BIOFARMA GROUP – BILANCIO POSITIVO A CHIUSURA DEL 2020

INTEGRAZIONE E CRESCITA, ELEMENTI CHIAVE DEL SUCCESSO A UN ANNO DALLA NASCITA DEL GRUPPO

NONOSTANTE LA PANDEMIA DI COVID-19, IL GRUPPO È ANDATO CONTROTENDENZA RAGGIUNGENDO IMPORTANTI TRAGUARDI NEL COMPARTO HEALTH & BEAUTY CARE

Mereto di Tomba, 9 dicembre 2020 – Con l’imminente chiusura dell’anno, Biofarma Group, realtà industriale fortemente sviluppata nell’ambito della formulazione, produzione e confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, farmaci a base di probiotici e cosmetici esclusivamente conto terzi, conferma le attese e dimostra di essere un esempio di successo nella realizzazione di un progetto industriale ad ampio respiro.

Il Gruppo, dopo aver avviato il progetto di integrazione tra Biofarma SpA e Nutrilinea a febbraio 2020, ha confermato la propria presenza ai vertici del mercato nazionale ed europeo. Nonostante l’emergenza dovuta alla pandemia di coronavirus non abbia favorito lo sviluppo delle imprese del territorio, l’azienda è andata controtendenza, ottenendo un fatturato in crescita del 10%, che tocca a chiusura del 2020 i 184 milioni di euro. Ma non solo. Tra i risultati raggiunti, si è anche registrato un importante incremento delle risorse sia in termini quantitativi sia qualitativi: il personale dipendente è arrivato oggi a contare oltre 700 collaboratori con l’obiettivo di accrescere le competenze professionali del gruppo, ed è stata creata una solida linea manageriale.

Il 2020 ha rappresentato un anno fuori dal comune sotto tutti i punti di vista, ma lo abbiamo affrontato con impegno, passione e determinazione raggiungendo risultati molto positivi di cui siamo tutti molto orgogliosi” – afferma Maurizio Castorina, Amministratore Delegato del Gruppo Biofarma. “Chiudiamo quest’anno consapevoli di avere una squadra altamente qualificata e competente, ed è questo che ci ha consentito di attraversare con successo un momento storico difficile, durante il quale si è registrato un calo sia nel settore della nutraceutica sia, in particolar modo, in quello del beauty care. Abbiamo dimostrato la nostra capacità competitiva e continueremo a investire in innovazione e ricerca”.  

Il progetto di crescita vede anche ben delineati gli obiettivi per il prossimo futuro che mette al centro la maggiore presenza sui mercati internazionali.

Vogliamo continuare ad essere partner solidi e affidabili per i nostri attuali clienti e diventare un punto di riferimento anche per chi è alla ricerca di un partner all’avanguardia. Per questa ragione continueremo a sviluppare servizi e prodotti puntando su nuove tecnologie” – interviene Marco Malaguti, Direttore Generale Biofarma Group. “Oggi siamo presenti in 40 Paesi del mondo, ma il nostro mercato di riferimento è ancora l’Italia. Vogliamo espandere la nostra presenza sui mercati esteri incrementando la nostra quota in Europa”.

Nel campo dell’innovazione, il Gruppo punterà nello specifico sull’utilizzo di macchinari all’avanguardia, sulla creazione di nuove formulazioni che rispecchino i bisogni dei clienti e nuovi trend, e su una filiera di produzione sempre più efficiente e di qualità. 

Per noi è di fondamentale importanza continuare a distinguerci in un mercato altamente competitivo” – commenta Germano Scarpa, membro del consiglio di amministrazione del Gruppo e Presidente di Biofarma.La Ricerca & Sviluppo è un asset strategico, il nostro team è costituito da 50 professionisti che sviluppano oltre 2.000 progetti all’anno, guidati da un costante spirito d’innovazione che attraversa ogni fase del nostro lavoro, dall’ideazione e sviluppo di ogni singolo prodotto all’implementazione di nuove tecnologie all’interno dei nostri laboratori e siti produttivi”.

Innovazione, eccellenza produttiva ed elevata professionalità del team sono quindi i capisaldi dell’azienda, anche in un’ottica di crescita funzionale che guarda verso l’acquisizione di nuove tecnologie e capitale d’innovazione. Questo permetterà a Biofarma Group di continuare ad affermarsi come realtà fortemente attrattiva, in grado di generare un impatto positivo sul territorio e guidare il mercato come leader nello sviluppo e nella fabbricazione di prodotti Health-Care e Beauty Care


Biofarma Group

Biofarma Group è il gruppo industriale che opera nell’ambito dello sviluppo, produzione e confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, farmaci a base di probiotici e cosmetici esclusivamente conto terzi. Il Gruppo vanta 4 siti produttivi in Italia: a Mereto di Tomba (UD), che è anche Quartier Generale del Gruppo, Gallarate e Cusano Milanino (MI) e S. Pietro Viminario (PD). Con 184 milioni di euro di fatturato e oltre 700 dipendenti, Biofarma Group è un punto di riferimento nel settore dello sviluppo e della fabbricazione di prodotti Health e Beauty Care sul mercato italiano ed europeo.

