SOS microplastiche

Anna Todeschini • R&D cosmetici OFI – a.todeschini@ofi.it


Negli ultimi anni la sostenibilità è diventata un valore di fondamentale importanza per diverse categorie industriali, tra le quali quella cosmetica che sta puntando al raggiungimento di standard di ecocompatibilità sempre più alti. In questa direzione molte aziende mettono al centro del proprio modo di creare bellezza l’impegno alla riduzione dell’utilizzo di materie prime, packaging primario e secondario con un impatto ambientale negativo.
L’obiettivo di questo testo di approfondimento è illustrare i passi in avanti mossi dall’industria cosmetica per raggiungere standard sempre più elevati in termini di impatto ambientale dei prodotti.

Definizione del concetto di microplastica
Da alcuni anni a questa parte il mondo cosmetico ha seguito e sostenuto gli obiettivi europei volti a diminuire in maniera significativa la quantità di rifiuti in plastica, sia micro sia macro, che vengono riversati in mare ogni anno. Proprio in questo contesto si colloca la tematica delle microplastiche, che sono state definite dalla Commissione Europea come any intentionally added, water insoluble, solid plastic particles (5 mm or less in size) used to exfoliate or cleanse in rinse-off personal care products.
Ci si riferisce, quindi, a un’ampia gamma di particelle su base polimerica che spazia dal nano range (1-999nm) fino al milli range (1-5mm). I materiali plastici in questione sono di origine sintetica, non biodegradabili, insolubili in acqua e di forma solida. Molti derivano dalla frammentazione di materiali plastici di dimensioni notevoli (1), altri hanno già in partenza una granulometria tale da essere difficilmente visibili a occhio nudo.

Utilizzo di materie prime di origine plastica nei prodotti cosmetici
Gli ingredienti plastici sono usati comunemente dall’industria cosmetica per una varietà incredibilmente diversificata di azioni a seconda del tipo, composizione e forma del polimero; essi, infatti, possono avere proprietà emulsionanti o film forming, controllare il rilascio di determinati attivi, generare un effetto blur, agire da opacizzanti, nonché provocare un’azione esfoliante (2). Alcuni di questi materiali vengono anche addizionati di altre sostanze per poter assumere specifiche proprietà. Rappresentano, pertanto, una categoria molto ampia di materie prime che vengono in aiuto al formulatore nello sviluppo di una vasta gamma di prodotti.
Il Cosmetic Ingredient Review del 2012 dichiarava che ingredienti in plastica di piccole dimensioni erano contenuti in diversi tipi di prodotti cosmetici (dentifrici, shower gel, creme, detergenti per il viso, prodotti makeup), in quantità variabili da frazioni percentuali fino a più del 90% in alcuni casi.
Gli ingredienti plastici hanno però sollevato l’interesse mediatico solo negli ultimi anni, soprattutto nella forma di microplastiche a effetto esfoliante in prodotti da risciacquo, poiché causano un inevitabile sversamento di materiali non biodegradabili negli ambienti marini (3). Esse sono infatti inserite in scrub per il viso e per il corpo, gel detergenti e bagnoschiuma, nonché dentifrici.
I nomi più comunemente associati ai vari tipi di microplastiche sono Polietilene, Polimetilmetacrilato, Polipropilene, Polistirene, Poliamide, Nilon, Poliacrilato, Acrilato.
Il vantaggio di utilizzo di molte microbeads in plastica risiede in alcune loro specifiche proprietà, tra le quali, come anticipato, l’effetto esfoliante. Per esempio, il polietilene, e cioè la resina termoplastica ottenuta sinteticamente tramite una polimerizzazione semplice (4), è stato il principale materiale plastico utilizzato dall’industria cosmetica in tutto il mondo per il suo costo contenuto. Le sue proprietà delicatamente esfolianti, nonché l’inerzia nei confronti degli altri componenti e la sua buona stabilità nel tempo, hanno reso questa materia prima un’utile soluzione nello sviluppo di prodotti come scrub e gommage.

Una doverosa precisazione
È importante distinguere le cosiddette microplastiche dai polimeri acrilati, spesso utilizzati nei prodotti detergenti rinse off che contengono Acrylates copolymer. Essi sono utilizzati come viscosizzanti in molti sistemi tensiolitici, non hanno una forma fisica definita e contengono fino al 90% di acqua. Inoltre, molti di questi si presentano liquidi a temperatura ambiente e questo li esclude direttamente dalla definizione di microplastica.

