Sicurezza degli ingredienti cosmetici

Gabriella Ferraris • Avvocato in Milano – avv.gabriella.ferraris@gmail.com


Il Regolamento (CE) n.1223/2009 tiene in particolare considerazione la sicurezza; lo dimostrano le norme che lo compongono. La lista delle sostanze il cui impiego è vietato o limitato, l’obbligo di composizione e tenuta di un fascicolo con tutte le informazioni specifiche del singolo cosmetico, la valutazione di sicurezza dell’esperto, gli obblighi di informazione in etichetta sui componenti e la cosmeticovigilanza sono tutte prescrizioni che hanno come finalità quella di far arrivare sul mercato solo cosmetici sicuri.
L’operatore che immette il prodotto sul mercato con il proprio marchio è la persona responsabile del cosmetico. Ogni cosmetico deve far capo a una persona responsabile, la quale garantisce il rispetto delle disposizioni relative alle sostanze, alle pratiche di buona fabbricazione, della completezza del fascicolo informativo, dell’esaustività della relazione del valutatore della sicurezza, così come della veridicità e completezza delle informazioni in etichetta e delle dichiarazioni riportate nella presentazione e pubblicità del cosmetico, nonché del controllo post vendita.
Anche quando le attività di ricerca e sviluppo e di produzione sono svolte da aziende terze, la persona responsabile, garante dell’osservanza delle disposizioni che riguardano la composizione del prodotto, può essere chiamata a rispondere delle irregolarità del cosmetico immesso sul mercato. Ugualmente per la valutazione della sicurezza, benché debba essere effettuata da un esperto in possesso di specifiche competenze, è la persona responsabile che garantisce che tale adempimento venga rispettato e che risponde della corretta osservanza delle disposizioni che ne disciplinano la compilazione. Sempre la persona responsabile deve assicurare che il cosmetico riporti in etichetta tutte le informazioni previste dalla norma sull’etichettatura e che le dichiarazioni riportate sulla confezione, così come nei testi pubblicitari, siano veritiere e non decettive.
In ogni settore la valutazione della sicurezza avviene secondo criteri diversi: la disciplina del settore alimentare prevede che gli alimenti sul mercato non presentino rischi; nel settore farmaceutico si ammette l’immissione in commercio di prodotti efficaci nel prevenire o contrastare una malattia anche quando presentino un margine di rischio, purché questo sia proporzionato al beneficio che può apportare. Per i cosmetici il legislatore prescrive che: “I prodotti cosmetici messi a disposizione sul mercato sono sicuri per la salute umana se utilizzati in condizioni d’uso normali o ragionevolmente prevedibili”.
Ma perché e come il cosmetico può essere pericoloso?
Il cosmetico è di uso topico: si applica all’esterno del corpo umano, ma l’epidermide e le mucose, sedi di applicazione di questo tipo di prodotto, sono il punto di contatto dell’organismo con il mondo esterno. Di conseguenza i cosmetici, penetrando nei tessuti, possono creare danni allo stesso modo in cui possono produrre benefici. Il pericolo può anche derivare dalla sede di applicazione del cosmetico e all’esposizione del consumatore, in ragione della forma in cui è presentato il cosmetico e alle modalità di applicazione.
Il cosmetico può essere pericoloso sia per ragioni che riguardano la fase formulativa e produttiva sia per ragioni che riguardano l’uso che ne viene fatto da parte del consumatore o anche dall’utilizzatore professionale. I rischi, infatti, possono derivare dalla presenza nel prodotto di sostanze nocive (ossia pericolose per la salute umana) o comunque inappropriate, ma anche da informazioni non corrette o da omissioni relative all’uso che può essere fatto del prodotto, così come riportate nella presentazione in etichetta e/o in pubblicità. Dunque, anche un cosmetico sicuro dal punto di vista della sua formulazione può costituire un pericolo se il consumatore o chi lo utilizza non viene messo nella condizione di conoscere le corrette modalità d’uso. Trattare tutti gli aspetti relativi alla sicurezza del cosmetico non è possibile in questo contesto, e dunque ci limiteremo ad approfondire gli articoli del Regolamento cosmetici che riguardano i pericoli che possono derivare dalle sostanze che compongono il cosmetico.

Il capo IV è dedicato alle “restrizioni applicabili a determinate sostanze” e comprende gli articoli dal 14 al 17 […]

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I nanomateriali in cosmetica

Tiziana Pecora1, Matteo Giustiniani2, Donatella Paolino2
1Dipartimento Scienze della Salute, Università Magna Græcia di Catanzaro, Catanzaro
2Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università Magna Græcia di Catanzaro, Campus Universitario S. Venuta, Catanzaro
pecora.tiziana@gmail.com


Il Regolamento (CE) n.1223/2009 sui prodotti cosmetici è stato il primo atto regolatorio a fornire una definizione di nanomateriale (NM) e a prevedere una notifica di pre-commercializzazione, una valutazione della sicurezza e un’etichettatura specifica per i nanomateriali destinati all’uso in prodotti cosmetici.
Obiettivo del legislatore è stato quello di garantire un elevato livello di tutela della salute umana; particolare attenzione, infatti, è stata posta alla valutazione della sicurezza, poiché da numerosi studi è emerso che alcuni materiali fabbricati su nanoscala mostrano deviazioni significative nelle proprietà fisico-chimiche, interazione con i sistemi biologici e/o effetti tossicologici rispetto agli equivalenti convenzionali.
La Commissione europea, grazie alla “nanonotifica” e all’attività di monitoraggio svolto dei NM nei prodotti cosmetici, ha pubblicato un catalogo che elenca tutti i NM utilizzati per la formulazione di prodotti cosmetici destinati a essere immessi sul mercato comunitario. Per ogni ingrediente elencato vengono altresì indicate le categorie dei prodotti cosmetici in cui il NM è impiegato, le condizioni di esposizione ragionevolmente prevedibili, oltre al fatto che si tratti di prodotti con o senza risciacquo.
La Commissione sottolinea comunque che il catalogo ha un valore puramente informativo e non costituisce un elenco di nanomateriali autorizzati, anche tenuto conto del graduale aumento delle conoscenze nell’ambito delle nanoscienze e dell’applicazione industriale delle nanotecnologie.

Nanomaterials in cosmetic products
Regulatory implications

Regulation EC N° 1223/2009 on cosmetic products has been the first regulatory document establishing a definition of nanomaterials and a premarketing notification requirement along with a safety evaluation and a specific labeling for those nanomatorials that are intended for cosmetic products.
The aim is to safeguard human health; indeed, particular attention has been placed on safety evaluation, as many studies pointed out that certain manufactured nanoscale materials show significant deviations compared to their traditional equivalents in terms of chemical-physical properties, interactions with biological systems and/or toxicological effects.
Following this new requirement concerning the nanomaterial notification, and the monitoring activity of nanomaterials in cosmetic products, the European Commission has published a list of all NM used in the formulation of products that are launched in the EU market. For every single ingredient it is also possible to see all categories of cosmetic products where any given NM is used, its reasonable foreseeable exposure conditions and whether it is a rinse-off product or not.
However, the European Commission clarifies that this list must be intended for purely informative purposes only, and does not constitute a list of authorized nanomaterials given our ever-increasing understanding of nano-sciences and the industrial application of nanotechnologies.

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Speciale COVID-19 • #Solidarietà

Dallo scoppio dell’emergenza di COVID-19 in Italia, sono state numerose le iniziative di solidarietà a cui hanno aderito in moltissimi: imprese del settore cosmetico, associazioni di categoria, scuole, università e non solo. Una staffetta che ci ha visto cittadini consapevoli e solidali.
In questo speciale abbiamo quindi deciso di raccogliere alcune di queste iniziative di cui abbiamo ricevuto notizia (sappiamo che sicuramente ce ne sono molte altre che non sono arrivate agli onori della cronaca oppure alla nostra conoscenza) e che abbiamo il piacere di pubblicare per dire anche noi, a modo nostro, “grazie”.
Abbiamo deciso di introdurre queste virtuose iniziative riportando uno stralcio di un discorso che è stato dedicato al nostro Paese proprio in questi giorni; parole importanti che ci confortano e ci danno coraggio.

 

 

Insieme produciamo qualità e sostenibilità
Euro Cosmetic si è impegnata a sostenere l’emergenza Coronavirus sia dal punto di vista della fabbricazione massiva, per immettere sul mercato milioni di detergenti igienizzanti mani nel minor tempo possibile, sia per supportare con attività di responsabilità sociale la collettività.
Una di queste è l’ideazione, formulazione e produzione di Skin Cleanser Box, quattro prodotti (Gel mani 50ml, Sapone mani 50ml, Doccia Shampoo 50ml e Bagnoschiuma 50ml) con elementi igienizzanti racchiusi in una pratica scatola, che sarà donato alla Fondazione della Comunità Bresciana Onlus per il progetto #aiutiAMObrescia, che a sua volta provvederà a destinarlo ai volontari impegnati nel trasporto sanitario.
Saranno ospiti presso la sede Euro Cosmetic a Trenzano (BS) alcuni membri del Comitato #aiutiAMObrescia: Alberta Marniga, Presidente Fondazione della Comunità Bresciana; Giacomo Ferrari, Segretario Generale Fondazione della Comunità Bresciana; Enrico Zampedri, Coordinatore del comitato Aiutiamobrescia; Pierpaolo Camadini, Presidente di Editoriale Bresciana; Giancarlo Turati, membro della task force nazionale gestione emergenze Confindustria.
A questo progetto hanno partecipato attivamente due partner commerciali di Euro Cosmetic: San Faustino Label di Castrezzato (BS), che ha donato le etichette dei prodotti, e Alpha Pac Srl di Gussago (BS), che si è occupata dello sviluppo e fabbricazione del packaging cartotecnico. Si tratta in entrambi i casi di aziende storiche del territorio bresciano che hanno aderito a questa iniziativa rispondendo alla chiamata “Insieme produciamo qualità e solidarietà”.

Perché Skin cleanser box?
Negli ultimi mesi si sono sentiti spesso ripetere i termini “detergere” e “igienizzare”, ma conosciamo la reale differenza tra le diverse azioni? Lavarsi le mani è importante, ma questo non significa igienizzare.
Per detersione si intende la pulizia dalle impurità e dallo sporco, e riguarda sostanzialmente l’igiene personale; igienizzare, invece, significa eliminare in buona parte i germi.
Il lavaggio di mani e corpo è fondamentale perché trasferiamo germi senza accorgercene, toccandoci naso, bocca e pelle in generale. È proprio per questo che Euro Cosmetic ha pensato a prodotti con formulazioni specifiche in grado di pulire delicatamente il derma mantenendolo sano e protetto con il plus di igienizzare.


Parte il progetto tutto italiano per trasformare la plastica in prezioso alleato nella lotta al Coronavirus

La plastica si trasforma da “nemica” dell’ambiente a prezioso alleato nella lotta al Coronavirus, grazie a un progetto tutto italiano che unisce la flessibilità della stampa in 3D alla versatilità della plastica, offrendo una soluzione innovativa e a basso costo nel rispetto dell’ambiente.