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Per maggiori informazioni:
Ufficio stampa – Noesis
Samanta Iannoni – M: +39 348 1511488 – samanta.iannoni@noesis.net
Valeria Riccobono – M: +39 392 9625892 – valeria.riccobono@noesis.net

 

Il Technical Scientific Marketing Manager

Nicola Barbini • Direzione Scientifica di Job On Beauty, Milano – direzionescientifica@jobonbeauty.com


Scenario economico

Il comparto cosmetico, anche in un periodo molto delicato come quello che stiamo vivendo, ha confermato il trend positivo degli ultimi anni. Nel 2019, il valore della produzione cosmetica, cioè il fatturato delle imprese, è cresciuto mediamente del 2,3% rispetto al 2018, per un valore prossimo ai 12.000 milioni di euro. Le previsioni per l’anno in corso, invece, confermano un rallentamento per quanto riguarda i canali tradizionali ed un aumento considerevole del fatturato generato online.
I punti di forza del settore rimangono gli investimenti nell’innovazione, la qualità del prodotto e la qualificazione del servizio unita alla formazione del personale; elementi che consentono la tenuta e la competitività sui mercati, insieme anche ad altri indicatori industriali come l’ampliamento e la qualificazione della capacità competitiva.
Questi dati, presi all’inizio del 2020 e quindi riferiti al periodo precedente l’emergenza sanitaria, dovranno essere ricontrollati alla luce delle posizioni assunte a livello mondiale in termini di circolazione merci e sicuramente subiranno una modifica che comunque non impatterà in maniera così importante sulla filiera.

Evoluzione

La situazione socio-economica causata dalla pandemia ha portato a un rallentamento degli ordinativi di alcune categorie cosmetiche. Tuttavia, in questa seconda parte del 2020, anche grazie alla diminuzione delle restrizioni alla circolazione, gli ordini si stanno riprendendo, consentendo un recupero dell’intero comparto.
Le capacità distintive che caratterizzano l’industria cosmetica, dalla flessibilità alla velocità di reazione, intercettando così i trend in ascesa, costituiscono un asset importante che permette una visione non drammatica e che dimostra l’autonomia e la forza di reazione a prescindere dalle avversità di scenario.
Tra i punti di forza che hanno da sempre contraddistinto il settore e che saranno essenziali nei prossimi mesi si confermano gli investimenti, soprattutto in Ricerca & Sviluppo, che elevano la qualità dei cosmetici italiani che ne caratterizzano l’offerta sul territorio e, soprattutto, fuori dai confini nazionali, e che riporteranno il Made in Italy nel mondo. Inoltre, gli investimenti sui processi produttivi: qualità e flessibilità sono e saranno i valori aggiunti che elevano la competitività aziendale, permettendo così di cogliere opportunità nella specializzazione e differenziazione dell’offerta di prodotto con tempi relativamente brevi. Nuovi prodotti, diversificazione di canale e velocità di proposizione saranno essenziali nelle strategie aziendali per riprendere quote di mercato.

Il capitale intangibile

Per lanciare nuove sfide, l’industria cosmetica ha sempre spinto sull’innovazione e ogni azienda è da sempre caratterizzata da un forte know-how specifico. Questa parola chiave è legata alle persone che nel settore cosmetico hanno un’importanza basilare per il successo aziendale, anche se molte volte questo parametro non viene considerato in ambito di strategia aziendale, cercando di impostare organigrammi, schemi e flussi presi da altri settori, non tenendo conto delle competenze delle persone.
Diverse sono le figure chiave che crescono insieme all’azienda, diventando pilastri importanti del successo aziendale. A seconda della grandezza aziendale le figure sono molteplici, tutte con una conoscenza specifica e consolidata che l’azienda deve tutelare e far crescere, proprio per migliorare costantemente il risultato economico.
Pertanto, solo per citarne alcune:
– addetti alla produzione e industrializzazione;
– Ricerca & Sviluppo;
– qualità;
– regolatorio;
– marketing;
– commerciale;
– acquisti;
– CEO – Direzione generale.

Queste sono alcune delle aree dove la conoscenza è specifica o dovrebbe essere specifica del settore; la perdita di unità a seconda dell’esperienza e della storicità aziendale porta sicuramente a un rallentamento dei flussi e delle performance.

La nuova figura

Analizzando le aree e quindi i profili che si potrebbero individuare, vorrei soffermarmi sull’area marketing. Grazie alla mia esperienza, soprattutto tecnica, come consulente, sono venuto a contatto con numerose realtà aziendali e molti reparti marketing, dai più strutturati a quelli meno; raramente mi sono rapportato con persone dotate di capacità tecniche-chimiche, con conoscenza degli ingredienti in termini scientifici e quindi in grado di dialogare con il reparto di Ricerca & Sviluppo (R&D). Di conseguenza, ho sempre rappresentato la figura ponte tra R&D e marketing operativo e strategico, cercando di combinare le mie conoscenze economiche con quelle tecniche.
A mio parere, la problematica maggiore risiede nel fatto che le persone che operano nei reparti di R&D hanno un’elevata competenza tecnica; generalmente laureati in discipline scientifiche e con una profonda conoscenza del prodotto e degli ingredienti in esso contenuti, avendo analizzato lo stesso da un punto di vista chimico, considerando le prove di compatibilità degli ingredienti, avendo studiato la formulazione, l’applicazione e la performance, senza tralasciare l’aspetto regolatorio che rimane di fondamentale importanza; tuttavia, sono poco consapevoli della portata commerciale vera e propria del prodotto.
Da questa figura preziosa in azienda può nascere il nuovo Technical Scientific Marketing Manager (TSMM), posizione essenziale per tutte le aziende produttive e/o commerciali quali:
• aziende di produzione di materie prime;
• aziende di distribuzione di materie prime con sviluppo di applicativi;
• aziende conto terzista di prodotto cosmetico;
• aziende commerciali di brand che producono da aziende terziste;
• aziende commerciali che distribuiscono linee cosmetiche provenienti dall’estero.

