Soluzioni di packaging per prodotti cosmetici contenenti filtri solari organici

ARTICOLI

Marcello Valdameri Antonella Cavazza Claudio Corradini

Art Cosmetics
Università di Parma

Soluzioni di packaging per prodotti cosmetici contenenti filtri solari organici

Qualità e sicurezza di un prodotto dipendono anche dal packaging

Le creme solari svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione del cancro della pelle e nella protezione contro il fotoinvecchiamento. Tuttavia, la natura lipofila dei filtri organici favorisce l’interazione con alcuni materiali plastici costituenti dei contenitori. Inoltre, le alte temperature e la presenza di ingredienti volatili possono provocare la permeazione del filtro al packaging in cui è contenuto il cosmetico.

In questo studio sono state comparate due tipologie di packaging, uno in polietilene e uno in polietilene additivato con uno strato barriera in etilene vinil alcol, EVOH. Inoltre, in via del tutto sperimentale, è stato preso in considerazione un coating totalmente biodegradabile sviluppato dall’Università di Parma.

Su campioni conservati a 25 e 40 °C è stato monitorato l’andamento della stabilità dei conservanti, della sostanza volatile e del filtro chimico attraverso analisi HPLC-DAD e FTIR. Nei tubi in polietilene conservati a 40 °C si è riscontrata permeazione delle sostanze analizzate e un calo del 12% del filtro organico, mentre nei flaconi in polietilene rivestiti con il materiale biodegradabile la perdita è significativamente ridotta. 

Packaging solutions for cosmetic products containing organic sunscreens
Product quality and safety are also packaging-dependent

Sun creams are an important “tool” for preventing skin injuries and protecting from photo-ageing. However, lipophilic substances occurring in the formulation, together with volatile compounds, can interact with the plastic materials of packaging, and, at high temperature can lead to permeation through the container.

This study is focused on the comparison between the behavior of two different packaging, a first one made of polyethylene, and a second one of the same material covered by a barrier of ethylene vinyl alcohol (EVOH). In addition, an innovative biodegradable coating developed by the University of Parma has been considered.

Samples were stored at 25 and 40 °C, and the stability of ingredients present in the formulation was analyzed by HPLC-DAD and FTIR. In polyethylene tubes stored at 40 °C a permeation of some components, and a decrease of 12% of the solar screen was observed. The decrease of solar screen in coated tubes was significantly reduced

Articolo integrale in uscita sul numero 4 di Cosmetic Technology

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Editoriale CT 4 • 2022

Editoriale
Cosmetic technology 4, 2022

Anna Caldiroli

Direttore scientifico
di Cosmetic Technology

Houston, abbiamo
un problema, anzi due

Nel numero dedicato alla “tintarella” mi è sembrato doveroso coinvolgere una Regina nota per il suo candore, le cui abitudini di makeup non le hanno permesso di mantenere il suo viso in buono stato: Regina Elisabetta I Tudor.

Cambiano le epoche ma il concetto di dover corrispondere a dei canoni imposti resta fortemente affermato così come l’inseguimento di una (apparente) perfezione: lei inseguiva il bianco assoluto e, noi oggi, l’abbronzatura a tutti i costi, per cui a volte si rischia la pelle, nel vero senso della parola!

Andando oltre i colori bianco latte, marrone bronzo, evitando il rosso peperone, quali sono le preoccupazioni del nostro tempo?

Ne intravedo almeno due: gli effetti del riscaldamento globale sulla salute e quelli dei cosmetici sull’ambiente. Un vero e proprio cane che si morde la coda. Uno studio del 20101 spiega come un aumento della temperatura influenzi il comportamento delle persone: incoraggia a trascorrere più tempo all’aperto aumentando così l’esposizione ai raggi solari.

Se da una parte questo adattamento comportamentale può avere benefici (es. sintesi della vitamina D) parimenti può essere legato a un aumento dell’incidenza di cancro e di scottature solari, indipendentemente dal fatto che in natura questi eventi siano “fisiologici”. Da considerare anche come la riduzione dello strato di ozono incida sulla salute umana: si è maggiormente esposti ai raggi UVB che, senza uno “schermo”, raggiungono con più facilità la superficie terreste e i cui effetti sono ben noti (cancro della pelle con meccanismo dose-dipendente).