Fenomeni di inquinamento marino
Le microplastiche in questione sono particelle caratterizzate da una forma fisica definita, la quale viene mantenuta all’interno dei prodotti dalle proprietà esfolianti anche dopo la fase di risciacquo e passaggio negli scarichi idrici. A causa delle loro ridotte dimensioni non vengono trattenute dagli impianti di depurazione dell’acqua e sono quindi riversate in mare, dove rappresentano un serio rischio di ingestione per molte specie marine (5).
Piccoli frammenti in plastica sono stati individuati sulla superficie degli oceani già a partire all’inizio degli anni Settanta (6), quando sono stati pubblicati i primi studi che dimostravano come molti ambienti marini stessero subendo un serio inquinamento ambientale. Ai tempi non venne fornita una precisa definizione di microplastica, ma numerosi studi si sono susseguiti per descrivere e rendere noto il fenomeno di inquinamento che stava lentamente diventando di portata globale.
Recenti studi di risk assessment hanno dimostrato come il rilascio di microplastiche (quindi anche provenienti dai cosmetici) abbia numerosi effetti negativi sulla vita acquatica e biodiversità marina, nonché sulla vita umana (7). Le loro ridotte dimensioni ne favoriscono infatti l’uptake e l’accumulo da parte di altri organismi, con conseguente ingresso nella catena alimentare. Il rischio di danno alla fauna marina può manifestarsi tramite esposizione e passaggio attraverso le branchie degli animali o per ingestione delle particelle (8).

Restrizione normativa
La legge di Bilancio 2018 (Legge 27 dicembre 2017, n.205), approvata dal Parlamento a fine dicembre 2017, ha stabilito che a decorrere dal 1° gennaio 2020 sarà introdotto il divieto di commercializzazione di prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche. Tale emendamento ha riproposto e confermato quanto era stato indicato nella raccomandazione di Cosmetics Europe (associazione europea dell’industria cosmetica) pubblicata nel 2015.
La comunicazione della Commissione Europea al Parlamento (Strasburgo, 16.1.2018, A European Strategy for Plastics in a Circular Economy) è stata recepita dai Paesi membri attraverso diverse norme che entreranno in vigore nei mesi futuri (9). Si stima che tale restrizione eviterà un inquinamento futuro in plastica negli ambienti marini di circa 400.000 tonnellate (European Environmental Bureau, 30 gennaio 2019).
Ottimi risultati sono stati ottenuti già da anni grazie all’auto-restrizione che alcuni paesi europei si sono imposti: i dati diffusi da Cosmetics Europe nel 2018 mostrano, ad esempio, che le imprese europee della cosmesi hanno ridotto, dal 2012 al 2017, del 97,6% l’impiego di microparticelle in plastica nei cosmetici da risciacquo esfolianti e detergenti (Press release Cosmetics Europe, 30 maggio 2018).
L’industria cosmetica italiana si è perfettamente allineata agli standard europei già da alcuni anni, cominciando a eliminare o a modificare le formulazioni dei prodotti cosmetici presenti sul mercato con altri che fossero conformi ai nuovi auspicabili requisiti. A questo scopo sono state introdotte diverse soluzioni per lo sviluppo eco-friendly e sostenibile di prodotti da risciacquo ad azione esfoliante.

Polveri esfolianti alternative al polietilene
I più antichi scrub per il corpo venivano formulati sfruttando l’azione delicatamente esfoliante di zucchero e sale, che anche tuttora rappresentano valide sostituzioni alle particelle di polietilene che per molti anni sono state utilizzate.
Tuttavia, i formulatori hanno messo a punto negli anni numerose alternative alle microplastiche in polietilene, che spesso hanno performance comparabili, se non superiori a quest’ultime.
Un esempio è rappresentato dalle beads di carbone da cocco 100% di origine vegetale, che esercitano un delicato effetto esfoliante e allo stesso tempo purificano la pelle.
Un’altra valida opzione è rappresentata da esfolianti derivanti da semi e noccioli trattati in modo da avere una granulometria fine e tali da essere dermocompatibili. In questa categoria si collocano le più comuni mandorle sgusciate triturate, così come la polvere di nocciolo di albicocca. Polveri a effetto scrub possono anche arrivare dagli ambienti più esotici per rendere i prodotti più interessanti anche dal punto di vista marketing: molto utilizzate sono infatti le polveri di açai, bacche della pianta Euterpe oleracea Mart. originarie del Sud America, o di andiroba, ottenute dai semi di Carapa guianensis. Da notare che molte materie prime di questa tipologia sono anche certificate COSMOS e per questo utilizzabili in formulati che devono essere conformi al disciplinare.
Altre microbeads sono a base di cera candelilla e di jojoba, 100% biodegradabili e quindi ritenute sicure per l’ambiente. Test in vivo hanno inoltre dimostrato come queste microbeads non interferiscono con lo stato di idratazione della pelle, a differenza delle particelle di polietilene che possono alterare la funzionalità della barriera cutanea provocando un aumento della TEWL (Transepidermal Water Loss).
Inoltre, la superficie più regolare e omogenea di queste beads di nuova generazione evita la formazione di micro-abrasioni sulla superficie della pelle, garantendo un effetto ottimale anche sulle pelli più delicate e sensibili.
Molto utilizzate sono anche le particelle di cellulosa, alcune delle quali possono essere inserite in prodotti scrub leave on, grazie alla loro morbidezza e al basso punto di fusione.
Queste beads offrono la possibilità di essere additivate con principi attivi come la vitamina E: dopo un leggero massaggio esfoliante, esse si fondono amalgamandosi al gel o all’emulsione in cui sono inserite e liberando la sostanza funzionale a contatto con la pelle.
L’ampia varietà granulometrica offre la possibilità di sviluppare prodotti con diversa capacità esfoliante, rendendo il formulato più adatto a una delicata esfoliazione del viso o delle labbra oppure a una più intensa per il corpo.
Concludendo, è possibile affermare che il futuro della cosmetica non sarà solo fornire al consumatore prodotti con alte percentuali di naturalità, ma anche rispettare requisiti di sostenibilità verso l’ambiente. È sempre necessario fare un piccolo passo per raggiungere grandi obiettivi: quello intrapreso dall’industria cosmetica nei confronti delle microplastiche è sicuramente un traguardo che ha gettato le basi per molte altre iniziative pensate per una cosmesi rispettosa dell’ambiente e della salute.