Una figura specializzata con un profilo tecnico e con una laurea scientifica (quale, ad esempio, chimica, ingegneria chimica, farmacia, chimica e tecnologia farmaceutiche, biologia), che abbia fatto un percorso di lavoro in un laboratorio di formulazione di almeno 2-3 anni sviluppando prodotti cosmetici finiti, in grado di lavorare con gli ingredienti, conoscerne i profili, le schede tecniche e le performance, e con una particolare vocazione per la comunicazione, rappresenta una perfetta interfaccia tra il marketing e la Ricerca & Sviluppo. Questo perché il marketing più tradizionale studia i trend, i dati economici e le tendenze della moda, mentre la ricerca e lo sviluppo traduce in selezione degli ingredienti e in industrializzazione le richieste. Spesso, infatti, un marketing “vecchio stampo” non sempre risulta essere in grado di dare indicazioni precise ai formulatori, che spesso si limitano agli applicativi forniti dai produttori di materie prime e conseguentemente vengono sviluppati prodotti non innovativi ma i cosiddetti “follower”, simili, quindi, a prodotti già lanciati da altri competitor.
Al contrario, il TSMM è colui che può sedersi in una riunione tecnica con il team della ricerca ed esporre e indirizzare gli interlocutori grazie all’utilizzo del medesimo linguaggio scientifico diventando un volano commerciale in ambito d’incontro con il cliente, che verrebbe supportato e aiutato tecnicamente anche da un punto di vista del marketing.
Una figura nuova da inserire nel proprio organigramma oppure da creare selezionando nel proprio staff tecnico chi mostra le attitudini e il bagaglio esperienziale richiesto che, grazie a un percorso formativo, può diventare una nuova e fondamentale risorsa per migliorare le performance aziendali.

Conclusioni

Il miglioramento aziendale passa da una strategia condivisa a tutti i livelli e le organizzazioni aziendali hanno la necessità di evolversi, cercando di capire dove possono esserci possibilità di miglioramento. In un settore come quello cosmetico, dove la potenzialità di evoluzione e di crescita è ancora notevole, la creazione di nuove figure volte a combinare competenze differenti nasce dall’esperienza vissuta all’interno del settore e diventa essenziale per vincere le sfide della competitività globale. Per questo il capitale umano per il settore cosmetico è la chiave essenziale per il successo.
“Portatemi via la mia gente e lasciatemi le aziende vuote e presto l’erba crescerà sul pavimento dei reparti. Portatemi via le aziende e lasciatemi le persone con cui lavoro e presto avrò aziende migliori di prima”.

(Carneige A).

Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 5, 2020

COVID-19: Biofarma group mette a punto un nuovo liquido

Biofarma Group ha messo a punto un liquido innovativo per la conservazione e il trasporto dei campioni da tampone per il COVID-19, che consente di ridurre al minimo nel tempo le variazioni ambientali del materiale di analisi rispetto agli altri prodotti attualmente presenti sul mercato,
e ne ha depositato il brevetto.
Il progetto di ricerca è nato su spinta dell’Ospedale di Udine, quando la necessità di reperire reagenti e materiali per la diagnosi del COVID-19 appariva assai critica, e il prodotto è adesso a disposizione del Sistema sanitario regionale friulano.
La Regione Friuli Venezia Giulia ha infatti dimostrato interesse per il progetto che nasce da un’azienda di eccellenza del territorio, e sta valutando le forme di collaborazione per consentire che la fase del test avvenga con la massima accuratezza e rapidità, in vista di eventuali necessità di approvvigionamento urgente di materiale diagnostico, in concomitanza a una fase di acutizzazione del COVID-19 in autunno.
Il liquido, la cui ricerca e sviluppo è avvenuta all’interno della sede di Mereto di Tomba, nel laboratorio del Gruppo di analisi chimico-fisica e di microbiologia dell’azienda, consente di ridurre al minimo, nel tempo, le variazioni ambientali del materiale di analisi rispetto agli altri prodotti attualmente presenti sul mercato. Il team di ricercatori, coordinati da Sara Pezzetta ed Emanuele Nencioni con la collaborazione di Michela Bulfoni, biologa dell’Istituto di Anatomia patologica, Dipartimento di Area medica DAME di Udine, ha utilizzato strumenti tecnologicamente avanzati e ha lavorato assiduamente per mettere a punto il brevetto, che offre buoni risultati sia dal punto di vista della sostenibilità dei costi sia delle performance.
Germano Scarpa, Presidente di Biofarma e componente del consiglio di amministrazione di Biofarma Group, nato dalla fusione di Biofarma e Nutrilinea, e oggi gruppo leader in Italia ed Europa nel settore health care, spiega: “Il progetto non nasce con un intento commerciale, ma vuole essere un modo con cui il Gruppo, fortemente radicato in questa regione, dimostra attenzione alle necessità del territorio. La divisione Ricerca e Sviluppo del Gruppo può contare sulla collaborazione con centri di ricerca, università e start up a livello nazionale e internazionale: mettiamo a disposizione della Regione questo patrimonio di know-how e di esperienza”.

Per informazioni
Ufficio stampa Noesis
Valeria Riccobono
tel +39 392 9625892 • valeria.riccobono@noesis.net

Aggiornamento dello standard ISO 24444:2020

Eliana Regola • Coordinatrice Test di Laboratorio – Bio Basic Europe – testing@biobasiceurope.it


Come noto, l’SPF, acronimo di Sun Protection Factor (Fattore di protezione solare), è un indice espresso come valore numerico presente sull’etichetta di tutti i prodotti per la protezione solare. L’SPF indica il grado di protezione che un prodotto cosmetico può garantire nei confronti della radiazione ultravioletta, in particolare l’UVB.
Il test fondamentale a supporto dell’etichettatura del fattore di protezione solare (SPF) sui prodotti cosmetici per la protezione solare è effettuato sulla cute di soggetti umani ed è basato sulla risposta eritemica della pelle alla radiazione ultravioletta (UV) ottenuta da un simulatore solare.
I primi studi sulla determinazione della dose minima di radiazione luminosa necessaria a indurre l’eritema (MED) risalgono al 1934 a opera del fisiologo tedesco Friedrich Ellinger. Dopo aver determinato la minima dose eritemica per la cute non protetta (MEDu) e per la cute protetta dal prodotto in studio (MEDp), è possibile calcolare il valore di SPF del prodotto come rapporto fra MEDp e MEDu.
La prima definizione del rapporto tra MED della cute protetta con un prodotto per la protezione solare e quella della cute non protetta è noto come “Schulze Factor” (1956, fisico tedesco Rudolf Schulze). Il chimico austriaco Franz Greiter ha poi proposto nel 1975 di definire tale rapporto come Sun Protection Factor (SPF).