Con un salto di un decennio2 è stato valutato come il riscaldamento climatico e altre variabili, tra cui temperatura, umidità, raggi UV e inquinamento atmosferico, influenzino il microbioma cutaneo e, quindi, la salute della pelle, incidendo su epidemiologia e gravità dei disturbi cutanei.

Se attraverso una generalizzata ed efficace opera di informazione fossimo in grado diffondere la necessità d’impiego di una protezione solare – lo dico brutalmente – potremmo abbattere i costi sanitari derivati dall’insorgere di queste patologie. Rovescio della medaglia, l’incremento dell’uso di solari potrebbe avere delle ripercussioni sull’ambiente e l’allerta è molto alta verso i filtri UV. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti i filtri organici, tuttavia, anche gli inorganici sembrano avere delle “gatte da pelare” sia in termini di classificazioni armonizzate (lo ZnO per l’ambiente e il TiO2 con la sua recente classificazione come Carc 2 per via inalatoria, in base alla dimensione particellare) e, in modo più ampio, per gli effetti sull’ambiente di entrambi se in forma nanostrutturata.

In alcuni casi, sembra che le norme sui prodotti per la protezione solare non siano al passo con le scoperte scientifiche che vengono divulgate e, di conseguenza, lo scetticismo diffonde tra la popolazione oltre a una non opportuna informazione che conduce a un generale riduzione d’uso. Per prevenire questo, bisogna lavorare sulla formulazione di prodotti contemporaneamente sicuri per uomo e ambiente e che non abbiano effetti di lungo termine dovuti al loro accumulo3.

1Fabbrocini G, Triassi M, Mauriello MC et al. Epidemiology of Skin Cancer: Role of Some Environmental Factors. Cancers. 2010;2:1980-1989.
2Isler MF, Coates SJ, Boos MD. Climate change, the cutaneous microbiome and skin disease: implications for a warming world. Int J Dermatol. 2022.
3Fivenson D, Sabzevari N, Qiblawi S et al, Review. Sunscreens: UV filters to protect us: Part 2-Increasing awareness of UV filters and their potential toxicities to us and our environment. Int J Womens Dermatol. 2021;7:45-69.

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XINPROX®

XINPROX®

Per il benessere della prostata

La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile, a forma di piramide rovesciata, situata nella pelvi, al di sotto della vescica e davanti al retto, che si sviluppa intorno alla porzione iniziale dell’uretra. È formata da tessuto fibro-muscolare e il suo compito principale è quello di produrre il liquido prostatico.

XINPROX®

Un integratore alimentare a base di Graminex® G63®, quercetina, acido alfa-lipoico, L-triptofano, formulato per il benessere della prostata.

Indicato in caso di aumentato fabbisogno di tali componenti.

GRAMINEX® G63® (polline da Secale cereale L.); acido lipoico (agente antiagglomerante: talco; emulsionante: etilcellulosa); agenti di carica: fosfato dicalcico, idrossipropilcellulosa; L-triptofano; quercetina; agenti antiagglomeranti: sali di magnesio degli acidi grassi, biossido di silicio; agenti di rivestimento: alcol polivinilico, polietilenglicole, talco; coloranti: E171, E172.

Si consiglia l’assunzione di 1 o 2 compresse al giorno di XINPROX®, dopo i pasti principali.

TABELLA NUTRIZIONALE
VALORI NUTRIZIONALI
Componenti
per dose (1 compressa)
per dose (2 compresse)
GRAMINEX® G63®
di cui polline
500 mg
126 mg
1000 mg
252 mg
Acido lipoico
300 mg
600 mg
L-triptofano
100 mg
200 mg
Quercetina
75 mg
150 mg

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Non ci accontentiamo di meno dell’eccellenza
— Kolinpharma —

VISION OF VISUAL

VISION OF VISUAL

Immagini evocative e tone of voice nella comunicazione di un prodotto solare
Barbara Panzeri

Barbara Panzeri

Digital graphic artist
RONFstyle.com
rontstyle@gmail.com

VISION OF VISUAL

Immagini evocative e tone
of voice nella comunicazione di un prodotto solare

In questa quarta rubrica di Vision of Visual dedicata al tema dei solari ho il piacere di presentarmi anche se a distanza per approfondire come lo stesso prodotto solare può essere comunicato attraverso delle immagini evocative con 3 tone of voice differenti.
Vedremo nello specifico come rappresentare a livello visivo i concetti che caratterizzano le proprietà di una crema solare questa volta però non attraverso il suo Packaging ma tramite la comunicazione e degli esempi di possibili profili Social IG.