Nello specifico il progetto, denominato VISIONARI MakeIt, vede coinvolte realtà che già operano in campo sanitario come Isinnova (società che progetta e costruisce valvole necessarie per la respirazione assistita dei pazienti di Coronavirus in terapia intensiva) e Visionari No profit, l’associazione per la divulgazione della scienza e della tecnologia, e ha come elemento centrale la stampa 3D che permette di realizzare in breve tempo e in modo economico dispositivi utili non solo per il settore medico, ma anche per il singolo cittadino.

Grazie a questa iniziativa, attraverso delle semplicissime stampanti 3D è ora possibile realizzare visiere protettive anti-COVID “Face Shield”, costituite da un cerchietto e da un foglio di acetato che, assemblati, diventano dei preziosi dispositivi di protezione individuale da usare sia all’interno delle strutture sanitarie sia in quelle situazioni in cui si creano assembramenti ed è più elevato il rischio di contagio.

Visionari No profit ha predisposto un apposito file con il quale chiunque sia in possesso di una stampante 3D può creare, autonomamente, la sua visiera protettiva personale a bassissimo costo. Un progetto tutto italiano che ha visto coinvolti giovani e studenti, e che ha permesso in questi giorni di produrre e regalare a ospedali e strutture varie di tutta Italia migliaia di visiere protettive. Non solo. VISIONARI MakeIt sbarcherà all’estero a partire dall’Africa dove, grazie a una raccolta fondi, arriveranno numerose stampanti alle comunità locali, regalate nell’ambito del progetto allo scopo di diffondere anche nelle zone più bisognose i necessari strumenti di protezione.

Dario Piermatteo, segretario generale di VISIONARI, spiega: “Nonostante le preoccupazioni ambientali legate alla plastica, il mondo dell’innovazione è andato in controtendenza, scoprendone il lato digitale. Il progetto VISIONARI MakeIt si propone, inoltre, di utilizzare la plastica riciclata proprio per garantire il massimo rispetto dell’ambiente, attraverso ad esempio il recupero degli schermi in Plexiglass, reimmettendoli nel ciclo produttivo per diminuirne l’impatto”.

Cristian Fracassi, CEO di Isinnova, dichiara: “Prima della pandemia la plastica era paragonata al male assoluto. Ora, invece, abbiamo riscoperto la sua grande flessibilità. Si è notato, inoltre, un aumento della domanda di stampanti 3D; ci aspettiamo che a breve sempre più persone inizino ad appassionarsi a questa tecnologia.”

Per info e dettagli
www.visionari.org • cell. 3515338305


 

Gli Eroi che si sono contraddistinti nella lotta contro il COVID-19

In occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto insignire dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza Coronavirus.

I riconoscimenti, attribuiti ai singoli, vogliono simbolicamente rappresentare l’impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali.

Annalisa Malara e Laura Ricevuti, rispettivamente, anestesista di Lodi e medico del reparto medicina di Codogno, sono le prime ad aver curato il paziente 1 italiano.

Maurizio Cecconi, professore di anestesia e cure intensive all’Università Humanitas di Milano, è stato definito da Jama (il giornale dei medici americani) uno dei tre eroi mondiali della pandemia.

Mariateresa Gallea, Paolo Simonato e Luca Sostini sono i tre medici di famiglia di Padova che volontariamente si sono recati in piena zona rossa per sostituire i colleghi di Vo’ Euganeo messi in quarantena.

Don Fabio Stevenazzi del direttivo della Comunità pastorale San Cristoforo di Gallarate (VA) è tornato a fare il medico presso l’Ospedale di Busto Arsizio.

Fabiano Di Marco, primario di pneumologia all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha raccontato la tragica situazione della città e dell’ospedale.

Monica Bettoni, ex senatrice e Sottosegretaria alla Sanità, medico in pensione, ha deciso di tornare in corsia a Parma.

Elena Pagliarini è l’infermiera di Cremona ritratta nella foto diventata simbolo dell’emergenza Coronavirus. Positiva, è guarita.

Marina Vanzetta, operatrice del 118 di Verona, ha soccorso un’anziana donna e le è stata accanto fino alla morte.

Giovanni Moresi, autista soccorritore di Piacenza Soccorso 118, ha offerto una testimonianza del ruolo degli autisti soccorritori del 118.

Beniamino Laterza, impiegato presso l’Istituto di vigilanza Vis Spa, presta servizio nell’Ospedale Moscati di Taranto, presidio COVID.

 

Del team presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, struttura di eccellenza della sanità pubblica, fanno parte:

Maria Rosaria Capobianchi, a capo del team che ha contribuito a isolare il virus.

Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità dei virus emergenti.

Francesca Colavita, Fabrizio Carletti, Antonino Di Caro, Lucia Bordi, Eleonora Lalle, Daniele Lapa, Giulia Matusali, biologi.

 

Del team di ricerca dell’Ospedale Sacco e dell’Università degli Studi di Milano, poli di eccellenza nell’ambito del sistema sanitario e di ricerca nazionale, fanno parte:

Claudia Balotta a capo del team, ora in pensione. Nel 2003 aveva isolato il virus della Sars.

Gianguglielmo Zehender, professore associato.

Arianna Gabrieli, Annalisa Bergna, Alessia Lai, Maciej Stanislaw Tarkowski, ricercatori.

Ettore Cannabona, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Altavilla Milicia (Palermo), ha devoluto in beneficenza l’intero stipendio mensile.

Bruno Crosato, in rappresentanza degli Alpini della Protezione civile del Veneto che hanno ripristinato in tempi record 5 ospedali dismessi della regione.

Mata Maxime Esuite Mbandà, giocatore per il Zebra Rugby Club e per la nazionale italiana, volontario sulle ambulanze per l’Associazione Seirs Croce Gialla di Parma.

Marco Buono e Yvette Batantu Yanzege della Croce Rossa Riccione hanno risposto all’appello della Lombardia che chiedeva aiuto a medici e personale con ambulanze.

Renato Favero e Cristian Fracassi, il medico che ha avuto l’idea di adattare una maschera da snorkeling a scopi sanitari e l’ingegnere che l’ha realizzata.

Concetta D’Isanto, addetta alle pulizie in un ospedale milanese. Fa parte di quella schiera di lavoratori che ha permesso alle strutture sanitarie di andare avanti nel corso dell’emergenza.

Giuseppe Maestri, farmacista a Codogno, ogni giorno ha percorso 100 km per recarsi in piena zona rossa.

Rosa Maria Lucchetti, cassiera all’Ipercoop Mirafiore di Pesaro, ha lasciato una lettera agli operatori 118 donando loro anche tre tessere prepagate di 250 euro.

Ambrogio Iacono, docente presso l’istituto professionale alberghiero Talete di Ischia. Positivo, ricoverato al Rizzoli di Lacco Ameno, ha continuato a insegnare a distanza nei giorni di degenza.

Daniela Lo Verde, preside dell’istituto Giovanni Falcone del quartiere Zen di Palermo, ha lanciato una campagna di raccolta fondi per regalare la spesa alimentare ad alcune famiglie in difficoltà. Suo l’appello per recuperare pc e tablet per consentire ai suoi allievi di seguire le lezioni a distanza.

Cristina Avancini, l’insegnante di Vicenza che nonostante il contratto scaduto non ha interrotto le video-lezioni con i suoi studenti.

Alessandro Santoianni e Francesca Leschiutta, direttore della casa di riposo della Parrocchia di San Vito al Tagliamento (PD) e coordinatrice infermieristica che, insieme agli altri dipendenti, sono rimasti a vivere nella struttura per proteggere gli anziani ospiti.

Piero Terragni, imprenditore di Bellusco (Monza e Brianza), in seguito alla morte di un dipendente, Erminio Misani, che lasciava la moglie e tre figli, ha assunto la moglie Michela Arlati.


Diagnosi, prevenzione e contenimento della diffusione del COVID-19
Università di Bologna

All’Università di Bologna si stanno sperimentando nuove tecniche diagnostiche per l’individuazione dei soggetti asintomatici e paucisintomatici COVID-19 positivi, con conseguente contenimento dell’espansione della pandemia.

Il progetto nasce da una collaborazione tra un gruppo di ricerca guidato da Giuseppe Gasparre e Caterina Garone del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna e le unità operative ospedaliere del Policlinico S. Orsola, con l’obiettivo di contribuire alla diagnosi speditiva e al contenimento dell’espansione dell’infezione pandemica da COVID-19.

Il team multidisciplinare ha attivato un progetto di ricerca nelle strutture ospedaliere rivolto all’identificazione, attraverso nuove tecniche diagnostiche, di pazienti asintomatici o che manifestano sintomi di lieve entità, coinvolgendo nell’analisi soggetti potenzialmente a rischio di contagio quali il personale sanitario o i degenti ricoverati in altri reparti non riservati ai pazienti COVID-19. Successivamente verrà avviato un esame dei campioni prelevati mediante tre diverse metodiche già individuate, che offrono il vantaggio di un costo limitato e di un consistente risparmio nei tempi di analisi per un ampio numero di campioni.

I ricercatori prevedono di arrivare alla validazione delle metodiche attraverso i 100 soggetti campione testati, per poter poi estendere ad ampio raggio la nuova metodologia che offre una riduzione dei tempi di diagnosi, una riduzione del rischio di contaminazione biologica degli operatori e la più facile individuazione anche dei soggetti già infettati dal virus ma che si presentano asintomatici o con sintomi di lieve entità, con conseguente contenimento dell’espansione della pandemia.

Per informazioni
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – Clicca qui per leggere l’articolo


Un progetto al servizio della lotta al Coronavirus
Università degli Studi di Perugia

L’Università degli Studi di Perugia partecipa a ORIGINALE CHEMIAE in Antiviral Strategy – Origine e modernizzazione della Chimica multicomponente come una sorgente per la strategia antivirale ad ampio spettro, uno dei pochi progetti di rilevanza nazionale (Prin) dedicati esclusivamente alla ricerca di nuovi farmaci antivirali: lo fa grazie all’Unità di Ricerca coordinata dalla Professoressa Violetta Cecchetti, Direttore del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Ateneo.
Il progetto, che ha preso il via a fine ottobre 2019, è coordinato dal professor Raffaele Saladino dell’Università della Tuscia e, oltre all’Università di Perugia, vede la partecipazione complessiva di altri 5 atenei italiani: Università della Tuscia, Università di Parma, Università di Siena, Università La Sapienza e Università di Roma Tor Vergata.

Alla luce dell’attuale situazione connessa alla pandemia da COVID-19, le unità di ricerca coinvolte hanno deciso di identificare nuovi farmaci attivi anche sul Coronavirus.

In particolare, l’unità di Perugia mette in campo l’esperienza più che decennale maturata nell’identificazione di molecole antivirali, combinandola con quella acquisita nella chimica degli eterocicli: il suo ruolo è quello di sintetizzare nuove molecole attraverso la chimica all’origine della vita, cioè la chimica multi-componente prebiotica. In collaborazione con le altre unità del progetto, le nuove molecole verranno poi analizzate e valutate per la loro attività antivirale.

Il progetto ORIGINALE CHEMIAE ha la peculiarità di unire le classiche strategie chimico-farmaceutiche a un approccio innovativo basato sulla chimica citata prebiotica, per sviluppare una terapia antivirale che possa essere efficace su diverse famiglie di virus.