Standardizzazione di un metodo per la determinazione del fattore SPF
Dopo la definizione dell’International SPF test method del 2006, è stato pubblicato il primo metodo ISO 24444 che ha permesso di standardizzare, dettagliare, migliorare e rendere sempre più riproducibile la metodica di valutazione del valore di SPF.
Il 16 aprile 2020 è entrato infine in vigore lo standard UNI EN ISO 24444:2020 Determinazione in vivo del fattore di protezione solare (SPF).
Recepimento EN ISO 24444:2020 del 15 gennaio 2020; adozione ISO 24444:2019 del 18 dicembre 2019; sostituzione UNI EN ISO 24444:2011 (a sua volta recepimento EN ISO 24444:2010; adozione ISO 24444:2010).

Novità e principali informazioni sulla metodica aggiornata
La possibilità di effettuare il test di determinazione dell’SPF in accordo allo standard UNI EN ISO 24444:2020 è ad oggi un traguardo per i laboratori di analisi che lavorano in ambiente qualità ed effettuano ricerca scientifica di elevato standard.
Il test, realizzato secondo questa metodica, consente infatti di ottenere risultati maggiormente riproducibili e affidabili. Massima attenzione è rivolta alla strumentazione utilizzata, alla procedura di selezione dei soggetti e di esecuzione del test, oltre che alla risposta eritemica e all’espressione dei risultati.
Descrizione sintetica delle novità rispetto alla precedente edizione:
• nuovi metodi di prova per determinare l’uniformità del fascio dei simulatori solari;
• reclutamento dei soggetti in base alla puntuale valutazione colorimetrica della cute (angolo ITA°);
• 3 standard di riferimento, utilizzabili singolarmente o in combinazione, a seconda dell’SPF atteso del prodotto oggetto di studio;
• metodica di preparazione del campione e applicazione del prodotto sulla cute specifica per ogni tipologia di formulazione (lozione, crema, olio, liquido, gel, stick, balsamo, aerosol spray, pump spray, roll on, polvere, formulazioni in schiuma);
• aggiunta di un allegato informativo con esempi fotografici di risposte eritematogene, con linee guida per le classificazioni utili per gli sperimentatori;
• implementazione delle tabelle format per una presentazione dei risultati più completa e chiara.

Il presente Comunicato Stampa verrà pubblicato su Cosmetic Technology 6, 2020

“Lipstick effect” vs “Covid effect”: chi vincerà?

Report di 24 Ore Ricerche e Studi in collaborazione con l’Area Studi Mediobanca


La produzione mondiale di articoli cosmetici (o beauty) è stimabile in 400 miliardi di dollari, mentre la spesa pro-capite mondiale in beauty è pari a 66 USD. L’Italia occupa la posizione di quarto produttore europeo e nono al mondo con vendite per 11,9 miliardi di dollari, preceduta in Europa da Germania, Francia e Regno Unito.
L’intera filiera della cosmetica italiana, compresi i fornitori, soprattutto di packaging, arriva a circa 16 miliardi. La GDO rappresenta il principale canale di vendita in Italia, con una quota attorno al 45%, seguito da profumerie (20%) e farmacie (18%). L’unico canale in crescita durante il lockdown è stato l’e-commerce (+37%).
L’export l’ha fatta da padrone, passando dal 25,1% delle vendite nel 2009 al 43,4% del 2019. L’Italia è il terzo esportatore europeo con 5,4 miliardi di euro e il sesto mondiale.
Sono questi alcuni dei numeri presenti nel report COSMESI elaborato da 24 ORE Ricerche e Studi, la nuova Area del Gruppo 24 ORE che realizza analisi complete e dettagliate dei singoli settori di mercato, in collaborazione con l’Area Studi di Mediobanca.
Il report di oltre 200 pagine analizza i bilanci degli ultimi 5 anni delle società quotate e non quotate, e propone un outlook di settore corredato da una Ceo’S Agenda. Il report, che parte da una visione sintetica del business a livello mondiale individuando i maggiori Paesi produttori, inquadra il ruolo delle imprese italiane e ne analizza le performance. Particolare attenzione viene posta a temi quali import/export, governance, operazioni di M&A, delocalizzazioni, dinamiche commerciali e affidabilità creditizia.

Report COSMESI
Nel report COSMESI emerge che le imprese italiane del beauty con fatturato superiore a 10 milioni sono 195, con vendite pari a 12,1 miliardi di euro e oltre 39.000 dipendenti.
Prevalgono le attività produttive (6,4 miliardi) su quelle commerciali (5,6 miliardi). Tra le imprese manifatturiere, quelle che producono a marchio proprio fatturano 4,4 miliardi, mentre i terzisti sono appena sopra i 2 miliardi. Nel commercio, i grossisti con 3,4 miliardi superano i dettaglianti a 2,2 miliardi.
Il fatturato 2018 conferma i cinque migliori player italiani: l’Oréal Italia, azienda multiprodotto, a 870,4 milioni; Intercos a 691,6 milioni e KIKO a 592,5 milioni (entrambe aziende di makeup); Sodalis, il cui principale settore di attività è l’igiene della persona, a 422,2 milioni; e infine Euroitalia, azienda di profumi, a 395,5 milioni.
Le imprese italiane del makeup segnano ricavi per 2,8 miliardi (23% del totale italiano), quelle dell’igiene della persona per 2,1 miliardi (18%), i prodotti per capelli, creme e profumi sono attorno al 10% del totale. Le imprese multiprodotto a controllo straniero sono una parte importante della produzione con vendite per 1,5 miliardi, ancora marginale la nicchia della cosmesi naturale (0,6 miliardi). La presenza straniera in Italia è molto rilevante e vale oltre un terzo della produzione a 4,3 miliardi, con i francesi che da soli fatturano 1,8 miliardi di euro. In generale la presenza straniera è molto forte nel commercio (60% del giro d’affari italiano), nella cosmesi naturale (57%) e nelle creme (50%). Gli store al dettaglio di cosmesi multimarca sono per il 55% in mano a imprese straniere.