Bibliografia
1. Guerranti C, Martellini T, Perra G (2019) Microplastics in cosmetics: Environmental issues and needs for global bans.
Environ Toxicol Pharmacol 68:75-79
2. Leslie HA (2014) Review of Microplastics in Cosmetics – Scientific background on a potential source of plastic particulate marine litter to support decision-making.
IVM Institute for Environmental Studies
3. Wright SL, Thompson RC, Galloway TS (2013) The physical impacts of microplastics on marine organisms: a review.
Environ Pollut 178:483:492
4. Peacock AJ (2000) Handbook of Polyethylene: Structures, Properties, and Applications. CRC Press, Boca Raton (USA).
5. Fendali LS, Sewell MA (2009) Contributing to marine pollution by washing your face: microplastics in facial cleansers.
Mar Pollut Bull 58(8):1225-1228
6. Carpenter EJ, Smith KL Jr. (1972) Plastics on the Sargasso sea surface.
Science 175(4027):1240-1241
7. Sources, fate and effects of microplastics in the marine environment: a global assessment.
GESAMP Joint Group of Experts on the Scientific Aspects of Marine Environmental protection.
8. Gouin T, Avalos J, Brunning I (2015) Use of Micro-Plastic Beads in Cosmetic Products in Europe and Their Estimated Emissions to the North Sea Environment.
J SOFW 141(3):40-46
9. Kentin E, Kaarto H (2018) An EU ban on microplastics in cosmetic products and the right to regulate.
Review of European, Comparative & International Environmental Law 27(3) doi:10.1111/reel.12269

Per leggere l’intero articolo abbonati alla rivista o acquista il singolo numero

Le GMP cosmetiche

di Chiara Ruzza, Esperto in Assicurazione Qualità: industria Cosmetica e Farmaceutica
chiara_ruzza@icloud.com


Dall’11 luglio 2013, con l’entrata in vigore del Regolamento (CE) n.1223/2009 sui prodotti cosmetici, tutti i produttori sono tenuti a fabbricare i prodotti conformemente alle GMP (Good Manufacturing Practice) e a dimostrare di averlo fatto.
Le GMP hanno come fine ultimo la garanzia della sicurezza e della qualità del prodotto immesso sul mercato.
Nonostante siano trascorsi più di sei anni dall’entrata in vigore del Regolamento, non tutti i produttori si sono adeguati; inoltre, sono in molti a interrogarsi sull’effettiva utilità di seguire la Norma UNI EN ISO 22716:2008 (Cosmetici – Pratiche di buona fabbricazione (GMP) – Linee Guida sulle pratiche di Buona Fabbricazione).
Per contro, i clienti richiedono sempre più alle aziende partner di presentare la certificazione di conformità alle GMP come requisito essenziale per poter iniziare una collaborazione, mentre il Ministero della Salute si sta organizzando per effettuare i controlli nelle aziende produttrici.
Nel testo seguente sono presenti casi concreti di applicazione delle GMP alla produzione di cosmetici e le relative considerazioni sulla loro effettiva utilità.

Per leggere l’intero articolo abbonati alla rivista o acquista il singolo numero

Eco-Thinking

Diego Garofano1, Paolo Lucchese2

1Designer esperto in strategia, sviluppo e comunicazione di packaging e prodotto
2Chimico specialista in ricerca cosmetica e dei materiali

diegogarofano@gmail.com • paolo.lucchese@libero.it+


In comunicazione, come nella vita, è il porre le domande giuste che ci permette di intuire le decisioni corrette da prendere.
Nel solco del precedente articolo (1), e quindi del tema che titola la rubrica, abbiamo intuito come potesse risultare atteso un esempio pratico che calasse la teoria dei metodi, degli strumenti e delle opportunità nella realtà quotidiana dello sviluppo, della commercializzazione e dell’acquisto di un prodotto cosmetico.
Questa intuizione ci ha portato a lavorare su un testo che ponesse di fronte due ipotesi di prodotto in antitesi tra loro, posto l’eco-thinking quale fulcro, ago della bilancia, spartiacque.
Tornando quindi al porsi le giuste domande: eco-thinking SÌ, eco-thinking NO?
È dunque partendo da questi quesiti e dalla conoscenza dei processi di mercato che intendiamo confrontare un prodotto pensato, ideato, progettato, venduto e scelto in eco-thinking con un altro che invece potrebbe seguire logiche prettamente, o meglio esclusivamente, di profitto.
I risultati presentati consentiranno di intraprendere una decisione consapevole e di poter dare una risposta al quesito che è stato posto.

