Valorizzazione integrale degli scarti di arancia

[…] Il pastazzo di arancia ha un grande valore, in virtù degli importanti composti e sostanze bioattive in esso contenuti, che hanno già propri importanti mercati di riferimento e settori di applicazione che spaziano dalla nutraceutica all’alimentazione umana e animale, all’agricoltura, alla cosmesi, ecc. I risultati raggiunti dimostrano la fattibilità del percorso proposto per la valorizzazione integrale della buccia d’arancia di scarto, con ulteriori ampi margini di miglioramento legati all’ottimizzazione del processo. Il metodo di estrazione a cavitazione idrodinamica si è infatti rivelato superiore rispetto a tutti gli altri metodi di estrazione quali idrodistillazione, distillazione a vapore, estrazione assistita da ultrasuoni e le diverse varianti di estrazione assistita da microonde. È bene ribadire che il processo è interamente “verde”, in quanto utilizza soltanto acqua come solvente, elettricità come fonte di energia (generabile per mezzo di fonti rinnovabili) e garantisce un residuo finale sfruttabile a fini energetici. A questo si aggiunge l’economicità dell’impianto, nonché aspetto decisivo per l’applicazione su scala industriale; la scalabilità virtualmente senza limiti ai fini del processamento di grandi quantità di materiale.

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Le novità del 2020 – De rerum natura

Cari Lettori, potrete obiettare che De rerum natura non è proprio una novità, in quanto l’opera in 6 libri, scritta dal poeta romano Lucrezio, fu pubblicata nel I secolo a.C. Già più di 2000 anni fa Lucrezio collegava le prospettive della condizione dell’uomo allo stato della Natura e della Terra, ai sistemi naturali e fisici da cui dipendeva l’esistenza umana stessa. E con 21 secoli di ritardo, come ricordato da Richard Horton nel suo editoriale su The Lancet del 18 gennaio, scienziati di tutto il mondo si stanno attivando per realizzare progetti che mantengano, oltre alla salute dell’uomo, anche quella del Pianeta. Ne avevo già accennato nel mio editoriale sul n°4 dello scorso anno (L’alimentazione nell’Antropocene: cibo salutare da fonti sostenibili) presentando le cinque strategie proposte dalla Commissione EAT-Lancet (tipo di alimentazione, produzione sostenibile, conservazione della biodiversità, riduzione degli scarti e sprechi alimentari).

Mi piace continuare il discorso, accennando brevemente (per ragioni di spazio) solo ad alcune delle principali iniziative tra le varie che sono nate in quest’ambito e che coinvolgono anche il settore degli integratori e alimenti funzionali. Ne ho selezionate due con sede in Italia, culla della dieta mediterranea e che ospita la popolazione più longeva d’Europa.

L’Italian Institute for Planetary Health (IIPH), Istituto Italiano per la Salute dell’Uomo e del Pianeta (iiph.eu), è un istituto dal respiro internazionale che ha lo scopo di salvaguardare la salute dell’uomo attraverso una corretta alimentazione, mantenendo in buona salute anche il nostro Pianeta. L’Istituto nasce dalla collaborazione di due grandi istituzioni in campo scientifico: l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con la partecipazione di Vihtali, spin off dell’Ateneo. Si occuperà di promuovere la ricerca scientifica per: 1) identificare gli alimenti che hanno un impatto maggiore sulla salute e sulla longevità del singolo individuo e della popolazione; 2) valutare la relazione tra alimentazione e insorgenza o progressione di patologie (cardiovascolari, neurodegenerative, oncologiche); 3) valutare gli effetti della produzione alimentare sul cambiamento ambientale per ricercare sistemi alternativi e sostenibili, e contemporaneamente studiare l’impatto dell’inquinamento alimentare sulla salute dell’uomo; e infine, 4) mettere a punto attività di formazione e informazione che favoriscano stili di vita più sani e sostenibili.

E poi due progetti dei 33 vincitori della call Hub Ricerca e Innovazione di Regione Lombardia, il bando regionale che premia la capacità innovativa del territorio puntando sulla Ricerca e Innovazione d’avanguardia.

Uno è il progetto sPATIALS3, guidato dal Consiglio nazionale delle ricerche con la partecipazione di 12 Istituti, la partnership di 4 aziende del settore agroalimentare e packaging (FlaNat, Mirtilla Bio, Ecozinder, Corapack) e di 4 centri clinici.

sPATIALS3 mira al miglioramento delle produzioni agroalimentari e alla creazione di tecnologie innovative per un’alimentazione più Sana, Sicura e Sostenibile (le 3 S), grazie alla realizzazione di un Hub integrato e multidisciplinare.

L’altro è il progetto MiND FoodS Hub, nell’ambito del nuovo Centro di Ricerca Italiano sulle Scienze della Vita che sorgerà nell’area di Human Technopole (Expo 2015). Un concept innovativo a guida di Arexpo, con l’Università di Milano tra i partner, per l’eco-intensificazione delle produzioni agrarie e per la promozione di modelli alimentari per la salute e la longevità dell’uomo, attraverso l’individuazione, la produzione e la trasformazione sostenibile di prodotti vegetali e derivati con eccellente profilo nutrizionale e curandone anche la validazione funzionale.