Uno sguardo al futuro
Se nel 2020 il fatturato dell’industria mondiale del beauty dovesse ripiegare nella stessa misura per cui è attesa la flessione del PIL (-4,5%), la produzione mondiale di beauty tornerebbe solo nel 2022 su livelli (circa 410 miliardi) superiori a quelli del 2019. Nel 2025 mancherebbero circa 40 miliardi di ricavi rispetto allo scenario pre-Covid.
Circa lo scenario italiano, è ragionevole attendere che il lockdown del 2020 abbia penalizzato principalmente i prodotti il cui utilizzo ha risentito della limitata socialità, principalmente il makeup e i profumi, e quelli la cui diffusione è legata alle attività commerciali, specificamente tutte le linee professionali.
In generale, comunque, giocano a favore del beauty la sua storica resilienza alle fasi recessive (c.d. “lipstick effect”), la forte brand awareness di cui godono i nostri prodotti, la buona solidità patrimoniale delle imprese (il settore conta disponibilità liquide pari a circa 1,5 miliardi) e, infine, la discreta presenza produttiva all’estero che potrebbe compensare la caduta produttiva domestica.
Il report COSMESI è acquistabile su 24oreprofessionale.ilsole24ore.com/prodotti/cosmesi

Per informazioni
Responsabile Ufficio Stampa Gruppo 24 ORE
Ginevra Cozzi • tel +39 335 1350144 • ginevra.cozzi@ilsole24ore.com

Responsabile Ufficio Stampa Mediobanca
Simona Rendo • tel +39 346 3130647 • simona.rendo@mediobanca.com

Articolo pubblicato su Cosmetic Technology 5, 2020

Cosmetologi si diventa

Il Master di II livello in Scienza dei prodotti cosmetici e dermatologici ha raggiunto la sua X edizione, un traguardo che abbiamo deciso di festeggiare intervistando la Prof.ssa Di Martino, direttrice del Master, che ci ha raccontato le caratteristiche di questo percorso di studi e gli sbocchi professionali che esso è in grado di offrire.


D. Quali sono le peculiarità del corso? Ovvero, in quali elementi si differenzia dagli altri che si inseriscono nel medesimo settore?
R. Il Master in Scienza dei prodotti cosmetici e dermatologici offre un percorso di studi che copre tutte le discipline connesse al mondo del cosmetico, ma cerca di affrontarle in modo pratico, distaccandosi da una logica per così dire “accademica”. La formazione è fortemente orientata nel rispondere alle problematiche reali e concrete del settore. Le lezioni frontali sono affiancate da esercitazioni, laboratori sensoriali, analisi di casi di studio, redazione del PIF e, in ultimo, da un laboratorio di formulazione, durante il quale gli studenti si esercitano nella realizzazione di preparazioni. Il percorso si conclude con un progetto, mediante il quale gli studenti sono chiamati a “realizzare” un prodotto cosmetico affrontando tutte le problematiche connesse, ovvero dalle indagini di mercato fino alla progettazione, passando per la selezione delle materie prime, il contatto con i fornitori, la scelta del packaging e tutto ciò che coinvolge gli aspetti di marketing, senza naturalmente dimenticare la valutazione della sicurezza del prodotto oppure della piccola linea messa a punto. Il percorso studi si conclude con uno stage formativo dell’impegno complessivo di 24 CFU (600 ore) presso una sede concordata con lo studente secondo le proprie attitudini e aspirazioni, che può essere un’azienda cosmetica, una farmacia o un laboratorio di analisi specializzato in analisi in ambito cosmetico (chimiche o microbiologiche). Il tirocinio è gestito mediante un sistema online di registrazione che facilita il compito sia alle aziende sia ai partecipanti.
Ma, indipendentemente dal programma, credo che l’aspetto cardine che contraddistingue il nostro Master dagli altri sia l’importanza del rapporto umano.
Partendo da una mia personale considerazione secondo la quale ciò che fa la differenza nel mondo del lavoro sia la relazione con le persone, noi cerchiamo di formare i nostri studenti in modo tale da fornire loro gli strumenti utili per dare un apporto personale e non standardizzato nel luogo di lavoro in cui si inseriranno. Per raggiungere tale obiettivo, durante l’anno scolastico teniamo dei colloqui individuali per orientare ogni singolo studente nella scelta dello stage più idoneo da svolgere a seconda degli interessi personali e delle attitudini e competenze di ciascun individuo, e questo si traduce in un percorso personalizzato per ogni singolo studente. Ovviamente alla fine i nostri allievi non li “abbandoniamo” e continuiamo a seguirli nel loro percorso professionale supportandoli in ogni evenienza.

