Cosmetici ed ingredienti naturali

di Marina Camporese e Anna Caldiroli

Cosmetic products and ingredients with a natural origin
Considerations on microbiological safety and formulation of cosmetics

Cosmetic products characterised as green or to be free of something or other are finding rising support among consumers. The concept of “natural” cosmetics is often linked to safer products than the ones formulated with synthetic ingredients. As is widely known, regardless of the type of cosmetic formulation, our legislation requires that only safe cosmetic products from a chemical, toxicological and microbiological point of view for the entire life span of the product, even after it has been opened, can be placed on the market. The manufacturing process of ingredients with a natural origin can affect the safety of the finished product, in particular, but not only, due to microbial contaminations. A very interesting point is the opportunity to study and test substances with a natural origin, such as preservatives, considered alternative ones to those traditionally used, favouring our desire for “natural” components but complying with innovation in terms of knowledge about these ingredients and their effects, their production and our analysis techniques. Furthermore, an interesting point is represented by the search for (new) ingredients of natural origin, to replace synthetic substances our legislation has imposed restrictions on.


I prodotti cosmetici connotati come green o noti per essere senza qualcosa, cioè caratterizzati dal non avere nella propria ricetta alcuni specifici ingredienti che non godono di ampia accettazione da parte dei consumatori, stanno trovando sempre più consensi. Al concetto di “naturale” è spesso associato quello di più sicuro rispetto a un prodotto cosmetico formulato con ingredienti di sintesi. In realtà, a prescindere dal tipo di formulazione cosmetica, la normativa impone che siano immessi sul mercato prodotti cosmetici sicuri, sia dal punto di vista chimico e tossicologico, che dal punto di vista microbiologico, per tutta la durata di vita del prodotto, anche una volta aperto. Il processo produttivo relativo agli ingredienti di origine naturale può incidere sulla sicurezza del prodotto finito, in particolare, ma non solo, dal punto di vista delle contaminazioni microbiche. Un punto di sicuro interesse è rappresentato dalla possibilità di studiare e testare nuove sostanze, ad esempio conservanti alternativi a quelli tradizionalmente impiegati, assecondando così il desiderio di “naturale”, ma affiancandolo alla volontà di innovazione, in termini di conoscenza degli ingredienti e dei loro effetti, delle tecniche di produzione e di analisi. Inoltre, un punto interessante è rappresentato dalla ricerca di nuovi ingredienti, magari proprio di origine naturale, per sostituire sostanze di sintesi per cui la normativa ha imposto delle restrizioni.

Introduzione

I cosmetici green con il passare del tempo stanno guadagnando quote di mercato sempre più ampie: da una parte, i consumatori sono sempre più orientati verso scelte sostenibili, attente all’ambiente (connotati ad esempio come ecofriendly, magari con l’utilizzo di materie prime a km zero) e preferendo le formulazioni free from (cioè senza qualcosa, ad esempio senza parabeni, senza conservanti, senza glutine,…), e dall’altra, per i formulatori sembrano essere mutate la consapevolezza e la responsabilità etica. Tuttavia, resta la necessità di valutare la fattibilità della produzione dal punto di vista tecnico, della sicurezza e dell’efficacia e del rispetto delle normative vigenti.

La rivisitazione di antiche conoscenze

In linee generali, la tendenza del mercato ad assecondare il desiderio di “naturale” è comunque accompagnata dalla volontà di innovazione a fronte di una miglior conoscenza di molti ingredienti e della loro attività (in particolare per i principi attivi), delle tecniche di estrazione sempre più raffinate e che richiedono un minor utilizzo di solventi, o più rapide in modo da ridurre le ossidazioni e le alterazioni degli estratti, del miglioramento delle tecniche analitiche e dei limiti di rilevazione, che consentono di evidenziare una eventuale presenza di impurezze che potrebbero avere un impatto sulla sicurezza del prodotto finale oppure sul rispetto di eventuali restrizioni imposte dalla norma. Alcuni ingredienti, sintetizzati in laboratorio ma simili ai prodotti di origine naturale identificabili come prodotti naturali identici possono risultare maggiormente sostenibili rispetto a quelli naturali.

Sicurezza a prescindere

Una delle mistificazioni più frequenti riscontrate, in particolare tra i consumatori, è il distinguo tra prodotto chimico e prodotto naturale; tuttavia, è necessario ricordare che tutte le sostanze sono sostanze chimiche, anche quelle naturali, l’unica differenza sostanziale è rappresentata dall’origine: naturale o di sintesi. Del resto, naturale non deve essere confuso con “sicuro per principio”, basti pensare ai metalli pesanti presenti nelle acque, ai veleni di alcune piante o dei funghi, alle tossine algali, ecc…
A prescindere dal tipo di formulazione cosmetica, sia essa basata su ingredienti principalmente o esclusivamente di origine naturale o di sintesi, in ogni caso va rispettata la normativa cogente, cioè il Regolamento (CE) n.1223/2009, che detta le regole affinché siano immessi sul mercato prodotti cosmetici sicuri, sia dal punto di vista chimico e tossicologico, che dal punto di vista microbiologico, per tutta la durata di vita del prodotto, anche una volta aperto (1).