Per informazioni
Università degli studi di Perugia


Anche “Tor Vergata” è impegnata nella ricerca sul farmaco contro il COVID-19
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

In attesa della sperimentazione di un vaccino contro il Coronavirus per prevenirne la diffusione, crescono i progetti per individuare le cure per i soggetti che hanno contratto il virus e necessitano di assistenza medica per evitare conseguenze peggiori.

Sono sette in tutto i gruppi di ricerca accademici che stanno portando avanti progetti in materia: uno di questi vede la collaborazione, tra gli altri, delle Università di Toronto, Boston e “Tor Vergata”. L’oncologo Pier Paolo Pandolfi dell’Università di Harvard, insieme a Giuseppe Novelli, genetista e Direttore della UOC di Genetica Medica del Policlinico di Tor Vergata, e ad altri illustri studiosi si sono dedicati allo studio di un farmaco basato sugli anticorpi monoclonali.

Alla base c’è la convinzione che, ben prima di poter avere un vaccino, gli anticorpi potranno dimostrare la loro capacità di contrastare il virus in soggetti malati, in quanto molecole ingegnerizzate, ovvero create appositamente per impedire al virus di entrare nella cellula.

Giuseppe Novelli ha affermato: “I ricercatori canadesi hanno isolato, tra decine, due anticorpi monoclonali che potrebbero dare molte speranze per un farmaco contro il COVID-19. Dai primi studi, infatti, si sono rivelati estremamente attivi, questo vuol dire che riconoscono in maniera specifica una parte definita della proteina S del virus, la cosiddetta spike, che è la chiave d’ingresso per entrare nelle cellule. Sarebbe interessante e certamente vantaggioso per il nostro Paese partecipare a questo studio multicentrico con Canada e India, perché possiede le competenze necessarie. È un’opportunità che non dobbiamo perdere”.


Correlazioni tra inquinamento e COVID: uno studio di “Tor Vergata”, Torino e Oxford
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Uno studio condotto dai professori di “Tor Vergata”, Leonardo Becchetti e Gianluigi Conzo, insieme ai colleghi dell’Università di Torino, Pierluigi Conzo, e dell’Università di Oxford, Francesco Salustri, ha evidenziato la stretta correlazione tra inquinamento e diffusione del Coronavirus.

Lo studio, dal titolo Comprendere l’eterogeneità degli esiti avversi del COVID-19: il ruolo della scarsa qualità dell’aria e le decisioni del lockdown, ha preso in esame i dati giornalieri, a livello provinciale e comunale, relativi a decisioni di blocco, struttura demografica, attività economica e produttiva locale, temperatura e qualità dell’aria e, analizzandoli da più punti di vista attraverso diverse metodologie di stima, si è arrivati alla conclusione che il lockdown, il livello di inquinamento locale (dovuto alle polveri sottili ma anche al biossido di azoto) e le tipologie di strutture produttive locali, in particolare le attività non digitalizzabili e che quindi hanno avuto maggiori resistenze a chiudere, hanno avuto un ruolo fondamentale sulla diffusione del Coronavirus e sulla sua letalità.

Lo studio, condotto su tutto il territorio nazionale, ha rilevato, per esempio, che il livello delle polveri sottili è più elevato in Lombardia, nella Pianura Padana (Emilia-Romagna) e anche nella zona di Pesaro-Urbino (Marche), ovvero le zone di maggior contagio.

È evidente, dunque, che per contrastare anche in futuro la diffusione di virus è necessario operare una rivoluzione in termini di sostenibilità ambientale, non solo a livello individuale ma anche nel mondo del lavoro e dell’impresa.

Leonardo Becchetti, in un’intervista a Famiglia Cristiana, afferma: “Le parole chiave per il prossimo futuro deve essere resilienza, in termini di lavoro, crescita economica, tutela ambientale e della salute, ricchezza di tempo. I tre fattori chiave per raggiungere questi obiettivi sono: economia circolare (rigenerativa ed ecosostenibile), smart work ed ecobonus (detrazione fiscale per ristrutturazioni finalizzate al risparmio energetico)”.

 


Faravelli offre il suo sostegno nella lotta contro il Coronavirus
Faravelli

Con lo slogan “Fai come Faravelli, sii virale contro il virus: dona anche tu!”, Faravelli, realtà fortemente radicata nel territorio, ha scelto di raccogliere l’invito della Regione Lombardia e sostenere la raccolta fondi attiva da lunedì 9 marzo a favore delle strutture sanitarie, i medici, gli infermieri e tutto il personale che in questi giorni sta combattendo una durissima battaglia per curare i cittadini e sconfiggere il COVID-19.
Faravelli desidera condividere questa scelta e farla diventare quanto più possibile “virale”, nella convinzione che in tantissimi vorranno aderire senza esitazione e dare il proprio sostegno alle numerose iniziative che si stanno attivando su tutto il territorio italiano. In questo momento di emergenza, infatti, ogni donazione, piccola o grande, può fare la differenza ed essere di enorme aiuto.
Per la Regione Lombardia è possibile sostenere concretamente i medici e gli infermieri in prima linea contro l’emergenza Coronavirus aderendo alla raccolta fondi attraverso il conto corrente Regione Lombardia-Sostegno emergenza Coronavirus (numero IBAN IT76P0306909790100000300089 – BIC BCITITMN).
La campagna #viralicontroilvirus è stata invece sviluppata in collaborazione con Puzzle, agenzia di comunicazione di Milano, che ne ha curato il concept e la creatività.

Per informazioni
Giusto Faravelli SpA
Silvia Di Tommaso – silvia.ditommaso@faravelli.it
Puzzle srl Agenzia di comunicazione
www.puzzle.it
Sonia Riva – riva@puzzle.it


Emergenza COVID-19: impegno e solidarietà di un’azienda friulana a sostegno degli ospedali italiani e della Protezione Civile Nazionale
Biofarma

“In questi giorni di grande preoccupazione per la diffusione del Coronavirus, abbiamo deciso di mettere la nostra professionalità e le nostre risorse produttive al servizio del Paese per sostenere attivamente la Protezione Civile Nazionale, gli Organi Ministeriali e gli Ospedali Italiani attraverso la produzione e la distribuzione gratuita del nostro gel igienizzante mani, al fine di sopperire alla mancanza di un prodotto necessario a ottemperare le misure di sicurezza predisposte dall’ordinanza del Governo italiano”.
Questo è quanto si legge in una comunicazione diffusa ai collaboratori di Biofarma Group, azienda leader in Italia e riferimento internazionale nel comparto Health Care e Beauty Care, che informa dell’importante iniziativa di solidarietà avviata nello stabilimento friulano e quartier generale del Gruppo, a Mereto di Tomba (UD), in virtù della quale l’azienda ha già prodotto una quantità di gel igienizzante per le mani pari a 30.000 kg.
Un’iniziativa che è stata accolta favorevolmente anche da Ceccarelli Group, una nota azienda friulana di trasporti operativa sul mercato nazionale e internazionale della logistica, la quale ha scelto di distribuire gratuitamente il gel igienizzante mani prodotto da Biofarma.
Germano Scarpa racconta: “La nostra era una produzione marginale, ma quando abbiamo compreso che il gel iniziava a scarseggiare anche nelle strutture sanitarie e che molti stavano speculando sui prezzi rendendo ancor più complessa e onerosa la reperibilità del prodotto abbiamo deciso di dedicare interi slot di produzione alla realizzazione del gel, scusandoci con i nostri clienti che, in virtù di questa nostra decisione, hanno subito dei leggeri ritardi nella consegna dei loro ordini”.
Prosegue Scarpa: “Alla base del nostro impegno nel garantire la continuità lavorativa c’è da sempre il forte senso di responsabilità nei confronti di tutti i nostri clienti; senso di responsabilità che in questo momento così critico nutriamo verso tutto il nostro Paese. Un grande riconoscimento va alle persone che quotidianamente vengono al lavoro: i nostri collaboratori stanno profondamente cambiando il loro stile di vita per rispettare le severe norme vigenti, dentro e fuori le mura aziendali, animati dal nostro stesso senso di responsabilità, pur conservando il timore che accompagna tutti noi in questo clima di difficoltà generale”.

Per informazioni
Ufficio stampa Noesis
Valeria Riccobono
valeria.riccobono@noesis.net


Un e-commerce pensato per devolvere il 50% delle vendite online per l’acquisto di letti da terapia intensiva
ONCOS

ONCOS, azienda produttrice di cosmetici dedicati ai pazienti oncologici, fabbrica e immette sul mercato nazionale e internazionale prodotti cosmetici, ad oggi formulati adottando pratiche produttive e impegno nella ricerca delle materie prime che per molti aspetti li avvicina ai farmaci. In particolare, si tratta di prodotti altamente specifici con un’azione mirata a proteggere la cute dagli attacchi diretti delle terapie oncologiche.
Questa realtà, dalla sua nascita ad oggi, si è sempre spesa in prima linea partecipando a iniziative benefiche di vario carattere. Patrizio Altieri, amministratore QD Italia ONCOS, afferma: “Credo profondamente che in un ambito così delicato il profitto debba passare in secondo piano e, seppur poco credo che sia doveroso restituire alla ricerca e alla prevenzione parte dei tuoi frutti.”
E continua: “Un giorno ci svegliamo e ci troviamo nel mezzo di una pandemia che vede decimare i nostri genitori e nonni; gli ospedali e tutto il sistema sanitario subisce uno shock come mai prima d’ora e vengono a mancare in pochissimi giorni strumenti essenziali per la sopravvivenza (respiratori, letti da terapia intensiva), dpi e soprattutto la nostra sicurezza.” In questo difficile scenario, ONCOS, da parte sua, trovandosi tra l’altro nel cuore della pandemia, non si è voluta sottrarre alla manifestazione di solidarietà; ha deciso di contribuire riuscendo ad aprire in tempi molto brevi un e-commerce dedicato sul proprio sito web, diventato in questo momento storico un B2C. Fino alla fine dell’emergenza covid-19, ONCOS devolverà il 50% delle vendite online per l’acquisto di letti da terapia intensiva da devolvere a ospedali e strutture sanitarie provvisorie, tutto questo utilizzando il margine di guadagno che viene riconosciuto alle farmacie che rappresentano il canale di vendita preferenziale di questi prodotti e sostituendosi ad esse per un tempo, speriamo, limitato. Patrizio Altieri conclude: “Non sappiamo quanti letti riusciremo a donare, ma sappiamo che oggi più che mai serve mettere da parte la nostra quotidianità e sacrificarci per il prossimo stando a casa, e magari aiutando un sistema che rischia di non sopportare una crisi di queste dimensioni, mettendo involontariamente a rischio la vita di persone per mancanza di attrezzature. Questo è il nostro piccolo gesto che speriamo possa essere di grande aiuto”.