D. Come vi siete preparati per affrontare possibili chiusure e garantire in ogni caso la continuità della didattica? In particolare per le ore di laboratorio, se previste.
R. Le lezioni che non richiedono necessariamente la presenza in aula si potranno svolgere attraverso l’utilizzo di una piattaforma telematica adatta per la didattica a distanza (Cisco WebEx o altre tecnologie simili quali ad esempio Google Meet o MsTeams).
Invece per quanto riguarda la parte pratica svolta durante i laboratori, che avranno luogo nei mesi di giugno-luglio, le lezioni saranno garantite rispettando le norme sanitarie che oramai tutti noi conosciamo (distanza di sicurezza di almeno 1 metro, utilizzo della mascherina e dei guanti che comunque in laboratorio vengono normalmente utilizzati, oltre all’igiene delle mani e delle superfici). Abbiamo già sperimentato queste nuove disposizioni durante i laboratori che abbiamo tenuto poco prima dell’estate e non abbiamo avuto problemi, anche perché le aule sono molto grandi e quindi la distanza è più che rispettata.
Durante l’anno vi sono poi delle esercitazioni sensoriali dove la frequenza è sempre auspicabile e ammetto che con il COVID-19 abbiamo riscontrato non poche difficoltà. Pertanto, per consentire agli studenti di non perdere delle opportunità formative, abbiamo deciso di ripetere queste esercitazioni anche a luglio durante i laboratori, per coloro che sono stati impossibilitati a seguirle come da calendario.

D. Qual è la provenienza degli studenti che fanno richiesta di ammissione al Master?
R. Come ben sappiamo il settore della cosmetica è un ambito molto vasto e generalizzato con un’utenza molto ampia, di conseguenza anche la provenienza dei nostri studenti è molto variegata.
Normalmente gli iscritti sono per una larga parte neolaureati provenienti da facoltà scientifiche (in particolare farmacia, chimica e biologia) che fanno fatica ad accedere al mondo del lavoro con la sola laurea magistrale.
Vi sono poi situazioni atipiche come i medici estetici che già lavorano e che vogliono approfondire la conoscenza dei prodotti cosmetici di cui abitualmente consigliano l’uso ai loro pazienti.
Per la X edizione, invece, stiamo avendo un boom di richieste da parte dei farmacisti, forse a causa della situazione emergenziale in corso.

D. Che tasso di occupazione ha il Master?
R. Con orgoglio posso dire che il tasso di occupazione che il nostro Master ha raggiunto è del 100% degli studenti attraverso le strutture messe a disposizione per lo svolgimento del tirocinio. Di solito non meno dell’80% degli studenti riesce a trovare lavoro nell’ambito prediletto nel giro di 1 anno.

D. Dove si sono collocati gli studenti del Master?
R. Indicativamente i nostri studenti hanno trovato lavoro all’interno delle aziende cosmetiche o nelle farmacie; realtà del tutto in linea con gli sbocchi occupazionali che il Master è in grado di offrire.

D. I docenti da dove provengono? Solo dal mondo delle Università o anche altri professionisti sono stati chiamati a intervenire?
R. Il corpo docenti è composto per la maggior parte da professionisti esterni che sono in grado di apportare la propria esperienza professionale unica e specifica, ma si può comunque ricorrere a professori interni in caso di bisogno. La “parte formulativa”, invece, viene gestita solo internamente.

D. I vostri studenti hanno in qualche modo contribuito a modificare il Master durante il corso degli anni oppure il programma è rimasto invariato?
R. Innanzitutto io credo che un Master debba essere in grado di prendere spunto dai fatti che ci circondano, dalle richieste dell’industria e dai cambiamenti che la nostra società affronta quotidianamente, di conseguenza non può essere statico, bensì in continuo aggiornamento.
Inoltre ci teniamo molto al parere dei nostri studenti, ed è proprio per questo motivo che chiediamo loro di compilare un questionario anonimo alla fine del corso, attraverso il quale poter esprimere dei giudizi sul Master per poterlo migliorare. In passato, infatti, è già successo di aver ripensato al piano di studi seguendo i consigli degli studenti. Ed è proprio sulla necessità di aumentare sempre di più la qualità della nostra offerta formativa che questo Master è stato selezionato dal nostro ateneo per l’implementazione della qualità, e speriamo a breve di ottenere la certificazione ISO 9001 AFAQ/AFNOR.

D. Nel corso degli anni avete avuto dei riconoscimenti da parte delle aziende che hanno assunto gli studenti che hanno frequentato il Master?
R. Durante la progettazione del Master ci siamo ripromessi di investire le nostre energie sulla preparazione degli studenti, in modo tale che questi ultimi non si trovassero poi spiazzati e impreparati una volta giunti “sul campo”. E a quanto pare i nostri sforzi sono stati ripagati, poiché alcune delle aziende che hanno assunto i nostri allievi si sono complimentate con noi per il loro grado di preparazione e per la loro capacità di essere “pronti” a lavorare fin dal loro primo inserimento in azienda.

 

Intervista pubblicata su Cosmetic Technology 5, 2020

Gli scarti alimentari come fonte di ingredienti cosmetici sostenibili

Kitarida Kopo, Antonella Casiraghi
Dipartimento di Scienze farmaceutiche, Università degli Studi di Milano, Milano
antonella.casiraghi@unimi.it


Turning food waste into sustainable beauty products
The future of beauty is green
The increasing sensitivity of cosmetic users has promoted greater attention to the origin of the active components used for the production of cosmetic products. Recent pressures to safeguard the environment have also been a reason for promoting a more careful search for active substances obtainable from food waste, and care for extraction processes. These elements have set in motion interesting research to highlight some benefits deriving from the use in the cosmetic field of raw materials obtained from natural sources, such as citrus waste, tomatoes, olives, grapes and coffee.

La sempre maggiore sensibilità degli utilizzatori di cosmetici ha promosso una maggiore attenzione all’origine dei componenti attivi impiegati per la produzione dei prodotti da loro usati. Anche le recenti spinte a esigenze di salvaguardia dell’ambiente sono state motivo di promozione di una più attenta ricerca di sostanze attive ottenibili dagli scarti alimentari e della cura ai processi di estrazione. Questi elementi hanno messo in moto interessanti ricerche per mettere in evidenza alcuni benefici derivanti dall’utilizzo in ambito cosmetico di materie prime ricavate da fonti naturali come gli scarti di agrumi, pomodori, olive, uva e caffè.

