Fitoterapia veterinaria


Fitoterapia veterinaria

Avvelenamenti da sostanze di origine vegetale negli animali domestici

In genere tutti gli animali da compagnia cercano il contatto con le piante come attività ludica e a volte per far passare la noia domestica: se poi consideriamo non solo il caso del cane o del gatto, i quali occasionalmente possono assumere parti di vegetali tossici, ma includiamo anche pappagalli, iguane, gerbilli, cani della prateria e tanti altri peraltro non appartenenti al nostro territorio che hanno una dieta vegetariana, la possibilità di una intossicazione è evidentemente ancora più frequente.
L’avvelenamento da parti di piante tossiche dipende dalla quantità ingerita e dalla specie di animale.
L’evoluzione delle piante è avvenuta in contemporanea con un gran numero di erbivori, e queste per sopravvivere hanno sviluppato vari metodi per dissuadere gli erbivori dall’ingerirle come ad esempio le componenti tossiche.
Ma a loro volta molti erbivori hanno elaborato meccanismi di detossificazione che consentono loro di cibarsi di piante che sono estremamente tossiche per individui di altre specie.
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Molte volte gli animali sono in grado di impiegare le sostanze tossiche ingerite perfino come deterrente per proteggersi a loro volta da altri predatori.
Quando animali e piante evolvono insieme, spesso si instaura un rapporto di commestibilità. Tali relazioni vengono meno quando le piante sono introdotte in nuovo ambiente, perché gli animali che vi si trovano risultano esposti a sostanze contro le quali non hanno meccanismi di difesa. La diagnosi di avvelenamento da vegetali si basa sia sulle manifestazioni cliniche che sull’anamnesi riferita dal proprietario.
Riportiamo di seguito un elenco – limitato – di piante tra le principali cause di intossicazione o avvelenamento negli animali domestici, i sintomi e le terapie.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.54.28Abro
Abrus Precatorius, fam. Fabaceae
La pianta contiene una proteina tossica, l’abraina, simile alla ricina. I semi vengono importati per farne collane.
L’ingestione di un seme integro non comporta alcun pericolo, e in questo caso l’apparato gastroenterico viene attraversato senza danni. Per creare le collane però i semi vengono forati per farvi passare il filo, e di conseguenza il potenziale tossico aumenta in caso di ingestione da parte di bambine e animali.
I sintomi dell’avvelenamento sono simili a quelli del ricino: si manifestano con una grave gastroenterite, aumento della temperatura corporea seguito da depressione, perdita della coordinazione e paralisi.
La terapia eseguita è quella dell’avvelenamento da ricino.

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Dieffenbachia, Filodendro
Dieffenbachia spp., Philodendron spp., fam. Araceae
Nelle abitazioni sono diffuse queste piante a scopo ornamentale e gli animali da compagnia ne vengono a contatto masticandone le parti.
Ossalati di calcio, glucosidi, alcaloidi ed enzimi proteolitici sono la causa dei sintomi che si manifestano pochi istanti dopo: dolore, bruciore, sete intensa, edema delle mucose della cavità boccale, della lingua e della faringe, dispnea.
La terapia specifica prevede antistaminici.