Per informazioni
www.oncos.it


Lo spin-off dell’Università della Calabria regala 40 chili di igienizzante a Codogno1
Macrofarm

Specializzato nella formulazione di prodotti nel campo dell’assistenza sanitaria, Macrofarm, spin-off del dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Università della Calabria, in risposta all’appello lanciato sui social dalla Protezione Civile che opera a Codogno, si è subito mobilitata, grazie al team di ricercatori e docenti dell’Unical (Francesco Puoci, Vincenzo Pezzi, Fabio Amone e Rocco Malivindi) e fondatori dello spin-off, producendo presso i propri laboratori quaranta chili di gel igienizzante per le mani.
La formulazione scelta per il gel, a base di ipoclorito di sodio elettrolitico, è stata ideata in modo da poter reperire facilmente le materie prime di partenza. La catena della solidarietà si è messa subito in moto e ha coinvolto anche altre aziende locali, tra le quali Jrs Silvateam Ingredients, che ha fornito la materia prima necessaria per ottenere il disinfettante, e la filiale di Rende del Corriere Bartolini, che si è messa a disposizione per effettuare in modo gratuito la spedizione.

1Da: www.ilsole24ore.com/art/lo-spin-off-dell-universita-calabria-regala-40-chili-igienizzante-codogno-ADszmy?refresh_ce=1


La Reynaldi pronta per far fronte all’emergenza sanitaria in corso
Reynaldi

Marco Piccolo, imprenditore dell’azienda Reynaldi, ci racconta: “Circa vent’anni fa abbiamo iniziato a produrre gel igienizzante, all’epoca già molto usato negli Stati Uniti, per un nostro cliente che voleva venderlo nel nostro Paese. Purtroppo, per aspetti legati alle diverse culture e abitudini, non ha avuto il successo sperato e quindi è stato ritirato dal mercato. Con l’avvento della SARS e dell’influenza suina, però, i consumi di questo prodotto sono aumentati, perciò abbiamo ricominciato a produrlo in grande quantità per vari clienti della cosmetica e della farmaceutica; poi, una volta passata l’emergenza, la domanda è calata e noi ci siamo ritrovati 100.000 flaconi vuoti fermi in magazzino. Ecco perchè nel momento in cui è scoppiata l’emergenza Coronavirus in Italia, noi eravamo praticamente già pronti: ho subito riconvertito alcune linee produttive (continuiamo comunque anche le altre produzioni) e in 24 ore abbiamo consegnato i primi gel. Viaggiamo a 60.000 pezzi al giorno. Il limite adesso è la scarsità nella supply chain; per questo e i prossimi mesi siamo già pieni di ordini, ma l’alcol scarseggia.
Vendiamo i gel ai nostri clienti che riforniscono ospedali e farmacie, ma una parte di essi li doniamo alle associazioni con cui collaboriamo: Specchio dei tempi, Fondazione CRT, Libera, Sermig e tantissime no profit locali.
Siamo fortemente legati al nostro territorio, posto che la gran maggioranza dei nostri operatori appartiene alla provincia torinese, ed è proprio per questo motivo che vogliamo sostenerlo aiutando coloro che stanno operando per far fronte a questa emergenza”.


Erbolario produce gel igienizzante e lo regala a ospedali e Croce Rossa2
L’Erbolario

Di fronte al dilagare dei contagi, L’Erbolario ha deciso di dare un contributo concreto con la fornitura di 38.000 flaconi di igienizzanti per le mani; una soluzione a base alcolica per difendersi dal Coronavirus. Dopo aver chiuso i negozi del marchio lodigiano e aver fermato la produzione, l’azienda si è comunque rimessa in moto per il confezionamento di un prodotto già usato per in occasione della temuta SARS. I contenitori tascabili sono già stati donati ad alcune strutture sanitarie: all’ospedale Maggiore e alla Croce Rossa di Lodi, agli ospedali Sacco e Niguarda di Milano.
Franco Bergamaschi, fondatore dell’azienda insieme alla moglie Daniela Villa, informa: “Sin dallo scoppiare dell’emergenza abbiamo chiuso per scelta nostra 180 negozi in Italia con insegna “L’Erbolario” e sono state fermate le attività produttive. Abbiamo calcolato che se ogni esercizio stacca circa 55 scontrini al giorno; significa 10.000 contatti quotidiani con il rischio di trasmissione del virus. Per questo abbiamo optato per una via precauzionale di chiusura totale, ancora prima che arrivassero i provvedimenti”.
Allo stesso tempo, in virtù di un impegno a favore del territorio mai venuto meno, L’Erbolario non è stata a guardare l’epidemia diffondersi e ha deciso di mettere in campo le sue forze: i segreti della fitocosmesi.
Aggiunge Bergamaschi: “Abbiamo riaperto per tre giorni l’attività e su base volontaria sono venuti oltre 20 addetti che si sono occupati del confezionamento di un gel igienizzante per le mani che per ora è stato consegnato ad alcune realtà sanitarie, abbiamo però contatti con altre strutture e vorremmo continuare in questa opera con ulteriori 28.000 flaconi da consegnare”.
Hanno beneficiato di questa catena di aiuto anche altri ospedali e Medici senza frontiere.

2Da: Brunello M (2020) Erbolario produce gel igienizzante e lo regala a ospedali e Croce rossa. Il cittadino 21/03/2020 p 2


Cosmetica Italia dona 50 mila euro per l’ospedale di Fiera Milanocity
Cosmetica Italia

A distanza di circa un mese dal primo allarme lanciato in Italia sulla diffusione dell’epidemia da Covid-19, sono ancora numerose le incognite legate all’emergenza.
Sappiamo che molte aziende associate a Cosmetica Italia hanno deciso di impegnarsi in prima linea nel sostenere gli ospedali e i reparti delle terapie intensive con donazioni in denaro oppure con forniture gratuite di igienizzanti o di prodotti di altro tipo utili nell’emergenza.
Come associazione di rappresentanza dell’intero settore cosmetico nazionale abbiamo voluto fare la nostra parte; per questo abbiamo apprezzato e accolto la proposta del presidente di Federchimica, Paolo Lamberti, di prendere parte a una raccolta fondi a favore della costruzione dell’ospedale di Fiera Milanocity offrendo 50 mila euro.
All’iniziativa hanno aderito diverse associazioni di settore (Agrofarma, Aia, Aisa, Aispec, Aschimfarma, Assobase, Assobiotec, Assocasa, Assofertilizzanti, Assofibre Cirfs Italia, Assogasliquidi, Assogastecnici, Assosalute, Avisa, Ceramicolor, PlastricsEurope Italia) e lo sforzo di tutti ha portato a donare 1 milione di euro.
Gli estremi per contribuire anche personalmente alle donazioni sono:
REGIONE LOMBARDIA – SOSTEGNO EMERGENZA CORONAVIRUS
FONDI DA DESTINARE ALLA REALIZZAZIONE DELL’OSPEDALE PRESSO LA FIERA MILANOCITY
IBAN: IT 76 P030 6909 7901 0000 0300 089
BIC BCI TI TMM
C/O BANCA INTESA SAN PAOLO – VIA LUIGI GALVANI 27 N. 2
20124 MILANO

Per informazioni
www.cosmeticaitalia.it


Il gel igienizzante per le mani realizzato dai ragazzi dell’Istituto per geometri e industriale di Vibo Valentia3

Mentre i gel igienizzanti per le mani diventano introvabili e cresce la speculazione, gli alunni e i docenti dell’Istituto per geometri e industriale di Vibo Valentia hanno risposto con la preparazione di una soluzione igienizzante per le mani che è stata distribuita gratuitamente in tutti gli uffici pubblici della provincia di Vibo Valentia e nelle scuole della città per venire incontro alla cittadinanza alle prese con l’emergenza in corso.
La soluzione è stata prodotta dai ragazzi nei laboratori del Dipartimento di Chimica dell’Istituto vibonese guidato dalla preside Mariagrazia Gramendola. A coadiuvare gli studenti di chimica, i docenti e i tecnici di laboratorio dell’Istituto scolastico vibonese.
Il professor Cimadoro afferma: “L’idea di produrre una soluzione igienizzante per le mani da distribuire, in maniera gratuita, nelle scuole e negli Enti pubblici della nostra provincia è nata nell’ambito dell’emergenza generata dal Coronavirus. L’amuchina, nei giorni scorsi, era divenuta introvabile e quindi abbiamo deciso di venire incontro ai cittadini alle prese con la paura di essere contagiati”.
La dirigente Gramendola, dal canto suo, ha evidenziato: “Abbiamo messo in atto un lavoro di squadra che ha visto interagire gli studenti, i docenti e i tecnici di laboratorio della scuola. L’approccio metodologico che ci ha visto tutti coinvolti è stato quello del Service learning: una proposta didattica e formativa che unisce l’apprendimento al servizio alla cittadinanza, attraverso azioni di natura solidale”.

3Da: www.ilmattino.it/societa/persone/coronavirus_amuchina_gel_igienizzante_mani_vibo_valentia-5082404.html;
www.ilvibonese.it/societa/61603-amuchina-industriale-vibo-consegnata-provincia/


Coronavirus, parola d’ordine: riconvertire
Polo della Cosmesi

Di fronte all’emergenza Coronavirus, il Presidente del Polo della Cosmesi Matteo Moretti ha sostenuto l’importanza di garantire la continuità della produzione e salvaguardare migliaia di posti di lavoro.
Mentre le aziende adottavano le misure necessarie a garantire la sicurezza dei propri collaboratori e a contrastare la diffusione del virus, ben presto è emerso su tutto il territorio lombardo la difficoltà a reperire mascherine, dispositivi di protezione e gel sanificanti.
Le aziende chiamate a raccolta hanno risposto all’appello.
Matteo Moretti commenta: “Le aziende stanno dando un aiuto concreto sia agli ospedali sia alla comunità: c’è chi produce gratuitamente contenitori per i gel, chi il gel sanificante, chi fornisce mascherine o tute, chi ha fatto donazioni agli ospedali per l’acquisto di attrezzature o di DPI”.
I casi di riconversione tra le imprese si moltiplicano giorno dopo giorno, ne sono degli esempi:
• NastriTex, l’azienda di Busto Arsizio leader nella produzione e sviluppo di tessuti e materiali tecnici per la produzione di cosmetici compatti, che ha avviato un processo di produzione di mascherine di protezione.
• IDM Automation, i cui modelli di macchine esistenti, nello specifico quelle per gli smalti, sono certificate ATEX: con semplici modifiche possono essere adattate al riempimento dei flaconi e gel sanificanti a base alcolica.
• Verve Spa e Vexel 74, società del Gruppo Induplast, hanno fermato la produzione tradizionale e chiuso molti reparti, a eccezione di una parte per le linee di produzione di flaconi per disinfettanti, utili alla salute pubblica.
• Lumson, che ha messo a disposizione due famiglie di prodotti che rispondono agli standard di qualità previsti dalle normative vigenti. I pack in questione sono prodotti con materiali compatibili per le formule battericide e rispondono alle indicazioni dell’OMS.
• Biokosmes, che ha deciso di destinare parte della propria capacità produttiva a un gel sanificante mani ad alto potere battericida, già approvato dall’OMS e sviluppato qualche anno fa in occasione dell’emegenza SARS. La prima produzione è stata donata all’Ospedale di Lecco e, in accordo con Federfarma, un paio di flaconi da 1 litro a tutti i farmacisti della provincia.