Introduzione

La cosmesi negli ultimi decenni ha cambiato completamente il proprio volto, complici le nuove scoperte in ambito chimico e tossicologico, e la consapevolezza dei danni ambientali provocati dall’utilizzo di sostanze non eco-compatibili. Le nuove formulazioni cosmetiche includono oggi un numero sempre maggiore di ingredienti naturali sostenibili a livello ambientale; un elemento che ha contribuito a modificare il settore, spostando parte degli investimenti verso la ricerca di ingredienti caratterizzati da efficacia e sostenibilità, e favorendo la valorizzazione di materie prime ottenute, ad esempio, dagli scarti ancora ricchi di bioattivi provenienti dall’industria agroalimentare, vinicola e della lavorazione dei chicchi di caffè. Questa è stata la maggior consapevolezza dell’impatto delle scelte di acquisto dei consumatori sull’ambiente che li circonda. Nuovi composti bioattivi utilizzabili per formulazioni cosmetiche eco-compatibili provengono anche dagli scarti dell’industria ittica, in particolare dalla parte non edibile dei crostacei, ricchi in pigmenti, xantine e chitina, e dalle alghe.
In questo lavoro si mettono in evidenza alcuni benefici derivanti dall’utilizzo in ambito cosmetico di materie prime ricavate da fonti naturali come gli scarti di agrumi, pomodori, olive, uva e caffè.

Scarti alimentari: una fonte preziosa per una cosmesi sostenibile

La necessità di ottimizzazione delle risorse alimentari e il loro impatto ambientale è argomento sempre più rilevante, se si tiene conto che proprio la produzione alimentare genera dal 19 al 29% di emissioni mondiali di gas serra (1). Gli scarti alimentari sono quindi un importante obiettivo da gestire nelle nuove strategie industriali, al fine di diminuire le perdite di prodotto che impattano negativamente sull’intera catena di approvvigionamento. A tal proposito, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) stima che ci sia una perdita annua di circa 1,3 milioni di tonnellate di cibo in forma di loss o waste. Con l’espressione food loss s’intende la perdita di cibo, ovvero quella quantità di cibo che potrebbe essere edibile ma che si perde per diversi motivi prima che possa essere messa a disposizione del consumatore, in particolare per la presenza di muffe o parassiti. Con food waste s’intende invece lo spreco di cibo, ovvero il cibo scartato dai venditori perché non adatto a standard commerciali per forme o colori, ma anche quello gettato via dai consumatori. Nel concetto di “spreco” è incluso anche il consumo di energia, acqua e di risorse usate lungo tutto il ciclo di vita dell’alimento, comprese quelle utilizzate per il suo smaltimento se il prodotto non viene consumato. Occorre inoltre distinguere fra Paesi in via di sviluppo e Paesi industrializzati. Nei Paesi in via di sviluppo, nella fase produttiva le perdite sono da imputare a tecnologie e tecniche agronomiche non idonee e arretrate, a condizioni ambientali sfavorevoli, alla presenza di parassiti, a condizioni igienico-sanitarie che compromettono parte del raccolto e il suo stoccaggio, a un’organizzazione logistica debole o con infrastrutture obsolete oppure alla raccolta anticipata per carestie. Al contrario, nei Paesi industrializzati l’abbondanza dell’offerta rispetto alla domanda innesca situazioni in cui è più svantaggioso economicamente effettuare il raccolto piuttosto che lasciarlo incolto; inoltre, il cibo può essere scartato perché non conforme per colore, dimensione o forma per la grande distribuzione. I danni alla merce causati da imballatrici o contaminazioni sono motivo dello spreco durante la fase di trasformazione. Durante lo stoccaggio e la vendita al dettaglio, invece, ci possono essere delle interruzioni della catena del freddo che compromettono la qualità dei prodotti. Un’elevata percentuale di spreco alimentare avviene anche durante la fase del consumo domestico per innumerevoli motivi, spesso legati a fattori socio-demografici.

I benefici degli scarti della filiera alimentare

Nuove strategie di smaltimento dei rifiuti prodotti dalla filiera alimentare si sono rese quindi necessarie dove la sola educazione generazionale alla prevenzione nel produrli non è stata in grado di risolvere il problema.
In alcuni casi, le tecniche di smaltimento operate fino ad ora, compresi compostaggio e incenerimento, hanno creato non prevedibili danni ambientali, mentre il riutilizzo dei rifiuti sotto forma di mangimi si è rivelato un metodo più efficiente in termini ambientali. Il maggiore interesse delle aziende cosmetiche è invece rivolto al recupero di composti attivi estratti dagli scarti alimentari, da usare come sostanze funzionali. Si tratta di metodi di gestione dei rifiuti che devono perfezionarsi in modo da raggiungere l’obiettivo dell’eco-efficienza, ovvero aumentare la produzione economica e di conseguenza gli utili diminuendo l’impatto ambientale.

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Microincapsulazione di Tea Tree Oil