 
Schermata 2015-10-28 alle 14.54.52Edera
Hedera helix L. fam. Araliaceae
L’intera pianta è velenosa a causa di vari glucosidi (ederina), saponine (ederagenina, ederacoside), tannino, acido formico e malico, ma gli animali vengono a contatto soprattutto con i frutti dove si trovano anche acido ederi-tannico, acido ederico.
I sintomi clinici iniziali sono rappresentati da ipersalivazione con sete intensa, seguiti da nausea ed emesi, irritazione gastroenterica, con dolore addominale e diarrea. L’animale può entrare in coma e morire entro 24-48 ore.
Non esiste un antidoto specifico ma una terapia sintomatica.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.54.57Noce
Junglans regia L., fam. Juglandaceae
L’intossicazione avviene dopo l’estate, quando nel periodo di maturazione le noci cadono avvolte dal loro mallo intatto. Vittime della tossicità in genere sono cani che masticano questi vegetali a scopo ludico ingoiandone parti della struttura. Nel mallo si trovano dei derivati naftochinonici, dei quali il principale è lo juglone.
Durante l’inverno, inoltre, le noci cadute sono fortemente contaminate da miceti che aggravano il livello di intossicazione.
I sintomi clinici sono gastroenterici e sono state descritte convulsioni. La terapia è sintomatica.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.55.50Oleandro
Nerium oleander L., fam. Apocynaceae
Nel passato l’oleandro ha rappresentato un grave problema per il bestiame. Ora il problema riguarda soprattutto gli animali da compagnia che per gioco masticano le parti della pianta. Inoltre essendo il principio attivo un glucoside cardioattivo idrosolubile, l’acqua diventa un’ulteriore fonte di avvelenamento.
I segni clinici dell’avvelenamento possono comparire anche tre ore dopo l’ingestione. Inizialmente sono rappresentati da nausea, vomito e diarrea. Gli effetti più intensi e potenzialmente letali si osservano a livello cardiaco: tachicardia, bradicardia e fibrillazione negli stadi terminali. La frequenza e la profondità della respirazione sono aumentate. Negli stadi terminali sono presenti ipotermia e convulsioni. La terapia iniziale consiste nel rimuovere i residui vegetali dall’apparato digerente, che a volte avviene con il vomito spontaneo; tuttavia è bene assicurarsi che l’eliminazione sia completa eseguendo una lavanda gastrica. Cloruro di potassio in endovena per ripristinare le perdite elettrolitiche. Se necessario ossigeno.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.55.04Ortica
Urtica dioica L., fam. Urticaceae
La condizione di avvelenamento si osserva con maggiore probabilità nei cani che corrono all’aperto, in particolar modo cani da caccia. Gli animali correndo nella vegetazione vengono a contatto ripetutamente con i peli orticanti delle foglie che contengono acetilcolina, istamina, leucotrieni. Le ripetute esposizioni determinano l’inoculazione di una dose così elevata da provocare un effetto cumulativo.
Gli animali presentano i segni clinici di una stimolazione parasimpaticomimetica dovuta all’acetilcolina. Si osservano ipersalivazione, bruciore della cavità boccale, accentuata debolezza muscolare e tremore, vomito, dispnea, bradicardia.
Il trattamento terapeutico è rappresentato da atropina e analgesici.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.56.01Palma nana
Cycas revoluta, fam. Cycadaceae
Pianta ornamentale da giardino: i gatti ma soprattutto i cani sono particolarmente attratti dall’odore fino ridurla in piccoli pezzi; anche in quantità limitate, se ingerita può provocare sintomi con danni respiratori, e nei casi più gravi la morte.
La terapia è sintomatica.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.56.08Ranuncolo selvatico
Ranunculus bulbosus L., fam. Ranuncolaceae
Gli animali al pascolo possono essere intossicati ingerendone grosse quantità. Il latte dei bovini intossicati diventa amaro e rossastro.
L’avvelenamento è dovuto al ranuncolo, e alla ranuncolina che si trasforma in protoanemonina.
I sintomi per contatto sono irritazione e vescicazione cutanea; per ingestione, infiammazione della mucosa della cavità boccale e del primo tratto dell’apparato digerente, vomito, dolori intestinali, infiammazione ai reni, insufficienza respiratoria.
La terapia è sintomatica.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.56.32Ricino
Ricinus communis L., fam. Euphorbiaceae
