“Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare”. Valeva forse per i memorabili anni ’60 ma, oggi, dovremmo aggiornare il ritornello… “stesso mare ma non la stessa protezione solare”.
Sono diverse le ragioni che ci potrebbero spingere a rimodellare il popolare brano musicale sulla scia del mercato contemporaneo. Iniziamo con Skincare-first: dall’analisi dei trend degli ultimi anni, si assiste alla progressiva skinification del solare e all’uso di ingredienti a supporto di una barriera cutanea compromessa dall’esposoma. Con l’aumento dei livelli di inquinamento atmosferico, c’è una maggiore consapevolezza sulla necessità di proteggere la pelle dagli agenti esterni e mantenere in buono stato la barriera cutanea. Ecco quindi referenze che contengono ingredienti per calmare la pelle, miscele di ceramidi per “nutrirla” e rafforzare la barriera. La sensorialità di cui tutti subiamo il fascino: texture acquose e trasparenti dove l’effetto white cast è solo uno ricordo (un po’ come gli scaldamuscoli e le lezioni di aerobica in TV). Trovano risposta anche le necessità dei cosmetologi che devono coniugare, in un solo prodotto, protezione, piacere d’uso e performance. La preferenza dei consumatori sembra spostarsi verso prodotti multifunzionali che offrono protezione insieme a benefici antiaging e idratazione, senza lasciare un “segno” significativo del loro passaggio. Formule che si applicano in modo invisibile su tutti i toni della pelle. Gli studi di mercato evidenziano una crescente domanda di protezioni solari che si inseriscono perfettamente nelle routine quotidiana; molte persone con pelle grassa o sensibile evitano infatti le creme solari tradizionali a causa della tipica untuosità o delle interferenze con il makeup. Le formule si arricchiscono di materie prime derivanti da scarti industriali a favore della sostenibilità ma anche per l’effetto booster di alcuni estratti di origine vegetale – uno su tutti, l’estratto di melograno che agisce sia sul versante della protezione da luce blu ma anche su quello dell’inquinamento, grazie ai polifenoli che con la loro azione antiossidante mitigano i danni del particolato atmosferico e dello stress ossidativo.
Non solo nuovi prodotti, ma anche ammodernamento dei passati best-seller per rispondere ai nuovi trend (solo per citarne alcuni: clean beauty, sostenibilità, elevata protezione). Dagli scaffali ci osservano anche le creme solari colorate (tinted sunscreen) che nell’ultimo anno hanno registrato una crescita significativa, con una domanda in aumento dell’86,9% su tutte le piattaforme. Tale ricerca su Google è in testa alla classifica, conquistando il 59,1% della popolarità, con un aumento delle ricerche del 50,3% rispetto al 2024. Numeri che sembrano la risposta per Giorgia che nel 2025 cantava “Non so più quante volte ti ho cercato”. Alcuni consumatori tendono però a preferire i prodotti per la cura della pelle con fattore di protezione solare piuttosto che le creme solari tradizionali, come dimostra l’aumento delle ricerche per la migliore crema idratante colorata con protezione solare (1). Tuttavia, nonostante l’ingresso trionfale nella skincare quotidiana, sembra che una larga fetta della popolazione continui a considerare la protezione solare un prodotto da spiaggia. A questa ridotta estensione temporale di utilizzo, si aggiunge la scarsa quantità di prodotto impiegata che, tra l’altro, solo in una percentuale ridotta dei casi viene riapplicata secondo la frequenza raccomandata. Il sole non sa se stiamo lavorando all’aperto, se siamo fuori in barca a vela o siamo usciti per portare fuori il cane. Lo dicevano i The Kolors “Avevo voglia di un po’ d’aria, sono uscito di corsa. Dove ho la testa? Forse nella tua borsa”.
Accanto a questo, avanzano dei metodi alternativi per la determinazione dell’SPF: Double Plate method (ISO 23675) quale alternativa in vitro al metodo di riferimento in vivo (ISO 24444) e il metodo della spettroscopia riflettente diffusa ibrida (HDRS-ISO 23698) (2–3).
Bibliografia
1. Meisel M. Longevity leads skincare developments. Happi. 2025;62(5).
2. Pouradier F, Miksa S, Batzer J.et al. Performance assessment of the Double Plate method (ISO23675) in ALT-SPF Consortium: A highly reproducible and accurate in vitro method to determine SPF. Int J Cosmet Sci. 2025; 47(Suppl. 1): 37-52.
3. Ruvolo E, Cole C, Rohr M et al. Performance of hybrid diffuse reflectance spectroscopy (HDRS-ISO 23698) methodology for assessment of sunscreen protection in the ALT-SPF Consortium validation study. Int J Cosmet Sci. 2025; 47(Suppl. 1): 53-77.
Ocimum centraliafricanum, Copper flower, indicatore di giacimenti di rame (5)