Due realtà a confronto

Il generare e partorire concept di prodotto è sempre legato ad analisi di marketing, commerciali e tecniche; sempre più pesantemente, però, la contestualizzazione socio-economica assume un valore fondamentale nelle valutazioni a monte di un processo decisionale di sviluppo.
Ora non scenderemo nella descrizione dei processi, ma più semplicemente immagineremo delle caratteristiche di prodotto secondo delle logiche di sviluppo opposte tra loro, con il solo obiettivo di arrivare a porre la domanda principe a tutte le categorie di lettori e a darne una risposta.
Consideriamo due aziende (Azienda A, Azienda Z) che intendono sviluppare un prodotto “olio da massaggio con proprietà nutritive e rilassanti per la pelle”; come input di progetto entrambe chiedono che il prodotto cavalchi l’onda del prodotto green e che sia quanto più possibile biologico, che risulti facilmente posizionabile nei vari canali di vendita e che sia quindi aspecifico e fortemente caratterizzato dal punto di vista dell’immagine, in modo da distinguersi sul mercato.
Distinguiamo tra loro due realtà con l’approfondimento delle rispettive visioni e quindi missioni:
• Azienda A: crede in logiche di profitto, del buono quanto basta, e quindi in una commercializzazione di prodotti “di moda”, il cui periodo di vita sul mercato non risulta un must per la progettazione, considerato che l’obiettivo è “sfornare” referenze che soddisfino i claim di tendenza scendendo a compromessi che ottimizzano costi di sviluppo e di produzione.
• Azienda Z: si pone come obiettivo quello di creare prodotti capaci di perdurare sul mercato nel lungo periodo, e quindi riconosciuti per coerenza e prestazionalità. Prodotti pensati in ottica sostenibile, ecocompatibile e che siano quindi segnale di cambiamento.
Esaminiamo ora le due aziende nel profondo delle scelte e delle strategie adottate da ciascuna. […]

Per leggere l’intero articolo scarica il pdf

 

Potremo davvero farne “senza…”?

“Senza siliconi”, “senza solfati” e “senza parabeni”; a partire da luglio 2019 l’uso di alcune rivendicazioni con l’indicazione “senza” (i cosiddetti free-from claim) potrebbe subire delle limitazioni. Scopo delle nuove disposizioni regolamentari è quello di controllare l’utilizzo di terminologie che potrebbero risultare ingannevoli per i consumatori o comportare il rischio di concorrenza sleale.

Ne abbiamo parlato con Cristina Emanuel, Direttore Scientifico & Regolamentare di L’Oréal Italia.


A partire da luglio 2019 i claim contenenti il termine “senza” non possono più comparire sui prodotti cosmetici? Potrebbe spiegarci il contesto di queste nuove disposizioni regolamentari?
Innanzitutto vorrei descrivere brevemente il quadro generale delle normative che regolano la comunicazione pubblicitaria dei prodotti cosmetici (il Regolamento (CE) n.1223/2009 e il successivo Regolamento (UE) n.655/2013), che hanno introdotto sei Criteri Comuni, ovvero conformità alle norme, veridicità, supporto probatorio, onestà, correttezza e decisione informata. Si tratta di criteri che permettono di verificare la veridicità di una rivendicazione pubblicitaria o di un claim, sulla base di un certo numero di parametri quali l’evidenza di prove e risultati di test, il fatto che una rivendicazione sia onesta, corretta, non ingannevole in termini giuridici, e così via. Questi criteri sono stati applicati a partire dal 2013.
Sin da luglio 2013, quindi, l’Europa ha fatto riferimento ai Criteri Comuni per approvare tutti i claim, inclusi quelli che riportano i termini “senza” e “ipoallergenico”.
Sebbene in origine i claim “senza” fossero perlopiù limitati alla rivendicazione “senza parabeni”, attualmente sono molti i claim di questo tipo che vengono utilizzati. Al contempo, dopo un periodo di monitoraggio intercorso tra luglio 2013 e settembre 2016, le Autorità hanno ritenuto che, di fatto, il termine “senza”, utilizzato nei free-from claim, non sempre fornisse ai consumatori un’informazione sufficientemente accurata.
È stato quindi deciso di rivedere e precisare i contenuti delle Linee Guida alla normativa.