Per informazioni
www.cosmopolo.it


Ecco perché non bisogna mollare
Istituto Italiano Imballaggio

Un piccolo gesto di solidarietà ma significativo: appresa la notizia che al San Matteo di Pavia c’era carenza di acqua imbottigliata per i degenti, l’Istituto Italiano Imballaggio e PACKAGING MEETING SRL hanno provveduto alla fornitura di 7000 unità.
La Presidentessa dell’Istituto Italiano Imballaggio, Anna Paola Cavanna, in una nota ricorda che per la filiera alimentare, farmaceutica, della detergenza, del personal care e relative catene di fornitura (le strutture e gli operatori impegnati nelle sedi di fabbricazione, di stoccaggio e distribuzione), questo momento rappresenta, in controtendenza, una fase di grande lavoro, seppur naturalmente con l’adozione delle accortezze opportune, in quanto sono state inserite nella lista delle attività di pubblica utilità. Lei stessa racconta: “Mantenere attiva la nostra produzione, pur con le preoccupazioni e le difficoltà oggettive, diventa doppiamente un dovere. Da una parte abbiamo il dovere di contribuire, per quanto ci compete, agli approvvigionamenti necessari alla popolazione e agli ospedali; dall’altra, secondo il mio punto di vista, abbiamo il dovere di far funzionare quella parte di economia che ancora può lavorare (per esempio con la puntualità nei pagamenti ai fornitori) senza gravare sugli ammortizzatori sociali se non necessario, senza ricorrere alle ferie forzate, ma anzi attivando polizze assicurative specifiche e aumentando il compenso dei lavoratori, continuando a formare e specializzare il nostro capitale umano investendo quindi sul futuro e sulla ripresa. In questo momento siamo un ingranaggio del motore dell’Italia e non possiamo mollare. Questo secondo me è il vero valore del fare impresa oggi”.
Conclude la Dott.ssa Cavanna: “Abbiamo una responsabilità sociale e stiamo lavorando con spirito di servizio”.

Per informazioni
www.istitutoimballaggio.it


Spazio di ascolto psicologico per la comunità universitaria
Colloqui di supporto a distanza per l’emergenza Coronavirus
Università di Torino

L’Università di Torino, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia, offre a tutta la comunità universitaria di oltre 80.000 persone fra studentesse, studenti, docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo la possibilità di fruire di colloqui di supporto psicologico a distanza che sono stati avviati a partire dal 18 marzo 2020.
L’iniziativa, attivata a seguito dell’emergenza Coronavirus, prevede un ciclo di colloqui a distanza con psicologi abilitati alla psicoterapia, specialisti e specializzandi del Dipartimento di Psicologia, erogati garantendo la massima tutela della privacy e nel rispetto dei principi deontologici della professione psicologica.
In questo frangente, infatti, caratterizzato da un clima di incertezza che può abbracciare sia la vita lavorativa sia quella familiare e personale, i bisogni delle persone si complicano e si diversificano, e può essere di sostegno l’accompagnamento alla riflessione e all’analisi, alla gestione delle criticità vissute e allo sviluppo delle proprie risorse.
Stefano Geuna, Rettore dell’Università, dichiara: “La nuova iniziativa di consultazione psicologica che abbiamo intrapreso in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia è rivolta a tutti coloro che ne sentiranno il bisogno. Personale tecnico amministrativo, docenti e ricercatori, studentesse e studenti che desiderano conoscere e comprendere i propri vissuti emotivi e affrontare il disagio che può essere sperimentato nel proprio contesto di lavoro, in relazione allo svolgimento delle proprie attività e/o in relazione alle dinamiche interpersonali in un momento di grande emergenza che ha costretto tutti noi a compiere importanti cambiamenti nella nostra routine e a confrontarci quotidianamente con una situazione di incertezza”.
Per accedere allo spazio di ascolto è necessario compilare il modulo che sarà inviato a tutta la comunità universitaria. La registrazione permetterà di organizzare il calendario dei colloqui.

Per informazioni
Area Relazioni Esterne e con i Media
Università degli Studi di Torino
Settore Relazioni con i Media
Elena Bravetta
tel +011 6709611
ufficio.stampa@unito.it


Nasce il primo progetto di volontariato di competenza per fronteggiare l’emergenza COVID-19
Roche

Sin dalle prime fasi dell’emergenza sanitaria, gli operatori del numero verde di pubblica utilità 1500, istituito dal Ministro Roberto Speranza, sono stati sommersi da un’ondata di domande e richieste di informazioni.
Continuare a fornire questo servizio fondamentale alla cittadinanza, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e gestire l’aumento esponenziale del numero di richieste richiede un investimento sempre crescente in termini di personale dedicato. Ecco perché Roche Italia ha deciso di mettere a disposizione del Ministero della Salute una parte del proprio personale altamente specializzato per affiancare gli operatori di primo livello del numero 1500 a partire dal primo di aprile, aumentando sensibilmente la capacità di risposta del centralino.
Da questa offerta è nato il protocollo di intesa siglato dal Ministero della Salute e da Roche Italia, che insieme hanno avviato il primo progetto di volontariato di competenza in tempi di COVID-19.
Alla campagna lanciata da Roche Italia hanno risposto 250 persone, il 25% di tutto il personale dell’affiliata italiana del Gruppo nelle sue tre divisioni (Roche Pharma, Roche Diagnostics, Roche Diabetes Care).
Amelia Parente, responsabile HR & Communications di Roche Pharma, commenta: “250 persone di Roche Italia hanno aderito al progetto su base volontaria presentando la propria candidatura e disponibilità in sole 24 ore, termometro del senso di appartenenza e della cultura di responsabilità sociale distintiva del gruppo Roche. In pochi giorni, anche con la collaborazione dei nostri Team di Information Technology globali, abbiamo progettato una piattaforma tecnologica che consentirà ai nostri volontari di operare da casa. Siamo felici che si concretizzi una forma di collaborazione pubblico-privato così innovativa al servizio del Paese in un momento di difficoltà senza precedenti nella sua storia. Lo abbiamo pensato e proposto alle Istituzioni partendo dal presupposto che una situazione eccezionale richieda sforzi ideativi e collaborativi eccezionali. Ringraziamo dunque il Ministero della Salute per la fiducia e l’opportunità.”
L’attività di “volontariato di competenza” dei propri dipendenti fa parte dell’operazione “Roche si fa in 4”, il programma varato da Roche Italia che prevede 4 iniziative per supportare Istituzioni, operatori sanitari e cittadini nel fronteggiare e superare l’emergenza Coronavirus.

Per informazioni
Benedetta Nicastro
benedetta.nicastro@roche.com
tel 334 64 07 175
Chiara Travagin
chiara.travagin@roche.com
tel 348 88 18 985

Un bel sorriso nasce da una corretta igiene orale

AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia • info@aideco.org


Cheese ed ecco che un bel sorriso appare davanti all’obiettivo, immortalato in una foto da tenere come ricordo di quella giornata o di quell’evento. Questo termine anglosassone, che tradotto in italiano significa “formaggio”, è quella parola magica che, quando pronunciata, ci porta a chiudere i denti e ad allargare leggermente la bocca, con il risultato di una piacevole espressione sorridente. Ma a chi non è mai capitato di non sentirsi del tutto a proprio agio nello sfoderare un sorriso a 32 denti?
Si dice che sorridere fa bene all’umore, allunga la vita (1) e aiuta anche nei rapporti con gli altri. Ma avere e mantenere un bel sorriso richiede una serie di azioni da svolgere, sia quotidianamente, con semplici gesti che prevedono l’utilizzo di prodotti e strumenti specifici (igiene orale quotidiana), sia periodicamente, come effettuare un controllo dal dentista almeno due volte l’anno (prevenzione). Un bel sorriso implica una bocca sana. E una bocca sana, quindi, è una bocca priva di malattie dei denti e delle gengive, quali la carie e la parodontite, la cui causa principale è proprio una scarsa o sbagliata igiene del cavo orale, oltre che errate abitudini alimentari. Sono pochi e semplici i gesti quotidiani che ci permettono di avere cura della nostra bocca. Secondo le regole dettate dal Ministero della Salute, una buona igiene orale prevede innanzitutto il corretto spazzolamento dei denti con l’ausilio di un dentifricio; comportamento che deve avvenire almeno tre volte al giorno (dopo i pasti principali) e associato all’uso quotidiano del filo interdentale o di uno scovolino (2). L’utilizzo aggiuntivo di un collutorio, che sia un cosmetico o un dispositivo medico, può essere un ulteriore beneficio. Lo scopo principale di tali azioni è quello di eliminare meccanicamente la placca batterica dalla superficie dei denti, allontanando eventuali residui di cibo. La placca è un biofilm costituito da batteri che si depositano regolarmente sulla linea tra i denti e le gengive, e che in presenza di zuccheri producono acidi che attaccano lo smalto dei denti, danneggiandoli. Se poi non viene rimossa e si cristallizza, la placca dentale si trasforma in tartaro, che può essere rimosso solo dal dentista. L’utilizzo quotidiano di dentifricio e spazzolino è quindi l’azione primaria per mantenere in buona salute la mucosa buccale, assicurarci un bel sorriso. Nell’antichità le popolazioni erano solite pulire i loro denti masticando erbe, mentre Greci e Romani utilizzavano polveri per i denti, con l’aggiunta di ossa frantumate e gusci di ostriche per ottenere un “effetto abrasivo”. Nel XIX secolo, in Gran Bretagna, venivano usate delle polveri per denti fatte in casa, utilizzando sale, gesso o mattoni in polvere. È però nel 1892 che nasce il primo dentifricio in tubetto creato dal Dott. Washington Sheffield, un chirurgo dentale americano. Cos’è che rende il dentifricio così importante per l’igiene orale? Il dentifricio ha la funzione principale di mantenere i denti puliti attraverso l’azione detergente di tensioattivi specifici e quella abrasiva grazie a sostanze granulari di piccole dimensioni sospese nella pasta dentifricia; inoltre aiuta a prevenire il deposito di placca e di tartaro svolgendo anche un’azione preventiva della formazione di carie e protettiva per le gengive (37). Questo in aggiunta a un’azione rinfrescante dell’alito. Tutto ciò è possibile grazie ai componenti principali di questo tipo di prodotto cosmetico, che possono essere riassunti in:
a) sostanze abrasive (in genere sali) come Silice, Solfato di Calcio e Calcio Carbonato, che hanno la funzione di levigare la superficie del dente senza però danneggiare lo smalto;
b) sostanze umettanti come Glicerina, Sorbitolo e Polietilenglicoli, che vengono utilizzate per evitare che il prodotto si secchi (aiutano inoltre a idratare i tessuti della bocca);
c) sostanze leganti come Carbomer, Xanthan Gum, Carrageenan, che conferiscono la viscosità desiderata al prodotto;
d) tensioattivi come Sodium lauryl sulfate e Sodium cocoyl glutamate, che possiedono funzioni detergenti, schiumogene, bagnanti, solubilizzanti ed emulsionanti;
e) principi funzionali come Sodium fluoride, Tetrapotassium pyrophosphate e Hamamelis virginiana leaf water, che caratterizzano la funzionalità del prodotto;
f) conservanti come Triclosan, Benzalkonium chloride e Chlorhexidine, necessari per garantire la conservazione del prodotto oltre che svolgere azione di controllo sulla carica microbica;
g) edulcoranti come Sodium saccharin, Erythritol e Stevia rebaudiana, per conferire un sapore più gradevole al prodotto;
h) coloranti, indicati in etichetta con la sigla C.I. prima di un numero e una lettera, in quanto anche il colore può fare la differenza, soprattutto nella scelta di acquisto del consumatore;
i) aroma come Mentha piperita oil, altri elementi questi molto importanti per conferire odore/sapore e quindi gradevolezza di un dentifricio.