Come il processo produttivo può incidere sulla sicurezza del prodotto finito

In generale, le materie prime devono in ogni caso rispettare i requisiti di purezza (ad esempio non contenere sottoprodotti che possono avere effetti sulla sicurezza), essere “stabili” dal punto di vista microbiologico, fabbricate secondo le Good Manifacturing Practice (GMP) e nel rispetto delle procedure igieniche, a prescindere dalla loro origine. Non sono rari gli episodi di contaminazione microbica del prodotto finito che derivano da una contaminazione delle materie prime di origine vegetale avvenute nella fase di raccolta “in campo” o nelle successive fasi della lavorazione. Infatti, alcuni principi attivi innovativi o introdotti di recente spesso derivano da piante tropicali: è quindi essenziale verificare come e dove avviene la lavorazione, non solo ai fini della valutazione della sicurezza, ma anche per accertare il rispetto di specifiche tecniche (concentrazioni dichiarate del principio attivo, assenza di contaminanti).
Alcune sostanze di origine naturale subiscono dei processi di estrazione di cui bisogna accertare la sicurezza del prodotto finale. Ad esempio, uno dei metodi più diffusi per l’estrazione di principi attivi è la distillazione in corrente di vapore; tuttavia, è importante che il processo sia standardizzato al fine di evitare un eccessivo riscaldamento che potrebbe causare la formazione di sottoprodotti, in particolare idrocarburi, dalle parti legnose. Altre tecniche prevedono l’estrazione con solvente (ad es. etere o etanolo) e in questo caso le sostanze ottenute potrebbero contenere dei residui di solvente che possono incidere sulla sicurezza del prodotto finito.
Molto interessanti invece sono le estrazioni con CO2 in stato supercritico, in quanto l’estrazione avviene a basse temperature e quindi si riduce il pericolo di formazione di sottoprodotti per decomposizione termica e migliorano sia la concentrazione che la purezza delle sostanze attive.

La formulazione di un cosmetico con ingredienti di origine naturale

I principi attivi di origine naturale possono essere di interesse per il cosmetologo, anche considerando i vantaggi percepiti facilmente dall’utilizzatore a partire dall’appeal che esercitano anche solo con la rappresentazione grafica sull’imballaggio e i claims.
È indubbio che il formulatore dovrà trovare un equilibrio fra l’utilizzo di sostanze attive vegetali e l’efficacia, la capacità di permeazione cutanea (non è così infrequente che alcune sostanze per caratteristiche chimico-fisiche proprie siano difficilmente in grado di permeare e vadano perciò incorporate in sistemi di skin delivery), le modalità di fabbricazione, senza dimenticare la stabilità, la sicurezza e la funzionalità cosmetica, in quanto il consumatore si attende un prodotto che sia efficace e gradevole.
Il prodotto di origine naturale deve essere paragonabile nella texture e nell’efficacia al prodotto convenzionale; non deve avere odori sgradevoli derivanti dalle materie prime. Inoltre, come per le formulazioni più tradizionali non deve contenere contaminanti in quantità tali da alterare il prodotto e renderlo non sicuro per coloro i quali lo dovranno utilizzare, deve essere miscibile nelle fasi cosmetiche previste dalla formulazione e consono alla destinazione d’uso prevista.

Sostituire i conservanti: è possibile?

Una sfida interessante è la sostituzione dei conservanti di sintesi con ingredienti di origine naturale ma con effetti batteriostatici simili.
Spesso i clienti chiedono specificatamente prodotti “senza conservanti” o “senza parabeni”, in molti casi non avendo una vera e propria consapevolezza della funzione di queste sostanze che, invece, è quella di preservare il prodotto dall’inquinamento microbico e quindi garantire la sicurezza microbiologica, durante la fabbricazione e il riempimento, il trasporto, ma soprattutto dopo l’apertura e l’utilizzo proprio da parte del consumatore. Una volta che il prodotto cosmetico viene aperto fino al momento in cui viene terminato o non più utilizzato da parte del consumatore, una continua e variabile (cioè non nota) contaminazione microbica viene introdotta nel prodotto ed è provocata dalla salubrità dell’ambiente in cui si trova il cosmetico e dal fatto che verrà più volte a contatto con la pelle del consumatore (2). La produzione in azienda cosmetica prevede varie fasi potenzialmente “critiche” dal punto di vista microbiologico: ad esempio le materie prime tra cui anche l’acqua impiegata, l’ambiente di lavorazione (inteso come l’aria, le superfici, le macchine) rappresentano potenziali fonti di contaminazione anche se, grazie all’applicazione delle GMP, possono essere ridotte al minimo.
È importante che ci sia la percezione che i conservanti sono utilizzati proprio a garanzia della sicurezza del prodotto cosmetico, per evitare infezioni cutanee anche gravi (per quanto riguarda eventuali patogeni, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus e Candida albicans sono considerati i principali potenziali patogeni per i cosmetici e devono risultare assenti dal prodotto cosmetico).
Sempre a proposito di qualità microbiologica del prodotto cosmetico finito, le linee guida redatte dell’CSSC (Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori) nella loro 9a versione distinguono i prodotti cosmetici in prodotti di categoria 1 (prodotti specificatamente formulati per bambini di età inferiore ai tre anni, per essere usati nell’area perioculare e sulle membrane mucose) e prodotti di categoria 2 (tutti gli altri).
Usualmente, per i cosmetici di categoria 1, il totale della conta dei microrganismi mesofili aerobi si vuole che non ecceda le 102 cfu/g o 102 cfu/ml di prodotto cosmetico finito (cfu = unità formanti colonia); mentre per i prodotti di categoria 2 il totale della conta dei microrganismi mesofili aerobi si vuole che non ecceda le 103 cfu/g o 103 cfu/ml di prodotto cosmetico finito (2).
A titolo informativo, si ritiene rilevante sottolineare che la 9a revisione delle linee guida redatte dal CSSC non è la più recente poiché ne è già stata pubblicata e resa disponibile una versione successiva (SCCS. The SCCS Notes of Guidance for the Testing of Cosmetic Ingredients and Their Safety Evaluation 10th Revision (2018)); tuttavia, è l’ultima in ordine cronologico che tratta l’aspetto microbiologico nel percorso di valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico e per tale ragione, rappresenta un punto di riferimento documentale importante.
Quantomeno da un punto di vista microbiologico, è piuttosto difficile pensare di formulare un cosmetico senza aggiungere alcuna sostanza con funzione conservante, se escludiamo qualche prodotto a basso rischio e confezionato in monodose. Intendendo con il termine prodotti a basso rischio quelli con un basso tenore di acqua libera (aw) come polveri, olii e prodotti alcoolici.
In ogni caso, il formulatore deve tenere in considerazione che talune sostanze potrebbero essere la causa dell’insorgenza di allergie (come gli olii essenziali e i metalli). Un obiettivo opportuno da porsi è di ridurre quando possibile le concentrazioni impiegate per evitare “effetti di sommatoria” dei conservanti impiegati, anche in ambiti diversi da quello cosmetico. Ad esempio, l’acido benzoico di per sé è un conservante di origine naturale (si trova nella frutta, in alcune spezie, nei funghi, ecc…) ed è utilizzato spesso in abbinamento con l’acido sorbico, sia in campo cosmetico che alimentare. Del resto, sono noti casi di allergia causati da acido benzoico, in quanto esiste un effetto sommatoria con quello utilizzato abbastanza frequentemente negli alimenti.
Pertanto, sarebbe ragionevole studiare e testare anche conservanti alternativi a quelli tradizionalmente impiegati. Come è noto, alcuni ingredienti di origine naturale possono avere anche proprietà antimicrobiche (ad esempio gli olii essenziali, alcoli, estratti vegetali); il meccanismo di azione è simile a quello dei conservanti convenzionali, vale a dire provocano la distruzione della parete cellulare (modifica della permeabilità di membrana o la sua distruzione, denaturazione delle proteine citoplasmatiche o di membrana, inattivazione dei sistemi enzimatici). Per contro, talune di queste sostanze potrebbero non figurare in Allegato V e quindi in tal senso, pur esercitando un’azione conservante, non sono soggette “a restrizioni” e cioè alle condizioni che stabiliscono:
1. il tipo di prodotto, le parti del corpo,
2. la concentrazione massima nei preparati pronti per l’uso,
3. eventuali altre indicazioni.
La valutazione della sicurezza deve tenere in debita considerazione anche queste sostanze, senza darla “per scontata”.
L’Allegato I stabilisce che per le sostanze contenute nei prodotti cosmetici debba essere noto il profilo tossicologico delle sostanze per tutti gli endpoint tossicologici pertinenti.
Naturalmente, il profilo tossicologico può riguardare una serie di endpoint diversi e in sede di valutazione finale, caso per caso, è possibile anche stabilire quali endpoint siano rilevanti, tenendo conto dei seguenti elementi: esposizione, uso del prodotto, caratteristiche fisico-chimiche delle sostanze, esperienza con le sostanze, ecc…. In particolare, l’Allegato I sottolinea che va dedicata particolare attenzione alla valutazione della tossicità locale (irritazione cutanea ed oculare) e alla sensibilizzazione cutanea. A tale scopo una valutazione dell’irritazione cutanea potrebbe essere condotta mediante l’esecuzione di patch test che potrebbe soddisfare un prerequisito importante per un’appropriata valutazione dei rischi e cioè la disponibilità di dati adeguati (3).
Da non sottovalutare il fatto che spesso sono soprattutto i comportamenti impropri dei consumatori che possono causare problemi di tipo microbiologico: contenitori lasciati aperti, aggiunta di acqua ai detergenti così durano di più, prendere il prodotto dal vasetto con le mani sporche, rimettere il prodotto nel contenitore perché se ne è preso troppo… Anche per questo motivo nella fase di progettazione di un cosmetico vengono eseguiti test allo scopo di verificare la stabilità del cosmetico quando sottoposto a vari stress, comprese le contaminazioni microbiologiche durante l’uso (ad esempio Challenge test, In use test, Curve di sopravvivenza, test di stabilità accelerata). Tra i più diffusi troviamo il Challenge Test e l’In use Test: il primo prevede una contaminazione artificiale del cosmetico con ceppi microbici a quantità nota e una valutazione della loro decrescita nel tempo; con l’In Use Test invece si simula l’utilizzo reale del prodotto da parte di un pool di utilizzatori per un certo periodo di tempo e si valuta la condizione microbiologica del prodotto al tempo zero e al termine della simulazione.