Cosa ci può dire della nuova regolamentazione?
Si fa riferimento, per la precisione, all’aggiornamento delle Linee Guida della Commissione Europea sull’applicazione del citato Regolamento (UE) n.655/2013, che stabilisce i criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni utilizzate in relazione ai prodotti cosmetici. Si tratta di un documento di orientamento per l’interpretazione delle normative in vigore, il cui scopo non è proibire, ma limitare il numero di free-from claim, in modo da assicurare che i consumatori non vengano erroneamente fuorviati e che venga salvaguardato in futuro l’uso di determinati ingredienti da parte del settore. Il principio di base è che se un ingrediente è autorizzato non si può pregiudicarne l’uso.
In poche parole, significa che l’indicazione di assenza di qualcosa (“senza…”) può essere utilizzata solamente qualora fornisca ai consumatori un’informazione effettiva relativa all’efficacia, alla percezione o alle proprietà sensoriali del prodotto e non deve invece essere impiegata per creare allarmismo ingiustificato.
La famosa dichiarazione “senza parabeni”, ad esempio, non dovrebbe più essere utilizzata. I parabeni sono ingredienti autorizzati e il loro utilizzo non pone rischi per la sicurezza dei consumatori. Un esempio in senso contrario, invece, è l’impiego della dicitura “senza alcool”: è possibile continuare a utilizzarla, in quanto l’assenza di alcool in alcuni prodotti, come i collutori, può essere utile per ragioni religiose o di dipendenza da questa sostanza.

Qual è stata la posizione di L’Oréal nel dibattito con le autorità europee?
Nel 2009, quando si iniziò a discutere di questo argomento, avevamo già cercato di anticipare al nostro interno la posizione successivamente espressa dalle autorità europee. Perché? Perché sebbene il fatto di evidenziare l’assenza di un ingrediente nella comunicazione pubblicitaria di un prodotto possa talvolta certamente essere utile e rilevante per i consumatori, questo non deve necessariamente indurre a pensare che tale ingrediente possa avere degli effetti sulla salute umana. A volte l’assenza di un ingrediente può essere giustificabile e comunicabile, ma non è sempre detto che sia così.
I lavori di ricerca e gli studi svolti all’epoca in Azienda, a livello nazionale ed europeo, avevano proprio questo obiettivo: contribuire a chiarire il dibattito iniziale all’interno del settore, permettendo di individuare un terreno comune e successivamente discutere i risultati insieme alla Commissione Europea e agli Stati Membri. Un processo che complessivamente si è protratto per circa sei anni.

In ultima battuta, non si corre il rischio di creare confusione tra i consumatori?
In Europa l’obiettivo è offrire la massima chiarezza ai consumatori. A meno di essere un chimico o un esperto, la lista degli ingredienti (riportata sulle confezioni dei prodotti) può effettivamente creare confusione. I regolamenti e le nuove Linee Guida sollecitano il settore a essere più trasparente, evitando di concentrarsi esclusivamente sulla “non presenza” di determinati ingredienti.
La realtà di cui faccio parte condivide questo approccio; cerchiamo di spiegare, direttamente sulle confezioni di alcuni dei nostri prodotti, la lista degli ingredienti, mentre sui siti internet sono spesso reperibili maggiori informazioni, insieme alle risposte a domande come: “A cosa servono i conservanti? E l’alcool?”, ecc. Il consumatore ha così accesso a ciò che desidera e a ciò che deve sapere, ed è più facilmente in grado di operare scelte informate.
I consumatori sono consapevoli ed esigenti; ambiscono a prodotti che realmente abbiano il minor impatto negativo possibile sulla salute, sull’ambiente e sulla società. Ancora troppo spesso queste ambizioni sono frustrate a fronte di un uso sovente disinvolto di determinate rivendicazioni e claim evocativi e allusivi, ma fuorvianti perché non supportati e giustificati da realtà tecniche e scientifiche.
Come qualcuno ha detto “la fiducia è un bene circolare”; così noi dobbiamo darla ai consumatori se vogliamo riceverla come settore nel suo complesso e come singole imprese. Anche se la nuova regolamentazione potrà comportare inizialmente delle problematiche, siamo fiduciosi che sarà in grado di offrire vantaggiose prospettive per il futuro, sia per le aziende sia per i consumatori, purchè si sia in grado di applicarla in modo responsabile e coerente.

 

Nanocosmesi: ponte tra presente e passato, tra il naturale e l’Hi-Tech

Le nanotecnologie offrono passi in avanti nella ricerca e nello sviluppo; esse, infatti, permettono di migliorare l’efficacia di un dato prodotto per mezzo di soluzioni innovative. L’applicazione delle nanotecnologie sta così avendo una grande diffusione nel settore dei cosmetici, ove consentono di ovviare ad alcuni inconvenienti associati ai prodotti tradizionali.
L’uso di nanocosmetici in ambiti quali cute, capelli, unghie e cura delle labbra è sempre più diffuso per il trattamento di condizioni come rughe, fotoinvecchiamento, iperpigmentazione, forfora e danni al capello. Nuovi nanocarrier come liposomi, niosomi, microemulsioni, nanoparticelle lipidiche solide e portatori lipidici nanostrutturati hanno sostituito l’uso del sistema di rilascio convenzionale. Questi nuovi nanotrasportatori presentano una serie di vantaggi, tra cui una maggiore penetrazione cutanea, un rilascio controllato e prolungato di sostanze, una maggiore stabilità, targeting specifico per sito ed elevata efficacia di inclusione. Questo scritto mette in evidenza i vari nuovi vettori nel campo cosmetico.