Ed ecco allora la novità che volevo proporvi: da questo numero ci sarà una rubrica interamente dedicata all’innovazione e sostenibilità, proprio per dare maggiore evidenza a questi temi di grande attualità, che fa seguito a quanto avevamo già pubblicato gli altri anni in sezioni diverse (vi ricordo ad esempio gli articoli del n°6/2019 sul riutilizzo di due prodotti di scarto: le vinacce di uva Aglianico e le bacche esauste di mirto).

Su questo numero troverete, oltre alla rubrica in questione dedicata all’utilizzo degli scarti delle arance, una monografia sui derivati della Magnolia, che vede il contributo di ricercatori del neo-nato IIPH.

Invito quindi le aziende e i centri di ricerca a seguire l’esempio, e partecipare attivamente a questa rubrica, inviandomi articoli e comunicati per approfondire il tema sostenibilità e produzione alimentare e nutraceutica.

Il packaging cosmetico guarda all’ambiente e al futuro

Francesca Signori1,2, Patrizia Cinelli1,2, Maria-Beatrice Coltelli1,2, Andrea Lazzeri1,2
1Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale, Pisa
2INSTM, Firenze
francesca.signori@unipi.it


[…] Il progetto europeo PROLIFIC (2018-2022, www.prolific-project.eu) si occupa di trovare nuove soluzioni tecnologiche e industriali per trasformare gli scarti dell’industria agro-alimentare (in particolare dall’industria dei legumi, dei funghi e del caffè) in prodotti alimentari per alimentazione sia umana sia animale e per il packaging alimentare e cosmetico. Il progetto rientra a pieno nelle finalità della Circular Economy (11), lanciata dalla commissione europea nel 2017, in quanto rimette in circolo scarti dell’industria agro-alimentare utilizzandoli come additivi funzionali per nuove applicazioni. In particolare, per quanto riguarda il packaging cosmetico, il progetto prevede soluzioni innovative di packaging bioattivo, la cui funzione non è soltanto di contenimento, ma di interazione funzionale nei confronti del prodotto cosmetico contenuto. Il packaging ideale, infatti, non solo dovrebbe garantire elevate proprietà barriera nei confronti di umidità e ossigeno, ma anche l’asetticità dell’ambiente, preservare il prodotto cosmetico da processi ossidativi e contemporaneamente non alterarne la composizione attraverso il rilascio di sostanze potenzialmente tossiche, irritanti o comunque capaci di interagire con gli ingredienti funzionali del cosmetico stesso. Per migliorare le proprietà barriera del materiale termoplastico a basso impatto ambientale utilizzato come packaging, diminuirne il costo e renderlo parte di una micro-economia circolare di valorizzazione degli scarti industriali, il progetto PROLIFIC propone di disperdere nella matrice polimerica sostanze bioattive di origine naturale, ottenute come scarti della lavorazione dell’industria agro-alimentare dei legumi, dei funghi e del caffè. In questo modo, sostanze a elevato potere batteriostatico, come il chitosano estratto dai funghi, oppure a elevato potere antiossidante, quali i polifenoli estratti dai legumi o dal caffè, conferiranno al packaging prodotto, ad esempio quello cosmetico, proprietà bio-attive uniche e interessanti. Inoltre, trattandosi di molecole già utilizzate spesso all’interno delle formulazioni cosmetiche quali antimicrobici o antiossidanti, l’approccio del progetto PROLIFIC minimizza i rischi di contaminazione e/o migrazione dal packaging al prodotto cosmetico e viceversa, stabilizzando la formulazione cosmetica e aumentandone, di conseguenza, la shelf-life.
A fine vita i contenitori, anche se presentano tracce di cosmetico (che necessariamente dovrà contenere sostanze totalmente compostabili), potranno essere facilmente smaltiti nello scarto umido e conseguentemente avviati al compostaggio industriale, favorendo così uno smaltimento ecosostenibile e a basso impatto ambientale. […] 

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Scarti industriali della lavorazione del Tè nero

Elena Ghedini1, Michela Signoretto1, Federica Menegazzo1, Silvia Tabasso2, Giorgio Grillo3
1CATMAT e VeNice, spin off dell’Università Ca’ Foscari, Mestre-Venezia
2Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Torino, Torino
3Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco, Università degli Studi di Torino, Torino
gelena@unive.it


Il presente articolo tratta l’utilizzo di sottoprodotti della lavorazione del tè nero per applicazioni cosmetiche. Sostenibilità, nanotecnologie, innovazione e condivisione delle competenze sono i comuni denominatori dell’intero progetto; dall’approccio di estrazione alla formulazione del prodotto cosmetico finale. La presente ricerca costituisce un ulteriore esempio di come la scelta di utilizzo di materie prime alternative non possa prescindere da ricerca e tecnologia, in quanto rappresenta un’eccellente opportunità di innovazione […]