Come introdotto nella prima rubrica, di Cosmetic Technology 1-2022, il potere della creatività abbinata al visual consiste nel fatto che esistono infinite immagini per poter rappresentare una singola parola e questo apre un mondo parallelo, in cui spesso mi piace “perdermi”, che permette di esprimere nelle più svariate declinazioni un concetto.
Un viaggio i cui soli limiti e confini sono quelli che ci poniamo.
Un gioco di forme e colori che viene applicato nei più svariati ambiti e che serve a caratterizzare un prodotto/servizio passando la giusta percezione in linea al target di riferimento.

COSMETIC TECHNOLOGY

Barbara Panzeri
Digital Graphic Artist

ronfstyle@gmail.com

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BICOTENE®

BICOTENE®

Bicotene® Riparazione

e Protezione

Un’eccessiva esposizione alla luce solare porta all’ossidazione stress, degradazione delle proteine della pelle e danni nelle strutture cellulari.
Queste sono le principali cause di invecchiamento precoce e numerosi disturbi della pelle.
Tuttavia, l’applicazione topica di Pro-Retinol è limitata a causa dell’instabilità di questa molecola che se non adeguatamente formulato, viene rapidamente reso inattivo.

Bicotene® Complex è un sistema Bicosome® in grado di stabilizzare e fornire molecole di Pro-Retinolo in profondità l’epidermide, dove lavorano riparando il danno causato dall’esposizione al sole.

Il prodotto può essere utilizzato nelle seguenti formulazioni:

Prodotti solari pre- e post esposizione

Prodotti
abbronzanti

Prodotti dermoprotettivi con fattore di protezione solare

Sieri ad azione anti età

Formulazioni ad azione antipollution

Lipstick (richiesto l’utilizzo
della forma liofilizzata)

BICOTENE®

BICOTENE®, prodotto da Bicosome e distribuito in Italia da LCM, è un principio attivo a base di carotenoidi incapsulati in sistema bicosomico. Cioè il sistema liposomico brevettato.

COSMETIC TECHNOLOGY

Marco Colombo 
Sales Executive
Cosmetics Department

MColombo@lcmtrading.it

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HYABEST®(S) LF-P

HYABEST®(S) LF-P

L’acido ialuronico per il “Beauty from within!”

L’acido ialuronico è un prodotto universalmente riconosciuto e utilizzato come soluzione sicura, efficace e di facile impiego, per lo sviluppo di una grandissima varietà di prodotti ad azione idratante e dermoprotettiva. Sul mercato sono ormai presenti diverse varietà di questo eccellente ingrediente che non delude mai le aspettative di formulatori e consumatori.
L’acido ialuronico è una molecola presente naturalmente nella nostra pelle, appartenente alla famiglia dei glicosaminoglicani; la sua igroscopicità, gli consente di trattenere l’umidità e mantenere quindi un buon livello di idratazione. Svolge un’azione di prevenzione dell’invecchiamento costituendo una vera e propria impalcatura molecolare in grado di mantenere il tono e la struttura cutanea.
HYABEST® (S) LF-P è un ingrediente alimentare di Kewpie Corporation, azienda giapponese leader mondiale nella produzione e commercializzazione di acido ialuronico di elevata purezza, di cui LCM Trading è distributore esclusivo per il mercato italiano.

L’INTEGRATORE NUTRIZIONALE

Luca Corno 
Sales Executive
Nutraceutical Division

lcorno@lcmtrading.it

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LCM Trading in a nutshell

Fin dal 1982 L.C.M. è riconosciuta nel mercato italiano come agente e distributore di materie prime per il settore Farmaceutico e Cosmetico. Oggi, dopo 40 anni di attività, LCM collabora con produttori qualificati provenienti da tutto il mondo e con più di 400 clienti italiani andando a proporre un portafoglio prodotti in continua evoluzione arricchito con materie prime per il settore Nutraceutico, Alimentare ed Industriale. Dal 2010 LCM ha inoltre deciso di estendere il proprio business anche nell’area medio-orientale. La certificazione GMP rilasciata da AIFA e la certificazione ISO 9001: 2008 garantiscono alti standard di qualità, obiettivo comune di tutte le attività aziendali.