I semi costituiscono una fonte di intossicazione per i piccoli animali. Vengono prodotti all’interno di capsule che si spezzano al momento della maturità. Il loro rivestimento è molto resistente per cui passano senza rischi l’apparato digerente degli animali, a meno che il rivestimento stesso non venga spezzato durante la masticazione o schiacciato prima dell’ingestione. Il principio attivo contenuto nei semi che causa la tossicità è la ricina. L’ingestione di questa glicoproteina causa effetti variabili da una specie animale all’altra. Il bovino e l’ovino sono resistenti all’intossicazione.
I segni clinici compaiono dopo un periodo di latenza di 18-24 ore; negli stadi iniziali, si osservano una lieve depressione del sensorio e un aumento della temperatura corporea di circa 1,5°C. Gli animali appaiono assetati e presentano lievi dolori colici. Compare sudorazione. Circa 10 ore dopo l’ingestione il prelievo di un campione di sangue da destinare all’esame emocromocitometrico completo evidenzia una leucopenia. Successivamente si manifesta una profusa diarrea catarrale emorragica, il battito cardiaco diventa tumultuoso e possono insorgere convulsioni terminali.
Le lesioni necroscopiche sono rappresentate da emorragie delle superfici sierose e mucose dello stomaco, dell’intestino e della vescica. Tutti i visceri appaiono congesti e nel lume intestinale si possono riscontrare ingenti quantità di liquido.
Se l’intossicazione viene diagnosticata precocemente si evacua l’apparato gastroenterico mediante l’induzione dell’emesi e lavaggio intestinale. Negli altri casi la terapia è sintomatica, ed è di particolare importanza la ricostituzione delle perdite idriche.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.57.20Rododendro
Rhododendron ferrugineum L., fam. Ericaceae
Le azalee e i rododendri sono delle Ericacee note per la capacità di provocare avvelenamenti nel bestiame.
La tossina presente in molte specie di Ericacee è un glucoside, l’andromedotossina.
Nel bestiame per la comparsa della tossicità è necessaria l’ingestione di foglie verdi in quantità pari allo 0,2% del corpo dell’animale.
I sintomi clinici compaiono dalle sei ore dell’ingestione e comprendono: anoressia, nausea, vomito, ipersalivazione, coliche addominali, depressione del sensorio, cardiaca e respiratoria.
La terapia è sintomatica.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.57.31Stella di Natale
Euphorbia pulcherrima Willd., fam. Euphorbiaceae
La pianta viene comunemente utilizzata come decorazione nelle abitazioni nel periodo natalizio.
Gli animali che vengono a contatto con il lattice masticando le parti della pianta vanno incontro ai seguenti sintomi: stomatite, gastroenterite e congiuntivite.
La terapia è sintomatica.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.57.37Tasso
Taxus baccata L., fam.Taxaceae
I cavalli sono gli animali più sensibili alla tossicità della pianta: sono sufficienti 100-200 grammi di foglie per uccidere un esemplare in pochi minuti.
Tutta la pianta, compresi i semi, è molto tossica per la presenza di un miscuglio di alcaloidi (tassina). L’arillo invece non contiene alcaloidi e non è velenoso; viene mangiato dagli uccelli che provvedono in questo modo alla disseminazione.
L’insorgenza delle manifestazioni cliniche ha carattere acuto, e l’animale può morire improvvisamente prima che i segni clinici siano manifesti. Per dosi inferiori a quella letale, i sintomi compaiono entro un’ora e possono consistere in vomito, diarrea, eccitazione e poi depressione del sistema nervoso centrale, midriasi, tremori, debolezza muscolare, dispnea e collasso.
La diagnosi differenziale risulta difficile, indicativo è l’esame necroscopico della pianta all’interno dello stomaco.

 

Schermata 2015-10-28 alle 14.57.43Vischio
Viscum album L., fam. Viscaceae
Gli animali possono venire a contatto quando la pianta viene portata in casa a scopi decorativi nel periodo natalizio. In genere non viene mai ingerita una dose letale, ma possono comparire delle manifestazioni cliniche. La diffusione dei semi di vischio è affidata agli uccelli che si nutrono delle bacche.
I fusti e le foglie di questa pianta contengono triterpeni, steroli, ammine e derivati fenolici; importanti sono delle proteine viscotossine e in particolare delle lecitine, dette viscumine.
I sintomi clinici sono: vomito, diarrea sanguinolenta, sete intensa, bradicardia.
La terapia è sintomatica.

Bibliografia
Piante tossiche e velenose, G. Bulgarelli – S. Flamigni, La casa verde
Avvelenamenti da sostanze di origine vegetale nella clinica dei piccoli animali, Murray E. Flowler, SCIVAC
Manuale di botanica farmaceutica, E. Maugini, L. Maleci Bini, M. Mariotti Lippi, Piccin

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