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La normativa dei prodotti solari

Secondo quanto previsto dalla normativa europea, per i prodotti solari deve essere dimostrata l’efficacia attraverso l’esecuzione di specifici test e documentata la sicurezza a seguito di un processo valutativo. In questo articolo è stato eseguito un confronto tra la normativa europea che disciplina i prodotti cosmetici (a cui afferiscono anche i prodotti solari) e le normative che regolano tali prodotti in paesi extra-europei. Tale studio ha portato in evidenza come sono inquadrati i solari, dal punto di vista normativo, nei paesi oggetto di studio e quali sono gli obblighi imposti […]

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I lieviti e i loro derivati

Utilizzato fin dall’antico Egitto per lievitare il pane e fermentare il vino, Saccharomyces cerevisiae è il lievito più comune nell’industria alimentare e oggi viene utilizzato per la produzione annuale di circa 60 milioni di tonnellate di birra e 30 milioni di tonnellate di vino. Le eccezionali proprietà nutrizionali dei lieviti li rendono ingredienti preziosi anche per la nutrizione degli animali domestici, ma non tutti i lieviti sono equivalenti. Scopo di questo articolo è esaminare i molteplici benefici e le potenziali applicazioni dei lieviti e dei prodotti da essi derivati, oltre a fornire un supporto su come classificarli in base alla loro composizione, valore nutrizionale, attività biologica, stato normativo e processo produttivo. […]

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Bacche di haskap

Background regolatorio e descrizione della procedura

Il Regolamento (UE) 2015/2283 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo ai Novel Food stabilisce, agli articoli da 14 a 20, la procedura necessaria per autorizzare l’immissione sul mercato dell’Unione di un nuovo alimento che vanta una storia di consumo in un paese terzo (1). La sicurezza dell’alimento in questione è attestata dai dati relativi alla sua composizione e dall’utilizzo continuato, per un periodo di almeno 25 anni, nella dieta abituale di un numero significativo di persone in almeno un paese terzo.

L’articolo 14 prevede, dunque, una possibilità alternativa di richiesta di autorizzazione, rispetto a quella canonica prevista dall’articolo 10 dello stesso Regolamento (UE) 2015/2283. Per notificare alla Commissione l’intenzione di immettere in commercio un alimento con storia di consumo in un paese terzo, è necessario allestire un dossier che contenga le seguenti informazioni: […]

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Le bacche esauste di mirto

[…] Le bacche esauste di mirto, residuo del processo industriale della produzione del liquore Mirto di Sardegna, sono un sottoprodotto che mantiene una quota importante di sostanze native e che può essere convenientemente impiegato, sia per estrarne i principi bioattivi sia per la formulazione, come integratore nutraceutico di mangimi per l’alimentazione di animali zootecnici poligastrici e monogastrici. La sua valorizzazione nell’ottica dell’economia circolare, con la promozione da scarto speciale a prodotto con importanti contenuti farmacologici e nutrizionali, è per il momento limitata dalla necessità di implementare tecnologie a costi contenuti che, a bocca di azienda, riescano ad abbattere sia il contenuto in alcol residuo dal processo di macerazione, sia l’elevata umidità che contraddistingue la biomassa. Dette tecnologie, già esistenti sul mercato, dovranno essere sottoposte a idonea sperimentazione, affinché le imprese utilizzatrici del prodotto a valle siano in grado di gestire economicamente questa importante risorsa. […]

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Cari Lettori…

Questo numero de L’Integratore Nutrizionale, come potete vedere, è dedicato ai Botanicals, un tema molto attuale e molto dibattuto che abbiamo volutamente lasciato come ultimo dell’anno per dare seguito all’evento che CEC Editore ha organizzato per in-vitality sugli aspetti scientifici e regolatori dell’utilizzo di piante e derivati vegetali negli integratori alimentari e nei cosmetici. Infatti, non è stato possibile dare spazio in una sola giornata ai tanti aspetti e contributi innovativi e interessanti che, sempre in parte, vengono presentati su questo numero della rivista.

Si parla non solo di ingredienti innovativi derivati da piante, quali ad esempio l’acido abscissico, ma anche dei lieviti, utilizzati sempre più sia nell’uomo sia in veterinaria. Inoltre, continuiamo a dare spazio agli aspetti tecnici, presentando il confronto delle attività in vitro di estratti di Serenoa repens ottenuti con diversi solventi di estrazione. Troverete anche esempi di come prodotti di “scarto”, come le vinacce di uva Aglianico o le bacche esauste di mirto della Sardegna, possano passare da rifiuti speciali, che devono essere smaltiti in maniera opportuna, a risorse da valorizzare, proprio per il contenuto in sostanze bioattive. Ed è proprio con i profumi di questi ultimi esempi che, insieme alla redazione, vi offriamo un brindisi virtuale, augurandovi Buon Natale e un Felice Anno Nuovo!