Cari Lettori,
ormai tutti i giorni i media ci bersagliano con notizie, citazioni, dibattiti, conferenze e molto altro a proposito dell’Intelligenza Artificiale (IA) e del suo possibile ruolo nell’affiancarsi o addirittura sostituire le attività umane, per cui al momento credo che tutti la guardiamo con cautela e/o scetticismo.
Queste sono solo alcune delle perplessità che comunque anch’io condivido, soprattutto per quanto riguarda la salute. È un dato di fatto che l’IA sia già entrata nella pratica clinica, soprattutto in ambito diagnostico e nelle piattaforme di chat con i pazienti, molto prima che la regolamentazione riuscisse a starle dietro, lasciando importanti lacune.
Un report del quotidiano The Guardian ha riferito di presunte inesattezze cliniche del modello di Google AI Overview, portando alla rimozione di alcune ricerche mediche fuorvianti, tentando così di arginare momentaneamente il problema, senza risolvere la criticità dell’imprecisione di AI Overview che permane tuttora.
Quando Open AI ha risposto lanciando ChatGPT Salute ho fatto un balzo sulla sedia: ma come? Allora i medici non servono più? Facciamo leggere le nostre cartelle cliniche all’IA? Sarà affidabile? Da chi è controllata? Può sbagliare? (ma subito c’è da chiedersi: sbagliare rispetto a che cosa?). Sbaglia più o meno del medico con camice bianco e stetoscopio?
È arrivata a questo proposito una provocazione del Prof. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Mario Negri, intervenuto alla consegna di borse di studio per le malattie rare, pubblicata su Corriere della Sera. Secondo Remuzzi «oggi l’intelligenza artificiale supera il medico, e di molto, nel ragionamento clinico e nella capacità diagnostica». Infatti, ha citato uno studio pubblicato su New England Journal of Medicine (NEJM) che ha avuto proprio lo scopo di verificare se IA in ambito medico-diagnostico sbagli più o meno del medico. Questo punto è rilevante, perché ogni anno nel mondo muoiono 2,6 milioni di persone a causa di diagnosi sbagliate, circa settemila al giorno (ma tranquillizzatevi, sulla popolazione mondiale, che oggi supera gli 8,2 miliardi di persone, gli errori gravi o esiti fatali legati a diagnosi errate rappresentano “solo” lo 0,03%, in ogni caso una tragedia enorme in termine di vite umane).
Allora torniamo al NEJM, che pubblica settimanalmente casi di diagnosi complesse aperte al confronto tra medici di tutto il mondo. Su 304 casi analizzati (dal 2017 al 2025) l’IA ha individuato la diagnosi corretta in circa l’85% delle analisi, mentre i medici coinvolti nel test, pur trattandosi di professionisti esperti, si sono fermati intorno al 20%. I casi analizzati derivano comunque da scenari clinici complessi, selezionati proprio perché in grado di mettere in difficoltà anche specialisti altamente qualificati, come sottolineato da Remuzzi, che ha commentato: «è impossibile per un medico, per quanto preparato, conoscere e trattare migliaia di malattie, a cui se ne aggiungono 250 nuove ogni anno. L’IA, invece, può analizzare insieme dati biologici, chimici e clinici in tempi compatibili con la pratica medica.» Si tratta quindi di uno strumento che può affiancare, ma non sostituire, il lavoro del medico, facendogli risparmiare tempo che potrà essere maggiormente dedicato al rapporto umano con i pazienti, aspetto, quest’ultimo, che l’IA non potrà mai sostituire.
Leggi anche l’articolo di Integratori&Benessere su IA e integratori alimentari a pagina 39
Ocimum centraliafricanum, Copper flower, indicatore di giacimenti di rame (5)