Botaniplex™ Clear

Ingredienti

Botaniplex™ Clear

Dalla natura l’alleato
per combattere l’acne

Daniela Ronchetti

daniela.ronchetti@activebox.it

Green Mountain Biotech sviluppa tramite un’innovativa tecnologia di estrazione una serie di miscele botaniche chiamate Botaniplex™ (1). Queste miscele contengono estratti purificati di piante medicinali molto conosciute nella Medicina Tradizionale Cinese (TCM) e sono fornite come ingredienti liquidi di alta qualità e senza conservanti per l’industria del Personal Care. La miscela Botaniplex™ Clear, distribuita in Italia da Active Box, è un ingrediente attivo cosmetico costituito da estratti di sei diverse piante, ed è un naturale ed efficace alleato se utilizzato in prodotti topici per il trattamento dell’acne. Questa problematica cutanea della pelle colpisce la maggior parte degli adolescenti di entrambi i sessi ed è diffusa anche in età adulta. Oltre ad avere un forte impatto negativo a livello estetico, l’acne può costituire una condizione aggravante o predisponente per patologie più serie. Nei casi particolarmente severi vengono prescritti antibiotici sistemici, tuttavia l’acne è più comunemente e ampiamente trattata utilizzando formulazioni topiche non soggette a prescrizione. Botaniplex™ Clear è stato sviluppato per queste ultime tipologie di formulazioni ed è fornito come un liquido pronto che si combina facilmente con altri ingredienti cosmetici per creare lozioni, creme e unguenti, fornendo così un mix sinergico di derivati botanici con azione antinfiammatoria, in grado di bilanciare il microbioma e aiutare a controllare l’acne.

Active Box in a nutshell
Dall’idea di eco-beauty nasce Active Box, una realtà dallo spirito innovativo, il cui obiettivo è anticipare gli scenari evolutivi della cosmetica offrendo un’ampia gamma di principi attivi esclusivi. Un costante impegno nella scelta di partner tecnologici internazionali e di ingredienti innovativi è alla base della filosofia aziendale. Visitate il nostro sito web per scoprire il nostro portfolio dedicato al personal care: www.activebox.it.

Minatori silenziosi

Minatori silenziosi

Piante per il recupero industriale
di metalli

Enrica Roccotiello

Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita, Università degli Studi di Genova
enrica.roccotiello@unige.it

In un famosissimo cartone di animazione degli anni ’80, Hayao Miyazaki affidava alla protagonista Nausicaä della Valle del Vento la capacità di studiare affascinata la giungla tossica che cresceva in un’avveniristica realtà post-apocalittica. La protagonista scopriva poi come tale foresta in realtà non facesse altro che captare e depurare il suolo contaminato dalle ingenti attività antropiche preesistenti. 

In realtà negli anni ’70 questo fenomeno era già noto grazie a un gruppo di appassionati botanici che misero a sistema numerose osservazioni relative alle metallofite (piante metallo-tolleranti), in grado di crescere su suoli incredibilmente ricchi di metalli, tali da determinare la tossicità in qualunque altro organismo non ben adattato a vivere in quei contesti. 

Tuttavia, tali piante erano già note fin dall’antichità, quando venivano impiegate per individuare giacimenti minerari, come citato da Georg Agricola nel De Re Metallica (1556). L’uso delle piante come indicatrici di giacimenti rappresenta, peraltro, una pratica attualmente presente nel cosiddetto Zambian copperbelt; la cintura di depositi di rame dell’Africa centrale dove Lamiacee, comunemente chiamate copper flower, quali ad esempio Ocimum centraliafricanum, sono utilizzate proprio per l’individuazione di giacimenti di rame (Fig.1).

Iperaccumulatori, phytoremediation e phytomining

Ma c’è di più. Alcune di queste metallofite, oltre a tollerare concentrazioni tossiche di elementi quali Cobalto, Cromo, Nichel, Rame, Oro, Argento, Manganese, Zinco, terre rare ecc., sono anche in grado di spostare attivamente tali elementi dal suolo alle porzioni epigee, concentrandoli nella frazione mietibile.

