La Boswellia serrata (Fig.1) è un tesoro dell’Ayurveda, la medicina tradizionale indiana. Si tratta del sistema di medicina più antico al mondo, ancora molto popolare, nel quale la Boswellia serrata svolge un ruolo significativo come agente cicatrizzante. Spesso tuttavia, dimentichiamo che l’uso medicinale dei composti naturali non si limita alle pratiche tradizionali. La medicina moderna si basa su molecole naturali e di fatto, alcuni ingredienti farmaceutici reperibili nelle nostre farmacie occidentali sono di origine naturale, oppure mimano composti naturali. Casperome® è uno di questi.
Composizione e specifiche tecniche
Casperome® è una miscela purificata di acidi terpenici provenienti dalla resina di Boswellia serrata. Data la scarsa biodisponiblità di questi composti, Indena ha formulato l’estratto utilizzando la tecnologia Phytosome® per migliorarne l’assorbimento. Casperome® è uno dei più recenti successi in termini di solubilità, permeabilità ed assorbimento, prodotto utilizzando la tecnologia Phytosome®, che evidenzia come i livelli plasmatici, e la conseguente distribuzione degli acidi boswellici nei tessuti, possano essere notevolmente aumentati da questa forma di rilascio a base di lecitina. Casperome® è standardizzato per un contenuto ≥25% di acidi terpenici, come dimostrato da HPLC. Le specifiche tecniche sono riportate in Tabella 1.
Meccanismo di azione ed efficacia
Gli acidi boswellici come l’acido 11-cheto-β-boswellico (KBA) e la sua controparte acetilata (AKBA) sono stati proposti come inibitori selettivi della 5-lipossigenasi, poiché regolano la funzione di risposta infiammatoria mediante inibizione dei leucotrieni (1). Ciò malgrado, scoperte più recenti hanno spostato il focus sull’acido β-boswellico, il principale triterpenoide presente nella resina, e sulla sua capacità di modulare gli enzimi di risposta infiammatoria catepsina (catG) (2) e la sintasi microsomiale della prostaglandina E1 (mPGES-1) (3). Questi dati suggeriscono che l’acido β-boswellico svolge un ruolo importante che, associato a quello degli altri acidi triterpenici, rende ragione degli effetti benefici delle preparazioni di boswellia. È stato dimostrato che gli estratti di boswellia sono utili nelle risposte infiammatorie dell’intestino e migliorano la funzione fisica in soggetti con problemi alle articolazioni attraverso un significativo miglioramento della cartilagine articolare (4) e nelle infezioni delle vie respiratorie.
Studi clinici
Esiste una letteratura scientifica specifica per Casperome® (quattro studi clinici pubblicati e due in preparazione) oltre a studi di farmacocinetica nell’animale e nell’uomo che ne mostrano la superiorità rispetto agli acidi boswellici non formulati. I quattro studi clinici controllati e completati su Casperome® (da solo o in combinazione con altri ingredienti) hanno utilizzato un regime a dosaggio ripetuto.
Il primo studio (500 mg/die, 32 soggetti) ha mostrato che Casperome® può aiutare a ridurre (Fig.2) la necessità della terapia inalatoria con corticosteroidi e beta-agonisti fino al 43% in soggetti con asma (5). Gli altri tre studi sono stati condotti su pazienti con patologie muscoloscheletriche. In particolare, Casperome® associato alla fisioterapia permette una precoce e migliorata riduzione del dolore ed un miglior recupero funzionale rispetto alla sola fisioterapia, quando somministrato a soggetti con tendinopatia di Achille e epicondilite laterale (250 mg b.i.d., 60 soggetti) (6). Inoltre, Casperome® (250 mg b.i.d., 60 soggetti) in combinazione a acido lipoico R(+), nella radicolopatia moderata cervicale e lombare, consente una risposta migliore e più rapida del dolore e dei parametri funzionali, nonché sulla qualità di vita, rispetto all’acido lipoico R(+) da solo (7,8).
Sicurezza
Casperome® è supportato da un dossier pre-clinico completo di studi di tossicologia e mutagenesi. Sono disponibili anche test di tossicologia orale su 3 mesi nei topi.
Applicazioni e dosaggio
Casperome® può essere utilizzato in diverse formulazioni di integratori. La dose raccomandata è di 250 mg una o due volte al giorno.
Bibliografia
1 Safayhi H, Mack T, Sabierai I et al (1992) Boswellic acids: novel, specific, nonredox inhibitors of 5-lipoxygenase. J Pharmacol Exp Ther 261:1143-1146
2 Tausch L, Henkel A, Siemoneit U et al (2009) Identification of human cathepsin G as a functional target of boswellic acids from the anti-inflammatory remedy frankincense. J Immunol 183:3433-3442
3 Siemoneit U, Koeberle A, Rossi A et al (2011) Inhibition of microsomal prostaglandin E2 synthase-1 as a molecular basis for the anti-inflammatory actions of boswellic acids from frankincense. Br J Pharmacol 162:147-162
4 Ernst E (2008) Frankincense: systematic review. BMJ 337:a2813
5 Ferrara T, De Vincentiis G, Di Pierro F et al (2015) Functional study on Boswellia phytosome as complementary intervention in asthmatic patients. Eur Rev Med Pharmacol Sci 19:3757-3762
6 Lazzaro F (2014) Comparative study on Tendhyal® efficacy in Achilles tendinopathy and epicondylitis. GIOT 40:1-10
7 Lazzaro F, Loiero M (2014) Effects of R(+) enantiomer of thioctic acid and Boswellia serrata (Casperome®), in combination, in the treatment of compressive cervicobrachial and lumbar radiculopathies. GIOT 40:249-257
8 Lazzaro F, Loiero M (2015) Comparison between two treatment schedules with Destior® Bridge, a fixed combination of R(+) thioctic acid and phospholipid formulation of Boswellia serrata (Casperome®), in the treatment of cervical and lumbar spine radiculopathy. GIOT 41:80-89


