Infine, traendo ispirazione da “C’è da ridere” uno spettacolo messo in scena al Teatro Coccia di Novara: non possiamo scegliere le domande che riceveremo ma possiamo scegliere le risposte che daremo e quindi le parole da utilizzare. Il mio augurio per un anno carico di domande stimolanti a cui dare risposte ben pensate.
And I’ll fly with you…
(G. D’Agostino)
Per descrivere che cosa significa per me andare a teatro, devo prendere in prestito le parole di una nota canzone: “un’emozione che non ha voce”. Ho recentemente assistito a un monologo dove l’attore ha condotto il suo pubblico a riflettere su alcuni modi di dire e del significato mutevole che una parola può assumere quando si intrufola in una frase o in un’altra. Con la consapevolezza che ogni parola che pronunciamo genera risonanza nel destinatario e spostando l’osservazione sul settore cosmetico, emerge chiaro e forte che le parole non sono neutre: forgiano la percezione dell’efficacia, il valore etico di un prodotto oltre alla fiducia del consumatore.
Desidero focalizzare l’attenzione su alcuni termini che, nel corso dell’ultimo anno in particolare, sono riusciti a farsi spazio prepotentemente nel nostro quotidiano, fino a rischiare l’usura. Per ciascuno offro una personale visione e declinazione in cosmetica.
#CleanBeauty e #Sostenibile hanno scatenato un greenwashing semantico, in quanto non sempre sono supportati, per esempio, da uno standard di certificazione che ne traccia confini e regole di attribuzione, riferimenti scientifici o l’esito di una sperimentazione con metodi noti e accettati.
#eco-ansia quella provata da ogni consumatore, quando sente demonizzare alcuni ingredienti (spesso valutati come sicuri su un’ampia base di studi e risultati) e idealizzarne altri (decisamente più poveri in fatto di conoscenza), con l’aggravante di non pensare al destino ambientale delle proprie scelte.
#dissing: la tendenza di brand e influencer a sminuire apertamente i prodotti della concorrenza per emergere, il tutto non sempre avvalorato da basi scientifiche ma spesso limitato alla propria opinione non maturata sulle basi della conoscenza; un “minestrone di parole” che genera confusione e perdita di fiducia nel settore. In più, con una tendenza espressiva orientata alla rapidità (contenuti brevi, magari anche semplicistici) e al conflitto.
#ghosting: la sparizione di claim falliti (promesse non mantenute) o degli ingredienti controversi, eliminandoli silenziosamente per dare spazio ad asserzioni molto più generali ed evocative.
#fuffaguru: figure che, pur prive di credenziali scientifiche, offrono formule magiche o consulenze spesso basate su informazioni non verificate.
L’abuso di un linguaggio che bada molto alla performance di prodotto può finire con lo spostare il focus dalla scienza e dall’efficacia del prodotto solo all’estetica della comunicazione e ai trend. In conclusione, le parole abusate quando incanalate dal marketing cosmetico, spesso si trasformano con l’obiettivo di limitarsi a suscitare un’emozione e non comunicare un beneficio verificabile. Vorrei invece aggiungere una parola che, a differenza di quelle sopra menzionate, porta con sé un profondo significato di interdipendenza e responsabilità: #ecosistema. Noi, come individui, individui in imprese e imprese sul mercato non siamo che un tassello di un insieme più grande nel quale siamo gli uni collegati agli altri.
Ocimum centraliafricanum, Copper flower, indicatore di giacimenti di rame (5)