L’impiego di tali specie vegetali, note come iperaccumulatori, in siti contaminati da metalli, ha consentito la messa a punto di numerose tecniche di bonifica, meglio note come phytoremediation, che consentono un miglioramento delle condizioni dei substrati contaminati con recupero di metalli dal suolo. Tuttavia, nel rapporto costi-benefici, tale pratica, pur risultando sostenibile e piuttosto efficace, è lenta e a fine ciclo richiede comunque lo smaltimento della biomassa secca come rifiuto speciale. Da qui l’idea di impiegare questa pratica per il recupero di metalli che abbiano un valore economico per l’industria. Ecco allora nascere il phytomining, dove la fitoestrazione e la concentrazione alla frazione mietibile avvengono per metalli di interesse economico e industriale quali Oro, Argento, Nichel, per citarne solo alcuni, che possono essere captati da scarti di lavorazione industriale e materiali di risulta di attività estrattive. L’incenerimento della biomassa secca a elevatissime temperature consente l’arricchimento di metalli nelle ceneri, che diventano un vero e proprio biominerale e possono essere impiegate nelle più svariate applicazioni industriali come materie prime seconde. Senza contare che alcune specie impiegate per il phytomining posso essere utilizzate al posto di combustibili fossili consentendo la produzione di energia, oltre che il recupero di metalli dalle ceneri.

Il ruolo del microbiota rizosferico

Aspetto altrettanto cruciale è rivestito dalla fase di captazione dei metalli dal suolo, che richiede alcuni processi specifici che avvengono a livello di apparato radicale e rizosfera. In tale contesto, l’impiego di un pool di microorganismi batterici e fungini può giocare un ruolo chiave sia nell’alleviare lo stress da metallo sia nell’aumentare la captazione dello stesso da parte della pianta, con una partita che si gioca a tanti livelli e con diversi regni, dal suolo alla foglia (1). Non verrà esplorato in dettaglio questo affascinante aspetto delle interazioni pianta-suolo, ma basti sapere che il microbiota rizosferico è un elemento chiave su diversi livelli e compare in numerosi aspetti di progetti strategici per l’agricoltura, l’uso del suolo, la riduzione dei pesticidi e dei fertilizzanti, e il miglioramento delle colture.

Una nuova filiera con prospettive interessanti

Nei primi decenni del XXI secolo una nuova frontiera del mining si è delineata come decisiva, in conseguenza di una crescente richiesta di metalli considerati “critici” e cruciali da parte dell’industria, in considerazione della diminuzione delle risorse e di diversi fattori geopolitici. In parallelo, il crescente sfruttamento dei suoli e la loro contaminazione in relazione a una crescente attività antropica hanno complicato il panorama internazionale complessivo per quanto riguarda l’uso di terreni per la produzione agricola. A questo si aggiungono fattori avversi determinati da condizioni naturali, legati ad esempio, in alcune parti del globo, alla presenza di una roccia madre naturalmente ricca di metalli a concentrazioni ecotossiche e pertanto difficilmente coltivabile o poco fertile. Perché allora non applicare questa metodologia a suoli agricoli presenti su terreni metalliferi, o contaminati, ma potenzialmente coltivabili? La messa a sistema di queste applicazioni di bonifica ha dunque inaugurato il filone dell’agromining, che ha come duplice finalità sia il recupero di elementi di interesse industriale, sia la rifunzionalizzazione di suoli agricoli per aumentarne la fertilità e di conseguenza la produttività riducendo gli input di fertilizzanti (2). In pratica si tratta di coltivare in modo sequenziale piante iperaccumulatrici su suoli agricoli, con elevate concentrazioni di metalli per renderli maggiormente fruibili dall’agricoltura tradizionale; a seguire, i suoli vengono normalmente coltivati con colture di interesse alimentare. Tale pratica si inserisce in un contesto ormai fortemente condizionato dal cambiamento climatico e di un sistema agroalimentare volto a una produzione massiva di alimenti, dove l’accumulo di metalli nelle parti eduli delle piante è da evitare in modo categorico. Lo stesso dicasi per le piante che vengono poi impiegate per la produzione di fitoterapici o nutraceutici. Se anche in questo caso l’impatto dell’agromining non è nullo, tuttavia i benefici derivanti risultano numerosi: ad esempio la possibilità di maggior impiego dei terreni, e di conseguenza di occupazione, per le comunità rurali, specialmente nei Paesi in via di sviluppo; l’attrattività economica per l’industria; l’aumento della fertilità dei suoli e di conseguenza la miglior produzione di vegetali. Questa metodologia è di interesse strategico, se si pensa che nel mondo esistono circa 700 specie di piante iperaccumulatrici, decine delle quali decisamente promettenti per i raccolti “metallici” sia nel nostro emisfero (ad esempio Brassicacee come Noccaea caerulescens od Odontarrhena chalcidica, anche nota come Alyssum murale – Fig.2) sia nell’emisfero australe, che vanta diverse piante a portamento arbustivo come il Phyllanthus balgooyi (Fig.3) o addirittura arboree come la Pycnandra acuminata (Fig.4), in grado di contenere nelle propria biomassa secca rispettivamente il 10 e il 25% di Nichel. La possibilità di impiegare questi minatori vegetali ha grandi potenzialità applicative se si considera la possibile creazione di una filiera che consenta poi l’essicazione, l’incenerimento e il recupero dal biominerale così generato di elementi utili attraverso le normali tecniche estrattive idrometallurgiche. 