Altri ingredienti di origine naturale oggetto di interesse

Oltre ai conservanti, anche altri ingredienti non sono molto apprezzati dai consumatori più attenti all’ambiente a al concetto di green: un esempio su tutti è rappresentato dai siliconi.
Senza entrare nel dettaglio dei profili di pericolosità di queste sostanze e sulle diverse correnti di pensiero relative all’impiego nelle formulazioni cosmetiche, ci interessa descrivere la loro funzione e la possibile sostituzione con ingredienti alternativi.
I siliconi sono polimeri ottenuti mediante sintesi chimica, non sono derivati del petrolio ma sono composti da silicio, carbonio e ossigeno e sono generalmente definiti organopolisilossani; esistono diverse tipologie di derivati siliconici con diverse funzioni: siliconi leggeri e volatili, fluidi cere, elastomeri, gomme e resine, tutti caratterizzati da una notevole inerzia chimica (4).
Sono utilizzati in vari prodotti cosmetici grazie alla loro versatilità funzionale (skin-feel, effetto matt o gloss, idrorepellenza, emollienti e condizionanti) ma in particolare in prodotti per il make up, nello skin care e nei prodotti per i capelli, grazie alle proprietà filmogene; risultano essere coprenti pur non essendo untuosi o pesanti, impedendo la disidratazione di cute e capelli che è una delle caratteristiche per cui sono più apprezzati.
La ricerca si è orientata ad utilizzare sostanze con la stessa funzionalità ma di origine naturale, fra cui molto interessanti l’olio di Babassu, ma anche lo squalene, l’isoamil laurato, esteri dell’olio di oliva e tanti altri.
La ricerca di sostanze alternative all’impiego dei siliconi, se da una parte va nella direzione voluta dall’imposizione di restrizione che stabilisce che per 2 siliconi (Ottametilciclotetrasilossano (D4) e Decametilciclopentasilossano (D5)) non è ammessa l’immissione sul mercato di prodotti cosmetici da eliminare con acqua (noti come rinse-off) in concentrazione pari o superiore allo 0,1% in peso dell’una o dell’altra sostanza successivamente al 31 gennaio 2020 (5); dall’altra, asseconda la volontà di orientarsi alla scelta di ingredienti con un minore impatto ambientale che sarebbe opportuno accertare mediante la valutazione del profilo di pericolosità, in particolare per quanto riguarda i pericoli per l’ambiente, ai sensi del Regolamento CLP (6). Tuttavia, la valutazione della pericolosità per questi specifici aspetti per un prodotto cosmetico può rappresentare una priorità della società formulatrice o del responsabile dell’immissione sul mercato ma a tutti gli effetti, per i prodotti cosmetici allo stato finito e destinati all’utilizzatore finale il CLP non si applica. Inoltre, anche lo stesso Regolamento sui prodotti cosmetici si pone tra i propri obiettivi la sola tutela della salute umana, richiedendo nella relazione sulla sicurezza del prodotto cosmetico di specificare informazioni sull’esposizione umana e gli effetti tossicologici.