Nanocosmetics: link between present and past, between natural and Hi Tech

Nanotechnology displays the progression in the research and development, by increasing the efficacy of the product through delivery of innovative solutions. To overcome certain drawbacks associated with the traditional products, application of nanotechnology is escalating in the area of cosmetics. Nanocosmetics used for skin, hair, nail, and lip care, for conditions like wrinkles, photoaging, hyperpigmentation, dandruff, and hair damage, have come into widespread use. Novel nanocarriers like liposomes, niosomes, microemulsion, solid lipid nanoparticles, nanostructured lipid carrier have replaced the usage of conventional delivery system. These novel nanocarriers have advantages of enhanced skin penetration, controlled and sustained drug release, higher stability, site specific targeting, and high entrapment efficiency. This paper highlights the various novel carriers used in cosmetic and the progress of nanotechnology in the cosmetic field.

 

Per leggere l’intero articolo abbonati alla rivista o acquista il singolo numero

Job On Beauty

Job On Beauty è una realtà specializzata nella ricerca e selezione e formazione di personale qualificato, specialisti e manager per la cosmetica e nutraceutica. Il team di Job On Beauty è costituito da esperti HR e professionisti dell’industria della Bellezza. Job On Beauty nasce dall’esigenza di trovare i migliori profili del mondo scientifico, renderli visibili alla Beauty Industry e favorirne l’incontro attraverso la costante interazione nella Job On Beauty Community. Attraverso l’uso di servizi digitali quali scouting, ranking, webinar, e-learning, e con innovativi strumenti di presentazione candidato, Job On Beauty si pone come il partner specializzato nella ricerca e selezione del candidato giusto.
“Siamo un team appassionato di recruitment e di bellezza ma soprattutto di Persone; mettiamo il successo dei clienti al centro delle nostre decisioni”.
Così ha esordito Silvia Lovagnini, Founder & CEO di Job On Beauty, che abbiamo qui intervistato.


Iniziamo da una breve presentazione, ci dica qualcosa di lei.
Fin dall’infanzia mi ha sempre incuriosito la comprensione delle diverse personalità e l’interazione delle persone con l’ambiente. La curiosità mi ha portato a studiare chimica per capire i fenomeni che mi circondano e poi allo studio della persona dal punto di vista psicologico-cognitivo e dei meccanismi che guidano le nostre scelte.
Ho conseguito la laurea in Psicologia dando un orientamento al mio piano di studi nell’ambito del lavoro e poi sono specializzata nella psicologia applicata ai gruppi e alle organizzazioni di lavoro. L’obiettivo era quello di trasformare la mia passione in una professione. Ricordo ancora il mio primo giorno di stage carica di nozioni e pronta alla sfida.
Ho dedicato la prima parte della mia carriera alla selezione, formazione e sviluppo organizzativo, ricoprendo ruoli con responsabilità crescenti nell’ambito delle risorse umane in diversi contesti multinazionali.

Dr.ssa Lovagnini perchè ha creato Job On Beauty?
In realtà ho avuto l’idea di Job On Beauty e oggi ne sono l’amministratore, ma la società è stata creata insieme a un team di professionisti di cosmetica e nutraceutica. Job On Beauty è quindi la sintesi dell’expertise di professionisti del settore, senza i quali non avrei potuto creare una rete di lavoro così efficiente e puntuale nel rispondere alle esigenze del mercato.

Da dove nasce l’idea di Job On Beauty?
Le mie esperienze in HR presso diverse multinazionali sono state importanti e hanno contribuito notevolmente alla mia formazione, ma negli anni ho visto l’accentuarsi della standardizzazione dei processi sia in azienda sia con i nostri business partners, anch’essi importanti gruppi multinazionali di ricerca e selezione.
In particolare, questi ultimi si focalizzavano quasi esclusivamente sull’accrescimento del business, ma svolgendo selezioni e counseling, mi consenta, un po’ superficiali. La selezione del personale è un processo che non si esaurisce con la semplice ricerca di un cv o nell’incontro con il candidato.
Credo che i processi HR debbano essere strutturati, ma la standardizzazione talvolta abbassa la qualità del risultato, soprattutto nella ricerca e selezione del candidato giusto.

Qual è la Formula per una selezione di successo?
La selezione del personale rappresenta un momento molto delicato per l’azienda: inserire una persona che non possiede i requisiti necessari, infatti, non solo può portare a una perdita di tempo e denaro, ma può anche essere causa di squilibri ai danni del gruppo di lavoro.
L’idea di Job On Beauty nasce dall’esigenza di trovare i candidati giusti, i migliori talenti nel mondo della bellezza e favorirne l’incontro con le aziende. Job On Beauty si fonda sull’idea che sono le persone a fare la differenza e che non esistono candidati giusti a prescindere dall’organizzazione aziendale. Esiste il candidato giusto al posto giusto, e per trovarlo occorrono competenza, specializzazione, innovazione e collaborazione, che rappresentano i quattro pilastri del nostro modello di lavoro.