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Composizione
Studi clinici

Composizione e specifiche tecniche
I risultati dello studio hanno dimostrato che la somministrazione orale di LifeinU™ BSCU1 contribuisce a ridurre il rischio di infezioni respiratorie; in particolare, è stata riscontrata una riduzione significativa della frequenza di infezioni respiratorie negli individui trattati con il probiotico rispetto al gruppo di controllo (Fig.1). Inoltre, il trattamento con LifeinU™ BSCU1 ha determinato un aumento significativo delle concentrazioni di IgA sia nei campioni di saliva (Fig.2A), sia nelle feci (Fig.2B) degli individui trattati rispetto al gruppo di controllo. È interessante notare come, anche in seguito alla sospensione del trattamento, i livelli di IgA continuavano ad essere maggiori nei campioni di feci prelevati dagli individui che avevano assunto il probiotico. Al contrario, nessuna variazione significativa dei livelli di espressione delle citochine è stata riscontrata tra il gruppo trattato con il probiotico e quello trattato con il placebo; solo i livelli di INFγ sono risultati aumentati al termine del trattamento con LifeinU™ BSCU1. Nessun effetto indesiderato è stato osservato nel corso dello studio clinico. 


La storia del trucco prende il via presso gli Egizi, per i quali il make up aveva innanzitutto una funzione religiosa. Il loro desiderio per la bellezza non era fine a se stesso: si credeva che la bellezza fosse gradita agli dei e che il trucco potesse proteggere dal male. Le diverse miscele o gli olii per il corpo erano preparate dai sacerdoti.
Lo sguardo aveva un valore prettamente spirituale ed andava sottolineato con prodotti specifici. Per porre enfasi agli occhi, la pelle del viso andava preparata in modo impeccabile per risultare una base neutra ed uniforme. Si schiariva quindi l’epidermide con un composto cremoso derivato dalla biacca, disponibile in diversi colori. Alcune donne che avevano la pelle particolarmente scura utilizzavano polvere di alabastro e di carbonato di soda mista a miele.
Un’epoca di contrasti tra l’essere e l’apparire, o meglio il voler apparire. Poiché il corpo femminile doveva avere tre attributi bianchi (la carnagione, i denti e le mani), si applicava sul viso in quantità abbondante la cerussa, un derivato del piombo, per neutralizzare le rughe; per neutralizzarne la tossicità si trascorreva la notte con una maschera a base di scaloppine crude di vitello imbevute nel latte. Anche Caterina Sforza consigliava, tra le sue ricette di bellezza raccolte negli Experimenta, un metodo per schiarire la carnagione: “latte di balia che allatta un maschio in cui si sarà disciolta una rondine con tutte le piume, un poco di trementina, canfora, due uova fresche e miele”(1).
L’epoca vittoriana fu un periodo dominato da un rigido codice morale, da valori religiosi, da modestia e sobrietà sessuale. Sebbene il make up fosse considerato qualcosa che solo le donne di dubbia moralità avrebbero utilizzato, la cosmesi progredì e divenne parte integrante dell’universo femminile, con tonalità delicate che si addicessero all’aspetto di una donna fragile, delicata e sobria (2).
È di questo decennio l’invenzione che cambiò il mondo cosmetico del trucco viso: nacque il primo fondotinta inizialmente formulato solo per l’industria del cinema e che avrebbe sostituito nel tempo le polveri viso. Max Factor fu l’inventore, nel 1914, di un cerone in crema ultra sottile e flessibile sulla pelle, sviluppato in ben 12 sfumature di colore per adattarsi al meglio ad ogni tipo di incarnato.
Nella moda, giovanissime modelle diventarono simbolo di quest’era, Jane Shrimpton (detta Shrimp, gamberetto) e Lesley Hornby, alias Twiggy (legnetto). Il look adolescenziale diventò tendenza.
Negli anni ’70 una nuova esigenza fa capolino: non più solo un prodotto pratico e veloce, al fondotinta si richiede anche una lunga tenuta in quanto il tempo che le donne passano fuori casa, per lavoro e svago, aumenta sempre più e il loro make up deve reggere questi nuovi ritmi. Shiseido non si fa cogliere impreparata e sviluppa un nuovo prodotto idrorepellente, capace di resistere a sudore e traspirazione cutanea.
Sono stati gli anni in cui i nuovi must erano la qualità del prodotto e la capacità di assicurare un risultato impeccabile a lungo nel tempo. Individuando nel sebo la principale causa per cui il fondotinta “non tiene”, dal Giappone arrivarono nuovi prodotti progettati con attività sebo-assorbente, in grado di liberare una volta per tutte le donne da problemi di lucidità, di fondotinta che vira sulla pelle e non tiene. Questa caratteristica si ottenne utilizzando polveri sferiche cave, in grado di assorbire l’eccesso di sebo e trattenerlo al loro interno.
Anche il potere di una bellezza prorompente venne messo in discussione (l’icona del periodo fu la modella Kate Moss che ostentava un look quasi emaciato grazie anche alla sua magrezza esasperata); vi fu un ritorno del natural look: viso non più truccato con fondotinta coprenti, fard dai colori accesi e metallizzati. Il fondotinta divenne opaco, le guance color pesca e labbra arancio chiare.
Test in vitro
Test in vivo