Conclusioni

I prodotti cosmetici caratterizzati dal fatto di essere formulati con ingredienti di origine naturale stanno guadagnando sempre più spazio sul mercato. Spesso al concetto di naturale viene affiancato quello di sicuro a prescindere oppure di più sicuro rispetto a un cosmetico tradizionale formulato impiegando ingredienti di sintesi. Tuttavia, il Regolamento sui prodotti cosmetici non fa sconti in tal senso e, indipendentemente dal tipo di ingredienti impiegati in una formulazione, impone che questa debba essere sicura dal punto di vista chimico, tossicologico e microbiologico, per tutta la durata di vita del prodotto, anche una volta aperto.
Nella scelta di ingredienti di origine naturale gioca un ruolo cruciale il processo di produzione (ad esempio, in fase estrattiva di prodotti di origine vegetale); in particolare le materie prime devono rispettare i requisiti di purezza, essere stabili dal punto di vista microbiologico, fabbricate secondo le Good Manifacturing Practice (GMP) e nel rispetto delle procedure igieniche. Non sono rari gli episodi di contaminazione microbica del prodotto finito che derivano da una contaminazione delle materie prime di origine vegetale avvenute nella fase di raccolta in campo o nelle successive fasi della lavorazione. L’uso di materie prime opportunamente certificate potrebbe essere di aiuto per avere a disposizione materie prime di elevato livello qualitativo.
Una sfida stimolante per la ricerca in ambito formulativo è indubbiamente volta alla sostituzione di alcuni ingredienti di origine sintetica con ingredienti di origine naturale: un esempio saliente è sicuramente rappresentato dai conservanti (di sintesi) rimpiazzati con ingredienti di origine naturale ma con effetti batteriostatici simili. Trovano infatti larga accettazione tra i prodotti free from quelli dichiarati “senza conservanti” anche se, in molti casi da parte di chi avanza questa richiesta non c’è una vera e propria consapevolezza della funzione di queste sostanze. Una volta che il prodotto cosmetico viene aperto fino al momento in cui sarà terminato o non più utilizzato, una continua e variabile contaminazione microbica viene introdotta nel prodotto. È fondamentale quindi che sia diffusa la percezione che i conservanti sono utilizzati a garanzia della sicurezza del prodotto cosmetico, per evitare infezioni cutanee anche gravi provocate dai principali potenziali patogeni per i prodotti cosmetici.
In ogni caso, è estremamente importante approfondire la conoscenza del profilo tossicologico degli ingredienti che si ritiene di voler impiegare, indipendentemente dall’origine di questi, anche mediante l’applicazione di test specifici e identificare quale è l’uso del prodotto cosmetico.
In generale, il grande goal per il formulatore è rappresentato dalla volontà e dalla necessità di coniugare la funzionalità del prodotto finito con la sostenibilità degli ingredienti (origine naturale, provenienti da fonti rinnovabili, se possibile biodegradabili o con impatto ambientale minimo, soprattutto per l’ambiente acquatico, anche nel mantenimento della biodiversità e della salvaguardia delle popolazioni), l’accettabilità da parte del mercato delle nuove formulazioni e l’imprescindibile sicurezza del prodotto cosmetico.

Bibliografia
1. Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici
2. SCCS (2016) Revision of the SCCS Notes of Guidance for the Testing of Cosmetic Ingredients and their Safety Evaluation, 9th revision
3. Decisione di Esecuzione della Commissione del 25 novembre 2013 relativa alle linee guida sull’allegato I del regolamento (CE) n.1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici
4. AA.VV. (2007) Manuale del cosmetologo. Tecniche Nuove, Milano.
5. Regolamento (CE) n.1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un’agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n.793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n.1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE.
6. Regolamento (CE) n.1272/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n.1907/2006

Decreto del ministero della salute precisa modalità di vigilanza e sorveglianza nel settore dei cosmetici

Il Regolamento (CE) n.1223/2009 ha inteso dare una regolamentazione unitaria a livello europeo del settore cosmetico superando le diseguaglianze che si erano create tra gli stati, a causa di difformi attuazioni della direttiva del 1976. In effetti, il regolamento disciplina in modo organico i vari momenti della filiera cosmetica facilitando la libera circolazione dei prodotti nell’intero spazio europeo.
Il Regolamento (CE) n.1223/2009 non si limita però solo a questo ma interviene in modo significativo sulla tutela della salute dei consumatori così come disposto dall’art. 114 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) che prevede, appunto, che le disposizioni armonizzate, soprattutto se riguardano la sanità, la protezione dell’ambiente e la tutela dei consumatori, assicurino i più elevati livelli di tutela.

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Il progetto Life Vermeer: applicazione dei modelli in silico alla filiera cosmetica

A seguito del workshop tenutosi lo scorso 5 dicembre 2018 presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano dal titolo “Progetto Vermeer per la valutazione della sicurezza: focus sul quadro normativo internazionale e di riferimento per il settore cosmetico1”, abbiamo incontrato Emilio Benfenati (capo del laboratorio di chimica ambientale e tossicologia presso il Mario Negri e coordinatore del progetto Vermeer finanziato dalla CE, programma LIFE), al quale abbiamo chiesto di illustrare il progetto e di commentare lo status dell’utilizzo dei dati in silico da parte delle aziende cosmetiche, nel percorso di valutazione della sicurezza dei propri prodotti immessi sul mercato.

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Natura e sostenibilità

Semplificare per migliorare: ecco il concetto che si nasconde dietro il trend green degli ultimi anni. 