Cosa la spinge a focalizzarsi sulla cosmetica e nutraceutica?
Come dicevo, ho sempre avuto un interesse per la chimica e l’ambiente che, con il passare degli anni, si è sempre più focalizzato su ciò che la chimica e la natura possono fare per la bellezza e il benessere delle persone.
La cosmetica e la nutraceutica sono due importanti settori industriali che richiedono competenze diversificate e hanno in comune la cura del corpo dall’esterno o dall’interno, e quindi come obiettivo uno stato di salute/bellezza prolungato nel tempo.
Ho cominciato a occuparmi di HR in questi ambiti e ho visto che ci sono diverse società di recruiting di carattere generalista, ma mancava una società specializzata con focus primario sulla cosmetica e nutraceutica.
Job on Beauty pone il focus su un settore che è in linea con la mia passione ed è in costante crescita. In particolar modo, il settore cosmetico genera in Italia un giro d’affari che supera i 10 miliardi di euro l’anno, impiegando migliaia di persone in tutta la filiera.

Come agisce Job On Beauty?
La mission di Job On Beauty è favorire l’incontro tra i candidati le aziende.
Sembra scontato e già detto ma talvolta risulta difficile il match tra domanda e offerta di talenti nel settore cosmetico&nutra. La Job On Beauty Community è al servizio di chi vuole evolvere nel settore del Beauty e di chi ha esigenze di specialisti dedicati. Un punto d’incontro ideale in un settore industriale in rapido movimento, guidato dalla scienza e altamente innovativo con esigenze professionali specialistiche di settore.

Cos’è la Job On Beauty Community?
La Job On Beauty Community rappresenta una comunità di professionisti specializzati nel mondo scientifico in “formato” digitale. Consente l’apertura al mondo della bellezza e il contatto con le industrie.

Come si diventa membri della J.O.B. Community?
Ai candidati offriamo la possibilità di registrarsi, ovviamente in modo gratuito, attraverso un format online che consente la creazione del curriculum vitae; questo è ben diverso dall’allegare un qualsiasi cv o rispondere a un annuncio di lavoro.
La J.O.B. Community dà visibilità alle competenze del candidato, che può entrare in contatto diretto con le aziende, naturalmente rispettando i criteri di confidenzialità e privacy.
Per le aziende che cercano talenti nel mondo scientifico mettiamo a disposizione una serie di servizi per la ricerca del candidato giusto al posto giusto. Stiamo ultimando, per le aziende, un innovativo strumento di presentazione candidato che sarà disponibile online a breve.

Quindi la sua selezione utilizza esclusivamente gli stumenti digitali?
Il digitale è una parte di ciò che offriamo: il concetto di e-recruitment non può essere sottovalutato al giorno d’oggi, dove la tecnologia e i social network fanno da padroni nelle relazioni. Nella J.O.B. Community ogni persona viene contattata dal mio staff per un’intervista o un incontro; questo modo di operare si fonda sull’importanza della relazione e collaborazione; parliamo di persone e non di dati o curricula. Infatti, la registrazione non è una semplice iscrizione al database ma rappresenta l’accesso a una community specializzata.

Qual è il contributo del digitale alle aziende del nutraceutico?
L’e-recruitment permette un’ampia autonomia da parte dell’azienda che cerca e trova liberamente il candidato.
L’azienda, una volta effettuata l’iscrizione nella J.O.B. Community, può beneficiare del ranking dei candidati sulla base di skills in linea con il profilo ricercato.
Se l’e-recruitment è oggi necessario, non è sempre sufficiente a garantire il risultato. Job On Beauty offre una serie di servizi personalizzati.

Quali sono gli altri servizi che Job On Beauty offre all’industria cosmetica?
Ad esempio, il servizio di Personal Recruiter: consiste nell’avere una persona dedicata e specializzata nel recruitment del profilo ricercato per tutto il processo di selezione.
Inoltre, quante volte è capitato di trovare un candidato al quale mancava quella particolare competenza per essere davvero quello giusto? Ed è qui che Job On Beauty vuole dare valore aggiunto alla selezione, mettendo a disposizione i Personal Trainer, professionisti e formatori del nostro network, in grado di allenare candidati e collaboratori sulla base di singole esigenze o sviluppare progetti di inserimento su misura. Training per i neoassunti ma anche progetti formativi per la popolazione aziendale. Siamo in grado di completare l’offerta offrendo servizi di counseling in ambito HR: dalla valutazione della performance all’analisi del clima aziendale.
Il beneficio per entrambi, azienda e candidato, appare evidente.

