherebbe anche che i politici valutassero i benefici in termini di spesa sanitaria e benessere sociale.
Per mettere a frutto questo potenziale, il settore della nutrizione sportiva necessita che la Commissione Europea e gli altri organi pongano le domande corrette per fare in modo di non ostacolare la crescita di questo interessante ed innovativo settore.

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