Questa tendenza, nata dall’associazione (talvolta errata) tra naturale e salutare, si è evoluta in una visione a 360 gradi dove oggi, a interessare il consumatore è sia il benessere personale che quello ambientale. Ed è proprio grazie a questa aumentata sensibilità che, con frequenza sempre crescente, troviamo sul mercato articoli cosmetici caratterizzati non solo da un ingredient list naturale, ma anche da informazioni su provenienza e biosostenibilità. 

In questo panorama, anche prodotti d’uso comune e ampiamente consolidati come gli scrub hanno dovuto cambiare look per diventare un po’ più green. I gommage contengono agenti esfolianti fisici che, attraverso la microabrasione, rimuovono le cellule morte superficiali dello strato corneo. Questo trattamento, molto apprezzato sia dalle donne che dagli uomini, permette di ottenere una pelle più levigata e luminosa. In base alle diverse granulometrie, lo scrub è destinato a differenti e specifiche zone del corpo: particelle grossolane, quindi con un’azione più aggressiva, per trattare aree meno delicate (per esempio gambe e corpo), polveri di dimensioni inferiori sono preferite per zone più fragili (per esempio viso e collo) […]

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Mela e Amaranto

Onde e ricci appaiono generalmente secchi e stressati, e si increspano facilmente a causa delle cuticole poco lisce. Perfect Curl è la nuova linea Marlies Möller studiata appositamente per i capelli ricci, un trattamento ideale per donare elasticità, energia e lucentezza a capelli ricci e mossi. Questa nuova gamma include Activating Shampoo, Activating Spray e Defining Styling Gel

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Esaltarli senza domarli

Le maggiori riviste di moda non hanno dubbi, che il taglio sia corto o lungo, che ci sia la frangia oppure no, nel 2018 il riccio detta tendenza. Ma se i capelli hanno sempre riscosso grande interesse e sono stati oggetto di svariate mode, chi vince l’eterna lotta tra ricci e lisci? Si può dire che nell’antichità i ricci abbiano largamente predominato. Infatti mentre gli egizi lavavano parrucche e capelli con acqua e succhi a base di acido citrico per tenerli lisci e brillanti, le matrone romane e greche si impegnavano per arricciarli; avevano imparato ad acconciarli con un rudimentale arricciacapelli chiamato calamistrum, un ferro che, arroventato sul fuoco, permetteva di fissare la piega. Nell’antica Grecia questa pratica era talmente diffusa da suscitare la preoccupazione del poeta Ovidio, che temeva per la salute dei capelli delle sue concittadine.

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Obiettivo: area Asia-Pacifica

Schermata 2018-01-12 alle 10.54.26I brand di bellezza asiatici ora hanno una nuova fonte per packaging, design e ultimi trend mondiali. Avendo riconosciuto il crescente sviluppo dei mercati interni asiatici, Quadpack Industries sta rafforzando la sua presenza nella regione. Il fornitore internazionale di soluzioni di packaging ha creato una divisione vendite specifica, guidata dal Direttore Regionale Jason Smith, per fornire i propri servizi a brand e contract filler nella regione dell’Asia-Pacifico.

“Rappresenta la naturale evoluzione del nostro business e un elemento chiave per i nostri più ampi progetti di crescita strutturata”, ha aff ermato Smith. “Abbiamo già aperto uffi ci in Australia e Nuova Zelanda, e dalla fusione con Collcap, vantiamo una presenza senza rivali in tutta l’Asia, con team produzione e distribuzione e controllo qualità che si estendono fi no a Cina, Hong kong, Corea e Taiwan. Ora i diversi mercati interni stanno maturando, è tempo di iniziare a costruire rapporti con i  brand locali”. Circa un terzo della spesa globale relativa al packaging cosmetico proviene dall’Asia. Rappresenta la metà del mercato mondiale di prodotti per la cura della pelle, con molti  trend globali che hanno origine in paesi quali Corea o Giappone. Inoltre, i mercati interni sono in crescita e stanno maturando. Jimmy kim, Responsabile Vendite di Quadpack per l’Asia, ha dichiarato: “Per fornitori di soluzioni di packaging come noi, con una presenza internazionale, un portfolio unico, una forte competenza nell’ambito della produzione e una comprovata esperienza in Europa, esiste l’opportunità reale di aiutare questi  brand ad avere successo sia a livello locale che internazionale”. Con quartier generale in Europa, Quadpack è presente anche in Asia sin dai suoi inizi nel 2003. Quest’anno la sede australiana dell’azienda sta festeggiando il suo 10° anniversario come fornitore di  brand di spicco in Australia e Nuova Zelanda. Gli uffi ci di Melbourne e Hong kong fungeranno da sede comune per Quadpack Asia-Pacifico. A novembre la sede di Hong kong sarà trasferita presso nuovi uffi ci più grandi in previsione di un aumento dell’attività. Quadpack mira ad assicurarsi l’1% del mercato asiatico da 6,5 miliardi di euro nel prossimi 5 anni, crescendo fino a diventare un’area vendite strategica insieme a Europa e America.