Tra gli ingredienti sopra elencati, i primi determinano un’importante caratteristica nel dentifricio quale l’abrasività, indicata con l’acronimo RDA (Relative Dentin Abrasivity). Il valore dell’RDA indica la sua capacità di levigare la superficie del dente ed è fondamentale che svolga questa azione senza danneggiare il suo smalto (bassa abrasività). Gli ingredienti ad azione abrasiva, se presenti in giusta misura, sono in grado di diminuire il numero dei microrganismi presenti nella cavità orale, perchè la loro azione riduce le capacità adesive proprie della popolazione microbica.
Un’altra classe di sostanze molto importanti contenute in un dentifricio sono i pirofosfati (come il Tetrasodium pyrophoshate), utilizzati per contrastare la formazione del tartaro che si forma in seguito all’indurimento della placca batterica preesistente e che favorisce ulteriori colonizzazioni batteriche. I pirofosfati agiscono impedendo la formazione del fosfato di calcio, materiale inorganico calcificato che costituisce circa il 75% del tartaro, prevenendone il deposito sui denti.
Ma tra gli ingredienti funzionali dei dentifrici, il più noto e utilizzato per le sue proprietà benefiche nel contrastare la formazione della carie è il fluoro. Minerale naturale, aiuta a remineralizzare lo smalto dei denti e a prevenire la formazione della carie. Questo elemento non viene aggiunto al resto degli ingredienti come tale, ma si forma a partire dai suoi sali solubili quali il Sodium fluoride e il Sodium monofluoroposphate. È in grado di penetrare attraverso gli strati più superficiali dello smalto dei denti e di sostituire gli ioni idrogeno che sono parte dell’idrossiapatite (normale costituente dello smalto dei denti) con gli ioni fluoro, formando così la fluoroapatite, una sostanza più resistente all’attacco degli acidi rispetto all’idrossiapatite. Gli effetti benefici del fluoro presente nell’acqua potabile sulla salute dei denti sono noti già dalla prima metà del XX secolo, ma è solo nella seconda metà del secolo che i dentifrici a base di fluoro assumono così un valore coadiuvante nel ridurre la formazione di carie, oltre a svolgere un’azione pulente dei denti. Da allora il suo utilizzo diffuso è considerato un fattore chiave nella diminuzione della comparsa di carie nei Paesi industrializzati (8).
Il dentifricio è un cosmetico nella maggior parte dei casi e come tale deve rispettare il limite massimo di fluoro di 1500 ppm (parti per milione), stabilito dal Regolamento (CE) n.1223/2009 (9). In genere, i dentifrici per adulti contengono una quantità di fluoro che si avvicina al limite massimo consentito (tra 1350 e 1500 ppm), considerato il più efficace. Nei dentifrici per bambini, invece, il contenuto di fluoro si aggira intorno ai 1000 ppm. Per i bambini al di sotto dei sei anni è raccomandato l’uso di una piccola quantità di dentifricio sotto la supervisione di un adulto. Questo perché, in presenza di un’eccessiva assunzione di fluoro attraverso la dieta e l’acqua potabile o tramite integratori al fluoro, nei bambini di questa età può insorgere la cosiddetta “fluorosi” che, pur non essendo assolutamente un pericolo per la salute, ha degli effetti di tipo estetico quale la comparsa di macchie bianche opache e piccoli puntini sullo smalto dei denti. Qualche anno fa, le autorità sanitarie francesi chiesero al Comitato Scientifico della Commissione europea di esprimere un’opinione in merito alla sicurezza di questi prodotti. Il Comitato concluse riaffermando la totale sicurezza dei dentifrici contenenti fluoro fino a 1500 ppm, anche quando usati da bambini di età inferiore ai 6 anni.
In ogni caso, per minimizzare qualsiasi rischio residuo, il Comitato raccomandò di apporre un’avvertenza specifica su questi prodotti, nel caso di un loro impiego da parte dei bambini al di sotto dei 6 anni. Questa raccomandazione è stata resa successivamente obbligatoria e inserita nella normativa europea precedente all’attuale Regolamento che indicava che, a partire dal 19 marzo 2009, tutti i dentifrici contenenti tra lo 0,1% (1000 ppm) e lo 0,15% (1500 ppm) di fluoro, nel caso in cui non riportino in etichetta l’indicazione che sono controindicati per i bambini, ovvero che possono essere usati solo da persone adulte, devono obbligatoriamente riportare la seguente avvertenza specifica: “In caso di impiego da parte di bambini fino ai 6 anni, si raccomanda di utilizzare una piccola quantità di dentifricio sotto la supervisione di un adulto, per ridurre al minimo l’ingerimento. In caso di assunzione di fluoruro anche da altri fonti, si consiglia di consultare il dentista o il medico” (10).
Da quanto descritto fin qui, appare chiara l’importanza dell’utilizzo quotidiano e più volte al giorno di un dentifricio a base di fluoro per il mantenimento di un bel sorriso. Ma non dimentichiamo l’ausilio di un filo interdentale o di uno scovolino, che permettono una profonda pulizia degli spazi interdentali dove lo spazzolino non arriva, e di un collutorio, un importante complemento per l’igiene orale che, oltre a rinfrescare l’alito, svolge un controllo sull’adesione dei batteri sulla superficie dei denti. Inoltre, a fronte della presenza di ingredienti specifici, va ricordata anche la loro potenziale azione.
Pochi gesti quotidiani con controlli periodici dal dentista sono le “armi” giuste che ci faranno dire con tranquillità cheese davanti a un obiettivo fotografico.

Bibliografia
1. Abel EL, Kruger ML (2010) Smile intensity in photographs predicts longevity.
Psychol Sci 21(4):542-544
2. Raccomandazioni Cliniche in Odontostomatologia, Ministero della Salute, Segretariato generale, edizione aggiornata settembre 2017 delle Raccomandazioni Cliniche in Odontostomatologia, Ministero della Salute, 2014.
3. O’Mullane DM, Baez RJ, Jones S et al (2016) Fluoride and Oral Health.
Community Dent Health 33(2):69-99
4. Städtler P, Höller H (1992) Toothpastes.
Int J Clin Pharmacol Ther Toxicol 30(5):167-172
5. Johannsen A, Emilson CG, Johannsen G et al (2019) Effects of stabilized stannous fluoride dentifrice on dental calculus, dental plaque, gingivitis, halitosis and stain: A systematic review.
Heliyon 5(12):e02850
6. He T, Anastasia MK, Zsiska M et al (2017) In Vitro and In Vivo Evaluations of the Anticalculus Effect of a Novel Stabilized Stannous Fluoride Dentifrice.
J Clin Dent 28(4):B21-26
7. Velsko IM, Fellows Yates JA, Aron F et al (2019) Microbial differences between dental plaque and historic dental calculus are related to oral biofilm maturation stage.
Microbiome 7(1):102
8. Bratthall D (1996) Dental caries: intervened–interrupted–interpreted. Concluding remarks and cariography.
Eur J Oral Sci 104(4 (Pt 2)):486-491
9. Regolamento (CE) n.1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici, Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (22.12.2009).
10. Linee Guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva”, Ministero della Salute, revisione novembre 2013 delle Linee Guida Nazionali del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ottobre 2008.

Approfondimento pubblicato su Cosmetic Technology 2, 2020

Valutazione dell’assorbimento di dispositivi medici a base di sostanze

Daniele Bollati
IMQ – Istituto Italiano del Marchio di Qualità, Milano
daniele.bollati@imq.it


La valutazione dell’assorbimento delle sostanze contenute all’interno di alcune tipologie di dispositivi medici è un aspetto molto importante ai fini della dimostrazione del meccanismo di azione e quindi di una sua corretta classificazione, anche alla luce delle nuove regole e requisiti introdotti dal Regolamento (UE) 745/2017 sui dispositivi medici. Inoltre, lo stesso Regolamento impone ai fabbricanti di considerare nella documentazione tecnica, che deve essere redatta per l’ottenimento della marcatura CE, gli aspetti relativi ad assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione, oltre che tolleranza locale e tossicità, relativamente alle sostanze di cui sono costituiti i dispositivi medici. L’obiettivo del presente articolo è quello di chiarire i nuovi requisiti legislativi per i dispositivi medici e di fornire un possibile approccio sperimentale per la dimostrazione della conformità dei prodotti attraverso l’analisi in vitro dell’assorbimento delle sostanze ivi contenute utilizzando tessuti umani ricostruiti.

Rispetto alla Direttiva 93/42/CEE (ancora in vigore fino a maggio 2020), il Regolamento (UE) 745/2017 (1) riguardante i dispositivi medici ha introdotto nuovi requisiti specifici per i dispositivi medici a base di sostanze. L’obiettivo del legislatore viene esplicitato nel considerandum 59 del Regolamento (UE) 745/2017 e riporta che: “Per ottenere un’adeguata classificazione basata sul rischio dei dispositivi costituiti da sostanze o associazioni di sostanze che sono assorbite dal corpo umano o in esso localmente disperse, è necessario introdurre regole specifiche sulla classificazione di dette tipologie di dispositivi. Le regole di classificazione dovrebbero tener conto della parte, nel o sul corpo umano, in cui il dispositivo esercita la sua azione, di dove è introdotto o applicato e dell’eventuale assorbimento sistemico delle sostanze di cui è costituito il dispositivo o dei prodotti di metabolismo nel corpo umano di dette sostanze”.
Le regole e le prescrizioni del Regolamento (UE) 745/2017 citate in questo considerandum saranno descritte nel presente articolo, con l’obiettivo di metterne in luce gli aspetti più critici e rilevanti (anche dal punto di vista dell’organismo notificato che dovrà effettuare la valutazione della documentazione tecnica per poter rilasciare il certificato), al fine di dimostrare la conformità dei prodotti. Sarà inoltre proposto un possibile approccio sperimentale, frutto del lavoro congiunto tra esperti tecnici di prodotto (IMQ) e di laboratorio (CSI), condotto negli ultimi anni all’interno del Gruppo IMQ e tuttora in corso d’opera, per apportare continui miglioramenti in linea con le richieste legislative.


Evaluation of the absorption of substance-based medical devices
An experimental approach to demonstrate the compliance with Regulation (EU) 745/2017

The assessment of absorption of the substances included in some medical devices is a very important aspect in order to demonstrate their mechanism of action and then correctly classify them, even by considering the new rules and requirements introduced by Regulation (EU) 745/2017 on medical devices. Moreover, Regulation (EU) 745/2017 imposes to manufacturers to consider in the technical documentation, which must be drawn up in order to obtain the CE mark, the aspects relating to absorption, distribution, metabolism and excretion, as well as local tolerance and toxicity, regarding the substances included in the medical devices. The goal of this article is to describe and clarify the new regulatory requirements for medical devices and to provide a possible experimental approach to demonstrate product conformity through in vitro analysis of the absorption of substances by using human reconstructed tissues.