Lorena Segale, Andrea Foglio Bonda, Lorella Giovannelli

APTSol, Novara • info@aptsol.it


Gli oli essenziali sono composti naturali estratti da parti aromatiche di diverse piante, caratterizzati da un odore particolare, un’elevata volatilità e una ridotta stabilità che li rende piuttosto sensibili a ossigeno, luce, umidità o calore. Partendo da queste considerazioni, l’obiettivo di questo lavoro è stato quello di veicolare un olio essenziale, il Tea Tree Oil (TTO), in un sistema solido, al fine di ottenere un prodotto sicuramente più maneggevole e più stabile di quello di partenza. Per raggiungere questo obiettivo sono state preparate microparticelle di calcio alginato contenenti l’olio essenziale. Le microparticelle, ottenute per gelazione ionotropica sfruttando la tecnologia a vibrazione, sono state essiccate mediante tre modalità di essiccamento: statico in stufa a 40°C, dinamico sotto flusso d’aria a temperatura ambiente e per liofilizzazione. I sistemi microparticellari sono stati poi sottoposti a una caratterizzazione completa per identificarne morfologia e dimensioni, contenuto di olio essenziale appena preparato e dopo conservazione a temperatura ambiente per 1, 3 e 5 mesi. Dopo essiccamento statico e dinamico, le microparticelle si presentavano parzialmente aggregate, con un diametro medio di circa 400 µm, di forma irregolare ma con un elevato contenuto in TTO (oltre il 50% p/p). Il prodotto liofilizzato, invece, era costituito da microparticelle ben separate tra loro, di dimensioni maggiori rispetto alle altre (circa 500 µm di diametro) e con un buon contenuto in olio essenziale. In tutti e tre i casi, dopo conservazione a temperatura ambiente per 1, 3 e 5 mesi, il contenuto di olio essenziale diminuiva nel tempo con perdite variabili tra il 10% (microparticelle essiccate in stufa) e il 24% (microparticelle essiccate sotto flusso d’aria).

Microencapsulation of Tea Tree Oil
Alginate microparticles prepared using prilling vibration technology
Essential oils are natural liquid compounds extracted from the aromatic parts of different plants. They are characterized by a particular odor and high volatility. These compounds are chemically unstable and easily susceptible to degradation, especially induced by oxygen, light, moisture and heat and this aspect impacts negatively on stability and acceptability of the final products. Starting from these considerations, the aim of this work was to encapsulate Tea Tree Oil (TTO) in a solid system in order to obtain a product more manageable and more stable than the original one. To achieve this goal, calcium alginate microparticles containing TTO were prepared by ionotropic gelation using vibration technology. The obtained microparticles were dried according to three different methods: static in an oven at 40 °C, dynamic under air flow at room temperature and by freeze-drying. Microparticles were completely characterized to identify their morphology and size, essential oil content immediately after the preparation and after storage at room temperature for 1, 3 and 5 months and essential oil in vitro release ability. After static and dynamic drying, the microparticles, partially aggregated, were characterized by an average diameter of about 400 µm, irregular shape and high TTO content (over 50% w/w). The lyophilized product, on the other hand, consisted of well-separated microparticles, larger in diameter than the others (about 500 µm) and with a good content of essential oil. For all systems, the oil content decreased during storage with a total loss, after 5 months, ranging from 10% (air-flow dried microparticles) to 24% (oven dried microparticles).

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SpheraCosmolife

Alberto Manganaro1, Gianluca Selvestrel2, Federica Robino3

1Kode Chemoinformatics, Pisa
2Laboratory of Environmental Chemistry and Toxicology, Environmental Health Department, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano
3Angel Consulting, Milano

a.manganaro@kode-solutions.net


All’interno del progetto europeo LIFE VERMEER è stato sviluppato un software innovativo, disponile gratuitamente, chiamato SpheraCosmolife, in grado di aiutare gli esperti nel processo di valutazione della sicurezza degli ingredienti cosmetici. Tale strumento segue i dettami della regolamentazione cosmetica europea e usa una serie di dati sperimentali, se disponibili, oppure una batteria di modelli in silico in grado di fornire predizioni di molte caratteristiche e proprietà degli ingredienti, avendo semplicemente come input la loro struttura molecolare. Nell’articolo presentiamo tale strumento e forniamo una panoramica di cosa fornisce e come può essere utile agli esperti del settore.

SpheraCosmolife
The new tool for the risk assessment of cosmetic products
Within the EC project LIFE VERMEER, a new, freely available software called SpheraCosmolife has been developed to help the experts in the safety assessment process of cosmetic ingredients. This tool takes the EU regulatory framework into account and uses a series of experimental data, if available, or a battery of in silico models providing predictions for different ingredients, simply having their molecular structure as input. In this article we present this tool and provide a complete overview of the output results, proving how it can be useful for the experts of this sector.

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The Importance of Being Earnest

Le nostre vite professionali ci impongono di scrivere chilometri di mail, di trascorrere ore al telefono a cui si sommano le chat per i messaggi più spicci e incisivi: ricordare un appuntamento o passare un assist a un collega durante una riunione (se abbassa gli occhi sullo schermo, s’intende). E poi le videoconferenze, regine indiscusse insieme agli eventi webinar che hanno via via sostituito gli appuntamenti in presenza, con i vantaggi e gli svantaggi del caso. Concedetemi una domanda da curiosa: “Chissà che cosa accade on the dark side of the moon?” Parafrasando i Pink Floyd intendo dire “dall’altra parte dello schermo”. Qui servirebbe una di quelle faccine gialle con la giusta smorfia.
Ecco, tra tutte queste parole, scritte o volanti, alcune di circostanza, altre più sentite, io credo che sarebbe necessario non lesinare su alcune di queste: sui grazie, ad esempio. Perché un grazie, se sincero, può fare la differenza.
Ed è così che io voglio dire “grazie” agli autori e ai membri del Comitato Scientifico dai quali sto imparando tanto del comparto, delle criticità, delle necessità e delle potenzialità. Così col tempo sta mutando il mio sentire e vivere il mio ruolo all’interno di CEC editore, e più in generale nella mia vita consulenziale.
Ognuno con un proprio stile: chi più accademico; chi più divulgativo; chi più prolisso da arginare; chi estremamente sintetico; chi molto giovane ha visto l’approdo alla rivista come un trampolino; chi di lunga esperienza con montagne di pubblicazioni alle spalle che però non ha mancato di essere presente; chi si è fatto parte attiva di un processo di cambiamento; chi si è fatto travolgere dall’entusiasmo; chi è più visionario e creativo; chi è da inseguire per la consegna; chi mi insegue per la revisione. Ma tutti ugualmente coinvolti nel veicolare conoscenza.

“L’arte di scriver storie sta nel saper tirare fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla” (Italo Calvino).