Per informazioni: www.quadpack.com/it

Il raggio verde

“Una donna deve abbronzarsi, l’abbronzatura dorata è chic”, così affermava Coco Chanel nei primi anni del novecento. La famosa stilista aveva solo previsto quella che sarebbe diventata la moda degli anni a venire. Ed è infatti a partire dalla seconda metà del ’900 che, in controtendenza rispetto al passato, si inizia ad apprezzare l’abbronzatura e a considerarla simbolo di benessere. E come tutte le mode che si rispettino ha avuto i suoi eccessi che hanno portato, negli ultimi anni, a considerare la pelle dorata come un canone estetico internazionale. Negli anni 2000 è stato addirittura coniato il termine tanoressia, per descrivere una patologia caratterizzata dalla dipendenza nei confronti dell’abbronzatura. Quindi se da un lato l’esposizione al sole regala svariati effetti positivi, sulla sintesi di vitamina D e sull’umore, dall’altro un’esposizione incauta ed eccessiva è causa di numerosi inestetismi, nonché di problematiche decisamente più gravi. Le radiazioni UV infatti penetrano a diversi livelli negli strati cutanei e, in base alla loro energia, provocano alterazioni di diversa entità. In particolare, le radiazioni UVB (315-280 nm) sono le principali responsabili degli eritemi solari e dei danni diretti al DNA; i raggi UVA (400-315 nm) invece, penetrando più in profondità nella cute, raggiungono il derma e causano fotoinvecchiamento e fotosensibilizzazione. Entrambe sono inoltre responsabili della formazione di radicali liberi che, a causa della loro alta reattività, possono danneggiare e deteriorare le cellule a vari livelli. Negli ultimi anni però si è registrata una crescente attenzione da parte del consumatore verso gli effetti a breve e a lungo termine dell’esposizione al sole, e se da un lato non si vuole rinunciare alla tintarella, dall’altro si è posto sempre più l’accento sulla fondamentale questione della difesa della pelle dai raggi solari. Ed è proprio sulla scia di questa maggior consapevolezza che il mercato ha mutato il modo di concepire i cosmetici destinati alla protezione solare. Se si pensa infatti ai prodotti che trovavamo sulle spiagge solo pochi anni fa ci rendiamo immediatamente conto di come tale settore si sia amplificato e specializzato. Possiamo parlare ormai di solari 3.0 performanti non solo da un punto di vista protettivo, ma estremamente gradevoli anche per quanto riguarda la sensorialità: formulazioni non grasse, non appiccicose e pesanti ma evanescenti, fluide e piacevoli come una crema di trattamento. Questo trend  si traduce in prodotti sempre più innovativi e sofisticati, dove i classici filtri chimici e fisici sono coniugati con principi attivi di origine naturale che lavorano in sinergia, potenziandone l’efficacia. E proprio la “chimica verde” offre molecole capaci di preservare l’integrità della pelle, dando la possibilità di cogliere solamente il meglio del sole.

– Mauritia Flexuosa Fruit Oil
Nella savana brasiliana, nota anche come “Cerrado”, e nella foresta tropicale amazzonica cresce la robusta palma di Buriti. Da generazioni le popolazioni indigene hanno soprannominato questa pianta “albero della vita” poichè praticamente tutte le sue parti vengono utilizzate, sia a scopo alimentare che curativo. Per esempio, dalla polpa dei suoi frutti viene ottenuto, per spremitura a freddo, un olio ricco in carotenoidi ed acido oleico ad azione lenitiva, antiossidante, restituiva. Queste funzioni aiutano la pelle arrossata e stressata da un’eccessiva esposizione al sole a ritrovare il suo equilibrio fisiologico e a mantenere il corretto tasso di idratazione.

– Olea Europaea (Olive) Oil Unsaponifiables
Tra gli effetti negativi dovuti all’esposizione alle radiazioni UV si osserva l’alterazione della permeabilità della barriera epidermica, che si traduce in una significativa variazione della TEWL (trans-epidermial water loss ). Dalla polpa di olive di un singolo cultivar si ottiene un estratto che contiene un mix di polifenoli (verbascoside, tirosolo, idrossitirosolo) che agendo in sinergia tra di loro svolgono un’importante azione antiossidante e antiradicalica, mantenendo l’integrità della barriera cutanea. La pelle così protetta risulta meno sensibile alla formazione di rughe causate da un precoce fotoinvecchiamento.

– Silybum Marianum Fruit Extract
Dai frutti del cardo mariano si ottiene un estratto ricco di flavonoidi (silibina, silidianina, silicristina) ad elevata attività antiossidante ed antiradicalica. È particolarmente indicata la forma fitosomiale perché è in grado di ridurre in maniera sensibile l’incidenza del rossore ed il fotodanneggiamento cutaneo indotto dall’esposizione alle radiazioni UVB.

– Pinus Radiata Bark Extract 
Grazie alla combinazione di tre polifenoli perfettamente bilanciati, questo innovativo ingrediente unisce alte proprietà antiossidanti ad un’eccellente attività lenitiva. Protegge efficacemente la pelle dai danni causati dai raggi UV e da agenti irritanti, prevenendo allo stesso tempo l’invecchiamento cutaneo grazie all’inibizione dell’attività degli enzimi ialuronidasi ed elastasi. Anche dal mare, da sempre fonte di energia vitale, arrivano “suggerimenti” per garantire supporto e protezione della vitalità dello strato corneo.

– Undaria Pinnatifida Extract (and) Aqua
Estratto acquoso da alga bruna ricco di amminoacidi e minerali che rinforzano le naturali difese di fibroblasti e cheratinociti. Attraverso la regolazione e la stimolazione del metabolismo cellulare viene contrastata l’azione ossidativa indotta dalle radiazioni UVA.

– Aqua (and) Porphyra Umbilicalis Extract
Questo attivo, particolarmente stabile al calore e alla luce solare, offre un’efficace bioprotezione dalle radiazioni UVA grazie alla presenza di amminoacidi simili alle micosporine, molecole ad elevata attività foto protettiva naturalmente presenti nelle alghe rosse. Sebbene la distanza tra terra e sole sia misurata in milioni di chilometri, ciò non è sufficiente a preservare la pelle da eventuali danni causati da un’esposizione non adeguata. Per far diventare i raggi UV degli alleati di bellezza, è necessario non solo prendere le dovute precauzioni, scegliendo modi e tempi corretti per cogliere i benefici del sole, ma anche utilizzare solari in grado di schermare l’azione nociva delle radiazioni. Il raggiungimento dell’abbronzatura perfetta, ambrata e luminosa, passa attraverso l’utilizzo di formulazioni contenenti principi attivi che offrano al consumatore un prodotto capace non solo di proteggere, ma anche di riparare e prevenire. Insomma uno “scudo di sicurezza” a 360 gradi che permetta alla pelle di affrontare il sole in tutta tranquillità.