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Cosmetici naturali

Anna Ciranni
Chimico e consulente nel settore della cosmesi, membro del Comitato di Controllo Istituto Autodisciplina Pubblicitaria
annaciranni@gmail.com


Il crescente mercato dei prodotti cosmetici naturali e di origine naturale ha portato alla divulgazione di forme pubblicitarie e comunicazioni commerciali a volte non conformi ai regolamenti europei in tema di prodotti cosmetici e di liceità dei criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni utilizzate.
Tutti i prodotti cosmetici, senza alcuna eccezione, devono essere conformi al Regolamento (CE) n.1223/2009 che stabilisce obblighi ben precisi, anche in merito alle dichiarazioni relative al prodotto e alle rivendicazioni di efficacia.
Un ruolo importante sul controllo della pubblicità dei prodotti cosmetici è svolto dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) che opera attraverso il monitoraggio e l’attività del Comitato di Controllo e del Giurì. La sua attività si basa sul rispetto del Codice della Comunicazione Commerciale che ha lo scopo di assicurare che la comunicazione commerciale venga realizzata in modo onesto, veritiero e corretto.


Natural Cosmetics – Regulatory, claims and commercial communication

The growing market for natural cosmetic products of natural origin has led to the dissemination of advertising and commercial communications that sometimes do not comply with the European Regulations on cosmetic products and the common criteria for the justification of the claims used.
All cosmetic products, without exception, must comply with Regulation (EC) n. 1223/2009, which also lays out precise requirements with regard to product claims and claims of efficacy.
An important role in the control of the advertising of cosmetic products is carried out by the Institute of Advertising Self-discipline which operates through the monitoring and activity of the Control Committee and the Jury. Its activity is based on compliance with the Code of Commercial Communication which aims to ensure that commercial communication is carried out honestly, truthfully and correctly.

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Sole senza timore

Giuseppina Viscardi • Creative Cosmetic Consultant – giuseppinaviscardi@tiscali.it
Valentina Strada • Chemist research – valentinairene.strada@gmail.com


Se in passato l’utilizzo dei prodotti solari era confinato per lo più al periodo estivo, oggi, grazie a una sempre maggior possibilità di viaggiare e di spostarsi, i cosmetici dedicati al sun care rimangono di grande interesse durante tutte le stagioni dell’anno. Di seguito una selezione di attivi, estratti naturali e ingredienti che permettono di arricchire, con attività mirate, i prodotti dedicati a questo settore.

Inosiltol
Attivo idrosolubile di origine naturale a base di D-chiroinositolo, ottenuto per separazione cromatografica e successiva concentrazione dalla pianta Ceratonia siliqua L., agisce intensificando e prolungando l’abbronzatura grazie all’attivazione di una cascata di secondi messaggeri coinvolti nella sintesi della melanina. Oltre a svolgere un effetto booster sull’abbronzatura, la sua azione si completa anche di un’attività preventiva verso la perdita di elasticità cutanea indotta dall’esposizione al sole, poiché agisce come attivatore della sintesi di collagene di tipo I.

Butylene Glycol (and) Aqua (and) Malt Extract (and) Sodium Bisulfite (and) Sodium Benzoate (and) Gluconolactone (and) Calcium Gluconate
Si tratta di un estratto idrosolubile derivato dal malto, standardizzato in acido fitico, proteine e zuccheri. Grazie alla sua composizione, ricca in particolare di cellulosa, emicellulosa e destrina, esercita un’azione di booster SPF (Sun Protection Factor) e aiuta a proteggere le membrane cellulari dalle radiazioni solari. La sua attività si svolge dall’interno della cellula, in particolare su fibroblasti e cheratinociti, dove interferisce con i meccanismi che causano gli effetti indesiderati dei raggi UV.

Coffea arabica (Coffee) Seed Oil
Olio estratto da chicchi di caffè verde (Coffea arabica L.) mediante spremitura a freddo. Questa tecnica di estrazione consente di preservare inalterate tutte le proprietà caratteristiche, in particolare l’alto contenuto di acido linoleico, un acido grasso con proprietà nutrienti ed emollienti. Grazie alla sua capacità di aumentare l’espressione delle acquaporine (AQP), proteine di membrana coinvolte nel trasporto di acqua all’interno della cellula, i cheratinociti risultano maggiormente protetti dall’aggressione dei raggi UVB. Migliora, inoltre, l’elasticità cutanea grazie a un incremento nella sintesi di collagene ed elastina.

Helianthus Annuus (Sunflower) Seed Oil (and) Haematococcus Pluvialis Extract
Si tratta di un estratto liposolubile derivato dalla microalga Haematococcus pluvialis. Durante lo stadio di riposo, l’alga viene esposta ad alte intensità luminose che permettono di incrementare la sintesi di astaxantina. L’alta concentrazione di quest’ultima, che lavora come radical scavenger (cioè contrasta l’attività dei radicali liberi) con un’efficacia fino a 500 volte maggiore rispetto alla vitamina E, offre una naturale protezione contro i raggi UVA/UVB e aumenta la resistenza della cute alle aggressioni solari. Il photo-ageing (invecchiamento cutaneo causato dal sole) risulta ridotto e la pelle presenta un aspetto più sano. Il prodotto è certificato Ecocert.

Water (and) Glycerin (and) Oryza Sativa (Rice) Seed Protein (and) Phytic Acid (and) Oryza Sativa (Rice) Extract
Dal chicco di riso un estratto appositamente pensato e progettato per preservare la struttura dei capelli dai danni ossidativi indotti dalle radiazioni solari. La sua composizione è caratterizzata da peptidi, polisaccaridi e acido fitico, che agiscono sinergicamente per proteggere e migliorare la coesione tra le cuticole. Rinforza, inoltre, la fibra capillare rendendo i capelli naturalmente morbidi, luminosi e, nel caso di trattamenti colorati, riduce la perdita di colore anche su chiome estremamente danneggiate.

Diisopropyl Adipate (and) Propylene Glycol Dicaprylate/Dicaprate (and) C12-15 Alkyl Benzoate (and) Diisopropyl Sebacate
Ingrediente multifunzionale composto da un mix di esteri perfettamente bilanciati per esaltare al meglio le loro caratteristiche nelle formulazioni contenenti filtri solari. Grazie alle sue caratteristiche chimiche e alla sua elevata compatibilità, agisce da solubilizzante sia dei filtri fisici sia di quelli chimici. Ciò determina, di conseguenza, una migliore resa dell’attività dei filtri solari, che si distribuiscono in maniera più omogenea e uniforme sulla pelle garantendo una migliore protezione. Inoltre, le sue qualità sensoriali rendono l’applicazione del prodotto finito estremamente facile e gradevole.

Polyester-7 (and) Neopentyl Glycol Diheptanoate
Complesso derivante dalla combinazione sinergica di un polimero a basso peso molecolare con attività water resistant e un emolliente a bassa viscosità dal tocco non grasso. La particolarità di questo fluido è quella di avere un’elevata capacità di solubilizzare, nella fase grassa, i filtri UV organici, amplificandone così l’efficacia. Inoltre, grazie alla presenza di un polimero che resiste all’acqua, permette di formulare solari che si mantengono a lungo sulla pelle.

Prodotti solari con claim di insetto-repellente

Gabriella Bertuccioli • Biocides regulatory, G.A.B.A., Roma, gabriella@gabaregulatory.com
Raffaella Butera • Medico tossicologo e regulatory, Toxicon, Pavia, raffaella.butera@unipv.it


La necessità di introdurre un nuovo prodotto sul mercato o di rinnovarlo per la prossima stagione è un’esigenza comune alle aziende di qualsiasi categoria merceologica. Esigenza sempre foriera di mille quesiti e per la quale è necessario avere idee buone e innovative, per avvicinarsi al meglio ai bisogni o ai desideri dei consumatori.
Le aziende che operano in settori dove i vincoli derivanti dalla regolamentazione normativa sono particolarmente presenti, come nel caso dei cosmetici, hanno un ostacolo in più da dover superare per giungere al risultato.
Ostacolo che si fa sempre più alto da qualche anno a questa parte, perché normative limitrofe come quella sui prodotti biocidi, ancora più stringenti, fanno sorgere dubbi su:
1. quale sia la categoria nella quale debba essere posizionato un prodotto che si trova in una posizione limite, i cosiddetti prodotti borderline;
2. quali dovranno essere gli investimenti che la scelta, in un senso e nell’altro, comporta.
In questo scenario si colloca la categoria dei prodotti solari, richiesti dal consumatore sia per le loro proprietà protettive dai raggi UV prima dell’esposizione (protettivi o schermi solari), sia per rinfrescare e ammorbidire la pelle dopo l’esposizione (prodotti doposole), ma anche in grado di evitare, laddove possibile, fastidi di altro genere quali l’attacco da parte degli insetti.
In quest’ultimo caso si tratta di solari con una contestuale azione insetto-repellente; a questo punto la natura di prodotto borderline si materializza e i quesiti sorgono immediati: qual è il claim prevalente? Si tratta di un prodotto cosmetico o di un biocida? E ancora: dove è giustificabile e sostenibile la presenza di due tipologie in un prodotto solo? Sono claim realmente conciliabili?

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SOS microplastiche

Anna Todeschini • R&D cosmetici OFI – a.todeschini@ofi.it


Negli ultimi anni la sostenibilità è diventata un valore di fondamentale importanza per diverse categorie industriali, tra le quali quella cosmetica che sta puntando al raggiungimento di standard di ecocompatibilità sempre più alti. In questa direzione molte aziende mettono al centro del proprio modo di creare bellezza l’impegno alla riduzione dell’utilizzo di materie prime, packaging primario e secondario con un impatto ambientale negativo.
L’obiettivo di questo testo di approfondimento è illustrare i passi in avanti mossi dall’industria cosmetica per raggiungere standard sempre più elevati in termini di impatto ambientale dei prodotti.

Definizione del concetto di microplastica
Da alcuni anni a questa parte il mondo cosmetico ha seguito e sostenuto gli obiettivi europei volti a diminuire in maniera significativa la quantità di rifiuti in plastica, sia micro sia macro, che vengono riversati in mare ogni anno. Proprio in questo contesto si colloca la tematica delle microplastiche, che sono state definite dalla Commissione Europea come any intentionally added, water insoluble, solid plastic particles (5 mm or less in size) used to exfoliate or cleanse in rinse-off personal care products.
Ci si riferisce, quindi, a un’ampia gamma di particelle su base polimerica che spazia dal nano range (1-999nm) fino al milli range (1-5mm). I materiali plastici in questione sono di origine sintetica, non biodegradabili, insolubili in acqua e di forma solida. Molti derivano dalla frammentazione di materiali plastici di dimensioni notevoli (1), altri hanno già in partenza una granulometria tale da essere difficilmente visibili a occhio nudo.