Come potremmo sintetizzare Job On Beauty?
Noi intendiamo offrire un servizio globale che comprende non solo il recruitment, ma anche la consulenza e la formazione mirata del candidato, in linea con le aspettative del cliente.
Vogliamo favorire il contatto diretto candidato-azienda, ma siamo in grado di offrire Personal Recruiters e Personal Trainers che interagiscono con entrambi al fine di ottimizzare il risultato.
Nel 2019 il supporto digitale è molto utile per avere ottimi risultati in tempi ridotti, ma rimane fondamentale la qualità del nostro team di esperti di settore.
Job On Beauty utilizza i vantaggi offerti dalla tecnologia digitale, andando oltre i limiti che la tecnologia comporta, in un processo dove la componente umana è parte integrante.

 

Valutazione dell’efficacia cosmetica in vitro

La caduta dei capelli rappresenta una condizione che può influire sul benessere sociale e psicologico di un individuo. La causa più comune è l’alopecia androgenetica (AGA), che è una condizione di caduta dei capelli progressiva determinata geneticamente e che coinvolge la 5α-reduttasi. In questo studio è stato sviluppato un nuovo agente anticalvizie basato sulla tecnologia IPSTiC (Interconnected PolymerS TeChnology), la quale rappresenta una strategia efficace per il rilascio di molecole bioattive. Questo prodotto, IPSTiC Patch Hair, si basa su un blend polimerico composto da acido ialuronico ad alto peso molecolare e proteine della soia, ed è in grado di migliorare l’efficacia e la stabilità di ingredienti bioattivi come l’estratto di foglie di Origanum vulgare, l’estratto di foglie di Camellia sinensis e l’estratto del frutto di Capsicum annuum. L’efficacia dell’agente anticalvizie è stata studiata eseguendo diversi test, tra cui il saggio di inibizione della 5α-reduttasi. Questo enzima è responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), di cui l’eccesso è implicato in vari processi, tra cui l’alopecia androgenetica. In particolare, è stato osservato che l’inibizione della 5α-reduttasi comporta una riduzione dell’effetto androgenico e i risultati ottenuti hanno confermato l’efficacia del nuovo agente anticalvizie nel trattamento topico dell’AGA.

Per leggere l’intero articolo abbonati alla rivista o acquista il singolo numero

Non aprite il vaso di Pandora

Fra gli argomenti maggiormente discussi in ambito scientifico e regolatorio, è palpabile una crescente attenzione verso gli interferenti endocrini (Endocrine Disruptors, ED), così come è tangibile l’interesse sull’argomento presso una platea molto più ampia rispetto agli addetti ai lavori.

Il consumatore attratto dal claim paraben free (peraltro difforme ai principi del Regolamento UE n.655/2013 e teoricamente non ammesso) si improvvisa (forse inconsapevolmente?) esperto in materia, di levatura tale da poter disconoscere l’opinione del comitato scientifico SCCS (Scientific Committe for Consumer Safety, EU Commmission), il quale all’interno dei limiti consentiti considera sicuro l’uso dei parabeni (a catena corta) e trascurabile l’effetto interferente. […]

Per leggere l’intero articolo abbonati alla rivista o acquista il singolo numero

Nuovi coloranti per capelli

I coloranti permanenti per capelli si basano su reazioni chimiche tra precursori e modificatori di sfumatura, che ossidandosi si trasformano in dimeri o trimeri complessi colorati che impartiscono la tonalità desiderata. Nuove molecole sono attualmente a disposizione per sostituire i più comuni precursori e modificatori come PPD (p-fenilendiamina) e resorcina, spesso associati a problemi durante la colorazione.

Idrossietil-p-fenilenediamina solfato e Idrossietil-3,4-metilenediossianilina cloridrato sono osservate con particolare attenzione per le loro proprietà tossicologiche (come il potenziale sensibilizzante), l’esposizione e la bio-disponibilità.

Nuovi metodi in vitro vengono utilizzati per studiare tali aspetti. Infine, viene presentata una formula nella quale le nuove molecole sostituiscono le tradizionali PPD e resorcina. […]

Per leggere l’intero articolo abbonati alla rivista o acquista il singolo numero

Sviluppo e validazione di una piattaforma innovativa per lo studio in vitro dei diversi meccanismi di assorbimento intestinale

La permeabilità intestinale è cruciale nel regolare la biodisponibilità e gli effetti biologici di farmaci e composti alimentari. Tuttavia, studi quantitativi sull’assorbimento di molecole sono piuttosto limitati, a causa della mancanza di modelli sperimentali affidabili e in grado di riprodurre le risposte che si osservano in vivo. In questo studio è presentato un dispositivo innovativo che costituisce un modello fluidico in vitro di barriera dell’intestino tenue, in cui l’epitelio intestinale ricostruito in 3D viene integrato con un bioreattore fluido-dinamico che simula gli stimoli fisiologici dell’ambiente intestinale (MIVO®) […]

 

Per leggere l’intero articolo abbonati alla rivista o acquista il singolo numero