 

Eurotrading e TechnicoFlor

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D. Perché ha deciso di essere un distributore di fragranze, vista la complessità del settore?
Risposta: Eurotrading è un’affermata azienda distributrice nel mercato italiano di materie prime cosmetiche con oltre venti anni di esperienza; ha sempre rappresentato primarie aziende produttrici. Già venti anni fa, avevo affrontato le fragranze in quanto le ho sempre ritenute una parte fondamentale per il successo del prodotto finale presso il nostro cliente. Inoltre, avendo internamente laboratori di ricerca e sviluppo applicati al nostro mercato di riferimento, è risultato semplice l’utilizzo delle fragranze applicato alla formulazione proposta.
È solo negli ultimi anni che il mercato si è reso conto che lo studio della fragranza più appropriata al progetto è fondamentale, non solo per il successo del medesimo, ma anche per la caratterizzazione dell’azienda che lo produce. Oggi lanciare sul mercato un prodotto nuovo senza aver fatto uno studio approfondito del logo olfattivo che lo caratterizza è molto rischioso.
Proprio partendo da queste considerazioni, la scelta di un partner dinamico come TechnicoFlor diventa strategica perché ritengo che questa azienda abbia il perfetto mix fra qualità della fragranza e massima flessibilità del servizio.

D. Perché la scelta è caduta proprio su TechnicoFlor?
Risposta: Come qualche volta succede nella vita lavorativa, c’è anche una piccola dose di casualità nell’incontrarsi al momento giusto. TechnicoFlor è un’azienda essenziera di Marsiglia il cui titolare, Francois Sabatér, proviene da una lunga tradizione di famiglia nel settore delle fragranze e, al tempo, non era presente sul mercato italiano. Dei colleghi francesi mi segnalarono questa interessante realtà, proprio nel momento in cui Eurotrading cercava una partnership con un’azienda di produzione essenziera di medie dimensioni.
Questo è avvenuto circa 5 anni fa e da allora la collaborazione è diventata vincente e ha portato ad entrambe le aziende nuovi stimoli commerciali.
Posso affermare tranquillamente che le caratteristiche aziendali, sia di Eurotrading che di TechnicoFlor, sono molto simili per la cura che hanno del cliente e del servizio.

D. Quindi questa partnership si è dimostrata vincente?
Risposta: Riprendo dalla domanda precedente, spiegando che la partnership tra le due realtà è assolutamente positiva perché è vincente il connubio dell’alta capillarità sul mercato: per quanto riguarda Eurotrading, grazie alla sua storica forza vendita, mentre risulta un fattore di primaria importanza l’ampia flessibilità che TechnicoFlor mette a disposizione, al fine di poter essere efficaci sul mercato italiano che è molto frammentato.
Ho sempre avuto un po’ l’ambizione di poter offrire al nostro mercato di riferimento ampia flessibilità e allo stesso tempo un alto livello di qualità della fragranza. Infatti spesso noto che c’è un leggero appiattimento verso il basso della qualità delle fragranze sul mercato e questo è dipeso principalmente dal fatto che le grandi multinazionali non sono tendenzialmente interessate a un mercato così frazionato e variegato, cosa del tutto comprensibile, visti gli alti costi diretti e indiretti che si devono sostenere.

D. È quindi possibile parlare di qualità della fragranza?
Risposta: Si deve parlare di qualità delle fragranze! Eurotrading ha fatto una scelta precisa, non solo individuando TechnicoFlor come partner per la loro distribuzione sul mercato italiano, ma anche impostando la commercializzazione delle stesse con un livello qualitativo talmente elevato da essere sovrapponibile a quello degli standard delle più importanti multinazionali.
Infatti Eurotrading si avvale della collaborazione di un senior sales manager di comprovata esperienza e di una valutatrice interna in strettissimo contatto sia con i clienti, sia con i profumieri di TechnicoFlor.
Per noi, il brief con il cliente è fondamentale e molto approfondito per poter fornire la migliore risposta alle esigenze del nostro referente, fin da subito. Questo anche grazie alla nostra library, costantemente aggiornata, di circa 1.500 referenze.
Se poi non fosse sufficiente, le fragranze vengono create ad hoc a Marsiglia.
In tal caso la compilazione del brief viene fatta dalla nostra valutatrice, inserendo le informazioni nel gestionale di TechnicoFlor, in modo che anche tutto il team di lavoro della casa mandante svolga al meglio la propria attività e le informazioni siano velocemente condivise.
Come ultima cosa, ma non per importanza, almeno due volte all’anno Eurotrading organizza per tutta la forza vendita, e non solo, corsi specifici, sia per migliorare l’educazione olfattiva, sia per essere al passo con le ultime novità italiane e mondiali della profumeria alcolica. I corsi sono tenuti da società altamente professionali e specializzate esclusivamente nell’area fragranze. Con test finali per misurare le performance di tutti.
Nel corso degli anni siamo riusciti a far conoscere le nostre proposte olfattive in diversi settori, dalla cosmetica, all’alta profumeria, ma anche nella detergenza e nel settore industriale.

D. Come si pone TechnicoFlor nei confronti della forte richiesta di prodotti naturali?
Risposta: Anni fa, quando nessuno ancora ci credeva, Francois Sabater decise di dedicare un profumiere alla creazione e allo sviluppo di fragranze completamente naturali. Da qui, è nata una linea completamente naturale denominata Natflor®.
Le fragranze Natflor® sono molto competitive e innovative, in grado di rispondere alle sempre più numerose richieste di sviluppo prodotti in linea con i disciplinari COSMOS e NATRUE.

D. Progetti per il futuro?
Risposta: Mettere a disposizione dei nostri clienti dei corsi specifici per ampliare la loro conoscenza di questo mondo particolare e spesso trascurato.
Consolidare sempre di più la presenza di TechnicoFlor nel mercato italiano tramite Eurotrading, con l’ambizione di raddoppiare il fatturato nel 2020, nonchè di aumentare le persone dedicate alla divisione, sia come valutatori interni che come venditori.

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Sinerga

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D. Quali sono i tratti distintivi di Sinerga?
Risposta: La nostra filosofia si basa sull’attenzione al cliente, con cui instauriamo relazioni personali basate sulla fiducia e sulla professionalità, e facciamo di personalizzazione, flessibilità e proattività i concetti guida del nostro operato, per rispondere a qualsiasi tipo di esigenza e anticipare il più possibile le richieste del mercato.

