La ridotta biodisponibilità della curcumina e dei curcuminoidi è il principale ostacolo da risolvere per valorizzare il grande potenziale biologico e terapeutico della Curcuma. Lo studio delle opportunità offerte da sistemi biotecnologici di eicolazione di queste sostanze attive, quali liposomi, nanoparticelle, nanoemulsioni, microincapsulazione, costituisce una strategia di ricerca in grado di aprire nuovi orizzonti per il loro impiego.
E non solo in campo farmaceutico, ma anche nella cosmesi naturale, dove la Curcuma sta conquistando spazio per le sue proprietà antinfiammatorie e protettive, oltre che per la sua caratteristica funzione di colorante naturale.
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L’incontro dell’uomo con l’azione inebriante delle sostanze naturali, come tutti i processi evolutivi, è probabilmente avvenuto per caso: ma da qui è scaturita la ricerca di nuove specie, che in tutte le popolazioni è all’origine di riti complessi e che ha portato alla nascita di diverse figure di conoscitori tradizionali delle piante e della loro attività. Ripercorriamo qui l’approccio archeologico allo studio delle origini di queste conoscenze, presentando una tavola riassuntiva delle evidenze più arcaiche che attestano l’uso di piante inebrianti nel mondo, allo stato attuale dei ritrovamenti.
L’acqua è quasi sempre il primo componente, dal punto di vista quantitativo, di un prodotto cosmetico. Ma la sua presenza nella formulazione non ha sempre la stessa genesi e, come risulta da una specifica ricerca, non ha sempre la stessa valenza per il consumatore finale. Vediamo quali possono essere i criteri per ammettere o meno l’acqua tra le componenti biologiche di un cosmetico.
Ha conquistato un ruolo di primissimo piano nel panorama della moderna integrazione alimentare: in effetti, le funzionalità fisiologiche – e anche terapeutiche – riconosciute alla spezia più consumata nel subcontinente indiano si manifestano proprio a partire dal suo impiego tradizionale nella dieta.
Sorprendentemente scopriamo anche in Italia l’introduzione di tecniche di pratica ayurvedica in ambiti medici avanzati, per fronteggiare gravi malattie degenerative, in progetti di ricerca clinica universitaria. 

Il genere Mimosa appartiene alla grande famiglia delle Leguminosae e include quasi 500 specie, di cui la maggior parte d’origine americana. Le mimose possono essere molto variabili nell’aspetto, da piccole piante striscianti quali la graziosa M. pudica, nota per le foglie che si chiudono velocemente quando toccate, sino ad alberi di notevoli dimensioni. Una specie apparentemente insignificante – un alberello o arbusto spinoso alto 2-5 m – da tre secoli è diventata protagonista di un’avvincente storia sociale-religiosa in Brasile, e negli ultimi 40 anni ha visto acquisire importanza fitoterapica in Messico, sino a raggiungere la ribalta medica internazionale. Si tratta di Mimosa tenuiflora (Will.) Poiret. Nota con il nome popolare di tepezcouhite in Messico e di jurema in Brasile; sino a non molto tempo fa botanicamente era conosciuta come M. hostilis (C. Marth.) Benth., considerato ora un suo sinonimo.
M. tenuiflora è specie prettamente tropicale, diffusa in diverse aree dell’America Latina: cresce in Messico (stati di Oaxaca e Chiapas), nell’America Centrale (El Salvador, Honduras, Nicaragua, Panama), e nell’America Meridionale (Colombia, Venezuela, Brasile) (2).
Aspetti biochimici
Proprietà farmacologiche
Anche in Italia è stato sviluppato uno studio clinico con il tepezcohuite, con risultati molto promettenti. L’indagine è stata condotta presso la Clinica Ostetrica e Ginecologica di Ortona su un campione di 65 donne in allattamento affette da ragadi del capezzolo. Sulle aree coinvolte dalle ragadi è stata applicata una pomata a base di M. tenuiflora e Calendula officinalis, integrate con vitamine A ed E. La calendula esplica un’azione sinergica con quella del tepezcohuite, per via del suo contenuto di esteri triterpendiolici, che hanno riconosciute proprietà anti-infiammatorie e di riduzione degli edemi, favoriscono la rigenerazione epiteliale, oltre ad avere proprietà antibatteriche e antiossidanti. La vitamina A è un regolatore epiteliare che stimola le cellule basali nella produzione di muco, mentre la vitamina E ha significative proprietà antiossidanti, ed entrambe le vitamine contrastano il danno indotto dai radicali liberi e aiutano a mantenere il trofismo fisiologico della cute. In seguito a 6-7 applicazioni giornaliere della crema (dopo ogni poppata), è stata osservata una risoluzione delle ragadi sanguinanti nel 95,6% dei casi entro le 48-72 ore, una riduzione di fissurazioni ed eritemi fino a scomparsa totale nell’89-93% dei casi, e un miglioramento dell’elasticità del capezzolo nell’81,5% dei casi. La scarsità di benefici è stata riscontrata in sole 2 donne su 65. Con questi risultati non è stato necessario interrompere l’allattamento, evento che si verifica di frequente in seguito alla comparsa delle ragadi mammarie (26).
Grazie alle sue proprietà sedative e antispasmodiche del tratto gastrointestinale e genito-urinario, P. incarnata è da lungo tempo utilizzata nella medicina popolare. La letteratura infatti la riporta come pianta utile per contrastare nevrastenie, insonnia, stati d’ansia o di irrequietezza, alleviare mal di testa e “isteria” e in generale disturbi legati al sistema-neurovegetativo. Non avendo controindicazioni ed effetti collaterali, la Passiflora può essere somministrata a pazienti di tutte le età, dai bambini fino agli anziani. Dal punto di vista fitochimico, le principali componenti attive della pianta, presenti in tutte le sue parti, sono flavonoidi (schaftoside, isoschaftoside, isovitexina-2’’-O-glucopiranoside, isoorientina-2’’-O-glucopiranoside), composti fenolici e alcaloidi armanici. Essendo composti appartenenti al gruppo delle beta-carboline, gli alcaloici armanici in particolar modo svolgono un’importante funzione antiossidante, metabolizzante delle sostanze tossiche e di sostegno terapeutico contro malattie neuropsichiatriche come il morbo di Alzheimer, corea di Huntingon e morbo di Parkinson. Le parti aeree della Passiflora sono oggetto di una monografia della Farmacopea Europea che riporta come standard qualitativo la determinazione dei flavonoidi totali, espressi come vitexina, la quale non deve essere inferiore all’1,5% (European Pharmacopoeia) al fine di far risultare la droga conforme. Nel complesso, la droga è rappresentata dalla parte aerea con le sommità fiorite ed è utilizzata sia sotto forma di infuso, che per ottenere tintura, estratto fluido ed estratto secco.


Cosmetici naturali con componenti biologici: si applicano tutte le condizioni di cui sopra, ma almeno il 70% degli ingredienti naturali (o di derivazione naturale, quando previsto dallo standard) deve provenire da coltivazione biologica e/o raccolta spontanea controllata. Rispetto al primo livello, si richiede un contenuto minimo di ingredienti più elevato e una presenza minore di ingredienti trasformati di origine naturale.