E le applicazioni? Oltre ai metalli preziosi quali Oro e Argento, anche altri come il Nichel hanno un interesse economico legato all’impiego di questo metallo nelle batterie e nella produzione di acciaio. Inoltre, le applicazioni potrebbero essere ulteriori se si pensa alla produzione di integratori alimentari a base, ad esempio, di Selenio o Zinco, solo per citarne alcuni. 

Resta una filiera appena iniziata e tutta da costruire, si vedano ad esempio i progetti Agromine e Agronickel (3,4) (Fig.5), ma in potenziale rapida espansione, con una legislazione che dovrà gestire e in parte adeguarsi a queste tecnologie emergenti.

Gallery
Bibliografia

1. Rosatto S, Cecchi G, Roccotiello E et al (2021) Frenemies: Interactions between Rhizospheric Bacteria and Fungi from Metalliferous Soils.
Life 11(4): 273
2. Van der Ent A, Baker AJM, Echevarria G et al (2018) Agromining: Farming for Metals. Extracting Unconventional Resources Using Plants.
Springer, Cham, p.312
3. Agronickel ERA NET FACCE surplus, projects.au.dk/faccesurplus/research-projects-1st-call/agronickel/
4. LIFE Agromine Project, Life Environment 2015, LIFE15 ENV/FR/000512, www.life-agromine.com
5. www.earth.com/plant-encyclopedia

Approccio Life Cycle Thinking nel settore nutrizionale

SOSTENIBILITÀ

Marco Bernasconi
Lucia Ferron

FLANAT Research Italia

Approccio Life Cycle Thinking
nel settore nutrizionale

Progetto CAMELINA

[…] l’approccio Life Cycle Thinking si rivela uno strumento prezioso per verificare soluzioni di circolarità a partire da ingredienti naturali e sostenibili. Non solo economia circolare, non solo bioeconomia, ma un approccio circolare alla bioeconomia: i benefici sono evidenti, oltre ad avere un quadro completo delle performance del processo è possibile monitorare gli effetti di eventuali cambi o provvedimenti finalizzati all’ottimizzazione e/o al miglioramento di una parte di esso. […]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 3/2022

 

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Sviluppo di un protocollo innovativo per valutare la stabilità di un estratto botanico

ARTICOLI

Lucia Ferron
Adele Papetti

Dipartimento di Scienze
del Farmaco, Università
degli Studi di Pavia

Sviluppo di un protocollo innovativo
per valutare la stabilità
di un estratto botanico

Allestimento per lo studio di stabilità accelerata
applicato al fitocomplesso di un estratto di mais pigmentato

Il tutolo di mais pigmentato è ricco in antocianine e flavonoli, responsabili delle proprietà salutistiche dell’estratto secco (ES) da esso ottenuto, che devono essere preservate e monitorate durante tutta la vita del prodotto. Al fine di valutare la stabilità dell’estratto allo stato solido, è stato sviluppato un innovativo protocollo di stress accelerato seguendo un programma di valutazione della stabilità accelerata (ASAP), basato sull’approccio dell’isoconversione. […]

Articolo integrale pubblicato su L’Integratore Nutrizionale 3/2022

 

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