D. Come riesce Sinerga, un’azienda familiare, a rimanere competitiva nel tempo sul mercato internazionale?
Risposta: Abbiamo fatto del nostro essere una family company e del Made in Italy un punto di forza, prendendo spunto da valori quali l’attenzione al cliente e la passione per esportarli a livello internazionale. Siamo infatti presenti in oltre 35 paesi con una rete capillare: grazie alle nostre filiali estere (in Francia, Asia e America) e al network di prestigiosi partner, siamo costantemente aggiornati sulle novità in tutti i più importanti mercati, rimanendo così più vicini ai nostri clienti per offrire un servizio completo e di qualità.

D. Quali sono i driver di sviluppo?
Risposta: Da un lato, l’impegno per il raggiungimento dei più elevati standard qualitativi e dall’altro, l’investimento costante nella specializzazione tecnico-scientifica. Il continuo miglioramento dei nostri standard è testimoniato dalle certificazioni che abbiamo raggiunto nel corso degli anni; oltre alle consolidate ISO 22716 Good Manufacturing Practices (GMP) per i cosmetici e  alla ISO 13485:2012 Quality Management systems per la produzione di Medical Devices, proprio nel 2017 ci sono state conferiti e confermati diversi attestati, quali la certificazione per la Valutazione della Salute e Sicurezza sul lavoro OSHAS 18001 e la Certificazione ISO14001 per il rispetto dell’ambiente, attualizzata secondo gli standard previsti dalla revisione del 2015. Abbiamo inoltre deciso di aderire ai sistemi Ecovadis, raggiungendo il grado Silver rating, un importante passo in avanti per controllare e migliorare il nostro impatto ambientale.

D. Cosa vuol dire Ricerca & Sviluppo per Sinerga?
Risposta: Da sempre l’attività di Ricerca e Sviluppo rappresenta per Sinerga il motore propulsore per lo sviluppo e la competitività aziendale: abbiamo creato un team pluridisciplinare di ricercatori dalle elevate competenze, specializzati in biotecnologie, chimica, farmacia e marketing.
Oggi abbiamo scelto di arricchire ulteriormente il nostro Know how grazie alla collaborazione con un prestigioso Board scientifico composto da rinomati consulenti del settore. Grazie a questo impegno continuo, siamo oggi un importante punto di riferimento per lo sviluppo di dermocosmetici, medical devices di classe I, IIA, IIB, III e ingredienti cosmetici.

D. Da dove proviene l’innovazione in Sinerga?
Risposta: Per la ricerca e lo sviluppo di prodotti innovativi consideriamo un duplice approccio: scientifico e orientato al mercato. Abbiamo da poco adottato un nuovo modello di Ricerca & Sviluppo di materie prime fortemente innovativo e tecnologico, di stampo farmaceutico: il Molecular Lab.

D. In cosa consiste il Molecular Lab?
Risposta: Questo Laboratorio di ricerca di Biologia Molecolare, ha il compito di studiare le dinamiche molecolari e la loro interazione con i target primari della pelle, per identificare affinità e attività inesplorate e individuare ingredienti altamente caratterizzati o puri che garantiscono un’azione ancora più mirata ed efficace.

D. Continua l’attività del Trends Lab?Schermata 2017-11-22 alle 10.51.34
Risposta: Sinerga Trends Lab, il nostro laboratorio di tendenza, è ciò che ci differenzia in modo netto dalle altre aziende B2B del settore; nato nel 2012 e sempre in evoluzione, il suo compito è quello di studiare i comportamenti del consumatore, così da anticipare i suoi bisogni e le richieste del mercato finale. Conoscere e anticipare questi bisogni è infatti per noi fondamentale, in quanto ci permette di creare nuove formulazioni e ingredienti cosmetici altamente competitivi e all’avanguardia.
L’approccio più utilizzato dalle aziende B2B solitamente parte dallo sviluppo del prodotto e solo in seguito stabilisce le modalità per offrirlo alle aziende a cui può interessare. Noi invece operiamo in modo esattamente opposto, con un approccio totalmente “market oriented”: partiamo dal consumatore per capire le sue necessità, i suoi bisogni, per essere più confidenti che ciò che svilupperemo sia ciò che effettivamente incontrerà i gusti e i desideri degli acquirenti.

D. Cosa rende Sinerga un partner unico per le aziende dermocosmetiche?
Risposta: La multi disciplinarietà dei nostri collaboratori e la presenza di 4 diverse divisioni all’interno del nostro innovativo stabilimento (produzione di ingredienti cosmetici, laboratorio di ricerca & sviluppo, conto terzi e supporto marketing) ci permettono di offrire una gamma completa di servizi e soluzioni all’industria cosmetica e dermocosmetica.  Sinerga propone un approccio full service che copre, con i più elevati standard qualitativi, tutte le fasi di sviluppo del prodotto, dall’ideazione del concept fino al lancio sul mercato. Grazie alla sinergia tra le diverse divisioni siamo in grado di proporre idee e progetti originali, mettendo a disposizione la nostra ampia conoscenza del mercato, delle materie prime e delle ultime novità in termini di ricerca e tecnica cosmetica.

D. Sinerga conferma la presenza a Making Cosmetics & Formula Cosmetics: quali saranno le novità di questa edizione?
Risposta: Durante la manifestazione presenteremo le novità e gli ultimi sviluppi in termini di prodotti e servizi per l’industria dermo-farmaceutica. Inoltre, dopo il successo dello scorso anno abbiamo rinnovato l’appuntamento con il Live Lab, un’occasione unica per assistere in diretta allo sviluppo di preparazioni cosmetiche in un vero e proprio laboratorio ricreato all’interno della manifestazione: quest’anno il nostro team di esperti ricercatori si propone di trovare una risposta alle domande più frequenti che il formulatore di prodotti cosmetici si trova ad affrontare, condividendo il nostro expertise nello sviluppo di prodotti finiti in linea con le ultime tendenze di mercato.

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