Utilizzo di materie prime di origine plastica nei prodotti cosmetici
Gli ingredienti plastici sono usati comunemente dall’industria cosmetica per una varietà incredibilmente diversificata di azioni a seconda del tipo, composizione e forma del polimero; essi, infatti, possono avere proprietà emulsionanti o film forming, controllare il rilascio di determinati attivi, generare un effetto blur, agire da opacizzanti, nonché provocare un’azione esfoliante (2). Alcuni di questi materiali vengono anche addizionati di altre sostanze per poter assumere specifiche proprietà. Rappresentano, pertanto, una categoria molto ampia di materie prime che vengono in aiuto al formulatore nello sviluppo di una vasta gamma di prodotti.
Il Cosmetic Ingredient Review del 2012 dichiarava che ingredienti in plastica di piccole dimensioni erano contenuti in diversi tipi di prodotti cosmetici (dentifrici, shower gel, creme, detergenti per il viso, prodotti makeup), in quantità variabili da frazioni percentuali fino a più del 90% in alcuni casi.
Gli ingredienti plastici hanno però sollevato l’interesse mediatico solo negli ultimi anni, soprattutto nella forma di microplastiche a effetto esfoliante in prodotti da risciacquo, poiché causano un inevitabile sversamento di materiali non biodegradabili negli ambienti marini (3). Esse sono infatti inserite in scrub per il viso e per il corpo, gel detergenti e bagnoschiuma, nonché dentifrici.
I nomi più comunemente associati ai vari tipi di microplastiche sono Polietilene, Polimetilmetacrilato, Polipropilene, Polistirene, Poliamide, Nilon, Poliacrilato, Acrilato.
Il vantaggio di utilizzo di molte microbeads in plastica risiede in alcune loro specifiche proprietà, tra le quali, come anticipato, l’effetto esfoliante. Per esempio, il polietilene, e cioè la resina termoplastica ottenuta sinteticamente tramite una polimerizzazione semplice (4), è stato il principale materiale plastico utilizzato dall’industria cosmetica in tutto il mondo per il suo costo contenuto. Le sue proprietà delicatamente esfolianti, nonché l’inerzia nei confronti degli altri componenti e la sua buona stabilità nel tempo, hanno reso questa materia prima un’utile soluzione nello sviluppo di prodotti come scrub e gommage.

Una doverosa precisazione
È importante distinguere le cosiddette microplastiche dai polimeri acrilati, spesso utilizzati nei prodotti detergenti rinse off che contengono Acrylates copolymer. Essi sono utilizzati come viscosizzanti in molti sistemi tensiolitici, non hanno una forma fisica definita e contengono fino al 90% di acqua. Inoltre, molti di questi si presentano liquidi a temperatura ambiente e questo li esclude direttamente dalla definizione di microplastica.

Fenomeni di inquinamento marino
Le microplastiche in questione sono particelle caratterizzate da una forma fisica definita, la quale viene mantenuta all’interno dei prodotti dalle proprietà esfolianti anche dopo la fase di risciacquo e passaggio negli scarichi idrici. A causa delle loro ridotte dimensioni non vengono trattenute dagli impianti di depurazione dell’acqua e sono quindi riversate in mare, dove rappresentano un serio rischio di ingestione per molte specie marine (5).
Piccoli frammenti in plastica sono stati individuati sulla superficie degli oceani già a partire all’inizio degli anni Settanta (6), quando sono stati pubblicati i primi studi che dimostravano come molti ambienti marini stessero subendo un serio inquinamento ambientale. Ai tempi non venne fornita una precisa definizione di microplastica, ma numerosi studi si sono susseguiti per descrivere e rendere noto il fenomeno di inquinamento che stava lentamente diventando di portata globale.
Recenti studi di risk assessment hanno dimostrato come il rilascio di microplastiche (quindi anche provenienti dai cosmetici) abbia numerosi effetti negativi sulla vita acquatica e biodiversità marina, nonché sulla vita umana (7). Le loro ridotte dimensioni ne favoriscono infatti l’uptake e l’accumulo da parte di altri organismi, con conseguente ingresso nella catena alimentare. Il rischio di danno alla fauna marina può manifestarsi tramite esposizione e passaggio attraverso le branchie degli animali o per ingestione delle particelle (8).

Restrizione normativa
La legge di Bilancio 2018 (Legge 27 dicembre 2017, n.205), approvata dal Parlamento a fine dicembre 2017, ha stabilito che a decorrere dal 1° gennaio 2020 sarà introdotto il divieto di commercializzazione di prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche. Tale emendamento ha riproposto e confermato quanto era stato indicato nella raccomandazione di Cosmetics Europe (associazione europea dell’industria cosmetica) pubblicata nel 2015.
La comunicazione della Commissione Europea al Parlamento (Strasburgo, 16.1.2018, A European Strategy for Plastics in a Circular Economy) è stata recepita dai Paesi membri attraverso diverse norme che entreranno in vigore nei mesi futuri (9). Si stima che tale restrizione eviterà un inquinamento futuro in plastica negli ambienti marini di circa 400.000 tonnellate (European Environmental Bureau, 30 gennaio 2019).
Ottimi risultati sono stati ottenuti già da anni grazie all’auto-restrizione che alcuni paesi europei si sono imposti: i dati diffusi da Cosmetics Europe nel 2018 mostrano, ad esempio, che le imprese europee della cosmesi hanno ridotto, dal 2012 al 2017, del 97,6% l’impiego di microparticelle in plastica nei cosmetici da risciacquo esfolianti e detergenti (Press release Cosmetics Europe, 30 maggio 2018).
L’industria cosmetica italiana si è perfettamente allineata agli standard europei già da alcuni anni, cominciando a eliminare o a modificare le formulazioni dei prodotti cosmetici presenti sul mercato con altri che fossero conformi ai nuovi auspicabili requisiti. A questo scopo sono state introdotte diverse soluzioni per lo sviluppo eco-friendly e sostenibile di prodotti da risciacquo ad azione esfoliante.

Polveri esfolianti alternative al polietilene
I più antichi scrub per il corpo venivano formulati sfruttando l’azione delicatamente esfoliante di zucchero e sale, che anche tuttora rappresentano valide sostituzioni alle particelle di polietilene che per molti anni sono state utilizzate.
Tuttavia, i formulatori hanno messo a punto negli anni numerose alternative alle microplastiche in polietilene, che spesso hanno performance comparabili, se non superiori a quest’ultime.
Un esempio è rappresentato dalle beads di carbone da cocco 100% di origine vegetale, che esercitano un delicato effetto esfoliante e allo stesso tempo purificano la pelle.
Un’altra valida opzione è rappresentata da esfolianti derivanti da semi e noccioli trattati in modo da avere una granulometria fine e tali da essere dermocompatibili. In questa categoria si collocano le più comuni mandorle sgusciate triturate, così come la polvere di nocciolo di albicocca. Polveri a effetto scrub possono anche arrivare dagli ambienti più esotici per rendere i prodotti più interessanti anche dal punto di vista marketing: molto utilizzate sono infatti le polveri di açai, bacche della pianta Euterpe oleracea Mart. originarie del Sud America, o di andiroba, ottenute dai semi di Carapa guianensis. Da notare che molte materie prime di questa tipologia sono anche certificate COSMOS e per questo utilizzabili in formulati che devono essere conformi al disciplinare.
Altre microbeads sono a base di cera candelilla e di jojoba, 100% biodegradabili e quindi ritenute sicure per l’ambiente. Test in vivo hanno inoltre dimostrato come queste microbeads non interferiscono con lo stato di idratazione della pelle, a differenza delle particelle di polietilene che possono alterare la funzionalità della barriera cutanea provocando un aumento della TEWL (Transepidermal Water Loss).
Inoltre, la superficie più regolare e omogenea di queste beads di nuova generazione evita la formazione di micro-abrasioni sulla superficie della pelle, garantendo un effetto ottimale anche sulle pelli più delicate e sensibili.
Molto utilizzate sono anche le particelle di cellulosa, alcune delle quali possono essere inserite in prodotti scrub leave on, grazie alla loro morbidezza e al basso punto di fusione.
Queste beads offrono la possibilità di essere additivate con principi attivi come la vitamina E: dopo un leggero massaggio esfoliante, esse si fondono amalgamandosi al gel o all’emulsione in cui sono inserite e liberando la sostanza funzionale a contatto con la pelle.
L’ampia varietà granulometrica offre la possibilità di sviluppare prodotti con diversa capacità esfoliante, rendendo il formulato più adatto a una delicata esfoliazione del viso o delle labbra oppure a una più intensa per il corpo.
Concludendo, è possibile affermare che il futuro della cosmetica non sarà solo fornire al consumatore prodotti con alte percentuali di naturalità, ma anche rispettare requisiti di sostenibilità verso l’ambiente. È sempre necessario fare un piccolo passo per raggiungere grandi obiettivi: quello intrapreso dall’industria cosmetica nei confronti delle microplastiche è sicuramente un traguardo che ha gettato le basi per molte altre iniziative pensate per una cosmesi rispettosa dell’ambiente e della salute.

Bibliografia
1. Guerranti C, Martellini T, Perra G (2019) Microplastics in cosmetics: Environmental issues and needs for global bans.
Environ Toxicol Pharmacol 68:75-79
2. Leslie HA (2014) Review of Microplastics in Cosmetics – Scientific background on a potential source of plastic particulate marine litter to support decision-making.
IVM Institute for Environmental Studies
3. Wright SL, Thompson RC, Galloway TS (2013) The physical impacts of microplastics on marine organisms: a review.
Environ Pollut 178:483:492
4. Peacock AJ (2000) Handbook of Polyethylene: Structures, Properties, and Applications. CRC Press, Boca Raton (USA).
5. Fendali LS, Sewell MA (2009) Contributing to marine pollution by washing your face: microplastics in facial cleansers.
Mar Pollut Bull 58(8):1225-1228
6. Carpenter EJ, Smith KL Jr. (1972) Plastics on the Sargasso sea surface.
Science 175(4027):1240-1241
7. Sources, fate and effects of microplastics in the marine environment: a global assessment.
GESAMP Joint Group of Experts on the Scientific Aspects of Marine Environmental protection.
8. Gouin T, Avalos J, Brunning I (2015) Use of Micro-Plastic Beads in Cosmetic Products in Europe and Their Estimated Emissions to the North Sea Environment.
J SOFW 141(3):40-46
9. Kentin E, Kaarto H (2018) An EU ban on microplastics in cosmetic products and the right to regulate.
Review of European, Comparative & International Environmental Law 27(3) doi:10.1111/reel.12269

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Le GMP cosmetiche

di Chiara Ruzza, Esperto in Assicurazione Qualità: industria Cosmetica e Farmaceutica
chiara_ruzza@icloud.com


Dall’11 luglio 2013, con l’entrata in vigore del Regolamento (CE) n.1223/2009 sui prodotti cosmetici, tutti i produttori sono tenuti a fabbricare i prodotti conformemente alle GMP (Good Manufacturing Practice) e a dimostrare di averlo fatto.
Le GMP hanno come fine ultimo la garanzia della sicurezza e della qualità del prodotto immesso sul mercato.
Nonostante siano trascorsi più di sei anni dall’entrata in vigore del Regolamento, non tutti i produttori si sono adeguati; inoltre, sono in molti a interrogarsi sull’effettiva utilità di seguire la Norma UNI EN ISO 22716:2008 (Cosmetici – Pratiche di buona fabbricazione (GMP) – Linee Guida sulle pratiche di Buona Fabbricazione).
Per contro, i clienti richiedono sempre più alle aziende partner di presentare la certificazione di conformità alle GMP come requisito essenziale per poter iniziare una collaborazione, mentre il Ministero della Salute si sta organizzando per effettuare i controlli nelle aziende produttrici.
Nel testo seguente sono presenti casi concreti di applicazione delle GMP alla produzione di cosmetici e le relative considerazioni sulla loro effettiva utilità.

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